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Sommario del 27/05/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Laici corresponsabili non collaboratori del clero: così il Papa al Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma. Ripartire dalla comunione ecclesiale per testimoniare la carità
  • Benedetto XVI all'udienza generale: il mondo ha bisogno di sobrietà e di rispetto delle regole per uscire dalla povertà e umanizzare il lavoro
  • Nomine
  • Lettera del cardinale Hummes per l'Anno sacerdotale
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • La Corea del Nord minaccia la Corea del Sud
  • Emergenza educativa al centro dell'assemblea Cei. Conferenza stampa di mons. Coletti
  • Prima Giornata mondiale della sclerosi multipla
  • Aperto a Firenze un Convegno internazionale sul caso Galileo
  • Chiesa e SocietÓ

  • I cristiani pakistani ribadiscono il “no” alla violenza estremista
  • Pakistan: alle minoranze religiose il 5% dei posti nel pubblico impiego
  • Sri Lanka: la morte di un sacerdote accanto ai profughi
  • Ciclone Aila: 200 morti e un milione di sfollati in India e Bangladesh
  • Convegno su Santa Sede e Stati dell'Europa post-comunista
  • Il Jesuit Refugee Service chiede a Malta norme per il salvataggio in mare dei migranti
  • Il cardinale Terrazas ricorda l’importanza dei mass media per una cultura del dialogo
  • Costa Rica: la Chiesa presenta una nuova proposta di educazione sessuale
  • Le diocesi di frontiera in Argentina insieme per costruire la fraternità
  • Spagna: messaggio dei vescovi per la Giornata dell’Azione Cattolica e dell’Apostolato Secolare
  • Mozambico: appello da una missione orionina in difficoltà
  • Nigeria: fondo speciale dei vescovi a sostegno dei civili
  • Terminata l'istruttoria diocesana della causa di beatificazione di 124 martiri coreani
  • Concerto a Roma per sostenere un progetto in Mozambico della Comunità Missionaria di Villaregia
  • Mons. Fisichella: il rifiuto della vita nascente è spesso frutto della solitudine
  • Sussidio dei vescovi statunitensi sulla crisi economica
  • Malattia del sonno: nuova terapia nella lista dei medicinali essenziali dell’Oms
  • La Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia in Italia compie 18 anni
  • Mons. Javier Echevarría: la vocazione sacerdotale comporta “l’esigenza della santità”
  • 24 Ore nel Mondo

  • Pakistan: 30 morti in un attentato contro sede della polizia
  • Il Papa e la Santa Sede



    Laici corresponsabili non collaboratori del clero: così il Papa al Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma. Ripartire dalla comunione ecclesiale per testimoniare la carità

    ◊   La Chiesa, Popolo di Dio e Corpo di Cristo, il ruolo dei laici corresponsabili dell’agire pastorale, la concezione della Chiesa secondo il Concilio Vaticano II e la testimonianza della carità che convince il mondo: sono i temi toccati dal Papa ieri sera aprendo l’annuale Convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale” il tema del Convegno che si concluderà venerdì prossimo. Oggi il confronto nelle varie prefetture romane. Il servizio di Debora Donnini.

    L’abbraccio del Pastore con la sua diocesi nella cattedrale della sua città, Roma. Ieri il Papa è stato accolto con grande calore dai tanti fedeli, religiosi, sacerdoti, presenti nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il suo discorso ha aperto il convegno della diocesi di Roma, un Convegno particolare, diverso dagli anni passati, come ha sottolineato il cardinale vicario Agostino Vallini nel suo saluto perché non riflette su un tema specifico, ma introduce la verifica del cammino pastorale percorso a Roma negli ultimi dieci anni per trarne poi orientamenti efficaci per la vita ecclesiale. “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale” il tema a cui il Papa risponde con un discorso denso e ricco di spunti. Si parte dal Concilio Vaticano II: la Chiesa come mistero di “comunione di persone” che per azione dello Spirito santo formano il “Popolo di Dio” e il “Corpo di Cristo”. Il concetto “Popolo di Dio” - ha affermato - esprime un senso di continuità perché Dio per entrare nella storia ha eletto un popolo particolare, perché sia il suo popolo: il popolo di Israele. Un’intenzione particolare, dunque, che si apre all’universale. Il concetto di “Corpo di Cristo” esprime infatti l’universalità. È Cristo che abbattendo il muro di separazione di popoli e culture realizza un popolo solo, nella sua Croce e Risurrezione. In Cristo diventiamo realmente Popolo di Dio:

     
    “Quindi il concetto ‘Popolo di Dio’ e ‘Corpo di Cristo’ si completano: in Cristo diventiamo realmente il Popolo di Dio. E ‘Popolo di Dio’ significa quindi ‘tutti’: dal Papa fino all’ultimo bambino battezzato”.
     
    All’indomani del Concilio Vaticano II, spiega il Papa, questa dottrina ecclesiologica ha trovato vasta accoglienza con tanti buoni frutti, ma l’assimilazione nel tessuto della coscienza ecclesiale non è avvenuta sempre e dovunque senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione. Il pensiero del Concilio Vaticano II sul Popolo di Dio va correttamente interpretato. Se da una parte c’è stata una tendenza a identificare la Chiesa con la gerarchia, dall’altra c’è stata una visione sociologica che, appellandosi ad un presunto spirito del Concilio Vaticano II, lo ha concepito come punto di rottura, addirittura facendo una contrapposizione fra prima e dopo e travalicando i confini esistenti fa ministero gerarchico e responsabilità dei laici. Un taglio quasi esclusivamente orizzontale, che escludeva il riferimento verticale a Dio:

     
    “Posizione, questa, in aperto contrasto con la parola e con lo spirito del Concilio, il quale non ha voluto una rottura, un’altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio”.
     
    Il risveglio delle energie, dunque, non ha sempre prodotto l’incremento desiderato, ma talvolta un tempo di affievolimento, anche di resistenza e contrapposizione fra la dottrina conciliare e diversi concetti formulati in nome del Concilio ma in realtà opposti al suo spirito e alla sua lettera. Quindi, poiché ci si è accorti che le pagine del Concilio sul ruolo dei laici non erano ancora state sufficientemente realizzate nelle coscienze dei cattolici e nella prassi pastorale, il Sinodo del 1987 si è concentrato proprio sul ruolo dei laici. Quindi il Papa punta sul concreto della sua diocesi, quella di Roma: a che punto è, si chiede, la diocesi di Roma, in che misura favorisce la corresponsabilità pastorale di tutti, specialmente dei laici? Nei primi secoli del cristianesimo la comunità cristiana ha annunciato il Vangelo agli abitanti di Roma: bisogna tornare a farlo, è la forte e chiara esortazione del Papa. Troppi battezzati, infatti, hanno smarrito la via della Chiesa e non si sentono parte della comunità ecclesiale. O si rivolgono alle parrocchie per ricevere servizi religiosi solo in alcune circostanze. Tanti non cristiani non conoscono la bellezza della fede. La missione cittadina in preparazione al Giubileo del 2000 ha invece mostrato nei fatti che il mandato ad evangelizzare spetta a tutti i battezzati. Un’esperienza molto importante che ha contribuito a far maturare nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei movimenti la consapevolezza di appartenere all’unico Popolo di Dio:

     
    “Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli ‘collaboratori’ del clero a riconoscerli realmente ‘corresponsabili’ dell’essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato”.
     
    Cosa fare, dunque, più concretamente, si chiede Benedetto XVI, perché non possiamo rassegnarci all’esistente. Anzitutto ci vuole una formazione più attenta alla visione della Chiesa, bisogna migliorare l’impostazione pastorale e promuovere, nel rispetto delle vocazioni e gradualmente, la corresponsabilità dei membri del Popolo di Dio. Ma questo non diminuisce la responsabilità dei parroci: a voi, ha detto, tocca promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già attivi. Bisogna quindi educare le comunità all’ascolto orante della Parola di Dio, cioè la lectio divina. Ma centrale è la fede che oltre a essere una personale relazione con Dio ha anche un’essenziale componente comunitaria. Questa viene in aiuto ai giovani che sono maggiormente esposti all’individualismo con l’indebolimento di legami interpersonali. Inoltre, è importante curare la liturgia dell’Eucaristia, che non è mero estetismo, ma il modo in cui l’amore di Dio in Cristo ci affascina e ci rapisce. La comunione nasce dall’Eucaristia. Dobbiamo sempre imparare a custodire l’unità della Chiesa, spiega il Papa, da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. Benedetto XVI si rivolge, quindi, a movimenti e comunità sorti dopo il Concilio, un dono prezioso di cui ringraziare il Signore, e raccomanda di curare i loro itinerari formativi per aiutare i membri a maturare un senso di appartenenza alla comunità ecclesiale. Centro della vita della parrocchia è l’Eucaristia, particolarmente la celebrazione domenicale:

     
    “La crescita spirituale ed apostolica della comunità porta poi a promuoverne l’allargamento attraverso una convinta azione missionaria. Prodigatevi pertanto a ridar vita in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, ai piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la sua Parola, luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità, organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità permette un respiro missionario più largo, che tiene conto della densità della popolazione, della sua fisionomia sociale e culturale, spesso notevolmente diversificata”.
     
    Il Papa sottolinea anche l’importanza di utilizzare questo metodo pastorale nei luoghi di lavoro, creando gruppi missionari con una pastorale degli ambienti ben pensata. Bisogna dunque ripartire dall’evangelizzazione. È chiaro in questo il Papa, che afferma: il futuro del Cristianesimo dipende dalla testimonianza di ciascuno di noi, ma anche ricorda che è la testimonianza della carità ad aver sedotto gli uomini fin dagli albori del Cristianesimo:

     
    “Alla domanda come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli, l’ascesa da una presunta setta ebrea alla religione dell’Impero, gli storici rispondono che fu particolarmente l’esperienza della carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere la carità è la forma primaria della missionarietà”.

     
    “Siate buoni samaritani”, esorta quindi il Pontefice. E a proteggere la sua Chiesa il Pontefice invoca l’aiuto della Vergine Maria, Salus popoli romani, venerata a Santa Maria Maggiore.

     
    All’arrivo nella Basilica lateranense, il saluto del cardinale vicario Agostino Vallini che ha spiegato al Papa che “la Chiesa di Roma ha sofferto nei mesi passati nel vedere interpretati in modo distorto alcuni suoi pronunciamenti o decisioni pastorali”. La diocesi, ha detto fra gli applausi il cardinale Vallini, le esprime affetto e riconoscenza per il suo Magistero.

