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Sommario del 23/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Concluso il viaggio in Africa. Benedetto XVI: per ridare speranza al continente la prima sfida da vincere è quella della solidarietà
  • Le parole del Papa in volo verso Roma
  • Benedetto XVI alle associazioni femminili angolane: riconoscere il ruolo pubblico delle donne e la loro insostituibile funzione in famiglia
  • Il commento di padre Lombardi al viaggio del Papa in Africa
  • Nomina
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Nulla di fatto al Forum mondiale dell'acqua ad Istanbul
  • La Chiesa in Libano lancia la Magna Charta dell'azione politica: intervista con mons. Raï
  • Chiesa e SocietÓ

  • La Chiesa del Salvador chiede un governo di unità
  • Il 25 marzo l’America Latina celebra la Giornata nazionale del nascituro
  • Brasile, Cile e Caraibi: sì al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare
  • Il ruolo cruciale delle donne nel fronteggiare le sfide climatiche
  • L’arcivescovo di Parigi negli Usa per incontrare le scuole dell’ortodossia ebraica
  • Terra Santa: catena di preghiera delle suore in vista del viaggio di Benedetto XVI
  • Taiwan: battezzati 18 carcerati tossicodipendenti
  • Cuba: il governo autorizza la ristrutturazione di quattro chiese
  • Costa Rica: ristabilito il diaconato permanente nell’arcidiocesi di San José
  • La diocesi di Hong Kong in apprensione per il futuro della scuole cattoliche
  • Hong Kong: a Pasqua circa 2.800 catecumeni riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana
  • Sudan: l’Università cattolica di Juba punto di rifermento per lo sviluppo
  • Il cardinale Martino insignito della Stella della Romania
  • Scuola e Tv: promuovere il multilinguismo nell’Unione Europea
  • Italia: nel 2008 aumento del 100% dei richiedenti asilo
  • Loreto in pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo
  • Cure palliative per i bambini: nuovo reparto all’avanguardia al Gemelli
  • La guerra fredda e la sua arte in mostra al museo Mart di Rovereto
  • 24 Ore nel Mondo

  • Polemiche in Israele in relazione all’operazione Piombo fuso
  • Il Papa e la Santa Sede



    Concluso il viaggio in Africa. Benedetto XVI: per ridare speranza al continente la prima sfida da vincere è quella della solidarietà

    ◊   Il viaggio del Papa in Africa si è concluso. Stamani la cerimonia di congedo all’aeroporto di Luanda. Benedetto XVI ha detto di aver trovato una Chiesa viva, nonostante le difficoltà, che continua ad annunciare che è arrivato il tempo della speranza. Quindi ha lanciato un nuovo appello perché i responsabili lavorino per realizzare le giuste aspirazioni delle popolazioni alla pace, al cibo, alla casa: in questo senso - ha detto - “la prima sfida da vincere è quella della solidarietà”. Alle 18.00 di oggi l’arrivo di Benedetto XVI all'aeroporto romano di Ciampino. Il servizio del nostro inviato a Luanda Davide Dionisi:

    Rattristato per dovervi lasciare, ma contento di aver conosciuto un popolo coraggioso e deciso a rinascere. Nella cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale 4 de Fevereiro di Luanda, Benedetto XVI ha espresso così, questa mattina, sentimenti di riconoscenza e di affetto nei confronti del popolo angolano. L’entusiasmo e il calore che hanno caratterizzato i tre giorni di permanenza nella capitale, hanno lasciato il segno e la risposta del Papa non si è fatta attendere. Nel tracciare un bilancio di questa seconda parte del suo undicesimo viaggio apostolico internazionale, il Pontefice ha posto l’accento sull’efficacia e sul ruolo svolto dalla Chiesa locale, nonostante le difficoltà e gli ostacoli tipici di un Paese reduce da anni di guerra civile:

     
    “Estou grato a Deus por ter encontrado...
    Ringrazio Iddio di aver trovato una Chiesa viva e, nonostante le difficoltà, piena di entusiasmo, che ha saputo prendere sulle spalle la sua croce e quella altrui, rendendo testimonianza davanti a tutti della forza salvifica del messaggio evangelico. Essa continua ad annunziare che è arrivato il tempo della speranza, impegnandosi nella pacificazione degli animi e invitando all’esercizio di una carità fraterna che sappia aprirsi alla accoglienza di tutti, nel rispetto delle idee e sentimenti di ciascuno”.
     
    Prima di lasciare Luanda e di salutare il popolo angolano, ha voluto lanciare un ultimo appello al presidente della Repubblica, José Eduardo Dos Santos, e alle autorità politiche e civili presenti, affinché si prodighino per il bene comune e per sostenere chi è in difficoltà. E il Santo Padre ha indicato l’unica strada capace di dare concrete risposte ai fratelli bisognosi: quella della solidarietà:

     
    “Se me permitissem um apelo final...
    Se mi è permesso rivolgere qui un appello finale, vorrei chiedere che la giusta realizzazione delle fondamentali aspirazioni delle popolazioni più bisognose costituisca la preoccupazione principale di coloro che ricoprono le cariche pubbliche, poiché la loro intenzione – sono certo – è quella di svolgere la missione ricevuta non per se stessi ma in vista del bene comune. Il nostro cuore non può darsi pace finché ci sono fratelli che soffrono per mancanza di cibo, di lavoro, di una casa o di altri beni fondamentali. Per arrivare a dare una risposta concreta a questi nostri fratelli in umanità, la prima sfida da vincere è quella della solidarietà: solidarietà fra le generazioni, solidarietà fra le Nazioni e tra i Continenti che generi una sempre più equa condivisione delle risorse della terra fra tutti gli uomini”.
     
    Un messaggio finale, quello del Pontefice, rivolto non solo all’Angola, ma a tutto il continente africano, anche in vista della II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata a questo Continente. Un messaggio di speranza anche per coloro che ancora soffrono a causa delle guerre e delle discriminazioni:

    “Agora peço a Deus que faça sentir…
    Prego ora Iddio di fare sentire la sua protezione ed aiuto ai rifugiati ed espatriati senza numero che vagano nella attesa di un ritorno alla propria casa”.
     
    Benedetto XVI è tornato infine ad esortare il popolo angolano ad avere fiducia nei propri mezzi e a continuare a lavorare per realizzare una civiltà dell’amore, attraverso la via del perdono e del dialogo fraterno. Prerogative, queste, utili per favorire la pace e l’intese fra i popoli, su una base di lealtà e uguaglianza:

     
    "Irmãos e amigos de África,…
    Fratelli e amici di Africa, carissimi angolani, coraggio! Non vi stancate di far progredire la pace, compiendo gesti di perdono e lavorando per la riconciliazione nazionale, affinché mai la violenza prevalga sul dialogo, la paura e lo scoraggiamento sulla fiducia, il rancore sull’amore fraterno. Dio benedica l’Angola!”.

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    Le parole del Papa in volo verso Roma

    ◊   Il Papa è dunque in volo verso Roma. A bordo dell’aereo ha parlato con i giornalisti della sua esperienza in Africa. Ecco le sue parole:
     
    “Cari amici … mi sono rimaste nella memoria soprattutto due impressioni: da una parte l’impressione di questa cordialità quasi esuberante, di questa gioia, di un’Africa in festa, e mi sembra che nel Papa hanno visto, diciamo, la personificazione del fatto che siamo figli e famiglia di Dio. Esiste questa famiglia e noi con tutti i limiti siamo in questa famiglia e Dio è con noi. E così la presenza del Papa ha … aiutato a sentire questo … E dall’altra parte mi ha fatto grande impressione lo spirito di raccoglimento nelle liturgie, il forte senso del sacro: nelle liturgie non c’è autopresentazione dei gruppi, autoanimazione, ma c’è la presenza del sacro, di Dio stesso; anche i movimenti erano sempre movimenti di rispetto e di coscienza della presenza divina. Questo mi ha fatto una grande impressione.

     
    Poi devo dire che sono stato profondamente colpito dal fatto che sabato nel caos formatosi all’ingresso dello stadio sono morte due ragazze. Ho pregato e prego per loro. Purtroppo una non è stata ancora identificata. Il cardinal Bertone e mons. Filoni hanno potuto visitare la mamma dell’altra ragazza: una donna vedova, coraggiosa, con cinque figli. La ragazza deceduta, era la prima dei suoi figli ed era una catechista. E noi tutti preghiamo e speriamo che in futuro le cose possano essere organizzate in modo che questo non succeda più.

     
    Poi due altri ricordi rimasti nella mia memoria: un ricordo speciale – ci sarebbe tanto da dire – è il Centro Cardinal Léger: mi ha toccato il cuore vedere qui il mondo delle sofferenze molteplici, tutta la sofferenza, la tristezza, la povertà dell’esistenza umana, ma anche vedere come Stato e Chiesa collaborano per aiutare i sofferenti. Da una parte lo Stato gestisce in modo esemplare questo grande Centro, dall’altra, movimenti ecclesiali e realtà della Chiesa collaborano per aiutare realmente queste persone. E si vede, mi sembra, che l’uomo aiutando il sofferente diventa più uomo, il mondo diventa più umano: questo rimane iscritto nella mia memoria.

     
    Poi abbiamo distribuito l’Instrumentum laboris per il Sinodo e abbiamo anche lavorato per il Sinodo. Nella sera del giorno di San Giuseppe mi sono riunito con i componenti del Consiglio per il Sinodo – 12 vescovi – e ognuno ha parlato della situazione della sua Chiesa locale, delle loro proposte, delle loro aspettative, e così è nata un’idea molto ricca della realtà della Chiesa in Africa, come si muove, come soffre, che cosa fa, quali sono le speranze, i problemi. Potrei raccontare molto, per esempio che la Chiesa del Sudafrica, che ha avuto un’esperienza di riconciliazione difficile, ma sostanzialmente riuscita, aiuta adesso con le sue esperienze il tentativo di riconciliazione in Burundi e cerca di fare qualcosa di simile, anche se con grandissime difficoltà, in Zimbabwe.

