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Sommario del 19/12/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI all'Angelus parla di San Giuseppe: ebbe assoluta fiducia in Dio. Il Papa gli affida vescovi e sacerdoti
  • Libertà religiosa, un bene per tutti gli uomini: il teologo Pacini parla del Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace
  • Oggi in Primo Piano

  • L'ombra lunga del potere di Lukashenko sul voto presidenziale in Bielorussia
  • Un pollaio o un corso di cucito: da un'idea di Pangea Onlus "regali solidali" di Natale per donne delle zone povere del mondo
  • Aperto a Roma un nuovo "Emporio della solidarietà" gestito dalla Caritas per famiglie in disagio economico
  • Il Golfo di Napoli e una scuola di vela "per la vita": occasione di crescita e riscatto per 100 bambini dei rioni. Intervista con padre Loffredo
  • Messa in Santa Maria degli Angeli a Roma animata dal Movimento dei Figli spirituali di Giovanni Paolo II
  • La mostra di Van Gogh a Roma, grande successo di pubblico
  • Il volto del Natale riflesso in quello di Gesù tra liturgia e poesia: un libro di mons. Fabio Fabene
  • Chiesa e SocietÓ

  • Una struttura dei Gesuiti in India offre assistenza legale e istruzione all'etnia Adivasis
  • I giovani cattolici africani vogliono essere ambasciatori di pace e riconciliazione nei propri Paesi
  • La Giornata mondiale dell’Onu per la cooperazione sud-sud
  • Indonesia: associazioni cattoliche al fianco dei profughi delle Mentawai colpiti dallo tsunami
  • Camerun, presentati risultati di un progetto contro la desertificazione
  • Austria: raccolta fondi del Pime in favore dei nuovi sacerdoti nei Paesi in via di sviluppo
  • Papua Nuova Guinea, riprende a trasmettere Radio San Gabriele, "voce autentica della Chiesa"
  • 24 Ore nel Mondo

  • Manovre militari Usa-Sud Corea, si muove il Consiglio di sicurezza Onu

  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI all'Angelus parla di San Giuseppe: ebbe assoluta fiducia in Dio. Il Papa gli affida vescovi e sacerdoti

    ◊   San Giuseppe è l’esempio di un uomo che ha fiducia nel progetto di salvezza di Dio. La figura del padre putativo di Gesù è stata oggetto di riflessione di Benedetto XVI all’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro. Il Papa ha anche affidato a San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, tutti i pastori della Chiesa perché la loro vita, ha detto, aderisca “sempre più alla persona di Gesù”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Lo sconcerto acuto di un uomo equilibrato e intimamente giusto e il tocco divino che riporta serenità nel suo cuore, dando spiegazione di ciò che appariva un tradimento personale e invece era un mistero di salvezza universale. Sono i due risvolti del cuore di Giuseppe, prima e dopo la rivelazione dell’Angelo che gli annuncia che la sua promessa sposa, Maria, genererà un figlio destinato a “salvare il suo popolo dai suoi peccati”. San Matteo, ha spiegato Benedetto XVI prima dell’Angelus, narra come avvenne la nascita di Gesù “ponendosi dal punto di vista di San Giuseppe”, e di come egli abbandoni il pensiero di ripudiare Maria quando i suoi occhi diventano capaci di vedere “in lei l’opera di Dio:

    “Sant’Ambrogio commenta che ‘in Giuseppe ci fu l’amabilità e la figura del giusto, per rendere più degna la sua qualità di testimone” (...) Pur avendo provato turbamento, Giuseppe agisce “come gli aveva ordinato l’angelo del Signore’, certo di compiere la cosa giusta. Anche mettendo il nome di ‘Gesù’ a quel Bambino che regge tutto l’universo, egli si colloca nella schiera dei servitori umili e fedeli, simile agli angeli e ai profeti, simile ai martiri e agli apostoli – come cantano antichi inni orientali”.

    San Giuseppe, ha osservato il Papa, “annuncia i prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia” e ciò, ha soggiunto, lo rende degno di venerazione perché in lui…

    “Si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza”.

    L’esempio di San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, ha suggerito a Benedetto XVI una particolare intenzione spirituale:

    “Desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire ‘ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo’ (Lettera Indizione Anno Sacerdotale). Possa la nostra vita aderire sempre più alla Persona di Gesù, proprio perché ‘Colui che è il Verbo assume Egli stesso un corpo, viene da Dio come uomo e attira a sé l’intera esistenza umana, la porta dentro la parola di Dio”.

    Al termine dei saluti in sei lingue, il Papa ha rivolto a tutti i gruppi in Piazza San Pietro i migliori auspici per le prossime feste:

    “A tutti auguro una buona domenica e un sereno Natale nella luce e nella pace del Signore”. (applausi)

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    Libertà religiosa, un bene per tutti gli uomini: il teologo Pacini parla del Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace

    ◊   Fondamentalismo e laicismo sono “forme speculari” che attaccano il diritto alla libertà religiosa: è uno dei richiami forti del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 2011, pubblicato giovedì scorso. Nel documento, il Papa mette in guardia dal tentativo di emarginare la dimensione religiosa, in particolare cancellando l’esposizione dei simboli religiosi. Su questo monito del Pontefice, Fabio Colagrande ha intervistato il teologo don Andrea Pacini, consultore della Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani presso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso:

    R. - Credo sia certamente importante continuare a sottolineare la necessità di esprimere la propria appartenenza religiosa in maniera comunitaria e quindi esternandola, anche perché in tutti i Paesi la religione è il retroterra delle culture che, seppure in parte si siano poi laicizzate, hanno certamente nella matrice religiosa le radici valoriali più profonde e più vere. Per cui, significherebbe disconoscerle. Nello stesso tempo, è anche vero che questi atteggiamenti che tendono a voler abolire i segni religiosi dalla sfera pubblica - con una sorta di appello al “politically correct” in base al quale in una società multireligiosa e multiculturale non ci dovrebbe essere spazio per queste espressioni - non derivano da antagonismi di tipo religioso, ma da posizioni di tipo laicista.

