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Sommario del 15/06/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI chiede più coraggio nella lotta alla tratta delle persone. L'impegno delle religiose di tutto il mondo
  • Una delegazione di vescovi austriaci dal Papa
  • Il dottor Patrizio Polisca nuovo medico personale del Papa
  • Altre udienze e nomine
  • Il magistero di Benedetto XVI sul sacerdozio: servizio di verità nella carità per uomini "esperti nella vita spirituale"
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Iran: opposizione in piazza nonostante i divieti
  • Presentato l'incontro dei leader delle religioni mondiali a Roma in vista del G8 dell'Aquila
  • La Croce Rossa compie 150 anni
  • Chiesa e SocietÓ

  • Pakistan: Caritas Internationalis e Pom in aiuto degli sfollati dello Swat
  • Il Pam denuncia il rischio fame in numerosi Paesi in via di sviluppo
  • Investimenti in Africa per contrastare la crisi economica
  • Colombia: dopo la morte di un catechista Chiesa in difesa dei civili
  • Messico: uccisi un sacerdote e due seminaristi
  • Sri Lanka: nella festa di Sant'Antonio raccolti aiuti per i profughi
  • Vietnam: le autorità sfrattano suore che aiutano poveri e bambini
  • Filippine: attese e speranze per Eugenio Vagni sequestrato da cinque mesi
  • Strage in cattedrale in Nepal: uomo perdona la donna che le ha ucciso moglie e figlia
  • Repubblica Dominicana: il governo respinge le proposte di modifica alla legge sul matrimonio
  • Uganda: una casa per bambini orfani
  • L’intervento dell’arcivescovo di Lione sul dialogo fra ebrei e cristiani
  • Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII
  • Pronto il Catechismo della Chiesa cattolica per i fedeli ucraini
  • Ucraina: le Chiese orientali cattoliche d'Europa e l'ordinazione sacerdotale
  • Kenya: conclusa la 13.ma Giornata dell’educazione cattolica internazionale
  • Inghilterra-Galles: i dubbi dei vescovi sulle pari opportunità
  • Spagna: Giornata per la prevenzione delle droghe tra gli adolescenti
  • In un film-documentario la storia di padre Matteo Ricci, missionario gesuita in Cina
  • Italia: indetto un Anno Giubilare per gli 800 anni dalla nascita di San Celestino V
  • 24 Ore nel Mondo

  • Molti no alla proposta Netanyahu di uno Stato palestinese smilitarizzato
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI chiede più coraggio nella lotta alla tratta delle persone. L'impegno delle religiose di tutto il mondo

    ◊   “Religiose in rete contro la tratta di persone”: si è aperto stamane a Roma il Congresso internazionale promosso dall’Unione Superiore Maggiori (UISG) e dall’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM) e finanziato dagli Stati Uniti. “Vivo apprezzamento” per l’iniziativa ha espresso il Papa in un telegramma - a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - rivolto a tutti i partecipanti all’Incontro, ospitato fino al 18 giugno dall’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Il servizio di Roberta Gisotti.

     
    Auspica Benedetto XVI che questo “significativo incontro”, “susciti rinnovata consapevolezza dell’inestimabile valore della vita e sempre più coraggioso impegno in difesa dei diritti umani” per “il superamento di ogni forma di sfruttamento”. Oltre 4 milioni – si stima - le vittime della tratta ogni anno nel mondo, per metà sfruttati nell’industria del sesso. “Noi non resteremo in silenzio”, avevano messo nero su bianco le religiose nel documento finale della prima edizione del Congresso, lo scorso anno. E aprendo i lavori, a porte chiuse, è stato l’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e gli itineranti, ad incoraggiare le donne consacrate nella missione di lottare contro questo crimine “che viola i diritti umani fondamentali e distrugge spiritualmente e anche materialmente vite umane”.

     
    Ha dichiarato il presule che “la Chiesa in questo campo non solo ha un ruolo importante, ma anche profetico” e che “la tratta di persone è stata per troppo tempo sotto le strutture di controllo che coprono la vergogna e l’ipocrisia di alcuni componenti della società”. “Queste – ha spiegato mons. Vegliò - non sono cose facili per molti da accettare e di cui parlare, tanto meno da affrontare in quanto manifestano una zona oscura della condizione umana”. “Dobbiamo invece parlarne, ed agire con fiducia e sicurezza”. “Come cristiani - ha ammonito - non possiamo restare in silenzio di fronte ad un tale orripilante fenomeno”.

     
    A prendere la parola è stata poi la prof. Stella Morra, docente della Facoltà di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Sant’Amselmo che a partire dall’insegnamento biblico ha tracciato un percorso per smascherare "l’ignoranza e la connivenza" che aggravano il dramma della tratta e lo rendono in massima parte impunito. Da qui il “rifiuto del silenzio e dell’implicita complicità” di chi pensa che tale realtà non lo riguardi e “che sono problemi troppo grandi e inaffrontabili” e che “in fondo basta essere persone per bene” per evitare “certe situazioni”.

    Ricordiamo che l’Unione Superiore Maggiori al termine del primo Congresso sulla tratta delle persone nel giugno 2008 aveva lanciato un appello ai Governi in tutto il mondo per proteggere le vittime, chiedendo alle Conferenze episcopali, ai religiosi e alle comunità di ogni fede di “prendere posizione” ed unirsi in difesa dei diritti umani. Davide Dionisi ha intervistato suor Bernadette Sangma, della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, tra le promotrici della rete contro la tratta.

    R. – Nessun carisma può sentirsi estraneo a questo fenomeno che è diffuso in ogni angolo del mondo e le cui cause spaziano da quelle sociali e culturali a quelle economiche e politiche. Allora noi che ci occupiamo di promuovere la dignità delle persone veniamo interpellate sia nel nostro lavoro di promozione di una cultura in generale che sostenga la dignità e la promozione dei diritti delle persone, che anche nel nostro lavoro diretto e immediato nella prevenzione, protezione e recupero delle persone, che sono coinvolte in questo traffico.

     
    D. – Voi avete pensato ad una rete. Per quale motivo e quali sono gli obiettivi che vi ponete?

     
    R. – Noi abbiamo pensato alla rete, perché sappiamo che questo fenomeno sussiste proprio a causa di un’altra rete: la rete del crimine organizzato. Questa rete delle organizzazioni criminali è molto forte. Loro sono altamente organizzati nei vari Paesi. E quando parliamo del traffico, parliamo di tre diverse categorie di Paesi: i Paesi di origine, di transito e di destinazione. Le organizzazioni criminali sono talmente organizzate che si collegano dai Paesi di origine a quelli di transito e destinazione in modo molto facile. Allora, noi religiose che siamo presenti in tutte le parti del mondo vogliamo creare altrettante reti, però di solidarietà, affinché le persone non debbano cadere facili prede di queste organizzazioni criminali.

     
    D. – Non avete paura, suor Bernadette, di affrontare queste organizzazioni, di impedire, di porre dei freni a queste organizzazioni criminali?

     
    R. – Quando pensiamo alla nostra paura, sentiamo quella frase molto ripetuta nella Bibbia: “Non temere, io sono con te, io sono con voi.” Questa assicurazione che noi abbiamo dalla nostra fede ci aiuta. Non dico che non temiamo certi momenti, li temiamo sì, però abbiamo fiducia.

     
    D. – Che ruolo può avere la formazione in quest’ambito?

     
    R. – La formazione è molto importante, soprattutto per noi religiose, perché riusciamo a comprendere in modo più approfondito, in modo più radicale la nostra chiamata di essere dalla parte delle persone più bisognose di noi, del nostro servizio, della nostra vicinanza, del nostro accompagnamento. Quindi, la formazione di noi religiose a questa sensibilità è molto importante. E anche la formazione, in questo caso, della gente, penso sia molto importante, per far capire agli uomini e alle donne che una cultura della morte non può continuare a distruggere la vita di tante persone. Noi, come cristiane, ma anche semplicemente come persone umane, abbiamo questa vocazione di lavorare per produrre, per generare una cultura che promuova la vita.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Una delegazione di vescovi austriaci dal Papa

    ◊   Il Papa ha incontrato questa mattina nella Sala Bologna, in Vaticano, una delegazione di vescovi austriaci. I presuli hanno in programma, tra oggi e domani, colloqui con alcuni capi dicastero e responsabili della Curia Romana. Al centro della visita alcuni problemi della Chiesa in Austria, tra cui questioni riguardanti la diocesi di Linz.

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    Il dottor Patrizio Polisca nuovo medico personale del Papa

    ◊   Il Santo Padre ha nominato vice-direttore della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano il dottor Patrizio Polisca che assume allo stesso tempo l’incarico di medico personale del Papa. Il dottor Polisca sostituisce così in questo ruolo il dottor Renato Buzzonetti, al servizio per tanti anni di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI. Il dottor Buzzonetti è stato nominato a sua volta archiatra pontificio emerito.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina due presuli della Conferenza episcopale del Venezuela, mons. Gustavo García Naranjo, vescovo di Guarenas, e mons. Jesús Alfonso Guerrero Contreras, vescovo tit. di Leptimino, vicario apostolico di Caroní, in visita "ad Limina"; il sig. Pekka Ojanen, ambasciatore di Finlandia, in visita di congedo.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di vescovo ausiliare della diocesi di Limburg (Germania), presentata da mons. Gerhard Pieschl, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato vescovo ausiliare di Limburg il rev. Thomas Löhr, del clero della medesima diocesi, direttore dell’Ufficio Pastorale e Canonico del Capitolo Cattedrale di Limburg, assegnandogli la sede titolare vescovile di Diana. Il rev. Thomas Löhr è nato a Frankfurt (diocesi di Limburg) il 29 febbraio 1952 ed è stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1976 a Roma per la diocesi di Limburg.

