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Sommario del 21/11/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI nella Messa in San Pietro con i nuovi cardinali: servite la fede nell’obbedienza alla Croce. Appelli all’Angelus per i cristiani perseguitati in Iraq e per gli alluvionati in Colombia e speciali preghiere per le vittime della strada e per le comunità di clausura
  • Nota di padre Lombardi sulle interpretazioni date alle parole del Papa, riguardo i profilattici, nel libro-intervista di Peter Seewald
  • “Luce del mondo”: anticipazioni dell’atteso libro-intervista sulla Chiesa e i segni dei tempi
  • Oggi in Primo Piano

  • Giornata di preghiera, in Italia, per i cristiani perseguitati in Iraq e nel mondo e per i loro persecutori
  • La Chiesa celebra la Giornata per le comunità di clausura
  • “I sacerdoti aiutano tutti, aiuta i sacerdoti”: al via la campagna per il sostentamento del clero in Italia
  • Pellegrinaggio degli universitari a Pompei perché la vita di studio sia anche occasione di fratellanza
  • Messe a Roma e Milano per pregare con e per i separati e i divorziati
  • Chiesa e SocietÓ

  • La Colombia in ginocchio a causa di un’eccezionale ondata di alluvioni
  • Giornata mondiale per le vittime della strada: ogni anno 1 milione e 300 mila morti
  • Pakistan, la storia di Suor Ruth, la “nuova Madre Teresa”
  • India: nel Kerala centro di spiritualità cattolica promuove l’armonia tra religioni
  • Spagna: Congresso degli insegnanti cattolici a Madrid, il 26 e 27 novembre
  • Al via due progetti del Gruppo Abele per l’Africa
  • 24 Ore nel Mondo

  • Medio Oriente. Abu Mazen: nessuna ripresa del dialogo senza stop alle costruzioni ebraiche a Gerusalemme est
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI nella Messa in San Pietro con i nuovi cardinali: servite la fede nell’obbedienza alla Croce. Appelli all’Angelus per i cristiani perseguitati in Iraq e per gli alluvionati in Colombia e speciali preghiere per le vittime della strada e per le comunità di clausura

    ◊   Il primo servizio del Papa è quello della fede e di persistere nell’obbedienza alla croce e cosi anche debbono fare i cardinali. Lo ha ricordato Benedetto XVI nell’omelia della Santa Messa celebrata stamane nella Basilica vaticana con i 24 nuovi porporati aggregati ieri al Collegio cardinalizio, nel corso del Concistoro pubblico. Il Santo Padre ha poi rivolto all’Angelus due appelli per i cristiani perseguitati e per gli alluvionati in Colombia e un richiamo alla prudenza sulle strade, assicurando le sue preghiere per tutte le vittime di incidenti. Il servizio di Roberta Gisotti:

    (musica)

    Porporati, vescovi, autorità, ambasciatori e fedeli di tutto il mondo riuniti nella Basilica di San Pietro con il Papa per una “lieta circostanza”: la Messa con i nuovi porporati e la consegna dell’anello cardinalizio, “sigillo” del “patto nuziale con la Chiesa”, con su “raffigurata l’immagine della Crocefissione”.

    Nell’odierna solennità di Cristo Re, che chiude l’anno liturgico, Benedetto XVI ha chiesto di “meditare profondamente sul ministero del Vescovo di Roma e su quello ad esso legato dei cardinali alla luce della regalità di Gesù”.

    “Il primo servizio del Successore di Pietro è quello della fede”.

    “Pietro - ha spiegato il Papa - diviene ‘pietra’ della Chiesa in quanto portatore del Credo”, una fede la sua “dapprima acerba e ancora ‘troppo umana’, ma poi, dopo la Pasqua, matura e capace di seguire Cristo fino al dono di sé; matura nel credere che Gesù è veramente il Re; che lo è proprio perché è rimasto sulla Croce, e in quel modo ha dato la vita per i peccatori”:

    “Il dramma che si svolge sotto la croce di Gesù è un dramma universale; riguarda tutti gli uomini di fronte a Dio che si rivela per quello che è, cioè Amore”.

    Il successore di Pietro e i cardinali sono dunque chiamati “a stare con Gesù, come Maria e non chiedergli di scendere dalla croce, ma rimanere lì con Lui”.

    “E questo, a motivo del nostro ministero, dobbiamo farlo non solo per noi stessi, ma per tutta la Chiesa, per tutto il popolo di Dio”.

    Infatti “la croce fu il punto critico della fede di Simon Pietro e degli altri apostoli”, “erano uomini e pensavano ‘secondo gli uomini’, non potevano tollerare l’idea di un Messia crocefisso”. Ecco che, la conversione di Pietro si realizza pienamente quando rinuncia a voler salvare Gesù e accetta di essere salvato da Lui”, ha spiegato il Santo Padre.

    “Anche il mio ministero, cari Fratelli, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. Gesù può costruire su di noi la sua Chiesa tanto quanto trova in noi di quella fede vera, pasquale, quella fede che non vuole far scendere Gesù dalla Croce, ma si affida a Lui sulla Croce”.

    “Il luogo autentico del Vicario di Cristo è la Croce, persistere nell’obbedienza della Croce”, ha ribadito Benedetto XVI:

    “E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini, a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita”:

    “Credere che Gesù è Dio, che è il Re proprio perché è arrivato fino a quel punto, perché ci ha amati fino all’estremo”.

    “Il Papa e i Cardinali sono chiamati ad essere profondamente uniti prima di tutto in questo: tutti insieme, sotto la guida del Successore di Pietro, devono rimanere nella signoria di Cristo, pensando e operando secondo la logica della Croce – e ciò non è mai facile né scontato”.

    E’ “all’interno di questo disegno, che trascende la storia e, al tempo stesso, si rivela e si realizza in essa, trova posto la Chiesa, ‘corpo’ di cui Cristo è ‘il capo’”:

    ….“ecco qual è la nostra gioia: quella di partecipare, nella Chiesa, alla pienezza di Cristo attraverso l’obbedienza della Croce, di “partecipare alla sorte dei santi nella luce”, di essere stati “trasferiti” nel regno del Figlio di Dio.

    (musica)

    E’ tornato a parlare il Papa all’Angelus della solennità di Cristo Re, istituita da Pio XI nel 1925, citando poi il Vangelo odierno di San Luca, che “presenta, come in un grande quadro, la regalità di Gesù nel momento della crocefissione”. Da qui l’invito a scorgere “la via dell’amore che il Signore ci rivela e ci invita a percorrere anche nell’arte cristiana.” Quindi l’affidamento alla Madonna dei neo-porporati nell’odierna memoria della Presentazione al Tempio alla Vergine Maria.

