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Sommario del 06/11/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa in Spagna: l'Europa rafforzi le sue radici cristiane, attenta ai valori spirituali e non solo materiali
  • Benedetto XVI a Santiago de Compostela: la Chiesa è l'abbraccio di Dio agli uomini
  • L’arcivescovo di Barcellona: società povera se la fede è emarginata
  • Il colloquio con i giornalisti. Il Papa: promuovere l'incontro, non lo scontro, tra fede e laicità
  • Il Cammino di Santiago de Compostela: un pellegrinaggio che coinvolge credenti e non credenti
  • La visita del Papa alla Sagrada Familia, capolovoro di Gaudí
  • Il messaggio di Napolitano al Papa: un viaggio di grande significato per l’identità culturale europea
  • Nomina
  • Beatificazione in Brasile di Barbara Maix, apostola tra i poveri e le donne operaie
  • L'ospedale "Bambino Gesù" di nuovo operativo dopo il rogo: la vicinanza del Papa
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Elezioni in Myanmar. L'opposizione accusa: brogli e minacce
  • Grande partecipazione a Betlemme alla Messa per le vittime della strage nella Cattedrale di Baghdad
  • Preparativi a Dakar in vista del Forum Sociale Mondiale 2011
  • La crisi economica al centro del convegno a Milano per i 60 anni della rivista "Aggiornamenti Sociali"
  • Il commento di padre Bruno Secondin al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e SocietÓ

  • L'arcivescovo di Yangon: caute speranze per le elezioni in Myanmar
  • I vescovi del Malawi: la democrazia nel Paese è a rischio
  • Giornata per la prevenzione dello sfruttamento ambientale in tempi di guerra
  • Austria: “Pro Oriente”, una Messa e un corteo “contro la persecuzione dei cristiani”
  • Ad Assisi la 62.ma Assemblea generale della Cei
  • Cina. Pensionati in prima linea per la missione della Chiesa
  • Terra Santa. Un corso per le religiose di tutto il mondo
  • Loreto: un ritiro del Rinnovamento nello Spirito per sacerdoti, diaconi e religiosi
  • 24 Ore nel Mondo

  • Viaggio di Obama in Asia: nuovi mercati per rilanciare l'economia Usa
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa in Spagna: l'Europa rafforzi le sue radici cristiane, attenta ai valori spirituali e non solo materiali

    ◊   Vengo come pellegrino per esortare la Spagna e l’Europa a dare nuovo vigore alle loro radici cristiane. Con queste parole pronunciate questa mattina dal Papa all’aeroporto internazionale di Santiago de Compostela ha preso il via il 18.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI. Arrivando in Galizia il Santo Padre ha ricordato come la tradizione cristiana e il Vangelo abbiano segnato indelebilmente la Spagna e il Vecchio Continente. Accolto dai principi delle Asturie, dall’arcivescovo Barrio Barrio e dalle autorità locali Benedetto XVI ha spiegato: “Nel più profondo del suo essere l’uomo è sempre in cammino e alla ricerca della verità”. La fitta nebbia non ha nascosto la gioia e l’entusiasmo di decine di migliaia di fedeli accorsi per le strade a salutare il passaggio del Successore di Pietro. Il servizio è di Paolo Ondarza:

    Un Papa pellegrino in cammino con la Chiesa e l’umanità, che da sempre cerca la verità. Benedetto XVI si è presentato così alla Spagna giungendo all’aeroporto internazionale di Santiago de Compostela. La Chiesa è in cammino - ha detto il Santo Padre – e nel contempo compie il proprio cammino interiore, quello che la conduce attraverso la fede, la speranza e l’amore, a farsi trasparenza di Cristo per il mondo, essere in mezzo agli uomini, presenza di Cristo:

    “...también yo me he puesto en camino para confirmar en la fe a mis hermanos. ...
    ...anch’io – ha detto il Papa - mi sono messo in cammino per confermare nella fede i miei fratelli. Vengo come pellegrino in questo Anno Santo Compostelano e porto nel cuore lo stesso amore a Cristo che spingeva l’Apostolo Paolo a intraprendere i suoi viaggi, con l’anelito di giungere anche in Spagna”.

    Benedetto XVI ha espresso il desiderio di unirsi alla grande schiera di pellegrini, uomini e donne che, nei secoli sono venuti da ogni angolo del mondo a Compostela sulla tomba dell’apostolo Giacomo. "Essi – ha indicato il Papa - con le orme dei loro passi hanno creato una via di cultura, preghiera, conversione, concretizzatasi in chiese e ospedali, in ostelli, ponti e monasteri". In questa maniera – ha proseguito – la Spagna e l’Europa svilupparono una fisionomia spirituale marcata in modo indelebile dal Vangelo.

    Un Papa testimone e messaggero del Vangelo anche per Barcellona, città in cui giungerà in serata “per rinvigorire la fede del suo popolo – definito da Benedetto XVI – “accogliente e dinamico”:

    “Una fe sembrada ya en los albores del cristianismo, y que fue germinando y ...
    Una fede seminata già agli albori del cristianesimo, e che germinò e crebbe al calore di innumerevoli esempi di santità - Ignazio di Loyola, Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Francesco Saverio - dando origine a tante istituzioni di beneficienza, cultura, educazione”.

    Fede – ha proseguito il Pontefice – che ispirò il geniale architetto Antoni Gaudí nell’impresa della Sagrada Familia. A tal riguardo il Papa ha espresso la gioia di dedicare domani questa chiesa, “nella quale si riflette tutta la grandezza dello spirito umano che si apre a Dio”.

    Anche nel XX secolo - ha poi rammentato il Santo Padre - la Spagna ha suscitato nuove istituzioni, gruppi e comunità di vita cristiana e negli ultimi decenni cammina in concordia e unità, in libertà e pace, guardando al futuro con speranza e responsabilità. Mossa dal suo ricco patrimonio di valori umani e spirituali, cerca pure di progredire – ha aggiunto - in mezzo alle difficoltà e offrire la sua solidarietà alla comunità internazionale. Da qui il Papa ha allargato il suo pensiero all’Europa ponendosi in continuità con Giovanni Paolo II che da Santiago de Compostela, quasi trent’anni fa, spronò il Vecchio Continente a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane. “Anch’io – ha detto – vorrei esortare la Spagna e l’Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell’uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti":

    “Una España y una Europa no sólo preocupadas de las necesidades materiales...
    Una Spagna e un’Europa - ha detto - non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose, perché tutte queste sono esigenze autentiche dell’uomo e solo così si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene”.

    (inno spagnolo)

    Nel suo saluto il principe delle Asturie, Felipe di Spagna, accompagnato dalla principessa Letizia, ha definito un grande onore per la casa Reale e per tutto il popolo spagnolo la visita del Papa. “Il vostro affetto per la Spagna – ha detto il principe Felipe – è di grande valore per tutti noi. Gli spagnoli – ha aggiunto - si sentono onorati dal fatto che nei primi cinque anni di pontificato Benedetto XVI abbia visitato la Spagna per due volte.

    (cori e applausi)

    Ed effettivamente la fitta nebbia su Santiago non ha offuscato il calore e la luminosa gioia dei tanti pellegrini, decine di migliaia per la strada, che con cori festosi hanno acclamato l’arrivo del successore di Pietro. Da parte sua il Papa, nell’entusiasmo generale, non ha mancato di salutare tutti in lingua gallega:

    “Ao encomendar à intercesión do Apóstolo Santiago a miña estadía entre vós ...
    Nell’affidare all’intercessione di San Giacomo Apostolo la mia presenza tra voi, supplico Dio che giunga a tutti la sua benedizione”.

    (applausi)

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    Benedetto XVI a Santiago de Compostela: la Chiesa è l'abbraccio di Dio agli uomini

    ◊   La Chiesa è al servizio della verità e della libertà, non può rinunciare a nessuna di queste due dimensioni: è quanto ha detto il Papa durante la visita nella Cattedrale di Santiago de Compostela, dove si è recato subito dopo la cerimonia di benvenuto. Benedetto XVI è stato accolto tra gli applausi, accompagnato dall'Inno del pellegrino. Il servizio di Sergio Centofanti.

    (Inno del pellegrino, applausi)

    Il Papa ha ricevuto il caldo abbraccio di migliaia di fedeli a Santiago de Compostela e spiega che è proprio questo il risultato della fede, l’essere introdotti in un “mistero di amore” ed essere “in un certo modo abbracciati da Dio, trasformati dal suo amore”:

    “La Iglesia es ese abrazo de Dios...
    La Chiesa è questo abbraccio di Dio nel quale gli uomini imparano anche ad abbracciare i propri fratelli, scoprendo in essi l’immagine e somiglianza divina, che costituisce la verità più profonda del loro essere, e che è origine della vera libertà”.