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    Il magistero di Benedetto XVI sul sacerdozio: servizio di verità nella carità per uomini "esperti nella vita spirituale"

    ◊   I sacerdoti devono essere “esperti” di Dio. Si può riassumere così, in estrema sintesi, il magistero di Benedetto XVI su tutto ciò che riguarda il ministero dei presbiteri nella Chiesa. Nei suoi oltre quattro anni di Pontificato, il Papa ha più volte parlato dell’identità dei sacerdoti nell’epoca contemporanea e una più organica e approfondita riflessione sarà al centro dell’Anno sacerdotale, che inizierà ufficialmente venerdì prossimo, con i Secondi Vespri presieduti nella Basilica di San Pietro da Benedetto XVI nella solennità del Sacro Cuore di Gesù. Nel suo servizio, Alessandro De Carolis rievoca alcune delle più significative affermazioni del Papa sul sacerdozio:

    Chi va a Messa, si inginocchia in un confessionale, chiede un consiglio spirituale incontra un sacerdote ma in realtà vuole incontrare Cristo e vuole ascoltare la voce di Dio. E’ questa la semplice e insieme altissima missione di un prete. Essere un volto dietro il quale si intuisce un altro Volto, pronunciare parole che siano la Parola. Da questa straordinaria responsabilità, che esula da qualità solo umane, discende tuttavia che proprio l’umanità di un sacerdote sia continuamente modellata sulla divinità del Sacerdote per eccellenza, Cristo. Il magistero di Benedetto XVI è imperniato su queste convinzioni, riproposte in tutte le occasioni che fin qui hanno permesso al Papa di esprimersi su questo tema e in qualche modo preparare l’Anno sacerdotale.

     
    E’ evidente che se un prete, con la zavorra dei suoi limiti e la grazia del suo stato, è chiamato a misurare ogni giorno la propria vocazione che con il metro della santità - né più né meno vuol dire essere “un altro Cristo” - ciò che conta per lui è anzitutto un sistematico esame di coscienza. Il Papa ne ha tracciato uno pubblico, ad alta voce, durante la Messa Crismale di quest’anno. Nove domande, stringenti, un distillato di schiettezza spirituale:

     
    “Siamo veramente pervasi dalla parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto non lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa parola al punto che essa realmente dà un’impronta alla nostra vita e forma il nostro pensiero? O non è piuttosto che il nostro pensiero sempre di nuovo si modella con tutto ciò che si dice e che si fa? Non sono forse assai spesso le opinioni predominanti i criteri secondo cui ci misuriamo? Non rimaniamo forse, in fin dei conti, nella superficialità di tutto ciò che, di solito, s’impone all’uomo di oggi? Ci lasciamo veramente purificare nel nostro intimo dalla parola di Dio?”

    E’ evidente la spinta che il Pontefice imprime verso l’alto. Il sacerdote, osserva in quella stessa circostanza, è un uomo “sottratto alle connessioni mondane e donato a Dio”. E la meta finale di questo percorso è l’oggetto stesso per cui Benedetto XVI ha deciso di proclamare un Anno dedicato ai sacerdoti: favorire in loro la “tensione verso la perfezione spirituale”, come afferma il 9 marzo scorso quando ne dà l’annuncio davanti alla Congregazione per il Clero. Del resto, aveva obiettato il 25 maggio 2006 durante il suo viaggio in Polonia:

    “Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l’incontro dell’uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale (…) Siate autentici nella vostra vita e nel vostro ministero. Fissando Cristo, vivete una vita modesta, solidale con i fedeli a cui siete mandati. Servite tutti; se vivrete di fede, lo Spirito Santo vi suggerirà cosa dovrete dire e come dovrete servire”.

    Dunque, sguardo sempre rivolto a Dio e quindi rivolto all’umanità. Il sacerdote vive tra due mondi, ma il Papa è sempre molto realista quando si tratta di valutare l’impatto delle cose della terra sull’anima del prete, che deve essere proiettata verso il cielo. Per questo, dice durante la Messa Crismale del 2008:
     
    “Il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno per il bene”.

    I mezzi per la “perfezione” sono noti a ogni presbitero: Eucaristia, fedeltà a una preghiera profonda, formazione permanente. Il Papa ne parla quasi ogni settimana, quando le stanze della sua casa si riempiono di vescovi di tutto il mondo che vengono a raccontargli delle loro Chiese particolari. Ma è possibile fin qui individuare un concetto su tutti, il leit-motiv che - secondo Benedetto XVI - “fa” il sacerdote, come dichiara il 13 maggio 2005, nel tradizionale incontro con il clero romano:

    “Tutto ciò che è costitutivo del nostro ministero non può essere il prodotto delle nostre capacità personali (…) Siamo mandati non ad annunciare noi stessi o nostre opinioni, ma il mistero di Cristo e, in Lui, la misura del vero umanesimo. Siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola 'Parola', che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza”.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   All’Angelus il Papa, in vista della conferenza dell'Onu sulla crisi economica e finanziaria (dal 24 al 26 giugno a New York), chiede scelte strategiche per assicurare a tutti alimentazione e vita dignitosa.

    Il gioco delle parti: in prima pagina, Luca M. Possati sul discorso del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’università di Bar Ilan, a Tel Aviv.

    In cultura, un articolo di Carlo Bellieni dal titolo “Ci voleva un genio per chiamarlo bambino?”: Leonardo, il Codice Windsor e la vita dell'uomo non ancora nato.

    Il Minotauro che non vogliamo essere; la disabilità e il labirinto delle fragilità umane: Giulia Galeotti sul volume di Jackie Leach Scully “Disability Bioethics. Moral Bodies, Moral Difference”.

    L’inno alla vita arriva da una carrozzella: Sabino Caronia recensisce il nuovo romanzo di Tommy Wieringa “Joe Speedboat”, tradotto in italiano.

    Andrea Possieri su un volume di Annette Dumbach e Jud Newborn che ripercorre la storia della Rosa Bianca.

    Emilio Ranzato ricorda la rivoluzione silenziosa di Nicholas Ray, il regista di “Gioventù bruciata” morto trent’anni fa. 

    L’epica del Far West ritorna in Minnesota: Andrea Monda intervista il romanziere Leif Enger.

    Nell’informazione religiosa, il messaggio del cardinale Tarcisio Bertone letto durante la chirotonia episcopale del gesuita Cyril Vasil, nuovo segretario della Congregazione per le Chiese orientali, svoltasi ieri nella basilica di Santa Maria Maggiore. All'avvenimento è dedicata una pagina.

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    Oggi in Primo Piano



    Iran: opposizione in piazza nonostante i divieti

    ◊   In Iran, dopo tre giorni dalla chiusura delle urne l’autorità suprema Khamenei ha detto di avere dato personalmente istruzioni al Consiglio dei guardiani "perchè esamini con precisione i reclami dell’opposizione sui risultati del voto”. Intanto, proseguono le agitazioni a Teheran nonostante il governo abbia vietato nuove manifestazioni contro la vittoria di Ahmadinejad. Il servizio di Marco Guerra:

    Dopo due giorni di agitazioni promosse dai sostenitori del leader riformista, Mussavi, che contestano la vittoria elettorale di Ahmadinejad, denunciando massicci brogli, in Iran si fa sentire la mediazione dell’autorità suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Il leader religioso, cui spetta l'ultima parola su ogni questione, ha esortato in un colloquio con il candidato sconfitto alle presidenziali a ricorrere a mezzi legali per contestare l'esito del voto. Khamenei ha anche ordinato al Consiglio dei guardiani - competente per eventuali violazioni elettorali - di esaminare con attenzione il ricorso presentato da Mussavi. Da parte sua, l’organismo ha detto che darà una risposta “da 7 a 10 giorni dopo aver ricevuto i risultati ufficiali” del voto. A Mussavi è stato concesso intanto di prendere parte alla marcia di protesta che ha preso il via nella capitale, ma solo per invitare alla calma i suoi sostenitori. Secondo la stampa internazionale, prosegue però la repressione della polizia, che nella notte avrebbe lanciato un raid fra i feriti delle sommosse ricoverati in un ospedale di Teheran. L’ultimo bollettino diffuso dalla polizia parla di 170 arresti in 48 ore di disordini. E dopo la riconferma delle principali linee politiche, fra cui il programma nucleare, anche Ahmadinejad sembra aver accusato qualche ripercussione dalle proteste. Il presidente iraniano ha infatti rinviato la visita a Mosca in programma per oggi. Per un'analisi sull’attuale situazione politica iraniana, abbiamo sentito il giornalista iraniano della rivista geopolitica Limes, Bijan Zarmandili:

     
    R. - La chiave, in realtà, della vittoria elettorale di Ahmadinejad si trova in un lavoro molto ampio che è stato fatto precedentemente attraverso questo partito invisibile nel Paese, cioè il partito del Pasdaran, il partito dei basiji, dei volontari. Questo, probabilmente, significa anche l’esistenza di una base elettorale, di una base sociale per la politica di Ahmadinejad, ma certamente anche un segnale di una forte frattura all’interno della società iraniana, con grandi manifestazioni nelle città iraniane, con morti e feriti a Teheran. L’Iran, a questo punto, è un Paese lacerato.