    D. - Questo è vero, perché spesso si dice “No ai simboli religiosi nelle scuole perché si possono offendere i giovani di altre religioni”. In questo caso, invece, si dimostra che questa sorta di neutralità è in realtà un laicismo nascosto…

    R. - Direi proprio di sì, perché è estremamente raro che queste richieste vengano da componenti religiose. Nella maggior parte dei casi, provengono sempre da direttive di ordine pubblico o da iniziative, anche personali, nelle scuole e così via, che si appellano - senza un retroterra religioso - a motivazioni di generica tolleranza; motivazioni che implicano il non urtare i sentimenti altrui. Aggiungo che è verissimo che, nella fattispecie dei musulmani, ciò da cui sono più scandalizzati non è il fatto che ci siano delle espressioni pubbliche della fede religiosa cristiana ma, al contrario, li scandalizza i fenomeni di secolarizzazione, di materialismo, di edonismo che tante volte - soprattutto attraverso i mass media - sono un po’ l’unico messaggio, l’unico "affresco" dell’Europa che giunge loro.

    D. - Dire che gli appelli per la libertà religiosa sono basati sulla dignità della persona vuol dire: rispettiamo i diritti degli altri perché è la cosa giusta da fare, e non in cambio di un suo equivalente o per un favore ricevuto…

    R. - Assolutamente sì. Se noi crediamo che la libertà religiosa è inerente alla dignità della persona umana, naturalmente non possiamo sottoporla a nessun tipo di condizione, anche se gli stessi fedeli di altre religioni appartengono a religioni che magari, in altri Paesi, non rispettano in maniera altrettanto seria la libertà religiosa dei cristiani. (vv)

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    Oggi in Primo Piano



    L'ombra lunga del potere di Lukashenko sul voto presidenziale in Bielorussia

    ◊   Cresce la preoccupazione in Bielorussia in occasione delle elezioni politiche e presidenziali che l’opposizione ha già denunciato come viziate da brogli. Appare intanto scontata la vittoria di Aleksandr Lukashenko, capo di stato uscente e al potere ormai da 16 anni. L’opposizione ha invitato i cittadini a scendere in piazza, come nel 2006, ma i timori di una dura repressione sono molto forti. Alla Bielorussia, Paese strategico da un punto di vista energetico, guardano con attenzione anche la Russia e l’Unione Europea. Sulla situazione politica bielorussa Stefano Leszczynski ha intervistato Fulvio Scaglione, vicedirettore di Famiglia Cristiana ed esperto di Europa orientale:

    R. – Quello che più influenza la situazione della Bielorussia non è tanto il desiderio interno di democrazia, di libertà, che si manifesta ma che è altrettanto naturalmente stroncato: a decidere le sorti della Bielorussia è soprattutto il rapporto con la Russia, il che è - per essere molto franchi - una caratteristica di tutta quell’area dell’Europa. Una breve digressione: abbiamo visto quanto le elezioni politiche dell’Ucraina, soprattutto e direttamente - ma indirettamente e in misura comunque sensibile anche nella Polonia - siano state influenzate negli utlimi anni proprio dal rapporto più positivo o meno positivo con Mosca. Per la Bielorussia questo vale ancor di più, perchè c’è di mezzo la questione energetica. La Bielorussia è terreno di transito di oleodotti e gasdotti che partono dalla Russia. Ci sono state alcune polemiche tra Russia e Bielorussia proprio a proposito della questione energetica negli utlimi anni e questo ovviamente rende il Cremlino più freddo nei confronti di Lukashenko.

    D. – Lukashenko: un personaggio molto particolare che viene "corteggiato" sia dalla Russia ma anche dall’Unione Europea ...

    R. - L’Europa è molto condizionata in questo dal suo tentativo di espansione economica e diplomatica verso est. L’obiettivo dell’Europa è mantenere aperte il più possibile le porte verso est e cioè le porte verso le forniture energetiche, che sono quelle più facili da acquisire proprio per ragioni geografiche per l’Europa. Vorrei far notare che da quando è cambiato il governo in Ucraina e c’è la presidenza Yanukovich - che è sicuramente molto più in sintonia con Mosca - non ci sono più stati gli allarmi sul blocco delle forniture del gas che avevamo avuto, invece, regolarmente negli anni in cui in Ucraina c’era il governo molto freddo nei confronti della Russia. La partita si gioca su quello e anche la partita della sopravvivenza politica di Lukashenko. Questa è la ragione per cui sostanzialmente l’Europa non fa molto per cercare di favorire un cambio di regime in Bielorussia.

    D. - Per i prossimi giorni l’opposizione interna in Bielorussia ha annunciato delle manifestazioni. I timori sono che la repressione di queste manifestazioni possa essere anche molto dur ...

    R. – Sulla durezza della repressione inciderà molto la sicurezza di sé e del proprio regime che avrà Lukashenko. Quando Mosca si sarà stancata di Lukashenko, costui potrà avere dei problemi molto seri. Ma non credo sia ancora giunto quel momento. (bf)

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    Un pollaio o un corso di cucito: da un'idea di Pangea Onlus "regali solidali" di Natale per donne delle zone povere del mondo

    ◊   Un regalo come percorso di riscatto e autonomia di una donna e di tutta la sua famiglia. È l’idea lanciata dalla Fondazione Pangea Onlus: scegliere per il Natale 2010 un regalo solidale, donando un pollaio, un corso di sartoria, un bufalo, un ciclo di controlli prenatali e post-parto per una mamma e il suo bambino nei Paesi dove la stessa Fondazione opera: Afghanistan, India, Nepal, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, ma anche l'Italia. A spiegare l’iniziativa è Simona Lanzoni, direttrice progetti di Pangea Onlus, intervistata da Giada Aquilino:

    R. - Si può pensare anche agli altri in maniera diversa, e quindi essere solidali con altre realtà del mondo attraverso regali solidali. Per esempio, regalare a qualcuno un corso di cucito o una macchina da cucire: una donazione che si fa e che va ad aiutare una donna, una famiglia in un’altra parte del mondo.

    D. - Facendo un’offerta, con una cifra minima si può regalare - appunto - un pollaio, un corso di sartoria in Paesi dove la stessa fondazione Pangea opera. Su cosa puntate?

