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Sommario del 23/12/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • L'insegnamento del Papa sul Natale: da duemila anni la novità di un incontro con il Dio Bambino che invita all'amore e alla gioia
  • La Bbc trasmetterà domattina una breve riflessione del Papa sul Natale nello storico programma "Un pensiero al giorno"
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Grecia: scioperi e manifestazioni contro l’austerità
  • Marcia dei bambini a Betlemme per chiedere la pace senza muri
  • Turchia: primo Natale dopo l’assassinio di mons. Padovese
  • Le 12 buone notizie del 2010 di Amnesty International
  • Campagna di World Friends per le mamme e i bambini del Kenya
  • Chiesa e SocietÓ

  • Natale in Pakistan: rinviate le manifestazioni dei cristiani per paura di scontri
  • Iraq: la Chiesa invita a rispondere con la fede alle minacce di Al Qaeda ai cristiani
  • Accoglienza in Austria dei profughi cristiani dall'Iraq
  • Indonesia: i cristiani di West Giava si rifiutano di annullare le celebrazioni natalizie
  • India: giustizia per un cattolico dell'Orissa che torna padrone della sua terra presa dagli indù
  • Il Gran Maestro del Santo Sepolcro auspica un Natale di solidarietà con i cristiani di Terra Santa
  • Il 26 gennaio manifestazione a Roma per la liberazione di Asia Bibi
  • Belgio: la Chiesa apre alla possibilità di indennizzi giusti alle vittime di abusi sessuali
  • Germania: rinnovamento della Chiesa dallo scandalo degli abusi
  • Austria: i commenti della Chiesa al 2010, "anno di crisi e di purificazione"
  • Cuba. Messaggio di Natale del cardinale Ortega: "dalla crisi dell'umanità riscoprire Cristo"
  • Il cardinale O'Brien chiede al Governo britannico di vigilare sul referendum in Sudan
  • Tempo di Natale: il cardinale Bagnasco invita a non perdere la speranza
  • Milano: il cardinale Tettamanzi in visita natalizia ai bambini in difficoltà
  • Cina: si è spento mons. Jiang, per 25 anni ai lavori forzati
  • Il premio Pulitzer Steve Coll sollecita nuove politiche per i media Usa
  • 24 Ore nel Mondo

  • Costa d’Avorio. Il nunzio: l'unica via è il dialogo
  • Il Papa e la Santa Sede



    L'insegnamento del Papa sul Natale: da duemila anni la novità di un incontro con il Dio Bambino che invita all'amore e alla gioia

    ◊   Ritrovare la “disposizione del cuore” che permette di vivere l’essenza del Natale: l’“incontro con Colui che viene ad abitare in mezzo a noi: Cristo Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo”. Con queste parole, Benedetto XVI aveva spiegato all’udienza generale di ieri l’atteggiamento con il quale i cristiani devono predisporsi al Natale. Un tema, quello dell’incontro dell’uomo con il Dio-Bambino, che il Papa ha più volte toccato nelle sue riflessioni sulla Natività, come racconta in questo servizio Alessandro De Carolis:

    (musica)

    Ad ogni Natale è la stessa storia, ma non la storia che cominciò una notte di due millenni fa a Betlemme. Ad ogni Natale, ciò che normalmente nasce è la voglia di chiudere un anno il più possibile senza pensieri e in questo il brand commerciale del Natale – tra regali, vacanze e bisbocce mediaticamente messi sul mercato – si offre come un paese dei balocchi sempre luccicante e, francamente, sempre uguale a se stesso. Il Natale di duemila anni fa non aveva alcun marchio autocelebrativo, se si eccettua una bella stella alta nel cielo. E furono davvero in pochi a intuire di trovarsi sulla faglia di un nuovo mondo, dove cielo e terra si erano appena toccati. Ma un fatto, semplice e chiaro, raccontato dai Vangeli, dimostra cosa accadde davvero in quella che Benedetto XVI ha definito all’udienza generale di ieri “la notte del mondo”: avvenne un incontro.

    (musica)

    Un incontro tra un neonato e un gruppo di pastori, un umile campione della razza umana, dove il Dio bambino fece conoscenza con coloro per cui era venuto e dove per la prima volta gli uomini contemplarono senza saperlo chi li avrebbe salvati. Per “fare” davvero Natale, allora, non c’è alternativa: bisogna recarsi a quell’appuntamento, tacitando il chiasso e lo stress festaiolo per una Nascita che non è un marchio ma un mistero, il quale, privo di réclame, rischierebbe di passare inosservato:

    “Dio si mostra a noi umile ‘infante’ per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo”. (Udienza generale, 17 dicembre 2008)

    C’è tuttavia chi rifiuta la libertà di amare quel Bambino: per calcolato disprezzo o sovrana indifferenza e ogni altro sentimento che può esservi in mezzo. E ciò, nonostante l’attrattiva per quell’incontro sia tutt’altro che estirpata dai cuori:

    "In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui. È tanto occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l’altro – per il prossimo, per il povero, per Dio”. (Messa della Notte di Natale, 25 dicembre 2007)

    Ma Dio, ha affermato Benedetto XVI, “non si lascia chiudere fuori” da questo incontro. “Il mistero di Betlemme – ha osservato qualche anno fa di questi tempi – ci rivela il Dio-con-noi, il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale; Egli ci è vicino perché ha 'sposato', per così dire, la nostra umanità”:

    “La gioia cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida”. (Angelus, 16 dicembre 2007)

    I cristiani, che più di altri dovrebbero essere in grado di lasciare il rumore del paese dei balocchi per il silenzio della grotta di Betlemme, sono convocati, anno dopo anno, a rinnovare incontro, avendo – ha ripetuto ieri il Papa – la “giusta disposizione del cuore”:

    “A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà. Buon Natale a tutti!". (Angelus, 20 dicembre 2009)

    (musica)

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    La Bbc trasmetterà domattina una breve riflessione del Papa sul Natale nello storico programma "Un pensiero al giorno"

    ◊   Saranno le parole di Benedetto XVI le protagoniste della trasmissione della Bbc “Thought for the day” (“Un pensiero al giorno”), che andrà in onda domattina, vigilia di Natale, alle 7.45 ora di Londra, le 8.45 ora italiana. Il Papa – ha affermato il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi – ha registrato la sua breve riflessione ieri mattina, in una delle sale dell’Aula Paolo VI, alla presenza di responsabili del grande broadcaster britannico. “Si tratta – ha spiegato padre Lombardi – di un programma molto seguito, di tre minuti che va in onda tutte le mattine e viene affidato a personalità e leader spirituali che esprimono una riflessione di tipo religioso”. “Eravamo rimasti in contatto con la Bbc – ha ulteriormente precisato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede – dopo il viaggio compiuto dal Papa nel settembre scorso con l'idea di proseguire il buon rapporto del Pontefice con il Regno Unito”.

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    Nomine

    ◊   Benedetto XVI ha nominato arcivescovo metropolita di Pretoria e ordinario militare per il Sud Africa mons. William Slattery, dell’Ordine dei Frati Minori, finora vescovo di Kokstad.

    Sempre in Sud Africa, il Papa ha nominato vescovo di Kimberley mons. Abel Gabuza, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Pretoria. Mons. Abel Gabuza è nato il 23 marzo 1955 ad Alexandra, nell’arcidiocesi di Johannesburg. È stato ordinato sacerdote il 15 dicembre 1984, nella Cattedrale del Sacro Cuore di Pretoria, ed incardinato nella medesima arcidiocesi.

    Il Santo Padre ha nominato segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli don Savio Hon Tai-Fai, salesiano, professore di Teologia nel Seminario di Hong Kong, membro della Commissione Teologica Internazionale ed accademico ordinario della Pontificia Accademia di Teologia, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Sila, con dignità di arcivescovo. Don Savio Hon Tai-Fai è nato a Hong Kong il 21 ottobre 1950. Compiuti gli studi negli Studentati Salesiani, ha emesso la prima Professione religiosa il 15 agosto 1969, quella perpetua il 15 agosto 1975 ed è stato ordinato sacerdote a Hong Kong il 17 luglio 1982. Ha conseguito il baccalaureato in Filosofia presso l'Università di Londra ed il dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Salesiana di Roma. Ha ricoperto diversi incarichi all'interno del suo Istituto, tra cui: segretario provinciale, rettore della Casa provincializia, delegato provinciale delle comunicazioni sociali, moderatore e presidente in più Capitoli provinciali, vice-provinciale, provinciale, delegato in più Capitoli generali, moderatore del Capitolo generale del 2002. Ha svolto attività di insegnamento come professore invitato in vari Seminari della Cina. L'attività scientifica si è manifestata in diverse pubblicazioni, soprattutto di Teologia. Inoltre è stato responsabile della traduzione in cinese del Catechismo della Chiesa Cattolica. Appartiene alla Provincia Salesiana della Cina (Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan). È accademico ordinario della Pontificia Accademia di Teologia dal 1999. È membro della Commissione Teologica Internazionale dal 2004. È professore di Teologia nel Seminario di Hong Kong.

