Logo 50 Radiogiornale Radio Vaticana
Redazione +390669883674 | +390669883998 | e-mail: sicsegre@vatiradio.va

Sommario del 07/06/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI all’Angelus nella Solennità della Santissima Trinità: ogni essere umano porta in sè la traccia del Dio-Amore
  • Il dolore del Papa per i bambini morti nell’incendio in un asilo messicano
  • Benedetto XVI ai giovani polacchi riuniti a Lednica: siate testimoni dell’amore di Cristo in ogni ambito della vita
  • La Chiesa del Madagascar in festa: proclamato Beato Fratel Raffaele Rafiringa, religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane
  • Oggi in Primo Piano

  • Ultimo giorno di voto per rinnovare il Parlamento europeo. Con noi, mons. Aldo Giordano
  • I giovani migranti vivono oggi a Roma una giornata interetnica organizzata dagli scalabriniani
  • Giovani, educazione e famiglia in primo piano in uno studio dell'Università della Santa Croce
  • Le abitudini di lettura dei sacerdoti italiani al centro di un’indagine promossa dalla Libreria Editrice Vaticana e dalla rivista “Rogate Ergo”
  • Chiesa e SocietÓ

  • L'impegno delle Chiese anglofone sul tema degli abusi sui minori
  • La Conferenza episcopale boliviana inizia un cammino di rinnovamento pastorale
  • In America Latina, Mese vocazionale sul tema “Gesù ti chiama ad essere il suo discepolo in comunità"
  • Cina: religiose di diverse congregazioni hanno emesso i voti alla fine del mese mariano
  • Italia: a Bari la 59.ma Settimana nazionale di aggiornamento pastorale
  • La Spagna rinnova la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù nel 90.mo anniversario
  • Presentato il tema della Strenna 2010 della Famiglia Salesiana
  • Convegno sul missionario cappuccino Guglielmo Massaja, vicario apostolico in Etiopia
  • “Tutti in campo per Maputo”: giornalisti, attori e cantanti per sostenere una comunità missionaria in Mozambico
  • 24 Ore nel Mondo

  • Libano al voto: incerto l'esito delle urne. Di fronte, la coalizione filo-occidentale ed il movimento sciita Hezbollah
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI all’Angelus nella Solennità della Santissima Trinità: ogni essere umano porta in sè la traccia del Dio-Amore

    ◊   Tutto l’universo si muove spinto dall’amore di Dio: è la riflessione offerta da Benedetto XVI ai fedeli, all’Angelus in Piazza San Pietro nella Solennità della Santissima Trinità. Il Papa ha sottolineato che, nel mistero trinitario, Gesù ci rivela che Dio è Amore, un amore "purissimo, infinito ed eterno". Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Gesù ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza”: è quanto sottolineato dal Papa all’Angelus. E’ “Creatore e Padre misericordioso – ha detto – è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia verso la piena ricapitolazione finale”:

     
    “Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica”.

     
    “Lo possiamo in qualche misura intuire - ha proseguito - osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari”:

     
    "In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere-in-relazione e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore Creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà".

     
    Ma qual è, dunque, l’identità più vera di Dio, l’identità che risplende su tutto il creato? E’ l’Amore, sottolinea Benedetto XVI. Un amore che è iscritto nella natura di ogni essere umano:

     
    “La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione e viviamo per amare ed essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore”.

     
    Benedetto XVI non ha poi mancato di soffermarsi sulle due Solennità del Signore che si succederanno dopo la Santissima Trinità: il Corpus Domini e la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste tre ricorrenze liturgiche, ha rilevato, “evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell’Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo”:

     
    “Sono in verità aspetti dell’unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo”.

     
    Il Papa ha, infine, invocato la Vergine Maria, “specchio della Trinità Santissima”, affinché ci aiuti “a crescere nella fede nel mistero trinitario”. Dopo la recita dell'Angelus, salutando i pellergini di lingua francese, il Pontefice ha chiesto di pregare per i nuovi sacerdoti, per i seminaristi e i loro formatori.

    inizio pagina

    Il dolore del Papa per i bambini morti nell’incendio in un asilo messicano

    ◊   Profondo dolore di Benedetto XVI per la morte di 38 bambini in un incendio, che venerdì scorso ha devastato un asilo nella città messicana di Hermosillo. In un telegramma – a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone – indirizzato all’arcivescovo di Hermosillo, José Ulises Macías Salcedo, il Santo Padre esprime la sua vicinanza spirituale ai famigliari delle vittime e a quanti sono stati colpiti da questa tragedia. In questo momento di grande tristezza, il Papa assicura le sue preghiere per le piccole vittime e imparte la sua benedizione apostolica quale segno di conforto e speranza nel Signore Risorto.

    Purtroppo, il già drammatico bilancio rischia di aggravarsi nelle prossime ore: 23 bambini sono infatti ricoverati in ospedale e 15 di loro sono in pericolo di vita. Il rogo è scoppiato mentre i bambini, figli di madri lavoratrici o indigenti, stavano dormendo. Ancora ignota l’origine dell’incendio. I soccorritori hanno dovuto abbattere alcuni muri della struttura, perché mancavano le uscite di sicurezza. Circostanza, questa, che ha tragicamente contribuito a rendere così pesante il bilancio delle vittime. (A.G.)

    inizio pagina

    Benedetto XVI ai giovani polacchi riuniti a Lednica: siate testimoni dell’amore di Cristo in ogni ambito della vita

    ◊   “Scegliete Cristo, affinché in ogni momento della vita – felice o difficile – abbiate l’interiore certezza che Egli vi sostiene con la grazia e la potenza dello Spirito Santo”: è l’esortazione di Benedetto XVI ai giovani polacchi e di tutta Europa, riuniti in questi giorni a Lednica, nella diocesi di Gniezno, per l’incontro annuale alle fonti battesimali della Polonia. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    In un messaggio indirizzato all’arcivescovo di Gniezno, Henryk Muszynski, il Papa ribadisce che i giovani cristiani sono chiamati a rinnovare l’atto della scelta di Gesù come “supremo valore nella vita”. Una scelta, aggiunge, che “dovrebbe essere sempre più consapevole, matura e responsabile”. Ed incoraggia i ragazzi riuniti a Lednica, oltre 80 mila, “ad essere testimoni dell’amore di Cristo” nelle scuole, negli atenei, in ogni ambito della vita. Il Papa non manca di ricordare l’amato predecessore Giovanni Paolo II, che, scrive, è stato per la gioventù di tutto il mondo “una guida incomparabile” e continua ad esserne fonte di ispirazione. L’appuntamento di Lednica viene organizzato, ogni anno dal 1997, da padre Jan Góra, cappellano degli studenti di Poznan, nel luogo storico del primo Battesimo del popolo polacco, avvenuto nel 966. Quest’anno, partecipano all’evento anche ragazzi venuti da altri Paesi dell’Europa. Nell’udienza generale di mercoledì scorso, il Pontefice aveva salutato i giovani che si radunano a Lednica con queste parole:

