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Sommario del 22/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Un milione di persone alla Messa a Luanda. Il Papa: il mondo guardi all'Africa assetata di pace e giustizia. Dolore per la morte di due ragazze
  • Benedetto XVI ai giovani dell’Angola: osate decisioni definitive, abbiate il coraggio dell'avventura
  • Nel pomeriggio l'incontro del Papa con i movimenti cattolici per la promozione della donna
  • Padre Lombardi: il Papa dà speranza all'Africa
  • Mons. Tomasi: le politiche laiciste non riconoscono il ruolo pubblico della religione
  • Il cardinale Martino: il nuovo femminismo ami la vita
  • Oggi in Primo Piano

  • Giornata dell'Acqua. Appello delle Ong a non privatizzare le risorse idriche
  • Veglia per i missionari martiri nella Basilica romana di San Lorenzo al Verano
  • La comunità internazionale celebra la Giornata della sindrome di Down
  • Chiesa e SocietÓ

  • L'Osservatore Romano e le parole del Papa sull'Aids: il coraggio della verità
  • Usa: la Chiesa chiede la fine dei raid contro gli immigrati
  • America Latina: grande interesse per il viaggio del Papa in Africa
  • Per il governo iracheno le violenze anticristiane a Mosul sarebbero finite
  • Roma si prepara a commemorare l'uccisione di mons. Romero
  • La Chiesa irlandese chiede la rinegoziazione dei mutui per salvare le case delle famiglie
  • Inghiterra: nuovi studi a favore della legalizzazione dei lavoratori irregolari
  • Sri Lanka: incontro tra giovani di regioni diverse, divisi dalla guerra
  • I cardinali Sodano e Bagnasco ricordano San Benedetto
  • Un convegno sull'eredità del cardinale Newman all'Università Cattolica di Milano
  • 24 Ore nel Mondo

  • Nuove tensioni in Tibet: arrestati 95 monaci
  • Il Papa e la Santa Sede



    Un milione di persone alla Messa a Luanda. Il Papa: il mondo guardi all'Africa assetata di pace e giustizia. Dolore per la morte di due ragazze

    ◊   Una folla immensa, si parla di oltre un milione di persone, ha partecipato questa mattina alla Messa celebrata dal Papa a Luanda sulla spianata di Cimangola, cui hanno partecipato i vescovi dell'Imbisa, l’organismo che riunisce i presuli dell’Africa meridionale. All'inizio della celebrazione il Papa ha espresso il suo profondo dolore per le due ragazze morte ieri nella calca all’ingresso dello stadio della capitale per l'incontro dei giovani. Benedetto XVI ha poi lanciato un forte appello a tutto il mondo perché volga lo sguardo verso l’Africa, continente assetato di giustizia e di pace, denunciando la cupidigia che riduce in schiavitù i poveri. Il servizio del nostro inviato Davide Dionisi:

     Quando la Parola del Signore è trascurata, e quando la Legge di Dio è “ridicolizzata, disprezzata e schernita” il risultato può essere solo distruzione ed ingiustizia. Nell’immensa spianata di Cimangola, a ridosso del cementificio di Luanda, il Santo Padre, durante la Messa con i vescovi dell’Imbisa, è tornato sugli orrori della guerra, indicando quanto i frutti feroci del tribalismo e delle rivalità etniche e la cupidigia che corrompe il cuore dell’uomo, riduce in schiavitù i poveri e priva le generazioni future delle risorse di cui hanno bisogno per creare una società più solidale e più giusta, siano esperienze fin troppo familiari all’Africa. Oltre un milione di angolani, provenienti da ogni parte del Paese, ha accolto Benedetto XVI partecipando con gioia a questa quarta Domenica di Quaresima riservata come giorno di preghiera e di sacrificio alla riconciliazione nazionale. Prima della Messa il Papa ha ricordato le due ragazze che hanno perso la vita ieri pomeriggio allo stadio Dos Coqueiros, durante l’incontro con i giovani. Il Santo Padre ha espresso solidarietà e le sue profonde condoglianze ai loro familiari e ai loro amici e ha assicurato la personale preghiera per i feriti. Quanto avvenuto ha scosso profondamente il Pontefice che è venuto a conoscenza della morte delle due giovani solo in tarda serata. Ai presuli delle Conferenze episcopali di Angola e Sao Tomé, Botswana, Sudafrica e Swaziland, Lesotho, Mozambico, Namibia e Zimbabwe, così come ai fedeli delle varie diocesi angolane il Papa, ha detto :

     
    Vós sabeis, por amarga experiência, que o trabalho de reconstrução…
    Voi sapete in base ad un’amara esperienza che, rispetto alla repentina furia distruttrice del male, il lavoro di ricostruzione è penosamente lento e duro. Richiede tempo, fatica e perseveranza (…) Fate sì che le vostre parrocchie diventino comunità dove la luce della verità di Dio e il potere dell’amore riconciliante di Cristo non siano soltanto celebrati, ma espressi in opere concrete di carità. E non abbiate paura! Anche se questo significa essere un 'segno di contraddizione' (Lc 2, 34) di fronte ad atteggiamenti duri e ad una mentalità che vede gli altri come strumenti da usare piuttosto che come fratelli e sorelle da amare, da rispettare e da aiutare lungo la via della libertà, della vita e della speranza".

     
    Dopo il caloroso abbraccio di ieri, il Pontefice ha voluto spronare nuovamente i giovani angolani a scegliere la via di Cristo senza alcun timore, rispondendo alla chiamata del Signore senza esitazione:

    "Começai, desde hoje, a crescer na vossa amizade com Jesus…Cominciate fin da oggi a crescere nella vostra amicizia con Gesù, che è 'la via, la verità e la vita' (Gv 14, 6): un’amicizia nutrita ed approfondita mediante la preghiera umile e perseverante. Cercate la sua volontà su di voi, ascoltando quotidianamente la sua parola e permettendo alla sua legge di modellare la vostra vita e le vostre relazioni. In questo modo diventerete profeti saggi e generosi dell’amore salvifico di Dio; diventerete evangelizzatori dei vostri stessi compagni, guidandoli con il vostro esempio personale ad apprezzare la bellezza e la verità del Vangelo e verso la speranza di un futuro plasmato dai valori del Regno di Dio. La Chiesa ha bisogno della vostra testimonianza! Non abbiate paura di rispondere generosamente alla chiamata di Dio a servirlo sia come sacerdoti, religiose o religiosi, sia come genitori cristiani o in tante altre forme di servizio che la Chiesa vi propone".

     Durante l’Angelus, il Papa ha affidato alle preghiere degli angolani il lavoro di preparazione per la prossima Assemblea sinodale per l’Africa e ha infine lanciato un appello per la pace nella regione dei Grandi Laghi:

    "Aqui, na África Austral, queremos pedir a Nossa Senhora… Qui, nell’Africa del Sud, vogliamo pregare Nostra Signora in modo particolare di intercedere per la pace, la conversione dei cuori e per la fine del conflitto nella vicina regione dei Grandi Laghi. Il Figlio suo, Principe della Pace, porti guarigione a chi soffre, conforto a coloro che piangono e forza a tutti coloro che portano avanti il difficile processo del dialogo, del negoziato e della cessazione della violenza".

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    Benedetto XVI ai giovani dell’Angola: osate decisioni definitive, abbiate il coraggio dell'avventura

    ◊   Coraggio, non siete soli, Gesù non ci lascia senza risposta: è il messaggio forte che Benedetto XVI ha lasciato ai giovani angolani e, con loro, alla gioventù di tutta l’Africa nell’incontro di ieri sera nello Stadio dos Coqueiros di Luanda. Un evento svoltosi all’insegna della gioia e dell’entusiasmo, purtroppo funestato successivamente dalla notizia della morte di due ragazze. L'indirizzo d'omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Kanda Almeida, presidente della Commissione episcopale angolana per la Gioventù e le Vocazioni. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    (Cori)
     
    Papa, amigo, Angola està con tigo...