    Il Papa ha nominato membro della Congregazione per la Dottrina della Fede mons. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Quel bimbo che ringiovanisce Adamo ed Eva: in prima pagina, Manuel Nin sul Natale nella tradizione siro-occidentale.

    Come quando s'accende un lume: in prima pagina, un appunto di Giovanni Battista Montini.

    In rilievo, nell'informazione internazionale, la ratifica, da parte del Senato statunitense, del Trattato Start.

    Un faccia a faccia che squarcia le tenebre: in cultura, Giovanni Carrù sulla più antica rappresentazione dell'Annunciazione in un affresco delle catacombe di Priscilla.

    E le fontane diventano "feste di piazza": Carlo Pedretti illustra un documento inedito di Leonardo da Vinci.

    Scultura afona: Stefania Zuliani su un'arte in crisi d'identità.

    Il papà delle cronache marziane: Maria Maggi recensisce una mostra dedicata all'astronomo Giovanni Schiaparelli.

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    Oggi in Primo Piano



    Grecia: scioperi e manifestazioni contro l’austerità

    ◊   Si profila un Natale in piazza per la Grecia. Continuano, infatti, gli scioperi in tutto il Paese, dopo che il Parlamento di Atene ha approvato la legge Finanziaria per il 2011. La normativa contiene severe misure di austerità con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il deficit del Paese in grave difficoltà negli ultimi mesi. Il provvedimento prevede forti tagli alla spesa e aumenti di imposte, così come chiesto da Unione Europea (UE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), in cambio di un piano di aiuti da 110 miliardi di euro. Ma non è solo il Paese ellenico che in Europa attraversa difficoltà economiche. Di questi temi Giancarlo La Vella ha parlato con l’economista Luigi Campiglio, dell’Università Cattolica di Milano:

    R. - La situazione della Grecia potrebbe essere risolta in tempi relativamente brevi, perché la dimensione del disavanzo pubblico - così come del debito - è relativamente contenuta: richiede certamente manovre di correzione, ma il grado di sostegno che i grandi Paesi possono dare nei confronti della Grecia può aiutare moltissimo e non costa molto.

    D. - Secondo lei, è con la solidarietà tra Stati che si riesce ad attenuare il momento di crisi?

    R. - Sì, perché questo è certamente un momento di grande crisi ed è vero che c’è il rischio anche di fare passi indietro. Però il primo dei passi in avanti da compiere è quello di avere il coraggio di essere ancora più vicini sul piano della solidarietà, sul piano dei rapporti ed anche sul piano degli interessi comuni.

    D. - Al contrario, c’è il rischio che in Europa - ma non solo - si crei una spaccatura tra economie più forti e quelle invece più deboli?

    R. - Il rischio c’è: alcuni commentatori lo teorizzano anche. Io credo che sarebbe la fine dell’euro e l’ipotesi che circola di due monete - una moneta del Nord ed una moneta del Sud - servirebbe solamente a cristallizzare le disuguaglianze che esistono.

    D. - In che modo l’euro ha contributo ad evitare crisi più penose?

    R. - Quello che è accaduto in questo anno è il risultato di una catena di errori particolarmente ostinati nella loro continuazione. Infatti, solo fino ad uno anno e mezzo fa l’idea che l’euro potesse essere messo in discussione apparteneva ancora al “regno dell’impensabile”. Certamente con l’euro abbiamo avuto dei grandi vantaggi dal punto di vista degli scambi commerciali, dell’integrazione economica, dell’abbattimento delle barriere e della libertà di movimento delle persone. Con l’euro abbiamo fatto veramente un grande passo in avanti, però questo passo non basta: dobbiamo essere più vicini!

    D. - Guardando al piccolo e alle famiglie, il Natale rappresenta un periodo di aumento dei consumi: periodi di difficoltà come questo provocano l’aumento dei prezzi o l’abbassamento della qualità delle merci a parità di prezzi?

    R. - Le famiglie sono molto caute negli acquisti e i prezzi sono un po’ il segnale di tutto questo. Io credo che non avremo grandi aumenti di prezzi per i beni a più elevata intensità di consumo. Se lei entra in un supermercato, di tutti i beni e di tutti i servizi, ne trova di tutte le qualità. Quello che potrebbe accadere è che, avendo meno disponibilità economiche, i consumatori si orientino verso la bassa qualità. Questo non è un bene! (mg)

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    Marcia dei bambini a Betlemme per chiedere la pace senza muri

    ◊   A Betlemme, la gioia per il Natale è scandita da celebrazioni, canti, preghiere e iniziative accomunate dalla speranza di un’autentica riconciliazione. Oggi, in particolare, si è tenuta la III edizione della Marcia dei “bambini senza frontiere per l'unità e la pace”, promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II. Sulla marcia si sofferma, al microfono di Amedeo Lomonaco, Charlie Abou Saada, direttore di Juthouruna Youth Forum, organizzazione con sede a Betlemme rivolta ai giovani cristiani e musulmani della Palestina:

    R. – Stamattina, nella città di Betlemme, che ha visto la nascita di Gesù Bambino, centinaia di bambini palestinesi, musulmani, cristiani sono venuti da tutte le parti della Palestina e hanno gridato a piena voce esprimendo prima di tutto a Dio, e poi alle autorità politiche, il desiderio di avere la pace e la giustizia in Terra Santa. E’ stato bello anche per noi di Betlemme vedere tutti questi bambini. Purtroppo, per la maggior parte di loro è stata la prima volta l'essersi recati a Betlemme. Qualcuno è venuto da Jenin, da Nablus, da Gerico, attraversando i posti di blocco, i check-point per venire a festeggiare questo Santo Natale a Betlemme.

    D. – Da segnalare, poi, che per questo periodo di Natale sono aperti per i cristiani tutti i check-point di Betlemme e Gerusalemme...

    R. – Sì, c’è una novità, un progresso, ma la difficoltà è ancora tanta. Vado a Gerusalemme, al Santo Sepolcro e nella città vecchia di Gerusalemme... ma poi quando torno a casa, torno in questa prigione, in questo muro che si chiama Betlemme.

    D. – Quale è la situazione della comunità cristiana di Betlemme?

    R. – Ci sono pellegrini e turisti. Noi ci sentiamo vivi e cerchiamo di lavorare. Quest’anno, abbiamo avuto veramente tanti pellegrini: abbiamo respirato e visto in questi giorni le nostre famiglie cristiane qui a Betlemme, al campo dei pastori, andare a spasso con i bimbi, per far vedere loro gli alberi di Natale. Quindi, da questo punto di vista, c’è più tranquillità, perché si lavora di più, ma dall’altra parte rimane l’occupazione israeliana: c’è sempre il muro che ci racchiude e le difficoltà sono tantissime. Chiediamo veramente l’intervento di Dio, prima di tutto.

    D. – Tra gli appuntamenti più attesi a Natale, sicuramente c’è la Messa di mezzanotte, che sarà presieduta a Betlemme dal patriarca latino, mons. Fouad Twal...

    R. – Sì, a mezzanotte. Sono ormai due settimane che si stanno preparando per questo grande evento. Sarà presente anche il nostro presidente palestinese, Mahmoud Abbas, Abu Mazen. Nel suo messaggio, sicuramente il patriarca Fouad Twal farà cenno alla pace, alla giustizia. Da sempre – questa è la nostra preghiera – chiediamo a Dio di darci il dono della pace, della giustizia. Ma i nostri giovani, i bambini si stanno rassegnando ed è questo il grosso problema. Dobbiamo aiutare questi giovani e questi bambini a non rassegnarsi.(ap)

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    Turchia: primo Natale dopo l’assassinio di mons. Padovese

    ◊   La comunità cattolica in Turchia, e in particolare del Vicariato apostolico di Anatolia, si appresta a vivere il primo Natale senza il suo vescovo, mons. Luigi Padovese, ucciso lo scorso 3 giugno dal suo autista. Ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco il religioso cappuccino, padre Domenico Bertogli, da 25 anni in Turchia e parroco di Antiochia:

    R. – E’ un Natale molto, molto triste perché, per esempio, qui ad Antiochia mons. Padovese veniva sempre, nella notte di Natale, a celebrare la Messa nella Grotta di San Pietro e quest’anno, purtroppo, non ci sarà. Ci sono soltanto io… sarà un Natale diverso, proprio nel ricordo di mons. Padovese, della sua disponibilità, della sua vicinanza alle persone nei momenti importanti.

    D. – Sarà un Natale molto particolare anche a Tarso, dove mons. Padovese aveva più volte chiesto che la chiesa-museo di San Paolo fosse adibita a luogo di culto permanente…

    R. – Sì, certamente è stato un momento anche molto importante, quando lo scorso ottobre è venuto il presidente della Repubblica federale tedesca, proprio a Tarso, dove ha partecipato a una celebrazione della Parola di Dio. L’aspetto importante e interessante è stato, che prima della celebrazione, il presidente si è incontrato con tutti i leader religiosi per essere personalmente informato della situazione: in quel momento, infatti, mancava proprio la persona che maggiormente si era data da fare affinché questa Chiesa potesse tornare ad essere adibita al culto. Mancava proprio mons. Luigi Padovese.

