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Sommario del 30/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Reso noto il calendario dei riti presieduti dal Papa nella Settimana Santa. Colletta del Giovedì Santo ai cattolici di Gaza
  • Udienze e nomine
  • Benedetto XVI: i Consigli pastorali, dono dello Spirito Santo, ravvivano la Chiesa fra la gente grazie alla collaborazione tra sacerdoti e laici
  • Al via in Vaticano i lavori della Commissione istituita dal Papa per la Chiesa cattolica in Cina
  • Dal 3 al 5 aprile incontro in Vaticano per i responsabili delle Gmg in preparazione al raduno di Madrid 2011
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Sconcertante abrogare l’obiezione di coscienza negli Usa, no alla deformazione del diritto alla vita: il commento del giurista Carlo Cardia
  • Attaccata scuola di polizia in Pakistan: 26 morti
  • Dramma dell'immigrazione ad Ancona: iraniano muore schiacciato da un camion
  • Cresce tra i giovani europei l'uso di alcol e psicofarmaci, diminuisce il consumo di tabacco
  • Presentato un nuovo libro su “Galileo e il Vaticano”
  • Chiesa e SocietÓ

  • I leader religiosi britannici al G20: non dimenticare i più poveri
  • Conferenza Unesco a Bonn su educazione e sviluppo sostenibile
  • I vescovi angolani ringraziano il Papa per la sua visita pastorale
  • Terra Santa: per il nunzio il Papa troverà in Giordania un popolo affamato di pace
  • La Chiesa in Colombia auspica che Uribe rinunci a ricandidarsi
  • Perù: nella Giornata del nascituro appello del vescovo di Ayaviri contro l'aborto
  • Sri Lanka: possibile tregua umanitaria per soccorrere i civili
  • Cina: la Caritas lancia la Preghiera quaresimale per i terremotati del Si Chuan
  • Filippine: il cardinale Rosales ha aderito all'Ora della Terra
  • Myanmar: prima visita alla diocesi di Pyay del delegato apostolico per l’Anno Paolino
  • I vescovi della Corea del Sud lodano l’opera del compianto cardinale Kim
  • Asia: fervono i preparativi per il centenario del primo Congresso missionario mondiale
  • La diocesi di Phoenix e la tv: binomio vincente
  • Francia: crisi economica e nuove povertà al centro della plenaria dei vescovi
  • Dai cittadini europei 10 raccomandazioni agli eurodeputati
  • Al Seraphicum di Roma nasce l'Istituto "Mulieris Dignitatem"
  • Domani alla Lateranense in mostra un Crocifisso Ligneo attribuibile a Michelangelo
  • Mostra d'arte contemporanea a Milano sull'opera di San Paolo
  • 24 Ore nel Mondo

  • Attentati e morti in Afghanistan e Iraq
  • Il Papa e la Santa Sede



    Reso noto il calendario dei riti presieduti dal Papa nella Settimana Santa. Colletta del Giovedì Santo ai cattolici di Gaza

    ◊   L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha reso noto oggi il calendario dei riti presieduti da Benedetto XVI nella Settimana Santa. Ce ne parla Sergio Centofanti.

    I riti della Settimana Santa saranno aperti il 5 aprile prossimo, Domenica delle Palme e della Passione del Signore, con la Messa presieduta dal Papa in Piazza San Pietro alle 9.30 in coincidenza con la Giornata mondiale della gioventù, che sarà celebrata quest’anno a livello diocesano sul tema “Abbiamo posto la speranza nel Dio vivente”. La mattina del Giovedì Santo, 9 aprile, la Messa del Crisma alle 9.30 nella Basilica Vaticana, seguita alle 17.30 dalla Messa nella Cena del Signore nella Basilica di San Giovanni in Laterano, ad aprire il Triduo Pasquale. Il Papa farà la lavanda dei piedi a 12 sacerdoti. Nell’occasione la colletta sarà devoluta a sostegno della comunità cattolica di Gaza. Venerdì Santo, 10 aprile, alle 17.00, si svolgerà nella Basilica di San Pietro la Celebrazione della Passione del Signore, con l'adorazione della Croce. Poi, alle 21.15, il Papa presiederà la tradizionale Via Crucis al Colosseo. Sabato 11 aprile, alle 21.00, la Veglia Pasquale in San Pietro e Domenica 12 aprile, alle 10.15, la Santa Messa del Giorno di Pasqua sul sagrato della Basilica Vaticana. Benedetto XVI impartirà quindi la Benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale della Basilica.

     
    Ieri il Papa all’Angelus aveva invitato i fedeli a raccogliersi per prepararsi a vivere il mistero pasquale: “ormai non è più l’ora delle parole e dei discorsi – ha detto – è giunta l’ora decisiva, per la quale il Figlio di Dio è venuto nel mondo”: la sua morte e risurrezione per “dare la vita eterna a noi che l’abbiamo perduta”. E le letture bibliche che ci accompagnano in questi giorni ci preparano agli eventi pasquali. Il Libro della Sapienza ricorda quanto dicono gli empi: “tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo … ci rimprovera le trasgressioni della legge …è diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti, ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri … mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere”. E il Profeta Geremia scrive: “Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello”. Nel Libro delle Cronache leggiamo: Dio “mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti”. Gesù ci ammonisce: “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce”. Ma ci consola: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

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    Udienze e nomine

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina alcuni presuli della Conferenza episcopale dell'Argentina, in visita "ad Limina";  mons. Paul Hinder, vicario apostolico di Arabia, e mons. Camillo Ballin, vicario apostolico del Kuwait; Frère Alois, priore di Taizé.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Suwon (Corea), presentata da mons. Paul Choi Deok-ki, in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Gli succede mons. Matthias Ri Iong-hoon, coadiutore della medesima diocesi.

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    Benedetto XVI: i Consigli pastorali, dono dello Spirito Santo, ravvivano la Chiesa fra la gente grazie alla collaborazione tra sacerdoti e laici

    ◊   I Consigli pastorali sono un dono dello Spirito Santo perché permettono alla Chiesa di radicarsi in modo vitale in un territorio, grazie alla collaborazione tra parroco, sacerdoti e laici. Con questo messaggio, Benedetto XVI si è congedato ieri mattina dalla visita alla chiesa romana del Santo Volto di Gesù, nel quartiere della Magliana, dove ha presieduto la Messa intrattenendosi con i fedeli e i bambini della parrocchia. Ai membri del Consiglio pastorale, il Papa ha detto di aiutare il loro sacerdote a seminare la Parola di Dio fra la gente e ad essere sensibili alle esigenze dei poveri e dei malati. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Costruire una Chiesa viva in mezzo a una società che vorrebbe Dio morto o in disparte. E’ compito dei cristiani in generale e, in particolare, di chi lavora all’interno di un Consiglio pastorale parrocchiale. Benedetto XVI lo ha voluto ricordare ieri, durante la sua visita alla chiesa romana del Santo Volto di Gesù. Il Papa ha alternato i suoi pensieri a parole di gratitudine per i laici impegnati nel Consiglio pastorale, un organismo definito “uno dei doni del Concilio Vaticano II” che aiuta a costruire “una Chiesa viva” nel cuore di un quartiere, portando alla gente la Parola di Dio e i Sacramenti:

     
    “Nel nostro tempo, in cui il secolarismo è forte, e tutte le impressioni del nostro tempo ci chiudono alla presenza di Dio - alla capacità di percepire questa presenza - è tanto più importante che il sacerdote non sia un ‘solista’, ma sia circondato da credenti che con lui portano in sé questo seme della Parola e aiutano perché sia vivo e cresca anche nel nostro tempo”.

     
    Con i parrocchiani della Magliana, Benedetto XVI ha rievocato la sua recente sosta al Centro di assistenza per malati e disabili di Yaoundé in Camerun, fondato dal cardinale canadese, Paul Emile Léger. Più forti dell’Aids o della lebbra spiccavano, ha affermato il Papa, “la forza della fede” delle tante persone a servizio degli infermi. Grazie al loro amore, ha soggiunto, la “sofferenza viene trasformata”:

     
    “E le persone che aiutano vengono trasformate, diventano più umane, diventano più cristiani, si sente qualcosa dell’amore di Dio. Così, nelle nostre dimensioni, vogliamo anche noi sempre essere sensibili verso la sofferenza e i sofferenti, i poveri, le persone bisognose, in diverse forme di povertà, anche spirituale, che ci aspettano e nelle quali ci aspetta il Signore”.

     
    Benedetto XVI ha concluso il suo breve saluto facendo risaltare la grande utilità del Consiglio pastorale, nel solco della tradizione ecclesiale:

     
    “Il Consiglio è un dono dello Spirito Santo e proprio un parroco, e tanto più anche un Papa ha bisogno di consigli, di essere aiutato a trovare le decisioni. E così questi Consigli realizzano anche un’opera dello Spirito Santo e testimoniano la sua presenza nella Chiesa”.