     
    “Benedetto amico, l’Angola sta con te!”: i giovani angolani hanno accolto con entusiasmo il Santo Padre allo Stadio dos Coqueiros di Luanda. Un evento gioioso vissuto come una vera e propria Gmg africana. Il Papa ha ricordato che nel 1992 i giovani angolani incontrarono sempre a Luanda Giovanni Paolo II. "Con lineamenti un po' diversi - ha detto Benedetto XVI - ma con lo stesso amore nel cuore, ecco davanti a voi l'attuale Successore di Pietro, che vi abbraccia tutti in Gesù Cristo". Il Papa ha ascoltato commosso le testimonianze di alcuni ragazzi che hanno parlato delle loro esperienze a volte drammatiche, delle ferite inferte dalla guerra, della povertà ma anche della voglia di riscatto e redenzione. Per tutti, Benedetto XVI ha avuto una parola di incoraggiamento, ha ricordato che se siamo amici di Gesù Cristo non dobbiamo avere paura di compiere scelte decisive:

     
    Encontrar os jovens faz bem a todos! Talvez tenham tantas dificuldades…
    “Incontrare i giovani – ha esordito Benedetto XVI - fa bene a tutti! Essi hanno a volte tante difficoltà, ma portano con sé tanta speranza, tanto entusiasmo, tanta voglia di ricominciare”. Ed ha sottolineato che i giovani custodiscono in se stessi “la dinamica del futuro”. Quindi, ha ribadito che solo Gesù ci cambia radicalmente:

     
    Sim, meus caros amigos! Deus faz a diferença…
    “Si miei cari amici! – ha assicurato – Dio fa la differenza…Di più! Dio ci fa differenti, ci fa nuovi”. Essendo “entrato nell’eternità”, ha proseguito, “Gesù Cristo è diventato Signore di tutti i tempi”. Per questo, ha soggiunto, “il futuro dell’umanità nuova è Dio” e “proprio un iniziale anticipo di ciò è la sua Chiesa”. Quando ne avrete la possibilità, è stato il consiglio del Papa ai giovani, “leggetene con attenzione la storia: potrete rendervi conto che la Chiesa, nello scorrere degli anni, non invecchia; anzi diventa sempre più giovane, perché cammina incontro al Signore, avvicinandosi ogni giorno di più alla sola e vera sorgente da dove scaturisce la gioventù, la rigenerazione, la forza della vita”. Si è dunque rivolto ai ragazzi sofferenti dell’Angola e di tutto il continente africano:

     
    Vejo aqui presentes alguns dos milhares de jovens angolanos…
    “Vedo qui presenti – ha detto il Papa - alcuni delle migliaia di giovani angolani mutilati in conseguenza della guerra e delle mine, penso alle innumerevoli lacrime che tanti di voi hanno versato per la perdita dei familiari, e non è difficile immaginare le nubi grigie che coprono ancora il cielo dei vostri sogni migliori”. Nel vostro cuore, ha affermato, leggo “un dubbio, che voi rivolgete a me”: “Ma Dio quando si alzerà per rinnovare ogni cosa?”:

     
    Reparai que Jesus não nos deixa sem resposta…
    “Guardate – è stata la sua rassicurazione - che Gesù non ci lascia senza risposta ci dice chiaramente una cosa: il rinnovamento inizia dentro; riceverete una forza dall’Alto. La forza dinamica del futuro si trova dentro di voi”. La vita, ci ha spiegato Gesù, “è dentro un seme” e questo seme è la sua Parola. “Nel seme – ha ribadito – è presente il futuro, perché il seme porta dentro di sé il pane di domani, la vita di domani. Il seme sembra quasi niente, ma è la presenza del futuro, è promessa presente già oggi”:

     
    Vós sois uma semente lançada por Deus à terra…
    “Voi – ha detto il Papa – siete un seme gettato da Dio nella terra: esso porta nel cuore una forza dall’Alto, la forza dello Spirito Santo”. Tuttavia, ha avvertito, “per passare dalla promessa di vita al frutto, la sola via possibile è offrire la vita per amore, è morire per amore”. Così ha fatto Gesù: “La sua crocifissione sembra il fallimento totale, ma non lo è”, giacché “Egli ha potuto dar frutto in ogni tempo e lungo tutti i tempi”. Ed ha esortato i giovani a sbocciare “al calore dell’Eucaristia” a dialogare costantemente con il Signore. “La cultura sociale dominante – ha rilevato – non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù e neppure il dono di voi stessi a cui Egli vi invita secondo il disegno del Padre”. E tuttavia, ha detto, “la forza si trova dentro di voi, come era in Gesù che diceva: Il Padre che è in me compie le sue opere”:
     
    Por isso, não tenhais medo de tomar decisões definitivas…
    “Perciò – è stata la sua esortazione - non abbiate paura di prendere decisioni definitive”. Di fronte “al rischio di impegnarsi per tutta la vita, sia nel matrimonio che in una vita di speciale consacrazione – ha costatato - provate paura”. “Non sarà che io, con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?”. Tali, ha affermato, “sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura individualistica e edonista li esaspera. Ma quando il giovane non si decide, corre il rischio di restare un eterno bambino!”:

     
    Coragem! Ousai decisões definitivas, porque na verdade
    “Coraggio! Osate decisioni definitive – ha esortato il Papa - perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita”. Ed ha incoraggiato la gioventù angolana ad avere "il coraggio dell'avventura" e a liberare dentro di sè lo Spirito Santo per rinnovare definitivamente la propria vita.

    Viva a juventude de Angola!
     (Canti)

     

     Sulle difficoltà e speranze della gioventù angolana, il nostro inviato Davide Dionisi ha intervistato suor Teresa Tulisse Joao, delle Suore francescane missionarie di Maria, tra le organizzatrici dell’incontro del Papa con i giovani. L’intervista è stata realizzata proprio allo Stadio dos Coqueiros di Luanda, poco prima dell’arrivo di Benedetto XVI:

    R. – I ragazzi incontrano molte difficoltà. E’ vero però che hanno grande voglia di vivere, di andare avanti. Più di metà della gioventù in Angola è senza lavoro, perciò uscendo per le vie di Luanda si trovano tanti ragazzi, anche bambini, che fanno piccoli lavori per poter vivere. Tanti non riescono ad andare a scuola, perché ci vogliono soldi. Il punto è che non si è lavorato molto con i giovani in ambito sociale.

     
    D. – E la Chiesa che cosa ha fatto attraverso la pastorale giovanile? Che cosa sta facendo per aiutare questi ragazzi?

     
    R. – Quello che fa, in maniera forte, è aiutare i giovani ad avere un buon livello di scolarità, perché è questo che in futuro può rappresentare un modo per raggiungere la libertà. Perché oggi, qui in Angola, se tu non hai una base minima di scolarizzazione non puoi trovare un lavoro che veramente ti porti avanti. Quindi, le scuole cattoliche si moltiplicano in tutto il Paese. Qui, abbiamo anche la formazione professionale, così coloro che non possono avanzare tanto negli studi, possono però trovare un lavoro.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Nel pomeriggio l'incontro del Papa con i movimenti cattolici per la promozione della donna

    ◊   La domenica angolana di Benedetto XVI si concluderà oggi pomeriggio con un incontro molto atteso, quello con i movimenti cattolici per la promozione della donna. Il Papa si rivolgerà ad una nutrita delegazione di numerose associazioni femminili nella parrocchia di Sant'Antonio, affidata ai Frati Cappuccini, che sorge in un'area intensamente popolata della periferia di Luanda. All'incontro parteciperà anche Natalia Conestà, volontaria del Cuamm, che intervistata da Davide Dionisi racconta l'impegno della sua Ong per le donne dell'Angola:

    R. – "Medici con l’Africa Cuamm" è una Ong che si propone di soccorrere le popolazioni locali nel loro diritto alla salute, lavorando in particolar modo con le diocesi ma non solo, anche con il governo.

