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Sommario del 01/06/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il dialogo tra i cristiani e il contributo della Chiesa alla società al centro dell'udienza del Papa al presidente ucraino Yushenko
  • Pubblicato il calendario delle celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa da giugno a settembre
  • Il Papa nomina mons. Di Tora e mons. Marciante vescovi ausiliari di Roma
  • Nomina
  • Per il mese di giugno, il Papa chiede ai fedeli di pregare affinché i Paesi più poveri siano liberati dal peso del debito estero. Il commento di Sergio Marelli
  • Andare nella patria di Gesù è il senso più profondo del ministero petrino: così, il cardinale Leonardo Sandri sul pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa
  • Scambio di strumenti di ratifica tra la Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • “Costruire una migliore casa europea”: l’auspicio della Comece per le parlamentari europee. Con noi, mons. Ambrosio
  • General Motors dichiara bancarotta. Intervento della Casa Bianca per salvare l'industria automobilistica
  • A Gerusalemme, iniziativa di preghiera per l'unità dei cristiani e la pace nel mondo
  • Chiesa e SocietÓ

  • Polonia: per il cardinale Dziwisz, Giovanni Paolo II ispirò la caduta del muro di Berlino
  • Dal 4 al 10 giugno Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele
  • Ciclone Aila: in Bangladesh si profila un disatro umanitario
  • Inondazioni in Namibia: appello Caritas per 700mila persone e 40mila senzatetto
  • Colombia, incontro ecumenico sul traffico di armi
  • La Chiesa messicana ribadisce il suo diritto di invitare i cittadini a votare
  • L'arcivescovo di Santo Domingo condanna la cultura dell'aborto
  • Ecuador: dall'arcivescovo di Quito un gruppo di medici al servizio degli ultimi
  • In Sri Lanka avviati programmi di riabilitazione per bambini-soldato
  • L’arcivescovo di Ho Chi Minh City: proteggere l’ambiente è compito dei cristiani
  • Sud Corea: la cura pastorale delle famiglie multiculturali
  • I vescovi dei Paesi Bassi contro l’antisemitismo
  • Scozia: ieri Giornata per la vita sul tema del suicidio
  • Polonia: concluso l'anno di formazione missionaria a livello nazionale
  • Il presidente dei vescovi tedeschi: i valori della Costituzione rivivano ogni giorno
  • La Croce delle Gmg in pellegrinaggio in Abruzzo
  • Migliaia di giovani in preghiera con i vescovi al santuario di San Gabriele
  • 24 Ore nel Mondo

  • Airbus dell'Air France scompare al largo delle coste brasiliane. Si teme il peggio per le 228 persone a bordo
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il dialogo tra i cristiani e il contributo della Chiesa alla società al centro dell'udienza del Papa al presidente ucraino Yushenko

    ◊   Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza il presidente dell’Ucraina, Viktor Yushenko, con la consorte e il seguito. Nel corso dei cordiali colloqui – si legge nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede - ci si è soffermati sulla situazione internazionale. A livello bilaterale sono stati ricordati i buoni rapporti esistenti tra l’Ucraina e la Santa Sede e “alcune prospettive di approfondimento della collaborazione in ambito culturale e sociale”. Esprimendo la volontà di trovare soluzioni eque alle questioni ancora aperte tra lo Stato e la Chiesa, sottolinea la nota, non si è mancato inoltre di rilevare il contributo offerto “anche dalla Chiesa cattolica alla società ucraina per l’educazione ai valori cristiani e alla loro diffusione”. E’ stata infine ribadita "l’importanza del dialogo tra i cristiani per promuovere l’unità nel rispetto di tutti".

    Successivamente, il presidente Yushenko, accompagnato dal ministro degli Affari Esteri ad interim, Volodymyr Khandogiy, ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e mons. Dominique Mamberti, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati.

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    Pubblicato il calendario delle celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa da giugno a settembre

    ◊   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato oggi il calendario delle celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa fino al mese di settembre. Tanti i momenti importanti, tra cui due visite pastorali in Italia e un viaggio apostolico internazionale e, ancora, l’inizio dell’Anno Sacerdotale. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Giovedì 11 giugno, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, Benedetto XVI celebrerà la Messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 19, e successivamente guiderà la processione a Santa Maria Maggiore. Venerdì 19 giugno, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il Papa celebrerà - nella Basilica Vaticana - i Secondi Vespri per l’Inizio dell’Anno Sacerdotale. Domenica 21 sarà, dunque, in visita pastorale a San Giovanni Rotondo. Domenica 28, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Papa celebrerà i Primi Vespri per la chiusura dell’Anno Paolino. Il giorno dopo, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, celebrerà la Messa nella Basilica Vaticana e imporrà il Pallio ai nuovi metropoliti. Nel mese di agosto, il giorno 15, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, alle ore 8, celebrerà la Messa nella Chiesa Parrocchiale di San Tommaso da Villanova di Castel Gandolfo. A settembre, il Papa sarà in visita pastorale a Viterbo e Bagnoregio, domenica 6. Infine, da sabato 26 a lunedì 28 sarà a Praga, nella Repubblica Ceca, per il suo 13.mo viaggio apostolico internazionale.

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    Il Papa nomina mons. Di Tora e mons. Marciante vescovi ausiliari di Roma

    ◊   Il Papa ha nominato oggi vescovi ausiliari della diocesi di Roma, per il settore pastorale Nord, mons. Guerino Di Tora e, per il settore pastorale Est, mons. Giuseppe Marciante. Benedetto XVI ha inoltre accolto la rinuncia di mons. Enzo Dieci all'ufficio di ausiliare di Roma, per raggiunti limiti di età. Il servizio di Benedetta Capelli:


    Sessantatre anni, romano, mons. Guerino Di Tora vanta una lunga esperienza nella Caritas diocesana di Roma, che guida fin dal 1997. Dopo aver compiuto gli studi filosofici e teologici al Pontificio Seminario Romano, è stato ordinato sacerdote il 14 marzo 1971. E proprio del Pontificio Seminario Romano diventa assistente fino al 1974; l’anno successivo è vicario parrocchiale della chiesa di san Policarpo a Cinecittà, qui rimane fino al 1998. Lascia la periferia est di Roma e diventa, nello stesso anno, parroco della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere. Nel 1997 inizia la sua esperienza nella Caritas diocesana di Roma. La nomina del Papa è, per mons. Guerino Di Tora, la valorizzazione del lavoro silenzioso e impegnativo della stessa Caritas:

     
    "Un riconoscimento per tutte le attività che sono cominciate con don Luigi Di Liegro, con i suoi sacrifici, come la sua totale e piena dedizione, che abbiamo sempre cercato di continuare".

     
    Mons. Giuseppe Marciante, 58 anni nativo di Catania, è stato ordinato sacerdote il 5 ottobre 1980. Dal 1987 è parroco di “San Giuseppe”, nella diocesi di Albano, e poi due anni dopo è nella parrocchia di “San Romano Martire” nei pressi della via Tiburtina. Mons. Marciante ha più volte sottolineato la necessità di difendere la vita e quindi i bambini, i poveri e gli ammalati. “Amare, nel linguaggio di Gesù – ha ricordato nel corso di una celebrazione – significa scegliere di essere vulnerabili”.


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    Nomina

    ◊   In Nigeria, il Papa ha nominato vescovo di Idah mons. Anthony Ademu Adaji, finora vescovo titolare di Turuda e ausiliare della medesima diocesi.

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    Per il mese di giugno, il Papa chiede ai fedeli di pregare affinché i Paesi più poveri siano liberati dal peso del debito estero. Il commento di Sergio Marelli

    ◊   “Perché l’attenzione internazionale verso i Paesi più poveri susciti un più concreto aiuto, in particolare per sollevarli dallo schiacciante onere del debito estero”: è l’intenzione generale di preghiera di Benedetto XVI per il mese di giugno. Il Papa torna quindi a chiedere un supplemento di solidarietà verso chi è nel bisogno, specie in un periodo di crisi economica. Sul richiamo del Pontefice, Alessandro Gisotti ha intervistato Sergio Marelli, direttore generale della Focsiv:

    R. - Penso che sia una costante dei messaggi dei Pontefici, che all’avvicinarsi dei grandi appuntamenti internazionali - in questo caso il vertice del G8 all’Aquila, che si terrà il prossimo 6-8 luglio - richiamano questa necessità di preoccuparsi anche dei Paesi poveri. Mi sembra che quest’anno, in questa congiuntura economica finanziaria così grave, tale richiamo sia oltremodo opportuno. Pensare di trovare delle soluzioni a questa crisi, che si è abbattuta anche su noi, in Italia, senza pensare a delle soluzioni globali che coinvolgano anche i Paesi poveri sia, fondamentalmente, come pensare a una “non soluzione”.