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    Al via in Vaticano i lavori della Commissione istituita dal Papa per la Chiesa cattolica in Cina

    ◊   E' in riunione da questa mattina, in Vaticano, la Commissione che Benedetto XVI ha istituito nel 2007 per studiare le questioni di maggiore importanza, relative alla vita della Chiesa cattolica in Cina. Fanno parte della Commissione - informa un comunicato della Sala Stampa vaticana - i superiori dei Dicasteri della Curia Romana, competenti in materia, e alcuni rappresentanti dell’Episcopato cinese e di congregazioni religiose. La prima riunione plenaria, svoltasi dal 10 al 12 marzo 2008, ha avuto, come tema, la Lettera che il Papa aveva indirizzato ai cattolici cinesi il 27 maggio 2007. Durante i lavori era stata esaminata l’accoglienza riservata al messaggio pontificio all’interno e al di fuori della Cina ed era stata sviluppata anche una riflessione sui principi teologici, ispiratori della Lettera, al fine di cogliere le prospettive che da essi nascono per la comunità cattolica in Cina. Nel corso dell'attuale plenaria - che terminerà dopodomani - si prenderanno in esame alcuni aspetti della vita della Chiesa in Cina alla luce di quella Lettera. In particolare, si rifletterà su questioni religiose attuali e importanti.

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    Dal 3 al 5 aprile incontro in Vaticano per i responsabili delle Gmg in preparazione al raduno di Madrid 2011

    ◊   Da Sydney a Madrid, attraverso San Paolo. E’ il cammino formativo che il Pontificio Consiglio per i Laici propone ai responsabili delle Giornate mondiali della gioventù, invitati a Roma dal 3 al 5 aprile prossimi per il primo incontro internazionale di questo tipo. Un incontro, si legge in una nota del dicastero pontificio, che guarda all’evento di Madrid del 2011 con alle spalle “la gioia della festa e l’entusiasmo spirituale” sperimentati lo scorso luglio durante la Gmg australiana. L’incontro del prossimo fine settimana, informa la nota, vedrà la presenza di 150 delegati in rappresentanza di 70 nazioni e 35 comunità, invitati a riflettere sulle parole di Paolo a Timoteo: "Abbiamo posto la nostro speranza nel Dio vivente".

    Il primo dei tre giorni di lavori sarà dedicato alla valutazione dei frutti scaturiti da Sydney 2008, con la presenza, fra gli altri, del cardinale arcivescovo della città, George Pell. Il bilancio sarà poi allargato all’impatto avuto dalla Gmg a livello locale e si rifletterà sul “modello che, nel contesto attuale, la Giornata mondiale delle gioventù offre per la pastorale giovanile ordinaria”. Sabato 4 aprile si guarderà al prossimo appuntamento in Spagna, con una prima presentazione della Chiesa del Paese da parte del cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela. Quindi, i membri del Comitato organizzatore, prosegue la nota, “presenteranno le ragioni, le sfide e le aspettative di questa nuova tappa delle Giornate Mondiali”, accompagnate da testimonianze di giovani spagnoli e una prima informazione sui progetti organizzativi. Il cardinale Stanislaw Ryłko e mons. Josef Clemens, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per i Laici svolgeranno le loro considerazioni finali.

    Domenica 5 aprile, infine, i delegati parteciperanno alla Messa delle Palme presieduta da Benedetto XVI in Piazza San Pietro, con la celebrazione della 24.ma Giornata mondiale della gioventù. In questa occasione, conclude la nota, avverrà il tradizionale passaggio della Croce della Gmg dai giovani australiani ai giovani spagnoli: un “passaggio di testimone tra i giovani del mondo", che "pone come riferimento al nostro cammino, ancora una volta, la nuda realtà della Croce, la speranza suscitata dalla Resurrezione”.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   L'Africa terra di una nuova umanità: all'Angelus il Papa ricorda la grande festa della fede vissuta durante il viaggio.

    In prima pagina, Gabriele Nicolò su "Iran, Stati Uniti e la via afghana": la strategia di Obama e le possibili aperture di Teheran.

    Nell'informazione internazionale, un articolo di Marco Bellizi dal titolo "Berlusconi e il Popolo della libertà, obiettivo riformare lo Stato".

    L'impegno di Gesù a offrire il suo corpo e sangue di fronte all'adempimento: in cultura, Timothy Verdon sull'"Ultima cena" di Leonardo da Vinci e la "Crocifissione" di Montorfano concepiti come componenti di un programma unitario.

    Tutelare il patrimonio religioso per garantire i diritti umani: Pierluigi Natalia illustra l'impegno dell'Unesco per la ricostruzione delle chiese e dei monasteri ortodossi serbi del Kosovo.

    Un articolo di Giovanni Zavatta dal titolo "Se lei ha la chiave per comprendere i giovani, me la dia": nelle parole di Paolo VI al fondatore di Taizé il segreto di un'avventura unica raccontata nel libro "Storia di Taizé" di Jean-Claude Escafitt e Moiz Rasiwala.

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    Oggi in Primo Piano



    Sconcertante abrogare l’obiezione di coscienza negli Usa, no alla deformazione del diritto alla vita: il commento del giurista Carlo Cardia

    ◊   L’episcopato americano e le associazioni “pro Life” si mobilitano in difesa della legislazione che tutela l’obiezione di coscienza del personale sanitario nel Paese. Una norma che l’amministrazione Obama ha prospettato di voler cancellare. Il cardinale Francis George, presidente della conferenza episcopale statunitense, ha esortato il presidente a mantenere questa norma che permette a medici ed infermieri di rifiutare di praticare aborti. Sulle conseguenze della possibile abrogazione di questa legge, Alessandro Gisotti ha raccolto l’opinione del prof. Carlo Cardia, docente di Diritto ecclesiastico all’Università Roma Tre. Il giurista si sofferma inoltre sugli ultimi sviluppi sul fronte della difesa della vita in Spagna e Regno Unito:

    R. – Siamo di fronte ad un’ipotesi sorprendente o, meglio ancora, sconcertante, perché il diritto all’obiezione di coscienza è sancito pressoché da tutti gli ordinamenti non solo occidentali. Anche in molte altre parti del mondo che hanno ordinamenti meno raffinati è un po’ una clausola di garanzia proprio per la libertà di coscienza. Fino ad oggi nessuno ha mai pensato di abolire l’obiezione di coscienza, la quale viene introdotta ogni volta che lo Stato approva delle leggi che presentano dei profili di forte opinabilità.

     
    D. - Il principio dell’obiezione di coscienza è peraltro un qualcosa di molto presente anche nella cultura americana, fin dalla Costituzione…

     
    R. - Le dico di più, è stata proprio l’elaborazione della Corte suprema americana che ha portato avanti questo principio. Quello che mi sembra difficile è violare un principio che è strettamente connesso alla libertà di coscienza intesa nel senso più alto. Non è un diritto autonomo, ma scaturisce dal riconoscimento della libertà di coscienza. L’ordinamento americano è stato fra i primi a dare questo riconoscimento, come diritto che preesiste allo Stato.

     
    D. – In Spagna una grande manifestazione ha detto “no” al progetto governativo di depenalizzazione dell’aborto oltre le 22 settimane in caso di malformazioni del feto. La vita, specie quando è debole, come in questo caso, è sempre più in pericolo…

     
    R. – Vedo in questo la conferma di un allarme che è stato gettato ormai da diversi anni, quando alcune legislazioni europee tendevano ad allargare le ipotesi sia di interruzione di gravidanza sia anche ipotesi che si avvicinavano all’eutanasia o che poi l’hanno introdotta in maniera esplicita. Quando si svincola la legge dello Stato da qualsiasi principio morale, ad un certo momento, non c’è più confine, non c’è più limite.

     
    D. - Intanto nel Regno Unito si propongono ora spot abortisti per far fronte alle gravidanze indesiderate delle adolescenti. Secondo lei siamo di fronte al progredire di un pensiero unico che in nome della libertà nega il primo dei diritti, quello alla vita?

     
    R. - Siamo di fronte a qualcosa di più sottile e perverso, alla deformazione di quelli che sono i diritti umani fondamentali. Noi tutti sappiamo che il diritto alla vita figura in tutte le Carte internazionali dei diritti umani e nelle costituzioni di quasi tutti i Paesi del mondo. Cosa è accaduto? Prima si è detto: per motivi sociali, personali, facciamo delle eccezioni. L’interruzione della gravidanza è stata introdotta come eccezione tanto che non è mai codificata come un diritto ma come una possibilità per ovviare a determinati inconvenienti. Però poi piano, piano, alcuni Paesi lo stanno trasformando in diritto. Quando si trasforma una facoltà residuale, una eccezione, in un diritto, scatta un altro meccanismo: lo Stato si sente in dovere di promuovere questo diritto, cioè, addirittura, di fare propaganda perché venga utilizzato questo diritto all’aborto. A quel punto, però, noi raggiungiamo un risultato paradossale e molto triste, e cioè che il diritto alla vita, ancora oggi definito nelle Carte internazionali sui diritti umani, viene negato come nessun estensore di quelle Carte avrebbe forse mai immaginato.

