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Sommario del 13/12/2010

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa: la vera speranza cambia la vita perché non è una idea, ma Gesù, il Verbo fatto carne
  • Udienze
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Elezioni in Kosovo: confermato Thaci. Gli osservatori Ue: passo democratico importante
  • Ore cruciali in Italia: Berlusconi offre un patto ai moderati. Domani la fiducia
  • Svezia sotto choc: l'attentato kamikaze poteva causare una strage
  • La Croce della Giornata Mondiale della Gioventù nel carcere di Paliano
  • Salvarsi dall'usura: la testimonianza di un artigiano palermitano
  • Educazione e dignità umana al centro delle iniziative natalizie dei volontari dell'Avsi
  • Chiesa e SocietÓ

  • Ecuador: missionario francescano polacco ucciso nella sua parrocchia
  • I vescovi iracheni domani all'Europarlamento per parlare della situazione dei cristiani
  • Costa d'Avorio: iniziati i 6 giorni di preghiera e digiuno per la pace
  • Il buon governo e l’auto-sostenibilità al centro della Plenaria dei vescovi dell’Africa australe
  • Sri Lanka: musulmani e cattolici uniti per salvare la vita di Rizana Nafeek
  • Pakistan: la legge sulla blasfemia fa un'altra vittima
  • Algeria: quattro cristiani condannati per aver aperto un luogo di culto
  • Mons. Celli ai comunicatori latinoamericani: dedicare tempo al Signore e dare contenuti ai media
  • Argentina: la Chiesa offre la sua mediazione per il conflitto di Villa Soldati
  • I Cavalieri del Santo Sepolcro donano 10,7 milioni di dollari alla Terra Santa
  • Ong cattolica realizza 13 pozzi per gli agricoltori di Gaza
  • Filippine: il cardinale Vidal insignito dal Senato per il suo impegno a favore della pace
  • Anche il pensiero Ratzingeriano al Forum di Studi cattolici per i giovani studiosi cinesi
  • Goa: i pellegrini al Santuario di San Francesco Saverio, in attesa di un centro di accoglienza
  • Suore della Santa Croce contro abusi alle donne e traffico di prostitute tra Nepal ed India
  • Sahel: proposto dalla Caritas un fondo speciale per le emergenze alimentari
  • Terra Santa: convegno a Gerusalemme su Maria di Magdala
  • Portogallo 2017: primi preparativi per il centenario delle apparizioni di Fatima
  • Povertà: oltre 100 milioni di europei a rischio esclusione e indigenza
  • Milano: incontro nell'Anno europeo di lotta alla povertà
  • 24 Ore nel Mondo

  • Pakistan: rischia di aggravarsi la crisi umanitaria
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa: la vera speranza cambia la vita perché non è una idea, ma Gesù, il Verbo fatto carne

    ◊   Il Papa ieri all’Angelus ha invitato ad accogliere in questo Tempo d’Avvento “la vera speranza”, non una semplice idea, ma Gesù, il Verbo fatto carne che viene a salvarci. Sulla virtù teologale della speranza, sulla sua origine e sui suoi effetti, ascoltiamo alcune riflessioni di Benedetto XVI. Il servizio di Sergio Centofanti:

    Il Papa parla della vera speranza, quella “che non delude perché è fondata sulla fedeltà di Dio”. Si tratta di “un dono che cambia la vita di chi lo riceve”. Ma in cosa consiste questa speranza?

    “Consiste in sostanza nella conoscenza di Dio, nella scoperta del suo cuore di Padre buono e misericordioso. Gesù, con la sua morte in croce e la sua risurrezione, ci ha rivelato il suo volto, il volto di un Dio talmente grande nell’amore da comunicarci una speranza incrollabile, che nemmeno la morte può incrinare, perché la vita di chi si affida a questo Padre si apre sulla prospettiva dell’eterna beatitudine”. (Angelus del 2 dicembre 2007)

    Ma la nostra speranza è sempre preceduta dalla speranza di Dio nei nostri confronti, anche di quanti sono lontani da Lui:

    “All’umanità che non ha più tempo per lui, dio offre altro tempo, un nuovo spazio per rientrare in se stessa, per rimettersi in cammino, per ritrovare il senso della speranza … Sì, Dio ci ama e proprio per questo attende che noi torniamo a Lui, che apriamo il cuore al suo amore, che mettiamo la nostra mano nella sua e ci ricordiamo di essere suoi figli”. (Omelia del primo dicembre 2007)

    E a mandare avanti il mondo è proprio “la fiducia che Dio ha nell’uomo”:

    “E’ una fiducia che ha il suo riflesso nei cuori dei piccoli, degli umili, quando attraverso le difficoltà e le fatiche si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere quel poco di bene che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel posto di lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società. Nel cuore dell’uomo è indelebilmente scritta la speranza, perché Dio nostro Padre è vita, e per la vita eterna e beata siamo fatti”. (Omelia del primo dicembre 2007)

    La speranza, dono di Dio, allarga i nostri piccoli orizzonti rinchiusi sulle vicende che passano, per farci alzare lo sguardo verso ciò che dura per sempre, quando ogni lacrima sarà asciugata, nella certezza che Dio è vicino già ora. Da qui scaturisce la vera gioia che non può essere tenuta per sé ma è donata per gli altri:

    “Sì, la gioia entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l'anima è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù”. (Angelus del 16 dicembre 2007)

    Il Papa si rivolge a tutti: a quanti pensano di non avere bisogno di Dio, agli smarriti, a quanti sono nella prova e vedono crollare le proprie sicurezze, a quanti credono in Lui e a coloro che ripongono le proprie speranze solo nella scienza:

    “La scienza contribuisce molto al bene dell’umanità, - senza dubbio - ma non è in grado di redimerla. L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, dal Dio che è l’amore, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo! Con Maria, sua Madre, la Chiesa va incontro allo Sposo: lo fa con le opere della carità, perché la speranza, come la fede, si dimostra nell’amore”. (Angelus del dicembre 2007)

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    Udienze

    ◊   Benedetto XVI riceverà questo pomeriggio in udienza i vescovi giapponesi.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Una strada di luci: in prima pagina, un editoriale del direttore sulla visita che Benedetto XVI ha fatto ieri a una delle parrocchie della sua diocesi.

    Tra l’Aquila e il Dragone confronto senza esclusione di colpi: in rilievo, nell’informazione internazionale, il summit commerciale, apertosi a Washington, tra Stati Uniti e Cina.

    “Dizionario delle ‘apparizioni’ della Vergine Maria”: in cultura, la presentazione del cardinale Roger Etchegaray e un estratto dell’introduzione di René Laurentin.

    Suoni armonici da una sinfonia lontana: sulle origini dell’universo e il Progetto Stoq intervista di Valeria Ascheri all’astrofisico Piero Benvenuti.

    Facile la vendetta, ma il perdono è necessario: Gaetano Vallini recensisce il film “In un mondo migliore” di Susanne Bier, con un’intervista di Luca Pellegrini alla regista danese.

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    Oggi in Primo Piano



    Elezioni in Kosovo: confermato Thaci. Gli osservatori Ue: passo democratico importante

    ◊   Scontri sono scoppiati nella notte nel centro di Pristina fra sostenitori del Partito democratico del Kosovo (Pdk), del premier uscente Hashim Thaci, e della Lega democratica del Kosovo, (Ldk) del sindaco della capitale Isa Mustafa. La Tv ha mostrato le immagini degli incidenti non lontano dal Grand Hotel, dove in serata erano stati annunciati alla stampa i primi risultati del voto di ieri, che riconoscono la vittoria al premier uscente Thaci. Gli osservatori europei parlano di importante passo avanti. Il servizio di Fausta Speranza:

    Hashim Thaci è un ex comandante dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), la guerriglia indipendentista che combatté alla fine degli anni '90 contro le forze serbe di Milosevic. Ricordiamo che il Kosovo ha proclamato unilateralmente l'indipendenza il 17 febbraio 2008. E fino ad oggi è stato riconosciuto da 72 dei 192 Stati membri delle Nazioni Unite. Tra questi, 22 Paesi dell’Ue. Del voto di ieri per le prime legislative del dopo indipendenza, la delegazione di osservatori del Parlamento europeo si è detta sostanzialmente soddisfatta, affermando che un paio di episodi in cui si sono registrate “gravi irregolarità” non possono mettere in discussione il risultato positivo dell'intero processo elettorale. I sette europarlamentari che hanno monitorato il voto hanno sottolineato “l'importanza del processo democratico in atto in Kosovo”, mettendo in evidenza in particolare la crescente partecipazione al voto della comunità serba: “un segno dell'ulteriore impegno rispetto alle istituzioni del Kosovo”. Mentre si attendono i risultati ufficiali, l'Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, annuncia che è previsto l'avvio del dialogo tra Kosovo e Serbia per l'inizio del 2011, probabilmente in febbraio. Dell'importanza del voto di ieri abbiamo parlato con don Lush Gjergji della diocesi di Prizren, che da poco ha una nuova sede a Pristina:

    R. - Il significato è certamente molto importante, perché sono le prime elezioni dopo la proclamazione dell’indipendenza e dopo il riconoscimento da parte di una settantina di Paesi. Quindi è stato un momento particolarmente sentito e particolarmente importante per dimostrare l’autenticità dell’opzione e della scelta che è stata fatta e per esercitare una vera democrazia basata sulla volontà e sul voto del popolo.

    D. - Don Gjergji, è stato confermato il premier uscente Thaci, nonostante le inchieste di corruzione che hanno investito uomini del suo governo e nonostante l’alto tasso di disoccupazione: come commentare questa scelta?

    R. - Sicuramente si trattava del partito che aveva le maggiori possibilità di organizzarsi, tanto più che dopo il ritiro del Dlk, avvenuto circa un mese e mezzo fa, è rimasto solo al governo ed ha avuto la possibilità - oltre all’esperienza di tre anni di governo - di capeggiare il governo e di gestire a tutti i livelli l’apparato statale per organizzare al meglio la propria campagna elettorale e quindi le elezioni stesse.

