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Sommario del 16/05/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Terra Santa: in Medio Oriente esiste una volontà di pace che va incoraggiata
  • Il lungo appello del Papa per la pace tra i popoli e tra le fedi, primo "ricordo" del pellegrinaggio appena concluso
  • Il cardinale Tarcisio Bertone: i gesti del Papa, un invito alla speranza. Interviste con il cardinale Ennio Antonelli e padre Samir Khalil Samir
  • Rinunce episcopali
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Le sfide sociali più urgenti al centro dell’incontro di 29 movimenti ecclesiali al Pontificio Consiglio per i Laici. Intevista con mons. Clemens
  • Il 16 maggio di cinque anni fa, la canonizzazione di don Luigi Orione. La testimonianza di don Sergio Stoppani
  • Confronto tra verità scientifica e verità teologica al centro di un dibattito a Roma. Le parole del cardinale vicario, Agostino Vallini
  • La Radio Vaticana presente agli eventi della "Settimana marconiana", a 100 anni dal Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della sesta Domenica di Pasqua
  • Chiesa e SocietÓ

  • Presentato il programma della Chiesa per aiutare le vittime dell’Aids in Congo
  • Nella Repubblica Democratica del Congo sette bambini su dieci poveri e malnutriti
  • Messaggio della Conferenza episcopale coreana per la “Settimana dell’Educazione cattolica”
  • Cambogia: si conclude il Seminario su “Cultura ed Inculturazione” guidato da mons. Menamparampil
  • “Rosario vivente” per benedire la città di Budapest
  • A Milano, Convegno sull’adozione dal titolo “Un rito per accogliere nel nome di Gesù”
  • Il pellegrinaggio militare a Lourdes, con oltre 13 mila partecipanti
  • Le Misericordie d’Italia compiono 110 anni, 800 mila gli iscritti
  • Eccezionale raccolto di mais quest’anno nella Zambia
  • Assisi: si chiude oggi la settimana sulla “Creazione”
  • E' morta Susanna Agnelli, scrittrice e senatrice che ha promosso varie iniziative benefiche
  • 24 Ore nel Mondo

  • India: il partito del Congresso, guidato da Sonia Gandhi, trionfa alle elezioni legislative
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Terra Santa: in Medio Oriente esiste una volontà di pace che va incoraggiata

    ◊   Durante il volo di ritorno di ieri pomeriggio dal viaggio apostolico in Terra Santa, Benedetto XVI si è intrattenuto con i giornalisti per ringraziarli del lavoro svolto, soffermandosi sulle impressioni suscitate in lui dal pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Il Santo Padre ha sottolineato, in particolare, la necessità di alimentare il comune desiderio di pace: non dobbiamo nascondere le difficoltà - ha detto - ma incoraggiare di più alla riconciliazione. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

    Il Papa ricorda ai giornalisti alcune indelebili immagini del suo pellegrinaggio in Terra Santa: tra queste, “la commovente discesa nel punto più profondo della terra, al Giordano, simbolo della discesa di Cristo nei punti più profondi dell’esistenza umana”. Altri momenti rievocati dal Papa sono le visite al Santo Sepolcro e al Cenacolo, “dove il Signore ci ha donato l’Eucaristia, dove c’è stata la Pentecoste”. A queste immagini il Santo Padre accosta il significato del suo viaggio apostolico in Terra Santa:

    “Sono venuto come pellegrino di pace. Il pellegrinaggio è un elemento essenziale di molte religioni. Lo è anche dell’islam, della religione ebraica, del cristianesimo. È anche l’immagine della nostra esistenza, che è un camminare in avanti, verso Dio e così verso la comunione dell’umanità. Sono venuto come pellegrino e spero che molti seguano queste tracce e così incoraggino l’unità dei popoli di questa Terra Santa e diventino a loro volta messaggeri di pace”.

    Benedetto XVI ha quindi affermato che sono tre “le impressioni fondamentali” suscitate dal pellegrinaggio in Terra Santa:

    “La prima è che ho trovato dappertutto, in tutti gli ambienti, musulmani, cristiani, ebrei, una decisa disponibilità al dialogo interreligioso, all’incontro, alla collaborazione tra le religioni. Ed è importante che tutti vedano questo, non solo come un’azione - diciamo – ispirata a motivi politici nella situazione data, ma come frutto dello stesso nucleo della fede, perché credere in un unico Dio che ha creato tutti noi, Padre di tutti noi, credere in questo Dio che ha creato l’umanità come una famiglia, credere che Dio è amore e vuole che l’amore sia la forza dominante nel mondo, implica questo incontro, questa necessità dell’incontro, del dialogo, della collaborazione come esigenza della fede stessa”.

    Il Papa ha poi detto di aver trovato “un clima ecumenico molto incoraggiante”:

    “Abbiamo avuto tanti incontri con il mondo ortodosso con grande cordialità; ho potuto anche parlare con un rappresentante della Chiesa anglicana e due rappresentanti luterani, e si vede che proprio questo clima della Terra Santa incoraggia anche l’ecumenismo”.

    La terza impressione suscitata dal viaggio è quella della constatazione di “grandissime difficoltà” accanto ad “un profondo desiderio di pace da parte di tutti”:

    “Le difficoltà sono più visibili e non dobbiamo nasconderle: ci sono, devono essere chiarite. Ma non è così visibile il desiderio comune della pace, della fraternità, e mi sembra dobbiamo parlare anche di questo, incoraggiare tutti in questa volontà per trovare le soluzioni certamente non facili a queste difficoltà”.

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    Il lungo appello del Papa per la pace tra i popoli e tra le fedi, primo "ricordo" del pellegrinaggio appena concluso

    ◊   La fine di un pellegrinaggio ricco di avvenimenti e di particolare intensità spirituale, come quello compiuto da Benedetto XVI sui luoghi della salvezza cristiana, porta con sè un intreccio di immagini, parole, sentimenti che hanno bisogno di essere ordinati e compresi nella loro reale portata. Il nostro inviato in Terra Santa, Roberto Piermarini ripercorre gli istanti principali di una cronaca ancora fresca, ma densa di eventi destinati a restare nella memoria:

    Cosa rimarrà di questo pellegrinaggio del Papa in Terra Santa?

     
    L’invocazione alla pace a Nazareth con tutti i leader religiosi che si tengono per mano cantando “salam shalom” o l’emozione al Mausoleo dell’Olocausto a Gerusalemme? La preghiera al Muro del Pianto o la visita ai profughi palestinesi ai piedi del Muro di separazione? La commozione al Sepolcro e al Golgota o l’abbraccio al bimbo prematuro nell’ospedale di Betlemme? Immagini che quando saranno consumate dal tempo, lasceranno il posto alle parole profetiche di questo Papa, che non si è risparmiato ai rischi di strumentalizzazioni, in una Terra dilaniata da odii e rancori tra israeliani e palestinesi. Ed a loro ha riaffermato all’esistenza di due Stati che possano vivere in pace e sicurezza. Il Muro di separazione costruito da Israele contro il terrorismo è un segno di muri molto più profondi costruiti nel cuore degli uomini. Il Papa ha affermato che sono queste le barriere più difficili da rimuovere.