    R. - Lavoriamo in Afghanistan, in India, in Nepal, in Sudafrica, in Congo, in Italia… Puntiamo soprattutto su Paesi in cui in questo momento arriva il freddo, nello stesso modo in cui è arrivato in Italia. Ci sono situazioni difficili che devono essere sostenute. Per esempio, in Afghanistan con corsi di sartoria o regalando una macchina per cucire in questo momento difficile per il Paese - sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista climatico, considerando che è inverno inoltrato - permette a Pangea di attivare automaticamente un microcredito o comunque una formazione in questi Paesi lontani.

    D. - Si aiuta una donna, ma si aiuta anche tutta la sua famiglia…

    R. - Le donne sono un moltiplicatore naturale di benessere, proprio perché nel momento in cui la situazione non solo economica ma anche culturale di una donna migliora, la ricaduta è subito positiva perché migliora la qualità del cibo, la quantità del cibo, la possibilità di avere più istruzione, di potersi fare curare dal medico... e tutto questo è fondamentale se si vuole garantire la pace nel mondo.

    D. - Puntate anche ai controlli pre-natali e post-parto…

    R. - Sì: perché molto spesso in questi Paesi è estremamente difficile arrivare alle strutture mediche, a volte perché non si hanno i soldi per pagare le visite o perché gli ambulatori sono troppo lontani. Quello che noi offriamo è un supporto, un accompagnamento alle visite ginecologiche pre e post-parto, e anche l’assistenza nel “dopo”. Ricordiamo che tra le principali cause di mortalità femminile ci sono le conseguenze del parto: ci sono donne che addirittura rimangono menomate, con handicap, per tutta la vita proprio perché hanno partorito senza assistenza adeguata. Ricordiamo anche che quando una madre muore di parto, il 75 per cento dei neonati le segue nell’arco di pochi giorni…

    D. - Dove è possibile reperire le informazioni per donare a Pangea?

    R. - Si può andare sul sito all’indirizzo www.pangeaonlus.org, dove ci sono le indicazioni per i “regali solidali”. Altrimenti, si può telefonare al numero telefonico 02 733 202. (gf)

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    Aperto a Roma un nuovo "Emporio della solidarietà" gestito dalla Caritas per famiglie in disagio economico

    ◊   La città di Roma da questo Natale ha un nuovo “Emporio della solidarietà”, un supermercato gratuito per famiglie in condizioni economiche difficili. E’ il secondo punto di distribuzione presente nella capitale voluto e gestito dalla Caritas, al quale si accederà con una card valida per sei mesi in base alle esigenze segnalate dai Centri di ascolto sul territorio. Ce ne parla Gabriella Ceraso:

    E’ situato in Via Avolio, al civico 60, il nuovo supermercato di generi alimentari voluto dalla Caritas. La zona è quella di Roma Sud, Spinaceto, XII municipio, con oltre 25 mila abitanti da raggiungere. E la scelta è stata necessaria, sottolinea la Caritas, perché l’altro emporio gratuito è troppo distante: è in zona Casilina. La nuova struttura si estende per circa 200 metri quadrati: l’apertura avverrà solo in alcuni giorni della settimana, perché a lavorarci saranno soltanto i volontari. All’interno, anche un centro di ascolto ma soprattutto tutto ciò di cui le famiglie possono avere bisogno. Cesare Evangelista è uno dei volontari:

    “Cercheremo di avere parecchi articoli, anche se partiremo con un numero un po’ limitato all’inizio; sono tutte raccolte che faremo con i supermercati, con il Banco alimentare”.

    Dunque, un circuito virtuoso di solidarietà che ha inizio dall’opera sul terreno delle Caritas:

    “Tutti i centri di ascolto delle sei parrocchie che inizieranno ad usufruire di questo emporio, individueranno le famiglie da aiutare. Queste famiglie saranno munite di una tessera che avrà validità per circa sei mesi, eventualmente rinnovabile. Dovranno venire qui e prendere questi prodotti. Noi valuteremo quante volte vengono, che cosa prendono… E’ chiaro che non potranno venire tutte, e di conseguenza noi continueremo ad andare a casa da altre famiglie, dai malati”.

    Sei mesi rinnovabili per la “card familiare”, un sistema scelto con uno scopo preciso, come sottolinea mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas:

    “E’ ovvio che per sei mesi le famiglie possono essere aiutate, ma questa non deve diventare una realtà stabile per sempre, perché altrimenti le faremmo diventare dipendenti a vita di qualcuno. Noi vorremmo che questo fosse un aiuto, in modo che le famiglie possano poi rimettersi in piedi e camminare con le proprie gambe. Ed è altrettanto chiaro che i singoli casi vengono presi in considerazione in modo a sé stante”.

    Ma la povertà, continua mons. Feroci, non si esaurisce in termini di necessità alimentari, soprattutto a Roma:

    “La nostra risposta con i generi alimentari è una delle tante risposte, ma io punto soprattutto sull’attenzione all’altro, nel saper mettere l’altro al centro: questo credo sia il discorso fondamentale. Altrimenti, sì, si può mangiare, ma si può morire di solitudine, di abbandono”.(gf)

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    Il Golfo di Napoli e una scuola di vela "per la vita": occasione di crescita e riscatto per 100 bambini dei rioni. Intervista con padre Loffredo

    ◊   Ha preso il via in questi giorni a Napoli “Una vela per la vita”, progetto rivolto a 100 bambini dei quartieri Rione Sanità e San Giovanni a Teduccio. L’iniziativa è stata ideata dalla Lega navale di Napoli, in collaborazione con altre associazioni, e da padre Antonio Loffredo, parroco di Rione Sanità, che lavora con i giovani del quartiere da circa dieci anni. Al microfono di Anna Rita Cristaino, padre Loffredo spiega in che cosa consiste l’iniziativa:

    R. – “Una vela per sperare” consiste nella possibilità che 100 bambini hanno avuto di seguire un corso di vela nel Golfo di Napoli, ed è inserito in un progetto più ampio che, come sacerdoti, stiamo seguendo nel Rione Sanità. Il Rione Sanità, per chi non lo conoscesse, è un rione marginale, separato dal resto della città, pur stando nel centro storico. E' diventato un ghetto, e il lavoro che si sta compiendo alla Sanità è quello di aprire il rione, e la modalità dell’apertura è quello di portare i nostri bambini fuori - quindi viaggiano molto – e di dare loro esperienze come questa, che li portino ad avere orizzonti diversi. Poi, c’è l’iniziativa di portare persone ospiti all’interno: la Sanità custodisce le catacombe, custodisce le più belle basiliche, i più bei palazzi… Per questo, si sta lavorando – d’accordo con la diocesi – per invitare la gente a rompere l’emarginazione di questo ghetto con la loro visita, e anche per utilizzare i beni storico-artistici come un motore per fare rinascere il quartiere.