     
    D. – Quale importanza ha la visita di Benedetto XVI, sia per gli angolani credenti, sia per i non credenti?

     
    R. – Dal punto di vista del nostro lavoro, la vedo come un'occasione per reimpostare i rapporti tra la Chiesa e il governo angolano. Dal punto di vista del popolo, chiaramente, è un grosso evento perché questa visita probabilmente rafforzerà il senso di ricostruzione del Paese.

     
    D. – Una delle figure più importanti del Cuamm è stata la dottoressa pediatra Maria Bonino, scomparsa il 24 marzo del 2005. Vuoi raccontare un po’ chi è stata Maria Bonino per il Cuamm e per l’Angola intera?

     
    R. – Maria è stata responsabile del reparto di pediatria dell’ospedale di Uije, dove è scoppiata, tra febbraio e marzo del 2005, la terribile epidemia di febbre emorragica di Marburg. Maria è morta il pomeriggio del Giovedì santo a Luanda ed è stata sepolta la mattina del Venerdì santo, nel cimitero alla periferia della capitale. Diceva la mamma che, ogni volta che partiva per l’Africa - dove ha svolto complessivamente 11 anni di servizio come pediatra - affermava: “Se muoio in Africa, lasciatemi dove sono”. Ha condiviso fino in fondo la sofferenza degli altri, soprattutto dei suoi bambini - più di 11 mila ricoverati nel suo reparto, l’anno scorso - che non voleva abbandonare, dando un eroico esempio ed una luminosa testimonianza della scelta di essere veramente "Medici con l’Africa". (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Padre Lombardi: il Papa dà speranza all'Africa

    ◊   Sugli ultimi eventi del viaggio in Angola, iniziando dalla Messa di questa mattina, Davide Dionisi ha sentito il commento del direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi:

    R. – E’ stata un’omelia molto forte. Questa era l’omelia rivolta al popolo angolano e anche all’Africa del Sud nel suo insieme, perché c’erano presenti tutti i vescovi dell’Imbisa, cioè della regione dell’Africa australe. Ed è tornato con accenti molto forti sulle oscurità, sui problemi, in particolare la guerra, ma il Papa ha aperto molto alla speranza. Ha parlato dei valori della cultura africana, dei valori su cui il cristianesimo si può inserire in Africa per costruire una vita cristiana, una Chiesa con delle sue caratteristiche specifiche: questo valore dell’amore per la vita, la sensibilità della famiglia. Questi sono tutti aspetti con cui anche la Chiesa può lavorare in profondità per essere veramente africana.

     
    D. – Prima della celebrazione il Papa è sembrato profondamente scosso dai fatti di ieri: la morte delle due giovani…

     
    R. – E’ vero. E’ un fatto veramente triste che getta un’ombra di tristezza sulla grande festa di ieri. Il fatto – per quanto si è capito – è avvenuto prima dell’incontro, per la calca agli ingressi dello stadio. Di fatto il Papa e il suo seguito sono stati informati di questo evento solo in tarda serata, quindi tutto l’evento si è svolto per il Papa senza sapere che questo era avvenuto. Poi la sera si è stati informati: le informazioni erano ancora un po’ confuse. Questa mattina poi è stato tutto definitivamente confermato e il Papa ha voluto manifestare il suo profondo dolore all’inizio della Messa con alcune parole toccanti che riguardano non solo la vita eterna delle due giovani, ma anche la partecipazione al dolore delle famiglie, degli amici, particolarmente sensibile dato che queste due ragazze venivano proprio per incontrare il Santo Padre. Nel pomeriggio il cardinale Bertone, a nome del Santo Padre, si recherà all’ospedale dove vi sono le salme delle due ragazze e anche altri feriti, per manifestare la vicinanza del Papa.

     
    D. – Il Papa dopo il caloroso abbraccio di ieri ha voluto spronare nuovamente i giovani angolani, ma più in generale i giovani africani a scegliere la via di Cristo senza alcun timore…

     
    R. – I giovani in particolare sono coloro a cui si indirizza il messaggio del Papa. Nel giro di pochi anni saranno loro che avranno in mano la situazione del Paese e del Continente e quindi toccherà a loro, se avranno avuto la formazione adeguata, se hanno scelto gli ideali giusti, il bene comune invece che gli interessi personali e così via…allora ci sarà veramente una grande speranza per l’Africa.

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    Mons. Tomasi: le politiche laiciste non riconoscono il ruolo pubblico della religione

    ◊   La Santa Sede esprime la propria preoccupazione per l'aumento dell'intolleranza religiosa nel mondo, in particolare contro le minoranze, incluse quelle cristiane, costrette a subire quotidianamente discriminazioni e pregiudizi: ad affermarlo è mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano presso l’ufficio Onu a Ginevra, intervenuto alla sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell’uomo in corso nella città elvetica. Il servizio di Sergio Centofanti.

    “La Santa Sede – ha detto il presule – “fa appello agli Stati perché assumano le misure necessarie, educative, legali e giuridiche, per garantire il rispetto del diritto di libertà religiosa e per proteggere le minoranze religiose dalla discriminazione''. Mons. Tomasi ha sottolineato inoltre “che la negazione dei diritti delle comunità cristiane, non è solo un problema dove esse costituiscono una minoranza” ma “può anche esistere laddove i cristiani sono maggioritari nella società”. Infatti – ha spiegato il rappresentante vaticano – alcuni Paesi, che un tempo avevano “un equilibrato e sano rapporto tra Stato e Chiesa” stanno ora abbracciando sempre più “una nuova politica laicista che mira a ridurre il ruolo della religione nella vita pubblica”. A questo proposito, la Santa Sede – ha aggiunto il presule - invita tali Stati “a riconoscere il ruolo importante che le religioni possono svolgere all'interno della società” attraverso la “promozione dei valori morali e sociali” che educano al bene comune nel superamento di “un concetto individualistico di società e di sviluppo”.

     
    Mons. Tomasi ha poi parlato della “questione relativa alle limitazioni del diritto alla libertà di espressione, al fine di rispettare i sentimenti religiosi delle persone”: pur essendo una questione legittima – ha notato l’osservatore permanente - e in effetti “molti Stati hanno tali limitazioni nelle loro legislazioni, compresi gli Stati occidentali - la Santa Sede non pensa che un altro strumento internazionale sia la risposta giusta”. Ritiene infatti che “il diritto alla libertà religiosa sia intrinsecamente connesso al diritto alla libertà di espressione”. Infatti – ha concluso mons. Tomasi - laddove i credenti “non hanno il diritto di esprimere liberamente la propria opinione, la libertà di religione non è garantita” come è negato “il diritto alla verità” e “gravemente ostacolato il diritto di scegliere o cambiare la propria religione o credo”.