     
    D. - C’è, comunque, molto fermento politico e intellettuale nella società iraniana...

     
    R. - Effettivamente, come stiamo vedendo, esiste nel Paese una grande potenzialità di cambiamento cui partecipano i giovani, le donne, la società civile, gli artisti, gli intellettuali ma anche la classe media riformista. Il problema è un altro: manca una leadership capace di guidare questa grande forza e bisogna domandarsi se Mussavi sia in grado di farlo. I conservatori, Ahmadinejad, gli ultraconservatori hanno un progetto politico, hanno una strategia, hanno in mano gli apparati dello Stato. Dall’altra parte, c’è una grande potenzialità nel Paese alla quale manca però un progetto politico attuabile.

     
    D. - Quindi, per ora non bisogna aspettarsi alcun cambiamento?

     
    R. - E’ già cambiato qualche cosa. Il fatto stesso che non venga accettata una qualsiasi forma di soluzione imposta dall’alto, il fatto che vi sia stato oltre l’85 per cento di affluenza alle urne, il fatto che sia sia notato un grande movimento di giovani, di donne, precedentemente al giorno del voto, in tutte le città iraniane, vuol dire che esiste una potenzialità nel Paese con la quale chiunque deve fare i conti, compreso un uomo come Ahmadinejad.

     
    D. - Quali saranno le ripercussioni sullo scacchiere internazionale?

     
    R. - Ahmadinejad pensa di aver vinto non solo le presidenziali iraniane, ma di aver comunque influenzato gli Hezbollah libanesi, e in qualche modo di aver conquistato un buon posto all’interno del Movimento palestinese. Pensa di poter svolgere attraverso la politica nucleare un posto anche a livello della potenza regionale. Tutto questo lo rende più forte.

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    Presentato l'incontro dei leader delle religioni mondiali a Roma in vista del G8 dell'Aquila

    ◊   “La dimensione religiosa è essenziale per lo sviluppo, per la convivenza e per la pace tra i popoli”. E’ quanto ha evidenziato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, intervenuto stamani nella Sala Marconi della nostra emittente per presentare il IV Incontro dei Leader delle Religioni Mondiali, che inizia domani a Roma, in vista del G8 dell’Aquila in programma a luglio. Una due giorni che segue i precedenti appuntamenti di Mosca, nel 2006, Colonia nel 2007 e Sapporo, in Giappone, dello scorso anno. Il servizio di Benedetta Capelli:
     
    L’acqua, la sicurezza alimentare, la salute, l’educazione e la pace, sono alcuni temi che, a partire da domani, saranno al centro dell’Incontro dei Leader delle Religioni Mondiali. Centoventinove i delegati presenti alla due giorni che si svolge a Villa Madama a Roma con il coordinamento del governo italiano. Una riunione che avrà un prologo all’Aquila, città duramente colpita dal sisma dello scorso 6 aprile. Il perché di tale scelta da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso:

     
    "Noi domattina andremo all’Aquila perché crediamo che il sogno di un futuro migliore non possa non partire dalle piaghe del mondo, dalle ferite di questo mondo".

     
    Una riunione fortemente condizionata dalla crisi economica globale che ha messo in discussione la correttezza delle regole finanziarie e che pertanto bisognerebbe riscrivere. Qual è il messaggio che da questo incontro può arrivare al G8 di luglio? Ancora mons. Vincenzo Paglia:

     
    "Vorrebbe far presente ai capi politici che la dimensione religiosa è essenziale anche per lo sviluppo, per la convivenza, per la pace tra i popoli. Certo, il 'potere' religioso non è un 'potere' esteriore, è tutto interiore, perché è basato sui cuori, su quelle forze spirituali che sono profonde nella storia, ma senza di esse gli altri poteri rischiano di essere fondati sull’argilla".

     
    In questo senso diventa importante l’unità religiosa e riunirsi assume così un significato nuovo. Mons. Vincenzo Paglia:
     
    "Ci raduniamo per parlare a noi stessi, dicendo che anche noi, uomini di religioni diverse, ormai siamo consapevoli che non possiamo più vivere gli uni separati dagli altri. Le religioni debbono riscoprire al loro interno questa tensione alla universalità, che in qualche modo fa parte del loro stesso credo".

     
    Al termine dell’incontro sarà prodotto un documento che il premier Berlusconi consegnerà agli otto grandi della terra. Una dichiarazione che guarda anche all’Africa. Cosa i leader religiosi mondiali possono dire in proposito? Ancora mons. Paglia:

     
    "Noi vorremmo dire che l’Africa è un partner importante non solo dell’Europa, ma dell’intero pianeta. Non è possibile porre attenzione ad una sola parte, magari la propria, se vogliamo la pace universale o la pace perpetua, in qualche modo. Questo corpo malato non è separato dal pianeta, è parte di noi tutti".

     
    Una linea ideale che dunque unisce l’Aquila e l’Africa, una sofferenza che il G8 non può dimenticare.

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    La Croce Rossa compie 150 anni

    ◊   Il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa compie 150 anni e festeggia tornando alle origini. L’appuntamento è dal 23 al 28 giugno a Solferino (Mantova) laddove nel 1859 Henri Dunant, in occasione di una delle più cruente battaglie del Risorgimento, ebbe l’idea di soccorrere migliaia di feriti indistintamente dalla loro appartenenza. Da allora ad oggi i valori di universalità, neutralità e indipendenza, hanno costruito una rete di 186 società nazionali con oltre 98milioni di volontari attive nei punti critici del mondo. La storia e le motivazioni saranno raccontate agli oltre 4000 giovani attesi a Solferino con musica, workshop e incontri. Sentiamo al microfono di Gabriella Ceraso il commissario straordinario della Cri, Francesco Rocca.

    R. – Assolutamente, il grido a Solferino è per tutti fratelli. Quindi, c’è questa attenzione all’uomo, a mettere l’uomo al centro, che è la cosa più importante. L’immagine di Solferino più bella nel racconto di Henri Dunant è proprio delle donne di Solferino e di Castiglione, che si prendono cura degli austriaci, dei francesi, degli italiani a prescindere dalla nazionalità, a prescindere dalla parte in cui erano in conflitto. Quello è stato il momento sicuramente più alto e più nobile, da cui ha preso il via questa straordinaria idea, che oggi è ancora così attuale. Oggi, siamo l’organizzazione umanitaria più rappresentativa a livello di volontariato. Uno dei nostri principi è proprio il servizio libero e gratuito.

     
    D. – Allora, a Solferino, quest’anno, protagonisti i giovani e, abbiamo visto, in tanti modi. Perché?

     
    R. – In un momento in cui si vive una crisi valoriale importante, riteniamo che la trasmissione di questi valori ai più giovani sia un elemento fondamentale, perché non ci si dimentichi di chi rimane indietro. I giovani saranno i leader, anche politici, del futuro.

     
    D. – Loro saranno i portatori di un documento, che è “Le sfide del terzo millennio”...

     
    R. – E’ il lavoro che faranno i nostri giovani a Solferino. Questo è l’aspetto più appassionante. Loro in quei giorni si riuniranno in più gruppi di lavoro, per elaborare questo documento, che verrà consegnato a Ginevra, alle Nazioni Unite, ai leader della Croce Rossa e ai rappresentanti delle Ong più rappresentative, proprio per segnalare le urgenze e i bisogni dell’umanità.

     
    D. – Le Solferino di oggi, in cui voi siete impegnati, quali sono?

     
    R. – Per noi, la nostra Solferino, in questo momento, in Italia, è l’Abruzzo. Io vorrei ricordare, però, le Solforino di tutti i giorni, quelle che combattono le famiglie che hanno un portatore di handicap, persone che hanno un malato, un malato terminale, le famiglie che combattono per arrivare alla fine del mese. Solferino ha veramente un valore altamente simbolico, in quelle che sono le nostre battaglie di tutti i giorni.

     
    D. – All’Abruzzo sarà dedicato questa enorme raccolta di fondi e l’Abruzzo vede i vostri volontari impegnati sul terreno...

     
    R. – Beh, i volontari ad oggi impegnati sono già diverse migliaia. Sforniamo migliaia di pasti ogni giorno. E’ un’esperienza umana meravigliosa nel rapporto con la popolazione.

     
    D. – Poi però c’è il Pakistan, c’è il Darfur, c’è lo Sri Lanka, ci sono le Filippine...

     
    R. – Sicuramente, in questi giorni ci aspettiamo una notizia da troppi mesi: la liberazione nelle Filippine di Eugenio Vagni, senza condizioni e che possa essere restituito ai suoi affetti. In questi giorni siamo impegnati in Pakistan, perché c’è una crisi umanitaria tra i profughi veramente enorme, che deve vedere l’impegno di tutte le società ricche. Non vediamo in questo momento strade e vie d’uscita.

     
    D. – Voi sarete tra le Ong che torneranno in Darfur?

     
    R. – Se ci verrà chiesto, noi saremo pronti. Noi ci stiamo preparando anche per sostenere il lavoro in Kenya e ad esempio per la parte della crisi somala, quindi sui profughi per l’accoglienza, per le zone di fuga. Ci sono più o meno tre direttrici e noi cercheremo di essere presenti lì, per sostenere i loro bisogni.

     
    D. – Quali sono i suoi auspici per i prossimi anni? Ad ogni compleanno ci si augura qualcosa...

     
    R. – Veder crescere il numero dei volontari e veder crescere in particolare il numero dei giovani. E’ ovvio che uno può anche dire di diminuire il peso delle guerre, il peso dei bisogni, perché questo è nelle corde di ciascuno, ma siccome sappiamo che questa è una strada più difficile, che cresca allora questa sensibilità alla cultura del volontariato. Questo è l’aspetto bello.