    Dopo la recita mariana Benedetto XVI ha rivolto alcuni accorati appelli a partire dall’Iraq, nell’odierna Giornata di preghiera in Italia per i cristiani perseguitati.

    “Mi unisco a questa corale invocazione al Dio della vita e della pace, affinché in ogni parte del mondo sia assicurata a tutti la libertà religiosa. Sono vicino a questi fratelli e sorelle per l’alta testimonianza di fede che rendono a Dio”.

    Poi per i tanti morti ed oltre un milione di alluvionati in Colombia.

    “Auspicando che gli appelli alla solidarietà siano ascoltati, elevo preghiere al Signore per le vittime e per quanti stanno vivendo ore di ansia e sofferenza”.

    Quindi nella Giornata pro Orantibus ha chiesto di sostenere concretamente le comunità di clausura. Non ha dimenticato infine speciali preghiere per le vittime della strada, ricorrendo oggi la giornata loro dedicata.

    ….“incoraggio a proseguire nell’impegno della prevenzione, che sta dando buoni risultati, ricordando sempre che la prudenza e il rispetto delle norme sono la prima forma di tutela di sé e degli altri”.
    Nei saluti finali nelle varie lingue, il Santo Padre ha segnalato la presenza tra i numerosi fedeli raccolti in piazza San Pietro di una qualificata rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri e dei volontari del “Banco Alimentare” giunti a chiedere al benedizione del Papa prima della colletta di sabato prossimo.

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    Nota di padre Lombardi sulle interpretazioni date alle parole del Papa, riguardo i profilattici, nel libro-intervista di Peter Seewald

    ◊   In merito alle interpretazione date alle parole del Papa sulla questione dei profilattici nel libro-intervista di Peter Seewald, “Luce del mondo. Il Papa la Chiesa e i segni dei tempi”, che sarà presentato martedì prossimo in sala stampa, è giunta una nota di padre Federico Lombardi.

    Alla fine del capitolo 11 del libro “Luce del mondo”, il Papa risponde a due domande circa la lotta contro l’Aids e l’uso del profilattico, domande che si ricollegano alla discussione seguita ad alcune parole pronunciate dal Papa sul tema nel corso del suo viaggio in Africa nel 2009.

    Il Papa ribadisce chiaramente che egli allora non aveva voluto prendere posizione sul problema dei profilattici in generale, ma aveva voluto affermare con forza che il problema dell’Aids non si può risolvere con la sola distribuzione di profilattici, perché bisogna fare molto di più: prevenire, educare, aiutare, consigliare, stare vicini alle persone, sia affinché non si ammalino sia nel caso che siano ammalate.

    Il Papa osserva che anche nell’ambito non ecclesiale si è sviluppata una analoga consapevolezza, come appare dalla cosiddetta teoria Abc (Abstinence – Be Faithful – Condom), in cui i primi due elementi (astinenza e fedeltà) sono molto più determinanti e fondamentali per la lotta all’Aids, mentre il profilattico appare in ultimo luogo come scappatoia, quando mancano gli altri due. Deve essere quindi chiaro che il profilattico non è la soluzione del problema.

    Il Papa allarga poi lo sguardo e insiste sul fatto che concentrarsi solo sul profilattico equivale a banalizzare la sessualità, che perde il suo significato come espressione di amore fra persone e diventa come una “droga”. Lottare contro la banalizzazione della sessualità è “parte del grande sforzo perché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull’essere umano nella sua totalità”.

    Alla luce di questa visione ampia e profonda della sessualità umana e della sua problematica odierna, il Papa riafferma che “naturalmente la Chiesa non considera i profilattici come la soluzione autentica e morale” del problema dell’Aids.

    Con ciò il Papa non riforma o cambia l’insegnamento della Chiesa, ma lo riafferma mettendosi nella prospettiva del valore e della dignità della sessualità umana come espressione di amore e responsabilità.

    Allo stesso tempo il Papa considera una situazione eccezionale in cui l’esercizio della sessualità rappresenti un vero rischio per la vita dell’altro. In tal caso, il Papa non giustifica moralmente l’esercizio disordinato della sessualità, ma ritiene che l’uso del profilattico per diminuire il pericolo di contagio sia “un primo atto di responsabilità”, “un primo passo sulla strada verso una sessualità più umana”, piuttosto che il non farne uso esponendo l’altro al rischio della vita.

    In ciò, il ragionamento del Papa non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria.

    Numerosi teologi morali e autorevoli personalità ecclesiastiche hanno sostenuto e sostengono posizioni analoghe; è vero tuttavia che non le avevamo ancora ascoltate con tanta chiarezza dalla bocca di un Papa, anche se in una forma colloquiale e non magisteriale.

    Benedetto XVI ci dà quindi con coraggio un contributo importante di chiarificazione e approfondimento su una questione lungamente dibattuta. E’ un contributo originale, perché da una parte tiene alla fedeltà ai principi morali e dimostra lucidità nel rifiutare una via illusoria come la “fiducia nel profilattico”; dall’altra manifesta però una visione comprensiva e lungimirante, attenta a scoprire i piccoli passi – anche se solo iniziali e ancora confusi - di una umanità spiritualmente e culturalmente spesso poverissima, verso un esercizio più umano e responsabile della sessualità.

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    “Luce del mondo”: anticipazioni dell’atteso libro-intervista sulla Chiesa e i segni dei tempi

    ◊   Joseph Ratzinger è tornato a conversare con il giornalista tedesco Peter Seewald sulla Chiesa e le sfide del nostro tempo, dopo due libri-intervista realizzati con lui quando era ancora cardinale. In questo servizio di Alessandro Gisotti, proponiamo alcuni passaggi dell’atteso volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, che siamo in grado di anticipare:

    “Veramente, avevo sperato di trovare pace e tranquillità”: Joseph Ratzinger risponde con disarmante semplicità alla domanda di Peter Seewald, che gli chiede di ricordare i suoi sentimenti il giorno dell’elezione alla Cattedra di Pietro. Una riflessione, questa, con la quale inizia il primo capitolo del volume, intitolato icasticamente “I Papi non cadono dal cielo”. Benedetto XVI rammenta che era “sicurissimo” che non avrebbe ricevuto questa enorme responsabilità. Tuttavia, osserva che fin dalla sua ordinazione sacerdotale si è sempre affidato alla volontà del Signore, anche quando era diversa dalla sua. “Non posso scegliere quello che voglio. Alla fine – annota il Papa – devo lasciarmi guidare”. Il Santo Padre, scrive il giornalista nella premessa del libro, non si è sottratto ad alcuna domanda, né “ha modificato la parola pronunciata, ma apportato solo piccole correzioni”, a “vantaggio dell’esattezza”. Il risultato è un dialogo franco e diretto in cui il Pontefice risponde a quesiti a 360°, da argomenti leggeri come il suo stile di vita e i suoi film preferiti a questioni fondamentali per la vita della Chiesa e dell’uomo del nostro tempo.