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    Benedetto XVI all'udienza generale: il mondo ha bisogno di sobrietà e di rispetto delle regole per uscire dalla povertà e umanizzare il lavoro

    ◊   Difendere “la perfetta unità del Corpo di Cristo” dalle forze che spingono verso il primato della volontà che distrugge la società, disumanizza il lavoro e non conosce la solidarietà verso i poveri. Con affermazioni di grande vigore, Benedetto XVI ha tenuto oggi l’udienza generale in Piazza San Pietro davanti a circa 20 mila persone. La catechesi è stata ispirata da San Teodoro Studita, un monaco vissuto tra l’ottavo e il nono secolo che si spese contro l’iconoclastia e nel rafforzare l’identità cristiana dei suoi monaci. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Ancora un uomo forte, nascosto nelle miti vesti di un saio monacale, protagonista della catechesi di Benedetto XVI, che da qualche tempo sta indagando l’epoca bizantina tra l’ottavo e il nono secolo, dominata dalla lotte contro l’iconoclastia. Un “uomo formato e informato dalla fede”, i cui insegnamenti sono stati presi ed attualizzati con incisività dal Papa, che a più riprese ha fatto una sorta di “parallelo” storico e di valori tra il periodo “turbolento” nel quale visse San Teodoro Studita e le analoghe turbolenze che agitando il terzo millennio cristiano:

     
    “Vi sono oggi numerose correnti che insidiano l’unità della fede comune e spingono verso una sorta di pericoloso individualismo spirituale e di superbia spirituale. E’ necessario impegnarsi nel difendere e far crescere la perfetta unità del Corpo di Cristo, nella quale possono comporsi in armonia la pace dell’ordine e le sincere relazioni personali nello Spirito”.

     
    La persecuzione iconoclasta che portò San Teodoro Studita a subire per lunghi anni carcere, torture ed esilio è strettamente legata, ha detto il Papa, alla riforma della vita cenobitica che il monaco attuò con grande ispirazione. Forte di una comunità numerosa - trecento monaci quando i monasteri ne contavano in media una trentina - San Teodoro insistette sulla necessità dell’ordine e della sottomissione, oltre che sul “rigore” e l’“intensità” della vita cristiana. Lo fece, ad esempio, affrontando il nodo della povertà con insegnamenti che, ha affermato Benedetto XVI, valgono ancora oggi:

     
    “Non dobbiamo dipendere dalla proprietà materiale, dobbiamo invece imparare la rinuncia, la semplicità, l’austerità e la sobrietà. Solo così può crescere una società solidale e può essere superato il grande problema della povertà di questo mondo”.

     
    Un’altra tentazione dalla quale San Teodoro Studita tentò di difendere i suoi monaci - disabituati dopo le persecuzioni che li avevano dispersi a vivere come un corpo unico - fu quella del “primato della volontà”, in senso egoistico, al quale il monaco oppose quello dell’obbedienza. Una “rinuncia”, ha osservato il Pontefice, del tutto necessaria anche in una società come la nostra, che spesso dimentica i suoi valori fondanti:

     
    “Se ognuno segue solo se stesso, il tessuto sociale non può funzionare. Solo imparando ad inserirsi nella comune libertà, condividere e sottomettersi ad essa, imparare la legalità, cioè la sottomissione e l’obbedienza alle regole del bene comune e della vita comune, può sanare una società come pure l’io stesso dalla superbia di essere al centro del mondo”.

     
    Ma oltre al dominio di sé, che parte dall’obbedienza per arrivare alla pratica della povertà e della castità, Bendetto XVI ha individuato un’altra “virtù” nella vita e nella missione dell’antico monaco di Bisanzio, “l’amore al lavoro”:

     
    “Colui che è fervente negli impegni materiali, che lavora con assiduità, egli argomenta, lo è anche in quelli spirituali. Non ammette perciò che, sotto il pretesto della preghiera e della contemplazione, il monaco si dispensi dal lavoro, anche dal lavoro manuale, che in realtà è, secondo lui e secondo tutta la tradizione monastica, il mezzo per trovare Dio (...) E proprio così il mondo del lavoro va umanizzato e l’uomo attraverso il lavoro diventa più se stesso, più vicino a Dio”.

     
    I saluti e le catechesi in sintesi, oggi pronunciate in nove lingue, hanno completato l’udienza generale, al termine della quale il Papa ha salutato, oltre a vari gruppi parrocchiali e diocesani, anche i membri della Fondazione San Matteo in memoria del Cardinale Van Thuan, accompagnati dal cardinale Renato Raffaele Martino, presidente di Giustizia e Pace. Il Pontefice li ha invitati a “diffondere la dottrina sociale della Chiesa” e soprattutto, ha detto, “a far sentire la vicinanza della Chiesa a quanti sono poveri materialmente e spiritualmente”. Poco dopo, intrattenendosi con i fedeli al di là delle transenne, Benedetto XVI ha conversato per qualche minuto con Margaret Thatcher, ex premier britannica dal 1979 al 1990.

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    Nomine

    ◊   Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Allentown (Usa), presentata da mons. Edward P. Cullen, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. John O. Barres, del clero della diocesi di Wilmington, cancelliere della medesima diocesi. Mons. John O’ Barres è nato il 20 settembre 1960 a Port Chester (New York). Dopo la scuola elementare, ha frequentato la "Phillips Academy" ad Andover (Massachusetts) e, successivamente, ha conseguito il baccalaureato nella Letteratura Inglese alla "Princeton University" a Princeton (New Jersey) e il "Master of Business Administration" presso la "New York University Graduate School of Business". Ha seguito gli studi teologici presso il "Theological College" dell’Università Cattolica di America a Washington, dove ha ottenuto la Licenza in Teologia Sistematica. E’ stato ordinato sacerdote il 21 ottobre 1989 per la diocesi di Wilmington (Delaware). Dopo l'ordinazione, ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico e la Licenza e il Dottorato in Teologia Spirituale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Nel 2005 è stato nominato prelato d’onore di Sua Santità. Oltre l’inglese, conosce l’italiano, il francese e lo spagnolo.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo ausiliare di St. Paul and Minneapolis (Usa) mons. Lee Anthony Piché, del clero della medesima arcidiocesi, finora vicario generale e moderatore della Curia, assegnandogli la sede titolare vescovile di Tamata. Mons. Lee Anthony Piché è nato l’8 maggio 1958 a Minneapolis. E’ stato ordinato sacerdote nella cattedrale di St. Paul per l’arcidiocesi di St. Paul and Minneapolis il 26 maggio 1984. Nel 1987 è stato nominato professore alla facoltà della "St. Thomas Academy", e poi, dal 1987 al 1994, ha compiuto gli studi per il dottorato in filosofia prima al "St. Joseph Seminary" a Princeton New Jersey, e poi alla Colombia University" a New York. E’ stato nominato parroco nel 1999, prima a "St. Joseph in West St. Paul" e nel 2005, a "All Saints in Lakeville". Ha svolto l’ufficio per l’arcidiocesi e le altre diocesi nello Stato di Minnesota, di presidente del comitato ecumenico, dal 2000 al 2008.

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    Lettera del cardinale Hummes per l'Anno sacerdotale

    ◊   Tutto il popolo cattolico in ogni parte del mondo, nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità locali è chiamato a partecipare all’Anno sacerdotale, che verrà aperto dal Papa il prossimo 19 giugno, Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei presbiteri. In questa occasione verrà anche inaugurato un nuovo sito internet “www.annussacerdotalis.org”. Il servizio di Roberta Gisotti:

    “Felici, santi e gioiosi”: è così che il popolo cattolico vuol vedere i propri sacerdoti “nel lavoro apostolico quotidiano”. Lo ricorda il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero, nella Lettera rivolta ai sacerdoti in vista dell’Anno loro dedicato, che avrà inizio con la celebrazione dei Vespri, presieduti da Benedetto XVI, nella Basilica Vaticana, nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Un Anno giubilare che coincide con il 150.mo anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, che in questa occasione sarà proclamato dal Papa “patrono di tutti sacerdoti del mondo”, che oggi sono oltre 408 mila.

     
    “Davvero i sacerdoti scrive il cardinale Hummes - sono importanti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono”. Non nasconde il porporato i casi di sacerdoti coinvolti in “problemi gravi e situazioni delittuose”, che bisogna continuare ad investigare e giudicare debitamente, punendoli, ma che sono una percentuale “molto piccola” del clero, rispetto alla “stragrande maggioranza” di sacerdoti, “persone molto degne, dedicate al ministero, uomini di preghiera e di carità pastorale, che investono l’intera esistenza” per attuare la “propria vocazione e missione, spesso con grandi sacrifici personali”, “sempre con amore autentico verso Gesù Cristo”, “solidali con i poveri e i sofferenti”, loro stessi “a volte obbligati a situazioni di dura povertà”. “Perciò – sottolinea il prefetto della Congregazione per il Clero – “la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti in tutto il mondo”.

     
    Sarà dunque un Anno di celebrazioni religiose e pubbliche per approfondire l’identità sacerdotale nella Chiesa e nella società, attraverso convegni di studio, giornate di riflessione, esercizi spirituali, conferenze e settimane teologiche, ricerche scientifiche, pubblicazioni e tutto ciò che la creatività delle Chiesa locali saprà proporre “per sviluppare la comunione e l’amicizia dei sacerdoti con la comunità loro affidata”, per trasmettere infine – auspica il cardinale Hummes – la “gioia cristiana che sgorga dalla certezza che Dio” ama i sacerdoti.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Libertà dalle cose materiali e sobrietà per costruire una società solidale: all’udienza generale, parlando di Teodoro Studita, il Papa indica la strada della rinuncia e della semplicità per risolvere il problema della povertà.

    Nell’informazione internazionale, la visita dell’arcivescovo Dominique Mamberti in Romania e in Slovacchia.

    In cultura, un articolo del cardinale Camillo Ruini dal titolo “Pio XII spiegato da mio nonno”: Eugenio Pacelli agli occhi di un bambino che diventerà cardinale.

    Da Crono al padre-duce: Giulia Galeotti recensisce il film su Mussolini “Vincere” di Marco Bellocchio.

    Il classico va bene ma solo se è di moda: Marco Beck sulla Fiera del libro di Torino.

    La ragionevole prudenza del pensiero: Enrico Berti ricorda il filosofo Franco Volpi.

    La valanga che travolse l’arte: Sandro Barbagallo sulle iniziative per i cento anni dalla pubblicazione del Manifesto futurista.