    D. – Cosa significa un quartiere a rischio?

    R. – Sono quelle "parolacce" che girano sempre tra voi giornalisti: una volta utilizzate, si ripetono poi all’infinito. Io non so cosa significhi “a rischio”. Sono ragazzi che vivono e che certamente hanno possibilità in meno rispetto ad altri, ma per ragioni contingenti. Certamente hanno poche chances, perché in effetti il quartiere nostro si caratterizza come quartiere chiuso e quindi l’operazione da compiere non è piangere sull’eventuale rischio, ma aprire all'esterno.

    D. – In che modo la parrocchia è entrata in una rete di collaborazione con le istituzioni, con le ong?

    R. – Noi ci stiamo muovendo da dieci anni, coinvolgendo soprattutto le fondazioni, che pure nel Sud non sono molte: stiamo convincendo alcune fondazioni del Nord ad investire nelle nostre idee, nei nostri sogni. E quindi stiamo scrivendo dal basso di situazioni che, in genere, dovrebbero sostanzialmente essere favorite dalle istituzioni.

    D. – “Una vela per la vita” si aggiunge ad altri progetti…

    R. – Sì. Stiamo cercando di ostacolare un eventuale degrado etico con l’estetica: quindi lei troverà alla Sanità un’orchestra sinfonica – “Santià ensemble” – sul modello delle orchestre venezuelane che ha fatto Abreu: in Italia, è la prima a nascere alla Sanità, su quel modello. Bambini che non hanno risorse economiche per poter fare musica, fanno musica, fanno orchestra: ormai sono tre anni, e pensi che dei 36 ragazzi coinvolti, nessuno ha lasciato l’impegno di fare musica ogni giorno. Siamo pronti a far partire il secondo “Sanità ensemble”! Così abbiamo il teatro – perché il quartiere è noto per aver dato i natali a Totò, ma è il quartiere nel quale le cose si vivono non per ragionamento, ma per emozione. Qui sono abituati a parlare, a dire, a vivere le emozioni. E poi, ci saranno le guide che accompagneranno gli ospiti al Rione Sanità… (gf)

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    Messa in Santa Maria degli Angeli a Roma animata dal Movimento dei Figli spirituali di Giovanni Paolo II

    ◊   Domani pomeriggio, alle 16, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma si terrà una celebrazione liturgica prenatalizia organizzata dal Movimento “Gruppi di Preghiera Figli spirituali di Giovanni Paolo II”. A presiedere l’Eucarestia mons. Giangiulio Radivo, assistente ecclesiastico dell’organizzazione. In merito a questa iniziativa, che si inserisce in un calendario fitto di appuntamenti, Eugenio Bonanata ha intervistato suor Mariarosa Lo Proto, fondatrice e presidente del Movimento:

    R. – A conclusione della celebrazione eucaristica, tutti quanti insieme offriremo la preghiera composta dal cardinale vicario di allora, Camillo Ruini, e con questa preghiera diremo non solo grazie a Giovanni Paolo II, ma chiederemo anche che sia presto proclamato Beato nella Chiesa di Dio. Ci auguriamo, quindi, che davvero in questo novantesimo della sua nascita, il carissimo Santo Padre Benedetto XVI ci faccia udire la notizia nel nuovo anno.

    D. – Quali sono caratteristiche del vostro movimento?

    R. – Possiamo dire ormai che il nostro sia un Novimento ecclesiale. Siamo ben lieti di continuare questo cammino nella Chiesa come ci ha indicato Giovanni Paolo II e come ci indica Papa Benedetto XVI. Vogliamo proclamare una nuova formazione di vita cristiana e di fede, per essere testimoni del Risorto e di Colui che ora a Natale si fa vedere in questo grande mistero dell'Incarnazione. Verbum caro factum est: la Parola di Dio che diventa uomo. Noi non possiamo restare indifferenti a tanto amore. Quindi, ci auguriamo come figlie spirituali di Giovanni Paolo II di aiutare molti a venire con noi, per rivalorizzare la nostra fede, rivitalizzare il nostro cristianesimo.

    D. – Attualmente, quante persone fanno parte del movimento?

    R. – Attualmente siamo più di 900, sparsi ormai anche oltre Roma. Nella Chiesa di Roma abbiamo sette gruppi, più un pensionato, che sono iscritti al movimento. Certamente, io mi auguro che l’anno prossimo altri parroci aprano le porte a questi gruppi di preghiera, perché la loro apertura significherà un segno forte nella parrocchia per una nuova primavera della Chiesa.

    D. – Quale è dunque il vostro messaggio alle parrocchie?

    R. – Alle parrocchie vorrei dire: non abbiate paura di iniziare un cammino di preghiera e di far iscrivere i figli spirituali nella vostra parrocchia, perché sicuramente dove si prega c’è la benedizione di Dio e dove si prega e c’è formazione si attirano altre anime alla vita della parrocchia. Papa Benedetto XVI, quando ha dato la sua benedizione allo stendardo è stato molto contento ed io personalmente, insieme con l’assistente ecclesiastico, ho detto che le colonne portanti di questo movimento saranno sempre Giovanni Paolo II, che ci guarda dal cielo, e Papa Benedetto, che ci conduce qui sulla via della Chiesa.(ap)

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    La mostra di Van Gogh a Roma, grande successo di pubblico

    ◊   E’ record di visitatori al Complesso del Vittoriano a Roma per la mostra “Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna”. L’esposizione che riporta dopo 22 anni nella capitale il grande pittore olandese resterà aperta fino al 6 febbraio. Agli oltre settanta i capolavori autografi sono accostate circa quaranta opere dei grandi artisti che ispirarono il maestro olandese. Il servizio è di Paolo Ondarza:

    (musica)

    Città e campagna: due mondi in apparente contraddizione ma conviventi nell’immaginario di Van Gogh: la corposa pennellata del pittore olandese dà forma ora alla quiete dei campi, ora al rapido movimento dei centri urbani di fine Ottocento. Benedetta Calazavara, responsabile mostre del Vittoriano:

    “La campagna rappresenta i valori senza tempo, i valori eterni, quelli che si ripetono con lo stesso ritmo delle stagioni, come il lavoro dei contadini. La città è vista invece come luogo della modernità, del mondo che cambia, dell’industrializzazione, del mercato dell’arte, che a Parigi, in quegli anni, era così vivace”.

