Logo 50 Radiogiornale Radio Vaticana
Redazione +390669883674 | +390669883998 | e-mail: sicsegre@vatiradio.va

Sommario del 27/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa incontra il presidente di Cipro: al centro dei colloqui le condizioni delle chiese cristiane nel nord dell’isola, i negoziati per la pace e l’Africa
  • Terza predica di Quaresima di padre Cantalamessa al Papa e alla Curia Romana: "lasciarsi guidare dallo Spirito Santo"
  • Altre udienze
  • Le meditazioni sulla Via Crucis faranno risuonare la voce della Chiesa indiana: le testimonianze di mons. Menamparampil e mons. Machado
  • Mons. Tomasi: la comunità cristiana è la più discriminata nel mondo
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Singapore legalizza la vendita di organi tra vivi
  • Mosca: finita l'emergenza in Cecenia
  • Vertice internazionale delle Accademie delle Scienze a Roma
  • Il cardinale Ruini: relativismo e nichilismo stanno cambiando il concetto di uomo sempre più ridotto ad oggetto
  • Convegno a Milano su "John Henry Newman oggi: logos e dialogo"
  • Chiesa e SocietÓ

  • Un miliardo le persone sottoalimentate nel mondo
  • Crisi alimentare e persecuzioni religiose in Eritrea
  • Vietnam: proteste per la condanna di otto cattolici
  • India: dato alle fiamme per la seconda volta l'orfanatrofio di padre Edward in Orissa
  • Sri Lanka: 150mila civili bloccati nelle aree del conflitto
  • Lotta alla tubercolosi: la ricerca chiede più fondi
  • Zambia: grazie a medicinali e cure diminuiscono i casi di contagio dell'Aids
  • Argentina: la Chiesa si mobilita contro l'epidemia di Dengue
  • Colombia: ex combattenti e vittime di violenza a “scuola di riconciliazione”
  • Messico: a Santiago di Querétaro inaugurati il Santuario della Vita
  • Senegal: migliaia di fedeli al pellegrinaggio annuale al Santuario di Témento
  • Vescovi di Europa, Asia e Africa in visita alle scuole dell’ortodossia ebraica negli Usa
  • Usa: riaperta a New Orleans una chiesa danneggiata dall’uragano Katrina
  • Polonia: apriranno altre “finestre della vita” per accogliere i neonati
  • L'Unhcr presenta il kit educativo su migrazione e asilo nell’Ue
  • Concluso l'incontro della Caritas a Lampedusa
  • Inaugurata dal cardinale Bertone una nuova struttura al Bambino Gesù di Santa Marinella
  • Conclusi i lavori del Consiglio permanente della Cei
  • Il cardinale Bagnasco propone cura pastorale e integrazione per gli immigrati romeni
  • Tra sabato e domenica torna l’ora estiva
  • 24 Ore nel Mondo

  • Almeno 70 persone uccise in una moschea in Pakistan
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa incontra il presidente di Cipro: al centro dei colloqui le condizioni delle chiese cristiane nel nord dell’isola, i negoziati per la pace e l’Africa

    ◊   La pace, l’Africa e le condizioni delle chiese cristiane nella parte nord di Cipro sono stati i temi forti dell’udienza di Benedetto XVI al presidente della Repubblica cipriota, Demetris Christofias. Dopo il cordiale colloquio con il Papa, il presidente Christofias ha successivamente incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e l’arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati Dominique Mamberti. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Nei colloqui in Vaticano, informa una nota della Sala Stampa della Santa Sede, il Papa e Christofias “hanno affrontato alcuni temi riguardanti la situazione” di Cipro e il suo futuro. Il presidente “non ha mancato di informare in merito alla condizione di numerose chiese ed edifici cristiani nel nord dell’isola”. Entrambi “hanno condiviso l’auspicio che i negoziati in corso tra le Parti possano portare alla soluzione dell’annosa questione cipriota”. Sono state, inoltre, “scambiate idee sulla situazione internazionale, tra l’altro per quanto riguarda il Continente africano”. Infine, si legge nel comunicato, è stata “sottolineata l’importanza di buone relazioni tra cattolici e ortodossi e tra cristiani e musulmani, chiamati tutti a collaborare in favore del bene della società e della convivenza pacifica dei popoli”.

     
    Nel corso della sua visita a Roma il presidente della Repubblica di Cipro si recherà oggi pomeriggio in vista alla Comunità di Sant’Egidio. Christofias incontrerà un gruppo di immigrati del Movimento Genti di Pace della Comunità di Sant’Egidio e conferirà al prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, l’onorificenza della Gran Croce dell’Ordine del Merito della Repubblica di Cipro. Durante la visita il presidente Christofias firmerà un accordo tra la Repubblica di Cipro e la Comunità di Sant’Egidio che prevede un sostegno economico al programma DREAM – per la cura dell’Aids in Africa - in Malawi e Guinea Conakry per l’anno 2010.

    inizio pagina

    Terza predica di Quaresima di padre Cantalamessa al Papa e alla Curia Romana: "lasciarsi guidare dallo Spirito Santo"

    ◊   Padre Raniero Cantalamessa ha tenuto stamani la sua terza predica di Quaresima per la Curia Romana alla presenza del Papa, nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano. Il predicatore della Casa Pontificia ha svolto la sua meditazione sull’invito di San Paolo a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo. Ce ne parla Sergio Centofanti.

    Padre Cantalamessa ha affrontato il tema dello Spirito Santo come guida interiore sottolineando come - nella storia della Chiesa - San Paolo introduca un’importante novità:

     
    “Per lui lo Spirito Santo non è solo ‘il maestro interiore’; è un principio di vita nuova (‘quelli che sono guidati da lui diventano figli di Dio’!); non si limita a indicare il da farsi, ma dà anche la capacità di fare ciò che comanda”.

     
    “La guida dello Spirito – ha affermato il religioso cappuccino - si esercita non solo nelle grandi decisioni, ma anche nelle cose piccole”:

     
    “Paolo e Timoteo vogliono predicare il vangelo nella provincia dell’Asia, ma ‘lo Spirito Santo lo vieta loro’ … Si capisce in seguito il perché di questa guida così incalzante: lo Spirito Santo spingeva in questo modo la Chiesa nascente ad uscire dall’Asia ed affacciarsi su un nuovo continente, l’Europa (cf. At 16,9)”.

     
    Lo Spirito Santo parla attraverso la coscienza ad ogni uomo, credente e non credente, chiamandolo con le “buone ispirazioni”, o le “illuminazioni interiori”:

     
    “Sono spinte a seguire il bene e a fuggire il male, attrazioni e propensioni del cuore che non si spiegano naturalmente, perché spesso vanno in direzione opposta a quella che vorrebbe la natura. È proprio basandosi su questa componente etica della persona che taluni eminenti scienziati e biologi odierni sono giunti a superare la teoria che vede l’essere umano come risultato casuale della selezione delle specie. Se la legge che governa l’evoluzione è solo la lotta per la sopravvivenza del più forte, come si spiegano certi atti di puro altruismo e perfino di sacrificio di sé per la causa della verità e della giustizia?”.

     
    Padre Cantalamessa parla poi di due testimonianze dello Spirito: quella interiore e quella esteriore, cioè quella degli apostoli. E’ necessario – ha affermato - che queste due dimensioni siano unite “perché possa sbocciare la fede”. Infatti “quando si trascura la testimonianza interiore, si cade facilmente nel giuridismo e nell’autoritarismo; quando si trascura quella esteriore, apostolica, si cade nel soggettivismo e nel fanatismo”:

     
    “Quando si riduce tutto al solo ascolto personale, privato, dello Spirito, si apre la strada a un processo inarrestabile di divisioni e suddivisioni, perché ognuno crede di essere nel giusto e la stessa divisione e moltiplicazione delle denominazioni e delle sette, spesso in contrasto tra loro su punti essenziali, dimostra che non può essere in tutti lo stesso Spirito di verità a parlare, perché altrimenti egli sarebbe in contraddizione con se stesso. Questo, si sa, è il pericolo a cui è maggiormente esposto il mondo protestante, avendo eretto la ‘testimonianza interna’ dello Spirito Santo a unico criterio di verità, contro ogni testimonianza esterna, ecclesiale, che non sia quella della sola Parola scritta”.

     
    Col razionalismo poi – ha aggiunto padre Cantalamessa - lo Spirito “perde la lettera maiuscola e viene a coincidere con il semplice spirito umano”. Ma occorre riconoscere – ha proseguito – “che esiste anche il rischio opposto: quello di assolutizzare la testimonianza esterna e pubblica dello Spirito, ignorando quella individuale che si esercita attraverso la coscienza illuminata dalla grazia, riducendo “la guida del Paraclito al solo magistero ufficiale della Chiesa, impoverendo così l’azione variegata dello Spirito Santo":

     
    “Facilmente prevale, in questo caso, l’elemento umano, organizzativo e istituzionale; si favorisce la passività del corpo e si apre la porta alla emarginazione del laicato e alla eccessiva clericalizzazione della Chiesa. Anche in questo caso, come sempre, dobbiamo ritrovare l’intero, la sintesi, che è il criterio veramente ‘cattolico’. L’ideale è una sana armonia tra l’ascolto di ciò che lo Spirito dice a me, singolarmente, con ciò che dice alla Chiesa nel suo insieme e attraverso la Chiesa ai singoli”.