     
    “Przez Chrzest jesteście włączeni w Chrystusa…”
    “Attraverso il Battesimo siete inseriti in Cristo. SceglieteLo coscientemente come via e traguardo del vostro cammino di vita”.

    inizio pagina

    La Chiesa del Madagascar in festa: proclamato Beato Fratel Raffaele Rafiringa, religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane

    ◊   Un uomo, convertito al cristianesimo, che incise nella vita del Madagascar più dei cicloni che ogni tanto ne spazzano le coste. Fratel Raffaele Rafiringa, vissuto a cavallo tra il 19.mo e il 20.mo secolo, è stato proclamato oggi Beato dal prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, l’arcivescovo Antonio Amato, nel corso di una solenne cerimonia nella capitale malgascia, Antananarivo. Raffaele Rafiringa è passato alla storia della grande isola africana quando - semplice religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane - resse le sorti della sua Chiesa in un periodo particolarmente buio. Lo spiega fratel Rodolfo Cosimo Meoli, postulatore della Causa di Beatificazione di fratel Rafiringa, intervistato da Roberto Piermarini:

    R. - La Regina, che era in quel momento al potere, tentò di cacciare via tutti gli stranieri. Naturalmente, i primi che obbedirono a questa ingiunzione furono i missionari. Quindi, ad un certo punto, questa Chiesa allora nascente si trovò senza capi, senza responsabili e si trovò disorientata in maniera significativa. Qui emerse, quasi all’improvviso, la figura di fratel Raffaele, che si vide eletto responsabile di tutti i cattolici dell’isola e in questo compito fu sostenuto anche da una principessa convertita - la prima beatificata del Madagascar, da Giovanni Paolo II, nel 1989 – che aiutò, sostenne in maniera molto forte l’opera di questo nuovo capo del cattolicesimo dell’isola. E fratel Raffaele lì diede prova di non comuni capacità, perché la sua prima cura fu di formare catechisti, che istruiva continuamente e poi li inviava nei vari villaggi, nei vari punti dove c’erano delle piccole comunità cristiane. Quando poi i missionari, tre anni dopo, nel 1886 - quindi erano stati dal 1883 al 1886 senza nessun missionario straniero - ebbero la possibilità di rientrare, rimasero veramente meravigliati nel trovare la comunità cristiana addirittura più numerosa e fervorosa di come l’avevano lasciata. La situazione si ripeté alcuni anni dopo perché, nel 1894, furono di nuovo scacciati, i missionari, ma la cosa durò pochi mesi e quindi non fu tanto significativa come lo era stata invece quella del 1883.

     
    D. – Fratel Meoli, quali sono i messaggi che lascia con la sua Beatificazione, fratel Raffaele?

     
    R. – Per me, il nostro Beato ha soprattutto due messaggi da dare al mondo di oggi. Il primo è questo: lui era un “laico”, diciamo, nel senso che era un religioso ma non un sacerdote. Allora, come è potuto stare a capo di una Chiesa nascente, tra l’altro, per tre anni, dando frutti così positivi? Questo significa – ed ecco il messaggio – che i laici hanno una loro funzione molto forte, molto importante. I laici devono capire che sono missionari coinvolti a pieno nell’evangelizzazione. Il secondo messaggio è anche esso altrettanto importante ed attuale. Fratel Raffaele seppe condurre un’azione incisiva di radicamento del Vangelo nella cultura indigena. Lui ebbe questa attitudine profetica pastorale, la capacità cioè di unire il cristianesimo, le forme del cristianesimo, alle tradizioni culturali del suo popolo. Il popolo non doveva abbandonare le sue tradizioni, cambiare, perché sarebbe stato, oltre che innaturale, anche completamente difficile e l’avrebbe allontanato, anziché avvicinare, al cristianesimo.

     
    D. – Come e quando terminò la sua vita, come è giunto alla gloria degli altari?

     
    R. – Il nostro Santo ebbe una vita abbastanza lunga per il luogo dove visse perché morì il 19 maggio del 1919, a 63 anni. Non morì nella capitale dove, in pratica, visse, ma morì in una cittadina lontana, Fianarantsoa. Ma proprio per la fama di Santità di cui godeva, i suoi ex alunni, i suoi estimatori ed i suoi confratelli, vollero trasportarne i resti ad Antananarivo, nel 1933, quindi 14 anni dopo la sua morte. Durante questo viaggio, avvenne il miracolo che lo ha portato alla Beatificazione. Il miracolo avvenne in un’altra cittadina, Antsirabè, che sta all’incirca a metà strada tra Fianarantsoa e Antananarivo. Il corteo si fermò una notte ad Antsirabè. Lì si celebrò una grande Messa ed alla fine della celebrazione, un suo ex catechista che purtroppo era rimasto paralizzato nell’uso delle gambe, volle farsi accompagnare per rendere l’ultimo omaggio al suo maestro. Si avvicinò alla bara, la toccò e, repentinamente, riprese a camminare. Questo è stato il miracolo che è stato esaminato e naturalmente sottoposto a tutto il processo necessario quando si devono riconoscere i miracoli ed ha portato, fratel Raffaele, alla Beatificazione.

     
    D. - Fratel Meoli, che eredità lascia questo nuovo Beato, Rafiringa, ai Fratelli delle Scuole Cristiane?

     
    R. - Il messaggio, credo, sia soprattutto di carattere religioso perché fratel Raffaele diventa Santo non perché è stato un bravo maestro, non perché ha scritto dei libri o perché ha guidato la Chiesa del Madagascar, ma per “come” l’ha fatto. Lui, cioè, era pieno di Dio e ha dato Dio agli altri. Allora, per noi, è l’aspetto religioso che deve valere: dobbiamo essere religiosi, prima cosa, ed apostoli. Quindi, il nostro nuovo Beato, ci richiama a questo dovere essenziale. Possiamo e dobbiamo essere degli intellettuali, dobbiamo essere degli educatori, in senso anche più ampio, ma, soprattutto, dobbiamo essere religiosi, apostoli. Se dimentichiamo questo, vuol dire che non abbiamo capito totalmente il messaggio di questo nostro nuovo Beato.

     
    Per una testimonianza sulla situazione della popolazione in Madagascar ed in special modo dei bambini, Anna Villani ha intervistato suor Alessandra Colagiovanni della Congregazione di San Giovanni Battista, reduce da una missione nel Paese africano:

    R. – Ho fatto un meraviglioso viaggio missionario che ha segnato molto la mia vita. Il Madagascar è una meravigliosa isola: lì ci sono due classi sociali, quella dei molto ricchi e quella dei poveri che a stento riescono a sopravvivere. Ma ciò che mi ha scioccato di più è stato il villaggio Aranta. In questo villaggio vivono 8 mila persone; la maggior parte sono bambini che vivono in una situazione disumana: non c’è luce né cibo né acqua potabile. Quel po’ che c’è si paga.