     
    D. - Nel recente discorso ad otto ambasciatori ricevuti in Vaticano per le lettere credenziali, il Papa ha messo l’accento su due punti: solidarietà verso i più bisognosi e sobrietà nello stile di vita. E’ lungo queste due direttrici che si può davvero invertire la rotta?

     
    R. - E’ un messaggio che noi accogliamo con grande favore perché Focsiv con i suoi volontari, in qualche modo, ha sempre cercato di incarnare esattamente questa idea, cioè che insieme alle grandi scelte che bisogna fare - la cancellazione del debito, stanziare risorse adeguate per aiutare i Paesi poveri, mettere in atto dei meccanismi e riformare le strutture perché ci sia più giustizia a livello planetario - occorra anche un atteggiamento personale. Molti cittadini che incontriamo nel nostro lavoro ci dicono: “Ma noi che cosa possiamo fare?” Il nostro messaggio è sempre quello che Benedetto XVI ha ricordato: ci vogliono le grandi scelte ma occorrono anche delle scelte di vita quotidiane, piccole, costanti, che vengono fatte a livello individuale… quello che il Papa definisce giustamente “uno stile di vita più sobrio”, perché questo livello di consumi non ci consentirà di lasciare alle generazioni prossime un futuro che sia sostenibile.

     
    D. - Nella Messa di Pentecoste il Papa ha sottolineato che, accanto a un inquinamento ecologico, c’è anche un “inquinamento del cuore e dello spirito”. Non è possibile un’economia senza etica, ci ricorda il Papa…

     
    R. - L’etica viene prima di tutto. I fondamenti dei valori devono essere quelli che orientano e che guidano le scelte in tutti i campi della vita politica e sociale. Un’economia e una finanza che non siano ispirate e orientate al bene comune e, quindi, a dei valori etici, portano a dei risultati e a delle situazioni che purtroppo oggi stiamo constatando anche noi nei nostri Paesi ma che, soprattutto, stanno vivendo i Paesi poveri e le popolazioni povere del Sud del mondo. La massimizzazione del profitto, anche a costo di violare, di calpestare i diritti umani, è una di quelle storture che portano a un sistema malato. Porta a quelle che Giovanni Paolo II chiamava le “strutture di peccato”. Penso che riporre l’etica, oggi, nei fondamenti delle scelte personali e delle scelte collettive sia il grande imperativo e la grande urgenza cui giustamente la Chiesa ci richiama.

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    Andare nella patria di Gesù è il senso più profondo del ministero petrino: così, il cardinale Leonardo Sandri sul pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa

    ◊   Sono molteplici i frutti del pellegrinaggio che Benedetto XVI ha compiuto in Terra Santa dall’8 al 15 maggio scorsi. Il viaggio apostolico nei luoghi di Gesù si è rivelato, in particolare, un prezioso contributo per la comunità cristiana locale e per la missione della Chiesa di portare il Vangelo a tutti gli uomini. E’ quanto sottolinea, al microfono di Romilda Ferrauto, il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il cardinale Leonardo Sandri:

    R. – Andare nella patria di Gesù per un Papa, il Successore di Pietro, che ha l’ufficio di pascere la Chiesa di Dio nel nome di Cristo, è il senso più profondo del ministero pastorale petrino. Paolo VI annunciò ai Padri sinodali il suo viaggio in Terra Santa, dicendo: “Voglio consegnare la Chiesa a Gesù Cristo”. In queste parole, io trovo che ogni Pontificato è un portare gli uomini e la Chiesa a Cristo, è portare Cristo a tutti gli uomini. Quindi, il senso del Pontificato lo trovo in una manifestazione concreta e fisica di quello che il Papa fa come pastore universale della Chiesa: annunciare Cristo a tutti gli uomini e far sì che tutti possano incontrarsi con Cristo e quindi con la Salvezza, con Dio, con la vera felicità. E in questo senso penso si possa parlare di un viaggio che dà senso al Pontificato.

     
    D. – Nonostante le difficoltà e i rischi di cui si era tanto parlato prima della partenza del Santo Padre, dei rischi di strumentalizzazione, Benedetto XVI ha dimostrato una grande determinazione. Secondo lei, i timori della vigilia erano giustificati?

     
    R. – Il problema è che si tratta di una terra nella quale ci sono tante divisioni religiose, politiche. Il rischio poteva essere proprio che qualcuna di queste parti potesse far sì che il viaggio del Papa perdesse la sua universalità, l’essere un dono per tutti, al di là di tutte le differenze, al di là di tutte le religioni. Ovviamente, il primo punto del viaggio del Papa era la comunità cattolica, quel piccolo gregge che vive nella terra di Gesù e che ancora manifesta lì la storia di Gesù, la storia di Cristo. E poi doveva essere un viaggio aperto anche ovviamente alle grandi religioni che vivono lì: agli ebrei in primo luogo e ai musulmani. Con gli ebrei abbiamo la Torah, abbiamo l’Antico Testamento. Loro sono i nostri fratelli maggiori. Con i musulmani, il Papa ha ribadito: “Adoriamo l’unico Dio”. E con tutti e due ci sono tanti campi di intesa, di collaborazione. Soprattutto è importante che queste grandi religioni monoteistiche, in primo luogo la Chiesa cattolica, diano testimonianza nella loro vita della presenza di Dio, del primato di Dio nel mondo. E' importante che, in questo, ci sia una grande convergenza nostra con gli ebrei e con i musulmani, per una testimonianza piena, perché non c’è senso nella vita umana se manca Dio. E in questo i nostri fratelli ebrei e musulmani possono camminare insieme con noi. Il Papa è stato vicino a tutti quelli che soffrono, a tutti quelli che devono subire una limitazione della loro libertà di movimento, di azione, a quelli che non possono manifestare pienamente la loro fede religiosa.

     
    D. – L’obiettivo principale era di favorire la presenza dei cristiani in Medio Oriente, ma queste minoranze cristiane sono minacciate, divise, a volte si confrontano con delle rivalità, delle competizioni. Cosa si può fare per convincerli a rimanere, per aiutarli a rimanere?

     
    R. – Più che di parole hanno bisogno di fatti, per restare. Hanno bisogno della pace, ma non della pace declamata. Rimarrebbero se ci fosse pace. Se c’è sicurezza, rispetto della dignità dell’uomo - e non che si debba vivere come una specie di esiliato nella propria patria, e non che si debba vivere sempre sotto la pressione della richiesta di permessi, di controlli - allora si può dire: “Io resto con la mia famiglia, perché qui vivo liberamente, la mia dignità umana è rispettata”. C’è un contributo che proviene dalle istanze locali, delle autorità di ognuna di queste realtà, e mi riferisco soprattutto ad Israele e alla Palestina, dove il problema è l’accesso ai luoghi santi, il poter vivere liberamente la propria vita religiosa. Queste istanze vanno poste alle autorità locali. C’è poi, certo, un’istanza internazionale che deve promuovere, favorire, aiutare queste parti a trovare il coraggio per fare questi passi che sono forse difficili ma che porteranno alla pace.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Scambio di strumenti di ratifica tra la Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein

    ◊   Mercoledì scorso, nella sede della nunziatura apostolica a Berlino, il nunzio apostolico in Germania, mons. Jean-Claude Périsset, e il ministro-presidente del Land Schleswig-Holstein, Peter Harry Carstensen, hanno proceduto allo scambio degli Strumenti di ratifica dell'Accordo, che era stato firmato il 12 gennaio 2009 fra la Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein per regolare la situazione giuridica della Chiesa cattolica nel Land Schleswig-Holstein. L'Accordo è entrato in vigore il giorno successivo allo scambio degli Strumenti di ratifica, a norma dell'articolo 24 dell'Accordo medesimo.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Lo Spirito di Dio sospinge la Chiesa oltre i limiti e le colpe degli uomini: a Pentecoste il Papa denuncia l'inquinamento morale che avvelena il mondo.

    Riesplode in Cisgiordania lo scontro tra Hamas e Al Fatah: in rilievo, nell'informazione internazionale, il Vicino Oriente.

    Un cielo a misura umana: in cultura, Sylvie Barnay recensisce una mostra al Louvre sulle antiche pale d'altare.

    La follia di aiutare vedove, anziani e malati; l'organizzazione sacerdotale del mondo classico e la novità del diaconato cristiano: la relazione conclusiva di Giulia Piccaluga del XXXVIII incontro di studiosi dell'antichità classica all'Augustinianum.