     
    Padre Cantalamessa – infine – invita con San Paolo a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo avendo “l’orecchio proteso alla voce del suggeritore nascosto”, docili e abbandonati alla volontà di Dio. E nella fatica del discernimento indica un consiglio di San Bernardo a un Papa:

     
    "Il consiglio era questo: tu non puoi stare a sentire tutto, fare il discernimento di tutte le cose che succedono intorno a te. Allora tu fai una cosa, stai davanti a Dio e presenta le questioni a Dio. Cosa vuol dire presentare le questioni a Dio? Dare la possibilità a Dio di intervenire su una certa cosa ... perché Lui lo vuole, lo fa. Se poi magari non si sente una voce precisa: 'fai questo, fai quest’altro', non importa: tu hai dato a Dio la possibilità di intervenire. Ne abbiamo l’esempio più luminoso proprio nella vita di Gesù. Se leggiamo il Vangelo attentamente vediamo che Gesù non faceva niente se non mosso dallo Spirito Santo. Così noi dobbiamo stare con un orecchio spirituale sempre attento a questo suggeritore che ci parla dal di dentro e se lo sappiamo ascoltare ci dirà sempre qual è la cosa che piace a Dio in quel momento".

    inizio pagina

    Altre udienze

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina un altro gruppo di presuli della Conferenza episcopale dell’Argentina, in visita "ad Limina". Questo pomeriggio riceverà il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    inizio pagina

    Le meditazioni sulla Via Crucis faranno risuonare la voce della Chiesa indiana: le testimonianze di mons. Menamparampil e mons. Machado

    ◊   Fra due settimane, con il Venerdì Santo, la Chiesa vivrà uno dei momenti centrali dell’Anno liturgico. Le meditazioni a commento della Via Crucis, presieduta da Benedetto XVI il 10 aprile al Colosseo, sono state affidate, quest’anno, all’arcivescovo indiano di Guwahati, mons. Thomas Menamparampil. Un segno tangibile di fraternità verso i fedeli indiani, provati - specie nello Stato dell’Orissa - da violenze e persecuzioni. Al microfono di Antonella Palermo, mons. Menamparampil spiega quale sarà il senso delle sue meditazioni:

    R. – Credo che dobbiamo meditare sul tema del maligno nel mondo, questo tema è molto importante per noi. Il dolore, i diversi tipi di sofferenza sono un simbolo della presenza della Croce di Gesù Cristo nella nostra vita. Dobbiamo accettarli perché la sofferenza ha una forza di redenzione. Andiamo sempre alla Croce per un’ispirazione, ma anche quando subiamo persecuzioni e difficoltà dobbiamo dire “Gesù è con noi” e dobbiamo andare avanti con Lui e con la sua Croce.

     
    Con la scelta di mons. Menamparampil, il Papa ha dunque voluto ribadire la sua vicinanza ad una Chiesa che soffre come quella indiana. Un’attenzione che viene sottolineata da mons. Felix Machado, arcivescovo della diocesi indiana di Nashik, intervistato da Antonella Palermo:

    R. – La Chiesa dell’India risuonerà nella Chiesa universale, perché le meditazioni sulla Via Crucis porteranno adesso anche la voce della Chiesa in India.

     
    D. - Qual è la situazione dei cristiani in Orissa oggi?

     
    R. – La maggioranza è tornata nelle proprie case e la situazione è migliorata, ma sono preoccupato per gli ultimi che restano ancora nei campi per rifugiati. Secondo me la Chiesa si sta molto attivando. Per esempio, ieri nella mia diocesi, che è una povera diocesi, una parrocchia ha fatto una colletta e mi hanno detto: “Noi vogliamo aiutare ancora questi nostri poveri fratelli e sorelle”. Questo segno di solidarietà fra le Chiese in India mi fa molto piacere. Tutti i cristiani in India sono vicini nella solidarietà e stanno appoggiando la Chiesa che ha sofferto in Orissa.

     D. – Oggi in India quali sono gli strumenti per superare le difficoltà del dialogo interreligioso?

     R. – I fedeli cattolici seguono l’insegnamento della Chiesa riguardo al dialogo interreligioso, perché la Chiesa ha dato linee guida molto chiare in India. La Chiesa è molto impegnata nel dialogo interreligioso, per esempio nella mia diocesi, sperimento ottimi rapporti tra diverse comunità delle diverse religioni. Noi siamo insieme, quando c’è qualche difficoltà. Per esempio, quando sono arrivato in Orissa, ho organizzato un incontro con i credenti delle altre religioni e sono venuti in gran numero. Inoltre è importante insegnare alla gente a vivere in pace.

    inizio pagina

    Mons. Tomasi: la comunità cristiana è la più discriminata nel mondo

    ◊   Con una stretta maggioranza, 23 voti a favore, 11 contrari e 13 astensioni, il Consiglio dell'Onu per i diritti umani ha approvato ieri a Ginevra una controversa risoluzione sulla diffamazione delle religioni. Presentata dal Pakistan a nome dei Paesi dell'Organizzazione della Conferenza islamica il testo esprime ''profonda preoccupazione'' per la frequente diffamazione delle religioni. Il documento tuttavia nomina solo l’Islam. Contraria alla risoluzione la Santa Sede che ritiene la libertà di espressione strettamente connessa alla libertà religiosa, come spiega, al microfono di Sergio Centofanti, mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente vaticano presso l’Ufficio Onu di Ginevra:

    R. – Se si comincia ad aprire la porta ad un concetto di diffamazione che si applica alle idee, poi, in qualche modo, lo Stato entra a decidere quando si è diffamata una religione o no, e questo, alla fine, tocca la libertà religiosa. Per esempio, il riconoscimento giuridico del concetto astratto di diffamazione della religione può essere utilizzato per giustificare le leggi contro la blasfemia, che sappiamo bene come in alcuni Stati siano utilizzate per attaccare minoranze religiose, in maniera anche violenta. La sfida è quella di arrivare a trovare un equilibrio sano, che combini la propria libertà con il rispetto dei sentimenti degli altri, e la strada per arrivare a questo obiettivo è quella di accettare i principi fondamentali di libertà, che sono iscritti nei trattati internazionali.

     
    D. – Lei, nel suo intervento in Commissione, ha denunciato l’aumento dell’intolleranza religiosa nel mondo, in particolare contro le minoranze cristiane…

     
    R. – Se guardiamo la situazione mondiale, vediamo che, di fatto, i cristiani – come varie fonti stanno documentando – sono il gruppo religioso più discriminato; si parla addirittura di più di 200 milioni di cristiani, di una confessione o dell’altra, che si trovano in situazioni di difficoltà, perché ci sono delle strutture legali o delle culture pubbliche che portano, in qualche modo, ad una certa discriminazione nei loro riguardi. Questo è un dato di cui non si parla moltissimo, che però è reale soprattutto se pensiamo agli scoppi di violenza che sono capitati negli ultimi mesi in vari contesti politici e sociali.

     
    D. – Lei ha sottolineato inoltre che i cristiani sono sottoposti a discriminazione anche in alcuni Paesi dove sono maggioritari, e dove si stanno perseguendo nuove politiche laiciste che mirano a ridurre il ruolo della religione nella vita pubblica…

     
    R. – Ci sono delle situazioni particolari, che portano ad una certa emarginazione di coloro che veramente credono e vivono la loro fede cristiana. Ci sono delle situazioni – anche dichiarazioni pubbliche parlamentari – che attaccano questo o quell’aspetto della credenza cristiana, e questo tende a relegare i cristiani ai margini della società e a togliere il contributo dei loro valori alla società.

    inizio pagina

    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   All'unificazione di Cipro non c'è alternativa: nell'informazione internazionale, Pierluigi Natalia intervista il presidente Demetris Christofias.

    Il futuro? Conta il presente, quanto deve accadere è già accaduto: in cultura, la relazione di Romano Penna al convegno, a Roma, "San Paolo: Apocalisse e Rivelazione".

    Salmi per pianoforte e flauti orientali; l'estetica è una questione di prospettiva: Marcello Filotei sul concerto di suor Marie Keyrouz all'Accademia di Francia.

    Silvia Guidi illustra la mostra "Luce tra arte e ricerca" alle Scuderie Aldobrandini di Frascati.

    Gli amici del quarto secolo che fanno bella ogni stagione: Inos Biffi sull'incontro fra Newman e i padri della Chiesa.

    Andrea Fagioli analizza il rapporto fra teologia e spiritualità nei diari del mistico toscano Divo Barsotti.

    Diffamazione delle religioni, una risoluzione divide l'Onu: nell'informazione religiosa, un articolo sull'approvazione, al Consiglio dei diritti dell'uomo, di un testo voluto dai Paesi musulmani.

    Collaborazione positiva tra Chiesa e istituzioni: il cardinale Tarcisio Bertone inaugura a Santa Marinella una nuova struttura dell'ospedale Bambino Gesù.

    inizio pagina

    Oggi in Primo Piano



    Singapore legalizza la vendita di organi tra vivi

    ◊   Decisione shock del Parlamento di Singapore: con 79 voti a favore su 84, la città-Stato asiatica ha dato il via libera alla cessione di organi tra vivi. I prezzi saranno determinati in base alle richieste. Per un rene, per esempio, si parla di 5 mila euro. La nuova legge, paventano in molti, potrebbe alimentare un vergognoso turismo sanitario a Singapore, poiché anche agli stranieri sarà permesso di acquistare un organo da un donatore vivo. Sdegno per la decisione presa a Singapore viene espressa dal prof. Franco Balzaretti, segretario nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, intervistato da Alessandro Gisotti:

    R. – Sono rimasto allibito: come medico, come cattolico, ma soprattutto come uomo. Infatti, rappresenta una vergogna l’istituzionalizzazione del commercio di organi tra persone viventi, perché in pratica assistiamo ad un trasferimento della salute da popolazioni povere a popolazioni più ricche, e questo credo che sia una vergogna per l’umanità.

     
    D. – Ecco, questo professore è proprio il punto: a rimetterci in modo drammatico sono proprio i più poveri, quasi costretti a vendere – come se fosse un vestito – parti del proprio corpo a persone più ricche…

     
    R. – La cosa vergognosa è che si specula sulla disperazione della gente; è questa la cosa che mi ha disgustato della notizia, soprattutto il fatto della legalizzazione ed anche il discorso di questa maggioranza che c’è stata di 79 parlamentari su 84, che mi sembra quasi un’unanimità. Anche perché – come diceva giustamente lei – la vita, il corpo umano non può essere un oggetto in vendita, un bene che si può vendere o acquistare come andare al supermercato. Di questo passo, non so proprio dove andremo a finire. Si teorizza, da parte di qualcuno, una libertà assoluta, una libertà che dev’essere al vertice di ogni valore umano. Ma io mi domando: “Ci può essere un valore più importante, più prioritario della vita umana?”.

     
    D. – Si può dire che anche in questo caso c’è una cattiva interpretazione del concetto di libertà di scelta, di autodeterminazione a detrimento di quella che è l’inviolabilità della persone, e quindi della sua dignità?