     
    L’opinione pubblica israeliana ha atteso con ansia la sua visita al Mausoleo dell’Olocausto a Gerusalemme in ricordo dei sei milioni di ebrei barbaramente uccisi durante il nazismo. Lì ha sostato in silenzio: “Un silenzio per ricordare - ha detto il Pontefice - un silenzio per sperare”. Non ha parlato da “Papa tedesco” – come lo hanno definito alcune frange estremiste israeliane - ma da Pastore della Chiesa universale che rivolge un appello, a vigilare per “sradicare dal cuore dell’uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa”. In questa Terra che “Dio scelse come patria”, Benedetto XVI ha invitato ebrei, cristiani e musulmani ad attingere alle ricchezze delle proprie tradizioni religiose, per prendere coscienza che i problemi di oggi in Terra Santa, non si risolveranno senza la conoscenza e la fiducia reciproca. E se vorranno convivere in serenità, anche i cristiani sono chiamati a superare divisioni e differenze, a non lasciare questa Terra - ha continuamente ripetuto loro - a rimanere un piccolo gregge che faccia presente il corpo vivo di Cristo.

     
    In questo pellegrinaggio appena concluso, rimane il grido incessante di questo Papa che in ogni luogo, in ogni circostanza ha invocato la pace: pace che è dono di Dio, pace per tutti gli uomini che abitano questa Terra che affascina e addolora, ma che è benedetta e amata da Dio.

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    Il cardinale Tarcisio Bertone: i gesti del Papa, un invito alla speranza. Interviste con il cardinale Ennio Antonelli e padre Samir Khalil Samir

    ◊   Uno dei principali accompagnatori del Pontefice, nei giorni del suo pellegrinaggio in Terra Santa, è stato il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Ecco il suo commento al microfono del nostro inviato, Roberto Piermarini:

    R. - La parola del Papa, i gesti del Papa, sono stati per tutti un esempio di incoraggiamento, di speranza e di dialogo. Con obiettivi concreti, il Papa ha focalizzato piste concrete, direzioni fondate sul comandamento dell’amore, che è la parola comune di cristiani, di ebrei e di musulmani. Tutti speriamo che il Papa - e tutti i suoi collaboratori, nei loro distinti ruoli e nella loro missione, che è una missione di pace alla sequela del Papa - portino frutti abbondanti e stabili in questa regione.

     
    D. - Dovrà portare frutti anche per quanto riguarda la Commissione per gli Accordi fondamentali, visto che sono molti anni che non riesce a decollare…

     
    R. - Il colloquio con il capo del governo Netanyahu è stato molto positivo e ha toccato punti concreti con impegni concreti. Quindi, speriamo di decollare e anche in questo di raggiungere gli obiettivi che tutti ci aspettiamo.

     
    D. - Eminenza, si torna dalla Terra Santa sempre con una forte emozione. Qual è l’aspetto che ricorda con maggiore intensità, lei personalmente, di questo pellegrinaggio?

     
    R. - Pensiamo soprattutto a Betlemme - non dico solo Betlemme nei Territori palestinesi, ma Betlemme luogo della nascita del Figlio di Dio fatto uomo. Pensando a tutti i bambini del mondo, ricordo la visita all’ospedale pediatrico: in quel momento ho pensato un po’ al futuro che attende tutti i bambini e i giovani del mondo e credo che tutti abbiamo pregato per loro. Tutti vogliamo costruire un mondo senza muri, senza violenza, dominato dal comandamento dell’amore, e preparare un futuro di pace e di serenità per tutti i bambini e i ragazzi del mondo.

     
    I giornali di tutto il mondo hanno ripreso e commentato i molti discorsi pronunciati da Benedetto XVI nei giorni del suo pellegrinaggio. Padre Samir Khalil Samir, gesuita di origini egiziane e docente di Islamistica alla Saint Joseph University di Beirut, ritiene che con la sua presenza e le sue parole improntate alla pace il Papa abbia potuto incidere in profondità nella realtà del Medio Oriente. Le sue impressioni al microfono di Luca Collodi:

    D. - A me sembra che sia così, perché il Santo Padre è riuscito a dire la parola di verità e di buon senso, a promuovere un progetto basato sulla giustizia, sui bisogni di ogni essere umano. Un progetto in sintonia con il desiderio di israeliani palestinesi, espresso in termini di pace, di dialogo, di giustizia, di sicurezza. Nessuno ha potuto tirare a sé l’opinione del Papa, perché lui cerca di proporre un progetto di pace basato sulla giustizia e sul diritto.

     
    D. - Padre Samir, un altro aspetto molto importante per il futuro di pace della Terra Santa ruguarda il ruolo delle religioni. Il Papa ha detto chiaramente “no” all’uso violento della religione. Non è la prima volta che lo dice, ma lo ha ripetuto in maniera forte in Terra Santa. Anche questo è un altro elemento fondamentale…

     
    R. - E’ il fondamento di tutto il suo Pontificato. L’ha ripetuto in Giordania, sotto tutte le forme, soprattutto a Madaba ed alla Grande Moschea, e l’ha ripetuto in Israele, in Palestina, ovunque. Il Papa, già dal Monte Nebo, ha detto: da una parte i tre monoteismi hanno in comune tante cose, dall'altra però c'è il rischio che la religione sia corrotta da altri desideri: dalla politica, dalle ideologie nuove e vecchie, usandola per la politica, usandola per la violenza. In fin dei conti, si rifà al discorso che afferma che senza la ragione non ci sarà mai pace e che la religione ha questo scopo: unita alla ragione, può offrire una strada a tutti i popoli, una strada di pace nella giustizia. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

     
    Giovedì scorso, durante la Messa celebrata presso il Monte del Precipizio a Nazareth, il Papa ha benedetto, al termine della celebrazione, la prima pietra per il Centro internazionale della famiglia, che sorgerà nella città dell’Annunciazione. Il nostro inviato, Roberto Piermarini, ha chiesto al cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, quali siano le finalità del nuovo Centro:

    R. - Si tratta di una casa di accoglienza, che sarà destinata sia alle famiglie della Terra Santa, per momenti di spiritualità, sia alle famiglie che vengono in pellegrinaggio da ogni parte del mondo, ugualmente per momenti forti di spiritualità, e sia anche per gli operatori della Pastorale familiare per corsi brevi, esperienze, itinerari di formazione intensiva. Lo spazio non è molto, quindi per l’alloggio è prevista una cooperazione con altre strutture vicine. La casa è stata voluta da Giovanni Paolo II, e il cardinale Lopez, mio predecessore, si è dato da fare per raccogliere i primi fondi per fare un progetto di massima. Adesso si tratta di continuare questo lavoro, sia raccogliendo ulteriori fondi e sia anche rivedendo il progetto per adattarlo bene alla situazione attuale. Si tratta anche di affidare il tutto, la costruzione e la gestione, a qualche soggetto ecclesiale, che dia assoluto affidamento, in modo che la Santa Sede possa fare una convenzione con questa realtà ecclesiale.

