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Sommario del 04/06/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Udienze
  • Benedetto XVI incoraggia l’Appello mondiale per la completa applicazione della Convenzione Onu sui diritti dei bambini
  • Il cardinale Martino sabato prossimo a New York per conferire il Premio "Path to peace" alla memoria di mons. Rahho
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • I vent'anni della repressione in Piazza Tiananmen. Una valutazione di padre Angelo Lazzarotto del Pime
  • I vescovi della Comece e le prossime elezioni, occasione per "costruire una migliore casa europea". Intervista con Johanna Touzel
  • Rafforzare la missione francescana e l'evangelizzazione. Gli obiettivi di padre Rodriguez Carballo, rieletto ministro generale dei Frati minori
  • La difficile realtà dei minori stranieri non accompagnati in Italia fotografata da Terre des hommes. Intervista con Raffaele Salinari
  • Chiesa e SocietÓ

  • Sri Lanka: l’Unicef recupera 400 bambini soldato. Drammatica la situazione degli sfollati
  • Nepal: marcia ecumenica contro la violenza. Un arresto per l'attentato alla cattedrale di Kathmandu
  • RD del Congo: a Dakwa grave attacco dei ribelli ugandesi. In ostaggio centinaia di persone
  • Sudafrica: sarà sepolto a Mariazelle il missionario austriaco ucciso
  • Appello del cardinale Sfeir agli elettori in Libano: “Fate ciò che è bene per la nazione”
  • Messaggio del Patriarca ecumenico, Bartolomeo I, per la Giornata mondiale dell’ambiente
  • La mobilitazione delle Chiese anglicane per la Giornata mondiale dell'ambiente
  • Il Patriarca di Mosca Kirill esorta i giovani russi ad essere ortodossi in senso profondo
  • Al via in Colombia l'11.ma Riunione della Riial, la Rete informatica della Chiesa in America latina
  • Incontro in Argentina tra la Kek e il Consiglio delle Chiese latinoamericane
  • Sudafrica: l’arcidiocesi di Johannesburg in azione per i profughi dallo Zimbabwe
  • Usa: il vescovo di Detroit incoraggia i fedeli dopo la bancarotta della General Motors
  • Spagna: messaggio dei vescovi per la Giornata pro orantibus
  • Portogallo: a Coimbra il “memoriale” dei Carmelitani su suor Lucia
  • Negli Stati Uniti gruppi pro-vita condannano l'assassinio del medico Tiller
  • Corso sulla cultura dell’ospitalità, carisma dei Fatebenefratelli
  • 24 Ore nel Mondo

  • Obama propone un nuovo inizio al mondo musulmano nell'atteso discorso all'Università del Cairo
  • Il Papa e la Santa Sede



    Udienze

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto nel corso della mattinata, in successive udienze, i presuli della presidenza del Consiglio episcopale dell'America Latina (Celam.), guidati da mons. Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida. Quinbdi ha ricevuto l’arcivescovo di Adelaide Philip Edward Wilson, presidente della Conferenza Episcopale Australiana, insieme con mons. William Martin Morris, vescovo di Toowoomba. Infine, il Papa ha ricevuto un gruppo di quattro presuli della Conferenza episcopale del Venezuela in visita ad Limina.

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    Benedetto XVI incoraggia l’Appello mondiale per la completa applicazione della Convenzione Onu sui diritti dei bambini

    ◊   E’ quanto mai urgente applicare in modo completo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini: è l’esortazione di Benedetto XVI in un messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, indirizzato al Bice, l’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia, in occasione del lancio, a Ginevra, di un “Appello mondiale a una nuova mobilitazione per l’infanzia”. Il documento del Papa è stato letto stamani dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, che partecipa all’iniziativa promossa dal Bice. Lo stesso osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra parteciperà nel pomeriggio all’inaugurazione di una mostra fotografica dal titolo “Speranza e dignità per ogni bambino”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    A 20 anni dalla ratifica, c’è un “bisogno urgente” di mettere in atto in modo completo la Convenzione Onu sui diritti dei bambini: è il vibrante appello di Benedetto XVI che esprime il suo vivo incoraggiamento all’Appello per l’infanzia, promosso dal Bice, organismo cattolico creato nel 1948 ed oggi presente in 77 Paesi. Questa applicazione, rileva il Papa, è ancora più necessaria “di fronte alle nuove sfide”. E mette l’accento sul “rispetto dell’involabile dignità e dei diritti dei bambini”, sul “riconoscimento della fondamentale missione educativa della famiglia” e sul “bisogno di un ambiente sociale stabile che possa favorire lo sviluppo fisico, culturale e morale di ogni bambino”. Il Pontefice non manca poi di incoraggiare le organizzazioni cattoliche, che, come tante altre ong, “continuano a lavorare generosamente per la corretta attuazione della Convenzione e la costruzione di un avvenire di speranza, sicurezza e felicità per i bambini del nostro mondo”. Dal canto suo, intervenendo al lancio dell’Appello del Bice a Ginevra, mons. Silvano Maria Tomasi ha assicurato l’impegno della Santa Sede in favore dell’iniziativa. “I bambini sono messaggeri di speranza”, ha detto l’osservatore vaticano all’Onu di Ginevra, che ha ribadito la necessità di dare completa applicazione alla Convenzione sui diritti dei bambini. Documento sul quale si sofferma in questa intervista di Philippa Hitchen, della nostra redazione inglese:

     
    “Questa Convenzione ha dei principi fondamentali come il diritto alla vita, il diritto all’educazione, alla protezione, alla libertà dei bambini e, soprattutto, vede i bambini come delle persone che hanno diritto ad avere riconosciuti e rispettati i diritti umani propri di ogni persona. C’è bisogno di rinnovare lo sforzo di tradurli in azione. Per questo, il Bureau internazionale dell’infanzia (Bice) ha lanciato un appello globale per fare in modo che questi principi generali siano tradotti in azioni concrete. L’appello globale vuole scuotere l’insensibilità del mondo e arrivare a stimolare gli Stati a occuparsi ancora di misure concrete per questi bambini. In questa prospettiva, ci si impegna e si è voluto anche organizzare qui alle Nazioni Unite non solo un’attività di discussione di sensibilizzazione ma anche una mostra di disegni di bambini, di fotografie, che fanno vedere qual è la situazione reale nel mondo sui problemi dell’infanzia e quali sono le misure concrete che vengono intraprese: le buone pratiche per far uscire i bambini da queste situazioni che non rispettano in nessuna maniera la loro dignità”.

     
    L’Appello per l’infanzia, promosso dal Bice, è frutto di un lavoro biennale e prende atto di una situazione di “regresso” nell’applicazione della Convenzione del 1989. Sui punti principali sottolineati da questo Appello, Fabio Colagrande ha intervistato Alessandra Aula, rappresentante del Bice presso le Nazioni Unite:

    R. - L’appello mette al primo posto 10 sfide particolari, soprattutto il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione: in altre parole, i diritti fondamentali che in varie regioni del mondo sono ancora negati ai bambini. Un fenomeno che ci preoccupa molto e che l’appello evidenzia è quello che chiamiamo lo sradicamento tanto fisico quanto psicologico e intimo dei bambini e degli adolescenti a causa delle migrazioni, delle guerre, del cambio climatico e anche - per questo mi riferivo alla situazione anche intima e psicologica - della precarizzazione delle famiglie. Tutte queste cose fanno sì che il bambino, l’adolescente, non abbia più valori, principi di riferimento, e perda quelle che sono le sue radici tanto fisiche quanto morali. Questo ci preoccupa e vediamo che in questi ultimi venti anni le politiche pubbliche, le ong, la Chiesa, le congregazioni religiose si stanno impegnando per dare delle risposte.

     
    D. - Tra l’altro, la crisi economica, che tutto il mondo sta vivendo in questi mesi, non migliora la situazione…

     
    R. - Certamente i bambini, gli adolescenti, saranno e sono già il gruppo più vulnerabile. Saranno i primi a essere colpiti dalla crisi, sia dal punto di vista della povertà economica, sia della povertà spirituale, la povertà psicologica. Questo per noi, al Bice, è molto importante sottolinearlo. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il cardinale Martino sabato prossimo a New York per conferire il Premio "Path to peace" alla memoria di mons. Rahho

    ◊   Partirà dopodomani per New York il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il cardinale Renato Raffaele Martino, che in veste di presidente emerito parteciperà ai lavori del Consiglio di amministrazione della Path to Peace Foundation, con il conferimento tra l'altro del Premio annuale dell'istituzione alla memoria del vescovo iracheno ucciso nel febbraio dell'anno scorso. La fondazione Path to Peace (Cammino per la pace) fu istituita dallo stesso porporato nel 1991, durante il suo incarico di osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite di New York, con lo scopo di affiancare e sostenere le iniziative religiose, culturali, umanitarie e caritative della Missione permanente al Palazzo di vetro. II Premio di quest' anno, nella sua diciottesima edizione, e stato assegnato a monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo caldeo di Mossul, rapito il 29 febbraio del 2008 da uomini armati nella sua città e trovato morto due settimane dopo.