    In una domanda, Seewald osserva che mai il Papa è stato potente come oggi perché mai prima d’ora la Chiesa cattolica ha avuto tanti fedeli. “Ma – lo corregge Benedetto XVI – il potere del Papa non è in questi numeri”. E aggiunge: “Stalin aveva effettivamente ragione quando diceva che il Papa non ha divisioni e non può intimare o imporre nulla”. Il Papa è dunque “una persona assolutamente impotente”. Al tempo stesso, sottolinea, egli è però “il rappresentante” e “il responsabile del fatto che quella fede che tiene uniti gli uomini sia creduta”, che rimanga viva ed “integra nella sua identità”. Precisa inoltre cosa voglia dire “parlare a nome di Gesù” e cosa significhi realmente che il Romano Pontefice è infallibile. “Ovviamente – avverte – il Papa può avere opinioni personali sbagliate”. Ma “quando parla come Pastore Supremo della Chiesa, nella consapevolezza della sua responsabilità, allora non esprime più la sua opinione”. In quel momento, ribadisce, “egli è consapevole della sua grande responsabilità e, al tempo stesso, delle protezione del Signore; per cui egli non condurrà con una siffatta decisione la Chiesa nell’errore”.

    Benedetto XVI indica quali sono i tratti fondamentali che influiscono sull’impostazione del suo Pontificato. “Tutta la mia vita – confida – è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il Cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti”. Al tempo stesso, soggiunge, “ho sempre avuto presente” che il Vangelo “si trova in opposizione a costellazioni potenti” e che “sopportare attacchi ed opporre resistenza quindi fa parte del gioco”. Una resistenza però, tiene ad evidenziare, “tesa a mettere in luce ciò che vi è di positivo”. Benedetto XVI analizza la radice dei mali del nostro tempo. “L’uomo – rileva – aspira ad una gioia senza fine”, anela all’infinito. Ma dove Dio non c’è, questo non gli è concesso. E così deve essere lui stesso a creare la menzogna, il falso infinito” che si tramutano in fenomeni distruttivi come la droga e il turismo sessuale.

    Ecco perché, avverte, noi cristiani ci confrontiamo con una sfida urgente. “Dobbiamo vivere – è la sua esortazione - in modo da mostrare che l’infinito di cui l’uomo ha bisogno può venire soltanto da Dio; che Dio è la nostra prima necessità per poter far fronte alle tribolazioni di questo tempo”. La cosa importante, ribadisce, è “che si veda di nuovo che Dio c’è” e rendersi conto che quando viene a mancare, “tutto può anche essere razionale”, ma “l’uomo perde la sua dignità”. Auspica perciò un tempo di conversione, che deve innanzitutto “rimettere Dio al primo posto”. Così facendo, sono le parole fiduciose del Papa, “tutto cambierà”. Benedetto XVI non vede le condizioni per l’indizione di un Concilio Vaticano III, mentre crede che al momento “i sinodi siano lo strumento giusto”. Rileva però il bisogno di “movimenti spirituali” per mezzo dei quali la Chiesa “imprima dei segni e rimetta così al centro la presenza di Dio”.

    In uno degli ultimi capitoli, Benedetto XVI riprende alcune riflessioni affidate al suo libro su Gesù di Nazareth. Un’opera, spiega il Papa, “che non ho scritto nella mia piena autorità di Romano Pontefice”. E’ un libro invece che vuole “offrire un’esegesi, un’interpretazione della Scrittura” che non segua “uno storicismo positivista”, ma includa “la fede come elemento dell’interpretazione”. In definitiva, è la domanda universale che Seewald pone al Papa: “Cosa vuole Gesù da noi?”. Vuole, risponde il Santo Padre “che crediamo in Lui. Che ci lasciamo condurre da Lui. Che viviamo con Lui. Divenendo così sempre più simili a Lui e con ciò giusti”. E questo vale tanto più per la Chiesa. “Proprio in questo tempo segnato dagli scandali – ammette il Pontefice – abbiamo fatto esperienza di questa sensazione di tristezza e dolore, di quanto misera sia la Chiesa e di quanto falliscano i suoi membri nella sequela di Gesù Cristo”. Il Papa invita dunque i fedeli a fare esperienza di umiltà e al contempo li rassicura che il Signore, “nonostante la debolezza degli uomini”, “non abbandona la Chiesa”, ma agisce sempre attraverso di essa.

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    Oggi in Primo Piano



    Giornata di preghiera, in Italia, per i cristiani perseguitati in Iraq e nel mondo e per i loro persecutori

    ◊   La Chiesa italiana ha dedicato la giornata odierna ad una speciale preghiera per i cristiani perseguitati in Iraq ed in altri Paesi del mondo. Promuovendo l’iniziativa, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha chiesto di pregare anche per i persecutori, “perché tutti possano ricevere la luce della verità e dell'amore”. Ascoltiamo in proposito Franco Miano, presidente nazionale Azione Cattolica italiana, al microfono di Fabio Colagrande:

    R. – Abbiamo aderito subito a questa giornata, aderendo all’invito del cardinale Bagnasco e dei nostri vescovi, perché ci sembrava assolutamente importante – prima di tutto – pregare e affidare al Signore la vita di questa comunità martoriata, perseguitata. Ma noi sappiamo che la preghiera non è un gesto che ci porta lontano dalla vita, ma ci porta al cuore della vita, e quindi è anche un modo per ribadire la speranza: la speranza che non accadano più situazioni di questo tipo. E d’altra parte, speranza vuol dire anche responsabilità ed impegno, fare tutto il possibile per quanto possa essere nella vita dell’Azione Cattolica, per far crescere sensibilità, per sostenere il messaggio del Santo Padre che chiede ovviamente il rispetto della libertà religiosa, convinti profondamente che il rispetto della libertà religiosa vada a vantaggio di tutti!

    D. – Quanto fa parte della vocazione di ogni laico cristiano questa solidarietà anche con comunità in Paesi come l’Iraq, dove è più difficile vivere la propria fede?