    Un articolo di Carlo Bellieni dal titolo "Se la qualità è la misura della vita il disabile diventa zavorra inutile": l'handicap mentale in una cultura distorta della sofferenza.

    Una crescita lenta in un mercato che crolla: Marcello Filotei intervista don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana.

    A passeggio con Pio XI nel cantiere della Pinacoteca: Antonio Paolucci su un convegno dedicato a Biagio Biagetti e ai laboratori vaticani di restauro.

    Modelli credibili per riscoprire valori solidi: nell'informazione religiosa, Marco Bellizi intervista il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

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    Oggi in Primo Piano



    “Costruire una migliore casa europea”: l’auspicio della Comece per le parlamentari europee. Con noi, mons. Ambrosio

    ◊   Settimana elettorale per i Paesi dell’Unione Europea: giovedì 4 giugno - con il voto di Regno Unito e Paesi Bassi - prende il via il processo elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, che si concluderà domenica 7 giugno. L’appuntamento con le urne riguarda 375 milioni di elettori chiamati a designare 736 eurodeputati per il prossimo quinquennio. In occasione di questa importante tornata elettorale, la Comece, Commissione degli Episcopati della Comunità Europea, ha pubblicato una dichiarazione dal titolo “Costruire una migliore casa europea”. Un documento sul quale si sofferma il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, delegato della Cei alla Comece, intervistato da Alessandro Gisotti:

    R. – La casa europea deve essere migliore nella misura in cui si rispettano i diritti fondamentali della persona umana, nella misura in cui si rispettano anche le diversità tra i popoli. La casa non può essere solo abitata dalla tecnocrazia e dalla burocrazia, che pure sono importanti: la casa deve essere abitata dai popoli, dalle loro culture, nel rispetto reciproco, e soprattutto affermando quei grandi principi che costituiscono la civiltà europea, basata e fondata sul cristianesimo e, dunque, il rispetto della vita umana, il rispetto della giustizia, la solidarietà sociale. Ecco, tutto questo fa migliore la nostra casa europea.

     
    D. – Voi vescovi della Comece, vescovi europei, sottolineate che votare è un diritto, ma anche una responsabilità per i cristiani. Eppure sappiamo quanta disaffezione in molti Paesi ci sia verso le istituzioni europee. Come vincere questa barriera?

     
    R. – Siamo ben consapevoli del venir meno di un certo entusiasmo nei confronti dell’Unione Europea. Ne prendiamo atto. Ma nello stesso tempo, dobbiamo davvero affermare l’importanza fondamentale dell’Europa. Non c’è futuro per i nostri popoli senza l’Unione Europea. Questo vuol dire, ad esempio, riconoscere la difesa della pace, garantita, assicurata in questi 64 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Questo è un valore così importante che non può essere trascurato. I grandi valori, come quello della pace, ma anche aspetti concreti dal punto di vista economico, meritano davvero di essere evidenziati e, dunque, da parte anche delle nostre popolazioni dobbiamo dare il nostro contributo responsabile proprio per quella migliore casa europea di cui parliamo.

     
    D. – Cosa si aspettano i vescovi dal Parlamento europeo?

     
    R. – I vescovi si aspettano in modo particolare l’attenzione all’uomo europeo, alla tradizione europea. E allora la protezione del Creato, il promuovere la pace, una maggiore solidarietà.

     
    D. – A Montecassino, pochi giorni fa, il Papa ha rinnovato l’esortazione all’Europa a non disperdere i suoi valori, le sue radici cristiane, il suo patrimonio inestimabile. In che modo i vescovi e i fedeli possono raccogliere questa sfida in un’Europa un po’ smarrita?

     
    R. – Queste radici debbono essere riconosciute, ma debbono essere anche valorizzate nell’oggi. Non è solo un riferimento al passato nell’insegnamento di Papa Benedetto XVI, ma è anche davvero una realtà vissuta oggi. Se le nostre chiese riescono davvero a dimostrare che quelle radici da cui sgorga la tradizione culturale europea sono ancora vitali, allora credo che i popoli europei prenderanno atto di questa vitalità, di questo dinamismo. E’ la nostra anima! Non possiamo abbandonare l’Europa alla tecnocrazia, perdendo l’anima.

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    General Motors dichiara bancarotta. Intervento della Casa Bianca per salvare l'industria automobilistica

    ◊   La prima casa automobilistica al mondo, l’americana General Motors, ha dichiarato bancarotta. In salvataggio dell’azienda è, tuttavia, pronto un piano della Casa Bianca che fornirà aiuti per 30.1 miliardi di dollari diventando così il primo azionista con il 60% delle quote. Il finanziamento pubblico servirà a facilitare nel processo di bancarotta la vendita della vecchia Gm ad una nuova società. Alla ristrutturazione di General Motors parteciperà anche il Canada, che stanzierà finanziamenti per 9,5 miliardi di dollari in cambio del 12% della nuova società. Il settore automobilistico è dunque nuovamente protagonista sulla scena economica dominata dalla crisi globale tanto negli Usa quanto in Europa. A Mario Deaglio, docente di economia internazionale dell’Università di Torino, Stefano Leszczynski ha chiesto perché la produzione automobilistica sia tanto importante per l’economia contemporanea.

    R. - E’ importante per due motivi. Il primo è che il bisogno di spostarsi è un bisogno profondamente radicato, uno dei bisogni al quale la società industriale ha risposto di più, puntando sullo spostamento privato. Il secondo è che l’industria dell’auto è importante perché è il punto di arrivo di numerose filiere industriali, il punto attraverso cui passano le produzioni di tantissimi altri settori che poi troviamo nell’auto; pensiamo alle gomme, alle parti elettriche, ai cambi ai freni, etc. Si stima che per ogni lavoratore stabilmente impiegato dalle case automobilistiche ce ne siano almeno quattro a monte che forniscono i componenti che vanno dentro l’auto e probabilmente uno o due e a valle, cioè gli assicuratori, i benzinai, etc.
     
    D. - Professore, per quanto riguarda l’industria dell’auto sembra che i governi non siano mai stati così disponibili a scendere in campo con la finanza pubblica. Si stanno un po’ abbandonando, però, quelli che erano i criteri del non interventismo pubblico nelle aziende. Questo vale sia per gli Stati Uniti che per l’Europa. E’ effettivamente così?

     
    R. - E’ effettivamente così. Questi criteri sono completamente saltati con la crisi finanziaria. Per seguire questi criteri ci sarebbero milioni e milioni di disoccupati e nessun Paese si può permettere qualcosa del genere, neppure i potentissimi Stati Uniti. Questi disoccupati farebbero poi da motore di una crisi ancora più vasta perché deprimerebbero i consumi di tutto il Paese. Se noi lo guardiamo dall’ottica del mercato invochiamo quelle situazioni di emergenza in cui i mercati devono tacere, diciamo per salute pubblica, e i governi intervengono. Se invece non siamo favorevoli al mercato possiamo dire: si vede il fallimento di un sistema basato solo sul mercato. Bisogna che ci sia in ogni momento una qualche presenza pubblica come rete di sicurezza.

     
    D. - Questa rete di sicurezza è destinata a essere temporanea, cioè tolta nel momento in cui la crisi passa. La parte pubblica verrà nuovamente privatizzata o alla fine diventerà una consuetudine avere una fetta pubblica nei grandi settori dell’economia?

     
    R. - Questa è una domanda a cui è difficilissimo rispondere. Penso che in un modo o nell’altro una presenza pubblica rimarrà. Non è possibile su settori così important avere una totale mano libera privata, intanto perché queste imprese diventano enormi e vengono a condizionare e a scontrarsi con il settore del pubblico. Quindi, tanto vale che il rapporto pubblico-privato che le caratterizza abbia dei caratteri di trasparenza e di ufficialità.

