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Sommario del 21/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • La Messa a Luanda. Benedetto XVI: chi annuncia Cristo non manca di rispetto alle altre culture e credenze ma offre un messaggio di vita eterna. Liberare dalla paura degli "stregoni"
  • Incontro con le autorità politiche a Luanda. Il Papa: lotta a corruzione e discriminazione delle donne. L'aborto non è cura della salute materna
  • Il Papa ai vescovi dell'Angola: cristiano adulto non è chi che segue le mode ma chi vive radicato nell'amicizia con Cristo
  • Domani la Messa celebrata dal Papa con i vescovi dell'Imbisa
  • Padre Lombardi: non siano depredate le ricchezze dell'Africa
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • L'associazione Scienza e Vita lancia il manifesto “Liberi per vivere”
  • Oggi si celebra la Giornata mondiale contro le discriminazioni razziali
  • Nelle piazze italiane oggi e domani l'ottava Giornata nazionale Unitalsi
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e SocietÓ

  • Brasile: ucciso sacerdote spagnolo, in prima linea nell’aiuto ai "bambini di strada"
  • Thailandia: Conferenza ecumenica mondiale sulla giustizia per i fuori casta
  • Sri Lanka: giornata di digiuno e preghiera per la libertà religiosa nel Paese
  • Per gli episcopati del continente le elezioni europee un'opportunità per costruire una casa migliore
  • Mons. Zollitsch: l'Anno sacerdotale è un incoraggiamento per tutti i preti del mondo
  • Pakistan: aperta unità di trapianto di midollo osseo per la cura dei bambini talassemici
  • "L'unita dei cristiani è possibile": così il capo della Chiesa Greco-cattolica ucraina
  • In Belgio "week end" del patrimonio religioso
  • Lettera del cardinale Rouco Varela per la Giornata del seminario
  • Tradotti in bielorusso i documenti conciliari
  • Da lunedì il Consiglio permanente dei vescovi italiani
  • Domani a Roma veglia per i missionari martiri
  • Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie
  • Calabria: nuovo omicidio a Locri. Il vescovo: si formino le coscienze
  • "I Venerdì di Propaganda" della Lev: ieri l'incontro con Alessandra Borghese
  • 24 Ore nel Mondo

  • Khamenei frena il dialogo con gli Usa: con Obama nessun cambiamento
  • Il Papa e la Santa Sede



    La Messa a Luanda. Benedetto XVI: chi annuncia Cristo non manca di rispetto alle altre culture e credenze ma offre un messaggio di vita eterna. Liberare dalla paura degli "stregoni"

    ◊   Prosegue il viaggio internazionale di Benedetto XVI in Africa: stamani il Papa ha presieduto la Messa nella Chiesa di San Paolo a Luanda, capitale dell'Angola. Nell'omelia ha ribadito la necessità dell'evangelizzazione: chi è convinto della sua fede per aver fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta - ha detto - deve essere convinto anche del fatto di non mancare di rispetto a nessuno se annuncia il Vangelo. Benedetto XVI ha parlato anche delle paure di tante persone che arrivano a condannare i bambini di strada e i cosiddetti "stregoni". Il servizio del nostro inviato Davide Dionisi:
     
    La seconda giornata angolana di Benedetto XVI si è aperta con la Messa con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i movimenti ecclesiali e i catechisti dell’Angola e di São Tomé, presieduta dal Santo Padre nella chiesa intitolata a San Paolo, patrono di Luanda. L’edificio – costruito dai Padri cappuccini nel 1935 e rilevato successivamente dai Salesiani nel 1982 – è stato recentemente ristrutturato proprio in previsione della visita del Papa. Si è trattato di un intervento di rifacimento che rientra in un ampio piano dell’arcidiocesi di Luanda che ha come scopo il miglioramento di diverse strutture ecclesiali. E proprio a San Paolo, Benedetto XVI ha dedicato la prima parte della sua omelia ricordando il bimellenario della nascita dell’Apostolo delle genti e il Giubileo paolino in corso:

     
    “De Deus, rico em Misericórdia, fala-nos por experiência própria São Paulo …
    Di questo Dio, ricco di Misericordia, ci parla per esperienza personale San Paolo… Ecco la testimonianza che egli ci ha lasciato: «Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo io ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, affinché ‘fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in Lui per avere la vita eterna’»”.

     
    Il Papa ha poi salutato con gioia i suoi “compagni di giornata nella vigna del Signore”, ricordando in particolare i Salesiani e i fedeli della parrocchia di San Paolo. Poi l’esortazione di Benedetto XVI ad impegnarsi per far conoscere ovunque Cristo agli angolani e a non permettere loro di alimentarsi di false credenze:

     
    “Hoje cabe a vós, irmãos e irmãs, na senda destes heróicos e santos …
    Oggi spetta a voi, fratelli e sorelle, sulla scia di quegli eroici e santi messaggeri di Dio, offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perché – dicono – sono stregoni”.

     
    E a coloro che nutrono perplessità e si convincono che è meglio lasciare in pace questi fratelli perché hanno scelto di seguire la loro verità, optando per la soluzione della pacifica convivenza, il Papa ha risposto dicendo:

     
    “Mas, se estamos convencidos e temos a experiência de que, sem Cristo, …
    Ma, se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale –, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna”.

     
    La mattinata si è conclusa con il trasferimento alla nunziatura apostolica. Nel pomeriggio è previsto l’incontro con i giovani allo Stadio dos Coqueiros che si svolgerà sul tema “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

    La Chiesa di San Paolo - come abbiamo detto - è retta dai Salesiani. Don Gino Favaro, vicario della visitatoria salesiana in Angola, ci parla della presenza della Famiglia di Don Bosco in questa terra. L'intervista è di Davide Dionisi:

    R. – Siamo più o meno 70 salesiani - metà in pratica sono già angolani - e cerchiamo di portare avanti il nostro carisma, in questo continente fatto di grandissima e bella gioventù.

     
    D. – Fin da quando siete arrivati in Angola - io ricordo che nel 2006 avete celebrato i 25 anni di presenza salesiana in Angola - avete puntato anche sulla collaborazione con i laici. Ecco, a che punto è questo vostro progetto?

     
    R. – Continuiamo, da soli non si può far tutto. Quindi, il grande sforzo, sia a livello di Chiesa che a livello di Congregazione, è dare forza ai laici perché si assumano le proprie responsabilità. Una delle cose che sta crescendo sempre di più è anche il volontariato laico missionario e il grande sogno è di fare sì che il volontariato laico missionario sia anche angolano. Sono già stati fatti i primi passi e forse nel prossimo anno avremo i primi missionari laici angolani, che vorranno dare una parte della propria vita in qualche posto di evangelizzazione.

     
    D. – Il 22 marzo sarà anche l’occasione per il Papa di incontrare i movimenti cattolici per la promozione della donna nella parrocchia di Sant’Antonio. Come giudica questo evento?

     
    R. – Lo vedo molto bene, perché la donna ha una forza molto grande nella cultura africana, non solo come fattore di educazione, ma anche come fattore sociale. In pratica, è la donna che porta avanti l’economia. E’ veramente il motore dell’economia con il suo lavoro, con la sua dedizione. Nella Chiesa ci sono molte associazioni a favore della promozione della donna, e sono molto forti. In genere, le donne vogliono partecipare come gruppo, sentirsi unite, vivere la propria fede in Gesù.