    Decisamente contrario all'introduzione nella Costituzione irachena della sharia (la legge religiosa islamica che disciplina ogni aspetto della vita civile), il presule caldeo era benemerito per numerose iniziative sociali a favore degli emarginati e dei disabili e si batteva per la tolleranza e l'integrazione delle diverse fazioni. Con il conferimento del Premio, che avverrà il 9 giugno nel corso del tradizionale Gala Dinner della Fondazione, Path to Peace intende tra l'altro ribadire l'urgenza di promuovere in tutto il mondo il diritto fondamentale della libertà religiosa. Il cardinale Martino, che domenica prossima impartirà la Cresima ad alcuni membri della comunità coreana newyorkese, il 13 giugno sarà a Bangkok, capitale della Thailandia, per presiedere nella Saint Louis Church una solenne concelebrazione per il giubileo sacerdotale di 23 presbiteri ordinati da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio apostolico nel Paese asiatico del maggio 1984. Dalla Thailandia, il presidente di Giustizia e Pace raggiungerà Kuching in Malesia, dove lunedì 15 giugno inaugurerà il nuovo seminario della città, al reperimento dei fondi per la realizzazione del quale e di vari altri nel Paese si era adoperato negli anni della sua missione quale Delegato apostolico in Malesia. Nella stessa Kuching, il cardinale Martino celebrerà il giorno seguente la Messa e terrà una conferenza per la presentazione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   L’Islam, una parte dell’America: nell’atteso discorso all’università del Cairo, Obama propone un nuovo inizio nelle relazioni con il mondo musulmano.

    Un articolo di Giuseppe M. Petrone sulle presidenziali iraniane del 12 giugno.

    Il volume degli atti del convegno “Ercole Consalvi, 250 anni dalla nascita”: in cultura, l’introduzione del cardinale Ivan Dias, il saggio del curatore, Roberto Regoli e il testo di Alessandro Roveri sul ruolo del porporato al congresso di Vienna.

    Un alfabeto visivo della salvezza; sessant’anni di custodia salesiana delle catacombe romane di San Callisto: Fabrizio Bisconti alla tavola rotonda “Don Bosco ieri e oggi”.

    Bit e sentimenti, due mondi a confronto: Luca Pellegrini recensisce il film “Terminator Salvation”.

    Un’etica per il turismo: nell’informazione religiosa, l’auspicio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti espresso nel documento finale della riunione europea svoltasi a Roma.

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    Oggi in Primo Piano



    I vent'anni della repressione in Piazza Tiananmen. Una valutazione di padre Angelo Lazzarotto del Pime

    ◊   Nessun bilancio ufficiale, solo il ricordo dei fatti di vent’anni fa a Piazza Tiananmen, a Pechino. Era il 4 giugno 1989 quando i soldati cinesi iniziarono a reprimere con la forza le proteste degli studenti, che occupavano da quasi due mesi la piazza per chiedere l’introduzione di un sistema politico democratico. Secondo i dati forniti negli anni, 241 furono le vittime, ma i movimenti in difesa dei diritti umani parlano di migliaia di morti. Da allora, nulla si è più saputo del giovane - rimasto il simbolo delle manifestazioni studentesche - che si oppose alla marcia dei carri armati. Anche quest’anno, Amnesty International torna a chiedere alla Cina un’inchiesta indipendente su quanto accaduto nell’89. Mentre oggi Piazza Tiananmen è presidiata dalle forze dell’ordine, cosa rimane delle proteste di 20 anni fa? Giada Aquilino lo ha chiesto a padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, che per anni ha operato ad Hong Kong:

    R. - Quella protesta di 20 anni fa non era una rivolta contro il governo, non era un tentativo di rovesciare le autorità. Tant’è vero che tra i giovani c’erano anche molte persone che erano membri del partito, che lavoravano nelle università, nelle imprese pubbliche, addirittura nel Quotidiano del popolo. Quindi, era una protesta contro le ingiustizie, contro tanti casi di corruzione, contro il malgoverno: chiedevano semplicemente più trasparenza, più pulizia. E da allora, da questo punto di vista certo il governo ha fatto qualche passo, ma sostanzialmente la situazione non è cambiata. Il grande problema di oggi, infatti, è la corruzione che continua a dominare la società cinese. Da allora, poi, nella società sono avvenuti anche dei cambiamenti: il governo ha favorito il crescere dell’economia senza preoccuparsi dell’aspetto della libertà, dell’uguaglianza vera, dei diritti degli emarginati. E ha continuato a premere sul nazionalismo: ne abbiamo visto un esempio nei Giochi olimpici dell’anno scorso. Oggi, i giovani cresciuti dopo il dramma di Tiananmen sentono meno quello che aveva portato in piazza decine di migliaia di giovani e di persone, anche adulte. Oggi, si sono presi come ideale l’arricchimento economico: per molti, anche per la massa dei giovani, questo ricordo di 20 anni fa non è più così sentito. Però, un aspetto nuovo è che - contemporaneamente - sono emersi numerosi intellettuali, avvocati, dissidenti che si fanno portavoce di queste ingiustizie e che reclamano la democratizzazione del Paese. Molti di loro, purtroppo, sono arrestati in nome proprio del nazionalismo.

     
    D. - Sono quindi gli anni del grande boom economico cinese, nonostante la crisi internazionale. Ma uno dei problemi rimane la corruzione, come pure è notizia di questi giorni quella riguardante nuove restrizioni nell'accesso a Internet da parte delle autorità. Perché?

     
    R. - Fa parte del programma, degli obiettivi che il governo comunista cinese si è posto anche dopo la repressione di Tiananmen. Puntare, cioè, sul nazionalismo, sulla crescita economica e bloccare, per quanto possibile, tutte le voci di dissenso che potrebbero dare l’impressione che ci sono anche molti lati negativi.

     
    D. - Il Papa, nella sua Lettera alla Chiesa cattolica in Cina del 2007, seguita poi dal Compendio del maggio scorso, ha invitato i fedeli cinesi ad un dialogo rispettoso e costruttivo con le autorità locali, alle quali poi ha lanciato pure un forte appello a garantire un’autentica libertà religiosa. Che sviluppi ci sono sotto questo punto di vista?

     
    R. - Il Papa sottolinea che la Chiesa cattolica non chiede alcun privilegio alla Cina, ma semplicemente un rapporto basato sul mutuo rispetto e la mutua comprensione. E aggiunge anche che la Chiesa offre - da parte sua - un umile, disinteressato servizio nelle aree di propria competenza, per il bene sia dei cattolici sia di tutti gli abitanti del Paese. L’auspicio è che finalmente il governo cinese possa comprendere che da parte della Chiesa cattolica e della Santa Sede non ha da temere pericoli e che, nel dare una giusta libertà ai cattolici di esprimersi secondo le loro tradizioni, può ottenere un vantaggio proprio per realizzare quella società armoniosa che sta tanto a cuore al presidente della Repubblica popolare cinese.

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    I vescovi della Comece e le prossime elezioni, occasione per "costruire una migliore casa europea". Intervista con Johanna Touzel

    ◊   "Costruire una migliore casa europea": si intitola così il documento pubblicato dalla Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea, in vista delle elezioni per il l'europarlamento che si svolgono da oggi al 7 giugno. In Olanda e Gran Bretagna si sono aperti stamani i seggi. In Italia, come negli altri Paesi EU, si voterà sabato e domenica prossimi. Ma quali sono le priorità che emergono nel documento dei vescovi? Fausta Speranza lo ha chiesto a Johanna Touzel, responsabile per la stampa della Comece:

    R. - Les priorités c’est bien-sur et avant toutes choses de respecter la dignité…
    Tra le priorità c’è, ovviamente e prima di tutto, il rispetto della dignità della persona umana, sia essa all’inizio o alla fine della sua esistenza, ma egualmente nel lavoro, nella famiglia e in tutti quegli ambiti in cui la politica europea può avere un’influenza sulla vita delle persone. Sappiamo che l’Unione Europea non ha competenza in materia di matrimonio o di aborto, mentre ha competenza in materia sociale ed economica. Anche in questi settori è in gioco la dignità umana. I vescovi della Comece attribuiscono grande importanza al fatto che i futuri deputati europei rispettino appunto questa dignità: questa è per loro la priorità assoluta.