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    A Gerusalemme, iniziativa di preghiera per l'unità dei cristiani e la pace nel mondo

    ◊   Un giorno e un luogo quanto mai significativo per una iniziativa di preghiera fuori dal comune, e dall’intenzione particolare: sabato scorso, vigilia di Pentecoste, nella chiesa siro ortodossa di San Marco, nel cuore della città vecchia di Gerusalemme, si è tenuto il primo di una serie di incontri di preghiera straordinaria, di tutte le Chiese, per la riconciliazione e la pace. Presenti rappresentanti delle diverse confessioni cristiane e fedeli locali, che per un’ora hanno invocato la pace e la comunione per la Città Santa e per il mondo. Il servizio di Sara Fornari:

    “Cominciare da Gerusalemme”, è l’ispirazione che muove questa iniziativa, che secondo l’auspicio dei promotori dovrebbe tenersi una volta al mese, nella Città Santa, in una diversa chiesa ospitante, per favorire appunto l’unità nel Corpo Mistico di Cristo. L’iniziativa - promossa da Catholica Unio, organizzazione della Santa Sede per il dialogo tra la Chiesa d’oriente e quella d’occidente – è stata trasmessa con traduzione dalle emittenti televisive cattoliche (Telepace, Telechiara, Canção Nova e l’araba Telelumiere) per consentire al maggior numero di cristiani nel mondo di essere in comunione di preghiera con la Chiesa di Terra Santa e con la ricchezza delle sue comunità cristiane. Guidata dal vicario patriarcale siro ortodosso per Gerusalemme e la Giordania, l’arcivescovo Mar Swerios Malki Murad, la preghiera si è svolta nell’antichissimo dialetto aramaico (lingua conservata soltanto da questa piccola minoranza cristiana), e con preghiere in arabo ed inglese.

     
    Suggestivi gli inni ed i segni che hanno caratterizzato questa ora di preghiera, propri della liturgia di questa antichissima Chiesa. Essa, secondo la tradizione dei siriani ortodossi, sarebbe la casa del discepolo Marco e il luogo dell’effusione dello Spirito Santo. Un luogo significativo per questa iniziativa di unità e riconciliazione anche perché qui, tra soltanto una settimana i siriani celebreranno in modo solenne la loro Pentecoste, ma anche per il particolare legame di comunione che sussiste tra la Chiesa cattolica e questa antica comunità orientale: nelle due visite a Roma nel 1975 e nel 1985, il Patriarca siro ortodosso ha infatti stretto con la Santa Sede un accordo che riguarda, in particolare, il conferimento dei sette Sacramenti.

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    Chiesa e SocietÓ



    Polonia: per il cardinale Dziwisz, Giovanni Paolo II ispirò la caduta del muro di Berlino

    ◊   “Dal messaggio di Giovanni Paolo II a Gniezno, nel giugno del 1979, è cominciato il processo che ha portato al crollo della Cortina di Ferro”, lo ha dichiarato il cardinale Stanislao Dziwisz nel corso di un’intervista concessa all’Agenzia Cattolica d’Informazione di Varsavia. La prima visita del Papa polacco, del quale Dziwisz è stato segretario particolare, secondo lo stesso, fu la più importante, perché ispirò un processo che portò a cambiamenti senza precedenti. Nell’intervista, di cui il quotidiano Avvenire ha pubblicato ieri ampi stralci, si legge pure che “a Gniezno il Santo Padre dimostrò l’unità spirituale dell’Europa cristiana, composta da due grandi tradizioni, quella dell’Occidente e quella dell’Oriente”. Nella memoria del segretario particolare di Wojtyla il ricordo di quel viaggio del ’79 va a tutti i discorsi, che la Segreteria di Stato ebbe come compito solamente quello di rivedere le citazioni, in quanto erano stati scritti personalmente dal compianto Papa. Il filo conduttore dei discorsi del viaggio di allora, era stata la Pentecoste. Dziwisz parlando dell’unità dell’Europa ha sottolineato come il precedente Papa non accettasse mai l’idea di “compromesso storico”. “Era convinto che privare l’uomo dei suoi diritti non fosse la strada verso lo sviluppo”. Per l'ex segretario particolare del Papa non ci sono dubbi: “Giovanni Paolo II ha cambiato completamente la Polonia. Preparò la gente a vivere in libertà e il frutto del suo insegnamento fu il movimento di Solidarnosc del 1980”. (A.V.)

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    Dal 4 al 10 giugno Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele

    ◊   Dall'Australia al Brasile, dallo Sri Lanka agli Stati Uniti, passando per l'Europa. Le Chiese cristiane anche quest'anno si sono fortemente impegnate con campagne di informazione, azioni di sensibilizzazione sui dirigenti politici e momenti di preghiera per la “Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele”. L’iniziativa, promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), si terrà dal 4 al 10 giugno prossimi in tutto il mondo. Una preghiera e un messaggio comuni per la pace sosterranno l'azione portata avanti in un centinaio di Paesi. “Pregare, informare, chiedere” sono i tre punti chiave della mobilitazione mondiale, finalizzata a porre fine a un conflitto che dura da sessant’anni. In Olanda si terranno, seminari, dibattiti e lezioni sulla storia del conflitto vista attraverso la posizione israeliana e palestinese, nonché concerti tenuti da un'orchestra di musicisti palestinesi e olandesi seguiti da documentari su punti di vista israeliani. Le Chiese di Francia hanno deciso di porre il problema mediorientale all'attenzione dei candidati alle elezioni europee del 7 giugno prossimo. I parlamentari australiani hanno ricevuto dalle Chiese un rapporto sulla situazione umanitaria di Gaza. In una parrocchia scozzese di Edimburgo si terrà inoltre un incontro tra parlamentari, parrocchiani e rappresentanti palestinesi per ricordare insieme i drammi dei due popoli. Domenica 7 giugno – ricorda infine l’Osservatore Romano - in tutte le Chiese del mondo verrà letta ad alta voce una preghiera scritta per l'occasione dai responsabili delle Chiese di Gerusalemme nella quale si chiede a Dio il dono di “mandarci dirigenti politici pronti a dedicare e a consacrare la loro vita per il ristabilimento di una pace giusta tra i loro popoli”. Il messaggio della Settimana di azione chiede l'uguaglianza dei diritti tra le due parti in conflitto e la fine di ogni discriminazione. La ricerca della pace tra israeliani e palestinesi è tra gli impegni del Consiglio ecumenico delle Chiese fin dal 1948. (A.L.)

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    Ciclone Aila: in Bangladesh si profila un disatro umanitario

    ◊   Si aggrava la situazione delle circa 500mila vittime del ciclone Alia in Bangladesh, ancora non raggiunte dai soccorsi e prive di riparo, cibo e acqua potabile. Cresce a 168 il numero ufficiale di morti, ma fonti ufficiose parlano di oltre 200. Ora il pericolo sono le malattie infettive, che hanno già colpito migliaia di profughi. Migliaia di villaggi nelle province meridionali di Bagerhat, Satkhira, Khulna, Bhola e Noakhali sono privi di cibo e acqua potabile. Secondo dati ufficiosi ripresi dall'agenzia AsiaNews, nella regione ci sono già almeno 2mila casi di diarrea per la scarsità di acqua potabile (le fonti sono contaminate) e le cattive condizioni igieniche. Le autorità sanitarie parlano di circa un milione di persone colpite. Kazi Atiur Rahman, dirigente dell’Upazila nirbahi officer (organo di amministrazione locale) di Dakop, parla di 4mila affetti da diarrea nella zona di Kamarkhola, Sutarkhali, Tildanga e Banishanta. Ci sono già 8 morti ufficiali per diarrea nel solo Patuakhali, ma il timore è che scoppi una vera epidemia. Oltre alle decine di migliaia di abitazioni distrutte, molte altre sono danneggiate e di fatto inabitabili. Secondo Abdur Razzak, ministro bengalese per il Cibo e la gestione dell’emergenza, più di 500mila persone sono senzatetto. Parte di loro hanno trovato rifugio negli appositi centri di accoglienza, ma molti di più ora vivono lungo le strade, presso le dighe, dentro barche. (R.P.)

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    Inondazioni in Namibia: appello Caritas per 700mila persone e 40mila senzatetto

    ◊   Sono oltre 700.000 le persone colpite dalla forti inondazioni in Namibia. Di queste 40.000 sono senzatetto e necessitano di aiuti urgenti. Il livello delle acque del fiume Zambesi è salito di oltre 8 metri dopo le forti piogge di maggio, che hanno causato gravi inondazioni nel nord del Paese. La coordinatrice regionale della Caritas, suor Aine Hughes, dopo aver visitato la zona colpita, ha detto che “la maggior parte delle abitazioni, che sono costruite con mattoni di argilla, sono state parzialmente o totalmente distrutte”. La rapidità degli eventi ha fatto sì che diverse persone abbiano dovuto abbandonare le loro case con solo i vestiti che indossavano, lasciandoli completamente indigenti. Sono ora costretti a vivere in tende e in rifugi di ripiego fatti di plastica. Non vi sono materassi o teloni e le persone sono costrette a coricarsi all’addiaccio, mentre scarseggia l’acqua potabile. La Caritas - riferisce l'agenzia Fides - ha lanciato un appello per inviare con urgenza aiuti agli sfollati: “Vi è urgente bisogno di coperte e vestiti caldi per i bambini, teloni di plastica, compresse per purificare l'acqua, e alimenti per lattanti. Caritas Namibia si offre di facilitare la distribuzione di questi aiuti attraverso le sue strutture locali dove prestano servizio numerosi volontari”. A causa del disastro naturale, oltre 200 scuole sono state chiuse e 100.000 bambini hanno dovuto interrompere le lezioni. Le coltivazioni sono state distrutte, lasciando senza raccolto la popolazione locale per il prossimo inverno; le strutture sanitarie sono state costrette a chiudere, lasciando i malati di AIDS e i sieropositivi in grave pericolo. Secondo la responsabile della Caritas locale, i cambiamenti climatici sono responsabili di questo disastro. (R.P.)