     
    D. – Anche l’incontro con i giovani sarà sicuramente un evento molto sentito...

     
    R. – I giovani sono la forza, la speranza del futuro dell’Africa, di questa nazione. Dare un segno di speranza a questa gioventù, che non vede ancora futuro, è fondamentale. E poi questa gioventù è aperta, è bombardata sì da tante proposte di vita, di ideali, ma è molto aperta anche al senso religioso e al messaggio di Gesù Cristo. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Incontro con le autorità politiche a Luanda. Il Papa: lotta a corruzione e discriminazione delle donne. L'aborto non è cura della salute materna

    ◊   Gli africani siano protagonisti del proprio sviluppo nel rispetto della famiglia e della vita: è l’esortazione di Benedetto XVI alle autorità politiche e civili angolane e al corpo diplomatico incontrato ieri sera nel palazzo presidenziale di Luanda. L’evento, nel quale il Papa ha anche denunciato quanti considerano l’aborto una questione di salute riproduttiva, è avvenuto dopo la visita di cortesia del Pontefice al presidente della Repubblica dell’Angola, José Eduardo Dos Santos. Il servizio di Alessandro Gisotti:
     
    La dignità della donna, la promozione della famiglia e la difesa della vita siano il fondamento di un autentico sviluppo dell’Africa: si può sintetizzare così la sfida che Benedetto XVI ha lanciato alle autorità politiche e diplomatiche dell’Angola e di tutto il continente africano. Un intervento, quello pronunciato al Palazzo presidenziale di Luanda, improntato alla fiducia nelle possibilità dell’Africa di costruire un futuro di pace e progresso:

     
    Angola sabe que chegou para a África o tempo da esperança...
    “L’Angola – ha detto il Papa - sa che è arrivato per l’Africa il tempo della speranza”. Ogni comportamento umano retto, è stata la sua riflessione, “è speranza in azione. Le nostre azioni non sono mai indifferenti davanti a Dio; e non lo sono neanche per lo sviluppo della storia”. E ha esortato gli africani a trasformare questo Continente, liberandolo “dal flagello dell’avidità, della violenza e del disordine, guidandolo sul sentiero segnato dai principi indispensabili ad ogni moderna civile democrazia”. Il Papa ha numerato questi principi: “Il rispetto e la promozione dei diritti umani, un governo trasparente, una magistratura indipendente, una comunicazione sociale libera, un'onesta amministrazione pubblica, una rete di scuole e di ospedali funzionanti in modo adeguato, e la ferma determinazione, radicata nella conversione dei cuori, di stroncare una volta per tutte la corruzione”:

     
    Meus amigos, vós sois obreiros e testemunhas duma Angola que se levanta...
    “Amici miei – ha affermato - voi siete artefici e testimoni di un’Angola che si sta risollevando”. Dopo ventisette anni di guerra civile che ha devastato questo Paese, ha rilevato con gioia, “la pace ha cominciato a mettere radici, portando con sé i frutti della stabilità e della libertà”. Ha quindi lodato gli “sforzi palpabili” del governo e delle agenzie multilaterali, “decise a trascendere interessi particolari per operare nella prospettiva del bene comune”. Né ha mancato di elogiare quanti “servono con integrità e dedizione le loro comunità umane” e sono “impegnati in attività di volontariato al servizio dei più bisognosi”. Quindi, ha richiamato la necessità di un “approccio etico allo sviluppo” al centro del suo ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace:

     
    De facto, mais do que simples programas e protocolos...
    “Infatti – ha avvertito il Santo Padre - più che semplici programmi e protocolli, le persone di questo continente stanno giustamente chiedendo una conversione profondamente convinta e durevole dei cuori alla fraternità”. Gli africani, ha detto ancora, chiedono alle agenzie internazionali di stare loro accanto in modo “veramente umano”. Ed ha ribadito che “gli stessi africani, lavorando insieme per il bene delle loro comunità, devono essere gli agenti primari del loro sviluppo”, esortando al contempo i Paesi industrializzati a dar seguito alla promessa di destinare lo 0,7% del loro Pil agli aiuti allo sviluppo. Un’assistenza “ancora più necessaria oggi - ha soggiunto - con la tempesta finanziaria mondiale in atto”. Ma su cosa deve dunque basarsi lo sviluppo africano? Il Papa indica nella famiglia il fondamento su cui costruire l’edificio sociale. La famiglia, ha detto, è proprio il “dono comune che l’Africa offre a quanti provengono da altri continenti”:

     
    Entretanto, como todos sabem, também aqui se abatem numerosas...
    “Eppure – ha costatato con amarezza - come tutti sappiamo, anche qui numerose pressioni si abbattono sulle famiglie: ansia e umiliazione causate dalla povertà, disoccupazione, malattia, esilio, per menzionarne solo alcune”. Particolarmente sconvolgente, ha denunciato Benedetto XVI, “è il giogo opprimente della discriminazione sulle donne e ragazze", senza parlare della inqualificabile "pratica della violenza e dello sfruttamento sessuale che causa loro tante umiliazioni e traumi”. Il Papa ha quindi riferito “un'ulteriore area di grave preoccupazione: le politiche di coloro che, col miraggio di far avanzare l’«edificio sociale», minacciano le sue stesse fondamenta”:

     
    Que amarga é a ironia daqueles que promovem o aborto...
    “Quanto amara – ha detto il Papa - è l'ironia di coloro che promuovono l'aborto tra le cure della salute "materna"! Quanto sconcertante la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva (cfr Protocollo di Maputo, art. 14)!” La Chiesa, ha proseguito, la troverete sempre “accanto ai più poveri di questo continente”, attraverso iniziative diocesane e innumerevoli opere educative, sanitarie e sociali:

     
    Continuará a fazer tudo o possível para apoiar as famílias, nomeadament...
    “Continuerà a fare tutto ciò che le è possibile per sostenere le famiglie – ha rassicurato – comprese quelle colpite dai tragici effetti dell'AIDS e per promuovere l’uguale dignità di donne e uomini sulla base di un'armoniosa complementarità”. Il cammino spirituale del cristiano, ha concluso Benedetto XVI, “è quello della quotidiana conversione; a questo la Chiesa invita tutti i leader dell’umanità, affinché essa possa seguire i sentieri della verità, dell'integrità, del rispetto e della solidarietà”.

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    Il Papa ai vescovi dell'Angola: cristiano adulto non è chi che segue le mode ma chi vive radicato nell'amicizia con Cristo

    ◊   Benedetto XVI, subito dopo l’incontro con le autorità politiche e civili, si è recato nella cappella della nunziatura a Luanda dove ha incontrato i vescovi dell’Angola e São Tomé. Ce ne parla Sergio Centofanti.

    Il Papa incoraggia i vescovi a proseguire il loro ministero episcopale nonostante le fatiche, le tante limitazioni e difficoltà: sono le doglie del parto – ha detto – che si fanno sentire “finché Cristo non sia completamente formato”. Anche qui si diffonde una cultura relativista “che nulla riconosce come definitivo e anzi - sottolinea il Papa - tende ad erigere a misura ultima l’io personale e i suoi capricci”. La Chiesa propone “un’altra misura: il Figlio di Dio, che è anche vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo”:

     
    “O cristão de fé adulta e madura não é aquele que segue as ondas da moda...
    Il cristiano di fede adulta e matura non è colui che segue le onde della moda e l’ultima novità, ma colui che vive profondamente radicato nell’amicizia di Cristo. Questa amicizia ci apre verso tutto ciò che è buono e ci offre il criterio per discernere tra errore e verità”.

     
    Per Benedetto XVI in questo contesto è “certamente decisivo” il campo della cultura:

     
    “a voz dos católicos esteja sempre presente no debate cultural da nação...
    la voce dei cattolici sia sempre presente nel dibattito culturale della Nazione, perché si rafforzino le capacità di elaborare razionalmente, alla luce della fede, le tante questioni che sorgono nei diversi ambiti della scienza e della vita”.

     
    “La cultura e i modelli di comportamento – ha proseguito - si trovano oggi sempre più condizionati e caratterizzati dalle immagini proposte dai mezzi di comunicazione sociale”. Per questo è lodevole ogni sforzo perché la comunità ecclesiale abbia una capacità comunicativa “in grado di offrire a tutti un’interpretazione cristiana degli eventi”. Tra gli impegni che il Papa propone è la difesa della famiglia, “oggi esposta a parecchie difficoltà e minacce” , e la cui fragilità è resa ancor più acuta dalla “tendenza diffusa nella società e nella cultura di contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio”.

     
    Na vossa solicitude de Pastores...
    Nella vostra sollecitudine di Pastori … continuate ad alzare la voce in difesa della sacralità della vita umana e del valore dell’istituto matrimoniale e per la promozione del ruolo che ha la famiglia nella Chiesa e nella società, chiedendo misure economiche e legislative che le rechino sostegno nella generazione e nell’educazione dei figli”.

     
    Quindi il Papa ha espresso la propria gioia per la presenza in Angola “di tante comunità vibranti di fede, con un laicato impegnato”, per le tante vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, “vero segno di speranza per il futuro”. E di fronte ad un clero che “diventa sempre più autoctono” rende “omaggio al lavoro svolto pazientemente ed eroicamente dai missionari per annunziare Cristo e il suo Vangelo” in queste terre. Infine Benedetto XVI parla della formazione permanente dei sacerdoti, della loro testimonianza, della fedeltà al loro stato, perché cerchino “di farsi santi per suscitare intorno a sé nuovi santi”.

