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Sommario del 22/12/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all’udienza generale: prepararsi al Natale con gioia accogliendo Gesù in cuori più puri, non solo in case più belle
  • Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcune interpretazioni delle parole del Papa nel libro “Luce del mondo”
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Disarmo nucleare: nuovo Trattato Start tra Usa e Russia verso la definitiva approvazione
  • Marcia della pace di fine anno ad Ancona per sostenere la libertà religiosa
  • Perù: assolto il padre passionista Mario Bartolini, difensore degli indios e dell'Amazzonia
  • Il ricordo di Bearzot nelle parole di Bruno Pizzul, Dino Zoff e Giancarlo Antognoni
  • Greccio ricrea il presepe vivente di San Francesco
  • Chiesa e SocietÓ

  • India: timori di violenze anticristiane a Natale nello Stato dell’Orissa
  • Natale a Betlemme: drammatica la situazione dei cristiani. Dai souvenir bandita la croce
  • Iraq: cristiani nel mirino dei violenti. Massicce misure di sicurezza per le festività
  • In Iraq si è conclusa la seconda riunione dei vescovi caldei
  • Turchia: Natale nel Vicariato di Anatolia in ricordo di mons. Padovese
  • Belgio: audizione del cardinale Danneels alla Commissione sugli abusi
  • Usa: i vescovi sul no al Senato alla legge sulla cittadinanza ai figli dei clandestini
  • Argentina: i vescovi chiedono allo Stato di contrastare il diffondersi del gioco d'azzardo
  • Campagna di solidarietà per l’opera salesiana ad Haiti danneggiata dal sisma
  • Pena di morte: approvata dall'Onu la terza moratoria universale
  • Il Consiglio Ecumenico delle Chiese rende noto il suo messaggio di Natale
  • Messaggio natalizio di Bartolomeo I: " Diamo il pane quotidiano a chi è nel bisogno"
  • Francia: messaggio delle Chiese per i cristiani perseguitati
  • Gerusalemme: la visita del cardinale Kurt Koch alla Custodia di Terra Santa
  • 24 Ore nel Mondo

  • Nuova massiccia ondata di esercitazioni militari della Corea del Sud
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all’udienza generale: prepararsi al Natale con gioia accogliendo Gesù in cuori più puri, non solo in case più belle

    ◊   Accogliere Gesù Bambino con una coscienza rinnovata dalla scelta del bene, per toccare con mano la bontà di Dio. E’ l’auspicio che Benedetto XVI ha espresso durante l’udienza generale di questa mattina in Aula Paolo VI. Il Papa ha interamente dedicato la catechesi all’imminente festa del Natale, augurando che essa doni “calma e gioia”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    La “piccola luce” che illumina “la notte del mondo” e le luci sgargianti che inondano le strade in questo periodo. E’ la similitudine che da lungo tempo accompagna l’arrivo del Natale e che per il cristiano accende il momento di un esame di coscienza. Benedetto XVI lo ha messo in risalto in un passaggio della catechesi, quando ha invitato i cristiani a non farsi trovare “impreparati” dall’arrivo del Bambino di Betlemme, presi cioè soprattutto dal “rendere più bella e attraente la realtà esteriore”:

    “La cura che poniamo per rendere più splendenti le nostre strade e le nostre case ci spinga ancora di più a predisporre il nostro animo ad incontrare Colui che verrà a visitarci, che è la vera bellezza e la vera luce. Purifichiamo quindi la nostra coscienza e la nostra vita da ciò che è contrario a questa venuta: pensieri, parole, atteggiamenti e azioni, spronandoci a compiere il bene e a contribuire a realizzare in questo nostro mondo la pace e la giustizia per ogni uomo e a camminare così incontro al Signore”.

    Un’autentica preparazione al Natale si gioca tutta sull’attesa e sui sentimenti di gioia e di stupore che l’evento di duemila anni fa continua a portare con sé. Il Papa ha ricordato i protagonisti di allora – da Zaccaria a Elisabetta e specialmente Maria e Giuseppe – che trepidano per la “grande promessa” e insieme il “mistero di questa nascita”. Attesa di un mistero che avvolge e coinvolge i credenti del Terzo millennio cristiano:

    “Così, accanto all’attesa dei personaggi delle Sacre Scritture, trova spazio e significato, attraverso i secoli, anche la nostra attesa (…) Tutta l’esistenza umana, infatti, è animata da questo profondo sentimento, dal desiderio che quanto di più vero, di più bello e di più grande abbiamo intravisto e intuito con la mente ed il cuore, possa venirci incontro e davanti ai nostri occhi diventi concreto e ci risollevi”.

    Citando a più riprese Sant’Ireneo, che ebbe parole ispirate sull’Incarnazione di Cristo, Benedetto XVI ha ricordato fra l’altro che una delle idee centrali di questo antico padre della Chiesa era che il cristiano deve abituarsi “a percepire Dio”, il quale attraverso suo Figlio bambino “ci chiama alla somiglianza con Lui”:

    “Ci ricorda che noi dovremmo essere simili a Dio. E dobbiamo imitarlo (...) Con la sua venuta tra noi, Dio ci indica e ci assegna anche un compito: proprio quello di essere somiglianti a Lui e di tendere alla vera vita, di arrivare alla visione di Dio nel volto di Cristo (...) Il Verbo fatto bambino ci aiuta a comprendere il modo di agire di Dio, affinché siamo capaci di lasciarci sempre più trasformare dalla sua bontà e dalla sua infinita misericordia”.

    Dopo aver disegnato con la sua riflessione una sorta di presepe dell’anima, il Papa si è soffermato sulla bellezza dei presepi che per una secolare consuetudine abbelliscono le feste del Natale:

    “Mi rallegro perché rimane viva e, anzi, si riscopre la tradizione di preparare il presepe nelle case, nei posti di lavoro, nei luoghi di ritrovo. Questa genuina testimonianza di fede cristiana possa offrire anche oggi per tutti gli uomini di buona volontà una suggestiva icona dell’amore infinito del Padre verso noi tutti. I cuori dei bambini e degli adulti possano ancora sorprendersi di fronte ad essa”.

    (suono zampogne)

    Prima di suggellare l’udienza generale con il suono degli zampognari molisani di Bojano, che hanno accennato alcune melodie natalizie in Aula Paolo VI, Benedetto XVI aveva concluso la catechesi con questo augurio:

    “In mezzo all’attività frenetica dei nostri giorni, questo tempo ci doni un po’ di calma e di gioia e ci faccia toccare con mano la bontà del nostro Dio, che si fa Bambino per salvarci e dare nuovo coraggio e nuova luce al nostro cammino. E’ questo il mio augurio per un santo e felice Natale: lo rivolgo con affetto a voi qui presenti, ai vostri familiari, in particolare ai malati e ai sofferenti, come pure alle vostre comunità e a quanti vi sono cari”.

    (applausi - suono zampogne)

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    Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcune interpretazioni delle parole del Papa nel libro “Luce del mondo”

    ◊   Le parole di Benedetto XVI riguardo ad alcune questioni di morale sessuale contenute nel libro-intervista di Peter Seewald “Luce del Mondo”, “non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa”: lo ribadisce una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicata ieri pomeriggio. Ce ne parla Sergio Centofanti:

    La nota parla di “interpretazioni non corrette, che hanno generato confusione sulla posizione della Chiesa cattolica riguardo ad alcune questioni di morale sessuale”. “Il pensiero del Papa – si afferma - non di rado è stato strumentalizzato” laddove invece intendeva “ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa”. Talora è stato presentato come se fosse “in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione, come se si trattasse di una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids. In realtà – viene precisato - le parole del Papa, che accennano in particolare ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione (cfr. Luce del mondo, prima ristampa, novembre 2010, pp. 170-171), non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa”.

    La nota ribadisce quanto affermato da Paolo VI nell’Humanae Vitae. “L’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero. A questo riguardo il Papa propone invece vie umanamente e eticamente percorribili, per le quali i pastori sono chiamati a fare ‘di più e meglio’ (Luce del mondo, p. 206), quelle cioè che rispettano integralmente il nesso inscindibile di significato unitivo e procreativo in ogni atto coniugale, mediante l’eventuale ricorso ai metodi di regolazione naturale della fecondità in vista di una procreazione responsabile”. La nota precisa inoltre che il Papa, in realtà, non si riferiva, nella pagina in questione, né alla morale coniugale e nemmeno alla contraccezione, ma “al caso completamente diverso della prostituzione, comportamento che la morale cristiana da sempre ha considerato gravemente immorale”.

    Nell’intervista il Papa ribadisce, inoltre, che i profilattici non costituiscono “la soluzione autentica e morale” del problema dell’Aids e che “concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità”, perché “non si vuole affrontare lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia. È innegabile peraltro – prosegue la nota - che chi ricorre al profilattico per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato”. In questo senso Benedetto XVI rileva che il ricorso al profilattico “nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana”. Anche queste parole sono state interpretate da alcuni in modo non corretto ricorrendo alla teoria del cosiddetto “male minore”. Il Papa, infatti, “non ha detto che la prostituzione col ricorso al profilattico possa essere lecitamente scelta come male minore”, come alcuni hanno sostenuto. Ma se qualcuno pratica la prostituzione essendo infetto dall’Hiv e “si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri, anche se la malizia della prostituzione rimane in tutta la sua gravità. Tali valutazioni – conclude la nota - sono in linea con quanto la tradizione teologico-morale della Chiesa ha sostenuto anche in passato”.