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    Attaccata scuola di polizia in Pakistan: 26 morti

    ◊   Dopo ore di terrore è finito l’assedio alla scuola di polizia non lontano da Lahore, in Pakistan. L’esercito ha, infatti, dichiarato di aver sconfitto il gruppo di assalitori che, stamani, ha preso di mira la struttura e ingaggiato un duro scontro a fuoco con le forze di sicurezza. Grave il bilancio dell’attacco: almeno 26 morti e quasi 90 feriti. La Chiesa cattolica del Paese ha condannato senza mezzi termini l’attentato. Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace parla di un gesto molto triste e spiega che la questione legata all’estremismo nel Paese non è stata finora affrontata in maniera adeguata. Ieri, il presidente americano Obama aveva escluso l’invio di altre truppe in Pakistan assicurando un pressing diplomatico e un intervento civile per sradicare la presenza di Al Qaeda nel Paese. Benedetta Capelli ha raccolto il commento di Emanuele Giordana, direttore dell’Associazione giornalistica Lettera 22:

    R. – Credo che dobbiamo abituarci a considerare il Pakistan il terreno di uno scontro che è in parte tra forze diverse interne e in parte internazionale su un contenzioso che si gioca da anni lungo la frontiera indiana da una parte e quella afgana dall’altra. Qui il Pakistan rappresenta il terreno migliore per azioni di destabilizzazione che riguardano tutta l’area regionale. Quindi, gli attori sono spesso diversi, in molti casi in combutta tra di loro, e agiscono in un momento di grave debolezza dell’esecutivo. L’abbiamo visto nei giorni passati, sia il presidente Zardari che il primo ministro Gilani sono in una situazione di grande fragilità istituzionale, non godono in realtà di un grandissimo consenso ed è chiaro che questo è il momento migliore per fare cadere l’istituzione Paese.

     
    D. - Quindi si può ipotizzare un legame con la strategia annunciata dagli Stati Uniti per contrastare la presenza talebana nel Paese?

    R. – Probabilmente sì. Inoltre Obama ha dato incarico di andare a spiegare il piano esattamente a tre Paesi: l’Afghanistan il Pakistan e l’India. C’è un filo rosso che li lega così come c’è un filo più ampio che lega tutti i Paesi dell’area, nel senso esteso del termine, fino ad arrivare alla Cina, alla Russia, all’Iran. La conferenza che si svolge mercoledì all’Aja sull’Afghanistan tiene in realtà in considerazione anche questo fatto. Il tentativo degli americani è di rafforzare il Pakistan, finalmente, non solo sul piano militare, ma investendo soldi per ricostruire scuole, strade e ospedali. E' il tentativo di riprendere in mano la situazione di quel Paese. La strategia esclusivamente militare non ha portato a nulla. Va sottratta l’acqua al terrorismo e all’integralismo, creando le condizioni per cui non ci sia più consenso verso queste forze destabilizzanti che invece in molti casi, per il risentimento della gente comune, finiscono per trovare un terreno fertile e poter andare avanti indisturbati.

     
    D. – Questo approccio diplomatico e civile sul quale spinge Obama, quali limiti e quali ostacoli può avere nel contesto pakistano?

     
    R. – I limiti sono tanti anche perché è un’azione tardiva, in più il Pakistan è un Paese difficile che dalla sua formazione, nel 1947, si trascina una sorta di peccato originale quando fu diviso dall’India e creato artificiosamente ma in realtà con meno mezzi della sua "sorella maggiore". Inoltre per tenere insieme l’identità di un Paese molto frazionato hanno giocato la carta dell’islamismo radicale e questa è una carta che si rivolta contro l’istituzione e i Paesi. Quindi, il piano di Obama va benissimo ma non ci si può illudere che possa funzionare a breve termine. E’ un segnale importante, come sarà importante che l’Unione europea - come sembra abbia promesso - decida degli accordi di libero scambio commerciali con il Pakistan per favorire il rilancio dell’economia e quindi la stabilizzazione del Paese.

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    Dramma dell'immigrazione ad Ancona: iraniano muore schiacciato da un camion

    ◊   Nelle ultime 48 ore oltre 570 persone, provenienti soprattutto da Somalia ed Eritrea, sono approdate sulle coste italiane della Sicilia. Immigrati irregolari continuano ad arrivare giornalmente anche nel porto di Ancona, dove ieri un iraniano è morto, schiacciato dal tir sotto il quale si era nascosto sin dall’imbarco a Patrasso in Grecia. Massimiliano Menichetti ha intervistato don Dino Cecconi responsabile della Fondazione Migrantes di Ancona:

    R. – E’ un episodio drammatico. Siamo vicini a questa sofferenza e a questo disagio, ma quello che è ancora più drammatico è che non è un caso isolato, perché qui ad Ancona ogni giorno vengono portati nell’ufficio preposto al riconoscimento del diritto d’asilo; sono circa dieci le persone che vengono pescate in questa situazione, nelle navi che sbarcano.

     
    D. – A Lampedusa l’immigrazione è fondamentalmente nord-africana, chi sbarca ad Ancona?

     
    R. – Curdi, pachistani; più o meno sono queste le etnie più comuni. Spesso vagano, di più o di meno, in altre terre, però poi, naturalmente, arrivano fino in Grecia, e da lì verso l’Italia.

     
    D. – Sbarcare nel porto, in questo caso, non è arrivare a bordo di un gommone, ma è nascondersi sotto i camion…

     
    R. – Certi popoli sono in condizioni che noi neanche ci immaginiamo; la disperazione di tante persone che cercano delle vie di fuga. Il fatto che poi emigrano non solo degli uomini e delle donne, ma spesso famiglie, bambini, questo fa capire anche questo bisogno di sopravvivenza che c’è.

     
    D. – Che cosa sperano di trovare?

     
    R. – La cosa più impressionante, a volte, è che loro si accontenterebbero solo di respirare aria pulita, per così dire. Un po’ di libertà, di poter vivere in pace.

     
    D. – Questo perché vengono da luoghi dove c’è molta povertà, spesso in guerra…

     
    R. – Se non sono zone di guerra e di guerriglie, sono zone di violenze, su tanti livelli.

     
    D. – Come si fa a mettere insieme da una parte la necessità di legalità e dall’altra parte l’accoglienza?

     
    R. – La persona, prima di tutto, va accolta, nel senso che va ascoltata. Io penso che, tutto sommato, tutti preferirebbero tornare in pace nella loro terra e vivere nella loro terra piuttosto che vivere in una terra straniera.

     
    D. – Quindi, in sostanza, lei dice: “se si fugge, è perché non c’è la possibilità di rimanere”; qual è, dunque, l’appello?

     
    R. – Che i nostri politici possano fare veramente delle leggi che siano umane e che diano davvero una risposta a quest’orizzonte tanto vasto e tanto delicato. C’è bisogno di sopravvivenza, c’è bisogno di libertà che molte persone non hanno.

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    Cresce tra i giovani europei l'uso di alcol e psicofarmaci, diminuisce il consumo di tabacco

    ◊   Diminuisce il consumo di tabacco tra gli adolescenti europei, ma aumenta l’assunzione occasionale di alcol, spesso associato a psicofarmaci. Ad affermarlo è il rapporto Espad (Progetto europeo di indagini scolastiche su alcol e droghe) sul consumo di tabacco, alcol e sostanze illecite condotto tra 100 mila studenti europei di 15-16 anni. Dai dati raccolti emerge che l’uso di sostanze stupefacenti continua ad essere dominato dalla cannabis, ma è in aumento l’assunzione di sedativi non prescritti, magari associati a super-alcolici. Il servizio è di Paolo Ondarza:

    Tra i giovani europei aumenta l’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica. Se ne fa ricorso per “sballare”, alla ricerca di quel benessere, di quella marcia in più che non si riesce a trovare nel quotidiano. L’assunzione di psicofarmaci senza ricetta è particolarmente rilevante in Italia: +4 punti percentuali rispetto alla media europea. Le ragazze ne fanno un maggiore uso rispetto ai ragazzi e tra i tipi di farmaci assunti ci sono nell’ordine sonniferi e antidepressivi. Spesso si tratta di benzodiazepine, ovvero medicine come Tavor, Valium, Xanax, che se assunte, come accade, con alcolici e superalcolici possono rivelarsi molto dannose. Tonino Cantelmi presidente dell’associazione Psicologi e psichiatri cattolici:

     
    “L’abuso alcolico sembra essere in grande incremento fra gli adolescenti italiani, e questo è determinato da una ricerca dello sballo un po’ particolare, uno sballo che al tempo stesso sia euforizzante, allegro e anestetico. E’ una novità dei nostri tempi”.

     
    Dallo studio emerge che l’uso di farmaci tra i ragazzi è più frequente quando si è in presenza di un cattivo rapporto con genitori e insegnanti oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente:

     
    “Un indicatore di comportamento problematico è quello del rendimento scolastico o del 'fallimento' scolastico. Un altro indicatore di comportamento problematico è la mancanza di un adulto rassicurante; in genere, si tratta di giovani provenienti da famiglie multiproblematiche, in cui anche gli adulti hanno una serie di problemi e di difficoltà”.

     
    Ma i giovani dove si procurano gli psicofarmaci? Molto probabilmente nell’armadietto di famiglia, ma non solo…

     
    R. - Oggi davvero non è difficile procurarsi nulla, nel senso che tutto è alla portata di tutti. Basta semplicemente andare su Internet e si può ordinare qualunque cosa, dal Viagra alle benzodiazepine, agli alcolici, agli stupefacenti. Quindi, non c’è davvero nessuna difficoltà a procurarsi, in un mercato clandestino, qualunque tipo di sostanza”.

     
    D. – Ma perché i giovani europei vanno alla ricerca di queste sensazioni, cosa manca loro?

     
    R. – E’ difficile dire cosa manca ai giovani di oggi; in realtà, hanno troppo, forse hanno tutto, e quindi mancano di tutto. Sostanzialmente, quello che manca è la presenza di un adulto che abbia il coraggio di educarli, di stargli vicino, di stare con loro; i nostri giovani soffrono la solitudine. Il dato più sconcertante è che tra i 6 e i 10 anni il principale fattore di disagio nel bambino è la solitudine.

     
    Dal rapporto Espad anche notizie positive: stabilità, nessun aumento nell’uso di sostanze stupefacenti come cannabis e cocaina, mentre diminuiscono i giovani fumatori di sigaretta.