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    Chiesa e SocietÓ



    Pakistan: Caritas Internationalis e Pom in aiuto degli sfollati dello Swat

    ◊   In Pakistan l’insicurezza e la mancanza di fondi sta mettendo a rischio le operazioni umanitarie a sostegno di oltre 2 milioni e mezzo di sfollati, in fuga dai combattimenti tra esercito pakistano e talibani nella zona nord-occidentale del Paese. Lo denuncia oggi Caritas internationalis, ricordando l’appello di 7 milioni di dollari lanciato il 1° giugno per sostenere 385.000 persone. “La risposta agli urgenti bisogni della popolazione pakistana è stata finora inadeguata”, sottolinea la nota. “Il mondo ha dimenticato il Pakistan – afferma Paul Healy, rappresentante in Pakistan di Trocaire (Caritas Irlanda) –. O forse pensa a questo Paese solo in termini di ‘guerra al terrore’ e bombardamenti. Persone innocenti che sono state forzate a fuggire dalle loro case hanno grande bisogno di cibo, medicine e sostegno psicologico”. La maggior parte “ha trovato rifugio presso altre famiglie e solo il 15% vive nei campi”. Le Caritas di diversi Paesi (Pakistan, Svizzera, Usa, Irlanda e Paesi Bassi) stanno fornendo cibo, generi non alimentari, prodotti per l’igiene, tende per cristiani, indù e minoranze sikh a Hassan Abdal e Mardan. Una campagna di sensibilizzazione e di aiuto per gli sfollati di Swat è stata lanciata anche dalle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Pakistan. Le POM hanno promosso un raccolta di fondi in favore degli oltre due milioni di profughi della Provincia della Frontiera di Nordovest, vittime del conflitto in corso fra l’esercito regolare pakistano e i gruppi militanti talebani. Dando corso all’appello dei vescovi del Pakistan, che hanno chiesto ai fedeli pakistani di mobilitarsi per l’assistenza umanitaria, le POM, su iniziativa del direttore padre Mario Rodrigues, hanno chiesto a tutte le parrocchie e le associazioni cattoliche di indire una raccolta fondi straordinaria, per rispondere all’emergenza in corso, cha sta scuotendo tutto il paese. Nella raccolta sono coinvolti anche bambini e ragazzi, che hanno disposto nelle chiese piccole scatole per le offerte, con il compito di sensibilizzare gli adulti sulla difficile situazione. L’opera delle POM - riferisce l'agenzia Fides - si affianca all’impegno generale della Chiesa pakistana che prosegue senza sosta. I cristiani in Pakistan hanno messo in campo le loro risorse, l’esperienza e le capacità per venire incontro alla drammatica situazione degli sfollati. Attualmente i campi profughi allestiti dalle autorità, in collaborazione con le Ong, sono 27 in sei differenti distretti vicini alla valle di Swat. I volontari cristiani portano assistenza alla popolazione che è in maggioranza musulmana, senza alcuna preferenza o discriminazione. Fra i profughi vi sono anche parte dei 100mila cristiani presenti nella Provincia della Frontiera di Nordovest. (R.P.)

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    Il Pam denuncia il rischio fame in numerosi Paesi in via di sviluppo

    ◊   Uno studio del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite condotta in Armenia, Bangladesh, Ghana, Nicaragua e Zambia evidenzia che la crisi finanziaria si sta facendo sentire soprattutto sulle famiglie che sono così a rischio fame. Come si legge sull’agenzia Sir, l’agenzia dell’Onu chiede ai governi maggiori investimenti nei programmi di protezione sociale. Gli esperti sottolineano che “la maggioranza delle famiglie è costretta a tagliare il numero dei pasti giornalieri” e acquista “cibo più economico e meno nutriente, soprattutto in Nicaragua e nello Zambia, alcune famiglie spendono meno per la salute o ritirano i propri figli da scuola”. A causa del rallentamento dell’economia, inoltre, molti lavoratori emigrati non riescono più a mandare denaro a casa. I più colpiti sono i lavoratori non specializzati delle aree urbane, le famiglie che dipendono dalle rimesse dall’estero (in particolare in Armenia dove queste rappresentano il 20% del Pil nazionale e costituiscono la principale fonte di reddito per circa un quarto dei nuclei familiari, in Nicaragua e Bangladesh), i lavoratori espulsi dai settori dell’export (Nicaragua, Ghana e Bangladesh) e quanti lavorano nel settore minerario e del turismo (Zambia).(B.C.)

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    Investimenti in Africa per contrastare la crisi economica

    ◊   Servono 80 miliardi di dollari per costruire infrastrutture che permettano all’Africa di competere sui mercati internazionali. E’ quanto ha riferito la signora Obiageli Katryn Ezekwesili, vicepresidente della Banca Mondiale per la regione Africa al World Economic Forum (WEF) di Città del Capo, in Sudafrica. Una cifra importante che è cresciuta perché sono mancati gli investimenti dei Paesi stranieri nel continente. Come riporta l’agenzia Fides, la crisi finanziaria globale non solo ha rallentato ma ha anche bloccato le risorse destinate alle infrastrutture. Inoltre, in Africa, la crisi ha il volto delle donne contadine. Secondo la signora Ezekwesili ogni serio programma di sviluppo africano deve tenere conto della “grande percentuale della popolazione rurale del Continente impegnata a lavorare in piccoli appezzamenti di terreno” soprattutto per l’autoconsumo.(B.C.)

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    Colombia: dopo la morte di un catechista Chiesa in difesa dei civili

    ◊   Il Segretariato nazionale di Pastorale sociale della Colombia ha diffuso un comunicato a seguito dell’assassinio di Jorge Humberto Echeverri Garro, 40 anni, professore ed operatore pastorale, rivolgendo un appello all’opinione pubblica nazionale ed internazionale in merito alla situazione di violenza che sta colpendo in maniera indiscriminata il dipartimento di Arauca. Nel comunicato, firmato da mons. Héctor Fabio Henao Gaviria, direttore del Segretariato nazionale di Pastorale sociale, l’organismo manifesta il suo profondo rifiuto per questo fatto e la sua grande preoccupazione “per la persistenza del coinvolgimento della società civile nel conflitto armato, a scapito degli spazi umanitari e neutrali che la Chiesa cattolica apre in questa zona ed in ogni Paese”. L’11 giugno scorso il professor Jorge Humberto Echeverri Garro, si trovava a Colonos, Panama di Arauca, per partecipare ad una riunione di Pastorale sociale incentrata sui progetti della Chiesa nella zona a favore del rinvigorimento comunitario, in accordo con la Caritas della Germania. Nel corso dell’incontro, un gruppo di guerriglieri ha invaso il centro urbano e si è diretto fino al luogo della riunione dove, senza dare alcuna spiegazione, ha colpito a morte il docente. “Jorge Humberto, oltre ad essere riconosciuto per la sua leadership - si legge nel comunicato - era anche catechista e membro della rete di docenti nell’ambito di un’altra proposta di Pastorale sociale con i Centri educativi gestori di pace e convivenza, che viene attivata in questa stessa zona in accordo con l’ACNUR”. La Pastorale Sociale esprime la sua solidarietà ed il suo sostegno alla popolazione di Arauca, in particolare alla comunità del Panama di Arauca, ed ai parenti delle vittime, esortandoli a non cadere nello sconforto. Allo stesso tempo rivolge un appello ai guerriglieri armati affinché rispettino lo spazio umanitario “e non coinvolgano la popolazione civile negli scontri, garantendo i diritti umani. Con fede rinnovata - conclude il comuinicato - la Chiesa continuerà nel suo impegno per la costruzione della pace in Colombia, accompagnando e fortificando le persone più vulnerabili e colpite dal conflitto armato in corso nel Paese, lottando per la dignità di ogni essere umano, per fare della Colombia una terra di pace”. (R.P.)

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    Messico: uccisi un sacerdote e due seminaristi

    ◊   Mons. Maximino Martínez Miranda, vescovo di Ciudad Altamirano nello Stato di Guerrero, in Messico, ha confermato ieri l’uccisione di un sacerdote, padre Habacuc Hernández Benítez, e di due seminaristi, Eduardo Oregón Benítez e Silvestre González Cambrón, mentre a bordo di una camionetta attraversavano la città per prendere parte a una riunione sulla pastorale vocazionale. Per la stampa locale, le tre vittime sono state colpite alle spalle da alcuni proiettili e sono rimaste probabilmente coinvolte in una battaglia tra bande giovanili del narcotraffico. Per ora la polizia e le autorità della città non hanno dato una versione plausibile dei fatti. L’arcivescovo di Acapulco, mons. Felipe Aguirre Franco, confermando ieri dopo la Messa le prime notizie fornite dal vescovo di Ciudad Altamirano, nel corso di in un breve incontro con la stampa ha ipotizzato che si possa trattare di un terribile incidente. Involontariamente il sacerdote e i due seminaristi possono essere incappati nel mezzo di un regolamento di conti, cosa quasi “normale” in numerose località del Messico, dove spesso la fanno da padrone bande di narcotrafficanti. Esprimendo solidarietà e partecipazione ai parenti delle vittime e ai loro parrocchiani, mons. Aguirre Franco ha annunciato che “le quattro diocesi della provincia ecclesiastica si riuniranno oggi e domani per analizzare la grave situazione che si vive nello Stato di Guerrero” e sicuramente “daremo alla stampa un nostro comunicato”. “Quanto accaduto è un duro colpo per Guerrero e per la comunità della diocesi di Ciudad Altamirano”, ha aggiunto il presule che ha rinnovato il suo appello affinché “si metta fine quanto prima ad ogni tipo di violenza, che spesso usa i cittadini come scudi umani”. Dopo aver ricordato i numerosi fatti incresciosi delle ultime settimane, mons. Felipe Aguirre Franco ha detto con tristezza che ormai si è diventati “ostaggi di questo scontro violento con il quale i cartelli della droga cercano di far quadrare i loro conti”. “Si tratta – ha proseguito - di poteri importanti che operano al sopra di noi cittadini; a volte questi gruppi sono in grado anche di contagiare altre persone che poi imitano questo tipo di violenza con lo scopo d’imporre la legge della giungla”. Infine, l’arcivescovo di Acapulco ha sottolineato la gravità della situazione dicendo che sembra imporsi “la legge delle armi” e ciò, ha spiegato, “tende a far vedere come naturale che i fratelli si uccidano tra loro”. “Le forze armate non sono sufficienti per trovare una soluzione vera e definitiva – ha ammonito il presule - al dramma del narcotraffico e della violenza”. “Ora occorrono azioni - ha concluso mons. Felipe Aguirre Franco - che vadano a risolvere le cause ultime di questa situazione”; per questo bisogna chiedere “con sincerità l’aiuto e l’assistenza di Dio”. (A cura di Luis Badilla)