     
    R. – Sicuramente c’ è un’indisponibilità della vita e della salute, perché se legalizziamo anche queste pratiche, direi che stiamo andando verso una deriva veramente molto, ma molto pericolosa per il futuro. Come medico, la cosa che mi fa male è sapere che ci sono anche dei medici che si prestano a queste pratiche di compravendita di trapianti d’organi, sapendo anche la provenienza, sapendo tutto quello che c’è dietro.

    inizio pagina

    Mosca: finita l'emergenza in Cecenia

    ◊   Mosca ritiene conclusa l'emergenza terrorismo in Cecenia e conta di porre fine ufficialmente all'operazione militare lanciata dieci anni fa contro la Repubblica nord-caucasica. Una decisione che porterebbe al ritiro di 20 mila soldati russi dalla Cecenia. Secondo il leader di Grozny, il filorusso Ramzan Kadyrov, il provvedimento potrebbe essere ufficializzato alla vigilia del G20 di inizio aprile a Londra, quando il capo del Cremlino, Dmitri Medvedev, incontrerà anche il presidente statunitense Barack Obama. Il premier russo Putin da tempo si era espresso a favore di una conclusione dell’operazione caucasica, che il Cremlino non ha mai definito ‘guerra’. Sulla decisione della Russia, Giada Aquilino ha intervistato Fabrizio Dragosei, corrispondente da Mosca del Corriere della Sera:

    R. – Si è trattato fondamentalmente del ritiro di una buona parte degli ultimi soldati russi ancora rimasti, soldati e truppe del Ministero dell’interno. Se ne vanno 20 mila, ma rimane ancora una brigata sana, con 15 mila uomini e la 42.ma divisione dell’esercito. La verità è che la guerra cecena – ma questo già da tempo – è praticamente finita. La resistenza, il terrorismo ormai sono scomparsi, anche se ricordiamo che non sono scomparsi del tutto e che si sono allargati negli ultimi tempi alle repubbliche circostanti. La vita sicuramente a Grozny, la capitale che fu distrutta dai bombardamenti russi, è ripresa in maniera quasi normale. La squadra di calcio ormai gioca a Grozny e hanno ripreso le loro attività i cinema e i teatri. Insomma, la città sta rinascendo. Rimane, però, un piccolo gruppo di terroristi. Secondo le autorità russe, sarebbero 480 i ribelli, e, secondo Kadyrov, sarebbero meno di un centinaio, che colpiscono in Cecenia, ma colpiscono anche nelle altre Repubbliche. Questo è un po’ uno dei problemi che la Russia di Putin e di Medvedev dovrà continuare a gestire per molti anni: il terrorismo endemico, che è islamico, e che ormai si è fuso con i gruppi internazionali, e, quindi, la lotta di liberazione che era quella soprattutto della prima guerra cecena, negli anni ’90, dal ’94 al ’96, oggi, in pratica, è legata indubbiamente al terrorismo internazionale.

     
    D. – In questi anni, il Cremlino non ha mai definito guerra quella che si combatteva in Cecenia. Dall’altra parte, gli scontri, i bombardamenti, gli assassini – ricordiamo anche quello di Anna Politkovskaya – sono al centro dei dossier delle principali organizzazioni in difesa dei diritti umani. Ecco, la decisione russa di archiviare l’operazione in Cecenia, come influirà sul dibattito internazionale?

     
    R. – Ormai, purtroppo, a livello internazionale di Cecenia si parla ben poco. E si parla poco di rispetto dei diritti umani. La posizione corretta era quella di schierarsi per il rispetto dei diritti umani e per il rispetto delle autonomie locali. Su questo, l’Occidente, secondo me, ha fatto pochissimo e male. Doveva imporre che le truppe dei ceceni filorussi, gli uomini di Kadyrov, non si comportassero come gruppi di banditi, e come si sono comportati poi dall’altro lato i militanti islamici e i terroristi. Ricordiamo le terribili storie della scuola di Beslan, del teatro Dubrovka a Mosca. A questi metodi, usati dai terroristi ceceni, la Russia ha risposto con metodi simili, che non sono accettabili, quando sono usati da terroristi, ma lo sono ancora meno, quando sono usati da uno Stato.

     
    D. – Il futuro della Cecenia dove sta?

     
    R. – Il futuro della Cecenia è ormai un futuro legato indissolubilmente alla Russia. E’ un futuro legato ad un possibile sviluppo, che stava un poco decollando negli ultimi anni e che inevitabilmente ha subito una forte battuta d’arresto con la crisi che ha colpito tutto il mondo e che ha colpito molto pesantemente la Russia.

    inizio pagina

    Vertice internazionale delle Accademie delle Scienze a Roma

    ◊   Si conclude oggi a Roma presso l’Accademia dei Lincei il vertice cui partecipano rappresentanti delle Accademie delle scienze dei Paesi del G8 e di quelli del G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Suadfrica). Gli scienziati giunti da tutto il mondo hanno discusso delle emergenze del pianeta Terra e delle possibili strategie d'intervento. Il documento che verrà approvato a fine giornata sarà poi presentato ai capi di Stato e di Governo nel corso del summit del G8 in programma a luglio sull’isola della Maddalena. Stefano Leszczynski ha intervistato il vice presidente dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei, che ci illustra i temi portanti dell’incontro:

    R. – L’incontro verte principalmente sulle nuove sorgenti di energia correlate coi cambiamenti climatici, e tratta di un problema veramente globale: come si può tenere sotto controllo l’aumento di CO2, e allo stesso tempo armonizzare questo con lo sviluppo dei Paesi sviluppati e sottosviluppati, certi dei quali usano – per esempio – molto il carbone, oppure altre sorgenti fossili che sono alti produttori di CO2.

     
    D. – Professore, in che modo si possono favorire delle ricadute positive, ad esempio sui Paesi in via di sviluppo, che poi anche loro soffrono, di riflesso, questa crisi in maniera abbastanza grave?

     
    R. – Quello che si può fare per i Paesi in via di sviluppo è un’attiva politica di educazione, anche verso accorgimenti tecnici che possono migliorare il “know how”: cioè ottenere la stessa energia con minore inquinamento, e allo stesso tempo proporre già a loro ulteriori sorgenti di energia, che vanno da quelle geotermiche a quelle rinnovabili. E’ chiaro che ci sarà un periodo di transizione fra queste sorgenti di energia e queste nuove; è un’integrazione.

     
    D. – Tutti questi obiettivi sono realizzabili veramente, o sono materie di studio e non si trova la volontà politica per applicarle?

     
    R. – Il nostro compito è quello di fare un punto scientifico e dire: “guardate, leader del mondo: la scienza vi può dire solo che se fate così succede questo”. Noi da parte nostra facciamo proprio un elenco – in pochissime righe – per portare all’attenzione dei leader i punti cruciali che in parte, nonostante i compromessi che poi vengono trovati in sede internazionale, sarebbero già vie aperte verso un miglioramento.

     
    D. – Si è parlato anche di migrazioni internazionali; avete preso in considerazione anche quelle che sono le conseguenze dell’immigrazione di ritorno, a causa della crisi economica?

     
    R. – Il problema delle rimesse è stato esaminato innanzitutto sotto l’aspetto positivo, e poi, sotto l’aspetto di impiego negativo delle rimesse, che invece vanno indirizzate ad un miglioramento del Paese. Sono rimesse di sussistenza, e questo – anche da parte dei governanti del Paese – è stato criticato, cioè come queste rimesse, che spesso sono milioni e milioni di dollari, non riescano a migliorare il Paese. Ed è stato visto, anche questo, come un problema.

    inizio pagina

    Il cardinale Ruini: relativismo e nichilismo stanno cambiando il concetto di uomo sempre più ridotto ad oggetto

    ◊   “L’emergenza educativa, persona, intelligenza, libertà, amore” è il titolo del IX Forum del progetto culturale della Cei che si è aperto stamani a Roma. L’incontro, in programma fino a domani, è stato inaugurato dalla prolusione del cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale. Il servizio di Isabella Piro:

    L’emergenza educativa c’è ed indica una crisi grave ed acuta, bisognosa di una risposta non rinviabile. Puntuale e preciso, nella sua prolusione il cardinale Ruini scatta una fotografia nitida dell’intera società di oggi. Nelle sue parole, che citano spesso Benedetto XVI, non c’è “l’indulgenza ad un globale ed unilaterale pessimismo”, bensì constatazioni di fatto. La prima riguarda la “stretta parentela” tra relativismo e nichilismo che si concretizza nella “mutazione del concetto di uomo”. Una mutazione, continua il cardinale Ruini, che deriva da “un’interpretazione dell’evoluzione cosmica e biologica”, secondo la quale l’uomo “non sarebbe altro che un risultato dell’evoluzione stessa”. Poi, da quella visione che “tende a ridurre la nostra intelligenza e la nostra libertà a funzioni dell’organo cerebrale” ed infine dalla tendenza delle “scienze empiriche a considerare l’uomo come un oggetto”, e come tale “conoscibile” attraverso l’indagine sperimentale.

     
    Certo, sottolinea il porporato, si tratta di “un approccio legittimo, anzi indispensabile per il progresso della conoscenza e della cura di noi stessi, ad esempio per la cura delle malattie fisiche e mentali”. Ma se si considera quella scientifica come “l’unica forma valida di conoscenza del nostro essere”, allora “si finisce con il negare che l’uomo sia anzitutto e irriducibilmente soggetto”.

     
    Al di là delle critiche, allora, l’invito del porporato è a guardare i risultati operativi delle tecnoscienze e gli sviluppi delle biotecnologie con la consapevolezza che essi “non possono e non devono essere arrestati, poiché “rappresentano un’importante espressione delle potenzialità intrinseche all’intelligenza dell’uomo”. Tuttavia, mette in guardia il cardinale Ruini, ciò “non significa che tutto quel che è tecnicamente possibile deve essere attuato”, basti pensare “all’uso delle armi nucleari”. Significa però che questo processo deve essere “orientato, resistendo all’idea ingannevole e anti-umana di uno sviluppo deterministico e neutrale della tecno-scienza”.

     
    In questo scenario, allora, cosa possono fare i cristiani? Innanzitutto, afferma il porporato, devono trovare risposte chiare nelle fonti della fede, nella Scrittura, che ha in Dio e nell’uomo i centri di gravità. E poi, non devono avere timori di “attardarsi su posizioni superate mantenendo l’uomo al centro”, poiché non si tratta di immobilismo, ma di tener fermo il suo carattere di fine. Tutto il nostro agire, infatti, anche quello tecnologico, mira all’autentico bene, alla tutela, alla promozione e allo sviluppo integrale dell’essere umano.