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    Presentato un nuovo libro su “Galileo e il Vaticano”

    ◊   Ripercorrere la storia del processo a Galileo e i lavori della commissione di studio, voluta da Giovanni Paolo II, attiva tra il 1981 e il 1992. E’ l'’obiettivo del volume “Galileo e il Vaticano”, di Mariano Artigas e Melchor Sanchez de Toca, presentato venerdì scorso presso il Pontificio Consiglio della Cultura alla presenza del cardinale Paul Poupard, che diresse nella sua fase finale quel comitato di studi.  A partire dalla documentazione degli archivi del dicastero della cultura, viene ricostruita l’attività della commissione e ne vengono esaminati criticamente i frutti, permettendo – proprio in coincidenza con l’Anno dell’Astronomia – un’adeguata valutazione del ruolo del Vaticano nel complesso caso Galileo. Al microfono di Fabio Colagrande, mons. Sanchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, coautore del libro:

    R. – Nel 1979, dunque appena un anno dopo il suo insediamento, a sorpresa e in occasione della ricorrenza della nascita di Einstein, nel suo centenario, il Papa incominciò a parlare di Galileo. E lì chiede a tutti – storici, teologi, scienziati – di riesaminare il caso Galileo e di approfondirne lo studio per rimuovere gli ostacoli che questo caso ancora frappone nella mente di molti ad una fruttuosa concordia tra scienza e religione. Queste parole ebbero un’eco enorme in ambito culturale, nel mondo scientifico e anche all’interno della Chiesa. Questa accoglienza così positiva ed in un certo senso inattesa, spinse il Papa a creare una Commissione.

     
    D. – Quale fu il vero compito di questa Commissione? Il cardinale Poupard ha ricordato che compito di questo gruppo di lavoro non era rivedere il processo Galileo, sottoporlo a revisione ma attuare una serena riflessione su questo caso. Cosa significa?

     
    R. – Il processo non ha alcun mistero: il processo a Galileo del 1633, penoso per la conclusione che fu l’abiura forzata del Galileo, è ben noto, non c’è niente da rivedere nel processo. Fu fatto secondo le regole. Oggi sicuramente non l’avremmo fatto: in questo senso c’era poco da rivedere, nel processo. Non ci furono arbitrarietà o irregolarità di tipo processuale. Possiamo cercare di capire sempre meglio come sono andate le cose. Negli Archivi del Sant’Uffizio, aperto proprio su richiesta della Commissione nell’anno 1998, sono apparsi alcuni documenti che aggiungono un po’ di luce sulla questione che sostanzialmente è conosciuta, e lo era da tempo: c’è poco da scoprire. In questo senso, non c’era spazio per una revisione del processo. Riabilitazione in senso giuridico, nemmeno. Una riabilitazione morale, invece, era stata già fatta dal Concilio Vaticano II e dalla Chiesa stessa riconoscendo di aver sbagliato nei confronti di Galileo, nei confronti della dottrina copernicana. Allora, che cosa chiedeva il Papa? Approfondire lo studio del caso Galileo. E perché? Per rimuovere le diffidenze che questo caso ancora tuttora frappone ad una concordia tra scienza e religione. Cioè, praticamente, cercare di levare l’ostacolo che Galileo, in quanto icona, in quanto mito nell’immaginario collettivo, frappone ad un dialogo tra scienza e fede.

     
    D. – Il cardinale Poupard ha detto: “Non fu un lavoro apologetico” …

     
    R. – Per “apologetico” si intende … non fu fatto per prendere le difese ad ogni costo della Chiesa, dagli attacchi che piovono fin dall’Illuminismo sulla Chiesa da parte di uno scientismo bieco, molto dogmatico, molto rigido. In questo senso, è una tentazione facile per alcuni cattolici che, sentendosi attaccati quando si vedono rinfacciare il caso Galileo, tirano fuori altri argomenti e spesso sono a scapito di Galileo, dicendo che Galileo aveva grandi difetti, il che è vero ma non toglie niente alla sua genialità. In questo senso, non si trattava di fare apologetica, cioè di cercare di difendere ad ogni costo l’operato della Chiesa, ma di capire – come disse il cardinale nel discorso di chiusura – cosa era successo, i fatti – che peraltro erano conosciuti –, come era successo e perché era successo …

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    Chiesa e SocietÓ



    I leader religiosi britannici al G20: non dimenticare i più poveri

    ◊   In vista del vertice del G20, che si terrà a Londra il prossimo 2 aprile, i leader religiosi britannici, in una nota comune, esortano i Paesi industrializzati a non dimenticare nell’attuale crisi economica i loro impegni verso i popoli più poveri del mondo e a porre speciale attenzione ai bisogni delle persone povere, emarginate e vulnerabili. “Dimenticare le loro necessità sarebbe come combinare i deplorevoli insuccessi passati con le inutili ingiustizie future”, ammoniscono i leader religiosi, chiedendo a leader di Stato di considerare “la questione morale alla radice della corrente crisi finanziaria”. “Molta gente sta soffrendo - si legge nella nota – quale risultato della crisi economica”, che secondo stime della Banca mondiale ridurrà in assoluta povertà 53 milioni di persone. “Allora con i leader del G20, noi tutti – sollecitano i capi religiosi - abbiamo il dovere di osservare i volti dei poveri in tutto il mondo e di agire con giustizia, pensare con compassione, e guardare con speranza ad una visione sostenibile del futuro”. Per questo, si chiedono misure idonee a risolvere in maniera definitiva l’emergenza e aiuti consistenti alle fasce meno abbienti, auspicando che gli Obiettivi del Millennio, tra i quali proprio l’abbattimento della povertà, possano rimanere tra i punti prioritari dell’agenda della comunità internazionale. (R.G.)

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    Conferenza Unesco a Bonn su educazione e sviluppo sostenibile

    ◊   Rilanciare l’importanza dell’educazione per lo sviluppo sostenibile; promuovere gli scambi internazionali, in particolare fra Nord e Sud; valutare i risultati delle azioni messe in campo nel decennio 2005-2014 e sviluppare strategie per il futuro. Sono gli obiettivi della Conferenza mondiale promossa sotto l’egida dell’Unesco, in collaborazione con il ministero federale tedesco per l’Istruzione e la ricerca, che si aprirà domani a Bonn. L’assise - riferisce l’agenzia Sir - porta il titolo “Impegnarsi nella seconda metà del Decennio”, a rimarcare “la fine della prima metà del Decennio ONU per l’educazione (2005-2014). Ad aprire i lavori sarà il direttore generale dell’Unesco Koïchiro Matsuura, il ministro tedesco dell’Istruzione Annette Schavan, la regina Rania di Giordania, e Gracha Machel, già ministro dell’Istruzione del Mozambico e sostenitrice a livello internazionale dei diritti delle donne e dei bambini. Oltre 700 i partecipanti attesi da 150 Paesi, tra cui una quarantina di ministri dell’Istruzione e numerosi esperti. 25 i progetti che verranno presentati da diversi Paesi: tra cui Kenya, Senegal, Iran, Siria, India, Malaysia, Lettonia e Colombia. La Conferenza si chiuderà il 2 aprile con l’adozione di una dichiarazione contenente gli orientamenti per i prossimi cinque anni. (R.G.)

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    I vescovi angolani ringraziano il Papa per la sua visita pastorale

    ◊   La Conferenza episcopale di Angola e Sao Tomé e Principe ringrazia Benedetto XVI per la visita da lui compiuta in Angola dal 20 al 23 marzo, e loda i media locali per come hanno seguito l'evento. In una nota inviata all'agenzia Fides in occasione della loro Assemblea plenaria, i vescovi di Angola e Sao Tomé e Principe esprimono il loro compiacimento per il “modo responsabile ed esemplare con il quale i media nazionali, pubblici e privati, hanno preparato, accompagnato, trattato e divulgato la visita e il messaggio del Papa in Angola, differenziandosi dall'atteggiamento, purtroppo riduzionista, di alcuni mezzi di comunicazione, soprattutto occidentali e di alcune istituzioni, durante la visita del Santo Padre, in Camerun”. I vescovi esprimono “il loro riconoscimento e la gratitudine per la nobile missione compiuta” da Benedetto XVI e dichiarano la loro solidarietà al Santo Padre e ai Vescovi della Conferenza episcopale del Camerun. I presuli infine, “incoraggiano tutti i mass media nazionali, pubblici e privati, ad impegnarsi in modo inequivocabile per diffondere la verità, a favore della vita nella sua interezza e per i valori fondamentali che devono nobilitare la nostra società”. (R.P.)

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    Terra Santa: per il nunzio il Papa troverà in Giordania un popolo affamato di pace

    ◊   “La popolazione di questa regione ha fame e sete di giustizia e di pace”. E’ lo spirito con cui i giordani attendono la prossima visita a maggio di Benedetto XVI in Giordania, Israele e Territori palestinesi. “Il viaggio del Papa nel regno Hashemita è il primo in un paese arabo dalla sua elezione del 2005 – dice al Sir il nunzio apostolico in Giordania e Iraq, mons. Francis Assisi Chullikat – e questo è motivo di orgoglio per tutta la popolazione. In tante occasioni Benedetto XVI ha riconosciuto il ruolo centrale della Giordania nella ricerca di una pace durevole nella regione”. “Il Pontefice conoscerà una nazione pacifica dove cristiani e musulmani vivono nel rispetto reciproco, in armonia, lavorando insieme per il bene comune” aggiunge il nunzio per il quale “il viaggio contribuirà al dialogo interreligioso ed ecumenico specialmente con i nostri fratelli della Chiesa ortodossa”. Mons. Chullikat parla di una “vibrante chiesa cattolica composta da circa 140 mila fedeli” che accoglierà il papa “in questa visita pastorale. Accettando l’invito del Re il Santo Padre, infatti, ha voluto dimostrare tutta la sua cura paterna verso il gregge giordano. Sarà una visita unica che attirerà l’attenzione internazionale su questa regione”. (R.P.)