     
    Infine vorrei ancora una volta ringraziare tutti coloro che hanno contribuito per la bella riuscita di questo viaggio: abbiamo visto quali preparativi lo avevano preceduto, come hanno collaborato tutti, vorrei ringraziare le autorità statali, civili, della Chiesa e tutti i singoli che hanno collaborato. Mi sembra che veramente la parola “grazie” dovrebbe concludere questa avventura e grazie ancora una volta anche a voi, giornalisti, per il lavoro che avete fatto e farete. Buon viaggio a voi tutti. Grazie!”

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    Benedetto XVI alle associazioni femminili angolane: riconoscere il ruolo pubblico delle donne e la loro insostituibile funzione in famiglia

    ◊   Un’occasione importante per ringraziare quelle che il Papa stesso ha definito “silenziose eroine”: è stato soprattutto questo il senso dell’incontro di Benedetto XVI con i movimenti cattolici per la promozione della donna, avvenuto ieri sera nella parrocchia Sant’Antonio di Luanda. Il Pontefice ha ribadito che la Chiesa e la società sono enormemente arricchite dalla presenza delle donne. Quindi, ha ricordato il fulgido esempio di Teresa Gomes e Maria Bonino, due donne che in Angola hanno dato la vita per la Chiesa e per i più bisognosi. Il discorso del Papa è stato preceduto dall’indirizzo d’omaggio di mons. José de Queirós Alves, arcivescovo di Huambo e presidente della commissione per il Laicato, e di due donne in rappresentanza dei movimenti presenti. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Canti

     La Chiesa e la società hanno bisogno delle donne per un autentico sviluppo dell’Africa: in un clima gioioso, Benedetto XVI ha messo l’accento sul ruolo insostituibile del mondo femminile ed ha elogiato le “silenziose eroine” che si battono ogni giorno per l’Angola e il continente africano:
     
    A todos exorto a tomar efectiva consciência das condições desfavoráveis…
    “Tutti esorto ad un’effettiva consapevolezza delle condizioni sfavorevoli a cui sono state – e continuano ad essere – sottoposte tante donne”, è stato il monito del Papa, “esaminando in quale misura la condotta e gli atteggiamenti degli uomini, a volte la loro mancanza di sensibilità o di responsabilità, possano esserne la causa”. Ed ha ribadito che “bisogna riconoscere, affermare e difendere l’uguale dignità dell’uomo e della donna”. “Ambedue – è stato il suo richiamo – sono chiamati a vivere in profonda comunione, in un vicendevole riconoscimento e dono di se stessi, lavorando insieme per il bene comune con le caratteristiche complementari di ciò che è maschile e di ciò che è femminile”. Parole corredate da una significativa riflessione:

     
    Num mundo como o actual dominado pela técnica…
    “In un mondo come l’attuale dominato dalla tecnica – ha detto Benedetto XVI - si sente bisogno di questa complementarietà della donna, affinché l’essere umano vi possa vivere senza disumanizzarsi del tutto”. Il Papa si è così riferito “alle terre dove abbonda la povertà, alle regioni devastate dalla guerra, a tante situazioni tragiche risultanti da migrazioni forzate e non”. Ed ha sottolineato che “sono quasi sempre le donne che vi mantengono intatta la dignità umana, difendono la famiglia e tutelano i valori culturali e religiosi”. La storia, ha costatato con amarezza, “registra quasi esclusivamente le conquiste dei maschi, quando in realtà una parte importantissima si deve ad azioni determinanti, perseveranti e benefiche poste da donne”:

     
    Deixai que vos fale de duas entre muitas mulheres extraordinárias: Teresa Gomes e Maria Bonino…
    “Lasciate che, fra tante donne straordinarie – ha affermato – vi parli di due: Teresa Gomes e Maria Bonino”. La prima, angolana, ha ricordato il Papa, è stata una donna di fede incrollabile che, quando negli anni ’70 l’Angola fu travolta da una “feroce propaganda ideologica e politica” divenne la leader dei fedeli che non si volevano arrendere alla situazione. La seconda era una pediatra italiana che si impegnò come missionaria in varie parti dell’Africa. Negli ultimi due anni della sua vita diresse un ospedale pediatrico angolano dove, curando i bambini, fu contagiata da una terribile febbre emorragica che la condusse alla morte nel 2004:

     
    A Igreja e a sociedade humana foram e continuam a ser...
    “La Chiesa e la società umana – ha evidenziato Benedetto XVI – sono state, e continuano ad essere, enormemente arricchite dalla presenza e dalle virtù delle donne, in particolare di quelle che si sono consacrate al Signore e, poggiando su di Lui, si sono messe al servizio degli altri”. Oggi, ha aggiunto, “nessuno dovrebbe più dubitare del fatto che le donne, sulla base della loro dignità pari a quella degli uomini, hanno pieno diritto di inserirsi attivamente in ogni ambito della vita pubblica, e il loro diritto deve essere affermato e protetto anche mediante strumenti legali, là dove questi appaiano necessari”:

     
    O reconhecimento do papel público das mulheres não deve…
    “Tuttavia – ha precisato, riecheggiando le parole di Papa Wojtyla - il riconoscimento del ruolo pubblico delle donne non deve sminuire l’insostituibile funzione che esse hanno all’interno della famiglia: qui, infatti, il loro contributo per il bene e lo sviluppo sociale, anche se poco considerato, è di un valore realmente inestimabile”. (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace nel 1995, n. 9). Peraltro, ha spiegato, “a livello personale, la donna sente la propria dignità non tanto quale risultato dell’affermazione di diritti sul piano giuridico, quanto piuttosto come diretta conseguenza delle attenzioni materiali e spirituali ricevute nel cuore della famiglia”:

     
    A presença materna no seio da família é tão importante para...
    “La presenza materna all’interno della famiglia – ha detto ancora – è così importante per la stabilità e la crescita di questa cellula fondamentale della società, che dovrebbe essere riconosciuta, lodata e sostenuta in ogni modo possibile. E, per lo stesso motivo, la società deve richiamare i mariti e i padri alle loro responsabilità riguardo alla propria famiglia”. Nessuna coppia umana, ha ribadito, sa che può da sola offrire adeguatamente ai figli l’amore e il senso della vita. “C’è bisogno di un’autorità e di una credibilità più alte di quanto possono offrire i genitori da soli”, ha affermato. I cristiani, è stata la sua conclusione, “sanno che quest’autorità più grande è stata assegnata a quella famiglia più ampia che Dio, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo e del dono dello Spirito Santo, ha creato nella storia degli uomini, e cioè alla Chiesa”.

     
    Incontrando le associazioni femminili angolane, il Papa ha dunque ricordato la straordinaria figura di Maria Bonino, per quasi 11 anni volontaria del Cuamm - l’organizzazione non governativa che si occupa di cooperazione sanitaria nel cuore dell’Africa - e morta in Angola il 24 marzo di 5 anni fa. In questi giorni, Benedetto XVI ha incontrato la madre della pediatra, Gabriella Orioli, che intervistata da Davide Dionisi ripercorre la vita di sua figlia Maria a partire dalla vocazione per i bambini e l’Africa:

    R. – Maria era aiuto pediatra nell’ospedale di Aosta. In questo periodo, è venuta una volta in Africa, in Kenya, con un gruppo di scout, e l’ha colpita l’enorme miseria che ha incontrato e, in particolare, lo stato dei bambini. E allora da lì è partita la sua scelta, quella di mettersi a servizio di queste persone, tanto che ha lasciato scritto che il suo essersi dedicata a quest’opera, fino a trovarvi la morte, non faceva altro che rispondere a quello che era stato il sogno della sua giovinezza, e cioè servire, incontrare chi è veramente povero. Lei sosteneva molte volte che il vero povero l’aveva trovato qui, dov’era a servizio di un ospedale che dirigeva per la parte pediatrica. Qui aveva trovato il massimo della sofferenza. Lei ci ha lasciato scritto in un foglietto, che abbiamo trovato in seguito, che si rendeva perfettamente conto che il male ormai l’aveva aggredita e che non si trattava di una semplice malaria, ma di qualcosa di molto più grave. Aveva capito la gravità della situazione, vedendo i bambini che morivano. Aveva chiesto aiuto, ma purtroppo questo aiuto non è arrivato in tempo. Lei è rimasta nell’ospedale, mentre morivano tantissimi bambini. Il Cuamm ha lasciato uno splendido poster, in cui c’è la figura di Maria con una delle sue frasi, seguita da oltre 600 nomi di bambini, quelli di cui avevano potuto avere il nome, rispetto alle centinaia morte nella foresta. Chiaramente il dolore è grande... Devo dire che qualche volta mi stupisco di avere avuto una figlia così generosa.

     
    D. – Signora Gabriella, quale eredità ha lasciato sua figlia?

     
    R. – La cosa più importante è che alcuni suoi compagni e compagne di scuola, quando è morta, hanno voluto costituire la Fondazione Maria Bonino, il cui scopo è quello di poter portare avanti i grandi progetti di Maria; qualcosa che servisse per accogliere le mamme che dalla foresta venivano verso gli ospedali, per poter partorire. Poi, riteneva fondamentale far crescere qua dei giovani infermieri, medici, non per portarli in Europa, ma perché restassero qui e lavorassero in mezzo alla loro gente. E infatti, adesso, c’è questo tentativo, abbastanza riuscito, di far studiare alcuni giovani. (Montaggio a cura di Maria Brigini)
     
    Sul messaggio che il Papa ha voluto lasciare all’Africa, ascoltiamo don Luigi Mazzucato, che per 53 anni ha guidato il Cuamm, intervistato a Luanda da Davide Dionisi:

    R. – E’ il suo continuo richiamo alla speranza, soprattutto rivolgendosi ai giovani e alle donne, un invito a costruire il futuro senza lasciarsi sopraffare dalle difficoltà, affrontando i problemi: ci sono, bisogna affrontarli oltre che con l’entusiasmo, con la passione anche della speranza. Spero che questo sia di buon auspicio proprio per questi Paesi dove la maggioranza della popolazione è sotto i 15 anni di vita. Poi, per me, l’Africa è il segno della speranza, non solo per la Chiesa - perché abbiamo visto una Chiesa viva, una Chiesa entusiasta - ma anche per il nostro mondo perché il Continente africano, pur essendo il simbolo della povertà, della sofferenza, del bisogno, ancora oggi, è anche però un continente che ha enormi potenzialità, ricchezze. Deve essere aiutato in modo diverso: più ad auto-svilupparsi piuttosto che ad essere sfruttato.