    Quindi ha proseguito:

    “Entre verdad y libertad hay una relación estrecha y necesaria...
    Tra verità e libertà vi è una relazione stretta e necessaria. La ricerca onesta della verità, l’aspirazione ad essa, è la condizione per un’autentica libertà. Non si può vivere l’una senza l’altra. La Chiesa, che desidera servire con tutte le sue forze la persona umana e la sua dignità, è al servizio di entrambe, della verità e della libertà. Non può rinunciare ad esse, perché è in gioco l’essere umano, perché la spinge l’amore all’uomo … e perché senza tale aspirazione alla verità, alla giustizia e alla libertà, l’uomo si perderebbe esso stesso”.

    Il Papa, dopo aver ricordato che Compostela è "cuore spirituale della Galizia e, allo stesso tempo, scuola di universalità senza confini", ha invitato tutti i fedeli “a vivere illuminati dalla verità di Cristo, professando la fede con gioia, coerenza e semplicità, in casa, nel lavoro e nell’impegno come cittadini”:

    “Que la alegría de sentiros hijos queridos de Dios...
    Che la gioia di sentirvi figli amati di Dio vi spinga anche ad un amore sempre più profondo per la Chiesa, collaborando con essa nella sua opera di portare Cristo a tutti gli uomini. Pregate il Padrone della messe, perché molti giovani si consacrino a questa missione nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata: oggi, come sempre, vale la pena dedicarsi per tutta la vita a proporre la novità del Vangelo”.

    Infine, dopo aver spiegato che “andare in pellegrinaggio significa … uscire da noi stessi per andare incontro a Dio là dove Egli si è manifestato, là dove la grazia divina si è mostrata con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione e santità tra i credenti”, ha espresso il suo ringraziamento “a tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono tante istituzioni di carità e di promozione umana”, invitando a non stancarsi “di mantenere queste opere, che apportano beneficio a tutta la società, e la cui efficacia si è manifestata in modo speciale nell’attuale crisi economica, così come in occasione delle gravi calamità naturali che hanno colpito vari Paesi”.

    Durante la visita in Cattedrale il Pontefice ha pregato in silenzio davanti alla Tomba dell'Apostolo Giacomo, i cui resti la tradizione vuole che siano custoditi in questo luogo. Quindi ha dato il via al tradizionale rito del "Botafumeiro", antico e prezioso incensiere d'argento, pesante una settantina di chili, azionato mentre veniva cantato l'Inno a San Giacomo.

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    L’arcivescovo di Barcellona: società povera se la fede è emarginata

    ◊   Questa sera il Papa si trasferirà in aereo da Santiago de Compostela a Barcellona, dove domani celebrerà in mattinata la Messa di Dedicazione del tempio della Sagrada Familia, capolavoro di Antoni Gaudí. Nel pomeriggio visiterà l’“Obra Nen Deu”, un istituto di assistenza per bambini disabili fondato dalle Suore francescane dei Sacri Cuori. Come si prepara la città catalana a vivere questi due intensi momenti della visita del successore di Pietro? Paolo Ondarza lo ha chiesto all’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Lluis Martinez Sistach:

    R. - La città si prepara con molta gioia e siamo grati al Santo Padre per l’affetto che dimostra per la nostra arcidiocesi, per le diocesi della Catalogna e di tutta la Spagna. La dedicazione del tempio della Sagrada Familia presieduta dal Papa rappresenta un evento molto importante, di rilevanza mondiale, unico! Sin da quando è stato annunciato che il Papa sarebbe venuto e che quindi aveva accettato il nostro invito, abbiamo pregato molto e continuiamo a pregare. Preghiamo perché questa visita dia grandi frutti.

    D. - Che significato assume questa visita per Barcellona, per la Catalogna e, più in generale, per la per la Spagna?

    R. - Benedetto XVI ha già visitato la Spagna qualche anno fa per l’Incontro Mondiale delle Famiglie, a Valencia. Adesso c’è la visita a Santiago de Compostela e a Barcellona e, il prossimo anno, la visita a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù. In poco tempo ci saranno state tre visite di questo Papa nel nostro Paese e penso che sia un segno, una manifestazione dell’amore e dell’affetto che il Papa ha per la Spagna.

    D. - L’amore del Papa è largamente ricambiato dagli spagnoli, checché se ne dica … Troppo spesso, infatti, la Spagna è stata dipinta come un Paese, come una società che si è allontanata dai valori della fede…

    R. - Una cosa è l’amministrazione, la politica, lo Stato; un’altra cosa è la società e la società è religiosa. Io penso che ci sono tante persone cattoliche. C’è una pietà popolare molto intensa in Spagna e ci sono molti cristiani che vivono la propria vita cristiana con grande intensità e coerenza nelle comunità … Questo a volte non si vede, ma c’è! Certo il Paese ha risentito delle ultime misure legislative lontane dall’antropologia cristiana e dai grandi valori e principi della Dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo sofferto e ne soffriamo! Chiediamo che i cristiani siano più presenti nel mondo della politica e nella società.

    D. - Queste considerazioni sono adattabili a tutto il contesto europeo…

    R. - Certamente. Non si può capire la storia, il passato e il presente dell’Europa senza conoscere e riconoscere le radici cristiane del nostro continente. Queste radici danno frutti! Che ne sarebbe, ad esempio, delle nostre città, senza le chiese, senza le comunità religiose, senza i cristiani presenti con istituzioni, associazioni e fondazioni nel mondo della povertà e dell’emarginazione, della cultura, della scuola, tra gli anziani e i bambini? Sarebbe una società povera!

    D. - E nell’ambito di un discorso più generale sulle radici cristiane dell’Europa, si inserisce la consacrazione del tempio della Sagrada Familia. Il Santo Padre intende evidenziare il valore della bellezza e dell’arte, ma contestualmente - e soprattutto - l’importanza della famiglia …

    R. - Credo che siano due aspetti molto importanti. Il benessere delle persone, della società e della Chiesa è proporzionale allo stato di salute della famiglia. La bellezza, poi, può certamente convertirsi al trascendente, al Mistero ultimo, a Dio. La bellezza è necessaria anche per l’espressione del culto, della Liturgia stessa: Antoni Gaudí era molto ispirato dalla Liturgia, perché Gaudí era un credente e - credo - un santo. Riceveva ogni giorno la Comunione, pregava la Liturgia delle Ore, era molto credente. Poi c’era la Bibbia: era ciò che ispirava tutta la sua opera! Antoni Gaudí dovrebbe essere un modello per tanti artisti del nostro tempo.

    D. - Altro momento della tappa a Barcellona, la visita di Benedetto XVI all’“Obra Benefico Social Nen Déu”…

    R. - E’ un’opera che oggi si dedica specificatamente ai bambini con la Sindrome di Down e con disabilità psichiche. Penso che la presenza del Papa in questo tipo di istituzione – che quando gli è stato proposto di visitare, ha immediatamente accettato – è di stare accanto a queste famiglie che hanno detto “sì” alla vita e dove certamente questi figli rappresentano il centro stesso della famiglia.

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    Il colloquio con i giornalisti. Il Papa: promuovere l'incontro, non lo scontro, tra fede e laicità

    ◊   Un anticipo, come di consueto, dei temi portanti che caratterizzeranno questa visita apostolica in Spagna Benedetto XVI lo aveva offerto sull’aereo papale, intrattenendosi durante il volo con i giornalisti presenti a bordo. In particolare, il Papa ha auspicato l’incontro e non lo scontro tra fede e laicità, una questione - ha spiegato - nella quale la cultura spagnola riveste un ruolo centrale. Il Pontefice ha poi confidato la sua esperienza di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela e ha dato una sua lettura dell’opera di Antoni Gaudí, l’architetto della Basilica della Sagrada Familia di Barcellona. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Una delle risposte più attese dai giornalisti riguardava la nascita del dicastero per la Nuova Evangelizzazione e se la Spagna fosse, in qualche modo, una prima destinataria, per così dire, delle attenzioni del nuovo organismo vaticano. Benedetto XVI ha riconosciuto con schiettezza che la Spagna era "il Paese originario della fede" ma è anche il Paese dove si sono sviluppati "una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo". Tuttavia, ha affermato, l’orizzonte del dicastero è più ampio:

    “Con questo dicastero ho pensato di per sé al mondo intero perché la novità del pensiero, la difficoltà di pensare nei concetti della Scrittura, della teologia, è universale (… ) Ma è ugualmente vero che in Spagna è nata anche una laicità, un anticlericalismo, un secolarismo forte e aggressivo".

    Il Papa ha tuttavia auspicato l’incontro e non lo scontro tra fede e laicità e in questo incontro la cultura spagnola può rivestire un ruolo centrale. Sulla stessa scia, una domanda ha affrontato il rapporto tra fede, arte e bellezza. “Voi sapete che io insisto molto sulla relazione tra fede e ragione”, ha ricordato Benedetto XVI ai giornalisti. E tuttavia, ha aggiunto...

