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Sommario del 18/05/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI ai vescovi del Perù: la carità della Chiesa non trascuri nessun emarginato e testimoni la gioia dell'essere cristiani
  • Altre udienze
  • Il cardinale Tauran ad Amman per un incontro col mondo musulmano
  • Domenica prossima Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina voluta da Benedetto XVI: intervista con padre Politi
  • Padre Neuhaus: testimonianza di unità dai cattolici di espressione ebraica in Terra Santa
  • Mons. Ravasi: l'Africa più resistente dell'Occidente alla globalizzazione che cancella culture e valori spirituali
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Sri Lanka: ucciso il capo storico delle Tigri tamil
  • Myanmar: aggiornato a domani il processo ad Aung San Suu Kyi
  • Abruzzo. Chiusa la tendopoli di Castel del Monte: sfollati di nuovo a casa
  • Recanati: mostra sull'arte di Biagio Biagetti
  • Chiesa e SocietÓ

  • I vescovi francesi solidali con i volontari che aiutano i sans-papiers
  • India: il cardinale Gracias chiede attenzione a poveri e dalit
  • Pakistan: cristiani, musulmani, indù e sikh pregano per la pace
  • Messaggio finale della plenaria dei vescovi latinoamericani e caraibici
  • Nota dei presuli delle Antille in vista dell'Anno sacerdotale
  • Accordo Ue-Congo contro l'esportazione illegale del legname
  • Thailandia: convegno sulla "comunicazione sociale nelle università cattoliche dell’Asia”
  • Da oggi a Roma la Conferenza europea del mare
  • 24 Ore nel Mondo

  • Gli Shabaab, legati ad Al Qaeda, e il Partito islamico, prendono sempre più potere in Somalia
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI ai vescovi del Perù: la carità della Chiesa non trascuri nessun emarginato e testimoni la gioia dell'essere cristiani

    ◊   Siate immagine dell’unità della Chiesa e testimoni di una carità missionaria, che arriva ai poveri dei villaggi più remoti o a chi è preda di piaghe sociali come la droga. Sono alcune delle indicazioni che Benedetto XVI ha dato questa mattina in udienza ai vescovi del Perù, impegnati dall’inizio del mese nella visita ad Limina in Vaticano. Oggi pomeriggio, i presuli latinoamericani si troveranno per una celebrazione nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Un disoccupato, un contadino ridotto in miseria, un tossicodipendente sono, per un cristiano, fratelli da accostare e ai quali porgere, tra le pieghe dei loro drammi umani, il tocco dell’amore di Dio e il conforto che esso porta con sé. E’ questa la carità di una Chiesa dinamica, che i vescovi latinoamericani hanno affermato di voler rilanciare avviando ad Aparecida la “Missione continentale”. Benedetto XVI ha riconosciuto l’impronta di quella scelta nei programmi pastorali della Chiesa peruviana e ne ha sollecitato i vescovi a essere i primi a “plasmare la propria vita con il Vangelo, in modo da creare le comunità cristiane di intensa vita cristiana”. E osservando:
     
    “Ciertamente, una Iglesia en misión relativiza…
    Certo, una Chiesa in missione relativizza i problemi interni e guarda con speranza ed entusiasmo al futuro. Si tratta di rilanciare lo spirito missionario, non tanto per timore del futuro, ma perché la Chiesa è una realtà dinamica e il vero discepolo di Cristo gioisce nel trasmettere agli altri la Parola divina e nel condividere con loro l'amore che scaturisce dal suo costato aperto sulla croce”.
     
    Lo sguardo sociale del Papa, che mai manca nei suoi discorsi ai vescovi di ogni Paese, si è soffermato su quelle situazioni di disagio che con realismo erano state tratteggiate in precedenza, nel suo indirizzo di saluto al Pontefice, dal presidente dei vescovi peruviani, l’arcivescovo di Trujillo, Héctor Miguel Cabrejos Vidarte. Questi aveva parlato della povertà che affligge il Perù per il 40% della popolazione e che diventa “povertà estrema” per il 14, specie nelle zone rurali. E’ qui, ha osservato Benedetto XVI, che la carità della Chiesa deve farsi incisiva:

     
    “Pienso ahora, sobre todo, en los peruanos…
    Attualmente, penso in particolare ai peruviani che patiscono la mancanza di lavoro, di un'adeguata istruzione e di cure sanitarie, o di coloro che vivono nelle periferie delle grandi città e in zone remote. Penso, inoltre, a coloro che sono caduti nel vortice della droga o della violenza. Non possiamo ignorare questi nostri fratelli più deboli e amati da Dio, tenendo sempre presente che a spingerci è la carità di Cristo”.
     
    Carità che deve raggiungere anche quei fratelli che talvolta, ha indicato il Papa, “per essere poco valorizzati o insufficientemente curati nei loro bisogni spirituali e materiali, cercano in altre esperienze religiose risposte alle proprie inquietudini”. Esortando l’episcopato peruviano a “regolari visite pastorali alle comunità cristiane, anche alle più remote e umili”, a “un’accurata preparazione della predicazione” e a dedicare “paterna attenzione” al clero e a tutte le forze ecclesiali, Benedetto XVI ha invitato i vescovi a coltivare con intensità il vincolo reciproco dell’“l’affetto collegiale”:

     
    “La experiencia non dice, sin embargo, que esta unidad…
    L'esperienza ci dice, tuttavia, che questa unità non è mai definitivamente raggiunta e che si deve costruire e migliorare costantemente, senza arrendersi alle difficoltà oggettive e soggettive, al fine di mostrare il vero volto della Chiesa Cattolica, una e unica”.

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    Altre udienze

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; mons. Jan Romeo Pawlowski, arcivescovo tit. di Sejny, nunzio apostolico nella Repubblica del Congo, e in Gabon, con i familiari; nel pomeriggio riceverà il presidente della Repubblica di Polonia, Lech Kaczynski, con la consorte e seguito.

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    Il cardinale Tauran ad Amman per un incontro col mondo musulmano

    ◊   Al via oggi ad Amman un colloquio promosso dall’Istituto reale di studi interreligiosi (Royal Institute for Inter-Faith Studies) e il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. La delegazione della Santa Sede è guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran. L’importante incontro, incentrato sul tema “Religione e Società civile”, si focalizzerà prevalentemente sulla società e la cultura musulmana e cristiana. I partecipanti all’evento si soffermeranno sul rapporto nella storia tra religione e società civile e il pensiero filosofico. Ancora, su religione e società civile nelle società moderne e nella tradizione religiosa. Alla fine del colloquio, mercoledì prossimo, è prevista la pubblicazione di un comunicato congiunto.

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    Domenica prossima Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina voluta da Benedetto XVI: intervista con padre Politi

    ◊   Si tiene domenica 24 maggio la seconda Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, proposta da Benedetto XVI nella sua Lettera ai cattolici cinesi del 2007. In Italia, l’evento avrà un rilievo particolare a Napoli dove il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe celebrerà una Messa in Duomo alla presenza di centinaia di migranti cattolici cinesi. Ieri, intanto, a Macerata si è ricordato il gesuita padre Matteo Ricci, grande evangelizzatore della Cina morto a Pechino nel 1610, che proprio nella città marchigiana è nato nel 1522. Sull’eredità di questo “intrepido e intelligente messaggero del Vangelo di Cristo”, come lo ha definito il Papa, Alessandro Gisotti ha intervistato il sinologo del Pime, padre Giancarlo Politi:

    R. - Matteo Ricci ha percepito con chiarezza che bisogna parlare agli uomini in modo tale che possano capire quello che diciamo. Non è soltanto l’imparare un lingua ma diventare famigliari con un modo di pensare, di porsi, di vivere, che apre poi anche alla comunicazione e alla trasmissione del mistero. Credo che sia questa la cosa importante, al di là di tutte le iniziative particolari che lui ha saputo prendere in quel momento, ma che nella loro concretezza non possono più essere duplicate a distanza di tempo in una società molto diversa. L’intuizione, dunque, è stata quella di capire che bisogna raggiungere il cuore dell’uomo.