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    Nomine

    ◊   Benedetto XVI ha nominato vescovo di Joacaba (Brasile) mons. Mário Marquez, finora vescovo titolare di Nasai ed ausiliare di Vitória. Mons. Mário Marquez è nato il 23 novembre 1952 a Luzerna, nella diocesi di Joaçaba, Stato di Santa Catarina. Entrato nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, ha emesso la sua prima professione il 22 febbraio 1976 e quella perpetua il 6 ottobre 1979. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 22 novembre 1980. Come religioso appartenente alla Provincia Cappuccina di Paraná e Santa Catarina ha svolto gli incarichi seguenti: parroco della Parrocchia São Pedro a Rancho Alegre e della Parrocchia di Nossa Senhora Aparecida a Uraí (1980 - 1982); cappellano militare della Forza Aerea, cappellano della Base Aerea di Curitiba (1983 - 1984); vicario delle Parrocchie di Nossa Senhora das Mercês e di Nossa Senhora da Luz a Curitiba (1992-– 1993); cappellano del II Comando Aereo Regionale di Recife (1994 - 1996); parroco della Cattedrale Rainha da Paz dell’Ordinariato Militare del Brasile, a Brasília (1996 - 2006). Il 31 maggio 2006 è stato nominato vescovo titolare di Nasai ed ausiliare dell’arcidiocesi di Vitória, nello Stato di Espírito Santo. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 6 agosto dello stesso anno.

    Il Papa ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di Porto Alegre (Brasile) padre Agenor Girardi, finora parroco della Parrocchia São José nella diocesi di Palmas-Francisco Beltrão, assegnandogli la sede titolare vescovile di Fornos maggiore. Padre Agenor Girardi è nato il 2 febbraio 1952 nella città di Orleans, nello Stato di Santa Catarina, nella diocesi di Tubarão. Ha emesso la professione religiosa nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore il 1° febbraio 1982 ed è stato ordinato sacerdote il 5 settembre successivo.

    Il Santo Padre ha nominato ausiliare dell’arcidiocesi di São Luís do Maranhão (Brasile) padre José Carlos Chacorowski, finora direttore delle Figlie della Carità della Provincia di Amazzonia, nell’arcidiocesi di Belém do Pará, assegnandogli la sede titolare vescovile di Case nere. Padre José Carlos Chacorowski è nato il 26 dicembre 1956 a Curitiba, Stato di Paraná. Il 15 gennaio 1977 ha fatto l’ingresso nella Congregazione della Missione (Lazzaristi), nella quale ha emesso i voti religiosi il 16 aprile 1980. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdote il 2 luglio 1980, dal Papa Giovanni Paolo II, a Rio de Janeiro.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Lasciamoci sorprendere da un Bambino: all’udienza generale il Papa parla del mistero del Natale.

    In prima pagina, un fondo di Ettore Gotti Tedeschi sull’aiuto reciproco fra Europa e Africa contro la crisi.

    Se conosciamo noi stessi possiamo confrontarci con gli altri: in cultura, il cardinale Jean-Louis Tauran su fede, ragione e dialogo interreligioso (in occasione del dottorato honoris causa conferitogli dall’Institut Catholique di Parigi).

    Inattuale e quindi necessario: l’introduzione di Adriano Dell’Asta al libro di Ljudmila Saraskina “Solzenicyn”.

    Se la carità nascosta è una colpa: “La croix” su Pio XII e la Shoah.

    Tra le pagine del Medio Evo che nessuno legge: Silvia Guidi intervista il filologo Francesco Stella.

    Mai sottovalutare il lettore: Umberto Eco e il “Copiaincolla”.

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    Oggi in Primo Piano



    Disarmo nucleare: nuovo Trattato Start tra Usa e Russia verso la definitiva approvazione

    ◊   Il nuovo trattato Start tra Stati Uniti e Russia sul disarmo nucleare in via di approvazione definitiva. Il Senato di Washington ha votato a favore della procedura che regola l’odierna approvazione finale. Entro breve si attende la ratifica anche da parte di Mosca. Sul significato del nuovo Trattato Start, Giancarlo La Vella ha intervistato Maurizio Simoncelli, esperto di nucleare di Archivio Disarmo:

    R. - Questo Trattato in realtà non è un trattato di vero e proprio disarmo, per cui vengono distrutti determinati sistemi d’arma, ma pone un tetto a certi tipi di sistemi d’arma: è più un Trattato di controllo degli armamenti. L’elemento importante è che i due governi non hanno mai firmato trattati in questo senso: quelli che esistono precedentemente sono con la vecchia Unione Sovietica. L’elemento importante ed innovativo è soprattutto l’aspetto politico, che indica quindi un clima nuovo di relazioni che si stanno stabilendo tra questi due giganti della scena politica internazionale.

    D. - Secondo lei, vista la proliferazione o minacciata proliferazione del nucleare nel mondo, occorrerebbe che ci fosse un trattato che coinvolgesse tutti i Paesi che dispongono dell’arma nucleare?

    R. - Questo sarebbe estremamente utile, ma ricordiamo anche che diversi Paesi hanno già firmato un Trattato internazionale, il Trattato di non proliferazione, che ormai ha più di 40 anni di vita e che - bene o male - è riuscito a funzionare abbastanza bene, è riuscito a tenere sotto controllo la proliferazione: da 80 mila testate siamo arrivati a circa la metà, tra quelle dislocate e quelle negli arsenali. Alcuni Paesi hanno rinunciato a dotarsi di armi nucleari, ma altri Paesi, nel frattempo, si sono dotati di queste armi nucleari: pensiamo ad Israele, pensiamo al Pakistan, pensiamo all’India e alla Corea del Nord. Quindi sarebbe estremamente opportuno che ci fosse un’adesione del genere, tanto più che il quadro si va, per certi versi, facendo più cupo per l’azione che sta svolgendo l’Iran nell’ambito proprio del nucleare stesso.

    D. - Stati Uniti e Russia, con questo nuovo Trattato, rimangono comunque i Paesi che detengono il monopolio delle armi non convenzionali?

    R. - Sicuramente sono quelli che ne hanno di più: stiamo parlando dell’ordine di circa 4.500 testate per la Russia - se ben ricordo - e di circa un migliaio per gli Stati Uniti e parliamo di testate pronte all’uso, operative. Il grande problema è che in realtà anche soltanto 300 testate sono già un bell’arsenale, in grado di causare danni significativi a livello internazionale, tanto più che l’arma nucleare - vorrei anche ricordare - è un’arma destinata a colpire dei centri urbani, delle città: quindi lanciare, per ipotesi, 80 testate nucleari su 80 città può voler dire avviare veramente una catastrofe a livello internazionale estremamente significativa! (mg)

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    Marcia della pace di fine anno ad Ancona per sostenere la libertà religiosa

    ◊   “Libertà religiosa, via per la pace”. E’ con il tema scelto da Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale per la Pace del 2011, che darà il via alla 43esima edizione della marcia per la pace del 31 dicembre. Promossa dalla Conferenza episcopale italiana, Pax Cristi e Caritas, l’iniziativa – che si celebra dal 1968 – si terrà quest’anno ad Ancona, città che ospiterà, a settembre, il prossimo Congresso eucaristico nazionale. Oggi, a Roma, la conferenza stampa di presentazione dell’evento. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

    R. – La marcia, ormai, ha tanti, tanti decenni; però, ogni anno dentro c’è una foglia in più, di questo meraviglioso albero della libertà religiosa: c’è il cuore dell’uomo, e l’uomo senza cuore perde il cielo, perde la sua identità, e alla fine non trova gli strumenti per la pace. Quindi, non è soltanto ciò che fai, ma è anche ciò che ti alleni ad essere e quello – in fondo – è l’appello che il Papa fa: che l’umanità si alleni, si abitui a dialogare con se stessa, con il cielo e con i fratelli, in relazioni sempre nuove, sempre fresche. Questo è il messaggio – bellissimo e straordinario – che il Papa ci rivolge.

    D. – Nel messaggio, il Papa sottolinea il difficile momento, per quanto riguarda le persecuzioni dei cristiani nel mondo. Questa marcia vuole camminare su questa linea?

    R. – E’ soprattutto un duplice aspetto: nelle nazioni dove la libertà è violata, è presenza e solidarietà, è attenzione e a tratti anche denuncia, forte, chiara, rispettosa ma molto ferma. Dall’altra, però, in Occidente, dove la libertà non è così violata ma è talvolta ironizzata, è un appello ai credenti perché siano tenaci, perché siano forti, perché siano soprattutto liberi dentro, cioè capaci di testimoniare con chiarezza e con autenticità i valori del cielo.