     
    D. - Perché è stata scelta qui in Terra Santa, proprio Nazareth?

     
    R. – E’ intuitivo, perché Nazareth vuol dire Santa Famiglia e vuol dire anche protezione per tutte le famiglie e modello per tutte le famiglie cristiane del mondo, vuol dire luogo di inesauribile ispirazione.

     
    D. - In questo viaggio in Terra Santa, ha sentito le necessità, le difficoltà che vivono le famiglie?

     
    R. - Certamente, le difficoltà sono grandi. La cosa che mi ha colpito di più è stata la ricchezza di iniziative dei francescani, del Patriarcato latino, degli altri Patriarcati, per aiutare le famiglie. Per esempio, costruzioni di nuovi alloggi dati, o gratuitamente o a modico affitto, alle famiglie, perché possano avere una casa, perché possano rimanere più facilmente in questo Paese, da dove tanti cristiani sono già partiti per emigrare in altre parti del mondo. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Rinunce episcopali

    ◊   Negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all'ufficio di ausiliare dell’arcidiocesi di San Francisco, presentata per raggiunti limiti di età da mons. Ignatius C. Wang.

    In Sudan, il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Malakal, presentata per raggiunti limiti di età da mons. Vincent Mojwok Nyiker.

    In Centroafrica, il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Bossangoa, presentata da mons. François-Xavier Yombadje, in conformità al canone 401 - paragrafo 2 - del Codice di Diritto Canonico.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In Terra Santa il desiderio di pace oltre le difficoltà: a conclusione del viaggio il Papa ricorda che il dialogo tra le religioni è un'esigenza di fede. 

    Fu vera deflazione? In prima pagina, Ettore Gotti Tedeschi sul rischio della politica dei tassi zero.

    Altro che sukuk: nell'informazione internazionale, Luca M. Possati sul rapporto fra la crisi mondiale e la finanza islamica.

    Duecento anni fa la presa del Quirinale e la deportazione napoleonica di Papa Pio VII: in cultura, un articolo di Claudio Ceresa da titolo "Il prigioniero dell'imperatore".

    Con lo sgomento e la gioia di essere cenere: Inos Biffi sulla prima comunione secondo Alessandro Manzoni.

    Dove e come nasce l'odio: Oddone Camerana sulle radici dei genocidi europei.

    Il popolo che non cercava una patria terrena; l'idea di Terra Santa nella cultura cristiana anteriore a Costantino in un contributo di Michel Tardieu.

    Marcello Filotei recensisce "Max e Benedetto", un libro per bambini - dedicato al Papa - che ha per protagonista un piccolo passero.

    Nell'informazione religiosa, Nicola Gori intervista il presidente della Conferenza episcopale peruviana.

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    Oggi in Primo Piano



    Le sfide sociali più urgenti al centro dell’incontro di 29 movimenti ecclesiali al Pontificio Consiglio per i Laici. Intevista con mons. Clemens

    ◊   Crisi economico-finanziaria e crisi etica: presso il Pontificio Consiglio per i Laici, a Roma, si è parlato oggi delle più importanti sfide della società. Partecipano all’incontro i rappresentanti di 29 movimenti ecclesiali, che mettono a confronto le loro diverse esperienze nel mondo del laicato. Fausta Speranza ha chiesto a mons. Josef Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, una riflessione sulle sfide che comporta la crisi:

    R. - La prima cosa è rendersi conto della dimensione etica. Si capisce che non esiste una realtà umana senza il legame etico, per così dire. Anche i grandi finanzieri che hanno creato questa situazione hanno capito, o devono capire, che esiste questa dimensione. Anche il mondo finanziario non è solo un qualcosa di automatico che funziona secondo certe regole del mercato finanziario, ma c’è sempre di mezzo l’uomo. L’uomo può agire bene, vedendo il bene dell’altro o il bene della società, e può anche agire solo per se stesso, per il bene proprio, per la propria industria, per la propria banca. Adesso abbiamo sotto gli occhi il grandissimo problema che vive il mondo finanziario, frutto di molti fattori ma anche della volontà dell’uomo che ha agito male.

     
    D. - Il messaggio di sempre della Chiesa è quello di mettere la persona al centro di tutte le dinamiche sociali. In questo momento, la Chiesa che cosa chiede ai laici?

     
    R. - Chiede che riflettano bene, profondamente, su questi problemi e si chiedano poi: “Cosa posso fare io?”. Una delle cose possibili da fare è unirsi come stiamo facendo adesso nel nostro piccolo incontro: unire le forze per capire, ma anche avere il coraggio di parlare pubblicamente, non solo tra di noi, ma di parlare ad extra. Mi sembra questo un momento in cui la fede cristiana ha molto da dire. Non sono solo parole che possono fare da ornamento a decisioni e regole del mercato, ma è un messaggio che può cambiare profondamente la realtà economica, perché il cristianesimo vede l’altro e vede il bene dell’altro. Il presupposto è l’amore, per così dire, applicato e null’altro.

     
    D. - Nella realtà dei laici fedeli al credo cristiano, c’è quella forte dei movimenti ecclesiali. Hanno un ruolo particolare…

     
    R. – Certamente noi siamo riuniti qui come movimenti. Sono 29 i movimenti internazionali presenti nel nostro Consiglio. Hanno capito che ci vuole prima la riflessione comune e poi anche l’azione comune, per dimostrare che sono membri attivi della Chiesa e che la Chiesa vuol dare il suo contributo.

     
    D. - Mons. Clemens, che cosa l’ha colpita degli interventi finora da parte di alcuni laici?

     
    R. - Abbiamo ascoltato una testimonianza sull’Africa. Ci sono persone che vivono realtà particolari e constatano che i problemi sono grandi e che non si può andare avanti così: dimenticando l’altro o dimenticando grandi aree del mondo dove si soffre di più. Quando noi, che viviamo nel benessere, soffriamo un momento di crisi dobbiamo ricordarci che quelli che in un certo senso dipendono dai nostri mercati e dipendono dai nostri aiuti soffrono certamente di più.

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    Il 16 maggio di cinque anni fa, la canonizzazione di don Luigi Orione. La testimonianza di don Sergio Stoppani

    ◊   Il 16 maggio del 2004, Giovanni Paolo II canonizzava don Luigi Orione, che lo stesso Papa Wojtyla aveva proclamato Beato nel 1980. Fondatore della “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, don Orione rappresenta una straordinaria espressione della carità cristiana. Lui stesso amava ripetere che “solo la carità salverà il mondo” e ripeteva a tutti che “la perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, a tutti gli uomini”. Per una testimonianza sulla figura di Luigi Orione, Alessandro Gisotti ha intervistato l’orionino padre Sergio Stoppani, che, da giovane seminarista, conobbe il Santo nel 1939:

    R. - In seminario, in quinta ginnasio, nel ’39, l’anno prima che morisse don Orione, ebbi modo di incontrarlo parlandoci personalmente perché ero uno di quei seminaristi che lasciava a desiderare per la disciplina. Allora, il mio direttore don Santella volle far passare una decina di noi chierici a parlare con don Orione, se era il caso di dimetterci oppure farci continuare. Ci ritrovammo quindi davanti ad un tavolino, don Orione da una parte ed io dall’altra. Lui sapeva già che io ero un ragazzo poco disciplinato, però devo dire che non mi disse nulla riguardo alla disciplina. Mi guardò solo e poi - invece di chiedermi come mi trovavo - mi domandò di mio papà, di mia mamma, insomma si interessò della mia famiglia, in un modo molto paterno, e non si permise di dirmi: “Stai attento, non essere cattivo”. No, mi guardò solo negli occhi ma fu uno sguardo che mi fece capire tutto da solo e mi incoraggiò dicendo: “Bèh, cerca di fare il buon seminarista”.