     
    D. – Anche riprendendo questo insegnamento di Matteo Ricci, il Papa sottolinea che i cattolici non sono un corpo estraneo alla Cina...

     
    R. – Assolutamente no! E lo è per il fatto stesso di essere cittadini a pieno titolo di una grande nazione quale è la Cina. C’è stato un momento nella storia della Cina nella quale è stato fatto il tentativo di rendere straniero l’uomo nato in quella stessa cultura. Forse anche - come ha detto un grande vescovo ancora vivente della Cina - l’aver sofferto insieme perché la nuova Cina nascesse ha reso ancora più vera l’appartenenza a questo popolo. Credo che il Papa abbia affermato con molta chiarezza tutto questo nella sua lettera del 2007.

     
    D. - Uno dei frutti della Lettera del Papa è la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina che si celebrerà domenica 24 maggio per la seconda volta, in particolare a Napoli. Una sua opinione su questa iniziativa…

     
    R. - Come tutte le iniziative occorrono tempi un po’ lunghi perché diventino parte di una tradizione. Con ogni probabilità lo scorso anno, al di fuori della Cina, non è stato percepito con molta chiarezza il significato di questa Giornata. Credo che invece questa sia una cosa molto importante: la Chiesa in Cina sta davvero vivendo un tempo di grande fertilità e fecondità ma è anche alle prese con sfide e di problemi e, quindi, diventa assai importante mostrare nel valore della preghiera la vicinanza di tutta la Chiesa universale con tutti i cattolici cinesi. Per quanto riguarda Napoli, questa ha avuto una tradizione lunga di interesse verso la Cina; uno dei primi collegi riservati agli studenti cinesi è stato creato nella città di Napoli e credo che ciò sia molto significativo proprio perché coinvolge, nella speranza almeno, una parte sempre maggiore di cattolici che sappiano pregare e farsi carico delle conoscenze e della partecipazione a questa esperienza molto bella che è quella della Chiesa cinese.

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    Padre Neuhaus: testimonianza di unità dai cattolici di espressione ebraica in Terra Santa

    ◊   Benedetto XVI al Regina Coeli di ieri, ha ricordato il suo recente pellegrinaggio in Terra Santa ed ha annunciato che ne parlerà con maggiore ampiezza, all’udienza generale di mercoledì prossimo. Il Papa ha spiegato che “quella Terra, simbolo dell’amore di Dio per il suo popolo e per l’intera umanità, è anche simbolo della libertà e della pace che Dio vuole per tutti i suoi figli. Una Terra – ha sottolineato - che è diventata in se stessa quasi metafora della rivelazione, un ‘quinto Vangelo’, come qualcuno l’ha chiamata, che per la sua stessa storia può essere considerata un microcosmo che riassume in sé il faticoso cammino dell’umanità verso il Regno di giustizia, di amore e di pace”. E nel microcosmo della Chiesa locale, hanno un loro posto – nella stragrande maggioranza araba – le comunità cattoliche di espressione ebraica. Una realtà che ha un proprio vicario patriarcale, il padre gesuita David Neuhaus, di origine tedesca, che si è convertito dall’ebraismo. Al microfono del nostro inviato a Gerusalemme Roberto Piermarini, il religioso spiega come nasce questo “piccolo gregge” delle comunità cattoliche di espressione ebraica:

    R. - Quando gli ebrei sono venuti qui, nella grande emigrazione dell’Europa, hanno portato con loro membri della famiglia che erano cattolici. In generale, erano coppie miste, molto spesso un uomo laico ebreo ed una donna cattolica. In più, erano quegli ebrei cattolici di origine ebraica che hanno scoperto la loro fede e la loro appartenenza al popolo ebraico, in seguito alla Shoah. Inoltre, erano cristiani che sono venuti qui con i cattolici che, dopo la Shoah, hanno visto quanto fosse importante essere in contatto con la realtà ebraica in solidarietà con il popolo ebreo. Quindi, da queste provenienze, molto diverse tra loro, sono nate le comunità. Ufficialmente, hanno fondato un’opera che si chiama l’opera di San Giacomo, nel 1955, con preti, suore, ed anche laici, qui in Israele, per creare una Chiesa che sia israeliana al cuore della società ebraica in Israele. Quindi, si deve dire subito che la maggioranza assoluta dei cattolici in Israele sono arabi e coloro che vivevano nel cuore della società ebraica, volevano un’espressione ebraica nella realtà cattolica nello Stato di Israele.

     
    D. – Padre Davide, qual è la particolarità di queste comunità?

     
    R. – La nostra vita, come cattolici israeliani, è definita un pò dalla cultura della società ebraica: quindi noi siamo in un dialogo di vita. Questo è molto importante anche per la liturgia perché tutto è in ebraico, ma anche per rispetto del calendario ebraico e certamente anche per la musica.

     
    D. – Quali le relazioni di queste comunità con gli arabi cristiani, quelli russi e quelli stranieri in cerca di lavoro, che sono venuti qui in Israele?

     
    R. – I russi che sono venuti qui, sono diventati cittadini dello Stato di Israele e fanno parte del nostro vicariato. Quelli che sono cattolici, la maggioranza assoluta, sono ortodossi, sono parte integrante del nostro vicariato perché anche loro sono cittadini israeliani che vivono nel cuore della società ebraica israeliana. Ci sono poi altri due gruppi, molto importanti. Il primo è certamente la maggioranza assoluta dei cristiani in Israele che sono gli arabi, ed i rapporti sono quelli di una fede comune ed una Chiesa comune. Quindi, noi facciamo parte del Patriarcato latino di Gerusalemme; il nostro Patriarca, fino a giugno scorso, era un palestinese mentre adesso è un giordano. Credo che sia molto importante che i capi della Chiesa diano segni di unità perché nella vita quotidiana non ci sono tante occasioni di incontrarci e nelle occasioni importanti si deve dare una testimonianza dell’unità alla nostra società che è molto divisa. Noi vogliamo dare una testimonianza di unità con gli operatori stranieri e ce ne sono tanti che danno una testimonianza bellissima della fede cristiana. Spesso si stabiliscono contatti perché alcuni rimangono qui molto tempo e cominciano ad imparare un po’ l’ebraico. Quindi, anche lì, ci sono incontri belli ma la sfida della Chiesa della Terra Santa con gli arabi, la maggioranza, gli stranieri, e noi, il piccolo gregge di lingua ebraica, è di dare la testimonianza di un Corpo di Gesù, unico ed unito. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Mons. Ravasi: l'Africa più resistente dell'Occidente alla globalizzazione che cancella culture e valori spirituali

    ◊   “Prospettive Pastorali per la nuova evangelizzazione nel contesto della globalizzazione e le sue ripercussioni sulle culture africane” è il titolo del volume presentato recentemente presso la Pontificia Università Urbaniana con la partecipazione di mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Il testo raccoglie gli atti del convegno tenutosi lo scorso anno a Bagamoyo, in Tanzania, con l'obiettivo di dare un nuovo impulso alla pastorale della cultura. Ma quali sono gli effetti della globalizzazione sulla cultura africana? Alessandra De Gaetano lo ha chiesto allo stesso mons. Ravasi :

    R. – Da un lato, è sicuramente la creazione di una certa “smemoratezza” anche in loro, come è accaduto persino nella cultura europea, cioè dimenticare sulla scia di un nuovo orizzonte che sembra essere sempre più liberatorio e progressivo, come quello di una nuova tecnica, di una nuova scienza, dimenticare le proprie radici, dimenticare la ricchezza del proprio pensiero … D’altro lato, però, c’è anche un effetto positivo che è quello di trovare un linguaggio comune in modo tale che il continente africano, come altri continenti, possa interloquire con la complessità della modernità.