     
    D. - L’Europa è un insieme di tradizioni culturali e storiche diverse. E’ possibile difendere i valori fondamentali a prescindere dalle tradizioni particolari?

     
    R. - Les valeurs fondamentales qui sont à la base de l’Union Européenne sont…
    I valori fondamentali che sono alla base dell’Unione Europea sono in realtà valori umanistici e cristiani, valori che sono sfociati nel riconoscimento dei diritti dell’uomo. Questi valori sono condivisi in tutta l’Unione Europea al punto che ciascuno Stato che si candidi all’adesione all’Unione Europea deve rispettare tali valori: questo è parte dei criteri di Copenaghen. La condizione, dunque, per entrare nell’Unione e per venire a farne parte, è di rispettarne i valori. Ovviamente, ci sono sensibilità diverse a seconda dei Paesi: non bisogna dimenticare che l’Europa è fatta anche di culture diverse e non bisogna nemmeno uniformare tutto. Ma i valori che nascono dal rispetto della dignità della persona umana, e che ci “obbligano” ad essere solidali tra di noi - perché siamo tutti fratelli, in umanità e come europei - sono valori condivisi. E’ vero anche che questi valori, oggi, sono in pericolo ed è per questo che la presenza "civile" dei cristiani in Europa è molto importante: infatti, i cristiani apportano all’Europa un supplemento d’anima affinché essa non si riduca ad essere un’unione economica, un grande mercato ma, prima di ogni altra cosa, una fratellanza.

     
    D. - Qual è l’appello che rivolgerebbe ai cittadini che non vogliono andare a votare - sembrano essere in maggioranza…

     
    R. - Tout à fait, on se plaint toujours que c’est Bruxelles qui décide, …
    In effetti, ci si lamenta costantemente del fatto che sia Bruxelles a decidere, che sia Bruxelles ad imporci delle scelte… Oggi noi cittadini abbiamo la possibilità di dire la nostra: abbiamo la possibilità di eleggere i nostri rappresentanti al parlamento europeo che è la rappresentanza di tutti i cittadini di tutti i popoli d’Europa. In questo caso, avremo un’occasione e la possibilità di fare una scelta. Se noi pretendiamo una maggiore democrazia in Europa, sarà necessario anche andare a votare. E’ necessario ricordare che molti Paesi hanno lottato per avere il diritto di voto, specialmente nei Paesi dell’Europa centrale e ed orientale: è un diritto per il quale molti hanno dato la vita. Oggi sarebbe un gesto di profonda ingratitudine non andare a votare e di non fare uso di questo diritto: nel mondo ci sono ancora molti popoli che vorrebbero avere questo diritto.

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    Rafforzare la missione francescana e l'evangelizzazione. Gli obiettivi di padre Rodriguez Carballo, rieletto ministro generale dei Frati minori

    ◊   Padre José Rodriguez Carballo è stato riconfermato oggi ministro generale dei Frati minori francescani nel corso del 187.mo Capitolo generale, l’assemblea dei 152 rappresentanti dell’Ordine dei Frati Minori, riunita a S. Maria degli Angeli di Assisi fino al 20 giugno prossimo. Il rito dell’elezione è stato presieduto dal delegato del Santo Padre, il cardinale José Saraiva Martins. Il prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi ha consegnato al neoeletto il “sigillo di tutto l’Ordine dei Frati Minori”. Padre Carballo, 56 anni, spagnolo, è il 119.mo successore di san Francesco: guiderà i 15 mila Frati minori che vivono in 113 nazioni del mondo fino al 2015. Che significato ha questa rielezione? Benedetta Capelli lo ha chiesto allo stesso padre José Rodriguez Carballo:

    R. - Posso dire che sono veramente contento perché ho riavuto la fiducia dei confratelli e questo è sempre un motivo di gioia. Io sono fiducioso, certamente, perché San Francesco voleva che il vero ministro generale dell’Ordine fosse lo Spirito Santo e allora il nostro Ordine non può avere paura, deve aprirsi al futuro con fiducia.

     
    D. - Quali gli obiettivi che l’Ordine francescano si pone per i prossimi sei anni e qual è il messaggio che lei si sente di rivolgere sia alla Famiglia francescana che al mondo di oggi?
     
    R. - Tenendo conto delle nostre riflessioni finora, vedo chiaro che l’indirizzo del Capitolo è di rafforzare le presenze missionarie e l’evangelizzazione ordinaria. L’invito a tutti i fratelli, i confratelli, e a tutta la Famiglia francescana è ricordare che il nostro chiostro è il mondo, che noi siamo stati chiamati per essere inviati, discepoli e, allo stesso tempo, missionari. Allora, non possiamo accontentarci di accogliere chi arriva, ma dobbiamo andare noi incontro alla gente con un certo coraggio, con audacia, affrontando il rischio di non essere accettati. Dobbiamo andare tra la gente, come dice Francesco, per annunciare loro Vangelo con la vita, prima di tutto, ma anche con la parola. Il mio invito è: usciamo per proclamare il Vangelo. La gente ne ha bisogno e questo è l’unico modo di rispondere alla nostra vocazione e missione.

     
    D. - Benedetto XVI vi ha invitato ad essere “testimoni della bellezza di Dio”. In che modo si può continuare oggi su questa strada?

    R. - Con una fedeltà gioiosa. Benedetto XVI al Monte Nebo, nel suo recente pellegrinaggio in Terra Santa, ha parlato a noi Francescani della "fedeltà gioiosa". Quando c’è fedeltà e c’è gioia già si è testimoni della bellezza di Dio. Ma poi anche cantando la Creazione, come ha fatto Francesco, vivendo la fraternità universale come ha fatto il Poverello d'Assisi, essendo minori tra i minori, poveri con i poveri. Credo che questo mostri la bellezza e l’amore di Dio per tutti gli uomini e per la natura. Questo è il nostro modo di evangelizzare.

     
    D. - Come stanno procedendo i lavori del Capitolo generale sul tema: “Annunciatori della Parola del Signore”?

     
    R. - Molto bene, in un clima fraterno, di gioia, per incontrarci e poi in un clima di profondità nelle riflessioni. Abbiamo già tantissime proposte che adesso dovranno essere approvate e però prima anche discusse. Certamente, prima saranno ridotte, perché adesso c’è tanta ricchezza ed è impossibile approvare tutto. Il clima è molto bello.

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    La difficile realtà dei minori stranieri non accompagnati in Italia fotografata da Terre des hommes. Intervista con Raffaele Salinari

    ◊   Sono ufficialmente ottomila i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, ma la cifra si ritiene di tre volte superiore. Arrivano nel Paese pagando fino a quattromila euro per assicurare, con il loro lavoro, la sopravvivenza alle famiglie rimaste in patria. L’Italia è in grado di accoglierli in modo omogeneo e rispettoso dei diritti fondamentali dei minori, tenendo presente le loro condizioni di solitudine e vulnerabilità? Una domanda alla quale risponde una ricerca presentata ieri a Roma, realizzata da Terre des Hommes Italia e dall’Associazione Parsec. Francesca Sabatinelli ha intervistato Raffaele Salinari, presidente Terre des hommes Italia:

    R. - Da Milano a Roma, Bologna, Firenze, arrivando a Napoli, ci sono criteri di accoglienza e percorsi di inserimento troppo diversi tra di loro per configurare una certezza del diritto rispetto ai minori non accompagnati. C’è una interpretazione delle norme vigenti che espone questi ragazzi al clima politico ed anche alla sensibilità degli operatori, al colore delle amministrazioni o delle strutture di governo vigenti in quel momento. Questo è grave perché non c’è certezza del diritto rispetto ai minori stranieri non accompagnati.

     
    D. - Le conseguenze sulla vita di questi ragazzi?

     
    R. - Molti di questi ragazzi non si fidano e non si affidano alle strutture pubbliche perché non c’è univocità. La cosa grave è che se il "pacchetto sicurezza" verrà approvato, mentre oggi il minore straniero non accompagnato che al compimento del 18.mo anno volesse avere il permesso di soggiorno, deve essere affidato ad una struttura pubblica o ad una struttura privata, questo "o" "o” verrà trasformato dal pacchetto sicurezza in “e" "e”: quindi questi bambini dovranno essere seguiti contemporaneamente tanto da una struttura pubblica, tanto da una privata, con un aggravio di fondi - l’ultima cosa che oggi viene data ai Servizi sociali. Quindi, quando si saprà che i minori stranieri non accompagnati non avranno possibilità di diventare legali, saranno dall’inizio nella clandestinità e quindi la criminalità organizzata ringrazierà per questa enorme massa umana a sua disposizione.