    D. – E questo avviene anche grazie ad una Chiesa che si mette in cammino, prossima alla gente …

    R. – Sì, perché anche in Italia c’è un sottile gioco di ostilità, talvolta di tendenze che vogliono sminuire il valore della ricerca religiosa. Quindi noi ad Ancona, proprio ad Ancona, località del prossimo Congresso eucaristico, chiederemo di darci il coraggio di una fede sorridente, vera che guarda il cielo ma che guarda anche la terra, che sa abbracciare l’uomo, che sa incontrare ogni uomo che cerca Dio, l’uomo che cerca se stesso, che cerca la verità e la vita.

    D. – Questa marcia vuole anche dare un segnale forte ad un’Italia che in questo momento vive momenti di difficoltà su più fronti …

    R. – Certamente, specialmente nel mondo giovanile. I giovani cercano la verità, la loro identità e la trovano anche attraverso il cammino religioso. Quello che noi chiediamo è che ci sia reale ascolto delle loro fatiche, dei loro drammi, delle loro lacrime.

    D. – Qual è, dunque, il suo auspicio?

    R. – Il mio auspicio è che ci sia rispetto delle ricerche. Io immagino così: che il Papa parli a tre realtà. Al cuore dell’uomo, alla famiglia e alla società. Al cuore dice: cercate sempre il cielo; alla famiglia dice: educate al pluralismo; alla società: non abbiate paura di chi è diverso da voi a livello religioso.

    D. – Quanto è importante, però, l’identità, per potere avere un vero dialogo, un autentico dialogo?

    R. – L’identità nasce da un cuore che cerca Dio, che cerca il cielo; da una famiglia che ti abitua e ti testimonia, e dal fatto che tu sorridi anche al cospetto di chi la pensi diversamente da te e dal fatto che tu sappia dare – come dice il Papa, lo cita il testo – risposte autentiche, senza paura, a chi ti chiede ragione della speranza che è in te. (gf)

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    Perù: assolto il padre passionista Mario Bartolini, difensore degli indios e dell'Amazzonia

    ◊   Il missionario passionista, padre Mario Bartolini, e il direttore di “Radio Oriente”, il giornalista Geovanni Acate, sono stati assolti dal Tribunale peruviano di Yurimaguas, provincia di Alto Amazonas. Erano accusati di aver incitato la popolazione indigena alla ribellione contro lo Stato durante le proteste, lo scorso anno, delle comunità amazzoniche che rivendicano i propri diritti. Si tratta di una sentenza di assoluzione che ben si colloca in questo spirito natalizio, come sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco il superiore generale dei Passionisti, padre Ottaviano d’Egidio:

    R. – Questa assoluzione è un segno di nuova nascita e il Natale fa da cornice a questa sentenza. E’ liberatoria sia per la Congregazione passionista che per il popolo e per i vescovi della zona, che hanno molto collaborato e sono stati molto vicini a padre Mario e alla gente del posto. Quindi, questa è una grande gioia.

    D. – Dopo questa assoluzione, cosa può cambiare per l’Amazzonia?

    R. – Il popolo dell'Amazzonia attendeva questa assoluzione perché la situazione è stata molto precaria e molto difficile, con alcune multinazionali che hanno invaso i territori. E la cosa è stata molto pesante anche per i piccoli contadini, ai quali padre Bartolini ha dato il proprio appoggio. Ora finalmente, con la sentenza, c’è stata un’assoluzione importante, perché dà un indirizzo. Certo le cose sono sempre complicate, perché lo Stato ha fatto dei contratti con multinazionali importanti. Non so quindi quanto possa influire sul cambio di politica. Questa testimonianza di padre Bartolini, insieme con il popolo e i suoi parrocchiani, è una barriera per la conservazione di questo patrimonio, che è l’Amazzonia.

    D. – C’è da dire però che, a questa sentenza assolutoria, si contrappone anche la condanna per quattro persone, che secondo l’accusa si sono unite alle proteste...

    R. – Quattro persone sono state condannate a quattro anni di detenzione e a pagare una sanzione pecuniaria come riparazione ai danni che loro hanno causato. Questa è stata l’accusa, ma bisogna vedere se ci sono motivazioni politiche oppure se si voleva dare un segnale.

    D. – Una testimonianza, una missione quella di padre Mario Bartolini, che continuerà al fianco di questo popolo dell’Amazzonia...

    R. – Certamente! Lui è determinato, è deciso, e sono oltre 30 anni che è lì con loro: ormai è parte della famiglia, è parte del popolo, e si sente radicato all’Amazzonia. (ap)

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    Il ricordo di Bearzot nelle parole di Bruno Pizzul, Dino Zoff e Giancarlo Antognoni

    ◊   Un grande protagonista del calcio italiano, esempio anche di umanità, lealtà e sincerità. E’ l’ex mister della nazionale italiana di calcio Enzo Bearzot, morto ieri mattina a Milano all’età di 83 anni. Il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano lo ha ricordato come “indimenticato commissario tecnico della nazionale italiana, e come grande amico di Sandro Pertini”. La data dei funerali, che si terranno in forma privata, non è stata ancora decisa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    Madrid, 11 luglio 1982: l’Italia allenata da Enzo Bearzot vince i Mondiali di calcio. A questa partita è legato il momento più esaltante della carriera sportiva dell’allenatore friulano. Un uomo che, oltre a importanti traguardi nel calcio, si è sempre distinto, sin dai tempi del liceo dai gesuiti, per onestà e cultura come sottolinea il telecronista sportivo Bruno Pizzul:

    “Conoscendolo bene, si intuiva che era un uomo di profonda cultura personale e di valori etici ed umani veramente notevoli. Un personaggio di singolare spessore, sapeva essere personaggio di primissimo livello, ma senza mai atteggiarsi a tale; un uomo di grandi valori anche religiosi, con una religiosità manifestata alla sua maniera, non sbandierata, molto intima, ma vissuta e profonda”.

    Una celebre partita, non di calcio ma a carte, scolpita nei ricordi di molti italiani, è quella giocata a bordo dell’aereo che riportava in patria la Nazionale campione del mondo. Una partita tra Enzo Bearzot, il capo di Stato italiano Sandro Pertini e i giocatori Franco Causio e Dino Zoff, che sottolinea anche come le vittorie più belle siano quelle accompagnate da rispetto e amicizia. Il ricordo di Enzo Bearzot nelle parole di Dino Zoff:

    “Eravamo legati da amicizia e da stima. Era una persona straordinaria sotto tutti gli aspetti e quindi - almeno a me - ha dato un’impronta di serietà. Una persona sempre alla ricerca del giusto. Aveva frequentato il classico e quindi era una persona di una certa cultura e questo gli apriva la mente e gli faceva dare a tutti la stessa importanza, piccoli e grandi. Un comportamento da persona seria...”.

    Parole alle quali fanno eco anche quelle di Giancarlo Antognoni, uno dei giocatori che Enzo Bearzot ha allenato per diversi anni:

    “Un uomo che ha dato molto al calcio italiano, sia come allenatore che come persona. Una persona, forse, di altri tempi … Non chiuso come poteva sembrare, ma anzi molto eloquente, con cui poter parlare tranquillamente. Il rapporto con noi non era solo quello da allenatore a giocatore, ma soprattutto da amico … Credeva molto nel rapporto umano e più che in campo fuori dal campo. Dava quella tranquillità che altri non ti danno. Perdiamo una persona importante…”.(mg)

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    Greccio ricrea il presepe vivente di San Francesco

    ◊   Il presepe è un modo per avvicinare l’uomo alla realtà del dono di Dio. Così in sintesi padre Giulio Calcagna, parroco di Greccio, paese scelto da San Francesco per realizzare il primo presepe del mondo. Il poverello d’Assisi, infatti, con l’aiuto del nobile signore ed amico, Giovanni Velita, nella notte di Natale del 1223 rappresentò con personaggi viventi la Natività. E da circa trent’anni Greccio ricorda con una rievocazione storica questa rappresentazione che fu la madre di tutti i presepi. Massimiliano Menichetti:

    (musica)

    Il vento tra i boschi di querce ed elci, che nascondono la pietra plasmata dall’uomo, edificata su speroni di roccia. E’ questa l’immagine del paese di Greccio, arroccato sul monte Lacerone che si svela oggi al viandante: la stessa che vide San Fancesco, quando arrivò qui per la prima volta nel 1209. Il piccolo e semplice paese reatino, a 705 metri sul livello del mare, affascinò il poverello di Assisi che, dopo il viaggio in Palestina, portò la realtà del Dio fattosi uomo da Betlemme a Greccio, rappresentando per la prima volta la venuta al mondo di Gesù. Nacque così il primo presepe della storia, era il 1223. Padre Giulio Calcagna, parroco di Greccio:

    “San Francesco era andato a visitare i luoghi dove Gesù era nato e vissuto ed era stato particolarmente impressionato dalla povertà di Betlemme. Nell’avvicinarsi del Natale, chiese ad un amico di Greccio, Giovanni Velita, di preparare un po’ tutto quello che serve per rappresentare la nascita di Gesù, come fosse Betlemme. Perché San Francesco voleva vedere 'con gli occhi della sua carne' - come dice il suo biografo Tommaso da Celano - e voleva celebrare anche la Messa. Voleva far capire agli uomini del suo tempo così come a noi oggi, che il nostro Salvatore non è nato soltanto 20 secoli fa a Betlemme, ma continua a nascere e ad incarnarsi sui nostri altari, ogni volta che si celebra la Santa Messa”.