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    Colombia, incontro ecumenico sul traffico di armi

    ◊   Dal 26 al 29 maggio, ospiti della Conferenza episcopale della Colombia, si sono riuniti numerosi rappresentanti delle chiese cristiane dell’America Latina, del Nord America, dell’Europa e delle Filippine, per dare vita ad un’iniziativa ecumenica destinata ad approfondire gli impegni contro il traffico e l’uso di armi. Il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e il consiglio latinoamericano di Chiese (Clai), organismi che hanno presieduto l’incontro, ricordano in un comunicato che i presenti hanno riflettuto soprattutto sulle gravi conseguenze sulla sacralità della vita che il commercio e l’uso di armi comportano. Per i partecipanti, il traffico e l’uso di armi, in molte regioni del mondo fuori da ogni controllo, contribuiscono all’incremento della criminalità e della corruzione. Nello spirito del cosiddetto “Processo di Gothenburg”, il comunicato ribadisce l’impegno di tutti in favore della pace e della convivenza pacifica nonché in favore anche di campagne per creare una presa di coscienza sulla pericolosità delle armi, soprattutto di quelle che proliferano tra le popolazioni civili. Si ricorda inoltre la gravità delle conseguenze sul piano sociale e psicologico, in particolare fra i più giovani. “Il nostro -si legge nel documento - è un impegno in favore della vita, dello sviluppo e della pace”. Vogliamo “dare sostegno ad una piattaforma” che consenta una sinergia fra le “nostre riflessioni qui, a Bogotà, e il Processo di Gothenburg, con lo scopo di convincere i governi a fissare norme più severe riguardo al commercio e all’uso delle armi”. “Simile impegno vogliamo assumere – si legge infine nel documento - per quanto riguarda la firma, nell’ambito delle Nazioni Unite, del trattato sul commercio di armi convenzionali”. Il “Processo di Gothenburg” è un’iniziativa ecumenica, nata nel 1998 in Svezia, che dal giorno del suo lancio ha trovato sostegno in tutte le chiese cristiane consapevoli che dopo la fine della Guerra fredda è cresciuto in modo vertiginoso il commercio, il traffico e l’uso di armi leggere. L’idea centrale è quella di facilitare l’incontro tra produttori, governi, istituzioni internazionali e società civile per trovare le vie adeguata per mettere sotto controllo un fenomeno che comporta decine di migliaia di morti ogni anno. Il primo incontro, sotto il patrocinio del governo svedese, si è tenuto nel 2001. Da allora si sono svolte altre riunioni in Brasile, Kenya, Stati Uniti. (L.B.)

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    La Chiesa messicana ribadisce il suo diritto di invitare i cittadini a votare

    ◊   Manuel Corral, responsabile dell’episcopato messicano per i rapporti istituzionali, si è soffermato sugli appelli dei vescovi perché ogni cittadino eserciti responsabilmente il diritto al voto nelle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Federale. Manuel Corral ha rifiutato con fermezza le critiche di alcuni partiti e dell’Istituto federale elettorale (Ife). “Chiamare a votare non può essere interpretato come un gesto d’ingerenza”, ha detto rilevando al tempo stesso che “di fronte ad un’alta probabilità di astensionismo che potrebbe rappresentare un fallimento della consultazione, i critici dovrebbe invece essere contenti”. Precisando che la Chiesa non ha mai esortato a votare per un candidato o un partito, Corral ha aggiunto: “La Chiesa ha il diritto e il dovere di invitare ogni cittadino a fare uso del suo diritto di voto poiché ciò corrisponde al corretto comportamento di un cittadino che ha a cuore il futuro del Paese”. Sulle elezioni del prossimo 5 luglio, in cui saranno eletti tutti i deputati federali, 6 governatori, i sindaci e altri rappresentanti amministrativi, l'arcivescovo della capitale, cardinale Norberto Rivera Carrera, ribadendo concetti contenuti nella dichiarazione della Conferenza episcopale, ha sottolineato l’importanza della consultazione: “le prossime elezioni – ha detto - rappresentano un’opportunità per consolidare la democrazia nel Paese”. Illustrando poi il senso di quello che hanno detto i vescovi il porporato ha aggiunto: “Non pretendiamo di utilizzare il nostro ministero per avere influenza sui fedeli affinché votino per qualcuno in particolare bensì esortarli affinché possano discernere criticamente e decidere in maniera conforme al Vangelo e alla loro coscienza rettamente formata”. Venerdì scorso, l’Istituto federale elettorale (Ife) ha approvato una richiesta al Ministero dell’Interno affinché proceda a far rispettare le norme che vietano le ingerenze elettorali come “quelle della Chiesa cattolica e simili”. In questa cornice Manuel Corral ha ribadito che tale ingerenza non esiste. “Se arriva una richiesta di questa natura”, ha precisato, “avrà la sua risposta”. “La Chiesa sa molto bene che non può fare proselitismo; e lo sa non solo perché lo vietano le leggi del Paese, ma soprattutto perché lo stabilisce la disciplina canonica”. Intanto, in tutto il Paese si moltiplicano le iniziative e proposte di numerose associazioni laiche, di gruppi territoriali e organizzazioni non-governative in favore del voto poiché tutti i sondaggi prospettano una rischiosa astensione che potrebbe restare legittimità alle elezioni e, in particolare, scavare un abisso tra la politica e i cittadini. (A cura di Luis Badilla)

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    L'arcivescovo di Santo Domingo condanna la cultura dell'aborto

    ◊   Il cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, arcivescovo di Santo Domingo ha inviato un Messaggio per la Giornata della Madre, che è stato letto ieri durante le Sante Messe celebrate nelle 250 parrocchie dell'arcidiocesi. Nel Messaggio di augurio a tutte le madri, il cardinale offre alcuni riflessioni sul discusso tema dell'aborto, sottoposto a discussione nel progetto di riforma costituzionale che si sta portando a termine nella Repubblica Dominicana. L'aborto - riferisce l'agenzia Fides - è qualificato come un crimine nella nuova Costituzione, che è stata già approvata in prima lettura, ma si teme di tornare indietro nella seconda lettura. Il porporato manifesta ancora una volta il suo rifiuto "categorico e definitivo" ai tentativi di impiantare nel paese la cultura dell'aborto e di altre forme di morte. "In questo giorno 31 maggio 2009, noi tutti figli e figlie dominicani, ci sentiamo pieni di gioia nell’esprimere le nostre congratulazioni alle Madri che hanno onorato il loro essere femminile accettando il Dono meraviglioso della maternità", si legge nella lettera. Egualmente mi onoro "come figlio e come membro di una numerosa famiglia, di esaltare il dono della maternità". Il porporato ricorda di seguito che troviamo grandi donne a tutti i livelli, che vivono con orgoglio la loro condizione femminile nella Repubblica Dominicana. Anche nel mondo rurale dominicano “c'è una legione di donne molto semplici, ma ammirevoli per il modo in cui si sono aperte alla vita e si sono dedicate con grandi sacrifici e privazioni ad educare i loro figli e figlie. La stessa cosa posso dire dei nostri quartieri urbani: quanta virtù, capacità di sopportazione, fedeltà al lavoro, amore per la famiglia e pietà troviamo dietro molta povertà materiale e precarie condizioni di vita". Davanti a tante minacce contro la vita ed alla pressione di alcuni perchè l'articolo 30 della riforma Costituzionale, già approvato in prima lettura, sia modificato, il cardinale lancia un appello a tutte le madri, al fine di dare vita ad "una catena di preghiera e di azione, affinché i nostri legislatori e legislatrici, illuminati dallo Spirito Santo, mantengano il loro voto a beneficio della vita nella seconda lettura". Domani si inaugura il "Congresso Scientifico Internazionale sull'Articolo 30 della Costituzione Dominicana", patrocinato dall'Arcidiocesi di Santo Domingo, al quale partecipano vari specialisti di Scienze Mediche Avanzate, Ginecologia ed Ostetricia, Bioetica, Diritto Internazionale e Teologia Morale. Durante il Congresso, questi esperti daranno risposta ad alcune domande come: Quando comincia la vita umana? Un embrione può considerarsi persona ? L'Articolo 30 colpisce lo sviluppo della scienza? C'è pericolo nell'esercizio della pratica medica approvando questo Articolo? Colpisce qualche diritto umano questa approvazione? Quali grandi capitali finanziano l'aborto? Che benefici trae la Chiesa dall'approvazione dell'articolo 30? Chi si avvantaggia se non viene approvato l'articolo 30? (R.P.)