     
    D. - E’ questa la vostra principale preoccupazione?

     
    R. - La preoccupazione è che si sia violata all’inizio la Convenzione internazionale dei diritti dei minori, considerando i bambini diversi perché vengono da una parte o dall’altra del mondo. Un bambino è un bambino: lo dice la Convenzione Onu dei diritti dell’infanzia.

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    Chiesa e SocietÓ



    Sri Lanka: l’Unicef recupera 400 bambini soldato. Drammatica la situazione degli sfollati

    ◊   “I programmi di recupero per i ragazzi, costretti a uccidere e combattere tra le fila dei ribelli - spiega l’Unicef - prevedono terapie psicologiche mirate e l’utilizzo del disegno, del canto, della recitazione e dello sport per cancellare il carico di violenza vissuto”. Nei programmi di riabilitazione, promossi dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) e dal Governo dello Sri Lanka, sono stati coinvolti ad ora, oltre 400 bambini soldato. Sull’isola sono operativi quattro centri dediti al recupero dei minori, che erano stati arruolati dalle Tigri tamil, specie negli ultimi tre anni di guerra. L’esercito di Colombo sta procedendo anche all’individuazione dei bambini-soldato, che ancora vivono nei campi profughi tra le cosiddette Internally Displaced Persons (IDP). Ad oggi i militari ne hanno individuati circa 200, maschi e femmine, fuggiti dalla zona di guerra nelle ultime settimane di conflitto. A breve raggiungeranno i 59 minori trasferiti già dieci giorni fa nel campo di riabilitazione di Ambepussa. Mentre è definita “allarmante” la situazione negli ospedali. Sono 269mila gli sfollati nel distretto di Vavuniya. Lo denuncia Medici senza frontiere (Msf), ricordando che nei tre ospedali, dove opera l’associazione, insieme al Ministero della Salute, oltre 500 feriti ricevono cure quotidiane. Il 22 maggio, Msf ha allestito un ospedale da campo, che si trova vicino ai campi degli sfollati di Manik Farm, punto di riferimento sanitario per i 225mila sfollati della zona. - Fa sapere l’agenzia Sir - Questa struttura temporanea, per rispondere all’attuale emergenza, offre assistenza medica e chirurgica 24 ore su 24. L’attività chirurgica è iniziata il 26 maggio. Ogni giorno lo staff chirurgico esegue tra i 6 e i 10 interventi, soprattutto pulizia di ferite. “I pazienti ricoverati nelle strutture mediche del Ministero della Salute a Manik Farm vengono in gran parte trasferiti al nostro ospedale”, ha spiegato Severine Ramon, coordinatore dell’ospedale da campo di Msf: “Nella prima settimana sono arrivati più di cento pazienti, bambini colpiti da gravi infezioni respiratorie e disidratati a causa della diarrea. Le attuali restrizioni all’accesso ai campi stanno limitando e rallentando la nostra capacità di rispondere ai bisogni medici tra gli sfollati”. (A.V)

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    Nepal: marcia ecumenica contro la violenza. Un arresto per l'attentato alla cattedrale di Kathmandu

    ◊   “Marcia della pace e della non-violenza, contro la morte, la violenza ed il terrorismo”: con questo slogan, domenica scorsa, a Kathmandu, in Nepal, si è svolta una manifestazione ecumenica per la pace. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di migliaia di cattolici, protestanti, indù e musulmani, è stata organizzata per protestare contro l’attentato del 23 maggio scorso, avvenuto nella Cattedrale dell’Assunzione, principale chiesa cattolica del Nepal, e in cui sono morte due persone, mentre altre 15 sono rimaste gravemente ferite. “La comunità cattolica del Nepal – ha detto mons. Anthony Sharma, vicario apostolico del Paese, presente alla manifestazione – è sempre stata al servizio dei poveri e dei bisognosi. Non c’è alcun motivo per odiare la Chiesa. I luoghi di culto dovrebbero essere sempre rispettati, mai attaccati”. “La marcia dimostra – ha aggiunto – che c’è unità tra le diverse confessioni cristiane e le altre religioni”. Nei loro discorsi, - ricordano le agenzie Ucanews e Apic - i leaders religiosi che hanno partecipato alla marcia hanno chiesto al governo nepalese maggiore sicurezza per i luoghi di culto cristiani, un risarcimento per i familiari delle vittime, azioni dirette contro i responsabili dell’attentato e la garanzia di poter esercitare senza paura il diritto alla libertà religiosa. Sull'attentato a Kathmandou una donna estremista indù, Sita Thapa Shrestha, ha confessato di aver piazzato l’ordigno nella chiesa dell’Assunzione il 23 maggio. Fa parte del gruppo estremista "Esercito di difesa del Nepal" che, in una dichiarazione, ha affermato: “Vogliamo che milioni di cristiani lascino il Paese, altrimenti piazzeremo bombe in tutte le loro case e le faremo esplodere”. Durante gli interrogatori, la donna ha dichiarato di aver messo la bomba "perché odio i cristiani e tutte le altre religioni e amo solo l’induismo”. La polizia - riferisce l'agenzia AsiaNews - ora è sulle tracce degli altri membri del gruppo. La polizia sospetta che la ragazza ed il gruppo estremista siano collegati anche all’uccisione di padre John Prakash. Il sacerdote salesiano, preside della Don Bosco School di Sirsiya, nel distretto di Morang, è stato assassinato nel luglio scorso ed i responsabili dell’omicidio non sono ancora stati individuati. Nel 2006 il parlamento del Nepal ha approvato una normativa che ha trasformato il Paese in uno Stato laico. Attualmente, l’80% dei 28,5 milioni di nepalesi è di religione indù, mentre i cristiani sono 1,5 milioni, dei quali 7.500 sono cattolici. I musulmani, invece, sono pari al 4% della popolazione. (I.P.)

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    RD del Congo: a Dakwa grave attacco dei ribelli ugandesi. In ostaggio centinaia di persone

    ◊   Si aggrava sempre di più il bilancio umanitario nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’altra notte, nel villaggio di Dakwa, è stato sferzato un violento attacco da parte dei ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra). Nella notte tra il 2 e il 3 giugno, nella Provincia orientale congolese, non lontano dal confine con il Centrafrica, è stato attaccato il villaggio di Dakwa, una chiesa è stata saccheggiata, tanti i civili in fuga ed un centinaio di persone sono state prese in ostaggio. Quanto accaduto è stato reso noto da fonti missionarie. Dopo aver bloccato alcune vie di uscita in direzione di Banda (est) e Ango (sud) – rende noto la Misna - i ribelli hanno aperto il fuoco mettendo in fuga la popolazione. Ad aggravare il bilancio dei conflitti si aggiungono le piogge di questi giorni abbattutesi nel Congo. Da settembre, una serie di incursioni contro alcuni villaggi aveva determinato una grave crisi umanitaria, che è andata peggiorando, fino a causare oltre 130mila sfollati e almeno un migliaio di morti. Un’operazione militare congiunta ugandese-congolese tra dicembre e marzo ha portato alla distruzione delle basi dei ribelli che da allora si sono divisi in piccoli gruppi disperdendosi nelle foreste del parco della Garamba e allargando il loro spettro d’azione fino al Sud Sudan e alla Repubblica Centrafricana. (A.V.)

