Logo 50 Radiogiornale Radio Vaticana
Redazione +390669883674 | +390669883998 | e-mail: sicsegre@vatiradio.va

Sommario del 02/05/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI alla Papal Foundation: pregate per il mio viaggio in Terra Santa e siate solidali con chi soffre per la crisi economica mondiale
  • Altre udienze e nomine
  • Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: il Papa ordina 19 nuovi sacerdoti
  • Il cardinale Bertone consacra la Chiesa della Divina Provvidenza a Gdansk-Zaspa ricordando gli anni dei totalitarismi
  • Il Papa in Terra Santa: editoriale di padre Lombardi
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Iran: sdegno nel mondo per l'esecuzione della pittrice Darabi
  • Virus H1N1. Primo caso in Italia, un uomo giunto dal Messico: già guarito
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e Societā

  • Elezioni a Panamá: i vescovi invitano a partecipare
  • Dati allarmanti sulla disoccupazione asiatica
  • Crisi in Togo: le richieste dei lavoratori
  • Il vescovo di Pistoia sulla vertenza Radicifil: il lavoro è un diritto
  • L’impegno della Caritas per i terremotati dell'Abruzzo
  • Conclusa l’Assemblea di primavera della Conferenza episcopale di Taiwan
  • Scuola: intervento dei vescovi del Triveneto
  • Convocazione del Rinnovamento nello Spirito: presentato un progetto in favore dei detenuti
  • Agesci: Assemblea annuale su legge, giustizia e misericordia
  • 24 Ore nel Mondo

  • L'operatore della Croce Rossa rapito nelle Filippine ha contattato la famiglia in Italia
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI alla Papal Foundation: pregate per il mio viaggio in Terra Santa e siate solidali con chi soffre per la crisi economica mondiale

    ◊   Una nuova invocazione di pace per la Terra Santa e un nuovo appello alla solidarietà con coloro che sono meno attrezzati a fronteggiare le conseguenze della crisi economica mondiale. Entrambi sono stati levati da Benedetto XVI durante la tradizionale udienza concessa questa mattina ai membri della “Papal Foundation”, un’associazione di solidarietà statunitense che da 20 anni sostiene la carità del Papa. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    “Grazie a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”. Usa le parole di San Paolo a Romani, Benedetto XVI, per accogliere in Sala Clementina i circa 150 rappresentanti della Papal Foundation. Ma lo sguardo del Papa si posa subito su un luogo del pianeta che tra poco lo vedrà pastore e pellegrino e che, pur custodendo da due millenni la memoria del Vangelo, non conosce tregua da sessant’anni. “Nel giro di pochi giorni - ha detto il Pontefice ai suoi ospiti - avrò il privilegio di visitare la Terra Santa. Vado come un pellegrino di pace” nella “terra della nascita, della morte e della risurrezione di nostro Signore, un luogo sacro per il mondo delle tre grandi religioni monoteiste”, eppure colpito “dalla violenza e l'ingiustizia”:
     
    “This a led to a general atmosphere of mistrust…
    Ciò ha portato ad un generale clima di sfiducia, incertezza e timore - spesso mettendo vicino contro vicino, fratello contro fratello. Mentre mi preparo a questo importante viaggio, vi chiedo in modo speciale di unirvi a me nella preghiera per tutti i popoli della Terra Santa e della regione. Possano ricevere i doni della riconciliazione, di speranza e di pace”.
     
    Dalle speranze per la Terra Santa e dalle sue ferite ancora aperte, Benedetto XVI è passato ad esaminare un’altra questione per la quale più volte, in questi mesi, ha spesso preoccupate considerazioni. Nel mondo che, aveva osservato, affronta le “tragedie della guerra, della divisione, della povertà e della disperazione”, si aggiunge oggi un ulteriore elemento di difficoltà: la crisi economica:

     
    “At moments such as these it is tempting…
    In momenti come questi si è tentati di trascurare quelli senza voce e pensare solo alle nostre difficoltà (...) Invece di pensare a noi stessi, dobbiamo continuare a essere fari di speranza, di forza e di sostegno per gli altri, soprattutto per coloro che non hanno nessuno che possa guardarli o assisterli”.

     
    Il Papa ha concluso sottolineando la bontà del lavoro svolto dalla Papal Fondation, che nel 1988 venne creata dall’allora cardinale arcivescovo di Filadelfia, John Krol, per diffondere nel mondo la fede e la carità del Papa, offrendo aiuti alle diocesi in difficoltà economiche, agli ospedali, finanziando la formazione dei sacerdoti e le strutture di assistenza ai bambini e agli anziani, o le popolazioni colpite da guerre o da carestie. Un variegato campo d’azione per il quale - ha comunicato al Papa l’attuale cardinale arcivescovo di Filadelfia, Anthony Bevilacqua - la Papal Foundation ha investito nell’ultimo anno circa 660 mila dollari. “Voi - ha concluso Benedetto XVI - siete esempi di buoni cristiani, uomini e donne che continuano ad affrontare le sfide che hanno davanti con coraggio e fiducia”. Per il “vostro sacrificio e la vostra dedizione vi sono molto grato”.

    inizio pagina

    Altre udienze e nomine

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi; alcuni presuli della Conferenza episcopale del Perù, in visita "ad Limina"; mons. Luigi Bianco, arcivescovo tit. di Falerone, nunzio apostolico in Honduras, con i Familiari.

    Ieri il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lancaster (Inghilterra), presentata da mons. Patrick O’Donoghue, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Michael Gregory Campbell, dell’Ordine di Sant’Agostino, finora vescovo coadiutore della medesima diocesi.

    inizio pagina

    Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: il Papa ordina 19 nuovi sacerdoti

    ◊   “La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana”: questo il titolo del Messaggio del Papa per la 46.ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra domani. Per l’occasione, nella Basilica Vaticana, alle ore 9.30, Benedetto XVI presiederà la Santa Messa e conferirà l’ordinazione presbiterale a 19 diaconi della diocesi di Roma. La nostra emittente seguirà l’evento a partire dalle ore 9.20, con radiocronaca in italiano, francese, inglese, spagnolo, portoghese e tedesco. Ma ricordiamo alcuni spunti del Messaggio del Papa in questo servizio di Sergio Centofanti:

    Benedetto XVI ripete con forza l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”. Con questo “pressante appello” – afferma il Papa - Gesù indica “come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera infatti, la comunità cristiana può effettivamente avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina”. E se è vero – aggiunge – “che in talune regioni della terra si registra una preoccupante carenza di presbiteri, e che difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della Chiesa, ci sorregge l’incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tempo verso il compimento definitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di ogni cultura e di ogni età, secondo gli imperscrutabili disegni del suo amore misericordioso”.