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    Il cardinale Martino: il nuovo femminismo ami la vita

    ◊   “Il vecchio femminismo era fondato sull’individualismo egocentrico e, spesso, egoista; il nuovo femminismo deve essere intessuto di amore per la vita, per la famiglia, per gli altri, un femminismo regolato dalla regina delle virtù: la carità”. Si chiude così l’intervento del cardinale Renato Raffaele Martino a conclusione della I Conferenza Internazionale sul tema "Vita, famiglia, sviluppo: il ruolo delle donne nella promozione dei diritti umani", svoltasi venerdì e sabato in Vaticano. Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, promotore dell’iniziativa che ha riscontrato un vasto interesse, ha richiamato anzitutto il messaggio inviato da Benedetto XVI ai partecipanti, un messaggio “di fiducia e di speranza, ricco della suggestiva proposta di un Cristianesimo del Sì”: Sì a Dio, alla vita, alla famiglia, alle donne e al loro genio. Subito dopo, il porporato ha evocato le sfide legate alla “cosiddetta emancipazione femminile”, “un evento epocale su cui si deve esercitare un costante, paziente, intelligente e oculato discernimento cristiano per ritenere il buono, per combattere il cattivo”, con particolare attenzione ad alcuni ambiti a cominciare dal “rapporto tra natura e cultura”. Su questo fronte, infatti, occorre scongiurare il rischio che la persona umana non sia più considerata “frutto di un progetto voluto e realizzato da Dio Creatore”, ma esclusivamente “un prodotto o della cultura o della tecnica”. Il secondo ambito cui porre attenzione, prosegue il cardinale Martino “riguarda le differenze di contesto” che incidono nei progetti di promozione della donna. “Le problematiche, anche in un mondo globale – ha spiegato il porporato – sono e restano locali, chiedendo quindi approcci differenziati e realisti”. Infine l’ambito delle disparità economiche, che “in maniera scandalosa, caratterizzano il nostro mondo ancora segnato da fenomeni drammatici come la fame, le malattie pandemiche, la miseria diffusa”, uno “scandalo inaccettabile”, che non può essere ignorato dal nuovo femminismo, anche perché “oggi, si presenta con il volto sofferente delle donne e dei bambini”. (S.G.)

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    Oggi in Primo Piano



    Giornata dell'Acqua. Appello delle Ong a non privatizzare le risorse idriche

    ◊   “L’acqua è la nostra risorsa naturale più preziosa. Gestire con attenzione il suo uso e bilanciare le diverse esigenze è pertanto di vitale importanza”. Lo afferma il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel suo messaggio in occasione dell’odierna Giornata Mondiale dell’Acqua, proclamata dall’Onu. Il tema di quest’anno: “Acque condivise, opportunità condivise” intende evidenziare come risorse idriche transfrontaliere possano agire come forza unificante. Si avviano intanto a conclusione ad Istanbul i lavori del Forum Mondiale dell’Acqua, voluto dal Consiglio mondiale dell’Acqua. Accanto al Forum Mondiale dell’Acqua, nella città turca si è svolto il Forum Alternativo voluto da movimenti e organizzazioni non governative contrarie alla privatizzazione delle fonti idriche. Il Forum ha rinnovato la richiesta ai governi e alle stesse Nazioni Unite di riconoscere il diritto all’acqua nelle Costituzioni nazionali e nella Carta universale dei diritti umani. Molte le resistenze a tale riconoscimento. Ci spiega il perché Marco Iob, rappresentante del CeVI, una delle organizzazioni partecipanti al Forum Alternativo, intervistato da Adriana Masotti.

    R. – Le resistenze provengono dal fatto che ottenere questo riconoscimento significherebbe mettere l’acqua fuori dalle regole del mercato, quindi tutte le grosse imprese, multinazionali, che oggi hanno grandi interessi nella gestione dell’acqua e nella protezione delle fonti, delle riserve idriche naturalmente non sono d’accordo e queste esercitano una forte attività di lobby su quelle che sono le principali istituzioni internazionali, compresa l’Onu. E ciò accade anche qui, a Istanbul.

     
    D. – Voi, infatti, contestate che debba essere il Consiglio mondiale dell’acqua a gestire la questione idrica …

     
    R. – Noi non contestiamo il Forum in sé. Il problema è chi organizza questo momento. Dovrebbe essere, appunto, un’istituzione universalmente riconosciuta, democratica e invece è un organismo privato che è gestito da rappresentanti delle multinazionali. Noi chiediamo che il prossimo Forum mondiale dell’acqua venga organizzato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

     
    D. – Ecco, quindi il punto cruciale è la gestione che secondo voi non deve essere privata, privatizzata...

     
    R. – Certo. Non possiamo affrontare i problemi cruciali, le crisi mondiali dell’acqua che sono in corso, i conflitti che potrebbero generarsi, con le regole del mercato! Dove l’acqua è privatizzata si è verificato che le fasce più povere delle popolazioni vengono escluse dall’accesso all’acqua, a meno che non paghino – naturalmente – un prezzo molte volte improponibile.

     
    D. – Quali sono i popoli più a rischio di un’eventuale privatizzazione dell’acqua?

     
    R. – Il Medio Oriente potrebbe essere un luogo di futuri conflitti per l’acqua. La Turchia, di fatto, si candida ad essere il rubinetto del Medio Oriente, esercitando quindi un potere enorme sugli altri Stati. Naturalmente, molte altre regioni sono a rischio di desertificazione, come le zone aride dell’America Latina, ma soprattutto dell’Africa. In queste regioni, i cambiamenti climatici causeranno quelli che sono i cosiddetti profughi dell’acqua. Ma anche in Europa non saremo esenti da problemi: per esempio, chi accoglierà questi profughi?

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    Veglia per i missionari martiri nella Basilica romana di San Lorenzo al Verano

    ◊   Per non dimenticare chi ha testimoniato la gioia della fede a costo della vita: con questo obiettivo si svolge questa sera, alle 21, presso la Basilica romana di San Lorenzo al Verano, una veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri. L’iniziativa è organizzata dal Centro per la Cooperazione missionaria tra le Chiese del Vicariato di Roma. Momento centrale sarà il ricordo di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in Turchia nel 2006, del quale verranno lette alcune lettere. La veglia ha come tema “Non restare nascosto”, su cui si sofferma don Michele Caiàfa, organizzatore dell’iniziativa, intervistato da Isabella Piro:

    R. – Non restare nascosto è una grande esortazione a venire alla luce. Abbiamo bisogno di cristiani che si espongano, che esprimano con chiarezza e fedeltà al Vangelo la propria fede. Abbiamo bisogno di una testimonianza autentica. Ci ricordava già Papa Paolo VI che non abbiamo bisogno tanto di maestri quanto di testimoni e la testimonianza passa attraverso la dinamica esperienziale del nostro vivere nel tempo. Solo nel 2008 noi abbiamo un elenco di venti cristiani uccisi a causa del Vangelo in odio alla fede cattolica.

     
    D. - Don Michele, siamo nel ventunesimo secolo e la Chiesa continua a contare appunto nuovi martiri: questo cosa significa secondo lei?

     
    R. – Significa che la Chiesa è viva perché fin tanto che ci saranno martiri noi possiamo esprimere il dinamismo dello Spirito, uomini e donne che coraggiosamente annunciano il Vangelo anche in condizioni estremamente rischiose. Sarebbe facile cedere a compromessi, ma la fede non è negoziabile. Il Vangelo non è soggetto a sconti, lo si annuncia integralmente anche donando la vita e la Chiesa non deve mai dimenticare la testimonianza di questi coraggiosi cristiani che sono per noi un faro, una luce. Noi abbiamo la fortuna di vivere in un contesto culturale e sociale dove la dinamica della fede, in fondo, la si può vivere con grande tranquillità. Noi abbiamo altre forme di martirio nella nostra odierna cultura, come il martirio della derisione, il martirio della marginalità, forme talvolta di martirio più subdole, ma uomini e donne che donano la propria vita, che versano il sangue per il Vangelo, sono davvero dei grandi esempi per noi e la Chiesa vive di questi esempi. Del resto, il primo grande martire è l’Uomo Crocifisso, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, Lui ci ha dato l’esempio e noi dobbiamo fare altrettanto.

     
    D. – Don Michele nel mondo di oggi improntato al tutto e subito, come insegnare il valore del martirio, il valore del sacrificio?

     
    R. – E’ la semplicità dell’insegnamento di Gesù che ci aiuta ad essere naturalmente martiri. Noi non puntiamo all’eroismo, ai colpi di scena, ma morire da martiri significa vivere da martiri, cioè vivere da testimoni. Bisogna semplicemente aderire all’insegnamento di Cristo e viverlo nella dinamica della storia personale. Nella vita nessuno ha mai pensato di diventare martire. I martiri hanno semplicemente vissuto il Vangelo, nelle difficoltà di ogni giorno, ma innamorati di Cristo con il cuore sempre orientato verso lui, con il desiderio di seguirlo sempre e comunque.