    (musica)

    Oggi, Greccio, per ricordare ciò che accadde la sera del 1223, dà vita alla rappresentazione storico-teatrale del primo presepe al mondo. Ancora padre Giulio:

    “Non è un presepe vivente del tipo tradizionale - con Giuseppe, la Madonna, il bambinello e i pastori - come viene realizzato in tante altre parti di Italia. Si tratta di una rievocazione storica come fece San Francesco per la realizzazione del Presepe di Greccio: c’è Giovanni Velita, l’amico di San Francesco; ci sono i frati e la gente che parte dalla pianura di Rieti e sale con le torce accese verso la montagna… e poi c’è la Messa”.

    (musica)

    Oggi, Greccio conta 1.500 abitanti, circa 60 quelli impegnati a dar vita alle sei rievocazioni storiche: la prima il 24 dicembre e l’ultima l’8 gennaio.

    (musica)

    La rievocazione di Greccio, che impegna così tante persone, non è però un’occasione pensata per il turista, ma un ponte verso la testimonianza di amore di San Francesco per Cristo, che con la sua nascita diede senso alla storia. Ancora padre Giulio:

    “Il presepio ti aiuta a pensare che il Signore è nato in mezzo a noi, è nato come uomo. Il presepio è motivo, è un’occasione per pensare a questo grande avvenimento. Io vorrei augurare a tutti quanti noi, proprio in occasione del Santo Natale, e guardando proprio ai tanti presepi che facciamo nelle nostre case, di sapere e credere che Lui è venuto per noi, per il nostro amore”. (mg)

    (musica)

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    Chiesa e SocietÓ



    India: timori di violenze anticristiane a Natale nello Stato dell’Orissa

    ◊   Il movimento radicale indù, il Kui Samaj, ha annunciato per il giorno di Natale un raduno nel distretto del Kandahamal, nello Stato dell’Orissa, già teatro di tragiche violenze anticristiane. La notizia ha provocato il panico fra i cristiani della regione, mentre il governo non sembra dare assicurazioni sufficienti ad alleviare le paure. “Siamo spaventati. Per favore, fate qualche cosa”, ha implorato Kartika Nayak, giovane cristiano del villaggio di Barkhama, testimone – riferisce l’agenzia Asianews - delle violenze anti-cristiane del dicembre 2007, accusato lui stesso di aver ucciso Khageswar Mallick, tribale indù, il giorno di Natale di quell’anno. Nayak ricorda invece che Mallick è rimasto ferito mentre cercava di distruggere una chiesa e portato via per essere curato è poi morto in circostanze mai chiarite. Da allora gli indù incolpano i cristiani della sua morte. Per questo Lambodar Kanhar, leader del Kui Samaj del Kandhamal, ha annunciato che il suo gruppo terrà un raduno per onorare la memoria di Mallick proprio il giorno di Natale. Il leader cristiano locale, Umesh Nayak, rammenta che il distretto di Kandhamal ha vissuto un'altra stagione di violenza anticristiana, durata sette settimane, tra agosto e settembre 2008, nonostante le promesse rassicuranti del ministro federale, che aveva visitato i cristiani nei campi profughi in cui erano rifugiati. Del problema si è fatto ora carico il presidente che Consiglio dei cristiani, Sajan George, che in una lettera al primo ministro dell’Orissa, sottolinea che nel 2007 la violenza anticristiana nel distretto di Kandhamal non ha avuto precedenti nella storia indiana. In totale 9 morti, molte donne violentate, 730 case e 115 chiese distrutte e più di 40 imprese e negozi danneggiati. La lettera si chiude con l’appello “Signor ministro, Le chiediamo di ridare fiducia a questa minuscola minoranza cristiana”. (R.G.)

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    Natale a Betlemme: drammatica la situazione dei cristiani. Dai souvenir bandita la croce

    ◊   Questo Natale a Betlemme la croce è stata bandita dai souvenir destinati a turisti e pellegrini in Terra Santa. Alcuni laboratori tessili di Gerusalemme ed Hebron hanno iniziato a stampare e vendere magliette che raffigurano la chiesa della Natività di Betlemme senza croce. Per la crescita del fondamentalismo islamico nei territori palestinesi, la croce è stata eliminata anche dalle t-shirt delle squadre di calcio. Intervistato dall’agenzia AsiaNews, Samir Qumsieh, giornalista e direttore della televisione cattolica Al-Mahed Nativity Tv Station di Betlemme, afferma: “ Voglio lanciare una campagna per invitare la gente a non comprare questi prodotti perchè la rimozione della croce è una intimidazione nei confronti dei cristiani; è come affermare che Gesù non è mai stato crocifisso”. Come ogni anno migliaia fra autorità, fedeli e turisti provenienti da tutto il mondo affolleranno la notte del 24 dicembre la Chiesa della Natività di Betlemme per la messa di mezzanotte. Essa sarà celebrata dal patriarca latino di Gerusalemme e vi parteciperanno le più alte cariche dell’Autorità palestinese. Qumsieh dice che la popolazione sta vivendo questi giorni con gioia, ma la situazione dei cristiani resta comunque drammatica. Secondo il giornalista, il dialogo di questi anni tra islamici, cristiani ed ebrei non ha cambiato la situazione. Secondo il giornalista “ la popolazione scappa perchè non c’è lavoro e i controlli israeliani limitano gli spostamenti”. Altro fattore sono invece i problemi interni alla Palestina, come lo scontro tra Hamas e Fatah, che ha ripercussioni sulla situazione economica. Qumsieh sottolinea che dal 2002 al 2010 la popolazione cristiana di Betlemme è scesa da oltre 18mila persone a 11mila. A Gerusalemme vivono invece solo 15.400 cristiani, il 2% della popolazione, come riporta uno studio del Jerusalem Institute for Israel Studies. Essi sono il 50% in meno rispetto ai 31mila registrati residenti nel 1948, quando i cristiani rappresentavano circa il 20% della popolazione della città. Il giornalista spiega che se l’esodo andrà avanti, non ci saranno più cattolici in Terra Santa e che un giorno la chiesa della Natività potrebbe essere trasformata in un museo. “ Se non ci sono più cristiani in Terra Santa – afferma - non ci potranno più essere cristiani da nessuna parte”. Intanto, in occasione delle celebrazioni per il Natale, l’esercito israeliano ha ordinato ai soldati dislocati nei Territori palestinesi occupati, di agevolare il passaggio dei pellegrini cristiani ai posti di blocco. Ai militari è stato anche distribuito un opuscolo che spiega l’importanza del Natale per i cristiani e invita i soldati a evitare inutili discussioni e ostacoli alle frontiere con la West Bank. (C.P.)

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    Iraq: cristiani nel mirino dei violenti. Massicce misure di sicurezza per le festività

    ◊   I cristiani di Mosul sono sempre più nel mirino di uomini armati che, secondo quanto riportato dagli organi di stampa iracheni, nel mese di novembre hanno ucciso almeno cinque persone. Notizie di omicidi e sequestri di cristiani di Mosul sono continuate a pervenire anche a dicembre. Decine di famiglie cristiane hanno lasciato Baghdad, Mosul e Bassora e hanno trovato rifugio nel Kurdistan iracheno. Sono diverse le testimonianze di cristiani iracheni fuggiti recente verso la Siria; a renderle note un'organizzazione cristiana, Comitato della Chiesa per i rifugiati iracheni ad al-Hassake. Sono obbligati a prendersi lunghi periodi di assenza dal lavoro per i rischi che corrono, sia a Mosul sia nelle altre città. Le università e le scuole sono quasi del tutto prive di studenti cristiani. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, in vista del Natale, le autorità irachene hanno iniziato a costruire muri di cemento per proteggere le chiese di Baghdad e Mosul e sono stati introdotti severi controlli all'ingresso. I servizi religiosi sono stati ridotti per timori di attentati. "Costruire muri intorno alle chiese è il segnale che il governo ha fallito nel garantire reale sicurezza" ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International . L'ondata di attentati contro i cristiani di Mosul dall'invasione dell'Iraq nel 2003 ha ridotto considerevolmente la popolazione della comunità, che allora contava oltre 100 mila persone. Tra la metà del 2004 e la fine del 2009, sono stati registrati circa 65 attentati a chiese cristiane in Iraq. "Condanniamo con forza questi attentati contro civili iracheni e chiediamo al governo di aumentare le misure di protezione, in particolare per le comunità vulnerabili, religiose ed etniche" si legge nell'appello di Amnesty International inviato all’agenzia Fides. Gli attentati sono aumentati dal 31 ottobre 2010, quando un gruppo armato prese in ostaggio 100 persone in una chiesa siro-cattolica, uccidendone 40, mentre le forze di sicurezza cercavano di liberarle. Da parte loro, le autorità irachene hanno messo a punto un piano per assicurare la protezione speciale delle chiese e delle festività cristiane per il Natale. Lo riferisce il generale Qassem Atta, portavoce delle operazioni di Baghdad. In una dichiarazione rilasciata al quotidiano panarabo al Hayat, Atta precisa che “i quartieri dove si concentrano le chiese vedranno un dispiegamento massiccio di forze di sicurezza”, ma che “le misure di sicurezza non prevedono la chiusura di strade o la deviazione di sensi di marcia delle vie principali”.(C.P.)

