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Sommario del 17/05/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il pensiero forte alla Terra Santa e l’appello per la situazione umanitaria in Sri Lanka: nelle parole del Papa al Regina Coeli
  • 7500 giovani di tutta Europa in preghiera sul Monte delle Beatitudini: un momento particolare dopo la partenza del Papa dalla Terra Santa
  • La realtà delle scuole cattoliche in Terra Santa e la testimonianza delle missionarie francescane impegnate in campi profughi
  • Lettera del Papa in ricordo di padre Matteo Ricci, missionario per 28 anni in Cina, nell'anniversario della morte
  • Oggi in Primo Piano

  • In India, la vittoria del Partito del Congresso segna la sconfitta del fondamentalismo: così la Conferenza episcopale indiana
  • “Race for the Cure”: oggi a Roma l’ottava edizione della Maratona contro il tumore al seno
  • Le comunità immigrate di Roma si incontrano oggi alla XVII Festa dei Popoli
  • La difesa della vita e della famiglia al centro del film "Bella" presentato ieri in anteprima a Roma
  • Chiesa e SocietÓ

  • A Roma la Federazione italiana associazioni donatori di sangue celebra mezzo secolo di storia
  • Giornata delle telecomunicazioni mondiali: l’Onu esorta a rendere Internet più sicuro
  • Presentato il libro “La Chiesa della carità. Miscellanea in onore di mons. Giovanni Nervo”
  • Nell'Anno Paolino, Simposio internazionale a Barcellona
  • Cento anni di missione in Africa e nel mondo per i missionari di Mariannhill
  • Raccolta delle firme in Costa Rica per un referendum contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso
  • Dal 29 maggio a Firenze la Mostra-Convegno internazionale “Terra futura"
  • Ad Alba, una mostra per gli 85 anni del “Giornalino”
  • Il 62esimo Festival di Cannes si è aperto con storie molto diverse tra loro ma tutte intense
  • 24 Ore nel Mondo

  • In Sri Lanka, i ribelli annunciano la fine dei combattimenti, liberi 50 mila civili
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il pensiero forte alla Terra Santa e l’appello per la situazione umanitaria in Sri Lanka: nelle parole del Papa al Regina Coeli

    ◊   Al momento della recita del Regina Coeli, stamane il Papa ha speso significative parole sulla Terra Santa, annunciando però che parlerà di più della sua visita apostolica nella prossima udienza generale mercoledì. Ha rivolto poi un pressante appello per la drammatica crisi umanitaria nello Sri Lanka. Il servizio di Fausta Speranza:

    “Quella Terra, simbolo dell’amore di Dio per il suo popolo e per l’intera umanità, è anche simbolo della libertà e della pace che Dio vuole per tutti i suoi figli”: così Benedetto XVI parla della Terra Santa per poi aggiungere che “di fatto, però, la storia di ieri e di oggi mostra che proprio quella Terra è diventata anche simbolo del contrario, cioè di divisioni e di conflitti interminabili tra fratelli”. “Come è possibile questo?”: dice il Papa con dolore, affermando che “è giusto che tale interrogativo interpelli il nostro cuore, benché sappiamo – aggiunge - che un misterioso disegno di Dio concerne quella Terra, dove, come scrive san Giovanni, Egli “ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. E poi Benedetto XVI afferma:

     
    “La Terra Santa è stata chiamata un ‘Quinto Vangelo’, perché qui possiamo vedere, anzi: toccare, la realtà della storia che Dio ha fatto con gli uomini, incominciando con i luoghi della vita di Abramo fino ai luoghi della vita di Gesù, dall’Incarnazione fino alla tomba vuota, segno della sua Risurrezione. Sì: Dio è entrato in questa terra, ha agito con noi in questo mondo. Ma possiamo dire ancora di più: la Terra Santa, per la sua stessa storia, può essere considerata un microcosmo che riassume in sé il faticoso cammino di Dio con l’umanità, un cammino che implica – con il peccato – anche la Croce. Ma con l’abbondanza dell’amore divino, sempre anche la gioia dello Spirito Santo, la Risurrezione è già iniziata ed è un cammino dalle valli della nostra sofferenza verso il Regno di Dio, regno che non è di questo mondo, ma vive in questo mondo e deve penetrarlo con la sua forza di giustizia e di pace”.
     
    E poi, a braccio, aggiunge:

     
    “La storia della salvezza comincia con l’elezione di un uomo – Abramo – e di un popolo – Israele. Ma la sua intenzione è l’universalità, la salvezza di tutti i popoli. La storia della salvezza è sempre marcata da questo intreccio di particolarità e di universalità”.
     
    Ancora a braccio, altre considerazioni che toccano il tema del dialogo interreligioso:

     
    “Temere Dio e praticare la giustizia: imparare questo e aprire così il mondo al Regno di Dio, è questo lo scopo più profondo di ogni dialogo interreligioso”.
     
    Benedetto XVI sottolinea che il pellegrinaggio ai Luoghi Santi “è stato anche una visita pastorale ai fedeli che vivono là, un servizio all’unità dei cristiani, al dialogo con ebrei e musulmani, e alla costruzione della pace”.

     
    “Vorrei soprattutto ringraziare il Signore, che mi ha concesso di portare a termine questo viaggio apostolico così importante. Ringrazio anche tutti coloro che hanno offerto la loro collaborazione: il Patriarca latino e i Pastori della Chiesa in Giordania, in Israele e nei Territori Palestinesi, i Francescani della Custodia di Terra Santa, le Autorità civili della Giordania, di Israele e dei Territori Palestinesi, gli Organizzatori, le Forze dell’ordine. Ringrazio i sacerdoti, i religiosi e i fedeli che mi hanno accolto con tanto affetto e quanti mi hanno accompagnato e sostenuto con la loro preghiera. Grazie a tutti dal profondo del cuore!”
     
    Il Papa volentieri rivolge il suo pensiero al significativo viaggio appena concluso ma annuncia anche che ne parlerà “con maggiore ampiezza” mercoledì prossimo all’udienza generale.

     
    Poi il Papa rivolge il suo pensiero allo Sri Lanka, in particolare ai civili che si trovano nella zona dei combattimenti al nord del Paese: “Si tratta – dice - di migliaia di bambini, donne, anziani, cui la guerra ha tolto anni di vita e di speranza”.

     
    “Desidero ancora una volta rivolgere un pressante invito ai belligeranti, affinché ne facilitino l’evacuazione e unisco, a questo scopo, la mia voce a quella del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che appena qualche giorno fa ha chiesto garanzie per la loro incolumità e sicurezza. Chiedo inoltre alle istituzioni umanitarie, comprese quelle cattoliche, di non lasciare nulla d’intentato per venire incontro alle urgenti necessità alimentari e mediche dei profughi.”