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    Domani la Messa celebrata dal Papa con i vescovi dell'Imbisa

    ◊   Domani mattina, sulla spianata di Cimangola a Luanda, Benedetto XVI presiederà la Messa con i vescovi dell'Imbisa, l'organismo che riunisce i vescovi dell'Africa meridionale. Sulle sfide della Chiesa in questo continente ascoltiamo quanto riferisce mons. Gabriel Mbilingi, presidente dell'Imbisa, al microfono di Davide Dionisi:

     
    R. – Le sfide principali sono l’evangelizzazione, la formazione morale, religiosa della gioventù, la cura nei riguardi dei diritti della donna in generale, l’evangelizzazione nella sua dimensione sociale per quanto riguarda la vita politica delle nostre società, come governare per il bene comune i nostri Paesi: e poi le sfide relative alle malattie, soprattutto l’Aids.

     
    D. – Qual è il significato per la Chiesa angolana e per tutto il Paese, di questa visita di Benedetto XVI?

     
    R. – Il Papa arriva in un momento veramente importante, a tutti i livelli. A livello religioso, pastorale, e a livello politico e anche della realtà economica che il mondo vive in questo momento. Per cui, per noi è innanzitutto un privilegio, e questo lo apprezziamo e per questo ringraziamo anche Dio. Il Papa visita l’Angola sette anni dopo che l’Angola ha trovato la via della pace, dello sviluppo, e questo per noi significa che il Papa viene ad incoraggiarci in questo cammino di riconciliazione dei nostri popoli, nella sfida che abbiamo davanti a noi di far sì che il nostro Paese, uscito dalle ceneri, possa ora guardare all’avvenire con una speranza molto più grande di vedere questo Paese andare avanti in modo nuovo, con la benedizione di Dio che ci viene attraverso le mani del nostro Santo Padre. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Padre Lombardi: non siano depredate le ricchezze dell'Africa

    ◊   Per una prima valutazione della tappa angolana del viaggio di Benedetto XVI in Africa ascoltiamo il commento del direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, intervistato da Davide Dionisi:

    R. - Io ho avuto l’impressione che siano discorsi molto decisi, ricchi di contenuto. In un certo senso sono un po’ diversi da quelli che abbiamo sentito in Camerun, che erano più centrati sul tema del Sinodo e della vita della Chiesa. I discorsi come quello all’aeroporto, diretto al popolo angolano e alla sua situazione dopo tante divisioni e tante guerre, con l’impegno adesso della ricostruzione, e il discorso alle autorità politiche e civili e al Corpo diplomatico. Ecco, anche questo è stato un discorso molto forte: si è parlato dei principi essenziali per la costruzione di una democrazia moderna, con il rispetto dei diritti della persona, l’onestà nell’amministrazione, il superamento definitivo della corruzione. Veramente tante cose, estremamente importanti e chiare. E infine anche l’impegno per la famiglia e il monito contro misure che siano contrarie alla dignità della donna e anche l’uso dell’aborto per il controllo delle nascite.

     
    D. – Nel ricordare che l’Angola, teatro negli anni scorsi di un conflitto trentennale, è una delle nazioni più ricche di risorse naturali ha detto: “Non arrendetevi alla legge del più forte”...

     
    R. – Questo è uno dei moniti che il Papa ha dato. Il suo è sempre un richiamo al rispetto del bene comune, alla solidarietà, all’attenzione ai poveri, ad una retta distribuzione delle risorse. Questo fatto che l’Africa sia un continente in cui molti Paesi sono ricchi di risorse, ma sono allo stesso tempo travagliati da un’estrema povertà delle persone che vi abitano, è una cosa che grida vendetta al cospetto di Dio. E bisogna assolutamente trovare il modo da parte dell’estero di non depredare queste ricchezze per interessi economici estranei e da parte dei governanti di non usare male per motivi di corruzione, di interesse personale, queste risorse, ma di metterle veramente a disposizione di tutti.

     
    D. – Ecco, il discorso, durante l’incontro con le autorità politiche e civili e con il Corpo diplomatico, ha ricordato le difficoltà di tante famiglie e le discriminazioni nei confronti delle donne...

     
    R. – Questo mi colpisce. E’ uno dei fili che attraversano l’insegnamento del Papa in questo viaggio. E mi sembra molto significativo, perchè effettivamente il ruolo della donna nella società africana è assolutamente centrale. E quindi saperne riconoscere la dignità, aiutarne lo sviluppo è una delle chiavi del progresso umano e spirituale dell’Africa.

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    Nomine

    ◊   Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale del vicariato apostolico di Awasa (Etiopia), presentata da mons. Lorenzo Ceresoli, dei Missionari Comboniani di Sunningdale, per raggiunti limiti di età. Gli succede padre Giovanni Migliorati, anch’egli dei Missionari Comboniani di Sunningdale, rettore del seminario maggiore e segretario generale del vicariato apostolico di Awasa, assegnandogli la sede titolare vescovile di Ambia. Padre Giovanni Migliorati è nato a Pavone Mella, in provincia di Brescia (Italia), il 24 agosto 1942. Compiuti gli studi primari e secondari nel proprio paese, nel 1965 è entrato nel noviziato dei Missionari Comboniani di Sunningdale (Brighton), in Inghilterra. Ha proseguito gli studi filosofici a Crema e a Venegono Superiore (Varese). Dopo aver emesso i voti perpetui il 9 settembre 1968, è diventato sacerdote il 12 aprile 1969.

    Il Santo Padre ha eretto la diocesi di Namibe (Angola), con territorio dismembrato dall’arcidiocesi di Lubango, rendendola suffraganea della medesima Sede Metropolitana. Il Papa ha nominato primo Vescovo di Namibe il rev.do Mateus Feliciano Tomás, cancelliere dell’arcidiocesi di Huambo e parroco della Cattedrale. Il rev. Mateus Feliciano Tomás è nato il 23 febbraio 1958 a Chinguar, diocesi di Kwito-Bié. È stato ordinato sacerdote il 18 settembre 1983 ed incardinato nell’arcidiocesi di Huambo.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un editoriale del direttore dal titolo “Il Papa e l’Africa”

    La cifra della verità: una riflessione di Lucetta Scaraffia su Chiesa e aids

    Protezione delle minoranze religiose dalla discriminazione: nell’informazione internazionale, intervento della Santa Sede alla decima sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell’uomo

    Una cavia in gabbia chiamata uomo: in cultura, Giulia Galeotti sulla ricerca biomedica e sperimentazione clinica

    Luca Pellegrini recensisce il film “Teza” di Haile Gerima, che descrive speranze e desolazione dell’Etiopia

    Dalla leggerezza di Nollywood all’impegno sudafricano: Annamaria Gallone sul Festival del Cinema africano, d’Asia e America Latina di Milano, che pone l’accento sulla cultura meticcia che cresce sulle differenze

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    Oggi in Primo Piano



    L'associazione Scienza e Vita lancia il manifesto “Liberi per vivere”

    ◊   Un manifesto per dire ‘sì’: alla vita, alla medicina palliativa, ad accrescere ed umanizzare l’assistenza ai malati e agli anziani. Ma anche per dire ‘no’: all’eutanasia, all’accanimento terapeutico e all’abbandono di chi è più fragile. E’ il documento presentato ieri a Roma dall’associazione Scienza e Vita, dal Forum delle Famiglie e da Retinopera: uno strumento intitolato “Liberi per vivere” e pensato per essere distribuito attraverso parrocchie e gruppi ecclesiali al fine di favorire a livello popolare un discernimento sulla fine della vita. Ma perché questo manifesto? Paolo Ondarza lo ha chiesto a Maria Luisa Di Pietro, co-presidente di Scienza e Vita:

    R. - Per rispondere a un’esigenza, che è quella di conoscere, di approfondire, questi temi e anche per aiutare ad elaborare la paura. Abbiamo bisogno di riflettere su questo e aiutare la gente a riacquistare speranza e, soprattutto, a elaborare la paura della malattia e della morte. Abbiamo bisogno di riacquistare la consapevolezza che sono eventi che fanno parte della vita e che se vissuti in un mondo di relazioni, di affetti, in un mondo che risponda ai tuoi bisogni, possono essere anche accettati e portati avanti con speranza.