    Dipinti, acquarelli, opere su carta: oltre 70 i capolavori siglati dall’inconfondibile firma: Vincent. Riflette l’interiorità dell’artista la natura animata nell’olio “Cipressi con due figure femminili” del 1889. Più pacato il paesaggio nel disegno monocromo del fosso, ricco di sfumature semantiche. Una primavera del colore l’olio su tela con gli Orti di Montmartre. Specchio dell’evoluzione artistica del maestro, dal realismo sognante dei pittori di Barbizon ad un’interpretazione originalissima della lezione impressionista, è la serie dei tre autoritratti realizzata in soli due anni. Ancora la Calzavara:

    “Nel primo ritratto si raffigura come un pittore fiammingo, vestito di nero, con questi tocchi di luce sulla barba rossa. Nel secondo è il pittore impressionista, elegante, con il cappello di feltro. Nell’ultima opera, invece, è raffigurato con un cappello di paglia e la pipa in bocca – il contadino – e con un sole fortissimo d’estate”.

    Felice l’accostamento tra le opere di Vang Gogh e quelle dei pittori a cui egli guardò nella sua breve, ma prolifica attività pittorica. Significativo il confronto con il realismo paesaggistico di Jean Francois Millet:

    “Van Gogh definiva Millet 'père Millet', padre Millet. In particolare, il confronto tra il seminatore di Millet e il seminatore di Van Gogh è veramente eccezionale: entra fortissima la tavolozza impressionista, la pennellata vorticosa. Il seminatore delicato di Millet diventa nel quadro di Van Gogh una figura rossa, gialla, verde, e ci fa vedere proprio come questo pittore innovi l’arte”.(ap)

    (Musica)

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    Il volto del Natale riflesso in quello di Gesù tra liturgia e poesia: un libro di mons. Fabio Fabene

    ◊   Un’occasione per riscoprire l'essenza del Natale e ricondurlo alle sue vere origini cristiane. E’ questo il tema del volume “Gesù Cristo, volto del Natale”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana e presentato nei giorni scorsi a Roma. “Uno sguardo di fede, ispirato dalla liturgia dell’Avvento, nutrito dall’insegnamento cristocentrico del Concilio Vaticano II e serenamente contestualizzato nella cultura contemporanea”. Michele Raviart ha intervistato l’autore, mons. Fabio Fabene, sacerdote della diocesi di Viterbo e capo ufficio della Congregazione per i Vescovi:

    R. – Il libro vuole essere un invito e un suggerimento per cogliere la vera essenza del Natale, che è la nascita di Gesù Cristo, e questo nel clima natalizio che noi viviamo in questi giorni e che porta le città, i borghi, le nostre case a rivestirsi di luce e di festa.

    D. – La prima parte del libro è la presentazione del Volto di Gesù attraverso l’analisi dei documenti del Concilio Vaticano II, e le prime Encicliche di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI…

    R. – Io ho cercato di presentare la personalità di Gesù e la sua autentica identità e in modo particolare mi sono soffermato nel descrivere Gesù come Verbo di Dio, Gesù come Verbo incarnato e rivelatore del Padre ed infine, Gesù come Salvatore.

    D. – Sono presenti anche poeti contemporanei: perché questa scelta e di quali poeti si tratta?

    R. – Perché nel mondo di oggi, che è attanagliato dal consumismo, dal secolarismo, ci sono persone che pensano, che meditano e che scrivono attraverso la poesia i sentimenti più veri dell’animo umano e del rapporto dell’uomo con Dio attraverso Cristo. I poeti che io cito sono Bruno Rombi, di cui riporto una poesia sul mistero di Cristo che si avvicina all’uomo, c'è poi una poesia di Cristina di Lagopesole, che ci descrive l’incontro di Dio con l’uomo, ed infine una poesia di Alda Merini che canta l’incontro di Cristo con lei nelle varie età della sua vita.

    D. – Nella seconda parte del libro, invece, si parla del volto di Gesù attraverso la liturgia del Natale. In particolare, vengono analizzate le antifone del “Magnificat” dei Vespri che si recitano durante l’Avvento…

    R. – Sono le grandi antifone, chiamate antifone “O” perché iniziano con questo vocativo che esprime lo stupore della Chiesa e del credente davanti all’evento di Betlemme: la nascita di Dio. Ed ognuna di esse inizia con l’invocazione “Vieni!”. E’ una grande preghiera per invocare la venuta della luce di Dio, la venuta di Cristo nel nostro mondo e nel cuore di ciascun uomo.(gf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Una struttura dei Gesuiti in India offre assistenza legale e istruzione all'etnia Adivasis