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    Sudafrica: sarà sepolto a Mariazelle il missionario austriaco ucciso

    ◊   “Si è trattato di una rapina, poiché hanno portato via i pochi contanti che c’erano nell’armadio dove li custodiva; non hanno preso però il suo computer portatile” lo riferisce fratel Fedele, confratello di Ernst Plöchl, il religioso austriaco appartenente alla congregazione di Mariannhill, ritrovato morto nella sua abitazione domenica scorsa. E’ stato sepolto a Mariazelle, il luogo dove ha trascorso 40 anni della sua vita di missionario. I confratelli hanno pensato di fare così la sua volontà. Il missionario, aggiunge il confratello, non aveva ricevuto minacce né aggressioni, anche per questo si ritiene che l’omicidio sia stato commesso da “poveri disperati o da qualcuno di una banda giovanile, che non si sono chiesti il bene che facesse padre Ernst per la comunità”; il denaro è dunque il motivo dell’aggressione: “Devono aver pensato che avrebbe pagato i salari, oppure che stava per andare a comprare i viveri, come faceva ogni settimana a Matatiele, il centro più vicino, a 100 chilometri di distanza, ma ormai, per questioni di sicurezza, si paga e si viaggia sempre con assegni”, commenta così all'agenzia Misna le notizie provenienti dal Sudafrica, fratel Fedele dalla casa generalizia di Roma. Sull’uccisione del sacerdote missionario lo ha sentito l’agenzia Misna. Padre Ernst Plöchl era direttore amministrativo di una scuola, che conta oggi 400 alunni, tra maschi e femmine. La Mariazzelle Christian Boarding school, è una delle scuole più antiche dell’Eastern Cape, frutto della missione avviata alla fine dell’800 dai religiosi di Mariannhill, congregazione fondata da un missionario trappista austriaco nella omonima località nella provincia sudafricana del Natal. “Molto paziente, sorridente e molto disponibile con i giovani, che ascoltava volentieri” il ricordo del confratello. L’anziano missionario non di rado restava senza soldi per acquistare cibo per gli alunni, poiché molti genitori non potevano permettersi sempre di pagare la retta o di pagarla tutta “allora ricorreva ai suoi amici in Austria o negli Stati Uniti per raccogliere fondi per i ragazzi” continua fratel Fedele. I funerali di padre Ernst si svolgeranno venerdì prossimo. (A.V.)

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    Appello del cardinale Sfeir agli elettori in Libano: “Fate ciò che è bene per la nazione”

    ◊   “Fate ciò che è bene per la nazione, per il futuro vostro e dei vostri figli. Non prestate attenzione alle intimidazioni e alle promesse spettacolari che vengono fatte dentro e fuori i confini del Libano”, è l’appello rivolto ai libanesi dal cardinale Nasrallah Sfeir, che aggiunge:“Ascoltate la vostra coscienza e fate ciò che è bene per il vostro Paese”. Il patriarca maronita interviene in vista delle imminenti elezioni politiche di domenica prossima, per il rinnovo del parlamento locale. Nel Paese dovranno essere eletti 128 deputati, le sezioni elettorali saranno 5.200. Il cardinale Sfeir ha ricordato inoltre il recente documento, voluto dai vescovi maroniti, una “Carta di Azione Politica”, in cui si ribadisce “la necessità di tenere il Libano al riparo da conflitti regionali e da tensioni internazionali”. La componente cristiana arriva purtroppo divisa al voto: da una parte la fazione guidata da Michel Aoun, alleato di Hezbollah – scrive la nota del Sir- e dall’altra quella di Samir Geagea, vicino al leader sunnita Saad Hariri. Per questa tornata elettorale, che avrà luogo, per la prima volta in un solo giorno, le autorità libanesi hanno dispiegato, per garantire serenità alle operazioni di voto, 30mila poliziotti e 20mila soldati in tutto il Paese. A cui si aggiungono 2.200 osservatori nazionali e 250 internazionali, alcuni dei quali provenienti dall'Ue e dalla Lega Araba. Gli eletti, divisi tra cristiani e musulmani, resteranno in carica per 4 anni. I risultati sono attesi per l’8 giugno. (A.V.)

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    Messaggio del Patriarca ecumenico, Bartolomeo I, per la Giornata mondiale dell’ambiente

    ◊   “Prendersi cura e proteggere la Creazione è responsabilità di ciascuno sia a livello individuale che collettivo. Naturalmente, le autorità politiche di ogni nazione hanno la grande responsabilità di valutare la situazione al fine di proporre delle azioni, delle misure e altri regolamenti che persuadano le comunità su ciò che va fatto e applicato”. E’ uno dei passaggi del messaggio – riportato dall’Osservatore Romano - del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente che cade domani. “Un’opportunità” scrive il Patriarca “un invito a ciascuno di noi, qualunque siano le sue origini religiose, a considerare la crisi ecologica”. “Oggi più che mai esiste un obbligo incontestabile per tutti, quello di rendersi conto che le considerazioni ambientali sul nostro pianeta non rappresentano gli ideali romantici di pochi. La crisi ecologica e in particolar modo la realtà del cambiamento climatico – evidenzia Bartolomeo - costituiscono la più grande minaccia per ogni forma di vita sulla terra. Altresì esiste una correlazione immediata fra la protezione dell'ambiente e le espressioni, per quanto diverse siano, della vita economica e sociale”. “Abusare dell’ambiente e distruggerlo costituiscono un sacrilegio e un atto peccaminoso - continua il messaggio - un disprezzo nei confronti dell'opera di Dio creatore. Il genere umano fa anch'esso parte della Creazione”. Infine il Patriarca ecumenico di Costantinopoli conclude esortando ad un “senso più profondo di vigilanza per la salvaguardia della natura e del creato”. La tutela dell’ambiente è uno dei tratti più salienti della missione pastorale di Bartolomeo I. Nel 1994 fu invitato dalla Commissione europea a tenere un discorso sull'argomento alla presenza dei delegati Ue. Dello stesso anno è l'istituzione di una commissione religiosa e scientifica aperta a tutte le confessioni cristiane e alle altre religioni. I sei simposi internazionali itineranti, da essa organizzati, hanno affrontato il tema dell'inquinamento del mare e dei grandi fiumi navigandone le acque. Storica rimane la Dichiarazione di Venezia, il 10 giugno 2002, a conclusione del quarto simposio, firmata congiuntamente da Bartolomeo I, nel Palazzo ducale della città lagunare, e da Giovanni Paolo II, in collegamento televisivo dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico vaticano. Nel 2006 Benedetto XVI, con un messaggio al Patriarca per il sesto simposio, sancì l'importanza di questo comune impegno. (B.C.)

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    La mobilitazione delle Chiese anglicane per la Giornata mondiale dell'ambiente

    ◊   Anche l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo della Comunione anglicana, ha esortato le chiese anglicane a pregare domenica prossima, per il Pianeta, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente indetta per il 5 giugno dalle Nazioni Unite. Il messaggio dell’arcivescovo è rivolto all’incontro dei capi di governo che si terrà a dicembre a Copenaghen e verterà sull’accordo di Kyoto relativo alla riduzione globale di emissione di carbonio. “I governi – scrive Williams – hanno bisogno di sapere che ci sono persone che chiedono loro di essere ambiziosi. Hanno bisogno di avere un mandato. Che cosa possiamo fare?”. L’arcivescovo indica alle Chiese due strade “operative”. La prima è quella della preghiera nella consapevolezza che la questione ambientale “è anche una questione di giustizia”. “Pertanto, possiamo pregare perché un vero e proprio senso di responsabilità (non da ultimo per le generazioni che ci seguiranno) e della giustizia guidi i cuori e le menti dei politici che si riuniranno a Copenaghen”. L’altra via da intraprendere è quella della “mobilitazione”, fatta di campagne di sensibilizzazione e azioni di lobbying sui governi che parteciperanno al summit. Varie sono le iniziative promosse in questi giorni nelle diocesi anglicane inglesi a favore della Giornata mondiale dell’ambiente. (R.P.)

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    Il Patriarca di Mosca Kirill esorta i giovani russi ad essere ortodossi in senso profondo

    ◊   “La Russia diventerà una nazione ancora più grande solo quando imparerà ad armonizzare l’essenza spirituale e la natura materiale, le cose temporali e l’eternità”. Così il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, nel corso di un confronto svoltosi nel Palazzo del ghiaccio di San Pietroburgo con 8 mila giovani studenti delle università, delle scuole superiori e membri di numerose associazioni. Il Patriarca – come riferisce l’Osservatore Romano – ha evidenziato che è necessario sviluppare l’identità ortodossa, “fattore fondamentale della identità culturale” russa, “aiutare coloro che si considerano ortodossi per tradizione a diventare ortodossi per stile di vita” cioè “membri attivi della comunità ecclesiale”. Al termine della sua visita nella diocesi di San Pietroburgo, Kirill ha ancora una volta sottolineato che “la Russia deve fare ancora molta strada prima che i laici formalmente ortodossi diventino dei credenti impegnati. E la Chiesa - ha detto - deve aiutarli”. (B.C.)