    D. – Seguendo le orme tracciate da mons. Padovese, come si può proseguire e continuare la sua missione?

    R. – Mons. Padovese era una persona squisita: era gentile, sorridente, sempre disponibile nei riguardi di tutti. Penso che il suo messaggio sia proprio questo: anche se viviamo nella diversità del credo, in definitiva siamo tutti uomini, siamo tutte persone. Essere vicino all’altro anche soltanto con un sorriso, con un’attenzione, penso sia questo il messaggio che ci ha lasciato e penso che dobbiamo continuare e che i cristiani della Turchia debbano tenerlo sempre presente. Vorrei infine augurare a voi tutti un buon Natale: che sia pieno di pace e che possiate guardare sempre in avanti. Il passato è passato, mentre il Signore ci invita a camminare in avanti, seguendolo senza paura. Perciò, ancora a tutti: buon Natale! (gf)

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    Le 12 buone notizie del 2010 di Amnesty International

    ◊   Prigionieri politici liberati, condanne a morte commutate, leggi liberticide cancellate, e tanto altro. Sono alcune delle buone notizie, 12, una per ogni mese, selezionate da Amnesty International per l’anno 2010. Un importante risultato per chi si impegna e ha a cuore la difesa dei diritti umani. Francesca Sabatinelli ha intervistato Christine Weiss, presidente di Amnesty Italia:

    R. – Ci sembra molto importante, come Amnesty International, di informare sulle buone notizie. Effettivamente, la nostra azione – che è concreta – porta a dei risultati ed è importante che questi risultati, alla fine dell’anno, vengano riassunti e vengano anche comunicati. Una grande notizia, sicuramente la più clamorosa di quest’anno, è la liberazione di Aung San Suu Kyi. Questa donna ha sempre lottato in maniera pacifica per la libertà democratica e per la libertà di parola. Ora Aung San Suu Kyi è libera; lei ha ricevuto il premio Nobel per la pace e noi continueremo a sostenerla. E’ stata una prigioniera di coscienza di Amnesty già nel 1990: quindi è veramente una persona a cui ci sentiamo molto legati.

    D. – Christine Weiss, quali sono le altre buone notizie e con quale criterio le avete selezionate?

    R. – Ci sono notizie di vario tipo. Direi che il criterio è proprio quello di far capire qual è tutto l’ambito dell’azione di Amnesty International. Per esempio, abbiamo fatto una grande campagna contro la violenza sulle donne e quest’anno c’è stato un risultato nella ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa contro la Tratta di esseri umani. Poi, conduciamo una grande campagna che si chiama “Io pretendo dignità”, che si occupa dei diritti economici e sociali. Per esempio, abbiamo fatto un’azione urgente contro gli sgomberi forzati nell Zimbabwe e siamo riusciti a bloccare uno sgombero forzato di un quartiere molto povero della capitale Harare. In particolare, vorrei citare una sentenza di un tribunale olandese che ha giudicato colpevole la multinazionale "Trafigura" per il trasporto di rifiuti tossici in Costa d’Avorio: è molto importante che venga riconosciuta anche la responsabilità delle aziende per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani e questa attività è uno dei settori più importanti della nostra campagna “Io pretendo dignità”.

    D. – Non possiamo non citare un altro grande fronte per Amnesty International: la lotta contro la pena di morte e i successi …

    R. – Possiamo dire che la lotta contro la pena di morte è uno dei successi di Amnesty negli ultimi decenni, perché la nostra azione contro la pena di morte ha portato, piano piano, un numero sempre maggiore di Paesi ad abbandonare questa pena crudele. Purtroppo, rimangono ancora alcuni Paesi che la applicano in maniera massiccia, come l’Iran, la Cina, l’Arabia Saudita … Su questo fronte continueremo la nostra battaglia, ma possiamo dire con certezza che qui la nostra azione ha dato buoni frutti perché sono veramente tantissimi i Paesi che hanno abbandonato questo tipo di pena. (gf)

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    Campagna di World Friends per le mamme e i bambini del Kenya

    ◊   Giornate conclusive per la campagna di World Friends “Nati nel posto giusto”, dedicata alla raccolta fondi e sensibilizzazione a favore delle mamme e dei bambini in Kenya. Il Neema Hospital è un centro sanitario polivalente costruito da World Friends a Nairobi, per dare assistenza gratuita alle popolazioni delle baraccopoli e garantire la formazione del personale medico e paramedico locale. Il dottor Gianfranco Morino è uno dei fondatori di World Friends e vive da anni a Nairobi. Lucas Dùran lo ha intervistato chiedendogli quale sia il significato e l’origine del nome Neema:

    R. – Neema è una parola swahili che vuol dire “grazia”, cioè la benedizione di Dio con il lavoro dell’uomo. E allora ripensandoci, al posto di Neema c’era un grande terreno di terra rossa, che l’arcidiocesi di Nairobi ha messo a disposizione di World Friends, per sviluppare un piccolo ospedale. E' arrivato il piccolo ospedale, il piccolo ospedale ha cominciato a funzionare nel 2009, con vari servizi diagnostici, con laboratori, ambulatori, un centro materno infantile e un pronto-soccorso. Abbiamo poi iniziato la costruzione di un centro maternità, che è stata conclusa: stanno ora arrivando le attrezzature e a febbraio verrà inaugurata.

    D. – Quante sono le persone coinvolte nell’attività del Neema Hospital di Nairobi?

    R. – Riporto soltanto qualche dato del 2010: sono stati coinvolti circa 170 mila abitanti di Nairobi in varie forme, sia come pazienti, sotto i progetti di World Friends, e sia come prevenzione, cura e follow-up dopo la terapia, ma anche nell’ambito della formazione, che rimane sempre uno degli obiettivi principali. Infatti uno dei riconoscimenti, che è già stato dato a Neema dal governo del Kenya, è proprio la licenza per fare formazione medica continua, sia per medici sia per infermieri; per cui ogni settimana abbiamo un corso, un seminario di aggiornamento per gli specializzandi e per i giovani. Tutto questo con l'obiettivo principale di frenare la fuga di professionisti dall'Africa.

    D. - Chi sono i beneficiari, come si può avere accesso alle cure del Neema Hospital?

    R. - L'Africa ha un problema gravissimo e non solo l'Africa, perchè un po' in tutto il mondo si sta ampliando la disuguaglianza sociale e ancor di più proprio nell'ambito relativo alla salute. Questo lo si vede soprattutto nelle grandi megalopoli e Nairobi ne è un esempio evidente tra le grandi città dell'Africa di come l'abisso tra il più povero e il più ricco si sta sempre più ampliando. Paradossalmente chi ha più bisogno di assistenza e di cure sanitarie, meno se le può permettere... Purtroppo, in tutti gli ospedali del Kenya la sanità si paga! C'è un servizio pubblico, ma non funziona e gli ospedali sono sempre a pagamento. Noi abbiamo una parte di pazienti che contribuisce e quindi i pazienti di una classe media - diciamo - beneficiano dei servizi di qualità del Neema, sia servizi diagnostici che di laboratorio e radiologici; ed una parte di pazienti invece a cui paghiamo i costi. I costi ci sono e quindi l'ospedale va sostenuto. Questi fanno parte dei programmi sul territorio, per cui gli operatori sociali individuano le famiglie più povere e queste famiglie possono così accedere ai servizi del Neema senza pagare: nessun paziente viene lasciato sul marciapiede - come avviene in altri ospedali - perché non si manda via nessun paziente, tanto più se è un'emergenza!(ap)

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    Chiesa e SocietÓ



    Natale in Pakistan: rinviate le manifestazioni dei cristiani per paura di scontri