     
    Di conseguenza, sul piano educativo, bisognerà legare la formazione alle istanze costitutive dell’uomo, come il bisogno d’amore, di conoscenza, il desiderio di libertà ed il suo rapporto con la responsabilità, il senso della sofferenza e della speranza. Solo in questo modo, ribadisce il cardinale Ruini, l’educazione assume spessore e fascino.

     
    In conclusione, allora, il cristianesimo ha un ruolo fondamentale in rapporto al bene umano, un ruolo derivante dalla verità di fede che dona alla dignità intrinseca di ogni uomo il suo riconoscimento più alto. Perché finché la fede cristiana è viva e riesce a generare cultura, conclude il cardinale Ruini, non possono affermarsi né il nichilismo né il relativismo.

    inizio pagina

    Convegno a Milano su "John Henry Newman oggi: logos e dialogo"

    ◊   Seconda giornata oggi del convegno di studi promosso dall’Università Cattolica di Milano dal titolo: “John Henry Newman oggi: logos e dialogo”. A 130 anni dal suo ingresso nel collegio cardinalizio, nel 1879, viene ricordato il brillante teologo e pensatore convertitosi dall’anglicanesimo al cattolicesimo e per il quale è aperta la causa di beatificazione. Il servizio di Fabio Brenna:

    Studiosi provenienti da tutta Europa hanno messo a fuoco il contributo dato da John Henry Newman ad un tema che è centrale nel pontificato di Benedetto XVI: il rapporto fra fede e ragione. In Newman la ragione è incarnata nella vita, vivificata dalla fede e dunque, in grado di fondare il dialogo tra tutti gli uomini nelle loro diverse appartenenze. Ian Ker, della Facoltà di Teologia di Oxford si è soffermato sulla riformulazione del concetto di coscienza, che in Newman è sovrana, ma dipendente da un’autorità esterna: in caso contrario diventa solo “diritto della volontà”. Elementi questi che sottolineano la modernità del pensiero newmaniano, come sostiene padre Hermann Geissler, direttore dell’International Centre of Newman Friends:
     
    Un primo punto è che è stato un vero ricercatore della verità. Inoltre, mi pare che Newman sia stato un grande modello di educatore moderno. Lui ha sempre valorizzato tutte le scienze, tutte le capacità dell’uomo, la ragione, ma anche gli affetti, tutto l’uomo e anche la fede: ha saputo mettere insieme le esigenze della ragione e della fede e ha fondato da cattolico una università, l’Università Cattolica di Dublino”.

     
    L’allora cardinale Ratzinger non fece mistero del suo interesse per il pensiero di Newman, afferma ancora padre Geissler:
     
    “Il Papa dice che ci sono due pensieri di Newman che l’hanno toccato e anche poi caratterizzato. Il primo è proprio l’importanza che Newman attribuiva alla coscienza. Noi siamo fedeli alla Chiesa perché siamo fedeli alla nostra coscienza, siamo fedeli alla chiamata di Dio che ci tocca nella nostra coscienza e ci guida. Poi il Papa ha detto che c’è un secondo punto che è diventato molto importante per lui ed è la dottrina di Newman sullo sviluppo della dottrina e della nostra vita per arrivare sempre di più al Signore stesso”.

     
    Il convegno verrà chiuso questa sera da una Messa celebrata dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.

    inizio pagina

    Chiesa e SocietÓ



    Un miliardo le persone sottoalimentate nel mondo

    ◊   Sono un miliardo le persone cronicamente sottoalimentate nel mondo. Un bilancio agghiacciante che continua a peggiorare di giorno in giorno come è stato reso noto ieri dalla Fao. Secondo l'Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura – citata dall’Osservatore Romano - tra le zone più colpite, ha evidenziato la Fao, c'è l'Africa subsahariana, dove si trovano quindici dei sedici Paesi in cui la popolazione che patisce la fame supera il trentacinque per cento. I più esposti sono i bambini, che soffrono anche di gravi malattie legate alla malnutrizione. A causa della mancanza di cibo, nel Corno d'Africa la maggior parte dei bambini è infatti soggetto alla caduta dei capelli, alla perdita delle unghie e - talvolta - anche del primo strato di pelle. L'inasprimento del problema è imputabile all'impennata dei prezzi degli alimenti di base, ai cambiamenti climatici e agli sprechi nella filiera alimentare, dovuti anche a carenze tecnologiche nella conservazione e nella distribuzione del cibo. Per questo, non è più sufficiente aumentare la produzione alimentare, ma è necessario un concreto sviluppo agricolo nelle zone più povere, in particolare in quelle rurali. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, le perdite e gli sprechi tra la mietitura e la vendita nei Paesi in via di sviluppo possono arrivare al 60% per frutta e verdura e al 40% per il grano. In alcuni Paesi subsahariani le perdite oscillerebbero dal 35% al 50% della produzione totale. (M.G.)

    inizio pagina

    Crisi alimentare e persecuzioni religiose in Eritrea

    ◊   L'Eritrea è sull'orlo della carestia e migliaia di persone stanno attraversando i confini per sfuggire alla fame e alle persecuzioni. L’allarme viene lanciato dall’ l'associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) in un comunicato inviato a Zenit, con cui informa che sta offrendo aiuti d'emergenza mettendo a disposizione quasi 25.000 euro. Dopo un recente Rapporto del Dipartimento di Stato americano, fonti nella regione descrivono il Paese come stretto nella morsa della crisi alimentare, con il Governo che impedisce alla popolazione di accedere alle risorse fondamentali. I resoconti, i cui autori non possono essere rivelati per ragioni di sicurezza, affermano che le autorità hanno bloccato il trasferimento di cibo da una regione del Paese all'altra, hanno bandito i mercati all'aperto che vendono cereali e condotto ispezioni casa per casa alla ricerca di prodotti “ottenuti illegalmente”. “L'Eritrea è in ginocchio in termini di produzione alimentare”, afferma il rapporto di ACS, sottolineando la gravità della scarsità dei raccolti a causa della siccità. “Si sta arrivando alla distruzione e al completo isolamento del Paese”, aggiunge il testo, che accusa il Governo di rifiutare gli aiuti esterni nonostante siano disperatamente necessari. Molti abitanti dell'Eritrea si rifugiano a sud, in Etiopia, dove ACS sta aiutando circa 20.000 rifugiati che hanno trovato alloggio in due campi nella zona settentrionale del Paese. A questo proposito, l'associazione sottolinea la necessità di avere dei mezzi di trasporto per portare derrate alimentari attraverso le zone montuose fino ai campi di rifugiati. “Possiamo solo iniziare a immaginare l'incubo che sta avvolgendo l'Eritrea – ha affermato un portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre –. La popolazione ha urgente bisogno delle nostre preghiere e del nostro sostegno”. Particolare preoccupazione viene poi espressa per gli abusi dei diritti umani contro i cristiani. Come descrive il Rapporto del Dipartimento di Stato USA sui diritti umani del 2008 nel Paese, le forze di sicurezza hanno usato schiavitù, esposizione al calore e maltrattamenti per punire le persone arrestate per le loro convinzioni religiose, che sono state costrette a firmare dichiarazioni in cui rinnegano la propria fede. A volte sono state trattenute in container metallici sotterranei. Anche se la Chiesa cattolica è uno dei quattro gruppi religiosi approvati dal Governo, lo scorso anno circa una dozzina di sacerdoti e di suore è stata espulsa dall'Eritrea, in molti casi senza alcun avvertimento. Nel giugno 2008, il Governo si è impossessato delle proprietà della Chiesa cattolica. Le organizzazioni per i diritti umani e i gruppi religiosi si sono espresse in modo sempre più deciso contro i cosiddetti crimini contro l'umanità da parte del regime del Presidente eritreo, Isaias Afewerki. Il Patriarca Antonios, leader della Chiesa ortodossa eritrea, il gruppo religioso principale del Paese, è stato posto agli arresti domiciliari e all'inizio del 2007 Dioskoros Mendefera è stato annunciato come suo successore in una nomina considerata da più parti una decisione governativa. (M.G.)

    inizio pagina

    Vietnam: proteste per la condanna di otto cattolici

    ◊   La corte di appello ha riconfermato oggi la condanna contro gli otto fedeli della parrocchia di Thai Ha, colpevoli – secondo il governo - di “distruzione di beni” e “turbamento dell’ordine pubblico”. In realtà gli otto fedeli sono alcuni delle migliaia di cattolici che hanno partecipato alle manifestazioni e veglie per fermare l’esproprio dei terreni della parrocchia di Thai Ha. Gli 8 erano già stati condannati in prima istanza nel dicembre 2008. Il presidente della corte, Nguyen Quoc Hoi, ha dichiarato che "il comportamento degli accusati è stato pericoloso per la società, causando serie conseguenze e minando la grande unità nazionale". Gli accusati si sono ancora una volta difesi rivendicando la loro innocenza. "Una preghiera pacifica - ha detto Le Thi Hoi, uno degli otto - non può essere definita 'disturbo dell'ordine pubblico'". La situazione nella città e attorno al quartiere della corte è molto tesa. Stamane almeno 5 mila cattolici della capitale - accompagnati da dozzine di padri redentoristi e da sacerdoti della diocesi - hanno partecipato ad una marcia di preghiera conclusasi davanti al tribunale dove stava per iniziare il processo d’appello. Ieri, in serata a Saigon altri 5 mila, cattolici e non, hanno pregato contro l’ingiusto processo. Alla veglia, iniziata con la messa, hanno partecipato più di 60 redentoristi e 18 preti diocesani. Secondo fonti provenienti dalla chiesa vietnamita raccolte dall'agenzia Asianews, il processo d’appello è stato fortemente manipolato: l’avvocato difensore che gli accusati avevano scelto, Le Tran Luat, ha subito per mesi vessazioni, accuse, minacce e infine gli è stata ritirata la licenza di esercitare la professione. (R.P.)

    inizio pagina

    India: dato alle fiamme per la seconda volta l'orfanatrofio di padre Edward in Orissa