    D. - Don Gjergji, che dire della partecipazione al voto dei serbi che vivono nelle enclavi serbe in Kosovo? In quelle del Sud l’affluenza è stata fino al 50%, al nord meno ma c’è chi ha votato…

    R. - In buona parte c’è stato un esito piuttosto positivo. Sicuramente non è quello che si sperava, ma è quello che ci si aspettava. Il processo della decentralizzazione e quindi la creazione di nuovi comuni in prevalenza o in maggioranza serba e la partecipazione significativa anche al nord: sono tutti segnali positivi ed anche la popolazione serba in Kosovo si sta rendendo conto che stiamo cercando di costruire uno Stato che non è degli albanesi o per gli albanesi, ma che vuole essere per tutti i cittadini. In questa chiave di lettura, allora può essere un segnale positivo.

    D. - Dunque, in qualche modo, oltre al territorio si sta costruendo anche un tessuto sociale nuovo?

    R. - Sicuramente. La cosa più importante ora è ricordarsi quello che ha rappresentato un po’ il motto del nostro defunto presidente Rugova, che diceva: “La politica non è matematica, non è una questione di numeri, ma è una questione che riguarda la gente", il popolo e quindi riguarda quei diritti sacrosanti per essere sì se stessi, ma permettendo anche agli altri di esserlo, cercando di creare l’unità nella diversità.

    D. - Don Gjergji, lei è adesso nella nuova sede di Pristina…

    R. - Sì, anche se la diocesi è ancora ufficialmente amministrazione apostolica di Prizren, ma essendo ormai Pristina la capitale e avendo tutte le strutture - dal Parlamento alla presidenza, ai ministeri e alle ambasciate - anche la nostra chiesa si è spostata e ha creato questo nuovo centro. Si sta costruendo anche la nuova cattedrale e il santuario dedicato a Madre Teresa. Pensiamo quindi in un prossimo futuro di essere qui a Pristina, dopo 311 anni di assenza del vescovo e della sede vescovile.(mg)

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    Ore cruciali in Italia: Berlusconi offre un patto ai moderati. Domani la fiducia

    ◊   Ore decisive in Italia per il governo guidato da Silvio Berlusconi in vista del doppia sfida di domani, rappresentata dal voto di fiducia sia alla Camera che al Senato. A Montecitorio tutto è legato alla scelta di pochi parlamentari, mentre Roma si appresta a vivere una nuova giornata di manifestazioni. Oggi, intanto a Palazzo Madama, sia durante il suo intervento che nella replica, il premier ha lanciato un appello ai moderati definendo una “follia” politica l’apertura di una “crisi al buio”. Il servizio è di Eugenio Bonanata:

    E’ stata fredda la reazione dei centristi all’offerta di Silvio Berlusconi che, nel suo intervento, stamattina, ha parlato della necessità di aprire una fase nuova basata sulle forze moderate:

    “A tutti i moderati di questo Parlamento propongo quindi un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise, rinnovando quel che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di governo”.

    La proposta, avanzata in nome della stabilità a fronte della crisi economica, non interessa l’Api di Rutelli e l’Udc di Pier Ferdinando Casini che critica l’appello di Berlusconi al senso di responsabilità:

    “Se Berlusconi avesse detto che 'proprio perché è irresponsabile la contabilità parlamentare e non si può governare con un voto in più, per favorire la composizione di un clima politico nuovo mi dimetto', ecco, se avesse detto questo, sarebbe stato credibile tutto il resto”.

    Il possibile allargamento della compagine governativa non piace nemmeno al leader della Lega Bossi il quale ha ribadito che in caso di maggioranza risicata per il Carroccio l’unica strada resta il voto anticipato. Berlusconi, però, che nel pomeriggio parlerà alla Camera, nel suo discorso in Senato si è rivolto anche parlamentari di Futuro e Libertà, promettendo modifiche alla legge elettorale con il solo limite invalicabile del bipolarismo, ricordando il patto con gli elettori:

    “Tutto si può fare, ma non progettare un’alleanza con la sinistra in questa legislatura, camuffata da un governo di transizione, e neppure unire i propri voti con quelli dell’opposizione, sommando grottescamente i voti sottratti al Popolo della Libertà a quelli del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori. Tutto si può fare, ma non si può tradire il mandato ricevuto dagli elettori”.

    Gianfranco Fini ieri ha annunciato che Futuro e libertà da domani diventerà una forza di opposizione. Tuttavia nel suo partito proseguono le trattative, perché continua l’iniziativa di alcuni membri – le cosiddette colombe – fautori del dialogo con il Pdl. Una posizione delicata, visto che a Montecitorio la partita, domani, si gioca sul filo di lana e saranno determinanti le indecisioni e le eventuali assenze. “Non ci saranno defezioni” nel Pd ha detto Franceschini, che ha accusato il centrodestra di creare incertezza mettendo in circolazione voci approssimative a riguardo. Il tema della compravendita dei parlamentari interessa anche la Procura di Roma che deciderà nelle prossime ore sul da farsi dopo gli esposti presentati dal leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro.(gf)

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    Svezia sotto choc: l'attentato kamikaze poteva causare una strage

    ◊   Avrebbe agito su indicazione del ramo iracheno di Al Qaida l'attentatore suicida di sabato a Stoccolma. Secondo il Centro americano di sorveglianza dei siti estremisti islamici, il giovane Taymour Abdel Wahab avrebbe potuto provocare una strage nel centro della capitale svedese: soltanto il malfunzionamento dell'esplosivo che portava indosso ha evitato una carneficina ed ha causato due feriti, oltre la morte dello stesso kamikaze. Per un’analisi dell’azione terroristica, ascoltiamo Emanuele Schibotto, coordinatore editoriale della rivista di geopolitica e relazioni internazionali Equilibri.net, intervistato da Giada Aquilino:

    R. – Si tratta del primo attentato di matrice islamica o comunque del primo attentato nei Paesi nordici in generale. La Svezia è stata teatro negli anni ‘70 di dure battaglie e anche di terrorismo interno. Per quanto riguarda il perché sia stata colpita la Svezia, si deve tener presente che poco prima delle due esplosioni sono state recapitate una o più mail ai media svedesi ed alla polizia di Stoccolma con le presunte motivazioni. Anzitutto perché la Svezia ha una presenza fisica in Afghanistan, con un contingente di 500 soldati, e questo avrebbe motivato l’attentatore. In secondo luogo, perché nel 2007 un vignettista svedese ha pubblicato una vignetta dissacrante - secondo gli accusatori - nei confronti di Maometto. Poi, c’è da tener presente il quadro generale del Paese: la Svezia ha il tasso di immigrazione più alto dell’Unione Europea, con il 14 per cento della popolazione che non è svedese; si è anche parlato molto negli ultimi tempi della salita in Parlamento - nelle elezioni di ottobre - del Partito democratico svedese, il partito xenofobo anti-islamista: è questo un dato molto significativo; si è detto inoltre del presunto fallimento del modello economico svedese; ricordiamo che gli immigrati in Svezia nella stragrande maggioranza arrivano non per motivi economici, ma per motivi politici: chiedono cioè asilo politico e quindi vanno in Svezia per sopravvivere.

    D. – Ma prima di questo attentato erano state evidenziate delle frange estremiste nel Paese?

    R. – No, non erano state evidenziate delle frange estremiste all’interno del Paese, però c’era stato un innalzamento del livello di allarme nell’ottobre scorso, dopo che gli Stati Uniti d’America avevano emesso un allarme per tutti i Paesi europei. La Svezia e l’Inghilterra subito avevano alzato i livelli di allerta.

    D. – Il duplice attentato ha colpito la Svezia nel pieno delle polemiche sul fondatore di Wikileaks, Assange: ci potrebbe essere un collegamento al riguardo?

    R. – Almeno in questo caso, Wikileaks - per gli addetti ai lavori - non ha rivelato nulla che già non si sapesse. Moises Naim, che è uno dei più importanti analisti di politica internazionale, ha scritto recentemente che, riguardo alla vicenda Wikileaks, in realtà gli Stati Uniti ne escono rafforzati, perché sanno proteggere i loro segreti veri, i file top-secret, in maniera evidente.

    D. – Il terrorismo che ha colpito la Svezia potrebbe colpire altrove in Europa?

    R. – Questa è una domanda difficile: potrebbe, certo. E questo perché, come ha colpito la Svezia che è uno dei Paesi che più presta attenzione alla propria sicurezza, potrebbe senz’altro colpire altrove. Ciò potrebbe senza dubbio verificarsi: è impossibile mettere in piedi nei Paesi europei o comunque nei Paesi occidentali un sistema di sorveglianza e di sicurezza tale che possa garantire la completa salvaguardia di ogni singolo individuo, in ogni singolo posto. (ma)

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    La Croce della Giornata Mondiale della Gioventù nel carcere di Paliano

    ◊   Prosegue in Italia il pellegrinaggio della Croce della Giornata Mondiale della Gioventù. Tra una celebrazione e l'altra della Gmg, la Croce è protagonista di significativi pellegrinaggi nel mondo. Sabato scorso ha fatto visita ai detenuti del carcere di Paliano, in provincia di Frosinone. Ha seguito per noi l’evento Davide Dionisi.

    Il pellegrinaggio della Croce della Giornata Mondiale della Gioventù non conosce soste e sabato mattina ha fatto tappa a Paliano, nella Casa di reclusione che ospita per lo più collaboratori di giustizia. L’iniziativa è stata promossa dalla diocesi di Palestrina, in collaborazione con la Direzione del Carcere, le suore Canossiane e i ragazzi del Centro internazionale San Lorenzo, i custodi della croce di legno che è diventata il simbolo delle Gmg. Tanto calore e tanta commozione tra i ragazzi nel vedere quel simbolo che ha toccato ogni angolo del mondo e, nell’occasione, è riuscita con la sua forza ad abbattere il massiccio muro di cinta della Fortezza Colonna. A Nadia Cersosimo, direttore della Casa di Reclusione di Paliano, abbiamo chiesto quale significato assumono iniziative come queste in un luogo come il carcere:

    R. – Hanno un’importanza fondamentale. Intanto, perché la detenzione ha un valore particolare, sia per gli operatori ma in particolare per gli utenti, perché i nostri detenuti scontano una pena, sono stati già giudicati, ma il valore del giudizio e il valore della pena devono passare attraverso il cambiamento del cuore, oltre che attraverso il cambiamento – ovviamente – della vita. Ed è importante per loro avere questi momenti di riflessione e anche di confronto con Cristo, ma di confronto con gente che segue Cristo e che ha potuto cambiare la propria vita come stanno facendo loro.