    “ ...la verità, scopo e vita della ragione, si esprime nella bellezza e diventa se stessa nella bellezza (...) E quindi dove c’è la verità deve nascere la bellezza, dove l’essere umano si realizza in modo corretto, buono, si esprime nella bellezza. La relazione tra verità e bellezza è inscindibile e perciò abbiamo bisogno della bellezza (…) Perciò il dialogo o l’incontro, direi, tra arte fede è inscritto nella più profonda essenza della fede, dobbiamo fare di tutto perché anche oggi la fede si esprima in autentica arte, come Gaudí nella continuità e nella novità, e perché l’arte non perda il contatto con la fede”.

    Arte, fede e bellezza furono i punti di riferimento di Antoni Gaudí, al cui genio si deve la Basilica della Sagrada Familia di Barcellona, che il Papa si appresta a consacrare. E in questa sia pur incompiuta creazione, ha osservato il Pontefice, brillano in particolare tre elementi. Il primo, ha osservato, riguarda “la sintesi tra continuità e novità, tradizione e creatività”, che vide l’architetto catalano “inserirsi nella grande tradizione delle cattedrali” con una visione totalmente nuova”. Secondo, Gaudí – ha detto il Pontefice – studiò e offrì con le sue geometrie “una sintesi tra senso del creato, scrittura e adorazione”, un messaggio che il Papa ha definito “molto importante per l’oggi”. Terzo punto, infine, la devozione alla Famiglia di Nazareth, che ha la sua radice storica nell’Ottocento:

    “Proprio questa devozione di ieri, si potrebbe dire, è di grandissima attualità perché il problema della famiglia, del rinnovamento della famiglia come cellula fondamentale della società è il grande tema di oggi e ci indica dove possiamo andare sia nella costruzione della società sia nella unità tra fede e vita, tra religione e società. Famiglia è il tema fondamentale che si esprime qui, dicendo che Dio stesso si è fatto figlio nella famiglia e ci chiama a costruire e vivere la famiglia”.

    Benedetto XVI si è poi soffermato sul senso del pellegrinaggio. “Essere in cammino – ha detto, citando tutte le città nelle quali ha risieduto nel corso degli anni – è già inscritto nella mia biografia”. Ma è nell’“essenza” stessa della fede, ha affermato, l’“essere pellegrino”. Bisogna talvolta, ha invitato, “uscire dalla quotidianità, dal mondo dell’utile, dell’utilitarismo (…) per essere veramente in cammino verso la trascendenza”:

    “Così è anche il pellegrinaggio sempre: non solo un uscire da se stesso verso il più grande ma anche un andare insieme (...) Basta dire che il cammino di San Giacomo è un elemento nella formazione dell’unità spirituale del Continente europeo; qui i pellegrini ... hanno trovato l’identità comune europea, e anche oggi rinasce questo movimento, questi sogno di essere in movimento, spiritualmente e fisicamente, di trovarsi l’un l’altro e di trovare così silenzio, libertà, rinnovamento, e di trovare Dio”.

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    Il Cammino di Santiago de Compostela: un pellegrinaggio che coinvolge credenti e non credenti

    ◊   Sull’importanza di Santiago de Compostela, meta secolare di pellegrinaggi, Paolo Ondarza ha intervistato don Josè Maria Diaz, decano del capitolo della Cattedrale:

    R. – Dal IX secolo è, soprattutto, un santuario meta di pellegrinaggio: dalla scoperta del sepolcro di San Giacomo, nell’830. Da quel momento è cominciata la peregrinazione e tutta l’Europa si è mossa in pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.

    D. – Chi era Giacomo?

    R. – Giacomo era uno dei tre discepoli prediletti dal Signore. E’ l’unico il cui martirio viene testimoniato da una pagina della Bibbia. Negli Atti degli Apostoli si dice, letteralmente, come il re Erode - quando voleva sopprimere la comunità cristiana a Gerusalemme - fece mettere in prigione Pietro e fece decapitare Giacomo. Poi, da questo momento, nasce la tradizione della traslazione del corpo di San Giacomo a Santiago de Compostela.

    D. – Da allora sono stati innumerevoli i pellegrini che ogni anno si sono recati nel santuario, soprattutto in un’occasione particolare: il Giubileo. Qual è il significato di questa manifestazione spirituale?

    R. – Solo i cattolici capiscono bene questa manifestazione spirituale, perché prevede la grazia dell’indulgenza plenaria per tutti coloro che vengono qui, si confessano, si comunicano, visitano il Sepolcro, fanno una preghiera secondo l'intenzione del Pontefice. C’è anche una grande novità: in questo momento, il Cammino di San Giacomo è davvero una rotta ecumenica. Sapete bene che una grande parte dell’Europa - l’Europa protestante - ha fatto un’omissione completa dei pellegrinaggi, in seguito alle invettive di Lutero contro questa pratica. In questo momento, però, vengono pellegrini anche dalla Norvegia, dai Paesi Baltici, dalla Svizzera, dalla Svezia, dalla Danimarca. E questi pellegrini non vengono per devozione al Santo, ma per un esercizio ascetico durante la peregrinazione. Per questo motivo il Cammino è un’occasione di incontro e di dialogo ecumenico importante anche per le altre religioni e per gli agnostici. Quelli che si riconoscono agnostici dicono, infatti, che quando arrivano a Santiago si sentono interiormente diversi da com’erano al momento della partenza.

    D. – Ogni quanto ricorre il Giubileo compostelano?

    R. – Ogni volta che la festa di San Giacomo - il 25 luglio - cade di domenica. Il prossimo anno giubilare ci sarà nel 2021.

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    La visita del Papa alla Sagrada Familia, capolovoro di Gaudí

    ◊   La Sagrada Familia, capolavoro del grande architetto catalano Antoni Gaudí, è tuttora incompiuta. I lavori, iniziati nel 1882, proseguono grazie ad offerte private e dovrebbero concludersi nel 2026, quando saranno erette le 18 torri previste. L’opera, frutto di un attento studio di arte, storia sacra e liturgia, riflette il percorso spirituale di Gaudí. Lo spiega al microfono di Paolo Ondarza il vice-postulatore per la Causa di Beatificazione dell’architetto catalano e parroco della Sagrada Familia, padre Lluis Bonet:

    R. – L’idea di Gaudí era quella di realizzare la presenza della Chiesa e del Vangelo al centro della città. I campanili rappresentano la Chiesa, Gesù al centro degli Evangelisti, della Vergine e dei dodici Apostoli.

    D. – Che cosa dire, da un punto di vista artistico, del tempio della Sagrada Familia? Infatti, si presenta con forme che lontanamente possono ricordare quelle delle antiche cattedrali europee, ma poi il linguaggio è contemporaneo … Gaudí è un esponente del modernismo spagnolo, catalano …

    R. – La sintesi di questo tempio sta nel fatto che Gaudí ha compiuto uno studio approfondito delle strutture geometriche della natura. Ci sono i vegetali, gli alberi, il corpo umano, le montagne, il mare, e tutti hanno forme che tornano ad essere rotonde, circolari: questa è l’originalità di Gaudí. Egli compie una riforma del gotico: è un gotico trasformato in natura; è un gotico luminoso, perché all’interno le volte sono aperte verso l’esterno; è come un cielo stellato! La simbologia cristiana, per esempio, dice che l’iperboloide, il parabolico è un’immagine della Santissima Trinità …

    D. – La Sagrada Familia è un capolavoro dell’architettura del secolo passato, dell’arte sacra contemporanea. E’ un unico nel suo genere, perché difficilmente si riesce a combinare in maniera così sapiente l’arte – in elevate forme espressive – e la liturgia…

    R. – E’ vero! All’interno, per esempio, tutte le colonne rispondono ad una simbologia. Rappresentano le diocesi di tutto il mondo: catalane, spagnole, europee, dell’America, dell’Africa, dell’Asia … Le colonne centrali rappresentano le festività principali: Natale, la Domenica delle Palme, la Domenica di Resurrezione e la Domenica di Pentecoste. Dalla parte dell’altare, sono rappresentati l’Avvento e la Quaresima. Dalla parte del transetto, è raffigurato il Tempo pasquale e dalla parte delle navate, il Tempo ordinario.

    D. – Padre Bonet, la Sagrada Familia è un tempio incompleto, anche se incominciamo già a vedere l’orizzonte: sembra che i lavori possano concludersi tra meno di 20 anni. Sarà possibile, questo?

    R. – E’ possibile? Io non lo so. Ora che viene il Sommo Pontefice, l’interno non è finito: sarà comunque bellissimo ma, per esempio, non ci saranno tutte le vetrate … Io dico sempre: la persona umana è in costruzione, la società è in costruzione, la Chiesa è in costruzione … tutto è in costruzione! Il Papa viene qui e dice: tutti devono contribuire a costruire la persona umana e la Chiesa! Tutti devono costruire! Questa è una visione dinamica della vita …

    D. – Lei è parroco della Sagrada Familia: con quali emozioni vive questa visita di Benedetto XVI?

    R. – Il Papa viene in questa chiesa che è un’immagine della Chiesa universale. Le pietre sono morte, ma se viene il Papa, che è il successore di Pietro, allora sarà una chiesa viva, perché da lui avremo il battesimo della pietra.