     
    D. – Nella prefazione al libro lei fa riferimento al termine “globalizzazione” che si sta evolvendo, nella cultura africana, e sta diventando “glocalizzazione”: in che senso?

     
    R. – Questo è forse un auspicio che sorge dalla base stessa, dal terreno stesso, diremmo, di questi continenti. Io non direi soltanto l’Africa, ma anche l’Asia – per esempio – che hanno sentito questo vento impetuoso della globalizzazione che soffiava soprattutto dagli Stati Uniti e, se si vuole, dall’Europa; e che cercava di agitare la foresta delle culture locali, di trasformarle e qualche volta, persino, di abbatterle, queste foreste, introducendo un nuovo panorama omogeneo, forse anche un po’ desertificato e grigio, comandato dalle grandi leggi dell’economia, della finanza, della scienza, della tecnica. Detto questo, però, dobbiamo dire che le foreste hanno resistito – giustamente – a questo vento e hanno offerto il loro contributo di ombra, di verde, di fertilità, di fecondità dando appunto le caratteristiche locali. Questo non cancella certo la dimensione della mondializzazione, però conserva ancora le identità proprie specifiche nazionali e individuali.

     
    D. – Di fronte alla perdita di valori che attualmente sta vivendo l’Occidente, l’Africa invece dimostra di avere un’identità, di avere dei valori. Quali, in particolare?

     
    R. – Innanzitutto, io direi, un primo grande valore che l’Africa propone lo vorrei esprimere attraverso un proverbio swahili che dice: “Bisogna sempre agganciare una stella all’aratro”, cioè ci ricorda sempre che non esiste soltanto la produttività: esiste, certamente, l’aratro, ma c’è dall’altra parte lo splendore dell’oltre, del mistero, della trascendenza. Ecco, allora, un secondo valore: la capacità di parlare in modo simbolico. C’è, poi, una filosofia, una visione della vita, una spiritualità che è propria dell’Africa e questa spiritualità, forse, viene ricordata a noi occidentali che abbiamo perso quella ricchezza che era propria dei venti secoli della nostra tradizione cristiana e della stessa tradizione greco-latina.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Il dialogo tra le religioni apre il mondo alla giustizia e alla pace: al Regina Caeli il Papa ricorda il pellegrinaggio in Terra Santa

    Il catechismo della carne: in prima pagina, un editoriale di Lucetta Scaraffia su corporeità e arte cristiana

    In rilievo, nell’informazione internazionale, la situazione nello Sri Lanka: i guerriglieri tamil depongono le armi; per la prima volta, dal 1983, l’intera isola è sotto il controllo dell’esercito regolare

    La parola comunica ma l’immagine corre; come si diffonde il messaggio biblico: in cultura, la lectio magistralis di Timothy Verdon in occasione del convegno, a Padova, “Bibbia e immagini: traduzioni, letture o tradimenti?”

    Una sintesi dei temi contenuti nel volume - a cura di Maria Antonietta De Angelis – “Prospero Lambertini (Benedetto XIV). Un profilo attraverso le lettere”

    Raffaello Sanzio a San Pietroburgo per ordine della zarina: l’intervento di Antonio Paolucci per la presentazione del libro di Nicole Dacos “Le Logge di Raffaello. L’antico, la Bibbia, la bottega, la fortuna”

    Nuovi linguaggi e vecchi merletti: Marcello Filotei sul festival, a Lucca, “Col Legno Musica”

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    Oggi in Primo Piano



    Sri Lanka: ucciso il capo storico delle Tigri tamil

    ◊   Il comandante in capo dell'esercito srilankese ha annunciato la fine delle operazioni contro le Tigri tamil, assicurando che i ribelli separatisti sono stati completamente sconfitti e che il controllo dell'isola da parte del governo è totale. Ucciso dai militari il capo storico delle Tigri, Prabhakaran. Terminato ufficialmente dopo ben 26 anni il conflitto, resta ancora da affrontare la gravissima emergenza umanitaria scaturita dagli ultimi violenti scontri. Oltre 250 mila persone sono scappate dalle loro abitazioni nelle zone di combattimento e si trovano nei campi profughi in condizioni terribili. Stefano Leszczynski ha intervistato Stefano Vecchia, giornalista esperto dell’area asiatica:

    R. – Volendo fotografare la situazione di oggi, nell’area in cui ancora ci sono dei residui scontri non dovrebbero più esserci civili. Un’emergenza grave c’è, invece, all’esterno dell’area di combattimento, per altro molto ristretta, ma comunque nei dintorni dell’area Tamil, dove ci sono circa 250 mila profughi, in buona parte fuggiti nelle ultime settimane agli scontri tra governativi e Tamil. La situazione è molto pesante, gli aiuti arrivano col contagocce e la fame è una realtà concreta da giorni.

     
    D. – Se una guerra così lunga ha lasciato il segno nella popolazione, il modo in cui è finita l’ha segnata ancora di più. Come sarà mai possibile avviare un processo di riconciliazione in questo Paese?

     
    R. – Il processo di riconciliazione sarà lungo e difficile. Teniamo presente che oltre ai 30 anni di conflitto ci sono stati 60 anni di tensioni tra le comunità a partire dall’indipendenza. Un solco di odio e diffidenza che sarà difficile da superare. I Tamil hanno una rappresentanza in Parlamento, una ventina di rappresentanti su circa 250 parlamentari, e da lì bisognerà partire, come bisognerà partire dal ruolo della società civile che non ha mai mancato in tutti questi anni di spingere per il dialogo tra le comunità e perché ai Tamil venisse riconosciuto un ruolo e un’identità spesso, in qualche modo, ignorata o comunque sottoposta alle necessità del potere politico da parte dei cingalesi.

     
    D. – Ovviamente un discorso relativo a un’autonomia della parte Tamil del Paese al momento è fuori discussione…

     
    R. - Al momento sì, è realmente difficile da intravedere. Dipenderà anche molto dal ruolo della comunità internazionale che in queste ultime settimane è stata totalmente esclusa dalla situazione in Sri Lanka.

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    Myanmar: aggiornato a domani il processo ad Aung San Suu Kyi

    ◊   Proseguirà domani il processo a carico di Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione in Myanmar, accusata dalla Giunta militare di violazione degli arresti domiciliari per aver ricevuto la visita di un cittadino americano. La corte nella prima udienza ha respinto la richiesta di un dibattimento a porte aperte. La leader della Lega Nazionale per la Democrazia, premio Nobel per la pace, rischia una condanna da tre a cinque anni di reclusione. Intanto, dopo gli Stati Uniti, anche l’Unione Europea potrebbe decidere un rafforzamento delle sanzioni contro l’ex Birmania. Da più parti si auspica che le pressioni della comunità internazionale possano sbloccare la situazione. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Arduino Paniccia, docente di Studi Strategici all’Università di Trieste:

    R. – E’ una situazione nella quale, io credo, non bastino né gli incontri né le pressioni europee e neanche quelle americane. In realtà, potrebbe fare qualcosa la Cina, il vero grande alleato della Giunta militare birmana. Un problema come quello, naturalmente, deve essere anche un nostro problema. Lì però deve intervenire il governo della Cina e poi anche quello dell’India, che ha meno rapporti, che spesso è anche in conflitto, ma che comunque ha una grandissima influenza.

