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Sommario del 05/03/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Pubblicato il programma della visita del Papa in Campidoglio
  • Il valore della preghiera al centro degli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano. La testimonianza di una suora Clarissa di Assisi
  • Ridare la vera speranza ai giovani: il commento di mons. Sigalini al messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù
  • La prima Enciclica di Papa Wojtyla "Redemptor hominis" compie 30 anni
  • Rinuncia
  • Mons. Tomasi: disattesi i diritti dei rifugiati in Europa
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Proteste in Sudan dopo il mandato di arresto per Bashir
  • Incontro all'Osce: in aumento la discriminazione contro i cristiani
  • Anno Paolino: pellegrinaggio in Turchia dei vescovi del sud-est Europa
  • Dialogo tra scienza e fede al Convegno sull'evoluzionismo alla Gregoriana
  • Dal 13 marzo in mostra a Venezia le bellezze dell'Etiopia cristiana
  • Chiesa e SocietÓ

  • Brasile: minacciato di morte mons. Azcona
  • Incontro in Vaticano tra “Misereor” e vescovi del Celam
  • Zambia: appello dei vescovi contro la corruzione
  • I vescovi dell’Angola esortano il governo a promuovere misure anticrisi
  • Ogni anno in Brasile scompaiono 40 mila minori
  • L'Onu: in aumento la tratta di esseri umani
  • La Chiesa messicana sulla necessità della pastorale castrense
  • L’episcopato cileno lancia un sito dedicato alle donne
  • Grande partecipazione in Myanmar alla festa mariana di Nostra Signora di Lourdes
  • Australia: i leader religiosi chiedono al governo più attenzione ai cambiamenti climatici
  • I funerali di don Enzo di Nomadelfia: il messaggio del Papa
  • Premio Carlo Magno 2009 ad Andrea Riccardi
  • L’Europarlamento manda in pensione la vecchia lampadina
  • 24 Ore nel Mondo

  • In Somalia la più grave emergenza umanitaria del mondo
  • Il Papa e la Santa Sede



    Pubblicato il programma della visita del Papa in Campidoglio

    ◊   La Sala Stampa vaticana ha pubblicato oggi il programma della visita di Benedetto XVI in Campidoglio, lunedì 9 marzo. L’arrivo del Papa è previsto per le 10.50: sarà accolto (nell’area Sisto IV) dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dalla consorte. Subito dopo il Pontefice entrerà nello studio del sindaco e si affaccerà al balcone con vista sui Fori Romani. Alle 11.10 il saluto agli assessori e funzionari di Palazzo, nella Sala dell’Arazzo, seguito dalla firma del "Libro d’Oro" nella Sala delle Bandiere. Alle 11.30, nell’Aula Giulio Cesare, inizierà la seduta straordinaria del consiglio comunale: dopo il saluto del sindaco, il Papa terrà il suo discorso. Alle 12.20 il Papa saluterà i cittadini presenti in Piazza del Campidoglio dalla Loggia del Palazzo Senatorio. Quindi lascerà il Campidoglio per trasferirsi al Monastero di Santa Francesca Romana a Tor de’ Specchi, dove verrà accolto da mons. Ernesto Mandara, vescovo ausiliare per il settore centro, e da madre Maria Camilla Rea, presidente del Monastero. Si recherà nella Cappella del Coro per un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e venerazione del corpo di Santa Francesca Romana. Quindi la presidente del Monastero rivolgerà il suo saluto al Papa che subito dopo pronuncerà un discorso. Alle 13.15 è prevista la partenza dal Monastero di Santa Francesca Romana e il rientro in Vaticano.

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    Il valore della preghiera al centro degli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano. La testimonianza di una suora Clarissa di Assisi

    ◊   Sostenere il servizio della Parola con la preghiera, vissuta in modo intenso e assiduo, sul modello di Gesù che si ritira sul monte a pregare. E’ una delle tematiche sulle quali il cardinale Francis Arinze ha imperniato questa mattina gli esercizi spirituali della Quaresima, che il porporato sta predicando da domenica scorsa a Benedetto XVI e alla Curia Romana. Il titolo di una delle meditazioni odierne è tratto da una frase di San Paolo: “Pregate ininterrottamente e in ogni cosa rendete grazie”: un’esperienza ben conosciuta soprattutto da chi, nella Chiesa, vive in maniera approfondita l’aspetto della contemplazione. Alessandro De Carolis ha chiesto una testimonianza a Suor Maria Assunta, religiosa dell’Istituto delle Suore Clarisse Apostoliche di Assisi:

    R. - L’uomo ha bisogno di stare con Dio, di sentirsi amato e di amarlo e questo si può comprendere, si può sperimentare, soprattutto nella preghiera. E quando parlo di preghiera, parlo di preghiera non soltanto liturgica o devozionale, ma preghiera di ascolto, di confronto con la Parola di Dio. Per noi, "pregare incessantemente" vuol dire essere in rapporto con Lui in qualsiasi momento della giornata, sia nei momenti propri di preghiera sia durante il lavoro. Vuol dire trasformare tutto in offerta, in lode, in intercessione.

     
    D. - La vostra casa sorge nei pressi della Basilica di Santa Chiara di Assisi ed è frequentata anche da molti gruppi giovanili. Proprio ieri, Benedetto XVI nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale per la Gioventù ha invitato i giovani alla preghiera perseverante. Voi, come insegnate loro questo valore?

     
    R. - Incoraggiandoli a partecipare alla nostra preghiera e cercando di instillare nei loro cuori il bisogno di Dio, il non sentirsi autosufficienti: perché questa è la tentazione del mondo di oggi. Condurre pian piano i giovani a sentire che solo con Dio si può vivere in pienezza la propria umanità.

     
    D. - Non solo i giovani, ma anche molti adulti oggi vivono il paradosso di volere intrecciare molti rapporti rimanendo soli davanti allo schermo di un computer o di un telefonino. Come si può parlare a queste persone dell'altro tipo di solitudine: quella interiore, che diventa preghiera?

     
    R. - Non è facile, perché cose che lei ha nominato afferrano molto sia i giovani, sia gli adulti. L’unico modo credo sia quello della testimonianza, perché solo così - solo raggiungendo il cuore - si può suscitare quell’interesse, quell’attenzione a un qualcos’altro che li elevi al di sopra e colmi la sete del cuore.

     
    D. - Alla vostra radice contemplativa, voi avete unito la missione di trasmettere lo spirito di Francesco e di Chiara d’Assisi in opere di carità cristiana. Come vivete questa missione?

     
    R. - Nei momenti di apostolato, di rapporto con i fratelli, con le persone che frequentano la nostra casa. Portare Dio a loro e portare loro a Dio. Quindi, realizzare quello che il Celano, il primo biografo di San Francesco d’Assisi, diceva di Francesco: “Non era più un uomo che pregava, ma un uomo fatto preghiera”. Realizzare quello che Chiara suggerisce a Francesco: “Quello che il Signore ti dona nella contemplazione, portalo ai fratelli.”.

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    Ridare la vera speranza ai giovani: il commento di mons. Sigalini al messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Gioventù

    ◊   Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si celebrerà a livello diocesano il prossimo 5 aprile, Domenica delle Palme, Benedetto XVI invita a ridare la vera speranza ai giovani. “La speranza – afferma il Papa – non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo”. Nella società attuale, però, molti giovani feriti da esperienze traumatiche, sono privi di punti riferimento, condizionati da immaturità spesso conseguenza di un vuoto familiare. Come ridare loro speranza anche in questo mondo segnato da crisi economiche e di valori? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al vescovo di Palestrina, mons. Domenico Sigalini:

     
    R. – Dobbiamo aiutare i giovani a porsi domande e a non smettere di leggere la loro vita. Devono scavare dentro perché ci sono forze assolutamente non ancora rivelate in ciascuno di loro. In un secondo momento, queste domande hanno una possibilità di essere orientate ad una risposta. A questo proposito, il Papa poi sottolinea che "la vera speranza viene dall’aver posto la fede in Dio”.

     
    D. – Oggi però - si legge nel messaggio - c’è una crisi di speranza. Una crisi che colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi spesso di certezza, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano poi ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze …

     
    R. – Sì anche perché, purtroppo, il mondo adulto non fa il suo dovere fino in fondo. Se noi pensiamo, ad esempio, al discorso del lavoro, constatiamo che è ancora un problema insoluto. Già il Papa era intervenuto sui problemi grandi della precarietà. Ci sono poi dei cattivi maestri – per esempio – che non danno ai giovani indicazioni vere sulla vita, che ancora sono attaccati a ideologie, ideologie che non hanno mai dato speranza, eppure vengono continuamente inoculate …

     
    D. – Anche di fronte a molteplici problemi – scrive il Papa – l’autentico cristiano non è mai triste; anche se si trova a dovere affrontare prove di vario genere, sa che la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace …

     
    R. - … Ed è una presenza fatta di momenti belli, di preghiera, di azioni concrete, di compagnie, di modi di vita e di stili che i ragazzi, nella loro sincerità e fragilità, riescono ancora a ritagliarsi dentro la società, la scuola, le nostre parrocchie. Questo incontro con il Signore Gesù va al di là delle nostre debolezze, delle nostre fragilità e quindi un giovane deve avere la certezza che un riferimento c’è nella vita. E il Papa continua ad insistere: “Se perdi la speranza - afferma - è perché hai lasciato perdere Dio!” …

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    La prima Enciclica di Papa Wojtyla "Redemptor hominis" compie 30 anni

    ◊   Trent’anni fa, il 4 marzo 1979, Giovanni Paolo II firmava la prima Enciclica del suo lungo Pontificato, la Redemptor hominis. Un documento intenso, che a tre decenni di distanza conserva intatta la sua dimensione profetica. Ce ne parla Sergio Centofanti.