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    In Iraq si è conclusa la seconda riunione dei vescovi caldei

    ◊   In Iraq è necessario porre maggiore attenzione alla vita spirituale dei sacerdoti e creare un clima favorevole alla preghiera, personale e collettiva, come per il consolidamento del rapporto con Dio, che se insufficiente, rende l'impegno dei sacerdoti superficiale. Questo in sintesi uno dei punti della riunione dei vescovi caldei iracheni, coordinata dall'arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, monsignor Louis Sako, svoltasi domenica scorsa, nel monastero dedicato a Santa Barbara, a Karamles. A margine dell'incontro — riferisce il sito Baghdadhope — è stato firmato un documento nel quale i presuli pongono l'accento sull'importanza della vita pastorale. E invitano a trovare il tempo per la preghiera, la lettura, lo studio e vivere la vita comune con pienezza. Esortano a riconoscere la preghiera come fonte di forza per continuare a operare con impegno ed espletare la propria missione. Nel documento - riporta l’Osservatore Romano - è sottolineata l'importanza di continuare ad approfondire la formazione teologica dei sacerdoti necessaria per un buon lavoro pastorale e, a tal proposito, i vescovi suggeriscono di organizzare seminari e corsi per i sacerdoti delle proprie diocesi. Ai sacerdoti che hanno già prestato servizio per cinque anni nelle diocesi viene consigliato di approfondire i propri studi in campo teologico e pastorale presso un'università cattolica. Nel corso della riunione, i vescovi caldei hanno programmato un incontro con i sacerdoti previsto per il prossimo 25 gennaio, nella sede arcivescovile di Alqosh, per dare ascolto ai loro problemi, alle loro speranze e per discutere il loro percorso pastorale e il rapporto con i propri vescovi. Un successivo appuntamento, previsto per il 23 marzo, si svolgerà nel convento di Ankawa, sul tema: “A voi sacerdoti, questo comandamento”. L'incontro spirituale sarà affidato a padre Paulus Alfaghali. I vescovi, inoltre, hanno espresso la propria preoccupazione per i circa duemila studenti universitari che vivono nei villaggi della Piana di Ninive, costretti ad abbandonare gli studi a causa delle continue minacce e delle scarse misure di sicurezza, e si sono appellati al Governo federale e a quello regionale del Kurdistan perché trovino una soluzione che garantisca agli studenti di poter completare l'anno accademico. Infine, i presuli iracheni invitano tutti i sacerdoti del Paese a continuare ad assistere tutti coloro che si sono rifugiati nei villaggi della Piana di Ninive o in Kurdistan e a sensibilizzare tutte le famiglie cristiane a mantenere un atteggiamento prudente e realistico.(C.P.)

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    Turchia: Natale nel Vicariato di Anatolia in ricordo di mons. Padovese

    ◊   La comunità cattolica del Vicariato apostolico di Anatolia si appresta a vivere il primo Natale senza il suo vescovo, mons. Luigi Padovese, ucciso il 3 giugno scorso, dal suo autista Murat Altun. E lo fa celebrando anche a Iskenderun, luogo dell’omicidio, dove la parrocchia era stata chiusa ed ora riaperta dopo che i frati minori conventuali hanno deciso di restare. Spiega all'agenzia Sir il padre cappuccino, Domenico Bertogli, da 25 anni in Turchia e parroco di Antiochia: “sarà un Natale diverso. Mons. Padovese era solito celebrare la messa di Mezzanotte nella grotta di san Pietro ed era un momento importante per la nostra piccola comunità. Cerchiamo ora di andare avanti, stiamo allestendo il presepe e mettendo luci colorate. Anche piccoli segni esteriori possono aiutare a vivere meglio queste feste che ci riportano a vivere nel profondo il senso di comunità e di appartenenza alla Chiesa. Ad animare le celebrazioni sarà il coro Arcobaleno di Antiochia e un gruppo di bambini reciterà passi della nascita di Gesù. La vita continua e dobbiamo andare avanti guardando a Colui che ci è padre”. Analoghe celebrazioni sono previste a Mersin, Adana, Samsun e Iskenderun. Proprio a Iskenderun sono giunti tre frati conventuali, uno sloveno, un polacco ed un rumeno, per riaprire la chiesa. “Nei giorni scorsi abbiamo fatto un ritiro per prepararci spiritualmente al Natale. La nostra preghiera comune – conclude padre Bertogli – è che presto arrivi un nuovo vescovo, un nuovo pastore per condurre il piccolo gregge dell’Anatolia”. Sarà un Natale “molto particolare” anche per le suore “Figlie della Chiesa” a Tarso dove accolgono i pellegrini che giungono alla chiesa-museo di san Paolo, che mons. Padovese aveva più volte chiesto fosse adibito a luogo di culto permanente. “A Tarso non avremo celebrazioni natalizie – spiegano – festeggeremo a Mersin nella parrocchia dove abitualmente operiamo. Tutte le messe saranno celebrate e i bambini metteranno in scena un presepe vivente. Sarà un Natale nel ricordo di mons. Padovese. Dopo la sua morte ci circonda il silenzio. Sentiamo il bisogno di sostegno e di assistenza spirituale per continuare a dare la nostra testimonianza qui. Attendiamo il ritorno dei pellegrini, la loro presenza è per noi un bicchiere di acqua fresca. Ci danno la possibilità di testimoniare di essere una presenza che ama, rispetta e che opera per il bene e di dimostrare che si può convivere in un Paese musulmano nella fraternità e nel rispetto”. (R.P.)


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    Belgio: audizione del cardinale Danneels alla Commissione sugli abusi

    ◊   Audizione ieri del cardinale Godfried Danneels, ex primate della Chiesa cattolica belga, davanti alla Commissione speciale per gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa. Ad ascoltare il cardinale c’erano anche giornalisti e parlamentari. Oggi è prevista l’audizione presso la stessa Commissione dell’attuale arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. André Léonard. Il cardinale Danneels - riferisce l'agenzia Sir - ha esordito ricordando lo “choc” causato dalle rivelazioni e dalla sofferenza delle vittime e non ha esitato a definirsi come “un padre che si scusa quando nella sua famiglia si è commesso un atto inammissibile”. In un resoconto redatto oggi dalla Conferenza episcopale belga, si ricorda che in seguito al “caso Dutroux, in cui tutto il Belgio ha scoperto con orrore e indignazione la morte di due ragazze innocenti”, la Chiesa già nel 1997 ha avviato una serie di iniziative ecclesiali per consentire alle vittime di rivolgersi ad una struttura in grado di gestire il problema. In seguito, munendosi del parere di esperti, è nata una Commissione – detta Adriaenssens dal nome del suo presidente – che si è poi dimessa nel luglio di quest'anno. L’arcivescovo Danneels ieri ha sottolineato che “indipendentemente da questa commissione, lui non ha mai rifiutato di incontrarsi con le vittime” e che di fronte al loro “immenso dolore”, "non vi è stato certamente alcun desiderio di mettere a tacere consapevolmente gli abusi sessuali o di negarli. La Chiesa – ha detto l'arcivescovo emerito - ha tutto l’interesse che il male venga fuori, sia sanzionato e ammesso. La responsabilità individuale degli autori dei reati deve essere rigorosamente assunta. Coloro che hanno abusato devono prendersi le proprie responsabilità, subire la sanzione civile e canonica, contribuire a riparare i danni e pagare le indennità definite dai tribunali. Ciò che la Chiesa dovrebbe fare su questo ultimo punto è ancora in discussione, ma la Chiesa ha il dovere di cooperare alla riparazione, ascoltando le vittime e accompagnandole. Nessuna impunità dunque. Giustizia deve essere fatta”. Il cardinale è stato sottoposto ad un fiume di domande ed ha ammesso che “per anni, la Chiesa ha pensato inizialmente più a se stessa e ai suoi sacerdoti piuttosto che alle vittime”. Ed ha aggiunto: “alcuni sacerdoti vivevano in maniera troppo isolata, senza controllo sociale, senza aiuto, senza prossimità”. “Sono stati posti su un piedistallo" per cui è stato possibile che “gli autori di abusi potessero invocare uno status di intoccabili e imporre il silenzio". “Oggi – ha detto il cardinale -, la tendenza è totalmente diversa” perché la Chiesa è diventata “più umile” e “la perdita di considerazione e influenza può diventare un'occasione per la Chiesa chiamata a vivere in umiltà e spirito di servizio". (R.P.)