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    Sri Lanka: nella festa di Sant'Antonio raccolti aiuti per i profughi

    ◊   La festa di Sant’Antonio, il 13 giugno, è servita per sostenere i profughi delle guerra e raccogliere aiuti da inviare nei centri di accoglienza. L’idea è venuta ai fedeli della parrocchia di Dalupoth a Negomobo, vicino alla capitale Colombo, che hanno dedicato agli sfollati tamil l’annuale festa del santo a cui è dedicata la loro chiesa. Il parroco padre Roshan Fernando spiega ad AsiaNews che l’idea è nata da una semplice considerazione: “I combattimenti sono finiti, ma i rifugiati dovranno ricostruire la loro vita normale in breve tempo e noi dobbiamo aiutarli”. Il sacerdote racconta di averne discusso con i fedeli chiedendo loro come era possibile celebrare la festa senza dimenticare la situazione drammatica delle migliaia di profughi della guerra. “Non li ho forzati - racconta padre Fernando -, ma spiegando bene la situazione delle vittime del conflitto ed il vero significato dell’insegnamento del Signore, essi hanno riconosciuto che aiutare i rifugiati era il vero bisogno del momento. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è stato “Condividiamo la nostra festa con le vittime della guerra”. Racconta padre Fernando: “Ho chiesto ai parrocchiani di celebrare contenendo il più possibile le spese per le decorazioni, il cibo, i fuochi d’artificio e gli abiti della feste e di usare i soldi per comprare qualcosa di utile da destinare ai rifugiati”. Ne è nata una colletta di aiuti estesa a tutta la popolazione che alla fine ha permesso la raccolta di materiale che riempirà almeno due camion. (R.P.)

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    Vietnam: le autorità sfrattano suore che aiutano poveri e bambini

    ◊   Ancora suore private della loro casa, in Vietnam. L’11 giugno, le religiose dell’ordine delle Cross Lovers di Thu Thiem, un suburbio di Ho Chi Minh City, sono state convocate dai responsabili del secondo distretto per un incontro, nel corso del quale sono state informate della decisione delle autorità di “spostarle” dalla loro unica casa, nella quale vivono da almeno 170 anni. E’ stata una notizia terribile per le suore, così come per i bambini della scuola e per i poveri della zona ai quali offrono la loro opera. La loro casa - riferisce l'agenzia Asianews - è situata in appena 15mila metri quadrati di terreno, quello che resta di quello che è stato lasciato loro per vivere e portare avanti le loro attività caritative dopo che le stesse autorità hanno confiscato 100 acri (oltre 40mila metri quadrati) di terreno con la scuola media e superiore, quando l’allora Saigon è stata presa dai comunisti. Dal 1840, le suore avevano speso un’incalcolabile quantità di tempo per trasformare una zona tropicale, umida e boscosa in case, scuole e fattorie vivibili, nelle quali si mantenevano loro e i poveri della zona. Le suore che nella prima parziale confisca della loro proprietà non si erano ribellate, stavolta, dal momento che vengono cacciate dalla loro unica casa, hanno deciso di rompere il silenzio e di non subire un’altra ingiustizia. Vogliono restare nella loro casa e battersi non solo per i loro diritti, ma anche per il bene di coloro che sono beneficiati dalla loro carità: gli svantaggiati e i bambini della scuola. In quel piccolo pezzo di terra, infatti, le suore hanno realizzato una chiesa, un convento, una scuola per lo studio e le vocazioni, una fattoria, una casa di assistenza, una clinica e un asilo frequentato da 400 bambini. Tante vite che saranno colpite se le suore saranno spostate in un altro luogo, dal momento che nessuno potrà seguirle nella nuova sede. (R.P.)

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    Filippine: attese e speranze per Eugenio Vagni sequestrato da cinque mesi

    ◊   Il calvario di Eugenio Vagni, l’operatore della Croce Rossa in mano a una banda di sequestratori del gruppo radicale “Abu Sayyaf” nell’isola di Jolo, continua: il volontario, rapito il 15 gennaio con altri due operatori (poi liberati), è sottoposto a marce forzate nella giungla dell’isola ma, secondo informazioni ufficiali delle autorità filippine è vivo, pur sofferente a causa di un’ernia. Il timore attuale, riferiscono fonti locali, è che la sua liberazione possa venire strumentalizzata per vicende politiche interne alle Filippine, e che Vagni sia utilizzato dai ribelli per fini politici. Intanto l’esercito ha potenziato la sua offensiva sull’isola per stanare i gruppi responsabili del rapimento: sull'isola di Jolo si sono intensificati i combattimenti tra ribelli ed esercito: negli ultimi tre giorni almeno 22 persone sono rimaste uccise, e dozzine ferite. “Le truppe non si fermeranno finché non avranno neutralizzato il gruppo di Abu Sayyaf e risolto il problema del rapimento”, ha detto il portavoce dell'esercito filippino. La Chiesa locale - riferisce l'agenzia Fides - ha indetto veglie di preghiera e continua a sensibilizzare la popolazione sui temi della non violenza e della riconciliazione, chiedendo a tutti di contribuire al rilascio di Vagni. I vescovi delle Filippine Sud si sono dichiarati favorevoli a una maggiore visibilità dei militari per le strade e nei “luoghi sensibili”, per scoraggiare i terroristi e mantenere l’ordine pubblico. Molti temono che, visti i rischi e le violenze subite dagli operatori umanitari, molte Ong che operano nella zona possano ritirarsi e abbandonare i progetti avviati, con gravi conseguenze negative per la popolazione locale. Le azioni terroristiche come i sequestri, sottolineano i vescovi, rappresentano un evidente danno per l’intera società e tutti hanno il compito di condannarle e fermarle, nell’interesse comune. (R.P.)

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    Strage in cattedrale in Nepal: uomo perdona la donna che le ha ucciso moglie e figlia

    ◊   Dalle macerie e dalle lacrime il perdono di un uomo, che, rimasto ferito a seguito dell’attentato, avvenuto nella cattedrale di Kathmandu il 23 maggio scorso, ha perdonato l’autrice dell’esplosione, in cui hanno perso la vita la figlia e la moglie. Balan Joseph Palamoottil, il nome del laico cattolico di origine indiana, che ha perdonato Sita Thapa Shrestha, incontrandola nella stazione di polizia dove è detenuta, a poca distanza proprio dal luogo della strage. L’uomo ha avuto la forza e la fede per perdonare - riferisce l’agenzia Fides che riporta l’intervista fatta all’uomo - “Quando ho visto Sita, mi è tornata in mente la storia di San Paolo, che perseguitava i cristiani, e ho pensato che Sita potesse fare la sua stessa esperienza di conversione. Quindi le ho annunciato il messaggio di amore e di perdono di Gesù Cristo”, ha detto Balan, indiano originario del Kerala. Balan ha offerto la sua testimonianza pubblica nel corso di una celebrazione svoltasi di recente nella stessa Chiesa dell’Assunzione, davanti a numerosi fedeli, che hanno pregato per le vittime e per la pace in Nepal. L’uomo ha raccontato la sua storia anche ai fedeli cristiani di altre confessioni, annunciando la sua decisione di restare in Nepal, Paese, dove è giunto da emigrante 20 anni fa, operando per la pace e la riconciliazione. Balan ha detto che continuerà a dedicare la vita agli altri suoi due figli, portando nella sua famiglia e a tutti coloro che incontrerà la sua testimonianza di vita cristiana. (A.V.)