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    Oggi in Primo Piano



    La Corea del Nord minaccia la Corea del Sud

    ◊   L’atteggiamento aggressivo della Corea del Nord è preoccupante e va sanzionato. La comunità internazionale intera, Stati Uniti, Russia e Cina compresi, critica i nuovi esperimenti nucleari compiuti da Pyongyang, che ha anche dichiarato di considerare nullo l’armistizio del 1953, che pose fine al conflitto nella penisola coreana e minaccia di attaccare Seul nel caso in cui una delle sue navi venga fermata, all’indomani dell'adesione del Sud all'iniziativa, guidata dagli Stati Uniti, per bloccare carichi di armi illecite in rotta verso il Nord. Inoltre, secondo la Corea del Sud, sarebbe ripresa anche l’attività nella centrale atomica di Yongbyon. Ma come è possibile allentare le tensioni in Corea? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a Maurizio Riotto, docente di coreano all’Orientale di Napoli:

    R. – L’unica cosa che può veramente allentare la tensione in quella parte del mondo è la riunificazione. La riunificazione, però, in realtà non interessa a nessuno, né tanto meno ai Paesi dei colloqui a sei. Non c’è motivo perché Paesi come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti siano favorevoli alla riunificazione della penisola coreana. Di fronte a questa situazione, la Corea del Nord, volendo sopravvivere, l’unico mezzo che ha a disposizione, per quanto terribile, è la bomba atomica, di cui cerca di approfittarne il più possibile.

     
    D. – Quindi, Pyongyang risponde con una minaccia ad un’emergenza alimentare che sta vivendo già da tempo?

     
    R. – La Corea del Nord teme di fare la fine del Tibet. Quello che è poco conosciuto in Occidente è che, già a livello culturale ed accademico, la Cina ha lanciato una grossa controffensiva verso la Corea del Nord, a partire dalla metà degli anni ’90, negando la “coreanità” dell’antico regno il cui territorio coinciderebbe in buona parte con quello dell’attuale Corea del Nord. Il problema è questo: la Corea rischia di venire soffocata da una Cina sempre in cerca di spazi vitali per la propria economia. Loro si ritengono gli unici continuatori della pura tradizione coreana: la Corea del Nord ne ha fatto una vera e propria ossessione, cioè per loro esistere è prioritario, viene prima di qualsiasi cosa anche se ciò dovesse portare alla morte, per fame, di gran parte della popolazione. Certo, questo va a discapito dell’economia già disastrata e a questo si aggiungono, poi, le sanzioni del resto del mondo. E’ una situazione sicuramente pesante.

     
    D. – Non sarebbe più semplice esporre apertamente al mondo le proprie difficoltà di tipo economico e non presentarsi come una minaccia?

     
    R. – La Corea del Nord ha lanciato dei segnali molto precisi agli Stati Uniti, proprio in funzione anti-cinese, ma gli Stati Uniti continuano a non recepirli, spingendo invece per i famosi colloqui a sei che però vedono sedere ad un tavolo dei Paesi che non hanno nessun interesse ad un miglioramento della situazione nella penisola ma, anzi, hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo. E’ una situazione pesante, è una situazione, in questo momento, senza via di uscita.

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    Emergenza educativa al centro dell'assemblea Cei. Conferenza stampa di mons. Coletti

    ◊   Proseguono i lavori della 59.ma Assemblea generale dei vescovi italiani in corso in Vaticano sul tema “La questione educativa: il compito urgente dell’educazione”. Mons. Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della Commissione Episcopale per l'educazione cattolica, ha sottolineato stamani in conferenza stampa l’urgenza di riscoprire l’autentica libertà in un tempo dominato da gravi derive. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    Mons. Diego Coletti, soffermandosi sulla questione educativa, ha sottolineato che la situazione attuale è difficile ed è attraversata da alcune derive culturali:

    “I nostri ragazzi crescono in un mondo nel quale non c’è nessun perverso accusatore della loro voglia di essere persone umane. Ma di fatto c’è un’atmosfera con poco ossigeno umanistico, antropologico, per cui il vero è il sapere come si fa. Pensate all’educazione sessuale per esempio: quando tu sai come si fa, sai tutto. Il bene è ciò che incrementa il mio star bene, il mio benessere, e il bello è ciò che mi eccita, che mi emoziona”.

    In questo contesto ad essere mortificata è l’autentica libertà dell’individuo:

    “Proprio questo provoca un desiderio ancora più grande, un anelito ancora più forte ad una vera libertà, che per essere vera deve avere un fine, uno scopo. Come il sonno della ragione, così anche una libertà senza scopo, senza fine, produce mostri”.

    La libertà autentica – ha aggiunto mons. Diego Coletti – può risplendere solo nell’incontro con Gesù:

    “A partire dalla nostra passione per Gesù e per il Vangelo, noi abbiamo ragioni 'da vendere' per essere messe a disposizione di tutte le persone pensanti, finalizzandole al bene comune di tutti”.

     
    La scuola - ha detto infine il presule - deve essere lultimo settore al quale una società deve togliere le proprie risorse.

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    Prima Giornata mondiale della sclerosi multipla

    ◊   Si celebra oggi la prima Giornata mondiale della sclerosi multipla, che colpisce due milioni e mezzo di persone in tutto il mondo. Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale che interessa soprattutto i giovani fra i 20 e i 30 anni, con un'alta componente femminile: le donne affette da sclerosi sono infatti il doppio degli uomini. Il costo sociale della malattia si aggira sui 2 miliardi e 400 milioni di euro l'anno. Su questa patologia ascoltiamo Claudio Conforti, consigliere nazionale dell'Aism, l'Associazione italiana sclerosi multipla, al microfono di Eliana Astorri:

    R. – E’ una delle più gravi malattie del sistema nervoso centrale che riguarda soprattutto la trasmissione dei segnali nervosi lungo le fibre nervose perché attacca la mielina, che è la guaina protettiva delle fibre nervose ed è il principale organo di trasmissione del segnale. E’ una malattia sulla quale c’è moltissima ricerca, in Italia. Solo l’anno scorso, sono stati investiti nella ricerca quasi 4 milioni di euro.

     
    D. – Oggi si può intervenire per rallentare il processo degenerativo?

     
    R. – Si può intervenire, cosa che magari 10-15 anni fa era solo agli inizi, con tutta una serie di medicamenti, di trattamenti, soprattutto i cosiddetti “immunomodulanti”, interferone e tutta la famiglia di quelli che stanno venendo dopo, e anche con tanti altri medicinali ancora in fase di sperimentazione: alcuni già in fase di sperimentazione clinica, cioè ad un passo dall’applicazione, alcuni ancora in fase di ricerca di base. Ma la ricerca è tanta e in tante direzioni diverse. Una su cui si sta investendo molto è quella sulle cellule staminali adulte.

     
    D. – Qual è la vita sociale e lavorativa di queste persone?

     
    R. – Negli ultimi anni, è molto migliorata. Perché? Intanto, la diagnosi è più rapida, è più sicura e i vari tipo di trattamento che oggi sono disponibili possono essere iniziati in maniera molto precoce. I trattamenti non sono risolutivi, purtroppo, ancora; però ritardano gli effetti per cui oggi quella che si chiama “qualità di vita” delle persone con sclerosi multipla, soprattutto dei giovani che hanno avuto la diagnosi da poco, è molto superiore a quello che potevano avere persone della stessa età con la stessa diagnosi 10-15-20 anni fa. Una cosa da dire sulla sclerosi multipla è che ogni caso è diverso dagli altri e quindi una generalizzazione purtroppo è impossibile. Però, la qualità di vita e quindi anche l’approccio al lavoro e alla vita sociale, alla vita familiare, è notevolmente migliorato. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Aperto a Firenze un Convegno internazionale sul caso Galileo

    ◊   ‘Ho apprezzato lo spirito dell’iniziativa: un dibattito aperto e costruttivo, anche da punti di partenza diversi’. Lo ha dichiarato ieri il capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano all’inaugurazione del Convegno internazionale ‘Il caso Galileo. Una rilettura storica, filosofica e teologica’, apertosi a Firenze nella Basilica di Santa Croce, luogo dove è sepolto l’astronomo pisano. L’incontro di studi, organizzato dalla Fondazione Stensen dei Gesuiti, vede per la prima volta coinvolte ben 18 istituzioni – laiche e cattoliche - storicamente legate alla vicenda galileiana e mira a favorire il dialogo fra ragione e fede nelle questioni etiche contemporanee. Da Firenze, il servizio di Fabio Colagrande:

    Si è aperto ieri, a pochi passi dalla tomba di colui che è considerato il ‘padre della scienza moderna’, uno degli appuntamenti più attesi del corrente Anno dell’Astronomia. ‘La corretta contestualizzazione del caso Galileo – ha spiegato padre Brovedani, ideatore del convegno – può contribuire a favorire un rapporto di collaborazione e serenità tra la Chiesa e il mondo della scienza, soprattutto nella prospettiva delle problematiche etiche sollevate dalla ricerca bio-tecno-scientifica contemporanea’. Ad introdurre i lavori congressuali sono state le lectiones magistrales del filosofo della scienza Paolo Rossi, accademico dei Lincei, e di Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze.

     
    “Alla Chiesa – ha spiegato Cabibbo – mancò all’inizio del Seicento una personalità del calibro intellettuale di Tommaso d’Aquino, che sapesse valutare correttamente l’impatto filosofico della nuova scienza, a cominciare proprio dalle scoperte astronomiche fatte da Galileo nel 1609”. Dal canto suo, Rossi ha voluto ricordare che se è vero che le teorie eliocentriche difese quattrocento anni fa da Galileo non fossero allora suffragate da prove, nessuno può sostenere che di fronte a tesi discutibili o erronee sia lecito far soffrire chi le sostiene, costringendolo pubblicamente a rinnegarle. Questa – ha aggiunto – era senza dubbio anche l’opinione di Giovanni Paolo II quando nel 2000 pronunciò la richiesta di perdono ‘per l’uso della violenza che alcuni cristiani hanno fatto nel servizio della verità’. Lo studioso ha inoltre voluto sottolineare i rischi di alcuni eccessi apologetici nella revisione del caso Galileo da parte del mondo ecclesiale. Ha anche voluto mettere in guardia i congressisti dalla tentazione illusoria di voler chiudere definitivamente la vicenda galileiana, istituendo un impossibile tribunale della storia. Ma su quanto sia urgente oggi rilanciare una condivisione di responsabilità tra scienza e fede sentiamo il prof. Nicola Cabibbo:

     
    “Secondo me serve assolutamente perché tra l’altro c’è una sfida molto diretta che è proprio la sfida del futuro del pianeta, il futuro dell’umanità, in cui la scienza sta dichiarando dei rischi gravi che corriamo, gravi pericoli per il futuro dell’umanità. Pensiamo ai cambiamenti climatici, al degrado dei suoli agricoli. C’è una somma di pericoli che la scienza sta dichiarando e su cui si scontra non con la Chiesa, ma con grossi interessi economici: pensiamo agli interessi economici dei produttori di petrolio, agli interessi economici delle grandi multinazionali agricole e così via. Quindi sarebbe estremamente importante, proprio per il futuro dell’umanità, che fosse la Chiesa a raccogliere questo allarme e con la sua autorità, poi, a portarlo al livello giusto”.
     