    D. – Tra l’altro, lei – padre Bonet – è il postulatore della Causa di Beatificazione di Antoni Gaudí, non solo uomo d’arte, ma anche uomo di fede …

    R. – Da bambino, Gaudí ricevette dalla sua mamma una fede che vedeva la natura come opera di Dio. Al momento di concepire la Sagrada Familia, ha prodotto un trattato di architettura religiosa, e per fare un lavoro ben fatto ha compiuto studi sulla liturgia, sulla Bibbia, su tutto questo con una disposizione spirituale. Alla fine della sua vita era povero: la fede, la preghiera, i sacramenti … Egli diceva: sì, sono malato e desidero andare all’ospizio. Alla sua morte, è misconosciuto come un povero … (gf)

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    Il messaggio di Napolitano al Papa: un viaggio di grande significato per l’identità culturale europea

    ◊   Nei telegrammi ai capi di Stato dei Paesi sorvolati durante il viaggio verso la Spagna, il Papa ha invocato la benedizione di Dio sul popolo italiano e su quello francese. Nella sua risposta di ringraziamento, il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha sottolineato che il viaggio del Papa in Spagna “assume un profondo significato anche sotto l'aspetto della definizione dell'identità culturale europea, mentre la consacrazione del tempio cattolico catalano ideato da Antonio Gaudí ci invita a riflettere sull'importanza della famiglia e della società che su di essa si fonda”.

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    Nomina

    ◊   Benedetto XVI ha nominato ausiliare per il vicariato apostolico di El Beni (Bolivia) il padre francescano Roberto Bordi, attualmente parroco a Magdalena, nel vicariato apostolico di El Beni, assegnandogli la sede titolare vescovile di Mutugenna. Padre Roberto Bordi, dell’Ordine dei Frati Minori, è nato a Roma il 2 gennaio 1946. Ha emesso la professione temporanea il 16 luglio 1963 e quella solenne il 1° novembre 1969 nella Parrocchia di San Francesco ad Acilia. Ha studiato Teologia all’Università Urbaniana (1967-1971). È stato ordinato diacono il 29 novembre 1970 a Roma e sacerdote il 4 luglio 1971. Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1971-1975: vicario parrocchiale ed economo a Yacuiba, Argentina; 1975-1984: parroco e consigliere custodiale a Embarcación, Argentina, e dal 1982 anche superiore del convento di Embarcación; 1984-1989: superiore-parroco ad Aguaray e a San Miguel di Tuyunti, Argentina; 1989-1999: ministero pastorale nella nuova vice-provincia argentina di San Francesco Solano; 1999-2004: ministero pastorale a Camiri, in Bolivia; 2004-2006: vicario delegato del vicariato apostolico di Camiri; dal 2006: parroco a Magdalena, nel vicariato apostolico di El Beni.

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    Beatificazione in Brasile di Barbara Maix, apostola tra i poveri e le donne operaie

    ◊   Oggi pomeriggio a Porto Alegre, si svolge la cerimonia di Beatificazione della serva di Dio Maria Barbara della Santissima Trinità, missionaria in Brasile. Si è occupata di giovani e bambini in difficoltà, aprendo scuole e istituti di assistenza, e si è presa cura di malati in momenti di emergenza. Il servizio di Fausta Speranza:

    Nata nel 1818 a Vienna, con il nome di Barbara Maix, si interessò dell'educazione delle giovani operaie e diede vita a una Congregazione religiosa: parliamo della Serva di Dio Maria Barbara della Trinità, proclamata Beata oggi pomeriggio a Porto Alegre, in Brasile, dove ha vissuto e operato. Dove – come spiega l’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi – l’ha portata la Provvidenza:

    “E’ una viennese e da giovane si interessò dell’educazione delle giovani operaie. Però non potendo svolgere in patria questo suo apostolato decise di emigrare nell’America del Nord. Senonché ad Amburgo, dopo 30 giorni di attesa, si presentò solo una nave che andava in Brasile allora questo fu preso come segno che la Provvidenza la chiamava in Brasile. Infatti, diventò praticamente brasiliana con i brasiliani e fondò la Congregazione delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria, morendo santamente nel 1873”.

    Il ricordo di Madre Barbara in Brasile è molto vivo. Mons. Amato lo spiega così:

    “La sua figura non è scomparsa nella nebbia della dimenticanza perché ha parlato la lingua evangelica della carità. Una lingua compresa da tutti, grandi e piccoli, colti e ignoranti. Ed è una lingua universale che attraversa i secoli”.

    Nella sua missione di carità, Madre Barbara incontrò molti ostacoli: incomprensioni esterne, divisioni interne, umiliazioni indicibili. Tutto, però, fu da lei superato con la sua grande fiducia nella divina Provvidenza. Alle sue figlie di Porto Alegre un giorno disse: «Mie amatissime, abbiate ancora un po' di pazienza e, prima che ve ne rendiate conto, Dio troverà strade e mezzi. LasciamoLo fare tranquillamente». Mons. Amato sottolinea la sua devozione al Vicario di Cristo:

    “Aveva una grande devozione al Santo Padre. Lei è venuta spesso anche a Roma proprio per consegnare personalmente al Papa le Costituzioni e per avere una benedizione. Questo è un tratto caratteristico della Congregazione da lei fondata che ha una grande devozione al Santo Padre”.

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    L'ospedale "Bambino Gesù" di nuovo operativo dopo il rogo: la vicinanza del Papa

    ◊   Il Papa ha espresso la propria “partecipazione al drammatico evento” che ha colpito ieri l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove un rogo, sviluppatosi nel primo pomeriggio presso un ufficio attiguo al reparto di rianimazione, dove erano ricoverati dieci bambini, ha causato l’intossicazione di 44 persone, fra il personale sanitario e i familiari dei piccoli pazienti. Lo ha riferito il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, che in serata ha fatto visita all’ospedale. Il porporato ha inteso rendere omaggio “alla preparazione e alla dedizione del personale dell'Ospedale e dei vigili del fuoco, che – ha detto - con eroismo e a rischio della propria salute e perfino della propria vita, hanno permesso che tutti i piccoli degenti fossero messi tempestivamente in salvo e non subissero danni”. Decisivo l’intervento dei medici, gli infermieri e il personale tecnico amministrativo – raccontano i presenti – che hanno preso in braccio i piccoli pazienti per trarli in salvo, come pure quello dei soccorritori giunti sul posto in pochi minuti. “Tutta la macchina dei soccorsi ha funzionato perfettamente - ha confermato il portavoce dell'ospedale Bambino Gesù – e tutte le unità operative dell'ospedale sono pienamente funzionanti”, fugando così l’ipotesi di un guasto ai sistemi antincendio. Stando ai primi rilievi il rogo ha interessato il Padiglione Pio XII, al terzo piano della struttura, invaso da fiamme, acqua e fumo, ma già in serata venivano concluse con successo le prime fasi delle operazioni per riportare alla completa normalità l'attività dell’area. I 118 pazienti presenti al momento dell'incendio nel Padiglione sono stati immediatamente riallocati all'interno delle altre unità operative, e successivamente, per 6 di essi - in funzione di opportunità logistiche - è stato disposto il trasferimento in altre strutture del territorio. Dopo le prime cure prestate presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale, anche 28 dipendenti, 5 addetti alle pulizie e 7 genitori sono stati trasferiti in altre strutture sanitarie della città per essere sottoposti a controlli, e al momento solo 4 rimangono in osservazione e le loro condizioni non destano alcuna preoccupazione. Intanto, a poco più di 12 ore dall’incendio, il Pronto Soccorso è stato riaperto e, fatta eccezione per l'Unità Operativa di Rianimazione, per la quale si è provveduto ad attivare, presso la sede del Gianicolo dell'Ospedale, un'alternativa area di degenza per i pazienti ivi ricoverati, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha ripreso la piena operatività. Sono in corso verifiche tecniche per accertare la causa dell'incendio. Dal primo momento l'Ospedale ha registrato la straordinaria collaborazione e solidarietà da parte delle istituzioni - italiane e vaticane – e delle strutture sanitarie del territorio, delle forze dell'ordine e di soccorso. (C.D.L.)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un editoriale del direttore sulla visita del Papa in Spagna.

    Nell'informazione internazionale, Francesco Citterich sulle legislative in Myanmar, le prime dopo vent'anni.

    Pensiero per immagini: in cultura, Timothy Verdon su tre affreschi di Raffaello Sanzio della Stanza della Segnatura, sintesi storica della cultura occidentale.

    Un articolo di Marta Graupera I Canal dal titolo "Il richiamo della pietra": la Sagrada Familia e lo scultore giapponese Etsuro Sotoo.