     
    Poi i saluti nelle varie lingue, tutti con un pensiero al pellegrinaggio in Terra Santa. In italiano in particolare, anche un saluto ai “numerosi soci della Federazione Italiana Donatori Associati di Sangue, che hanno celebrato il loro congresso nel cinquantenario dell’associazione”.
     

      

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    7500 giovani di tutta Europa in preghiera sul Monte delle Beatitudini: un momento particolare dopo la partenza del Papa dalla Terra Santa

    ◊   7500 giovani riuniti sul Monte delle Beatitudini in Galilea, per un incontro di preghiera e di festa subito dopo il viaggio del Papa in Terra Santa. E’ avvenuto ieri pomeriggio e protagonisti sono stati giovani provenienti dalle comunità del movimento neocatecumenale di tutta Europa. Fausta Speranza ha intervistato don Rino Rossi che da tanti anni vive in Galilea e che ha vissuto questo particolare pomeriggio:

    R. – Io ho visto che questa Terra, per i giovani, è stata come una calamita che li ha attirati. Io ho anche detto, ad alcuni di loro, quando sono venuti qua: “Voi siete figli di questa Terra, figli di questa montagna”. Si vedeva la gioia, l’allegria che manifestavano nei canti, nella loro partecipazione. Erano anche impressionanti i momenti di silenzio perché non è facile contenere otto mila giovani provenienti da tutta l’Europa: tedeschi, scandinavi, russi, polacchi, italiani.

     
    D. – Spesso si parla dei giovani come di persone in formazione soggette a tutta la superficialità che questa società porta con sé come modelli, come istanze. Non è così, invece, quando si incontrano molti di loro: si sente una voglia di vita vissuta in tutta la sua pienezza ed in tutto il suo significato…

     
    R. – Qui tocchiamo un punto molto serio; tanti giovani, oggi, sono vittime in parte dell’ambiente del mondo di oggi che è tutto centrato sull’edonismo, sull’avere. Sembra che se non si hanno certe cose non si può vivere. Sembra che la vita sia questo, tutta basa sul piacere e sul vivere comodamente. Io vedo che questi giovani cominciano, grazie alla Chiesa, ad avere un nuovo orizzonte, cioè hanno la speranza, hanno il futuro aperto e qual è questo futuro? Quello del vangelo, che Kiko, il fondatore del movimento neocatecumenale ha annunciato loro ieri. Ha fatto una catechesi sulla destinazione che ha l’uomo che non è solamente vivere qui alcuni giorni ma è una destinazione eterna. Siamo figli di Dio è questo l’annuncio, il kerigma che la Chiesa veramente sempre ha dato e ci dà anche oggi.

     
    D. – Quella del movimento neocatecumenale, è un’esperienza particolare di iniziazione cristiana però tutti i ragazzi in tutte le parrocchie vivono un cammino spirituale, di avvicinamento a Cristo e forse per tutti sarebbe molto bello ritrovarsi in Terra Santa. Alcune parrocchie organizzano ma molte altre no, forse anche per paura di tutta una organizzazione logistica. Invece, è più facile di quanto si pensi, venire in Terra Santa e pregare sulla Terra di Cristo…

     
    R. – E’ vero che in molti hanno paura perché la Terra Santa si presenta anche come un ambiente di guerra. E’ vero che esiste una conflittualità che tutti conosciamo e di cui ha parlato anche il Papa, però, per i pellegrinaggi non c’è problema e infatti sono ripresi numerosi. Devo dire che noi siamo riusciti ad organizzare in brevissimo tempo, l’arrivo di tutte queste migliaia di giovani. Ci si può muovere tranquillamente in Terra Santa, non ci sono problemi.

     
    D. – Dunque, il racconto di questa iniziativa si fa invito per tantissimi giovani?

     
    R. – Senz’altro. Venire o tornare in questa Terra è sempre un aiuto enorme. Tutto è partito da qui, Gesù Cristo è nato in questa Terra, figlio del popolo ebraico ha vissuto, ha predicato, ha fondato la sua Chiesa, che ha patito, sofferto. E’ risorto ed è sceso al cielo. Ecco, tutto è partito da qui. 

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    La realtà delle scuole cattoliche in Terra Santa e la testimonianza delle missionarie francescane impegnate in campi profughi

    ◊   Dopo il viaggio del Papa in Terra Santa diamo ancora voce oggi ad alcune realtà sul territorio. Innanzitutto l’intervista di Roberto Piermarini con padre Simone Herro, Direttore della scuola cattolica di Gerusalemme della Custodia di Terra Santa:

    R. - Le nostre scuole francescane sono state le prime, soprattutto a Betlemme, dove la prima scuola risale al XV secolo, e qui a Gerusalemme dove la prima scuola è stata eretta dai francescani nel 1645. Quindi, abbiamo un patrimonio grande per i ragazzi e tutta la gente di qua considera il ruolo che stanno assumendo le scuole cattoliche qui, di grande importanza.

     
    D. – In queste scuole vengono non soltanto studenti cattolici o cristiani ma anche studenti musulmani…

     
    R. – Le nostre scuole sono aperte a tutti. Abbiamo dei cristiani, cattolici e non cattolici, e poi abbiamo anche dei musulmani.

     
    D. – Con loro avete delle difficoltà?

     
    R. – Non abbiamo nessuna difficoltà anzi, i musulmani corrono per registrare i loro figli nelle nostre scuole perché vogliono che i loro figli imparino l’educazione cristiana, perché sanno come noi gestiamo le nostre scuole con una mentalità di amore e di rispetto verso tutti. Perciò, ci sono tante domande ma purtroppo, almeno qui, la nostra scuola è molto piccola. Essendo la nostra scuola vicino al muro di Gerusalemme, purtroppo il governo israeliano non ci dà il permesso di costruire un altro piano.

     
    D. – Padre Simone, ci sono molte famiglie povere, soprattutto tra i cattolici e i cristiani. Andate incontro a queste famiglie che vogliono segnare i loro figli nella vostra scuola?

     
    R. – Come francescani, la nostra missione è proprio per i poveri e nella nostra scuola la maggioranza vengono dalla classe media o, ancora meno, da persone povere, perciò la nostra missione è servire i poveri.

     
    D. – Quindi, possono venire gratuitamente?

     
    R. – Pagano solo una parte perché una parte viene pagata dalla Custodia di Terra Santa, una parte viene pagata adesso dal governo israeliano, e la parte restante, dalla gente.

     
    D. – Quindi, anche il governo israeliano partecipa in parte?

     
    R. – Partecipa con il 40 per cento, adesso, da dieci anni soltanto.

     
    D. – Le scuole cattoliche sono apprezzate in questa Terra?

     
    R. – Sono molto apprezzate. Come ho già detto, ci sono tante domande per fare inserire i loro figli nelle nostre scuole. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

    Uno dei momenti più intensi del pellegrinaggio del Papa in Terra Santa è stata la visita al campo profughi di Aida mercoledì 13. Gabriella Ceraso ha raccolto la testimonianza di Suor Maria Luisa delle Missionarie francescane del Cuore Immacolato di Maria presenti nel campo:

    R. – La presenza del Santo Padre nella nostra terra, in Terra Santa, ci ha fatto molto bene e speriamo che tra i tre popoli il Signore, tramite la sua presenza, ci dia la pace, ci dia l’amore.