    D. – Il problema che accomuna gli istituti di pena è il reinserimento dei suoi ospiti nella società. Paliano come risponde a questa esigenza?

    R. – Paliano risponde bene. L’utenza, ovviamente, è particolare ma sicuramente i nostri utenti seguono, all’interno, un percorso che li aiuta intanto a ritrovare una dignità perduta e poi a riscoprire anche i valori e quello che significa il lavoro. C'è la possibilità – attraverso la formazione – di lavorare all’interno dell’istituto e quindi di reinserirsi e risocializzarsi con la dignità che è necessaria per poter essere parte integrante della comunità civile.

    Il pellegrinaggio e la liturgia nella cappella del Carcere è stata presieduta da mons. Domenico Sigalini, vescovo della diocesi di Palestrina:

    R. – La Croce parla all’umanità. Parla alla coscienza. Qui c’è gente che ha le sue colpe e non le nasconde, e dice anche di essere contenta di poterle riparare, per quanto possibile. E quindi, avere anche da parte della fede il conforto di un perdono che ti da la pace interiore: una cosa grandissima, molto bella!

    D. – Che figura è il Cappellano per una donna, per un uomo che vivono in carcere, secondo lei?

    R. – Il Cappellano è la simpatia di Dio nei confronti del carcerato. E’ colui che, in pratica, gli fa vedere che, al di là delle leggi, dei controlli, dei dialoghi con il giudice, con l’avvocato, c’è qualcuno che ti vuole simpaticamente bene e ti fa vedere che Dio è dalla tua parte, sempre. (gf)

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    Salvarsi dall'usura: la testimonianza di un artigiano palermitano

    ◊   Ci sono storie che dimostrano come la piaga dell’usura, in Sicilia spesso legata alla criminalità organizzata, sia alimentata anche da una mentalità che emargina chi denuncia e chiede aiuto alle istituzioni. Una di queste storie è la vicenda di un artigiano palermitano, Bennardo Raimondi, produttore di presepi in ceramica, che ha ottenuto il riconoscimento dal Tribunale di Palermo dello status di vittima dell'usura e l’accesso ai benefici previsti dalla legge. Si tratta di un provvedimento che restituisce dignità e speranza, come sottolinea proprio l’artigiano palermitano intervistato da Fabio Colagrande:

    R. – E’ un riconoscimento che restituisce la dignità ad un uomo che, dopo aver denunciato usurai ed estorsori, purtroppo è stato abbandonato da tutti. Mi ero ridotto a chiedere l’elemosina. Finalmente, dopo tantissimi anni, ho avuto questo riconoscimento che non solo mi dà la possibilità di accedere ai fondi antiusura ma mi restituisce la dignità di uomo.

    D. – Com’era finito nelle mani degli 'strozzini'?

    R. – Purtroppo, l’artigianato non è visto bene nell’ambito bancario e ad un certo punto le banche non ti danno più credito. Allora, sono dovuto ricorrere a persone – i cosiddetti 'amici degli amici”'– che si sono rivelati come veri e propri estorsori.

    D. – I cosiddetti ìamici degli amici' a Palermo hanno a che fare con la criminalità organizzata?

    R. – Sì, il reato dell’usura in particolar modo è un fenomeno molto diffuso nel meridione ed è collegato anche al reato dell’estorsione, del 'pizzo' e del racket.

    D. – Per questo la sua battaglia è diventata in Sicilia uno dei simboli della lotta per la legalità contro la mafia?

    R. – Sì, ho fatto di questa lotta uno scopo di vita. Non ho denunciato i miei usurai solo per avere un riconoscimento come vittima, ma per fare in modo che gli imprenditori in Sicilia cambino un po’ mentalità perché l’usura è diventata quasi un’abitudine. Si paga cioè il pizzo perché è così e basta, oppure ci si rivolge agli usurai perché non si trova credito in altri posti … Nella mentalità meridionale, nella mentalità siciliana non si riesce a capire che, in effetti, si tratta di un reato grave, gravissimo!

    D. – Lei era stato ridotto sul lastrico e addirittura aveva pensato di mettere in vendita un rene per aiutare uno dei suoi figli...

    R. – Io ho un bambino disabile che ha dei gravi problemi. Ero arrivato ad essere disposto a vendere un rene … ed avevo già messo un annuncio.

    D. – Ora, con il riconoscimento dello status di vittima di usura, con gli aiuti che arrivano dal fondo antiusura, lei ha ritrovato anche la voglia di creare, di produrre, di tornare a fare l’artigiano?

    R. – Sì, questo riconoscimento mi ha dato la voglia di ricominciare. Anche se ricominciare adesso è peggio di quando inizi dal niente, perché dal momento in cui denunci non solo perdi tutti gli averi, la casa, il negozio, ma perdi anche tutti gli amici, i parenti: io praticamente non ho più nessuno, sono diventato invisibile. Questo riconoscimento mi dà la forza di ricominciare daccapo e di creare anche sviluppo, legalità e occupazione, cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare in Sicilia. La Sicilia potrebbe vivere soltanto di cultura e turismo, cose che invece stanno cercando di eliminare. (bf)

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    Educazione e dignità umana al centro delle iniziative natalizie dei volontari dell'Avsi

    ◊   Come ogni anno nel periodo di Natale, tornano in tutt’Italia le iniziative dell’Avsi, l'Associazione volontari per il servizio internazionale: cene, eventi sportivi, spettacoli, presentazione di libri per sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno dei 100 progetti presenti in 38 Paesi del mondo. Educazione e promozione della dignità umana sono in primo piano per questa organizzazione, che può contare su oltre 12 mila sostenitori volontari. Il tema scelto per quest’anno è “Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”. Ne spiega il significato il segretario generale dell’Avsi Alberto Piatti, al microfono di Gabriella Ceraso:

    R. – Con questo titolo vogliamo sottolineare, come ha detto Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata per la pace 2009, che è la persona il protagonista dello sviluppo: noi dobbiamo soccorrere il bisogno che emerge, per arrivare a fare scoprire da un lato che l’uomo è immagine del Creatore e dall’altro questo desiderio di bene, di bello e di giustizia che è nel cuore dell’uomo.

    D. – Sei i progetti, quest’anno, sostenuti dalla vostra tradizionale campagna di raccolta fondi e di sensibilizzazione: “le tende”. Quali sono le urgenze e quali le destinazioni?

    R. – Sono progetti in cui i protagonisti sono le persone. In Kenya, le scuole: per dare un futuro adeguato a ragazzi che altrimenti non potrebbero andare a scuola; in Libano, un progetto bellissimo che vede insieme cristiani e musulmani nella gestione delle acque per l’irrigazione nella piana di Marjayoun, a sud della Valle della Bekaa; una scuola da ricostruire in Cile e un inizio di università nel martoriato Sud Sudan, sempre che dopo il referendum di gennaio non succedano ancora scontri armati.

    D. – Un altro luogo protagonista, quest’anno, purtroppo è stata Haiti: avete messo in piedi dei progetti?

    R. – Siamo presenti nell’isola dal 1997, quando abbiamo realizzato l’azienda agricola sperimentale dell’Università cattolica di Les Cayes; quando c’è stato il terremoto, i nostri volontari presenti sull’isola si sono messi a disposizione immediatamente; purtroppo,, abbiamo oggi ancora più di 30 mila persone ricoverate nelle tende e nei campi di fortuna. Speriamo di riuscire, come segno di ripresa, a costruire un centro educativo proprio in uno dei quartieri più degradati, che è “Cité Soleil”.

    D. – Parliamo delle “tende”: questo vostro modo di informare, sensibilizzare e anche raccogliere fondi …

    R. – Durante quella che chiamiamo “campagna delle tende” si realizzano 700-800 eventi in tutta Italia, con molta fantasia – dalla cena al concerto alla presentazione di un libro … Penso che si mobiliteranno 10-12 mila persone. Sicuramente è uno strumento importante per raccogliere fondi, ma soprattutto per comunicare un’antropologia cristiana dello sviluppo, per incontrare le persone e farle diventare compagni del nostro cammino. (gf)

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    Chiesa e SocietÓ



    Ecuador: missionario francescano polacco ucciso nella sua parrocchia

    ◊   E' stato ucciso nei giorni scorsi padre Miroslaw Karczewski, frate minore conventuale. Aveva 45 anni. E’ stato ucciso nella canonica della parrocchia di Sant'Antonio da Padova a Santo Domingo de Los Colorados (in Ecuador), nella parte nord del Paese, a circa 300 km da Quito. Il sacerdote faceva parte della Provincia polacca dell'Ordine dei frati minori e da cinque anni lavorava presso la parrocchia di Santo Domingo de Los Colorados, nella provincia di Tsáchila. Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia Fides, il sacerdote doveva celebrare la Messa alle ore 19, ma non si è presentato, così i parrocchiani sono andati a cercarlo a casa, e lo hanno trovato morto. Padre Juan Luna, responsabile dei Francescani dell'Ecuador, ha detto in una dichiarazione che il sacerdote aveva dei tagli sul collo e su altre parti del corpo, dai quali si desume che abbia lottato con l'assassino. Sembra che padre Mirek quando ha aperto la canonica ai suoi aggressori, fosse da solo. Dopo averlo ucciso, colpendolo con un grande crocifisso, i malviventi hanno rubato il cellulare e il computer del sacerdote. La polizia ha riferito che il sacerdote era già stato aggredito un anno fa, in casa sua, e aveva visto in faccia i criminali che avevano minacciato di ucciderlo se li avesse denunciati. Dalla Curia generalizia dei conventuali si apprende che fra Miroslaw apparteneva alla Provincia di San Massimiliano Kolbe (Polonia - Danzica). Nato nel 1965 a Polczyn Zdrój, era stato ordinato sacerdote nel 1993 a Koszalin. Dopo l'ordinazione aveva lavorato per due anni nel convento di San Massimiliano a Gdynia. Nel 1995 era partito per l’Ecuador. (C.P.)