     
    D. – Lei diceva: è importante sconfiggere la malattia, distruggere la malattia e non il malato…

     
    R. – L’idea di chi sostiene l’eutanasia è che bisogna eliminare il malato per eliminare la sofferenza. La sofferenza è un insieme di componenti psicologiche, relazionali, esistenziali: si combatte vincendo la solitudine, vincendo l’abbandono, non certo eliminando la persona che soffre. E’ molto facile lo scivolamento dalla cosiddetta eutanasia su richiesta a un’eutanasia sociale e questo già con l’eutanasia su richiesta ma ancora di più con la cosiddetta eutanasia sociale sarebbe veramente la distruzione totale di una convivenza civile.

     
    D. – Lei sottolineava anche la contraddizione del cosiddetto diritto a morire perché laddove c’è morte non ci sono diritti...

     
    R. – Dove c’è morte non ci sono diritti. Uno Stato tutela diritti sempre positivi. C’è il diritto al lavoro, c’è il diritto allo studio, il diritto ad essere curati ma non ha senso un diritto a morire. La cura, il lavoro, la salute, sono dei beni ma la morte non è un bene, non è un valore.

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    Oggi si celebra la Giornata mondiale contro le discriminazioni razziali

    ◊   “Sono ancora troppe le comunità, le società che soffrono a causa del razzismo. Agendo sulla dichiarazione universale dei diritti umani possiamo, dobbiamo sostenere tutti coloro che subiscono discriminazioni razziali”. E’ questo l’appello lanciato dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon nel suo messaggio per l'odierna Giornata internazionale contro la discriminazione razziale. Il servizio di Cecilia Seppia:

    Il 21 marzo del 1960, la polizia aprì il fuoco su 69 manifestanti scesi in piazza a Sharpeville, in Sudafrica, per protestare pacificamente contro le leggi razziali dell’apartheid: morirono tutti. Tra loro c’erano anche donne e bambini. Sei anni dopo, per non dimenticare, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. "Da allora sono stati compiuti significativi progressi, non ultimo lo smantellamento del regime dell’apartheid. Ma il razzismo continua a colpire persone, comunità e società". Che responsabilità ha la politica nel diffondere o implementare istanze xenofobe? Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International:

     
    “Quello che è stato detto da molti organismi internazionali è che c’è una responsabilità di un linguaggio della politica spesso di natura discriminatoria, di una politica che appiccica delle etichette, dello stigma spesso su interi gruppi di persone che già sono in condizioni di vulnerabilità perché si tratta di cittadini stranieri, di migranti, di richiedenti asilo, di minoranze etniche … Quando la politica parla un linguaggio anziché di prudenza, di pregiudizi, di paure e le amplifica, anche, con una legislazione che è una legislazione di sicurezza, per la popolazione – per parte della popolazione – è come avere la conferma che l’esasperazione che cova dentro è giusto sfogarla con violenza e con atti xenofobi”.

     
    Una piaga, dunque, che continua ad affliggere il mondo, scrive il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel messaggio inviato ai governi per questa giornata: “Il razzismo esiste ovunque: per questo esorto tutti i Paesi a lavorare insieme per rafforzare l’impegno comune nella lotta contro di esso”. Diventa dunque necessario promuovere la cultura del dialogo, della fiducia, del confronto. Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati:

     
    “Promuovere la conoscenza reciproca, cioè noi non ci conosciamo, non conosciamo neanche i nostri nuovi concittadini e quindi vogliamo in qualche modo aiutare tutti ad uscire dal pregiudizio perché è ovvio che il pregiudizio e lo stereotipo determinano la paura e la paura determina poi il razzismo”.

     
    Il 2009 da poco iniziato sarà di fatto l’anno del riesame delle azioni intraprese dalla Conferenza mondiale contro il Razzismo del 2001.

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    Nelle piazze italiane oggi e domani l'ottava Giornata nazionale Unitalsi

    ◊   “Per te un piccolo gesto, per loro un grande dono”: è lo slogan dell’ottava Giornata nazionale Unitalsi che vede migliaia di volontari impegnati, oggi e domani, in tremila piazze italiane. Con l’acquisto di una piantina di olivo sarà possibile contribuire ai numerosi progetti in favore di anziani, bambini e disabili. Benedetta Capelli ne ha parlato con Antonio Diella, presidente nazionale Unitalsi:

    R. – Ogni anno l’associazione si presenta alla gente spiegando perché l'Unitalsi, che nasce dall’esperienza di Gesù Cristo, abbia scelto di vivere l’esperienza innanzitutto della carità. La Giornata nazionale serve a far comprendere come sia importante per chi vive i pellegrinaggi - perché questa è la nostra storia, in particolare a Lourdes - che è un'esperienza che dura una vita; stare vicino ai malati è una risposta quotidiana alla necessità di dignità e di comunione.

     
    D. – Con un piccolo gesto sarà possibile acquistare una pianta d’ulivo che ha per voi un significato tutto particolare...

     
    R. – Sì, innanzitutto, è ancora una volta un segno di pace nell’avvicinarsi della Pasqua per dire a tutti che la carità è la vita dell’associazione, un condividere la pace e una voglia di serenità. Soprattutto in questo periodo in cui tanto si è parlato della sofferenza noi vogliamo ricordare, con questo gesto dell’ulivo, che la pace e la serenità possono essere condivise anche con chi si trova in situazioni di difficoltà.

     
    D. – Aderendo all’iniziativa quali progetti dell’Unitalsi saranno finanziati?

     
    R. – Noi innanzitutto stiamo portando avanti dei grandi progetti di vicinanza alla solitudine, soprattutto dei malati che non hanno nessuno che vive con loro. Stiamo lavorando molto per il trasporto dei disabili, per l’attenzione ai più piccoli, con la creazione di ludoteche e di doposcuola per i bambini più in difficoltà. Abbiamo realizzato diverse case di accoglienza, soprattutto in vicinanza degli ospedali italiani nei quali vengono ricoverati più spesso i bambini.

     
    D. – Ad oggi quali sono i numeri dell’Unitalsi, una grande famiglia sempre al servizio di Lourdes...

     
    R. – Questa grande famiglia viene da un anno straordinario che è stato il 2008, l’anno del Giubileo. Un anno in cui veramente a Lourdes, tramite l’Unitalsi, sono andati a vivere l’esperienza del pellegrinaggio più di 100 mila persone. Ma il dato importante è la presenza di migliaia di volontari, perché questo segno del pellegrinaggio rappresenta davvero una scelta, un impegno per la felicità di chi lo vive. E questa è una grande educazione all’esperienza della fede vissuta concretamente, perché il Signore è presente nelle persone che incontriamo; per chi crede questo è un dato veramente straordinario. Per chi non condivide l’esperienza della fede è comunque una grande possibilità: quella di impegnare la propria vita in un servizio che realizzi la propria e l’altrui dignità.

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    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

    ◊   Il Vangelo della quarta Domenica di Quaresima ci presenta il colloquio tra Gesù e Nicodèmo. Gesù afferma che “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna … Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Poi aggiunge:

    “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie”.

    Su questo brano evangelico, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all'Università Lateranense:

    Nicodemo, uno dei capi, un “maestro in Israele”, un fariseo, va a trovare Gesù di notte. Gesù parla con lui molto apertamente e, ad un certo punto della conversazione notturna, gli descrive la condizione dell’umanità paragonandola a quella in cui vennero a trovarsi gli israeliti quando una quantità di serpenti velenosi invase l’accampamento e una gran quantità di essi moriva a causa dei loro morsi. Gli uomini sono sottoposti ai morsi velenosi del maligno e questi morsi sono mortali. Il Figlio, spiega Gesù, è venuto per sollevare e liberare l’umanità da questo stato, perché chi si rivolge a Lui e crede in Lui “abbia la vita”.

     
    Gesù spiega la sua venuta come dono d’amore del Padre “perché il mondo si salvi”. Quell’uomo, che non si volge a Lui per avere la vita, portando già in sé il veleno di morte, si autocondanna. L’accettazione dell’amore che è dato in Gesù Cristo è vita, il suo rifiuto ha come conseguenza la morte. “C’è un solo nome nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (cf. At 4, 12).

     
    Gesù spiega a Nicodemo anche il perché della stridente contraddizione di chi non accetta l’amore e si apre all’“odio” per la luce. Non si tratta inizialmente di un’avversione frontale, ma obliqua. “Gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce perché le loro opere erano malvagie”. “L’amore non è amato”, le opere malvagie, sì. Colmo dell’irrazionalità. Di qui l’odio per chi “viene alla luce”, di qui la scelta di morte, di qui gli amanti e gli adoratori della morte, la necrofilia contemporanea.