     
    D. – Quali sono le attività svolte dalle suore battistine a favore dei bambini in Madagascar?

     
    R. – Ogni giorno, le suore fanno chilometri a piedi per arrivare al villaggio di Aranta. Portano aiuto, istruzione e conforto ai bambini dimenticati. Le suore vanno di capanna in capanna a portare la Parola di Dio e molte famiglie hanno abbandonato le sette e hanno chiesto di vivere da cristiani, facendosi battezzare e chiedendo di celebrare il matrimonio religioso. Le suore sono povere con i poveri. Dedicano la loro vita per ridare dignità agli ultimi della terra.

     
    D. – Ci spiega la vostra particolare missione come congregazione in Madagascar, di "costruire l’identità" di piccoli e grandi?

     
    R. – Le missionarie si impegnano girando per i villaggi a far registrare i bambini all’anagrafe del comune, dando loro una data di nascita. Il più delle volte si regolano guardando l’altezza e la maturità del bambino e ascoltando i genitori che ricordano il periodo della nascita: il tempo delle piogge, quando matura il mango, quando fa molto caldo, quando è Natale … Per le date di nascita, a volte si scelgono giorni importanti dell’Istituto, come la nascita del Beato, la sua ordinazione sacerdotale … Pensate che più di 300 bambini sono stati registrati al comune in poco di tempo; non solo i bambini, ma anche i genitori!

    inizio pagina

    Oggi in Primo Piano



    Ultimo giorno di voto per rinnovare il Parlamento europeo. Con noi, mons. Aldo Giordano

    ◊   Oggi ultima tappa della maratona elettorale con la quale più di 375 milioni di cittadini europei sono chiamati a eleggere i loro 736 rappresentanti al Parlamento dell'Unione europea. Gli ultimi seggi a chiudere stasera saranno quelli italiani e quelli portoghesi delle isole Azzorre: in entrambi i casi le urne verranno sigillate alle 22 ora di Roma. Da quest’ora in poi inizieranno ad affluire i risultati Paese per Paese. Per una riflessione sulla casa comune europea, Fausta Speranza ha intervistato mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa:

    R. – La Chiesa è interessata al fatto che l’Europa sia più unita. Quindi, siamo interessati ad un processo di unificazione, ad un processo che dia maggiore stabilità al nostro continente, sempre in una prospettiva mondiale. La Chiesa ha sempre un orizzonte molto grande, l’interesse è per tutta l’umanità e per tutti i Paesi. Desideriamo un’Europa più unita e più stabile, perchè in questa maniera è più capace di contribuire alle altre regioni della terra, in uno scambio di doni.

     
    D. – Mons. Giordano, parliamo di rapporto tra valori e cosa pubblica. Cosa ci giochiamo in Europa in termini di valori, in questa fase storica?

     
    R. – La questione dei valori in Europa mi sembra questa. Quando facciamo l’elenco dei valori noi siamo facilmente d’accordo, siamo ancora tutti d’accordo che la dignità della persona umana, la libertà, la fraternità, l’uguaglianza, il diritto delle minoranze siano riconosciuti come valori. Ma la questione emerge nel momento in cui noi vogliamo dare un contenuto ai valori. A questo punto ci troviamo spesso a mani vuote, perché lo stesso valore noi lo possiamo usare per discorsi molto diversificati o anche contrari l’uno con l’altro. La dignità della persona umana è citata oggi in tantissimi discorsi, per discorsi che sono per la vita o discorsi che sono contro la vita. Allora, il problema è il contenuto, il problema è anche il fondamento dei valori. Credo che la Chiesa e i cristiani possano dare un grosso contributo al fondamento, all’interpretazione, al contenuto dei valori. In una prospettiva globale abbiamo un bisogno molto urgente di avere valori universali, che vadano al di là del relativismo delle singole culture o addirittura dei governi, dei legislatori o anche delle religioni. Questo mi sembra un contributo importante della Chiesa.

     
    D. – E’ indubbio che ci sia un certo gap tra cittadinanza e istituzioni europee, anche se le istituzioni in realtà sono lontane dalla percezione ma non dalla vita perché tante delle norme europee ricadono direttamente sulla vita dei cittadini. C’è il fatto che in tutti i Paesi europei i governi spesso tendono ad attribuire all’Europa quello che non funziona a livello di governo e di provvedimenti nazionali. Detto questo, a quell’elettorato stanco, scettico che pensa di non andare a votare, lei cosa dice?

     
    R. – Che è importante essere presenti. Se è vero che l’Europa attuale appare troppo farraginosa, troppo burocratica, alle volte incapace di informare i cittadini o di coinvolgerli, è vero però che se noi ci mettiamo in un orizzonte più grande, comprendiamo che i problemi vanno affrontati insieme. E allora, in questa prospettiva, noi sappiamo che ci sono delle sfide cui possiamo rispondere solo insieme. Sappiamo che c’è una fraternità, una fratellanza universale da costruire proprio nella prospettiva del Vangelo. Soprattutto, se noi abbiamo ricevuto il dono della luce del Vangelo, dobbiamo proiettare questa luce su tutto l’ambito pubblico, sull’ambito politico. Non possiamo rinunciare a dare questo contributo.

    inizio pagina

    I giovani migranti vivono oggi a Roma una giornata interetnica organizzata dagli scalabriniani

    ◊   Oggi a Roma una giornata dedicata ai giovani immigrati. Ad organizzarla i religiosi scalabriniani che hanno pensato a momenti di condivisione e di riflessione per consentire alle nuove generazioni di migranti di incontrarsi. La giornata si sta svolgendo all’Istituto teologico scalabriniano e vuole essere una festa multietnica, uno spazio di dialogo per quanti hanno lasciato la loro terra e stanno cercando di integrarsi nella capitale. “Il lontano mi è vicino, che bella notizia”: questo il tema della manifestazione. Ma da quali Paesi provengono i giovani migranti che vivono a Roma? Tiziana Campisi lo ha chiesto a Jorge Guerra, seminarista scalabriniano, uno degli organizzatori della giornata per i giovani:

    R. – Diciamo che nella maggioranza dei casi sono latinoamericani, filippini, indonesiani; c’è una fascia di 25 nazioni.

     
    D. – Perché questi giovani scelgono Roma?

     
    R. – Penso che la maggioranza di questi giovani scelgano Roma per lavorare, mentre altri la scelgono per circostanze familiari.