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    La comunità internazionale celebra la Giornata della sindrome di Down

    ◊   Ieri la comunità internazionale ha celebrato la Giornata mondiale della sindrome di Down. Le associazioni, a livello mondiale, sottolineano i grandi passi compiuti a livello di integrazione sociale, delle persone con sindrome di Down. Quest’anno, ricorre anche il 50.mo anniversario della scoperta del prof. Jérome Lejeune che ha individuato, nelle persone con sindrome di Down, la presenza di un cromosoma in più nella coppia definita “numero 21”. Motivo per cui, questa condizione genetica, è scientificamente definita anche “trisomia 21”. Quest’anno, il Coordinamento delle associazioni Down, dà una particolare attenzione al tema del lavoro: vediamo come, con Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione italiana persone Down”:

    R. – In una situazione di crisi, come quella che conosciamo, il mercato del lavoro che è già, diciamo, abbastanza inospitale nei confronti dei cittadini con una disabilità come la sindrome di Down, lo diventa ancora di più perché poi, è più facile porre delle scuse. Allora, il nostro tema è la promozione del diritto all’inserimento lavorativo e le iniziative mettono al centro proprio questo tema dell’età adulta e della possibilità, per le persone con sindrome di Down, di diventare cittadini a tutti gli effetti.

     
    D. – La persona con sindrome di Down non è ancora accettata totalmente dalla gente e quindi dal mondo lavorativo?

     
    R. – Più che altro, ancora si pensa troppo spesso che, inserire nel mondo del lavoro una persona con la sindrome di Down, sia una sorta di pegno da pagare, piuttosto che l’accoglienza di un lavoratore. Noi sappiamo invece che, le persone con questa sindrome, se sono inserite nel modo giusto, cioè con la scelta della posizione lavorativa adatta alla loro capacità - ovviamente non parlo di tutte le persone con la sindrome di Down ma di quella percentuale che effettivamente si può esprimere produttivamente sul mercato del lavoro - queste persone possono essere effettivamente dei lavoratori. C’è stato un giorno, in occasione di un incontro con un gruppo di lavoratori con sindrome di Down, che ho chiesto a loro di aiutarmi a capire, dovendo fare una campagna di sensibilizzazione, qual era la motivazione che potevo dare, ai datori di lavoro, per assumere una persona con sindrome di Down, ed una di loro mi ha risposto semplicemente: “Devi dirgli che avranno un lavoratore in più”.

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    Chiesa e SocietÓ



    L'Osservatore Romano e le parole del Papa sull'Aids: il coraggio della verità

    ◊   L’Osservatore Romano aveva già riferito qualche giorno fa dello stravolgimento delle parole del Papa. Nell’edizione odierna – in un articolo in prima pagina a firma di Lucetta Scaraffia - ritorna sulla vicenda sottolineando come “uno dei più prestigiosi quotidiani europei, il britannico ‘Daily Telegraph’, ha avuto il coraggio di scrivere che, sul tema dei preservativi, il Papa ha ragione. Benedetto XVI - nella brevità di una risposta alla domanda di un giornalista - aveva detto che “non si può superare questo problema dell’Aids solo con i soldi” - che pure sono necessari - e “con la distribuzione di preservativi”: occorre “una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovamento spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro”. “Nel mondo occidentale – si legge sull’Osservatore - le campagne di prevenzione sono state basate esclusivamente sull'uso del preservativo, dando per scontato l'obbligo di non esercitare alcuna interferenza sui comportamenti delle persone”. Il cosiddetto "progresso" della rivoluzione sessuale “non si doveva mettere in discussione; neppure in Africa, dove era evidente - e dove tuttora è evidente, se solo si leggessero con onestà i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla diffusione dell'Aids - che la distribuzione di preservativi non serve da sola ad arginare l'epidemia”. Persino la rivista "Science" – continua l’Osservatore – ha riconosciuto nel 2004 che la parte più riuscita del programma anti-Aids in Uganda “è stata il cambiamento di comportamento sessuale”. Tanto da scrivere: "La riduzione del numero dei partner sessuali e l'astinenza fra i giovani non sposati anziché l'uso del condom sono stati i fattori rilevanti nella riduzione dell'incidenza all'Hiv". “Molti Paesi occidentali - nota Lucetta Scaraffia - non vogliono riconoscere la verità delle parole dette da Benedetto XVI sia per motivi economici - i preservativi costano” e le industrie farmaceutiche sono ben contente - “mentre l'astinenza e la fedeltà sono ovviamente gratuite - sia perché temono che dare ragione alla Chiesa su un punto centrale del comportamento sessuale possa significare un passo indietro in quella fruizione del sesso puramente edonistica e ricreativa che è considerata un'importante acquisizione della nostra epoca. Il preservativo viene esaltato al di là delle sue effettive capacità di arrestare l'Aids perché permette alla modernità di continuare a credere in se stessa e nei suoi principi, e perché sembra ristabilire il controllo della situazione senza cambiare niente. È proprio perché toccano questo punto nevralgico, questa menzogna ideologica, che le parole del Papa sono state tanto criticate. Ma Benedetto XVI, che lo sapeva benissimo – conclude l’articolo dell’Osservatore - è rimasto fedele alla sua missione, quella di dire la verità”. (A cura di Sergio Centofanti)

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    Usa: la Chiesa chiede la fine dei raid contro gli immigrati

    ◊   “Mi unisco ai rappresentanti di altre religioni e a tutti voi raccolti qui oggi per chiedere al nostro governo di porre fine alle retate delle Ffrze dell’ordine tra i migranti irregolari, retate che quasi sempre causano lo spaccamento delle famiglie”. Il presidente della Conferenza episcopale statunitense, cardinale Francis George, ha lanciato questo appello in occasione della manifestazione per i diritti dei migranti che si è svolta ieri a Chicago. Centinaia le persone presenti che hanno accompagnato il discorso del porporato con applausi e cori di approvazione. Il cardinale George – informa l’Associated Press – ha chiesto al Governo di mantenere le promesse di cambiamento mettendo mano alla riforma dell’immigrazione. La manifestazione rientra in una serie di 17 iniziative organizzate in altrettante città americane dai promotori di tale riforma. Da circa due anni il Dipartimento di Giustizia ha rafforzato le operazioni di contrasto all’immigrazione irregolare, tra le quali rientrano gli “immigration raids”, retate che hanno l’obiettivo di arrestare e deportare gli stranieri illegalmente residenti negli Usa. Questa pratica, però porta a dolorose spaccature familiari, laddove spesso i figli degli immigrati irregolari sono cittadini statunitensi. “La Chiesa cattolica – ha ribadito ieri il presidente della Conferenza episcopale – non approva chi viola la legge, ma allo stesso tempo ritiene che ciascuno meriti rispetto e che interrompere i raids sarebbe un atto di fedeltà verso gli elettori della comunità immigrata”. (S.G.)