     
    Si tratta di un “intreccio d’amore tra l’iniziativa divina e la risposta umana” presente “in maniera mirabile” anche nella vocazione alla vita consacrata di quanti seguono i consigli evangelici della castità, della povertà e dell’obbedienza. Attratti da Gesù – rileva il Papa – “fin dai primi secoli del cristianesimo, molti uomini e donne hanno abbandonato famiglia, possedimenti, ricchezze materiali e tutto quello che umanamente è desiderabile, per seguire generosamente il Cristo e vivere senza compromessi il suo Vangelo” pur tra incomprensioni e persecuzioni.

     
    Il Papa invita quanti sentono la chiamata a non scoraggiarsi “di fronte alle difficoltà e ai dubbi”. “Fidatevi di Dio” – è la sua esortazione – “seguite fedelmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che scaturisce dall’unione intima con Lui”. Il progetto salvifico di Dio, infatti “non si riveste mai del calcolo timoroso del servo pigro che per paura nascose sotto terra il talento affidatogli, ma si esprime in una pronta adesione all’invito del Signore, come fece Pietro quando non esitò a gettare nuovamente le reti pur avendo faticato tutta la notte senza prendere nulla, fidandosi della sua parola”.

     
    Benedetto XVI affida a Maria, la donna del sì, “quanti avvertono la chiamata di Dio a porsi in cammino nella via del sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata”. In “fiducioso abbandono” – conclude il Papa il suo messaggio - coltivate “nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare ‘grandi cose’ perché Santo è il suo nome”.

    Ma perché è importante la Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni? Federico Piana lo ha chiesto a don Domenico Dal Molin, direttore del Centro Nazionale Vocazioni:

    R. – Innanzitutto, perché lancia in maniera molto forte il messaggio che comunque la vocazione è qualcosa che va invocata, che va chiesta con molta fiducia, che il Signore continua a chiamare e che il Signore è all’origine di tutte le vocazioni e di tutte le chiamate a dare un senso profondo di servizio alla propria vita. A questo però aggiungerei anche che, comunque, diventa una giornata di grande sensibilizzazione delle nostre comunità cristiane al tema della vocazione, perchè altrimenti corre il rischio di essere un tema talmente trasversale, che poi pian piano si appiattisce e non c’è più una specificità.

     
    D. - Nel mondo i sacerdoti sono mediamente in trend positivo...

     
    R. – Certamente, è fatto incoraggiante, perchè dice che comunque le comunità cristiane sono tuttora in grado di essere un humus, un terreno fecondo, dal quale nascono le vocazioni al ministero ordinato. E’ un trend positivo. Certamente lo vediamo un poco meno nel nostro Occidente, soprattutto nella nostra Europa occidentale.

     
    D. – Perché soprattutto aumentano in Africa e in Asia...

     
    R. – Io credo che ci sia una freschezza dell’annuncio di un Vangelo che diventa il Vangelo della missione che le Chiese di Africa e le Chiese di Asia vivono ancora con una freschezza ed una giovinezza che forse noi abbiamo perso. Questa cultura del benessere ha portato alla ricerca di una forma di edonismo e direi anche di autorealizzazione, che diventa spesso il fine della vita, cioè io cerco la mia felicità e non penso più che la mia felicità sia il frutto di una felicità invece cercata per gli altri, che è il frutto di una vita donata. Mi pare che la cultura dell’autorealizzazione stia creando invece tante vite infelici.

     
    D. – Per quale motivo i giovani in Occidente rispondono più difficilmente alla chiamata di Dio?

     
    R. – Credo che il problema sia quello dell’ascolto. Innanzitutto, nell’ascolto della Parola che, a mio avviso, andrebbe potenziato dentro alla vita cristiana: credo che la forza appellante, la forza di chiamata che ha la Parola di Dio non abbia eguali. Quindi, metterci in ascolto della Parola, rivitalizzare i momenti di lectio, potrebbe sicuramente farla riscoprire. Secondo me, però, i nostri giovani cercano degli adulti che li ascoltino.

     
    D. – Come si può fare, secondo lei, don Domenico, per far riscoprire ai giovani questa chiamata?

     
    R. – Credo che innanzitutto passi per delle testimonianze della nostra vita di persone consacrate. Quindi, parlo di noi presbiteri, sacerdoti, ma parlo anche dei genitori, quindi, del sì d’amore che i genitori si sono detti, che è un sì di amore fedele. Credo che abbiano bisogno di testimonianze che siano coerenti, gioiose e convinte.

     
    D. – Molti dicono, don Domenico, che i giovani sono spaventati anche dalla rigidità della vita sacerdotale e anche monastica in certi casi...

     
    R. – Io non ho questa sensazione, perchè per esempio, le comunità monastiche hanno dei trend positivi, soprattutto le comunità di vita contemplativa. Più una vita ha un’identità specifica, manifesta un volto chiaro, definito – ovviamente questo non vuol dire un volto rigido, vuol dire un volto ben delineato – e, secondo me, ha una forza di chiamata notevole. Poi, penso che comunque l’impegno dentro ad una scelta di vita che domanda comunque una fedeltà in questa cultura fa paura. Io lo vedrei più su questo versante.

    inizio pagina

    Il cardinale Bertone consacra la Chiesa della Divina Provvidenza a Gdansk-Zaspa ricordando gli anni dei totalitarismi

    ◊   Anche in alcune situazioni nel XX secolo alcune comunità hanno sofferto come i primi cristiani che hanno dovuto spesso nascondersi nelle catacombe. Lo ha ricordato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone durante la consacrazione della Chiesa della Divina Provvidenza a Gdansk-Zaspa, in Polonia. Il rito si è svolto questa mattina come voto di gratitudine della Chiesa di Gdsank per il Pontificato del Servo di Dio Giovanni Paolo II. Il servizio di Fausta Speranza:

     
    “Questa chiesa ha un suo peculiare significato poiché la sua costruzione ha incontrato non pochi ostacoli da parte del regime totalitario”: lo ricorda il cardinale Bertone aggiungendo che “la volontà della popolazione, in altissima percentuale, è stata unanime nel volerla erigere”. Il cardinale ricorda di aver partecipato, nel giugno di due anni fa, alle celebrazioni per il 20.mo anniversario della visita di Giovanni Paolo II a Zaspa-Danzica. La chiesa dedicata alla Divina Provvidenza sorge proprio nel luogo in cui Giovanni Paolo II celebrò la solenne Eucaristia con grande partecipazione di popolo e a sottolinearlo c’è l’imponente statua del Papa polacco al quale – afferma il segretario di Stato – la nostra generazione vorrebbe attribuire il nome di “Grande”. Esprime la sua gioia di esserci anche oggi e poi sottolinea quanto sia “significativo il fatto che le conseguenze della tragica Seconda Guerra Mondiale, scoppiata 70 anni fa a causa del nazismo, si siano spente proprio a Danzica, nel momento in cui fiorì Solidarność (Solidarietà)”. E a proposito di Solidarność sottolinea che “ha svolto un ruolo di cruciale importanza per la Polonia come pure per l’intera Europa”. Il tempio consacrato oggi – dice il cardinale Bertone - “affonda le proprie radici nel dolore, nel difficile contesto della dominazione sofferta dall’intera nazione polacca”. Anche nel XX secolo in alcuni casi – ricorda il cardinale Bertone – accadde qualcosa di simile a quanto patito dalle comunità cristiane che fiorirono nei primi secoli del Cristianesimo: nascondersi spesso nelle catacombe. Il cardinale Bertone sottolinea come “la Chiesa polacca non abbia mai cessato di prendersi cura delle chiese, cosciente che in esse ha origine la vita spirituale tramite il Battesimo, e gli altri Sacramenti”. Dunque il segretario di Stato sottolinea il valore dei santuari, delle cattedrali, che – dice - sono sempre legati ai luoghi abitati dagli uomini e ad essi si riferiscono. Come leggiamo nel vostro rituale, - aggiunge - il tempio “è segno del mistero della Chiesa, che Cristo ha sancito col proprio Sangue, affinché fosse sua Sposa piena di gloria, Verginità splendente della purezza della fede nonché Madre che desse la vita in virtù dello Spirito Santo”. La storia di 2000 anni di cristianesimo è legata a splendidi templi, soprattutto le Cattedrali, che – spiega il cardinale – “sono al contempo simboli della bellezza dell’architettura sacra ed indici dello sviluppo della civiltà, la quale non esisterebbe senza Dio e il suo legame speciale con l’uomo”. “E’ la vita stessa delle persone, è lo sviluppo della comunità della Chiesa, - aggiunge - che impongono la necessità di costruire nuove chiese”. Dunque il cardinale Bertone esprime la sua gioia di vedere legato il suo nome a questo tempio, in una terra tanto amata da Giovanni Paolo II, nella città che ha celebrato recentemente il primo millennio del Battesimo, conferito da sant’Adalberto. E proprio ricordando il motto molto caro a Giovanni Polo II, “Totus tuus”, affida le sue preghiere a Maria. Il cardinale Bertone, che si trova in Polonia da giovedì, si recherà nel pomeriggio a Częstochowa, dove in serata parteciperà alla preghiera mariana nel Santuario di Jasna Gòra e domani mattina terminerà il suo viaggio a Częstochowa con la celebrazione eucaristica per la festa nazionale della “Regina della Polonia” e per la conclusione dei festeggiamenti giubilari per il VII Centenario dell’approvazione pontificia dell’Ordine dei Monaci Paolini e della consegna della Regola di Sant’Agostino.

    inizio pagina

    Il Papa in Terra Santa: editoriale di padre Lombardi

    ◊   Fervono gli ultimi preparativi per l’ormai prossimo pellegrinaggio del Papa in Terra Santa, per il quale ancora questa mattina il Pontefice ha chiesto preghiere e che si svolgerà dall’8 al 15 maggio. Benedetto XVI inizierà il viaggio dalla Giordania, visiterà l’antica Basilica del Memoriale di Mosè sul Monte Nebo, poi sarà a Gerusalemme, Betlemme e Nazaret. Tra le tappe principali della visita, oltre ai luoghi santi cristiani, lo Yad Vashem, la Cupola della Roccia sulla Spianata delle Moschee, il Muro Occidentale e un campo di rifugiati palestinesi. Ma ascoltiamo l’editoriale di padre Federico Lombardi per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:

    Il giorno della partenza di Benedetto XVI per la Terra Santa è ormai imminente. Il viaggio più atteso e forse più impegnativo finora del suo pontificato. Viaggio di fede anzitutto, viaggio che più di ogni altro è veramente pellegrinaggio: ai luoghi più santi della storia della salvezza e soprattutto della incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

     
    Desiderio spirituale di ogni cristiano, è diventato spontanea priorità per i pontefici da quando i loro viaggi internazionali sono diventati una possibilità concreta. Non per nulla proprio il pellegrinaggio in Terra Santa di Paolo VI è stato il primo in assoluto di tali viaggi. Momento veramente storico e di grazia per la Chiesa cattolica che celebrava il Concilio, per il cammino ecumenico con l’incontro con il Patriarca Atenagora, per l’invocazione della pace fra i popoli della regione e del mondo. Giovanni Paolo II dovette attendere a lungo prima di poter compiere il desiderio di questo pellegrinaggio, ma poi ebbe la gioia di compierlo serenamente, nel cuore del grande Giubileo, vero culmine del suo grande pontificato, con momenti di preghiera di intensità sublime e con gesti memorabili di amicizia e vicinanza ai popoli ebreo e palestinese e alle loro sofferenze passate e contemporanee.

     
    Ora è la volta di Papa Benedetto. Sappiamo quanto la situazione politica nell’area sia incerta, quanto le prospettive di pacificazione siano fragili. Ma il Papa si mette in cammino ugualmente, con un coraggio ammirabile che si fonda nella fede, per parlare di riconciliazione e di pace. Tutti lo dobbiamo accompagnare non solo con una preghiera ordinaria, ma con quella mobilitazione spirituale che Giovanni Paolo II chiamava la “grande preghiera”. Perche la Chiesa si rinnovi alle sue sorgenti, l’unione fra i cristiani si avvicini, l’odio lasci finalmente il passo alla riconciliazione.

    inizio pagina

    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Pellegrino di pace nella Terra Santa martoriata da violenza e ingiustizia: il discorso di Benedetto XVI ai membri della Papal Foundation.

    Nell'informazione internazionale, un articolo di Luca M. Possati dal titolo "Dove porta l'alleanza Fiat-Chrysler?".

    Don Primo e il deserto intorno a Pio XII: in cultura, Raffaele Alessandrini su Papa Pacelli visto da don Mazzolari e stralci dal capitolo "La via Crucis del papa" tratto dal volume "Anch'io voglio bene al papa" scritto nel 1942 e ripubblicato in questi giorni dalla rivista "30 giorni".