    “Il Redentore dell'uomo, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia”: inizia così la prima Enciclica di Papa Wojtyla, un inno al Dio che incarnandosi si è unito ad ogni uomo perché “ogni uomo senza eccezione alcuna è stato redento da Cristo”, anche “quando non è consapevole di ciò”. Per questo l’uomo – scrive Giovanni Paolo II - “è la prima e fondamentale via della Chiesa” che “desidera servire quest’unico fine: che ogni uomo possa ritrovare Cristo”, perché “solo in Lui, Figlio di Dio, c’è salvezza”. Infatti “l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio”. E “Dio è amore”, amore “più grande del peccato, della debolezza … più forte della morte … amore sempre pronto a sollevare e a perdonare”. “Questa rivelazione dell’amore” che “viene anche definita misericordia…ha nella storia … una forma e un nome: si chiama Gesù Cristo” che “per mezzo della Croce ha ridato definitivamente all’uomo la dignità ed il senso della sua esistenza”.

     
    La Chiesa “malgrado tutte le limitazioni” annuncia questa verità “che non proviene dagli uomini, ma da Dio”. La Chiesa, Corpo di Cristo, che “in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico” “non può rimanere insensibile a tutto ciò che serve al vero bene dell’uomo” né restare “indifferente a ciò che lo minaccia” in quanto la sua sorte è ormai legata a Cristo. “La Chiesa non può abbandonare l’uomo” che oggi sembra vivere sempre più nella paura perché si sente “minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà”. Papa Wojtyla parla dell’emergenza inquinamento, delle guerre, delle armi atomiche, delle ingiustizie, della fame, della mancanza di rispetto per la vita dei non nati. Si chiede se ciò che viene chiamato progresso renda “più umana” la vita sulla terra e l’uomo migliore, “cioè più maturo spiritualmente, più cosciente della dignità della sua umanità, più responsabile, più aperto agli altri, in particolare verso i più bisognosi e più deboli, più disponibile a dare e portare aiuto a tutti”.

     
    “La situazione dell’uomo contemporaneo – scriveva Papa Wojtyla 30 anni fa – sembra lontana dalle esigenze oggettive dell’ordine morale, come dalle esigenze della giustizia e, ancor più, dell’amore sociale”. L’uomo è sempre più “schiavo delle cose, schiavo dei sistemi economici, schiavo della produzione, schiavo dei suoi propri prodotti. Una civiltà dal profilo puramente materialistico condanna l’uomo a tale schiavitù”. La Chiesa annuncia la verità che rende liberi, annuncia il Vangelo dell’amore in Cristo Salvatore che dice: “Senza di me non potete fare nulla”. Per questo l’Enciclica si conclude “con un caloroso ed umile invito alla preghiera”: “Io spero – scriveva Giovanni Paolo II – che grazie a tale preghiera potremo ricevere lo Spirito Santo che scende su di noi e divenire in questo modo testimoni di Cristo ‘fino agli estremi confini della terra’ come coloro che uscirono dal Cenacolo di Gerusalemme nel giorno di Pentecoste”.

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    Rinuncia

    ◊   Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aitape (Papua Nuova Guinea), presentata da mons. Austen Robin Crapp, per raggiunti limiti di età.

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    Mons. Tomasi: disattesi i diritti dei rifugiati in Europa

    ◊   I diritti dei rifugiati nei Paesi europei sovente disattesi: ne ha parlato mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU a Ginevra, nel suo intervento alla 44.ma riunione, nella città elvetica, del Comitato permanente dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite. Il servizio di Roberta Gisotti:

    Le difficoltà incontrate dai rifugiati per ottenere protezione e presentare domanda di asilo ed ottenere considerazione equa delle richieste inoltrate secondo standard e procedure internazionali. Ha puntato i riflettori – l’arcivescovo Tomasi – sulle differenze nei vari Paesi europei nei procedimenti di asilo, differenze che preoccupano la Santa Sede, che fa sue le stesse preoccupazioni dell’Alto Commissario dell’Onu, Antonio Guterres, nel sottolineare che “ogni Paese, naturalmente, ha diritto di definire la sua politica migratoria, ma le norme internazionali di protezione dei rifugiati devono essere rispettate”. Un appello – ha detto mons. Tomasi – che merita particolare attenzione data la tragica situazione che ha visto, durante il 2008, 1502 persone, tra le quali presumibilmente un numero significativo in fuga da persecuzione, che hanno incontrato la morte mentre tentavano di entrare in Europa. Da qui la richiesta del rappresentante della Santa Sede che le politiche nazionali e internazionali e i provvedimenti legali abbiano anzitutto “un solido fondamento nei diritti umani, il diritto alla vita in primo luogo”.

     
    Questo grave problema non interessa solo l’Europa, ha aggiunto il rappresentante vaticano, notando che simili tendenze ad opporre “barriere fisiche così come burocratiche, legislative e politiche ai richiedenti asilo” si registrano in diversi regioni del mondo, sviluppate e in via di sviluppo. Attenzione particolare merita inoltre il fenomeno crescente di minori soli che richiedono asilo, “perché rivela la disperata situazione in cui versano alcune famiglie e perché troppo spesso è risolto con un ambiguo sistema di detenzione”.

     
    Solidale la Santa Sede con l’impegno dell’Alto Commissariato perché l’asilo resti un’opzione effettiva in tutti i Paesi, nonostante l’attuale crisi economica e finanziaria. Allo stesso tempo l’arcivescovo Tomasi ha invitato tutti a riflettere sulle cause dell’emigrazione forzata perché ad una generosa risposta umanitaria sia abbinata una politica egualmente mirata.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un articolo di Gabriele Nicolò dal titolo “Il Pakistan e il ricatto del terrorismo”.

    Nell’informazione internazionale, Pierluigi Natalia su “Diritto internazionale e scelte politiche nella tragedia del Darfur”.

    Giotto come Omero, mistero grandioso e insolubile: in cultura, Antonio Paolucci sulla mostra “Giotto e il Trecento” al Complesso del Vittoriano.

    Quei supereroi cattivi che ci somigliano tanto, in un mondo che sembra aver ridotto le distanze tra bene e male; da Zorro a Nembo Kid e l’ineluttabile apocalisse dei Watchmen: i contributi di Luca Pellegrini e Roberto Genovesi.

    Nell’informazione religiosa, Nicola Gori e Mario Ponzi intervistano rispettivamente padre Theodoro Mascarenhas, officiale del Pontificio Consiglio della Cultura, e Nancy Roman, direttore della comunicazione e politiche dell’informazione del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

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    Oggi in Primo Piano



    Proteste in Sudan dopo il mandato di arresto per Bashir

    ◊   "I veri criminali sono i leader di Stati Uniti e dei Peesi europei". A dichiararlo il presidente sudanese Omar Bashir, che questa mattina si è unito ad una manifestazione popolare di protesta, a Karthoum, contro il mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale per i crimini in Darfur. Bashir è incriminato per aver ordinato una campagna di sterminio, stupro e saccheggio. Intanto la Cina ha protestato formalmente all’Onu, chiedendo la sospensione del processo. Sulle possibili ripercussioni politiche internazionali di questo mandato d’arresto Stefano Leszczynski ha intervistato Vittorio Parsi, docente di relazioni internazionali all’Università cattolica di Milano:

    R. – Credo che dal punto di vista del diritto internazionale sia giusto far valere questo principio della responsabilità individuale, che poi si richiama al dovere di protezione, da parte della comunità internazionale, anche delle popolazioni che vengono perseguitate dai propri governanti. Dal punto di vista della soluzione politica, invece, questo provocherà un irrigidimento del regime, ma non va dimenticato che proprio dal punto di vista politico questo indebolirà la figura del presidente, quindi lo esporrà ad una minaccia interna da parte dei circoli di potere che, fino a questo momento, lo hanno appoggiato e che ora potrebbero trovare più conveniente rovesciarlo.

     
    D. – Si ha l’impressione che il diritto penale internazionale applichi talora il criterio dei “due pesi e due misure”, in base a quelli che sono gli interessi politici?