    In cerca di qualità: Gaetano Vallini sulla conclusione del Festival del film di Roma.

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    Oggi in Primo Piano



    Elezioni in Myanmar. L'opposizione accusa: brogli e minacce

    ◊   Il Myanmar torna domani alle urne, dopo 20 anni, per le elezioni politiche, che già si preannunciano all’insegna delle polemiche. I due principali partiti di opposizione, Il Partito democratico e la Forza democratica nazionale, hanno, infatti, accusato la Giunta militare di brogli e minacce sugli elettori, sottolineando che l'Unione per la solidarietà e lo sviluppo, ha raccolto illegalmente voti in anticipo. Tutti gli occhi sono puntati ora sulla leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, che dovrebbe essere scarcerata subito dopo le elezioni. Il suo partito, lo ricordiamo, era uscito vincitore dalle elezioni del 90. Una vittoria mai riconosciuta dalla Giunta. Quale il significato di questa tornata elettorale? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Marzia Casolari, docente di Storia dell’Asia all’Università di Perugia:

    R. – Il significato di questa tornata elettorale penso sia quello di un regime che deve rispondere ad esigenze di facciata, sostanzialmente; che quindi deve darsi una parvenza di presunta democraticità, di aver avviato un processo di democratizzazione del Paese che aveva promesso di avviare fin dalle elezioni del 1990, che poi, però, ha sempre smentito nei fatti, attuando un sistema di governo che in realtà è un sistema di controllo totale sul Paese che, come ben sappiamo, ha soffocato qualsiasi tipo di opposizione che venisse dai sindacati, dal principale partito di opposizione o dai circoli religiosi legati al clero buddista.

    D. – Non è un caso che la Giunta militare abbia vietato la presenza di osservatori internazionali e giornalisti stranieri durante il voto; un dato, questo, professoressa, su cui riflettere …

    R. – Questo è un dato senz’altro molto grave. D’altra parte, la giunta militare ha impedito l’ingresso di personale umanitario anche successivamente al tifone Nargis … Il governo birmano ha un rapporto estremamente conflittuale con le Nazioni Unite, per ovvi motivi; le Nazioni Unite hanno, da parte loro, peccato perché rispetto a molte altre situazioni, non hanno mai adottato misure drastiche nei confronti della Birmania.

    D. – La leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi dovrebbe essere scarcerata subito dopo le elezioni. La sua figura continua ad essere comunque una guida per il Paese?

    R. – Io credo che abbia ancora molto seguito e credo che sia abbastanza scontato che i birmani votino in maggioranza per lei ... ma credo che i brogli possano farle ottenere pochi risultati. Tuttavia, credo che la gente abbia voglia di andare a votare … Insomma, la Birmania non è l’Afghanistan: la società civile birmana comunque ha la voglia di esprimersi, ammesso che ne abbia la possibilità. L’abbiamo visto dalle rivolte che ci sono state negli anni passati. Però, Aung San Suu Kyi forse non rappresenta più la sola voce di opposizione alla Giunta militare; credo che l’opposizione si stia articolando in varie direzioni, che non sempre concordano con la posizione assolutamente non violenta, di grande rispetto delle regole che viene incarnata appunto dalla figura di Aung San Suu Kyi. (gf)

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    Grande partecipazione a Betlemme alla Messa per le vittime della strage nella Cattedrale di Baghdad

    ◊   Grande partecipazione ieri a Betlemme alla Messa celebrata per le vittime della strage compiuta il 31 ottobre scorso nella Cattedrale siro-cattolica di Baghdad: oltre 50 i morti tra cui donne, bambini e due sacerdoti. A celebrare il rito, mons. Grégoire Pierre Melki, esarca del Patriarcato di Antiochia dei Siri. Marie Duhamel lo ha intervistato:

    R. - Abbiamo pregato per loro ed abbiamo pregato anche per la Chiesa in Iraq e per la presenza cristiana in Iraq. Tutti noi sappiamo che quello che accade in Iraq è dovuto unicamente a questioni politiche ma, purtroppo, queste questioni politiche hanno ripercussioni sulla vita e sulla presenza dei cristiani non solo a Baghdad o in Iraq, ma anche in tutto il Medio Oriente. Abbiamo anche voluto dire al mondo intero che la famiglia umana rappresentata qui in Terra Santa è composta da diverse religioni - cristiana, musulmana, ebraica - e che questa nostra famiglia umana deve sentirsi sì unita nel dolore, ma anche nella ricerca della pace.

    D. - E ieri, infatti, a questa Messa ha partecipato veramente tantissima gente: cattolici, cristiani di altre confessioni, musulmani e, tra gli altri, era presente anche il presidente dell’Autorità palestinese. Lei cosa ha provato, quali sentimenti ha avuto nel vedere tutta questa gente?

    R. - E’ stato un qualcosa che mi ha veramente molto colpito interiormente… Ho avuto difficoltà a trattenere le lacrime, soprattutto quando ho visto tutta questa gente, questa assemblea così numerosa … Ho detto allora: sì, noi come Chiesa siro-cattolica siamo una piccola Chiesa, ma non siamo soli! La prova di questo è quello che io sto vedendo. Alla fine della Messa, ho ringraziato profondamente tutti coloro che hanno partecipato: erano presenti i miei fratelli vescovi - otto vescovi cattolici e due ortodossi, insieme a diversi sacerdoti ortodossi - ed era presente anche il nunzio apostolico, che rappresenta il Santo Padre qui a Gerusalemme. Ho sentito il bisogno di ringraziare il Signore per questo amore fraterno e per far sentire a tutti quanti il desiderio di andare sempre avanti, seguendo la strada dell’unità fra cristiani. (mg)

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    Preparativi a Dakar in vista del Forum Sociale Mondiale 2011

    ◊   Dieci anni fa venne inaugurato, a Porto Alegre, il primo Forum Sociale Mondiale. Da allora ogni anno i movimenti di base di tutto il mondo si coordinano in un incontro internazionale per proporre politiche economiche alternative al capitalismo e più attente alle esigenze delle nazioni povere. In questi giorni, le associazioni partecipanti sono riunite a Dakar per organizzare il prossimo Forum, in programma per il febbraio 2011 nella capitale senegalese. Segue i lavori della riunione preparatoria Silvia Koch:

    “Ispirarsi ai valori dello sviluppo sostenibile non basta. E’ necessario individuare strategie popolari più efficaci nella lotta alla povertà”. Questo il monito lanciato dal celebre economista egiziano, Samir Amin, durante l’incontro che vede riuniti, nella Sala Conferenze dell’Università di Dakar, attivisti provenienti dai cinque continenti. Rinforzare il coordinamento dei movimenti panafricani e adottare politiche di pressione più incisive sono le linee guida enunciate per il Forum Sociale - 2011. Altro tema in agenda per la discussione di febbraio, il contributo delle comunità in diaspora al sistema economico globale. Ne abbiamo parlato con Raffaella Chiodo, dell’UISP – Unione Italiana Sport per Tutti - che ci anticipa le iniziative presentate dalla sua associazione per il Forum:

    R. - Prima di tutto in Italia realizzerà iniziative per raccontare cos’è il Forum Sociale Mondiale e perché si svolgerà proprio a Dakar, in Africa; quali sono le risposte culturali, sociali della diaspora, anche quella respinta che non arriva a passare il Mediterraneo e ritorna a piedi nei propri Paesi, perché il focus centrale del Forum Sociale Mondiale del 2011 è proprio come risponde l’Africa - in questo senso anche la diaspora - alla crisi globale non solo economica. In Africa il nostro tour sarà il tour silenzioso della solidarietà che, partendo da Bamako in bicicletta, arriverà a Dakar proprio il giorno dell’apertura del Forum Sociale Mondiale. Lo sport può svolgere un ruolo molto importante contro le discriminazioni, per l’inclusione sociale fra tutti gli esseri umani che hanno diritto di praticare uno sport, ma anche di avere un asilo, di cercare il lavoro da qualunque parte del pianeta.

    D. – Come organizzazione partecipante al Forum, l’Unione Italiana Sport per Tutti cosa si aspetta di innovativo da Dakar rispetto ai Forum sociali precedenti?

    R. – Una risposta su come può essere riorganizzata la relazione fra l’Occidente e l’Africa: come si pensa alla cooperazione; come si pensa al rapporto economico e commerciale tra Europa e Paesi dell’Africa in particolare. Da questa crisi internazionale, che non è appunto solo economica, possiamo uscire anche meglio se però rimodelliamo e ripensiamo proprio le risposte sociali che bisogna dare a questa crisi.