    Se il Papa è scomodo: Giandomenico Mucci sui travisamenti del pensiero di Benedetto XVI.

    La stanchezza della memoria; l'irruzione della fiction nei racconto della Shoah: in anteprima l'articolo di Anna Foa nel nuovo numero di "Vita e Pensiero".

    inizio pagina

    Oggi in Primo Piano



    Iran: sdegno nel mondo per l'esecuzione della pittrice Darabi

    ◊   Ha suscitato forti reazioni e sdegno nel mondo l’esecuzione capitale, avvenuta in Iran, della giovane pittrice, Delara Darabi, condannata a morte per un omicidio che avrebbe commesso a 17 anni. Nonostante i gravi dubbi sulla sua reale colpevolezza, i giudici iraniani hanno ordinato che venisse uccisa, tramite impiccagione, all’alba di ieri, senza che il suo avvocato venisse informato, come invece vorrebbe la legge. Marco Guerra ne ha parlato con Mario Marazziti, portavoce della comunità di Sant’Egidio:

    R. - La pena di morte non è considerata una violazione dei diritti umani sempre e dovunque. Negli stessi Stati Uniti è considerata un atto di giustizia normale, in alcuni casi. Siamo noi che percepiamo questo come una grande violazione: in questo caso perché riguarda una donna, perché riguarda una donna di cultura, un reato imputato addirittura in un’età in cui si è ancora troppo giovani per capire la differenza tra bene e male in maniera piena. Il problema è che la pena di morte è qualcosa che va eliminata comunque dalla faccia della terra.

     
    D. - La pittrice Darabi è stata condannata per un reato commesso da minorenne e la stessa esecuzione è avvenuta senza tutele legali. Casi del genere, ci sono anche in altre parti del mondo?

     
    R. - Dobbiamo ricordare che fino al primo marzo del 2004, questa pratica era normale anche negli Stati Uniti. E' stata poi la Corte Suprema a dire che c’è un mutamento del sentimento di decenza del quale anche gli Stati Uniti devono tener conto. Per cui l’esecuzione, in questo caso, di persone ancora minorenni al momento del reato - e poi dei disabili mentali - è diventata illegale negli Stati Uniti. In realtà c’è un gruppo di Paesi - pensiamo, oltre a questi, alla Somalia - dove in realtà la vita umana non conta niente e che ancora ammettono l’esecuzione anche dei minorenni, o di minorenni al tempo del reato. Per una persona che sia completamente responsabile, anche magari di un crimine compiuto all’età di 13, 14, 15 anni, direi che il mondo dovrà trovare un altro modo per comminare la pena.

     
    D. - Al momento si registra qualche segnale positivo nella lotta alla pena di morte?

     
    R. - Negli ultimi 30 anni, siamo passati da 20, 30 Paesi contro la pena di morte, a praticamente 120 Paesi che oggi non usano la pena capitale. Noi abbiamo assistito, negli ultimissimi tempi, all’abolizione nel New Mexico ed anche in Africa ci sono diversi Paesi che l’hanno abolita recentemente, come il Gabon, il Burundi. E c’è un’iniziativa che speriamo arrivi in porto in Malawi. Ci sono poi l’Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan che oggi la stanno abolendo. Sono, questi, grandissimi segnali positivi. Dobbiamo fare un grande lavoro culturale, è un sentimento di rispetto della vita che sta salendo nel mondo: penso al fatto del Tribunale penale internazionale che non ammette la pena di morte neanche per i crimini contro l’umanità.

     
    D. - La comunità internazionale si sta sempre più mobilitando contro la pena di morte. Ma perché non c’è la stessa presa di coscienza in difesa della vita nascente?

     
    R. - La pena di morte, che è sempre stata popolare nella storia umana, è diventata meno popolare dopo la Seconda guerra mondiale. La reazione è partita dall’Europa. Dall’Europa è nata un’idea per cui democrazia, libertà, non possono coincidere con la morte. In realtà, oggi, c’è anche una cultura, che si è affermata in Occidente, di forte individualismo. Negli ultimi decenni, si è affermato un pensiero di libertà che è diventato estremo fino all’individualismo, quasi come una religione. Allora, in questa chiave, il corpo della donna ed il diritto di chi "vive" è diventato più forte del diritto di chi deve nascere. Io credo che anche qui ci sarà un ripensamento.

    inizio pagina

    Virus H1N1. Primo caso in Italia, un uomo giunto dal Messico: già guarito

    ◊   Nuova influenza: si espande il contagio del morbo che nel frattempo ha raggiunto l’Asia; al momento solo l’Africa sarebbe stata risparmiata dal virus A-H1N1. Ma un incoraggiamento giunge dagli Stati Uniti. Ce ne parla Claudia Di Lorenzi:

    La Nuova influenza “non sembra avere l’aggressività letale” che fece della febbre spagnola nel 1918 la peggiore pandemia influenzale che si ricordi: di fronte alla minaccia di una nuova epidemia globale, dati incoraggianti vengono dal centro di Atlanta per il Controllo delle Epidemie, che invita a non cedere al panico nonostante il virus abbia ormai contagiato persone in tutti i continenti, esclusa l'Africa. Le ultime stime diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità parlano di 615 casi accertati in 15 Paesi, di cui 16 mortali. Un bilancio in continua crescita alimentato nelle ultime ore dai dati provenienti dall’Asia: 2 i casi accertati, uno ad Hong Kong, nella Repubblica Popolare Cinese, dove le autorità assicurano che “non ci sono indizi di una diffusione di massa dell’influenza”, e l’altro in Corea del Sud, mentre altri due sono i casi sospetti in India, dove un giovane indiano e un cittadino britannico sono ricoverati a New Delhi perchè presentano i sintomi del virus. Ancora secondo l’Oms, in Europa le persone contagiate sarebbero oltre 30 e ieri in Italia 7 casi sospetti hanno dato esito negativo, mentre sarà presto dimesso l’uomo ricoverato a Massa Carrara per aver contratto una forma lieve della malattia. E’ il primo caso accertato nel Paese: l’uomo era giunto in Italia nei giorni scorsi da Città del Messico. Proprio il Messico resta il Paese più colpito: l'ultimo bilancio diffuso dal ministero della Sanità registra 16 morti e 397 casi accertati, con un tasso di mortalità pari all’1,2 per cento, ed individua nelle donne i soggetti più colpiti. Nel Paese La Commissione Episcopale di Pastorale Sociale in un comunicato ha ricordato che “è urgente rafforzare le misure di prevenzione e protezione di tutta la popolazione, per una responsabilità personale e collettiva”, mentre il Cardinale Juan Sandoval Íñiguez, arcivescovo di Guadalajara, ha invitato tutti i parrocchiani, sacerdoti e laici, alla calma e alla collaborazione, ed ha esortato alla speranza perché – ha detto - “le nostre vite sono nelle mani di Dio”. Da parte loro, le Diocesi del Paese si attivano per collaborare con le Autorità e frenare la diffusione della malattia. Un vaccino – riferisce l’Oms - potrebbe essere disponibile già entro i prossimi 4 mesi.

    inizio pagina

    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

    ◊   In questa quarta Domenica di Pasqua la liturgia ci propone il passo del Vangelo in cui Gesù si presenta come il Buon Pastore:

    "Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario … vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.

    Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all'Università Lateranense:

    Se qualcuno offre la sua vita per me, e al posto mio, ciò significa che io vivo grazie all'offerta sacrificale volontaria di un altro, che io devo il mio attuale essere in vita al gesto di donazione che l'altro ha compiuto per me. La radicalità di quell'offerta introduce nella mia vita una radicalità di dipendenza: io devo la mia vita ad un altro. Quando Gesù si presenta come il Buon Pastore che offre la sua vita, si presenta come il Figlio eterno che nell'obbedienza al Padre ridona quel che da Lui ha ricevuto ed anche, insieme, come Colui che ama le sue pecore e, facendo offerta di sé, le inserisce nella Sua stessa vita, che è poi quella medesima che riceve dal Padre. La dipendenza si svela allora, non come soggiogamento e come illibertà, ma come vita eterna, eterno amore, nella eterna comunione. Il legame col Buon Pastore ci libera dalla paura della morte che tiene soggiogati gli uomini per la vita intera (cf. Eb 2, 15). Troppo spesso oggi l'uomo vorrebbe per sé  la vita, ma senza l'Alleanza, senza il legame col «Pastore grande». E' il prototipo di ogni peccato: voler essere come Dio, contro Dio, disgiuntamente da Lui.

    inizio pagina

    Chiesa e Societā



    Elezioni a Panamá: i vescovi invitano a partecipare

    ◊   “Sull’impegno cittadino di fronte alle prossime elezioni” prende il nome la Lettera Pastorale dei Vescovi di Panamá in vista dell’imminente tornata elettorale, che vede chiamata la cittadinanza al rinnovo delle cariche presidenziali, parlamentari, amministrative e per il Parlamento Centroamericano. Domani saranno chiamati alle urne 2,2 milioni di elettori per eleggere il Presidente della Repubblica, il vice, 71 membri dell’Assemblea nazionale unicamerale, 75 sindaci, 623 rappresentanti municipali e 20 rappresentanti al Parlamento Centroamericano (Parlacen). I candidati sono: Ricardo Martinelli, imprenditore, leader di “Cambio Democratico” il partito da lui fondato e che ha stabilito alleanze con altri partiti: è favorito nei sondaggi. Balbina Herrera, donna in politica da molti anni, del Partito rivoluzionario democratico: nei sondaggi al secondo posto. Guillermo Endara, ex Presidente della Repubblica (Avanguardia morale della patria). Un appuntamento su cui i Vescovi hanno inteso pronunciarsi per rendere più consapevoli i fedeli dell’importanza del proprio esercizio di voto in un momento delicato sul piano sociale in cui la democrazia – scrivono i presuli panamensi è un’incompiuta”- Nel Paese, caratterizzato infatti da una iniquità sociale dilaga la corruzione, a cui si associa il problema della redistribuzione delle ricchezze, la qualità della vita che è andata peggiorando negli ultimi anni, l’inquinamento ambientale, lo smercio di cocaina con gli Stati Uniti, il sistema educativo che è gratuito, ma la cui qualità è andata a scadere nel tempo perché manca di un sostegno ai docenti. In questo quadro si inserisce il nuovo rapporto con l’amministrazione americana. Un quarto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Un quadro drammatico per lo sviluppo del Paese. Per questo, i vescovi guardano con preoccupazione alla situazione locale, elencando alcuni punti di criticità, che sottopongono alla riflessione dei candidati e degli elettori. L’analisi inizia appunto dalla “perdita di qualità della vita, a causa di una crescita economica priva di responsabilità sociale”. Viene poi toccato il tema dell’immigrazione, con la richiesta al Governo di modificare la recente legislazione sull’immigrazione e l’asilo, particolarmente per quanto si riferisce alla concessione dei visti umanitari. Non si tralascia la situazione delle carceri, per la dignità della persona che non viene rispettata, visto il ripetersi delle violazioni dei diritti umani e di episodi di abuso dell’autorità; a completamento della disanima, il testo pone in rilievo il flagello della corruzione, che fa cadere il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge, si aggiungono la violenza e insicurezza cittadina, con l’aumento della criminalità e il nesso sempre più pronunciato tra criminalità organizzata e delinquenza comune. Per i vescovi le sfide da raccogliere sono quelle della “vita, la famiglia, il bene comune, l’inclusione sociale e le politiche dello Stato, da rendere più decisamente orientate alla promozione del bene comune”. Nella Lettera, pubblicata dai Vescovi di Panamá al termine della prima Assemblea Plenaria ordinaria del 2009, celebrata dal 5 al 9 gennaio, si invitano tutti a partecipare alle prossime elezioni generali. La democrazia “sempre incompiuta” – sottolineano i presuli nell’ultima parte della Lettera – ha bisogno di crescere per edificare continuamente il Paese e il voto è una forma di partecipazione a tale processo. Nel momento di formulare la propria scelta, l’elettore dovrà considerare il profilo dei candidati in termini di coerenza di vita e preparazione, capacità di dialogo, conoscenza della realtà sociale ed economica, esperienza politica, impegno chiaramente manifestato per la difesa della vita umana. A conclusione della Lettera i vescovi invitano i fedeli a pregare affinché lo Spirito illumini la coscienza di ognuno nella costruzione del Paese invocando la patrona del Panamá Santa Maria la Antigua. (A.V.)