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    Repubblica Dominicana: il governo respinge le proposte di modifica alla legge sul matrimonio

    ◊   Resta invariata la facoltà concessa dallo Stato Dominicano alla Chiesa cattolica, con la firma del Concordato del 1954, di celebrare i matrimoni: mercoledì scorso è stata respinta dall’Assemblea dei revisori la proposta di modifica da apportare alla Costituzione, che intendeva riconoscere gli effetti civili ai matrimoni realizzati da tutte le chiese della Repubblica Dominicana. La proposta faceva parte della relazione elaborata da una Commissione speciale di membri dell'assemblea, alla quale era stato assegnato lo studio degli articoli 44, 45 e 46 della Costituzione della Repubblica Dominicana, che si riferiscono alla famiglia. Un totale di 108 membri dell'assemblea hanno votato a favore e 106 si sono detti contrari ad eliminare il numero 4 dell'articolo 44 della relazione presentata dalla Commissione. La proposta diceva che: "I matrimoni religiosi avranno effetti civili nei termini stabiliti dalla legge". Inoltre l'Assemblea ha approvato che il matrimonio può avvenire solo tra un uomo ed una donna, chiudendo la possibilità ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, come succede in alcuni Paesi. Sono stati anche riconosciuti diritti e doveri di un uomo e di una donna che si uniscono in matrimonio, stabilendo anche le norme ereditarie per figli e mogli. L'articolo 44 è stato elaborato da una Commissione speciale presieduta da Cristina Lizardo. Si stabilisce infine che ogni persona ha diritto a costruire una famiglia, e che l'uomo e la donna godranno di uguali diritti e doveri. Intanto nel Paese continua il dibattito sull'aborto, in particolare sull'articolo 30 della Costituzione, che difende incondizionatamente la vita, dal concepimento fino alla morte naturale. L'Assemblea nazionale della Repubblica Dominicana ha approvato il 21 aprile, con 167 voti a favore e solamente 32 contrari, la proposta di mantenere invariato l'articolo 30. In questi giorni tutti i legislatori del Congresso sono riuniti in un'assemblea speciale, per una seconda lettura o revisione della Costituzione. Il cardinale Nicolás di Jesús López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo, - riferisce l’agenzia Fides - durante la celebrazione della santa Messa per la solennità del Corpus Domini, lo scorso giovedì, ha sottolineato che in questi momenti: "il popolo dominicano e i gruppi cristiani, con la Chiesa cattolica in testa, mantengono un atteggiamento di vigilanza ed attenzione fino alla conclusione del processo costituzionale" affinché si rispetti il diritto alla vita. Ha affermato inoltre: "non vogliamo che i nostri legislatori vadano a copiare quello che altri governi, organismi internazionali, grandi capitali ed altre organizzazioni stanno facendo per promuovere l'aborto nel mondo". Egualmente ha ricordato che : "l'ampia maggioranza del popolo dominicano ama e rispetta la vita umana e vuole che nel testo costituzionale rimanga il rispetto e la difesa della vita". "Crediamo e professiamo la nostra fede nella vita e siamo disposti a difenderla sempre" ha concluso il cardinale. (A.V.)

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    Uganda: una casa per bambini orfani

    ◊   “L'Uganda sembra a prima vista un vero paradiso eppure questo Paese vive il dramma della povertà che provoca sofferenza e morte” afferma padre Danilo Salezze in riferimento alla nascita in cantiere di una casa-famiglia per i bimbi orfani e per le mamme abbandonate a Mbarara, nel sud ovest dell'Uganda. Lo prevede un progetto di solidarietà promosso dai frati della basilica di Sant'Antonio da Padova. L'iniziativa si è concretizzata dopo il recente viaggio proprio di padre Salezze, direttore generale del «Messaggero di Sant'Antonio» ed ora è stata rilanciata anche dalla rivista mensile pubblicata dai francescani conventuali. Il direttore racconta delle enormi difficoltà vissute dalla popolazione, spiegando che alla lunga guerra civile, alla miseria e alla fame, si accompagna la piaga terribile della diffusione dell'Aids. Dei trenta milioni di persone infette da hiv nel mondo, due milioni infatti sono ugandesi e l'80% non sa neppure di essere in questa situazione di estremo rischio. Peraltro non esiste in Uganda una medicina di base, e solo chi può pagare riceve qualche assistenza. Nel Paese l'Aids, oltre a fare moltissime vittime, - riferisce l’Osservatore Romano, occupatosi dell’iniziativa dei frati - è diventato fra l'altro la causa prima di molte altre situazioni drammatiche, come quella dei milioni di bambini rimasti orfani. C'è infine un elevato numero di donne malate a causa del virus, le quali sono colpite anche da altre patologie, fisiche o mentali, tutte conseguenza dell'abbandono in cui si trovano. “A questi bambini e a queste donne, dunque — sottolinea il direttore — sarà dedicata la casa-famiglia Shalom, che rappresenta un segno della solidarietà concreta dei tanti devoti di sant'Antonio sparsi nel mondo”. “Il progetto — specifica padre Salezze — nasce in collaborazione con la comunità Yesu Aurire (Gesù è vivo) di Mbarara, fondata da un sacerdote della diocesi di Mbarara, padre Emmanuel Tusiime”. “Nel progetto — aggiunge — è coinvolto un gruppo di volontari laici, uomini e donne che hanno conosciuto direttamente il dolore, il lutto, la malattia e l'abbandono, e che oggi sono impegnati nel restituire dignità alle persone che chiedono aiuto”. Per i promotori, l'iniziativa di solidarietà è insieme un modello di assistenza e sviluppo, che si basa su una grande esperienza di fede. Casa Shalom sarà in grado di accogliere fino a un centinaio di persone: settanta bambini orfani e malati affetti dall'Aids, quindici mamme sofferenti per disturbi psichiatrici con i loro bambini; oltre a un gruppo del personale volontario e medico. Il terreno è già disponibile e la comunità di Mbarara è pienamente coinvolta nell'iniziativa. Padre Emmanuel pensa già agli sviluppi futuri della casa di accoglienza: essa sarà collegata all'ospedale e all'università e diventerà un luogo di formazione per gli operatori sociali. L'intera città verrà coinvolta nell'iniziativa, i bambini bisognosi di assistenza saranno così reintegrati nelle famiglie e le donne troveranno un lavoro. Manca per ora il denaro per comprare il materiale e pagare il lavoro degli operai, ma i francescani della basilica di Sant'Antonio di Padova, attraverso la Caritas antoniana, hanno comunque deciso di appoggiare questo progetto, convinti nell'aiuto di tanti amici. (A.V.)

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    L’intervento dell’arcivescovo di Lione sul dialogo fra ebrei e cristiani

    ◊   “Il mondo attende da noi la messa in opera della misericordia di Dio nei riguardi dei suoi figli che ne hanno più bisogno. Perché non agire insieme e gratuitamente nei Paesi poveri, presso i malati di aids per esempio, e presso le persone anziane o i detenuti?” è la domanda- riflessione dell’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, nel discorso tenuto all'Istituto di teologia Santi Cirillo e Metodio dell'Università statale di Minsk, dove ha ricevuto la laurea honoris causa dalle mani del rettore, il metropolita Filarete, esarca patriarcale in Bielorussia e presidente della Commissione teologica sinodale del Patriarcato di Mosca. “Credo che porterebbe molto profitto una riflessione teologica sulla profezia. – ha detto il porporato - Certo, sia gli ebrei che i cristiani leggono i profeti, ma ho l'impressione che questi ultimi hanno assunto un posto secondario nella liturgia ebraica: la sezione dei profeti, che è letta ogni sabato, è scelta in funzione del passo della parasha. E presso i cristiani, dove il Vangelo occupa certamente un posto centrale, la lettura dei profeti è a volte un aspetto aggiuntivo. Temo che la difesa legittima delle nostre istituzioni ci porti a perdere di vista il senso della parola profetica, con la quale Dio interviene nella nostra storia e conserva sempre il diritto di rivoluzionarla”. Nel suo discorso, - diffuso dall’Osservatore Romano - il cardinale Barbarin ha compiuto un lungo approfondimento storico sulla situazione del dialogo fra ebrei e cristiani e, tra i fatti più recenti, ha ricordato l'importanza dell'intervento, «altamente simbolico», del rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, membro della commissione mista Israele-Santa Sede, al Sinodo dei vescovi su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, nell'ottobre scorso in Vaticano. “È stato bello — ha commentato l'arcivescovo di Lione — vedere vescovi del mondo intero riuniti attorno al Papa, in presenza dei delegati di altre Chiese cristiane, ascoltare un rabbino che ci spiegava, come un fratello maggiore, che nelle nostre comunità la Parola di Dio è una sorgente d'acqua viva che irriga tutto: la preghiera, la vita familiare e sociale, il servizio ai poveri, l'insegnamento della fede”. (A.V.)

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    Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII

    ◊   Fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sulla beatificazione di Pio XII, adesso prega invece per lui e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo. E’ un rabbino statunitense che si è pronunciato sulla vicenda nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione dal titolo: “Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana. Il rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, spiega il perché di questo suo ripensamento. “Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che il Papa potesse fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni di ebrei furono uccisi”. Poi – ha raccontato il rabbino – nel mese di settembre del 2008 era stato a Roma, su invito di Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva capire il ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto. In quell’occasione il rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema. Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione – riferisce l’agenzia Zenit. “Le prove che ho visto – ha scritto lo statunitense – mi hanno convinto che la sola motivazione di Pio XII è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”. E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perché fu sempre anticomunista”. “E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”. “Io spero – ha auspicato il rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”. Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, ha parlato del “bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”. Suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora. Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a Zenit a cui ha rilasciato un’intervista – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”. Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti. Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen: “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di nazismo dai comunisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”. In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”. “Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di Stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”. (A.V.)