     
    D. – Perchè un personaggio come la premio Nobel per la pace spaventa così tanto il regime di Yangon?

     
    R. – Perché è l’unica voce che il mondo conosce e la Giunta è impermeabile fino ad adesso ad ogni dibattito sulla libertà di ridare a numerosissimi prigionieri. Poi sul territorio le divisioni sono moltissime e il Paese non è affatto coeso, come vuole mostrare, con la repressione, la Giunta. I movimenti sono moltissimi e gli eserciti legati alle etnie, alle tribù non sono assolutamente stati distrutti, come afferma la Giunta. Quindi, la situazione è molto difficile e il pugno di ferro, in questo momento, fa vedere la Birmania come un Paese unito. Toccare questo argomento significa per la Giunta la fine e l’inizio della disgregazione. Allora, solo con un grande lavoro di diplomazia dei Paesi vicini si può evitare la deflagrazione di un Paese tenuto ormai in maniera ossessiva sotto controllo. Quindi, la Giunta birmana non vuole in nessun modo affrontare questo e continua a rinviare le elezioni politiche, ormai convocate per il 2010, sulle quali l’Europa, la Cina e l’India e gli altri Paesi dell’Asia devono ormai metterlo come un punto definitivo, fermo, per aprire il dibattito sulla libertà e la democrazia in Birmania.

     
    D. – La comunità internazionale sinora sta rispondendo soltanto con minacce di sanzioni nei confronti del governo di Yangon. Come potrebbe avviarsi un dialogo costruttivo sulla questione dei diritti umani?

     
    R. – Intanto vi sono due prossime occasioni importanti che riguardano direttamente l’Unione Europea, occasioni che vanno colte: la riunione dei ministri degli Esteri dell'Asem (Asia-Europe Meeting), il Forum di cooperazione economica del sud-est asiatico e d’Europa, che si terrà ad Hanoi il 25 maggio prossimo; e poi, il Forum Unione Europea-Asean, l’Associazione del sud-est asiatico, dove come osservatore c’è anche il rappresentante del governo birmano, che si terrà in Cambogia. Sono occasioni per ribadire ormai la drammatica criticità della vicenda dei diritti umani e della democrazia in Birmania. Questo si può fare subito e credo che dobbiamo insistere, dobbiamo sottolineare l’assoluta necessità di un forte intervento europeo in questo senso, partendo proprio da questi due importanti incontri.

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    Abruzzo. Chiusa la tendopoli di Castel del Monte: sfollati di nuovo a casa

    ◊   Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, sarà domani a L’Aquila per visitare le zone colpite dal terremoto dello scorso 6 aprile. Nella Caserma della Guardia di Finanza a Coppito è previsto l’incontro con il presidente del Consiglio Berlusconi. E mentre nel capoluogo abruzzese continuano i rilievi per l’istallazione dei nuovi moduli abitativi per gli sfollati, a Castel del Monte, comune di 500 abitanti a oltre 1.300 metri di altitudine, è stata chiusa la prima tendopoli. Massimiliano Menichetti ha intervistato il sindaco Luciano Mucciante.

    R. – Siamo rientrati tutti nelle case e abbiamo chiuso la tendopoli. Dopo un’assemblea pubblica che abbiamo fatto con i cittadini, abbiamo condiviso questa necessità di ritornare alla normalità.

     
    D. – E' un bel segnale quello che avete voluto dare, rientrando nelle case, un incentivo anche per gli altri comuni…

     
    R. – Deve essere così, anche se è difficile, perché viviamo nel territorio. E’ logico che è difficile, però dobbiamo metterci la buona volontà per cercare di riprenderci, perché se non ci riprendiamo finisce tutto.

     
    D. – Il terremoto vi ha colpito, eppure per giugno già prevedete una bella iniziativa…

     
    R. – Noi a giugno daremo la cittadinanza onoraria al cardinale Poupard, perché frequenta questi luoghi, viene spesso a Castel del Monte. Quindi questo può essere un segno di augurio per ritornare alla vita quotidiana.

     
    D. – Il centro storico del Paese rimane danneggiato per circa il 30 per cento…

     
    R. – Sì, per circa il 30 per cento. Una situazione grave è quella della chiesa di San Tommaso Evangelista. Il campanile è praticamente distrutto. Speriamo che arrivino i fondi dal ministro dei Beni culturali che ha preso questo impegno.

     
    D. – Che cosa si aspetta adesso per l’immediato futuro, per lei e per i suoi concittadini?

     
    R. – Gli strumenti per incominciare a riprenderci, a ricostruire, a dare tranquillità al cittadino, che viene a chiedere informazioni e che vuole sapere come ristrutturare la casa. Queste sono le cose che oggi mancano. Forse è ancora presto, però questo è quello che ci chiede la gente.

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    Recanati: mostra sull'arte di Biagio Biagetti

    ◊   Un artista a tutto tondo capace di coniugare tradizione e innovazione, soggetti religiosi e profani attraverso il ricorso alle varie tecniche pittoriche. Ma soprattutto artista e uomo di fede. Biagio Biagetti, dedito prevalentemente all’arte religiosa del primo Novecento, in Vaticano è stato tra l’altro direttore dello Studio del Mosaico, del Laboratorio di restauro di opere d’arte e direttore dei Musei Vaticani. In occasione dei 60 anni dalla morte, la sua città Recanati, nelle Marche, ospita la mostra “Le città di Biagio Biagetti. Viaggio alla scoperta delle sue opere”. Fino al 30 settembre si potranno ammirare bozzetti, disegni preparatori e scritti dell’artista. Il servizio di Debora Donnini.

    Biagio Biagetti. Una sintesi fra la classica arte religiosa dei Preraffaelliti, che riproduce con fedeltà del tratto il soggetto sacro e le correnti a lui contemporanee, come il Divisionismo, che riprende la pittura a pennellate separate, tipica dell’Impressionismo. Un dialogo fra passato e presente, innovativo nel campo dell’arte sacra del primo Novecento, e che traspare nelle sue opere. Un esempio, il Trittico della Sacra Famiglia a Porto Recanati, come ci spiega il nostro collega Paolo Ondarza che, come storico dell’arte, ha curato la mostra:

     
    R. – In quest’opera è evidente quella che è la tematica cara a Biagetti: il concetto di eternità. L’arte non deve essere né passata né presente né futura, ma eterna, sempre valida. Deve parlare all’uomo di ogni tempo, così come eterno è il Vangelo. Quello che colpisce di più di quest’opera affrescata nella sala da pranzo di un villino privato a Porto Recanati, è la sua impostazione: è un Trittico, al cui centro campeggia una scena di vita quotidiana della Sacra Famiglia, intenta a preparsi a mangiare: è il momento della benedizione del pasto. Ai lati sono raffigurati in processione i contadini marchigiani, vestiti negli abiti del tempo contemporaneo a Biagetti. Questo dà la dimensione dell’attualità dell’incarnazione di Cristo: Egli è presente in ogni tempo, quindi anche nel presente. La Sacra Famiglia e i contadini del primo novecento, accostati insieme, in un unico contesto artistico, danno la giusta chiave di lettura di quella che era la poetica di Biagetti.