    ◊   Il rispetto del Natale e del capodanno islamico spinge cattolici e protestanti pakistani a chiedere il rinvio delle manifestazioni contro la legge sulla blasfemia previste per domani e il 31 dicembre. Si temono, infatti, scontri e violenze da parte dei partiti islamici, che negli stessi giorni hanno organizzato uno sciopero generale per contrastare eventuali modifiche alla legge. Intanto - riferisce l'agenzia AsiaNews - nelle parrocchie del Paese i cattolici si preparano a celebrare il Natale. E questo, nonostante le continue minacce e il rischio di attacchi contro cristiani provocate dal caso di Asia Bibi. La proposta di rinviare le manifestazioni è emersa durante il forum dal titolo “Il Natale e lo stato dei cristiani in Pakistan” organizzato in questi giorni, a Lahore, dai vescovi cattolici e dai rappresentanti delle comunità protestanti. Samuel Azaria, presidente della Chiesa protestante pakistana ha affermato che la comunità cristiana esprime da sempre il suo rispetto per il mese di Muharram, primo mese del calendario islamico, e quest’anno ha fatto iniziare le celebrazioni natalizie a partire dal 16 dicembre. Azaria ha mostrato preoccupazione per le manifestazioni di domani e 31 dicembre, sottolineando il rischio di scontri che devono essere evitati in un periodo che invece occasione di felicità per tutti. Il possibile rinvio delle manifestazioni non ferma però gli appelli e le proposte per una modifica della legge sulla blasfemia. All’incontro vescovi e pastori hanno elaborato una revisione della legge che prevede la condanna degli accusatori in caso di innocenza dell’imputato. Mons. Andrew Francis, vescovo di Multan e responsabile della Commissione per il dialogo e l’ecumenismo ha affermato che “questo Natale arriva in un momento in cui il dibattito sulla legge anti-blasfemia sta causando seri problemi alla comunità cristiana. Il prelato ha sottolineato che in questi anni 180 cristiani accusati di blasfemia sono stati riconosciuti non colpevoli dai tribunali. Intanto, nonostante l’aumento delle minacce lanciate dagli estremisti islamici, i cristiani del Pakistan si preparano a celebrare il Natale. Con la sua larga maggioranza musulmana, la nascita di Gesù non è ufficialmente celebrata in Pakistan. Tuttavia, il 25 dicembre coincide con il compleanno di Ma Jinnah, fondatore del Pakistan. Le celebrazioni natalizie sono tollerate e in molte città e villaggi la notte della vigilia i cristiani organizzano processioni nelle strade addobbate a festa. (R.P.)

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    Iraq: la Chiesa invita a rispondere con la fede alle minacce di Al Qaeda ai cristiani

    ◊   “Le intimidazioni sono state pubblicate su un sito di Al Qaeda e sono indirizzate a tutti i cristiani, e non solo a quelli di Kirkuk, ai quali viene chiesto di non collaborare con gli americani, di liberare le due donne in Egitto e non difendere Tarek Aziz”. E’ lo stesso mons. Louis Sako a raccontare all'agenzia Sir delle minacce di Al Qaeda riferite dal giornale panarabo al-Hayat. “Non si tratta di minacce alla mia persona – puntualizza l’arcivescovo – ma rivolte a tutti i cristiani dell’Iraq. Queste potrebbero essere collegate al prossimo Natale nel quale abbiamo deciso di non celebrare la Messa di Mezzanotte e di non fare feste, in solidarietà e in lutto per i morti della strage terroristica della chiesa siro-cattolica di Baghdad”. Gli autori di quell’attacco, affiliati ad Al Qaeda, chiedevano il rilascio di due donne, secondo loro convertite all’Islam, spose di preti copti in Egitto. “La risposta alle minacce è quella che nonostante tutte le sofferenze nessun cristiano ha abbandonato la propria fede e questa è anche la nostra forza”. Dal canto suo il vicario episcopale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni ha commentato che “questa è la triste realtà in cui versano le nostre comunità cristiane. Festeggeremo comunque il Natale, - afferma il presule - evitando le veglie di Mezzanotte, e celebrando il 25 dicembre al mattino presto. Le autorità stanno intensificando le misure di sicurezza, passando nelle diverse chiese, per approntare le migliori protezioni per i luoghi ed i fedeli. Ai terroristi e a chi minaccia, rispondiamo con la pace e la fede come ci insegna il Papa nel suo ultimo messaggio per la Pace che suggerisco a tutti di meditare. Anche il Corano – conclude mons. Warduni - ha a cuore i valori della libertà, della tolleranza e del rispetto. Se mettiamo in pratica ciò che ci unisce la pace non sarà solo un miraggio ma una certezza”. (R.P.)

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    Accoglienza in Austria dei profughi cristiani dall'Iraq

    ◊   In Austria è stato avviato l’intervento umanitario per i cristiani in Iraq. Lo ha annunciato nei giorni scorsi il cardinale Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Vienna, riferendo di una conversazione telefonica con il Ministro degli Interni austriaco Maria Fekter, che ha informato il cardinale dell'accoglienza in Austria di profughi cristiani iracheni. Il cardinale – riferisce l’agenzia Sir - ha ribadito che "da parte della Chiesa esiste la disponibilità a provvedere ad un'accoglienza rapida e priva di lungaggini burocratiche dei cristiani iracheni nelle comunità parrocchiali". "Mi rallegro - ha aggiunto - per questa buona notizia datami dal ministro degli Interni, un segno prenatalizio della ricerca riuscita di un alloggio". I cristiani iracheni che verranno accolti sono soprattutto profughi che vivono attualmente in Giordania e in Siria in condizioni difficili. Come riferito dagli organizzatori dell'azione, si tratta di persone che non hanno alcuna possibilità reale di tornare nella loro patria, e la cui unica possibilità di sopravvivenza è data dall'emigrazione. La gran parte di loro è istruita e conosce altre lingue, oltre la propria. (L.Z.)

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    Indonesia: i cristiani di West Giava si rifiutano di annullare le celebrazioni natalizie

    ◊   I cattolici e i protestanti che vivono a West Giava, in Indonesia, si rifiutano di annullare le festività natalizie, come richiesto dalle autorità locali. “Celebreremo la messa di Natale nella nostra Chiesa, ha detto padre Bartholomeus Gatot Wotoseputro, parroco di San Giovanni Battista a Parung, Bogor, all’agenzia cattolica Ucanews. Il reggente di Bogor - riferisce l'agenzia Sir - aveva infatti scritto al parroco e ad altri preti chiedendoli di rinunciare alle celebrazioni, perché molti luoghi di culto sono stati chiusi dalle autorità località “in combutta con i manifestanti”. Il distretto di West Giava ha una lunga storia di intimidazioni e discriminazioni nei confronti dei cristiani: quest’anno il triduo pasquale è stato cancellato in seguito alle minacce degli estremisti; a padre Wotoseputro è stato negato il permessi di costruire una nuova chiesa, nonostante la sua parrocchia conti 3.000 fedeli. Renata Anggreny, dirigente di Chiesa cristiana in Indonesia (Gki) a Taman Yasmin, Bogor, ha detto che la messa di Natale sarà celebrata lo stesso nel marciapiede di fronte alla chiesa, sigillata dalle autorità nell’aprile 2010. Vi parteciperanno circa 400 fedeli, è stata chiesta perciò la protezione delle forze dell’ordine. La polizia indonesiana ha dispiegato sull’intero territorio nazionale 80.000 presenze, per consentire lo svolgimento delle celebrazioni natalizie. (R.P.)

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    India: giustizia per un cattolico dell'Orissa che torna padrone della sua terra presa dagli indù

    ◊   L’Alta corte dell’Orissa ha dichiarato illegale il tentativo di confisca del terreno di Rabindra Digal, un cattolico del villaggio di Kandhamal, da parte di un gruppo indù. L’uomo è stato dichiarato unico legittimo proprietario, comprovato anche dall’atto di proprietà – in suo possesso. In seguito alle terribili violenze che nell’agosto 2008 hanno colpito i cristiani dell’Orissa, alcuni funzionari governativi indù – istigati da gruppi radicali – hanno deciso di costruire un centro per la comunità proprio sul terreno di Rabindra. Pochi mesi fa - riferisce l'agenzia AsiaNews - gli abitanti del villaggio hanno iniziato a scavare per gettare le fondamenta, mentre il governo locale emetteva un ordine di sfratto per l’uomo, proprietario della terra da anni. Rabindra Digal ha così presentato ricorso presso l’Alta corte per contestare l’ordine di sfratto e la confisca. Padre Dikabar Parichha, che ha fornito assistenza legale a Rabindra, ha dichiarato che l’ordinanza del tribunale ha fatto tirare un respiro di sollievo al suo assistito. Secondo il sacerdote, molti cristiani come Rabindra sono stati tormentati da indù o funzionari di governo solo per la loro fede religiosa. E ha dichiarato: “Vogliamo giustizia per loro”. Non tutti i cristiani dell’Orissa avranno però la possibilità di passare il Natale nella loro casa. È il caso di undici famiglie, originarie del distretto di Phulbani, costrette a vivere da due anni nel cortile di un vecchio mercato tra le rovine di Udayagiri. Queste persone non possono tornare nei loro villaggi d’origine, perché minacciate dai vicini indù. Essi infatti sostengono che potranno accettare il loro ritorno solo se accetteranno di convertirsi all’induismo. Per provare a risolvere il problema, fratel Markose, un missionario monfortiano, ha incontrato ieri Krishen Kumar, district collector del villaggio di Kandhamal. Il missionario ha raccontato all'agenzia AsiaNews: “Il district collector mi ha chiesto di trasmettere le loro richieste a lui, dicendo che esse sarebbero state considerate in maniera favorevole a patto di liberare la piazza del mercato”. Così è stato, e tutte le famiglie hanno acconsentito a liberare la zona proprio nel giorno di Natale. Oggi Kumar ha incontrato di nuovo fratel Markose e gli undici capofamiglia, e ha assicurato loro che potranno festeggiare il Natale in tutta sicurezza. Il trasporto delle persone da Udayagiri a Phulbani sarà fornito dall'Ufficio dello sviluppo. (R.P.)