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    Il commento di padre Lombardi al viaggio del Papa in Africa

    ◊   Sul viaggio del Papa in Camerun e Angola ascoltiamo il commento del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, intervistato da Davide Dionisi:

    R. - L’accoglienza - per questo primo viaggio di Benedetto XVI in Africa - è stata ottima, è stata grande in ambedue i Paesi, e il Papa ne è stato molto contento e molto incoraggiato. Il Papa ha affrontato i grandi temi della realtà africana di oggi: i temi della riconciliazione, della pace, della ricostruzione, della costruzione di una vera democrazia, del rispetto dei diritti dell’uomo, delle vie per un vero sviluppo e progresso, della solidarietà internazionale, con rapporti anche commerciali, politici, che aiutino lo sviluppo, che siano ispirati all’equità, alla giustizia e alla onestà, che non alimentino poi interessi particolari o la corruzione.

     
    D. – Che tipo di eredità lascia Benedetto XVI, che tipo di messaggio?

     
    R. – Il Papa lascia un messaggio di grande speranza. Si è rivolto alle forze vive della Chiesa e alle forze da cui dipende anche il futuro della Chiesa e, direi anche, della popolazione africana più in generale. Sono stati significativi in questo senso gli incontri specifici ed i messaggi per la gioventù e per le donne. E l’incontro con le donne mi è sembrato qualcosa di ancora più specifico di questo viaggio di Benedetto XVI, da mettere quindi particolarmente in rilievo. E’ stata un’intuizione profonda e forte quella della valorizzazione della donna, nella società e nella Chiesa, riconoscendone il ruolo centrale per lo sviluppo del continente intero.

     
    D. – Benedetto XVI ha spronato gli africani a prendere in mano il loro destino...

     
    R. – Io riflettevo proprio in questi giorni sul fatto che la Chiesa ha una sua visione dello sviluppo umano e spirituale integrale, che è suo caratteristico, cioè è una visione dello sviluppo che si fonda su un grandissimo rispetto e su una grande fiducia nella persona umana, nella sua dignità, nelle sue possibilità, e punta proprio sulla valorizzazione della persona, di ogni singola persona, sulle sue responsabilità e sulle sue capacità. E, a partire da questo, poi, costruisce una società giusta, armonica, capace anche di valorizzare le risorse naturali che le sono date, le sue tradizioni, i suoi contributi culturali. Mi sembra un approccio molto diverso da quello che spesso viene proposto dai grandi poteri, politici o economici, esterni all’Africa, che spesso puntano o sulla limitazione delle nascite, anche con metodi non rispettosi della natura umana, o su grandi operazioni economiche e finanziarie, che poi mettono nelle mani dei governanti delle grandissime risorse, che poi si disperdono spesso in canali di corruzione.

     
    D. – Un bilancio conclusivo di questa straordinaria esperienza...

     
    R. – Mi pare che ci sia una soddisfazione reciproca. Come è stato molto caratteristico, anche negli anni precedenti, il Papa ha detto: “Io sono venuto per incoraggiarvi e darvi il mio sostegno per i vostri problemi, ma sono stato incoraggiato anch’io dal vostro amore, dal vostro entusiasmo, dalla vostra fiducia”. Credo che questo sia avvenuto effettivamente anche qui in Africa e il Papa ha lavorato, ha fatto il suo servizio, anche con il gran caldo, si è impegnato fino in fondo e mi sembra che abbia dato veramente il suo contributo e abbia avuto anche la gioia di vedere che questo è stato bene accolto e porterà certamente dei grandi frutti.

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    Nomina

    ◊   Benedetto XVI ha nominato vescovo di Oakland, negli Usa, mons. Salvatore Joseph Cordileone, finora vescovo titolare di Natchez ed ausiliare di San Diego. Mons. Salvatore Joseph Cordileone è nato il 5 giugno 1956 a San Diego, California. Dopo aver seguito i normali corsi di educazione primaria e secondaria, ha iniziato la sua formazione al sacerdozio frequentando i corsi filosofici nel Saint Francis Seminary a San Diego dal 1975 al 1978, e conseguendo il Baccalaureato in Filosofia presso l’Università di San Diego. Poi, dal 1978 al 1982, come alunno del Collegio Americano del Nord a Roma, ha frequentato i corsi teologici conseguendo il Baccalaureato in Teologia e, in seguito il Dottorato in diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana. Oltre all’inglese conosce l’italiano, lo spagnolo e il latino. È stato ordinato sacerdote il 9 luglio 1982 per la diocesi di San Diego. Ha ricoperto i seguenti incarichi: vice-parroco (1982-1985); segretario del vescovo di San Diego ed officiale del Tribunale Diocesano (1989-1991); parroco dell’Our Lady of Guadalupe Parish" a Calexico (1991 - 1995); infine officiale del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica a Roma dal 1995 al 2002. Il 15 giugno 1999 è stato nominato cappellano di Sua Santità. Il 5 luglio 2002 è stato eletto vescovo ausiliare di San Diego ed è stato consacrato il 21 agosto dello stesso anno. Nella Conferenza episcopale, è membro del "Committee on Canonical Affairs and Church Governance" e del "Task Force on Cultural Diversity in the Church".

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Una scelta per il futuro: in prima pagina, un editoriale del direttore a conclusione del viaggio del Papa in Africa.

    Un'occasione perduta per i diritti dell'uomo: nell'informazione internazionale, un articolo di Pierluigi Natalia sul Forum mondiale dell'acqua a Istanbul.

    Una danza lirica tra grumi di galassie: in cultura, Francesco Licinio Galati ricorda lo scrittore Giuseppe Bonaviri.

    La Parola e il cosmo: Timothy Verdon sul rapporto tra uomo e natura nel san Girolamo di Vincenzo Catena.

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    Oggi in Primo Piano



    Nulla di fatto al Forum mondiale dell'acqua ad Istanbul

    ◊   Il quinto Forum mondiale dell’acqua si è chiuso ieri a Istanbul senza una definizione comune e condivisa sulle risorse idriche. Non sono bastati quasi 30 mila congressisti e 150 tra ministri, capi di Stato e di governo per raggiungere un accordo nonostante l'emergenza idrica. Da Istanbul, il servizio di Alberto De Filippis.

    Dopo una settimana di discussioni non c’è stato accordo: l’acqua non è un diritto ma soltanto “un bisogno fondamentale”. Niente da fare quindi per le istanze di quell’oltre miliardo di persone che secondo le Nazioni Unite soffrono la sete, cioè che hanno difficoltà di accesso all’acqua potabile. E soprattutto per gli otto milioni di morti l’anno provocati dalla carenza di acqua e di servizi igienico-sanitari. L’allarme era stato lanciato martedì dal rapporto delle Nazioni Unite: 384 pagine, alla cui stesura avevano partecipato una mezza dozzina di agenzie delle Nazioni Unite, per affermare che il rischio per la Terra è che nel 2030 metà della popolazione mondiale sia assetata, che resti cioè al di sotto della soglia minima di almeno 50 litri al giorno. Primo fra i continenti a rischio è l’Africa. Eppure non ci sarebbe tempo da perdere: 2,5 miliardi di uomini hanno problemi igienico-sanitari, quasi 4 mila bambini muoiono ogni giorno per la mancanza di acqua. A Istanbul dunque è andato in scena un compromesso che non è andato bene alle ong che invece hanno partecipato al Forum alternativo. Il mondo delle ong però non si è mai fatto illusioni. Non potevano uscire dichiarazioni di rottura dal Consiglio mondiale dell’acqua, un think-tank privato molto vicino alla Banca mondiale e alle multinazionali. E nel documento del Forum mondiale si andava anche oltre, parlando dell’uso dell’acqua per produrre energia idroelettrica attraverso faraoniche dighe e dell’aumento della produzione di biocarburante. La stessa Ankara ha annunciato la costruzione di un migliaio di dighe consapevole che è sull’acqua che si giocheranno i wargames, i giochi di guerra dei prossimi anni. Tutto nasce da un problema di fondo: il convincimento che l’acqua potabile sia una risorsa inesauribile. “Cassandre” che avvertono che così non è, ce ne sono. Il problema è che le ascoltano in pochi.

     
    Sulle conclusioni del Forum di Istanbul e sulle aspettative della società civile, Stefano Leszczynski ha intervistato Guido Barbera portavoce del Cipsi, organismo non governativo per lo sviluppo, che ha partecipato al Forum alternativo sull’acqua svoltosi sempre in Turchia:

    R. – Dobbiamo focalizzare la differenza che c’è tra il concetto di bisogno e il concetto di diritto perché c’è una differenza sostanziale. Affermare che l’acqua è un diritto significa riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare le condizioni affinché questo diritto possa essere garantito. Se invece parliamo di acqua come bisogno la collochiamo in un contesto dove la capacità economica ricade sul singolo ed è il singolo che deve trovare la propria capacità economica per soddisfare il bisogno e, quindi, rientriamo nella sfera della mercificazione dell’acqua, nella privatizzazione della gestione delle acque, che è proprio il problema che in questi ultimi anni stiamo vivendo.

     
    D. - Come avviene questo processo di commercializzazione, stiamo parlando di qualcosa che va al di là dello sfruttamento delle acque minerali…

     
    R. – Certamente va al di là, anche se il business intorno alle acque minerali è una cosa indecente, ma giustamente la privatizzazione, la mercificazione dell’acqua, la viviamo soprattutto negli acquedotti dove sempre di più le società che gestiscono l’acqua sono gestite da società di capitale, da grosse multinazionali o da società private. Abbiamo visto che questo non risolve il problema di accesso all’acqua per la popolazione, anzi: il privato deve guadagnare. Pensiamo che in un Paese come il Burkina Faso l’allaccio all’acqua da quando è stato privatizzato costa oltre 6 mesi di salario di una famiglia: come campa quella famiglia in quei sei mesi? Come può spendere sei mesi di salario solamente per allacciarsi alla distribuzione delle acque?

     
    D. - Se il privato deve trarre profitto investendo su una risorsa come l’acqua, gli Stati non sempre sono da meno, tanto da provocare a volte delle crisi internazionali anche molto gravi…

     
    R. - Sicuramente un’altra delle grosse problematiche è la gestione delle acque attraverso le dighe dove rischiano di creare dei forti conflitti come in Turchia che è una zona cruciale in questo senso.

