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Sommario del 27/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Non dimenticare mai la Shoah crimine inaudito della follia nazista: l’inequivocabile magistero di Benedetto XVI sullo sterminio degli ebrei
  • La testimonianza di un sopravvissuto di Auschwitz
  • Alla riunione della Roaco la preoccupazione del Papa per i cristiani del Medio Oriente
  • Conclusa la visita ad Limina dei vescovi iracheni. Mons. Warduni: rinasce la speranza per il Paese
  • Il 3 febbraio la presentazione del Messaggio del Papa per la Quaresima
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Zimbabwe. I vescovi dell’Africa australe esortano Mugabe a farsi da parte
  • Le ferite invisibili dei bambini a Gaza: l'azione dell'Unicef
  • La prolusione del cardinale Bagnasco alla riunione della Cei
  • Apre a Belém, in Amazzonia, il Forum sociale mondiale
  • Chiesa e SocietÓ

  • Spagna: mobilitazione di Chiesa e associazioni contro la legge sull’aborto
  • Caritas Internationalis: non dimenticare i poveri
  • Massacro di civili in Sri Lanka. Il vescovo di Jaffna chiede l'ampliamento della zona di sicurezza
  • Nigeria: rapito un sacerdote nel Delta del Niger
  • Formazione interreligiosa alla non violenza per cristiani e musulmani della Nigeria
  • Donne in marcia a sostegno delle vittime dei ribelli ugandesi
  • Suor Nirmala insignita della seconda più alta onorificenza civile indiana
  • Myanmar: bambini sfruttati per meno di 30 centesimi al giorno
  • I vescovi filippini chiedono di combattere la corruzione e aiutare i contadini
  • Pakistan: un cattolico dirige un centro interconfessionale per la lotta contro la droga
  • Educazione dei giovani e crisi economica preoccupano i leader religiosi di Hong Kong
  • Costa d’Avorio: i vescovi preoccupati per il rinvio delle elezioni
  • Russia: iniziato il Consiglio della Chiesa ortodossa per l'elezione del Patriarca
  • Venerdì prossimo la prima Assemblea pubblica di Unicef Italia
  • Convegno a Roma sul ruolo dell’assistente di Azione Cattolica
  • Internet: in aumento virus e pagine web infette
  • 24 Ore nel Mondo

  • Gaza: attacco palestinese e rappresaglia israeliana mettono a rischio la tregua
  • Il Papa e la Santa Sede



    Non dimenticare mai la Shoah crimine inaudito della follia nazista: l’inequivocabile magistero di Benedetto XVI sullo sterminio degli ebrei

    ◊   Un “crimine inaudito” prodotto da una “folle ideologia razzista” che non deve ripetersi mai più: nell’odierna Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto risuonano forti le parole di Benedetto XVI, che in tante occasioni ha condannato lo sterminio nazista degli ebrei. “Ancora oggi provo dolore per quanto accadde”, ha detto il Papa il 9 novembre scorso nel 60.mo anniversario della “Notte dei Cristalli”. E nelle storiche visite al campo di sterminio di Auschwitz e alla sinagoga di Colonia, il Papa tedesco ha usato parole inequivocabili che non lasciano spazio alcuno a quelle opinioni assurde nonché storicamente e moralmente inaccettabili che vorrebbero negare la tragedia della Shoah. Il servizio di Alessandro Gisotti:


    Mai più l’orrore dell’antisemitismo: Benedetto XVI ha più volte condannato, con parole ferme ed inequivocabili, la furia nazista contro il popolo ebreo. Toccante la sua preghiera al campo di sterminio nazista di Auschwitz Birkenau, definito dal Papa un “luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia”. E’ difficile, sottolinea in quella visita del 29 maggio 2006, anzi opprimente “per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania” prendere la parola in questo luogo. Ma, aggiunge, “dovevo venire”:

     
    “Non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco”.

     
    Di fronte a chi ancora oggi nega la volontà di sterminio da parte della Germania hitleriana e l’enormità della tragedia, il Papa tedesco ha parole definitive:

     
    “I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: 'Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello' si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno”.