     
    R. – Faremmo un pessimo servizio al diritto se pensassimo che o riusciamo sempre ad applicarlo oppure è meglio che non ci sia. Non è così: il diritto si afferma passo dopo passo e ogni passo che viene compiuto in quella direzione, è un fatto positivo. Voi ricorderete che a proposito della Jugoslavia ai tempi di Milosevic quando vennero avanzate accuse a quel Paese sembrò una cosa folle. Ma in seguito, quelle accuse indebolirono lo stesso presidente Milosevic. Il suscitare scandalo, nel breve periodo, complicherà la situazione politica, ma varierà il bilancio dei costi tra le soluzioni politiche di mantenimento e le soluzioni politiche di cambiamento e questa è una cosa importante.

     
    D. – A livello internazionale, resta comunque l’incognita, ancora, del Consiglio di Sicurezza, l’unico organismo che può fermare l’azione della Corte Penale e del quale fa parte la Cina, vicina al Sudan…

     
    R. – Sì, del Consiglio di Sicurezza fanno parte anche gli Stati Uniti che non hanno mai riconosciuto la Corte, quindi questo, in qualche modo, rende anche l’azione americana politicamente più debole, perché, premere affinché venga attuata una sentenza del Tribunale di cui si rifiuta la legittimità, è quasi un non senso. Poi, non aderiscono a questo Tribunale, neanche la Cina e la Russia che sono sostenitori del Sudan. Però, ogni argomento che utilizziamo per mettere in evidenza le discrasie, le contraddizioni, i limiti del sistema, se va nella direzione giusta dell’affermazione dei diritti universali dell’uomo, del fatto che i confini non possono rappresentare uno scudo assoluto a comportamenti ripetuti per anni su scala industriale, condannabili dal punto di vista etico e giuridico, questa è una cosa che, secondo me, contribuisce a costruire un mondo diverso e auspicabilmente migliore. E’ una lunga strada ma se non s’inizia, come dicono i francesi, non si finisce.

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    Incontro all'Osce: in aumento la discriminazione contro i cristiani

    ◊   La discriminazione contro i cristiani è in aumento: è quanto emerge dalla tavola rotonda organizzata ieri a Vienna dall’Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Si è trattato del primo dibattito sul tema specifico dell’ “Intolleranza e discriminazione contro i cristiani” al quale hanno preso parte rappresentanti dei 56 Paesi dell’Osce. Le forme di esclusione, marginalizzazione o vere e proprie violazioni di diritti sono molteplici: attacchi a persone o beni o leggi che discriminano. Di casi particolari Fausta Speranza ha parlato con il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro che è anche rappresentante personale della presidenza dell'Osce contro razzismo, xenofobia e discriminazione.

    R. – In particolar modo sono venuti alla luce i problemi legati all’occupazione turca della parte nord di Cipro, la condizione del Patriarcato ortodosso in Turchia, le discriminazioni nei confronti di coloro che sono cristiani e vivono in repubbliche ex sovietiche dove c’è l'influenza di società orientate da governi di matrice filoislamista. In particolar modo pesano ancora i contrasti relativi alla restituzione dei beni dopo gli anni di comunismo e, in qualche modo, anche le condizioni in molti Paesi legati al meccanismo cosiddetto della registrazione, cioè il fatto di doversi dichiarare cristiani per avere uno status civile, che è un fenomeno che somiglia molto a registrazioni che avremmo voluto dimenticare.

     
    D. - Parliamo di quei Paesi dove i cristiani non sono una minoranza, eppure qualcosa accade...

     
    R. - Abbiamo constatato durante questa prima iniziativa - che dal mio punto di vista ha avuto il merito di riconoscere che la discriminazione dei cristiani non è più solo un fenomeno presupposto ma imponente e rilevante - che se c’è qualcosa della persecuzione ad est di Vienna, c’è molto della discriminazione ad ovest di Vienna. Qui evidentemente la discriminazione è legata sul piano dell’educazione dove spesso e volentieri capita che insegnanti confessino ai propri alunni il fatto di seguire una fede religiosa, e questo diventa fonte di marginalizzazione all’interno delle esperienze educative. C’è inoltre l’aspetto di alcune leggi che sembrano voler limitare la possibilità per le Chiese di proclamare la propria antropologia, la propria concezione del mondo e, soprattutto, una impostazione di tipo laicistico che sempre più finisce col considerare la fede un fatto privato e non qualcosa che abbia una rilevanza pubblica.

     
    D. - Una tavola rotonda di questo genere, sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani è la prima nella sede dell’Osce. Vogliamo fare una riflessione su questo? Anche questo è un cammino che segna una presa di coscienza...

     
    R. – Un cammino importante di cui va dato merito all’istituzione, nel senso che a partire dal 2004 nell’Osce, con la nascita dell’istituto del rappresentante personale della presidenza, sul tema dell’antisemitismo si è innescata una riflessione che ha portato a comprendere, passando dall’antisemitismo alla islamofobia, che alla fine rimaneva un’ampia zona del vivere civile nella quale si era fatta strada nel tempo e in modo meno riconosciuto - perché per definizione i cristiani venivano considerati appartenenti a una sorta di status di potere derivato dal fatto di farli coincidere con l’Occidente, con il colonialismo e quant’altro – che i cristiani versavano invece in una condizione di enorme difficoltà, sia ad ovest che ad est di Vienna. Questo fatto è stato spesso sottaciuto, si è tentato quasi di evitare di parlarne perché costituiva un imbarazzo nel contesto di una visione politicamente corretta della realtà, ma oggi emerge prepotentemente che l’Osce, che per primo ha creato un focus di attenzioni su questo, può cominciare a trarre risultati importanti da questo lavoro. Mi auguro che sulla base di questa prima iniziativa cominci un monitoraggio attento e capace di promuovere poi in positivo azioni a sostegno del riconoscimento non solo della libertà dei cristiani ma col fine di favorire un vero e proprio sforzo di comprensione tra chi vive una fede religiosa e le istituzioni.

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    Anno Paolino: pellegrinaggio in Turchia dei vescovi del sud-est Europa

    ◊   Sulle orme dell’Apostolo Paolo, “l’uomo che si prodigò per l’unità e la concordia di tutti i cristiani” e che percorse “le strade del mondo per riconsegnare l’uomo a Dio e Dio all’uomo”. Con questo “spirito” si sta svolgendo il pellegrinaggio dei presidenti delle Conferenze episcopali del sud-est Europa, promosso in Turchia fino a domenica prossima in occasione dell’Anno Paolino. Sul significato di questo pellegrinaggio, ascoltiamo al microfono di Mario Galgano, del nostro programma tedesco, il vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale della Turchia, mons. Luigi Padovese:

    R. – L’Anno Paolino ci tocca tutti da vicino, quindi questa visita rientrava un po’ nella volontà di questi prelati di venire a visitare Tarso e Antiochia. Oltretutto, quest’anno il tema dei nostri incontri era l’identità cristiana e cattolica, e sembrava quanto mai opportuno trattare questo tema proprio in questo luogo dove l’identità cristiana si è formata.

     
    D. – Cosa significa esattamente “identità cristiana” in un contesto come quello turco?

     
    R. – Identità cristiana in un contesto turco-musulmano dove la diversità – rispetto all’ambiente nel quale viviamo – ci stimola a prendere sempre più coscienza di quello che siamo. In fondo, l’identità nasce dal confronto con l’alterità. E’ comunque sempre importante riflettere su questo tema e domandarsi sempre che cos’è che definisce il nostro essere cristiano. Penso che questo possa essere di stimolo anche per le nostre comunità cristiane all’interno di questo Paese.

     
    D. – Quali spunti si potranno cogliere da questo pellegrinaggio anche per il futuro dei cristiani in Turchia ma anche in Paesi simili alla Turchia?

     
    R. – I vescovi che sono qui convenuti appartengono tutti all’area sud-orientale dell’Europa, e ci siamo confrontati. Vediamo che molti problemi sono analoghi; viviamo in un contesto sociale abbastanza simile. Credo che una riflessione comune su questo tema possa, soprattutto in noi che abbiamo la responsabilità, ravvivare la nostra consapevolezza, il nostro impegno come pastori che richiamano i fedeli ad avere coscienza di quello che sono.

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    Dialogo tra scienza e fede al Convegno sull'evoluzionismo alla Gregoriana

    ◊   Non c’è contraddizione tra le teorie evoluzionistiche e la dottrina cattolica della Creazione. E’ questo uno dei punti di partenza su cui concordano scienziati, filosofi e teologi riuniti questa settimana alla Pontificia Università Gregoriana, a Roma, per il Convegno internazionale su “Evoluzione biologica. Fatti e teorie” organizzato, con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, a 150 anni dalla stesura de ‘L’origine delle specie’ di Charles Darwin. Della necessità di ‘incrociare gli sguardi’, tra scienza e fede, ha parlato proprio il presidente del dicastero vaticano, l’arcivescovo Ravasi intervenendo nel dibattito. ‘Sono sguardi che esaminano la realtà da angolazioni diverse – ha precisato – ma sono letture diverse della stessa realtà’”. E’ convinto della necessità di questo confronto anche uno dei relatori al convegno, lo zoologo Ludovico Galleni dell’Università di Pisa. Eccolo al microfono di Fabio Colagrande:

    R. – Tutte le occasioni in cui ci si può confrontare liberamente - scienziati, filosofi e teologi - sono sempre da considerare estremamente positive. Poi, dall’evoluzione, viene una visione fondamentale del mondo e della vita che quindi interpella sia la filosofia che la teologia. Nei documenti del Concilio Vaticano II, nella “Gaudium et spes”, si parla proprio di legittima autonomia della scienza e le scoperte della scienza sono uno degli strumenti che permettono di costruire la verità sull’uomo ed è proprio quello stiamo facendo.