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    Il Gran Maestro del Santo Sepolcro auspica un Natale di solidarietà con i cristiani di Terra Santa

    ◊   Che questo Natale rappresenti una grande occasione per manifestare la propria solidarietà verso i successori dei pastori di Betlemme, i cristiani di Terra Santa. E’ l’auspicio – di cui riferisce l’agenzia Zenit - espresso dal cardinale John P. Foley, Gran Maestro dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, nella Messa d'investitura dei nuovi membri all’Ordine, il 18 dicembre scorso nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano. “In questi giorni prima di Natale, è facile ricordare – ha osservato il porporato statunitense - la Terra Santa. I nostri pensieri vanno facilmente a Betlemme e a Maria e Giuseppe che immaginiamo mentre vi si dirigono”, ha osservato il porporato statunitense “Abbiamo ascoltato tante volte le Scritture di questo periodo, che quasi riusciamo a vedere la stalla dove Gesù è nato, a sentire il canto degli angeli e a vedere i pastori in ginocchio davanti al Bambino Gesù. Ma quando pensate ai pastori di Betlemme, dovete pensare che le persone che noi aiutiamo in Terra Santa sono proprio i discendenti di quei pastori”, ha avvertito. “Noi aiutiamo i discendenti dei primi seguaci di Gesù Cristo – ed alcuni di loro sono certamente gli antenati dei pastori che hanno adorato il neonato Gesù”. Per questo motivo, il cardinale ha lanciato questa proposta per il Natale: “Spiritualmente, potete visitate quel luogo sacro, la stalla di Betlemme, e – insieme ai pastori – adorare il Bambin Gesù. Potete chiedere la pace nella Sua Terra Santa; la pace e il progresso nella santità per le Vostre vite; potete promettere di aiutare i cugini di Gesù, coloro che attualmente risiedono a Betlemme e in tutta la Terra Santa e che sono i discendenti dei primi seguaci di Gesù, i discendenti dei primi cristiani che hanno visto in Gesù Cristo, Emmanuele, Dio-con-noi”. (R.G.)

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    Il 26 gennaio manifestazione a Roma per la liberazione di Asia Bibi

    ◊   La società italiana scende in piazza per lanciare un messaggi odi solidarietà e vicinanza ad Asia Bibi: i parlamentari, il mondo cattolico, le altre comunità religiose, la società civile in Italia annunciano una manifestazione che si terrà a Roma il 26 gennaio 2011, dal titolo “L’Italia per Asia Bibi: libertà giustizia, diritti umani”. Come riferito all’agenzia Fides, gli organizzatori chiedono “libertà, salvezza e giustizia per Asia Bibi; abolizione o revisione della legge sulla blasfemia in Pakistan; rispetto dei diritti umani fondamentali”. Asia Bibi, cristiana 45enne e madre di cinque figli, è la prima donna condannata a morte per il reato di blasfemia in Pakistan. Asia passerà il suo secondo Natale nel carcere di Sheikhupura (nella provincia del Punjab), dove si trova da un anno e mezzo. Un Natale che, in Pakistan, si preannuncia agitato da manifestazioni di vario genere che potrebbero acuire la polarizzazione sociale e sfociare perfino in nuove violenze ai danni delle minoranze religiose. In tale contesto, in Italia “esponenti politici di tutti gli schieramenti, il mondo cattolico e altre comunità religiose, associazioni della società civile italiana intendono esprimere piena solidarietà ad Asia Bibi e alla sua famiglia, e sostenere quanti in Pakistan si stanno impegnando per cercare di sanare questa ingiustizia”. Gli organizzatori sostengono “la proposta di revisione della legge sulla blasfemia, già approdata in Parlamento, su iniziativa di Sherry Rehman, parlamentare musulmana del partito di governo e presidente del “Jinnah Institute”, e auspicano “il successo dei lavori della speciale Commissione, voluta dal presidente Zardari, che, sotto la guida del Ministro per le Minoranze Shabhaz Bhatti, elaborerà un progetto globale di revisione della discussa normativa”. La manifestazione del 26 gennaio 2011 intende “far giungere ad Asia Bibi e alla sua famiglia un messaggio di vicinanza e di solidarietà, ribadendo la richiesta di revoca della condanna e l’immediato rilascio della donna; rimarcare il pieno appoggio a tutte le diverse organizzazioni, cristiane e musulmane, che in Pakistan si stanno impegnando per la abolizione o la revisione della legge sulla blasfemia, per la legalità, per la difesa dei diritti umani; ribadire il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, sanciti dagli art. 18 e 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui il Pakistan è firmatario; chiedere una moratoria immediata di tutte le esecuzioni capitali nel Paese”. (R.P.)

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    Belgio: la Chiesa apre alla possibilità di indennizzi giusti alle vittime di abusi sessuali

    ◊   Mons. Andre'-Joseph Leonard, arcivescovo di Malines Bruxelles, ha prospettato la possibilità di un'indennizzo da parte della Chiesa alle vittime di religiosi pedofili. La dichiarazione del primate belga è stata raccolta ieri durante un'audizione alla Commissione sugli abusi sessuali del Parlamento di Bruxelles. La questione, ha precisato il presule, è ''molto complessa'' e spetta alle autorità civile “deliberare, conformemente al diritto e tenendo conto del bene comune, sulla pertinenza di un risarcimento imposto a un’istituzione i cui responsabili non sono personalmente coinvolti nei crimini". E’ quindi necessario – ha proseguito mons. Leonard – che tale decisione sia “tanto realistica quanto giusta”, unendo “senso autentico di solidarietà e comprensione accurata delle effettive responsabilità”. Perplessità e critiche tra alcuni deputati ha suscitato l’accostamento delle vittime degli abusi sessuali alle vittime di calamità naturali. ''La Chiesa cattolica potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società – ha detto mons. Leonard - a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c'è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali''. La Commissione parlamentare sugli abusi sessuali è stata creata dopo che nei mesi scorsi sono state raccolte le testimonianze di circa 500 persone che hanno denunciato di aver subito violenze, durante la loro gioventù, da parte di personale 'ecclesiastico'. (A cura di Roberta Gisotti)

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    Germania: rinnovamento della Chiesa dallo scandalo degli abusi

    ◊   "Non solo effetti negativi: secondo mons. Stephan Ackermann, vescovo di Treviri e incaricato della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) per l’esame dei casi di abusi sessuali, lo scandalo degli abusi in Germania - nonostante la drammaticità del fenomeno - ha avuto anche un effetto positivo sulla Chiesa tedesca. In un’intervista all'agenzia cattolica tedesca Kna ripresa dal Sir, mons. Ackermann ha affermato che "l'enorme pressione subita da noi vescovi per via dell'ondata di scandali, ha avuto un effetto positivo su di noi. Da allora, ho l'impressione che parliamo tra di noi in modo più aperto, tenendo conto delle differenze reciproche. La giornata di studi che si è svolta durante la plenaria autunnale è stata molto importante in questo senso. Vi è inoltre un'intensificazione del dialogo tra i vescovi: ma ovviamente siamo ancora all'inizio". Mons. Ackermann ha rilevato "un ampio spettro di pareri ma anche un autentico movimento di ricerca" tra i vescovi nel dialogo avviato con i rappresentanti del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk), che riunisce i laici cattolici della Germania. Sotto questo aspetto, il vescovo prevede che uno spunto importante possa giungere anche dalla visita apostolica del Papa in Germania nel settembre 2011: "Papa Benedetto è una persona disposta al dialogo e contemporaneamente una persona molto spirituale. Perciò mi aspetto molto da questa visita. Dovrà esserci molto di più che un forte senso di comunità, con migliaia di fedeli che percepiscono solo una potenza collettiva come comunità di fede. Questa visita deve avere soprattutto una dimensione spirituale". "E il Papa - ha concluso - è intellettualmente così straordinario e allo stesso tempo così sensibile, da avere la capacità di far sì che il discorso previsto al Bundestag diventi un evento spirituale". (L.Z.)

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    Austria: i commenti della Chiesa al 2010, "anno di crisi e di purificazione"

    ◊   Un anno di crisi che ha avviato un “processo di purificazione”: questo il giudizio di mons. Egon Kapellari, vescovo di Graz, sul 2010 per la Chiesa cattolica. In un’intervista pubblicata oggi dal settimanale cattolico austriaco “Die Furche” e ripresa dall'agenzia Sir, Kapellari ha parlato dello scandalo degli abusi e ha messo in guardia da un atteggiamento di “rassegnazione” o di “depressione” per il numero di abiure in Austria o in Germania. “Anche in una Chiesa più piccola, che abbia radici profonde in Dio, può nascere una nuova consapevolezza”, ha ammonito. Anche il cardinale Christoph Schönborn, intervistato ieri dall’agenzia di stampa Kathpress, ha osservato che il 2010 è stato un “anno orribile” e al contempo “un anno di grazia: forse proprio per via della crisi che ha colpito la Chiesa nel nostro Paese”. “La via del confronto con la verità è stata una sfida dolorosa”, ha detto il cardinale Schönborn auspicando una “maggior veridicità in tutta la società”. Per quanto riguarda le critiche della Chiesa ai tagli introdotti dal governo, il cardinale ha poi invitato ad “affrontare i problemi e non ad evitarli”. “Se da un lato devono essere spesi miliardi per salvare le banche e dall’altro non ci sono soldi per l’istruzione o per la famiglia – ha osservato il porporato - si pone la questione della congruità” dei provvedimenti governativi. (R.P.)