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    America Latina: grande interesse per il viaggio del Papa in Africa

    ◊   Dal primo giorno l’opinione pubblica latinoamericana e le Chiese locali hanno seguito con particolare attenzione il viaggio di Benedetto XVI in due nazioni africane. D’altra parte, in Brasile e in diversi Paesi caraibici vivono corpose comunità di afroamericani che serbano nei loro cuori una particolare simpatia verso i luoghi da dove, secoli fa, sono partiti i loro antenati. E’ ancora viva nel ricordo di questi popoli la preghiera di Benedetto XVI in occasione della sua visita in Brasile per aprire i lavori della V Conferenza del Celam: "Resta, Signore, con quelli che nelle nostre società sono più vulnerabili; resta con i poveri e gli umili, con gli indigeni e gli afroamericani, che non sempre hanno trovato spazio e appoggio per esprimere la ricchezza della loro cultura e la saggezza della loro identità" (13 maggio 2007, Aparecida). Quest’interesse si è riscontrato in questi giorni in numerosi siti Internet delle Conferenze episcopali o dei mass-media cattolici. Anche la stampa in generale ha dato grande rilievo al pellegrinaggio del Papa, ospitando cronache e interventi, anche sulle polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Pontefice sull’Aids e l’uso dei preservativi. La questione è stata dibattuta per lo più con toni moderati da cui è emersa la volontà di comprendere e di evitare verdetti impietosi e sbeffeggi. Numerosi vescovi di Messico, Argentina, Honduras, Brasile, Cuba, Repubblica Dominicana, membri della conferenza episcopale delle Antille, sono intervenuti per spiegare il senso profondo del magistero pontificio, in particolare quando la brevità dei titoli riportati dai media andava a scapito del ragionamento e dell’integrità del pensiero espresso dal Santo Padre. "Gli insegnamenti del Papa in Africa sono importanti anche per noi", ha rilevato mons. José L. Lacunza, vescovo di David (Panamà), che ha spiegato: "Sotto numerosi profili, il Papa parla a tutti noi, perché Lui ha a cuore il destino dell’uomo". "Le polemiche artificiose lasciano il tempo che trovano. Il Papa ha posto problemi seri e ha prospettato strade adeguate per superarli", spiega una nota editoriale del sito dell’episcopato argentino, mentre quello della Colombia osserva: "Benedetto XVI ha chiesto agli africani ciò che ha chiesto anche a noi: essere protagonisti del nostro sviluppo e del nostro destino e poi ha condannato ogni discriminazione contro le donne, in particolare quelle che riducono il loro essere meraviglioso solo ad un oggetto sessuale. Il Papa, inoltre, ha messo al centro delle sue preoccupazioni i poveri, la famiglia e i malati, come ha fatto in occasione delle due visite a popoli americani". "Ogni cosa che dice il Papa – ricorda mons. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua – merita non solo di essere ascoltata, ma soprattutto meditata. Lui non parla per riempire il tempo. Lui parla per dare un orientamento e ricordarci chi siamo e dove andiamo". In quasi tutti i principali quotidiani latinoamericani, infine, diversi pastori ed esperti hanno seguito con commenti e analisi l’intero viaggio e, in particolare, i temi principali affrontati da Benedetto XVI. Tra questi, oltre alle grandi questioni della difesa della vita, ha richiamato molto l’attenzione ciò che il Papa ha detto sulla corruzione che ipoteca ogni sviluppo autentico. "E’ una questione su cui il Pontefice ci insegna molto: anche noi latinoamericani, infatti, soffriamo questa piaga", ha commentato mons. Alvaro Ramazzini, vescovo di San Marcos, in Guatemala. (A cura di Luis Badilla)

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    Per il governo iracheno le violenze anticristiane a Mosul sarebbero finite

    ◊   Appena un anno fa veniva ucciso in Iraq, insieme ai suoi compagni, l’arcivescovo di Mosul, Paulos Faraj Rahho, il più noto, forse, dei 710 cristiani travolti dal vortice omicida della persecuzione religiosa, martiri ricordati in una recente celebrazione commemorativa, dal vescovo di Kirkuk mons. Louis Sako. Il loro sacrificio, ha detto il presule, “è segno della trasfigurazione e resurrezione per la nostra Chiesa e il nostro Paese”. Intanto, fonti governative hanno diffuso la notizia che le violenze contro i cristiani sarebbero cessate. Il generale Abdul Karim Khalaf, alto funzionario del ministero dell’Interno, ha garantito che “rimane solo da perseguire penalmente ed eseguire i mandati di arresto per i criminali che hanno preso di mira i cristiani”, pronunciando così un chiaro invito all’ottimismo, uno sforzo – almeno verbale – di dimostrare come il piano speciale per la sicurezza, preparato dal governo alla fine del 2008, abbia funzionato. Decisamente più cauto, informa Avvenire, il deputato Younadam Kenna, leader del Movimento democratico assiro: “ Il conflitto fra curdi e arabi nella città potrebbe riesplodere e le violenze non sono solo contro i cristiani”. Questa pagina, prosegue, si potrà chiudere solo quando “saranno stati arrestati e processati gli autori dei tremendi crimini dello scorso autunno”. (S.G.)

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    Roma si prepara a commemorare l'uccisione di mons. Romero

    ◊   Sono trascorsi 29 anni dalla morte di mons. Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di San Salvador assassinato il 24 marzo 1980 e Roma si prepara a commemorare l’avvenimento con numerose celebrazioni. Per l’occasione, informa il Sir, la capitale ospiterà mons. Tomás Balduino, vescovo emerito di Goias e presidente della Commissione pastorale della terra della Conferenza episcopale brasiliana. Il programma prevede, il 26 marzo, alle 17,00, un convegno con testimonianze su Oscar Romero, Martin Luther King, don Giuseppe Diana, nella Sala Di Liegro della Provincia di Roma. Il giorno successivo, alle 19,00, si terrà, nella chiesa di San Marcello al Corso, la celebrazione ecumenica di preghiera presieduta da mons. Balduino e la pastora Anna Maria Maffei, presidente dell’Ucebi (Chiese evangeliche battiste italiane). Il 29 marzo alle 11,00, infine, si svolgerà una festa latinoamericana, con processione, Messa e pranzo nella Chiesa di Santa Maria della Luce, a Trastevere. (S.G.)

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    La Chiesa irlandese chiede la rinegoziazione dei mutui per salvare le case delle famiglie

    ◊   Mutui rinegoziati per evitare che una famiglia si ritrovi senza casa o rate di pagamento ripensate secondo la disponibilità finanziaria del nucleo familiare in difficoltà. A chiedere allo Stato irlandese di introdurre queste nuove misure di aiuto alla famiglia è il vescovo Christopher Jones, presidente della Commissione famiglia della Conferenza episcopale del Paese. In un comunicato diffuso dal Sir, il presule scrive che "in Irlanda la proprietà della casa di famiglia è sempre stata considerata importante. Rivoluzionare le famiglie e la loro vita dovrebbe essere evitato". "La moratoria temporanea sui mutui offerta da alcuni creditori è stata la benvenuta", ha detto ancora il vescovo, "ma essa non rimuove la paura di perdere la casa che hanno oggi le famiglie. Dal momento che il governo può intervenire a sostenere il sistema bancario chiedo ad esso di proteggere le famiglie da questa eventualità". Un appello, infine, viene rivolto anche alle banche affinché rivedano le modalità di prestito così da garantire alle aziende il sostegno necessario per superare l'attuale crisi economica. (S.G.)

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    Inghiterra: nuovi studi a favore della legalizzazione dei lavoratori irregolari

    ◊   Secondo uno studio della "London School of Economics" i lavoratori illegali presenti nel Regno Unito sono circa 725 mila, una cifra che conferma quanto sostenuto dalla campagna "Strangers into citizens", ovvero "Da stranieri a cittadini" che si batte perché chi ha un visto scaduto, ma vive nel Paese da almeno quattro anni e da due ha un permesso di lavoro, ottenga il diritto di rimanervi per sempre. Secondo la campagna, lanciata dal cardinale Cormac Murphy-O'Connor nel maggio 2006, i lavoratori illegali sono molto più numerosi della cifra di 500 mila diffusa dal ministero degli Interni. "Abbiamo sempre sostenuto che 700 o 800 mila lavoratori illegali era un dato più che realistico", ha dichiarato Austen Ivereigh, direttore di "Strangers into citizens" a Sir Europa. Da questi dati emerge, che occorrerebbero 34 anni e quasi 8,7 miliardi di euro per rimpatriare chiunque risieda in modo illegale nel Regno Unito". Cifre che dimostrano, secondo Ivereigh, l'impossibilità di sostenere il rimpatrio o l'allontanamento come soluzione e la necessità di una qualche forma di regolarizzazione come quella realizzata dalla Spagna nel 2005 quando vennero regolarizzate 700 mila persone. Il prossimo 4 maggio, la campagna "Da stranieri a cittadini" organizzerà funzioni religiose nelle varie Chiese e associazioni che appartengono a questo movimento, i cui aderenti si riuniranno in una manifestazione nel centro di Londra. (S.G.)