    R. – Io credo che appartenga strettamente, proprio costitutivamente alla vita di ogni laico cristiano, sentirsi unito ad ogni fratello che è in ogni luogo della Terra. Già il semplice fatto di essere uomini fa sì che, come credenti, ci pensiamo figli dello stesso padre. Se poi c’è la stessa fede, questo accresce e rafforza ancora di più quel vincolo di fraternità che già viviamo con tutti gli uomini. Nessuno può pensarsi da solo. Credo che, anzi, questa solidarietà debba essere sempre più forte nella vita delle nostre comunità. Spesso noi pensiamo all’Italia quasi come se fosse un’isola separata dal resto del mondo; invece vorremmo che – anche grazie a questo momento di preghiera e di solidarietà – possa crescere la sensibilità verso i cristiano perseguitati in tanti punti della Terra e che possa crescere anche un maggiore impegno di coerenza e un cuore grande, aperto alle necessità di tutto il mondo.

    D. – Come far sì che questo atteggiamento si accompagni anche ad un rispetto e ad una volontà di dialogo verso i rappresentanti del mondo musulmano?

    R. – Qui bisogna sostenere l’impegno al dialogo del Santo Padre che però è anche richiesta di rispetto per i cristiani. Credo che questo tocchi prima di tutto alla politica, ma tocca anche alle grandi organizzazioni internazionali e diciamo che tocca a tutti: perché tutti hanno il compito di pressare, di promuovere, di essere dietro alle istituzioni perché sempre più possano fare la propria parte fino in fondo, perché laddove c’è qualcuno a cui non viene consentita la libera espressione, a cui viene di fatto impedito di vivere la dimensione della libertà religiosa, è in pericolo tutto, non solo la libertà religiosa: è in pericolo la libertà, evidentemente! (gf)

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    La Chiesa celebra la Giornata per le comunità di clausura

    ◊   Oggi, memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria, la Chiesa celebra la Giornata “pro orantibus”. Istituita oltre 50 anni fa, invita i fedeli a pregare per le religiose di clausura e specialmente per le monache e i monasteri che si trovano in particolari necessità. Ma come sono distribuiti oggi i monasteri nel mondo e dove si registrano nuove comunità? Tiziana Campisi lo ha chiesto a suor Giuseppina Fragasso, vicepresidente del Segretariato assistenza monache:

    R. – L’Europa ha senz’altro il primato per quanto riguarda i monasteri storici, in modo particolare l’Italia, la Francia e la Spagna. Dal 1988 a oggi anche nella Nord- America si è registrato un calo numerico e anche una crisi vocazionale: i monasteri erano 4.500, oggi sono 3.000. La realtà è invece opposta dove la Chiesa è più giovane, più entusiasta, più vivace. Per esempio in Africa, tra il 1988 e il 2008 le monache professe sono cresciute del 50 per cento e le comunità da 90 sono diventate 135, mentre in Asia da 186 sono diventate 265, quindi con una crescita del 71 per cento.

    D. - La Giornata “pro orantibus” è una giornata per pregare soprattutto per i monasteri in difficoltà. Quali sono oggi questi monasteri e in quali Paesi si trovano?

    R. – La Giornata “pro orantibus” si celebra proprio per rendere sempre più visibile la realtà della vita monastica. In Europa l’età delle monache cresce e con la loro età avanzata ci sono nuove esigenze: dal garantire un adeguato livello di assistenza sanitaria al reperimento di adeguate risorse economiche, per arrivare, poi, a garantire una buona vita comunitaria a persone sempre più deboli e fragili. D’altronde, anche i monasteri all’estero si trovano in difficoltà e nel bisogno: in Africa, Asia e America Latina e anche l’Europa dell’Est. Quest’anno abbiamo beneficato più di 100 monasteri. Siamo andati incontro alle situazioni di Haiti, della Terra Santa e dell’Europa dell’Est: lì si vanno recuperando monasteri che erano stati o distrutti o soppressi.

    D. - Questa Giornata si celebra nel giorno in cui la Chiesa ricorda la presentazione di Maria al Tempio: come mai?

    R. – E’ una tradizione che ha celebrato i suoi 50 anni. La presentazione di Maria al Tempio indica la consegna di una vita al Dio unico e per questo i monasteri l’hanno assunta. Infatti, molti monasteri, nella giornata del 21 novembre, rinnovano i voti e noi del segretariato l’abbiamo assunta quasi per far sì che gli altri possano conoscere da vicino questa bella realtà della Chiesa.

    D. - Quale messaggio vuol dare questa giornata, in particolare?

    R. – La preziosità della vita contemplativa monastica, nella Chiesa. Tutti i Papi hanno sempre espresso la loro stima, sottolineando il valore della vita monastica; oggi poi, in un’epoca in cui la società vive nel turbinio dell’ansia, della preoccupazione, del correre, i monasteri sono un po’ un faro, un richiamo alla realtà di una vita di riflessione e di equilibrio. (bf)

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    “I sacerdoti aiutano tutti, aiuta i sacerdoti”: al via la campagna per il sostentamento del clero in Italia

    ◊   In occasione della 21.ma Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti, prende il via oggi in Italia la campagna: “I sacerdoti aiutano tutti, aiuta i sacerdoti”. L’iniziativa, sviluppata dalla Cei e dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica, prevede la distribuzione nelle parrocchie di 25.000 campanili di cartone contenenti il bollettino postale per effettuare una donazione. Ma a che punto è la raccolta di questi fondi che non vanno confusi con la destinazione alla Chiesa dell’8 per mille nella dichiarazione dei redditi? Giovanni Crocè ha intervistato Matteo Calabresi, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno alla Chiesa Cattolica:

    R. - Purtroppo negli ultimi anni c’è stato un trend negativo, che quest’anno è arrivato a raccogliere circa 14, 9 milioni. Può sembrare una cifra abbastanza rilevante, ma se viene divisa per i 38 mila sacerdoti presenti in Italia, notiamo che sono circa 392 gli euro a disposizione di ogni sacerdote per il suo sostentamento in un anno.

    D. - Tremila sacerdoti su un totale di 38 mila - riporta il vostro comunicato - sono in previdenza integrativa per ragioni di età o salute: questo aumenta il bisogno di una maggiore generosità da parte dei fedeli?

    R. - Forse sì. Questi tremila sacerdoti, che sono in previdenza integrativa per ragioni di età o di salute, non sono più in servizio: se si è apprezzata l’opera che hanno svolto per una vita a contatto con i fedeli, è ovvio che anche loro hanno bisogno di essere sostenuti in un momento particolarmente difficile della loro vita.