    inizio pagina

    Dati allarmanti sulla disoccupazione asiatica

    ◊   Sarebbero incerti i dati ufficiali riguardanti la disoccupazione che comunque continua a crescere. “Hanno avuto poco da celebrare e molto da temere i lavoratori asiatici per il primo maggio di quest’anno” ha scritto ieri il sito web “Earthtimes”, specializzato in notizie in materia. Difficile – informa il sito, ripreso dall’agenzia Misna – disporre di statistiche ufficiali sulla situazione. Per la stampa asiatica nella Repubblica Popolare Cinese sarebbero tra i venti ed i trenta milioni i lavoratori migranti che hanno perso il lavoro, a causa della crisi globale. Numeri che farebbero lievitare i disoccupati cinesi ad almeno 130 milioni di persone, il 10% della popolazione totale. Il livello più alto dal 1980. In Vietnam il numero dei disoccupati sarebbe oggi cinque volte quello del 2008, per un totale di 400mila persone soltanto nel settore dell’economia ufficiale. Ma anche in molti altri Paesi asiatici: Taiwan, Corea del Sud, Filippine, Singapore, Giappone, la disoccupazione aumenterebbe giorno dopo giorno. (A.V.)

    inizio pagina

    Crisi in Togo: le richieste dei lavoratori

    ◊   Pagamento di stipendi arretrati nella pubblica amministrazione, regolamentazione dei prezzi per generi di prima necessità e la sospensione di licenziamenti che gravano le condizioni economiche dei ceti meno abbienti. Sono le richieste avanzate dai lavoratori, ieri primo maggio, nel corso di una manifestazione tenutasi a Lomè, – di cui riferisce l’agenzia Misna- alla quale erano presenti il presidente Faure Gnassingbé, il primo ministro Gilbert Houngbo e il presidente del parlamento Abbas Bonfoh. Il ministro del Lavoro Octave Nicoué Brouhm ha preso nota delle richieste, fissate dai lavoratori in 19 punti, tesi a migliorare le condizioni di lavoro locale. (A.V.)

    inizio pagina

    Il vescovo di Pistoia sulla vertenza Radicifil: il lavoro è un diritto

    ◊   “Il lavoro e' un diritto, non una concessione ne' una fortuna” ha scritto il vescovo di Pistoia, mons. Mansueto Bianchi, prendendo spunto dalla vertenza in corso della Radicifil. L’azienda pistoiese produttrice di filati in nylon per calzetteria, facente capo al gruppo bergamasco Radici, che ha annunciato la chiusura dello stabilimento toscano. Da ieri 137 dipendenti sono in cassa integrazione. “Lo stabilimento pistoiese e i suoi lavoratori non vengano sacrificati ne' a vantaggio di altre sedi ne' di una logica molto attenta al profitto e meno interessata al diritto e alla dignità delle persone e delle famiglie'' scrive mons. Bianchi, che di recente ha presentato il fondo di solidarietà diocesano contro la crisi. Il vescovo pistoiese ribadisce che la Chiesa ''chiede il massimo impegno e da' tutto il sostegno alle autorità competenti perché facciano il possibile allo scopo di non perdere l'importante risorsa economica e sociale rappresentata dalla Radicifil. Il presule toscano definisce “drammatica” la situazione mentre esprime “vicinanza e solidarietà'' ai dipendenti e alle loro famiglie i cui “progetti per il futuro vengono inesorabilmente spenti”.(A.V)

    inizio pagina

    L’impegno della Caritas per i terremotati dell'Abruzzo

    ◊   Prosegue l’impegno di Caritas italiana nelle zone terremotate, un “cammino di prossimità, comunione e corresponsabilità” lo ha definito mons. Giuseppe Merisi, responsabile dell’organismo pastorale della Cei, aprendo i lavori della presidenza lo scorso 29 aprile. Un percorso – ha sottolineato – “subito tradotto nell’attivazione di un centro nazionale di coordinamento Caritas aperto all’Aquila, in aiuti immediati, e nello stare accanto quotidianamente alla gente”. Un lavoro generoso che non manca di portare frutto e che ora - aggiunge - "sta gradualmente suscitando gemellaggi, progetti di ricostruzione e di valorizzazione della solidarietà proveniente dal mondo intero”. “È proprio adesso, passata la fase di prima emergenza, che occorre assicurare una presenza costante e continua tra le popolazioni colpite dal terremoto” ribadisce al Sir don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana che assieme alle altre Caritas lombarde ha scelto di “adottare” la città di Paganica (7 mila abitanti e il centro storico distrutto) per poter mettere a punto un piano di azione nel lungo periodo. “Il prossimo passo che faremo – spiega don Davanzo – sarà individuare due o tre persone che possano rimanere stabilmente in Abruzzo per almeno due anni a fare da cerniera tra le Caritas del territorio e i volontari che invieremo volta per volta dalla diocesi di Milano”. Allo scopo la Caritas ambrosiana predisporrà a breve un “censimento” delle persone disponibili a partire per le aree terremotate. Fra i temi all’attenzione della presidenza di Caritas italiana anche l’impegno nella pastorale in Italia e in Europa. (C.D.L.)

    inizio pagina

    Conclusa l’Assemblea di primavera della Conferenza episcopale di Taiwan

    ◊   La celebrazione dell’Anno Sacerdotale, la solenne celebrazione dei 150 anni dell’evangelizzazione dell’isola nella solennità di Cristo Re, l’impegno di mantenere accesa la fiamma dell’evangelizzazione e la massima attenzione per le famiglia disagiate: sono questi - riferisce l'agenzia Fides - i temi dall’Assemblea di primavera della Conferenza Episcopale Regionale di Taiwan, svoltasi dal 13 al 17 aprile nella diocesi di Hua Lien. Tra i presenti mons. John Hung Shan Chuan, presidente della Conferenza Episcopale, che ha presieduto la riunione, i Vescovi delle Chiese locali e mons. Paul Fitzpatrick Russell, Counsellor Chargé d’affaires, che ha parlato della crisi economica globale e dell’impegno della Chiesa. Il cardinale Paul Shan, che per motivi di salute non ha potuto essere presente, ha inviato un messaggio esortando con forza “tutta l’isola di Taiwan a mobilitarsi per l’evangelizzazione”. I Vescovi hanno deciso che la celebrazione di apertura dell’Anno Sacerdotale avverrà insieme alla chiusura dell’Anno Paolino, approfittando dell’occasione per promuovere le vocazioni, soprattutto quelle giovanili. (C.D.L.)