    Oggi l’incontro si è spostato al Pala Congressi di Firenze dove prosegue fino a venerdì. Sabato la tavola rotonda conclusiva a Villa il Gioiello di Arcetri, ultima dimora di Galileo. Ma come vede Firenze Galileo? Fabio Colagrande lo ha chiesto all’arcivescovo della città toscana, mons. Giuseppe Betori:

    R. – Firenze vede in Galileo uno dei figli più importanti della sua storia. E’ anche un uomo che nella sua vita ha sempre cercato questa coniugazione tra fede e ricerca dell’uomo, che è il segreto della vitalità del pensiero cattolico oggi. Penso che per questo celebrare Galileo significa anche celebrare un momento di grande attualità per la fede cristiana. Non a caso, la Chiesa italiana vede nel Progetto culturale il nucleo portante di tutta la sua azione pastorale di oggi.

     
    D. – Lei è fiducioso che questo dialogo tra scienza e fede possa riprendere?

     
    R. – Io penso che un dialogo ci sia sempre stato. C’è sempre stato all’interno degli individui, scienziati e credenti, allo stesso tempo. E penso che ovviamente, come è stato detto, non sono cose che hanno un punto fermo. La ricerca è sempre un progresso e quindi c’è sempre da approfondire. E da questo punto di vista questa è un’occasione per un passo in avanti.

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    Chiesa e SocietÓ



    I cristiani pakistani ribadiscono il “no” alla violenza estremista

    ◊   Ferma condanna dalla comunità cristiana in Pakistan per l’attentato dinamitardo che ha sconvolto la città di Lahore. La società civile - riferisce l'agenzia Fides - ha espresso sdegno e amarezza per l’ulteriore bagno di sangue a cui è sottoposta la nazione pakistana, per il diffondersi dell’estremismo religioso che non rifiuta metodi terroristici e ha chiesto al governo di prendere seri e opportuni provvedimenti per difendere la popolazione innocente, messa alla prova nella Provincia della Frontiera di Nord Ovest, ma anche nelle principali città pakistane, dove da mesi si susseguono attentati. Le Chiese cristiane hanno espresso solidarietà alle famiglie delle vittime e hanno ribadito “l’urgenza di fermare la spirale di odio e violenza che intende distruggere il paese”. Individui e gruppi che “propagano la violenza in nome della religione devono esser condannati e fermati, in quanto hanno dispregio della vita umana, attentano alla solidarietà e all’indipendenza del paese, minano l’armonia nazionale, danneggiano lo stato”, hanno detto i leader cristiani in un recente seminario nella stessa Lahore. Le Chiese cristiane da tempo hanno avvertito il pericolo del diffondersi dei gruppi di militanti talebani, fautori di una campagna di odio e intolleranza. (R.P.)

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    Pakistan: alle minoranze religiose il 5% dei posti nel pubblico impiego

    ◊   Gli uffici pubblici devono avere almeno il 5% del personale appartenente alle minoranze religiose. Lo riferisce Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze, il quale illustra un provvedimento notificato ieri dal consiglio dei ministri. Bhatti, parlamentare cattolico, ha presentato la proposta il 20 maggio scorso durante una riunione di governo. La quota minima per le minoranze riguarda gli uffici pubblici, i dipartimenti ad essi collegati, gli enti autonomi, le aziende pubbliche e le compagnie controllate dallo Stato. “Dal 1947, anno della fondazione del Pakistan - spiega il ministro ad AsiaNews - è la prima volta che il governo riserva una quota minima per le minoranze” nei settori del pubblico impiego. “Le minoranze religiose – sottolinea Bhatti che ricopre anche l’incarico di presidente dell’All Pakistan Minorities Alliance – hanno subito emarginazione sociale e discriminazione, sono spesso illetterate e arretrate, non hanno un ruolo politico di primo piano e il loro peso economico è debole a causa dell’alto livello di disoccupazione e povertà”. Il nuovo provvedimento diventa occasione di riscatto sociale e non va ad intaccare la possibilità di essere assunti per meriti personali. Oltre al 5% riservato per legge sarà infatti possibile ottenere incarichi pubblici per capacità, competenza e curriculum. Il ministro cattolico per le minoranze ringrazia “il presidente Zardari e il premier Gilani per il notevole passo compiuto nella direzione di accogliere una domanda avanzata da tempo” dalla minoranza non-musulmana del Paese. “Questa decisione significativa – conclude Bhatti – giocherà un ruolo vitale nella crescita economica delle minoranze religiose”. Egli è convinto che il provvedimento servirà anche a far diminuire i casi di “discriminazione verso le minoranze”, le quali potranno beneficiare di “nuove fonti di guadagno e migliorare il livello di vita”. Le minoranze religiose hanno accolto con entusiasmo la risoluzione, ringraziando il premier Gilani e il Ministro federale Bhatti che ha lavorato a lungo per l’approvazione della legge. La comunità cristiana del Pakistan celebrerà l’evento il 31 maggio prossimo con una speciale giornata di preghiera nelle chiese del Paese, durante la quale si invocherà il “progresso della nazione” e il “benessere delle minoranze”. (A.L.)

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    Sri Lanka: la morte di un sacerdote accanto ai profughi

    ◊   È rimasto sino all’ultimo con la sua gente nella "no Fire Zone". È morto il 18 maggio, il giorno della fine della guerra tra esercito e Tigri Tamil. Padre Mariampillai T. Sarathjeevan, 41.enne sacerdote delle diocesi di Jaffna, è stato stroncato da un attacco di cuore mentre con gli ultimi rifugiati lasciava la zona di guerra, da poche ore sotto il controllo totale dei militari. Parroco a Kilinochchi e coordinatore per la diocesi di Jaffna del Jesuit Rehabilitation Service, padre Sarathjeevan era uno dei sette preti rimasti con la popolazione intrappolata dalla guerra sulla fascia costiera della laguna di Nanthi Kadal. Era rimasto con loro sin dall’inizio delle operazioni dell’esercito nel Vanni. È morto per strada, stremato dai mesi di privazioni e stenti patiti sotto i bombardamenti. A nulla – rende noto AsiaNews - è servito il trasporto all’ospedale di Vavuniya. Dalla città in cui sono raccolti la maggioranza dei 280 mila profughi della guerra, il corpo di padre Sarathjeevan è stato portato a Colombo in attesa del trasferimento in aereo a Jaffna per il funerale. Ieri confratelli del sacerdote, suore e religiosi di Jaffna insieme con i membri della Caritas Sedec hanno dato l’ultimo addio a padre Sarathjeevan. Prima una messa in forma privata, presieduta da padre James Pathinathan, celebrati in lingua tamil. Poi un momento di preghiera guidato da mons. Oswald Gomis, vescovo di Colombo. Padre David Manuelpillai ha ricordato infine che “negli ultimi giorni era preoccupato per non essere in condizione di dire Messa essendo costretto a vivere in un bunker senza cibo nè acqua. Alla fine, quando ha potuto uscire da quelle terribili condizioni non ha potuto sopportare l’agonia del suo popolo ed il suo cuore ha ceduto”. (A.L.)

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    Ciclone Aila: 200 morti e un milione di sfollati in India e Bangladesh

    ◊   Almeno 200 morti e un milione di sfollati. Sono le prime stime del devastante passaggio del ciclone Aila che lunedì scorso ha colpito lo Stato indiano del West Bengala ed i distretti costieri del Bangladesh. Migliaia di persone hanno perso la casa. Hanno subito gravi danni anche vie di comunicazione e infrastrutture. Alcune aree restano ancora inaccessibili. Il bilancio – rende noto AsiaNews - sembra purtroppo destinato a crescere. In India alcune zone, come l’area di Patharpratima nel distretto di South 24 Parganas, rimangono ancora inaccessibili. Le autorità del Bangladesh parlano di 500 mila persone sfollate per fuggire alle raffiche di vento di Aila che hanno raggiunto i 120 chilometri orari. Un ufficiale della task force per l’emergenza di Dhaka afferma  che “un milione di persone è stato colpite dal ciclone, mezzo milione sono in rifugi di fortuna e un altro mezzo milione è stato costretto a lasciare le proprie case per motivi di sicurezza”. (A.L.)

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    Convegno su Santa Sede e Stati dell'Europa post-comunista

    ◊   "La Santa Sede e gli Stati dell'Europa post-comunista". E' il tema del convegno tenutosi oggi presso la Pontificia Università Angelicum di Roma. Dopo la caduta del muro di Berlino - si legge nel comunicato dell'Ateneo - la politica della Santa Sede si è rivolta con grande energia alla ricostruzione di relazioni diplomatiche e alla stipula di accordi. Gli eventi del 1989 - si sottolinea nel testo - hanno richiesto un enorme lavoro di ricucitura delle relazioni diplomatiche, deteriorate a causa delle politiche autoritarie attuate dai regimi comunisti e della dura repressione nei confronti delle comunità cattoliche. Nel corso del convegno, il cardinale Angelo Sodano, già segretario di Stato, ha ricordato la durissima repressione attuata dal regime comunista: "La scoperta documentata di milioni di morti - ha affermato il porporato - scosse dolorosamente coloro che avevano creduto nell'ideologia marxista". Uno dei più noti storici dell'Urss, Roy Medvedev - ha ricordato il cardinale Angelo Sodano - già nel febbraio del 1989 parlava di 40 milioni di vittime di Stalin nell'allora Unione Sovietica. Fra di loro molti furono perseguitati solo a causa della loro fede". Gli accordi stipulati dalla Santa Sede, essendo ispirati ai principi fondamentali della dignità e della liberta della persona non hanno valenza solo in riferimento alle comunità cattoliche ma rappresentano un contributo al progresso globale delle popolazioni. Significativo in questa prospettiva il caso della Bosnia ed Erzegovina, presentato nella sua relazione da monsignor Pietro Parolin, della Segreteria di Stato. La Bosnia ed Erzegovina costituisce oggi un modello interessante non soltanto per quanto riguarda i rapporto Stato-Chiesa, ma anche per il tema del dialogo interreligioso: “I croati per lo più sono cattolici – ha ricordato mons. Parolin – i serbi sono ortodossi e i bosniaci sono musulmani”. “Per il principio di eguaglianza dei tre popoli costitutivi – ha concluso Parolin - proprio dalla dimensione internazionale dell’Accordo di Base con la Santa Sede vengono comunque ulteriori garanzie per tutte le comunità religiose del Paese, ed anche per gli accordi che verranno stipulati con esse, perché comunque anche questi saranno connessi con il nostro accordo”. Gli accordi internazionali, del resto, contribuiscono al progresso di un Paese perché introducono una visione giuridica che supera quelle nazionali, a volte parziali e strumentali. “La stipula del Concordato fra Santa Sede e Stato polacco – ha detto Hanna Suchocka, ambasciatrice di Polonia presso la Santa Sede – ha avuto soprattutto il significato di agganciare il Paese a principi giuridici sovranazionali basati su valori universalmente riconosciuti”. (A.L.)