     
    D. – A Istanbul si è svolto anche un Forum alternativo. La società civile cosa propone?

     
    R. – Continuiamo a chiedere con insistenza che l’acqua venga riconosciuta come diritto universale e alcuni spiragli ci sono perché a Istanbul, anche se probabilmente non è emerso nei vari comunicati, c’è stata anche una risoluzione alternativa presentata da almeno 20 Stati, quindi un decimo degli Stati presenti, che chiedeva formalmente il riconoscimento completo dell’acqua come diritto e la gestione di questo bene, di questo diritto, in un luogo politico, che è quello delle Nazioni Unite, non in una sede privata gestita dalle multinazionali.

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    La Chiesa in Libano lancia la Magna Charta dell'azione politica: intervista con mons. Raï

    ◊   Il vice-rappresentante in Libano dell'Autorità nazionale palestinese, Kamal Midhat, è stato ucciso oggi in un attentato dinamitardo compiuto all'ingresso del campo profughi di Miye Miye a sud di Beirut. Con lui sono morte quattro guardie del corpo. Sabato scorso due esponenti di Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), erano rimasti uccisi in scontri a fuoco avvenuti all'interno del campo tra esponenti di milizie rivali. Della situazione in Libano Fausta Speranza ha parlato con mons. Béchara Raï, vescovo di Jbeil dei Maroniti in Libano:

    R. – La crisi rimane: una forte crisi socio-economica e politica. C’è stata un’iniziativa molto importante, presentata dalla Chiesa del Libano. L’ha iniziata la Chiesa maronita e poi l’hanno adottata tutte le Chiese: cattolica, ortodossa e protestante. Abbiamo fatto uscire la “Magna Charta” dell’azione politica alla luce dell’insegnamento della Chiesa e della specificità del Libano. Si tratta di un documento che consiste di tre parti. La prima parte comprende i “principi”: il senso, il significato della politica; il rapporto tra Chiesa e politica; come deve agire il cristiano che fa politica, come uomo politico. E' tutto tratto dall’insegnamento della Chiesa. La seconda parte riguarda la specificità del Libano come nazione, come patto nazionale, come esempio di convivenza; e poi affronta la questione di come ri-edificare questo Paese. La terza parte comprende gli articoli della “Magna Charta”. Noi speriamo di poter costruire, tramite questo Documento, una nuova mentalità a livello politico; si tratta di una formazione per tutti. Riprenderemo questo lavoro, ora, a livello dei mezzi di comunicazione sociale con programmi, interviste, tavole rotonde continue e, poi, a livello pastorale e a livello di contatti con le personalità politiche del Libano. Speriamo che con questa formazione di coscienze e di menti la Chiesa riesca a far fare un grande passo avanti per potere uscire dalla nostra crisi.

     
    D. – Eccellenza, proprio nei giorni scorsi si è insediato ufficialmente il Tribunale dell’Aja per il Libano. L’obiettivo è quello di dare un nome ai responsabili dell’omicidio dell’ex premier libanese Hariri, ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005. Un gravissimo episodio di violenza che pesa ancora sulla serenità e sulla situazione del Paese. Ci si aspetta che questa iniziativa del Tribunale porti chiarezza: c’è speranza in questo senso?

     
    R. – Certo! Perché dal 1975 fino a quest’anno ci sono stati una trentina di omicidi di uomini politici, musulmani e cristiani, di tutte le confessioni. Era stata proprio una programmazione precisa, non un agire a caso: sono stati ammazzati una trentina tra i migliori uomini politici cristiani e musulmani! Quindi, ci voleva un Tribunale di carattere internazionale per porre fine a queste violenze che si compiono in Libano, perché stiamo perdendo i nostri migliori uomini politici. Sì, c’è grande speranza presso il popolo libanese, anche se – purtroppo – abbiamo pagato anche il prezzo dell’istituzione di questo Tribunale perché c’è chi non lo vuole, c’è chi è dietro a tutti questi assassinii e non sono persone casuali: no! C’è un maestro d’orchestra della violenza che sta lavorando. Noi speriamo che si possa riuscire a trovare la radice. Temo soltanto una cosa, ma questa è un’opinione personale: temo che ci si fermi agli esecutori, a quelli che hanno materialmente eseguito il crimine, senza arrivare realmente alla fonte. Se non andiamo alle radici della violenza, alla fonte, trovando chi programma e orchestra questa catena di assassinii, saremo punto e a capo. Comunque, speriamo per il meglio.

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    Chiesa e SocietÓ



    La Chiesa del Salvador chiede un governo di unità

    ◊   Un governo di unità per superare le divisioni nel Paese e la grave crisi economica internazionale. È quanto chiede la Chiesa del Salvador, attraverso un comunicato della Conferenza episcopale letto da mons. José Luis Escobar Ala, arcivescovo della capitale San Salvador. L’appello è indirizzato al presidente eletto Mauricio Funes, vincitore delle elezioni del 15 marzo con l’ex-guerriglia comunista del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fmln), dopo 20 anni di governo di destra della ‘Alianza Republicana Nacionalista’ (Arena). “Le chiediamo che il suo sia un governo di unità – ha detto mons. Escobar citato dalla Misna -. La riconciliazione nazionale e la riunificazione della famiglia salvadoregna sono temi di grande importanza che devono occupare un posto prioritario nell’agenda nazionale”. Un’unità, ha aggiunto, “necessaria anche per affrontare la crisi economica mondiale” in un paese di circa 7 milioni di abitanti, la metà dei quali vive in povertà. “Ribadiamo il nostro appello a tutti a forgiare l’unità della nostra società, a lavorare intensamente per fare del Salvador un Paese più giusto, più fraterno, più cristiano” ha detto ancora il presule. (M.G.)

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    Il 25 marzo l’America Latina celebra la Giornata nazionale del nascituro

    ◊   In occasione della solennità dell’Annunciazione del Signore, il 25 marzo in numerosi Paesi dell’America Latina si celebrerà la “Giornata nazionale del nascituro”. L’iniziativa riscuote di anno in anno maggiore successo a seguito dell’attacco sempre più frequente contro la vita umana nascente. La Conferenza episcopale della Colombia promuove questa celebrazione, unendosi così alla campagna internazionale intrapresa dalla Chiesa per una cultura della vita umana. Questa Giornata ricorda che “il bambino che sta per nascere è un essere umano, un figlio di Dio, che merita attenzione, sia da parte dei genitori che l’hanno generato che da parte della società che in questo modo si vede arricchita di un nuovo membro”. “Di fronte ad un ambiente che cerca di prescindere da molti esseri indifesi - si legge nel materiale preparato per l’occasione, ripreso dall’agenzia Fides - siamo chiamati a lottare affinché la nuova vita dei bambini generati ed ancora non nati, possa svilupparsi ed arrivare alla sua pienezza: nella casa che l’accoglie con l’esperienza dell’amore dei genitori, e nella società che gli riconosce i suoi diritti fondamentali, consentendogli di arrivare a età matura”. I temi di questa Giornata 2009 sono: “riaffermare il valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale; promuovere la cultura della vita umana; risvegliare la solidarietà: accompagnare le madri gestanti; pregare affinché ci sia nel nostro Paese rispetto per ogni vita umana”. La Conferenza episcopale propone inoltre una serie di iniziative di carattere formativo, sociale, culturale e religioso per celebrare questa Giornata, tra cui: “assemblee familiari per lo studio dei temi durante la settimana dal 24 al 31 marzo; laboratori di formazione sulla paternità e la maternità responsabili; proiezione di video sul tema dell’aborto; incontri e convivenze con personale sanitario degli ospedali e delle cliniche; laboratori di formazione con dirigenti pubblici e personale sanitario sull’obiezione di coscienza e sul consenso informato; lancio della giornata attraverso i mezzi di comunicazione; realizzazione di marce e manifestazioni culturali in difesa della vita umana; celebrazione eucaristica e benedizione delle madri gestanti”. In Cile, il 24 marzo alle ore 19, nella Cattedrale di Santiago avrà luogo una Santa Messa celebrata da mons. Fernando Chomali, vescovo ausiliare di Santiago. Durante la celebrazione, organizzata dalla Vicaria per la Famiglia e dalla Rete per la Vita e la Famiglia, ci sarà la consegna dell’immagine della Vergine di Guadalupe, la grande avvocata e patrocinatrice della vita umana, riaffermando l’impegno della Chiesa del Cile in favore della vita. Nell’ambito delle celebrazioni di quest’anno, la Rete per la Vita premierà per il loro lavoro in difesa della vita: Patricia Mondaca, direttrice del Centro di Attenzione alle Giovani Incinte di “Maria Aiuta”, ed il giornalista della Radio “Il Conquistatore” di Temuco, Luis Muñoz. La cerimonia per la consegna dei premi avrà luogo il 25 marzo - alle ore 13 – presso l’Auditorium della Sede dell’Istituto DUOC di Ponte Alto. In Cile la Giornata si celebra dal 18 maggio 1999, data in cui il Senato approvò – all’unanimità - un progetto nel quale si sollecitava il Presidente della Repubblica a dichiarare il 25 marzo di ogni anno “Giornata del bambino concepito”. (M.G.)