     
    Gesù non è venuto per condannare, ma col Suo avvento è iniziato il giudizio.

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    Chiesa e SocietÓ



    Brasile: ucciso sacerdote spagnolo, in prima linea nell’aiuto ai "bambini di strada"

    ◊   Padre Ramiro Ludeña Y Amigo, 64 anni, sacerdote spagnolo impegnato nel servizio ai ragazzi di strada a Recife, capitale dello Stato nord-orientale di Pernambuco, è stato ucciso giovedì scorso a colpi di arma da fuoco. Secondo l’agenzia brasiliana Estado, il religioso, originario di Toledo, è stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco al torace mentre saliva a bordo della sua automobile dopo aver cenato a casa di conoscenti nel quartiere di Areias. Ricoverato d’urgenza all’Hospital Português è spirato poco dopo. Il sacerdote - ricorda Avvenire - da anni era impegnato con il ‘Movimiento de Apoyo a los Meninos de Rua’ (Mamer), organizzazione che aiuta gli adolescenti della località di Jaboatão dos Guarapes nell’area metropolitana di Recife. Questa zona è sconvolta dai drammi della violenza e del narcotraffico. Ma in 20 anni di attività pur lavorando con adolescenti difficili – ha dichiarato il presidente della Ong, la signora Rosa Guareschi - non erano mai avvenuti fatti del genere. Fernando Gomes, coordinatore dell'organizzazione non governativa, ha affermato inoltre che si tratta di “una notizia tristissima”. Il sacerdote era molto apprezzato e non aveva mai ricevuto alcun tipo di minaccia: Don Ramiro - ha spiegato mons. Genival Saraiva de França, vescovo della diocesi di Palmares - era “dotato di grande sensibilità sociale” e cercava di “strappare i bambini e gli adolescenti dalla povertà” e dalla criminalità. Il lavoro di padre Ramiro – ha sottolineato mons. Genival Saraiva de França – si scontrava proprio con “gli interessi del narcotraffico e con i sentimenti degli ex alunni che erano tornati in quel mondo di violenza da cui il sacerdote aveva tentato di strapparli”. Padre Ramiro è stato il primo presidente dal 1990 al 1991 del Consiglio Statale dei diritti del bambino e dell’adolescente di Pernambuco. La polizia brasiliana ha fermato un giovane di 15 anni che ha confessato il crimine e secondo la polizia si è trovata anche l'arma utilizzata, un fucile calibro 12. L'adolescente ha spiegato che voleva rapinare il sacerdote mentre si trovava nella sua automobile e ha sparato perché pensava che stesse cercando un’arma per difendersi. (A.L.)

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    Thailandia: Conferenza ecumenica mondiale sulla giustizia per i fuori casta

    ◊   “Intoccabili”, “fuori casta”, “contaminati”. Sono queste le etichette discriminatorie con cui vengono tacciati in alcune zone dell’Asia le persone ritenute senza discendenza e dunque non appartenenti ad alcuna casta. In un sistema sociale che definisce gli individui in base a tale appartenenza, si tratta di una condizione che nega i più elementari diritti alla dignità e all’uguaglianza. Si stima che oggi, in Asia meridionale, circa 250 milioni di Dalit (“fuori casta”), soffrano questa stigmatizzazione, un numero che cresce notevolmente se si allarga lo sguardo al resto del mondo. Sono coloro, si legge in un comunicato della Federazione Luterana internazionale (LWF), che combattono quotidianamente per ottenere giustizia. La “Conferenza Ecumenica Mondiale sulla giustizia per i Dalit”, che si è aperta oggi a Bangkok, in Thailandia, e proseguirà sino a martedì prossimo, intende promuovere la solidarietà ecumenica internazionale a questa causa. Circa 100 rappresentanti delle Chiese di tutto il mondo e delle associazioni ad esse connesse, condivideranno esperienze e prospettive nell’ottica di potenziare la strategia di sostegno alla lotta dei Dalit e di comunità simili. L’evento intende, inoltre, sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla piaga della discriminazione “di casta”, piaga che non fu menzionata durante la Conferenza mondiale contro il razzismo del 2001. La speranza è che le cose vadano diversamente durante la seconda edizione di quella Conferenza, in programma a Durban tra poche settimane. (S.G.)

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    Sri Lanka: giornata di digiuno e preghiera per la libertà religiosa nel Paese

    ◊   La Conferenza episcopale dello Sri Lanka (Cbcsl) proclama una giornata nazionale di digiuno, astinenza e preghiera per il 3 aprile prossimo. In concomitanza con il venerdì della settimana di passione, che anticipa la Pasqua, i vescovi intendono richiamare l’attenzione sulla possibile approvazione della legge anti-conversione, proposta dai monaci buddisti del Paese e in attesa di essere votata in parlamento. I vescovi lanciano un appello a tutti i sacerdoti, ai religiosi e ai laici invitandoli a fare fronte comune in un momento difficile per la storia della nazione. I prelati - riferisce l'agenzia AsiaNews - invocano “un intervento divino” per riportare “l’armonia attraverso la riconciliazione” fra tutti i cittadini e risparmiare “all’amato Paese, un altro conflitto fra fedeli di religioni diverse”, causato dalla eventuale approvazione “della legge anti-conversione”. Per il 3 aprile la Conferenza episcopale invita tutte le parrocchie e le comunità locali, le scuole e gli istituti religiosi e non di ispirazione cristiana a osservare il digiuno e a pregare per la libertà religiosa nel Paese. I fondi ricavati da collette e beneficenze, sottolineano i vescovi, saranno utilizzati per assistere le popolazioni colpite dal conflitto fra esercito governativo e ribelli tamil nel nord dello Sri Lanka. “Ogni diocesi sarà responsabile della raccolta di una somma di denaro – uguale per tutte – da destinare ai vescovi delle zone in cui è in corso il conflitto” si legge in un comunicato della Cbcsl firmato dal presidente mons. Fernando Vianney e dal segretario generale Norbert M. Andradi. (R.P.)

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    Per gli episcopati del continente le elezioni europee un'opportunità per costruire una casa migliore

    ◊   “I principi fondamentali di ogni società sono la dignità umana e la promozione del bene comune”. A ricordarlo alle autorità e ai cittadini della Ue, i vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). Ieri sera, infatti, a conclusione della plenaria di primavera (18-20 marzo), i presuli hanno diffuso da Bruxelles una Dichiarazione in vista delle elezioni comunitarie di giugno, intitolata “Costruire una migliore casa europea”. Diversi, informa il Sir, gli ambiti di impegno richiamati dalla Comece nel testo: dal dovere di sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna a quello di far progredire i diritti sociali dei lavoratori, anche intraprendendo “una governance economica fondata su valori etici”; dall’appello alla solidarietà verso i più poveri all’urgenza di proteggere il creato combattendo il cambiamento climatico e promuovere la pace nel mondo. La Chiesa cattolica, ha ricordato poi la Comece, “ha sostenuto fin dall’inizio il progetto di integrazione europea e continua a farlo”; pertanto “ogni cristiano ha non solo il diritto ma anche la responsabilità di impegnarsi attivamente in questo progetto” con il proprio voto. “Un’attenzione particolare ai Paesi più poveri” è stata invocata anche da mons. Adrianus van Luyn, riconfermato dall’Assemblea presidente della Comece, insieme a mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e mons. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, come vicepresidenti. Quest’ultimo, nella conferenza conclusiva della Plenaria, richiamando il tema principale della tre giorni (i conflitti in Medio Oriente e nell’Asia del Sud), ha ribadito la gravità della situazione in Iraq, invitando tutti i Paesi membri dell’Ue a un impegno più concreto nei confronti dei rifugiati e delle minoranze perseguitate. Ugualmente, ha proseguito mons. Marx, il mondo politico deve impegnarsi seriamente per “sostenere l’identità e i diritti spesso violati delle minoranze in India e in altre regioni dell’Asia”. (S.G.)