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    Il Jesuit Refugee Service chiede a Malta norme per il salvataggio in mare dei migranti

    ◊   Stabilire norme precise per il salvataggio in mare dei migranti e per l’ingresso dei superstiti: è quanto ha chiesto, nei giorni scorsi, all’Unione Europea il Jesuit Refugee Service (JRS) di Malta. “Il salvataggio da parte delle autorità maltesi di migranti di un’imbarcazione in difficoltà, avvenuto il 30 aprile scorso - si legge in una nota - ha posto in evidenza la carenza normativa in questo preciso ambito. Il governo maltese ha accolto sul proprio territorio 66 migranti irregolari recuperati dal battello su cui viaggiavano, anche se in effetti questo era ormai prossimo a Lampedusa. Qualche giorno dopo, le autorità italiane hanno salvato quasi 230 migranti, per rimandarli, però, in Libia”. “Questo incidente - ha precisato il direttore del JRS Malta, padre Joseph Cassar S J. - sottolinea quanto sia indispensabile l’istituzione di un ordinamento giuridico che stabilisca un’effettiva condivisione di responsabilità tra gli stati membri dell’UE, cosicché quelli situati lungo la fascia costiera mediterranea non siano lasciati soli nel gestire i flussi migratori in arrivo dal mare”. Padre Cassar ha poi ribadito che “molte delle persone che attraversano il Mediterraneo necessitano, in effetti, di protezione internazionale, quindi rimandarli nei rispettivi Paesi di origine significa procurare loro grave danno. Essi si avvalgono di un percorso irregolare perché è loro impossibile giungere altrimenti in un luogo sicuro”. Per questo, il direttore del JRS Malta ha fatto presente che “senza il sostegno di altri stati membri dell’UE, gli stati affacciati sul Mediterraneo non possono esprimere concreta solidarietà di fronte al dramma umano che avviene nella regione”. “Il JRS – continua la nota - teme che l’assenza di adeguati meccanismi di condivisione dell’onere possa condurre a situazioni in cui qualche Stato possa rifiutare l’accesso a migranti, come si è visto accadere in questi giorni, o si rifiuti di dare salvezza a migranti in difficoltà per le implicazioni che la decisione di accoglierli può comportare”. “L’istituzione di questi meccanismi da parte degli stati membri dell’UE – conclude il testo – è indispensabile a salvaguardia del diritto di richiesta di asilo”. (I.P.)

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    Il cardinale Terrazas ricorda l’importanza dei mass media per una cultura del dialogo

    ◊   “Benedetto XVI ci ricorda che evangelizzare è comunicare” e “comunicare la verità aiuta a costruire una cultura del dialogo”. Con queste parole, domenica scorsa l’arcivescovo di Santa Cruz, Bolivia, cardinale Julio Terrazas, ha ricordato l’importanza della Giornata mondiale delle comunicazioni. La Chiesa cattolica ha proposto il messaggio del Papa incentrato quest’anno sulle nuove tecnologie e le nuove relazioni per “promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Questi strumenti per comunicare, in particolare quelli di natura digitale che superano il tempo e lo spazio rendendo tutto immediato, sono “un dono di Dio”. “Se saremo capaci di usarli bene – ha spiegato il porporato - serviranno per creare una cultura del rispetto” che “al posto delle urla preferisce il dialogo”, una cultura dell’amicizia. Ricordando che la Bolivia il giorno successivo avrebbe celebrato il 200.mo anniversario della proclamazione dell’indipendenza, il cardinale Terrazas si è anche chiesto: “Ma, noi ci capiamo, siamo capaci di dialogare”, di costruire la “patria della pace, della giustizia, della libertà e dell’amore” sognata dagli eroi che resero possibile la nascita della nazione boliviana? Secondo l’arcivescovo si è creato un divario lungo questi due secoli fra gli ideali e la realtà poiché non sempre questi principi hanno avuto la meglio. “Basta accendere la televisione, ascoltare la radio e guardare fuori dalla finestra per costatare la mancanza di rispetto nei confronti della dignità della persona e della vita: si uccide e non si rispetta l’opinione dell’altro”, ha sottolineato il cardinale Terrazas che ha voluto esprimere la sua solidarietà e quella dell’episcopato a mons. Tito Solari Cappellari, arcivescovo di Cochabamba, recentemente assalito per strada da un piccolo gruppo di manifestanti. “Quando il Signore ci invita ad amarci ci indica la via della cultura dell’amicizia, del dialogo e dell’incontro”, ha osservato il porporato augurandosi che quest’esortazione “dia a tutti frutti di libertà e fratellanza”. Da questa libertà, riferita alla natura e alla dignità dell’essere umano, “dobbiamo trarre una prima grande lezione: nessuno ci può dire quale è il dio che dobbiamo adorare” e perciò, ha concluso l’arcivescovo di Santa Cruz, la Chiesa boliviana continuerà nella sua missione di annunciare il Dio vero; il Dio della vita, che dà la forza per compiere il bene, per marciare tutti insieme verso il benessere di tutti i popoli, senza escludere nessuno e per costruire la cultura dell’amore”. (A cura di Luis Badilla)

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    Costa Rica: la Chiesa presenta una nuova proposta di educazione sessuale

    ◊   La Conferenza Episcopale del Costa Rica ha presentato una nuova proposta di educazione sessuale, consapevole che “per la Chiesa, l’educazione integrale delle persone è stata una preoccupazione prioritaria durante la storia così come, collegata ad essa, l’educazione al vissuto dell’amore e della sessualità”. Da alcuni anni - riferisce l'agenzia Fides - la Conferenza Episcopale pubblica alcuni testi con contenuti formativi su questa tematica, tra i quali “Educazione alla sessualità per i genitori e gli educatori” e “Sessualità: dono e responsabilità”. Il nuovo testo, è indirizzato ai genitori, con orientamenti ed attività sull’educazione all’affettività e alla sessualità per i bambini fino a sei anni di età. Inoltre sono stati elaborati incontri rivolti agli adolescenti divisi per gruppi di età (da sette a nove anni, da dieci a dodici, da tredici a quindici, da sedici a diciassette), e rivolti agli adulti, dai diciotto anni in su. Questi sono stati realizzati da persone che lavorano a contatto con bambini, bambine, adolescenti, giovani ed adulti e sono stati rivisti da esperti nelle tematiche affrontate, costituendo quindi strumenti educativi legittimi e validi, in un mondo e in una società che ogni giorno diventano più complessi ed esigenti. Inoltre si è tenuto conto dei modelli presenti nel documento “Orientamenti educativi sull’amore umano” della Congregazione per l’Educazione Cattolica, e nel documento “Sessualità umana, verità e significato”, del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dove vengono proposti alcuni principi fondamentali. L’elaborazione e la pubblicazione di questi testi risponde ad una scelta della Conferenza Episcopale presa durante l’Assemblea Ordinaria dell’agosto 2004. L’iniziativa rientra nella missione evangelizzatrice della Chiesa, in una società in cui più del 90% della popolazione si dice cristiana. L’educazione dei figli è responsabilità e diritto primario dei genitori. Perciò la Chiesa offre questi contenuti come un input che può facilitare il loro lavoro, secondo una prospettiva che facilita la formazione nei principi morali ed umanistici. “Rimane nella coscienza e nelle mani dei genitori il tipo di educazione che vogliono per i loro figli circa le dimensioni tanto importanti dell’amore e della sessualità. La Chiesa, Madre e Maestra, e pertanto educatrice, propone, non impone, la strada - stretta, sì, ma che conduce al Regno dei Cieli - segnalata dal suo Maestro, Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita, e senza il quale non si può andare al Padre” concludono i Vescovi. (R.P.)

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    Le diocesi di frontiera in Argentina insieme per costruire la fraternità

    ◊   “Insieme per rinsaldare i vincoli della comunione ecclesiale, per condividere scelte pastorali comuni e per affrontare la sfida della ricostruzione della fraternità in situazioni segnate da violenza e insicurezza”. E’ questo il tema dell’annuale incontro delle diocesi di frontiera svoltosi nella città di Posadas, in Argentina, presso il Centro pastorale di Fatima. E’ stata ribadita la necessità di ripristinare il volto umano della comunità civile per giungere ad una dimensione diffusa della fraternità, della condivisione. Hanno partecipato all’incontro vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi e laici delle diocesi confinanti dell’Uruguay, del Brasile, del Paraguay e dell’Argentina. I delegati delle diocesi – rende noto l’Osservatore Romano – hanno sottolineato come sia sempre più condivisa la presa di coscienza per superare egoismi, tensioni corporative e disuguaglianze sociali. Il cammino – hanno aggiunto i delegati – è arduo in quanto numerose sono “le manifestazioni di violazione della dignità umana”. In questo orizzonte di costrizione – si legge infine nel comunicato finale – occorre evitare soluzioni semplicistiche quali per esempio l’inasprimento delle pene. Occorre diffondere la cultura della legalità a partire dalla quale è possibile trovare il giusto equilibrio che attiene ai diritti e ai doveri delle persone. La sfida è ardua ma affascinante: “tradurre i principi della dottrina sociale cristiana nella vita di tutti i giorni per costruire una città fondata sulla giustizia, sulla pace, sulla fraternità”. (A.L.)