     
    Il mosaico di Maria che visita la cugina Elisabetta, indimenticabile per i suoi smaglianti colori, che risaltano sulla facciata di pietra bianca del Santuario della Visitazione ad Ein Karem in Israele. Curiosi poi i particolari del Trittico del Trionfo della Croce, realizzato sulla facciata esterna della chiesa di Santa Croce al Flaminio a Roma. Il Trittico riproduce, a destra e a sinistra, l’ancora e il serpente di bronzo di Mosè, che dava la possibilità, a chi lo avesse guardato, di salvarsi dal veleno dei morsi dei serpenti, come racconta il Libro dei Numeri: particolari interessanti da inserire nell’arte sacra per il tempo in cui visse Biagetti. Ancora Paolo Ondarza:

    R. – Biagetti desiderava istituire una moderna scuola d’arte sacra: una scuola che insegnasse ai giovani artisti una buona tecnica artistica, insieme ad una cultura di base, ma soprattutto li formasse ad una buona conoscenza del Vangelo, del catechismo e della liturgia: perché l’arte, nelle intenzioni di Biagetti, doveva essere ancella della liturgia, cioè servire alla liturgia e attraverso la bellezza comunicare la Bellezza della fede.

     
    Significativo per la sua bellezza il Cristo risorto, raffigurato nel Duomo di Iesi, nelle Marche, seduto con le braccia aperte, le mani con il segno dei chiodi, gli occhi pieni d’amore, ma anche con le tracce della sofferenza provata. Innovativo Biagetti, come artista: per lui l’arte era una missione consapevole che nulla, come l’immagine, può parlare al cuore dell’uomo, con quella bellezza che da più di duemila anni è capace di sedurre il mondo.

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    Chiesa e SocietÓ



    I vescovi francesi solidali con i volontari che aiutano i sans-papiers

    ◊   La Chiesa francese è solidale con i cittadini e le associazioni di volontari che aiutano gli immigrati senza documenti. Oggi in Francia chi accoglie, aiuta o semplicemente accompagna amministrativamente una persona sans-papiers commette un crimine passibile di pene e sanzioni. Una norma che ha fatto diverse vittime: si calcola che siano più di 5mila gli episodi e le denunce di attivisti e comuni cittadini che hanno manifestato la loro solidarietà ai migranti privi di permesso di soggiorno. In una nota, i vescovi francesi chiedono l’apertura di un dibattito pubblico con i rappresentanti eletti in cui siano presi in considerazione “tutti gli aspetti di questo grave problema”. Questi volontari che “operano sul terreno – affermano – sono trattati con sospetto e sottoposti a controlli frequenti, arresti, richiami alla legge. Sono accusati di agire per passione o ingenuità, se non addirittura sospettate di fare il gioco dei trafficanti. Non possiamo accettare – rimarcano i vescovi - che questo clima di sospetto smobiliti coloro per i quali la solidarietà non è una parola vuota. La fratellanza alla quale aspiriamo è un principio della Repubblica, ma anche un principio guida del pensiero sociale della Chiesa”. La nota conclude quindi con una citazione emblematica dal messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale dell' Emigrazione 1997: “La Chiesa sente il dovere di farsi accanto, come il buon samaritano, al clandestino e al rifugiato, icona contemporanea del viandante derubato, percosso ed abbandonato sul ciglio della strada di Gerico”. (L.Z.)

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    India: il cardinale Gracias chiede attenzione a poveri e dalit

    ◊   “Sono orgoglioso del mio Paese”. E’ quanto afferma ad AsiaNews il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Ccbi), dopo le elezioni legislative che hanno visto la netta affermazione del partito del Congresso di Sonia Gandhi. I nazionalsiti hindu dello schieramento Bharatiya Janata (Bjp) hanno ammesso la sconfitta: “Accettiamo il verdetto del popolo”, ha dichiarato Arun Jaitly, segretario generale del partito. Per il cardinale Oswald Gracias il voto esprime “un chiaro mandato a favore della libertà di religione” ed il riconoscimento che il Paese “può crescere e prosperare solo rispettando l’intuizione dei suoi padri fondatori che si trova nella nostra costituzione”. La consultazione riflette “il cuore della gente comune” che desidera “il rispetto di tutte le religioni e chiede in modo accorato di vivere in pace ed armonia”. L’arcivescovo è soddisfatto, in particolare, per il “senso di responsabilità dimostrato dalla popolazione”. Il porporato vede nella vittoria del Partito del Congresso “una conferma dell’approvazione verso la politica del governo uscente" e "questa ora è un’opportunità per il governo di portare a termine le promesse ancora incompiute”. Il cardinale Oswald Gracias si attende dal nuovo esecutivo un deciso impegno per “l’inclusione di tutte le fasce della popolazione: le minoranze, i dalit e i tribali” affinché possano anch’esse “partecipare alla ricchezza e alla prosperità della nostra patria”. “Desidero profondamente che il governo sia capace di prendere iniziative più audaci e sviluppare programmi che potrebbero apparire a prima vista impopolari, ma che in realtà serviranno per il bene comune della nazione”. Il cardinale parla di  “iniziative urgenti” su cui il prossimo esecutivo dovrebbe concentrarsi. “Educazione, salute, politiche specifiche rivolte alle bambine e alle donne” sono alcuni degli obiettivi che il porporato considera prioritari nell’agenda di chi guiderà il Paese per i prossimi cinque anni. “Il governo - afferma il cardinale - dovrebbe astenersi da misure populiste e sviluppare invece politiche a lungo termine per i poveri che contribuiranno al bene comune della popolazione e a risollevare le sorti dei più bisognosi”. “I nostri poveri delle campagne, le bambine e le donne, i tribali e i dalit hanno bisogno di assistenza sanitaria di base e di poter accedere all’educazione”, sottolinea infine l’arcivescovo. Prendere provvedimenti che rispondano a queste necessità equivale dar vita ad una “rivoluzione sociale” che “contribuirà ad accrescere l’autorità morale dell’India all’interno della comunità internazionale”. La Conferenza episcopale dell'India ha diffuso infine un comunicato congratulandosi e ringraziando tutti gli elettori indiani che hanno confermato il sostegno a una visione laica e democratica per il governo del Paese. I vescovi “sono fiduciosi che il Congresso e i suoi alleati terranno fede alle promesse di tutelare il Paese dalle forze che intendono frammentarlo. La comunità cristiana in India ha sempre sostenuto i partiti politici che difendono i diritti dei poveri e degli emarginati”. I vescovi hanno anche chiesto agli elettori di salvaguardare il carattere pluralista della grande democrazia indiana e gli elettori hanno chiaramente scelto di difendere questo patrimonio culturale, bocciando i programmi politici nazionalisti, integralisti e discriminatori. La Chiesa cattolica spera ora che la sconfitta dei movimenti e dei partiti fautori dell’ideologia nazionalista dell’hindutva possa far recedere i movimenti integralisti nella società e dare nuova linfa a quanti difendono le libertà e i diritti di tutti i cittadini, al di là della religione, della cultura e del gruppo sociale di appartenenza. (A.L.)

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    Pakistan: cristiani, musulmani, indù e sikh pregano per la pace

    ◊   Fedeli musulmani, cristiani, indù e sikh esprimono una condanna unanime per le violenze compiute dai talebani in Pakistan. “Attivisti e società civile hanno dato vita a diverse iniziative – spiega il vescovo di Faisalabad, mons. Joseph Coutts, ad AsiaNews – e questo sta a dimostrare che la società civile alza la propria voce contro la ‘talebanizzazione’ del Pakistan”. Il presule ricorda poi che di recente ha partecipato ad un incontro interconfessionale, promosso da organizzazioni non governative locali, al quale hanno partecipato cristiani, musulmani, indù, e sikh. Tutti hanno condannato le “violenze compiute dai talebani” e ribadito “il sostegno all’esercito governativo”. In questi giorni il Pakistan deve affrontare l’esodo di massa più grande dal 1947, anno della sua fondazione. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) riferisce che più di 834 mila civili hanno lasciato la valle di Swat per sfuggire alle violenze. La scorsa settimana le forze governative hanno lanciato un’offensiva contro le milizie fondamentaliste nella valle di Swat. Gli estremisti sono accusati di aver violato l’accordo che prevedeva l’introduzione della legge islamica in cambio della tregua. All’introduzione della sharia è seguita una drammatica campagna contro le minoranze. Migliaia di persone hanno abbandonato Mingora, la città più importante della valle di Swat, e i vicini distretti di Kanju e Kabal, approfittando della sospensione del coprifuoco decisa dai vertici militari. Fra le persone in fuga, vi sono anche 60 famiglie cristiane, sfuggite alle persecuzioni dei fondamentalisti. Secondo fonti dell’esercito pachistano, nelle ultime ore sono stati uccisi 124 talebani e 9 soldati. Il bilancio complessivo, ancora provvisorio, è di  almeno 870 morti fra gli estremisti islamici e 45 tra i soldati governativi. (A.L.)