     
    D. - Che cosa le resta, ancora oggi, dopo tanti anni di distanza, di quell’incontro?

     
    R. - Mi ha fatto cambiare vita perché mi aspettavo un rimprovero, un richiamo, mentre don Orione è stato buono. Io avevo sempre otto in condotta e con otto in condotta dovevo essere cacciato via - invece no, don Orione non mi mandò via. Conobbi don Orione appunto in quell’occasione, molto a tu per tu, e venne anche diverse volte a pranzo con noi. Ricordo che il suo tovagliolo veniva sempre fatto a pezzi perché ciascuno ne voleva un pezzetto. Constatai che intorno a don Orione c’era uno stuolo di preti veramente santi e che mi ha incoraggiato a continuare.

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    Confronto tra verità scientifica e verità teologica al centro di un dibattito a Roma. Le parole del cardinale vicario, Agostino Vallini

    ◊   “Verità Scientifica e Verità Teologica” è il tema su cui si sono confrontati Angelo Vescovi e Francesco D’Agostino nell’incontro al Teatro Argentina di Roma, organizzato dal Coordinamento dei Collegi universitari di Roma, in collaborazione con l’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Durante la serata, è stato consegnato al cardinale vicario, Agostino Vallini, il volume “Le sfide del diritto”, che raccoglie gli scritti in suo onore di alcuni docenti delle facoltà giuridiche della capitale. Il servizio di Marina Tomarro:

    Capire quali sono le strade che lo scienziato deve percorrere per trovare dei punti d’incontro tra le verità scientifiche e quelle della fede. Questo l’obiettivo dell’incontro "Verità scientifica e verità teologica". Angelo Vescovi, docente di Biologia applicata all’ Università di Milano Bicocca:

     
    “La Verità è divina, non è sicuramente un concetto umano. Questo significa che ai ragazzi va trasferito questo elemento: ciò che noi possiamo sapere come verità assoluta - e questo per via dei nostri limiti - è che non sappiamo, e che quindi bisogna sempre fare uno sforzo per incorporare nelle proprie analisi tutti gli elementi a disposizione, quelli scientifici, quelli teologici, quelli dell’etica. Quanto tu insegni ai ragazzi che ci deve sempre essere equilibrio nella valutazione di una situazione, li avvicini il più possibile a quanto la mente umana può fare per avvicinarsi alla Verità”.

     
    Ma in che modo la teologia può supportare la ricerca scientifica? Francesco D’Agostino, docente di Filosofia del diritto all’Università di Tor Vergata:

     
    “La teologia ci insegna che il mondo è stato creato da Dio e che questo mondo è stato creato ed offerto alla capacità conoscitiva dell’uomo. Quindi, quello che la teologia può offrire alla scienza è questo profondo senso di fiducia nella ricerca scientifica. Studiare le leggi della natura è un impegno credibile, perché lo scienziato sa che il mondo è governato da un logos e che i suoi obiettivi di ricerca possono, nei tempi medi o lunghi che siano, arrivare ad un risultato”.

     
    All’incontro era presente anche il cardinale vicario Agostino Vallini. Ascoltiamo il suo commento alla serata:

     
    “I giovani hanno sentito come la ricerca scientifica sia fondamentale e tuttavia da condurre sempre con grande umiltà, perché non arriva ad una verità assoluta. Al tempo stesso, che c’è un ‘oltre’ la verità scientifica che - nell’armonia del cosmo - riconduce a Dio”.

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    La Radio Vaticana presente agli eventi della "Settimana marconiana", a 100 anni dal Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi

    ◊   Cento anni fa, l'inventò della radio, Guglielmo Marconi, ricevette il Premio Nobel per la Fisica. Per celebrare l'anniversario del genio bolognese, il Comune di Sasso Marconi - dove sorge Villa Griffoni, la casa partena dell'inventore - ha indetto una "Settimana marconiana" denominata Radio Days, ricca di iniziative culturali. Tra gli eventi della Settimana, che si conclude domani, si è svolta questa mattina una tavola rotonda alla quale ha partecipato, fra gli altri, il dott. Giacomo Ghisani, responsabile delle Relazioni internazionali della Radio Vaticana: l'emittente pontificia deve a Marconi la sua creazione per volontà di Pio XI, che la inaugurò nel 1931. Sui contenuti della tavola rotonda ci riferisce da Bologna, Stefano Andrini:

    Sempre utile e più che mai proiettata verso il futuro. E’ questo il giudizio sulla radio emerso dalla tavola rotonda svoltasi nell’ambito delle celebrazioni per il centenario del Premio Nobel a Guglielmo Marconi e promossa dalla parrocchia di Sasso Marconi nella sala del Consiglio comunale della cittadina bolognese. Tra i relatori, Giacomo Ghisani, responsabile delle relazioni internazionali di Radio Vaticana, Eyoum Ngangué, presidente dell’associazione “Giornalisti in esilio” e Marta Graziani dell’associazione internazionale “Padre Kolbe”.

     
    Ghisani ha ricordato il rapporto intensissimo della Radio Vaticana con Marconi che la realizzò su incarico di Papa Pio XI. La radio, inaugurata il 12 febbraio del 1931, fu subito percepita come uno strumento che consentiva alla Santa Sede, e al Papa in particolare, di potere comunicare in piena autonomia oltre i propri confini attraverso uno strumento di carattere universale. Per questo, ha ricordato Ghisani, il legame con Marconi risale nel tempo ma si rinnova sempre grazie anche ai progressi della tecnica. “Oggi infatti la radio - ha osservato Ghisani - è un mezzo di grande attualità, anche perché è accessibile a tutti e in tutte le parti del mondo”.

     
    Per quanto riguarda le prospettive, Ghisani ha parlato della tendenza al progressivo superamento della distinzione netta tra radio e televisione. “Grazie alle nuove tecnologie esistono immagini che scorrono e che sono rese disponibili tramite i canali radiofonici. Così avviene anche sui canali digitali della Radio Vaticana, dove è possibile non solo ascoltare ma anche vedere programmi realizzati dal Centro televisivo vaticano”. A margine della tavola rotonda, è stata allestita nella sala parrocchiale la mostra fotografica “Marconi e la Radio Vaticana”.

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    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della sesta Domenica di Pasqua

    ◊   Nella sesta Domenica di Pasqua, la liturgia presenta il brano del Vangelo di Giovanni nel quale Gesù parla ai discepoli del comandamento dell'amore. "Se osserverete i miei comandamenti - dice - rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore". Ed aggiunge:

    "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando".

    Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all'Università Lateranense:

    Due brevi osservazioni.

     
    La prima è sul nesso stretto che Gesù stabilisce tra l’osservanza di quel che viene richiesto e lo stare dentro l’amore. L’osservare quel che il Signore chiede significa essenzialmente obbedienza. Che rapporto c’è tra l'obbedienza e l’amore?

     
    Nel romanzo Quell’orribile forza (That Hideous Strength) di C.S. Lewis, di fronte a una moglie che confessava la sua scarsa obbedienza a motivo del suo poco amore, troviamo questa risposta dell’interlocutore: “Lei non trascura l’obbedienza per mancanza d’amore, ma ha perduto l’amore perché non ha mai cercato d’obbedire”.

     
    La seconda osservazione è sulla circolazione dell’amore, sulla modalità del traffico dell’amore.

     
    Il Figlio rivela ai suoi che l’amore che Egli porta loro è quello stesso del Padre e poi chiede loro di amarsi vicendevolmente di quell’amore che Egli porta loro. Ne ricaviamo l’indicazione preziosa che l’amore più grande con cui l’uomo può amare non è un amore solo umano, ma l’amore di Dio stesso, l’amore del Padre e del Figlio, non l’amore solo proprio, ma l’amore di Altri che è divenuto anche proprio. In ciò che è più personale: l’amore, ci è richiesto un più grande spossessamento. Mistero della comunione!

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    Chiesa e SocietÓ



    Presentato il programma della Chiesa per aiutare le vittime dell’Aids in Congo

    ◊   La Chiesa cattolica della Repubblica Democratica del Congo spenderà oltre 144 milioni di dollari per aiutare le persone colpite dall’Aids e combattere la diffusione del virus Hiv. É quanto emerso dalla presentazione del programma triennale (2009-2011) per la lotta alla malattia, durante una tavola rotonda convocata dalla Conferenza episcopale congolese, tramite la Caritas développement Congo, per promuovere una raccolta di fondi per il progetto. Il programma, riporta l’agenzia Fides, è stato elaborato con la partecipazione di tutte le 47 diocesi congolesi e vuole apportare il contributo della Chiesa agli sforzi del governo e di altri organismi per combattere la diffusione del virus Hiv e dell’Aids. Il presidente della Commissione episcopale Caritas développement, mons. Javier Kataka, vescovo di Wamba, ha affermato che il governo e la Chiesa sono determinati a lottare insieme contro la pandemia e ha sottolineato che beneficeranno del programma presentato, milioni di congolesi colpiti dalla malattia. Il ministro congolese della Sanità, Auguste Mopipi, ha ringraziato degli sforzi della Conferenza episcopale per la lotta alla malattia. Il direttore nazionale della Caritas congolese, il dott. Bruno Miteyo, ha presentato il programma, incentrato su 4 tematiche: educazione e prevenzione; assistenza medica, spirituale, psicologica e socio-economica; aspetti etici e giuridici; comunicazione. Il direttore della Caritas ha poi ricordato che il processo di elaborazione del programma è stato avviato con una serie di consultazioni a livello diocesano, tenutesi tra febbraio e giugno del 2007. Sulla base dei suggerimenti e delle proposte pervenute è stato poi redatto il documento “Orientamenti pastorali della Cenco nella lotta contro l'Hiv/Aids”, subito dopo la Plenaria dei vescovi del luglio 2007. Alla tavola rotonda ha partecipato pure Mons.Robert J. Vitillo, consulente speciale sull'AIDS di Caritas internationalis e responsabile della delegazione della Caritas presso gli uffici delle Nazioni Unite di Ginevra, che ha ricordato che l'Africa subsahariana è la parte del mondo più colpita dall'AIDS: il 64% delle persone che convivono con l’Aids si trovano nel continente africano, così come è sempre l'Africa ad avere il più grande numero di bambini resi orfani dalla malattia. (V.V.)

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    Nella Repubblica Democratica del Congo sette bambini su dieci poveri e malnutriti

    ◊   A causa della scarsità dei generi alimentari, sempre più costosi, sette bambini su dieci, soffrono la fame, nella Repubblica Democratica del Congo. Lo rivela uno studio, condotto di recente, dal Ministero della pianificazione di Kinshasa e dal Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef). “La situazione è molto difficile”, ha dichiarato il professor Paolo Nzita Denis, che ha lavorato al monitoraggio dei bambini poveri e malnutriti che vivono sul territorio. I dati rivelano una disparità sociale nella popolazione, di cui i piccoli restano vittime pagando con la propria salute. Secondo la principale organizzazione mondiale per la tutela dei diritti e delle condizioni di vita dell'infanzia e dell'adolescenza, più del 76% dei bambini nella Repubblica Democratica del Congo sono costretti a sopravvivere ogni giorno, con meno di un dollaro. La ricerca, promossa dal Fondo per l’infanzia, nato nel 1946 su decisione dell'Assemblea Generale dell'ONU, ha come obiettivo la messa a punto di un piano di studi per stabile le esigenze prioritarie dei bambini. “Dobbiamo agire in fretta - ha detto Olivier Kamitatu, ministro della Pianificazione congolese”, informa l’agenzia Misna. “L’inchiesta conclude - ha rivelato che il livello di povertà tra i più piccoli è molto più alto di quanto ci aspettassimo, malgrado l’aumento delle risorse economiche negli ultimi anni”. (A.V.)

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    Messaggio della Conferenza episcopale coreana per la “Settimana dell’Educazione cattolica”

    ◊   Una settimana in cui riportare l’attenzione comune sulla sfida dell’educazione dei giovani, proponendo valori e metodi che possono contribuire al benessere e al progresso umano, morale e civile della società: è questo l’obiettivo della “Settimana dell’Educazione cattolica”, promossa dalla Conferenza episcopale della Corea, in programma dal 25 al 31 maggio 2009. L’iniziativa - riferita dall’agenzia Fides - è giunta alla sua quarta edizione e ripropone l’impegno della Chiesa cattolica nel settore dell’educazione e dell’istruzione, segnalando gli obiettivi che si pongono le scuole cattoliche presenti in Corea, cercando di sensibilizzare la popolazione sul tema della “emergenza educativa” denunciata da Benedetto XVI, che coinvolge l’intero Paese. Urge infatti focalizzare le risorse pubbliche e private sulla formazione delle giovani generazioni, che sono il futuro della nazione. Per la settimana, la Conferenza episcopale ha diffuso un messaggio, firmato da mons. Matthias Ri Iong-hoon, presidente della Commissione episcopale per l’Educazione, che sottolinea come la crescente sperequazione fra ricchi e poveri nella società coreana si rifletta anche sull’istruzione. Il messaggio si sofferma sulla necessità di aiutare nel percorso scolastico bambini di famiglie povere, perché possano avere le stesse opportunità dei loro coetanei. Gli istituti cattolici propongono a tutti gli studenti iscritti, anche ai non cattolici, un insegnamento sulla fede cattolica, nell’assoluto rispetto della libertà di religione dei ragazzi. L’educazione cattolica - si sottolinea - è importante non solo per la Chiesa, ma per l’intera Corea, in quanto offre un patrimonio di valori che aiutano a costruire la pace, una retta coscienza nei cittadini e una personalità equilibrata e rispettosa del bene comune. La ragione profonda per cui la Chiesa si impegna nel settore dell’istruzione - conclude il testo - è realizzare la sua missione di amore verso l’umanità. (V.V.)