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    Pronto il Catechismo della Chiesa cattolica per i fedeli ucraini

    ◊   Sarà pubblicato nel 2010 in Ucraina il Catechismo della Chiesa cattolica. L’edizione sarà finanziata dall’Opera Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). L’annuncio della prossima pubblicazione è stato dato in Germania nella casa madre dell’Opera stessa da parte di suor Luiza Ciupa, la curatrice dell’edizione presso l’Istituto Catechetico di Lviv. “Sarà il libro della nostra fede per la nostra Chiesa – ha detto la curatrice all'agenzia Zenit - e verrà tradotto in almeno sei lingue”, per i fedeli di rito greco nel mondo. Ad ora l’ufficio britannico di ACS ha fornito fondi per 18.000 euro per coprire i costi. “E' un progetto costoso - ha ammesso suor Ciupa - , ma è anche molto importante per la Chiesa, perché porta la gente ai sacramenti e nella vita della Chiesa”. “Penso – ha aggiunto suor Luiza - che ogni volta che ci apriamo all'approfondimento della nostra fede, della nostra tradizione, della nostra appartenenza alla nostra Chiesa particolare, riusciamo a vivere la nostra fede più profondamente e a esprimerla in modo più adeguato – e ciò ci aiuta in qualche modo a conoscere meglio chi siamo”. Il testo completo del Catechismo verrà presentato al Sinodo dei Vescovi a novembre per l'approvazione finale. Suor Ciupa è stata coinvolta nel progetto, che ha usufruito di contributi di esperti come teologi, catechisti, liturgisti ed esperti biblici, sotto la guida del Vescovo Peter Stasiuk di Melbourne , in Australia. (A.M.)

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    Ucraina: le Chiese orientali cattoliche d'Europa e l'ordinazione sacerdotale

    ◊   "Il sacramento dell'Ordine sacro" è il tema scelto, seguendo l’indicazione del Papa per una riflessione sul ministero e sulla figura del sacerdote cristiano, per l’incontro che si è svolto dal 12 al 14 maggio scorso nel seminario "Beato Teodor Romza" di Uzhhorod, in Ucraina. Si è trattato – si legge sull’Osservatore Romano – di un appuntamento annuale degli esponenti orientali cattolici d'Europa (Choce), per la prima volta sotto il patrocinio del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee). Trentasette i partecipanti provenienti da tredici Paesi europei: Ucraina, Polonia, Bielorussia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Cipro, Bulgaria, Germania, Serbia, Grecia, Italia. I lavori sono stati aperti dai saluti del vescovo Sasik e dell'arcivescovo Ivan Jurkovic, nunzio apostolico in Ucraina, il quale ha portato anche il significativo messaggio augurale inviato dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Tra i temi dei 4 giorni : gli aspetti teologici e liturgici del sacramento dell'ordinazione; il sacramento dell'ordine: diritti e obblighi del vescovo e dei sacerdoti; le prospettive bibliche del sacerdozio di Gesù nella Lettera agli Ebrei. La giornata conclusiva dei lavori si è svolta alla presenza del cardinale Péter Erdo, presidente del Ccee, che ha trattato il tema "Libertà, assistenza religiosa e reciprocità fra confessioni cristiane" analizzando i diversi significati della reciprocità nel diritto internazionale, ecclesiastico, canonico. “Come a ogni incontro – riferisce il quotidiano della Santa Sede - a partire dal 1997, anche quello di quest'anno ha avuto le caratteristiche del pellegrinaggio”. Molto ampia la partecipazione della popolazione. La prossima sessione è stata fissata dal 7 al 10 ottobre 2010 in Bulgaria su invito del vescovo Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia per i cattolici di rito bizantino-slavo, nella ricorrenza del 150.mo anniversario dell'Unione dei Bulgari. Il tema scelto sarà: "I criteri di ecclesialità delle Chiese cattoliche orientali e la realtà di oggi (aspetti ecclesiologici e pastorali)".(B.C.)

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    Kenya: conclusa la 13.ma Giornata dell’educazione cattolica internazionale

    ◊   Oltre 500 studenti, provenienti da 90 scuole africane, sono intervenuti, nei giorni scorsi, alla 13.ma Giornata dell’educazione cattolica internazionale. L’evento, che si è svolto presso la Ngenia High School di Nairobi, in Kenya, ha avuto come tema “Modificare il comportamento come segnale di speranza e di successo”. All’incontro - riferisce l'agenzia Cisanews - è intervenuto anche l’arcivescovo di Nairobi, card. John Njue, il quale ha esortato i genitori a collaborare con gli insegnanti nella creazione di un ambiente favorevole per la formazione dei giovani. “I docenti – ha aggiunto il porporato – non dovrebbero dimenticare le necessità degli studenti; dovrebbero invece ascoltare cosa hanno da dire per prevenire ogni genere di disagio”. Di qui, l’esortazione rivolta dal card. Njue ai ragazzi, affinché ricordino che “Dio ha un progetto per ognuno di voi e voi dovreste camminare accanto a lui”. Poi, l’indicazione di cinque principi importanti per conseguire il successo: valorizzare la persona prima di ogni altra cosa, seguire una disciplina personale, rispettarsi gli uni con gli altri, interagire con persone che abbiano un giusto modo di pensare e, infine, lasciarsi guidare da Dio. Istituita nel 1993 per le regioni dell’Africa francofona, la Giornata dell’educazione cattolica internazionale è stata celebrata per la prima volta in Kenya nel 1995. (I.P.)

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    Inghilterra-Galles: i dubbi dei vescovi sulle pari opportunità

    ◊   I vescovi di Inghilterra e Galles hanno espresso, in un documento inviato al parlamento, le loro riserve sulla nuova legislazione sulle pari opportunità che viene discussa in questo periodo alla Camera dei Comuni. La nuova legge - riferisce l'agenzia Sir - sostituirà centinaia di leggi minori e di direttive europee che regolano il problema della discriminazione tra persone di sesso, razza, religione e età diversa. È proprio tra il diritto a praticare la propria religione e il diritto a tutelare punti di vista diversi che ci sono stati scontri negli ultimi anni tra le Chiese cristiane e lo Stato. Quasi tutte le agenzie di adozione cattoliche hanno chiuso perché lo Stato, che le ha sempre finanziate, ha proibito loro di discriminare le coppie che adottano in base al sesso, costringendole a considerare le coppie omosessuali allo stesso modo di quelle eterosessuali. I vescovi sono preoccupati per una nuova norma, contenuta nella legge, che toglierebbe loro il diritto di scegliere i dipendenti da assumere se si fa eccezione per sacerdoti e per insegnanti di religione. "La Chiesa si troverebbe nella posizione assurda di non poter escludere da un incarico, che prevede il contatto con giovani, un candidato divorziato che si è risposato", hanno scritto i vescovi. Vi è anche la possibilità che un dipendente delle strutture della Chiesa cattolica acquisti, con la nuova legislazione, il diritto di portare in tribunale la Chiesa stessa, perché si sente offeso dalle immagini religiose presenti negli edifici cattolici. (A.M.)

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    Spagna: Giornata per la prevenzione delle droghe tra gli adolescenti

    ◊   Uno studio dell'Università di Valencia, promosso dalla Confederazione Don Bosco con il sostegno del Ministero di Sanità e Politica Sociale, ha reso noto che i dati relativi al consumo di droghe tra gli adolescenti sono preoccupanti. L’età media di inizio nel consumo è tra i 13 ed i 15 anni e, benché i giovani manifestino di essere coscienti dei rischi, considerano di più le aspettative di beneficio legato al consumo che i possibili pericoli. A margine di questi dati, la Confederazione Don Bosco, che raggruppa 137 centri giovanili di salesiani e salesiane, ha organizzato la Giornata dell’“Efficacia delle azioni preventive della tossicodipendenza nei giovani”, rivolta a persone ed enti che lavorano nella prevenzione del consumo di droghe, allo scopo di dibattere sull’efficacia delle loro azioni, cercando linee operative per il futuro. Questa Giornata, che si celebrerà a Madrid il 27 giugno, analizzerà l’attuale situazione del consumo di droghe tra i giovani, tentando di confontare questi dati con l’impatto che le azioni di sensibilizzazione e prevenzione hanno sul consumo. Inoltre si analizzeranno le tendenze attuali del lavoro in questa materia e si cercherà di formulare proposte più concrete con un orizzonte più ampio. La Confederazione Don Bosco - riferisce l'agenzia Fides - è un’associazione nata nel 1991. Lavora insieme a 10 federazioni e 137 centri giovanili in difesa e nella promozione dell’infanzia e della gioventù, specialmente di quella a rischio emarginazione, attraverso il protagonismo giovanile e secondo lo stile educativo di Don Bosco. Il suo lavoro si sviluppa attraverso vari programmi, quali ad esempio l’educazione ai valori, la qualità della vita infantile, l’educazione alla salute, la formazione e l’impiego, la formazione e la sensibilizzazione al volontariato, nonché mediante iniziative giovanili a livello europeo. (R.P.)

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    In un film-documentario la storia di padre Matteo Ricci, missionario gesuita in Cina

    ◊   "Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago" è il titolo del film-documentario del regista Gjon Kolndrekaj che sarà presentato in anteprima mondiale giovedì alle 21 a Roma. La proiezione è stata organizzata dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, dalla Curia generalizia della Compagnia di Gesù e dalla diocesi di Macerata-Recanati-Tolentino-Cingoli e Treia. Della durata di 50 minuti, la pellicola, prodotta da Rai Eri-Cda servizi editoriali e alla quale collabora il Centro Televisivo Vaticano, ha ricevuto anche il benestare del governo di Pechino. Interamente girata tra Roma e Macerata - cittadina natia di padre Matteo Ricci - con la colonna sonora del maestro Stelvio Cipriani, il film s’inserisce nell'ambito delle celebrazioni centenarie ricciane. Si tratta della prima grande manifestazione in vista del 2010, quarto centenario della morte del gesuita. Grande soddisfazione è stata espressa dal regista Kolndrekaj che racconta di aver conosciuto padre Matteo Ricci nel 1976, in occasione di un viaggio a Pechino. “Dedicarmi alla figura di Ricci, missionario cattolico e scienziato italiano che entrò in relazione con la filosofia e il pensiero orientale, era una cosa che mi affascinava – ha detto il regista - spero che questo lavoro contribuisca a far conoscere la figura e le opere di Matteo Ricci non solo agli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto ai più”.(B.C.)