    D. - C’è un’area geografica in cui attualmente i sacerdoti sono maggiormente in difficoltà economiche?

    R. - Ovviamente questo dipende dal territorio italiano: dove sono le parrocchie più ricche, c’è chiaramente un introito diretto più sostenuto nelle casse della parrocchia; mentre in quelle aree geografie - e parliamo di posti sperduti, in zone di montagna - dove la comunità è particolarmente piccola, è ovvio che lì i sacerdoti sono in maggior difficoltà. Il sistema, che ricordo è un sistema perequato, serve proprio a questo: vengono fatte le offerte all’Istituto centrale sostentamento clero, che poi le distribuisce a tutti i sacerdoti italiani ed in particolare - ovviamente - vanno ad integrare il sostentamento di coloro che - come abbiamo detto - sono più in difficoltà.

    D. - L’insufficienza dei contribuiti per il sostentamento del clero è segno che la gente non è ben sensibilizzata sull’importanza del sacerdote?

    R. - Sicuramente sì: non è sensibilizzata o forse ha dimenticato quale sia l’importanza di un rapporto diretto con il sacerdote. Non è vero che i sacerdoti vengono sostenuti dal Vaticano; non è vero che li sostiene esclusivamente l’8 per mille, anche perché in realtà l’8 per mille dovrebbe andare ad integrare il sostentamento del clero. Proprio per questo vorrei sottolineare l’importanza doppia che ha un’offerta che viene fatta per il sostentamento del clero: oltre a sostenere un sacerdote, libera dei fondi - l’8 per mille - che possono essere utilizzati per opere immediate, che possono essere di culto e pastorale o di carità. (mg)

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    Pellegrinaggio degli universitari a Pompei perché la vita di studio sia anche occasione di fratellanza

    ◊   Erano oltre 3500 i ragazzi che hanno partecipato ieri a Pompei all’VIII pellegrinaggio degli universitari e accoglienza delle matricole, organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria della diocesi di Roma.Tema della giornata, le parole di Maria durante le nozze di Canaa: “Fate quello che vi dirà”. Il servizio di Marina Tomarro:

    “Maria, durante le nozze di Canaa, dice ai servi “Fate quello che vi dirà”. Questo è il suo testamento spirituale per noi, poiché sono le sue ultime parole presenti nel Vangelo. Essa ci affida a suo figlio, che a sua volta durante l’ultima Cena dirà: “Fate questo in memoria di me”. “Dalla Madre al Figlio: ecco la via della risurrezione”. Cosi ieri sera mons. Benedetto Tuzia, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, ha salutato i partecipanti all’VIII Pellegrinaggio degli universitari a Pompei, durante la celebrazione eucaristica che ha concluso la manifestazione. E nella mattina i ragazzi hanno partecipato alla catechesi tenuta dal vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Ascoltiamo il suo commento:

    “Noi siamo sicuri che Gesù Cristo sia la risposta a tutti i problemi dell’uomo, dei giovani di oggi, di ieri e anche di domani. Certo, occorre saper mediare tra la Parola di Dio e le situazioni concrete in cui essi si trovano a vivere e a testimoniare la loro fede. Questo è il lavoro faticoso della coscienza individuale, che però deve lasciarsi guidare proprio dal Vangelo, dalla parola dei pastori. Non è esonerata, quindi, la responsabilità personale in base a facili ricette, ma questa dev’essere la certezza di fondo che dobbiamo continuamente trasmettere ai giovani di ogni tempo: Gesù Cristo è veramente la parola ultima e definitiva di fronte ad ogni problema di ogni tempo”.

    E prima della catechesi si sono alternate delle testimonianze di fede di alcuni universitari. Tra loro, Simona Del Vecchio che vive a Scampia, quartiere di Napoli particolarmente difficile:

    R. – Penso sicuramente che la testimonianza più grande sia quella di riuscire a provare a vivere nella normalità. In un clima dove le leggi sono invertite per cui il valore diventa quello che non è valore, provare ad instaurare in maniera molto semplice, in maniera quotidiana una vita “assolutamente normale”, all’insegna di quei valori che ci sono stati insegnati. Più che “legalità”, a noi piace usare il termine “giustizia”: noi non ci limitiamo a rispettare le leggi, noi cerchiamo di essere giusti.

    D. – Voi fate anche volontariato con i ragazzi cosiddetti 'difficili'. In che modo far capire loro che la strada della legalità può essere molto più fruttuosa di quella illegale?

    R. – E’ complicato spiegare in che termini la vita diventa fruttuosa se legale, perché molti di loro hanno davanti agli occhi vite di boss che hanno case, orologi d’oro … Tutto questo per loro aggancia un modello di vita desiderabile. La cosa è alimentata anche da un deserto familiare di relazioni che non si sono mai stabilite, padri in carcere, mamme che devono portare avanti famiglie con nuclei abbastanza grandi … E quindi, ovviamente, proporre il modello della giustizia è una strada lunga e stretta, per cui il messaggio passa a fatica. Forse si potrà riuscire con l’esempio. Bisogna far conoscere ai ragazzi l’università, il liceo, lo studio, la normalità, il lavoro … Tantissimi ragazzi non cadono nella trappola della camorra, della vita sporca: quando si coinvolgono le persone nella vita 'normale', poi l’alternativa è bella!

    E gli universitari provenienti da Roma, ieri erano oltre 3500. Ma cosa li ha spinti a prendere parte a questo pellegrinaggio? Ascoltiamo alcuni partecipanti:

    R. – Ho deciso di partecipare proprio perché comunque è un’esperienza bellissima da condividere con altri universitari che non si conoscono, quindi per stare insieme e per comprendere meglio l’università non solo come luogo di studio ma anche di fratellanza sotto lo sguardo della Madonna di Pompei e di Gesù.

    R. – Per me non è la prima volta partecipare a questi pellegrinaggi organizzati dalla pastorale universitaria. Sono all’università da quattro anni e quindi da quattro anni partecipo sempre. All’inizio è stata un’esperienza vissuta semplicemente per curiosità; adesso è quasi una sorta di appuntamento annuale, almeno finché il corso di studi me lo permette, per cercare di rinnovare ogni anno quel “sì” e per scoprire nuove persone che si intrecciano con la tua vita e che durante il tuo cammino possono diventare dei riferimenti. (gf)

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    Messe a Roma e Milano per pregare con e per i separati e i divorziati

    ◊   Si moltiplicano le iniziative nelle parrocchie e nelle diocesi italiane a favore di separati e divorziati. Incontri, momenti di preghiera, celebrazioni eucaristiche, percorsi spirituali dedicati a queste persone, dimostrano che sta crescendo la volontà di far sentire quanti si trovano in questa situazione parte integrante della Chiesa. Messe per pregare per e con le persone separate o divorziate sono state celebrate ieri sera a Milano e a Roma. A promuoverle l’associazione “Famiglie separate cristiane”. Per rispondere a quali esigenze è nata e si impegna questa associazione? Adriana Masotti lo ha chiesto al presidente, Ernesto Emanuele.