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    I vescovi iracheni domani all'Europarlamento per parlare della situazione dei cristiani

    ◊   Una delegazione di vescovi iracheni domani e dopodomani a Strasburgo illustrerà la situazione dei cristiani nel loro Paese presso la sede del Parlamento Europeo, di fronte ai membri dell'organismo. “Vogliamo che l'Europa e l'Occidente esercitino pressioni sul Governo iracheno perché si garantiscano i diritti dei cristiani e delle minoranze religiose”, ha spiegato l'arcivescovo di Mosul dei Siri, mons. Basile Georges Casmoussa. La delegazione è composta dall'arcivescovo Casmoussa, dal vicario patriarcale caldeo di Baghdad dei Siri, mons. Matti Shaba Matoka, e dal vicario patriarcale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni. “Noi non vogliamo scappare e abbandonare l'Iraq”, ha spiegato l'arcivescovo Casmoussa. Vogliamo continuare a vivere qui, ma in pace”. “Ringraziamo tutti quei Paesi disposti ad accettare i cristiani iracheni in fuga, ma non è questa la soluzione”, ha aggiunto. Secondo il presule, “non si può accettare” la situazione di violenza che vive il Paese. “Per aiutare i cristiani in Iraq è necessario garantire la sicurezza, poter professare liberamente il proprio credo e frequentare senza paura i luoghi di culto”. L'iniziativa dei presuli di recarsi a Strasburgo - riferisce l'agenzia Zenit - si inserisce in una serie di azioni volte a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni internazionali sulla violenza anticristiana in Iraq. (R.P.)

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    Costa d'Avorio: iniziati i 6 giorni di preghiera e digiuno per la pace

    ◊   I capi religiosi della Costa d’Avorio lanciano un appello alla popolazione perché non “ceda alle provocazioni ed alla violenza da qualunque parte provengano” afferma un comunicato inviato all’agenzia Fides. Il documento è firmato dal “Collettivo dei Religiosi per la pace”, al quale aderisce la Chiesa cattolica. “Dopo aver gioito per come si è svolto il primo turno delle elezioni, adesso siamo preoccupati per la piega presa dagli eventi a pochi giorni dal secondo turno” afferma il comunicato. Il 3 dicembre infatti, il Consiglio Costituzionale ha annullato i risultati proclamati il 2 dicembre dalla Commissione elettorale in base ai quali il vincitore dell’elezione è Alassane Ouattara, con il 54% delle preferenze, ed ha invece dichiarato vincitore del ballottaggio del 28 novembre il Presidente uscente Laurant Gbagbo. La Costa d’Avorio ha ora due Presidenti con due rispettivi Primi Ministri e governi. Mentre la comunità internazionale ha riconosciuto la vittoria di Ouattara, nel Paese cresce il timore di nuove violenze, alimentate pure dalla divisione etnica. “Di fronte al pericolo che si profila all’orizzonte - scrivono i leader religiosi alla popolazione - lanciamo questo appello solenne a non cedere alle provocazioni ed alla violenza da qualunque parte provengano; a non pronunciare parole di esclusione etnica, religiosa e nazionalista; a non commettere atti di intimidazione, di minaccia, di sterile provocazione”. I capi religiosi hanno quindi indetto a partire da oggi, fino al 18 dicembre, 6 giorni di digiuno e preghiera per la pace in Costa d’Avorio. (R.P.)

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    Il buon governo e l’auto-sostenibilità al centro della Plenaria dei vescovi dell’Africa australe

    ◊   Si è conclusa ieri, la 9a sessione plenaria dell’Imbisa (Incontro inter-regionale dei vescovi dell’Africa meridionale), che si era aperta il 6 dicembre a Pretoria, in Sudafrica. Come afferma un comunicato inviato all'agenzia Fides, all’Assemblea hanno partecipato 60 vescovi provenienti dai Paesi aderenti all’Imbisa (Angola e São Tomé, Botswana, Sudafrica e Swaziland, Lesotho, Mozambico, Namibia e Zimbabwe). Il tema dell’Assemblea era incentrato sull’etica del buon lavoro per la promozione del buon governo e dell’auto-sostenibilità delle Chiese locali. L’argomento costituisce uno sviluppo delle due precedenti conferenze, incentrate sull’ auto-sostenibilità (Harare, Zimbabwe, nel 2004) e sulla Good Governance (Luanda, Angola, nel 2007). Un aspetto essenziale dell’auto-sostenibilità è quello di garantire il buon governo. Questo comprende aspetti quali la responsabilità, la trasparenza, l’efficienza e l'efficacia, l'equità e l'inclusione. Il raggiungimento dell’autosufficienza, nella Chiesa e nella società, dipende anche dalla promozione della buona etica del lavoro. I vescovi dei diversi Paesi hanno espresso preoccupazione per la mancanza di una buona etica del lavoro nella società e nella stessa Chiesa. Le ragioni di questa situazione sono: il passato coloniale, dove pochi hanno beneficiato del lavoro altrui; il manifestarsi di diversi problemi sociali, come la disoccupazione, la povertà, l’afflusso di persone dalle aree rurali verso le città, il desiderio diffuso di "diventare ricchi in fretta", il crescente divario tra ricchi e poveri, lo sfaldarsi della vita familiare e l'atteggiamento diffuso di pretesa di diritti, trascurando i doveri; la necessità di ricostruire le infrastrutture dopo i lunghi anni di guerra civile e di conflitti; le esigenze dell'economia globale, che non sembrano beneficiare le persone che cercano di affrancarsi da una vita di sussistenza. Tra le altre tematiche discusse vi era il deteriorarsi della situazione nello Zimbabwe, con l'attuazione incompleta dell’Accordo Politico globale del quale la Sadc (Comunità di Sviluppo dell’Africa del Sud) è garante. I vescovi hanno espresso la loro solidarietà alle aspirazioni del popolo dello Zimbabwe e hanno invitato tutti a cercare una soluzione pacifica basata sull’Ubuntu (termine che nell’Africa meridionale afferma l’esistenza di un legame universale di scambio che unisce l'intera umanità, di qui l’esigenza di unità o di consenso nel prendere decisioni) e sui principi cristiani. (R.P.)

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    Sri Lanka: musulmani e cattolici uniti per salvare la vita di Rizana Nafeek

    ◊   In Sri Lanka musulmani e cattolici si mobilitano insieme per salvare la vita di Rizana Nafeek, la cameriera musulmana condannata a morte in Arabia Saudita, accusata dell’omicidio di un neonato, figlio della padrona per cui Rizana lavorava. Ieri tre moschee del distretto di Galle, nel sud dello Sri Lanka, hanno ospitato preghiere in onore della ragazza, e organizzato raccolte di firme da inviare a re Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud, affinché conceda il perdono e salvi la vita della giovane singalese. Ancora a Galle, venerdì scorso – la Giornata mondiale dei diritti umani – gli imam di altre tre moschee hanno mostrato la loro solidarietà dedicando qualche minuto della preghiera del mezzogiorno per la sopravvivenza di Rizana. Inoltre, hanno firmato la petizione da mandare al re saudita. Nello stesso giorno, - riferisce l'agenzia AsiaNews - molti cattolici giunti nella chiesa della Madonna addolorata a Jaela (distretto di Gampaha) per la novena settimanale hanno firmato la petizione “Save Rizan”. Una dichiarazione dell’Asian Human Rights Commission (Ahcr), rilasciata oggi, ricorda che “Una campagna dal titolo “Save Rizana”, organizzata da Janasansadaya e l’Ahcr, è stata lanciata a Galle il 10 dicembre 2010, nella Giornata mondiale dei diritti umani”. Secondo tale dichiarazione, più di 1.500 persone hanno partecipato a questa campagna. Padre George Sigamony, direttore nazionale della Caritas dello Sri Lanka, lavora per la liberazione di Rizana dal 2007. Sin dall’inizio di questo caso, ha fatto appello a tutti i fedeli cattolici affinché preghino per la salvezza della ragazza. Il presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa ha chiesto in via ufficiale il perdono per Rizana, secondo un annuncio diramato dalla segreteria presidenziale. Rizana Nafeek è rinchiusa in una prigione saudita dal 2005. La singalese, originaria di una famiglia molto povera del villaggio di Mutur (distretto orientale di Trincomalee), era arrivata in Arabia Saudita a soli 17 anni – con passaporto falso – per lavorare come cameriera. Se la condanna sarà confermata dal re, la ragazza potrà essere giustiziata in qualsiasi momento. (R.P.)