     
    D. - Uno degli aspetti della scienza che interpellano la teologia è il fatto che secondo una certa lettura della teoria dell’evoluzione, le idee di Darwin potrebbero farci guardare all’uomo come a un prodotto della casualità…

     
    R. - Intanto bisogna capire cosa vuol dire casualità; che ci siano anche meccanismi aleatori, all’interno dei meccanismi evolutivi, e degli strumenti che la scienza, con tutti i suoi vantaggi ed i suoi limiti, cerca di usare per descrivere questo evento ormai accertato che è l’evoluzione, va bene. Ci sono cioè anche aspetti in parte aleatori. Questo però diventa un elemento di riflessione: vedere in questi elementi, anche aleatori, una specie di dimostrazione di una metafisica del caso, ovviamente ci lascia un po’ perplessi. Riflettere sul fatto che c’è anche un’aleatorietà - e che questo è uno dei segni che il valore fondamentale dell’universo è la libertà, un universo creato per accogliere la creatura libera - questo mi sembra invece una cosa bellissima, un suggerimento importante che la scienza dà alla teologia ed alla filosofia.

     
    D. - I dibattiti che caratterizzano quest’anno - a proposito dell’anniversario galileiano e del bicentenario di Darwin - sono dibattiti che possono contribuire a rifondare, anche su nuovi modelli più moderni, il dialogo tra scienza e fede?

     
    R. – Io spero di sì. Io lavoro moltissimo su Teilhard de Chardin e secondo me, già in Teilhard, c’è un nuovo modello in cui la scienza, nella sua autonomia, propone delle visioni. Nel caso dell’evoluzione la scienza può essere anche usata per testare, in qualche modo, quelle che Teilhard riteneva delle necessità della teologia. Emerge un modello importante, anche se leggermente asimmetrico, per cui la scienza descrive l’universo e quindi dà degli strumenti su cui la teologia deve poi riflettere. La teologia può suggerire delle ipotesi di lavoro, però poi la scienza, su queste ipotesi di lavoro, deve indagare con i suoi strumenti.

     
    D. - Il presupposto è sempre quello del desiderio di confrontarsi?

     
    R. – Il desiderio di confrontarsi c’è comunque. Anche l’ateo militante, quando lavora su una teoria, riporta le sue idee e quindi non si basa solo su osservazioni ed esperimenti ma anche sulle sue idee, appunto di ateo militante. Non si vede perché anche il credente non debba confrontarsi con le sue idee di fede. Quindi questo aspetto, che è un aspetto filosofico è presente in tutti e due; non è che c’è lo scienziato che, per definizione, si disinteressa di certe questioni e il credente che mescola individualmente scienza e fede. Le mescolanze ci sono comunque, l’importante è conoscere gli strumenti per cui queste mescolanze, invece di essere confusioni, sono strumenti per comprendere meglio.

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    Dal 13 marzo in mostra a Venezia le bellezze dell'Etiopia cristiana

    ◊   E’ la prima mostra d’arte etiopica in Italia e raccoglie inediti capolavori appartenenti a prestigiose collezioni private. Il prossimo 13 marzo, presso l’università Cà Foscari di Venezia, apre la mostra “Nigra sum sed Formosa”, che racconta del sacro e della bellezza dell’Etiopia cristiana. Alla presentazione, ieri presso i Musei Vaticani, c’era per noi Claudia Di Lorenzi:

    (musica)

    Mirabile sintesi delle tradizioni etiope ed europea, della cultura e della sensibilità artistica dei due popoli, l’arte dell’Etiopia cristiana racconta di una storia millenaria che vede genti lontane incontrarsi e stringere legami economici, religiosi e culturali. Una storia che testimonia in terra etiope il profondo radicamento dell’esperienza religiosa biblica e cristiana, la quale diede corpo all’affermazione di un’identità etnica, linguistica e culturale del tutto originale e che oggi si offre a noi attraverso i manufatti e le opere d’arte del tempo. Oggetti risalenti per lo più al ‘400 e ‘500, quando le relazioni tra l’Etiopia e l’Europa, ed in particolare l’Italia, erano più vive e feconde e nell’arte diedero vita ad un genere nuovo. Fu proprio Venezia, tra le città italiane, a distinguersi quale crocevia dei flussi migratori fra L’Etiopia e l’Occidente, dando i natali a pittori ed artisti che il loro talento portarono alla corte dei re d’Etiopia. Del frutto di questa sinergia ci parla il professor Gianfranco Fiaccadori, curatore della mostra:

    “Quando questi pittori arrivano, naturalmente trovano una tradizione locale già viva. L’Etiopia aveva una sua forma d’arte e dall’innesto di questi due rami, etiopico e europeo, ha origine lo stile internazionale. Il risultato non si può dire che appartenga precisamente ad alcuna di queste culture, è una misura unica, nuova e originalissima”.

    Una fusione di tradizioni che già nel titolo della mostra evoca il mito fondatore della stirpe etiopica, che vede nelle figure della leggendaria regina di Saba e di Salomone, re d’Israele, i capostipiti del cosiddetto Impero del Leone. Degli oggetti che raccontano la civiltà religiosa e la grandezza estetica dell’Etiopia cristiana ci parla il professor Giuseppe Barbieri, anch’egli curatore dell’esposizione:

     
    “La mostra presenta una quarantina di icone, al 95 per cento inedite, una trentina di croci, rotoli magici. Presenta il mappamondo di Fra Mauro, altre testimonianze dei rapporti tra l’Europa e l’Etiopia. La città santa di Lalibela viene mostrata si attraverso degli oggetti ma anche attraverso dei filmati. Ma arriviamo anche a mostrare le bellissime tavole di Lino Bianchi Barriviera che, fra il 1938 e il 1940, disegna tutte le chiese di Lalibela”.

    Un patrimonio storico, culturale e religioso che affonda le sue radici nel passato ma che, allo stesso tempo, è espressione di una tradizione ed una sensibilità religiosa ancora oggi presenti. E proprio la Chiesa cristiana d’Etiopia - racconta mons Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, già nunzio in Etiopia - offre al mondo una testimonianza unica:

     
    “Il primo accenno al cristianesimo in relazione all’Etiopia è negli Atti degli Apostoli. La liturgia della Chiesa etiopica si esprime attraverso delle cerimonie particolari: l’uso dei tamburi, dei sistri, ha qualche legame addirittura con le espressioni musicali del Vecchio Testamento. In qualche modo lì il tempo si è fermato”.

     
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    Chiesa e SocietÓ



    Brasile: minacciato di morte mons. Azcona

    ◊   Continuano le minacce di morte nei confronti di mons. Josè Luis Azcona, vescovo della prelatura di Marajò, nello Stato del Parà in Brasile, alla foce del Rio delle Amazzoni. Preso di mira già da tempo da un gruppo di narcotrafficanti per le denunce dei traffici e della vendita di esseri umani, mons. Azcona nei giorni scorsi ha puntato l’indice contro politici, imprenditori e forze dell’ordine. Il presule ha parlato, inoltre, della scomparsa di bambini per la vendita di organi, dello sfruttamento minorile e di prostituzione infantile. “Prelevano le bambine dalle scuole e le conducono forzatamente nella Guyana francese e in Spagna”. Dopo l’ennesima minaccia, il sessantanovenne vescovo, originario di Pamplona, ha fatto sapere di aver rifiutato la scorta offertagli dal governo perché – ha detto - “ci sono almeno altri due vescovi, uno italiano e l’altro austriaco, e circa duecento sacerdoti nella mia stessa condizione”. Mons. Azcona si è detto tranquillo e per nulla intenzionato a lasciare il Brasile anche se accusa le istituzioni locali di “fare poco o nulla per arginare il fenomeno”. “A Marajò, per esempio, è stato scoperto un traffico di prostitute gestito direttamente dalla polizia. Sono ben 178 le donne, per la maggior parte minorenni, costrette a lasciare il Paese per finire sulle strade della Guyana francese”, ha continuato mons. Azcona. L’unico organismo che gli ha manifestato piena solidarietà è stata la Conferenza episcopale brasiliana che, attraverso una nota, ha sottolineato: “Qualsiasi aggressione ai danni di mons. Azcona verrà compiuta a tutti i suoi fratelli vescovi e alla comunità che loro stessi servono con coraggio. Con Cristo e con le persone che difendiamo (gli indigeni, le donne, i bambini e i ragazzi sfruttati a causa della prostituzione e della droga) siamo una persona sola. Confermiamo il nostro pieno sostegno a mons. Azcona e continuiamo a difendere la società da tutti quegli interventi che hanno conseguenze nefaste nei confronti della vita umana”. Prosegue, intanto, l’impegno del vescovo di Marajò per sensibilizzare sulle adozioni a distanza: l'unico modo, a suo dire, per salvare i bambini dalle violenze. (A cura di Davide Dionisi)