    R. – Guardi, di solito si parla solo della non-comunione. Il problema è che dalla nuova legge si sono separati circa quattro milioni di persone e noi, come comunità cristiana, cosa abbiamo fatto per questi quattro milioni di persone, a parte l’accoglienza del sacerdote o del confessore singolo? Come gruppo, cosa abbiamo fatto? Aggiungo anche una cosa molto importante: che parlare di Dio alle persone è sempre difficile – dicono. Parlare di Dio alle persone che si stanno separando, che sono nel dolore, è la cosa più facile, la cosa che chiedono, perché in quel momento cercano Gesù e molto spesso non trovano dei testimoni che possano donare loro Gesù. Quando dico “donare Gesù”, non dico parlare di Gesù, della Madonna, del Santi, ma farsi uno come si è fatto il Buon Samaritano che non ha fatto la predica alla persona che ha trovato; non gli ha detto: “Ma perché te ne sei andato di notte, in una strada così, non dovevi andare …”, eccetera. Si è chinato sulle sue ferite, lo ha posto sul suo asino e l’ha portato, e gli ha dato le cose di cui aveva bisogno. Le persone che si separano hanno bisogno di essere accolte, di essere ascoltate. Ecco: noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di portare questa realtà nella Chiesa e nei movimenti.

    D. – Quali pregiudizi la comunità cristiana è invitata a superare in merito a chi si trova – appunto – nella condizione di separato o divorziato e che voglia fare parte della comunità cristiana?

    R. – Sapere che il separato comunque sia – lui colpevole o lui vittima – è una persona che ha sofferto nella cosa più importante della propria vita. E’ importante vederlo in positivo e di amare; e poi, noi non possiamo giudicare perché quella persona si è separata, chi è la vittima e chi è il colpevole. Dobbiamo superare il giudizio su queste realtà. Se tante persone regolarmente sposata si trovassero ad essere abbandonate dal coniuge, come si comporterebbero? Allora, mai dire: queste cose a me non capitano! Il pregiudizio da togliere è proprio quello di giudicare: di giudicare queste persone come persone lontane da Dio. Sono persone a cui invece in quel momento avremmo potuto, se fossimo stati testimoni veri, essere vicini.

    D. – E quindi, in concreto, come avviene il vostro accompagnamento delle persone che si trovano in questo stato, oltre ai momenti di preghiera?

    R. – Diciamo che la nostra associazione “Famiglie separate cristiane” ha collaborato e partecipa al progetto di una casa per i separati a Rho, a Milano, con 15 posti letto. Ma oltre a questo, noi abbiamo momenti di ascolto, di primo impatto: vuol dire accogliere tutte le situazioni con i bisogni primari legali, dell’assegno di mantenimento dei figli, della casa, dei tempi di frequentazione … attuata da noi separati.

    D. – Quindi, c’è uno sportello?

    R. – Abbiamo gli sportelli, abbiamo il “telefono s.o.s.”, abbiamo momenti di ascolto e di accoglienza in varie città d’Italia.

    D. – Si sono formati anche dei gruppi che si incontrano, nelle città?

    R. – Abbiamo 40 gruppi, in Italia, di cui una dozzina a Milano, sette-otto a Roma e in altre città come Firenze, ad Arezzo, a Genova, a Verona, a Udine, a Venezia, a Varese eccetera … (gf)

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    Chiesa e SocietÓ



    La Colombia in ginocchio a causa di un’eccezionale ondata di alluvioni

    ◊   Il Papa ha ricordato oggi nel corso dell’Angelus le vittime e le centinaia di migliaia di sfollati della tremenda ondata di alluvioni che nei giorni scorsi ha colpito la Colombia. Secondo gli ultimi bilanci ufficiali, in 48 ore di piogge intense, le peggiori che si ricordino negli ultimi 30 anni, sono morte 136 persone, mentre quelle coinvolte sarebbero circa un milione e 300 mila. Inoltre, più di 120 mila ettari di terre coltivate sono state completamente sommerse dall’acqua. Grave la situazione anche nella capitale Bogotà, dove l’omonimo fiume ha raggiunto l’altezza record di 195 cm, ed è stato decretato lo stato d’emergenza in 552 dei 1.100 municipi del Paese. Le condizioni peggiori, però, si registrano nella parte settentrionale del dipartimento di Sucre, dove 250 mila persone hanno dovuto lasciare le proprie case. La Croce Rossa locale stima vi siano circa 20 mila abitazioni danneggiate e 170 completamente distrutte. L’eccezionale ondata di piogge, dicono gli esperti, è una conseguenza del fenomeno meteorologico noto come La Niňa, che consiste nel progressivo raffreddamento delle acque dell’Oceano Pacifico e secondo le previsioni, queste andranno avanti, con intensità variabile, anche nel mese di dicembre. (R.B.)

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    Giornata mondiale per le vittime della strada: ogni anno 1 milione e 300 mila morti

    ◊   Il miglior modo per onorare la memoria delle vittime è risparmiare le vite di altri: è questa l’essenza del messaggio inviato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban-ki-moon, in occasione della Giornata mondiale della memoria per le vittime della strada, che si celebra oggi. Ogni anno 1 milione e 300 mila persone perdono la vita in incidenti stradali, tragedie che a volte potrebbero essere evitate se solo si attuassero “misure comprovate e semplici non solo a beneficio dei singoli e delle famiglie, ma della società in generale”. In questa direzione, infatti, l’Onu, nei primi mesi dell’anno, ha inaugurato il primo “Decennio d’azione per la sicurezza stradale”, in modo da offrire prospettive di sviluppo per l’azione globale. L’11 marzo 2011 l’iniziativa sarà lanciata a livello globale: entro quella data, infatti, i governi dovranno far pervenire all’organizzazione i loro programmi in materia di sicurezza dei veicoli e delle strade, educazione e norme di comportamento di conducenti e pedoni, miglioramento dei servizi di pronto intervento. (R.B.)

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    Pakistan, la storia di Suor Ruth, la “nuova Madre Teresa”

    ◊   La chiamano “la nuova Madre Teresa”, ma il suo vero nome è Ruth Pfau e viene dalla Germania. Anche lei, come la Beata albanese, è una suora, delle Figlie del Cuore di Maria, e anche lei spende la sua vita per aiutare i poveri: la popolazione del Pakistan che ha perso tutto a causa delle alluvioni. AsiaNews racconta la storia di questa religiosa di 81 anni che è anche medico e, dopo aver aperto diverse cliniche in Pakistan per la cura della lebbra, con la nuova emergenza ha allestito un campo per i rifugiati. “Solo noi andiamo in questi campi dove, per una ragione o per l’altra, nessun altro sembra aver voglia o essere in grado di aiutare questa povera gente”, è la sua testimonianza. Suor Ruth ha iniziato la sua attività missionaria più di 50 anni fa, ma già da piccola, a Lipsia, ha rischiato la vita, prima per la guerra e poi per l’invasione dei russi. “Se voglio trovare un senso a quegli anni – ricorda così la sua gioventù – penso che siano stati una preparazione ad essere pronta ad aiutare gli altri”. (R.B.)