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    La Chiesa in Colombia auspica che Uribe rinunci a ricandidarsi

    ◊   "Sarebbe meglio che il presidente Uribe non aspirasse ad una nuova rielezione”. Così il presidente dell'episcopato della Colombia, mons. Rubén Salazar Gomez, arcivescovo di Barranquilla, in una lunga intervista rilasciata ieri al quotidiano colombiano "El Tiempo" nella quale il presule riflette su diverse questioni fondamentali nell’odierna situazione del Paese sudamericano. Con riferimento alle nuove possibili riforme costituzionali, mons. Salazar ha rilevato che ritiene non sia opportuno “modificare la Costituzione per consentire ulteriori rielezioni”. “Non possiamo modificarla - ha detto - seguendo le convenienze personali del governante. E' molto pericoloso". Il presidente dell'episcopato ha voluto precisare che le sue parole non riguardano la politica, i partiti o le persone: "Parlo soltanto – ha dichiarato - sulla ragione d'essere della democrazia poiché per la Chiesa il bene comune è un obiettivo centrale e ci insegna a cercare sempre il bene di tutti al di sopra del bene particolare, personale, di gruppo o partito", ha precisato. D'altra parte parlando della Commissione per la conciliazione che presiede e, in particolare, del progetto per un "accordo di pace e riconciliazione", che sarà presentato al Governo domani 31 marzo, mons. Salazar ha spiegato: "Ci siamo dati da fare per elaborare un accordo minimo di tutti i settori del Paese, basato su dei principi fondamentali, con lo scopo in primo luogo che tutte le candidature presidenziali partano dall'accettazione della non-violenza". Occorre "aprire la porta al dialogo politico se si desidera realmente mettere fine al conflitto con la guerriglia. Questo tipo di conflitto non potrà mai essere risolto tramite una via esclusivamente militare", ha aggiunto mons. Rubén Salazar Gomez, precisando anche "che non si tratta solo di un dialogo con la guerriglia, ma anche fra tutta la società colombiana e il Governo, per arrivare insieme a costruire una pace solida ed integrale giacché il conflitto armato nel Paese è un aspetto del problema sociale della Colombia". Senza nascondersi le grandi difficoltà, il presule ha ricordato che la prima cosa da superare sono le polarizzazioni e gli antagonismi, e poi – ha ribadito – vedere il modo di “arrivare presto ad un accordo umanitario che risolva la questione dei sequestrati. Tutte le parti devono fare il proprio dovere e in questo senso ha rilevato mons. Rubén Salazar Gomez, la guerriglia deve capire che non è possibile “raggiungere una società più giusta” con “l’uso della violenza che comporta le stesse ingiustizie che si vorrebbero superare”. Pensando a coloro che ritengono che il dialogo possa essere una debolezza, il presidente dell’Episcopato colombiano ha ribadito che a suo avviso “il dialogo desiderato non indebolisce la politica della sicurezza democratica; anzi, chi dialoga ha la certezza della sua forza, dei suoi punti di vista e dunque è capace di concedere quanto è necessario” e ragionevole. Infine, secondo il presule la Colombia deve tener sempre presente da un lato che la "guerriglia non è invincibile e che non sarà mai in grado di prendere il potere con le armi, come ha fatto capire il presidente Uribe con molti dei suoi successi militari, ma d'altro lato, non si può pensare che questa guerriglia sarà sconfitta completamente". (A cura di Luis Badilla)

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    Perù: nella Giornata del nascituro appello del vescovo di Ayaviri contro l'aborto

    ◊   Ieri, in occasione della "Giornata del nascituro", nella prelatura di Ayaviri è stata celebrata una Santa Messa presieduta da mons. Kay Schmalhausen, vescovo di Ayaviri, durante la quale è stato nuovamente ribadito l’insegnamento e l’azione della Chiesa a sostegno della vita e contro la nefasta pratica dell’aborto. Dopo avere evidenziato che “la Chiesa continua ad essere attaccata nella persona del Successore di Pietro a causa del suo insegnamento del tutto coerente con il Vangelo della Vita”, il presule - riferisce l'agenzia Fides - ha affermato che nella cornice del suo viaggio in Africa, “il Santo Padre ha spiegato che la soluzione all’AIDS presuppone piuttosto ‘un’umanizzazione della sessualità ed un rinnovamento spirituale che comporta una nuova forma di condotta di alcuni verso gli altri’, cosa che supera ampiamente la soluzione semplicista dei preservativi, difesa a volte in maniera bellicosa da Stati, governi e gruppi di interessi economici del primo mondo”. Inoltre mons. Schmalhausen ha affermato che ancora una volta “la Chiesa alza la sua voce per dire: ‘Non uccidere’. L’aborto, l’eliminazione della vita umana, non è mai una soluzione. È e continuerà ad essere sempre un grave problema dalle terribili conseguenze personali e sociali”. Affrontando gli effetti sociali dell’aborto, il presule ha indicato che “una comunità sociale che consente l’eliminazione dei suoi figli nel ventre delle madri, non può altro che incamminarsi verso la propria distruzione e verso il deterioramento morale. L’aborto è in effetti un attentato diretto contro la vita ed un vero assassinio, molte volte neanche voluto da parte delle madri, forzate ad entrare in un vicolo cieco”. In conclusione Mons. Schmalhausen ha ricordato che “sono sempre più le testimonianze spaventose di donne, vittime della sindrome post-aborto, che nella loro ricerca della guarigione - sia mediante il sacramento della confessione che attraverso l’accompagnamento terapeutico –, avvertendo le terribili ferite morali e spirituali causate dalla morte del figlio avvenuta nelle proprie viscere, hanno confessato di aver assistito all’assoluta indifferenza e alla complicità sociale di fronte al dramma che le ha spinte ad abortire. Esse oggi soffrono perchè ieri non hanno avuto l’aiuto adeguato per trovare una via d’uscita che rendesse giustizia alle due vite umane in gioco, quella della madre che soffre in solitudine e quella del figlio nel grembo, che ha diritto e lotta per vivere”. (R.P.)

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    Sri Lanka: possibile tregua umanitaria per soccorrere i civili

    ◊   Dopo una riunione informale del Consiglio di sicurezza dell’Onu, il Governo dello Sri Lanka si è detto “pronto per una tregua umanitaria nella zona del conflitto” consentendo pure “l’ingresso di una unità di crisi internazionale, a patto che questa aderisca strettamente alle modalità indicate” dal Paese. Lo ha annunciato Keheliya Rambukwella, portavoce del ministero della Difesa, motivando la disponibilità dell’esecutivo di Colombo ad una sospensione momentanea delle attività militari per favorire il soccorso ai civili intrappolati nella zona di guerra. La decisione giungerebbe dopo i ripetuti appelli della comunità internazionale e soprattutto dei cristiani e della gente del posto. Nei mesi scorsi sono stati vani gli innumerevoli tentativi da parte di vescovi cattolici e anglicani, di attivisti dei diritti civili e di rappresentanti della Croce Rossa di fermare il dramma che sta affligendo lo Sri Lanka e di conseguenza le disperate condizioni dei profughi intrappolati dalla guerra, il cui numero è stimato tra le 150 mila e le 200 mila persone.(A.D.)

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    Cina: la Caritas lancia la Preghiera quaresimale per i terremotati del Si Chuan

    ◊   Jinde Charities, l’ente caritativo cattolico cinese, insieme ai suoi collaboratori stranieri (Caritas tedesca, spagnola, portoghese, francese, australiana) hanno lanciato la Preghiera quaresimale per i terremotati. Nel comunicato pubblicato sul sito www.jinde.org - ripreso dall'agenzia Fides - si legge: “dopo il grande terremoto del 12 maggio dell’anno scorso, attraverso Jinde Charities la comunità cattolica universale ha donato oltre 20 milioni di Yuan per i materiali di soccorso e sostegno morale. E continua a lavorare per la ricostruzione. La Quaresima è il tempo per conformarci a Gesù, il tempo di offrire sacrifici. Insieme ai nostri collaboratori, lanciamo l’appello a tutti i cattolici perché continuino a pregare e a sostenere i terremotati che sono ancora in condizioni precarie”. In verità la comunità cattolica è tra le poche realtà che sono ancora rimaste ad aiutare i terremotati cinesi. Un rappresentante della Caritas tedesca e una volontaria australiana sono tornati nella zona terremotata alla fine di febbraio, insieme agli operatori di Jinde Charities, per verificare l’andamento del lavoro e la ricostruzione, confermando la loro collaborazione con Jinde Charities. Hanno visitato 4 distretti tra i più colpiti e la stazione di sostegno morale di Jinde Charities, verificato la situazione dell’acqua portatile del villaggio che si trova a oltre 1.500 metri di altezza di Wen Chuan, nell’epicentro. Hanno accolto la richiesta dei contadini di Chen Jia Ba di mandare semi e fertilizzante. (R.P.)