     
    D. – Che tipo di problemi hanno questi giovani? Si sono integrati bene a Roma?

     
    R. – Non ancora. Tanti di questi ragazzi vivono all’interno delle loro comunità, frequentano sempre le loro conoscenze, le loro connazionalità. Quindi questa iniziativa nasce anche per aiutare o provocare questo desiderio di trovarsi con l’altro che vive la stessa esperienza di migrante, la stessa esperienza di giovane, le stesse problematiche all’interno del tessuto sociale, del tessuto ecclesiale. Quindi, il nostro obiettivo è creare il contatto anche con i ragazzi italiani, gettare questo seme perché loro stessi si aprano alla comunità locale: alla Chiesa e alla società locale.

     
    D. – Come li aiutate, in particolare?

     
    R. – Cercando di entrare nella loro realtà. Poi anche attraverso la pastorale che ogni comunità realizza quotidianamente. Il fattore fondamentale è la fede, la vita di fede che loro vivono all’interno delle comunità. Quindi, sia attraverso la comunità locale sia attraverso la comunità nazionale si aiutano a vivere la loro fede e la loro cultura come una ricchezza.

     
    D. – Questi giovani che cosa portano in Italia?

     
    R. – Sono giovani che vivono tra due società. Portano già di per sé un bagaglio religioso, un bagaglio umano, culturale dei propri Paesi. Hanno l’originalità di venire ed imparare a recepire questa nuova realtà. Anche se in un primo momento questo è conflittuale, penso che questa sia la loro originalità: quella di vivere tra due società in cui potrebbe emergere una ricchezza personale ma anche una ricchezza per la comunità che li accoglie.

     
    D. – Voi avete pensato ad una giornata interetnica di condivisione e di riflessione. Su quali temi, in particolare?

     
    R. – “Il lontano mi è vicino: che bella notizia!”. Questo “lontano” noi lo abbiamo interpretato in due maniere: lontano è l’altro migrante che cammina con me ma che io non conosco, forse mi trovo con lui nella metropolitana, sull’autobus, a scuola, ma è un altro. E’ uno sconosciuto. E’ lontano. E mi è vicino … Quindi, scoprire questa vicinanza è scoprire la bella notizia: non è solamente il fatto di cronaca dell’altro che è un po’ sconosciuto, che mi fa paura. E poi l’altro approccio, che è spirituale, religioso: il “lontano” tante volte è Dio: per i giovani, a volte Dio sembra un po’ lontano, non mi capisce, questa immagine del Dio lontano … Quindi, questo Dio mi è anche vicino, si è incarnato in Gesù che cammina con me. Dunque, questa vicinanza di Dio è una bella notizia!

    inizio pagina

    Giovani, educazione e famiglia in primo piano in uno studio dell'Università della Santa Croce

    ◊   Riportare la famiglia al centro del processo educativo della Chiesa e della scuola e formare all’amore sponsale la società in continua trasformazione. Queste le principali finalità delle tre giornate di studio sul tema “Educare per la famiglia”, organizzate di recente dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università della Santa Croce. Il servizio di Alessandra De Gaetano:

    Una società dell’incertezza, che si allontana dalla progettualità dell’amore adulto e dai legami indissolubili. Secondo gli ultimi dati Istat del 2007, sono in aumento i secondi matrimoni. Le coppie con figli sono solo il 39%, il 20% quelle che non ne hanno. Le persone sole sono il 26%, mentre l’8% i genitori soli con figli. Nell’ambito del convegno è stato presentato un percorso di formazione affettiva per giovani, coppie, genitori e insegnanti. “Proteggi il tuo cuore” è il progetto, importato dall’America e già sperimentato in diverse regioni italiane, sostenuto dalla Fondazione Happy Child. Il commento del presidente Rita Zecchel:

    “E’ un progetto rivolto ad adolescenti e ai loro genitori per la formazione di un carattere forte e orientato, in particolare, a quella che è l’educazione ad una sessualità positiva che dia poi, come risultati, buone famiglie. E’ proprio un riscoprire l’amore come sentimento e come donazione”.

    Uno dei punti forza del progetto è la testimonianza diretta di formatori giovani, come conferma ancora Rita Zecchel:

    “Bisogna scegliere ragazzi che credano nel valore del matrimonio, nel valore della famiglia. Dunque, in un matrimonio che sia duraturo, che sia eterno. Se loro credono a questo e lo vivono, lo sanno trasmettere”.

    Educare per la famiglia significa anche educare i giovani a saper costruire relazioni positive con gli altri. Alcune istruzioni utili ai genitori per la formazione dei figli, nelle parole della prof.ssa Alessandra La Marca, docente di Didattica e Pedagogia speciale, all'Università degli Studi di Palermo:

    “Nella prima infanzia, una qualità molto importante è definita 'temperanza' che un genitore sviluppa nel figlio, abituandosi a dire di no e quindi, a far sì che il figlio non cresca con il 'tutto e subito', cosa che invece stiamo vedendo di frequente. Poi, man mano che cresce, quindi per esempio nella pre-adolescenza e nell’adolescenza, una serie di qualità umane molto importanti sono quelle legate proprio allo sviluppo delle capacità che poi permettono di diventare una persona matura, una persona autonoma, responsabile, come sapersi anche intravedere nel futuro per capire quali sono le mete che si vogliono raggiungere”.

    inizio pagina

    Le abitudini di lettura dei sacerdoti italiani al centro di un’indagine promossa dalla Libreria Editrice Vaticana e dalla rivista “Rogate Ergo”

    ◊   Cosa leggono i preti? E’ la domanda alla base di un’inchiesta promossa dalla Libreria Editrice Vaticana e dalla rivista Rogate Ergo, affidata ad Angela Marchese, collaboratrice della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma. Sui risultati e le modalità di realizzazione di questa originale indagine, padre Vito Magno ha intervistato don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana:

    R. – In Italia ci sono circa 50mila preti; la maggioranza sono preti diocesani – quasi 32mila -, gli altri sono dei religiosi, e poi circa 5mila diaconi permanenti. Per avere un campione minimamente attendibile, bisognava intervistare almeno 500 soggetti. Siamo partiti da un focus group, realizzato con un certo numero di sacerdoti. Abbiamo ipotizzato un questionario per loro e poi abbiamo intervistato circa 500 sacerdoti di varie parti d’Italia.

     
    D. – Di che età?

     
    R. – Il limite d’età non c’era, anche se abbiamo constatato immediatamente che le differenze tra i sacerdoti non sono affatto geografiche; non c’è un nord e un sud, per quanto riguarda la cultura e l’atteggiamento dei sacerdoti verso i libri. C’è una differenza, tuttavia, di fasce d’età ed anche di competenza, di qualificazione culturale: i preti più adulti, con studi più approfonditi nell’ambito umanistico, con lauree, oppure nell’ambito teologico, leggono di più che non i preti più giovani.

     
    D. – Entrambi, però, come considerano la lettura di un libro?

     
    R. – Come un fatto di aiuto al proprio ministero, e quindi, chiaramente, il prete acquista dei libri, perché sente il bisogno di documentarsi, sente il bisogno di avere alcuni strumenti di aiuto per la sua missione.