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    India: nel Kerala centro di spiritualità cattolica promuove l’armonia tra religioni

    ◊   Il sogno che portò, tredici anni fa, padre Sebastian Painadath a fondare il centro di spiritualità Sameeksha nello Stato indiano del Kerala, oggi può dirsi realizzato: l’ashram cattolico, infatti, non è solo un luogo appartato dove fare meditazione, ma anche un luogo d’incontro per persone appartenenti a religioni diverse che si riconoscono compagni di un medesimo pellegrinaggio spirituale e in cui non valgono le distinzioni di casta in vigore nella società indiana. “Nel corso degli anni il centro è diventato un luogo in cui musulmani e indù si sentono accettati da noi cristiani – ha spiegato il sacerdote ad AsiaNews – abbiamo imparato che il dialogo consiste innanzitutto non nel parlare, ma nel coltivare un rapporto autentico tra le religioni. Quando noi, come fedeli di religioni diverse, ci incontriamo come amici, ci rendiamo conto che il diverso spirito lega i nostri cuori e trasforma le nostre vite. In questo processo di trasformazione siamo tutti co-pellegrini”. La struttura, fondata nel 1987, promuove una vita semplice, la dieta vegetariana, la vicinanza alla gente comune, l’armonia con la natura, l’apertura alle varie religioni, ma soprattutto una genuina ospitalità e un’atmosfera contemplativa che lo rendono unico. Ogni anno il centro offre programmi di formazione, ritiri basati sui testi sacri delle diverse fedi, seminari di teologia e attività d’iniziazione alla preghiera. (R.B.)

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    Spagna: Congresso degli insegnanti cattolici a Madrid, il 26 e 27 novembre

    ◊   Un congresso degli insegnanti cattolici organizzato dall’università San Pablo Ceu e dall’Asociation Catolica de Propagandistas, in programma a Madrid il prossimo 26 e 27 novembre. Ad aprire i lavori dell’incontro dal tema “L’educazione cattolica: una proposta per il futuro”, Alfredo Dagnino Guerra, presidente dell’Asociacion Catolica de Propagandistas e della fondazione universitaria san Pablo Ceu, e mons Casimiro Lopez Lorente, presidente della Commissione episcopale per l’insegnamento e la catechesi. L’obiettivo del Congresso è “promuovere - spiegano gli organizzatori - un incontro di educatori cattolici e istituzioni cattoliche educative per una riflessione comune riguardo la trasformazione sociale in sintonia con i principi del Vangelo e il servizio alla Chiesa”. Nelle sessioni - informa l’agenzia Sir - è prevista la partecipazione di rappresentanti di diverse organizzazioni che si occupano di educazione, come pure di noti esperti, tra i quali Santiago Arellano (ordinario di Letteratura ed ex direttore generale dell’Educazione di Navarra), Andres Jimez Abad (ordinario di filosofia e pedagogo), Aquilino Polaino (ordinario di Psicopatologia), Josè Maria Alsina (direttore del Centro di formazione dei professori dell’istituto Humanidades del Ceu). La direzione del Congresso è affidata a Juan Antonio Perteguer. (C.P.)

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    Al via due progetti del Gruppo Abele per l’Africa

    ◊   Sostenere chi vive nei Paesi più poveri senza fare assistenzialismo: è questo l’obiettivo comune ai due progetti promossi dal Gruppo Abele e dall’associazione Busajo per il continente africano, che saranno presentati ufficialmente a Torino martedì 23 novembre nel corso dell’incontro “Imparare l’Africa”. I due progetti sono “La Communauté Abel” in Costa d’Avorio e “Smiling children town” a Soddo, in Etiopia. Altro obiettivo delle iniziative, lo spiegheranno nel corso dell’incontro don Luigi Ciotti e Martino Montanarini, è promuovere il protagonismo delle popolazioni locali e intraprendere processi di sviluppo condivisi. Il Gruppo Abele - ricorda l’agenzia Sir - è stato fondato nel 1983 per dare accoglienza e aiutare nel processo di reinserimento sociale i minori incarcerati; negli anni, poi, ha esteso la sua azione a orfani, bambini di strada, sfollati di guerra, vittime del traffico di esseri umani o dello sfruttamento lavorativo, donne in difficoltà. L’associazione Busajo, invece, è nata proprio per sostenere il progetto “Smiling children town” dedicato ai bambini abbandonati, e finanzia una struttura a Golla, vicino Soddo, che ne ospita circa 200. (R.B.)

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    24 Ore nel Mondo



    Medio Oriente. Abu Mazen: nessuna ripresa del dialogo senza stop alle costruzioni ebraiche a Gerusalemme est

    ◊   L’Autorità nazionale palestinese non tornerà a negoziare con Israele senza uno stop alle costruzioni ebraiche negli insediamenti di Gerusalemme est. A lanciare l’avvertimento è stato il presidente Abu Mazen, che in questo modo ha respinto nuovamente la possibile moratoria israeliana limitata alle sole colonie in Cisgiordania. Parlando al termine di un colloquio al Cairo con il presidente egiziano, Mubarak, il leader palestinese ha inoltre precisato di non aver ancora ricevuto un invito formale da parte degli Stati Uniti a riprendere i colloqui diretti. Intanto sul versante israeliano aumenta il pressing dei coloni sul premier Netanyahu in vista della decisione finale. Oggi in migliaia hanno partecipato alla manifestazione davanti al suo ufficio di Gerusalemme, mentre in Cisgiordania è stato proclamato uno sciopero di 24 ore.

    Afghanistan
    In Afghanistan ancora ritardi sul fronte della nomina dei nuovi parlamentari dopo le elezioni dello scorso mese di settembre. La Commissione dei reclami elettorali di Kabul avrebbe annullato per brogli l’elezione di decine di deputati. A diffondere la notizia una fonte anonima della Commissione elettorale indipendente, sostenuta dall’Onu.