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    Messaggio finale della plenaria dei vescovi latinoamericani e caraibici

    ◊   “Siamo coscienti delle difficoltà e delle resistenze legate al processo di rinnovamento delle strutture ecclesiali affinché siano missionarie, e alla formazione degli operatori di pastorale, presbiteri, consacrati e laici, affinché siano discepoli missionari. È quanto affermano i vescovi rappresentanti delle 22 Conferenze episcopali dell’America Latina e dei Caraibi, nel Messaggio diffuso al termine della 32ma Assemblea plenaria del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), che si è svolta per la prima volta in Nicaragua, dall’11 al 15 maggio, come riporta l'agenzia Fides. "Riconosciamo - scrivono i presuli nel loro Messaggio - che la conversione pastorale sta portando ad una traformazione e le nostre Chiese stanno rispondendo. La ferma chiamata rivolta ad Aparecida a realizzare la Missione Continentale sta dando i suoi frutti”. I vescovi ricordano poi che ad Aparecida “si è affermato con chiarezza che la Diocesi è il luogo privilegiato per vivere la comunione”. A tal proposito riconoscono e apprezzano “gli sforzi che sono stati fatti a vari livelli per promuovere la comunione”, in un momento in cui “la testimonianza di unità nella Chiesa si trasforma in pietra angolare per dare una testimonianza credibile alla società”. Allo stesso tempo, i presuli apprezzano le diverse attività del Celam orientate a favorire la Missione continentale, con la convinzione che questa offra "la provvidenziale opportunità di contemplare Cristo Resuscitato che ha garantito la vittoria del bene sul male”. “Questa percezione – si legge ancora nel Messaggio - richiede il meglio dei nostri sforzi per fortificare il cammino ed articolare i diversi processi. Condividere le esperienze è la chiave affinché nella pluralità si mantenga l’unità”. D’altro canto, condividendo le realtà dei diversi Paesi, i vescovi hanno constatato alcune delle principali sfide del momento attuale, come ad esempio: “la crisi economica globale; il flusso della povertà in vari Paesi; un certa delusione della democrazia che ha portato alla ricerca di nuovi modelli politici mescolati con il populismo"; e ancora "la fragilità" dei loro Stati "nel garantire pienamente i diritti umani; la corrente secolarizzata che tace sui valori religiosi e morali, pretendendo di negare alla Chiesa la sua responsabilità nel collaborare ad una cultura centrata sulla dignità della persona umana, garantendo la vita dalla fecondazione fino alla morte naturale”. I presuli aggiungono che proprio “l’apporto storico della Chiesa cattolica, avendo creato una cultura fondata sui valori del Vangelo, è stato l’anima" dei loro Paesi ed "ha edificato un tessuto sociale con la propria identità, fraterno, solidale ed aperto oltre le sue frontiere”. Per questo manifestano il loro dolore nel constatare “gli attacchi" in vari Paesi latinoamericani, "che sostenendo il progresso e lo sviluppo, pretendono di portarci alla dittatura del relativismo”. La nota del Celam si conclude con la manifestazione di solidarietà verso i “fratelli nell’Episcopato che sono stati fatti oggetto di calunnia, di discredito, e perfino di violenza, insieme ad altri presbiteri, consacrati e fedeli che donano in maniera eroica la loro vita per il Vangelo”. (R. G.)

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    Nota dei presuli delle Antille in vista dell'Anno sacerdotale

    ◊   I vescovi delle Antille hanno indirizzato un Messaggio a tutti i sacerdoti della regione al termine dell’Assemblea plenaria, svoltasi a Fort-de-France nell’isola Martinica. Nel testo - riferisce la Fides - viene ricordata la celebrazione dell’Anno sacerdotale, indetto da Benedetto XVI in occasione del 150.mo anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, patrono dei sacerdoti. Anno che comincerà il prossimo 19 giugno, Solennità del Sacro Cuore di Gesù, e terminerà nella stessa data del 2010 con un Incontro mondiale di sacerdoti a Roma. Nel Messaggio i presuli illustrano parte del materiale che verrà pubblicato dalla Congregazione per il Clero e che sarà a disposizione dei sacerdoti per vivere al meglio questa iniziativa, tra cui una collezione di testi del Santo Padre per riflettere sui temi essenziali della vita sacerdotale e sulla missione del sacerdote nel mondo, ed un Direttorio per confessori e direttori spirituali. La Congregazione, insieme ai vescovi diocesani e ai superiori degli Istituti religiosi, promuoverà e coordinerà inoltre diverse iniziative pastorali, per aiutare le persone ad apprezzare la missione del sacerdote nella Chiesa ed aiutare i sacerdoti a valorizzare la necessità di una continua formazione. I vescovi ricordano a tutti i sacerdoti della regione che questi testi, insieme alle Sacre Scritture, “specialmente gli insegnamenti di Gesù ai suoi discepoli, le Lettere pastorali di San Paolo e la Lettera agli Ebrei, offrono materiale per lo studio e i ritiri, per la lettura spirituale e la riflessione e per un rinnovamento sacerdotale”. Per la Conferenza episcopale del Paese, “l’Anno sacerdotale costituisce una sfida per tutto il Presbiterato delle Antille a rinnovare il suo impegno nel ministero assunto e a curare le vocazioni al sacerdozio”. Inoltre, vine ricordato “che le vocazioni si alimentano con la Parola di Dio e l’Eucaristia”. (R.G.)

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    Accordo Ue-Congo contro l'esportazione illegale del legname

    ◊   Fermare l'esportazione illegale di legname e contrastare lo sfruttamento delle risorse forestali dell'Africa: questi gli obiettivi dell'accordo bilaterale firmato nei giorni scorsi dall'Unione europea e dalla Repubblica Democratica del Congo. Si tratta del secondo Paese, dopo il Ghana, a ratificare questo impegno, che rientra negli Accordi volontari di partenariato (Vpa) tra l'Ue e i Paesi in via di sviluppo produttori di legname. Secondo quanto sottoscritto, a partire dal 2011 tutto il legname e i prodotti derivati provenienti dal Congo che entreranno nell'Unione Europea dovranno avere una specifica licenza. Questa dovrà dimostrare che il legname sia stato tagliato e venduto legalmente, salvaguardando la salute delle foreste e apportando benefici economici alle comunità locali. La scarsa regolamentazione della produzione di legname - come documenta la Banca Mondiale - ha infatti comportato per il Congo una perdita annua di milioni di dollari. L'auspicio è che le norme di trasparenza contenute nell'accordo con l'Ue vengano estese a tutte le esportazioni di legname, in particolare a quelle verso la Cina. (R.G.)