     
    D. – Quanti libri un prete acquista in un anno?

     
    R. – Il 37% dei sacerdoti acquista da 11 a 20 libri all’anno. Considerato che ci sono famiglie italiane che non acquistano nessun libro, o altre categorie che acquistano qualche libro come il 12%, l’acquisto dei libri da parte dei sacerdoti è buono. Supponiamo che anche la lettura sia discreta, anche se ci sono queste diversità e quindi è urgente una formazione – soprattutto per il giovane clero – ed anche nella stessa produzione libraria, che andrebbe più adattata a questa categoria di “consumatori” che sono i sacerdoti.

     
    D. – Personalmente, don Giuseppe Costa, cosa l’ha più colpito nel leggere i dati dell’inchiesta?

     
    R. – La curiosità che mi ha colpito di più è questa dell’unificazione, in un’Italia dove tutto è frammentato, dove tutto è separato – nord, sud, ovest, est, ecc… In realtà, la formazione del prete è abbastanza unitaria e quindi non ci sono diversità geografiche; ci sono diversità di età e di titolo di studi. (montaggio a cura di Maria Brigini)

    inizio pagina

    Chiesa e SocietÓ



    L'impegno delle Chiese anglofone sul tema degli abusi sui minori

    ◊   Lo scandalo suscitato da ogni nuovo caso di abuso sessuale nella Chiesa ha l'effetto positivo di dare ad altre vittime il coraggio di farsi avanti e di rinnovare l'impegno della stessa Chiesa a porre fine ai soprusi. È una delle riflessioni, riferisce "L'Osservatore Romano", sulle quali ci si è confrontati nel corso della decima Conferenza anglofona che in questi giorni ha riunito in Vaticano vescovi, religiosi, religiose e laici sul problema delle violenze sui minori nella Chiesa. Un tema reso particolarmente scottante in queste ultime settimane dalla pubblicazione di un rapporto governativo in Irlanda nel quale sono stati evidenziati gli abusi commessi fra gli anni Trenta e Novanta in molti istituti di correzione, finanziati dallo Stato ma spesso gestiti da ordini religiosi cattolici. "Ci siamo trovati tutti d'accordo che occorre un piano che comprenda la prevenzione, il sostegno e la guarigione. La Conferenza anglofona — ha sottolineato mons. Blase J. Cupich, vescovo di Rapid City e presidente della Commisione per la protezione dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa, secondo quanto riportato dal Catholic News Service — aiuta le persone che lavorano per la Chiesa a trovare i modi per creare un ambiente in cui chiunque abbia subito un abuso possa uscire allo scoperto con fiducia". "È una questione umana, un problema umano, sebbene — ha aggiunto il presule — esso emerga maggiormente nei Paesi di lingua inglese, forse perché in essi vi è un'apertura speciale nella comunicazione". L’organizzazione che raggruppa le Chiese anglofone impegnate nel combattere il fenomeno degli abusi si chiama "National Office for the Protection of cChildren and Vulnerable Adults" e il vertice, dal 2000, si tiene ogni anno. In Vaticano erano presenti delegati provenienti da Australia, Inghilterra e Galles, India, Irlanda, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Scozia e Stati Uniti, ma hanno partecipato anche rappresentanti di Italia, Cile e Ghana. L'incontro, organizzato dalla Conferenza episcopale scozzese, ha avuto come titolo "Looking forward - The challenge ahead" (Guardare avanti - La sfida che ci attende) ed è stato presieduto dal vescovo di Galloway, John Cunningham. "Il fatto positivo — ha dichiarato l'arcivescovo di Adelaide, Philip Edward Wilson — è che le vittime si sono fatte avanti e che abbiamo ammesso che gli abusi hanno fatto parte della nostra storia e che stiamo facendo il possibile per assicurare un nuovo modo di relazionarci all'interno della Chiesa". (A.D.G)

    inizio pagina

    La Conferenza episcopale boliviana inizia un cammino di rinnovamento pastorale

    ◊   La necessità di un rinnovamento pastorale, che nasce dall’impulso dato da Aparecida e da altre istanze della Chiesa, che proponevano l’acquisizione di uno spirito nuovo, ha permesso alla Conferenza episcopale boliviana (Ceb) di avviare un processo di ristrutturazione. È quanto spiega padre Eugenio Scarpellini, segretario aggiunto della Ceb, che ha dichiarato conclusi i lavori di preparazione dell’iniziativa. Le motivazioni che hanno spinto i vescovi a portare avanti questa riflessione riguardano la necessità di sostenere ogni battezzato nella scoperta del suo essere figlio di Dio e della missione a cui è chiamato. Un altro dei motivi, riferisce l’agenzia Fides, riguarda il fatto che il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) lavora con una struttura diversa da quella della Conferenza episcopale boliviana, per cui è necessario adeguare il cammino della Ceb a quello del Celam. “La Conferenza episcopale stimola un rinnovamento che possa adeguarsi veramente alle sfide che vengono attualmente poste alla Chiesa; l’attuale struttura risale a venti anni fa: senza dubbio i progressi della modernità e le riflessioni teologiche pastorali sono cambiati, mentre le strutture sono chiamate ad assumere queste nuove sfide”, ha aggiunto padre Scarpellini. Il progetto di rinnovamento prevede tre grandi aree di lavoro: area dell’evangelizzazione, su temi di liturgia, dialogo ecumenico, cultura, missione e catechesi; area della comunione ecclesiale, dedicata all’attenzione verso la famiglia, i giovani, il clero, la vita consacrata, i movimenti ecclesiali, le comunità ecclesiali di base, la fratellanza tra le chiese; area della promozione umana, dedicata agli spazi di educazione, alla mobilità umana, alla pastorale penitenziaria, case, opere di carità ed altri servizi simili. Come primo passo si è chiesto ai segretari esecutivi di presentare le loro dimissioni. La Ceb ha accettato queste dimissioni e ci si è dati un mese di tempo perché i vescovi possano riflettere sui collaboratori, che potranno essere rinominati tra quelli che già lavoravano nella Ceb oppure potranno essere persone nuove. (A.D.G.)

    inizio pagina

    In America Latina, Mese vocazionale sul tema “Gesù ti chiama ad essere il suo discepolo in comunità"