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    Pakistan: la legge sulla blasfemia fa un'altra vittima

    ◊   Mentre si moltiplicano appelli e proteste per la liberazione di Asia Bibi, la controversa legge sulla blasfemia fa un’altra vittima di una minoranza religiosa, questa volta della setta musulmana ismaelita che fa capo all’Agha Khan. L’episodio dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, come la legge sulla blasfemia danneggi la convivenza civile pakistana. Il fatto è avvenuto ad Hyderabad, seconda città della provincia del Sindh. Naushad Walyani, un medico, è in carcere per un gesto all'apparenza banale. Un rappresentante farmaceutico Muhammed Faizan, si è recato il 9 dicembre nel suo studio per vendere alcuni prodotti. ''Il medico dopo aver preso il biglietto da visita del rappresentante lo ha gettato nel cestino ed è uscito'' scrive un giornale locale. Evidentemente risentito per il comportamento, Faizan è tornato più tardi con alcuni colleghi intenzionato a ''dare una lezione'' al medico. E' scoppiato un violento litigio tra i due. Il rappresentante ha minacciato di denunciare il professionista per blasfemia per il mancato rispetto al nome sacro impresso sulla carta da visita. Secondo quanto riportano i media locali, venerdì scorso alcuni colleghi di Faizal hanno picchiato a sangue il medico, che, in seguito a una denuncia in base alla legge sulla blasfemia (Blasphemy Act) è poi stato arrestato dalla polizia ed è ora in attesa di processo. A nulla sono servite le scuse e l'assicurazione che ''non aveva intenzione di insultare il Profeta buttando il biglietto nel cestino''. La denuncia è stata appoggiata dai leader religiosi locali. Nel Paese prosegue intanto il dibattito sulla necessità di modificare, o abolire la legge sulla blasfemia. Intanto a Londra e a New York si sono svolte manifestazioni di pakistani cristiani, davanti al Consolato nazionale e davanti alla sede delle Nazioni Unite. I manifestanti chiedevano il rilascio di Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia. Essi hanno consegnato un memorandum in cui chiedevano l’immediato rilascio della donna e protestavano contro la decisione dell’alta Corte di Lahore di impedire al presidente Asif Ali Zardari la concessione della grazia prima della sentenza di appello. L’alta Corte però non ha ancora fissato la data dell’udienza per la revisione della sentenza. La legge sulla blasfemia continua a essere usata come un spada di Damocle sul capo di cristiani e di altre minoranze religiose che sanno di poter essere accusati in ogni momento, e che la legge e la polizia non sono al loro fianco. Il vescovo di Islamabad/Rawalpindi, ha appoggiato la petizione presentata all’ufficio delle Nazioni Unite di Islamabad dall’organizzazione “Life for All” nella Giornata mondiale per i Diritti Umani, il 10 dicembre scorso. “Appoggio questa richiesta dei gruppi per i diritti umani a favore di Asia Bibi. Prego affinché Asia Bibi possa tornare a casa e celebrare il Natale con la sua famiglia. Il mio messaggio è che tutti i cristiani del Pakistan sono pakistani che amano la patria, amano il loro Paese, servono il loro Paese; hanno il diritto di praticare la loro fede ed esprimere ciò in cui credono senza paura di essere uccisi dagli estremisti o condannati a morte dallo Stato”, ha detto mons. Rufin. Padre Anwer Patras ha sottoscritto anch’egli la petizione: “La Chiesa cattolica è compatta con la famiglia di Asia Bibi, vogliamo che sia presto con la sua famiglia. E non posso non apprezzare gli sforzi che i gruppi per i diritti umani in Pakistan compiono per lei”. (R.P.)

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    Algeria: quattro cristiani condannati per aver aperto un luogo di culto

    ◊   Il giudice del tribunale correzionale di Larbaâ Nath Irathen, nei pressi di Tizi Ouzou, nella Cabilia, la regione di lingua e tradizione berbera dell'Algeria, ha pubblicato questa domenica la sentenza contro quattro cristiani del villaggio di Ath Atteli, fra cui il pastore della piccola comunità evangelica, Mahmoud Yahou, 43 anni. Il processo contro il quartetto, accusato di “apertura di un luogo di culto senza autorizzazione” da parte della Commissione nazionale per i culti non musulmani, era iniziato domenica 28 novembre. Come ha rivelato il quotidiano El Watan, tre degli imputati - Abdenour Raid, Nacer Mokrani e Idir Haoudj - sono stati condannati a una pena di due mesi di carcere con la condizionale. Il pastore Yahou, contro il quale era stata mossa inoltre l'accusa di “aver ospitato senza autorizzazione” un pastore francese giunto in Algeria per una conferenza, ha ricevuto una condanna di tre mesi di prigione con la condizionale e una multa di 10.000 dinari. La legge n 06-03, promulgata nel febbraio del 2006 rappresenta un vero e proprio giro di vite nei confronti dei culti non musulmani in un Paese che negli anni '90 era finito nel mirino dei fondamentalisti islamici. L'Ordinanza sottopone ad esempio tutti gli edifici utilizzati per il culto all'autorizzazione governativa e criminalizza l'incitamento alla conversione di persone di fede musulmana e i tentativi di “scuotere” la loro fede. Secondo il governo del Presidente Abdelaziz Bouteflika , ormai al suo terzo mandato, il decreto rispetta in pieno la Costituzione algerina, un'affermazione respinta però da vari osservatori. Anche se il Primo Ministro Ahmed Ouyahia ha dichiarato il 21 ottobre scorso davanti all'Assemblea Nazionale di Algeri che la libertà di culto sarà “sempre garantita” nel Paese, i processi contro membri della minoranza cristiana e contro quei musulmani che non rispettano il Ramadan sono ormai frequentissimi. L'obbligo o precetto del digiuno sacro durante il Ramadan sembra valere anche per i non musulmani. Per risolvere tale problematica del Governo, il Ministro degli Affari religiosi, Abdallah Ghoulamallah, ha organizzato il 10 e 11 febbraio scorsi nella capitale Algeri un incontro dal titolo “Libertà di culto, un diritto garantito dalla religione e dalla legge”, a cui hanno partecipato i capi delle Chiese cristiane d'Algeria, fra cui quella cattolica. L'arcivescovo di Algeri, mons. Ghaleb Moussa Bader ha precisato che il convegno ha permesso a “ciascuno di esprimersi in tutta libertà” . Il presule - originario dalla Giordania e giurista di formazione – ha ricordato anche il lato positivo della legge del 2006, perché essa riconosce infatti l'esistenza di religioni diverse dall'islam in Algeria. Allo stesso tempo, ha analizzato la norma da un punto di vista critico e ha fatto alcune osservazioni. “Non è forse tempo di rivedere questa legge o di annullarla?”, ha precisato. All’agenzia AsiaNews il noto islamologo padre Samir Khalil Samir, detto che quello che chiedono le Chiese d'Algeria – il Paese nordafricano in cui nacque e morì uno dei più grandi Padri e Dottori della Chiesa, Sant'Agostino di Ippona - è poco: essere lasciate tranquille. “Esse domandano – così ha scritto – di avere il diritto di annunciare il Vangelo a ogni persona che voglia accoglierlo, allo stesso modo in cui vi è il diritto di annunciare il Corano e l'islam a chiunque”. (C.P)

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    Mons. Celli ai comunicatori latinoamericani: dedicare tempo al Signore e dare contenuti ai media

    ◊   Dedicare tempo al Signore, soprattutto in questo periodo d’Avvento, evitando di riempire la nostra vita solo con parole ripetute e prive di contenuto: questo, in sintesi, l’invito che mons. Claudio Maria Celli rivolge agli operatori della comunicazione latinoamericani. In un messaggio diffuso ieri, in occasione della Festa di Nostra Signora di Guadalupe, Patrona dell’America Latina, il presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali ricorda l’importanza della Missione Continentale che si sta sviluppando nella macro-area latinoamericana e che incoraggia una rinnovata consapevolezza dell’essere discepoli di Gesù. Una consapevolezza, continua mons. Celli, che “si nutre di dialogo e di preghiera comunitaria” e che si esprime nella catechesi, nell’azione e nel servizio. In particolare nel tempo d’Avvento, sottolinea il presule, bisogna ascoltare “la voce di Gesù che parla al nostro cuore”, innalzando “una diga” per fermare “il rumore che tante volte ci trascina senza freni”. Perché solo “nel silenzio si sente la voce di Dio - afferma mons. Celli – E così, possiamo essere portatori autentici della sua Parola, come Maria che ‘serbava tutte queste cose nel suo cuore’ (Lc 2,19)”. Naturalmente, il presule si dice consapevole delle difficoltà di seguire tale consiglio nella realtà attuale, che vede un “bombardamento di informazioni” e una frenesia di vita nelle famiglie, nelle parrocchie, nei mass media, resa ancora più convulsa dall’avvicinarsi delle feste natalizie. Ma, dice mons. Celli, così come si fa attenzione al menù da portare in tavola, a maggior ragione bisogna pensare bene a ciò che viene trasmesso da radio, tv, siti web cattolici. Infine, il presidente del dicastero vaticano lancia l’invito ai comunicatori a rinnovare la propria vita “come discepoli del Signore” ed augura a tutti un sereno Natale. (A cura di Isabella Piro)

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    Argentina: la Chiesa offre la sua mediazione per il conflitto di Villa Soldati

    ◊   L'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Bergoglio, ha chiesto ai sacerdoti che lavorano nell'area della Pastorale sociale di compiere gesti che contribuiscano a spegnere il conflitto che si è creato nella zona di Villa Soldati. La capitale federale infatti sta vivendo momenti difficili per l'occupazione dei terreni del Parco Indoamericano nella zona "Soldati" da parte di quanti non hanno un posto dove vivere. Secondo le informazioni locali, tra gli occupanti c’è anche un contingente di immigrati giunti nel Paese negli ultimi anni. A causa degli scontri con le forze di polizia sono morte quattro persone: 2 boliviani, un paraguaiano e un altro non identificato. La Commissione episcopale per le Migrazioni ha denunciato che alcuni personaggi politici avevano previsto da mesi l'occupazione dei terreni del Parco Indoamericano. “Gli incidenti perpetrati in questi giorni non sono il risultato di una decisione maturata da un momento all'altro, ma lasciano intravedere la loro origine negli operatori politici che da mesi avevano programmato questa iniziativa, pensando alla vigilia di una prossima scadenza politica” ha dichiarato mons. Ruben Oscar Frassia, vescovo di Avellaneda e presidente della Commissione episcopale delle Migrazioni e del Turismo. "Dobbiamo raggiungere la pace" ha detto padre Carlos Acaputto, presidente della Pastorale sociale, che si è recato a Villa Soldati insieme ad altri membri della Pastorale sociale. La delegazione ha incontrato prima alcuni leader dei residenti nella parrocchia di San Juan Diego, poi ha fatto un ampio giro nella zona del conflitto. “Siamo stati a dialogare con i vicini e con i parroci della zona, per trovare una soluzione al conflitto. Crediamo che la strada giusta sia quella della pace e la violenza è solo un ostacolo alla soluzione del problema” ha detto padre Acaputto. Un comunicato emesso dalla Sede regionale della Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), pervenuto all’agenzia Fides, condanna le violenze avvenute nella zona di Villa Soldati, inoltre “la Oim si rammarica per le espressioni xenofobe sulla presenza di immigrati provenienti da Paesi vicini nella città di Buenos Aires e per la stigmatizzazione e la discriminazione contro di loro. A sua volta, esprime la sua profonda preoccupazione per le dichiarazioni pubbliche di alcuni funzionari della città che collegavano la presenza degli stranieri con la criminalità e il traffico di droga e criticavano le attuali leggi sull'immigrazione, che sono considerate esemplari nel mondo.” (R.P.)