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    Filippine: il cardinale Rosales ha aderito all'Ora della Terra

    ◊   Lo sfruttamento irresponsabile delle risorse naturali sta causando danni irreparabili per le generazioni future. È quanto denuncia il cardinale filippino Gaudencio Rosales in un messaggio che condanna gli scempi compiuti nel Pianeta ai danni dall’ambiente: dalla distruzione delle foreste, all’erosione delle montagne, all’inquinamento dei corsi d’acqua con le conseguenti ripercussioni sulla fauna, al surriscaldamento del pianeta. “Tutto questo ci dice che la Terra e le sue risorse non sono state usate in modo responsabile”, scrive l’arcivescovo di Manila, osservando che c’è ancora la speranza di potere fare qualcosa per salvare il Pianeta. “La Terra - ricorda citando il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa - è un dono del Creatore alla comunità umana, affidata all’intelligenza e alla responsabilità morale degli uomini e donne”. In altre parole, “non è di nostra proprietà”. Ne consegue che dobbiamo “comportarci con rispetto e usare in modo responsabile le risorse che sono messe a nostra disposizione, lasciando il resto alle generazioni future”, sottolinea l’arcivescovo. Noto per la sua particolare sensibilità sui temi ambientali, il cardinale Rosales figura tra le numerose personalità nel mondo che hanno aderito alla campagna “Earth Hour” (“L’Ora della Terra”) promossa dal WWF contro il riscaldamento globale. Sabato scorso, più di mille metropoli, città e piccoli centri nel mondo, hanno spento per un'ora le luci dei loro monumenti più rappresentativi. Grazie alla diffusione sul web e a diversi social network, l’iniziativa ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo che hanno spento la luce anche nelle loro abitazioni. Il cardinale Rosales ha invitato anche i fedeli filippini a partecipare: “Il vero significato di questa iniziativa – ha sottolineato - va ben oltre la quantità di watt risparmiati. L’Earth Hour serve a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare con cura la fragile terra in cui viviamo”. (L.Z.)

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    Myanmar: prima visita alla diocesi di Pyay del delegato apostolico per l’Anno Paolino

    ◊   Vescovi, sacerdoti, religiose e fedeli della diocesi di Pyay hanno accolto con calore il delegato apostolico in Myanmar, mons. Salvatore Pennacchio, che nei giorni scorsi per la prima volta ha visitato questa diocesi. L’occasione è stata offerta da due eventi significativi per la vita della comunità cattolica locale: l’Anno Paolino, in quanto la cattedrale è dedicata all’Apostolo delle Genti, e l’ordinazione presbiterale di tre diaconi. Il delegato apostolico ha visitato il seminario minore dedicato a San Paolo e la comunità religiosa delle Sisters of Our Lady of the Missions. Alla Concelebrazione eucaristica con l’ordinazione sacerdotale di tre diaconi presieduta da mons. Pennacchio, erano presenti tre vescovi, 37 sacerdoti, circa 1.200 fedeli, una cinquantina di religiose, 27 seminaristi e 42 catechisti. Nella sua omelia, l’arcivescovo Pennacchio ha ricordato ai candidati al presbiterato che l’Eucaristia è la fonte e il centro della vita del sacerdote, e la prolungata silenziosa preghiera davanti all’altare non può essere sostituita da nessun’altra cosa nella vita sacerdotale. Attraverso la preghiera dinanzi all’Eucaristia infatti, la vita spirituale del sacerdote cresce e di conseguenza egli acquisisce le energie missionarie dei più grandi apostoli. Al termine il delegato apostolico ha invitato a pregare per le vocazioni, confidando nella grazia e nell’amore di Dio, ed ha assicurato ognuno della preghiera e della vicinanza del Santo Padre, invitando tutti a pregare per il Papa.

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    I vescovi della Corea del Sud lodano l’opera del compianto cardinale Kim

    ◊   “Un pilastro della Chiesa cattolica in Corea”. E’ stato definito così il cardinale Stephen Kim - scomparso lo scorso 16 febbraio all’età di 86 anni - dai vescovi della Corea del Sud in occasione dell’Assemblea di primavera della Conferenza episcopale del Paese asiatico. I presuli hanno anche rivolto un ringraziamento speciale a cattolici e non cattolici che hanno dimostrato un grande affetto al cardinale Kim e che sono accorsi in massa, dinanzi alla cattedrale di Seoul, subito dopo la sua morte. Adesso, l’invito ai fedeli del Paese è di seguire passo dopo passo il suo esempio, diffondendo coraggio e speranza. I presuli coreani hanno infine sottolineato che l’opera svolta dal cardinale Kim - il suo amore verso la vita, la sua umiltà e semplicità - ha lasciato un impronta indelebile nel Paese .(A.D.)

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    Asia: fervono i preparativi per il centenario del primo Congresso missionario mondiale

    ◊   Si intensificano nel mondo i preparativi per “Edimburgo 2010”, la grande Conferenza organizzata dal “Consiglio Ecumenico delle Chiese” (WCC/COE) per celebrare il centenario del primo Congresso missionario mondiale, al quale viene fatto risalire l'inizio del movimento ecumenico. Le Chiese cristiane dell’Asia si stanno preparando all’importante appuntamento ospitato nella capitale scozzese con una serie di consultazioni iniziate lo scorso ottobre a Taiwan. L’ultima – riferisce l’agenzia Ucan - si è tenuta nei giorni scorsi a Seoul, in Corea, con la partecipazione di una ventina di delegati cattolici, ortodossi e protestanti da diversi Paesi. Al centro dell’incontro, oltre ad alcuni aspetti organizzativi, è stato essenzialmente il tema dell’evento “Testimoniare Cristo oggi”. Tra i partecipanti suor Clemens Mendonca, Segretaria esecutiva dell’Ufficio per gli affari ecumenici e interreligiosi della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (OIEA-FABC), che nel suo intervento si è soffermata sull’importanza del dialogo nella missione in un continente religiosamente e culturalmente composito come l’Asia. “La missione della Chiesa è di incontrare il mondo contemporaneo con il dialogo”, ha sottolineato la religiosa indiana in uno dei passaggi chiave del suo discorso, in cui ha espresso anche l’auspicio che “Edimburgo 2010” sappia affrontare il tema della missione nella prospettiva degli emarginati e dei più deboli. “Edimburgo 1910” è stato il primo Congresso missionario mondiale in cui era rappresentata la maggior parte delle denominazioni religiose cristiane (esclusa la Chiesa cattolica). L’idea alla base dell’evento e che ha successivamente ispirato la creazione del Consiglio ecumenico delle Chiese è quella dello stretto legame esistente tra l’unità dei cristiani e l’impegno nella evangelizzazione. Un’idea recepita dal Concilio Vaticano II e che è all’origine dell’istituzione, nel 1960, dell'allora Segretariato (oggi Pontificio Consiglio) per l'Unità dei Cristiani. All’appuntamento previsto per la primavera dell’anno prossimo, sono attesi un migliaio di delegati, la maggior parte dal Sud del mondo. (L.Z.)

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    La diocesi di Phoenix e la tv: binomio vincente

    ◊   “Catholics come home”. E’ questo il titolo della campagna basata su spot televisivi, promossa nel 2008 dalla diocesi di Phoenix, negli Stati Uniti, che ha riscosso una miriade di consensi tra la popolazione, riuscendo, addirittura, a far aumentare il numero fedeli che hanno di nuovo iniziato a frequentare le chiese. Secondo gli ultimi dati, nell’ultimo anno sono stati almeno 92 mila i cattolici che sono tornati a praticare la fede dopo aver appreso dalla Tv il messaggio lanciato dalle diocesi. Gli spot televisivi mandati in onda, mostravano persone in diversi luoghi del territorio di Phoenix che promuovevano il messaggio della comunità ecclesiale. Il positivo test ha incoraggiato tutta la pastorale statunitense e adesso la priorità è quella di estendere in altre aree questa iniziativa, magari con il passaggio degli spot all’interno dei programmi di maggiore importanza e visibilità. (A.D.)

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    Francia: crisi economica e nuove povertà al centro della plenaria dei vescovi

    ◊   La crisi economica con le nuove povertà e la bioetica. Sono i due principali temi al centro dell’Assemblea plenaria dei vescovi francesi che si terrà questa settimana a Lourdes da domani fino al 3 aprile. “Come ad ogni assemblea – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale francese diffuso oggi e ripreso dall'agenzia Sir – i vescovi evocheranno un tema di attualità” e quest’anno si è scelto di approfondire la crisi economica, finanziaria e sociale attraverso gli interventi di Jean-Paul Redouin, vice-governatore della Banca di Francia e di Dominique Seux, giornalista economico. Nel corso dell’Assemblea il gruppo di lavoro presieduto dal vescovo di Chartres, mons. Michel Pansard, presenterà una serie di riflessioni sul tema delle “nuove forme di povertà: quali conseguenze nella vita delle diocesi”. Nel corso dei lavori i 120 vescovi presenti a Lourdes parleranno anche di bioetica con un intervento di mons. Pierre d’Ornellas, presidente del gruppo di lavoro dedicato a questo argomento. (R.P.)