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    Mons. Zollitsch: l'Anno sacerdotale è un incoraggiamento per tutti i preti del mondo

    ◊   “Un incoraggiamento per i sacerdoti": è quanto ha affermato mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, commentando l'iniziativa di Benedetto XVI di indire l'"Anno del sacerdote". "Ringrazio in Santo Padre per questa iniziativa, poiché abbiamo bisogno di un tempo per occuparci in modo particolare del sacerdozio. Nell'anno del sacerdote è importante riflettere sull'incarico e sulla missione del servizio sacerdotale. Si tratterà soprattutto di incoraggiare i sacerdoti che quotidianamente svolgono il loro servizio. In questo anno particolare accompagneremo con la nostra preghiera tutti coloro che percorrono la strada verso il sacerdozio". Mons. Zollitsch che vede nell'indizione dell'anno del sacerdote "un'occasione per prendere nuova consapevolezza della chiamata sacerdotale in tutta la sua bellezza, incoraggiando così anche i giovani a mettersi a disposizione della chiamata di Dio e scoprire la loro vocazione di sacerdoti". "Fedeltà in Cristo, fedeltà del sacerdote" – ricorda il Sir - è il motto scelto per l'anno del sacerdote, che si aprirà il 19 giugno 2009, Solennità del Sacro Cuore di Gesù, per concludersi l'anno successivo con un incontro mondiale dei sacerdoti a Roma. Durante l'anno, San Giovanni Maria Vianney verrà proclamato patrono dei sacerdoti, attualmente circa 400.000 in tutto il mondo. (A.L.)

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    Pakistan: aperta unità di trapianto di midollo osseo per la cura dei bambini talassemici

    ◊   Il centro trapianti, realizzato presso il Pakistan Institute of Medical Sciences (PIMS), e dedicato alla memoria del piccolo Simone Montomoli, e' stato realizzato dalla Fondazione fiorentina Cure2Children, con il contributo della famiglia Montomoli. L'Unita' di Trapianto comprende anche lo screening della talassemia mirato ai familiari dei casi affetti, e ha come ulteriore valore aggiunto quello di ridurre il carico umano e finanziario sulle famiglie dovuti alle frequenti trasfusioni e ad altre terapie di supporto (non curative), e di contribuire alla formazione e qualificazione dei professionisti locali. All'inaugurazione del centro erano presenti il Ministro federale per la salute del Pakistan, Mir Aijaz Khan Jhakrani, l'ambasciatore italiano in Pakistan, Vincenzo Prati, il direttore generale del PIMS, Abdul Majeed Rajput, il direttore del Pakistan Bait-ul-Mal, Zamarrud Khan, e il pediatra onco-ematologo italiano, Lawrence Faulkner, della Fondazione Cure2Children. La Fondazione, oltre ad aver ideato, promosso e realizzato l'Unita' di Trapianto di midollo osseo, fornira' la propria assistenza e sostegno fino a quando non verra' completato il trasferimento di know how al personale locale e non subentrera' il sostegno finanziario da parte del governo Pakistano. (A.L.)

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    "L'unita dei cristiani è possibile": così il capo della Chiesa Greco-cattolica ucraina

    ◊   L'unità dei cristiani è "un dovere" e una "volontà di Dio" e pertanto "è possibile". Ad affermarlo, in un'intervista alla rivista "Korrespondent", il cardinale Lubomyr Husar, capo della Chiesa Greco-cattolica ucraina. Interpellato sulla possibilità di un’unione della Chiesa ortodossa ucraina - Patriarcato di Kyiv, della Chiesa Ortodossa autocefala ucraina e della Chiesa Greco-cattolica ucraina, il porporato ha risposto: "L'unione dei Cristiani è un nostro dovere. È assolutamente possibile, perché questo è un comandamento di Dio. Cristo ha detto che noi dobbiamo essere una cosa sola. Così come la Santa Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una cosa sola. Se questa è la volontà di Dio: è possibile. Ma il problema non è Dio o l'unione: il problema è in noi, nelle persone". Riguardo poi alla contestata decisione di trasferire la Cattedra della Chiesa greco-cattolica da Lviv a Kiev, il cardinale Husar ha voluto precisare che in realtà non si tratta di un "trasferimento". "Siamo tornati dove eravamo una volta", ha spiegato, ricordando che "all'inizio del XIX secolo, il metropolita Greco-cattolico aveva sede a Kiev". (S.G.)

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    In Belgio "week end" del patrimonio religioso

    ◊   Chiese, cappelle e musei aperti oltre l’orario usuale, visite guidate da esperti, l’attesa un vasto pubblico. È il week end del Patrimonio religioso, in corso oggi a domani nella diocesi di Malines-Bruxelles, con l’obiettivo di mettere in evidenza l'importanza non solo devozionale, ma anche artistica e culturale dei tesori conservati nei luoghi di culto. Un’iniziativa – si legge sul sito www.act-asbl.be – che non mancherà di richiamare, nelle speranze della diocesi, molte persone che potranno ammirare opere di alto pregio. Ogni sito è stato invitato a mettere in mostra le proprie ricchezze, da paramenti sacri, a calici, da vetrate artistiche a statue o quadri conservati al proprio interno. Secondo Christian Kremer, responsabile dell'Aop, le associazioni delle opere parrocchiali, che controlla 800 tra chiese e cappelle della diocesi, "è essenziale comprendere e rispettare questa lunga catena di generosità espressa attraverso questo patrimonio che coloro che ci hanno preceduto hanno fatto giungere fino a noi. Un’eredità profonda del passato fatta anche di preghiera che dobbiamo mantenere per il futuro". (S.G.)

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    Lettera del cardinale Rouco Varela per la Giornata del seminario

    ◊   "Dobbiamo considerare la formazione dei futuri sacerdoti nei seminari diocesani e l'attenzione solidale di tutti alle loro necessità spirituali e materiali come uno dei compiti pastorali più importanti per la vitalità della Chiesa di Madrid ed il futuro della sua missione evangelizzatrice". Lo ha scritto il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo della capitale spagnola, nella lettera pastorale per la Giornata del seminario, dal titolo "Apostolo, per grazia di Dio". I seminaristi nei collegi madrileni, informa Sir Europa, sono attualmente circa duecento. Si tratta di un numero confortante, per il quale il porporato ringrazia Dio, anche se ne occorrerebbero senz'altro di più "per il servizio pastorale di una diocesi tanto popolata e complessa come quella di Madrid". Infine, il richiamo all’importanza del contributo dei giovani: “Stare al passo della cultura laicista dominante con rinnovato zelo, per la salvezza di tutti gli uomini e per offrire con vigore apostolico la parola viva del Vangelo – scrive il cardinale Rouco Varela – presuppone che si possa contare su sufficiente linfa giovane capace di rivitalizzare la venerabile tradizione del presbiterio madrileno”. (S.G.)

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    Tradotti in bielorusso i documenti conciliari

    ◊   L'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita di Minsk e Mahilyow, ha consegnato a Benedetto XVI una traduzione in lingua bielorussa dei documenti del Concilio Vaticano II. La presentazione dei testi al Santo Padre – rende noto il Sir - è avvenuta mentre mons. Kondrusiewicz partecipava ad una sessione plenaria della Congregazione per il Clero. Secondo quanto si apprende da fonti locali, il Santo Padre ha ricevuto la notizia della nuova edizione con grande piacere. Tra l'altro, nel suo discorso ai partecipanti alla sessione plenaria, il Pontefice ha fatto riferimento alla dottrina del Concilio Vaticano II. In una conversazione con l'arcivescovo Kondrusiewicz, "Benedetto XVI ha salutato calorosamente la Chiesa cattolica in Bielorussia e preso conoscenza della sua rinascita e sviluppo". (A.L.)

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    Da lunedì il Consiglio permanente dei vescovi italiani

    ◊   Si aprirà lunedì prossimo, alle ore 17.00 con l’adorazione eucaristica presso la Cappella della Cei e la prolusione del cardinale presidente, Angelo Bagnasco, il Consiglio episcopale permanente. Nei giorni successivi (fino al 26 marzo) i vescovi procederanno all’approvazione dell’ordine del giorno dell’Assemblea generale dei vescovi italiani, in programma a maggio. Nel corso dei lavori verranno definite “alcune iniziative di solidarietà a carattere nazionale a sostegno delle famiglie in difficoltà”, il tema e la sede della 46.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani e gli orientamenti operativi dopo il Convegno nazionale “Chiese nel Sud, Chiese del Sud”. Durante i lavori del Consiglio permanente – rende noto il Sir - verranno ripartiti i fondi dell’otto per mille e le questioni relative al sostentamento del clero e al sostegno economico alla Chiesa cattolica, sempre in vista dell’assemblea di maggio. Verrà determinato, inoltre, un contributo da assegnare ai Tribunali ecclesiastici regionali per l’anno in corso e sarà approvato il nuovo statuto della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. La conferenza stampa per la presentazione del Comunicato finale, alla quale parteciperà mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, si terrà martedì 31 marzo 2009 alle ore 12.00 a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. (A.L.)