    inizio pagina

    Scuola: intervento dei vescovi del Triveneto

    ◊   “Valorizzare il patrimonio di cultura, solidarietà, competenza e dedizione ai giovani che caratterizza da sempre l’attività scolastica e formativa della scuola cattolica”: è la prima richiesta - contenuta nell’appello rivolto dai vescovi del Triveneto, promotori di una conferenza sulla scuola. Al fine di “individuare alcune soluzioni possibili ed attuabili circa alcune questioni interenti al sistema educativo di istruzione e di formazione italiano” a partire “dal ricco patrimonio presente nel Nord-Est”. L’evento si è tenuto giovedì scorso presso il Centro congressi Papa Luciani ed ha visto – dice una nota del Sir- un migliaio i partecipanti fra docenti, genitori, studenti delle scuole superiori, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nel mondo della scuola, dirigenti e funzionari delle istituzioni scolastiche, amministratori locali, esponenti delle associazioni del settore. Nel documento finale rivolto “alle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli” per un maggiore impegno in materia di autonomia, federalismo, reale parità scolastica e formativa, e più ampia libertà d’educazione, i presuli chiedono “parità anche economica”. “I ritrovati’ 120 milioni di euro per le scuole paritarie – hanno detto nell’appello finale- dopo la drastica riduzione delle già esigue risorse operate dalla Finanziaria 2009, siano veramente destinati ai capitoli di spesa del sistema paritario” e “sia riconosciuta l’equivalenza dei docenti e dirigenti delle scuole paritarie con i colleghi delle statali”. “La parità non è una scelta a parte ma è inserita, a pieno titolo, come necessario valore aggiunto per l'intera scuola italiana” aveva detto ad apertura dei lavori mons. Cesare Nosiglia, vescovo di Vicenza e delegato episcopale per la scuola. “Nessun diritto in più – ha aggiunto mons. Nosiglia - ma nemmeno nessuna penalizzazione per le famiglie”. Durante la conferenza le associazioni scolastiche del settore hanno presentato un documento unitario nel quale affermano che “difendere l’esercizio del diritto paritario all’istruzione e alla formazione professionale degli studenti e della libertà di scelta da parte delle famiglie pone una pietra angolare a sostegno della crescita morale, sociale ed economica del Paese”. Sul fronte del federalismo i partecipanti alla conferenza sollecitano le istituzioni “affinché siano create strutture idonee (uffici per la parità a livello statale e regionale, e tavoli di concertazione) per la valorizzazione del sistema paritario”, e chiedono “una nuova legge regionale veneta sulla formazione professionale che aggiorni e completi l’attuale legge regionale 10/1990: una legge che valorizzi gli Enti di formazione” e “garantisca, attraverso risorse finanziarie regionali, nazionali e del Fse (Fondo sociale europeo) la possibilità di un futuro” da costruire “a favore e da parte dei giovani”. (A.V.)

    inizio pagina

    Convocazione del Rinnovamento nello Spirito: presentato un progetto in favore dei detenuti

    ◊   Giornata dedicata al sociale e alla cultura della Pentecoste oggi alla Convocazione del Rinnovamento nello Spirito Santo, in corso a Rimini fino a domani. Si chiama Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro e nasce da una Convenzione-Quadro tra il ministero di Grazia e Giustizia e la Fondazione “Mons. Francesco Di Vincenzo”, realtà nata in Sicilia all’interno del Rinnovamento nello Spirito. L’Agenzia avrà lo scopo di favorire contesti formativi, di accoglienza e di accompagnamento umano e spirituale a favore di detenuti, ex detenuti e rispettive famiglie. Il progetto – che sarà attuato dal Polo di eccellenza “Mario e Luigi Sturzo” – è stato presentato oggi qui a Rimini dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano: “L’obiettivo è di dare ai detenuti un’altra via”, ha detto il ministro, “altrimenti chi ha sbagliato continuerà a percorrere l’unica via che conosce: quella del crimine”. Questa iniziativa prende avvio proprio nel 50° anniversario della morte di don Luigi Sturzo. “L’Agenzia ripropone l’attualità degli ideali sturziani e la loro attuabilità a vantaggio di soggetti svantaggiati”, ha spiegato Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento e anche della Fondazione. La giornata si era aperta stamattina con un Incontro di Cultura della Pentecoste, dedicato ad una rilettura in chiave spirituale dell’attuale crisi economica, incontro che ha visto la partecipazione, oltre al ministro Alfano, anche di politici, giuristi ed economisti. “La crisi può essere provvidenziale”, ha sottolineato l’on. Enrico Letta, già Ministro dell’Economia, “perché ci aiuta a tornare ai fondamentali, a ciò che è essenziale”. La mattinata si è conclusa poco fa con un forte annuncio di Kiko Argűello: “Solo Cristo Crocifisso ci salva”, ha detto l’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, “il suo Amore è l’unica verità. Il mondo necessita di una nuova evangelizzazione”. Stasera, la concelebrazione sarà guidata dal Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, cardinale Stanislaw Rylko. Domani, a conclusione della Convocazione, è attesa la relazione finale del presidente Martinez. (A cura di Luciano Castro)

    inizio pagina

    Agesci: Assemblea annuale su legge, giustizia e misericordia

    ◊   “In modo chiaro, forte e convinto” l’Agesci si impegna ad educare le giovani generazioni con lo sguardo rivolto ad un futuro di cittadinanza vissuta e condivisa. E’ l’obiettivo che l’Associazione guide e scouts cattolici italiani - nata nel 1974, ad oggi con più di 177.000 soci - vuole riconfermare quest’anno, in occasione dell’Assemblea Annuale che si conclude domani a Bracciano (Roma). “Ragazzi protagonisti oggi, cittadini consapevoli domani: l’avventura dell’educazione” è il titolo della tre giorni che mette al centro i valori su temi riguardanti legge, giustizia e misericordia. Il programma dei lavori assembleari – riporta il Sir - vede oggi una tavola rotonda cui parteciperanno Agnese Cini Tassinario, presidente associazione Biblia, Valerio Onida, già presidente della Corte Costituzionale e Dario Missaglia, dirigente scolastico e membro della Fondazione Di Vittorio. La Concelebrazione eucaristica è presieduta oggi da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei. (A.V.)

    inizio pagina

    24 Ore nel Mondo



    L'operatore della Croce Rossa rapito nelle Filippine ha contattato la famiglia in Italia

    ◊   Eugenio Vagni è vivo. Dopo giorni di incertezza, l’operatore della Croce Rossa internazionale, rapito nelle Filippine più di 3 mesi fa, è riuscito a telefonare alla famiglia giovedì notte. Lo ha riferito la Croce Rossa Internazionale. L’ingegnere toscano, l’ultimo ostaggio ancora in mano ai terroristi di Abu Sayyaf, sta bene. Come racconta Enzo Brogi, consigliere regionale e intimo amico della famiglia Vagni, in un’intervista raccolta da Roberta Rizzo:

    R. – La telefonata è stata relativamente breve; Eugenio ha potuto comunicare lo stato di salute complessivamente buono, anche se in una situazione di difficoltà provocata prima di tutto dagli oltre cento giorni di segregazione e poi dall’affaticamento complessivo e dalle complicazioni dell'ernia.