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    Ecuador: dall'arcivescovo di Quito un gruppo di medici al servizio degli ultimi

    ◊   Sabato scorso, l'arcivescovo di Quito, primate dell'Ecuador, mons. Raúl Vela Chiriboga, ha ricevuto un gruppo di medici stranieri che fanno parte delle fondazioni Charity Anywhere & Hope for Tomorrow, i quali durante questa settimana realizzeranno varie attività mediche a beneficio dei più bisognosi, come chirurgie facciali, oftalmiche e correzioni di labbro leporino, tra gli altri procedimenti chirurgici. I medici - precisa l'agenzia Fides - offriranno le loro prestazioni in case di cura della provincia di Imbabura. Mons. Vela ha espresso il suo compiaicmento per questa iniziative ed ha manifestato ai medici il suo ringraziamento per il lavoro che realizzano nelle zone più povere, nelle quali le persone non possono accedere ai servizi sanitari e la qualità della vita è compromessa. Mons. Raúl Vela ha benedetto i suoi visitatori affinché continuino nel lavoro che realizzano in favore dei più poveri, migliorando la loro qualità di vita. Al tempo stesso li ha invitati, in una prossima occasione, a realizzare questo tipo di attività a beneficio dei più poveri della città di Quito e delle sue parrocchie rurali. I medici sono quindi partiti con destinazione provincia di Imbabura, verso le città di Otavalo ed Ibarra, per iniziare ad operare negli ospedali di San Luis e di San Vicente di Paúl. (R.P.)

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    In Sri Lanka avviati programmi di riabilitazione per bambini-soldato

    ◊   In Sri Lanka sono attivi quattro centri, gestiti in collaborazione con Unicef, per il recupero psicologico dei ragazzi costretti a combattere per le Tigri tamil. I militari – rende noto AsiaNews - ne hanno individuati altri 200 tra i profughi fuggiti dalla zona di guerra nelle ultime settimane di conflitto. Sono già 400 i bambini-soldato inseriti nei programmi di riabilitazione studiati dal governo dello Sri Lanka in collaborazione con l’Unicef. L’esercito di Colombo sta anche procedendo all’individuazione dei bambini-soldato che ancora vivono nei campi profughi tra le cosiddette Internally Displaced Persons. I programmi di recupero per i ragazzi, costretti a combattere tra le file dei ribelli, prevedono terapie psicologiche mirate. (A.L.)

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    L’arcivescovo di Ho Chi Minh City: proteggere l’ambiente è compito dei cristiani

    ◊   “L’ambiente naturale è un dono del Creatore che tutti noi possiamo condividere”. Appartiene “a tutti, non a un gruppo particolare o a una minoranza” e va preservato “per le generazioni future”. È quanto afferma il cardinale Jean Baptiste Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chi Minh City, nella lettera pastorale pubblicata il 28 maggio scorso. Il porporato ricorda anche ai fedeli che “proteggere l’ambiente è compito di ogni cristiano”. La lettera pastorale incentrata sui temi ecologici è una risposta alle recenti decisioni governative che, in nome dello sviluppo economico, rischiano di causare danni ingenti all’ambiente. Il porporato ricorda la questione dell’inquinamento del fiume Thi Vai, a Ho Chi Minh City, provocato da una fabbrica del gruppo Vedan Vietnam specializzata nella produzione di glutammato, amido e soda. Un’altra controversa decisione del parlamento vietnamita di promuovere l’estrazione di bauxite nelle miniere degli altipiani centrali del Paese. Nella lettera – ripresa dall’agenzia AsiaNews - il cardinale Pham Minh Man ricorda le preoccupazioni della popolazione, degli intellettuali e degli ambientalisti. “Nessuno – spiega il porporato - si può arrogare il diritto di danneggiare o controllare [l’ambiente] nemmeno in nome dello sviluppo economico. “Queste strategie di sviluppo economico – conclude l’arcivescovo di Ho Chi Minh City – possono solo condurre al caos. Non sono utili né al bene comune della società, né al futuro della nazione”. (A.L.)

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    Sud Corea: la cura pastorale delle famiglie multiculturali

    ◊   Quella delle famiglie multiculturali e multietniche è una realtà ormai diffusa in Corea, e per questo anche la Chiesa se ne occupa da vicino: la Commissione per la pastorale della famiglia, in seno alla Conferenza episcopale della Corea del sud, ha avviato un programma di riflessione eapprofondimento su questa realtà, per potenziare l’assistenza e comprendere più a fondo come la Chiesa possa raggiungere e incontrare, a livello pastorale, queste famiglie. Se ne è discusso in un recente seminario dal titolo “La realtà delle famiglie multiculturali in Corea e il ruolo della Chiesa”. Nel suo discorso d’apertura mons. Paul Hwang Cheol-soo, Presidente della commissione per la pastorale della famiglia, ha detto che “gli stranieri regolarmente residenti in Corea non sono più stranieri, ma nostri vicini giunti da contesti culturali diversi. Nel riconoscere la differenza esistente con loro, non dobbiamo discriminarli, ma sforzarci di avere una visione di vita in comune con loro, in quanto tutti siamo parte del popolo di Dio”. Secondo i dati diffusi nel seminario, - riferisce l'agenzia Fides - nel 2007 sono stati celebrati in Corea circa 38.500 matrimoni interculturali, mentre nel 2008 oltre 20mila studenti, figli di famiglie multiculturali, si sono iscritti alle scuole primarie e secondarie, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. L’assemblea ha anche ricordato che solo l’11,3 % di tali famiglie beneficia dei contributi sociali di base, e che il 52,9% vive in condizioni di povertà. Inoltre la realtà dei matrimoni interculturali, ha ricordato il seminario, nasconde a volte situazioni di estrema violenza e sopraffazione, in cui le donne immigrate sono private della dignità, trattate da schiave, percosse o considerate solo “oggetti” per portare avanti la famiglia. La Chiesa è chiamata ad aiutare queste famiglie e proporre all’attenzione della società la questione delle famiglie multiculturali, soprattutto affinchè venga creato un sistema educativo e sociale di cui possano usufruire, e operando perché possano sentirsi parte integrante della società. Si propongono inoltre specifici programmi pastorali anche perché queste famiglie possono diventare un agente di evangelizzazione nelle rispettive comunità. (R.P.)

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    I vescovi dei Paesi Bassi contro l’antisemitismo

    ◊   In occasione della riunione di cinque vescovi olandesi con i rappresentanti del Consiglio consultivo centrale ebraico (CJO), tenutasi nei giorni scorsi, mons. Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Conferenza episcopale dei Paesi Bassi, ha precisato che nella Chiesa non c’è posto per l’antisemitismo. Il riferimento è alle dichiarazioni del vescovo lefebvriano, mons. Richard Williamson. “Ci dispiace molto – ha detto mons. van Luyn, come riferisce l’agenzia Sir - che la comunità ebraica nei Paesi Bassi sia rimasta profondamente ferita”. Entrambe le parti “hanno detto con risolutezza che la negazione della Shoah resta inaccettabile”. A sua volta il presidente del CJO, William Koster, ha espresso il suo apprezzamento per “la tempestiva e chiara risposta” inoltre è stata riaffermata la volontà sia del Consiglio consultivo centrale ebraico che dei vescovi olandesi di “portare avanti il loro percorso di dialogo”.(B.C.)