    ◊   Un invito rivolto a tutti i fedeli: “Gesù ti chiama ad essere il suo discepolo in comunità”. E' il tema del Mese vocazionale 2009, che si svolge nel mese di giugno nella chiesa dell'Uruguay. A questo proposito, mons. Heriberto A. Bodeant, vescovo ausiliare di Salto e presidente del dipartimento per le vocazioni e i ministeri della Conferenza episcopale uruguaiana, ha scritto una lettera a tutti i fedeli, nella quale spiega il senso del tema scelto. “Innanzitutto Gesù è Colui che chiama” - esordisce mons. Bodeant - e la chiamata “a volte si fa strada tra molti ostacoli e rumori che vogliono soffocarla, fino a quando finalmente bussa alla porta del cuore, ed attende una risposta”. Gesù ci invita a scoprirci figli e figlie del Padre, i suoi amati. Ci invita a scoprire la volontà del Padre che rappresenta un progetto di vita e salvezza per tutta l’umanità, a metterci, con Gesù, al suo servizio per diventare discepoli. Questo appello implica inoltre l’aspetto missionario, poiché “dal principio, il discepolo di Gesù è missionario”. In questo senso, riferisce l'agenzia Fides, il vescovo ribadisce che oggi, in America Latina, la Chiesa ci ricorda, attraverso la Conferenza di Aparecida, questo appello specialmente urgente per il nostro tempo, “affinché i nostri popoli abbiano vita in Lui”. Fondamentale scoprire anche il senso della comunità, che ogni cristiano dovrebbe perseguire, osservando l’insegnamento di Gesù ai dodici Apostoli, che fecero della fraternità, del perdono, dell’umiltà e del servizio il loro pane quotidiano. “Non possiamo comprendere la Chiesa senza partire dalla comunità che formano i discepoli di Gesù”, afferma mons. Bodeant, perché l’appello si riceve “in e dalla Chiesa, per viverlo nel mondo, come membri di questa comunità”. “Che questo Mese Vocazionale - conclude la lettera - aiuti tutti i membri della Chiesa a prendere maggiore coscienza della nostra vocazione di discepoli di Gesù, di discepoli missionari, affinché ogni giorno possiamo seguirlo con la stessa gioia che conobbero i primi che lasciando le reti lo hanno seguito”. (A.D.G.)

    inizio pagina

    Cina: religiose di diverse congregazioni hanno emesso i voti alla fine del mese mariano

    ◊   “Con l’aiuto del Signore, ottenuto dall’intensa preghiera quotidiana, custodiamo gelosamente la nostra vocazione e rispondiamole con tutta la nostra vita”. Così, mons. Fang Xing Yao, vescovo della diocesi di Lin Yi della provincia dello Shan Dong, ha esortato le religiose della congregazione diocesana delle Missionarie del Divino Amore, che hanno emesso i primi voti. Inoltre due candidate sono entrate ufficialmente nella congregazione come postulanti durante il rito celebrato il 24 maggio, festa dell’Ascensione del Signore e giornata di preghiera per la Chiesa in Cina. Alla fine del mese mariano, vissuto intensamente in Cina, e in coincidenza con tante ricorrenze importanti, diverse congregazioni religiose femminili cinesi hanno scelto questo periodo per l’emissione dei voti perpetui o temporanei, o per accogliere nuove giovani nella vita consacrata. Oltre alla provincia dello Shan Dong, anche nella roccaforte del cattolicesimo cinese, l’He Bei, diverse sono state le professioni solenni dei voti. Otto religiose delle Missionarie della Madre di Dio Protettrice della Missione della diocesi di Jing Xian, riferisce l’agenzia Fides, hanno emesso i voti perpetui il 30 maggio, vigilia della Solennità di Pentecoste, nelle mani di mons. Feng Xin Mao, ordinario della diocesi, e altre 4 consorelle hanno rinnovato i voti temporanei. Il rito solenne è stato concelebrato da ben 44 sacerdoti e vi hanno preso parte i seminaristi del seminario diocesano, le consorelle, amici e parenti. Quattro suore della Congregazione della Madre di Dio di Da Ming, della diocesi di Han Dan, hanno emesso i voti perpetui il 25 maggio nella parrocchia di Nostra Signora della Grazia davanti a oltre 500 fedeli. (A.D.G.)

    inizio pagina

    Italia: a Bari la 59.ma Settimana nazionale di aggiornamento pastorale

    ◊   “Comunità cristiana ed educazione. L’emergenza educativa: problema e provocazione”, è il tema della 59.ma Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, organizzata dal Centro di orientamento pastorale. Bari e Bitonto ospiteranno dal 22 al 25 giugno l’iniziativa, che intende declinare l’emergenza educativa all’interno della comunità dei credenti, verificando l’ipotesi che la “frammentazione pastorale” sia l’anello debole dell’azione pastorale e della proposta educativa della parrocchia. Si confronteranno sacerdoti, religiosi, religiose e laici impegnati nella pastorale. Tra i relatori, mons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo emerito di Siena, Luca Diotallevi, docente di Sociologia presso l’Università di Roma Tre, mons. Vito Angiuli, provicario generale dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto e, ancora, Giuseppe Micunco, direttore dell’Ufficio laicato dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto, mons. Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, Marco Toti, già delegato della Caritas italiana, don Francesco Savino, parroco e rettore del Santuario Santi Medici di Bitonto e mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano. I lavori seminariali di martedi pomeriggio saranno introdotti da don Antonio Mastantuono, assistente centrale per il Movimento di impegno educativo dell’Azione cattolica; chiuderà la settimana, tracciando le conclusioni pastorali emerse dal convegno, il vescovo di Palestrina e presidente del Centro di orientamento Pastorale, mons. Domenico Sigalini. Sull’educazione, inoltre, la scorsa settimana si sono svolti i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani, durante la quale è stato deciso di dedicare a questo tema gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Ricevendo in udienza, il 28 maggio i vescovi italiani, Benedetto XVI si è soffermato sul “compito fondamentale dell’educazione” come “esigenza costitutiva e permanente della Chiesa, che oggi tende ad assumere i tratti dell’urgenza, e perfino dell’emergenza”. (A.D.G.)

    inizio pagina

    La Spagna rinnova la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù nel 90.mo anniversario

    ◊   Domenica 21 giugno avrà luogo nel Cerro de Los Angeles a Getafe (Madrid), la rinnovazione della Consacrazione della Spagna al Sacro Cuore di Gesù nel suo 90.mo anniversario, presieduta dal presidente della Conferenza episcopale spagnola, il cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, con diversi vescovi e migliaia di fedeli in rappresentanza delle diocesi spagnole. All'alba della domenica, riferisce l’agenzia Fides, si celebrerà nella Basilica del Santuario una veglia di preghiera con migliaia di giovani provenienti da tutta la Spagna, organizzata dal movimento "Giovani per il Regno di Cristo", con il sostegno del Dipartimento per la Gioventù della Conferenza episcopale. Ricordando l’avvenimento, mons. Joaquín López di Andújar, vescovo di Getafe, diocesi in cui si trova il Cerro de Los Angeles, ha deciso di rinnovare la consacrazione. Per l’importanza dell’avvenimento, che supera l'ambito diocesano - trattandosi di una consacrazione nazionale - il cardinale Antonio María Rouco Varala, ha esteso l'invito a partecipare a tutti i vescovi e ai fedeli della Spagna. Secondo il programma, dal 15 al 18 giugno, dalle ore 19 alle ore 21, avrà luogo la celebrazione della Santa Messa, l’omelia e la preghiera con l’esposizione del Santissimo Sacramento. Presiederanno i vescovi ausiliari di Madrid (mons. Cesar Augusto Franco Martínez, mons. Fidel Herráez Vegas e mons. Juan Antonio Martínez Camino) ed il vescovo di Alcalá di Henares, mons. Juan Antonio Reig Pla. Venerdì 19 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù, si celebrerà una Santa Messa ogni ora dalle 7 del mattino fino alle 20.30 della sera. Alle ore 10 di domenica 21 avrà luogo la Solenne Messa Pontificale presieduta dal cardinale Antonio Rouco Varela, e concelebrata da diversi vescovi e numerosi sacerdoti. Durante la Messa si rinnoverà la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, oltre a recitare la preghiera per il Giubileo di San Paolo e per l'Anno Sacerdotale. (A.D.G.)