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    Domani a Roma veglia per i missionari martiri

    ◊   Riecheggeranno domani, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, a piazzale del Verano a Roma i nomi dei venti missionari, provenienti da ogni angolo del pianeta, uccisi “in odio alla fede” nel 2008. Il Centro diocesano missionario per la cooperazione tra le Chiese ha organizzato, infatti, per domani sera alle 21, una veglia che ha l’obiettivo di ricordare e celebrare la memoria dei missionari martiri, un’iniziativa dal tema, “Non restare nascosto”. “Si tratta di un’esortazione a venire alla luce, a diventare sale della terra e luce del mondo”, ossia “testimoni”, spiega a Romasette.it don Michele Caiafa, addetto del Centro diocesano, che inserisce la veglia nel contesto della XVII Giornata mondiale di preghiera e digiuno per i missionari martiri, il 24 marzo. Significativa la scelta del luogo: la basilica eretta in memoria del sacrificio del romano Lorenzo. L’incontro, sarà inoltre l’occasione per ricordare un altro romano martire, il parroco don Andrea Santoro, fidei donum in Turchia ucciso nella sua chiesa di Trabzon il 5 febbraio 2006. La veglia inizierà, infatti, con la proiezione di un video che ripercorre la sua storia e i giorni successivi alla sua scomparsa. Prevista, infine, la testimonianza del religioso romano Marcellino Forcellini, 78 anni, in Congo da 41 anni, che “porterà l’esperienza di una Chiesa tutt’oggi perseguitata e oppressa, nell’indifferenza del resto del mondo”. (S.G.)

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    Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie

    ◊   Migliaia di persone hanno affollato stamani il lungomare napoletano per gridare il loro no alle mafie e ricordare tutte le vittime che sono morte in nome della giustizia, combattendo contro la criminalità organizzata. Ricorre, infatti oggi, primo giorno di primavera, la XIV edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera insieme a numerose altre associazioni attive su questo fronte. La scelta del capoluogo partenopeo ha spiegato il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, è dovuta alla “volontà di dimostrare che c’è un’Italia che non si arrende”, un mondo che non si arrende. A sfilare nel corteo diretto a piazza del Plebiscito, infatti, persone giunte da oltre 30 Paesi e da tutte le regioni d’Italia: “Oggi siamo qui – ha spiegato don Ciotti – per ripetere che occorrono meno parole e più fatti”. Presenti all’iniziativa, dal titolo “L’etica libera la bellezza. Riscattare la bellezza, liberarsi dalle mafie”, numerose autorità politiche e oltre 500 familiari delle vittime oggi commemorate. A leggere gli oltre novecento nomi di questi martiri della giustizia, anche lo scrittore Roberto Saviano, salito a sorpresa sul palco alla fine della manifestazione. Ieri sera, è giunto a don Ciotti anche il telegramma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui si sottolineava l'importanza delle iniziative di solidarietà e di educazione alla legalità rivolte in particolare alle generazioni più giovani. Sempre ieri sera, inoltre, l’ultimo dei numerosi eventi che hanno preparato l’iniziativa odierna: una veglia di preghiera per non dimenticare tutte le persone che hanno dato la vita per contrastare la malavita, presieduta dal cardinale di Napoli Crescenzio Sepe e svoltasi nel Duomo. Un ricordo speciale è andato a Don Peppino Diana, il sacerdote assassinato dalla camorra il 19 marzo di 15 anni fa. (S.G.)

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    Calabria: nuovo omicidio a Locri. Il vescovo: si formino le coscienze

    ◊   “Ci appelliamo a tutti i credenti e soprattutto ai sacerdoti perchè si intensifichi sempre più la formazione delle coscienze”: lo afferma il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, facendo riferimento all’omicidio di Domenico Cavalieri, operaio forestale assassinato ieri mentre aspettava il figlio che stava per uscire da scuola. “In questo tempo di Quaresima, mentre la comunità cristiana si prepara a celebrare la Santa Pasqua - aggiunge mons. Morosini - la Locride viene ancora una volta insanguinata da mano omicida. Richiamiamo la comunità cristiana a considerare questo fatto nell'ottica di una fede autentica e coerente. Non servono riti e cerimonie esterne, quali quelli che ci prepariamo a celebrare nella Settimana Santa, se poi il significato della Croce che portiamo per le nostre strade non ci riporta al rispetto del valore della vita e di tutti gli altri valori cristiani”. “Di fronte a tanta violenza, la Chiesa di Locri-Gerace – prosegue il vescovo - esprime la sua solidarietà a chi è stato colpito da questo lutto e rivolge ancora una volta a tutti l’invito a lasciarsi riconciliare con Cristo. Non mancherà la preghiera per chi è morto e per chi ha ucciso. A questo si aggiunge l’invito e l’incoraggiamento a non desistere dalla speranza”. (A.L.)

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    "I Venerdì di Propaganda" della Lev: ieri l'incontro con Alessandra Borghese

    ◊   Ci si reca a Lourdes non per avere guarigioni ma per incontrare l’amore di Maria, che è guarigione da tutte le malattie e le sofferenze. Lo ha detto Alessandra Borghese – ricordando le parole di Benedetto XVI, in viaggio verso il santuario mariano nel settembre scorso – in occasione del secondo incontro de “I Venerdì di Propaganda”, l’iniziativa della Libreria Editrice Vaticana che ieri ha inteso proporre un approfondimento sull’ultimo libro della giornalista: il volume “Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria”, recentemente pubblicato dall’editrice Mondadori in una seconda edizione aggiornata ed ampliata, offre al lettore una testimonianza dell’esperienza vissuta dall’autrice presso il santuario ai piedi dei Pirenei. Un luogo che in più occasioni l’ha vista al servizio di malati e pellegrini, sui treni bianchi e come hospitalière del Santuario, vissuto ogni volta – come ha raccontato ai presenti radunati presso la Libreria Internazionale Paolo VI – come occasione di totale immersione “nella fede, nella Grazia e nella Carità”. Un invito, rivolto a tutti i lettori, a lasciarsi vincere dal fascino di Lourdes, dal messaggio di fede e speranza che - ha sottolineato il cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, tra i presenti all'incontro - giunge ancora oggi al mondo dalla grotta di Massabielle, ad oltre 150 anni dalle prime apparizioni della Vergine alla giovane Bernardette Soubirous. (C.D.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Khamenei frena il dialogo con gli Usa: con Obama nessun cambiamento

    ◊   Il giorno seguente il messaggio di Barack Obama per "un nuovo inizio" nelle relazioni tra Stati Uniti e Repubblica islamica, la guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Khamenei, ha dichiarato di non vedere alcun cambiamento concreto nella politica di Washington. “Cambiate e il nostro atteggiamento cambierà, altrimenti continueremo a resistere”, ha poi aggiunto l'ayatollah Khamenei. Freddezza e cautela alle aperture di Obama all’Iran sono poi state espresse da parte del ministro degli Esteri israeliano.

    Madagascar
    A quattro giorni dalla destituzione del parlamento e dell’ex presidente Ravalomanana, oggi Andry Rajoelina ha giurato come capo di Stato di transizione del Madagascar. Rajoelina - che guiderà il Paese fino alle elezioni presidenziali previste fra due anni - gode dell’appoggio dell’esercito ma è sempre più isolato a livello internazionale, come confermano le nette prese di distanza di Stati Uniti, Unione Africana e di diversi Paesi europei. Il servizio di Marco Guerra:

    Andry Rajoelina ha prestato giuramento questa mattina come presidente di transizione del Madagascar nello stadio della capitale Antananarivo. In un breve discorso davanti a circa 40mila persone il neo capo di Stato ha fissato alcune priorità del suo mandato fra cui migliorare le condizioni di vita della popolazione e riportare la sicurezza nell’isosola dopo mesi di violenze tra opposte fazioni. Il giovane ex sindaco di Antananarivo ha quindi ribadito che guiderà il Paese per 24 mesi prima di indire nuove elezioni presidenziali. Intanto, in tutta la comunità internazionale sale il coro di dissensi per l’ascesa al potere di Rajoelina, definita, senza mezzi termini, “un colpo di Stato”. Un isolamento testimoniato dalla completa assenza di ambasciatori stranieri alla cerimonia di investitura. Ma a pesare sono soprattutto le posizioni dell’Unione Africana, che ha sospeso il Madacascar dal Organizzazione, e degli Stati Uniti, che hanno annunciato il blocco di ogni tipo di aiuto non umanitario. Iniziative avvenute nel quadro di crescenti pressioni anche da parte dell’Europa, con Francia e Germania che si sono apertamente schierate con il presidente deposto Ravalomanana.