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    Thailandia: convegno sulla "comunicazione sociale nelle università cattoliche dell’Asia”

    ◊   Promuovere l’insegnamento della comunicazione sociale per migliorare la professionalità, l’etica e l’impegno sociale degli aspiranti comunicatori cattolici asiatici e stabilire in Asia una più stretta collaborazione tra le università cattoliche che insegnano questa materia. Con queste raccomandazioni si è concluso sabato vicino a Bangkok in Thailandia il Biscom VII, il settimo convegno di studi dei vescovi asiatici per le comunicazioni sociali ospitato dall’Assumption University della capitale tailandese. Per la prima volta – riferiscono l’agenzia Ucan e il sito della Conferenza episcopale indiana - docenti di comunicazione sociale da tutta l’Asia si sono incontrati con vescovi e religiosi per discutere il tema “La comunicazione sociale nelle università cattoliche dell’Asia: fatti esperienze e sfide”. L’incontro, organizzato dall'Ufficio per le comunicazioni sociali della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia (Fabc), ha coinvolto in tutto 70 tra vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Tra le personalità di spicco presenti mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, il Nunzio apostolico in Tailandia mons. Salvatore Pennacchio e mons. George Phimphisan, Presidente della Commissione per la Comunicazione Sociale della Fabc, che ha presieduto la Messa di apertura. Il convegno di Bangkok si inserisce sulla scia del lavoro che da alcuni anni la Fabc sta portando avanti, con l’approfondimento di temi legati alla comunicazione e al dialogo interreligioso. In particolare - come ha spiegato all’introduzione dei lavori il padre verbita Franz Josef Eliers - lo scopo di questa edizione del Biscom era essenzialmente “di esaminare i programmi delle comunicazioni sociali nelle università e college cattolici in Asia e verificare come riescono a promuovere la dignità umana, i valori cristiani e gli insegnamenti sociali della Chiesa”. I partecipanti hanno convenuto sulla necessità di favorire una più stretta collaborazione tra i vari atenei che permetta di condividere idee e risorse. È stata poi evidenziata la specificità della missione delle università cattoliche in Asia. Un altro intervento ha quindi sottolineato la centralità della comunicazione quale strumento per il dialogo interreligioso, tanto più importante in un continente multiconfessionale e con radicate tradizioni religiose come l’Asia. (L.Z.)

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    Da oggi a Roma la Conferenza europea del mare

    ◊   Aperta oggi a Roma la Conferenza di tre giorni celebrativa della ''Giornata europea del mare'', che verrà festeggiata in tutto il continente il 20 maggio. Un evento per sottolineare il ruolo fondamentale che il mare riveste per i Paesi europei. Nelle regioni marittime dell'Europa vive infatti il 40 per cento della popolazione e si genera il 40 per cento della produzione economica. Alla tre giorni sul mare partecipano rappresentanti del settore imprenditoriale, della società civile e responsabili politici provenienti da tutta Europa. Il programma della conferenza prevede gli interventi del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, del commissario europeo responsabile per la Pesca e gli Affari marittimi Joe Borg e dei ministri italiani delle Infrastrutture, Altero Matteoli e degli Esteri, Franco Frattini. Oltre alla conferenza di Roma, si svolgeranno in contemporanea anche una quarantina di manifestazione nei diversi Stati dell’Ue. (R.G.)

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    24 Ore nel Mondo



    Gli Shabaab, legati ad Al Qaeda, e il Partito islamico, prendono sempre più potere in Somalia

    ◊   Si rafforza il potere e il ruolo degli Shabaab in Somalia: sono ritenuti il braccio armato di Al Qaeda su territorio somalo. Il servizio di Fausta Speranza:

    Gli Shabaab, ritenuti il braccio armato somalo di al Qaeda, continuano ad avanzare e stamani sono entrati senza colpo ferire a Mahaday, un'altra città strategica della regione centrale del Medio Shebeli, poco più di 20 chilometri a nord di Jowhar, che avevano conquistato ieri, anche in quel caso senza trovare resistenza. Con la presa di Mahaday, tre dei quattro distretti del Medio Shebeli sono nelle mani degli insorti. La caduta di Mahaday ha anche una valenza particolare, poichè proprio in questa cittadina è nato il presidente del governo federale di transizione somalo, a guida islamica moderata, sheikh Sharif Ahmed. Del resto, tutta l'area è abitata da popolazioni del suo clan, quello degli Abgal, ed in tal senso era ritenuta un suo feudo. Ora, invece, sta capitolando agli Shabaab senza combattere. A Mogadiscio, intanto, la situazione appare per il momento più calma rispetto ai giorni scorsi: la battaglia, esplosa lo scorso 7 maggio, ha causato finora oltre 170 morti e 500 feriti, in larga parte civili, e l'esodo di circa 30 mila persone. Le truppe degli Shabaab e quelle del Partito islamico sembra controllino ormai quasi completamente la capitale somala.

     
    Afghanistan - attentato a un fratello del presidente
    Ahmad Wali Karzai, uno dei fratelli del presidente dell'Afghanistan, Hamid Karzai, è sopravissuto a un attentato terroristico dei talebani che ha preso di mira il suo convoglio, causando la morte di una delle sue guardie del corpo. L'imboscata è avvenuta mentre Wali Karzai viaggiava dalla provincia orientale di Nangarghar verso la capitale Kabul.

    Salta il vertice tra Afghanistan, Pakistan e Iran
    È stato rinviato a data da destinarsi un vertice sulla situazione in Afghanistan che si sarebbe dovuto tenere domani a Teheran con la partecipazione dei presidenti iraniano, pakistano e afghano. Lo ha detto oggi il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Hassan Qashqavi. Fonti di stampa di Islamabad avevano scritto nei giorni scorsi che il presidente pakistano, Asif Ali Zardari, era intenzionato a rinunciare ad essere presente all'incontro con i suoi colleghi iraniano, Mahmud Ahmadinejad, e afghano, Hamid Karzai, per non lasciare il suo Paese in un momento di grave crisi dopo l'offensiva lanciata dalle forze armate contro i miliziani talebani nella valle dello Swat.

    In Iraq si annuncia il voto a gennaio 2010
    Sono state fissate al 30 gennaio del 2010 le elezioni legislative in Iraq. Le ultime si erano tenute il 15 dicembre 2005 ed erano state vinte dall'alleanza sciita. Intanto, continuano gli episodi di violenza: nelle ultime ore, nella città di Mossul si sono verificati due attentati con la morte di tre poliziotti: nel centro della città e sulla sponda occidentale del fiume Tigri. Per le autorità dell’Iraq e per l’esercito americano, Mossul è “l'ultima città roccaforte di al Qaeda in Iraq”.

    Medio Oriente
    Per il 7 luglio prossimo è stata messa in programma una importante cerimonia al Cairo, alla presenza dei segretari generali di tutti i 13 gruppi palestinesi che annunceranno l'accordo di riconciliazione raggiunto alla fine dei negoziati in corso. Lo ha detto stasera ai giornalisti Nabil Shaath, ministro degli Esteri e principale rappresentante al Cairo di Al Fatah, il partito del presidente palestinese, Mahmoud Abbas. Dopo le dichiarazioni fatte in giornata dal capogruppo di Al Fatah nel Consiglio legislativo, Azzam Al Ahmed, per l'ultimatum dato ai palestinesi per il prossimo 5 luglio dal capo dei Servizi segreti egiziani, Omar Suleiman, Shaath ha aggiunto che il 5 luglio ci sarà una grande riunione per l'approvazione dei termini dell'accordo ed ha confermato che subito dopo una delegazione egiziana di esperti di sicurezza si recherà a Gaza per verificare sul territorio l'applicazione dell'accordo, specie per gli aspetti della sicurezza.