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    Incontro in Vaticano tra “Misereor” e vescovi del Celam

    ◊   Domani si incontreranno in Vaticano i responsabili dell’associazione tedesca “Misereor” e numerosi vescovi latinoamericani guidati dalle autorità del Celam, in particolare dal suo presidente, l’arcivescovo di Aparecida, mons. Raymundo Damasceno Assis. Una trentina fra vescovi e laici esperti latinoamericani ed europei rifletteranno per due giorni sull’odierna crisi internazionale con particolare riferimento, secondo quanto scrive il vescovo messicano di San Cristóbal de las Casas, mons. Felipe Arizmendi Esquivel, “alle questioni climatiche ed alimentare” (…) “e alle esigenze del bene comune globale in un momento di scarsità di risorse”. Il tema dell’agenda segue altre preoccupazioni già analizzate in incontri precedenti, come quello del 2007 alla vigilia della Conferenza di Aparecida, in cui i partecipanti si sono occupati di giustizia e globalizzazione, debito internazionale, emarginazione ed esclusione sociale. Mons. Arizmendi illustra le ragioni e l'agenda dell'incontro che a Roma riunirà membri di "Misereor" e del Celam dicendo: "a queste realtà, ovviamente, la Chiesa non può essere estranea". Benedetto XVI - ricorda mons. Arizmendi - ha rilevato a più riprese che “la costruzione di un ordine sociale e statale giusto è un compito fondamentale” anche se la Chiesa è chiamata a dare un suo contributo specifico e unico. “Questo lavoro politico non è competenza immediata della Chiesa”, ha detto Benedetto XVI ad Aparecida nel 2007 che poi ha aggiunto: “Il rispetto di una sana laicità - compresa la pluralità delle posizioni politiche - è essenziale nella tradizione cristiana. Se la Chiesa cominciasse a trasformarsi direttamente in soggetto politico, non farebbe di più per i poveri e per la giustizia, ma farebbe di meno, perché perderebbe la sua indipendenza e la sua autorità morale, identificandosi con un'unica via politica e con posizioni parziali opinabili. La Chiesa è avvocata della giustizia e dei poveri, precisamente perché non si identifica coi politici né con gli interessi di partito. Solo essendo indipendente può insegnare i grandi criteri ed i valori inderogabili, orientare le coscienze ed offrire un'opzione di vita che va oltre l'ambito politico”. In questo spirito e alla luce di questo magistero, vescovi ed esperti europei e latinoamericani per due giorni si confronteranno dunque su due gravi emergenze: quella climatica e quella alimentare che, recentemente, si sono inserite nella crisi globale finanziaria. Una crisi che ormai ha investito la cosiddetta “economia reale”, provocando per milioni di persone il dramma della perdita del lavoro, della casa, delle sicurezze sociali e, in certi casi, anche di ogni prospettiva di futuro. (A cura di Luis Badilla)

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    Zambia: appello dei vescovi contro la corruzione

    ◊   Il governo del presidente Rupiah Banda deve affrontare i veri problemi che affliggono la Zambia, come la corruzione, la crisi economica, la disoccupazione e la povertà, invece di mettere a tacere ogni “critica costruttiva” e le “legittime richieste” dei cittadini e dei media. È quanto scrivono i vescovi della Zambia in un’articolata lettera pastorale intitolata “Un appello all’integrità”, in cui in cui esprimono forti preoccupazioni per il clima di grande incertezza che sta vivendo il Paese. “Come pastori – si legge nel documento ripreso dall’agenza Cns - riconosciamo il ruolo dei politici che devono guidare una società ordinata. Tuttavia, anche noi abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di una solida cultura democratica nella nostra terra. Crediamo che la nostra fede e i nostri principi morali possano aiutare nella ricerca di una giusta ed efficace risposta ai problemi della nazione”. A cominciare dalla corruzione che sta diventando endemica nella società zambiana: “Il nostro governo sembra volere chiudere gli occhi di fronte agli alti livelli di corruzione e abusi di autorità dilaganti nei suoi ranghi. Eppure il rapporto della Corte dei Conti, che è un documento ufficiale, segnala questo problema puntualmente ogni anno”. A tale proposito, chiedono l’istituzione di una commissione di inchiesta per verificare la regolarità delle assegnazioni nei ministeri e punire eventuali colpevoli. La lettera si sofferma quindi sulle attuali difficoltà economiche: “La nostra nazione – scrivono i presuli - è sull’orlo di una crisi: chiudono le miniere, la moneta sta perdendo valore, cresce la povertà e l’economia si sta disintegrando. Si riducono i posti di lavoro”. Questo mentre si discute una controversa riforma costituzionale “che non sembra interessare i cittadini”. Di fronte alla crisi, denunciano i vescovi, “il governo non sembra avere una strategia chiara”. A preoccuparli, in particolare, è la perdita di posti di lavoro nel settore dell’estrazione del rame. I vescovi puntano poi il dito contro le recenti scelte politiche dell’esecutivo in materia di educazione e contro le sue politiche agricole, in particolare sull’inadeguatezza degli investimenti in un settore così vitale. Di qui, in conclusione, l’appello al governo a porre la povertà tra le priorità della sua agenda, cominciando dalla lotta contro gli sprechi. Si chiede infine ai cittadini della Zambia di dare anch’essi il loro contributo per il bene comune. (L.Z.)

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    I vescovi dell’Angola esortano il governo a promuovere misure anticrisi

    ◊   “La riduzione delle spese e l’incoraggiamento della produzione sono misure che il governo angolano deve adottare per far fronte agli effetti negativi della crisi finanziaria mondiale”: è quanto ha affermato mons. Oscar Braga, vescovo emerito della diocesi di Benguela, in Angola. Il presule ha preso parte, lo scorso fine settimana a Huíla, insieme con altri vescovi, alla celebrazione per i 25 anni di sacerdozio dell’arcivescovo di Lubango mons. Gabriel Mbilingi. Per mons. Braga le conseguenze della crisi non sono ancora molto accentuate in Angola rispetto alle altre economie, ma per il presule occorre che il governo decida provvedimenti che stimolino e rendano possibile la crescita del prodotto interno lordo. Per il vescovo di Cabinda, mons. Filomeno Vieira Dias, anche la Chiesa deve impegnarsi nella campagna contro la crisi economica, incoraggiando la solidarietà, l’amore e le piccole iniziative nelle comunità. “Tutte le nazioni del mondo sono state direttamente o indirettamente colpite dalla crisi e la nostra non è un’eccezione – ha detto il presule – il nostro governo non deve per questo non intervenire; piuttosto deve trovare soluzioni, come la diminuzione delle spese e la promozione della produzione nazionale per sopravvivere alla crisi”. Per mons. Zacarias Kamwenho, arcivescovo della diocesi di Lubango, l’Angola è preparata per affrontare la crisi, ma occorre che il governo si impegni per non permettere che la crisi finanziaria mondiale sconvolga il Paese. (T.C.)

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    Ogni anno in Brasile scompaiono 40 mila minori

    ◊   Ogni anno spariscono in Brasile circa 40.000 bambini e adolescenti: a denunciarlo è stata un’associazione impegnata nella ricerca e della difesa dei bambini scomparsi. Ivanise Esperidião da Silva e Vera Lúcia Gonçalves, due madri che hanno fondato l’associazione nel 1996, hanno spiegato che ad essere vittime di questo “flagello” sono soprattutto i piccoli o gli adolescenti di famiglie povere, in particolare del nord e del nord-est del Paese, le aree disagiate. Ivanise Esperidião da Silva, madre di una bambina scomparsa 13 anni fa, ha affermato che il numero di 40.000 scomparsi deve essere ritenuto con ogni probabilità una sottostima. In alcune regioni del nord e del nord-est, infatti, le famiglie non sanno, tra l'altro, che possono denunciare il caso alla giustizia. Secondo l'associazione dei medici di San Paolo, dall'inizio dell'anno le persone scomparse nella megalopoli brasiliana sono circa 1.500. "È necessario che la società brasiliana si mobiliti con azioni concrete, al fine di rafforzare la solidarietà e combattere questa situazione", ha commentato Jorge Machado Curi, uno dei dirigenti dell'associazione. (A.L.)