    ◊   Un rogo ha distrutto per la seconda volta in pochi mesi l’orfanotrofio di padre Edward Sequeira, a Padampur, nello Stato di Orissa. Nella notte tra il 20 e il 21 marzo sconosciuti hanno appiccato le fiamme alla struttura, già obiettivo delle prime violenze indù dell’agosto scorso. Allora nell’incendio era morta Rajni Majhi, una ventenne che aiutava padre Edward come educatrice. Il sacerdote verbita era stato legato e picchiato per oltre un’ora, e ha rischiato anche lui di morire carbonizzato. Questa volta non ci sono vittime, ma l’orfanotrofio è andato distrutto. Raggiunto da AsiaNews, padre Edward afferma: “Questo nuovo rogo dell’orfanotrofio è un chiaro segno che l’area sta ribollendo e c’è ancora il rischio di carneficine”. Nelle fiamme il sacerdote ha perso tutto. Spiega che “dopo il primo incendio era stata messa di guardia la polizia ed il fuoco è stato appiccato nella notte in cui non era sul posto. Questo significa che la nostra missione a Padampur è costantemente sotto il controllo di certe forze”. L’orfanotrofio è una delle opere che padre Edward segue da oltre 10 anni nel distretto di Bargarh, nell’Orissa, situato in una regione arretrata, “dove la gente vive in assoluta povertà - dice il sacerdote - senza che le sia garantita la minima dignità. La missione ora è completamente danneggiata”. “Molte delle persone che aiutiamo sono dalit - racconta - che subiscono le peggiori atrocità. Questa parte emarginata della società è sfruttata in modo spietato e si guadagna da vivere con un’esistenza umiliante. Nonostante gli attacchi di cui continuo ad essere vittima, la mia missione resta quella di servire questa gente anche in un clima ostile. Il mio ministero è di reintegrarli ed emanciparli attraverso l’educazione, dare loro la dignità e le forze per avere fiducia in se stessi attraverso una formazione professionale e renderli consapevoli dei loro diritti”. Padre Edward ribadisce l’intenzione di non voler abbandonare Padampur dove gestisce ancora un lebbrosario. Dall’agosto 2008 sino a febbraio, le violenze contro i cristiani in Orissa hanno distrutto 315 villaggi, 4640 case, 252 chiese e 13 scuole. Le persone rimaste uccise sono 120, ma alcune cifre governative parlano di 500 morti, tra essi 10 religiosi. Vi sono stati anche 54mila profughi: alcuni hanno fatto ritorno nei loro villaggi, ma sono migliaia le famiglie che vivono ancora nei centri di accoglienza del governo o rifugiate nella foresta. Altre migliaia di persone hanno scelto di abbandonare per sempre i loro villaggi e vivere negli slum delle grandi città pur di non tornare nei luoghi dove continuano le discriminazioni e le violenze per i cristiani. (R.P.)

    inizio pagina

    Sri Lanka: 150mila civili bloccati nelle aree del conflitto

    ◊   Medici Senza Frontiere (MSF) lancia l’allarme per la popolazione del nord dello Sri Lanka intrappolata nelle aree dove imperversa il conflitto tra l’esercito e le milizie del Ltte (Liberation Tigers of Tamil Eelam). Secondo le stime del organizzazione si tratta di almeno 150mila civili, che ora devono fare i conti anche con le intense piogge di questi giorni. Tutto questo si aggiunge alla mancanza di acqua potabile, medicine e assistenza sanitaria. Alle agenzie umanitarie è stato negato l’accesso alla popolazione. I civili vivono in rifugi di fortuna o passano la notte all’aperto e hanno estremo bisogno di cibo, acqua, assistenza medica e sicurezza. Un numero sempre più alto di persone cerca di attraversare le linee del fronte per cercare rifugio nella zona governativa nonostante i rischi. La scorsa settimana oltre 5mila persone sono arrivate nell’area di Vavuniya controllata dal Governo. Al momento il numero di civili fuggiti dal Vanni ha raggiunto almeno le 50mila unità. MSF si aspetta un aumento di nuovi pazienti nei prossimi giorni. Sulla spiaggia di Vanni ci sono ancora 1.000 persone mutilate che aspettano di essere evacuate e MSF teme che i bisogni medici tra gli sfollati possano essere ben superiori alla capacità di risposta a livello locale. Sulla Penisola di Jaffna 3.426 sfollati sono distribuiti in cinque campi del distretto. Due campi si trovano a Kodikamam e Mirosuvil, nel distretto di Chavakachcheri (Jaffna meridionale), ma l’accesso in questi due campi è limitato. Nonostante una richiesta ufficiale alle autorità, il Ministero della Difesa ha negato a MSF l’autorizzazione per effettuare una valutazione nei due campi. MSF continua a cercare di avere accesso agli sfollati di Jaffna. Alcuni di loro sono stati inviati all’ospedale Point Pedro dopo essere stati colpiti durante il viaggio dall’area del conflitto. Per poter soccorrere i civili e permettere loro di abbandonare la zona di guerra Amnesty International ha quindi lanciato un appello per un’immediata tregua umanitarial a governo ed ai ribelli tamil confermando la grave situazione degli sfollati nel nord del Paese. Sam Zarifi, direttore di Amnesty per la regione Asia-Pacifico, chiede a Onu e donatori internazionali di premere sulle parti in conflitto affinché permettano l’accesso nei campi profughi per evitare una “catastrofe umanitaria peggiore”. (M.G.)

    inizio pagina

    Lotta alla tubercolosi: la ricerca chiede più fondi

    ◊   33 miliardi di euro da qui al 2015 “per rispettare gli obiettivi fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)”. È quanto viene richiesto per i 22 Paesi più colpiti dalla tubercolosi nella dichiarazione finale del III Forum sulla tubercolosi. L’appello – ripreso dalla Misna - si rivolge a governi e donatori internazionali affinché mantengano i propri impegni finanziari. Per una settimana, più di un migliaio tra ricercatori, scienziati ed esperti di sanità si sono riuniti a Rio de Janeiro, in Brasile, per discutere come rafforzare le misure di prevenzione, diagnosticare in modo tempestivo i casi di contagio e garantire terapie mediche efficaci. La dichiarazione di Rio evidenzia che per l’anno in corso, rispetto alle stime proposte in precedenza dall’Oms, mancano risorse per circa un miliardo e mezzo di euro da destinare alla ricerca e a un piano mondiale contro la diffusione della malattia. Secondo Enzo Tavora, membro del comitato organizzatore della prossima conferenza interministeriale sulla tubercolosi prevista a Pechino in aprile, la crisi economica internazionale non può essere un alibi per ridurre le risorse destinate alla sanità. Stime dell’Oms indicano che ogni anno sono diagnosticati nove milioni di nuovi casi di tubercolosi. (M.G.)

    inizio pagina

    Zambia: grazie a medicinali e cure diminuiscono i casi di contagio dell'Aids

    ◊   Grazie ad un maggiore accesso ai medicinali e alle strutture sanitarie, e ad una più diffusa prevenzione della trasmissione madre-figlio, il tasso di incidenza del virus dell’hiv (responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita, Aids) sulla popolazione è sceso in un anno dal 16% al 14%. Lo rende noto il rapporto demografico annuale pubblicato dall’ufficio nazionale di statistiche di Lusaka, ripreso dall'agenzia Misna, secondo cui circa 1.300 persone sono morte di Aids nel 2008 mentre altri 38.000 casi di contagio dell’hiv sono stati diagnosticati. “La maggiore diffusione dei programmi e delle cure per il trattamento dei feti nei casi a rischio - ha sottolineato il ministro della Sanità Kapembwa Simbao – ha fatto in modo da convincere sempre più donne incinte a sottoporsi al test dell’hiv”. Secondo il coordinatore delle Nazioni Unite per lo Zambia, “il rapporto restituisce un messaggio di speranza alla popolazione di questo Paese che può e deve riuscire a ad impegnarsi per raggiungere gli Obiettivi del millennio”. (R.P.)

    inizio pagina

    Argentina: la Chiesa si mobilita contro l'epidemia di Dengue

    ◊   La Chiesa dell’Argentina si sta mobilitando a seguito dell’epidemia di Dengue che si è diffusa nel paese e che ha già registrato 2.270 casi. Attraverso Caritas Argentina ha lanciato un’iniziativa per raccogliere liquido repellente per le zanzare per le zone colpite. Collabora inoltre alla campagna ufficiale per prevenire questa malattia della povertà che colpisce le province di Chaco, Salta, Catamarca e Jujuy. L’epidemia è scoppiata a Tartagal (Salta), a causa dell’alluvione che ha devastato gran parte della città, colpendo centinaia di migliaia di persone. Oggi però questo dramma può estendersi ulteriormente, secondo gli esperti. Di fronte ai seri problemi sanitari, soprattutto per i casi di Dengue, alcuni emorragici, la Caritas e la Pastorale per la Salute stanno portando acqua potabile per il consumo nelle case. Secondo il Direttore Nazionale di Prevenzione delle Malattie e dei Rischi del Ministero, si può parlare senza dubbio di “un aumento di casi fuori dal normale”. Solo a Charata, località a Sud-ovest di Chaqueño, sono 3.000 i casi sottoposti ad esame, in una popolazione di 60 mila persone, 300 delle quali già contagiate. A Salta - riferisce l'agenzia Fides - si sono registrati 986 casi. A dispetto degli sforzi, in quella Provincia ci sono stati anche due morti per dengue emorragica. Catamarca è un’altra delle Province colpite, nella quale sono stati confermati 47 casi. Il Direttore dell’ospedale San Giovanni Battista ha affermato che sono esauriti i posti a disposizione, con una frequenza di circa 80 casi da esaminare giornalmente. A Jujuy, infine, i casi confermati sono 217, mentre alri 200 nel resto del Paese. (R.P.)

    inizio pagina

    Colombia: ex combattenti e vittime di violenza a “scuola di riconciliazione”