    ◊   Nel Gujarat, in India, i missionari Gesuiti hanno organizzato il Rajpila Social Service (Rsss), per aiutare gli indigeni Adivasis a fronteggiare gli effetti dello sviluppo economico. Il centro – riferisce l’agenzia AsiaNews - fornisce istruzione e assistenza legale gratuita per la tutela dei propri diritti, visto che la recente espansione industriale dello Stato sta mettendo in ginocchio le popolazioni indigene. Rappresentano il 15% della popolazione totale e molto spesso sono costretti ad abbandonare le loro terre per lasciare spazio a industrie e centrali energetiche. Padre Rappai Poothokaren afferma che “molti missionari hanno notato il legame tra la distruzione della cultura tribale e l’aumento dei casi di povertà”. Il sacerdote sottolinea che gli aiuti umanitari non sono più sufficienti per difendere gli indigeni da questo processo. “Per far valere i loro diritti – continua – essi hanno bisogno di essere educati, motivati e organizzati. Noi Gesuiti abbiamo visto un legame tra fede e giustizia, così abbiamo iniziato a sostenere i tribali per renderli più consapevoli”. I religiosi della Compagnia di Gesù lavorano fra gli indigeni del Gujarat fin dal 1960. A tutt’oggi oltre 26 mila indigeni sono membri di organizzazioni laiche e cristiane in difesa dei diritti, nate grazie al lavoro dei missionari. I programmi vanno dalla formazione dei leader allo sviluppo di cooperative agricole, per la coltivazione di erbe medicinali essenziali nella conservazione delle tradizioni. Negli anni, i Gesuiti hanno spinto anche molti giovani indigeni a studiare giurisprudenza per combattere gli abusi subiti dalla loro popolazione e aiutare anziani e analfabeti a districarsi nei cavilli della burocrazia statale. Nel 2000, padre Poothokaren e i membri dell’Rsss hanno sostenuto gli indigeni nell’organizzare le proteste per la costruzione della diga Narmada, che minacciava di sommergere migliaia di villaggi e causare gravi danni ecologici. Il caso è giunto fino alla Corte suprema indiana, che ha ordinato alla ditta costruttrice la modifica del progetto e il versamento di un indennizzo per gli sfollati. (E.B.)

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    I giovani cattolici africani vogliono essere ambasciatori di pace e riconciliazione nei propri Paesi

    ◊   I giovani dell’Africa Centrale ribadiscono il proprio impegno per diventare “messaggeri di pace e riconciliazione” nella loro terra, segnata da violenza e conflitti. Si tratta di una volontà espressa all’incontro sul tema “Giovani, testimoni ed attori della Giustizia, del Perdono e della Riconciliazione”, che è svolto in questi giorni a Kinshasa la capitale della Repubblica Democratica del Congo. Il meeting – riferisce l’agenzia Fides – rappresenta una tappa di valutazione delle “Giornate regionali dei giovani”, organizzate per la prima volta nel 2009 a Bujumbura, in Burundi, dall’Associazione delle Conferenze episcopali di Africa centrale (Aceac). All’incontro, partecipano 15 giovani membri dei Movimenti di Azione cattolica del Rwanda, del Burundi e della Repubblica Democratica del Congo, sotto la guida di Don Melchior-Edouard Mobili Thumaini, segretario generale dell'Aceac. L’obiettivo della riunione è di definire un progetto di raduno dei giovani che potrebbe essere questa volta esteso a tutta l’Africa o almeno ad altri paesi non membri dell’Aceac. Nel gennaio scorso, la sessione ordinaria del Comitato permanente aveva deciso l’istituzione delle “Giornate regionali dei Giovani” in quanto attività ordinaria della pastorale giovanile, da tenersi ogni due anni in questa sub-regione del continente, in alternanza con le Giornate mondiali della gioventù celebrate con con il Papa. L’iniziativa, tesa inoltre a migliorare e radicare in modo duraturo i rapporti di comunione e di solidarietà tra le Chiese dell’Aceac, ha già visto i giovani dell'area chiedere ai vescovi di approfondire la formazione permanente sui valori autentici, umani e cristiani, pregando i governanti di fare il possibile per l’occupazione giovanile, per combattere la corruzione, il clientelismo, ed altri mali che rovinano le loro nazioni. (E.B.)

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    La Giornata mondiale dell’Onu per la cooperazione sud-sud

    ◊   Occorre incoraggiare la collaborazione tra i Paesi in via di sviluppo per il raggiungimento di ulteriori progressi per combattere la fame, la povertà e altre malattie mondiali. E’ quanto sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in occasione dell’odierna giornale per la cooperazione sud-sud. “Molti Paesi – ricorda – hanno compiuto progressi significativi per aumentare il tasso di scolarizzazione, ridurre la mortalità infantile, migliorare l’accesso all’acqua potabile e aumentare la loro risposta contro la malaria, l’Aids e altre malattie”. Tuttavia – sottolinea il numero uno del Palazzo di Vetro – ancora “1,75 miliardi di persone in 104 Paesi non sono in grado di soddisfare i propri bisogni primari. Il numero di persone denutrite nel mondo resta inaccettabilmente alto, avvicinandosi al miliardo in particolare interessando più di un bambino su quattro al di sotto dell’età di cinque anni nei Paesi in via di sviluppo. Gli impatti del cambiamento climatico, delle crisi umanitarie e dei conflitti armati esacerbano solo la condizione delle persone più povere e più vulnerabili del mondo”. Per questo – si legge ancora nel messaggio – la cooperazione sud-sud rappresenta “una componente fondamentale per la risposta mondiale. Mettendo in comune le conoscenze, scambiando le idee e coordinando i programmi, i Paesi in via di sviluppo potrebbero trarre maggiore vantaggio di quanto non potrebbero fare da soli”. Le esperienze precedenti su questo fronte hanno dimostrato “il dinamismo e le sinergie che una tale cooperazione può generare, in particolare in materia di lavoro adeguato, sicurezza alimentare, cambiamento climatico, sanità e istruzione”. Alla luce di queste considerazioni Ban Ki-moon esorta ad impegnarsi per sviluppare “reti di solidarietà in vista dell’avvicinamento del 2015, data prefissata per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio” e “per lavorare su orizzonti ancora più ampi per la costruzione di un mondo più pacifico, più prospero e più equo per tutti”. (E.B.)