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    Usa: i vescovi sul no al Senato alla legge sulla cittadinanza ai figli dei clandestini

    ◊   “Una battuta di arresto, ma non una sconfitta”. Così mons. José Gomez, arcivescovo coadiutore di Los Angeles e presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) ha commentato la bocciatura al Senato del Dream Act, la legge sulla cittadinanza ai figli dei clandestini già varata dalla Camera dei Rappresentanti. Il provvedimento che, se approvato, permetterebbe ai figli di immigrati entrati illegalmente di diventare cittadini statunitensi a patto di frequentare l’università o di arruolarsi nell’esercito, ha ottenuto 55 voti favorevoli contro 41, cinque in meno rispetto al numero necessario che era di 60 voti. A bloccare la misura, inserita in un progetto di legge sulla spesa della Difesa, è stato l’ostruzionismo dei Repubblicani, con il risultato che figli degli immigrati irregolari, finito il liceo, sono destinati a rimanere bloccati in quel limbo legale cui sono condannati i loro genitori. Nonostante la bocciatura, mons. Gomez si è detto tuttavia fiducioso che un giorno la misura passerà: “L’approvazione del Dream Act alla Camera dei Rappresentanti e i voti ottenuti al Senato indicano chiaramente che la maggioranza del Congresso e dell’opinione pubblica sostiene questa misura umanitaria dettata dal buon senso”, ha osservato il presule che, a nome dei vescovi, ha voluto ringraziare i sostenitori del provvedimento. Mons. Gomez ha quindi ribadito l’impegno dell’Episcopato americano nella difesa dei diritti fondamentali degli immigrati e a sostegno di una riforma umana della legge sull’immigrazione: “I vescovi cattolici degli Stati Uniti continueranno a difendere la causa di una riforma giusta dell’immigrazione per ottenere un sistema che riesca a conciliare la necessità di tutelare la sovranità nazionale con il dovere morale di rispettare i diritti umani fondamentali”, ha detto l’arcivescovo, aggiungendo che la Chiesa è chiamata a sensibilizzare i cattolici americani su questa questione. (A cura di Lisa Zengarini)


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    Argentina: i vescovi chiedono allo Stato di contrastare il diffondersi del gioco d'azzardo

    ◊   “Esprimiamo preoccupazione e dolore per una piaga crescente che penalizza molte famiglie: il gioco d'azzardo, una dipendenza alla stregua di altre che minano l'integrità personale e sociale”. Lo sottolineano i vescovi dell'Argentina annunciando - riferisce L’Osservatore Romano - che il programma pastorale per il 2011 punterà ad evidenziare nuovamente “l'inviolabile valore della vita umana e della sua dignità che poggia sul fondamento della libertà”. Il gioco d'azzardo - affermano i presuli - è un problema vasto e complesso, “un business a beneficio di pochi e a scapito di molti, specialmente i più poveri”. È noto il collegamento tra tale attività e il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di persone, di droga, di armi. Nel documento “Verso un bicentenario 2010-2016 giustizia e solidarietà”, i presuli avevano manifestato profonda preoccupazione per “il diffuso aumento nel Paese dell'offerta di gioco d'azzardo, una struttura di lucro, privata o statale, che può favorire atteggiamenti di dipendenza”. Non a caso i vescovi denunciano il moltiplicarsi di casinò, di “sale bingo”, accompagnato dal grande business delle slot machine, anche nei quartieri più poveri. Inoltre, i presuli segnalano l'uso pericoloso delle nuove tecnologie come Internet che “offre nuove e sempre più massicce forme di gioco d'azzardo”. In questo contesto ribadiscono i presuli – “lo Stato deve garantire la piena tutela della famiglia: chi è appassionato del gioco d'azzardo può rischiare di perdere ciò che appartiene al coniuge e ai figli. Si tratta di atti che danneggiano la comunione familiare, e conducono spesso a incomprensioni e fratture insanabili”. Quando poi la situazione diventa incontrollabile si sconfina in comportamenti di dipendenza che fanno del gioco d'azzardo una vera e propria malattia progressiva di natura psichica. “Chi patisce tale patologia - ricordano i vescovi - di solito ha di sé una bassa autostima: da questo punto di vista vi è una radice comune con altre dipendenze. Si è di fronte a una situazione di debolezza che si manifesta nell'inseguire fantasie irreali di un immediato e risolutivo arricchimento nella quasi totalità dei casi irrealizzabile. In tali situazioni si possono verificare epiloghi imprevedibili, non di rado tragici”. I vescovi individuano anche alcuni interventi per arginare il fenomeno del gioco d'azzardo o almeno trasformarlo in uno strumento del bene sociale. Ad esempio “destinando una percentuale delle attività di gioco d'azzardo in favore del sostegno di alcuni programmi sociali a livello nazionale, provinciale e comunali”. Secondo i vescovi a riguardo del problema del gioco d'azzardo il ruolo dello Stato è fondamentale. “Insieme con risorse finanziarie per affrontare gli effetti di questa dipendenza, si dovrebbero incentivare politiche sociali attraverso una trasparente disciplina delle attività di gioco”. Ma tutto ciò - concludono - non può prescindere “dall'educazione ai valori fondamentali e irrinunciabili della dignità della persona”. (R.G.)

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    Campagna di solidarietà per l’opera salesiana ad Haiti danneggiata dal sisma

    ◊   “Haiti chiama per ricostruire”, è lo slogan di una nuova campagna di solidarietà promossa dalla Fondazione Don Bosco nel Mondo a favore dell’opera salesiana di Cap-Haïtien. Il progetto – di cui riferisce l’agenzia Sir - prevede il rifacimento del tetto della scuola elementare, il consolidamento della struttura ed il sostegno delle attività educative, formative e logistiche del centro che, come le altre strutture salesiane di Haiti, offre pasti agli allievi e lavoro a molti laici che vi operano. La campagna è abbinata al tradizionale “Concerto di Natale” prodotto dalla Prime Time Promotions e trasmesso dalla rete televisiva Rai2 la sera del 24 dicembre. Il Concerto di Natale, giunto alla sua XVIII edizione, è stato accolto dal Governo di Malta, che già nei mesi scorsi ha contribuito alla causa salesiana ad Haiti. Un numero solidale, valido per tutte le compagnie telefoniche italiane, sarà attivo dal 23 al 31 dicembre. Il terremoto del 12 gennaio 2010 ha colpito duramente i salesiani presenti ad Haiti dal 1935. Sono morti 3 salesiani e 250 ragazzi e insegnanti delle loro scuole. Molti degli istituti ed opere sono stati seriamente danneggiati e resi inagibili. (R.G.)

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    Pena di morte: approvata dall'Onu la terza moratoria universale

    ◊   Nuova moratoria universale della pena di morte. E' la terza approvata ieri dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dopo quelle del 2007 e 2008. Hanno votato a favore 109 Paesi, contro 41 mentre 35 si sono astenuti ed altri 7 erano assenti. “Un ulteriore passo avanti”, sottolinea l’associazione 'Nessuno tocchi Caino', rispetto ai 104 e 106 sì alla moratoria degli anni precedenti. Il dato più significativo è il voto favorevole di 6 Paesi che nel 2008 avevano votato contro (Kiribati, Maldive e Mongolia) o si erano astenuti (Bhutan, Guatemala e Togo) ed il voto di astensione di 4 Paesi (Comore, Nigeria, Isole Salomone e Tailandia) che nel 2008 avevano votato contro. Unica novità della nuova risoluzione riguarda la richiesta - in parte contenuta nel testo del 2007 - rivolta agli Stati membri di 'rendere disponibili le informazioni rilevanti circa l'uso della pena di morte al fine di favorire un dibattito nazionale informato e trasparente'. (R.G.)

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    Il Consiglio Ecumenico delle Chiese rende noto il suo messaggio di Natale

    ◊   La pace è un elemento vitale che permette di vivere la comunione e di costruire l’unità cristiana: è quanto si legge del messaggio di Natale del segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Coe), il pastore Olav Fykse Tveit, pubblicato sul sito www.oikoumene.org. Esortando le Chiese che fanno parte del Consiglio a gioire per il dono di Cristo, il pastore Tveit invita a coltivare la ricerca della pace considerando un impegno la partecipazione al Raduno ecumenico internazionale per la pace che si terrà a maggio del prossimo anno a Kingston, in Giamaica. Motto dell’incontro sarà “Gloria a Dio e pace sulla terra”, uno slogan, si legge nel messaggio, che porterà a rinnovare l’impegno comune per una pace giusta tra i popoli. “In questo tempo – prosegue il messaggio – ascoltiamo ancora una volta i primi racconti sulla vita di Gesù, tutto questo ci inciti a lodare ancora una volta Dio e a dedicarci ai nostri ministeri di pace sulla terra”. Lo splendore del Natale mette in luce i numerosi contrasti che ci circondano, si legge ancora nel messaggio, nel mondo attuale si possono notare contraddittorietà, povertà e ricchezza, sistemi di tirannia e giustizia, violenza brutale e sforzi sinceri di riconciliazione. “Queste situazioni – sostiene il pastore Tveit – ci fanno veramente prendere coscienza della necessità di una pace degna di questo nome, una pace giusta per tutti”. (T.C.)