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    Sri Lanka: incontro tra giovani di regioni diverse, divisi dalla guerra

    ◊   Un incontro tra nord e sud all’insegna della solidarietà. È quanto hanno vissuto dal 13 al 15 marzo scorsi, quasi 150 giovani dello Sri Lanka, grazie a un’iniziativa promossa dal National Fisheries Solidarity Movement. A recarsi nella parte settentrionale dell’isola, 25 ragazzi delle regioni meridionali che hanno affiancato i loro coetanei nel lavoro all’ospedale di Mannar tra le vittime del conflitto. Di fronte a loro, informa Asianews, ragazzi senza braccia e senza gambe, ormai orfani dei genitori, a causa della guerra che da 20 anni infuria nel nord, una guerra che, spiega la gente, secondo il governo “serve per portare la democrazia da queste parti”. Nel primo giorno dell’iniziativa, ribattezzata Youth to youth solidarity tour in Mannar, il gruppo ha partecipato ad un incontro sulle ragioni storiche della guerra che attanaglia lo Sri Lanka e ripercorso le vicende storiche del Paese dal periodo pre-coloniale ad oggi. “Tutti i ragazzi sono rimasti soddisfatti - spiega Fernando Laksiri, responsabile dell’iniziativa - e hanno chiesto ulteriori spiegazioni”. Il giorno dopo, la visita nell’ospedale. “Abbiamo visto con i nostri occhi che le informazioni che riceviamo dai media non raccontano la verità – ha osservato uno dei giovani provenienti dalla parte settentrionale del Paese - e le sofferenze della popolazione del nord non arrivano al sud”. “C’è bisogno di molta più collaborazione e interazione tra noi per aiutare la comprensione della situazione”, gli ha fatto eco un suo coetaneo del sud. Lo Youth to youth solidarity tour “ha aperto gli occhi” ai ragazzi che dopo i tre giorni di convivenza si sono lasciati con la promessa di continuare l’amicizia e gli incontri. In aprile un gruppo di 60 di loro compirà il viaggio in senso contrario e i ragazzi del nord andranno a far visita ai loro nuovi amici del sud. (S.G.)

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    I cardinali Sodano e Bagnasco ricordano San Benedetto

    ◊   Nell’Abbazia fondata da San Benedetto, c’è “l’anima dell’Europa, un’anima sconfinata ed aperta ad accogliere come sintesi tutto quello che di vero, di nobile e di buono si realizza”. È stato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, a riproporre in questi termini la centralità del cristianesimo nel formarsi della cultura europea. L’occasione – informa Avvenire – è stata la Messa Pontificale presieduta, nel giorno in cui la Chiesa ricorda la morte del patrono d’Europa, il 21 marzo, nella millenaria Abbazia fondata dal santo di Norcia. Su Montecassino, il porporato ha poi osservato che “si resta ogni volta attoniti e pensosi guardando alla 'città collocata sul monte', dalla quale in un tempo di crisi e di dissipazione, per tanti versi simile al nostro, si liberarono forze così vive da formare lentamente un mondo nuovo”. Norcia è stata invece definita la "Betlemme di San Benedetto” dal cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, che qui ha celebrato la Messa commemorativa del patrono d’Europa. “In questa splendida valle – ha ricordato il porporato – San Benedetto aveva appreso valori come la persona umana, la famiglia, il lavoro, la solidarietà, una sorta di grammatica adatta a tutti”. (S.G.)

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    Un convegno sull'eredità del cardinale Newman all'Università Cattolica di Milano

    ◊   Esplorerà soprattutto la nozione di ragione in Newman, il convegno organizzato dall’Università cattolica di Milano, il 26 e il 27 marzo, sulla vita e le opere del cardinale John Henry Newman, convertitosi dall’anglicanesimo ed entrato nel Collegio cardinalizio della Chiesa cattolica 130 anni fa. “Nella convinzione del grande valore dell’attualità e rilevanza culturale, oltre che ecclesiale, della figura e dell’opera di Newman – si legge in un comunicato diffuso dal Sir – il Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica, diretto da Evandro Botto, in collaborazione con l’International Centre of Newman Friends, diretto da padre Herman Geissler, promuovono un convegno internazionale interamente dedicato al cardinale inglese e al suo insegnamento”. La nozione newmaniana di ragione (cara anche a Benedetto XVI), verrà trattata nella sua valenza di “ragione incarnata” nella vita, “vivificata dalla fede e dunque in grado di fondare il dialogo tra tutti gli uomini nelle loro diverse appartenenze”. Tra i partecipanti, alcuni tra i più prestigiosi studiosi mondiali del pensiero di Newman, come: Jeremy Morris (Trinity Jall, Cambridge), Ian Ker (Faculty of Theology, Oxford), Michael Paul Gallagher (Pontificia Università Gregoriana), Inos Biffi (Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale), Paul Chavasse, postulatore della causa di beatificazione. (S.G.)

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    24 Ore nel Mondo



    Nuove tensioni in Tibet: arrestati 95 monaci

    ◊   Nuove tensioni in Tibet. La polizia cinese ha arrestato 95 monaci tibetani dopo una rivolta nel monastero di Ragya, nella provincia del Qinghai. L’agenzia Nuova Cina riferisce che ad innescare la protesta sarebbe stata la vicenda di un monaco tibetano arrestato perché sospettato di propaganda anticinese. Secondo le autorità locali l’uomo sarebbe fuggito insieme ad altri monaci, mentre fonti tibetane ipotizzano il suicidio. Proteste si registrano anche in altre regioni del Paese.

    Slovacchia
    Elezioni presidenziali in Slovacchia. L’esito del voto al primo turno rimanda al ballottaggio i candidati favoriti: il presidente uscente Ivan Gasparovic, sostenuto dai socialdemocratici dello Smer, il principale partito al governo, e dai nazionalisti del partito nazionale slovacco, ha ottenuto il 46,8% dei consensi, mentre la rivale Iveta Radicava, candidata dell’opposizione di centrodestra, ha conquistato il 37,9% delle preferenze. Il voto decisivo è fissato per il 4 aprile.

    Macedonia
    La Macedonia oggi alle urne per eleggere il nuovo presidente e rinnovare 370 municipi. A monitorare il corretto svolgimento delle elezioni vi sono oltre 300 osservatori dell'Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Le ultime elezioni legislative, nel giugno del 2008, furono infatti funestate da gravissimi scontri. Su poco più di 2 milioni di cittadini macedoni, il 25% è composto dalla minoranza di etnia albanese, rappresentata dal proprio candidato, Imer Selmani del partito dell’Unione democratica per l’integrazione. Due invece i candidati del blocco slavo-macedone alla presidenza: Georgi Ivanov del partito nazionalista Vmro e il centrsita Ljubomir Frckovski. Su questa delicata fase di transizione del Paese balcanico, Stefano Leszczynski, ha intervistato Paolo Quercia, analista del Centro militare di studi strategici:

    R. – Si guarda a queste elezioni con grande attenzione. Da parte dell’Unione Europea ma anche dagli Stati Uniti, soprattutto perché le scorse elezioni politiche furono caratterizzate da episodi di violenza piuttosto preoccupanti. Per tale ragione, questa sarà di nuovo una prova per vedere se esiste una democrazia compiuta in Macedonia e soprattutto se nei fronti interetnici le violenze si sono comunque stemperate.