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    Cambogia: si conclude il Seminario su “Cultura ed Inculturazione” guidato da mons. Menamparampil

    ◊   Il Seminario maggiore di Phnom Penh, nel quadro della formazione permanente, ha organizzato, dal 5 al 7 maggio scorsi, un Seminario sul tema “Cultura e Inculturazione”. Lo rende noto l'agenzia Fides. Per l’occasione, padre Bruno Cosme, rettore del Seminario San Giovanni Maria Vianney di Phnom Penh, ha invitato mons. Thomas Menamparampil, arcivescovo di Guwahati, diocesi del nord est dell’India, a guidare la riflessione dei circa cinquanta partecipanti tra sacerdoti, religiose e laici, venuti dalle tre circoscrizioni ecclesiastiche della Cambogia. Mons. Menamparampil è stato incaricato dal Santo Padre di preparare le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo, lo scorso Venerdì Santo. L’annuncio del Vangelo è fortemente legato ad un contesto, ad una cultura, una lingua su cui occorre riflettere. Durante i tre giorni del Seminario, l’arcivescovo Menamparampil, forte della sua esperienza personale in seno alle minoranze etniche della sua arcidiocesi, in una situazione pluriculturale e plurireligiosa, ha permesso ai partecipanti di condividere le loro esperienze nell’ambito delle comunità cattoliche della Cambogia, Paese in cui il 95% degli abitanti è buddista. Da notare anche la particolare situazione della Chiesa cattolica in Cambogia, dove praticamente tutti i sacerdoti e i religiosi sono stranieri. Infatti, durante il periodo dei Khmer Rossi, dal 1975 al 1979, tutti i vescovi ed i sacerdoti furono uccisi. Con l’apertura del Paese ai missionari, nel 1990, la Chiesa si è pazientemente e coraggiosamente risollevata. Occorre dunque riflettere seriamente sul modo in cui la Parola di Dio possa essere annunciata al popolo cambogiano in maniera comprensibile. Mons. Menamparampil ha più volte sottolineato come l’attenzione rispettosa alla cultura locale, oltre che alla lingua, nonché la preoccupazione di mantenere relazioni umane armoniose, l’adattarsi alle necessità di coloro verso i quali siamo inviati, lo studio scrupoloso dei segni dei tempi e la priorità data al servizio delle comunità cristiane permettono di valorizzare la bellezza della missione ricevuta dal Signore. (V.V.)

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    “Rosario vivente” per benedire la città di Budapest

    ◊   Per il terzo anno consecutivo, oggi, a Budapest si è tenuto il “Rosario vivente”. Una manifestazione alla quale hanno partecipato più di cinquemila pellegrini, che sono partiti da nove luoghi della città, cantando e pregando. Guidati dalle parole del Vangelo, “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68), i partecipanti si sono raccolti in cinque punti della città per partecipare alla Messa concelebrata dal cardinale Péter Erdo, presidente della Conferenza episcopale ungherese e arcivescovo di Esztergom-Budapest, cardinale Laszlo Paskai, arcivescovo emerito di Esztergom-Budapest, dal vescovo di Vác, Miklos Beer, da mons. Lajos Varga, vescovo di Sicca Veneria, e da mons. Gyorgy Udvardy, ausiliare di Esztergom-Budapest. L’incontro, rende noto il Sir, rientra nella “Missione nella città” tenutasi per la prima volta nel 2007. I pellegrini hanno camminato lungo la “Via Maria”, un percorso in costruzione tra i due santuari di Mariazell e Csiksomlyo, e hanno benedetto la sede del parlamento ungherese e la città di Budapest. (V.V.)

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    A Milano, Convegno sull’adozione dal titolo “Un rito per accogliere nel nome di Gesù”

    ◊   Accogliere un bambino nella famiglia attraverso l’adozione non è solo un rito formale, ma anche un gesto di fede profonda. Su questi presupposti si basa il Convegno che si è aperto oggi a Milano, presso la Fondazione ambrosiana Attività pastorali, dal titolo “Un’adozione benedetta. Un rito per accogliere nel nome di Gesù”. Promosso dall’Aibi (Amici dei bambini) e dall’Associazione “La pietra scartata” in collaborazione con l’Ufficio liturgico nazionale, il Convegno vuole riflettere sulla richiesta che - come spiega al Sir Gianmario Fogliazza, responsabile del Centro studi di Aibi - “fanno tante coppie di vivere, anche attraverso il rito liturgico di benedizione la loro esperienza adottiva, vissuta spesso solo dal punto di vista giuridico e amministrativo”. Oltre a Marco Griffini, presidente di Aibi, presenti ai lavori Alfonso Colzani, neo responsabile del servizio per la famiglia della diocesi di Milano, don Maurizio Chiodi, consigliere spirituale dell’associazione “La Pietra Scartata”, docente di Teologia morale presso la facoltà teologica dell’Italia settentrionale e don Basilio Petrà, docente di Teologia morale presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale. Hanno preso parte ai lavori anche don Luigi Girardi, preside dell’Istituto di Liturgia pastorale Santa Giustina, e don Paolo Tomatis, dell’Ufficio liturgico nazionale della Cei. (V.V.)

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    Il pellegrinaggio militare a Lourdes, con oltre 13 mila partecipanti

    ◊   Militari di tutto il mondo fianco a fianco per invocare la protezione di Maria. È questa l’immagine che si coglie a Lourdes, dove si è aperto ufficialmente il 51.mo Pellegrinaggio militare internazionale. Oltre 13 mila i partecipanti, che stanno popolando la città mariana di multiformi divise. Un’“invasione” pacifica che ogni anno si ripete e che mostra come la fede sia largamente presente tra chi indossa la divisa, costretto talora a fare i conti anche con realtà di guerra. “Vengo qui a pregare per me, per la mia famiglia, per i miei compagni”, racconta al Sir John E. Mary, francese, già impegnato in missioni internazionali all’estero e in procinto di partire sei mesi per l’Afghanistan. Invoca la protezione della Vergine per i suoi cari e per la missione che intraprenderà, consapevole che “forse dovrà combattere”, ma anche che il suo compito è di essere “un uomo di pace, che vuol portare un aiuto a quelle popolazioni”. Che il militare oggi sia “per la pace” è convinzione comune anche tra i membri della delegazione elvetica, i quali sottolineano come sia fondamentale avere dei valori “che si basano sul rispetto di tutte le religioni e di tutte le genti”. E che un soldato abbia fede non è strano, per gli svizzeri, dal momento che “più la posta in gioco è alta, più si pensa al soprannaturale”: la fede, dunque, è “di conforto in una prospettiva che non esclude neppure la morte”. (V.V.)