    Sollevate nel corso del dibattito alcune perplessità su come riuscire a riservare un ruolo di prima linea agli attori africani, affinché possano diventare anche loro protagonisti di quel mondo, che il Forum Sociale Mondiale ci ha insegnato a considerare “un altro mondo possibile”.(bf)

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    La crisi economica al centro del convegno a Milano per i 60 anni della rivista "Aggiornamenti Sociali"

    ◊   La crisi economica che stiamo vivendo produce effetti devastanti sui diritti della persona. E’ la premessa da cui parte il convegno ‘La crisi e i diritti umani’ in programma oggi a Milano, al Centro San Fedele. L’incontro di studi, al quale partecipano tra gli altri il cardinal Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e l’economista Stefano Zamagni, è stato organizzato in occasione del 60.mo anniversario della rivista dei gesuiti ‘Aggiornamenti Sociali’, dalla Fondazione Culturale San Fedele e dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain. Fabio Colagrande ne ha parlato con il prof. Roberto Papini, docente all’università Lumsa di Roma e segretario generale dell’istituto Internazionale Maritain.

    R. – Innanzitutto, probabilmente all’inizio la crisi è stata sottovalutata; non si è compreso che andava in profondità, nelle trasformazioni della società nazionale ed internazionale. La crisi materiale è diventata crisi finanziaria, impattando quindi i flussi finanziari internazionali che svolgono un ruolo chiave nella congiunzione della società globale, senza che ci sia un burattinaio. Di fatto, però, gli interessi di multinazionali, di hedge funds, di fondi sovrani eccetera, sono andati – nonostante la crisi – alla ricerca del maggiore profitto. Ora, questa ricerca del maggiore profitto che è legata al modello dominante, amplificata enormemente da questa finanziarizzazione dell’economia, come si dice, cioè da questa autonomia della finanza rispetto all’economia reale, ha profondamente inciso nella società e ci si trova quindi di fronte ad un problema relativamente nuovo – la crisi del ’29 non aveva questo aspetto della ‘finanziarizzazione’ così forte; gli accordi di Bretton-Woods nel dopoguerra sulla cooperazione economica e finanziaria sono saltati o stati superati da questa globalizzazione, e quindi l’attenzione degli osservatori si è accentrata sulle ragioni e la natura di questa crisi. Meno ci si è soffermati a vedere quale impatto questa crisi provocasse sulla società: ha fatto saltare il welfare-state in molti Stati o lo ha ridimensionato, ha creato 30 milioni di disoccupati nel giro di pochissimo tempo. In realtà, dietro c’è una società che è stata educata alla ricerca del profitto e del consumismo più sfrenato e quindi, naturalmente, il problema è un problema morale e culturale. Abbiamo educato, in questi ultimi decenni, generazioni di persone a pensare che la salvezza fosse nell’avere di più, non nell’essere di più.

    D. – Quindi, se è vero che la crisi economica ha avuto un impatto sui diritti umani, è dunque anche vero che si può partire proprio da una filosofia dei diritti e dei doveri, sulla quale voi riflettete, per trasformare la crisi in un motivo di riscatto …

    R. – Ogni crisi, anche quella del ’29, è stata in qualche modo foriera di ripensamenti. Il problema è che bisognerebbe passare da una società basata sul profitto tout court e ad ogni costo, ad una società che vegli sul rispetto dei diritti, e naturalmente dei doveri, delle persone. Questo passaggio comporterebbe una revisione del modello dominante: non tornare ad un modello socialista, non è questo il problema. Ma ci sono tante altre formule in modo che l’economia di mercato sia condotta in altri modi, in cui – cioè – la partecipazione degli stake holders, dei cittadini, sia maggiore anche nelle imprese economiche, e quindi maggiore la loro possibilità di intervento per poter guidare questa dimensione che è diventata la dimensione centrale. Se prima il rapporto era tra diritti umani e Stato, e politica, oggi il rapporto è tra diritti umani e chi governa l’economia. E’, quindi, una società da ripensare; naturalmente, con fortissime resistenze da parte di coloro che invece hanno guadagnato e continuano a guadagnare su questa crisi. (gf)

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    Il commento di padre Bruno Secondin al Vangelo della Domenica

    ◊   In questa 32.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci propone il passo del Vangelo in cui i sadducèi, che non credono nella risurrezione, interrogano Gesù su tale questione proponendogli l’improbabile caso di una donna che - restando sùbito vedova dopo ogni matrimonio – sposa ben sette fratelli. Di chi sarà moglie alla risurrezione? Gesù spiega che i risorti non prendono né moglie né marito, perché sono uguali agli angeli. Poi afferma:

    “Che i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: ‘Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe’. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”.

    Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del padre carmelitano Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

    Una questione seria trattata in modo così ridicolo da renderla assurda: ecco come si presenta oggi la domanda sulla resurrezione dei morti. A proporre il quesito sono i sadducei, una corrente giudaica tradizionalista: essi cercano qui di invischiare Gesù in una diatriba che li vede spesso in contrasto con i farisei. La stravagante casistica dei sette fratelli che per la legge del levirato sono obbligati a sposare (uno dopo l’altro) la stessa donna, fa capire che chi pone la domanda fa finta di immaginare l’oltrevita come una riedizione nobilitata e più allegra della vita presente. Ma in realtà non crede proprio che ci sia. Gesù reagisce alla banalizzazione così meschina del tema, e mette l’accento invece sul Dio della vita, che dona vita a tutti e chiama a comunione con lui nell’amore. Si tratta di una verità su cui possiamo solo balbettare con umiltà e timore: siamo certi del dono di una vita senza fine, ma poco sappiamo come essa sia in realtà. In passato ci si interessava con curiosità di più sulle modalità di questa esistenza futura, con consolazioni fantasiose e paure minacciose. Col rischio di qualche superstizione o ossessione. Chi ama Dio si fida di lui e sta in pace.

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    Chiesa e SocietÓ



    L'arcivescovo di Yangon: caute speranze per le elezioni in Myanmar

    ◊   “La situazione attualmente è tranquilla. Il momento delle elezioni, nonostante le difficoltà, è un momento atteso, che apre maggiori speranze per il Paese” e “come Chiesa cattolica e come cristiani in Myanmar confidiamo e speriamo nella gradualità dei cambiamenti perché la situazione politica, sociale, economica possa migliorare”. Così l’arcivescovo di Yangon, mons. Charles Maung Bo, alla vigilia delle elezioni nel Paese asiatico, in programma per domani 7 novembre. In un colloquio con l’Agenzia Fides, l’arcivescovo ha assicurato che i cristiani “pregano perché nel Paese possano crescere giustizia, libertà, pace e sviluppo”, e ricordando che essi sono “chiamati a servire il Paese in qualunque posizione sociale o condizione di vita (…), lavorando in coscienza per la pace e la riconciliazione” ha invitato “tutti i cittadini a partecipare alle elezioni”. Illustrando poi la situazione e le prospettive della comunità cattolica nel Paese, mons. Bo ha osservato che “un segnale positivo” viene dal fatto che con la nuova Costituzione, approvata nel 2008, il governo ha aperto spiragli per la realizzazione di scuole private, dopo la nazionalizzazione avvenuta nel 1965-66: “in tal modo – è il suo auspicio - speriamo di poter aprire ben presto scuole cattoliche. Questa prospettiva ci dà coraggio e nuove speranze”. Anche se è una piccola minoranza, la Chiesa cattolica in Myanmar è “presente e attiva”, ha rimarcato mons. Bo: “con una realtà di circa 700mila fedeli, 700 preti e oltre 1.600 fra religiosi e religiose in 15 diocesi, il nostro lavoro missionario va avanti, nonostante le difficoltà nell’ottenere permessi per la costruzione di nuove chiese”. Sulle tensioni con le minoranze etniche, l’arcivescovo ha dichiarato: “Noi speriamo e preghiamo per la riconciliazione e per una soluzione pacifica, che risparmi vittime”. (C.D.L.)

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    I vescovi del Malawi: la democrazia nel Paese è a rischio

    ◊   Le elezioni del 2009 avevano alimentato forti speranze di pace, stabilità e sviluppo per tutti gli abitanti del Malawi, ma “un anno dopo queste speranze si stanno lentamente dissipando”. E’ la denuncia della Conferenza episcopale del Malawi, in un messaggio inviato all’agenzia Fides. Pur riconoscendo i progressi realizzati dal Paese nell’ultimo anno (in particolare sull’autosufficienza alimentare e lo sviluppo di alcune infrastrutture), i vescovi si dichiarano preoccupati per la situazione politica che potrebbe comportare rischi per la democrazia. A preoccupare sono in particolare le divisioni all’interno del partito di governo e la mancanza di un ampio dibattito su alcune riforme in discussione al Parlamento. I presuli temono inoltre per la situazione dei media e della libertà di stampa: “le decisioni consapevoli sono prese da un pubblico informato. I mezzi pubblici di comunicazione, pagati con i soldi dei contribuenti, devono assicurare che il pubblico sia informato correttamente”. Tuttavia – denunciano ancora i vescovi nel messaggio - “notiamo con disappunto la continua segnalazione di notizie parziali. I mezzi pubblici sono utilizzati per censurare le organizzazioni religiose e non governative che offrono una visione alternativa a quella ufficiale. Inoltre i media privati sono minacciati di chiusura se percepiti come ‘non patriottici’”. Anche la distribuzione del cibo nelle zone più svantaggiate, la ridistribuzione delle terre e la lotta alla corruzione rischiano, secondo i vescovi, di diventare strumenti di lotta politica. All’avvio della compagna elettorale per le elezioni locali dell’aprile 2011, i vescovi “invitano gli abitanti del Paese a prendersi le proprie responsabilità” e auspicano “di inaugurare una nuova epoca che sia caratterizzata da un dialogo onesto e rispettoso e da un’ardente ricerca comune di soluzioni per lo sviluppo integrale del Malawi”. (C.D.L.)