     
    E nell’udienza generale a Roma, il 31 maggio del 2006, il Papa torna a riflettere sull’orrore dei campi di sterminio nazista. Una tragedia senza precedenti:

     
    “Nel campo di Auschwitz-Birkenau, come in altri simili campi, Hitler fece sterminare oltre sei milioni di ebrei (...) Non dimentichi l’odierna umanità Auschwitz e le altre 'fabbriche di morte' nelle quali il regime nazista ha tentato di eliminare Dio per prendere il suo posto! Non ceda alla tentazione dell’odio razziale, che è all’origine delle peggiori forme di antisemitismo!”.

     
    Già visitando la Sinagoga di Colonia, nell’agosto 2005, Benedetto XVI aveva condannato la “folle ideologia razzista” del nazismo che “fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime di sterminare l’ebraismo europeo”. E definisce la Shoah un “crimine inaudito” e fino a quel momento “inimmaginabile”:

     
    In diesem Jahr 2005 gedenken wir des 60. Jahrestags der Befreiung…
    "In quest’anno 2005 – afferma il Papa – si celebra il 60.mo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei – uomini, donne e bambini – sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori”. E rispondendo a quanti si ostinano assurdamente a negare l’evidenza di una tragedia come la Shoah, lancia un monito, in particolare alle nuove generazioni:

     
    Die fürchterlichen Geschehnisse von damals müssen …
    “Gli avvenimenti terribili di allora devono incessantemente destare le coscienze, eliminare i conflitti, esortare alla pace”.

     
    E, intanto, segnaliamo che, a partire da oggi, sarà possibile vedere e ascoltare sul web quanto affermato da Benedetto XVI in relazione alla memoria dell’Olocausto ebraico. Tre sono i video messi dal Centro Televisivo Vaticano e dalla Radio Vaticana sul nuovo canale “Vatican” di You Tube. Si tratta delle immagini della visita del Papa alla Sinagoga di Colonia del 19 agosto 2005, della sosta ad Auschwitz del 29 maggio 2006 e dell’udienza generale successiva al viaggio in Polonia del 31 maggio 2006.

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    La testimonianza di un sopravvissuto di Auschwitz

    ◊   “Dobbiamo continuare ad insegnare ai nostri bambini le lezioni apprese dai capitoli più bui della nostra storia. Ciò li aiuterà a costruire un mondo di coesistenza pacifica.”. E’ quanto scrive il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per l’odierna Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Era il 27 gennaio 1945 quando le truppe russe varcarono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, al cui interno erano morte un milione e mezzo di persone tra ebrei, zingari, omosessuali e prigionieri di guerra. Al microfono di Benedetta Capelli la testimonianza di Piero Terracina, oggi ottantenne, internato ad Auschwitz a soli 15 anni, unico sopravvissuto della sua famiglia. Il suo racconto comincia con l’emarginazione a scuola a seguito delle legge razziali:


    R. – Avevo iniziato l’anno scolastico nella scuola pubblica che avevo sempre frequentato e una mattina quando entrai in classe la mia insegnante mi disse che dovevo uscire perché ero ebreo. La cosa più grave fu che i miei amici, i miei compagni che erano tutti quanti là, sparirono dalla circolazione. Per me fu uno shock, veramente un grande shock. Ero stato educato allo studio, al lavoro e vedermi fuori dalla scuola mi faceva sentire disperato.

     
    D. – Dopo le leggi razziali, cinque anni di difficoltà e poi il vostro fermo …

    R. – Il 7 aprile del 1944 fummo arrestati dalle SS per la spiata di un fascista che ottenne il compenso di 5 mila lire, la cifra che pagavano per ogni ebreo che veniva fatto arrestare, per essere mandato a morire. Dopo cinque minuti eravamo nel carcere di Regina Coeli, mi presero le impronte digitali e ricordo che uscii da quell’ufficio e scoppiai a piangere. Mio padre, rivolto a noi figli, disse: “Siate uomini, non perdete mai la dignità”. Fummo trasferiti nel campo di Fossoli, vicino Carpi, e fu proprio lì che dovetti vedere la morte in faccia, perché un giorno entrò una SS nel campo e sparò in testa ad un poveretto che non aveva fatto assolutamente niente, ma che – disse – gli aveva mancato di rispetto perché non si era tolto il cappello. Era il primo maggio del 1944 e quel poveretto si chiamava Pacifico Di Castro.