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    Italia: indetto un Anno Giubilare per gli 800 anni dalla nascita di San Celestino V

    ◊   Sono trascorsi 800 anni dalla nascita di san Celestino V, collocata dagli storici tra il 1209 e il 1215. Per l’occasione, la Conferenza episcopale dell’Abruzzo e del Molise (CEAM) ha indetto uno speciale Anno Giubilare, che andrà dal 28 agosto 2009 al 29 agosto 2010. Durante questo periodo, l’urna contenente le reliquie del Papa abruzzese verrà portata in pellegrinaggio in tutte le diocesi dell’Abruzzo e del Molise, sostando un mese in ciascuna di esse. Ad inaugurare l’Anno Giubilare sarà la Santa Messa presieduta dal Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, che si svolgerà il prossimo 28 agosto, alle ore 18.00, sul Piazzale della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, là dove Celestino V fu incoronato Papa nel 1294 e dove oggi riposano le sue spoglie. La Santa Messa segnerà anche l’inizio del rito della 715.ma Perdonanza Celestiniana, con l’apertura della Porta Santa. Il giorno successivo, l’urna di Celestino V inizierà il suo pellegrinaggio. “L’anno Giubilare Celestiniano – si legge in una nota della CEAM – vuole essere un anno di grazia per tutti i fedeli delle undici diocesi dell’Abruzzo e del Molise e di quanti desiderano viverlo provenendo da altri luoghi. Un anno in cui, i fedeli cristiani, adempiute le consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), escluso qualsiasi affetto verso il peccato, potranno lucrare l’Indulgenza plenaria se parteciperanno devotamente ad una sacra celebrazione o ad un pio esercizio pubblicamente svolti in onore di San Pietro Celestino V”. “L’Anno Giubilare Celestiniano – continua la nota - vuole essere l’invito e l’occasione per riscoprire la vocazione universale alla santità, approfondire la ricerca di Dio attraverso la via del silenzio, dell’ascolto della Parola di Dio, della contemplazione, prendere coscienza della gravità del peccato annunciando la misericordia di Dio e richiamando al perdono, alla riconciliazione e alla pace, riscoprire il valore della natura come dono di Dio da “usare” e non da “abusare” educando a stili di vita di sobrietà e di solidarietà”. Molti gli eventi in programma: celebrazioni liturgiche, incontri di preghiera, catechesi, lettura e meditazione della Parola di Dio. In preparazione anche diversi eventi culturali ed artistici, come l’annullo di un francobollo commemorativo, la coniazione di un’apposita medaglia e la pubblicazione della vita di Celestino V a fumetti, destinata ai ragazzi delle scuole. (I.P.)

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    24 Ore nel Mondo



    Molti no alla proposta Netanyahu di uno Stato palestinese smilitarizzato

    ◊   La comunità internazionale guarda con attenzione gli sviluppi della situazione israelo-palestinese dopo le dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ieri, parlando all’Università Bar Ilan di Tel Aviv, per la prima volta ha accettato l’ipotesi della creazione di uno Stato palestinese, ma a condizione che sia smilitarizzato: ovvero senza esercito e spazio aereo, con controlli efficaci sull’ingresso delle armi e senza la possibilità di concludere trattati. Inoltre, Netanyahu ha parlato di Gerusalemme, capitale unica dello Stato ebraico, ha chiesto che non sia impedito l’insediamento dei coloni israeliani in Cisgiordania e che i profughi palestinesi non rientrino in Israele. Critiche sono giunte proprio da parte palestinese: l’ipotesi esposta da Netanyahu – è stato detto – rappresenta un duro colpo per il processo di pace. Sulle dichiarazioni del capo del governo israeliano, Giancarlo La Vella ha raccolto il commento di Maria Grazia Enardu, docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università di Firenze:

    R. – Sicuramente sono un passo avanti sul punto determinante del riconoscimento da parte di Netanyahu della necessità di avere due Stati, quindi uno Stato palestinese. E su questo Obama fa bene ad incoraggiarlo, perché è il primo passo su quella strada. Su tutto il resto no, in particolare sulla questione degli insediamenti, dove Netanyahu ha esplicitamente detto che non ci sarà uno stop agli insediamenti. Per quanto riguarda il resto, la smilitarizzazione sicuramente si può consentire e si deve consentire, mentre su punti come Gerusalemme capitale unica e sulla ossessiva insistenza su Hamas, in termini negativi più che costruttivi, si aprono ampie riserve. Comunque è solo il primo passo.

     
    D. – Proprio sullo status di Gerusalemme, secondo lei, sarà questo poi il vero nodo cruciale del possibile e positivo andamento del dialogo israelo-palestinese?

     
    R. – No, perché Gerusalemme per una serie di ragioni è messa in fondo, e prima ancora c’è un’altra cruciale questione del riconoscimento d’Israele come Stato ebraico. Una cosa che non è stata minimamemte toccata nel discorso: che confini si danno a questo Stato palestinese? Quelli ante ’67, come richiesto da tutto il mondo arabo o con aggiustamenti più o meno pesanti? In ogni caso, chiedendo ai palestinesi di riconoscere Israele come Stato ebraico e ponendo come primissimo limite la smilitarizzazione totale, compreso il controllo dello spazio aereo, già questo pone condizioni che probabilmente Abu Mazen non può accettare.

     
    D. – Ci si chiede infine come la parte più tradizionalista israeliana possa accettare questa proposta di Netanyahu...

     
    R. – Infatti, hanno già detto che non va bene. Già era importante che lui fosse andato a fare questo discorso nell’Università religiosa, legata al movimento dei coloni. Era un gesto di conciliazione verso il movimento dei coloni, ma non ha funzionato, perché tra le primissime reazioni ci sono state quelle negative della destra israeliana, in particolare del movimento dei coloni.

    Yemen
    Nello Yemen si è concluso tragicamente il sequestro, avvenuto giovedì scorso, di 9 stranieri appartenenti ad una organizzazione internazionale che lavora nell’ospedale di Saada. Sette dei nove ostaggi sono stati trovati morti: si sono salvati solo due dei tre bambini che facevano parte del gruppo. Le vittime sono tutte di nazionalità tedesca, tranne un medico britannico e la moglie sudcoreana. Ieri, il Ministero della difesa aveva attribuito il rapimento ad un gruppo ribelle sciita, che però ha negato ogni responsabilità. Per alcune fonti locali l’eccidio potrebbe essere opera di un gruppo legato ad Al Qaeda. Le notizie tuttavia sono ancora confuse. I corpi delle vittime sarebbero stati ritrovati mutilati. Nello Yemen non sono rari i rapimenti di stranieri, che però generalmente si risolvono con il pagamento di un riscatto. Nel dicembre 1998 però vennero uccisi tre britannici ed un australiano, che erano stati rapiti da un gruppo fondamentalista islamico.

    Pakistan
    Prosegue senza sosta la massiccia offensiva dell’esercito pakistano contro le roccaforti talebane al confine con L’Afghanistan. Solo ieri, nella zona di frontiera nordoccidentale, sono stati uccisi 66 miliziani integralisti. Un'altra grande operazione è poi partita nel Waziristan meridionale contro il leader dei talebano, Baitullah Mehsud. Alle forze armate del Paese - ha reso noto il governatore provinciale - è stato ordinato di eliminare Mehsud e i suoi combattenti.

    Afghanistan
    In Afghanistan, si prospetta un’estate di sangue. E’ quanto ha dichiarato il ministro dell’Interno afghano, puntando il dito contro i talebani che potrebbero dare una dimostrazione di forza di fronte al dispiegamento della coalizione internazionale. Intanto, il generale statunitense, Stanley McChrystal, incaricato di mettere in pratica la nuova strategia americana contro i talebani, ha assunto oggi formalmente il comando delle truppe internazionali in Afghanistan. McChrystal era stato nominato lo scorso maggio, dopo che Washington aveva rimosso il suo predecessore e chiesto un nuovo approccio nella lotta contro gli estremisti.

    Crisi nucleare Corea del Nord
    E’ ancora scontro aperto tra comunità internazionale e Corea del Nord, dopo le nuove sanzioni adottate venerdì scorso dall’Onu seguite agli esperimenti missilistici e atomici condotti nel Paese asiatico. Grande la preoccupazione della Corea del Sud, il cui presidente, Lee Myung-bak, è volato a Washington per incontrare domani Obama. Ma la stampa di regime nordcoreana ha attaccato l’eventualità di un accordo in materia di difesa tra Seul e Washington, sostenendo che sarebbe da considerare un ''atto criminale'' finalizzato a innescare una ''guerra nucleare sulla penisola coreana''.

    Ue occupazione
    Ancora segnali negativi per l’occupazione nell’Unione Europea. Secondo L’Eurostat, nei primi tre mesi del 2009 sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro. In termini percentuali, l'occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell'area euro che nell'Ue a 27. Crollo record in Spagna, dove in questo periodo si è registrata una flessione degli occupati del 6,4%. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 166

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