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    Brasile, Cile e Caraibi: sì al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare

    ◊   La proposta del direttore generale della Fao, Jacques Diouf, di organizzare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare il prossimo novembre a Roma, in occasione della 36.ma Sessione della Conferenza Fao, incassa il sostegno dei capi di Governo dei paesi della Comunità Caraibica (Caricom), del presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula, e del presidente cileno, Michelle Bachelet. L'annuncio arriva dopo la visita effettuata all’inizio di marzo da Diouf in Cile e in Brasile, dove il Direttore ha avuto colloqui personali con i presidenti Bachelet e Lula, per poi prender parte al XX Incontro Inter-sessioni della Conferenza dei Capi di Governo della Comunità Caraibica (Caricom), tenutosi in Belize. Prima del tour sudamericano la proposta della Fao aveva già ricevuto il sostegno dei Capi di Stato e di Governo della Lega degli Stati Arabi al Vertice Arabo sullo Sviluppo Economico e Sociale, tenutosi in Kuwait lo scorso gennaio, e quello dell'Unione Africana alla 12.ma riunione dell’assemblea dell’organizzazione, tenutasi ad Addis Abeba ad inizio febbraio. Una nota diffusa dalla Fao spiega che il vertice dovrebbe ottenere risultati tangibili, “assicurando un consenso diffuso sullo sradicamento rapido e totale del problema della fame e promuovendo un nuovo equilibrio alimentare mondiale”. "Il Vertice dovrebbe portare ad una maggiore coerenza nella gestione globale della sicurezza alimentare mondiale. Servirà a definire come migliorare le politiche e gli aspetti strutturali del sistema agricolo mondiale dando priorità a soluzioni politiche, finanziarie e tecniche durature", afferma il direttore generale Diouf nel comunicato. Alla luce delle nuove emergenze legate alla crisi economica internazionale il direttore generale della FAO fa quindi ripetutamente appello alla comunità internazionale per tradurre in fatti le promesse di combattere la fame, istituendo un nuovo ordine agricolo mondiale e mobilizzando 30 miliardi di dollari l'anno da investire in infrastrutture rurali per incrementare la produzione e la produttività agricola nei paesi in via di sviluppo. "E' solo in questo modo che riusciremo a sradicare la fame e a nutrire una popolazione mondiale che raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050", sottolinea inoltre Diouf. Il numero uno della Fao si sofferma infine sulla necessità di garantire un commercio non solo libero ma anche equo, per offrire agli agricoltori i “mezzi per guadagnarsi una vita decente”. (M.G.)

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    Il ruolo cruciale delle donne nel fronteggiare le sfide climatiche

    ◊   Il nuovo accordo globale salva-clima presuppone un ruolo cruciale per le donne. Questo il messaggio lanciato dalla vicepresidente della Commissione europea, Margot Wallstrom, in visita a Monrovia, in Liberia. ''Le donne - ha detto Wallstrom - sono responsabili del 70-80% della produzione di cibo per la famiglia nell'Africa sub-sahariana, del 65% in Asia e del 45% in America Latina e Caraibi”. “Le loro conoscenze specifiche – ha aggiunto - saranno cruciali per una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici più efficace''. In particolare, le donne che vivono nella povertà - secondo la leader europea - saranno le più minacciate dai pericoli che derivano dall'emergenza clima. ''Nel 1991 - ha spiegato Wallstrom - quando ciclone e inondazione colpirono gravemente il Bangladesh, il tasso di mortalità femminile è stato cinque volte superiore di quello maschile''. Un caso analogo è stato lo tsunami nel Sud-est asiatico del 2006, dove la maggioranza delle vittime furono donne. Secondo la vicepresidente della Commissione europea, valutare le condizioni delle donne “è importante per capire gli impatti dei cambiamenti climatici sulle comunità, in particolare in materia di sicurezza alimentare, accesso alle risorse naturali come acqua, legna da ardere, ma anche per la salute”. Tutte responsabilità che gravano per massima parte sulle donne. E da loro quindi - ha auspicato Wallstrom - deve partire un'azione efficace a livello locale nei Paesi in via di sviluppo contro l'emergenza clima. (R.G.)

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    L’arcivescovo di Parigi negli Usa per incontrare le scuole dell’ortodossia ebraica

    ◊   Inizia oggi la visita negli Stati Uniti dell'arcivescovo di Parigi, cardinale André Vingt-Trois, che lo porterà ad incontrare i maestri delle scuole dell'ortodossia ebraica moderna. Il porporato sarà negli Usa fino al 25 marzo insieme ad una delegazione di cardinali e vescovi cattolici d'Europa, Asia e Africa. Obiettivo della “missione diplomatica”: conoscere le scuole dell'ortodossia ebraica moderna, approfondire il dialogo reciproco e promuovere un comune impegno etico. "Questi incontri - spiega una nota dell'arcivescovato di Parigi citata dal Sir- che nascono da un'intuizione del cardinale Jean-Marie Lustiger, all'inizio del 2000, dopo il viaggio di Giovanni Paolo in Israele”, sono iniziati nel 2003 proprio con l'allora arcivescovo di Parigi e la collaborazione del rabbino Israël Singer, allora presidente del Congresso ebraico mondiale e "si iscrivono nell'evoluzione positiva delle relazioni tra ebrei e cattolici seguita al Concilio Vaticano II". Dopo la seconda guerra mondiale, i maestri delle scuole ebraiche ortodosse dell'Europa centrale si sono installati a Brooklyn dove hanno sviluppato scuole che, prosegue la nota, "costituiscono una riserva di identità per gran parte degli ebrei di tutto il mondo e promuovono la cosiddetta 'ortodossia moderna che concilia il rispetto integrale della Torah con il pieno inserimento nella modernità". Il dialogo instaurato tra queste scuole - in particolare con la Yeshiva University - e "i rappresentanti cattolici" è "di tipo religioso e di portata pastorale", prosegue la nota, ed è dovuto alla comune necessità "di dialogo ma anche di fraternità religiosa volta al servizio della società". Un'azione comune che ha portato, ad esempio, alla creazione di centri alimentari per i più poveri in Brasile e Argentina, cogestiti da preti e da rabbini. Nel corso del viaggio la delegazione visiterà il Jewish Heritage Museum di New York e l'Holocaust Memorial di Washington. La visita si concluderà mercoledì prossimo nella capitale Usa con l'incontro con il cardinale George, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza episcopale statunitense, e con il Consiglio direttivo dell'organismo. (M.G.)

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    Terra Santa: catena di preghiera delle suore in vista del viaggio di Benedetto XVI

    ◊   Le religiose dei vari Istituti e congregazioni presenti tra Gerusalemme e Betlemme si preparano a accogliere il Santo Padre in Terra Santa con una catena di preghiera, “affinché il suo prossimo viaggio pastorale porti frutti di rinnovamento spirituale, pace e stabilità”. “Ogni giorno, alle ore 18, - spiega al Sir suor Sara, brigidina indiana del Kerala, da 2 anni a Betlemme - ognuna di noi, nel luogo in cui si trova, interrompe la propria attività e recita un Padre Nostro. Si crea così una catena di preghiera che speriamo possa abbracciare il Pontefice e rendere questo viaggio fruttuoso. I cristiani di qui lo aspettano con ansia, hanno desiderio di ascoltare parole di conforto, di coraggio e di stimolo ad andare avanti nonostante tutti i problemi”. “La mancanza di pace e di certezza nel futuro – aggiunge la religiosa - non può trovare nell’emigrazione una soluzione. I cristiani stanno lasciando questa terra per questo c’è bisogno di incoraggiarli. I pellegrinaggi possono dare loro una mano in quanto stimolano lavoro ed economia, pure necessari e vitali, ma serve anche il conforto della fede. Ecco allora la preghiera e l’intercessione”. “Il Papa sa bene queste cose - conclude - per questo siamo certi che questa visita rappresenta una infusione di fede e coraggio”. (M.G.)

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    Taiwan: battezzati 18 carcerati tossicodipendenti

    ◊   Ben 18 carcerati tossicodipendenti del “Sindian Drug Absuer Treatment Center” sono stati battezzati il 9 marzo scorso. Sono considerati il frutto del IV° Corso di Evangelizzazione organizzato dal Gruppo pastorale dell’associazione cattolica del Servizio carcerati dell’arcidiocesi di Taipei. Secondo il responsabile del Gruppo, è una iniziativa nuova ma che sta gradualmente dando grossi risultati. Da quando il “Sindian Drug Absuer Treatment Center” è stato aperto, due anni fa, l’Associazione cattolica del servizio carcerati si è subito mobilitata per lanciare un'adeguata pastorale in questo Centro, che è in crescita vertiginosa. Infatti al momento dell’apertura ospitava un centinaio di persone, oggi ce ne sono oltre 800. I cattolici - riferisce l'agenzia Fides - hanno preso questa tragica realtà della tossicodipendenza come una sfida all’evangelizzazione dei nostri tempi. Il Gruppo pastorale dell’Associazione ha così promosso e organizzato il Corso di Evangelizzazione. Dopo il II Corso ci sono stati 7 battesimi; 11 dopo il III e 18 dopo l’ultimo, il IV. Oggi sono una trentina i cattolici che lavorano in questo delicato settore. (R.P.)

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    Cuba: il governo autorizza la ristrutturazione di quattro chiese

    ◊   Segnali di apertura alla chiesa cattolica da parte della nuova amministrazione di Raul Castro. Così viene letta da più parti la decisione del governo cubano di restaurare quattro importanti chiesa di L’Avana. L’iniziativa gode anche dell’appoggio dell’ associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che, dopo l’approvazione del progetto, ha donato 60mila euro a questo scopo. Secondo quanto riferisce l’agenzia Zenit gli edifici che verranno restaurati includono alcune delle più antiche strutture ecclesiali di Cuba, risalenti alla metà del XVIII secolo ed esempi di stile coloniale spagnolo. Tra le chiese spicca quella di Guira de Melena, che ha bisogno di lavori urgenti al tetto, un'opera ritenuta prioritaria dai vescovi dell'isola. La cappella di S. Giuseppe di Lidice richiede invece pittura, nuove porte e finestre e il rifacimento dell'impianto elettrico. La struttura più antica tra quelle da riparare è la chiesa parrocchiale di S. Francesco Saverio, mentre altri lavori saranno necessari nella chiesa di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, costruita nel 1960, nel biennio intercorso tra la presa del potere da parte dei comunisti e le restrizioni imposte alla Chiesa da Fidel Castro. Un portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sottolineato che “il fatto che queste opere di ristrutturazione – che richiederanno molto tempo – abbiano ricevuto il via libera rappresenta un passo fondamentale per i rapporti Stato-Chiesa”. “Mostra che da quando Raúl Castro ha sostituito suo fratello Fidel, come Presidente, sta iniziando a emergere un nuovo rapporto con la Chiesa, in cui i cattolici – e i cristiani in generale – non sono più visti automaticamente come nemici dello Stato. Ovviamente c'è ancora una lunga strada da percorrere, ma ciò dà motivi di speranza”. “E' fondamentale che ACS stia al fianco dei fedeli di Cuba – ha poi aggiunto il portavoce -, così che, quando emergono opportunità come questa, i vescovi possano rivolgersi a noi, fiduciosi della nostra disponibilità ad aiutare”. L'approvazione del restauro delle quattro chiese si inserisce dunque in contesto di progressivo miglioramento dell'atteggiamento governativo nei confronti della Chiesa. Nel febbraio 2008 il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, ha aperto il primo edificio ecclesiastico completamente nuovo approvato dalle autorità in tempi recenti – una residenza per vescovi e degli uffici per la diocesi di Guantánamo, istituita dieci anni fa. Le ristrutturazioni danno nuova speranza dopo quasi 30 anni in cui Fidel Castro ha costretto molti sacerdoti e religiosi all'esilio e ha confiscato gli edifici ecclesiastici, la stragrande maggioranza dei quali è ancora nelle mani del governo. (M.G.)