     
    D. – Quindi, l’arrivo ad Auschwitz. Qual è il suo ricordo più forte?

     
    R. – Lì ogni giorno era il giorno per morire. Ma indubbiamente il periodo più difficile è stato quello dell’arrivo. Le SS erano tutte schierate con un cane al guinzaglio e un bastone in mano. Fui separato dalla mia famiglia e praticamente rimasi soltanto con i miei fratelli e con mio zio. I miei genitori e il nonno furono mandati subito a morire e noi lo sapemmo, perché dopo qualche ora già eravamo al corrente di quello che era Auschwitz.

     
    D. – Si chiede mai perché non le è toccata la stessa sorte dei suoi familiari e sente un senso di colpa per questo?

     
    R. – Io non ho preso il posto di nessuno e nessuno ha preso il mio posto. E’ andata così e basta. Sono cosciente del fatto che c’era tanta gente che avrebbe meritato molto più di me di vivere. Ad Auschwitz il furto era la cosa più normale del mondo: era una lotta per la vita. Rubare il pane, quando era possibile, era una cosa del tutto normale. Io non l’ho mai fatto. Certamente, se lo avessi fatto oggi sentirei il peso di questa colpa terribile e non so se ce la farei, ma io non l’ho mai fatto.

     
    D. – Lei ha detto:“Uno che è stato ad Aushwitz non può essere più una persona normale”…

     
    R. – Certamente, chi è stato all’inferno deve fingere una normalità che non c’è. Poi naturalmente è iniziata un’altra vita. Spesso, ripeto, ho dovuto fingere una normalità che non c’era ma altrettanto spesso ho sentito il peso di quella prima vita che avevo avuto, che avevo visto, che avevo sofferto nel campo di sterminio di Birkenau–Auschwitz.

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    Alla riunione della Roaco la preoccupazione del Papa per i cristiani del Medio Oriente

    ◊   La preoccupazione del Papa per i cristiani in Medio Oriente. L’ha espressa questa mattina in Vaticano, ai lavori dell’Assemblea della Roaco, la Riunione delle Opere di Aiuto per le Chiese Orientali, mons. Fernando Filoni, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, intervenendo alla sessione che si concluderà venerdì prossimo. Tra i temi in discussione quest'anno dalla Roaco: la situazione delle comunità ecclesiali in India e le necessità di quelle in Ucraina. Al microfono di Roberto Piermarini, mons. Antonio Maria Vegliò, segretario della Congregazione per le Chiese Orientali e vice-presidente della Roaco, ha illustrato i contenuti dell’intervento di mons. Filoni.


    R. – Il sostituto ci ha fatto partecipi della preoccupazione del Santo Padre per la situazione dei cristiani in Medio Oriente, soprattutto, per quelli che soffrono e per le prospettive future che non sono molto rosee, in quanto molti cercano di partire dal Paese, data la situazione non certo brillante, sia sociale, sia religiosa che vivono. L’influenza dell’islam, la mancanza di posti di lavoro, non sempre il riconoscere ai cristiani una libertà e un rispetto assoluto proprio perché sono cristiani spingono le famiglie cristiane a inviare i propri figli, se possono, fuori dal loro proprio Paese. Questa è una cosa che preoccupa tutti, soprattutto il Santo Padre il quale proprio in questi giorni ha ricevuto i vescovi dell’Iraq dopo aver ricevuto i vescovi dell’Iran ed i vescovi siro-cattolici che erano qui a Roma per l’elezione del loro nuovo Patriarca. Quindi, il sostituto ci ha presentato questi aspetti della situazione che purtroppo si è estesa anche in India e noi stiamo cercando di vedere che cosa si può fare per tutte queste situazioni.