     
    D. – Il Papa vi ha ringraziato in maniera particolare per il lavoro che svolgete: vi ha chiamate “strumenti di pace” …

     
    R. – Perché veramente, la pace noi cerchiamo di darla, sia con le nostre opere sia con il nostro sorriso: in qualunque maniera …

     
    D. – Sapere che il Papa capisce e ora ha incontrato di persona le difficoltà di ogni giorno di questa terra e prega per chi soffre, è stato per voi un incoraggiamento, un sollievo?

     
    R. – Certo! Senz’altro il nostro Pastore della Chiesa è stato molto vicino a noi, sia per i cristiani – in modo particolare – sia anche per i nostri fratelli musulmani ed ebrei. Quando lui è stato presente, abbiamo sentito quell’amore vicendevole che ci ha dato un respiro di speranza, di amore, che ci deve unire.

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    Lettera del Papa in ricordo di padre Matteo Ricci, missionario per 28 anni in Cina, nell'anniversario della morte

    ◊   Una “strategia pastorale” basata sull’amicizia e il rispetto di una cultura nobile e lontana, come quella cinese, condotta con intelligenza tale da risultare profetica. E’ il pensiero di fondo che Benedetto XVI esprime in una lettera dedicata ad un grande evangelizzatore della Cina, il gesuita padre Matteo Ricci. Il Papa ha inviato il suo scritto a mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata, città dove il missionario gesuita nacque nel 1522 e dove sono in programma numerose manifestazioni che ricordano la morte di padre Matteo, avvenuta a Pechino l’11 maggio 1610. Benedetto XVI spende parole di grande apprezzamento per un uomo che fu un notevolissimo artefice dell’inculturazione del cristianesimo fra i cinesi. Il “lungimirante lavoro” di questo “intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo”, afferma, colpisce per l’“innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme”. In particolare, il Pontefice mette in risalto la nota dell’amicizia: quel che “ha reso originale e, potremmo dire, profetico il suo apostolato - riconosce - è stato sicuramente la profonda simpatia che nutriva per i cinesi, per la loro storia, per le loro culture e tradizioni religiose”.

    “Modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze, questo vostro Conterraneo – scrive ancora il Papa - fece dell'amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di permanenza in Cina”. Un'amicizia “ricambiata” dalle popolazioni locali, che permise a padre Matteo di superare difficoltà e incomprensioni e alla quale, ricorda Benedetto XVI, “volle mantenersi fedele, sino alla morte”. Con questo “stile di evangelizzazione” attuò, “si potrebbe dire, una metodologia scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e, dall'altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor più valorizzarle e completarle”. (A cura di Alessandro De Carolis)

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    Oggi in Primo Piano



    In India, la vittoria del Partito del Congresso segna la sconfitta del fondamentalismo: così la Conferenza episcopale indiana

    ◊   In India vittoria netta alle legislative del partito del Congresso e della coalizione dell’Unione Progressista Unita (Upa), guidati da Sonia Gandhi e dal figlio Rahul, contro la destra nazionalista hindu, da 25 anni al potere. E mentre l’opposizione ammette la disfatta e il suo leader storico Krisna Ad Vani annuncia le dimissioni, giungono alla leader democratica le congratulazioni da varie parti del mondo, tra cui anche quelle del presidente americano Barak Obama e della Conferenza Episcopale Indiana. I particolari nel servizio di Cecilia Seppia:

    Un voto oltre le previsioni, un terremoto elettorale quello che ha scosso ieri l’India fin dall’apertura delle urne per l’elezione della quindicesima Camera del popolo, portando alla vittoria schiacciante del Partito del Congresso contro quello nazionalista hindù Bharatiya Janata. Un risultato per la democrazia ma anche per la tutela delle minoranze religiose, come quella cristiana in Orissa, secondo il Global Council of Indian Christians, ma soprattutto la possibilità di un concreto sviluppo della folta presenza tribale e fuoricasta. Più del 30% degli oltre 650 milioni di elettori ha dunque deciso per il partito della Ghandi che conquista per ora 261 seggi su 543, contro i 159 dei nazionalisti: una scelta quella degli elettori che va verso il cambiamento e marcia verso politiche di riforme e di rinnovamento, ma soprattutto - secondo monsignor Stanislaus Fernandes, segretario della Conferenza Episcopale Indiana - una scelta che decreta la sconfitta degli elementi fondamentalisti. “L’India - commenta il presule - dopo 25 anni vuole un governo stabile”. Secondo Theodore Mascarenhas, responsabile della regione asiatica  al Pontificio consiglio per la cultura in Vaticano, questo risultato elettorale è una risposta del popolo alla politica d’odio contro i cristiani in Orissa e contro le donne nel Karnataka. "Il verdetto delle urne – ribadisce Mascarenhas - riflette ancora una volta l’intelligenza degli indiani che scelgono l’inclusione contro la divisione. La pace al fanatismo”. In attesa dei risultati definitivi, il partito di Sonia Ghandi si prepara al governo, definendo in queste ore le alleanze che consentiranno la nascita di una guida stabile per tutta l’India, mentre sembra scontata la rielezione del premier uscente Singh, la cui leadership, secondo le parole della stessa Ghandi, è fondamentale per poter mantenere le promesse fatte al Paese.

     
    C'è comunque chi riflette sulle incognite del dopo voto: nell'intervista della collega della nostra redazione inglese, Emer McCarthy, il dott. John Dyal, segretario generale dell’“All India Christian Council”:

    R. – The secularism does imply a respect for other faiths, other than the majority …
    Il secolarismo, in realtà, implicherebbe il rispetto per le altre fedi, diverse dalla religione indù, maggioritaria. Ma il secolarismo implica non semplicemente una tutela. Questo è ciò che penso sulla vittoria del Partito del congresso. Non vorrei che dimenticassimo che molti insidiosi atti contrari alla libertà di religione sono stati in qualche modo “approvati” dal Partito del Congresso quando era al governo. Ora, noi vorremmo che questo nuovo e rivitalizzato Congress Party denunci chiaramente questo aspetto della sua politica in passato. Ora con questo nuovo mandato che ha ricevuto dal popolo, deve assolutamente rifiutare di dare ascolto alle richieste del Bharatiya Janata Party (Bjp) e rifiutare di assoggettarsi ad una maggioranza nichilista. Comuqnue sono d’accordo con la Conferenza dei vescovi dell’India, quando affermano che si tratta di una vittoria positiva delle forze secolari del Paese.