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    L'Onu: in aumento la tratta di esseri umani

    ◊   Il 79% del traffico di esseri umani è finalizzato allo sfruttamento sessuale, il 18% al lavoro forzato. Il 20% del totale è costituito da bambini. È la drammatica istantanea scattata dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) nel primo “Rapporto globale sulla tratta delle persone”. E’ impossibile, secondo lo studio ripreso dal Sir, stimare la cifra globale delle vittime: il “fenomeno sfugge alle statistiche ufficiali” e “spesso è fuori dalla giustizia penale”. Sottostimato è poi il dato sul lavoro forzato perché “i laboratori sotterranei sono difficili da individuare”. Secondo l’Onu, il numero delle vittime della tratta è destinato ad aumentare “per l’acuirsi della crisi economica, che avrà come conseguenza una maggiore richiesta di beni e servizi a prezzi molto bassi”. Nell’indagine sono stati presi in esame 155 Paesi. Nello studio mancano invece analisi della situazione in Cina, Libia e Tunisia, “da anni al centro di inchieste e denunce sui traffici e le violazioni dei diritti umani”. Il rapporto fa anche il punto sulle misure legislative adottate dal 2003, quando è entrato in vigore il Protocollo delle Nazioni Unite contro il traffico di esseri umani, principale accordo internazionale in materia. Da allora il numero degli Stati che lo hanno applicato è raddoppiato (da 54 a 125), ma esistono nazioni, soprattutto in Africa, che ancora non hanno la volontà o i mezzi per mettere in atto strumenti giuridici di contrasto. Solo sei anni fa, appena un terzo dei 155 Paesi esaminati aveva norme legislative contro il traffico di esseri umani. (A.L.)

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    La Chiesa messicana sulla necessità della pastorale castrense

    ◊   In linea con gli orientamenti contenuti nella Costituzione apostolica di Giovanni Paolo II "Spirituali Militum Curae", del 1986, l'Episcopato messicano continua i lavori e la preparazione, "poiché ritenuto necessario e urgente", in vista della nomina da parte della Sede Apostolica, quando sarà opportuno, di un vescovo castrense che a tutt'oggi non esiste. L'attuale responsabile dell'Episcopato per la pastorale castrense, il vescovo ausiliare di Texcoco, mons. Víctor René Rodríguez, capo della Commissione per la solidarietà intraecclesiale, ha dichiarato alla stampa locale di aver riconosciuto che manca molto per realizzare questo desiderio e che le conversazioni con le autorità continuano in un clima di collaborazione. Il presule ha ribadito la necessità di istituzionalizzare il dialogo tra la Chiesa e le Forze armate messicane ricordando, fra i problemi da affrontare, la mobilità del personale castrense costretto, per la natura delle proprie funzioni, a cambiamenti continui di sede. Ventiquattro anni fa, nel corso della XXXIV Assemblea plenaria dell'episcopato, i vescovi dettero l'incarico della "cura pastorale del personale delle Forze armate e delle loro famiglie", a mons. Hilario Chávez Joya, oggi vescovo emerito di Nuevo Casas Grandes (Chihuahua). Tre anni dopo l’arcivescovo di Città del Messico, lo scomparso cardinale Ernesto Corripio Ahumada, assegnò per la cura pastorale castrense la Chiesa di “Cristo Rey de la Paz”, nelle vicinanze del Ministero della difesa e di una base militare (“Campo Militar Número Uno”). Oggi esistono però altre tre chiese nel Paese dove si coordina e realizza la pastorale tra i militari e le loro famiglie: in Tlalnepantla, stato del México; La Paz, in Baja California e Cuernavaca (Morelos). Nel 2001 mons. Chávez Joya riuscì anche ad integrare in questa pastorale numerosi sacerdoti che si sono gradualmente specializzati in questa evangelizzazione diventando, poi, fondamentali per formare altri pastori che attualmente esercitano il medesimo lavoro in numerose diocesi di tutto il Messico. Infine, dal 2003, si realizzano anche giornate diocesane e nazionali dedicate allo studio del lavoro pastorale tra le Forze armate; lavoro che richiede competenze e conoscenze specifiche. La Costituzione apostolica "Spirituali Militum Curae" di Giovanni Paolo II, firmata il 24 aprile 1986, stabilisce che “all’Ordinariato militare è preposto, come proprio, un Ordinariato normalmente insignito della dignità episcopale, il quale gode di tutti i diritti ed è tenuto agli obblighi dei vescovi diocesani, a meno che non sia diverso dalla natura delle cose o dagli statuti particolari”. Infine, pensando al fatto che normalmente l’Ordinariato castrense è sempre frutto di una specifica Convenzione con gli stati, come accade in quasi tutti i Paesi dell’America Latina, la Costituzione aggiunge che occorre precisare in queste convenzioni, tra l’altro, “in quale luogo saranno collocate la chiesa dell’Ordinariato castrense e la sua Curia e “se ci debbano essere uno o più vicari generali e quali altri officiali di curia debbano essere nominati”. (A.D.)

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    L’episcopato cileno lancia un sito dedicato alle donne

    ◊   Alla vigilia della festa della donna, domenica 8 marzo, il presidente dell’episcopato del Cile, mons. Alejandro Goic Karmelic, vescovo di Rancagua, ha indirizzato un affettuoso messaggio a tutte le donne del Paese, “amorevoli, fedeli madri e compagne”, sottolineando: “Quando tutto fa sembrare che le fondamenta della famiglia sono state scompaginate, il ruolo della donna è fondamentale, poiché attorno a lei nasce, cresce e si sviluppa la famiglia, vale a dire gli uomini e le donne un domani saranno i costruttori di una nuova società”. Mons. Goic prosegue il suo messaggio citando l’introduzione della Lettera apostolica di Giovanni Paolo II “Mulieris Dignitatem” (15 agosto 1988) che ricorda anche parole del Concilio Vaticano II: “La dignità della donna e la sua vocazione - oggetto costante della riflessione umana e cristiana - hanno assunto un rilievo tutto particolare negli anni più recenti". Secondo il presule la festa dell’8 marzo deve essere un’occasione per “ringraziare e lodare il buon Dio per il dono inestimabile delle donne che hanno dato e danno la propria vita per amore”, in particolare ai membri della famiglia ma anche “ai più sofferenti e deboli”, insegnando spesso ad “essere testimoni assoluti dell’Amore di Dio”. Sono queste alcune delle ragioni per cui, ha spiegato mons. Goic, da questo momento nel sito della Conferenza episcopale sono state aperte numerose pagine web dedicate specificamente alle donne del Cile; pagine dove è possibile trovare documenti, notizie, analisi e testimonianze.(A.D.)

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    Grande partecipazione in Myanmar alla festa mariana di Nostra Signora di Lourdes

    ◊   In Myanmar un’imponente folla di fedeli ha celebrato di recente la festa di Nostra Signora di Lourdes a Nyaunglebin, nel Santuario fondato 107 anni fa alle porte della capitale Yangon. Si tratta di una festa mariana molto sentita dalla popolazione cattolica birmana, che diventa ogni anno occasione di riflessione, di pellegrinaggio, di devozione. La celebrazione – riferisce l’agenzia Fides - è stata un momento in cui i fedeli hanno riscoperto Maria come modello per la propria vita cristiana e come esempio di umiltà e docilità nel vivere la propria fede in condizioni difficili. “La nostra Madre Maria – ha detto l’arcivescovo di Yangon, mons. Charles Maung Bo - è per noi un modello nell’ascolto di Dio. Abbiamo bisogno di leggere e ascoltare la Parola di Dio, renderla presente nel nostro cuore, pregare e trasformarla in vita vissuta”. Oltre 60 mila fedeli birmani, dalla provincia di Yangon e da altre parti del Paese, si sono recati al Santuario. La Festa della Madonna di Nyaunglebin veniva celebrata già nel 1892. Dal 1957 la festa è stata estesa a livello nazionale. (A.L.)

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    Australia: i leader religiosi chiedono al governo più attenzione ai cambiamenti climatici

    ◊   Oltre 60 leader religiosi, fra i quali il presidente della federazione delle Conferenze Episcopali dell’Oceania, mons. Peter Ingham, hanno scritto una lettera al primo Ministro australiano Kevin Rudd esprimendo profonda preoccupazione per le “politiche inadeguate del governo di fronte alla questione dei cambiamenti climatici”. Il testo è stato presentato e diffuso da leader cristiani, musulmani, ebrei buddisti e indù. Hanno aderito tutte le Chiese cristiane e fra i firmatari del testo – rende noto l’agenzia Fides - vi sono alcuni organismi ecumenici e interreligiosi esistenti in Australia. I leader religiosi criticano il governo per aver indicato un obiettivo molto basso di riduzione delle missioni di gas nocivi per l’atmosfera: ridurre le emissioni di una quota fra il 5 e il 15% entro il 2020, “rappresenta un fallimento nel proteggere vite umane e la natura”. La lettera sottolinea come i Paesi industrializzati debbano assumersi maggiori responsabilità. Ma “non sono soltanto le organizzazioni ecologiste a preoccuparsi di tali problemi”. “Le comunità religiose in Australia – si legge nel documento - stanno istruendo i propri fedeli sulla questione dei cambiamenti climatici e sui doveri di ciascuno”, cercando di agire secondo stili di vita improntati alla responsabilità sociale e alla sobrietà. Nel testo si ricorda infine che “le emissioni pro-capite di gas serra in Australia sono fra le più alte al mondo” e che il governo dovrebbe considerare l’impegno in questo campo come “una vera responsabilità morale”. (A.L.)