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    Costa Rica: ristabilito il diaconato permanente nell’arcidiocesi di San José

    ◊   “Per pascere il Popolo di Dio, Cristo Signore istituì nella sua Chiesa diversi ministeri ordinati al bene di tutto il corpo della Chiesa” e che “al grado inferiore della gerarchia si trovano i diaconi, ai quali vengono imposte le mani non in ordine al sacerdozio ma in ordine al ministero, e così confortati dalla grazia divina, in comunione con il vescovo ed i presbiteri, sono al servizio del Popolo di Dio”. Così recita il testo – di cui riferisce la Fides - del decreto con il quale mons. Hugo Barrantes Ureña, arcivescovo di San José de Costa Rica, ristabilisce il Diaconato Permanente nell’arcidiocesi. Il presule inoltre precisa che “è la Conferenza episcopale di ogni Nazione che con l’approvazione del Romano Pontefice, può ristabilire il diaconato come un ministero permanente, secondo la tradizione della Chiesa Latina”. Non a caso il 22 febbraio 1998 la Congregazione per l’Educazione Cattolica e la Congregazione per il Clero hanno approvato le “Norme Basilari della Formazione dei Diaconi Permanenti (Ratio) e la Direttiva per il Ministero e la Vita dei Diaconi Permanenti”, mentre il 20 aprile 2004, su richiesta della Conferenza episcopale del Costa Rica, la Congregazione per l’Istruzione Cattolica ha approvato “le Norme Basilari per la Formazione dei Diaconi Permanenti nella Provincia ecclesiastica del Costa Rica”. Considerando tutti questi documenti e dopo aver consultato il presbiterio e varie istanze dell’arcidiocesi di San José de Costa Rica, mons. Barrantes ha deciso di ristabilire il ministero diaconale, sviluppando un apposito piano di formazione dei diaconi permanenti nell’arcidiocesi. Inoltre è prevista la creazione di una Commissione arcidiocesana di Formazione dei Diaconi Permanenti che si occuperà di questo compito particolare. (M.G.)

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    La diocesi di Hong Kong in apprensione per il futuro della scuole cattoliche

    ◊   A preoccupare la Chiesa sono le conseguenze dell’Ordinanza sull’educazione varata nel 2004 secondo cui ogni scuola sostenuta economicamente dal governo deve approntare un comitato organizzativo interno con valore legale separato da quello delle istituzioni educative. Il governo sostiene che questo permette una maggiore trasparenza e una migliore democrazia mentre per i responsabili delle scuole private è solo una manovra per intromettersi nella gestione interna degli istituti che finirebbe per snaturarne l’impostazione fino ad estrometterne la componente cattolica. Il cardinale Zen Ze-kiun, arcivescovo di Hong Kong, ha già espresso a più riprese la sua preoccupazione affermando che il provvedimento del governo non riconosce il contributo alla società dato dalle scuole cattoliche. Ora il Sunday Examiner, settimanale della diocesi ripreso dall'agenzia Asianews, torna a risollevare il problema nel timore che le scuole cattoliche non possano godere dell’esenzione dall’Ordinanza garantita almeno sino al 2012. Il Sunday Examiner sottolinea che il modello proposto dal governo per migliorare la qualità dell’insegnamento e della gestione di molte scuole rischia di rivelarsi controproducente per gli istituti cattolici il sui valore e prestigio è riconosciuto dalla società di Hong Kong. Le scuole della diocesi danno particolare importanza alla promozione di valori religiosi, etici e spirituali nella loro proposta educativa. Se gli oltre 200 istituti legati alla Chiesa non avessero la libertà di continuare secondo questa impostazione, la loro missione verrebbe stravolta e questo arrecherebbe un danno all’intera società di Hong Kong. (R.P.)

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    Hong Kong: a Pasqua circa 2.800 catecumeni riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana

    ◊   Dal 15 marzo, terza domenica di Quaresima, circa 2.800 catecumeni adulti della diocesi di Hong Kong, suddivisi in diversi gruppi, che riceveranno il Battesimo, la Confermazione e la prima Comunione nella prossima Pasqua, stanno vivendo il periodo degli Scrutini. Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese ripreso dall'agenzia Fides), domenica 15 marzo sono stati celebrati tre scrutini, dal vescovo diocesano e dal suo coadiutore, nelle parrocchie di Cristo Re e di S. Andrea. Hanno tenuto l’omelia sul tema “Cristo è l’acqua viva”, spiegando ai catecumeni che “i sacramenti del battesimo e della comunione nutrono la nostra interiorità come l’acqua viva. Ci conducono verso il Signore insieme alla Chiesa, mettendo in pratica l’insegnamento di Gesù”. Durante la liturgia, i catechisti hanno presentato i catecumeni dichiarando che essi desiderano convertirsi a Cristo. Inoltre i canditati hanno dato testimonianza del loro cammino di fede. Tra di loro ci sono anche una intera famiglia con 4 figli, un disabile, un marito sulla soglia del divorzio che ha recuperato la sua famiglia dopo il cammino di fede. Ieri, quarta domenica di Quaresima, sono stati celebrati altri 4 scrutini nelle parrocchie di S. Andrea e di S. Francesco. (R.P.)

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    Sudan: l’Università cattolica di Juba punto di rifermento per lo sviluppo

    ◊   Prosegue con grande successo il progetto della prima università cattolica in Sudan. L’istituto ha accolto nel settembre scorso i primi studenti in quello che deve essere il campus principale a Juba, nella capoluogo del sud del Paese, e si appresta ad incrementare la sua offerta formativa. L’iniziativa risulta determinante per lo sviluppo del Paese se si considera la devastante cornice del tessuto sociale delle aree meridionali, dopo 25 anni di guerra. L'Università cattolica del Sudan si pone quindi come un elemento chiave dei progetti episcopali per aiutare la Nazione a riprendersi da decenni di violenza, carestia e sfollamenti di massa. Un comunicato dell'associazione caritativa Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ricevuto da Zenit fa il punto su questi primi mesi di attività e sui prossimi obiettivi dell’ateneo africano. Padre Michael Schultheis, vice-cancelliere dell'Università, ha affermato che grazie alla raccolta fondi che si sta attuando, alla cooperazione con altre università del Sudan e al sostegno delle autorità regionali il progetto si sta sviluppando secondo i piani. Il sacerdote, un gesuita degli Stati Uniti che lavora da trent'anni nel settore dell'istruzione in Africa, ha affermato che “è raro che ci sia un momento ideale per avviare un progetto come questo – soprattutto in Sudan”, ma che l'intenzione “era quella intanto di iniziare”. “Siamo molto incoraggiati dal modo in cui le cose si sono sviluppate fin dai primi giorni – ha confessato –. Ciò che abbiamo riscontrato negli studenti è che c'è un grande desiderio di studiare e imparare”. Visto che il sud del Sudan ha uno de tassi di alfabetizzazione più bassi del mondo, al di sotto del 30%, padre Schultheis ha spiegato che per la maggior parte delle persone gli studi universitari sono molto impegnativi. A questo proposito, ha sottolineato l'importanza di un corso introduttivo (propedeutico), che in questo momento viene seguito dai 35 studenti che hanno iniziato i corsi a settembre. Il gesuita ha poi evidenziato che l'iniziativa sarebbe stata impossibile senza il sostegno iniziale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha donato 40 mila euro ed è stata una delle prime organizzazioni a finanziare il progetto. “Siamo tutti molto grati ad ACS per ciò che ha fatto – ha confessato padre Schultheis –. Per gli studenti è una splendida opportunità formarsi e studiare a un livello che fino a questo momento era loro precluso”. Il sacerdote ha anche sottolineato che finora c'erano solo tre università nel sud del Sudan e ha osservato che per i vescovi la priorità è aiutare le persone nella ricostruzione di infrastrutture e servizi. La Facoltà di Juba, ha aggiunto, prevede lauree in economia e business administration, informatica e studi religiosi e sociali. Gli organizzatori progettano di aprire un secondo campus nella città di Wau, sempre nel sud del Paese. La struttura, prevista per agosto, sarà un centro per lo studio delle scienze agricole e ambientali. Nell'arco di un anno, si pensa inoltre di aprire una terza Facoltà di ingegneria civile e mineraria. Inizierà la sua attività a Wau, ma poi si trasferirà più a nord, a Kadugli o a Malakal. (M.G.)

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    Il cardinale Martino insignito della Stella della Romania

    ◊   Domani, martedì 24 marzo, il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, riceverà l’Ordine “Stella della Romania” in grado di Gran Croce offerto dal Presidente della Romania, Traian Basescu. Il premio sarà consegnato in occasione del concerto d’organo eseguito dal maestro Felician Rosca, che avrà luogo nell’ambito della Chiesa di Santa Maria del Carmelo in Traspontina a Roma. L’evento fa parte di una serie di “concerti di ringraziamento” raggruppati sotto il nome generico “All’incontro dell’altro. Dignità e solidarietà” ed offerti dall’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede ai rappresentanti della Chiesa cattolica quale riconoscimento per il sostegno delle comunità religiose romene d’Italia. Nel messaggio trasmesso in questa occasione – ripreso dall’agenzia Zenit -, il Presidente romeno esprime la sua gratitudine per “la solidarietà dimostrata dalla Chiesa Cattolica nei confronti dei romeni nella diaspora, sia ortodossi, cattolici o greco-cattolici”, come anche per il supporto offerto dalla Santa Sede, i dicasteri, il Vicariato di Roma e la Conferenza Episcopale Italiana alle numerose parrocchie romene di tutta l’Italia. Secondo il Capo dello Stato romeno, le parrocchie non sono solo luoghi dove trovare sostegno spirituale, ma anche luoghi dove i fedeli imparano a mostrare la loro lealtà nei confronti delle comunità e dello Stato che hanno offerto loro solidarietà ed accoglienza. Il Presidente Basescu ha quindi ringraziato il cardinale Martino per la posizione equilibrata, aperta e profondamente umana espressa quale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel contesto dei recenti dibattiti sull’immigrazione in Italia. (M.G.)