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    Spagna: messaggio dei vescovi per la Giornata dell’Azione Cattolica e dell’Apostolato Secolare

    ◊   “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!”: un passo tratto dalla Lettera ai Romani di San Paolo è il tema scelto dalla Commissione episcopale spagnola per l’Apostolato secolare (CEAS), in occasione della “Giornata dell’azione cattolica e dell’apostolato secolare”, che si celebra domenica prossima, 31 maggio, in coincidenza con la solennità della Pentecoste. “Con questa espressione – scrivono i vescovi in un messaggio pubblicato per l’occasione – l’Apostolo delle Genti ci presenta la realtà e la grandezza della missione apostolica. Tra tante cattive notizie di guerra, emarginazione, difficoltà di un dignitoso sostentamento per tante persone, come apostoli e come Chiesa abbiamo ricevuto l’incomparabile missione di annunciare all’uomo di tutti i tempi la Buona Novella, ovvero che Dio ci ama e che Cristo è morto per noi!”. “Con il soffio dello Spirito Santo, nel giorno di Pentecoste – si legge ancora nel messaggio – la Chiesa riceve l’incarico di offrire a tutti gli uomini l’annuncio gioioso dell’amore, della misericordia e della salvezza di Dio”. Facendo poi riferimento a due documenti pontifici di Giovanni Paolo II, ovvero l’Esortazione apostolica Christifideles laici e la Lettera apostolica Novo millennio ineunte, i presuli spagnoli ribadiscono la missione primaria dei cristiani laici, ovvero “aiutare ogni essere umano a scoprire la propria dignità inviolabile e ad esigere il rispetto dei diritti umani”. Diritti dei quali fanno parte “il sacro diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, il diritto alla libertà di religione e di coscienza, il diritto al lavoro e ad un tenore di vita dignitoso”. Tuttavia, il messaggio della CEAS sottolinea un punto: “Insieme alla difesa di questi diritti della persona, i cristiani laici non devono dimenticare che la difesa e la promozione del matrimonio cristiano e della famiglia costituiscono il primo campo del loro impegno sociale, tenendo presente il valore unico e insostituibile della famiglia per lo sviluppo della società e della stessa Chiesa”. Inoltre, continuano i vescovi, “di fronte ai problemi provocati dallo squilibrio ecologico, che può rendere inabitabili determinate zone del pianeta, o di fronte ai problemi della pace, costantemente minacciata dalla caccia al potere, dal terrorismo e dalle guerre, noi cristiani non possiamo chiudere gli occhi o guardare in un’altra direzione”. Quindi, il messaggio dei vescovi si sofferma sull’attuale crisi economica globale, che “colpisce in modo particolare i più deboli della società”: “È compito preciso di tutti i cristiani – si legge nel documento – denunciare le ingiustizie sociali, ricercare il bene comune e sostenere l’impegno alla carità di tutti i membri del popolo di Dio”. In questo modo, però, sottolineano i vescovi, “la Chiesa non pretende di imporre ai non credenti un’esigenza derivante dalla fede o dalle convinzioni religiose, bensì vuole difendere un insieme di valori che hanno il proprio fondamento nella natura stessa dell’essere umano”. Ma come raggiungere un simile traguardo? I presuli spagnoli dettano, a questo punto, alcune linee-guida: “L’attività missionaria deve iniziare dallo stile di vita personale e comunitario, il cui centro e fondamento è la meditazione della Parola di Dio, la frequente partecipazione ai Sacramenti e la contemplazione del volto di Cristo morto e resuscitato. Il discepolo di Cristo deve stare unito a Lui, come i tralci alla vite”. Infine, dicendosi “consapevoli delle attuali difficoltà per l’evangelizzazione”, i vescovi della CEAS ringraziano tutti i cristiani e gli appartenenti ai movimenti apostolici per la loro testimonianza di fede e per il loro amore nei confronti della Chiesa. Di qui, l’appello conclusivo contenuto nel messaggio, perché si guardi “con speranza al futuro e si prosegua nel cammino della conversione personale e comunitaria al Signore”. (I.P.)

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    Mozambico: appello da una missione orionina in difficoltà

    ◊   Il missionario orionino padre Romolo Mariani ha lanciato un appello per le difficili condizioni in cui versa la missione di Muntanhana Weru di Bagamoyo. “Al villaggio – scrive il missionario sulla rivista "Don Orione Oggi" della Piccola Opera della Divina Provvidenza – abbiamo ospiti di tutti i tipi e di tutte le povertà. Non mancano i malati di Aids, tubercolotici, bambini con scabbia, poliomelitici, senza occhi, malati di mente, tutti senza riferimenti familiari e abbandonati a se stessi”. La missione - riferisce l'agenzia Fides - consiste in alcuni padiglioni adibiti a dormitorio, aule e bagni recintati da un muro pericolante che ricorda la guerra civile da poco consumata. “Le condizioni sanitarie sono assai carenti. I bagni – prosegue il missionario – sono pochi e pericolosi, specialmente per i bambini più piccoli e le malate di poliomelite che si trascinano metri e metri per raggiungerli. Per risolvere questo problema una ditta italiana è pronta a realizzare i nuovi bagni con un preventivo di 12.000 euro”. Le cucine, tutte all'aperto, richiedono una grande quantità di legna e, secondo padre Mariani, “un semplice fornello a gas a quattro bocche, di quelli usati nei campeggi, potrebbe aiutare a risolvere il problema”. Un terreno vicino inoltre “potrà essere valorizzato con sementi di ortaggi che qui sono molto care e organizzando un sistema di irrigazione a pioggia”. Il missionario fa poi una lista di strumenti di lavoro e materiali di prima necessità: “carriole, pale, zappe, mattoni, pennelli di ogni tipo, cacciaviti, cavi, prese e interruttori per rifare l'impianto elettrico, forbici, colla, rubinetti, zanzariere, se possibile una piccola sega elettrica. Tutte queste cose si possono trovare anche qui ma il loro prezzo è alto e i materiali di pessima qualità”. Padre Mariani confida nell’aiuto di amici e benefattori, “pieno di speranza perché anche questo angolo del sud dell'Africa possa diventare più bello e confortante”. (R.P.)

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    Nigeria: fondo speciale dei vescovi a sostegno dei civili

    ◊   La Commissione episcopale nigeriana (Cbcn) ha creato un fondo speciale per sostenere le popolazioni del Delta del Niger, nel sud della Nigeria. Si intende così dare un aiuto ai civili che stanno pagando il prezzo più alto a causa della vasta offensiva militare lanciata nelle scorse settimane nella ricca regione petrolifera del Paese africana. Parlando con l’agenzia di stampa ufficiale ‘Nan’, mons. Felix Alaba Adeosin Job, arcivescovo della diocesi di Ibadan e presidente della Conferenza episcopale, ha fatto sapere di aver inviato una lettera a tutte le diocesi e arcidiocesi dello Stato chiedendo di raccogliere i fondi delle offerte di domenica scorsa e di far confluire il denaro all’Ufficio per lo sviluppo e la pace del segretariato cattolico. La somma - fa sapere l’arcivescovo - sarà utilizzata per acquistare materiale di prima necessità, inclusi alimenti e abiti, da inviare alla popolazione delle zone colpite dalla crisi armata. Fondi speciali - rende noto l’agenzia Misna - verranno inoltre stanziati per gli sfollati e per gli orfani o le vedove che il conflitto rischia, immancabilmente, di provocare. “Sappiamo delle tensioni che ci sono nel Delta del Niger - ha detto l’arcivescovo - e non vogliamo entrare nel merito della questione”. “Vogliamo assistere i nostri fratelli e le nostre sorelle che in questo difficile momento hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile”. (A.L.)

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    Terminata l'istruttoria diocesana della causa di beatificazione di 124 martiri coreani

    ◊   Dopo sei anni di lavoro, la Commissione per la promozione delle cause di beatificazione e canonizzazione della Conferenza episcopale sud-coreana (CBCK) ha concluso la fase istruttoria del processo di beatificazione di 124 martiri coreani e di un sacerdote morti durante le persecuzioni anti-cristiane del XVIII e XIX secolo in Corea. La relativa documentazione, più di 12mila pagine, sarà inviata nei prossimi giorni alla competente Congregazione vaticana per le Cause dei Santi che dovrà decidere per la loro beatificazione o canonizzazione. I 124 martiri furono uccisi tra il 1791 e il 1888. Il loro caso – riferisce l’agenzia Ucan - sarà presentato insieme a quello di padre Thomas Choe Yang-eop, il secondo sacerdote coreano (dopo Sant’Andrew Kim), noto come "il martire del sudore". Ordinato nel 1849, padre Choe percorse infatti 2.800 chilometri per far visita a cattolici nei villaggi più remoti, dove i missionari stranieri non potevano andare, e ascoltò 4.000 confessioni. Morì di tifo nel 1861, all'età di 40 anni, dopo 12 anni di missione itinerante. La campagna per la sua beatificazione ed eventuale canonizzazione è cominciata nel 1996, in occasione del 175° anniversario della sua nascita. Il cattolicesimo arrivò in Corea nel XVIII secolo ed ebbe un inizio singolare. La Corea, infatti, non fu evangelizzata da missionari stranieri, ma essenzialmente da laici coreani. Il primo secolo cristiano nel Paese (1784-1884) fu segnato da durissime persecuzioni. A scatenare la prima grande persecuzione nel 1801 fu la messa al bando da parte della Chiesa dei riti ancestrali del Confucianesimo. Dei numerosi martiri coreani morti per la fede, 103 sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II nel 1984, in occasione della sua visita a Seoul per il 200° anniversario della nascita della Chiesa Coreana. In questi ultimi anni è stato avviato l’iter di altre cause di beatificazione. L’ultimo è stato aperto nel 2007 per alcuni martiri coreani morti fra il 1940 e il 1950. (L.Z.)