    ◊   In una Colombia dilaniata dalla violenza opera da otto anni la Fondazione per la Riconciliazione di padre Leonel Narváez Gómez. L’obiettivo delle scuole di Perdono e Riconciliazione è quello di offrire agli ex combattenti e alle vittime dei conflitti armati spazi in cui si possa dialogare, ricevere orientamento e saper sanare le ferite provocate dalla violenza. Secondo padre Narváez per la Colombia è indispensabile lavorare in questa direzione poiché “è nel cuore delle persone che ha origine la guerra ed è quindi nel cuore delle persone che è necessario costruire la pace”. ES.PE.RE è un'istituzione specializzata in teoria, metodo e applicazione di pedagogie di Perdono e Riconciliazione, ispirata a una profonda spiritualità. “Al di là dei fattori oggettivi come la povertà, l'esclusione o l'assenza del Governo, ci sono altri fattori soggettivi come la rabbia, il rancore e i desideri di vendetta che si sono insediati fortemente nella memoria di tutti, generando linguaggi che bloccano la volontà di pace”, ha spiegato a Zenit padre Narváez. “Un'alta percentuale dei carnefici è stata in precedenza vittima, e nessuno l'ha aiutata a elaborare la sua rabbia e il suo odio. Molti adulti violentatori sono stati bambini violentati”, segnala il presbitero. Le ES.PE.RE funzionano con gruppi di 10-15 persone, vittime o carnefici, che si riuniscono una volta a settimana. Ogni gruppo ha un animatore. Condividono le proprie esperienze per trovare la radice della loro rabbia e del loro rancore, raggiungendo la riconciliazione. Tra loro stringono patti di confidenza. Padre Narváez afferma che “la memoria ingrata di molte violenze accumulate a livello individuale e collettivo mantiene i colombiani schiavi del passato”. Allo stesso modo, segnala la necessità di imparare a perdonare per “tirar fuori l'aspetto divino che si trova in noi esseri umani. E' tenerezza. E' misericordia nel suo senso più ricco”. Oggi la Fondazione per la Riconciliazione è presente in Canada, Stati Uniti, Messico, Repubblica Dominicana, Perù, Brasile, Cile, Venezuela, Italia, Israele, Spagna, Sierra Leone, Liberia e Sudafrica. In Colombia è attiva in 13 dipartimenti. Nel 2004 l'Università delle Ande di Bogotà ha compiuto una valutazione sull'impatto delle ES.PE.RE. La ricerca ha concluso che, con la Pedagogia del Perdono e della Riconciliazione, le persone continuavano probabilmente ad avere gli stessi conflitti, ma erano già capaci di rispondere con alternative pacifiche e costruttive. “In questo laboratorio ho imparato che il perdono ti porta ad essere felice, a non provare risentimento per le persone che ti hanno danneggiato. Sono valori che nel futuro si possono trasmettere ai figli”, ha detto Ramón, un altro dei partecipanti. “Nel cristianesimo, il perdono non è solamente l'esercizio del superamento delle offese, ma anche e soprattutto la capacità di rendersi dono (per-dono), ovvero di trasformarsi in agnello che si fa carico delle colpe degli altri”, ha concluso il sacerdote. (M.G.)

    inizio pagina

    Messico: a Santiago di Querétaro inaugurati il Santuario della Vita

    ◊   Mons. Mario De Gasperín, vescovo di Santiago di Querétaro, mercoledì scorso, solennità dell’Annunciazione del Signore e data in cui è stata celebra la “Giornata del Nascituro”, ha presieduto una Santa Messa per l’apertura della chiesa Santuario della Vita, cappella aggregata alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. All’omelia, mons. De Gasperín ha affermato che “la vita umana che comincia nel seno di una donna, non ha fine ma continua nell’eternità”. Specialmente in questi momenti in cui “la vita umana è minacciata da tante aggressioni ed il suo senso e valore vengono minimizzati e distorti, è necessario ritornare a questa fonte di vita e dignità di ogni essere umano che è il seno di Maria, al mistero della sua maternità”. “Adottare un bambino o salvare una vita – ha continuato il vescovo – significa paragonarci a Dio, estendere la sua paternità nel mondo. Condividere la vita significa imitare Dio, che inviò suo Figlio al mondo affinché ‘tutti abbiamo vita in abbondanza’, senza contrattazioni”. Ha quindi ricordato che “ogni vita umana deve essere difesa sempre: quella del nascituro, quella nel seno materno, quella della donna incinta, quella del neonato, quella del debole e del malato, quella dell’anziano, e perfino quella del criminale, come Dio ha protetto la vita del fratricida Caino”. In merito alla nuova Chiesa Santuario della Vita, - riferisce l'agenzia Fides - il Vescovo ha affermato che “vuole essere un luogo dove si onori, rispetti, ringrazi e difenda la vita; dove si pianga anche la vita frustrata o persa e si sperimenti la misericordia, il perdono e la pace. Vuole essere un canto alla vita; una luce che accende la speranza in una vita piena per tutti”. Al termine dell’omelia, mons. De Gasperín ha benedetto l’immagine della Vergine di Guadalupe collocata nel tempio situato nel centro storico della città di Santiago di Querétaro. (R.P.)

    inizio pagina

    Senegal: migliaia di fedeli al pellegrinaggio annuale al Santuario di Témento

    ◊   Erano migliaia i fedeli senegalesi che domenica scorsa, si sono recati in pellegrinaggio al Santuario di “Nostra Signora della pace” di Témento. Il luogo di culto si trova nella provincia meridionale di Casamance, scenario, sin dal 1983, di una lotta armata tra l’esercito senegalese e i Movimenti delle forze democratiche locali, che aspirano all’indipendenza. E proprio riferendosi a questo conflitto, mons. Maixent Coly, vescovo di Ziguinchor, capoluogo della provincia, ha esortato i fedeli ed i politici presenti alla Messa, ad essere “costruttori di pace”. Il presule ha poi invitato il governo senegalese ad investire nella provincia di Casamance, ricostruendo innanzitutto le strade. “Come abitante della provincia – ha detto mons. Coly all'agenzia Apic – sono addolorato per il degrado delle strade. Ci dobbiamo impegnare per la ricostruzione della zona, iniziando proprio dalle infrastrutture”. Il santuario mariano di Témento, lo ricordiamo, è stato fondato nel 1941 dal padre spiritano francese Louis Le Hunsec e dal 1999 è custodito dagli Oblati di Maria Immacolata. (I.P.)

    inizio pagina

    Vescovi di Europa, Asia e Africa in visita alle scuole dell’ortodossia ebraica negli Usa

    ◊   Un confronto basato sulla fiducia reciproca è quello che si è tenuto durante la visita di tre giorni alle comunità dell’ortodossia ebraica negli Stati Uniti da parte della delegazione di cardinali e vescovi cattolici d'Europa, Asia e Africa, guidata l'arcivescovo di Parigi cardinale, André Vingt-Trois. Obiettivo “conoscere le scuole dell'ortodossia ebraica moderna, approfondire il dialogo reciproco e promuovere un comune impegno etico”. Il 23 marzo, si legge in una nota dell’arcidiocesi di Parigi ripresa dal Sir, “i vescovi e i cardinali sono stati ricevuti al Jewish Heritage Museum di New York dal rabbino Bernard Lander, presidente fondatore di Touro College, le cui università formano in tutto il mondo circa 25mila studenti, di cui oltre 10mila secondo un duplice corso in tradizione ebraica e in scienza profana”. La delegazione ha quindi visitato l’”Holocaust by Bullet”, che presenta i lavori della Fondazione francese “Yahad in Unum” sugli eccidi di massa perpetrati nei Paesi dell’Europa dell’Est durante l’occupazione nazista, che secondo la Fondazione ha coinvolto quasi 3 milioni di persone. A seguire una “sessione di lavoro sulla formazione dei giovani credenti nella tradizione e nella modernità”, tenuta dai professori di Touro College e da alcuni autorevoli rabbini, tra cui Israel Singer, già presidente del Congresso ebraico mondiale. La nota dell’arcidiocesi parigina parla di “clima cordiale” costruito in anni di incontri che hanno avuto origine da un'intuizione del cardinale Jean-Marie Lustiger, all'inizio del 2000, dopo il viaggio di Giovanni Paolo in Israele, e sono iniziati nel 2003 proprio con l'allora arcivescovo di Parigi e la collaborazione del rabbino Singer. Ieri 25 marzo, dopo la visita all'Holocaust Memorial di Washington, la delegazione è stata accolta dal Consiglio direttivo della Conferenza episcopale statunitense. Nel suo saluto, il cardinale presidente e arcivescovo di Chicago Francis George, ha rammentato che “molti dei primi vescovi cattolici americani erano francesi” e che “il sostegno dato dai francesi in quegli anni di fondazione è stato determinante”. (M.G.)

    inizio pagina

    Usa: riaperta a New Orleans una chiesa danneggiata dall’uragano Katrina

    ◊   Il 23 agosto 2005 l’urgano Katrina si abbatté sulla costa del Golfo degli Stati Uniti, in particolare sulla Louisiana e sulla città di New Orleans. La sua furia causò oltre 1.800 vittime e danni superiori agli 81 miliardi di dollari. Tra gli edifici distrutti dall’uragano, anche la Chiesa di San Davide, costruita nel 1937 a New Orleans. Nei giorni scorsi, a distanza di quattro anni dal passaggio di Katrina e di due anni dall’avvio dei restauri, l’edificio di culto ha riaperto, con una Messa di dedicazione celebrata dal vescovo ausiliare della città, mons. Shelton Fabre, che ha poi consegnato ufficialmente le chiavi della Chiesa al parroco, padre Joe Campion. “Questa Chiesa è un faro di speranza per la nostra comunità – ha detto il presule alla Cns – La speranza è la prima cosa che emerge, quando tutto il resto è in rovina”. Rivolgendosi direttamente ai parrocchiani, mons. Fabre li ha poi lodati “per il modo meraviglioso” con cui sono rimasti “fedeli a Dio, sebbene il momento non fosse facile”. “Anche se solo ora siete tornati a pregare in una Chiesa – ha aggiunto il presule – la vostra fede ha dimostrato di essere ben più grande di un singolo edificio”. Finora, infatti, i parrocchiani di San Davide si erano radunati presso il Centro Giosefita di Breaux Bridge, portando anche il loro aiuto alle vittime dell’uragano. Ora, dopo il restauro della Chiesa, il parroco, padre Campion, ha intenzione di ricostruire anche il convento ed il Centro comunitario. (I.P.)