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    Conclusa la visita ad Limina dei vescovi iracheni. Mons. Warduni: rinasce la speranza per il Paese

    ◊   "Uno spiraglio di luce" dopo infinite difficoltà, che lascia intravedere un futuro migliore degli ultimi, drammatici anni. E' il quadro che offre dell'Iraq uno dei suoi vescovi, il vicario patriarcale di Baghdad dei caldei, Shlemon Warduni, che oggi conclude insieme gli altri presuli del Paese la visita ad Limina in Vaticano. Lo stesso patriarca di Baghdad, il cardinale Emmanuel III Delly, ha affermato che gli incontri di questi giorni hanno "rafforzato l'unità" della Chiesa irachena e anche che le parole del Papa "aiuteranno molto i musulmani nella conoscenza e nella comprensione della comunità cristiana in Iraq". Al microfono di Luca Collodi, mons. Warduni descrive le impressioni di questi giorni di incontri nei palazzi della Curia pontificia, a partire dall'udienza con Benedetto XVI di sabato scorso:


    R. – Il nostro incontro con il Santo Padre è stato meraviglioso. E’ stato un incontro paterno di un papà universale che ama tutti, perché il Papa sente le nostre difficoltà e compatisce le nostre sofferenze, perciò ci ha incoraggiato, ha benedetto la fede dei nostri fratelli, dei nostri credenti. Ha detto: “Voi dovete vivere l’amore fraterno, la comunione, l’unità, perchè se voi non siete uniti tra di voi, come potete unire gli altri?”. E la Chiesa caldea, che è la più grande Chiesa in Iraq, deve prendere posizione e aiutare le altre Chiese, stare sempre in dialogo con loro per potere dare la forza ai cristiani che vivono in Iraq.

     
    D. – Come si vive oggi in Iraq?

     
    R. – Tutti gli iracheni non vivono tanto bene, ma in questi ultimi mesi si vede uno spiraglio di luce, perché c’è un po’ più di tranquillità, c’è un po’ più di pace. Sono diminuite tanto le autobomba, i kamikaze, i rapimenti e la nostra speranza è che questo continui finché arriverà la vera pace e una sicurezza duratura.

     
    D. – I cristiani stanno rientrando nelle loro case?

     
    R. – Quasi l’80 per cento dei cristiani fuggiti dalle loro case e rimasti nel Paese è rientrato. Ma per coloro che sono andati fuori dall’Iraq è più difficile, perché hanno perso tutto, hanno venduto tutto. Ma con la sicurezza della pace e il lavoro, c’è una grande possibilità e speriamo che quelli che sono vicini all’Iraq rientrino. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il 3 febbraio la presentazione del Messaggio del Papa per la Quaresima

    ◊   Il prossimo 3 febbraio alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, sarà presentato il Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima, quest’anno sul tema “Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame” (Mt 4, 2). Interverranno il cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, e la signora Josette Sheeran, direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Obama, Lincoln e gli angeli: per un vero patto di cittadinanza; in prima pagina, un articolo di Robert Imbelli.

    Un pianeta minacciato: nell’informazione internazionale, Stefania Schipani illustra il rapporto sullo stato mondiale dell’ambiente.

    Francesco Citterich sull’offensiva dell’esercito contro i ribelli tamil nello Sri Lanka per porre fine al conflitto civile in atto dal 1983.

    Quando la filosofia diventa schiava della tecnocrazia: in cultura, anticipazione dell’intervento di Adriano Pessina al convegno organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore per i cento anni della “Rivista di filosofia neoscolastica”.

    La memoria del danno: Marina Beer alla giornata di studio, all’Università La Sapienza, intitolata “Le leggi del 1938: rimozione, memoria, storia”.

    Gaetano Vallini recensisce “La difesa della razza” dello storico Francesco Cassata: la squallida retorica del ventennio fascista.