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    Al via in Colombia l'11.ma Riunione della Riial, la Rete informatica della Chiesa in America latina

    ◊   Con un appello a comprendere con discernimento e al tempo stesso a saper fare uso delle nuove opportunità che la cultura digitale e le moderne tecnologie offrono alle comunicazioni sociali, si sono aperti ieri a Bogotà i lavori della 11.ma riunione della rete informatica della Chiesa in America Latina (RIIAL). L’incontro, che si svolge presso la sede dell’episcopato colombiano, è stato organizzato dal Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali e il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). “Le ultime tecnologie delle comunicazioni aprono cammini e incoraggiano una nuova cultura”, ha detto mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, al momento dell’apertura dei lavori che si chiuderanno domani. Il presule ha aggiunto: “Sarà nostro compito comprendere sempre di più questa cultura” e perciò “occorre un’indagine approfondita sul suo significato profondo e sul suo impatto sulle coscienze delle persone”. D’altra parte, l’arcivescovo ha rilevato con soddisfazione che proprio la RIIAL è stata pioniera nella comprensione dei mezzi digitali così come nel capire come questi nuovi strumenti possano raggiungere “le persone più umili, i bisognosi, gli esclusi a causa del divario digitale”. Ricordando che la “Chiesa non può essere tale se non è comunicazione”, nel suo caso specifico del Vangelo, mons. Celli ha osservato che la rete latinoamericana, sin dall’inizio, ha cercato di capire fino in fondo come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio dell’uomo, della sua dignità e “del dialogo con il mondo”. Ieri, all’apertura, i partecipanti delle 22 Conferenze episcopali della regione hanno ricevuto il benvenuto da parte del segretario dell’episcopato colombiano mons. Fabián Marulanda López, che ha sottolineato che la Chiesa non è indifferente al progresso tecnologico e dunque capisce perfettamente la sua importanza nel processo di evangelizzazione. Mons. Guillermo Ortiz Mondragón, vescovo di Cuautitlán (Messico) si è dichiarato convinto che le “tecnologie digitali consentiranno all’uomo di entrare in una nuova dimensione dell’esistenza” mentre mons. Gregorio Rosas Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador e responsabile della sezione comunicazioni del Celam, ha osservato che la RIIAL “segue il modello di Gesù, il perfetto Evangelizzatore” come disse Giovanni Paolo II. “Questa nostra rete - ha rilevato - ha passione per il Regno e ha compassione per le persone più emarginate”. Domani, nell’ultima sessione si proporranno le conclusioni operative dell’incontro e si dovrebbero definire i diversi servizi che la rete offrirà, sia per quanto riguarda le comunicazioni all’interno della comunità ecclesiale sia nell’ambito della missione propria di questa comunità: l’annuncio di Cristo, del suo Vangelo e della sua vita. (A cura di Luis Badilla)

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    Incontro in Argentina tra la Kek e il Consiglio delle Chiese latinoamericane

    ◊   Cooperare insieme su temi di reciproco interesse per “contribuire con un effetto positivo al dibattito sulla globalizzazione in un più ampio contesto ecumenico”. E’ la conclusione, resa nota da Peter Pavlovic, segretario della commissione Chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee (Kek), della riunione che si è svolta a Buenos Aires, dal 25 al 29 maggio scorso a Buenos Aires, tra le delegazioni della Kek e del Consiglio delle chiese latinoamericane (Clai). Nel corso dell’incontro – come riferisce l’agenzia Sir - si è discusso delle diverse forme di povertà presenti nei due continenti, sull’indebitamento dei Paesi poveri e sul ruolo e le responsabilità degli Stati nella definizione delle politiche economiche. Particolare attenzione è stata data alla crescente domanda d’integrazione regionale e allo scambio d’esperienze tra i processi d’integrazione europea e quelli in atto nell’America del Sud. Allo stesso tempo sono state anche richiamate le responsabilità delle società civili e delle Chiese nell’affrontare le sfide della globalizzazione. Per mons. Julio Murray, presidente della Clai, “la globalizzazione richiede anche alle Chiese nuove forme di solidarietà e di rispetto reciproco”. “Le nostre Chiese – ha aggiunto - hanno bisogno d’incrementare il lavoro insieme, in modo da riconoscere sia la specificità degli interventi di ciascuna, che quanto ci accomuna nella fede”. Il pastore luterano Nilton Giese, segretario generale della Clai, ha sottolineato il ruolo delle Chiese, chiamate “a rispondere alle tante sfide continuamente poste dalla globalizzazione e che, come noto, riguardano la povertà, la giustizia sociale, l’economia, i cambiamenti climatici”. Per migliorare questa situazione, ha aggiunto Giese, è necessario scoprire “nuovi modelli d’integrazione che consentano non solo l’integrazione dei mercati” e nuovi criteri di sviluppo basati su un “processo di cooperazione e di solidarietà” il cui nucleo centrale “deve essere la persona, l’essere umano”. (B.C.)

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    Sudafrica: l’arcidiocesi di Johannesburg in azione per i profughi dallo Zimbabwe

    ◊   L’arcidiocesi di Johannesburg, in Sudafrica, sta incrementando i suoi aiuti ai profughi dallo Zimbabwe, il cui flusso in questo mese di maggio ha subito una nuova impennata dopo la decisione del governo di Pretoria di sospendere l’obbligo dei visti per i cittadini dal vicino paese africano. L’arcidiocesi ha istituito uno speciale ufficio per l’assistenza ai profughi nel sobborgo di Braamfontein. A coordinare gli aiuti c’ è padre padre Danisa Khumalo. Tra i servizi offerti – spiega il sacerdote intervistato dall’agenzia Cns - una mensa che fornisce 3mila pasti al giorno, ma anche assistenza medica di base, scuole e aiuti per trovare un lavoro agli immigrati. “Quelli che arrivano con un po’ di soldi - racconta - li esauriscono subito per pagarsi il vitto e l’alloggio, per cui finiscono all’addiaccio. I più fortunati hanno parenti, mentre altri trovano una sistemazione in una vicina chiesa metodista, in appartamenti sovraffollati, nelle stazioni e nei parchi della città dove devono pagarsi dei vigilantes per vivere al sicuro”. L’ufficio diocesano si occupa anche di informare gli immigrati sulle procedure per ottenere asilo in Sudafrica e sui loro diritti e aiuta quelli che vogliono rientrare a rimpatriare. Per questi ultimi l’arcidiocesi ha predisposto un bus gratuito. Si stimano in circa 3 milioni le persone fuggite in quest’ultimo decennio dallo Zimbabwe a causa della grave crisi economica e politica. Nonostante l’accordo raggiunto ai primi di quest’anno tra il Presidente Robert Mugabe e il Primo Ministro Morgan Zvangirai e l’insediamento di un governo di unità nazionale, sono ancora numerosi i cittadini dello Zimbabwe che preferiscono espatriare anche a causa della gravissima crisi economica in cui versa il Paese. (L.Z.)

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    Usa: il vescovo di Detroit incoraggia i fedeli dopo la bancarotta della General Motors

    ◊   Dopo la dichiarazione ufficiale del fallimento della General Motors, azienda statunitense produttrice di autoveicoli, il vescovo di Detroit, mons. Allen H. Vigneron, ha rilasciato una dichiarazione: “Le novità sulla GM aggravano la situazione di disgregazione e incertezza che pesa già da mesi su alcuni cittadini – si legge nella nota - Prego per coloro che sono colpiti da questi ultimi episodi e invito tutti i fedeli a unirsi a me in una preghiera alla Vergine Maria, perché possa portare conforto in questo periodo di crisi. Chiediamo umilmente la sua intercessione con Gesù, suo Figlio, affinché Egli possa dare forza a chi sta portando il carico di questa recessione economica”. Le parole di mons. Vigneron hanno seguito quelle del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che lunedì scorso aveva annunciato la bancarotta della GM e l’impegno dello Stato a intervenire per risollevare le sorti dell’azienda, rilevando il 60% del suo patrimonio e garantendo altri trenta miliardi di dollari. Il Capo della Casa Bianca ha anche precisato che gli interessi della politica non condizioneranno il futuro dell’industria americana e la sua vocazione naturale al libero mercato. “L’amministrazione attuale - ha detto Obama – non ha alcun interesse a guidare la GM e s’impegna, anzi, a non esercitare il proprio diritto di azionista, nella gestione dell’impresa. L’obiettivo è far sì che il gruppo, più snello e competitivo, torni a camminare con le proprie gambe”. (S.K.)