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    Dai cittadini europei 10 raccomandazioni agli eurodeputati

    ◊   Eleggibilità e moralità dei Parlamentari, tutele dei consumatori, energie alternative e politiche del lavoro: di questo e non solo 100 cittadini italiani hanno discusso per due giorni a Roma per elaborare dieci raccomandazioni da inviare all’Unione europea, in contemporanea con altri otto Paesi. La stessa iniziativa si è svolta infatti anche in Danimarca, Bulgaria, Cipro, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo, Germania e Slovacchia. Si tratta delle Consultazioni europee 2009 volute dall’Europarlamento per costruire dal basso le politiche europee. Le dieci raccomandazioni licenziate ieri saranno sottoposte al nuovo Parlamento Europeo, durante un dibattito nel prossimo mese di ottobre. Le consultazioni in Italia sono state curate da “Cittadinanzattiva”, interpellando cittadini delle diverse regioni, con età compresa tra 19 e 72 anni, per il 53% donne. Tra le dieci proposte emerse in Italia, spiccano la richiesta di pubblicizzare il numero delle presenze dei parlamentari europei con l'eliminazione della diaria se esse sono inferiori al 75%, e la pubblicazione dei certificati penali dei deputati oltre al loro reddito. L'Italia è la nazione che appare più preoccupata di arginare la corruzione nella politica. Con l'adesione di 95 partecipanti su 97, è stata votata la richiesta di ridurre l'utilizzo di fonti energetiche esauribili e inquinanti incentivando il partenariato tra Stati e potenziando la ricerca nelle fonti rinnovabili. E' emersa inoltre la richiesta di istituire un organismo di controllo e vigilanza in collaborazione con la Banca Centrale Europea, composto da rappresentanti dei cittadini per controllare la legislazione bancaria nazionale, garantire la trasparenza dei prodotti finanziari e individuare il limite di investimento delle banche. E, non da ultima, la richiesta di istituire, da parte dell'Ue, un'Agenzia per le politiche del lavoro. (R.G.)

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    Al Seraphicum di Roma nasce l'Istituto "Mulieris Dignitatem"

    ◊   “Contribuire al ripristino di una società in grado di riconoscere valori comuni di riferimento, il senso di Dio e quindi dell’uomo e della donna”, nell’ottica della “reciprocità”. Questo l’obiettivo del nuovo Istituto “Mulieris dignitatem” per studi sulla unidualità uomo e donna, voluto dalla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura-Seraphicum” di Roma. Giovedì 2 aprile, a Roma, apriranno i lavori del neoistituto di ricerca Laura Tortorella, docente del Serafico e direttrice dell’Istituto, su “Il lavoro umano: aspetti antropologici” e la psicologa e psicoterapeuta Maria Beatrice Toro, che parlerà di “Espressione delle qualità femminili e maschili nel lavoro”. L’istituto, spiega al Sir la direttrice, “promuove la riflessione, lo studio, la ricerca e l’insegnamento sulla dignità dell’uomo e della donna, come singoli e nel loro essere chiamati a costruire insieme la storia, poiché il vero senso dell’umanità si può ritrovare solamente superando la subordinazione e la conflittualità”. “Solo dialogando - conclude Tortorella - sarà possibile porre l’originalità maschile e femminile a servizio della persona, per affrontare temi fondamentali come famiglia, procreazione, genetica, educazione, solidarietà e lavoro”. In programma altre conferenze il 7 maggio e il 4 giugno. (R.P.)

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    Domani alla Lateranense in mostra un Crocifisso Ligneo attribuibile a Michelangelo

    ◊   Si terrà nel pomeriggio di domani, presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, l’esposizione di un Crocifisso Ligneo rinvenuto in Libano, nel Patriarcato Greco Melkita, attribuibile a Michelangelo Buonarroti, secondo la perizia condotta 30 anni fa dal prof. Umberto Baldini per conto dello Stato italiano. L’evento espositivo, previsto per le ore 16.30 presso l’aula Pio XI dell’Ateneo, sarà presieduto dal rettore mons. Rino Fisichella e vedrà intervenire, tra gli altri, il ministro della Cultura della Repubblica di S.Marino, Romeo Morri. In questi anni trascorsi dal ritrovamento del Cristo Ligneo vi sono stati “insigni cattedratici che, non solo hanno riconfermato la paternità di Michelangelo, ma presentano quest’opera non come un Cristo ma come ‘Il Cristo’, per i suoi rimandi teologici, filosofici, religiosi, anatomici e metrologici”, come sottolinea una nota del prof. Angelo Boccardelli, responsabile del Comitato studi e ricerche delle opera di Michelangelo. L’opera, per questi motivi ed altri, può essere considerata il massimo della sapienza artistica e credo religioso del maestro, nonché oggetto particolare capace di costruire un modello di riferimento e memoria di un’esperienza creativa. (A.D.)

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    Mostra d'arte contemporanea a Milano sull'opera di San Paolo

    ◊   “Un itinerario di fede e riflessione spirituale che si ispira ad alcuni brani delle Lettere di San Paolo, con l’obiettivo di ripercorrere tappe salienti della vita del Santo e della sua predicazione”. E’ dedicata all’Apostolo delle genti la mostra di arte contemporanea promossa dal Centro pastorale dell’Università Cattolica in occasione dell’Anno Paolino. “Ti basta la mia grazia”: questo il titolo della rassegna, che sarà presentata domani all'Università Cattolica di Milano. L’esposizione - riferisce l'agenzia Sir - raccoglie nei chiostri bramanteschi dieci opere inedite tra dipinti, fotografie e sculture, commissionate a 10 artisti contemporanei. Nel Cortile d’onore, è collocata l’installazione dell’artista anglosassone Mark Wallinger, “Via Dolorosa” (2002), visibile fino al 24 aprile. L’opera di Wallinger – informa l’Ufficio stampa della Cattolica - proviene dal Duomo di Milano, ed è una video installazione digitale: una delle pareti è interamente occupata da uno schermo sul quale è proiettata la sequenza della “passio” tratta dal film di Franco Zeffirelli del 1977, “Gesù di Nazareth”, oscurata al 90% attraverso un riquadro nero che ne salva la visione periferica. Ogni opera è accompagnata da un commento artistico e una riflessione spirituale di docenti della Cattolica, come Aldo Grasso e Luigi Campiglio, ed esperti della materia, come il biblista Bruno Maggioni. (R.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Attentati e morti in Afghanistan e Iraq

    ◊   Attentato suicida in un edificio pubblico nell'Afghanistan meridionale: otto morti, di cui sei civili e due agenti di polizia. secondo le fonti, il kamikaze si è fatto esplodere all'interno del quartier generale dell'amministrazione del distretto di Andar, nella provincia di Kandahar. Feriti quattro civili e due poliziotti.

    Iraq
    Tre persone sono state uccise e altre nove sono state ferite stamani dall'esplosione di una bicicletta-bomba nel centro della città di Diyala. Lo ha riferito l'agenzia irachena Aswat al-Iraq, citando fonti di polizia secondo le quali la carica esplosiva celata nella bicicletta è stata fatta detonare tra un gruppo di operai nella zona centrale della Nuova Baquba, 66 km a nordest di Baghdad.

    Libano
    A una settimana dall'uccisione in Libano di un alto esponente di Fatah - il partito del presidente palestinese, Mahmud Abbas (Abu Mazen) - un ordigno è esploso stamani, senza causare vittime, nei pressi dell'abitazione di un miliziano dello stesso gruppo, situata nel campo profughi di Ayn al-Hilwe, alla periferia di Sidone, 40 km a sud di Beirut. Lo scorso 23 marzo, un potente ordigno era stato fatto esplodere, nei pressi del campo di Miye Miye, poco lontano da Ayn al-Hilwe, al passaggio dell'auto di Kamal Midhat, il vice rappresentante dell'Organizzazione nazionale palestinese (Olp) in Libano, uccidendolo assieme al suo collaboratore e ad altre quattro guardie del corpo.

    Israele
    “Un governone”: così la stampa israeliana definisce il nuovo esecutivo che sarà presentato domani alla Knesset da Benyamin Netanyahu. Secondo le anticipazioni, sarà forte di 29 ministri e sei sottosegretari: si tratta di una cifra record di dirigenti, eguagliata in passato solo da Ariel Sharon. Secondo la stampa, nemmeno l'abbondanza di cariche ministeriali è servita comunque a calmare le acque nel Likud - dove l'ex ministro degli Esteri, Silvan Shalom, attende ancora di sapere se riceverà un ministero adeguato - e nel partito laburista dove restano forti resistenze all'ingresso nel governo Netanyahu. Alcuni deputati laburisti hanno avuto nei giorni scorsi contatti discreti con i centristi di Kadima (che passano alla opposizione) e domani potrebbero astenersi dal votare la fiducia al nuovo governo.

    Nucleare
    Il consiglio di sicurezza dell'Onu non ha all'ordine del giorno l'esame di possibili sanzioni supplementari nei confronti del'Iran. Lo ha detto a Mosca l'ambasciatore russo all'Onu, Vitali Ciurkin, aggiungendo invece che “ci sono attese su un possibile avvio di un dialogo diretto fra Stati Uniti e Iran sul tema del programma nucleare di Teheran”.

    Vince ma perdendo consensi il partito di Erdogan in Turchia
    Elezioni amministrative in Turchia deludenti per il partito del premier Tayyip Erdogan - l’Akp - che ha registrato un forte calo di consensi, attestandosi a circa il 41%. Ha mantenuto invece le posizioni il partito socialdemocratico di opposizione, mentre a guadagnare sono stati il partito nazionalista, vicino al 16%, e gli islamici fondamentalisti, che dal 2,3% hanno superato il 6%. Da registrare gravi disordini nella parte sudorientale del Paese, con un bilancio di sei morti e un centinaio di feriti. Sui motivi dell’indebolimento del partito di governo, Stefano Leszczynski ha intervistato Furio Morroni, corrispondente dell’ANSA da Ankara:

    R. - Indubbiamente, si è trattato di un ridimensionamento sostanziale: l’Akp ha perso ben 8 punti rispetto alle politiche di due anni fa, ed è un chiaro messaggio della popolazione a questo partito, che se da una parte è stato visto come capace di portare stabilità, dall’altra però è rimproverato di non aver saputo gestire la crisi economica.