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    I Cavalieri del Santo Sepolcro donano 10,7 milioni di dollari alla Terra Santa

    ◊   Nell’ultimo anno, i membri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme hanno inviato 10,7 milioni di dollari in donazioni alla Terra Santa. Il cardinale John P. Foley, Gran Maestro dell'Ordine, lo ha riferito sabato scorso a Londra durante un incontro sui progetti che l'organizzazione sta sostentando. Il porporato ha sottolineato l'impegno dell'Ordine “perché la presenza cristiana continui ad esistere in Terra Santa, definita come Israele, Giordania, Territori Palestinesi e Cipro”. Una parte di questo finanziamento è servita a sostenere la visita di Papa Benedetto XVI a Cipro dal 4 al 6 giugno, un'altra ad aiutare la costruzione di una chiesa cattolica latina in Giordania. Il porporato ha parlato dei piani per i progetti futuri, come la costruzione di una chiesa nell'attuale Giordania sul luogo del Battesimo di Gesù. Accanto alla chiesa saranno costruiti anche un convento, un monastero e un centro per i visitatori. Ha inoltre menzionato i piani per costruire un'università a Madaba, in Giordania. La prima pietra dell'istituto è stata benedetta dal Santo Padre lo scorso anno durante la sua visita nella terra di Gesù. Il cardinale ha ricordato di aver avuto la possibilità di partecipare all'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi nell'ottobre scorso a Roma. In questa occasione, ha rimarcato la necessità di sostenere l'educazione cattolica in Terra Santa. Ha poi riferito ai membri dell'Ordine Equestre un progetto in particolare, chiamato “Un portatile per un bambino”, che mira ad aiutare a offrire agli studenti delle scuole cattoliche i benefici della tecnologia informatica. “Essere un cavaliere o una dama del Santo Sepolcro di Gerusalemme è davvero una vocazione” - ha affermato il porporato - “una vocazione a progredire nella santità, una vocazione a incoraggiare e ad assistere i discendenti dei primi seguaci di Gesù Cristo in quella terra resa veramente santa dalla sua vita, morte e resurrezione, una vocazione alla proclamazione in Terra Santa, nel nostro ambiente e nel mondo intero”. Il cardinale ha esortato i nuovi membri a seguire l'esempio del Beato John Henry Newman, che “ha incarnato gli ideali del nostro ordine – la sete di santità, l'amore per il Signore e per la terra che lo ha visto nascere”. Ieri, nella cattedrale di Westminster, il cardinale Foley ha pronunciato l'omelia della Messa per la terza domenica d'Avvento, esortando i cattolici d'Inghilterra, che hanno accolto a settembre il Vicario di Cristo, a “prepararsi ancora una volta ad accogliere Cristo stesso a Natale". "Accoglietelo nei rifugiati della Terra Santa e di quelle Nazioni del Medio Oriente in cui i cristiani sono perseguitati e realmente martirizzati; accoglietelo nei poveri, nei soli e nei tribolati che, a Natale, possono sentirsi più isolati, dimenticati e abbandonati che mai; accoglietelo in quei membri della Comunione Anglicana che stanno entrando in unione con la Chiesa cattolica. In segno di ringraziamento per la splendida visita di Sua Santità Papa Benedetto XVI in questa stessa Cattedrale”, ha aggiunto il cardinale, “perché non inviargli una cartolina prima di Natale, ringraziandolo per la sua visita storica e promettendo le vostre preghiere per lui a Natale e durante l'anno, perché possa avere la forza e la guida divina necessarie per prepararci ad essere accolti, quando Dio ci chiamerà, nella nostra casa celeste in compagnia di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore?”. (C.P.)

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    Ong cattolica realizza 13 pozzi per gli agricoltori di Gaza

    ◊   Tredici pozzi per Gaza. Li ha realizzati Gvc, Ong di impronta cattolica, con il finanziamento della Cooperazione italiana, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Rimini. Ai pozzi - riferisce l'agenzia Sir - è collegata una rete per l’irrigazione di 3,6 chilometri. Grazie a questo progetto 130 famiglie di agricoltori potranno così tornare a coltivare le proprie terre, in tutto o in parte abbandonate dopo che a fine 2008 l’offensiva militare israeliana aveva distrutto le infrastrutture idriche. L’intervento Gvc è stato inaugurato nei giorni scorsi a Beit Hanoun. “A Gaza la mancanza di acqua – ha spiegato il direttore di Gvc, Gianluca Borghi – sta bloccando la ripresa della produzione agricola locale. Farla ripartire è un’assoluta priorità non solo per l’economia, visto che il blocco delle importazioni alle frontiere con Israele rende altrimenti problematico il reperimento di prodotti freschi quali ortaggi, frutta e carne provocando una situazione di pericolosa insicurezza alimentare che rischia di danneggiare soprattutto i bambini e le fasce più deboli della popolazione”. Da questa consapevolezza nasce il progetto del Gvc. Grazie a un finanziamento complessivo di 485mila euro Gvc ha realizzato 13 pozzi, individuati insieme a Overseas – altra Ong emiliana attiva a Gaza per il ripristino dei terreni abbandonati – per favorire il massimo impatto possibile. (R.P.)

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    Filippine: il cardinale Vidal insignito dal Senato per il suo impegno a favore della pace

    ◊   Il Senato filippino ha approvato una risoluzione per onorare l’impegno profuso dal cardinale Ricardo Vidal, arcivescovo emerito di Cebu, a favore della pace e del popolo filippino. “Il cardinale Vidal è stato una guida spirituale e un modello perché ha aiutato la sua comunità ad evitare o a superare numerose crisi e conflitti, agendo come pacificatore e dando voce alla moderazione negli scontri di opinioni e interessi su questioni locali e nazionali”, si legge nella risoluzione n. 306. Nel darne lettura – riferisce l’agenzia Ucan citando GmaNews.TV - il presidente del Senato Juan Ponce Enrile ha ricordato in particolare i numerosi interventi del porporato nei momenti di maggiore tensione e scontro che hanno segnato la vita pubblica del Paese in questi ultimi tre decenni, evitando inutili spargimenti di sangue. Interventi – ha detto - che gli hanno meritato il titolo di “Pacificatore”. Enrile ha inoltre sottolineato il suo impegno in difesa della cultura e delle tradizioni locali, come le sue iniziative “creative” a favore dei poveri e dei diseredati. La sua opera - ha concluso il presidente del Senato filippino - incoraggerà altri leader spirituali ad essere pastori delle proprie comunità promuovendone lo sviluppo. 80 anni l’anno prossimo, ordinato sacerdote nel 1956, il cardinale Vidal è stato arcivescovo di Cebu dal 1982 fino al 15 ottobre scorso, distinguendosi per il suo attivismo e per sue grandi capacità di mediazione. L’avanzare dell’età non ha fermato le sue battaglie. L’ultima è quella contro la controversa legge sulla Salute Riproduttiva in discussione al Congresso che lo vede impegnato in prima linea. (L.Z.)

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    Anche il pensiero Ratzingeriano al Forum di Studi cattolici per i giovani studiosi cinesi

    ◊   L’evangelizzazione, la Sacra Scrittura, il pensiero Ratzingeriano, il dialogo interreligioso, lo studio storico, la formazione e il ruolo dei mass media sono gli argomenti principali trattati durante il III Forum di Studi Cattolici dei giovani studiosi cinesi (Third Forum on Catholic Studies for Young Chinese Scholars) organizzato dal “Beijing Institute for the Study of Christian Culture” di Pechino. Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia Fides, un’ottantina di giovani studiosi accademici ha partecipato al Forum, che è sempre più rilevante nell’ambito dello studio del cattolicesimo, svoltosi dal 7 al 10 dicembre a Pechino. Ben 72 partecipanti hanno presentato la loro tesi spaziando sull’argomento vastissimo dall’evangelizzazione, sulla ricerca accademica sulla Sacra Scrittura, del pensiero Ratzingeriano, su San Tommaso, sulla figura di Matteo Ricci e la questione dei riti cinesi, sul ruolo della formazione e dei mass media nella storia cattolica, sul dialogo interreligioso. Don Peter Zhan, direttore dell’Istituto, che è anche vicario della diocesi di Pechino, ha presieduto l’apertura del Forum, mentre il vice rettore dell’Università Ren Min di Pechino (l’Università del Popolo), il prof. Yang Hui Lin, nel suo discorso di apertura ha incoraggiato tale studio accademico della religione cristiana promosso dall’ente cattolico. Dal 2008 il “Beijing Institute for the Study of Christian Culture” organizza tale Forum annuale dal 7 al 10 dicembre, raccogliendo una sempre più numerosa partecipazione di autorevoli accademici e studiosi del cristianesimo anche di fama internazionale. Durante il dibattito, i partecipanti hanno offerto una serie di proposte utili per la futura missione evangelizzatrice nella odierna società cinese. Tutti i testi presentati al Forum vengono pubblicati nel Journal of Catholic Studies, volume edito periodicamente dall’Istituto. (R.P.)