     
    D. – Paradossalmente, la Macedonia è stato, tuttavia, uno dei due Stati, che si sono separati dalla ex Jugoslavia in maniera pacifica...

     
    R. – Le modalità di separazione sono state diverse rispetto agli altri Paesi della Jugoslavia, però poi abbiamo assistito ad un deterioramento della situazione interna, soprattutto con la guerra civile del 2001. E poi ad un deterioramento della situazione dei rapporti con la Grecia, sul tema del nome, che hanno ultimamente rallentato il processo di adesione della Macedonia alla Nato. Sia da parte greca che da parte macedone c’è stato un ritorno di temi nazionalisti che hanno messo i due Paesi in forte contrapposizione.

     
    D. – Ecco, in queste elezioni presidenziali, tre sembrano essere i principali protagonisti: due macedoni, di cui uno del partito nazionalista, e addirittura un rappresentante della comunità albanese. Qual è la posizione di questi candidati per quanto riguarda l’Unione Europea?

     
    R. – I temi ovviamente forti della campagna elettorale sono stati l’Unione Europea, oltre che la Nato e i rapporti tra macedoni e albanesi. Ma l’Unione Europea è stato uno dei temi più forti. Ovviamente tutti sostengono l’ingresso nell’Unione. Vi è chiaramente, però, anche una differenza. Ci sono per esempio dei sondaggi secondo i quali la maggioranza dei cittadini albanesi è disposta a cambiare il nome del Paese, pur di poter entrare nell’Unione Europea, aggirando un veto della Grecia. Quindi, diciamo che l’Unione Europea è un obiettivo per tutti, ma la strada per arrivarci e il prezzo politico da pagare ovviamente è diverso, a seconda delle comunità e dei partiti.

     
    Usa – Afghanistan
    In Afghanistan gli Stati Uniti sono pronti ad agevolare la costituzione di un partito politico espressione dei talebani moderati. E' quanto scrive il quotidiano britannico Observer citando l'ambasciatore americano a Kabul, William Wood. Secondo il diplomatico, gli Usa non escludono l’elezione, alle presidenziali di agosto, di candidati tra gli ex studenti coranici, e sarebbero pronti a trattare sul rilascio di prigionieri talebani e sulla rimozione di alcuni leader talebani delle liste nere dell’Onu. Aperture – spiega Wood - condizionate ad un rafforzamento del dispositivo militare Usa e Nato nel Paese oltre a quello dell'esercito e delle forze di sicurezza locali.

    Usa – Economia
    I manager nel mirino del presidente Usa. L’amministrazione Obama intende porre un “tetto” agli stipendi dei dirigenti di tutte le banche, le finanziarie di Wall Street e forse anche altri istituti, come parte del piano per mettere ordine nelle finanze americane. Lo ha riferito il New York Times nel suo sito online, citando fonti governative. I dettagli del piano verranno resi noti la prossima settimana, pochi giorni prima del Vertice del G20 il 2 aprile a Londra.

    Israele – Egitto
    L’Egitto non intende “interferire nelle questioni interne di Israele” e in particolare nella composizione del governo. L'ambasciatore egiziano a Tel Aviv, Yasser Reda, smentisce le voci su un possibile accordo fra il governo egiziano e il premier designato Benyamin Netanyahu, leader del Likud, circa la nomina a ministro degli Esteri dell’esponente della destra radicale Avigdor Lieberman. Il Likud conferma in un comunicato l’incontro, nei giorni scorsi, fra l’ambasciatore egiziano Reda e il futuro direttore del Consiglio di sicurezza nazionale, Uzi Arad, e rassicura l’Egitto: “l'arrivo di Lieberman al ministero gli Esteri – sottolinea la nota – non deve costituire un motivo di tensione fra i due Paesi”.

    Israele
    Si avvicina la prospettiva della liberazione del caporale Ghilad Shalit, prigioniero nella Striscia di Gaza dal giugno 2006. Il governo israeliano uscente ritiene di avere margini negoziali per un accordo di scambio di prigionieri con Hamas in grado di garantire la liberazione del giovane. Lo ha reso noto oggi il gabinetto del premier Olmert, che fra meno di due settimane dovrà lasciare l’incarico al leader della destra Benyamin Netanyahu.

    Medio Oriente
    “Dal presidente Obama arriva un linguaggio nuovo” e “l’apertura ufficiale ad Hamas è solo questione di tempo”. Lo sostiene in un'intervista al quotidiano "Repubblica" Khaled Meshaal, leader di Hamas, che sulla questione mediorientale auspica “un cambiamento sincero della politica americana ed europea” e si dice pronto ad intraprendere la strada della democrazia. “Le grandi potenze hanno bisogno di noi per risolvere il conflitto arabo-israeliano”, afferma il leader movimento palestinese che precisa: “L’accordo si farà se le potenze esterne rinunceranno a interferire”. Quanto al riconoscimento di Israele, Meshaal aggiunge “non avverrà per dettato esterno”.

    Pakistan
    Il presidente della Corte suprema del Pakistan, il giudice Ifitkhar Chaudry, licenziato nel 2007 dalla giunta militare di Pervez Musharraf, è stato reintegrato. A spingere per il reintegro di Chaudry, considerato un paladino dei diritti umani, è stata l'opposizione ed in particolare i partiti dell'ex premier assassinato Benazir Bhutto e dell'ex premier esiliato da Musharraf, Nawaz Sharif.

    Iraq
    L'ambasciata di Londra in Iraq ha ricevuto un video che mostra uno dei cinque britannici rapiti a Baghdad circa due anni fa, ancora nelle mani dei rapitori. Lo ha confermato una fonte diplomatica che ha definito il video “uno sviluppo significativo” ed ha assicurato l'impegno per “il rilascio in sicurezza di tutti gli ostaggi". Il sequestro, a maggio 2007, fu rivendicato da un gruppo estremista sciita.

    Italia – Politica
    Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati, ha chiuso a Roma il congresso che sancisce lo scioglimento di Alleanza Nazionale per la confluenza, insieme a Forza Italia, nel Popolo della Libertà. Fini, tra le altre cose, ha ribadito il principio della laicità: "questo - ha detto - non significa negare il magistero della Chiesa o ignorare la dimensione della religione, ma collocare la religione nella sfera personale e privata e non in quella pubblica".

    Sudan - Darfur
    Non si placa in Darfur il conflitto fra tribù rivali. Nella regione del Sudan occidentale, sconvolta dalla guerra civile, scontri a fuoco hanno causato stamani trentadue morti e nove feriti. Coinvolte nelle violenze le tribù di Fallatah e Salamat, che hanno riportato 6 morti, e il gruppo degli Habaniyah, nella provincia di Buram, fra i cui membri si registrano 25 decessi.
     
    Senegal
    Seggi aperti in Senegal per le elezioni amministrative, considerate un test per le presidenziali del 2012. Aperte alle 8.00 le urne chiuderanno alle ore 18. Sono cinque milioni gli elettori attesi ai seggi, su una popolazione di 12 milioni di persone, di cui circa 1,5 milione solo nella regione di Dakar. Lo scrutinio porterà all'elezione di oltre 20mila consiglieri rurali, comunali e regionali in 543 comunità locali. Tra i candidati anche il figlio del presidente Abdoulaye Wade, Karim, in corsa a Dakar, secondo gli osservatori, possibile futuro leader del Paese.

    El Salvador
    Il neopresidente di El Salvador Mauricio Funes – in Brasile per la sua prima visita ufficiale - ha ringraziato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva per il suo appoggio. Funes ha detto che adotterà in Salvador alcuni programmi sociali e economici del governo brasiliano, che ha saputo rendere l’economia del Paese la “più dinamica e competitiva dell'America Latina”.(Panoramica Internazionale a cura di Claudia Di Lorenzi)


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 81

     

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