     
    D. – Dr. Dayal, cosa significa questo per il futuro delle minoranze religiose in India soprattutto per la minoranza cristiana, in particolare per quella che vive nello Stato di Orissa?

     
    R. – I really would like to add the following. I think, the test before the State government …
    Vorrei veramente ribadire quanto segue. Il banco di prova nei riguardi del governo federale di Orissa, dove Navin Patnaik ha vinto dopo essersi separato da Bjp, e quello nei riguardi del governo centrale, cioè dal governo dell’India, consiste in questo: saranno capaci di portare davanti al giudice i perpetratori delle violenze contro i cristiani dell’Orissa il più velocemente possibile? Saranno capaci di dare tangibile, adeguato e commisurato sollievo e riabilitare le 15 mila vittime delle violenze nell’Orissa? Saranno capaci di assicurare che le garanzie, fornite dalla Costituzione, saranno rispettate? E, soprattutto, sapranno dire ai poveri dell’India che esiste la sicurezza sociale e che c’è cibo per tutti, che c’è qualcosa al di là della fame e della sofferenza, che c’è un governo che si interessa a loro? Se non faranno questo, potranno sì governare per cinque anni, ma non avranno il sostegno del popolo. (Traduzione di Gloria Fontana)

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    “Race for the Cure”: oggi a Roma l’ottava edizione della Maratona contro il tumore al seno

    ◊   In Italia, il tumore al seno provoca ogni anno la morte di 11 mila donne. La patologia resta la principale causa di morte per le donne dopo i 40 anni, anche se negli ultimi dieci il tasso di mortalità si è ridotto e nel 90% dei casi, con una diagnosi precoce, si arriva alla piena guarigione. Per sensibilizzare contro questa problematica, si svolge oggi a Roma l’ottava edizione della “Race for the Cure”. una mini-maratona di 5 km. per la raccolta fondi in favore della lotta contro il tumore al seno. Eliana Astorri ha sentito il prof. Riccardo Masetti, responsabile del dipartimento senologico del Gemelli e presidente della Komen Italia, che nei giorni scorsi, insieme con la Regione Lazio e il Gemelli, ha dato vita al progetto "Villaggio itinerante per la prevenzione secondaria dei tumori al seno", un sistema di unità mobili alle quali le donne hanno potuto rivolgersi per una diagnosi:

    R. – Ma anche oltre il 90 per cento, soprattutto se la diagnosi è precoce. Se riusciamo a trovare lesioni che siano non più grandi di cinque, sei millimetri, si riesce a guarire con interventi poco invasivi, appunto in oltre il 90 per cento dei casi.

     
    D. – Questo successo, quanto è dovuto alla prevenzione e quanto alle nuove terapie?

     
    R. – Sicuramente le nuove terapie aiutano, siamo in un periodo di grande fermento nella ricerca e quindi ci sono continuamente nuove acquisizioni che stanno pian piano spianando la strada all’identificazione di terapie sempre più efficaci, meno tossiche e meno invasive. A questo risultato però, contribuisce molto anche la maggiore cultura della diagnosi precoce che è una degli obiettivi della nostra associazione.

     
    D. – La prevenzione ormai fa parte della cultura di ogni donna ma questo di più al Nord e poi diminuendo, man mano che si va verso l’Italia meridionale. Lì c’è ancora resistenza ad andare dal medico per controlli di questo tipo?

     
    R. – Sì ma la resistenza c’è anche tra le persone che conoscono bene le norme di prevenzione e che poi, per qualche motivo, non le mettono in pratica. Di solito il motivo più frequente per questa asintonia, è il fatto che le donne hanno paura di scoprire qualcosa. Questa paura va veramente combattuta e esattamente rovesciata perché ognuno deve guardare alla prevenzione come un’arma di protezione della propria salute perché se c’è un problema, è bene saperlo subito in modo che si possa risolvere in maniera più semplice e più efficace.

     
    D. – Questa maratona, ogni anno, ha sempre più donne che vi partecipano ma la novità è che sta crescendo il numero di uomini che solidarizzano…

     
    R. – Sì, è una manifestazione per tutta la famiglia. Il punto di forza è che sono le donne che si sono confrontate con questa malattia, che scendono in campo e che lanciano loro stesse un messaggio sull’importanza della diagnosi precoce. E questo messaggio, quando è da una donna ad un’altra, arriva in maniera molto più forte che se fosse un medico a lanciarlo. L’altra cosa bella è che è un momento in cui tutti quanti esprimono il loro affetto e la loro solidarietà a queste donne così coraggiose. Io credo che anche gli uomini possono svolgere un ruolo molto importante quando una donna si trova ad affrontare un tumore al seno, per stargli accanto ed essere il ‘capitano’ – diciamo - della loro squadra di supporto. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Le comunità immigrate di Roma si incontrano oggi alla XVII Festa dei Popoli

    ◊   La diocesi di Roma celebra oggi la XVIII Festa dei Popoli, un incontro che vuole radunare le comunità immigrate della capitale per favorirne l’integrazione. Animazione, preghiera, momenti culturali, gastronomia e spettacolo sono gli ingredienti di questo avvenimento organizzato nella basilica e nella piazza di San Giovanni in Laterano. Ad organizzare l’evento - quest’anno sul tema “Roma con altri occhi” - la famiglia scalabriniana, il Vicariato ed il Comune di Roma, Caritas, Acli ed ancora Città dei ragazzi e Comunità di Sant’Egidio. Tiziana Campisi ha chiesto a don Pierpaolo Felicolo, vicedirettore dell’ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni, come è stata pensata la Festa dei Popoli:

    R. – C’è un’idea bella di questa festa, a mio avviso: fare incontrare, fare lavorare insieme le persone. Preparare la festa vuol dire incontrarsi: cominciamo i preparativi a gennaio con i laici e nell’incontro nasce amicizia, rapporto tra le varie etnie. E’ importante anche far lavorare i sacerdoti tra di loro perché è bello accogliere le comunità. Tuttavia, dobbiamo vincere anche la tentazione che si chiudano tra loro cercando di farli aprire al rapporto con la diocesi che li accoglie. E la festa, secondo me, in questo tempo, ha un ulteriore significato: l’incontrarsi ci fa superare ogni paura, pregiudizio, nell’amicizia reciproca e nel rispetto delle regole di chi viene qui e viene accolto.

     
    D. – Qual è la realtà, oggi, delle comunità immigrate a Roma?

     
    R. – E’ molto variegata. Io parlo per le comunità cattoliche: la comunità filippina è già alla seconda generazione, come la comunità polacca, e sono bene inserite, ben strutturate. Penso alla comunità latino americana: con i cappellani ed i laici andiamo a trovare le persone che sono in carcere, che sono in difficoltà, che sono in ospedale. Sono comunità attente all’uomo, attente alle loro esigenze. C’è la comunità egiziana che ha poche persone ma il cappellano la aiuta con l’amicizia nel rapporto personale. C’è la comunità sudanese che è nata da poco con tanti profughi del Darfur. Le comunità straniere aiutano a far vivere ancora meglio l’anima cristiana della nostra città e la Chiesa di Roma è più ricca perché, nell’accoglienza e nella diversità, se vissute bene, c’è una grande ricchezza.