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    Indonesia: associazioni cattoliche al fianco dei profughi delle Mentawai colpiti dallo tsunami

    ◊   Prosegue il lavoro di Caritas e associazioni cattoliche in Indonesia in favore della popolazione delle Mantawai, colpita dal devastante tsunami del 26 ottobre scorso ,costato la vita ad oltre 500 persone. Le organizzazioni umanitarie nazionali e straniere hanno lasciato il campo poche settimane dopo la tragedia a causa delle difficoltà di raggiungere i superstiti. L’arcipelago dista, infatti, 10 ore di navigazione da Padang ed è colpito da continue tempeste che rendono spesso impossibile la navigazione. A confermare la lentezza degli aiuti è Irene Setiadi, responsabile dell’associazione cattolica Kelompok Bakti Kasih Kemanusiaan (Kbkk). All’agenzia Asia News ha raccontato che la sua struttura è una delle poche ad offrire il proprio sostegno alle persone colpite – in maggioranza cristiani – che si trovano nelle zone più difficili da raggiungere. A condurre le operazioni sono nove cooperanti, facenti parte anche di altre associazioni diocesane. “Il nostro principale obiettivo – ha affermato – è portare aiuto a chiunque abbia bisogno, soprattutto le vittime dimenticate”. Padre Christo Yohan, missionario francescano tra i coordinatori della missione, racconta che il gruppo ha dovuto sfidare onde alte tre metri e tempeste oceaniche per raggiungere l’isola, dove vi sono circa 66 famiglie rifugiate in ripari di emergenza e 143 ancora senza tetto. “Gli abitanti – afferma il sacerdote – hanno chiesto con urgenza un gruppo elettrogeno, bidoni per grandi depositi di acqua pulita e servizi sanitari”. Il missionario sottolinea inoltre l’inerzia del governo, che a tutt’oggi non ha fatto nulla per questa gente, nonostante le promesse fatte all’indomani dello tsunami. In realtà – dice - non hanno ancora iniziato a costruire il centro di accoglienza temporaneo che doveva essere pronto prima di Natale”. (E. B.)

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    Camerun, presentati risultati di un progetto contro la desertificazione

    ◊   Quarantasei pozzi, più di mille canali, oltre 13 mila metri di argini, 64.043 alberi piantati: sono alcuni dei frutti del Progetto pilota di lotta integrata contro la desertificazione (Plid) avviato cinque anni fa nella diocesi di Maroua–Mokolo, in Camerun, dal Comitato diocesano di sviluppo. Cofinanziato dalla Commissione Europea e dalla Broederlijk Delen, il progetto, i cui risultati sono stati illustrati nei giorni scorsi a Maroua, copre le diverse zone ecologiche della diocesi per un totale di 45 villaggi che contano 93 mila anime. Suo obiettivo, si legge sul sito www.leffortcamerounais.info, è quello di migliorare la conservazione delle acque, del suolo e della vegetazione attraverso azioni integrate volte ad un utilizzo più razionale e durevole delle risorse naturali. Al contempo la sua realizzazione mira alla lotta contro la povertà, alla fertilizzazione del territorio e alla realizzazione di opere che impediscano l’erosione idrica. In particolare, il progetto è volto a combattere la desertificazione, che porta al degrado delle risorse naturali, alla siccità, all’insicurezza alimentare cronica, alla miseria e alla povertà strutturale, ed ha come missione lo sviluppo integrale dell’uomo. (T.C.)

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    Austria: raccolta fondi del Pime in favore dei nuovi sacerdoti nei Paesi in via di sviluppo

    ◊   “Il mondo ha bisogno di sacerdoti perché ha bisogno di Cristo. Se il mondo non ha più Cristo degenera. Pertanto l’investimento nella formazione dei sacerdoti è il miglior investimento nel futuro della nostra società”. Sono parole di padre Leo Maasburg, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Austria (“Missio Austria”), contenute in un comunicato inviato all’Agenzia Fides per annunciare una raccolta fondi organizzata dall'organismo da lui diretto. Il titolo della campagna è “Sacerdoti di tre continenti” e si svolgerà il 6 gennaio 2011 in tutto il Paese. Lo scopo è di garantire “l’approvvigionamento spirituale” dei popoli nel sud del mondo: ogni anno, le Pontificie Opere Missionarie sostengono più di 80 mila seminaristi e novizi in tutto il globo nel loro cammino verso il sacerdozio. Nele nazioni del Sud del mondo non mancano le vocazioni. In Africa, Asia e America Latina il numero delle richieste di ammissione ai seminari è alto. Spesso, però, devono essere rifiutati candidati validi, perché mancano i fondi per la formazione e il posto per ospitarli. In Europa c’è, mediamente, un sacerdote ogni 3.525 abitanti ma il sostegno per la formazione di nuovi sacerdoti manca soprattutto nei Paesi dove sarebbe necessario un più alto numero di sacerdoti: in Oceania c’è un prete ogni 7.340 abitanti, in America Latina uno su 8.235, in Africa uno per 27.335 e in Asia perfino uno su 50.030. “Aiuti materiali – spiega P Maasburg – possono garantire soltanto la sopravvivenza immediata, ma non danno un senso alla vita. I sacerdoti aiutano e vedono la persona in modo integrale e aiutano, per cosi dire, con acqua potabile e acqua santa”. (E.B)

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    Papua Nuova Guinea, riprende a trasmettere Radio San Gabriele, "voce autentica della Chiesa"

    ◊   In Papua Nuova Guinea, sono le radio diocesane a diffondere "l’autentica voce della Chiesa cattolica". E’ quanto affermano i vescovi del Paese, annunciando all’agenzia Fides che il servizio “sta per essere potenziato perché la voce della Chiesa raggiunga tutti fino agli estremi confini della foresta”. Infatti, nella diocesi di Vanimo, ha ripreso a trasmettere “Radio San Gabriele”, che entro la fine di dicembre sarà ascoltata non solo da Vanimo, ma anche dai villaggi remoti del territorio. Per questo, i sacerdoti locali hanno lanciato una campagna per regalare un apparecchio radio, capace di captare il segnale da Vanimo, a ogni catechista e a ogni responsabile della pastorale nei villaggi della foresta. Lo strumento radiofonico appare di facile fruizione e capace di far giungere i messaggi “così come sono”, senza mediazioni o interpretazioni che spesso possono distorcerli. Proprio per questo i vescovi locali, a cominciare dal presidente della Conferenza episcopale, il salesiano mons. Francesco Panfilo, intervengono spesso sulle diverse stazioni radio diocesane per ribadire le posizioni della Chiesa in merito a diversi temi sociali e culturali. (E.B.)