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    Messaggio natalizio di Bartolomeo I: " Diamo il pane quotidiano a chi è nel bisogno"

    ◊   .“Cristo è venuto nel mondo per diffondere la Buona Novella. Egli ancora continua ad incarnarsi per aiutare e per guarire la debolezza umana. Ha nutrito miracolosamente e ripetutamente coloro i quali hanno ascoltato la sua parola; ha curato i lebbrosi, sostenuto gli infermi, concesso la vista ai ciechi, l'udito ai sordi e la parola ai muti, ha liberato gli indemoniati dagli spiriti impuri, ha fatto risorgere dai morti, ha difeso i diritti degli oppressi e degli abbandonati, ha condannato la ricchezza illegale, l'insensibilità verso i poveri, l'ipocrisia e la hýbris nei rapporti umani. Ha offerto se stesso come esempio di sacrificio volontario di svuotamento di sé per la salvezza degli altri”: e’ questo il cuore del messaggio natalizio del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I a tutti i figli del Patriarcato. In questo tempo natalizio risuona forte la voce della Chiesa che ci spinge ad una attenta riflessione al mistero dell'Incarnazione. Bartolomeo I nel suo augurio - pubblicato sull’Osservatore Romano - afferma:“Ci sono innumerevoli disoccupati, nuovi poveri, senza tetto, giovani con sogni infranti. Ciononostante, Betlemme si traduce con “Casa del Pane”. Quindi, come fedeli cristiani, dobbiamo a tutti i nostri fratelli e a tutte le nostre sorelle non solo il “pane essenziale”, cioè Cristo in fasce in una umile mangiatoia a Betlemme, ma anche il pane quotidiano concreto per la sopravvivenza e tutto ciò che “attiene a ciò che è necessario per il corpo” (Giacomo, 2, 16). “ Ora è tempo di applicare il messaggio evangelico in modo pratico con un senso decoroso di responsabilità! Ora è tempo di mettere in pratica in modo chiaro e preciso le parole dell'apostolo: “con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Giacomo, 2, 18). Ora è opportuno per noi “elevare la mente alle cose divine”, all'altezza della virtù regale dell'amore che ci avvicina a Dio”: questo l’auspicio finale del patriarca.( C.P.)

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    Francia: messaggio delle Chiese per i cristiani perseguitati

    ◊   Ai “cristiani perseguitati, rapiti, imprigionati, torturati e costretti a lasciare il proprio paese a causa della fede” è dedicato quest’anno il Messaggio di Natale del Consiglio delle Chiese cristiane di Francia, firmato dal cardinale André Vingt-Trois per la Chiesa cattolica, dal pastore Claude Baty per le Chiese protestanti e dal Metropolita Emmanuel per le Chiese ortodosse. L’attentato “brutale” del 31 ottobre alla Cattedrale di Baghdad “non è purtroppo un caso isolato. Numerosi cristiani di tutte le confessioni sono oggetto di intimidazioni, minacce, attacchi”. In molti Paesi, “le persecuzioni sono anche la conseguenza di disposizioni legislative discriminatorie. Troppo spesso i reati sono commessi per motivi religiosi nell'indifferenza generale”. “A voi, fratelli e sorelle cristiani perseguitati – si legge nel messaggio ripreso dall'agenzia Sir - vogliamo ribadire il nostro sostegno e la nostra comunione spirituale. Siamo una sola famiglia in Cristo, sappiate che non vi abbiamo dimenticati”. Nel messaggio, i leader cristiani di Francia lanciano un appello a favore delle comunità cristiane: “Perché la sofferenza che subite ingiustamente, non resti impunita, ci appelliamo all'opinione pubblica e ai nostri leader politici. Chiediamo loro di richiamare i vostri governi perché pongano fine a qualsiasi attacco e vi considerino come cittadini che fanno parte delle vostre Nazioni”. (R.P.)


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    Gerusalemme: la visita del cardinale Kurt Koch alla Custodia di Terra Santa

    ◊   In visita alla Custodia di Terra Santa, a Gerusalemme, il cardinale Kurtl Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani affrontando il tema del dialogo con il giudaismo ha espresso il desiderio che esso possa ancorarsi maggiormente alla teologia, piuttosto che alla diplomazia. Il porporato, si legge sul sito della Custodia di Terra Santa www.custodia.org, ha incontrato il Custode padre Pierbattista Pizzaballa, domenica scorsa, insieme alla comunità del convento di San Salvatore, casa madre della Custodia. Spiegando poi a quali compiti è chiamato il suo dicastero, il cardinale Kock ha parlato della difficoltà di un dialogo ecumenico su più fronti ed ha aggiunto che quello con l’ortodossia è un dialogo condotto con 15 Chiese ortodosse differenti, ciascuna delle quali ha ardenti difensori del dialogo e ardenti oppositori, cosicché i progressi fatti con gli uni possono tardare ad avere ripercussioni. Circa i rapporti con gli ortodossi il porporato ha precisato che se “da una parte” con loro “abbiamo gli stessi fondamenti di fede ma non la stessa cultura, dall’altra, noi condividiamo” con le “Chiese riformate la stessa cultura, ma non lo stesso approccio ai sacramenti”. Infine il cardinale Kock ha ricordato i punti focali del pontificato di Benedetto XVI: l’ecumenismo e in special modo l’avvicinamento all’ortodossia, così come le relazioni con le altre religioni, e quella ebraica prima di tutto. (T.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    Nuova massiccia ondata di esercitazioni militari della Corea del Sud

    ◊   La Corea del Sud ha annunciato di aver dato inizio alla più massiccia esercitazione militare marina e terrestre a ridosso del confine con la Corea del Nord. Questa nuova ondata di manovre militari navali, aeree e terrestri segue di due giorni una breve esercitazione di artiglieria sudcoreana sull'isola di Yeonpyeong, che il 23 novembre scorso fu cannoneggiata dai nordcoreani causando quattro morti. Il servizio di Fausta Speranza:

    Nell’ambito delle operazioni di questi giorni, è annunciata per domani la più grande esercitazione militare terrestre della storia della Corea del Sud. Si terrà a soli circa 25 chilometri dalla frontiera con la Corea del Nord. Oggi, l’esercitazione navale si tiene a 100 chilometri a sud del confine marittimo tra le due Coree, confine contestato da Pyongyang. Dunque Seul continua a voler mostrare i muscoli. E i vertici militari fanno sapere che la maggior parte dei mezzi meccanici userà vere munizioni”. Due giorni fa, in occasione dell'esercitazione di artiglieria, Pyongyang aveva affermato che “non vale la pena di reagire alle provocazioni”. E di questa nuova tornata di esercitazioni finora la Corea del Nord non ha fatto parola. Si tratta, secondo gli osservatori, di manovre volute da Seul per rassicurare l'opinione pubblica sudcoreana dopo l'attacco di novembre e quello precedente in marzo contro la nave sudcoreana Cheonan, che causò la morte di 46 marinai. Sul piano internazionale, c'è sullo sfondo la questione nucleare: la Casa Bianca esprime scetticismo sulla possibilità di riprendere i colloqui a sei finchè la Corea del Nord non avrà mostrato di voler rispettare i suoi obblighi e non avrà messo fine alle sue azioni bellicose. E la Cina invita la Corea del Nord a dare seguito al proprio impegno, espresso ieri al governatore del New Mexico, Bill Richardson, di consentire agli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) di tornare a controllare le installazioni nucleari di Yongbyon. Gli ispettori sono stati cacciati nel 2009 da Pyongyang.

    Resta incerta la sorte dei 250 profughi prigionieri nel deserto del Sinai
    Le condizioni dei 250 profughi eritrei e di altre nazionalità, ostaggio di un gruppo di trafficanti di esseri umani che li tengono prigionieri dal 24 novembre scorso nel deserto del Sinai egiziano, non sono acnora chiare. Finora, sono otto i profughi uccisi perché non avrebbero potuto pagare il riscatto richiesto per raggiungere Israele: quattro invece sarebbero quelli rilasciati. Gli uomini si troverebbero in una sorta di accampamento-lager, del quale il governo egiziano ha finora negato l'esistenza. Emanuela Campanile ne ha parlato con Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati:

    R. – Novità non ci sono, in quanto a noi le autorità egiziane hanno detto che si stanno occupando del caso e stanno cercando queste persone. Però, non si è ancora riusciti a rintracciare il luogo preciso. Certo, quello del Sinai è un territorio difficile.

    D. – Nel suo blog, riguardo a questi ostaggi, lei scrive:“Una realtà agghiacciante, tipica dei nostri tempi, che non sembra interessare nessuno”...