     
    D. - Oltre alla crisi economica, può aver pesato l’eccessivo europeismo di Erdogan, che ha perso in questo modo i voti degli islamisti più radicali?

     
    R. - Più che il filoeuropeismo, è stato il fatto che per cercare di togliere quest’etichetta di partito di radici islamiche - che in effetti l’Akp, il suo partito, possiede - Erdogan ha forse detto troppe volte di essere distaccato dall’islam. Questa cosa potrebbe aver infastidito gli islamici più ortodossi, e lo dimostra il fatto che i partiti islamici hanno guadagnato voti: c’è l’esercito del Saadet –-partito dal quale viene lo stesso Erdogan - che ha raddoppiato i voti.

     
    D. - Una tornata elettorale segnata, tra l’altro, da gravi violenze…

     
    R. - La cosa importante è che questi fatti di sangue si sono svolti tutti in piccoli villaggi, in piccole città, dove la battaglia politica era non per grossi candidati a sindaci, quanto per il Mukhtar, ovvero per il capo del villaggio. Per cui, diciamo che questi scontri più che politici sono stati scontri tra clan per imporre il proprio uomo.

     
    Vertice della Lega Araba
    La situazione a Gaza e i rapporti con l’Iran in primo piano all’annuale vertice dei capi di Stato della Lega Araba, apertosi oggi a Doha, in Qatar. I lavori sono stati preceduti dalle polemiche per la partecipazione al vertice sia del presidente del Sudan, Omar El Bashir, sul quale pende un mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale (Cpi), sia del segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon. Si vive dunque un momento di spaccatura nella comunità internazionale? Risponde il prof. Ennio Di Nolfo, docente emerito di Storia delle Relazioni internazionali all’Università di Firenze, intervistato da Giada Aquilino:

    R. - È una evidente spaccatura. Io penso che sarebbe estremamente interessante vedere cosa accadrebbe se Bashir andasse all’Aja. Perché si pone in tutti i termini il problema dell’applicabilità delle norme di diritto internazionale o delle sentenze delle Corti di diritto internazionale, quando queste sono basate sulle Nazioni Unite o su un dettato, su una delibera delle Nazioni Unite o su delibere di parti delle Nazioni Unite. A mio parere, in questo caso, Bashir sfida impunemente la comunità internazionale, perché ha avuto più che una assicurazione da tutto il mondo arabo, da tutto il mondo africano - o quasi tutto il mondo africano - che qualora si fosse recato fuori dal Sudan non avrebbe subito nessuna conseguenza.

     
    D. - A questo punto, che valore ha il provvedimento dell’Aja?

     
    R. - Io sono sempre stato persuaso che queste grida di stile manzoniano o sono tali da corrispondere all’effettivo controllo - capacità di controllo, possesso, carcerazione, come è stato nel caso di Milosevic, e allora si può pensare che la sentenza abbia un seguito - oppure, il condannato, il colpito da un mandato di arresto, non è defertio alla Corte giudicante e allora in questo caso fa quello che vuole, perché il diritto internazionale è una delle serie di diritto più difficilmente applicabili nel mondo.

     
    Montenegro
    Maggioranza assoluta alla coalizione guidata dal partito socialista democratico di Milo Djukanovic. Questo il risultato delle legislative di ieri, in Montenegro. Secondo gli exit poll, la coalizione guidata dal partito del premier uscente ha conquistato il 51% dei voti. Il servizio di Giuseppe D’Amato:

    Il partito democratico dei socialisti ha ottenuto la maggioranza assoluta al parlamento, che conta 81 seggi. Ha prevalso, quindi, il messaggio per il Montenegro in Europa sui timori della crisi economica che si sta avvicinando. Nel dicembre scorso, Podgorica ha chiesto l’adesione ai 27. Queste consultazioni anticipate sono state organizzate per avere un esecutivo con un forte mandato popolare. L’affluenza alle urne si è attestata ad oltre 65 per cento degli aventi diritto. Indipendente dal 2006, il Montenegro ha redditi procapiti tra i più bassi d’Europa, con un alto tasso di disoccupazione.

     
    Russia-Usa
    All'Onu si attende con moderato ottimismo il primo incontro tra i presidenti russo e americano, Dmitri Medvedev e Barack Obama, il primo aprile a Londra. “Le attese delle Nazioni Unite per questo incontro sono le più ottimistiche, ha detto in una conferenza stampa a Mosca Vitali Ciurkin, ambasciatore russo all'Onu. Ma, ha soggiunto, "non bisogna neanche esagerare con l'ottimismo e anticipare i tempi, poichè lo spettro delle questioni sul tappeto nei rapporti russo-americani è molto vasto”. Ciurkin ha commentato positivamente il colloquio svoltosi di recente a Ginevra tra il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, e il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov.

    Usa-Ue
    La Nuova America di Barack Obama sbarca domani in Europa per affrontare il primo test internazionale del nuovo inquilino della Casa Bianca. Obama ha detto oggi, in una intervista al Financial Times, che i leader del G20 di Londra dovranno mandare "un forte messaggio di unità" nelle misure per fronteggiare la crisi economica. Il presidente Usa ha sollecitato i leader perchè al G20 siano fatti “passi concreti” per risolvere il problema dei titoli "tossici" che hanno avvelenato il mercato finanziario mondiale. Con tre vertici nel giro di cinque giorni - conferenza G20 a Londra, riunione Nato a Strasburgo e vertice Usa-Ue a Praga - con incontri con oltre 40 leader mondiali, con una nutrita serie di meeting bilaterali (compresi i primi faccia a faccia con i presidenti di Russia e Cina), con due discorsi importanti sui rapporti transatlantici (in Francia) e sulla proliferazione nucleare (nella Repubblica Ceca), con una sosta finale nella Turchia musulmana, l'agenda del primo viaggio oltreoceano di Barack Obama appare straordinariamente ambiziosa.

    Tibet
    Un monaco tibetano è stato ucciso dalle forze di sicurezza cinesi nel corso di scontri nella provincia cinese del Sichuan, che ha una forte presenza di tibetani. La notizia, data da residenti ad un'agenzia di stampa internazionale, non è stata confermata da altre fonti. Il monaco avrebbe incitato i contadini ad opporsi ad una campagna avviata dal governo locale per rilanciare l'agricoltura. Gli incidenti si sono verificati nella contea di Luhuo ed il monaco apparteneva al monastero di Hor Drago (Shouling in cinese). Proprio oggi, la Cina ha annunciato che dal 5 aprile la Regione autonoma del Tibet sarà riaperta ai turisti stranieri dopo un mese di “lockdown”. Dall'inizio di marzo, la Regione autonoma e le zone a popolazione tibetana di altre tre province sono chiuse e sono controllate da un massiccio schieramento della Polizia armata del popolo, un corpo paramilitare addetto al controllo dell'ordine pubblico. Incidenti sono stati segnalati nello stesso Sichuan e nel vicino Qinghai. Almeno duecento persone sono state arrestate e un monaco si è suicidato dopo essere stato torturato, secondo le denunce dei gruppi di esuli tibetani.

    Costa d’Avorio
    A migliaia volevano entrare allo stadio già pieno per assistere alla partita di calcio, valida per le qualificazioni mondiali, della nazionale della Costa d'Avorio. Quando la polizia ha reagito cercando di disperderli ne è nato un fuggi fuggi generale nel quale 19 persone hanno perso la vita e altre 130 sono rimaste ferite.

    Mumbai
    Sarà una donna avvocato a difendere Mohammed Ajmal Amir Kasab, l'unico terrorista sopravvissuto del gruppo di fuoco che assaltò a novembre Mumbai, nel processo a suo carico che comincerà il 6 aprile. Lo ha deciso la corte speciale della capitale economica indiana, dinanzi alla quale si svolgerà il processo. Con la decisione di oggi, il Tribunale speciale è riuscito a superare lo stallo nel quale si trovava il procedimento, anche a causa del fatto che non si trovavano avvocati disposti a difendere Kasab. La Corte ha informato Kasab, collegato in videoconferenza, della data di inizio del processo e del suo nuovo avvocato d'ufficio, che a giorni sarà affiancato da un assistente. Il terrorista non ha fatto obiezioni e ha chiesto ed ottenuto di vedere il legale prima del processo.

    Tanzania
    Almeno 15 persone sono morte in seguito ad un incidente ferroviario avvenuto poco dopo la mezzanotte in Tanzania, non lontano dalla capitale Dadome. Un bilancio che, secondo fonti ufficiali di cui riferisce la Bbc online, potrebbe aggravarsi. Per motivi ancora non chiariti, un treno passeggeri ha centrato una serie di vagoni destinati al trasporto fermi sulle rotaie. Violentissimo l'impatto, riferiscono i testimoni. Nel 2002, in una zona abbastanza vicina a quella dell'incidente della scorsa notte, si verificò un'altra tremenda collisione tra due treni, che causò almeno 200 morti e molte centinaia di feriti. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 89

     
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