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    24 Ore nel Mondo



    Manovre militari Usa-Sud Corea, si muove il Consiglio di sicurezza Onu

    ◊   Torna altissima la tensione nella penisola coreana, dopo la conferma di nuove esercitazioni congiunte tra l’esercito sudcoreano e statunitense in programma la prossima settimana. La questione sarà al centro di un Consiglio di sicurezza straordinario delle Nazioni Unite che si terrà oggi pomeriggio a New York. Il servizio di Marco Guerra:

    Truppe sudcoreane e militari americani si apprestano a svolgere manovre congiunte sull'isola di Yeonpyeong, teatro dell'attacco nordcoreano a fine novembre che costò la vita a quattro persone. Le manovre decise da Seul potrebbero determinare un “disastro”, ha ammonito il Ministero degli esteri del regime di Pyonyang, che ha poi accusato Washington di usare come “scudi umani” i 20 soldati americani che parteciperanno all'esercitazione. La Corea del Nord, dunque, non resterà a guardare, come dimostrano i movimenti di truppe verso il confine sudcoreano e nel Mar giallo che si registrano in queste ore. La comunità internazionale vuole scongiurare che la situazione precipiti nuovamente in scontri in campo aperto e su richiesta del ministro degli Esteri russo, Lavrov, è stata convocata per oggi pomeriggio una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Preoccupazione è stata espressa anche dalla Cina. Pechino, si legge in un comunicato del suo Ministero degli esteri, “si oppone fermamente a qualsiasi azione che alimenti la tensione e domanda alle due parti a mostrare calma e moderazione”. Intanto, l’inviato americano Richardson, che si trova nella regione da giovedì scorso, ha proposto l'allestimento di una linea diretta telefonica fra le Coree, da utilizzare in caso di incidenti.

    Costa d’Avorio
    Prosegue il braccio di ferro tra il presidente uscente della Costa d’Avorio, Laurent Gbabo, e la comunità internazionale. Le Nazioni Unite hanno respinto l'ultimatum del capo di Stato sconfitto alle receti elezioni, che ieri aveva ordinato ai peacekeeper della missione Onuci di lasciare la Costa d’Avorio. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, la Francia e diversi altri Paesi hanno ripetutamente chiesto a Gbagbo di farsi da parte dopo che il Consiglio costituzionale, controllato dallo stesso presidente ivoriano, ha ribaltato il risultato del ballottaggio che dichiarava vincitore l'ex primo ministro Ouattara.

    Afghanistan violenze
    Giornata di violenze oggi in Afghanistan, dove i talebani hanno attaccato quasi contemporaneamente due obiettivi militari nella provincia settentrionale di Kunduz e a Kabul causando la morte 13 fra soldati dell'esercito afghano ed agenti di polizia. Almeno cinque le vittime tra gli insorti. Un primo commando di ribelli ha colpito un centro di reclutamento dell'esercito afghano a Kunduz, uccidendo cinque militari e tre agenti di polizia. Altri cinque soldati sono morti e nove sono rimasti feriti nella capitale a seguito dell’attacco contro l’autobus sul quale viaggiavano. Vittime anche tra il contingente internazionale: si tratta di un soldato dell’Isaf, del quale non è stata ancora specificata la nazionalità, ucciso dallo scoppio di un ordigno rudimentale.

    Usa: gay nelle Forze armate
    Il Senato degli Stati Uniti ha definitivamente abrogato la norma che vieta agli omosessuali dichiarati di far parte delle Forze armate. La nuova legge, che il presidente Obama firmerà la prossima settimana, elimina la cosiddetta politica del "don't ask don't tell" (non te lo chiedo, non me lo dire), che ha regolato i rapporti all'interno delle Forze armate Usa per circa 17 anni: escamotage grazie al quale i gli omosessuali possono restare in servizio a patto di non rivelare il loro orientamento.

    Obama esorta la ratifica del Trattato di non proliferazione nucleare
    Il presidente americano, Barack Obama, è tornato a sollecitare il Senato a ratificare il Trattato per la riduzione degli armamenti strategici fra Stati Uniti e Russia, firmato con Dmitry Medvedev lo scorso aprile. “Senza un nuovo Trattato, non saremmo in grado di verificare l'arsenale nucleare”, ha spiegato Obama, secondo il quale senza lo Start, che prevedel 'eliminazione di 1.550 testate da parte di Usa e Russia, “diventerebbe molto difficile migliorare i rapporti tra le due superpotenze”. Il presidente americano punta ad ottenere la ratifica prima di gennaio, ovvero prima dell'insediamento del nuovo Senato a maggioranza repubblicana frutto delle elezioni di mid-term.

    Venezuela
    Il parlamento venezuelano ha concesso al presidente Chàvez i poteri speciali da lui richiesti per far fronte alla crisi provocata dalle inondazioni, che hanno causato 40 morti e oltre 140 mila sfollati. Il presidente ha annunciato che varerà un pacchetto di 20 leggi su finanze, tasse e sicurezza. Intanto, si registra un nuovo strappo con l’amministrazione americana: Chavez ha detto che non autorizzerà l'ingresso nel suo Paese del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, Larry Palmer, accusato di aver “mancato di rispetto” verso il governo del Venezuela.

    Europa maltempo
    La morsa del gelo continua a creare forti disagi in tutta l’Europa centrosettentrionale. In ginocchio il traffico aereo e in generale tutto il sistema dei trasporti. Centinaia di voli cancellati in Germania, Belgio, Francia e Gran Bretagna. Migliaia di persone hanno passato la notte negli aeroporti di Londra, Parigi, Bruxelles e Francoforte. Molti scali oggi sono tornati operativi ma si registrano ancora forti ritardi per il maltempo.

    Morte Padoa-Schioppa
    E' morto Tommaso Padoa-Schioppa, ex ministro dell'Economia dell’ultimo governo Prodi. Aveva 70 anni. Padoa-Schioppa ha avuto un infarto ieri sera al termine di una cena con amici a Roma. Dopo il malore è stato portato in un ospedale della capitale dove è deceduto. Unanime il cordoglio del mondo della politica e dell’economia. Padoa-Schioppa in passato aveva ricoperto il ruolo di membro del board della Banca centrale europea ed era considerato uno dei "padri" della moneta unica europea.

    Incendio nelle Filippine
    È di almeno 15 morti il bilancio dell’incendio che ha distrutto un albergo nel nord delle Filippine. Il rogo, che è durato quattro ore, ha distrutto un hotel di cinque piani a Tuguegarao City. I soccorritori stanno cercando fra le macerie. I feriti sono una decina. Fra i clienti dell'albergo c'erano alcune giovani donne appena diplomate presso la scuola per infermiere della vicina città di Santiago. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 353

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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