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    Goa: i pellegrini al Santuario di San Francesco Saverio, in attesa di un centro di accoglienza

    ◊   Tra l'indifferenza del governo e i costruttori locali che si appropriano dei terreni circostanti, la storica basilica del Bom Jesus a Goa cerca di far fronte ai circa 5.000 pellegrini che quotidianamente raggiungono la Basilica per venerare la tomba di San Francesco Saverio. Secondo le informazioni pervenute all’agenzia Fides dalla Curia generalizia dei Gesuiti, il 3 dicembre, in occasione della festa del Santo, oltre 100.000 persone si sono recate al Santuario in pellegrinaggio, mentre nei nove giorni di preghiera precedenti, l'afflusso è stato di circa 50.000 persone. I pellegrini trovano ospitalità nei conventi vicini e i poveri dormono nei bus o all'aria aperta, perché non esistono strutture adatte ad ospitarli. Il progetto elaborato dal governo tre anni fa di un centro di accoglienza e di un terreno destinato alla Basilica ancora non ha avuto seguito, nel frattempo i terreni vicini al complesso sacro sono stati acquistati da costruttori privati. Se le costruzioni proseguono, intorno al Santuario non ci sarà più spazio per un parcheggio. Esiste una proposta del governo di dichiarare l'area, sito di interesse nazionale, ma tutto è ancora sulla carta. "Se il governo non può attuare il progetto, ci dia il terreno e lo faremo noi", ha detto il gesuita, rettore del santuario, padre Savio Barreto. (R.P.)

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    Suore della Santa Croce contro abusi alle donne e traffico di prostitute tra Nepal ed India

    ◊   In Nepal le donne sono sempre più spesso vittime di abusi sessuali e della droga. A denunciarlo è suor Jaya Ambrose, religiosa indiana della Santa Croce, rivelando come il Paese asiatico sia ormai diventato uno snodo fondamentale per il traffico di prostitute verso l’India, a causa della povertà che ha colpito la società nepalese, da oltre un anno senza governo e in preda alla crisi economica. La religiosa – riferisce l’agenzia AsiaNews - lavora da 20 anni con i poveri nella località di Bhairhawa, nella regione del Terai, dove si concentra il traffico di persone tra India e Nepal. “Noi religiose e sacerdoti – testimonia suor Jaya - cerchiamo di aiutare questa gente a non cadere e tentiamo di rispondere ai loro bisogni”. Ogni anno oltre 7mila donne nepalesi vengono inviate in India per essere avviate alla prostituzione. Altro problema sono le famiglie divise, con gli uomini all’estero per lavoro e donne e figli in patria, con un alto rischio di abusi e sfruttamento del lavoro minorile. "Quando noi giriamo per le strade – afferma suor Jaya - vediamo famiglie povere ma anche benestanti che fuggono all’estero per poter sopravvivere. Molti genitori affidano i propri figli ai parenti o ad amici. Questa situazione lascia un vuoto nella vita dei bambini che li conduce ad essere vittime di mali sociali quali droga, alcool, abusi sessuali". Per aiutare questa gente, suor Jaya e le sue consorelle visitano i villaggi e portano nel loro convento prostitute, ragazze vittime di abusi, o donne povere senza famiglia. Le religiose offrono alle donne un aiuto spirituale ed insegnano loro a leggere e a scrivere, aiutandole a trovare un lavoro. “In questo Paese – dichiara suor Jaya – c’è un grande bisogno della presenza dei missionari come messaggeri di pace tra poveri e abbandonati. Dobbiamo ascoltare la voce di chi non ha voce, curare le ferite dei cuori di questa gente”. (R.G.)

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    Sahel: proposto dalla Caritas un fondo speciale per le emergenze alimentari

    ◊   La costituzione di un fondo speciale per le emergenze alimentari nei Paesi africani del Sahel. È la proposta emersa da una riunione di coordinamento delle Caritas della regione comprendente il Senegal, Guinea-Bissau, Capo Verde, Gambia, Mali, Niger, Mauritania, Ciad e Burkina Faso. L’incontro si è svolto nei giorni scorsi a Dakar con al centro il tema della sicurezza alimentare. “Il fondo – si legge nel comunicato conclusivo ripreso dall’agenzia Apic - servirà a dare una risposta rapida ed energica alle maggiori emergenze del Sahel”. Emergenze – hanno denunciato i delegati - destinate ad aumentare grazie agli effetti perversi della globalizzazione. In questo contesto, afferma il comunicato, “l’agricoltura, che è la base di sopravvivenza delle popolazioni del Sahel, è minacciata dalle multinazionali dell’agro-alimentare che, con la complicità dei governanti locali cercano di accaparrarsi terreni arabili strappando il pane dalla bocca dei poveri”. Contro queste “iniziative deleterie” i delegati delle Caritas del Sahel e i loro partner hanno ribadito la volontà di continuare la loro battaglia in difesa dei diritti dei contadini della regione e a sostenere i loro sforzi per intraprendere un'agricoltura non di mera sussistenza. A questo proposito è stata citata l’esperienza del Senegal che nel 2008 ha lanciato uno speciale programma per la sicurezza alimentare, denominato “Grande offensiva agricola per l’alimentazione e l’abbondanza”. (L.Z.)

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    Terra Santa: convegno a Gerusalemme su Maria di Magdala

    ◊   “Il mistero di Magdala”: questo il tema del convegno internazionale ospitato a Gerusalemme, in Terra Santa al Centro Notre Dame incentrato sulla figura di Maria Maddalena. Organizzato in collaborazione con l’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma, si legge sul sito www.lpj.org, il convegno è stato voluto per sottolineare l'importanza delle recenti scoperte archeologiche nel sito di Magdala e dei vari progetti che lo riguardano, e ancora per promuovere la figura della donna nella prospettiva cristiana. All’incontro ha preso parte il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal che ha ricordato la Donna e Madre per eccellenza della Terra Santa, cioè Maria Santissima, che con il sì della sua vita “ci ha donato la festa del Natale”. Tra i vari interventi di personalità e docenti di fama internazionale, quello di padre Eugenio Alliata, docente allo Studium Biblicum Francescanum, che ha presentato i risultati delle ultime scoperte e degli ultimi studi archeologici. (T.C.)

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    Portogallo 2017: primi preparativi per il centenario delle apparizioni di Fatima

    ◊   Il Portogallo inizierà il prossimo anno a preparare le celebrazione per il centenario nel delle apparizioni mariane, che cadrà nel 2017. Dal 2011 – riferisce l’agenzia Sir- saranno proposti un tema ed una frase ispirati dai ricordi di suor Lúcia, la quale, insieme ai fratellini Francisco e Jacinta, è stata la testimone delle tre manifestazioni angeliche del 1916 e delle sei apparizioni della Vergine Maria, tra il maggio e l'ottobre del 1917. Il rettore del Santuario, padre Virgílio Antunes ha spiegato che "l'intenzione è quella di porre al centro di tutte le celebrazioni la dimensione spirituale e pastorale delle apparizioni: l'occasione deve portarci a rivisitare in modo più chiaro ed approfondito il nucleo centrale del messaggio di Fatima, attraverso quello straordinario documento che è costituito dalle memorie di suor Lucia, morta nel 2005, ed unica veggente divenuta adulta". "Siamo consapevoli che il centenario costituirà un momento fondamentale per la Chiesa e per il mondo: cercheremo di fare il possibile per corrispondere alle attese dei moltissimi pellegrini - ha aggiunto padre Antunes - per questo, ogni anno, sarà loro proposto un cammino, denominato “Itinerario del Giubileo”, che li aiuterà ad interiorizzare i veri significati di quelle apparizioni". Il tema proposto per il 2011 – “Santissima Trinità, vi adoro profondamente” - offre un percorso che inizia nella Loca do Cabeço, dove si è avuta una delle apparizioni dell'Angelo, passa per la proprietà e il pozzo do Arneiro, luogo di altra manifestazione angelica, e termina nella Cappella del Lausperene, all'interno della Chiesa della Santissima Trinità. (R.G.)

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    Povertà: oltre 100 milioni di europei a rischio esclusione e indigenza

    ◊   Oltre cento milioni di persone sono minacciate da povertà ed esclusione sociale. Lo rileva Eurostat, che pubblica un ampio studio (“Income and living conditions in Europe”) in vista della conferenza di chiusura dell’Anno europeo per la lotta contro la povertà, che si svolgerà il 16 e 17 dicembre a Bruxelles. L’Ufficio statistico Ue - riferisce l'agenzia Sir - ha utilizzato tre criteri-base e dati numerici relativi al 2008: rischio povertà, con reddito inferiore al 60% del reddito pro capite nazionale; situazione di grave privazione materiale, non potendo ad esempio far fronte alle bollette di casa, non potendo riscaldare adeguatamente l’abitazione, non disponendo di un televisore a colori o di un telefono; famiglie a debole intensità di lavoro (forza lavoro familiare impegnata sotto il 20% delle potenzialità). In questo senso risulta che 81 milioni di persone sono a rischio povertà nei 27 Stati membri dell’Unione, pari al 17% della popolazione totale. Le realtà più preoccupanti si registrano in Lettonia, Romania e Bulgaria. Sono 42 milioni i cittadini (8%) che scontano gravi privazioni nella vita quotidiana e Romania e Bulgaria sono ancora al centro dell’attenzione. 34 milioni di persone vivono invece in ménages a debole intensità di lavoro, con punte massime in Irlanda, Ungheria, Belgio e Germania. Sono infine 7 milioni (1,4%) le persone che devono fare i conti con tutti e tre i problemi indicati. (R.P.)