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    Spagna: messaggio dei vescovi per la Giornata pro orantibus

    ◊   Domenica prossima, Solennità della Santissima Trinità, si celebra in Spagna la “Giornata pro Orantibus” in favore della vita consacrata e contemplativa. Per l’occasione, la Commissione episcopale spagnola per la vita consacrata, guidata da mons. Jesús Sanz Montes, ha redatto un messaggio in cui si ribadiscono, in primo luogo, i tre obiettivi della Giornata: “Il primo è pregare a favore dei religiosi e delle religiose della vita contemplativa, in segno di riconoscimento, stima e gratitudine per ciò che rappresentano e per il ricco patrimonio spirituale dei loro Istituti nella Chiesa. Il secondo obiettivo è quello di tenere delle catechesi che facciano conoscere la vocazione soprattutto contemplativa, tanto attuale e necessaria nella Chiesa. Infine, il terzo scopo è quello di attuare iniziative pastorali che promuovano la vita di preghiera e la dimensione contemplativa nelle Chiese particolari, offrendo l’occasione ai fedeli, là dove è possibile, di partecipare alle celebrazioni liturgiche nei monasteri, sempre salvaguardando le norme e le esigenze della clausura”. Partendo dalla Lettera di San Paolo ai Romani, in particolare dal capitolo 8, mons. Sanz Montes si sofferma su quella che i biblisti chiamano “teologia dei gemiti”, spiegando che “si tratta di una pedagogia che ci insegna, come popolo di Dio, a pregare patendo dall’ascolto dei gemiti”. In primo luogo, continua il presule, il gemito della creazione, che “ha a che fare con questo mondo incompiuto, come se si trattasse di una sinfonia incompleta. Per questo motivo geme la terra, geme la storia, geme l’umanità in tutte le generazioni, perché peccati vecchi e nuovi, disastri antichi e moderni seminano di errori ed orrori il cammino dell’uomo”. Il secondo gemito riguarda, invece, i fedeli stessi, che hanno ricevuto “le primizie della fede”: “La nostra libertà – scrivono i vescovi – si mette in gioco ogni giorno, nel nobile intento di rispondere alla grazia che ci chiama e ci accompagna”. Infine, il terzo gemito è quello dello Spirito: “Tutta la realtà incompiuta della storia dell’umanità e della storia personale di ciascuno di noi non si conclude fatalmente nel pianto disperato e sterile del nostro essere orfani, ma nel grido di Dio, “l’Abba, Padre” con il quale il suo Spirito ci trasforma in figli”. Un grido che, ribadisce la Commissione episcopale spagnola per la vita consacrata, “pone nella nostra condizione orfana la gioia della filiazione divina”. Quindi, i vescovi ricordano: “I contemplativi sono i custodi di questi tre gemiti, in modo particolare di quello di Dio, in un’incessante preghiera”. Per questo, conclude il messaggio, i contemplativi “rimangono in silenzio ed amano la solitudine: per poter ascoltare i tre gemiti, uniti alla Parola di Dio e per poterli testimoniare nella Presenza del Signore”.

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    Portogallo: a Coimbra il “memoriale” dei Carmelitani su suor Lucia

    ◊   Uno spazio creato accanto al Carmelo di Santa Teresa a Coimbra, è il memoriale dedicato a suor Lucia di Fatima, dall’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Si tratta di vari oggetti personali risalenti all'epoca delle apparizioni, corredate da fotografie e testi. Sono riportati i rapporti della veggente con i Papi, si mostrano vari autografi rilevanti e alcuni esemplari della sua cospicua corrispondenza. Il visitatore percorre un itinerario che va dal momento delle Apparizioni di Fatima alla morte di suor Lucia nella sua cella carmelitana. Si possono vedere – dà notizia l’agenzia Zenit - il suo letto, i vestiti e gli oggetti di devozione che le appartenevano. Grazie ai pannelli luminosi e alle risorse audiovisive è possibile ripercorrere in modo dettagliato le tappe della sua vita e la storia delle apparizioni mariane con i loro messaggi. Questo memoriale per suor Lucia - riporta l'agenzia Zenit - si avvale delle tecniche audiovisive della presentazione dei musei. La serva di Dio suor Maria Lúcia di Gesù e del Cuore Immacolato è morta il 13 febbraio 2005 all’età di 98 anni, nel Convento del Carmelo di Coimbra, dove aveva vissuto per 57 anni. Sepolta provvisoriamente nel suo monastero, riposa ora nella Basilica di Fatima. Subito dopo la sua morte era aumentato l'interesse rivolto alla sua vita e alla sua morte, per questo è nata l'idea di creare fuori dalla clausura uno spazio che ne evocasse il ricordo. Questa l’intenzione che ha mosso i carmelitani. (A.V.)

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    Negli Stati Uniti gruppi pro-vita condannano l'assassinio del medico Tiller

    ◊   Parole di condanna si sono levate dai gruppi pro-vita americani dopo la morte del dottore George Tiller, medico che praticava l’interruzione di gravidanza dopo la ventesima settimana, ucciso domenica scorsa in Kansas. “Profonda tristezza” è stata espressa da padre Frank Pavone, direttore nazionale di Priests for Life, che ha evidenziato l’importanza di una cultura in cui “la violenza non è mai vista come soluzione ad alcun problema”. “Ogni vita deve essere difesa – ha aggiunto il sacerdote – senza distinzione di età, punti di vista o azioni”. Il sito internet CatholicVote.org, come riporta l’agenzia Zenit, ha esortato alla preghiera ed ha definito la morte del dott. Tiller un “atto di violenza senza senso rappresenta l'antitesi assoluta di un popolo della vita”. “Il fondamentale diritto alla vita al quale dedichiamo il nostro lavoro abbraccia tutte le persone” così il presidente di Americans United for Life, Charmaine Yoest, ha condannato l'omicidio. Il direttore esecutivo del Comitato Nazionale per il Diritto alla Vita, David O'Steen, ha affermato che il suo gruppo “condanna inequivocabilmente ogni atto di violenza, indipendentemente dalla sua motivazione”. “Il movimento pro-vita lavora per difendere il diritto alla vita e aumentare il rispetto per la vita umana – ha aggiunto – l'uso della violenza è direttamente contrario a questo obiettivo”.(B.C.)

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    Corso sulla cultura dell’ospitalità, carisma dei Fatebenefratelli

    ◊   “Organizzare un corso di formazione in gestione carismatica, a livello provinciale, destinato a confratelli e collaboratori, soprattutto direttori e quadri intermedi, affinché diventino trasmettitori di questa filosofia a tutti i livelli dei centri, nel momento in cui realizzano la propria attività”. E’ l’obiettivo espresso nel corso dell’ultimo Capitolo Generale dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, presente nel mondo con circa 300 opere ed in Italia con 20 strutture sanitarie , di cui 13 tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria e Friuli. Proprio sulla scia di questa indicazione, ha preso il via oggi nelle vicinanze di Erba, presso il Castello di Monguzzo (Como),l’incontro organizzato dalla provincia Lombardo-Veneta dei Fatebenefratelli, per la formazione di religiosi e laici impegnati nell’opera assistenziale. In tale occasione, che intende promuovere la cultura dell’ospitalità, particolare attenzione verrà data all’aspetto dell’organizzazione del lavoro come strumento di accoglienza per il benessere lavorativo. L’ospitalità rappresenta il quarto voto dei religiosi ospedalieri di San Giovanni di Dio, che si traduce in uno stile assistenziale mirato alla presa in carico della persona in tutti i suoi bisogni (fisici, psichici, spirituali). Tale carisma vuole essere condiviso attivamente dai religiosi con chi collabora professionalmente alla realizzazione della missione ospedaliera intrapresa 500 anni fa dal loro fondatore per riportare al centro della cura l’uomo nella sua globalità. Nel corso dell’incontro, in programma fino a domani, verrà illustrata anche presentata l’esperienza della scuola di ospitalità a Granada.(B.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    Obama propone un nuovo inizio al mondo musulmano nell'atteso discorso all'Università del Cairo

    ◊   Obama propone un "nuovo inizio" al mondo musulmano nell’atteso discorso all’università del Cairo. Tanti i temi toccati dal presidente degli Stati Uniti che ha posto in primo piano il processo di pace in Medio Oriente. Il servizio di Marco Guerra:

     
    Processo di pace israelo–palestinese, il nucleare iraniano, lotta al terrorismo e le guerre in Afghanistan e Iraq, ma anche pari opportunità per le donne, libertà religiosa e accesso all’istruzione. È andato oltre le aspettative il discorso di riconciliazione con il mondo musulmano del presidente Obama. Le parole pronunciate all’università del Cairo sono molto più di una mano tesa, ma la base di una vera è propria piattaforma comune per far partire quello che definisce un nuovo inizio nei rapporti tra Usa e Medio Oriente. Per fare questo il presidente degli Stati Uniti ha chiesto di superare gli stereotipi che per troppi anni hanno diviso L’Occidente e i Paesi arabi ed ha chiamato tutti a guardare a ciò che unisce piuttosto che ciò che divide. Sforzo sottolineato dalla citazione dei libri sacri Bibbia e Corano. L’appello di Obama è andato oltre la retorica dell’incontro tra culture affermando che "l'islam è parte dell'America". Obama è quindi partito dalla tragedia dell’11 settembre per arrivare a tutte le scelte che hanno portato l’America ad agire in modo contrario rispetto a suoi ideali. E cosi se l’intervento in Afghanistan è stato “invitabile” la stessa cosa non può dirsi dell’Iraq. Non meno incisivo è poi il passaggio sulla questione palestinese: l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito con fermezza la necessità che Israele interrompa la politica degli insediamenti. Ma ha esortato i palestinesi a fermare da subito la violenza. Il tutto in prospettiva della soluzione dei due Stati. Aperture inaspettate si registrano poi sul programma nucleare di Teheran. “L'Iran - ha precisato - dovrebbe avere accesso al nucleare pacifico, ma deve aderire al Trattato di non-proliferazione”. Parlando di democrazia e libertà ha invece sottolineato che ''nessun sistema di governo può o dovrebbe essere imposto da una nazione sopra qualsiasi altra''. Infine, c’è stato spazio anche per i diritti delle donne e la libertà di religione, in merito alla quale si è riferito alla situazione dei maroniti in Libano e dei Copti in Egitto. La voce del primo presidente Usa afroamericano è stata più volte interrotta dagli applausi degli studenti egiziani che con molta probabilità anticipano la vasta eco che il discorso avrà nel mondo musulmano.

     
    Sul tema del riavvicinamento degli Stati Uniti al mondo arabo, primo tema affrontato nel suo discorso dal presidente Obama, Stefano Leszczynski ha sentito l’ambasciatore Mario Scialoja, consigliere d’amministrazione del Centro islamico culturale d’Italia:

    R. – E’ un discorso che, indubbiamente, marca una differenza rispetto alla linea seguita dalla precedente amministrazione americana: il fatto che il presidente Obama abbia riconosciuto che l’islam fa parte della stessa società americana, con i 7 milioni di cittadini di religione musulmana che vivono negli Stati; il fatto che abbia fatto riferimento, abbia citato varie volte versetti del Sacro Corano, insistendo sul fatto che l’islam è una religione di pace e non di guerra; il fatto che si sia riferito al problema mediorientale riconoscendo sì, l’esistenza e la necessità dell’esistenza di due Stati – uno Stato palestinese ed uno Stato israeliano – ma che abbia contemporaneamente fatto appello ad Hamas perché rinunci all’uso della violenza e apra un discorso politico, pacifico e sincero: questi sono tutti elementi che francamente mi hanno – non dico sorpreso - ma mi hanno veramente compiaciuto. Mi sembra che il presidente Obama abbia toccato le corde giuste nel cuore dei musulmani e del mondo intero, e che abbia aperto un’era di un dialogo più aperto e più franco tra gli Stati Uniti e il mondo islamico.
     
    D. – Il presidente Obama non ha eluso il problema del terrorismo e della minaccia estremista sul mondo …

     
    R. – Il presidente Obama, appunto, ha riconosciuto che i musulmani stessi sono vittime del terrorismo. Ma io penso che lui abbia fatto un giusto appello alla necessità di isolare questi gruppi di violenti che costituiscono senz’altro una minoranza. Io trovo che sia stato un messaggio che debba essere recepito, perché nel mondo islamico stesso questi gruppi devono essere isolati, circoscritti e combattuti.

     
    Un discorso intenso, dunque, quello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha tentato di risanare il solco che si è creato tra Stati Uniti e mondo islamico negli ultimi anni. Riuscirà nel suo intento? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica “Limes”:

    R. – L’intenzione c’è, il coraggio pure. Lo stesso Obama è consapevole che sarà un’impresa di lungo periodo, semmai riuscirà. Certamente, la situazione sul terreno non favorisce questa intenzione.

     
    D. – E' stata chiesta concretezza, non sole parole. Quali sono adesso queste azioni di concretezza sulle quali procederà l’amministrazione americana?

     
    R. – Io credo che adesso l’amministrazione americana sia soprattutto concentrata ad ottenere da Israele un significativo segnale sul fronte delle colonie ebraiche in Cisgiordania. Mi pare anche che da parte israeliana non ci sia alcuna intenzione di dar seguito a queste pressioni americane. Quindi, c’è un braccio di ferro, una tensione molto forte tra il governo israeliano e il governo americano.

     
    D. – Sul fronte iracheno, da parte del presidente americano, c’è stata una sorta di ammissione di colpa su un conflitto che ha di fatto spaccato gli stessi Stati Uniti...

     
    R. – Sì, Obama ha distinto tra la guerra in Afghanistan, una necessità, e la guerra in Iraq, una scelta. E ha detto anche molto chiaramente che gli americani non intendono mantenere soldati e basi né in Afghanistan né in Iraq.

     
    D. – Quanto questo discorso mette un punto rispetto alla passata amministrazione Bush?

     
    R. – Questo discorso in sé non mette un punto particolare se non nelle intenzioni. Quello che finora manca in Obama è una linea politica che sia conseguente a queste grandi dichiarazioni di principio. Non c’è ancora una strategia chiara.

     
    Somalia
    Avanza la controffensiva delle truppe governative somale che, all’alba di oggi, sono penetrate, senza trovare resistenza, a Mahaday, importante centro della regione del Medio Shebeli, circa 100 chilometri a nord di Mogadiscio. Gli insorti islamici stanno per essere sopraffati anche Jowhar, capoluogo regionale, già sede del governo somalo. Il contrattacco è poi in corso a Mogadiscio dove le forze lealiste hanno ripreso il controllo di alcuni quartieri. La situazione sembra così essersi rovesciata dopo che i miliziani islamici avevano lanciato un’imponente offensiva lo scorso 7 maggio, e sembravano essere ad un passo dalla "spallata finale" nei confronti del governo di transizione nazionale. I combattimenti in meno di un mese hanno causato almeno 250 morti, oltre 800 feriti e 86 mila profughi.

    Osa riammette Cuba
    Il vertice dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), appena conclusosi in Honduras, ha approvato una risoluzione che revoca quella del 1962 con la quale Cuba venne estromessa dall'organismo. Tuttavia, la riammissione non sarà automatica, ma, secondo il testo della risoluzione che ha trovato l’accordo anche degli Stati Uniti, la partecipazione di Cuba sarà il risultato di un processo di dialogo che verrà avviato su proposta delle autorità dell’Avana e in accordo con le norme, i propositi e i principi dell'Organizzazione. Il reintegro di Cuba ha precisato il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, dev’essere vincolato al rispetto da parte del regime dei principi democratici e dei diritti umani.

    Pakistan
    In Pakistan è ancora emergenza per gli oltre 2 milioni di profughi fuggiti dai combattimenti nella valle dello Swat. L’inviato speciale statunitense per l’Afghanistan ed il Pakistan, Richard Holbrooke, a seguito della visita ad un campo alla periferia di Swabi ha rivolto un appello al mondo islamico e all’Europa ad inviare maggiori aiuti. Intanto, sono stati liberati gli ultimi 46 cadetti e due istruttori di un’accademia militare pakistana sequestrati tre giorni fa dai talebani nel nord ovest del Paese insieme a un altro gruppo di allievi e insegnanti che sono già stati rilasciati.

    Disastro aereo
    È ancora mistero sulle cause del disastro del volo Air France, precipitato al largo delle coste brasiliane con 228 persone a bordo. I primi rottami sono stati avvistati in un'area molto vasta e le autorità competenti per il momento non escludono nessuna ipotesi. Per fare luce sull’incidente prosegue senza sosta le ricerca delle scatole nere. Intanto ieri sera nella Cattedrale di Notre Dame, a Parigi, cerimonia ecumenica alla presenza dei parenti delle vittime e del presidente Sarkozy.

    Groenlandia elezioni
    In Groenlandia, vittoria della sinistra indipendentista nelle elezioni svoltesi ieri nell’immenso territorio tuttora facente parte della Danimarca. Sconfitti, dopo trent’anni al potere, i social-democratici del Siumut. (Panoramica internazionale a cura Marco Guerra)


    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 155

     
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