    R. – Sì, perché quello che stiamo vedendo è che, di fatto, le persone che fuggono dai Paesi di origine in cui ci sono i conflitti, che fuggono dalle dittature, si trovano davanti a una realtà sempre più difficile: le strade sono tutte chiuse, interdette, e questa chiusura genera di fatto un mercato fiorente per persone senza scrupoli, che su questo lucrano. Tutto questo accade, però, senza che effettivamente si intervenga per interromperlo.

    D. – La comunità internazionale è latitante: è questo intende dire?

    R. – La comunità internazionale, ma anche l’opinione pubblica, non mi sembra sia stata molto partecipe. Ora, noi siamo venuti a sapere di questi 250, ma sicuramente non è la prima volta che persone in fuga si trovino poi nelle mani di bande senza scrupoli. Eppure, tutto questo continua, come se non ci sia la volontà sufficiente per interrompere questo mercato.(ap)

    Ancora morti a Mogadiscio
    Nuovi scontri sono scoppiati questa mattina a Mogadiscio, in Somalia, tra i ribelli islamici Al Shabaab e le truppe del governo di transizione somalo (Tfg), supportate dai peacekeeper Amisom, con almeno due morti e diversi feriti. Secondo le emittenti locali, che citano testimoni, il bilancio delle vittime potrebbe essere più alto. I combattimenti sono esplosi nel quartiere periferico di Bondhere, a nord della capitale, ma colpi di arma da fuoco si sono sentiti provenire anche dalla zona della marina. Fonti mediche dei diversi ospedali stanno dando assistenza a numerosi civili rimasti feriti.

    Il segretario generale dell'Onu chiede aiuti per la Costa d’Avorio
    Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha chiesto alla comunità internazionale di fornire aiuti alle forze dell'Onu in Costa d'Avorio. Prendendo la parola dinanzi all'Assemblea generale, Ban, e spiegando che i militari fedeli a Laurent Gbagbo stavano tentando di isolare le forze dell'Onu, il capo del Palazzo di vetro si è detto “preoccupato, perchè questi ostacoli ai rifornimenti destinati alla missione e all'Hotel du Golfe (dove si trova il presidente eletto Alassane Ouattara) rischiano di mettere i nostri caschi blu in una situazione critica nei prossimi giorni”. Il segretario generale dell'Onu ha quindi lanciato “un appello vigoroso ai Paesi membri in grado di farlo perchè si preparino ad appoggiare la missione inviando rifornimenti”, poichè “di fronte a questa sfida diretta e inaccettabile nei confronti della legittimità delle Nazioni Unite, la comunità internazionale non può restare con le mani in mano”. Intanto, la Nigeria ha deciso di evacuare dalla Costa D'Avorio tutti i propri diplomatici, dopo che la sua ambasciata ad Abidjan è stata attaccata. Lo ha detto ai giornalisti nella capitale nigeriana Abuja il ministro degli Esteri nigeriano, Odein Ajumobobia. Il ministro non ha precisato quando esattamente la sede diplomatica sia stata presa d'assalto e se sia stata danneggiata.

    Duri scontri nell'Afghanistan meridionale: uccisi 5 civili e 7 insorti
    Forze della coalizione internazionale e talebani si sono impegnati in una dura battaglia nella provincia meridionale afghana di Helmand, che ha causato la morte di cinque civili e di sette insorti. Tutto è cominciato, riferisce l'agenzia di stampa Pajhwok, quando un commando di talebani ha attaccato ieri una pattuglia della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto controllo Nato) nel villaggio di Nizamuddin del distretto di Sangin. “Purtoppo - sostiene in un comunicato l'ufficio del governatore di Helmand - cinque civili, tre donne e due bambini, sono stati uccisi nella battaglia che ha portato al sequestro da parte dell'Isaf di un ingente quantitativo di armi”. Su questa base, il governatore ha chiesto di “tutelare l'incolumità dei civili negli scontri” alle forze guidate dalla Nato che hanno annunciato l'apertura di una inchiesta.

    L’appello del Custode di Terra Santa per il Natale
    “Non rendiamo vano questo Natale”. È l’appello lanciato da padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, nel messaggio per il Natale 2010. “È una festa – si legge nel testo – che ci porta “a vedere Dio in un bambino”, a credere “in un Dio che sceglie di racchiudere la sua grandezza nella piccolezza della nostra umanità”. Padre Pizzaballa esorta anche a guardare al Medio Oriente, alla Terra di Gesù, con lo sguardo di Dio. Ascoltiamo il custode di Terra Santa intervistato da Amedeo Lomonaco:

    R. - Mi sono rifatto al brano dell’omelia di Papa Benedetto XVI all’apertura del Sinodo. Molto spesso quando parliamo di Terra Santa e di Medio Oriente, entriamo in disquisizioni politiche, prospettive, dicerie, c’è un po’ di tutto… Sarebbe bene e sarebbe importante darci invece anche una prospettiva diversa, che è quella di Dio: Dio che si fa carne, che perdona, che dona misericordia e che soprattutto sa cambiare il cuore dell’uomo perché ci crede.

    D. - Un altro suo appello è di non rendere vano questo ennesimo, ma sempre nuovo Santo Natale…

    R. - Diciamo tante cose che sono vere, ma molto spesso si corre il rischio di farle scivolare via… Il messaggio del Natale è molto bello, è sempre lo stesso, ma è sempre nuovo: è Dio che ci ama.

    D. - Un augurio speciale dalla Terra Santa dal custode di Terra Santa…

    R. - Il mio augurio è che il Natale, che colma le attese di ogni uomo che incontra Dio che si fa carne, sia anche un nuovo inizio per ciascuno di noi, per ogni uomo che vede in Dio la pienezza di ogni nostra attesa. (mg)

    Italia, studenti ancora in piazza contro la riforma dell’Università
    Sono tornati oggi di nuovo in piazza gli studenti italiani, a Roma e in tante città, in vista dell’approvazione definitiva al Senato del ddl di riforma dell’Università. In alcuni casi, come a Milano e a Palermo, si sono verificati scontri con le forze dell’ordine. A Roma, la manifestazione non ha interessato questa volta il "triangolo del potere" - Camera-Senato-Palazzo Chigi - ma altre zone della città. La protesta, che ha assunto spesso toni ironici e fantasiosi, è stata sospesa in segno di solidarietà dopo la notizia della morte di un operaio immigrato, a causa del crollo di un solaio nella Facoltà di Scienze Politiche all'Università La Sapienza. Secondo quanto si apprende da qualificate fonti del Quirinale, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è disposto a un incontro con gli studenti che due giorni fa avevano indirizzato una lettera al capo dello Stato, scritta dai collettivi studenteschi de La Sapienza, per chiedergli di non firmare il ddl Gelmini. In uno dei passaggi cruciali della lettera si legge: "Se porrà la Sua firma alla legge Gelmini, Lei sancirà la cancellazione del Diritto allo Studio, uno dei diritti fondamentali della Costituzione intesa come patto fondante della nostra società, che garantisce equità e democrazia". Alla notizia della disponibilità di Napolitano gli studenti hanno esultato.

    Arcipelago di Tonga, eletto un nobile come premier
    Un mese dopo le prime elezioni semi-democratiche nella piccola nazione-arcipelago di Tonga (121 mila abitanti), situata nel Pacifico, unica monarchia nella Polinesia, è stato nuovamente eletto premier un nobile. Il partito democratico aveva vinto 12 dei 17 seggi elettivi, ma altri 9 seggi restano riservati alla nobiltà terriera, e il loro candidato, Lord SialèAtaonga Tùivakano, è stato eletto premier con il sostegno dei cinque indipendenti. Quattro anni fa, il malcontento per la lentezza delle riforme politiche era scoppiato in violente proteste nella capitale Nukùalofa, quando centinaia di giovani erano scesi in strada, otto persone erano rimaste uccise e dati alle fiamme molti edifici. Le ultime elezioni hanno segnato un passo avanti nella transizione verso la democrazia. Per la prima volta, la maggioranza dei parlamentari è stata eletta dal popolo invece di essere nominata dal re, George Tupou V, i cui antenati unificarono l'arcipelago di 170 isole nel 1845. Il vecchio sistema prevedeva che meno di un terzo, appena nove deputati, fossero eletti del popolo nella Camera di 26 seggi. Nel nuovo parlamento, il loro numero è salito a 17.

    Pechino vieta la lingua inglese sui mass media
    L'Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni (Gapp), l'agenzia governativa cinese incaricata di controllare il settore, citata dalla stampa, scrive che “le parole straniere mischiate con quelle cinesi danneggiano gravemente la purezza della lingua cinese e turbano l'altrimenti sano e armonioso ambiente culturale”. L'uso di alcune parole come “cool” (“forte”, “alla moda”) o di abbreviazioni inglesi come Cpi (indice dei prezzi al consumo, la misura dell'inflazione) o Gdp (Prodotto interno lordo) sono frequenti nella lingua parlata cinese e sono largamente usati anche dalla stampa e nei libri, in particolare in quelli di economia. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 356

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