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    Le Misericordie d’Italia compiono 110 anni, 800 mila gli iscritti

    ◊   Ha 110 anni, ma la Confederazione delle Misericordie d’Italia continua a crescere. Anche il 2008 ha visto aumentare il numero di Confraternite e sezioni iscritte, che hanno ormai superato la soglia delle 800 associazioni e degli oltre 800 mila confratelli. I dati sono stati resi noti dal presidente nazionale, Gabriele Brunini, che con la sua relazione ha aperto stamani a Pistoia i lavori dell’annuale Assemblea nazionale. Proprio nella città toscana, nel 1899, un gruppo di 46 Misericordie diede vita alla Confederazione per offrire al movimento coordinamento e rappresentanza. Ad oggi, sono 647 le Confraternite di Misericordia in Italia, alle quali si sommano centosessanta sezioni, operanti sul territorio nazionale. Nella sua relazione, il presidente Brunini ha fatto riferimento all’impegno delle Misericordie nelle zone terremotate dell’Abruzzo e ha voluto ringraziare in particolare le Misericordie dell’Aquila. Nel pomeriggio, i confratelli si sposteranno al Convento dei Frati Domenicani di Pistoia. A seguire, la cerimonia per il 110.mo anniversario della Confederazione, con la consegna di medaglie e diplomi alle Misericordie attive da più anni. (V.V.)

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    Eccezionale raccolto di mais quest’anno nella Zambia

    ◊   Cresce la produzione del mais nella Zambia. Quest’anno si è avuto un significativo aumento nello Stato africano, dove sono state superate 1,8 milioni di tonnellate di raccolto. Questo permetterà di garantire il fabbisogno alimentare nazionale. La notizia diffusa è stata dall’agenzia Misna, che ha rilanciato il dato reso noto dal ministro dell’Agricoltura dello Zambia, Brian Chituwo. Rispetto al precedente raccolto, si registra un aumento del 31%. Le previsioni darebbero in aumento anche i raccolti di frumento, cassava e riso. Il dato ha ricevuto ampia risonanza dai giornali zambiani, che hanno evidenziato come la rivitalizzazione dell’agricoltura abbia consentito al Paese dell’Africa centromeridionale di essere meno dipendente dalle importazioni negli ultimi anni, garantendo il diritto all’alimentazione della popolazione. Alle politiche agricole era stata data particolare importanza negli ultimi anni con iniziative anche forti nel passato, come il rifiuto di accettare l'introduzione dei prodotti geneticamente modificati. (A.V.)

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    Assisi: si chiude oggi la settimana sulla “Creazione”

    ◊   “Creazione nel cuore della missione”: questo il tema attorno al quale si sono ritrovati, ad Assisi, da martedì scorso ad oggi, circa 240 missionari di 82 Istituti e Congregazioni religiose internazionali. Un dibattito sull’integrità del Creato, promosso dal Sedos (Servizio di documentazione e studi sulla missione) e dalla Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato dell’Unione dei Superiori generali di religiosi e religiose. Si è parlato di scienza e teologia, storia dell'universo, Gesù e conversione ecologica, di Eucarestia ed ecologia, di Redenzione finale di tutto il creato. Sono stati presentati progetti e pratiche ambientali. Preoccupazioni sono state espresse per “la tutela dell’ambiente” - come nuova frontiera di "missione" per gli Istituti - secondo quanto riferto dall’agenzia Misna. E’ intervenuto, tra gli altri oratori internazionali, il missionario irlandese della società di San Colombano, Séan McDonagh, che ha presentato una relazione sulla “storia dell’universo” (una sintesi dell’evoluzione dell’universo dal Big Bang, 14.7 miliardi di anni fa, fino ai nostri giorni). McDonagh ha presentato, inoltre, un quadro sulla drammatica rapidità con la quale la società moderna sta consumando e distruggendo risorse formatesi sul pianeta nel corso di milioni di anni. Secondo il religioso, si avrebbero a disposizione solo una quindicina di anni per impostare un nuovo stile di vita che potrebbe prevenire cambiamenti distruttivi che non potranno mai più essere corretti. (A.V.)

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    E' morta Susanna Agnelli, scrittrice e senatrice che ha promosso varie iniziative benefiche

    ◊   Susanna Agnelli è morta ieri sera all'età di 87 anni, al Policlinico Gemelli di Roma, per i postumi di un intervento traumatologico dal quale non si era mai ripresa. “La sua vita, fatta di garbo, stile ma anche di polso - ricorda il quotidiano Avvenire - si è svolta in un certo senso tutta all’interno di quel perimetro valoriale, in cui è stata rigidamente educata e che ha raccontato con maestria nel suo romanzo, diventato un best-seller, 'Vestivamo alla marinara'”. Nata nel 1922, terzogenita di Edoardo, durante la Seconda Guerra mondiale si è arruolata nella Croce Rossa e si è imbarcata sulle navi per portare aiuto ai feriti. Sposata con Urbano Rattazzi, ha avuto sei figli. Militante del Partito repubblicano, come suo fratello Gianni, è stata per lunghi anni sindaco del comune di Monte Argentario. E’ stata inoltre senatrice, sempre nelle liste del Partito repubblicano, deputata europea e sottosegretario agli Esteri. E’ stata anche scelta come ministro degli Esteri nel governo tecnico di Lamberto Dini tra il 1995 e il 1996. Ha promosso, inoltre, diverse iniziative benefiche e ha ricoperto la carica di presidente della Fondazione Telethon italiana. E’ stata lei, nel 1990, a importare dall’America l’idea di una grande maratona televisiva benefica. L’idea era venuta nel 1966 a Jerry Lewis, l’attore comico americano che aveva inventato la prima no-stop televisiva per raccogliere fondi in favore della ricerca sulla distrofia muscolare, riscuotendo un successo senza precedenti. Grazie a Susanna Agnelli, la maratona Telethon è sbarcata anche in Italia, sulle reti della Rai. Dal mondo istituzionale sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio: “Partecipo al vostro dolore per la scomparsa della signora Susanna Agnelli - ha scritto il premier Silvio Berlusconi - alla quale mi legava un cordiale rapporto di simpatia ed amicizia”. Per il presidente del Senato, Renato Schifani, “l’Italia perde una donna dalle straordinarie qualità, che ha posto con profonda dedizione la sua intelligenza e le sue conoscenze al servizio del Paese. Una protagonista della cultura e della politica”. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha sottolineato infine che Susanna Agnelli, con intelligenza e discrezione, “ha rappresentato un lodevole esempio di impegno e di  passione civile, ricoprendo con grande senso dello Stato importanti incarichi istituzionali e onorando la Repubblica con la propria esperienza e il proprio patrimonio di idee”. I funerali si svolgeranno lunedì prossimo alle 12, nel Convento dei Frati passionisti a Monte Argentario, in provincia di Grosseto. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    India: il partito del Congresso, guidato da Sonia Gandhi, trionfa alle elezioni legislative