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    Cuba. Messaggio di Natale del cardinale Ortega: "dalla crisi dell'umanità riscoprire Cristo"

    ◊   Il cardinale cubano Jaime Ortega Alamino, arcivescovo dell'Avana, ha presentato nel suo messaggio di Natale la risposta alla grande crisi che sta attraversando non solo l'isola, ma tutta l'umanità: riscoprire Cristo. Secondo il porporato, ripreso dall'agenzia Zenit, “davanti ai nostri occhi appaiono due grandi crisi nel nostro mondo: una configurata dalla situazione economica, dalla miseria, dai cambiamenti climatici, che possono coinvolgere la vita animale, vegetale e quella dell'uomo. E' la crisi che potremmo definire materiale. Simultaneamente, c'è una crisi di altro ordine: quella dell'egoismo di uomini o popoli - afferma il porporato - incapaci di prendere le decisioni che possono salvare l'umanità, quella del freno delle spese e del lusso, senza curarsi della miseria di molti. E' una crisi dell'etica per la perdita di valori, per aver dimenticato o sfidato l'ordine naturale”; indica il pastore della capitale cubana. “E' una crisi della coscienza, è stata cancellata la linea divisoria tra il bene e il male. E' la crisi spirituale dell'umanità, che è di maggiore trascendenza rispetto alla crisi materiale, perché quest'ultima si produce per il crollo spirituale dell'uomo”. “Il tempo in cui si gestisce e cresce questa crisi spirituale coincide con la tappa della storia recente in cui si è cercato di eliminare Dio dall'orizzonte spirituale dell'uomo. E' il momento dell'ateismo di Stato o dell'ateismo laicista, è il tempo in cui il mondo cristiano ha invertito la priorità nell'ordinamento sociale, dimenticando il saggio legato evangelico di Gesù - 'Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta' - e ci si è dedicati al compito di cercare prima tutto il resto: abbondanza di beni materiali, potere economico e politico, denaro, successo, e si è relegato Dio al punto da cercare di escluderlo dalla vita di uomini e popoli”. Secondo il cardinale Ortega, “questa dimenticanza di Dio è alla base di questa grande crisi spirituale dell'uomo di oggi. Una parte sostanziale dell'umanità si è abituata a non credere, a non essere credente, e la mancanza di fede si estende a tutto il contesto umano: non si crede nella famiglia, non si crede nel bene comune, non si crede in un futuro migliore. Uomini e popoli diventano scettici, sono come prostrati di fronte al futuro e non hanno speranza. Di fronte alle cose che non vanno bene nel nostro mondo e tra noi”, confessa il porporato, “ho solo una proposta da farvi perché non siate trascinati dalla crisi spirituale che può invadervi: vi invito a fare come i pastori che hanno ascoltato la notte di Natale l'annuncio degli angeli: 'Non temete, in una stalla di Betlemme è nato per voi il Salvatore, il Messia, il Signore'. E si sono messi in cammino dicendo: 'Andiamo a vedere che cosa ha fatto il Signore per noi'. Mettetevi in cammino, andate da Gesù, guardatelo con fede nella sua povera culla di paglia. E' il Salvatore, colui che viene a salvarvi dal vuoto, dalla mancanza di interesse, dalla paura del futuro, dalla disperazione”, conclude il porporato. (R.P.)

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    Il cardinale O'Brien chiede al Governo britannico di vigilare sul referendum in Sudan

    ◊   Il cardinale Keith O'Brien esprime forte preoccupazione per possibili esplosioni di violenza nel Sud Sudan, in vista del referendum per l'indipendenza dal Nord, previsto per il 9 gennaio 2011. In una lettera aperta - riferisce l'agenzia Zenit - al ministro degli Esteri britannico, William Hague, il porporato britannico chiede al Governo di Londra di intervenire ad evitare possibili scontri. Riprendendo quanto sottolineato, il mese scorso in una dichiarazione, dai vescovi del Sudan, il cardinale O'Brien sollecita iniziative internazionali guidate dalle Nazioni Unite per assicurare che il referendum sia condotto in maniera adeguata e i suoi risultati siano realizzati in modo giusto e senza ritardi. Il porporato esorta quindi il Regno Unito a fare della soluzione del conflitto nel Sud Sudan una priorità. La dichiarazione episcopale avvertiva anche delle minacce nei confronti dei sudanesi del Sud che vivono nel Nord del Paese, preoccupazione rimarcata dal vescovo sudanese Edward Hiiboro Kussala durante il suo viaggio nel mese scorso in Gran Bretagna. Lo stesso presule, vescovo di Tombura-Yambo, nel Sud Sudan, ha denunciato possibili attacchi dei ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lra), gruppo ribelle di origine ugandese che agisce in un’area molto vasta, che spazia dal Sud Sudan al Sud-est della Repubblica Centrafricana, passando per il Nord-est della Repubblica democratica del Congo. Il referendum di gennaio è un elemento centrale dell'Accordo Comprensivo di Pace (Cpa) del 2005, firmato dal Governo di Khartoum di Omar al-Bashir e dai ribelli del Sudanese People’s Liberation Army/Movement (Spla/M). Il Cpa ha istituito un patto di condivisione di potere di 6 anni tra il Governo di Bashir e il Spla/M, al quale è stata conferita un'autorità semiautonoma nel Sud. (R.G.)

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    Tempo di Natale: il cardinale Bagnasco invita a non perdere la speranza

    ◊   Un invito a “non perdere la speranza”, “guardare di più la luce che è davanti a noi e non solamente le ombre”. Lo ha rivolto questa mattina l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nel tradizionale messaggio di Natale alla città e alla diocesi. “L’augurio del Natale - ha affermato - è l’augurio della gioia cristiana perché il cuore del Natale è l’incarnazione del Figlio di Dio”. La gioia cristiana “è la gioia che nasce dal sapere che ormai Dio si è fatto vicino a ogni uomo”. “La vicinanza d’amore - ha proseguito - si manifesta nel Natale nel segno dell’umiltà, nella Pasqua si manifesterà nel segno del sacrificio della vita”. Per questo il porporato ha augurato che “ogni famiglia, ogni persona, possa veramente godere e gioire di questa gioia cristiana”: una gioia che non cessa mai e “che convive con sacrifici, prove, difficoltà che sono nella vita di tutti e che in certi momenti della storia possono essere particolarmente pesanti”. L’arcivescovo - riferisce l'agenzia Sir - ha poi tracciato un bilancio sull’attuale crisi economica, vedendo “segni positivi che danno fiducia anche al mondo del lavoro e a tante persone che lavorano nelle nostre industrie, fabbriche, uffici”. Nonostante tali segnali, però, “ci sono anche situazioni ancora molto difficili, gravi e preoccupanti, e certamente la disoccupazione, o la non occupazione, è ancora molto diffusa”. “Le difficoltà delle famiglie e delle persone per arrivare alla fine del mese” rappresentano “una realtà vera e dolorosa”, ha riconosciuto l’arcivescovo di Genova nel messaggio natalizio alla città e alla diocesi. Per questo “l’augurio che chiediamo al Signore, che si è fatto vicino alla nostra povertà, è di non perdere mai la speranza”, auspicando “ulteriori passi avanti per il mondo del lavoro, dell’economia e della finanza”. Nello stesso tempo “la gioia del Signore vicino ci aiuta a portare le difficoltà e ad affrontarle con coraggio, con senso di fiducia, con speranza e determinazione” sia a livello “personale”, sia di “strutture politiche, amministrative, imprenditoriali”. Il cardinale Bagnasco si è quindi rivolto ai giovani che in questi giorni manifestano pubblicamente il proprio disagio, esortandoli a “non perdere mai la speranza” e invitandoli a “guardare le cose come sono” in realtà come “la scuola, l’università, il mondo del lavoro. Ci sono tante difficoltà come ci sono sempre state, perché nelle cose umane, lo sappiamo, la perfezione non esiste”. L’indicazione dell’arcivescovo va nella direzione dell’impegno affinché “le situazioni migliorino, senza però pregiudizi, ideologie”. È necessario, ha concluso, avere “molta fiducia nelle strutture pubbliche e sociali presenti”, anche se “sono sempre migliorabili”, ma serve “intelligenza e onestà”. (R.P.)