     
    Libano
    Vertice anti-terrorismo in Libano. I ministri dell'Interno dei Paesi membri della Lega Araba si riuniranno domani a Beirut per migliorare il coordinamento tra le forze di polizia e le unità antiterrorismo dei singoli Stati. La riunione sarà aperta dal presidente libanese Michel Suleiman e presenziata dal segretario della Lega Araba Amr Mussa. Tra gli invitati anche alti rappresentanti delle Nazioni Unite presenti in Libano e nella regione. Previsto in giornata l’arrivo delle delegazioni. Intanto, sul terreno continuano le violenze: è di due morti e tre feriti il bilancio degli scontri tra fazioni palestinesi rivali in un campo profughi a sud di Beirut.

    India
    La polizia indiana ha richiesto la pena di morte per l’unico terrorista catturato fra i responsabili degli attacchi di Mumbai, che nel novembre scorso causavano oltre 170 morti. Secondo fonti governative, l’uomo sarà processato per omicidio e "per guerra contro l’India". Intanto si è conclusa stamani la visita nel Paese del direttore della Cia, Leon Panetta: il capo dell’intelligence Usa ha incontrato esponenti del governo indiano ed è partito alla volta del Pakistan.

    Pakistan
    A Islamabad il responsabile della Cia avrà colloqui con il presidente Ali Zardari, il premier Gilani e il ministro degli Interni Malik. In agenda la cooperazione tra Stati Uniti e Pakistan nella lotta al terrorismo e la stabilizzazione dell'Afghanistan. Sul fronte interno, torna intanto alla guida della corte suprema pachistana il giudice Iftikhar Mohammad Chaudhry, rimosso da Musharraf nel novembre 2007 e reintegrato lunedì dopo manifestazioni antigovernative. Sul terreno, rilasciati ieri venti detenuti talebani. La liberazione rientra nell'accordo di pace fra il governo locale della Provincia Frontaliera di Nord Ovest e il gruppo fondamentalista talebano che controlla la valle dello Swat, dove entro marzo, secondo gli accordi, entrerà in vigore la Sharia.

    Afghanistan
    Continua la scia di sangue in Afghanistan. E’ ancora incerto il bilancio dell’esplosione che poche ore fa ha causato vittime tra la folla in una provincia orientale del Paese, mentre stamani un attentato suicida a sud di Jalalabad ha provocato la morte di tre civili e un poliziotto afgani. Vittime anche tra i soldati delle forze di sicurezza internazionali: cinque soldati dell’Isaf e un militare Nato sono deceduti in attacchi nelle regioni a sud.

    Israele
    Secondo la stampa locale il Ministero della difesa israeliano avrebbe ordinato l’apertura di un’inchiesta sui resoconti di guerra a Gaza dei propri soldati: da accertare l’abuso della forza contro civili palestinesi e l’adozione di regole d’ingaggio non rigorose.

    Algeria
    Non c’è tregua in Algeria alle violenze di matrice islamica, a pochi giorni dall’apertura della campagna elettorale per le presidenziali del 9 aprile. Secondo la stampa locale, due civili sono rimasti uccisi e altre sette persone ferite in una serie di attacchi ed esplosioni nel nord del Paese, a poche centinaia di chilometri dalla capitale Algeri. L’esercito avrebbe disinnescato diversi ordigni in operazioni di rastrellamento.

    Etiopia
    Vasta operazione dell'esercito etiope contro i guerriglieri dell'Ogaden, nel sud-est del Paese, che rivendicano l’annessione alla Somalia. Catturati e uccisi, secondo fonti militari, diversi membri di spicco dei clan ribelli. Fra questi anche il leader del Fronte di liberazione nazionale dell'Ogaden, Mohamed Serri, ritenuto responsabile della morte di decine di persone.

    Darfur
    Il presidente del Sudan, Omar Assan al Bashir, deve essere ritenuto responsabile ''di ciascuna morte'' in Darfur. È quanto ha affermato ieri l'ambasciatore statunitense all'Onu, Susan Rice, parlando al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Gli Stati Uniti e altri membri del Consiglio di Sicurezza hanno poi sollecitato il Sudan a rivedere la sua decisione di espellere dal Paese le 13 Ong, ma l'inviato all'Onu di Karthoum ha escluso che ciò possa accadere.

    Somalia
    Sventato il tentativo di sequestro di un mercantile turco nel Golfo di Aden. La marina militare turca ha bloccato ieri un gruppo di pirati somali che tentavano l’assalto a bordo di piccole imbarcazioni. E’ il secondo intervento di successo nell’ultima settimana, il precedente in favore di un cargo vietnamita. Ancora incerta invece la sorte dei 24 membri dell’equipaggio dell’imbarcazione greca sequestrata dai corsari del mare giovedì scorso.

    Coree: riaperta frontiera
    Primi segnali di distensione tra le due Coree dopo le tensioni di inizio mese. Secondo fonti ufficiali, Pyongyang ha riattivato le comunicazioni militari con Seul e riaperto la frontiera ai sudcoreani che devono recarsi nella zona industriale di Kaesong. Nel quadro delle manovre per la distensione nell’area si segnala poi la conclusione del viaggio diplomatico di 5 giorni in Cina del premier nordcoreano Kim Yong, durante il quale il presidente cinese Hu Jintao ha invitato Pyongyang a ''cercare una strada'' per riprendere i colloqui sul disarmo nucleare. La Corea del Nord, intanto, ha annunciato di aver arrestato, lo scorso 17 marzo, due giornaliste americane nei pressi del confine con la Cina. Le due donne si erano recate nella zona per intervistare i rifugiati nordcoreani fuggiti dal Paese.

    Nepal
    La tornata elettorale contraddistinta da scontri e violenze, specchio del clima politico di tensione che si respira nel Paese. La tornata elettorale nelle università nepalesi è stata caratterizzata da accuse reciproche di brogli fra i vari partiti ed episodi di violenza. Il movimento universitario affiliato al partito comunista Cpn (Uml) si è aggiudicato la presidenza in 92 università. Solo terzo il movimento legato al partito maoista al potere, vittorioso in 48 campus. La tensione che ha caratterizzato questo voto è lo specchio di un'aspra contesa politica fra i maggiori partiti del Paese.

    Elezioni in Slovacchia e Macedonia
    Urne aperte in Slovacchia dove 4,3 milioni di aventi diritto sono chiamati al primo turno delle elezioni presidenziali. Gli elettori sceglieranno tra sette candidati, fra cui tre donne. Secondo i sondaggi, i favoriti sono l'attuale presidente, Ivan Gasparovic, candidato dei socialdemocratici del premier Robert Fico e del Partito Nazionale Slovacco, e Iveta Radicava, candidata dell'opposizione di centrodestra. Domani sarà la volta, invece, degli oltre 2 milioni di macedoni che, nello stesso turno, voteranno per le presidenziali e le amministrative. Qui gli ultimi sondaggi danno in crescita i nazionalisti e il loro candidato, Georgi Ivanov. 300 osservatori dell’Osce hanno, intanto, raggiunto la Macedonia per seguire le operazioni di voto, dopo che alle parlamentari dello scorso giugno si sono verificate diverse violazioni delle norme elettorali.

    Obama economia
    Nel consueto discorso del sabato alla nazione, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è tornato sugli obiettivi principali del budget varato dalla nuova amministrazione, che rappresenta la “parte centrale di una strategia di rilancio dell’economia” e di contrasto ai diversi problemi del Paese come l’assistenza sanitaria e la dipendenza dal petrolio. Il presidente ha poi messo l'accento sugli investimenti nel settore scolastico, sanitario e delle energie alternative.(Panoramica internazionale a cura di Claudia Di Lorenzi e Marco Guerra)


     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 80

     
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