    Al Qaeda
    Al Qaeda nella penisola araba minaccia nuovi attacchi contro gli Stati Uniti attraverso pacchi bomba inviati nel Paese attraverso aerei cargo. Dopo i tentativi del mese scorso scoperti in Gran Bretagna e a Dubai, il gruppo terroristico ha fatto sapere che l’obiettivo è quello di “infliggere migliaia di ferite che provocheranno un’emorragia mortale”. La strategia – si legge in un testo pubblicato su Internet - mira a realizzare attacchi di piccola entità ma più frequenti, capaci di superare le barriere di sicurezza degli Stati Uniti.

    Pakistan
    Prosegue l’offensiva americana in Pakistan. Un raid condotto da aerei senza pilota statunitensi contro presunte postazioni dei ribelli nella zona tribale del nord ovest del Paese ha provocato almeno sei morti. In mattinata, invece, sempre nell’area al confine con l’Afghanistan, è stata attaccata una scuola femminile. Per fortuna nessuna vittima. La struttura, colpita con una carica di esplosivo, era deserta al momento dell’esplosione.

    Vertice Nato
    L’approvazione di una dichiarazione comune ha chiuso i lavori del vertice Nato che si è tenuto venerdì e sabato a Lisbona, definendo la nuova strategia dell’Alleanza per i prossimi 10 anni. All’ottimismo mostrato dal presidente Obama sul fronte afghano si oppone la dichiarazione giunta in queste ore dai Talebani. I dettagli nel servizio di Eugenio Bonanata:

    Il vertice ha confermato il fallimento degli Stati Uniti. I ribelli non hanno dubbi sull’esito del summit che ha definito il piano per il passaggio della sicurezza alle forze afghane entro il 2014, senza tuttavia raccogliere ulteriori impegni militari da parte degli alleati. Il capo della Casa Bianca, invece, ritiene che la Nato stia frenando l’offensiva dei Talebani nel Paese. La transizione – si legge nel documento finale – non equivale al ritiro e non seguirà un calendario stringente. Tutto dipenderà dalle condizioni sul terreno, con i soldati americani pronti eventualmente a restare nel Paese anche dopo il 2014. La due giorni di Lisbona, come ampiamente previsto, ha fissato i termini del nuovo rapporto con la Russia. C’è da segnalare un incontro non programmato tra Obama, che ha parlato di uno “straordinario appoggio” offerto da Mosca e Medvedev, che dal canto suo ha definito superate le tensioni del passato escludendo, però, almeno per il momento, l’ingresso del suo Paese nella Nato. Le parti hanno siglato un accordo per la cooperazione nel campo della difesa, prevedendo la ripresa delle esercitazioni comuni e un sempre maggiore coordinamento in vista della costruzione del tanto discusso sistema antimissilistico. Il testo finale non fa riferimento esplicito ai tempi, ma con la condivisione delle potenze del vecchio continente, definisce il nuovo concetto strategico di difesa dell'Alleanza. Un impegno che si muove sulla strada del disarmo nucleare, già peraltro sancita nel trattato Start siglato lo scorso mese di aprile da Russia e Stati Uniti.

    Arabia Saudita
    L’anziano re dell'Arabia saudita Abdullah parte domani per gli Stati Uniti per problemi di salute che negli ultimi mesi lo hanno costretto a ridurre le sue attività. Solo mercoledì scorso il sovrano ha ceduto ad uno dei suoi figli il controllo della Guardia nazionale, il Corpo che garantisce la sicurezza interna del Paese.

    Elezioni Burkina Faso
    Urne aperte stamattina in Burkina Faso per il primo turno delle elezioni presidenziali. Grande favorito il capo di Stato uscente, Compaorè, al potere ininterrottamente dopo il golpe del 1987. A sfidarlo ci sono altri sei candidati. I circa 3,2 milioni di elettori si stanno recando ai seggi in una situazione di sostanziale calma. Le operazioni termineranno alle 18 ora locale. La Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha fatto sapere che conta di proclamare i primi risultati provvisori al massimo giovedì 25 novembre.

    Irlanda
    Riunione straordinaria oggi del Consiglio dei ministri irlandese. In cima all’agenda il piano di austerità per i prossimi quattro anni che potrebbe essere varato martedì. Apprezzamento per gli sforzi di Dublino in favore delle banche è stato espresso dal presidente francese Sarkozy, il quale ha consigliato di ricorrere all’incremento delle tasse che sono tra le più basse del Vecchio Continente. Intanto, mentre nel Paese prosegue la missione dell’Ue e del Fondo monetario internazionale per definire l’entità del pacchetto di aiuti, anche la Svezia ha fatto sapere di essere pronta ad un prestito. Secondo anticipazioni di stampa i Paesi dell’Eurozona si appresterebbero a sborsare oltre 100 miliardi nell’ambito del Fondo europeo, con un contributo di una ventina di miliardi da parte della Gran Bretagna.

    Elezioni Polonia
    Polonia al voto oggi per le elezioni locali. Almeno 30 milioni di cittadini sono coinvolti nella tornata a cinque mesi dalla morte del presidente Kaczynski, avvenuta in un incidente aereo. I seggi chiuderanno alle 20 ora locale. Lo scrutinio è considerato un test importante in vista delle legislative previste per l’autunno del prossimo anno.

    Cina-minatori
    Nuovo incidente in una miniera cinese del Sichuan, nel nord ovest del Paese. 28 lavoratori sono rimasti intrappolati a causa di un allagamento della struttura, 13 di loro sono riusciti a mettersi in salvo. Sul posto le squadre di soccorso sono impegnate nel tentativo di raggiungere il gruppo che però non è stato ancora localizzato. Stessa situazione in un giacimento nella provincia del Guangxi Zhuang, dove altri tre operai sono bloccati sempre a causa di un allagamento.

    Minatori Nuova Zelanda
    In Nuova Zelanda diminuiscono le speranze di trovare vivi i 29 minatori ritenuti dispersi dopo l’esplosione avvenuta nei giorni scorsi in una miniera di carbone nel sud del Paese. Le autorità, tuttavia, non demordono. Proseguono, infatti, le operazioni di soccorso sebbene in queste ore siano state ostacolate dalla fuoriuscita di gas tossici. I familiari degli operai si sono radunati sul luogo dell’incidente vietato ai giornalisti, mentre i fedeli pregano nelle chiese della vicina città di Greymouth.

    Dalai Lama
    Il Dalai Lama, la massima guida spirituale, pensa di ritirarsi a vita privata nel giro dei prossimi mesi con la speranza di poter tornare nella sua patria dall’esilio in India. Lo ha detto lui stesso durante un’intervista, precisando che prenderà la decisione definitiva solo dopo consultazioni con i dirigenti politici del suo movimento. (Panoramica internazionale a cura di Eugenio Bonanata)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 325

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