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    I funerali di don Enzo di Nomadelfia: il messaggio del Papa

    ◊   Ultimo commosso saluto ieri a don Enzo di Nomadelfia, deceduto lunedì scorso. Durante le esequie è stata data lettura del telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone con il quale Benedetto XVI, inviando la benedizione apostolica, ricorda la figura dello “zelante sacerdote” scomparso. Negli anni don Enzo – si legge nel documento – ha seguito le “profetiche orme” di don Zeno. Assicurando anche un “particolare ricordo nella preghiera”, il Papa ha incoraggiato i membri della comunità di Nomadelfia a “proseguire uniti” nell’impegno della “vita fraterna” e della “testimonianza evangelica”. Oltre un migliaio di persone ha partecipato alle esequie ricordando con commozione, affetto e gratitudine don Enzo. In realtà il suo nome di battesimo era Luigi ma don Zeno glielo cambiò per ricordare un giovane seminarista ucciso dai nazifascisiti. Nato il 3 aprile del 1913, a tre anni rimane orfano di madre. Ordinato sacerdote il 13 marzo 1937, viene inviato come cappellano nella parrocchia di Morfasso, in provincia di Piacenza. E’ il primo sacerdote che abbraccia definitivamente la causa e l’opera di don Zeno. “La fede di don Enzo, il suo legame con la Chiesa e con don Zeno – sottolinea l’Osservatore Romano – sono stati la roccia sicura nel tentativo di realizzare la civiltà dell’amore”. (A.L.)

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    Premio Carlo Magno 2009 ad Andrea Riccardi

    ◊   Il premio Carlo Magno 2009 è stato assegnato ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. “Con Andrea Riccardi – si legge nella motivazione ripresa dal Sir - viene onorato un grande europeo, che si pone al servizio del prossimo, nel senso migliore del termine, che vive un impegno appassionato per la comprensione e il dialogo al di là di ogni confessione religiosa e nazionalità e che con la Comunità di Sant’Egidio sta dando un grande contributo ad un mondo più pacifico e più giusto. Un esempio straordinario di impegno civile in favore di un’Europa più umana e solidale, all’interno e all’esterno delle sue frontiere”. Il premio Carlo Magno, che sarà consegnato ad Andrea Riccardi il prossimo 21 maggio, viene conferito ogni anno a personalità con meriti particolari in favore dell’integrazione in Europa. Tra i vincitori delle precedenti edizioni ci sono Giovanni Paolo II, Carlo Azeglio Ciampi, Bill Clinton e Alcide De Gasperi. (A.L.)

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    L’Europarlamento manda in pensione la vecchia lampadina

    ◊   Sarà di circa 25 – 50 euro il risparmio annuo per famiglia, senza contare i risvolti positivi in termini energetici e circa 15 milioni di CO2 in meno: sono questi gli effetti principali del provvedimento, approvato dalla Commissione ambiente dell'Europarlamento lo scorso 23 febbraio, che toglierà dal mercato la vecchia lampadina ad incandescenza. A sostituire una delle più note creazioni di Edison, brevettata nel 1880, saranno le più moderne lampade compatte fluorescenti e le alogene di nuova generazione. Il provvedimento si inserisce nell’ambito di una serie di iniziative per fronteggiare l'emergenza energetica e il surriscaldamento globale. Il passaggio dalla vecchia tecnologia alla nuova è previsto gradualmente. A partire da settembre 2009 i produttori non potranno più fornire ai punti vendita le lampadine ad incandescenza da 100 Watt e quelle smerigliate di qualsiasi potenza. Nel 2010 sarà la volta delle lampade da 75W, seguite nel 2011 da quelle da 60W. Il 2012 segnerà il passo anche per quelle da 40, 25 e 15 Watt. Ad essere interessati dal provvedimento saranno non solo le abitazioni private, ma anche gli edifici pubblici, gli uffici e le strade. Sono previste alcune eccezioni: rimarranno in uso, infatti, le lampadine da frigo, da freezer e da forno, quelle utilizzate in neonatologia e nelle incubatrici degli allevamenti. Secondo il rapporto McKinsey, presentato a Bruxelles lo scorso 26 gennaio, in cui vengono analizzate le misure, le opportunità e i costi per mantenere l'aumento della temperatura media globale sotto i 2 gradi centigradi, questa soluzione è la migliore per il risparmio energetico dopo l'isolamento termico degli edifici. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    In Somalia la più grave emergenza umanitaria del mondo

    ◊   Attualmente, la Somalia attraversa la peggiore crisi umanitaria del mondo, e circa la metà dei suoi 7,5 milioni di abitanti ha bisogno di aiuti alimentari per sopravvivere. La situazione più drammatica è quella dei bambini: circa 200 mila malnutriti, quasi 60 mila dei quali in condizioni gravi, molti a rischio di morte. È quanto ha dichiarato Mark Bowden, il coordinatore dell'Onu per gli aiuti umanitari alla Somalia. Alla base della tragedia - secondo Bowden - una spaventosa combinazione tra siccità, economia collassata e guerra civile senza fine. C'è poi l'ondata di profughi: almeno un milione dal 2007 (anche se il fenomeno è un pò rallentato), che si aggiungono agli oltre due milioni preesistenti. Popolazioni prive di tutto, che la guerra obbliga sovente a spostarsi anche due o tre volte all'anno. L'Onu ha chiesto 113 milioni di dollari per l'assistenza alla Somalia nell'anno in corso. Ma la risposta, ha precisato Bowden, “è stata molto scarsa, finora ne abbiamo ricevuto solo il 19 per cento”.

    Zimbabwe
    Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha prorogato le sanzioni contro lo Zimbabwe perchè il Paese non ha ancora risolto la sua crisi politica. “La crisi determinata dalle azioni e dalle politiche di alcuni membri del governo dello Zimbabwe ed altri, tese a minare il processo democratico, non è stata ancora risolta”, ha detto Obama, sottolineando che tali politiche “rappresentano una continua e straordinaria minaccia alla politica estera degli Stati Uniti”. Le sanzioni economiche, imposte dal governo di George W. Bush nel 2003 e successivamente ampliate, sarebbero scadute venerdì prossimo se Obama non avesse deciso di estenderne il termine.

    NATO e Russia superano le tensioni della crisi caucasica
    I ministri degli Esteri della Nato sanciranno oggi il ritorno a relazioni normali con la Russia, dopo il congelamento del "business as usual", seguito all'attacco russo contro la Georgia, nell'agosto scorso. Solo la Lituania ha detto di ritenere “un po' prematuro” scongelare del tutto le relazioni. Da parte sua, il segretario di Stato USA, Clinton, che partecipa per la prima volta alla riunione NATO, ha detto che è tempo di lavorare costruttivamente con la Russia nelle aree in cui si condividono interessi, incluso gli aiuti al popolo dell'Afghanistan”. La Clinton ha detto anche che le porte della Nato devo restare aperte per la Georgia e l'Ucraina.

    Georgia
    La Georgia ha accusato Mosca di aver violato il suo spazio aereo, affermando che, ieri e oggi, due elicotteri russi hanno sorvolato la zona del confine amministrativo tra Georgia e Abkhazia. La Russia da parte sua smentisce.

    Ancora perquisizioni in Ucraina per le società legate al commercio del gas
    Nuove perquisizioni dei servizi di sicurezza ucraini, stamani a Kiev, nelle società legate al commercio del gas. Dopo il blitz di ieri alla Naftogaz, la Compagnia statale per la distribuzione e l'export del gas ucraino, oggi gli agenti hanno effettuato perquisizioni anche alla Ukrtransgaz, la società che si occupa della manutenzione dei gasdotti e dei depositi sotterranei di metano. Sulle ultime operazioni, ascoltiamo Fabrizio Dragosei, corrispondente da Mosca del Corriere della Sera, intervistato da Giada Aquilino:

    R. - Sul gas si giocano le prossime elezioni presidenziali, che dovrebbero essere a fine anno in Ucraina. Lo scontro tra gli ex alleati della “rivoluzione arancione” - Yulia Timoshenko e il presidente Viktor Yushenko - oramai è diventato incandescente e attraverso le società che gestiscono il gas passano, o sono passati, i finanziamenti sotterranei che servono a portare uno dei candidati alla vittoria.

    D. - Cosa c’è dietro a questo scontro sul gas?

     
    R. - Quello che è successo precedentemente è stato che l’accordo raggiunto con la Russia ha comportato l’allontanamento dall’affare del gas di una società di intermediazione che si chiama “RosUkrEnergo”, nella quale si dice che avesse grossi interessi il presidente Viktor Yushenko. E adesso, invece, queste perquisizioni avvengono in altre società ucraine legate, appunto, al gas, cioè la società del gas statale ucraina che invece fa capo al primo ministro, Yulia Timoshenko.