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    Milano: il cardinale Tettamanzi in visita natalizia ai bambini in difficoltà

    ◊   Il cardinale Tettamanzi vuole celebrare questo Natale con i più piccoli, i bambini. Ha iniziato con i figli delle madri detenute che scontano la loro pena nell’Istituto di custodia attenuata Icam, una struttura modello, prigione senza sbarre, dove 16 detenute vivono con i propri figli fino a 3 anni di età. Poi un doppio incontro sul fronte dei rom. Il cardinale Tettamanzi si è incontrato con il Comitato di quartiere che convive con il più grande campo regolare di Milano, quello di Triboniano. Ai residenti ha chiesto di contribuire a trovare insieme una soluzione che sia davvero rispettosa "dei diritti, delle esigenze e dei doveri di tutti”, spiegando che il suo desiderio è che Triboniano sia chiuso, per trovare una soluzione più umana per quelli che vi abitano. Una ragazza rom di 16 anni lo ha poi accolto in un campo devastato dalla neve e dalla pioggia di questi giorni. Annamaria ha raccontato all’arcivescovo di come viva dall’età di 3 anni in quel degrado; di voler continuare a studiare per diventare segretaria d’azienda, e di provare vergogna quando i suoi compagni le chiedono dove abita. Dopo aver recitato il Padre Nostro in italiano e in rumeno, il cardinale Tettamanzi ha detto della sua gioia di trovarsi insieme ai rom, ai quali ha comunicato il suo affetto. A tutti ha ricordato il dovere di una solidarietà attiva, richiamando la città a rendersi conto di questo problema, ringraziando poi tutti quelli che – nonostante le difficoltà - credono che sia possibile camminare insieme, superando le difficoltà. Ai bambini ha poi raccomandato di rispettare le regole e di osservare la legalità. La celebrazione del Natale con i più piccoli culminerà la mattina stessa del 25 dicembre con una visita alla Clinica Mangiagalli, dove ogni anno nascono 7 mila bambini. (Da Milano, Fabio Brenna)

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    Cina: si è spento mons. Jiang, per 25 anni ai lavori forzati

    ◊   Il 15 novembre scorso si è spento, all’età di 84 anni, mons. Paolo Jiang Taoran, vescovo emerito che aveva esercitato il ministero episcopale a Shijiazhuang, nella diocesi di Zhengding (provincia di Hebei, nella Cina Continentale). Ricoverato di recente in un ospedale di Shijiazhuang, è deceduto in seguito a complicazioni cardiache. Mons. Jiang era nato il 27 luglio 1926 nella contea di Qingyuan, nella diocesi di Baoding. Terminati gli studi di filosofia e di teologia a Pechino, era stato ordinato sacerdote nel 1953. Dopo aver svolto per qualche anno il ministero sacerdotale a Pechino e nel Hebei, dal 1957 era stato costretto a prestare la propria opera come lavoratore in un ospedale fino al 1966, quando era stato condannato a lavorare nei “laogai”. Nel 1982 era tornato al ministero pastorale e il 21 maggio 1989, consacrato vescovo senza il mandato pontificio. L’8 maggio 2008, Benedetto XVI, accogliendo la sua supplica, gli aveva concesso la piena comunione, senza dargli la giurisdizione canonica. I fedeli hanno notato che mons. Jiang ha compiuto alcuni gesti di disponibilità e di collaborazione nei confronti di mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo legittimo di Zhengding. Nella diocesi di Zhengding ci sono più di 150.000 cattolici, circa 100 sacerdoti, una sessantina di chiese e numerosi altri luoghi di culto, oltre 60 seminaristi, diverse congregazioni religiose e alcune opere sociali. (R.P.)

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    Il premio Pulitzer Steve Coll sollecita nuove politiche per i media Usa

    ◊   Nuove politiche per i media, li invoca Steve Coll, premio Pulitzer e presidente della New American Foundation, in una lunga lettera/articolo a Steven Waldman, della Federal Communications Commission, pubblicata dalla Columbia Journalism Revue e ripresa dal sito Lsdi (Libertà di stampa diritto all’informazione). Bisogna prendere atto – sottolinea Coll - che i giornali non sono più l’unico luogo deputato dove si fa giornalismo e che l’ipotesi di un intervento pubblico nel campo dell’informazione giornalistica non comporti automaticamente l’assegnazione di fondi federali in risposta a tali mutamenti; ci sono vari altri canali di intervento. È ammirabile che i giornalisti abbiano anticorpi potentissimi contro ogni minima iniziativa del governo che possa intaccare la libertà di stampa, ma è un peccato – scrive il premio Pulitzer - che la nostra professione sembri spesso incapace di affrontare seriamente le questioni delle politiche pubbliche relative ai media. Coll sottolinea la necessità che “Washington adotti nuove politiche e nuovi approcci, poiché il regime mediatico costituitosi nei decenni è oggi antiquato ed inadeguato’’. ’’In un mondo prossimo di canali infiniti, di sfide incredibile per la privacy e di una politica tanto frammentata quanto i media, gli Stati Uniti hanno bisogno di una piazza virtuale affidabile ed orientata al pubblico, che distingua i fatti dalla fiction, il dibattito onesto dalla manipolazione finanziata con cinismo’’. Tra l’altro, sottolinea Coll, i media statunitensi ricevono ben pochi fondi pubblici rispetto agli Paesi industrializzati. Gli Stati Uniti investono nei media pubblici 1,43 dollari pro-capite, contro, ad esempio, gli 87 dollari della Gran Bretagna. Ogni nuovo regime di finanziamento dovrebbe essere tarato in base all’effettiva produzione o meno di un giornalismo più serio, indipendente, diversificato e mentalmente aperto. (R.G.)

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    24 Ore nel Mondo



    Costa d’Avorio. Il nunzio: l'unica via è il dialogo

    ◊   In Costa d'Avorio, almeno 173 persone sono state uccise in pochi giorni: lo hanno affermato oggi le Nazioni Unite. “Tra il 16 ed il 21 dicembre, il personale per i diritti umani ha avuto informazioni di 173 uccisioni, 90 casi di tortura e maltrattamenti, 471 arresti e detenzioni e 24 casi di scomparse forzate o involontarie” ed ha ricevuto notizie di fosse comuni che non ha potuto però verificare, ha affermato oggi a Ginevra, la vice Alto commissario dell'Onu per i diritti umani Kyung-wha Kang in un intervento alla sessione straordinaria del Consiglio diritti umani sulla situazione in Costa d'avorio. Un progetto di risoluzione condanna le violazioni dei diritti umani e chiede il rispetto della volontà del popolo, accentuando quindi la pressione della comunità internazionale sul presidente della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo che rifiuta di lasciare il potere nonostante la sconfitta elettorale. Della situazione nel Paese ci parla, al microfono di Helene Destombes, il nunzio apostolico in Costa d’Avorio, mons. Ambrose Madtha:

    R. - Vorrei dire che la situazione è molto preoccupante per tutto il Paese a causa delle posizioni dure dei due leader che chiedono di essere eletti. Però, penso che attraverso il dialogo tra le due parti questa questione si possa risolvere. È importante che entrambe le parti facciano un compromesso e che comincino a dialogare.

    R. - Lei teme una nuova guerra civile nel Paese?

    R. – C’è questa preoccupazione perchè se entrambi non accettano la posizione degli altri, allora c’è purtroppo la possibilità di una guerra civile. Però io spero sempre che non succederà perchè qualsiasi guerra civile o qualsiasi conflitto non aiuterebbe nessuno. (bf)

    Minacce incrociate tra le due Coree
    Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha affermato oggi che l'esercito di Seul lancerà “un contrattacco spietato” in caso di nuovo attacco della Corea del Nord. Da parte di Pyongyang, risponde il ministro nordcoreano delle Forze Armate, Kim Yong-chun, per ribadire che la Corea del Nord è pronta alla "guerra santa" contro il Sud utilizzando il proprio deterrente nucleare. Il presidente sudcoreano Lee si è recato a visitare i reparti schierati sul confine fortificato tra i due Paesi, mentre poco lontano i militari conducevano massicce esercitazioni che hanno coinvolto l'artiglieria, i mezzi corazzati e l'aviazione. Si tratta della quarta tornata di esercitazioni dei militari sudcoreani - una delle quali tenuta insieme agli Usa - dal 23 novembre, quando quattro persone sono rimaste uccise in un bombardamento lanciato dalla Corea del Nord contro l’isola. Il bombardamento, avvenuto dopo l'affondamento della nave sudcoreana Cheonan, anch'esso attribuito alla Corea del Nord, ha radicalizzato l'opinione pubblica sudcoreana, spingendo il presidente ad indurire le sue posizioni verso il vicino. Gli osservatori ritengono improbabile una reazione nordcoreana nel prossimo futuro, ma le prospettive di pace sembrano lontane. La Corea del Nord, sostenuta dalla Cina e dalla Russia, propone ora una ripresa dei colloqui di pace interrotti da due anni. Gli Usa e il Giappone hanno invece affiancato la Corea del Sud nel chiedere a Pyongyang gesti distensivi “concreti” prima di tornare al tavolo dei negoziati.