    ◊   La coalizione di centro-sinistra guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi ha ottenuto in India una convincente affermazione nelle elezioni legislative con cui è stata rinnovata la Camera bassa per dare avvio alla 15.ma legislatura. La schiacciante maggioranza ottenuta dal partito del Congresso ha spinto i suoi principali avversari del partito nazionalista hindu Bharatiya Janata (Bjp) ad ammettere la sconfitta riconoscendo il risultato elettorale. Per mons. Stanislaus Fernandes, segretario generale della Conferenza Episcopale indiana, il risultato elettorale "indica che il popolo vuole un governo stabile" e ha votato "contro il fondamentalismo ed il comunismo". Per un’analisi della situazione politica in India, Stefano Leszczynski ha intervistato Simona Lanzoni, dell’Ong Pangea, impegnata nel Paese con numerosi progetti di cooperazione allo sviluppo:

    R. – L’India ha scelto di andare verso la moderazione. Ravviso una stanchezza verso il partito nazionalista indù, che ha cavalcato molto la situazione, anche in concomitanza con gli attentati che ci sono stati a Bombay quest’anno. In realtà, il Bjp non ha dato delle vere e proprie risposte rispetto alla stagnazione e alla crisi economica che c’è oggi in India. Il partito del Congresso, invece, ha sempre dialogato con tutte le minoranze religiose, compresa quella indù ed ha soprattutto puntato su come risolvere il problema dell’economia in recessione.

     
    D. – Molti attribuiscono la vittoria del Congresso ad una figura particolarmente forte come quella di Sonia Gandhi...

     
    R. – Ha veramente un forte carisma e poi, ricordiamoci che, comunque, Sonia Gandhi, durante queste elezioni, ha preparato suo figlio Raul Gandhi ad essere, in futuro, il primo ministro.

     
    D. – Un governo moderato è quello che tutti si aspettano dalla vittoria del Congresso. Questo come si riflette a livello regionale?

     
    R. – Si dovrà vedere perché non c’è solo la questione Pakistan; c’è anche la questione aperta dei rapporti con il nuovo governo Obama e quindi bisognerà anche capire come verrà calibrato il dialogo in tutta l’area del Centroasia e nella comunità internazionale.

     
    D. – Quali sono le priorità del governo che si verrà a formare?

     
    R. – Io spero che siano le stesse priorità che hanno indicato in campagna elettorale: un aumento dell’occupazione in una situazione di economia in recessione o comunque stagnante e una diminuzione dei prezzi dei beni di prima necessità. Questo è assolutamente necessario in un’India che continua ad essere sempre più povera.

     
    Pakistan
    In Pakistan prosegue la vasta operazione dell’esercito contro i Talebani nella valle di Swat, a seguito della quale, solo nelle ultime ore, sono stati uccisi altri 47 miliziani integralisti. Sul teatro delle operazioni si segnalano anche raid statunitensi. Questa mattina un drone Usa ha colpito una zona del Nord Waziristan, causando la morte di nove persone e diversi feriti. Intanto resta alto l’allarme dell’Onu per circa un milione di civili fuggiti dalle aree colpite dai combattimenti. Violenze anche a Pashawar, dove l’esplosione di una bomba nelle vicinanze di uno scuola-bus ha causato almeno 10 vittime, fra cui diverse donne e bambini.

    Vertice Iran, Afghanistan, Pakistan
    Il presidente iraniano, Mahmoud Ahamdinejad, il pachistano, Asif Ali Zardari, e l’afghano, Hamid Karzai, si incontreranno martedì a Teheran per un vertice regionale. Lo ha annunciato oggi la presidenza iraniana senza fornire ulteriori dettagli. Si dà per scontato che al centro dei colloqui fra i tre capi di Stato ci saranno le questioni della sicurezza oltre che gli aspetti politici ed economici dei rapporti tra i Paesi.

    Sri Lanka
    In Sri Lanka, dopo mesi di combattimenti, è alla stretta finale l’offensiva dell’esercito di Colombo contro le Tigri Tamil. Il governo srilankese ha infatti reso noto di aver preso il controllo dell'ultimo tratto di costa ancora controllato dai guerriglieri, che ora sarebbero completamente circondati e pronti al suicidio di massa. Per gli ultimi aggiornamenti ascoltiamo Marco Guerra:

    Le truppe di Colombo hanno stretto il cerchio attorno all’ultimo lembo di terra controllato dai ribelli tamil nel nord-est del Paese. Alle prime ore di oggi due divisioni dell’esercito si sono ricongiunte sul litorale tagliando ogni sbocco al mare alle milizie separatiste, mentre una terza ha completato l'accerchiamento da terra. Ora i guerriglieri si trovano intrappolati in un'area di 3,5 chilometri quadrati senza vie di fuga. Fonti di intelligence, inoltre, hanno annunciato la cattura, senza specificare se vivo o morto, del leader delle Tigri, Velupillai Prabhakaran. Per i ribelli dell'Esercito di liberazione delle Tigri Tamil la sconfitta finale è quindi solo questione di ore. L’unica via di uscita sarebbe una resa incondizionata, ma secondo il ministero della Difesa sono state intercettate alcune conversazioni nelle quali i ribelli si direbbero pronti ad un suicidio i massa pur di non arrendersi. E mentre l’esercito si appresta a soffocare le ultime resistenze, non trapela ancora nessuna notizia sulla sorte dei civili bloccati nelle zone del conflitto, che nei giorni scorsi erano stati al centro di numerosi appelli da parte della comunità internazionale. L’Onu ne ha stimati almeno 50 mila, il governo sostiene invece che non vi siano più di 20 mila persone nelle aree controllate dai tamil. Ad ogni modo questi andranno presto ad aggiungersi agli oltre 200 mila sfollati fuggiti lo scorso gennaio a seguito dell’inizio dell’offensiva finale.

     
    Somalia
    In Somalia, la capitale Mogadiscio è ormai nelle mani dei miliziani islamici legati ad al Qaida, che dopo quasi due settimane di combattimenti sono riusciti a travolgere le truppe del governo di transizione. La preoccupazione della diplomazia internazionale è altissima. La situazione sarà al centro dell’incontro che si terrà oggi ad Addis Abeba tra una delegazione del consiglio di sicurezza dell'Onu e alcuni esponenti dell’Unione Africana. La popolazione continua intanto a fuggire dalle zone degli scontri che dallo scorso 7 maggio hanno causato almeno 130 morti. I profughi sono quasi 30 mila.

    Kuwait: emirato alle urne
    Sono chiamati alle urne oggi gli elettori dell’emirato del Kuwait, piccolo Stato del Golfo e quarto esportatore mondiale di petrolio. La tornata – la terza in tre anni – eleggerà un nuovo Parlamento, chiamato ad approvare un pacchetto di stimolo anti-crisi.

    Turchia
    È di sette ribelli curdi uccisi il bilancio degli scontri fra un gruppo di miliziani del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) e l’esercito turco. Nei combattimenti, avvenuti vicino al confine con L’Iraq, sono rimasti feriti anche due militari di Ankara. Le violenze di oggi fanno seguito ad un attentato compiuto ieri nella stessa località dai curdi che hanno fatto esplodere una mina uccidendo due guardiani del villaggio di Eruh. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 136

     
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