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    Scozia: ieri Giornata per la vita sul tema del suicidio

    ◊   La Domenica per la vita, che nelle parrocchie cattoliche scozzesi si è celebrata ieri, è stata dedicata al tema del suicidio. Gli opuscoli diffusi per l’occasione contenevano una serie di riflessioni sul tema ed offrivano consigli e consulenze affidate a charities, come "Samaritans", che aiutano chi è depresso e a parroci in grado di offrire sostegno pastorale e sociale a persone che stanno pensando al suicidio. "Ti ringraziamo, Signore, per il dono della vita. Aiutaci ad apprezzare la dignità unica di ogni persona umana e il contributo individuale che danno al mondo per realizzare il compito che hai affidato loro. Consentici con la tua grazia di promuovere il loro benessere servendoci a vicenda in uno spirito di generosità attraverso Cristo Gesù", si legge in una preghiera composta per l'occasione e riportata nell'opuscolo. Il tema della difesa della vita - riferisce l'agenzia Sir - è di stretta attualità in Scozia dove una proposta di legge sul suicidio assistito, presentata dalla parlamentare Margo MacDonald, verrà discussa dal comitato della salute del Parlamento negli ultimi mesi dell'anno. Secondo lo "Scottish Council on human Bioethics", un comitato che si occupa di bioetica e fa parte del movimento per la vita la proposta è "pericolosa" perché il tasso di suicidi è già oggi più alto in Scozia rispetto ad altre parti del Regno Unito. Per lo "Scottish Council on human Bioethics" la proposta di legge, se approvata, renderebbe il suicidio accettabile e cambierebbe il modo in cui le malattie e le disabilità sono viste dalla società. (A.M.)

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    Polonia: concluso l'anno di formazione missionaria a livello nazionale

    ◊   Il 28 maggio si è concluso l'anno di formazione missionaria a livello nazionale, presso il Centro di Formazione Missionaria a Varsavia che ha celebrato da poco il suo 25° anniversario. La Santa Messa di chiusura del Corso - riferisce l'agenzia Fides - è stata presieduta da mons. Jan Romero Pawlowski, nuovo nunzio apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon, ed "è stata un'occasione speciale per ringraziare Dio per il dono cosi ricco di 32 missionari che a breve partiranno per diverse parti del mondo come testimoni del Vangelo" ha affermato mons. Piotrowski. Durante l'omelia il nunzio ha sottolineato la necessità che i missionari cooperino con la grazia del Signore, perché nessuno nasce già missionario ma lo diventa con l'aiuto di Dio. Come ha ricordato il direttore nazionale delle POM "la formazione missionaria ha una grande importanza ed è necessaria per assumere la responsabilità di essere missionario". Lo stesso giorno è arrivato in Polonia il vescovo congolese mons. Anatol Milandou, arcivescovo di Brazzaville, dietro invito di mons. Wiktor Skworc, presidente della commissione episcopale per le Missioni, il quale si è rivolto ai futuri missionari augurando loro un lavoro fruttuoso nel campo dell'evangelizzazione. L'ultima settimana di giugno avrà luogo presso il Centro, come negli anni precedenti, un incontro nazionale dei missionari polacchi presenti in patria durante le ferie estive. (R.P.)

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    Il presidente dei vescovi tedeschi: i valori della Costituzione rivivano ogni giorno

    ◊   Con un rito ecumenico solenne nella cattedrale di Bonn, è stato commemorato lo scorso 30 maggio il 60.mo anniversario della proclamazione della Costituzione tedesca. Alla celebrazione erano presenti mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo luterano Johannes Friedrich, capo della Chiesa evangelica luterana unita di Germania e il Metropolita Augoustinos di Germania. Mons. Zollitsch ha esortato a “proseguire l’evoluzione pacifica e libera della Repubblica federale di Germania in un’Europa riconciliata e unita”. L’anniversario, ha continuato, “va valutato non solo come un ricordo positivo ma anche come un compito che ancora esiste”. “L’ordinamento di valori della Costituzione che corrisponde in modo particolare all’immagine cristiana della persona - ha affermato il presule le cui parole sono state riprese dal Sir - deve essere fatto rivivere ogni giorno”. Mons. Zollitsch si è richiamato al preambolo della Costituzione tedesca che contiene un riferimento esplicito a Dio: “Là dove si ignora volutamente il timor di Dio e la persona si mette al posto di Dio, cresce il rischio di un intervento dittatoriale a proprio uso e consumo nei confronti delle persone”. (A.L.)

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    La Croce delle Gmg in pellegrinaggio in Abruzzo

    ◊   Un invito “a leggere la propria vita e, soprattutto, la sofferenza di questi momenti, alla luce della Croce” non dimenticandosi mai come “Cristo ci insegni che il dolore e la passione siano preludio alla resurrezione”. Con queste parole mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo dell’Aquila ha accolto la Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù portata in Abruzzo in pellegrinaggio da un gruppo di volontari inviati dal Centro internazionale giovanile San Lorenzo di Roma. Il pellegrinaggio continuerà fino a domani quando la Croce sarà portata al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata per la chiusura dell’Agorà dei giovani della regione ecclesiastica abruzzese-molisana. Il cammino della Croce delle Gmg in Abruzzo – ricorda il Sir - è iniziato sabato pomeriggio davanti alle macerie della casa dello studente. Da questo luogo, divenuto uno dei simboli della tragedia del terremoto, i giovani si sono poi diretti verso il campo di Piazza d’Armi. “In questo momento – ha detto don Dino Ingrao, responsabile diocesano della Pastorale giovanile – che questa sia una Croce di troppo, di cui non abbiamo bisogno perché dal 6 aprile la portiamo già con noi tutti i giorni”. “Vi dico che non è così - ha aggiunto – perché la Croce non viene ad appesantirci di ulteriore dolore o fatica ma a darci la fiducia e il coraggio di cui abbiamo bisogno oggi più che mai”. La Croce delle Gmg è stata accolta nel campo di piazza d’Armi da un folto gruppo di persone tra cui molti volontari. La giornata si è conclusa con un gesto emblematico: tutti i presenti si sono avvicinati alla Croce poggiando per alcuni secondi la testa sul legno, come hanno fatto in questi 25 anni milioni di giovani sparsi nei cinque Continenti. (A.L.)

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    Migliaia di giovani in preghiera con i vescovi al santuario di San Gabriele

    ◊   Domani, presso il santuario di San Gabriele a Teramo, sarà ricordato il 50° anniversario della proclamazione di San Gabriele patrono d’Abruzzo. Alla manifestazione prenderanno parte migliaia di giovani dell’Abruzzo e del Molise, che pregheranno con i vescovi abruzzesi e molisani ed il responsabile della pastorale giovanile della Cei, don Nicolò Anselmi. Gli undici presuli avranno anche un momenti di dialogo con i giovani. Fitto il programma degli appuntamenti della giornata dalla mattina a sera inoltrata, quando si terrà a conclusione dell’incontro una celebrazione presieduta da mons. Carlo Ghidelli, vescovo di Lanciano e presidente della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. La celebrazione ufficiale del 50° anniversario di San Gabriele, proclamato patrono da Giovanni XXIII il 10 aprile 1959, si svolgerà invece il 30 agosto prossimo, in occasione della festa popolare del santo. A San Gabriele – riferisce l’agenzia Sir - sono intitolate in Abruzzo 8 chiese parrocchiali e numerose cappelle. (A.V.)

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    24 Ore nel Mondo



    Airbus dell'Air France scompare al largo delle coste brasiliane. Si teme il peggio per le 228 persone a bordo

    ◊   Un Airbus dell’Air France, con a bordo 228 persone, è scomparso questa notte dagli schermi radar al largo delle coste brasiliane. Il velivolo, partito da Rio de Janeiro, era atteso alle ore 11.10 a Parigi. Secondo la compagnia francese, prima di perdere i contatti l’equipaggio ha segnalato un corto circuito a bordo dopo essere finito in una turbolenza. L’ipotesi più probabile è che sia stato colpito da un fulmine. Al momento sono in corso le ricerche dell’aviazione brasiliana. Ma le autorità francesi ormai temono il peggio. Il servizio di Francesca Pierantozzi:

    Nessuna traccia e ormai nessuna speranza per il volo Air France 447 da Rio de Janeiro a Parigi. L’aereo, un Airbus 330, con 228 persone a bordo, è scomparso questa notte dai radar circa tre ore e mezzo dopo il decollo. L’arrivo a Parigi era previsto alle 11.10, questa mattina, all’aeroporto Charles de Gaulle. L’aeronautica brasiliana è a lavoro per cercare di ritrovare le tracce dell’aereo probabilmente scomparso sull’oceano Atlantico. Il ministro dei Trasporti francese Borloz ha detto poco fa che l’ipotesi più tragica deve essere presa in considerazione, anche se tutte le piste restano ancora aperte. Borloz ha comunque praticamente escluso la possibilità di un dirottamento. Sembra improbabile, ma non è del tutto da escludere l’ipotesi di un attentato. Con ogni probabilità l’aereo si è inabissato a causa di un incidente. Quando è scomparso dai radar si trovava in una zona di forte turbolenza. A bordo si trovavano anche cinque cittadini italiani. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha immediatamente chiesto al governo di fare tutto il possibile per ritrovare al più presto tracce dell’aereo. Una cellula di crisi è stata istallata all’aeroporto Charles de Gaulle, per accogliere i familiari dei passeggeri a bordo del volo 447.