     
    D. – Che cosa donano alla città queste comunità?

     
    R. – Tanto nella diversità. Penso alla liturgia che esprimono le comunità africane, le comunità latino americane, la gioia della liturgia, la gioia dell’incontro con il Signore. Testimoniano la fede. Penso a tante badanti che accompagnano anziani nella parte finale della loro vita, accompagnandoli anche nella fede.

     
    D. – Di che cosa necessitano queste persone?

     
    R. – Penso ai bambini e penso ad un inserimento normale nelle scuole. Penso alle comunità rumena e polacca che hanno una grande facilità ad imparare la nostra lingua ma anche alle comunità asiatiche che, proprio per struttura, fanno una gran fatica. Penso a tanti che oggi perdono il lavoro e quindi hanno bisogno di un sostegno.

     
    D. – Che cosa può dirci della sua personale esperienza con gli immigrati?

     
    R. – E’ stata una grazia per il mio sacerdozio. Il mio sacerdozio, accanto a loro, si è aperto, si è aperto alla mondialità. Innanzitutto, attenzione all’altro, cioè a pormi di fronte all’altro, non con le mie idee, non con i miei preconcetti, con la mia visione, ma cercando di capire cosa pensano gli altri. Poi questa varietà: il pensare nella diversità è una ricchezza. Capire che non c’è un pensiero unico è anche per me una sollecitazione a vivere in modo nuovo e a testimoniare, nella gioia e nella speranza - siamo in pieno tempo pasquale - la fede del risorto.

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    La difesa della vita e della famiglia al centro del film "Bella" presentato ieri in anteprima a Roma

    ◊   Difendere la vita in ogni sua forma dal momento del concepimento alla morte naturale, promuovere i valori della famiglia, della solidarietà concreta e umana, dell’amicizia. Questi gli obiettivi prioritari del film “Bella”, già vincitore del premio del pubblico al Festival di Toronto e campione di incassi a New York come film di categoria. Con la regia di Alejandro Gomez Monteverde, la pellicola presentata ieri alla stampa, ha ricevuto il sostegno di numerosi gruppi pro-life tra cui il Movimento italiano per la vita. Ce ne parla Cecilia Seppia:

    Una New York congestionata, dove la vita scorre frenetica, distratta, impacciata fa da cornice alla storia di Nina, Tammy Blanchard e di José, Eduardo Verastegui. Lei è una ragazza come tante che dopo aver saputo di essere incinta, si rinchiude in se stessa, spaventata, sola, smette di andare al lavoro, viene licenziata e sembra decisa ad interrompere la gravidanza. Lui, un promettente calciatore messicano, che un giorno nel recarsi a firmare un importante contratto, investe una bambina di pochi anni uccidendola sotto gli occhi della sua mamma. Il dramma cambia la vita di José, lui va in prigione, smette di giocare a calcio e poi si ritrova a fare il cuoco nel ristorante del fratello adottivo. Qui incontra Nina. Tra i due sboccia l’amicizia, la comprensione, la solidarietà, insieme ritrovano la voglia di vivere, i loro percorsi si intrecciano in una serie di stupendi flash-back e dialoghi intensi. L’amore che scorre tra i due toglie il fiato e alla fine trionfa la vita, bellissima, anzi Bella, come il nome e il sorriso di una bambina che non doveva nascere. Quale dunque il messaggio chiave di questo film? Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita:

     
    "Accogliere la vita perché se ne riceve sempre un bene; credere nella famiglia, perché è il luogo di accoglienza della vita e anche il luogo che esprime la dignità della vita, che manifesta che la vita è una cosa importante perché ne rivela la grandezza e la dignità. Ottimismo: essere ottimisti, non essere sempre sfiduciati; guardare al meglio, guardare al futuro anche quando non lo si conosce ... Sono tanti i fili conduttori: tutti convergono su questo discorso".

    Un inno alla vita dunque, un film che riflette in maniera vera e profonda i drammi che colpiscono l’animo umano, ma porta in scena in modo altrettanto vero il coraggio, la voglia di farcela, l’amore solidale che realizza sempre percorsi di vita e non di morte. Un respiro di fiducia che investe gli spettatori, senza mai parlare direttamente di difesa della vita o della famiglia, con la sola forza delle immagini. E’ un film privo di retorica, scevro da ogni perbenismo, dove le varie vicende, i diversi personaggi concorrono insieme a comporre una commovente poesia d’amore, di cui l’unico regista, anche se mai direttamente nominato, è Dio.

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    Chiesa e SocietÓ



    A Roma la Federazione italiana associazioni donatori di sangue celebra mezzo secolo di storia

    ◊   Li ha salutati questa mattina il Papa nel Regina Coeli: sono i membri della Fidas, la Federazione italiana associazioni donatori di sangue, giunti a Roma per il congresso nazionale, in occasione dei cinquanta anni dalla sua fondazione. Un centinaio di pullman, provenienti da tutta Italia si sono riversati su Roma per celebrare la “Giornata del donatore”. Più di 10mila persone, tra giovani e veterani, provenienti dalle 16 province della federazione, hanno voluto ricordare e festeggiare la nascita delle Fidas nazionale, avvenuta nel 1959. Di prima mattina si sono incontrati in piazza Navona, per il raduno, prima della celebrazione della Santa Messa, officiata da don Pietro Bongiovanni, parroco di San Salvatore in Lauro. Poi è stata la volta del corteo, con fischietti, bandiere e striscioni e i soci Fidas hanno percorso il cuore della capitale per giungere in piazza S. Pietro. Dove una parte dei donatori ha formato coreograficamente la “scritta umana” Fidas, in attesa della benedizione del Santo Padre e del suo saluto. La manifestazione è stata “scortata” dai motociclisti Vespa club, angeli custodi dell'evento, per simboleggiare l’abbraccio della città. Durante la tre giorni del 48.mo congresso nazionale Fidas, iniziato venerdì scorso con lo slogan “Da 50 anni doniamo valore al futuro”, è stato anche eletto il nuovo Consiglio nazionale. (V.V.)