    D. - Com’è cambiato il panorama politico ucraino negli ultimi mesi?

     
    R. - Nel momento in cui c’è stato l’accordo tra la Russia e l’Ucraina - l’accordo raggiunto da Yulia Timoshenko - si è visto che in pratica c’è stato un cambio di cavallo da parte di Mosca che, fino a pochi mesi fa, all'incirca fino alle ultime elezioni, continuava a puntare tutte le sue carte solamente sul partito filorusso di Yanukovitch, il candidato che nel 2004 si oppose a Yushenko proprio durante la “rivoluzione arancione”. All’epoca, la Timoshenko era forse la nemica numero uno di Mosca, tanto che in Russia c’era ancora un mandato di cattura contro di lei per un’inchiesta, probabilmente politica, imbastita dalla procura russa. Adesso, invece, Vladimir Putin, il primo ministro ed ex presidente russo, ha deciso di sposare la causa di Yulia Timoshenko la quale, a sua volta, si è anche riavvicinata a Mosca.

    USA e Guantanamo
    Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, si è dichiarata “molto incoraggiata” dalle risposte positive dei Paesi europei alla richiesta statunitense di accogliere ex detenuti di Guantanamo. “Sono molto incoraggiata da quello che ho sentito”, ha affermato il capo della diplomazia Usa nell'aereo che la portava a Bruxelles, al termine di un tour di tre giorni in Medio oriente, ricordando di aver incontrato nelle ultime settimane diversi dei suoi colleghi europei a Washington. “Siamo stati veramente incoraggiati dai responsi positivi e ricettivi che abbiamo ricevuto, ma non siano ancora pronti a presentare delle richieste specifiche”, ha proseguito. “È una cosa di cui riparleremo con loro quando avremo completato il nostro lavoro interno su tale questione”, ha spiegato la Clinton ai giornalisti che l'accompagnano nel suo viaggio. E ha concluso: “Penso che sarà un campo nel quale avremo buoni rapporti di lavoro”.

    Episodio di violenza a Gerusalemme: morto solo l’attentatore
    A Gerusalemme un presunto attentatore, dopo essersi lanciato a bordo di un trattore contro un'autopattuglia della polizia e poi contro un autobus vuoto, è stato ucciso dal fuoco degli agenti. Nell'impatto con l'autopattuglia, due poliziotti sono rimasti feriti.

    Preoccupazione per la situazione nella Striscia di Gaza
    La Striscia di Gaza, dopo gli attacchi israeliani dello scorso dicembre, è alle prese con una crisi senza precedenti. Lunedì scorso, alla Conferenza dei donatori per la ricostruzione, che si è svolta a Sharm el Sheikh con delegazioni di oltre 70 Paesi, sono stati stanziati oltre 4 miliardi di dollari. Della drammatica situazione attuale della Striscia di Gaza parla, al microfono di Massimiliano Menichetti, Gianmarco Onorato, delegato della Croce Rossa Internazionale per i Territori palestinesi e Israele.

    R. - Ci troviamo di fronte una popolazione che ha veramente bisogno di un sostegno. La chiusura fa sì che la popolazione viva, complessivamente, al di sotto di una soglia accettabile di povertà. Mangiano poco e male, c’è mancanza di impiego, la stragrande maggioranza della popolazione non ha lavoro, non c’è possibilità di scambio e di commercio. Tutte queste cose fanno di questo uno dei posti peggiori. L’emergenza è permanente.

     
    D. - Quali sono le località che maggiormente hanno risentito dell’ultima offensiva israeliana?

     
    R. - Soprattutto il nord, tra la frontiera, a Erez, Jabalia che è un grande campo di rifugiati, fino a Gaza City, e il centro. Nel sud, tra la zona di frontiera, a Khan Yunis, e Rafah.

     
    D. - Si parla di migliaia di sfollati. Questi spostamenti quali aree coinvolgono?

     
    R. - Le migrazioni sono sempre all’interno delle stesse località e la gente in genere non cambia città. Ci sono alcuni che non hanno neanche voluto lasciare le rovine della casa e lì vivono.

     
    D. - La diplomazia internazionale continua a lavorare per stabilizzare l’area. La popolazione ha questa percezione?

     
    R. - La popolazione locale è interessata solo ai cambiamenti pratici, i dibattiti o gli interventi politici a loro non interessano perché non hanno mai visto un cambiamento.

     
    D. - La Conferenza dei Paesi donatori di Sharm el Sheikh ha stanziato oltre 4 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e nonostante questo ci sono già le perplessità di Hamas, che non riconosce l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, di fatto indicata dai Paesi donatori internazionali per la distribuzione degli aiuti. C’è il rischio che gli aiuti poi non arrivino materialmente alle persone?

     
    R. - Gli aiuti che dovrebbero entrare attraverso Israele avvengono con il contagocce. È chiaro che, se non c’è un monitoraggio internazionale, sarà difficile sapere dove va questo materiale. Poi, c’è il fatto che Hamas è forte come prima, se non di più, e tutto quello che entra è controllato dall'autorità locale.

     
    Pakistan
    Talebani all'attacco nella zona di Peshawar: la notte scorsa hanno fatto esplodere una bomba che ha distrutto 16 negozi di dischi e video ed hanno fatto saltare un mausoleo dedicato ad un poeta del XVII secolo, perchè "profanato" dalle visite delle donne. Il mausoleo distrutto era dedicato al poeta pashtun, Rehman Baba.

    Iraq
    È di almeno 10 morti e una quarantina di feriti l'attentato compiuto questa mattina con un'autobomba in un mercato del bestiame ad Hamza, nella provincia irachena di Babilonia, uno dei più sanguinosi da alcune settimane. La provincia di Babilonia, abitata sia da arabi sciiti che sunniti, è stata teatro dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003 di numerosi micidiali attentati, ma da mesi era considerata relativamente tranquilla. La responsabilità della sicurezza in tutta la provincia di Babilonia è stata trasmessa nell'ottobre dello scorso anno dalle forze Usa alle autorità irachene.

    Pirateria
    Il cargo egiziano "Blue Star", catturato da pirati somali il primo gennaio scorso, è stato rilasciato dai suoi sequestratori con tutti i 28 membri dell'equipaggio. Lo ha riferito l'agenzia egiziana Mena. La "Blue Star", che trasportava un carico di seimila tonnellate di fertilizzanti, era stata abbordata il giorno di Capodanno al largo delle coste somale, presso Bab el Mandeb. Il suo proprietario, Abderrahmane el-Awwa, aveva annunciato il 6 febbraio scorso di aver raggiunto un accordo con i pirati per un riscatto di un milione di dollari.

    Cina - Taiwan
    La Cina “è pronta” a discutere con Taiwan di problemi “politici e militari”. Lo ha affermato il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo rapporto all'Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese, che apre oggi a Pechino i lavori della sua sessione annuale. Nel testo distribuito alla stampa, Wen aggiunge che la Cina è pronta a “creare le condizioni” per mettere fine alla costante tensione con Taiwan, che è di fatto indipendente dal 1949 e che Pechino considera una provincia ribelle. I rapporti tra i due vicini sono migliorati negli ultimi 12 mesi con l'elezione a presidente di Taiwan di Ma Ying-jeou, favorevole alla distensione con Pechino.

    Italia - arresti per un traffico di immigrati
    Una struttura “reticolare, multietnica e molto pericolosa” in grado di gestire tutte le fasi dell'immigrazione clandestina, dal reclutamento dei migranti in vari Paesi africani, al loro imbarco in Libia, all'arrivo sulle coste italiane, fino alla fuga dai centri di accoglienza e al successivo sfruttamento E' questa l'organizzazione smantellata dai Carabinieri del Ros che ha portato in carcere 13 persone in varie regioni di Italia: Sicilia, Calabria, Lombardia ed Emilia Romagna. Gli accertamenti non hanno evidenziato attività connesse con il terrorismo, ma l'esistenza di una vasta organizzazione di trafficanti di esseri umani, strutturata in cellule collegate tra loro e con referenti nei Paesi di origine degli stranieri, in Libia e in Italia. Ciascun gruppo, spiegano i Carabinieri, assicurava il reclutamento di connazionali in Marocco, Egitto, Tunisia, Algeria e Sudan, provvedendo quindi al loro trasferimento via terra presso il porto libico di Zouara. Qui, i referenti libici procuravano le imbarcazioni per il trasporto dei clandestini sulle coste italiane, in particolare Lampedusa, mantenendo i contatti con la componente presente in Italia, che segnalava le rotte da percorrere. In venti casi, secondo i Carabinieri, si può parlare di veri e propri sequestri di persona a scopo di estorsione perchè gli stranieri, una volta fatti fuggire dai centri, sono stati segregati in ricoveri di fortuna e liberati solo dopo il pagamento di un riscatto da parte dei familiari.

    Cuba
    Due alti responsabili cubani accusati di condotta “indegna” hanno dato le dimissioni da tutte le loro funzioni e dal partito comunista riconoscendo i loro errori. Lo scrive il quotidiano Granma che pubblica una loro lettera. Due giorni fa, era stato annunciato un rimpasto di governo nell'ambito del quale erano stati sostituiti Felipe Perez Roque, ministro degli Esteri, e Carlos Lage, vicepresidente del Consiglio dei ministri. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 64
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