     
    D. – Era la voce di una persona terrorizzata da quello che sta vivendo?

     
    R. – Immagino che adesso le sue difese si stiano, pezzetto per pezzetto, sgretolando.

     
    D. – Anche perché, in questo momento, si trova solo…

     
    R. – Anche questo è un elemento psicologico di enorme precarietà.

     
    D. – Come mai proprio giovedì sera è riuscito a telefonare?

     
    R. – E’ sicuro che vi sono state condizioni di precarietà nelle ultime giornate, dopo la liberazione del sequestrato svizzero; probabilmente si sono mossi con più facilità, e poi immagino che vi sia stata anche una volontà, da parte di coloro che lo tengono prigioniero, di dare un segnale di vita da parte di Eugenio e quindi consentire la possibilità di proseguire le azioni diplomatiche.

     
    D. – C’è un pericolo di vita effettivo, in questo momento?

     
    R. – La vita di Eugenio rappresenta una possibilità, da parte di chi lo tiene prigioniero, di poter trattare; nel momento in cui essa venisse meno, per loro si aprirebbero condizioni di diverso rapporto con il governo delle Filippine.

     
    Afghanistan
    In Afghanistan proseguono le operazioni delle forze della Coalizione internazionale contro i miliziani talebani. Otto soldati, fra cui tre statunitensi e due lettoni, sono rimasti uccisi nel corso di combattimenti con i ribelli nell'est del Paese. Intanto mercoledì è previsto un incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano Obama e quello afghano Karzai. Obama vedrà anche il capo di Stato pachistano Zardari.

    Pakistan
    Combattimenti senza sosta in Pakistan. L’esercito di Islamabad ha ucciso 16 talebani in un attacco nel distretto di Mohmand, al confine con l'Afghanistan. Nello scontro sono morti anche due soldati, altri risulterebbero invece dispersi.

    Iraq
    Per la prima volta, elicotteri iraniani hanno bombardato alcuni villaggi curdi nel nord dell’Iraq, contro gli indipendentisti curdi iraniani. Lo rende noto un agente di confine iracheno senza fornire un bilancio delle vittime. Il mese di aprile ha fatto segnare un’inversione di tendenza sul fronte della sicurezza, con una nuova ondata di violenze che ha provocato la morte di 355 persone. Si tratta del peggior bilancio negli ultimi 7 mesi. A riferirlo fonti interne irachene.

    A un anno dal ciclone Nargis
    Un anno fa, il 2 maggio 2008, l’uragano Nargis si abbatteva in Myanmar e devastava la provincia di Ayeyarwady e quella di Yangon, provocando oltre 140mila vittime, 800mila sfollati e danni ambientali e strutturali che hanno stravolto la quotidianità di 2,4 milioni di persone. Il processo di ricostruzione non ha ancora completamente alleviato le condizioni delle comunità colpite. La sfida è stata molto dura e difficile anche per tutti coloro che hanno lavorato per un ritorno alla normalità. La riflessione di padre Joseph Hang Khan Paul, direttore di Caritas Myanmar, al microfono di Emer McCarthy:

    R. – I would say that of course, more than 100 thousand people died …
    Certo, sono morte più di 100 mila persone, si parla di 140 mila vittime, ma i sopravvissuti adesso stanno meglio di prima, perché c’è stata veramente tanta gente che oltre al governo ha dato denaro per questa zona, e molte organizzazioni stanno prestando il loro aiuto in termini di alloggi, scuole, vestiario, rifugi … Ovviamente, purtroppo, gli aiuti non raggiungono tutte le zone colpite dal disastro, in particolare quelle più distanti dalle città e quelle zone che possono essere raggiunte solo via mare. Per questo la vita delle persone in queste aree è ancora molto difficile. La Chiesa è presente per fare quello che può. La Chiesa, attraverso i missionari, sta anche sostenendo i primi progetti di sviluppo nelle zone rurali; a tale scopo è stata creata anche l’associazione Karuna, che vuol dire Compassione. Non è però una Ong, perché il governo non gradisce molto le Ong. Nella Chiesa, attraverso la gerarchia ecclesiastica, lavoriamo concretamente allo scopo di reperire sempre nuovi fondi che vengono poi consegnati alle diocesi, alle parrocchie per raggiungere chi ha veramente bisogno. Non perdiamo tempo a farci pubblicità: facciamo i fatti.

     
    Somalia
    Non si fermano gli attacchi della pirateria somala che infesta le acque del golfo di Aden. Stamani i predoni hanno reso noto di aver sequestrato un cargo ucraino che trasportava veicoli destinati all'Onu. Pirati somali in azione anche nell’Oceano indiano, dove hanno sequestrato un cargo britannico. Poche ore prima, una nave da guerra portoghese ha catturato, disarmato e poi rilasciato 19 pirati dopo il tentativo di attaccare una petroliera norvegese. Ieri la stessa sorte era toccata ad altri tre predoni fermati al largo delle coste somale dalla marina francese.

    Obama nomina giudice Corte Suprema
    Il presidente americano, Barack Obama, ha annunciato le dimissioni di uno dei 9 giudici della Corte Suprema, il liberale David Souter. L’evento rappresenta la prima occasione di Obama per effettuare una nomina a vita determinante nell’ordinamento statunitense. In proposito il capo della Casa Bianca ha dichiarato che il prossimo giudice sarà certamente qualcuno che condivide il suo stesso rispetto per i principi fondamentali della Costituzione.
     
    Abruzzo
    Proseguono le verifiche di agibilità sugli edifici del comune e delle frazioni dell'Aquila che hanno subito danni per il terremoto. Al 30 aprile erano stati effettuati 21.607 sopralluoghi su edifici privati, pubblici, ospedali, caserme, scuole e attivita' produttive. Al momento il 53,7% delle strutture verificate risultano agibili, mentre il 22,7% è inagibile. Un nuovo punto della situazione sulla ricostruzione sarà fatto oggi pomeriggio a palazzo Chigi in una riunione con il premier Berlusconi. Intanto stamane nell’aquilano si sono registrate tre nuove scosse sismiche. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 122

     E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    inizio pagina