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    Giornata per la prevenzione dello sfruttamento ambientale in tempi di guerra

    ◊   “L'ambiente continua a subire le conseguenze della guerra, che minaccia il benessere delle popolazioni vulnerabili e compromette le prospettive di una pace duratura”: è quanto afferma il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon nel messaggio in occasione dell’odierna Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento ambientale in tempi di guerra e di conflitto armato. “La sopravvivenza quotidiana e il reddito di circa metà della popolazione mondiale, inclusa la grande maggioranza dei poveri che vivono in zone rurali - afferma Ban - dipendono direttamente dalle risorse naturali. Se intendiamo realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e impedire che la competizione per le risorse sempre più rare sfoci in nuovi conflitti, è necessario riconoscere il ruolo fondamentale che tali risorse svolgono per il mantenimento della pace. Il rischio – continua Ban - che queste ultime divengano materia di conflitto potrebbe aumentare proporzionalmente alla crescita della popolazione mondiale e della domanda di risorse. L’impatto del cambiamento climatico potrebbe aggravare tali minacce. Per prevenire tutto ciò occorre riflettere in modo diverso sulle fonti di insicurezza e garantire che la nostra diplomazia preventiva tenga conto della natura transfrontaliera degli ecosistemi e della degradazione dell'ambiente. Come ho già rilevato nel mio ultimo rapporto sul consolidamento della pace in situazioni di post conflitto – prosegue il segretario generale dell’Onu - il 40 % dei conflitti interni degli ultimi 60 anni ha avuto per obiettivo la conquista del territorio e delle risorse naturali. Gli organismi delle Nazioni Unite e altri enti hanno già messo in atto misure per allontanare tali minacce. Per esempio, sei organismi delle Nazioni Unite hanno recentemente istituito un partenariato con l'Unione Europea per aiutare i Paesi a mettere la gestione delle risorse naturali al servizio del consolidamento della pace e della prevenzione dei conflitti. Ciò nonostante – afferma Ban - è necessario investire ulteriormente su politiche pubbliche, istituzioni e attività tese ad attenuare e a gestire in modo efficace gli elementi di stress ambientale. In occasione di questa Giornata Internazionale – conclude il segretario generale dell’Onu - prendiamo atto del ruolo eccezionale che il nostro patrimonio naturale svolge nella prevenzione dei conflitti e nell'instaurazione di una pace durevole, e impegniamoci ancora una volta a proteggere l'ambiente in tempi di guerra”.

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    Austria: “Pro Oriente”, una Messa e un corteo “contro la persecuzione dei cristiani”

    ◊   L’Austria si mobilita in difesa dei cristiani iracheni. La Fondazione “Pro Oriente” promuove due iniziative per testimoniare solidarietà alle comunità presenti in Iraq: una Messa in suffragio avrà luogo il 7 novembre a Vienna, in Austria, presso la Chiesa dei Serviti, mentre il 13 novembre si terrà un corteo al quale prenderà parte la comunità cattolica caldea viennese. La manifestazione – ha detto Johann Marte, presidente della fondazione “Pro Oriente”, secondo una nota diffusa dal Sir - è “segno forte di solidarietà verso le vittime della violenza in Iraq”, un’occasione “per protestare contro la persecuzione e la discriminazione dei cristiani in Iraq e in altri 40 Paesi”. Nel Paese, il vescovo evangelico luterano Michael Bunker ha condannato le violenze a Baghdad, invitando tutte le religioni a respingerle, ed ha quindi valutato positivamente le critiche espresse dalle comunità islamiche austriache. Un invito al governo iracheno affinché intensifichi gli sforzi in difesa della popolazione è infine giunto da Omar Al Rawi, in Austria incaricato per l’integrazione della comunità di fede islamica. (C.P)

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    Ad Assisi la 62.ma Assemblea generale della Cei

    ◊   Il cardinale Angelo Bagnasco aprirà i lavori della 62.ma Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), che si terrà ad Assisi dal’8 all’11 novembre. Il nunzio apostolico in Italia, mons. Giuseppe Bertello, porterà ai vescovi il saluto del Papa. Il giorno seguente, dopo la celebrazione eucaristica nella basilica di Santa Maria degli Angeli, si passerà all’esame della prima parte dei materiali della terza edizione italiana del Messale romano. I vescovi presenti rifletteranno sul ruolo e i rapporti fra le Chiese e l’Unione Europea. Inoltre saranno date informazioni circa lo stato di avanzamento della rilevazione delle opere sanitarie, sociali, ecclesiali in Italia. Al centro dell’aggiornamento anche notizie sulla XXVI Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011, sul Congresso eucaristico nazionale di Ancona dal 3 all’11 novembre 2011 e sul VII Incontro mondiale delle famiglie di Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012. A conclusione dell’incontro, i vescovi si confronteranno sulle proposte per attuare i nuovi Orientamenti pastorali 2010-2011. (CP)

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    Cina. Pensionati in prima linea per la missione della Chiesa

    ◊   I pensionati sono una “forza pastorale e missionaria”; con il loro impegno possono contribuire alla missione della Chiesa e insieme trovare alimento spirituale alla propria vita. E’ la convinzione della direttrice del Centro di assistenza del matrimonio cattolico di Hong Kong, in Cina, che – racconta il bollettino diocesano Kong Ko Bao ripreso da Fides – ha esortato le parrocchie a “dare ulteriore attenzione ai pensionati” favorendone il coinvolgimento nelle attività parrocchiali. L’esperienza - è la riflessione della direttrice - ha in più occasioni mostrato che tanti di loro sono diventati veri e proprio missionari dopo un periodo di attività svolto nella parrocchia: alcuni hanno potuto anche valorizzare la loro esperienza e le loro capacità professionali mettendole al servizio della Chiesa come professori e traduttori; altri sono attivi in ospedali, nelle Sunday schools o nella Caritas. Una opportunità – aggiunge – anche per “soddisfare le loro esigenze spirituali e morali, superando la solitudine”. (C.D.L.)

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    Terra Santa. Un corso per le religiose di tutto il mondo

    ◊   E’ aperto alle religiose di tutto il mondo l’incontro che si terrà dal 1 al 16 agosto 2011 a Gerusalemme, presso l'Istituto Pontificio “Notre Dame”, situato accanto al Santo Sepolcro. Un’esperienza spirituale e formativa, sulle orme di Gesù, nei luoghi in cui è nato, vissuto, morto e risorto – si legge su Zenit - che si propone quale alimento alla vita consacrata delle religiose di tutte le congregazioni, nella certezza – ha spiegato padre Juan María Solana, incaricato della Santa Sede per questa istituzione – che “il contatto con i Luoghi Santi sarà una fonte potente di ispirazione spirituale e umana per rinnovare la vita religiosa e la dedizione a Dio di molte anime consacrate”. “Il cuore di questo programma – spiega padre Solana - è centrato sul rinnovamento delle promesse battesimali nel fiume Giordano e sul rinnovamento dei voti religiosi a Nazareth, sull'impegno di vivere la carità e il servizio nel Cenacolo e sulla vita di preghiera nel Getsemani”. In particolare, nei primi giorni è prevista una visita in Galilea, tra Nazareth e Cana, intesa quale occasione per rimarcare intensamente il “sì” di Maria. Seguiranno tappe ad Haifa, al Monte Carmelo e a Cafarnao. Il 4 e il 5 agosto gli esercizi spirituali si svolgeranno sul Monte delle Beatitudini, e il 6 agosto, giorno della Trasfigurazione, si terrà una Messa solenne sul Monte Tabor. La visita in Giudea, che comprende Gerusalemme, Betlemme, Betania, Ein Karem ed Emmaus, è prevista dal 7 al 15 agosto. Il corso si concluderà con una Messa solenne proprio nel giorno dell'Assunzione della Vergine Maria. Tra gli obiettivi, anche quello di coinvolgere religiose appartenenti a congregazioni diverse per “favorire lo scambio di doni tra i vari carismi della vita religiosa”. Il corso verrà offerto in spagnolo e italiano, con traduzione simultanea. (C.D.L.)