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    Scuola e Tv: promuovere il multilinguismo nell’Unione Europea

    ◊   “La diversità linguistica dell’Europa costituisce una risorsa culturale fondamentale” e sarebbe “un errore se l’Ue si limitasse ad una sola lingua principale”. Vasco Graca Moura, eurodeputato portoghese, è il firmatario di una relazione che verrà discussa questa settimana dal Parlamento Ue, intesa a tutelare le lingue nazionali e regionali e, più in generale, la “diversità culturale” dei “27”. Moura - riferisce l'agenzia Sir - sostiene “l’importanza di riconoscere la parità tra le lingue ufficiali dell’Unione europea in tutti gli aspetti dell’attività pubblica”, invitando gli Stati membri ad “integrare il multilinguismo, oltre che nell’ambito dell’istruzione, anche nelle politiche in materia di apprendimento permanente, inclusione sociale, occupazione, mezzi di comunicazione di massa e ricerca”. La relazione si concentra, ad esempio, sul ruolo della Televisione come strumento di comunicazione di massa con forte impatto culturale. In questo caso il testo raccomanda che i programmi Tv provenienti dall’estero siano sottotitolato anziché doppiati, per consentire l’ascolto delle altre lingue. La relazione accoglie la proposta che la Commissione ha formulato da tempo intesa a promuovere nelle scuole “la lingua materna più altre due lingue”. (R.G.)

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    Italia: nel 2008 aumento del 100% dei richiedenti asilo

    ◊   Il 2008 è stato caratterizzato da un forte aumento delle domande d’asilo presentate in Italia: sono state più di 31.000, con un aumento rispetto all’anno precedente superiore al 100%. Il sistema di accoglienza italiano, già messo in crisi dalle 14.000 domande dell’anno precedente, “ha sfiorato il collasso”. In totale si può dire che nel 2008 il Centro Astalli ha incontrato oltre 20.000 richiedenti asilo e rifugiati. Eritrea, Afghanistan, Guinea, Costa D’Avorio sono i principali paesi di provenienza del 2008. È quanto emerge dalle anticipazioni del Rapporto annuale 2008 del Centro Astalli, che verrà presentato il 25 marzo a Roma, in occasione del primo incontro di formazione “Non sono razzista ma…” In conseguenza all’aumento delle domande, il numero degli utenti del Centro Astalli è cresciuto notevolmente: “a Roma, in particolare il numero di persone che ha avuto accesso ai servizi di prima accoglienza per la prima volta è aumentato del 22% (1772 nuove tessere) rispetto al 2007, mentre il numero di persone che accede ai servizi in modo continuativo ha subito un aumento del 57% (6987 tessere)”, rileva il Rapporto. Anche le persone che si sono rivolte al Centro Astalli per essere supportate nella ricerca di un lavoro o di un alloggio sono aumentate del 45% (455 persone) rispetto all’anno precedente. Sempre numerose sono le vittime di tortura: nel 2008 ne sono state individuate e assistite 376 (292 uomini e 84 donne). Dal Rapporto emerge con chiarezza “la presenza significativa di donne tra le persone in fuga dal Corno d’Africa e l’alto numero di minori non accompagnati provenienti dall’Afghanistan”. “Nonostante il grande impegno dei circa 450 volontari e operatori a fianco di rifugiati e richiedenti asilo – commenta il Centro Astalli - emerge chiaramente il grande limite di non avere in Italia una legge organica sull’asilo. (R.P.)

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    Loreto in pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo

    ◊   La Chiesa di Loreto, meta incessante di pellegrinaggi mariani, è venuta pellegrina sabato scorso nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura. Un pellegrinaggio dell’Anno Paolino esaltato da mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo Prelato e delegato pontificio per il Santuario lauretano, come “il più bel simbolo del nostro incontro con Gesù, nel cammino di fede verso Dio”. Sulla conversione di Saulo nella via per Damasco egli ha infatti sviluppato l’omelia della solenne Eucaristia che ha presieduto nell’abside della Basilica ed è stata accompagnata dalla celebre Cappella Musicale della Santa Casa, diretta dal maestro padre Giuliano Viabile. L'evento è stato salutato dall'Abate dell'Abbazia benedettina di San Paolo, padre Edmund Power. La Basilica aveva accolto in precedenza un folto pellegrinaggio, di oltre 1.500 fedeli, della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto guidato dal vescovo mons. Gervasio Gestori che ha celebrato l’Eucaristia insieme con decine di parroci. Un’altra Messa solenne è stata presieduta ieri pomeriggio dal vescovo di Civita Castellana, mons. Romano Rossi alla guida di un pellegrinaggio diocesano di almeno 3.500 fedeli, molti di più di quanti ne erano stati annunciati. In precedenza la Messa di mezzogiorno era stata celebrata dall’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Giuseppe Chiaretti, pellegrino con un piccolo gruppo di suoi diocesani. Moltissimi i gruppi di pellegrini del fine settimana: del Movimento “Rinascita Cristiana” e da Anzio, Aversa, Bari, Barletta, Bologna, Castelgandolfo, Firenze, Latina, Lodi, Milano, Ostuni, Roma, Siena, Torino, Vicenza; nonchè da Francia, Slovenia, Polonia, Spagna, Stati Uniti. Continua intanto a svolgersi, con belle manifestazioni di fede, la “Peregrinatio Pauli” nelle diocesi italiane; si tratta del passaggio da città grandi e piccole dell'immagine dell'Apostolo delle Genti, riproduzione dell'Icona venerata dalle Figlie di San Paolo nella loro Casa madre di Alba. Di questa Icona ne sono state fatte tre copie per poter coprire, entro la fine dell'Anno Paolino, le sessanta tappe degli itinerari in corso di svolgimento nel Nord, Centro e Sud della penisola. Ogni tappa ha la durata di una settimana durante la quale si sviluppano molteplici iniziative: di preghiera in varie chiese, di esposizioni, animazione e convegni in librerie paoline e sedi di comunità ecclesiali. La “Peregrinatio Pauli” si concluderà il 30 giugno nella Basilica Ostiense con una solenne celebrazione a cui parteciperanno le dieci istituzioni della Famiglia Paolina. (A cura di Graziano Motta)

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    Cure palliative per i bambini: nuovo reparto all’avanguardia al Gemelli

    ◊   Il Policlino Agostino Gemelli di Roma ospiterà il primo reparto in Italia di degenza di cure palliative per i bambini affetti da patologie croniche. Si tratta di uno spazio innovativo volto a rendere più accogliente l'ospedale ai bambini ricoverati con malattie per le quali non esiste una cura specifica. Il “progetto pilota” è stato presentato oggi al Centro congressi dell'università Cattolica della capitale, durante un incontro con le associazioni dei familiari di pazienti pediatrici. Il titolo dell’evento riassume lo spirito che anima il progetto: “A nessuno piace andare in ospedale, ancor di meno ai bambini. Ma se è proprio necessario andarci... cerchiamo di renderlo quanto più accogliente possibile”. La struttura - si legge in una nota - ha caratteristiche innovative e specifiche sia dal punto di vista tecnico sia nella concezione degli spazi, con tecnologie che puntano a rendere autosufficienti i piccoli pazienti. Il reparto di oltre 200 metri quadrati, dotato di 8 posti letto e di spazi dedicati a trattamento e riabilitazione, verrà completato entro la fine del 2009. Il reparto farà parte dell'Unità di Neuropsichiatria Infantile del Gemelli diretta dal professor Eugenio Mercuri, il quale ha garantito la partenza dei lavori nei prossimi mesi, e affiancherà l'attività del Servizio di assistenza e riabilitazione per le disabilità congenite. Le famiglie di bimbi con disabilità croniche e le associazioni sono intervenute per presentare le loro idee e creare insieme un reparto più vicino ai bisogni concreti, cercando soluzioni per ridurre l'ansia e i problemi legati all'ospedalizzazione. L'incontro si è aperto con la presentazione del libro 'Oltre il naufragio' di Renato Pocaterra, presidente dell'Associazione famiglie SMA, sulla percezione e sulla gestione dei bambini con disabilità motorie, basato su interviste e testimonianze. (M.G.)

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    La guerra fredda e la sua arte in mostra al museo Mart di Rovereto

    ◊   Dal 28 marzo al 26 luglio al Museo Mart di Rovereto, in Trentino, si potrà visitare una originale esposizione. Prodotta in collaborazione con il Victoria&Albert Museum di Londra e curata da Jane Pavitt e David Crowley, ''La Guerra Fredda'' esplora infatti i prodotti della creativita' internazionale nel periodo storico contraddistinto dal gelo diplomatico tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per arte e design il clima di tensione e il desiderio di modernita' furono certamente prolifici: nel trentennio 1945-1970 la spinta sociale della creativita' e lo stimolo allo scambio tra le arti risultarono difatti senza precedenti. Proprio durante la Guerra Fredda da una parte e dall'altra della cortina di ferro una moltitudine di artisti non smise mai di creare, e le loro opere portano proprio il segno di quei tempi: la tensione, la competizione, ma anche l'ottimismo e uno sviluppo tecnologico senza precedenti. La mostra ''La Guerra Fredda - Cold War'' sara' la prima dedicata al design, all'architettura, al cinema e alla cultura popolare sviluppatisi in quegli anni. Saranno esposti oltre 250 oggetti: da uno Sputnik, con tuta da austronauta delle missioni 'Apollo', ai film di Stanley Kubrick; dai dipinti di Robert Rauschenberg alle ceramiche di Pablo Picasso; dalla moda di Paco Rabanne al design di Charles e Ray Eames e di Dieter Rams; l'architettura di Le Corbusier, di Richard Buckminster Fuller e di Archigram, nonché veicoli vari, tra cui una micro-auto Messerschmidt. La mostra indaga sugli aspetti dell'epoca della Guerra Fredda che hanno influito maggiormente sul design, mentre sullo sfondo imperversavano la lotta tra comunismo e capitalismo, la corsa allo spazio e la gara internazionale all'inseguimento della modernità. Mettendo in risalto gli anni dal 1945 al 1970, lo spazio espositivo raccoglie oggetti e opere dal mondo intero: Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Cuba, Germania Occidentale e dell'Est, Italia, Polonia, Francia e Cecoslovacchia. (R.G.)