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    Concerto a Roma per sostenere un progetto in Mozambico della Comunità Missionaria di Villaregia

    ◊   La musica e la poesia si uniscono in nome della solidarietà, dando vita a un concerto di beneficenza che si terrà al Teatro Italia, a Roma, sabato prossimo, alle ore 21. Ospite d'eccezione Alessio Boni che darà voce alla poesia africana, interpretando alcuni brani di poeti del continente nero. “L’Africa grida e noi non possiamo non rispondere”, afferma Alessio Boni, attore interprete di film come la “Meglio Gioventù” di Marco Tullio Giordana e in questi giorni al cinema con “Complici del Silenzio” di Stefano Incerti. “Ho toccato con mano la difficile realtà del Mozambico e conosco il grande lavoro della Comunità Missionaria di Villaregia in favore dei poveri”. “Per questo - prosegue l’attore, che è anche ambasciatore Unicef - ho accolto con entusiasmo l’invito a partecipare a questa bella serata di beneficenza”. Con Boni, saranno sul palco del Teatro Italia i 25 elementi dell'Orchestra da Camera Giuseppe Tartini di Latina, che ha collaborato, fra l’altro, con il Premio Oscar Luis Bacalov. Sarà un intenso viaggio musicale che attraverserà, con melodie note e brani tradizionali come la ‘Czardas’ di Monti e la ‘Muerte de l’Angel’ di Piazzolla, i cinque Continenti. Il direttore dell’orchestra, Antonio Cipriani, traccia il percorso: “La musica sarà metafora di un mondo in movimento – dice - che vuole abbracciare un Continente che soffre e spera, il cui protagonismo sarà sottolineato da ogni poesia che verrà letta. La musica sarà il mondo e la poesia rappresenterà l'Africa. Ogni verso traccerà l’itinerario di un viaggio nella realtà dell’Africa e del suo popolo”. Uno spettacolo nel nome della solidarietà patrocinato dal Comune di Roma e sostenuto dall’Assessorato alle Politiche Sociali del II Municipio. L'intero ricavato servirà a sostenere la fondazione di una nuova missione, la settima, della Comunità Missionaria di Villaregia a Maputo, capitale del Mozambico. “La condizione economica e sociale del Mozambico è molto dura - spiega padre Marco Salin, responsabile della Comunità Missionaria di Villaregia a Roma – e ci rendiamo conto di intraprendere una importante sfida impiantando una nuova sede in terra africana. L'evangelizzazione e la promozione umana richiedono mezzi e fondi per accompagnare questi nostri fratelli che soffrono”. (A.L.)

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    Mons. Fisichella: il rifiuto della vita nascente è spesso frutto della solitudine

    ◊   La vita dal concepimento alla morte naturale va difesa “con testardaggine” e “senza compromessi”. Questo il monito lanciato da mons. Rino Fisichella in occasione dei dieci anni dalla fondazione del Centro Aiuto alla Vita (Cav) di Roma. Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita – riferisce l’agenzia Zenit - ha presieduto lunedì sera la messa per l’anniversario, nella parrocchia dello Santo Spirito – alla presenza dei coordinatori e dei volontari del centro e dei bambini nati grazie al loro contributo, accompagnati dalle loro mamme. “Oggi non siamo qui semplicemente per ricordare il decennale del vostro Centro, bensì per celebrarlo, ovvero per rendere grazie al Signore di aver reso possibile quest’opera: da Lui tutto nasce e da Lui tutto proviene”, ha affermato mons. Fisichella. Il presule ha quindi illustrato la peculiarità del valore della vita nella fede cristiana: “Anche i pagani consideravano Dio come il padre e il creatore dell’uomo. Con l’incarnazione di Cristo, tuttavia, Egli ha assunto la vita umana stessa in tutte le sue contraddizioni: per questo motivo noi crediamo nella sacralità della vita, la quale non è affatto un concetto astratto, essendo essa, al contrario, qualcosa di assolutamente tangibile, visibile e udibile”. Congratulandosi con i volontari del Cav e augurando loro un rinnovato e sempre maggiore impegno, mons. Fisichella si è anche soffermato sulle ragioni che, al giorno d’oggi, inducono tante persone al rifiuto della vita nascente. “Alla base del dramma di chi interrompe una vita agli inizi c’è sempre una solitudine che può assumere mille volti: la solitudine di chi non si sente preparato a divenire genitore; la solitudine di chi si sente giudicato; la solitudine di chi vive in un contesto sociale che non aiuta chi è in difficoltà”. “Solo vincendo tale solitudine – ha detto il presule - si diventa consapevoli del valore della vita come qualcosa che ci trascende. La donna che percepisce dentro di sé il formarsi di una nuova esistenza, comprende che quella vita nascente supera infinitamente chi la porta in grembo”. Nella difesa dei diritti umani la Chiesa è sempre stata in prima linea, sebbene ciò l’abbia isolata come istituzione: “Ciò successe cinque secoli fa, quando i missionari difendevano la dignità degli indios e si schieravano contro la schiavitù, mettendosi contro i colonialisti che avevano tutto l’interesse allo sfruttamento della manodopera”. Sulla stessa lunghezza d’onda ritroviamo, nei secoli successivi, pontefici come Leone XIII che, nella Rerum Novarum, difendeva i diritti e la dignità dei lavoratori e Paolo VI che, nella Humanae Vitae, parlò di “paternità e maternità responsabili”. “In tante occasioni – ha concluso mons. Fisichella - la Chiesa è rimasta sola nelle sue battaglie. Il tempo e la tenacia dei suoi uomini, però, le hanno sempre dato ragione”. (A.L.)

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    Sussidio dei vescovi statunitensi sulla crisi economica

    ◊   Sul nuovo sito web della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti è stato pubblicato un sussidio in 10 punti sul pensiero della Chiesa cattolica relativo al libero mercato. Si tratta del Catholic Teaching on Economic Life, consultabile alla pagina www.usccb.org/jphd/economiclife L’obiettivo è di offrire alle parrocchie strumenti per guidare i fedeli nella loro risposta alla crisi economica. Nel sussidio – rende noto l’agenzia Zenit – vengono riportate dichiarazioni di Benedetto XVI, storie su come alcuni gruppi hanno risposto con successo alla crisi. Il vescovo della diocesi di Rockville Centre, mons. William Francis Murphy, presidente del Comitato dei vescovi statunitensi per la Giustizia Sociale e lo Sviluppo Umano a livello interno, ha sottolineato un tema fondamentale in una lettera indirizzata ai leader della nazione: “Questa crisi abbraccia ben oltre le questioni puramente economiche o tecniche, e ha un enorme impatto umano e chiare dimensioni etiche che dovrebbero essere al centro del dibattito e delle decisioni su come procedere”. “Le famiglie stanno perdendo le loro case. La gente perde il lavoro e benefici. Le disposizioni, le strutture e i rimedi economici dovrebbero avere come obiettivo fondamentale la salvaguardia della vita e della dignità umana”. John Carr, direttore esecutivo del Comitato, ha dichiarato infine che il sito mira a informare i cattolici perché possano comprendere la crisi economica alla luce dell’insegnamento della Chiesa. “Uno dei temi centrali di questo insegnamento è che la dignità della persona umana viene sempre per prima”, ha detto Carr. “Questo è un messaggio di speranza in un momento molto difficile dal punto di vista economico”. (A.L.)

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    Malattia del sonno: nuova terapia nella lista dei medicinali essenziali dell’Oms

    ◊   La nuova terapia a base di Nifurtimox-Eflornitina contro la malattia del sonno – patologia mortale che minaccia nell’Africa sub-sahariana 60 milioni di persone – è stata inserita nella Lista dei medicinali essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Secondo l’Oms, la terapia può essere utilizzata da subito sui pazienti e rappresenta una buona opportunità per migliorare la gestione dei casi di malattia del sonno. Recentemente – si sottolinea in un comunicato di Medici Senza Frontiere - è stata completata una fondamentale fase di studio (la terza), durata 5 anni. “Lo studio è stato svolto su precedenti ricerche effettuate da Epicentre e Medici Senza Frontiere –  spiega il direttore di Epicentre, Emmanuel Baron – che avevano individuato una promettente terapia in questa combinazione di medicinali. Esso ha fornito una delle maggiori rivelazioni nella ricerca per la malattia del sonno”. Comunemente conosciuta come malattia del sonno, la tripanosiomiasi africana umana è una malattia mortale che minaccia 60 milioni di persone in 36 Stati, soprattutto nell’Africa sub-sahariana. Colpisce soprattutto gli adulti, ha un immenso impatto sia sociale che economico sugli Stati in cui è endemica, molti dei quali devono già combattere con povertà, conflitti armati e con malattie gravi come la malaria. Il vettore di questa malattia è la mosca tse-tse. (A.L.)

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    La Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia in Italia compie 18 anni

    ◊   E’ un giorno speciale per tutti coloro che lavorano a difesa e tutela dei diritti dei bambini perché festeggiamo i 18 anni di vita della Convenzione Onu sui Diritti del Fanciullo in Italia. E’ una tappa e una data importanti anche per quei 556.1752 bambini nati nel 1991 e che quest’anno compiono diciotto anni e sono quindi la prima generazione ad essere diventata grande sotto l’ombrello protettivo della Convenzione”. E’ il commento di Arianna Saulini, portavoce del Gruppo di lavoro la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Crc). In occasione di questo importante anniversario un network di 79 organizzazioni e associazioni del terzo settore, coordinato da Save the Children Italia sottolinea inoltre la necessità di porre la tutela e la promozione dei diritti dell’infanzia nell’agenda politica e indica gli interventi e azioni prioritarie. “La strada da fare è ancora in salita – spiega Arianna Saulini - perché non siamo ancora al punto di poter dire che a tutti i circa 10.150.0003 minori che vivono in Italia sia garantita la piena tutela di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione”. “A novembre prossimo presenteremo un ampio rapporto di monitoraggio sullo stato di attuazione della Convenzione in Italia, supplementare a quello che il governo italiano ha da poco presentato alle Nazioni Unite, illustrando in dettaglio se e come sia rispettato oppure no questo fondamentale documento nel nostro Paese. Oggi però - continua la portavoce del Gruppo Crc - “non vogliamo lasciare passare inosservato l’importante ‘compleanno’ della Convenzione e facciamo appello a tutte le forze politiche, al Governo e alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia, affinché sia dato seguito ad alcune azioni, leggi e provvedimenti assolutamente prioritari e necessari in materia di tutela dei diritti dei minori. Le raccomandazioni del Comitato Onu all’Italia sull’attuazione generale della Crc non sono ancora pienamente attuate”, precisa ancora Arianna Saulini. “Sarebbero infatti necessarie maggiori risorse da destinare all’infanzia e maggiore trasparenza in merito alla loro entità. Un più efficace coordinamento nell’applicazione delle politiche per la promozione e la tutela dei bambini, in particolare attraverso l’Osservatorio nazionale infanzia e la Conferenza Stato-Regioni, anche al fine di garantirne maggiore uniformità sull’intero territorio nazionale. “E’ necessario e non più procrastinabile – conclude Arianna Saulini - che il governo assicuri adeguati finanziamenti e un adeguato coordinamento con il livello regionale delle azioni e interventi previsti”. (A.L.)