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    Giornata delle telecomunicazioni mondiali: l’Onu esorta a rendere Internet più sicuro

    ◊   Si celebra oggi la Giornata delle telecomunicazioni mondiali e della Società dell’Informazione. Il 17 maggio del 1865, infatti, fu fondata l’Unione internazionale delle comunicazioni. Negli ultimi venti anni Internet è stato trasformato in una risorsa globale importantissima sia per ciò che riguarda la conoscenza sia l’intrattenimento. Con più di 600 milioni di utenti in Asia, 130 milioni in America Latina e 50 milioni in Africa, oggi è il mezzo di comunicazione più diffuso. Con questi progressi ha assunto grande importanza salvaguardare i sistemi e le infrastrutture della rete contro l'attacco dai criminali informatici. Quest’anno il tema della Giornata è “Proteggere i bambini all’interno delle reti informatiche”. Infatti i giovani sono fra i maggiori utenti di Internet e mentre navigano nel web alla ricerca di informazioni e di intrattenimento sono molto vulnerabili. “Senza misure di sicurezza, le loro vite sono facile preda per pedofili e pirati informatici”, si legge in un comunicato del Segretariato generale delle Nazioni Unite. La convenzione Onu sui diritti del bambino riconosce il diritto alla formazione e all'accesso alle informazioni, così come il diritto al gioco. La convenzione inoltre promuove la protezione del bambino contro tutte le forme di sfruttamento. “È nostro dovere – continua il testo - accertarsi che le disposizioni della convenzione si applichino rigorosamente in modo da permettere un accesso in Internet sicuro per i più piccoli. Il mondo virtuale ha molte possibilità di intrattenimento per i bambini e può offrire loro un aiuto per diventare adulti creativi e produttivi”. (V.V.)

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    Presentato il libro “La Chiesa della carità. Miscellanea in onore di mons. Giovanni Nervo”

    ◊   “Un testo e un testimone s’incontrano simbolicamente e aiutano a rileggere la vita e la storia della Caritas italiana, luogo importante del consenso ecclesiale nell’amore ai poveri, da cui sono nate migliaia di esperienze di carità, tra gratuità e consacrazione, cooperazione e associazionismo, ma anche un luogo del dissenso ecclesiale, nel momento della denuncia, della ricerca di segni e strade nuove”. Lo ha affermato don Giancarlo Perego, responsabile centro Documentazione Caritas Italiana-Migrantes, durante la presentazione del volume “La Chiesa della carità. Miscellanea in onore di mons. Giovanni Nervo”. In occasione del novantesimo compleanno di mons. Nervo, primo presidente di Caritas italiana, don Perego ha raccolto i contributi di quindici studiosi italiani per dare vita ad un volume articolato in tre sessioni. L’auspicio, ha concluso il responsabile della Caritas, ripreso dal Sir, è che il testo “aiuti a scoprire da una parte una Chiesa della carità in Italia e dall’altra l’aiuti a costruirla nel solco della Scrittura e della Tradizione, dentro i volti e le esperienza di una storia e dell’attualità”. (V.V.)

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    Nell'Anno Paolino, Simposio internazionale a Barcellona

    ◊   In occasione dell’Anno Paolino, si è tenuto a Barcellona, nella sede della Facoltà di Teologia di Catalogna, il Simposio internazionale su “Gesù e Paolo”. Tra i conferenzieri - rende noto il Sir - esperti internazionali hanno trattato diversi temi: “La relazione di Gesù e Paolo con i gruppi ebrei della loro epoca, specialmente i farisei” è stata affrontata da Karl-Wilhelm Niebuhr (Università di Jena); “L'etica di Gesù e Paolo” da Jean-Noël Aletti (Pontificio Istituto Biblico di Roma); “Israele e gli altri paesi in Gesù e Paolo” da Romano Penna (Pontificia Università Lateranense di Roma); “Il Regno di Dio come centro della predicazione di Gesù ed il kerigma di Cristo morto e risuscitato come centro della teologia di Paolo” da James Dunn (Università di Durham). Dopo ciascuna relazione sono intervenuti i professori biblisti della Facoltà di Teologia di Catalogna e si è aperto un dialogo con i partecipanti al Simposio. L'incontro è stato chiuso dall’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Lluís Martínez Sistach, gran cancelliere della Facoltà di Teologia della Catalogna. (A.L.)

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    Cento anni di missione in Africa e nel mondo per i missionari di Mariannhill

    ◊   Il 28 luglio 1909 Papa Pio X separava il monastero trappista di Mariannhill, in Sudafrica, dall'Ordine dei Cistercensi Riformati. Nasceva così la Congregazione dei Missionari di Mariannhill, una comunità composta oggi da circa 400 membri e diffusa in 22 Paesi del mondo. “Quando il nostro Fondatore, l'Abate Franz Pfanner, fondò il monastero nel 1882 – dichiara all'Agenzia Fides il superiore generale, padre Damian Weber – il suo obiettivo era favorire l'integrazione dei nativi Zulu nella società attraverso il richiamo alla dignità del lavoro e l'esempio spirituale dei monaci trappisti. Fu così che il carisma benedettino si rivelò lo strumento per liberare gli uomini, di qualunque etnia, colore o religione, dalla povertà, dall'ignoranza e dall'emarginazione”. Per l'Anno giubilare la Congregazione ha in programma una serie di iniziative nelle diverse comunità locali per onorare la memoria dell'Abate Francesco Pfanner e ripercorrere la storia dell'istituto. La celebrazione principale avrà luogo domenica 24 maggio in Sudafrica, ad Emmaus, nel luogo dove un secolo fa morì l'Abate Pfanner, due mesi prima la pubblicazione del decreto che sanciva la nascita della nuova Congregazione. “Oggi – continua padre Weber – uno sviluppo importante è dato dal numero dei membri africani in seno alla nostra comunità, che raggiunge un terzo del totale. Nel 1981 è stato consacrato il primo vescovo africano per la diocesi di Mariannhill, mons. Paul Themba Mngoma, e un nostro confratello africano, mons. Paul Khumalo, è divenuto da poco il nuovo arcivescovo di Pretoria. Inoltre, da una decina di anni, le nostre Province africane, a cominciare dalla Zambia, inviano regolarmente i propri missionari nel resto del mondo. È un grande risultato per la nostra comunità e per la Chiesa africana”. (A.L.)

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    Raccolta delle firme in Costa Rica per un referendum contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso

    ◊   La Chiesa Cattolica della Costa Rica ha iniziato una campagna di raccolta di firme per sollecitare un referendum nel Paese che si pronunci contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Lo rende noto l’agenzia Fides. L’iniziativa, che ha avuto inizio domenica 10 maggio al termine delle celebrazione delle Messe, ha il proposito di sollecitare il tribunale elettorale a convocare il referendum. Come ha dichiarato l'arcivescovo della capitale San José, mons. Hugo Barrantes Urena, è una campagna di un gruppo di fedeli che "difendono la vita, i principi della Chiesa ed il matrimonio" e non è una iniziativa che viene direttamente dai vescovi. La campagna vuole che i costaricani respingano nelle urne "il matrimonio tra gli omosessuali, se i deputati non hanno coscienza di cosa significhi questo per la società", ha aggiunto il presule, alludendo ai tentativi per legalizzare le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Secondo la deputata Ana Helena Chacón, il progetto sulle unioni civili intende solo "assicurare i diritti patrimoniali alle coppie dello stesso sesso, perché nella situazione attuale non possono ereditare, non hanno accesso alla previdenza sociale e alle visite mediche". (V.V.)