    inizio pagina

    Presentato il tema della Strenna 2010 della Famiglia Salesiana

    ◊   Evangelizzare i giovani: sarà questo il tema della Strenna 2010 della Famiglia Salesiana. L’argomento è stato approvato nei giorni scorsi, in apertura dei lavori della Sessione plenaria del Consiglio Generale, alla presenza del rettor maggiore, don Pascual Chávez. Il tema – riferisce l’agenzia Ansa - è “Signore, vogliamo vedere Gesù” e richiama l’episodio del Vangelo di Giovanni (Gv 12, 21), in cui si narra la richiesta rivolta a Filippo dai Greci che volevano incontrare Gesù. In questo senso, informa una nota, “la Strenna 2010 invita i vari gruppi della Famiglia Salesiana a dedicarsi ulteriormente all’evangelizzazione dei giovani”. Inoltre, a fare da sfondo al tema prescelto c’è il centenario della morte del Beato don Michele Rua, primo successore di don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani. “La Strenna 2010 - spiega lo stesso rettor maggiore - prende spunto dall’Anno Paolino che si avvia alla conclusione e dal Sinodo sulla Parola dell’ottobre 2008, durante il quale ho fatto un intervento sul brano, tratto dal Vangelo di Luca, sui discepoli di Emmaus, visto come modello, sia per i contenuti che per i metodi, di evangelizzazione dei giovani”. Il tema di presentazione della Strenna 2010 è accompagnato anche da una scheda di presentazione e di suggerimenti per la sua messa in opera. In particolare, don Chávez invita i gruppi, le consulte ispettoriali e locali della Famiglia Salesinana a “ripensare la pastorale dei giovani, mettendo al centro l’impegno per l’educazione e l’evangelizzazione, a promuovere sia esperienze condivise di evangelizzazione, sia, a livello ispettoriale e locale, missioni giovanili che vedano i ragazzi stessi farsi promotori del Vangelo tra i loro coetanei ed, infine, a valorizzare le Esortazioni apostoliche dei vari Sinodi continentali”. (I.P.)

    inizio pagina

    Convegno sul missionario cappuccino Guglielmo Massaja, vicario apostolico in Etiopia

    ◊   Per celebrare i 200 anni dalla nascita di Guglielmo Massaja, missionario cappuccino e vicario apostolico in Etiopia, il Comitato nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario dalla sua nascita (1809-2009), ha promosso un convegno che si terrà a Roma, il 9 e il 10 giugno. Nella chiesa dei Cappuccini a Frascati – dove riposano le sue spoglie – si è svolta oggi la Santa Messa – presieduta dal vescovo locale, mons. Giuseppe Matarrese, ed è stata organizzata una visita guidata all’annesso museo etiopico. Martedì 9 giugno, riferisce l’agenzia Fides, il Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi accoglierà i partecipanti al Convegno, tra i quali padre Mauro Jöhri, ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori cappuccini; il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio; il prof. Franco Salvatori, presidente del Comitato Nazionale; mons. Francesco Guido Ravinale, vescovo di Asti, e mons. Musie Ghebreghiorghis, vescovo di Emdibir (Etiopia). Il postulatore generale, padre Florio Tessari, dell’Ordine dei Frati Minori cappuccini, presenterà infine un quadro aggiornato del processo di Beatificazione giunto oggi alle ultime fasi. “Massaja – sottolinea padre Tessari – ha goduto fin dai primi momenti dopo la morte, di una ininterrotta fama di Santità, perché è stato figlio di San Francesco e ed imitatore dell’apostolo Paolo”. Motto del convegno è una citazione delle memorie scritte tra il 1880 e il 1886 dal missionario cappuccino per volere di Papa Leone XIII, che creò il Massaja cardinale nel 1884 e ne fece uno dei suoi confidenti più stretti. “La prima importanza che riguarda la cura degli infermi dalle infermità corporali – scrisse il Massaja – è quella di essere una gran lezione pratica e vivente della carità evangelica verso il prossimo". (A.D.G.)

    inizio pagina

    “Tutti in campo per Maputo”: giornalisti, attori e cantanti per sostenere una comunità missionaria in Mozambico

    ◊   Il regista Matteo Garrone, il conduttore Fabrizio Frizzi e gli attori Enzo De Caro e Daniele Pecci: sono tra i volti noti che hanno voluto essere presenti alla partita “Tutti in campo per Maputo”. Un triangolare finito in pareggio, dove la vera vittoria è andata ai missionari della Comunità di Villaregia, che dall’inizio di quest’anno ha aperto una missione a Maputo, in Mozambico. “Eventi come questi – ha spiegato padre Marco Salin, responsabile della Comunità a Roma - servono non solo ad aiutare economicamente i missionari, ma anche per far conoscere all’opinione pubblica la difficile situazione presente in quella zona dell’Africa". Infatti, "il Mozambico esce da un lungo periodo di guerra che ha causato 2 milioni di rifugiati e una mortalità infantile attuale di 138 bambini su 1000 nati. A questo si aggiungono malattie come l’Hiv e la malaria, che da sole mietono migliaia di vittime ogni anno”. E a Maputo i missionari si stanno inserendo in questa situazione non facile, attraverso l’attivazione di alcune cappelle a loro affidate, che serviranno non solo per evangelizzare ma anche come centri sanitari e di ascolto. “Gli abitanti del luogo – racconta ancora padre Salin – ci hanno accolti calorosamente. Adesso il prossimo passo è quello di stringere maggiori rapporti con le istituzioni locali e le altre associazioni umanitarie già presenti nel posto”. (A cura di Marina Tomarro)

    inizio pagina

    24 Ore nel Mondo



    Libano al voto: incerto l'esito delle urne. Di fronte, la coalizione filo-occidentale ed il movimento sciita Hezbollah