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    Mons. Javier Echevarría: la vocazione sacerdotale comporta “l’esigenza della santità”

    ◊   “La vocazione sacerdotale reca con sé l’esigenza della santità”. Lo ha dichiarato mons. Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei, in occasione dell’ordinazione nella basilica di Sant’Eugenio a Roma di 30 nuovi presbiteri. Il sacerdozio richiede “non una santità qualunque, una santità comune e nemmeno una santità straordinaria. Esige una santità eroica”. “Tutti noi – ha affermato mons. Javier Echevarría – siamo invitati ad essere perfetti come lo è il Padre celeste. O si lotta incessantemente per essere in grazia di Dio e per conformarsi a Cristo, nostro modello, o si è dissertori nelle battaglie divine”. “Con l’ordinazione presbiteriale – ha aggiunto – Gesù vi chiama a essere Santi in un modo nuovo, specifico dello stato sacerdotale: cioè attraverso l’esercizio del ministero della Parola e dei sacramenti, curando la vostra personale vita interiore”. Tutti noi nel Battesimo e poi nel giorno della Cresima – ha concluso mons. Javier Echevarría le cui parole sono state riprese dall’agenzia Zenit – siamo stati configurati a Cristo per proseguire la missione salvifica, come strumenti nelle sue mani”, chiamati a trasmettere “la buona novella che Egli ha portato sulla terra”. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Pakistan: 30 morti in un attentato contro sede della polizia

    ◊   Drammatico attentato con almeno 30 morti a Lahore, nella parte orientale del Pakistan, dove è stata rasa al suolo la centrale di polizia e diversi altri edifici sono parzialmente crollati. Il servizio di Fausta Speranza:

    Si è trattato di un attacco compiuto con un'autobomba, diverse granate e cecchini che hanno sparato dai palazzi vicini. Secondo il ministro degli Interni pakistano, Malik, dietro gli attentati ci sarebbero i talebani: sconfitti nella valle dello Swat, nella parte orientale del Paese ai confini con l'Afghanistan, cercherebbero di dimostrare la loro forza nelle città per destabilizzare il Paese. Per questo, Islamabad, Rawalpindi e Karachi sono ora in stato di massima allerta. Altri invece collegano l'attentato al processo in corso a Lahore contro Hafeez Saeed, capo del gruppo terrorista Jamaat-ud-Dawa. In ogni caso, tre persone sarebbero già state arrestate. L’attentato ha colpito il Capital City Police Office, la caserma più importante di Lahore, ma sembra che l'obiettivo fosse il palazzo non distante dell'Isi, il potente servizio segreto pakistano. Sotto le macerie ci sono ancora diverse persone e dunque il bilancio dei morti resta incerto. Di sicuro c’è che si tratta dell’ennesimo attentato nel Pakistan, duramente colpito in particolare da gennaio. Ricordiamo solo i due più gravi del mese di marzo: il sequestro a Lahore di 800 allievi di polizia e l’attacco contro l'autobus della squadra di cricket dello Sri Lanka.

     
    Iraq: ucciso funzionario del Dipartimento di Stato Usa
    Un funzionario del Dipartimento di Stato americano è rimasto ucciso in un attentato dinamitardo che ha causato altri due morti e due feriti nei pressi di Falluja, una cinquantina di chilometri ad ovest di Baghdad. La notizia è stata data ieri sera, mentre l’attentato è avvenuto lunedì. L'alto funzionario era il numero due del servizio per gli aiuti alla ricostruzione della rappresentanza diplomatica Usa e si chiamava Terrence Barnich. Le altre vittime sono “un soldato delle forze della coalizione” e un “dipendente del Dipartimento della difesa” di cui non viene precisata la nazionalità. Negli cinque giorni precedenti, il Pentagono aveva perduto in Iraq tre dipendenti civili.

    In Israele legge contro chi nega l’Olocausto
    La Knesset ha approvato oggi in lettura preliminare una proposta di legge che imporrà un anno di reclusione a chi dovesse pubblicare appelli contro il carattere ebraico e democratico di Israele tali da istigare “atti di odio, disprezzo e slealtà allo Stato”. Per divenire legge la proposta dovrà essere approvata in tre letture. La proposta di legge, che ha ottenuto 47 voti favorevoli e 34 contrari, è stata presentata dal deputato Zevulum Orlev, del partito HaBait HaYehudi (Casa ebraica) membro della coalizione di governo. Durante il dibattito in aula, ci sono state furibonde proteste di deputati arabi, uno dei quali, Jamal Zahalka, è stato poi espulso dopo aver ignorato ripetuti richiami all'ordine.
     
    Somalia: 62 mila in fuga per la guerra
    Secondo i dati dell’Onu sono 62 mila i profughi in fuga dall’inizio della guerra, scoppiata il 7 maggio scorso tra ribelli islamici. Per il governo somalo ci sono 280 morti ed oltre 700 feriti, per lo più civili. Tra questi anche un giornalista, il quarto da inizio anno, Nur Muse Hussein, noto come Nur Inji, impiegato presso un'emittente radiofonica che godeva di un largo seguito. Il 4 febbraio, sempre nella capitale, era stato ucciso il direttore dell'importante emittente HornAfrik Radio. E’ di ieri inoltre la notizia che nella città di Chisimaio, sede dell’importante porto ed aeroporto somalo a 500 km a sud di Mogadiscio, è stata istituita la separazione sui bus tra uomini e donne. La località è nelle mani dagli integralisti di al Shabaab, ritenuto il braccio armato somalo di Al Qaida, e vi si applica la sharia, la legge islamica.

    Sudan: morti e feriti a Kordofa
    Si riaccendono le tensioni nel Sudan meridionale, dove ieri si sono registrati una decina di morti a seguito degli attacchi alle forze di sicurezza, messi a segno da circa tremila membri di tribù arabe. L’attacco è stato sferzato nella città di Meiran, dove l’esercito locale era impegnato nel prevenire una nuova esplosione degli scontri fra gruppi di nomadi in lotta fra loro. Secondo una fonte tribale, negli scontri di ieri e in quelli dei giorni scorsi si conterebbero, ad oggi, più di cento morti tra i membri delle tribù, agenti della sicurezza e civili.

    Prossimo vertice Italia, Malta e Libia sull’immigrazione
    Italia e Malta concordi nel rafforzare le politiche di respingimento dei migranti illegali provenienti dalla Libia. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, e il suo omologo Maltese, Tonio Borg, incontratisi a Roma hanno sottolineato la necessità di un coinvolgimento delle istituzioni europee nella gestione dell’immigrazione. Il servizio di Stefano Leszczynski:

    Italia, Malta e Libia daranno vita - il 9 giugno - ad un vertice trilaterale proprio per discutere delle misure necessarie a rafforzare la pratica dei respingimenti in mare. Un nuovo giro di vite sul contrasto dei flussi migratori provenienti dalle coste libiche. Sentiamo Tonio Borg, responsabile degli Esteri maltese:

     
    “Non è giusto che il peso di questo problema sia portato soltanto dagli Stati periferici dell’Europa. Ecco perché noi abbiamo sostenuto anche pubblicamente la politica di respingimento del governo italiano”.

     
    E sulla difficile questione dell’impossibilità di accesso all’asilo per quanti vengono perseguitati, il ministro Franco Frattini ha risposto:

     
    “Gli uffici dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, tra cui quello di Tripoli, esaminino loro le domande dei richiedenti asilo, prima che le persone si mettano in viaggio verso l’Europa. Poi si cercherà anche di coinvolgere la Libia per impedire, ad esempio, il rimpatrio di persone che vengono da Paesi che noi consideriamo come 'a rischio'”.

     
    Molte, tuttavia, le difficoltà legate a questa proposta, come conferma Laura Boldrini, portavoce dell’Acnur in Italia:

     
    “La situazione in Libia è ancora molto critica e diciamo che è prematuro, oggi, intravedere la possibilità di una valutazione delle domande d’asilo direttamente in Libia, in nome e per conto dell’Europa. Questo perché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra, non riconosce neanche formalmente l’esistenza dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. Inoltre, in Libia non c’è una legge sull’asilo e quindi, secondo noi, mancano i presupposti affinché l’Unhcr possa svolgere questo ruolo”.

     
    Tragedia sul lavoro in Italia: morti tre operai
    Ancora tragedie sul lavoro in Italia. Stamani un operaio di 34 anni è rimasto ucciso, schiacciato dal carico che stava scaricando da un camion, in un cantiere alle porte di Parma. Ieri, la morte dei tre operai di 56, 29 e 27 anni, rimasti soffocati negli impianti della Saras di Sarroch, raffineria della famiglia Moratti, a 25 chilometri da Cagliari, in Sardegna. Morti per asfissia - secondo i primi accertamenti - ma non si esclude l'intossicazione da anidride solforosa. Per il giorno dei funerali i metalmeccanici hanno indetto uno sciopero. Il più anziano, Bruno Muntoni, era sposato e padre di tre figli. Gli altri più giovani si chiamavano Daniele Melis e Luigi Solinas. In questi giorni, la raffineria è ferma per lavori di pulizia e manutenzione degli impianti. Sulle cause della morte restano molti dubbi, che verranno chiariti dall'inchiesta della magistratura.

    Usa: Obama chiede alla Birmania l'immediata liberazione di Aung San Suu Kyi
    Il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha chiesto alla giunta della Birmania la liberazione del Premio Nobel, Aung San Suu Kyi. Il servizio di Anna Villani:

    “Liberazione immediata e senza condizioni” di Aung San Suu Kyi ha chiesto il presidente degli Stati Uniti, Obama, alla giunta della Birmania. Il presidente americano ha affidato ad un comunicato stampa il suo pensiero sulla vicenda, condannando “con forza” la detenzione del premio Nobel, San Suu Kyi, e il processo, basato - secondo Obama - su “accuse fasulle”. Per il presidente statunitense, allo stato dei fatti ci sono “seri dubbi sulla volontà del regime birmano di essere un membro responsabile della comunità internazionale”. Intanto, al processo a suo carico, iniziato il 18 maggio scorso, la leader birmana tratta in arresto il 14 maggio scorso ha respinto ieri le accuse di “avere violato i termini della misura domiciliare”. L’accusa è stata mossa dopo che un cittadino americano di 53 anni è arrivato illegalmente nella casa della leader dell’opposizione, ai primi di maggio. In giornata, è prevista al processo proprio la testimonianza del cittadino USA, che si chiama John Yettaw. Secondo autorevoli fonti della giunta della Birmania, gli arresti, decretati nel 2004 per quattro anni e mezzo in scadenza proprio oggi potrebbero essere prolungati per almeno altri sei mesi. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 147

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