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    Dal 29 maggio a Firenze la Mostra-Convegno internazionale “Terra futura"

    ◊   E' dedicata alla crisi, spartiacque fra un ‘prima’ e un ‘dopo’, la Mostra-Convegno internazionale delle buone pratiche - ambientali, economiche e sociali - sostenibili. Si svolgerà dal 29 al 31 maggio, la sesta edizione di “Terra futura”, che verrà ospitata nella Fortezza da Basso a Firenze. L'evento è promosso e organizzato da Fondazione culturale responsabilità etica onlus, per conto del sistema Banca etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell'economia sociale, in collaborazione con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle utopie concrete e Legambiente. Tema dell'edizione 2009: ''Il tempo è opportuno: equità, solidarietà e responsabilità per uscire dalla crisi'', che è anche il titolo del manifesto redatto dai promotori e partner di “Terra futura” presentato al World Social Forum di Belem lo scorso gennaio. Guardando alla ''nuova globalizzazione'', la Mostra-Convegno offrirà un programma articolato di seminari e dibattiti con esperti e testimoni della politica, dell'economia e della ricerca scientifica, ma anche del terzo settore, della cultura e dello spettacolo. Non mancheranno poi laboratori e confronti su pratiche di vita, di governo e d'impresa volte a costruire un futuro più equo e sostenibile. Protagonisti dell'ampia e articolata rassegna espositiva associazioni e realtà del non profit, enti locali e istituzioni, imprese, che presenteranno progetti ed esempi concreti di un vivere diverso: dalla tutela dell'ambiente alle energie alternative rinnovabili, dall'impegno per la pace alla cooperazione internazionale, dal rispetto dei diritti umani alla finanza etica, al commercio equo. (R.G.)

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    Ad Alba, una mostra per gli 85 anni del “Giornalino”

    ◊   ''Le storie sono la nostra storia. 85 anni di Il Giornalino'', il titolo della mostra, che sarà possibile visitare presso la Chiesa di San Giuseppe ad Alba, dal 17 al 24 maggio prossimo. Il settimanale più longevo d’Europa nacque per volontà del beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina. Era il 20 agosto 1914 quando proprio ad Alba, il beato Alberione, nato nel 1884, dà vita alla fondazione della Pia Società San Paolo. Un’opera caratterizzata dal desiderio di evangelizzare, adulti e ragazzi, con i mezzi moderni, tra questi “Il Giornalino”, al quale è dedicata questa esposizione che ripercorre gli anni del periodico dalla fondazione ad oggi, passando per le varie sezioni allestite, quella sul fumetto, i supplementi culturali, il giornalismo per ragazzi, le copertine storiche, che saranno proiettate su un grande schermo e poi ancora le riproduzioni dei primi numeri del Giornalino. Alla mostra, presso la chiesa barocca, sarà possibile vedere anche le sagome in esposizione dei vari personaggi, che hanno animato, dalla nascita ad oggi, le pagine del settimanale per i più piccoli. Dai personaggi più noti a quelli aggiuntisi nel tempo (Pallino, il Commissario Spada, Capitan Erik, Micromino, Fra Tino, Magrin della Padella, Paky e Franci). L’evento si inserisce nell'ambito del Festival della Comunicazione, organizzato dalla Società San Paolo, le Figlie di San Paolo e dalla diocesi di Alba, in preparazione alla 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. (A.V.)

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    Il 62esimo Festival di Cannes si è aperto con storie molto diverse tra loro ma tutte intense

    ◊   Un poeta che segna la storia della letteratura inglese, un piccolo criminale che sconvolge gli equilibri di potere della malavita francese, un allievo poliziotto filippino che scopre quanto sia labile il confine fra la legge e il crimine nel suo Paese, un disoccupato americano che crea l’evento simbolo di una generazione. Quattro storie, apparentemente divergenti, ritratti profondi di società, colte nel loro immobilismo e nella loro trasformazione, caratterizzano le prime battute del 62esimo Festival di Cannes. “Bright Star” di Jane Campion mette in scena con un’altissima qualità figurativa e testuale le vicende esistenziali e sentimentali di John Keats, una delle massime espressioni della poesia romantica. Ricreando in studio o in luoghi che hanno sfidato lo scorrere del tempo un ambiente di convenzioni sociali e di slanci del cuore, affidando la parte di protagonista non al poeta ma alla donna che ne segue le sorti, lavorando con finezza su dialoghi che talvolta sfidano la bellezza dei versi di Keats, la Campion realizza un’opera che stupisce e commuove. Su un diverso registro – meno letterario e figurativo, più febbrile, carnale e visionario – si colloca invece “Un prophète” di Jacques Audiard. Autore di opere che si segnalano per la robustezza della sceneggiatura, per il loro fiancheggiare con libertà le convenzioni del genere noir, per la scelta di cast eccezionali, neanche questa volta il regista francese si smentisce. Il suo film, ritratto dell’ascesa di un giovane malavitoso cresciuto alla scuola del carcere, non rende conto soltanto delle consuetudini di un universo oscuro e violento, dominato dall’astuzia, dalla sopraffazione e dai codici d’onore, ma ne segue anche con una sottile efficacia l’evoluzione nel corso del tempo, con la trasmissione del potere da una frangia italo-corsa ad una arabo-africana. Se “Un prophète”, film d’azione ma anche di sottile introspezione psicologica, ci lascia affascinati, non altrettanto si può dire per “Kinatay” di Brillante Mendoza, da cui si esce mortificati non solo per un estenuante uso del tempo ma anche per la sofferenza, l’umiliazione e il dolore cui sono sottoposti i corpi degli esseri umani. Il protagonista nella stessa giornata compie un viaggio che lo porta dalla gioia del matrimonio e della paternità agli orrori di una notte in cui la sua innocenza sarà irrimediabilmente distrutta. Il film denuncia l’insopportabile situazione politica di un paese e il cinismo che corrode gli uomini; anche se poi ci chiediamo se, per sentire la sofferenza dello spirito si debba passare per lo strazio orrendo della carne. P, poi, iacevole e leggero risulta “Taking Woodstock” di Ang Lee che racconta il meticoloso backstage di un’operazione che portò allo storico concerto, teatro della consacrazione del movimento hippie. Come molte altre operazioni di adattamento di un testo letterario, il film è attento alla ricostruzione degli ambienti e delle atmosfere, ma piuttosto che sulle coreografe musicali che resero indimenticabile l’evento, preferisce concentrarsi sulle vicende individuali di quelli che lo resero possibile. Con un tono che oscilla spesso fra la nostalgia di un’epoca e l’umorismo che scaturisce dalle numerose contraddizioni dei personaggi, “Taking Woodstock” ci illanguidisce e ci fa sorridere, come quelle vecchie fotografie nelle quali ci si scopre diversi ed uguali. (A cura di Luciano Barisone)