    Il premier italiano annuncia "un sicuro allargamento della maggioranza"
    Slittamento del pagamento delle tasse in Abruzzo, compiacimento per la riforma dell'Università in via di approvazione definitiva al Senato e governabilità. Con questi temi il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha dato il via alla tradizionale conferenza stampa di fine anno a Roma. Ha assicurato che il governo sarà in grado di andare avanti, annunciando un sicuro allargamento della maggioranza con un cambiamento di nome del partito che però non sarà un ritorno a Forza Italia. Berlusconi ha detto che sarebbe irragionevole andare alle elezioni e ha spiegato di aver posto alla Lega il termine di gennaio. Ha definito invece ragionevole un tavolo con il terzo polo. Il premier italiano ha parlato di un’Italia mai così autorevole in politica estera e ha sottolineato che in Italia sono stati assicurati tutti gli stipendi ai dipendenti pubblici, cosa che non è successa in altri Paesi. Del presidente della Camera, Fini ha detto che deve essere super partes ma non lo è.

    Pacchi esplosivi ad ambasciate svizzera e cilena a Roma
    Un pacco esplosivo recapitato presso l'ambasciata svizzera a Roma ha provocato il ferimento di un addetto della sede diplomatica elvetica, che rischia di perdere la mano sinistra. L'uomo, che ha 53 anni, è ricoverato al Reparto di chirurgia generale del Policlinico Umberto I. E dopo qualche ora è giunta notizia del ferimento di un addetto dell'ambasciata cilena, anche lui colpito all'apertura del pacco esplosivo.

    In Irlanda, sostegni alla Allied Irish Banks: la stampa parla di nazionalizzazioni
    Il governo irlandese si prepara ad iniettare altri 3,7 miliardi di Euro nell'istituto "Allied Irish Banks", ed in sostanza a nazionalizzarlo. Lo scrive il "Financial Times", secondo cui in giornata il premier, Brian Lenihan, chiederà il permesso all'Alta Corte di Dublino di poter attingere dal Fondo Nazionale di Previdenza per prendere il controllo di Aib. Il titolo perde il 7,5% alla Borsa di Dublino.

    Si discute sull’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schenghen
    La presidenza ungherese di turno della Ue, che si insedia dal primo gennaio prossimo, appoggia l'ingresso di Romania e Bulgaria nell'area di libera circolazione Schenghen, ma dovrà vedersela con l'opposizione di Francia e Germania. La decisione infatti deve essere presa dal Consiglio Ue con l'unanimità dei 27 Stati membri. “L'area di Schenghen senza controlli ai confini rappresenta uno dei risultati più importanti della Ue per i suoi cittadini. La presidenza ungherese sosterrà l'ingresso di Romania e Bulgaria nell'area entro il primo semestre del 2011, se i due Paesi avranno rispettato i criteri richiesti”, si legge nel programma delle priorità del semestre ungherese. La questione dell'allargamento ad est dell'area di Schenghen sta creando polemiche a livello europeo, dopo la lettera con la quale Francia e Germania hanno informato la Commissione Ue e i partner della loro decisione di bloccare l'ingresso di Bulgaria e Romania, attesa per il prossimo marzo.

    Ancora nuove costruzioni di insediamenti israeliani in Cisgiordania
    Dalla fine della moratoria di 10 mesi, scaduta lo scorso settembre, Israele ha ripreso con un'intensità apparentemente senza precedenti, le costruzioni negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e ha approvato progetti che prevedono 13mila nuovi alloggi, secondo il movimento pacifista israeliano Peace Now. L'organizzazione afferma che i lavori per la costruzione di 1712 nuovi alloggi sono già cominciati negli scorsi tre mesi e in pratica in almeno una sessantina dei 130 insediamenti esistenti è visibile un'intensa attività edilizia. I dati di "Peace Now" sono stati giudicati credibili anche da esponenti dei circa 300 mila coloni in Cisgiordania (ai quali si aggiungono altri 200 mila a Gerusalemme est), come David Haivri, del Consiglio Regionale (degli insediamenti) della Samaria (nord Cisgiordania). “Le cifre di Peace Now - ha detto – sono credibili e il conteggio mi sembra logico. La differenza è che noi le giudichiamo positivamente e loro negativamente”. L'Ong israeliana nota che i progetti edilizi riguardano non solo insediamenti in prossimità di Israele, situati in aree che potrebbero divenire parte dello Stato ebraico nel caso di un per ora ipotetico accordo di pace con i palestinesi, ma anche colonie che si trovano in profondità nel territorio cisgiordano. Mark Reghev, portavoce del premier Benyamin Netanyahu, ha affermato che questo sviluppo edilizio “non avrà alcun effetto sui (futuri) confini di pace” da concordare con i palestinesi. La comunità internazionale considera illegali gli insediamenti ebraici nei Territori occupati o almeno un ostacolo agli sforzi per porre fine al conflitto israelo-palestinese.

    Attentato nel nord dell’Afghanistan: un poliziotto morto e 5 civili feriti
    Un poliziotto è morto oggi in seguito a un attentato suicida, che ha ferito anche cinque civili, a Kunduz, nel nord dell'Afghanistan. Lo ha dichiarato all'agenzia Afp un funzionario locale. Il capo della polizia della provincia, Abdul Rahman Sayedkhaili, ha detto che il kamikaze ha attivato la carica esplosiva che aveva indosso alle 8 (le 4,30 italiane) quando, nel centro di Kunduz City, è stato fermato per un controllo. Il nuovo attentato segue di quattro giorni quello rivendicato dai talebani contro un Centro di reclutamento dell'esercito afghano nel quale almeno due kamikaze sono entrati in azione causando la morte di quattro soldati e quattro agenti di polizia.

    Il Senato Usa ratifica il Trattato Start con la Russia
    “Il più significativo accordo sul disarmo degli ultimi anni”. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama dopo l’approvazione, da parte del Senato di Washington, del Trattato Start Usa-Russia. Il documento sulla riduzione degli arsenali nucleari è passato con un’ampia maggioranza, 71 senatori contro 26: una ratifica bipartisan, con 11 senatori repubblicani che si sono uniti ai democratici nel sostenere il nuovo Trattato. Il servizio di Giada Aquilino:

    L’accordo stabilisce un limite di 1.550 testate nucleari che scatterà entro sette anni dall’entrata in vigore del Trattato, stabilendo una diminuzione del 74% rispetto all'accordo Start del 1991 e del 30% rispetto al Trattato di Mosca del 2002. Il limite per i vettori è di 700 unità. L’intesa - siglata lo scorso aprile al Castello di Praga dal presidente statunitense Barack Obama e dal capo del Cremlino Dmitry Medvedev - avrà la durata di dieci anni e potrà poi essere ulteriormente estesa per un massimo di altri cinque. La Russia ha intanto fatto sapere che la Duma, la camera bassa del Parlamento, potrebbe ratificare il documento già domani. I vescovi degli Stati Uniti hanno salutato con soddisfazione la ratifica del Trattato da parte del Senato. Mons. Howard J. Hubbard, presidente della Commissione per la giustizia e la pace internazionale della Conferenza episcopale Usa (USCCB) e vescovo di Albany, ha enfatizzato l’importanza del voto bi-partisan, ricordando il sostegno da sempre dato dalla Santa Sede e dai vescovi locali agli sforzi per il disarmo e per la non proliferazione nucleare, un appoggio – ha detto – basato sulla “preoccupazione morale della Chiesa” per gli effetti “indiscriminati e sproporzionati” di queste armi. A tal proposito, nelle scorse settimane i presuli avevano già sottolineato i medesimi concetti in una lettera ai senatori per sollecitare la ratifica.

    L’ex dittatore argentino Videla condannato all’ergastolo
    L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, 85 anni, è stato condannato all'ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver fatto sequestrare, torturare e fucilare 31 detenuti politici che erano in balia regime in un carcere di Cordoba tra l'aprile e l'ottobre del 1976, cioè poco dopo il golpe da lui guidato il 24 marzo dello stesso anno. Nella sentenza è stato stabilito anche che l'ex generale venga “trasferito immediatamente” in un penitenziario civile. In uno storico processo, nel 1985 Videla era già stato condannato all'ergastolo insieme agli ex generali che si erano succeduti nelle Giunte militari che hanno governato l'Argentina fino al 1983. Cinque anni dopo, era però tornato in libertà in seguito all'indulto decretato dall'allora presidente Carlos Menem, beneficio che ha però perduto quando, nel 2005, la Corte suprema lo ha dichiarato incostituzionale. Da allora è stato accusato per vari reati di “lesa umanità” in diverse cause e quello di Cordoba è il primo processo contro di lui ad essersi concluso concluso. Con Videla è stato condannato all'ergastolo anche l'ex generale Luciano Benjamin Menendez, sebbene per lui è stata chiesta una visita medica per sapere se può essere trasferito in un carcere civile. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 357

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