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    24 Ore nel Mondo



    Polemiche in Israele in relazione all’operazione Piombo fuso

    ◊   Ancora polemiche in Israele per il comportamento delle Forze armate (Tsahal) nell’operazione Piombo fuso contro Hamas a Gaza. Secondo la filiale israeliana dell’organizzazione dei Dottori per i diritti umani (Phr) “Tsahal ha violato i codici etici” quando non solo non ha evacuato famiglie palestinesi assediate e ferite, ma ha anche impedito alle squadre palestinesi di soccorso di raggiungere i feriti. In un dettagliato rapporto, consegnato oggi alla stampa, la Ong aggiunge che 16 membri del personale medico palestinese sono rimasti uccisi durante i combattimenti e altri 25 sono stati feriti, mentre svolgevano le proprie incombenze. Nei giorni scorsi severe denunce per il comportamento di Tsahal nei confronti dei civili palestinesi a Gaza erano state lanciate anche da alcuni soldati, che avevano partecipato ai combattimenti. Da parte sua, Richard Falk, relatore speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei territori occupati palestinesi, chiede un’inchiesta di esperti per determinare se fosse possibile per i soldati israeliani distinguere tra popolazione civile e obiettivi militari durante l’offensiva a Gaza e per stabilire quindi se sia stato commesso un crimine di guerra.

    Israele
    Si terrà quest’oggi un importante incontro, nel tentativo di gettare le basi per un governo allargato, tra esponenti del Likud e del partito laburista e Benyamin Netanyahu, quest’ultimo incaricato nella formazione del nuovo governo. Il primo ministro designato ha raggiunto nella notte fra domenica e lunedì un accordo di coalizione con il partito ultraortodosso Shas. Intanto, il leader laburista Barak ha convocato per domani i vertici del partito per votare l’ingresso nel governo Netanyahu.

    Crisi e FMI
    La situazione dell’economia mondiale è “gravissima”. Lo ha detto il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, aggiungendo che alcuni Paesi vanno incontro al rischio di un collasso del debito pubblico. Strauss-Kahn ha parlato del rischio di una escalation della disoccupazione e di milioni di nuovi poveri nei Paesi dalle economie più deboli, che potrebbe sfociare in una recrudescenza di conflitti sociali. Il direttore generale del Fmi ha comunque parlato di possibile ripresa nel 2010, anche se molto dipenderà dalle strategie anticrisi che verranno messe in atto, ed ha quindi sollecitato i governi ad agire con nuovi interventi di stimolo.

    Crisi USA
    Il presidente americano Obama, in un’intervista alla Cbs, ha detto che non si aspettava una situazione così nera per l’economia americana e soprattutto per l’occupazione ed ha messo in guardia sul fatto che il sistema è sempre esposto al rischio di fallimenti a catena. A proposito dei discussi bonus ai manager del colosso assicurativo Aig, Obama si è detto contrario alla proposta di punire con una maxi-tassa i manager che hanno ricevuto i bonus ricavati da soldi pubblici. La tassa cui pensa il Congresso imporrebbe un prelievo del 90 per cento sui bonus ricevuti dai manager ed è un’idea che riscuote molto successo nel partito del presidente. Il presidente ha comunque ribadito la propria determinazione a far capire a Wall Street che non può continuare “con il vecchio modo di fare affari”.

    La Cina assicura che continuerà a comprare i buoni del Tesoro americano
    La Cina continuerà a comprare i buoni del Tesoro americano nonostante il deprezzamento che hanno subito negli ultimi mesi. Lo ha affermato oggi in una conferenza stampa a Pechino la signora Hu Xiaolian, vicegovernatrice della banca centrale cinese. La Cina è il Paese che detiene la maggior quantità di buoni del Tesoro del mondo e dieci giorni fa il primo ministro Wen Jiabao si era dichiarato pubblicamente “preoccupato” per l’investimento. Il portavoce americano Robert Gibbs aveva ribattuto sostenendo che “non esistono nel mondo investimenti più sicuri di quelli negli Usa”.

    MacedoniaSecondo le nuove indicazioni fornite dalla Commissione elettorale centrale dopo lo scrutinio del 37% dei seggi per le elezioni presidenziali in Macedonia, Gjorgji Ivanov, il candidato del Partito di Destra riformata (Vmro-Dpmne), che è al governo, appare sempre largamente in testa col 37,37 per cento dei voti.

    Grecia
    Non si placa la violenza ad Atene. Un negozio completamente distrutto e la sede di una banca danneggiata nelle prime ore di stamane, in seguito a due nuovi attentati incendiari, sono gli ultimi, in ordine di tempo, episodi di violenza che stanno creando scompigli nella capitale greca. Lo scorso dicembre uno studente quindicenne è stato ucciso dalla polizia. E cresce la preoccupazione dei greci di fronte all’ondata di violenza terroristica, anarchica e comune. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano conservatore Kathimerini, il 72 per cento degli intervistati ritiene che vi sia stato un “significativo peggioramento” nel livello dei crimini durante gli ultimi 12 mesi.

    Iraq
    Almeno cinque persone sono state uccise e altre 12 sono state ferite oggi dall’esplosione di un ordigno nella zona di Abu Graib, a ovest di Baghdad. Intanto, dopo 33 anni di assenza, il presidente turco è arrivato in Iraq per una visita ufficiale. Nelle prossime ore incontrerà il collega iracheno Jalal Talabani. Al centro dei colloqui, secondo quanto hanno riferito fonti diplomatiche, ci saranno numerosi argomenti “di reciproco interesse”. L'ultimo capo di Stato turco a recarsi in Iraq fu, nel 1976, l’allora presidente Farhi Koroturk che incontrò il suo collega Ahmed Hassan al-Bakr, al quale tre anni dopo sarebbe succeduto Saddam Hussein.

    Afghanistan
    Otto poliziotti afghani sono stati uccisi in un agguato teso dai talebani nel sud del Paese, al confine con il Pakistan, mentre la Nato ha annunciato di aver ucciso un capo degli insorti e altri nove guerriglieri in un’operazione nella provincia di Helmand, sempre nel sud. La provincia di Kandahar, centro del movimento taleban, è una delle zone del Paese dove l’insurrezione è più attiva. I talebani ormai controllano diversi distretti nel sud del Paese.

    Madagascar
    Manifestazione di piazza oggi ad Antananarivo, capitale del Madagascar, per chiedere il ritorno al potere dell’ex presidente Marc Ravalomanana, destituito la scorsa settimana. Alcuni esponenti della comunità internazionale hanno bollato l’ascesa al potere del leader dell’opposizione Andry Rajoelina come un colpo di Stato. I leader della Comunità di sviluppo dell’Africa Australe (Sadc), discuteranno il prossimo 30 marzo possibili sanzioni al Paese, mentre l’Unione africana (Ua) ha già deciso di sospendere il Madagascar dall’Organizzazione. Rajoelina, dal canto suo, ha invitato oggi la comunità internazionale a rispettare la volontà popolare in un’intervista al Financial Times.

    Algeria
    Due uomini appartenenti ai gruppi armati di matrice islamica, sono stati uccisi dall’esercito algerino a Chalet El Ameur, vicino a Boumerdes, in Cabilia (50 km ad est di Algeri). Secondo quanto riferisce l’agenzia APS, “i due terroristi sono stati uccisi in un’imboscata tesa dalle Forze di sicurezza nella notte tra sabato e domenica”. Durante l’operazione, scrive la stampa algerina, sei militari sarebbero stati feriti, quattro in modo grave, nell’esplosione di un ordigno artigianale e da colpi di mortaio lanciati dal gruppo armato. L’esercito algerino è attualmente impegnato in numerose operazioni di rastrellamento, in particolare in Cabilia e lungo la frontiera con la Tunisia, a Tebessa. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 9 aprile, il dispositivo di sicurezza è stato rafforzato in tutto il Paese.

    Sudan
    Il presidente sudanese Omar El Bashir, su cui pende un mandato di arresto internazionale della Corte penale dell’Aja, è giunto oggi ad Asmara, in Eritrea. Lo rende noto la Tv Al Jazira. Si tratta del primo viaggio all’estero del presidente sudanese da quando la Corte penale internazionale il 4 marzo ha assunto il provvedimento nei suoi confronti per crimini di guerra e contro l'umanità compiuti in Darfur.

    Mumbai
    Si è aperto il processo all’unico membro ancora vivo del commando armato che lo scorso 26 novembre attaccò numerosi obiettivi a Mumbai causando la morte di 170 persone. Si tratta di Ajmal Kasab che si è presentato in teleconferenza davanti al giudice ammettendo di essere pakistano e accettando la nomina di un avvocato d’ufficio. Kasab, come ha riferito l’agenzia di stampa Pti, ha risposto alle domande del giudice di Mumbai, e dopo l’interrogatorio è stato riportato in cella. Per lui la pubblica accusa chiederà la pena di morte.

    Georgia
    La leader del partito georgiano di opposizione Movimento Democratico-Georgia Unita, Nino Burdzhanadze, ha denunciato oggi in una conferenza stampa che nel week end la polizia ha arrestato sette membri dell'organizzazione con l’accusa di detenzione di armi. Il suo partito intende partecipare il 9 aprile ad una manifestazione di tutta l’opposizione per chiedere le dimissioni del presidente Mikhail Saakashvili. “I membri del nostro partito non hanno mai dato segno di preparare una rivolta armata e di custodire a casa armi pesanti”, ha dichiarato Burdzhanadze, aggiungendo di aver già informato il corpo diplomatico accreditato in Georgia delle rappresaglie politiche. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 82

     
    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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