    inizio pagina

    Polonia: apriranno altre “finestre della vita” per accogliere i neonati

    ◊   "Finestra della vita”, così si chiama l’iniziativa che si diffonde sempre di più in Polonia. Si tratta di una forma d’accoglienza di neonati che risale alla tradizione medievale. Le donne che non si sentano in grado di portare avanti la loro maternità, invece di abortire o di abbandonare il figlio, possono lasciarlo in un posto sicuro organizzato da strutture ecclesiali – sopratutto dalla Caritas e dalle congregazioni religiose. Il bambino viene successivamente accolto nell’orfanotrofio dove aspetta l’eventuale adozione. Le “Finestre della vita” funzionano già a Cracovia, a Varsavia e a Czestochowa. Il 25 marzo, Giornata della santità della vita, ne sono state aperte in diverse altre città, come Rzeszow, Katowice, Kielce, Plock. Il vescovo di quest’ultima città, mons. Piotr Libera, ha rilevato che in Polonia si vede il bisogno di aprire le “Finestre della vita” non solo nelle città principali, nelle diocesi, ma pure in altri centri minori. A titolo di cronaca, la prima “Finestra della vita” è stata inaugurata nel 2007 a Cracovia.(P.P.)

    inizio pagina

    L'Unhcr presenta il kit educativo su migrazione e asilo nell’Ue

    ◊   Informare i giovani sui temi della migrazione e dell'asilo nell'Unione Europea. È quanto si propone Unhcr attraverso la diffusione di un Kit informativo dal nome "Non solo numeri", presentato ieri a Bruxelles. Il kit è il risultato di una collaborazione tra l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ed è finanziato dalla Commissione Europea grazie al Fondo Europeo per i Rifugiati. “Non solo numeri”, fra l’altro, mira a sostenere gli sforzi dell'UE per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle difficoltà dei nuovi arrivati e per combattere la discriminazione e il pregiudizio. Un comunicato dell’agenzia delle Nazioni Unite spiega poi che attraverso dei brevi filmati e un manuale per l'insegnante facile da usare, il kit fornisce dei suggerimenti su come pianificare lezioni, attività di apprendimento e altri esercizi educativi, che possono essere svolti sia all'interno dell'aula scolastica che non. "Nonostante la migrazione all'interno dell'UE sia spesso descritta attraverso statistiche anonime, il contesto e le cause della migrazione sono diverse e di natura individuale", ha affermato il rappresentante regionale a Bruxelles dell'Oim, Bernd Hemingway. "I giovani spesso mancano di una più ampia conoscenza e degli strumenti necessari per analizzare e sviluppare opinioni sulla migrazione e sull'asilo, basate su informazioni corrette". Il kit è indirizzato a ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, ed è composto da un DVD, un manuale per l'insegnante, tradotto e disponibile all'uso in 20 lingue europee e divulgato in 24 Stati membri. "Noi speriamo che il kit 'Non solo numeri' stimoli un dibattito informato fra i giovani" afferma infine Judith Kumin, Direttore dell'Ufficio per l'Europa dell'UNHCR. "Il kit inoltre costituisce un'ulteriore risorsa per gli insegnanti e gli altri educatori, aiutandoli a trattare temi e problemi che spesso affrontano in classe". (M.G.)

    inizio pagina

    Concluso l'incontro della Caritas a Lampedusa

    ◊   Si è conclusa con una preghiera per le vittime del mare l’intensa giornata a Lampedusa di tre vescovi e una settantina di partecipanti al Coordinamento immigrazione di Caritas italiana. L’orazione si è tenuta in uno dei punti più emblematici dell’isola: alla Porta di Lampedusa-Porta d’Europa, il monumento in memoria degli oltre 13 mila migranti morti, dal 1988 ad oggi, durante le traversate nel Mediterraneo, sorto a Punta Maluk, il luogo più a sud dell’Europa. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente di Caritas italiana, mons. Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento e mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, hanno guidato la preghiera davanti al monumento costruito dallo scultore Mimmo Paladino, inaugurato lo scorso anno. “Un posto come questo raschia il nostro cuore e le nostre sicurezze - ha detto mons. Montenegro ripreso dal Sir -. E ci chiediamo come sia possibile che la storia drammatica di ieri, sia ancora la storia di oggi”. Poco prima i vescovi, insieme al direttore della Caritas don Vittorio Nozza, e ad alcuni responsabili di Migrantes e della Caritas, avevano visitato il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Contrada Imbriacola, dove sono ospitati dal dicembre/gennaio scorso, senza poter uscire, 726 immigrati. Hanno fatto visita anche al centro di primo soccorso della ex base Loran, che ospita 11 immigrati con possibilità di diventare richiedenti asilo. In quest’ultimo centro hanno consegnato ad alcuni nigeriani cristiani delle Bibbie. A Contrada Imbriacola sono invece tutti maghrebini, in maggioranza da Tunisia e Marocco. Abbiamo constatato una grande attenzione da parte di tutti gli operatori “ ha commentato mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente di Caritas italiana, ponendosi l’interrogativo su come poter coniugare l’accoglienza e la legalità. I vescovi hanno inoltre ascoltato le testimonianze degli operatori sanitari del centro, che hanno descritto le drammatiche condizioni delle persone appena sbarcate: molti hanno grandi ustioni a causa della miscela di acqua e benzina nel motore e d’estate a causa del sole. D’inverno, invece, arrivano intirizziti e in ipotermia. (M.G.)

    inizio pagina

    Inaugurata dal cardinale Bertone una nuova struttura al Bambino Gesù di Santa Marinella

    ◊   “Un’ulteriore prova della reciproca collaborazione, che manifesta il legame del Vescovo di Roma con la Città Eterna e il territorio circostante e, in particolare, con quella porzione di sofferenza che nel volto dei bambini trova la sua più struggente espressione”. Così il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, all’inaugurazione della struttura per la riabilitazione neuromotoria per l’età evolutiva e dei servizi connessi nel Presidio di Santa Marinella dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Una nuova eccellenza dell’ “Ospedale del Papa” realizzata grazie alla “positiva collaborazione” data dalla Regione Lazio, rappresentata per l’occasione dal presidente Marrazzo. “Con questa nuova struttura di Santa Marinella – ha spiegato il cardinale Bertone - la cui inaugurazione cade nel 140.mo anniversario dell’istituzione dell’Ospedale Bambino Gesù, si intende puntare all’eccellenza”. Un eccellenza che, secondo il segretario di Stato, “trova anzitutto la propria verifica più autentica nelle figure professionali che operano al loro interno, e che dovrebbero essere animate dallo stesso spirito di fede e di carità che ha caratterizzato fin dal suo sorgere questa Istituzione”. “In questo senso, l’“eccellenza” professionale, e ancor più quella rivolta a favore dei bambini, di sua natura si nutre di una realtà sempre più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere, aprendoci così anche alla dimensione dell’infinito e dell’eterno”. A tal proposito il cardinale Bertone ha poi citato la prima Enciclica “Deus caritas est”, del Santo Padre Benedetto XVI, che afferma che l’amore si apre all’eternità e ci unisce al vero Amore: nella morte in croce - queste le parole del Papa - “ [Gesù] si dona per rialzare l'uomo e salvarlo - amore, questo, nella sua forma più radicale”. Lo sguardo rivolto al fianco squarciato di Cristo contempla questa verità, “e partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l'amore. A partire da questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare”. Per esaltare il valore della professione medica il porporato attinge anche a San Paolo: “In questo Anno nel quale si celebra il Bimillenario della nascita dell’Apostolo Paolo, avvertiamo quanto mai attuale ed impegnativa l’affermazione paolina, rivolta ai cristiani di Corinto “caritas Christi urget nos”. L’amore stesso di Gesù vi sproni intimamente ad offrire le vostre diverse e complementari professionalità nel rapporto quotidiano con la sofferenza e col sofferente, definendo così la misura della vostra umanità”. (M.G.)

    inizio pagina

    Conclusi i lavori del Consiglio permanente della Cei

    ◊   La preparazione della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani e l’approvazione dello statuto della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali sono stati gli ultimi punti del nutrito ordine del giorno dei lavori conclusivi del Consiglio permanente della Cei che si è chiuso ieri a Roma. Secondo quanto riferisce Avvenire, l’“Assemblea” della Cei si era aperta lunedì scorso con la prolusione del cardinale presidente, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, che ha chiuso anche la sessione di ieri augurando una Buona Pasqua a tutti i cardinali e vescovi e alle loro comunità ecclesiastiche. Per martedì prossimo è attesa la presentazione del comunicato finale dei lavori, che sarà diffuso alla stampa nel corso di una conferenza che sarà tenuta da mons. Mariano Crociata. L’appuntamento è per mezzogiorno nella sede della Radio Vaticana a Roma. (M.G.)

    inizio pagina

    Il cardinale Bagnasco propone cura pastorale e integrazione per gli immigrati romeni

    ◊   Un ponte tra la Chiesa italiana e quella romena che provveda alla cura pastorale all’integrazione e, di pari passo, al contrasto di ogni forma violenza e di illegalità. È quanto propone il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, all’arcivescovo di Bucarest e presidente della Conferenza episcopale romena, mons. Ioan Robu, in risposta alla lettera da questi inviatagli nei giorni scorsi, nella quale mons. Robu aveva condannato alcuni episodi criminosi perpetrati in Italia da cittadini romeni. “Nel ringraziarla per il gesto di attenzione – si legge nella missiva di Bagnasco citata dal Sir -, posso assicurarle la stima e la vicinanza delle Chiese italiane nei confronti delle Chiese di Romania, nella consapevolezza del comune impegno a contrastare ogni forma di violenza e illegalità”. “Tanti italiani – scrive ancora il porporato – in un passato anche recente, sono stati migranti in terra straniera alla ricerca di un lavoro, per garantire un futuro dignitoso alle proprie famiglie”. Per questo, prosegue il presidente della Cei, “apprezziamo coloro che giungono in Italia per portare il contributo delle proprie energie ed essere parte nell’edificazione di una società più giusta”. “Posso altresì confermarle – conclude il cardinale Bagnasco – che non verrà meno il nostro impegno nella cura pastorale dei fedeli cattolici provenienti dalla Romania”. (M.G.)

    inizio pagina

    Tra sabato e domenica torna l’ora estiva

    ◊   Avvisiamo i nostri ascoltatori che alle ore 2.00 di domenica 29 marzo, entrerà in vigore l'ora estiva europea, con conseguente spostamento delle lancette degli orologi in avanti di un'ora. L'ora estiva resterà in vigore fino alla notte tra il 24 e il 25 ottobre. Non vi saranno cambiamenti di rilievo per il nostro Radiogiornale, che andrà in onda alle stesse ore.