    ◊   Seggi aperti in Libano dove circa tre milioni di elettori sono chiamati ad eleggere i 128 deputati del nuovo parlamento. A vigilare sul voto, che si chiuderà alle 19 ora locale, circa 50mila agenti e oltre 2mila osservatori internazionali. Si profila un serrato testa a testa tra la coalizione filo-occidentale “Fronte del 14 marzo” e l'alleanza guidata dal movimento sciita Hezbollah. Il servizio di Benedetta Capelli:

    E’ molto alta l’affluenza alle urne e al momento non si segnalano incidenti. Il premier libanese Siniora ha parlato di situazione “sotto controllo” mentre l’ex presidente americano Jimmy Carter, il cui centro è impegnato a monitorare il voto insieme agli osservatori dell’Unione Europea e della Lega Araba, ha espresso preoccupazione per la futura accettazione dei risultati da parte di alcuni partiti. Esperti di politica interna hanno parlato di elezioni dall’esito molto incerto che potrebbe aprire due scenari: un governo di unità nazionale oppure una crisi sempre più lacerante. In ballo 128 seggi, equamente divisi tra cristiani e musulmani, sulla base di una griglia messa a punto al termine della guerra civile 1975-90 che prevede una divisione delle più alte cariche dello Stato in base alle principali confessioni religiose: il presidente deve essere un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, mentre il presidente del Parlamento uno sciita. Leggermente favorita la coalizione filo-occidentale “Fronte del 14 marzo” composta dai sunniti di Saad Hariri, figlio dell’ex premier ucciso in un attentato a Beirut nel 2005, alleato con i drusi di Walid Jumblatt e una parte delle componenti cristiane. Una coalizione che prende il suo nome dalla grande manifestazione avvenuta proprio in seguito all’uccisione di Hariri e sempre legato alle iniziative seguite alla morte dell’ex premier è il nome dell’altra formazione in lizza: “L’Alleanza dell’8 marzo”, in quella data, infatti, il movimento sciita Hezbollah convocò un grande raduno filo-siriano. Di questa coalizione fanno parte il movimento di Amal e i cristiani guidati dall'ex capo di Stato maggiore, Michel Aoun. Non manca la preoccupazione per un’affermazione di questa parte politica che, secondo alcuni analisti, potrebbe fare del Paese dei cedri una repubblica islamica condizionata da Iran e Siria. Ipotesi, tuttavia smentita da Hezbollah che si è detto disponibile, in caso di vittoria, a formare un governo allargato all’opposizione. Prima del voto il patriarca maronita, cardinale Nasrallah Sfeir, ha invitato i libanesi a scegliere in modo consapevole perché il Libano “rimanga una nazione totalmente libera, sovrana e indipendente”.

     
    Israele-Netanyahu
    C’è attesa in Israele dopo l’annuncio di oggi del premier Benjamin Netanyahu che illustrerà la prossima settimana la sua “politica di pace e sicurezza”. Netanyahu ha anche ribadito che l’obiettivo del suo governo è di arrivare ad “una ampia intesa con gli Stati Uniti” e con gli altri “amici del mondo” per avere la pace con i palestinesi. Una pace che sia duratura con “solide fondamenta di sicurezza per Israele e la sua popolazione”. L’annuncio arriva dopo le dichiarazioni del presidente americano Obama in Egitto sul congelamento delle colonie israeliane in Cisgiordania e la creazione di uno Stato palestinese.

    Obama-Francia
    Si è concluso con una visita privata al centro “Georges Pompidou”, sede del museo d'arte moderna di Parigi, il viaggio in Medio Oriente e Europa del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ora in volo verso Washington. Ieri l’omaggio agli oltre 9mila soldati americani sepolti nel cimitero di Colleville-sur-mer, in Normandia, in occasione del 65.mo anniversario dello sbarco alleato che permise la liberazione dell’Europa dal nazismo. Alla cerimonia sono intervenuti il presidente francese Sarkozy, i premier canadese e britannico, Harper e Brown. Il servizio di Debora Donnini:

    “Non dimenticheremo mai” il sacrificio dei vostri figli: più di 9mila hanno versato il loro sangue in Normandia e qui riposano in eterno. In questo cimitero, con una distesa di croci bianche, sono risuonate dense di commozione le parole del presidente francese Sarkozy nella cerimonia per l’anniversario dello sbarco alleato, quando, ha detto, questi ragazzi intirizziti dal freddo, grondanti d’acqua, feriti sono andati avanti con i loro elmetti. Gli ha fatto eco Obama che ha ricordato i suoi parenti, il nonno materno e il prozio, che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale.

     
    “At an hour of maximum danger, amid the bleakest of circumstances…”
    ''Nonostante il pericolo fosse enorme, nelle circostanze più difficili - ha affermato Obama - degli uomini che si ritenevano persone normali hanno trovato in loro stessi qualcosa per realizzare lo straordinario''.

     
    Entrambi hanno sottolineato la reciproca amicizia. E il presidente francese ha definito Obama come il simbolo dell’America che amiamo.

     
    Stati Uniti-Corea del Nord
    In un’intervista alla rete televisiva Abc, il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a iscrivere nuovamente la Corea del Nord nella lista nera dei Paesi sostenitori del terrorismo come risposta all’ultimo test nucleare. La Clinton ha aggiunto che si stanno valutando alcuni “indizi reali” per dimostrare il supporto della Corea del Nord alle attività terroristiche.

    Brasile-disastro aereo
    Ad una settimana dalla scomparsa dell’Airbus dell’Airfrance in volo da Rio de Janeiro verso Parigi, ieri le autorità brasiliane hanno rinvenuto due cadaveri. Si tratterebbe di due dei 226 passeggeri che erano a bordo del velivolo. Trovati anche una valigia, uno zaino all’interno del quale c’era un biglietto aereo, delle maschere di ossigeno e un sedile. Sempre ieri si era appreso che l’Airbus aveva inviato 24 messaggi di anomalie.

    Peru-scontri
    Il governo peruviano ha decretato il coprifuoco nelle province amazzoniche di Bagua e Utcubamba, 900 km a nord est di Lima, dopo i sanguinosi scontri tra l’esercito e le comunità indigene. E’ ancora incerto il bilancio: oltre 30 vittime, secondo alcune fonti, una decina per altre. A scatenare la violenza degli indios la decisione, presa due mesi fa dall’esecutivo, di incrementare lo sfruttamento delle risorse di gas e petrolio nel loro territorio.

    Repubblica Democratica del Congo
    Nuova ricandidatura nelle elezioni presidenziali del 12 luglio nella Repubblica Democratica del Congo per l’attuale capo di Stato Denis Sassou Nguesso. Ieri, nel corso di una manifestazione a Brazzaville, ha annunciato la sua decisione “sulla scia - ha detto - dei risultati ottenuti sul fronte della pace, della sicurezza e dell’unità”. (Panoramica internazionale a cura di Benedetta Capelli)

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 158

     E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    inizio pagina