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    Milano: incontro nell'Anno europeo di lotta alla povertà

    ◊   L’Unione Europea ha dedicato il 2010 alla lotta alla povertà: cinque grandi obiettivi che si è posta e, tra questi, l’impegno a ridurre di 20 milioni le persone a rischio povertà. In previsione del 17 dicembre, quando a Bruxelles verrà chiuso questo Anno europeo di lotta alla povertà, le istituzioni milanesi si sono incontrate nelle storico dormitorio cittadino per fare un bilancio delle strategie di prevenzione e lotta all’esclusione sociale, ma anche per rilanciare un’azione comune. Il sindaco Moratti ha illustrato il progetto denominato “Sistema Milano”, una rete costituita dagli enti pubblici, dal privato sociale, dal volontariato, ma anche da fondazioni ed imprese, che ha consentito di mettere in comune risorsa e competenze a vantaggio dei più deboli. Il primo cittadino ha, quindi, illustrato le politiche messe in atto a Milano sul fronte freddo e dei senza fissa dimora: 14 mila le persone che si sono rivolte al Centro Aiuto Stazione Centrale. “Il senso di quest’anno europeo - ha concluso il sindaco - è stato quello di mettere a punto nuove strategie per stare vicino ai più deboli, ponendo al centro l’uomo e la solidarietà. (Da Milano, Fabio Brenna)

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    24 Ore nel Mondo



    Pakistan: rischia di aggravarsi la crisi umanitaria

    ◊   Ad oltre quattro mesi dalle alluvioni che hanno devastato un quinto del territorio del Pakistan, la situazione umanitaria rischia di aggravarsi con l’arrivo dell’inverno. Nella provincia di Sindh, una delle più colpite, la missione della Camillian Task Force, l'Associazione internazionale di aiuto della Congregazione cattolica di San Camillo, è attiva con progetti di ricostruzione e di distribuzione di tende e vestiti alla popolazione. I medici, già alle prese con la malaria, denunciano il rischio della diffusione del colera tra la popolazione. Sulla situazione Paolo Ondarza ha intervistato il padre camilliano Aris Miranda, da poco rientrato dal Pakistan:

    R. - A quattro mesi dall’alluvione, sono tornato in tre città pachistane: Faisalabad, Multan e Hayderabat e posso dire che la città di Hayderabat è ancora sotto un metro di acqua. Ci sono ancora tante famiglie che vivono nelle tendopoli. Non sono ancora potute tornare nei loro villaggi e rientrare nelle loro case.

    D. Secondo lei, c’è ancora attenzione da parte della Comunità internazionale oppure ha riscontrato che gli aiuti sono diminuiti?

    R. - Gli aiuti sono diminuiti! Sono rimaste ancora le bandiere di alcune organizzazioni internazionali, ma il personale non c’è più. Ci sono ancora alcune organizzazioni che operano sul territorio, ma la maggior parte di queste è andata via. Una cosa che mi preoccupa molto è la situazione sanitaria ed i rischi che ci sono per la salute: ho visto tanti bambini ed anche tante donne malati di malaria.

    D. - L’arrivo del freddo non favorisce un miglioramento della situazione e sono in aumento i casi di infezioni respiratorie e di malnutrizione: le maggiori e le principali cause di morte dei bambini…

    R. - Sì, noi come Camillian Task Force stiamo cercando di aiutare le famiglie da un punto di vista pratico. Le aiutiamo a ricostruire le case. Abbiamo dato loro aiuto, soprattutto di materiali per la costruzione del tetto. Abbiamo fornito loro anche alcune tende.

    D. - Tra la gente c’è ancora speranza?

    R. – Sì. Ho notato che cresce, in mezzo alla tragedia dell’alluvione la voglia di ricostruire le case attraverso gli strumenti e i materiali dei quali si dispone. E’ per questo che sento in modo molto forte il desidero di aiutare questa gente: in loro ho visto che non c’è soltanto l’attesa di un aiuto, ma stanno già cominciando a rimboccarsi le maniche e ad andare avanti. Da parte loro c’è un grande coraggio per andare avanti e una grande speranza.

    D. - C’è qualcosa che attraverso la vostra presenza lì può fare chi si trova, ad esempio, in Italia?

    R. - Io andrò il prossimo 27 dicembre e chi vuole aiutare, attraverso la nostra presenza in Pakistan, lo può fare contattando la Camillian Task Force (): c’è un grande bisogno di aiuto!(mg)

    Pakistan: nuove violenze
    Ancora violenze in Pakistan, dove un’esplosione ha investito uno scuola-bus carico di alunni alla periferia di Peshawar. Un portavoce della polizia locale ha riferito che l'autista del pullmino è morto sul colpo e almeno due bambini sono rimasti feriti. L'area è considerata uno dei principali bastioni dei Talebani e di 'al-Qaeda' in Pakistan. Di recente è stata teatro di numerosi attacchi dinamitardi.

    Afghanistan
    Non c’è pace per l’Afghanistan: il prossimo anno i soldati stranieri si troveranno ad affrontare “ancora più violenza” dei talebani rispetto al 2010, che già è stato l'anno più sanguinoso dall'inizio della guerra. Lo ha detto oggi in una conferenza stampa a Kabul il generale Josef Blotz, portavoce dell'Isaf. Ieri, intanto, sei soldati sono stati uccisi da un’autobomba, esplosa all’ingresso di una base militare nella provincia di Kandahar, roccaforte dei ribelli.

    Iraq
    Ancora violenza in Iraq. Almeno tre persone sono rimaste uccise e oltre 13 ferite in un attentato suicida contro pellegrini sciiti nella provincia irachena di Diyala. Intanto il Partito democratico del Kurdistan nega di aver invocato la secessione del Kurdistan dall'Iraq. Dalla formazione politica fanno sapere che il discorso sull’“autodeterminazione”, pronunciato sabato scorso dal presidente del Kurdistan, Massud Barzani “è stato frainteso”.

    Medio Oriente, negoziati israelo-palestinesi
    Visita in Medio Oriente dell'inviato speciale americano George Mitchell per colloqui separati con israeliani e palestinesi. Mitchell incontrerà in serata il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre domani sarà in Cisgiordania per un colloquio con il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas. Scopo della missione di Mitchell, secondo Netanyahu, è di avvicinare le posizioni delle due parti per poter tornare in futuro a negoziati diretti, interrotti dopo la ripresa della costruzione degli insediamenti israeliani nei territori occupati. E il rilancio del negoziato israelo-palestinese sarà al centro della riunione di mercoledì Al Cairo convocata dalla Lega araba, alla quale prenderà parte anche il presidente Abbas. La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno riconosciuto il fallimento dei loro tentativi di convincere Israele a dichiarare una moratoria sui nuovi insediamenti, richiesta dai palestinesi come condizione per riprendere i negoziati diretti. Il segretario di Stato Clinton ha quindi confermato ufficialmente il ritorno a negoziati indiretti attraverso gli Stati Uniti.

    Profughi prigionieri nel Sinai: uccisi due diaconi ortodossi
    Due diaconi ortodossi, che si trovavano nel gruppo dei 250 migranti tra cui molti eritrei prigionieri nel deserto del Sinai, sono stati uccisi dai trafficanti di uomini che li tengono reclusi da oltre un mese. Ad aggiornare sulla drammatica situazione è ancora una volta l’associazione per la cooperazione e lo sviluppo ‘Habeshia’, in contatto con alcuni dei prigionieri, per la cui liberazione i trafficanti chiedono migliaia di euro. Nello scorso fine settimana, un assistente del ministro degli Esteri del Cairo con delega all’immigrazione ha lanciato accuse contro “i Paesi che non li hanno voluti accogliere”.

    Egitto: decine di morti per il maltempo
    Almeno 31 persone hanno perso la vita nel nord dell’Egitto a causa dell’eccezionale ondata di maltempo, caratterizzata da piogge forti e tempeste di sabbia. Diversi gli edifici crollati: i corpi di 7 persone sono stati estratti dalle macerie di una fabbrica tessile ad Alessandria d'Egitto. A Tanta, città del delta del Nilo, un bambino è morto e 10 persone sono rimaste ferite nel crollo di un edificio residenziale di cinque piani. Intanto viene trainato verso il porto di Alessandria il mercantile italiano, Jolly Amaranto, con a bordo 21 membri di equipaggio, rimasto per due giorni in balia delle onde mentre sulla zona si abbattevano fortissime raffiche di vento.

    Costa d’Avorio
    I ministri degli esteri dell’Ue decideranno oggi una serie di misure restrittive alla Costa d'Avorio, a causa del rifiuto del presidente uscente, Laurent Gbagbo, di riconoscere la vittoria del suo rivale, Alassane Ouatarra, nel ballottaggio presidenziale del 28 novembre. Il provvedimento dell’Ue - che non è ancora precisato – si aggiungerà alla sospensione della Costa d'Avorio da tutte le attività dell'Unione Africana e alla condanna del Consiglio di sicurezza dell'Onu che ha annunciato il suo sostegno a Ouattara come presidente eletto. Alle pressioni internazionali perché si faccia da parte, Gabgbo ha reagito con una veemente campagna propagandistica impostata sul nazionalismo. In particolare ha accusato la Francia, ex potenza coloniale in Costa d'Avorio, di un'ingerenza negli affari interni del Paese.

    Appello per la fine della crisi ad Haiti
    Un appello per mettere fine alla crisi politica ad Haiti, dove non si arresta l’epidemia di colera, è stato lanciato ieri dagli ambasciatori accreditati nel Paese. In un comunicato chiedono di mettere in atto “tutte le misure legali” per arrivare ad una soluzione dopo la contestazione dell’esito del voto del 28 novembre scorso. Un appello in vista della convocazione, oggi, del consiglio elettorale per la verifica dei risultati.

    Antartide: affondamento di un peschereccio
    Tragedia nelle acque dell’Antartide: almeno sei membri dell’equipaggio di un peschereccio sudcoreano sono morti e altri 17 risultano dispersi a seguito dell’affondamento della loro imbarcazione. Le autorità non ripongono nessuna speranza di ritrovare in vita i pescatori che mancano all’appello, dal momento che gli uomini non avrebbero avuto il tempo di indossare i giubbotti di salvataggio e nelle acque gelide dell'Antartide il tempo di sopravvivenza non supera i dieci minuti.

    Francia: liberi i bambini di un asilo sequestrati da uno squilibrato
    Dramma a lieto fine per una maestra e quattro bambini presi in ostaggio questa mattina a Charles Fourier di Besançon, nell'est della Francia, da uno squilibrato minorenne armato di due spade. Il sequestratore è stato arrestato dopo essersi arreso alla polizia. I bambini sono usciti dalla scuola mano nella mano e hanno ritrovato i loro genitori. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIV no. 347

    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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