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    24 Ore nel Mondo



    In Sri Lanka, i ribelli annunciano la fine dei combattimenti, liberi 50 mila civili

    ◊   Come abbiamo sentito il Papa ha voluto rivolgere il suo pensiero allo Sri Lanka, alle migliaia di civili vittime della guerra, chiedendo alle organizzazioni umanitarie di intervenire per colmare le urgenti necessità alimentari e mediche dei profughi. Intanto proprio oggi l’esercito cingalese ha riportato una vittoria netta sui guerriglieri delle Tigri Tamil che hanno dichiarato ufficialmente la sospensione dei combattimenti. Dalle forze di sicurezza nazionali giunge anche l’annuncio della liberazione, già iniziata lo scorso venerdì, di 50 mila civili intrappolati nelle zone di conflitto. Secondo il portavoce del ministero della Difesa sarebbero inoltre 70 i tamil uccisi nelle ultime 24 ore lungo le zone costiere. Soddisfazione è stata espressa dalle autorità, mentre il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, è appositamente rientrato a Colombo da un viaggio ufficiale in Giordania, per celebrare "una nazione libera dal terrorismo".

    Myanmar
    Gli Stati Uniti hanno deciso di prolungare le sanzioni statunitensi contro la ex Birmania. La decisione fa seguito all’arresto della leader dell’opposizione, premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, accusata di spionaggio. Intanto oggi le autorità del Myanmar hanno scarcerato il medico personale della donna, arrestato lo scorso 7 maggio con l’accusa di aver contribuito alla violazione del regime dei domiciliari cui è sottoposta da anni la leader dell’opposizione birmana. Roberta Rizzo ha raccolto il commento di Carlo Filippini, dell’associazione Asia Major:

    R. – Il tema delle sanzioni è molto controverso. In questo caso, le sanzioni economiche – europee e degli Stati Uniti – hanno un effetto molto limitato perché il regime birmano è appoggiato dalla Cina e dall’India che comprano a prezzi di favore petrolio e gas naturale che si estrae in Birmania, appunto in cambio dell’appoggio militare e politico. Bisogna sottolineare però che le sanzioni un po’ di effetto ce l’hanno: l’Unione Europea, ad esempio, aveva minacciato di interrompere tutti i rapporti con l’Asean, i 10 Paesi del Sudest asiatico di cui fa parte anche la Birmania, se la Birmania avesse assunto la presidenza. Nell’Asean, la presidenza è a rotazione: ogni anno fra i 10 Paesi, un po’ come in Europa. La Birmania ha dovuto rinunciare alla presidenza. Ecco: questo è un esempio di qualche effetto di sanzioni economiche e di altro tipo.

    D. – L’appello dell’Onu e delle organizzazioni internazionali a favore della liberazione della leader dell’opposizione birmana verranno ascoltati?

     
    R. – Sostanzialmente, direi assolutamente no. Ripeto: finché questi due grandi giganti economici – Cina e India – sosterranno il governo militare birmano. Ci sarà probabilmente una certa maggiore pressione da parte di alcuni degli altri nove Paesi dell’Asean: la politica dei Paesi Asean, come di molti altri Paesi dell’Asia orientale, è di non interferenza negli affari interni. Però, questo caso è diventato così imbarazzante per tutta l’Asean e, sia pure in modo del tutto informale, alcuni Paesi dell’Asean hanno incominciato a fare pressione sul governo birmano. I risultati non sono particolarmente rilevanti, anche perché purtroppo alcuni Paesi – vedi la Thailandia o più esattamente, gli imprenditori thailandesi – guadagnano molto da questa situazione sfruttando i rifugiati che, appunto, scappano in Thailandia per sfuggire al regime.

     
    Pakistan
    Le forze di sicurezza pachistane impegnate contro i gruppi talebani piu' radicali nella Valle dello Swat hanno ordinato l'evacuazione della popolazione civile a partire dalle 12, ora locale. Lo riferisce l'emittente Geo TV. Secondo fonti di sicurezza l'operazione militare da giorni avviata contro i talebani nella regione di Shangla si estendera' ora anche alla zona di Matta.

    Kuwait
    Quattro donne sono state elette al Parlamento del Kuwait per la prima volta nella storia del ricco emirato del Golfo persico, secondo i primi risultati delle legislative di ieri, da cui ci si aspetta comunque una riconferma delle forze conservatrici. Fra loro oltre alle due candidate liberali Asee al-Ahwadhi e Rula Dashti, l'ex ministro della Sanita' Massuma al Mubarak, la prima donna, nel 2005, a diventare ministro. In Kuwait, Paese musulmano, le donne hanno diritto di voto solo dal 2005 ma non avevano conquistato alcun seggio nelle precedenti consultazioni del 2006 e 2008.

    Obama
    "Gli Stati Uniti saranno in grado di affrontare in modo più efficace le sfide globali del 21esimo secolo lavorando con la Cina". Così il presidente americano Barak Obama, nell'annuncio ufficiale della Casa Bianca sulla nomina del governatore repubblicano dello Utah, Huntsman, ad ambasciatore Usa a Pechino. Secondo Obama la Cina avrà un ruolo cruciale nel confrontare tutte le principali sfide che attendono l'Asia e il mondo negli anni a venire.

    Iraq
    Militari americani ed iracheni hanno arrestato tre persone durante un'operazione diretta contro una cellula di Al Qaeda coinvolta nel traffico di armi dalla Siria verso l'Iraq. L'operazione e' stata condotta nel villaggio di Tal al-Hawa, vicino alla citta' settentrionale di Mosul. Ad annunciarlo sono stati i militari americani, precisando che la cellula presa di mira e' diretta dalla Siria da Abu Khalaf.

    Somalia
    Escalation di violenza in Somalia. Dopo alcuni mesi di relativa calma, nuovi scontri a Mogadiscio ma anche in altre città, tra ribelli e truppe governative, hanno causato nell’ultima settimana un centinaio di vittime, la maggior parte civili, e costretto almeno 30.000 persone alla fuga. Secondo informazioni diffuse dall’Onu e dall’Unione Africana, negli scontri, al fianco degli insorti, ci sarebbero circa 400 combattenti stranieri. Nella città di Beledweyne, controllata dall’opposizione armata, è stato imposto anche il coprifuoco diurno. Dall’Onu, l’appello ad una reazione urgente della comunità internazionale, per salvaguardare gli accordi di Gibuti che hanno portato alla creazione del governo di transizione. (Panoramica internazionale a cura di Cecilia Seppia)

     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 137

     
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