     
    Voto Ossezia
    L’Unione Europea ha bocciato le elezioni parlamentari di ieri in Ossezia del Sud, le prime dopo la guerra con la Georgia e il riconoscimento dell'indipendenza da parte della Russia. La consultazione è stata vinta dal partito filo governativo Unità con ampio margine di vantaggio sulle alter forze politiche. Ma la presidenza ceca dell’Unione ha definito illegittima la tornata e ha ribadito il suo fermo supporto alla sovranità e all’integrità territoriale della Georgia all’interno dei suoi confini riconosciuti al livello internazionale. Il servizio di Giuseppe D’Amato:

     
    Le elezioni in Ossezia meridionale sono “illegittime”. L’Unione europea riconferma il sostegno alle concezioni di intangibilità delle frontiere, di unità dello Stato georgiano e della sua sovranità. Il governo della Repubblica ceca, presidente di turno dell’Ue, chiarisce così in mattinata la posizione comunitaria. In precedenza, alcuni osservatori europei, presenti a Tskhinvali, avevano sostenuto la conformità del voto osseto con gli standard democratici internazionali. Nell’ex regione separatista georgiana, di fatto indipendente da Tbilisi dal 1992, il partito del potere “Unità” ha nettamente vinto le prime elezioni parlamentari del dopoguerra, ottenendo il 46,38% dei voti. Le altre formazioni sono state nettamente staccate. Il partito popolare ha ricevuto il 22,25% delle preferenze, i comunisti il 22,25. Non entra in Parlamento la compagine “Patria” che non ha superato la barriera del 7%. L’affluenza alle urne si è attestata quasi all’82%. “Unità” ottiene, pertanto, 17 dei 34 mandati. Piena soddisfazione per l’esito del voto è stata espressa dal presidente Kokojty. Nell’agosto scorso in Ossezia meridionale si è combattuta una guerra tra osseti e georgiani con il successivo intervento russo. Le trattative di pace non hanno per ora portato ad alcun risultato. L’indipendenza della regione caucasica è stata riconosciuta soltanto da Russia e Nicaragua.

     
    Pakistan
    Prosegue l’offensiva dell’esercito pakistano contro i talebani nella valle dello Swat. Dopo aver ripreso Mingora, le truppe di Islamabad si accingono ad avanzare verso Charbagh, importante villaggio del distretto considerato strategico caposaldo dei miliziani più radicali. La popolazione è stata invitata a lasciare diversi villaggi della zona, segno di un’imminente operazione militare. Intanto, la Croce Rossa internazionale ha chiesto una risposta umanitaria rapida e globale di fronte alle difficilissime condizioni di vita dei civili. Sono ormai circa 2 milioni e mezzo gli sfollati. In mattinata, infine, almeno 4 persone sono morte e una decina sono rimaste ferite per un'autobomba esplosa alla fermata degli autobus a Kohat, nella zona nord occidentale del Paese.

    Iraq
    Ennesima giornata di violenze in Iraq. Un ordigno è esploso in un mercato nella zona a sud di Baghdad uccidendo almeno 4 persone. È invece di un poliziotto ucciso e altri quattro feriti il bilancio di un attentato suicida nella provincia di Diyala contro una caserma. Tuttavia, malgrado gli altri sanguinosi attacchi di queste ultime settimane, quello di maggio è stato il mese con il più basso livello di violenza dall'intervento americano del 2003. Sono peraltro terminate ufficialmente le operazioni militari britanniche nel Paese del Golfo, anche i marines si preparano a consegnare la gestione della sicurezza nelle principali città all’esercito iracheno.

    Iran
    In Iran, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali resta alta la tensione fra sciiti e sunniti a Zahedan, nel sud-est , dove il 28 maggio un attentato in una moschea sciita ha provocato 25 morti. Ieri nella città hanno avuto luogo scontri tra le due comunità religiose e alcuni edifici pubblici sono stati danneggiati. Diversi gli arrestati fra entrambe le fazioni. Zahedan è il capoluogo della provincia del Sistan-Baluchistan, molto povera, abitata in gran parte da sunniti. Nel Paese il 90 per cento della popolazione è sciita.

    Timori di Israele per nucleare in Iran
    L'Iran potrebbe avere già entro il 2009 abbastanza ''materiale fissile per realizzare la sua prima bomba nucleare''. Lo ha detto oggi un generale dell’intelligence israeliana durante un'audizione alla commissione Esteri e Difesa della Knesset. Secondo l'alto ufficiale, ''la velocita'' dei programmi atomici iraniani è ''molto inquietante''. Di recente fonti dell'amministrazione americana - pur impegnata a tentare un approccio diplomatico con Teheran - hanno espresso a loro volta preoccupazione per l'accelerazione dei programmi nucleari iraniani, evocando il timore della bomba per il 2010.

    Corea del Nord
    Non cessa la preoccupazione della comunità internazionale per gli esperimenti nucleari della Nord Corea, alla luce anche delle ultime indiscrezioni apparse sulla stampa sudcoreana secondo cui Pyongyang si starebbe preparando ad un nuovo test balistico. Il servizio di Marco Guerra:

    Il governo di Pyongyang sta preparando un nuovo lancio di missile balistico a lunga gittata, ma le intenzioni del regime nordcoreano ''non sono chiare''. Così il segretario americano alla difesa Robert Gates ha confermato oggi i timori già espressi durante la conferenza internazionale sulla sicurezza di Singapore. Nel corso della sua visita a Manila il capo del pentagono ha parlato di alcuni segnali che lasciano supporre che la Corea del Nord ''sta preparando qualcosa con un altro Taepodong-2''. Per il momento, l’amministrazione americana non vuole però forzare la mano e Getes ha preannunciato l’arrivo in Giappone del segretario di Stato aggiunto, James Steimberg, per riprende la strada diplomatica dei colloqui a sei. La delegazione statunitense si sposterà infatti nei giorni successivi in Corea del Sud, Russia e Cina per pianificare una strategia comune con tutti i soggetti del tavolo 5+1, esclusa la Corea Nord. Per gli sviluppi politici ''si dovrà quindi attendere come andranno queste conversazioni”, ha ammesso lo stesso segretario alla Difesa. Ma intanto sul terreno non si fermano le manovre del regime di Pyongyang che, secondo la stampa sudcoreana, avrebbe già completato tutti i preparativi per il lancio, entro il 16 questo mese, del missile con gittata di 4 mila chilometri, in grado cioè di raggiungere l'Alaska.

     
    Cina: vent’anni da Tiananmen
    Sono passati vent’anni dalla protesta di piazza Tiananmen in Cina. Ieri migliaia di persone hanno preso parte ad Hong Kong ad una manifestazione in ricordo delle vittime. Nella piazza centrale di Pechino, il 4 giugno 1989, centinaia di persone furono uccise a seguito dell’intervento militare per sgombrare la piazza dagli studenti. L’occupazione della piazza andava avanti da quasi due mesi. Tra gli altri, era presente ieri ad Hong Kong Xion Gang, uno dei dirigenti della protesta studentesca di allora che oggi vive negli Usa. ''E' la prima volta che torno in Cina da allora, sono felice di essere qui'', ha detto Xiong. La manifestazione è iniziata nel Victoria Park e si è conclusa davanti agli uffici del governo di Pechino, dopo una ''marcia'' che si è protratta per oltre due ore. I cartelli e gli slogan della manifestazione dicevano tra l'altro: ''vogliamo la verità'', ''cambiate il giudizio''. Si tratta delle stesse richieste che dal 1995, ogni anno, vengono presentate a Pechino dal gruppo delle Madri di piazza Tiananmen, che hanno identificato finora 198 giovani che hanno perso la vita sulla piazza.

    Cuba
    Nuovi segnali di distensione tra Cuba e Stati Uniti. Il governo dell’Avana ha accettato di riaprire le trattative con Washington sul tema dell’immigrazione. Autorizzato anche l’invio diretto della corrispondenza postale. Domani, intanto, si aprirà in Honduras un nuovo vertice dell’Organizzazione degli Stati Americani, il cui ordine del giorno sarà proprio l'esame della situazione cubana. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 152

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