    Elezioni in Lituania: eletta la commissaria dell’Ue, Grybauskaite
    La commissaria al Bilancio dell’Unione Europea, Dalia Grybauskaite, è il nuovo presidente della Lituania. Ha vinto al primo turno di voto, con il 69,04% dei consensi, le elezioni presidenziali, tenutesi ieri. La commissaria succede al veterano Valdas Adamkus, 82 anni, per dieci anni alla guida di questa Repubblica ex sovietica divenuta membro dell'Ue nel 2004. È la prima volta per questo Paese baltico di una donna presidente. L’insediamento avverrà il 12 luglio prossimo.

    L’Alto Commissario delle Nazioni Unite replica al governo italiano
    “Gli attacchi immotivati e personali sono inaccettabili, non mutano e non muteranno l'impegno dell’agenzia dell’Onu per i Rifugiati nel perseguire il suo mandato e la sua missione umanitaria”. Lo ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres, dopo i commenti giudicati “negativi e infondati” rivolti “da un esponente del governo italiano”. “Continueremo a esercitare il mandato - aggiunge - consapevoli delle sfide che l'immigrazione irregolare pone all'Italia e ad altri Paesi europei. Da parte sua, il ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa, ha detto stamane che il governo è “compatto” nel ritenere che l’Alto commissariato ONU sbagli nel criticare l'Italia sui riaccompagnamenti in Libia degli immigrati. Le prime critiche era state espresse dal ministro degli Esteri, Franco Frattini.

    Perù
    I dirigenti delle comunità indigene delle regioni amazzoniche del Perù hanno revocato l'appello alla “insurrezione” lanciato due giorni fa contro le misure del governo del presidente, Alan Garcia, considerate lesive dei loro diritti sulla terra e sulle risorse naturali, e hanno accettato un compromesso per ricercare una soluzione negoziale. Lo riferisce oggi la stampa peruviana. Il compromesso è stato raggiunto dopo che Garcia aveva ordinato ieri all'esercito di intervenire per ristabilire la normalità nelle regioni amazzoniche del Perù orientale, dove l'Associazione interetnica della foresta peruviana (Aidesep), che rappresenta circa diecimila indios di una cinquantina di tribù, stava attuando dal 9 aprile il blocco di strade e fiumi per impedire il trasporto di idrocarburi. La protesta era stata scatenata dalle misure adottate lo scorso anno dal governo per incentivare la produzione di idrocarburi tramite facilitazioni alle imprese per l'acquisto di terre nelle regioni amazzoniche, ricche di gas, petrolio e legname.

    Appello della Croce Rossa Internazionale per Eugenio Vagni
    Sarebbero stati persi i contatti con Eugenio Vagni, il cooperante italiano rapito 4 mesi fa nelle Filippine dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf. L'allarme arriva dalla Croce Rossa Internazionale che ha anche lanciato un appello ai sequestratori per liberarlo. Il governo di Manila, intanto, sta intensificando le ricerche. Sull’evoluzione della situazione, Roberta Rizzo ha intervistato il vicepresidente della Croce Rossa Internazionale, Massimo Barra:

    R. - Non possiamo fare pronostici. Nessuno poteva immaginare innanzitutto l’evoluzione in questo modo. E’ un sequestro anomalo, nessuno poteva pensare che, per esempio, il capo delegazione più che liberato si ritrovasse libero. In realtà, lui si è ritrovato libero senza che ci fosse una volontà dei sequestratori, che in pratica se lo sono perso nella giungla, anche perché vanno a marce diverse. Vagni cammina con difficoltà, l’altro era più giovane, quindi, ad un certo punto, si è trovato libero. Non credo che dobbiamo essere pessimisti o che abbiamo elementi per essere pessimisti. Tra l’altro sembra - a detta dei sequestratori - che non avessero intenzioni di uccidere i loro sequestrati anche perché rappresentavano il loro "patrimonio": il potere contrattuale nei confronti del governo per diminuire l’attività bellica nei loro confronti. Nel momento in cui perdono il sequestrato, perdono il loro “asset”.

     
    D. - Per quanto riguarda lo stato di salute, secondo lei, se si aggravasse la situazione di Vagni sarà possibile la liberazione?

     
    R. - Questa potrebbe essere una buona motivazione. Nel momento in cui l’onere del sequestrato dovesse rivelarsi troppo elevato, ciò potrebbe essere un handicap che rende difficile o oneroso la gestione del sequestrato.

     
    D. - I soldati filippini, in questo momento, stanno continuando le ricerche o si sono interrotte anche sul versante militare?

     
    R. - C’è una volontà politica di arrivare ad una soluzione anche militare, però non tutti sono d’accordo su questo perché poi il rischio per la vita dell’ostaggio è elevato.

     
    Cina-Brasile
    Il presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, è arrivato oggi a Pechino per una visita tesa a consolidare i forti legami economici esistenti tra i due Paesi. Lula, che incontrerà tutti i massimi dirigenti cinesi tra cui il presidente, Hu Jintao, è accompagnato da una corposissima delegazione di 240 imprenditori. Il presidente brasiliano ha iniziato venerdì scorso un viaggio che toccherà anche Arabia Saudita e Turchia. Lo stesso Lula ha affermato, in un'intervista ad un giornale brasiliano, che considera questa missione “una delle più importanti” dal 2003. La Cina ha superato gli Usa come maggior partner commerciale del Brasile e i due Paesi hanno lanciato nel 1993 una “collaborazione strategica”. Le esportazioni del Brasile in Cina sono aumentate nei primi quattro mesi dell'anno del 64,7%, mentre le sue importazioni dalla Cina calate del 17,2%.

    Coree: stallo nel dialogo sul futuro della città industriale di Kaesong
    La Corea del Nord ha ignorato la proposta della Corea del Sud per un vertice sul futuro della città industriale di Kaesong, che nelle intenzioni del governo di Seul si sarebbe dovuto tenere questa mattina. “La possibilità di un incontro è divenuta estremamente difficile - ha dichiarato oggi il portavoce per il Ministero dell'Unificazione sudcoreano, Lee Jong Joo - poichè Pyongyang non ha risposto al nostro invito”. Lee ha tuttavia ribadito che il governo di Seul tenterà di nuovo la strada del dialogo, facendo un'ulteriore proposta alla controparte nordcoreana “in tempi e modalità appropriati”. Venerdì scorso, Pyongyang aveva annunciato l'annullamento unilaterale degli accordi alla base del complesso industriale di Kaesong, l'ultimo progetto attivo di cooperazione economica intercoreana in cui oltre 100 aziende del sud danno lavoro a circa 39 mila operai del Nord. Il regime comunista chiede a Seul la rinegoziazione di alcuni punti fondamentali, tra cui un aumento dei salari per gli operai nordcoreani e il pagamento dei diritti di sfruttamento dei terreni da parte delle compagnie del sud fin dal 2010, quattro anni in anticipo rispetto alle intese originali. Pyongyang ha inoltre minacciato indirettamente la chiusura del complesso, invitando le aziende sudcoreane che non riconoscono i nuovi termini a lasciare l'area.

    Georgia
    Una delegazione della Duma russa - la Camera bassa del parlamento - guidata dal presidente Boris Grizlov arriverà oggi nella regione georgiana separatista dell'Abkhazia per la prima visita dalla guerra dello scorso agosto legata all'Ossezia del sud. Lo riferisce l'agenzia Itar-tass, citando una fonte della Duma stessa. La delegazione deporrà corone di fiori al Memoriale della gloria e incontrerà il presidente abkhazo Serghiei Bagapsh. “L'incontro sarà focalizzato sulla cooperazione politica ed economica, e sulle prospettive del turismo russo nel litorale locale del Mar Nero”, ha spiegato la fonte. I parlamentari russi visiteranno anche il monastero di Novi Afon, dove regaleranno ai monaci l'icona di S. Panteleimon, dipinta nel XIX secolo nel Monte Athos, perduta nel periodo sovietico e poi ritrovata. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 138

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