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    Loreto: un ritiro del Rinnovamento nello Spirito per sacerdoti, diaconi e religiosi

    ◊   Si terrà dall’8 al 13 novembre a Loreto, presso il Palazzo Illirico e la Cripta della Basilica, un ritiro spirituale per sacerdoti, diaconi e religiosi organizzato dal Rinnovamento nello Spirito Santo (Rns). Il tema - “Salvati e chiamati con una vocazione santa” - ha suscitato l’interesse di circa 200 partecipanti. Fra questi anche molte persone che non fanno parte del Movimento, spinte – si legge in un comunicato del Rns - dalle più diverse motivazioni: da chi desidera “sperimentare la grazia di un amore per lo Spirito Santo” o “la dimensione trascendente e carismatica provenienti dalla perenne Pentecoste”, a chi intende “rinnovare e ridare vitalità al ministero sacerdotale”. Sono previsti momenti di preghiera, riflessione, condivisione e la possibilità di seguire un cammino di preparazione alla preghiera per una nuova effusione dello Spirito. A guidare il ritiro saranno suor Briege Mc Kenna (Osc) e padre Kevin Scallon (Cm). Oltre al presidente nazionale del Rns, Salvatore Martinez, e al consigliere spirituale nazionale, don Guido Pietrogrande (sdb), saranno presenti anche membri del comitato nazionale di servizio e del consiglio nazionale Rns. Il presidente Martinez per l’occasione precisa: “Il cristianesimo deve tornare ad essere fonte di umanesimo relazionale , antidoto all’irrazionalità e alla penosa solitudine nella quale gli uomini vanno rinchiudendosi. Il clero in particolare quindi è chiamato rispondere ritrovando autorevolezza agli occhi della gente. Questa è l’opportunità giusta per lasciarsi guidare dallo Spirito al primato dell’interiorità, della fraternità, del servizio intelligente alle povertà correnti. Ai consacrati quindi è data la possibilità di irrobustire la loro vocazione per scoprire la bellezza e la potenza del ruolo dello Spirito nelle molteplici dimensioni dell’azione educativa e rieducativa, per vivere con i laici cristiani e in armonia con essi una nuova stagione di comunione ecclesiale e di testimonianza del vangelo al mondo”. (C.P)

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    24 Ore nel Mondo



    Viaggio di Obama in Asia: nuovi mercati per rilanciare l'economia Usa

    ◊   Comincia ufficialmente oggi il viaggio di 10 giorni in Asia di Barack Obama. Prima di lasciare la Casa Bianca, il presidente statunitense ha definito "incoraggianti" gli ultimi dati sul lavoro: in ottobre, gli occupati negli Usa sono saliti di 151 mila unità, pure se il tasso di disoccupazione è rimasto alto. E, anche per questo, Obama cerca nuovi sbocchi economici in Oriente. Ne parlerà in Indonesia, Sud Corea e Giappone, ma prima di tutto in India. Il servizio di Marco Guerra:

    La tappa indiana del viaggio diplomatico in Asia del presidente Obama è partita oggi da Mumbai. La prima parte della giornata è stata dedicata, insieme alla moglie Michelle, all’omaggio alle vittime dell'attacco terroristico di due anni fa all'hotel Taj Mahal che costò la vita a 166 persone, fra cui sei americani. Ho scelto di venire in questo albergo proprio per dare un messaggio che siamo alleati con l'India contro il terrorismo, ha detto Obama nel breve discorso dopo aver visitato il memoriale delle vittime. Subito dopo è stata la volta dell’incontro con la comunità imprenditoriale indiana, davanti alla quale ha annunciato l'eliminazione di alcune barriere commerciali con l'India e l'inclusione di Delhi in quattro accordi multilaterali per la non proliferazione che mirano a portare il Paese asiatico nel novero dei principali alleati dell'America. Sempre oggi sono stati annunciati 10 miliardi di dollari di accordi che secondo la Casa Bianca controbuiranno a 54.000 posti di lavoro negli Stati Uniti. Obiettivo dichiarato del viaggio è quello di trovare nuovi mercati per i beni prodotti statunitensi e la missione è stata infatti definita da molti analisti indiani come “una visita di affari”, tuttavia c'è scetticismo sulla cooperazione politica tra i due Paesi, dopo il “tiepido” supporto di Obama a proposito della candidatura dell’India a membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

    India-Pakistan
    Il Pakistan ieri sera ha consegnato all'India un dossier relativo all'attacco di Mumbai del 2008 che contiene informazioni richieste da New Delhi. Nel fascicolo Islamabad chiede di poter interrogare alcuni testimoni della strage, nell'ambito del processo in corso contro sette presunti militanti pachistani.

    Pakistan
    Altissima tensione a Karachi, in Pakistan, dove quattro persone sono morte nei violenti scontri tra fazioni che stamani hanno accompagnato il funerale di Imran Farooq, politico anti-talebano e fra i fondatori del partito Muttahida Qaumi Movement, ucciso in un agguato a Londra il 16 settembre. Al momento nella città pakistana molte delle arterie principali sono ancora chiuse al traffico e tutte le attività commerciali hanno le saracinesche abbassate per il timore di attentati. Secondo fonti politiche locali, le origini dell'omicidio del leader del Mqm sono da cercare all'interno del suo partito. Il politico, infatti, prima di essere ucciso avrebbe manifestato la volontà di abbandonare l'Mqm per unirsi alla nuova formazione dell'ex presidente Pervez Musharraf.

    Riforma del Fondo monetario internazionale
    I vertici del Fondo Monetario Internazionale hanno approvato l’accordo per la riforma dell’istituzione. Previsti maggiori poteri per le economie emergenti e in particolare per la Cina, che ora diventa il terzo Paese più importante del direttivo dietro a Stati Uniti e Giappone e prima di Germania, Francia e Regno Unito.

    Tanzania
    In Tanzania riconfermato presidente Jakaya Kikwete. Lo ha annunciato la commissione elettorale nazionale, precisando che a Kikwete, 60enne, candidato del partito rivoluzionario CCM (Chama Cha Mapinduzi) sono andati oltre 5 milioni di voti, il 61,17% delle preferenze.

    Indonesia
    È salito ad 85 morti il bilancio della seconda eruzione in pochi giorni del vulcano Merapi, sull'isola indonesiana di Java, che ha incenerito case e costretto migliaia di abitanti a cercare rifugio nelle tendopoli d'emergenza. Quest'ultimo aggiornamento porta il numero totale delle vittime dalla prima eruzione del 26 ottobre a 128 morti. 289 sono le persone ferite.

    Cina: incendio in un centro commerciale
    Diciannove persone sono morte e 27 ferite in un incendio in un centro commerciale ieri sera nel nord est della Cina nella città di Jilm. Le fiamme sono scoppiate ieri mattina e ci sono volute dieci ore per fermarle. Le cause dell’incendio non sono ancora chiare, ma il direttore del centro è stato fermato per essere interrogato.

    Russia, aggressione a giornalista
    In Russia si registra una nuova grave aggressione ai danni di un giornalista. L’uomo, che lavora per il quotidiano Kommersant, è stato gravemente ferito da due sconosciuti davanti alla sua casa di Mosca ed è ricoverato in coma. Lo riferiscono lo stesso giornale e la polizia. Secondo il capo redattore della testata l'aggressione “è legata alla sua attività professionale”. Il giornalista si era recentemente occupato delle manifestazione dell’opposizione. Sull'episodio è stata aperta un'inchiesta.

    Haiti: almeno 6 morti per il passaggio dell'uragano Tomas
    L’uragano Tomas ha lasciato Haiti dopo aver provocato almeno 6 morti e danni ancora da quantificare. Le piogge si stanno indebolendo ma la protezione civile ha proceduto all’evacuazione di haitiani che vivono nella tendopoli di Port-Au- Prince. L’Onu ha espresso il timore che l’uragano abbia aggravato anche la situazione colera. Il governo Haiti ha chiesto assistenza all’Unione Europea che a sua volta ha già trasmesso la richiesta ai 31 Paesi che parteciperanno al meccanismo di protezione civile comunitaria.

    Messico
    Uno dei capi dei cartelli del narcotraffico che operano al confine con gli Stati Uniti, Ezequiel Cardenas, noto come Tony Tormenta, è rimasto ucciso nel corso di una sparatoria con le forze di sicurezza. Il conflitto a fuoco è avvenuto nella cittadina di Matamoros, al confine con il Texas.

    Cuba: liberati altri tre prigionieri politici
    L’arcivescovo dell’Havana annuncia che dopo il dialogo intrapreso tra il Governo e la Chiesa cattolica quattro mesi fa, tre prigionieri politici saranno liberati nei prossimi giorni a Cuba e si recheranno in Spagna portando a 53 il numero di oppositori scarcerati. I tre prigionieri sono: Ridel Rius, condannato a 20 anni nel 1997 per tentativo di uscita illegale dal Paese e detenzione illegale di armi. Marcos Soto, arrestato nel 1990 e condannato a 35 anni per sabotaggio contro un'installazione del ministero dello zucchero, e Rolando Damas, condannato per tentativo di uscita illegale dall’isola. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 310

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