    inizio pagina

    24 Ore nel Mondo



    Almeno 70 persone uccise in una moschea in Pakistan

    ◊   Più di 70 persone sono rimaste uccise nell'attentato suicida in una moschea di Jamrud, nel distretto di Khyber, nel nord ovest del Pakistan ai confini con l'Afghanistan. Nelle stesse ore in cui un attentato colpiva anche l’Afghanistan. Per fortuna solo danni e nessun ferito tra i militari italiani coinvolti. Di Pakistan e di Afghanistan si parla oggi anche perché il presidente degli Stati Uniti, Obama, annuncia tra poco una strategia mirata a estirpare le reti di al Qaeda in Afghanistan e Pakistan. Il servizio di Fausta Speranza:

    Obama spiegherà in cosa consista concretamente l’annunciata nuova strategia. Dovrebbe porre per la prima volta obiettivi precisi per misurare i progressi sul terreno dell'impegno americano in Pakistan, ma anche in Afghanistan. In questa fase i due Paesi rappresentano un’unica area nella mappa geopolitica degli Stati Uniti. Sembra sia previsto l'invio di 4.200 soldati per addestrare le forze di sicurezza afghane. Da parte sua, il Pakistan chiede un cambio di strategia su un punto che nei mesi scorsi è stato elemento di tensione tra Islamabad e Washington: stop al lancio di missili utilizzando droni per attaccare le zone tribali del Paese al confine con l’Afghanistan. Sono considerati una violazione della sovranità. In attesa di conoscere meglio le decisioni di Obama, resta da dire che stamane la Banca mondiale ha approvato un prestito di 500 milioni di dollari per i programmi di stabilità economica del governo in Pakistan e che sul fronte Afghanistan, sempre stamane, a Mosca si è aperta una Conferenza internazionale dedicata all’Afghanistan: presenti il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon; il Gruppo di Shanghai (Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan); Iran, India, Pakistan e Mongolia; rappresentanti di Afghanistan, Turkmenistan, Turchia e Paesi del G8, tra cui l'Italia, presidente di turno; delegazioni della Nato e degli Usa. Da questa assise Kabul ha chiesto alla comunità internazionale di unire le forze per stroncare le organizzazioni dedite al traffico internazionale di droga. Il rappresentante russo presso la Nato, Rogozin, ha paragonato la “minaccia dell'eroina” proveniente dal Paese centroasiatico a quella costituita dalle armi di distruzioni di massa. Da parte sua, l’Ue ha promesso 10 miliardi di euro nel 2009.

     
    Libano
    Ignoti assalitori hanno sparato contro le auto parcheggiate di due magistrati a Beirut e la stampa parla di una forma di intimidazione contro i giudici libanesi che faranno parte del Tribunale speciale dell'Aja per il Libano, che dovrà giudicare i presunti responsabili dell'assassinio nel 2005 dell'ex premier libanese Rafik Hariri. I due magistrati non erano nelle loro auto al momento dell'attacco, che è stato compiuto con armi dotate di silenziatore. Il quotidiano al Mustaqbal, di proprietà della famiglia Hariri, ha scritto che coloro che hanno compiuto l'attacco “vogliono far saltare” il Tribunale, che sarà presieduto dal giudice italiano Antonio Cassese e del quale faranno parte quattro giudici libanesi. Il ministro degli interni Ziad Baroud si è rifiutato di fare illazioni su ogni possibile collegamento tra la vicenda e il Tribunale dell'Aja, ricordando che già 10 anni fa quattro giudici libanesi vennero assassinati in un'aula di tribunale.

    Il Consiglio dei diritti umani condanna gli insediamenti dei coloni israeliani
    Riunito in sessione a Ginevra, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha condannato gli insediamenti di coloni israeliani nei Territori palestinesi quasi all'unanimità dei 47 Paesi membri. Solo il Canada ha votato no. Nella risoluzione il Consiglio deplora i recenti annunci di Israele della costruzione di nuovi insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. Riunito in sessione fino a stasera, il Consiglio ha approvato, tra le altre, ben cinque risoluzioni sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi e sul Golan. Si "condanna con forza" gli attacchi militari di Israele nei Territori occupati ed in particolare la recente offensiva nella Striscia di Gaza che ha ''causato la morte ed il ferimento di migliaia di civili palestinesi, incluso un alto numero di donne e bambini''. Le risoluzioni del Consiglio per i diritti umani - di cui non sono membri nè gli Usa, nè Israele - non sono vincolanti. Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite è un organismo delle Nazioni Unite (Unhrc, in inglese United Nations Human Rights Council), con sede a Ginevra, dipendente dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, e che dal 15 marzo 2006 ha sostituito la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

    Medio Oriente
    Non si registra alcun progresso nelle trattative indirette fra Israele e Hamas per uno scambio di prigionieri. Lo ha riferito oggi la radio militare israeliana, commentando notizie improntate all'ottimismo apparse invece negli ultimi giorni su mezzi di comunicazione arabi. Secondo l'emittente, Israele rifiuta ancora di liberare 125 detenuti palestinesi i cui nomi figurano in una lista inoltrata a suo tempo da Hamas. In Israele, ha aggiunto la radio, si attende dunque che Hamas inoltri - attraverso i mediatori egiziani - una lista corretta. Questi sviluppi hanno creato un'atmosfera di pessimismo nella famiglia di Ghilad Shalit, il caporale israeliano catturato nel giugno 2006 e da allora tenuto prigioniero a Gaza da Hamas. Nelle settimane scorse la famiglia Shalit aveva accresciuto la pressione sul governo di Ehud Olmert per spronarlo a concludere in extremis un accordo con Hamas, prima del cambio di potere a Gerusalemme. La settimana prossima, probabilmente, Benyamin Netanyahu presenterà alla Knesset (Parlamento) il suo nuovo governo e la famiglia di Shalit teme che il nuovo esecutivo avrà bisogno di un lasso di tempo più o meno lungo per elaborare la propria tattica di fronte a Hamas.

    Preoccupazione per i profughi somali in Kenya
    Si aggravano le condizioni di centinaia di migliaia di profughi somali che, complice il numero crescente e la siccità, vivono in condizioni disperate. Lo spaventoso aggravamento della loro emergenza umanitaria ha fatto sì che l’Onu e i maggiori donatori internazionali affrontassero il problema con urgente necessità e quindi effettuassero interventi in maniera decisa ed immediata. Il tutto è stato denunciato da due distinti documenti diffusi oggi a Nairobi. Uno dell'organizzazione non governativa Oxfam, l'altro dell' Human Rights Watch (Hrw), che ha presentato una ricerca dal titolo “Dall'orrore alla speranza, la crisi dimenticata dei profughi somali”. Il numero incredibile di rifugiati somali, oltre 250.000, ammassati in tre campi intorno a Dadaab, nord est del Kenya, ha fatto sì che il governo keniano potesse ampliare lo spazio dei campi destinati ai profughi.

    Darfur
    Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha fatto esplicita richiesta al Sudan di rivedere la sua decisione sull’espulsione delle 13 organizzazioni non governative operanti in Darfur, adottata dopo che la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il presidente sudanese Omar el Bashir. I cinque membri del consiglio, inoltre, hanno anche sottolineato “l’importanza di perseguire il processo di pace” ed esortato “le parti a riprendere i negoziati”. “I membri del Consiglio hanno esortato il governo sudanese a continuare a cooperare con l'Onu e con le organizzazioni umanitarie e lo hanno chiamato a ritornare sulla sua decisione di sospendere le attività di alcune Ong” in Sudan, ha dichiarato alla stampa l'ambasciatore della Libia presso l'Onu, a nome del Consiglio da lui presieduto questo mese. Khartoum ha espulso 13 grandi Ong internazionali e chiuso quattro Ong locali il 4 marzo scorso in risposta al mandato d'arresto della Cpi contro Bashir per crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Darfur, la regione ovest del Sudan stremata da sei anni di guerra civile.

    Argentina
    Il Senato argentino ha approvato oggi - con 42 voti a favore e 25 contro - la legge che permette al governo di convocare elezioni politiche anticipate, il che permetterà a Cristina Fernandes de Kirchner di organizzare il voto per il prossimo 28 giugno, invece che ad ottobre. Il presidente argentino, nell'annunciare la sua intenzione di anticipare le elezioni, aveva detto che si trattava di una misura necessaria per poter concentrare le azioni dell'esecutivo nella lotta contro gli effetti nel Paese della crisi economica internazionale.

    Giappone annuncia l’abbattimento di un eventuale missile nordcoreano
    Il Giappone ha sciolto la riserva e ha deciso che provvederà ad abbattere l’eventuale missile-satellite e i suoi detriti se la Corea del Nord deciderà di procedere con l'operazione di lancio di un satellite, che potrebbe nascondere un missile intercontinentale, attesa tra il 4 e l'8 aprile prossimi. Il servizio di Antonio D’Agata.

    “Ho emesso l'ordine, condizione necessaria perchè le unità della Self-Defense Forces possano prepararsi nel caso in cui qualsiasi oggetto proveniente dalla Corea del Nord scenda sul nostro Paese”. È questo l’annuncio del ministro della Difesa giapponese Hamada, al termine del Consiglio di sicurezza. La decisione, senza precedenti, è maturata a una settimana dall'inizio del periodo utile indicato dalla Corea del Nord per mandare in orbita il satellite sperimentale, che i servizi di intelligence, a partire da quelli di Stati Uniti e Corea del Sud, ritengono essere soltanto il test del temuto Taepodong-2, missile intercontinentale potenzialmente capace di montare e trasportare una testata nucleare fino all'Alaska e alle Hawaii. Per il Sol Levante è la prima contromisura di carattere militare contro le minacce di missile balistico, oppure oggetti simili, da quando è stata avviata nel 2003 la messa a punto di uno scudo antibalistico. Intanto, anche la Russia ha invitato la Corea del Nord a rinunciare al lancio del missile con il satellite, affermando che la situazione nella regione è molto tesa.

     
    Indonesia
    Sono almeno 50 le persone morte annegate nella notte per il cedimento di una diga, causato dalle forti piogge che hanno investito i sobborghi della città indonesiana di Giacarta. Lo si è appreso dalle autorità locali. Un primo bilancio di 18 morti era stato modificato a 32. Il nuovo bilancio non può dirsi ancora definitivo visto che continuano le ricerche in prossimità delle circa 500 case inondate parzialmente o totalmente nelle zone residenziali di Cireundeu e di Tangerang, nella zona sud della città. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)
     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 86

     E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    inizio pagina