    Se si tratta della verità non importa chi la dice: mons. Inos Biffi sul metodo di San Tommaso d’Aquino. 

    Nell’informazione religiosa, Juan Manuel de Prada intervista il cardinale Antonio Cañizares, nuovo prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

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    Oggi in Primo Piano



    Zimbabwe. I vescovi dell’Africa australe esortano Mugabe a farsi da parte

    ◊   Un governo di unità nazionale nello Zimbabwe entro il 13 febbraio. E’ quanto annunciato dai leader della Sadec, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, riuniti in un incontro fiume a Pretoria, in Sudafrica. Il documento prevede che Robert Mugabe conservi il ruolo di presidente e che il capo dell’opposizione, Morgan Tswangirai, diventi primo ministro. Da parte di quest’ultimo, però, è arrivato un nuovo stop ad un’eventuale intesa e l’annuncio di ulteriori incontri politici entro venerdì. Intanto, l’Unione Europea ha varato un inasprimento delle sanzioni contro il regime di Harare. E anche i vescovi, appartenenti alla Conferenza episcopale dei Paesi dell’Africa del sud, in un comunicato hanno esortato il presidente Mugabe a farsi da parte per favorire la pacificazione nello Zimbabwe. Sugli obiettivi della dichiarazione, Emer McCarthy, della nostra redazione in lingua inglese, ha intervistato l’arcivescovo di Johannesburg, Buti Tlhagale, presidente dell’organismo episcopale:

     
    R. – The bishops sought, in their statement released, to encourage the leaders …
    Lo scopo della dichiarazione dei vescovi è di incoraggiare i leader che si sono riuniti a Pretoria a continuare a chiedere al presidente Mugabe di rassegnare le dimissioni e ritirarsi: è tanto tempo che mantiene questo incarico ed ora ha 84 anni… Lui è un limite insuperabile al progresso. In secondo luogo, ci rivolgiamo ai leader della Comunità dell’Africa australe per lo sviluppo (Sadec, Southern African Development Community), e ricordiamo che è compito loro prendere l’iniziativa per un cambiamento in Zimbabwe. Se non lo faranno, nel Paese ci sarà un genocidio passivo: già ora, i nostri fratelli vescovi dello Zimbabwe ci dicono che i cimiteri si riempiono giorno dopo giorno, la gente muore perché mancano medicinali, specialmente i malati di AIDS; la gente sta letteralmente morendo di fame, non c’è cibo, soprattutto nelle zone rurali … Ecco: ci troviamo di fronte ad un genocidio passivo.

     
    D. – Che cosa concretamente dovrebbe fare per lo Zimbabwe la Comunità dell'Africa australe per lo sviluppo?

     
    R. - We feel if Sadec leadership does not respond to ...
    Siamo convinti che se la leadership dell’Africa australe non prenderà iniziative per risolvere la drammatica situazione della gente comune, anche dalle loro mani colerà il sangue degli innocenti. Ecco perché è compito loro fare pressione su Mugabe affinché lasci l’incarico ed allo stesso tempo si comincino a preparare elezioni nel Paese. Questo, in sostanza, è il messaggio che vogliamo inviare. Affermiamo anche che la mediazione guidata dall’ex presidente sudafricano Mbeki ha fallito, e per questo tocca ai leader dell’Africa australe tentare di costituire un governo in Zimbabwe. Ora, sembra che sia stata stabilita una data per il giuramento del primo ministro e che il conteso Ministero degli interni sarà guidato da entrambi i partiti. Non crediamo che ci sia nulla di nuovo, e non crediamo nemmeno che questo si realizzerà. Ecco perché è necessario continuare a ripetere ai leader dell’Africa australe di assumere una guida molto più decisa per quanto riguarda lo Zimbabwe.

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    Le ferite invisibili dei bambini a Gaza: l'azione dell'Unicef

    ◊   La violenza non smette di imperversare nel conflitto tra israeliani e palestinesi e al di là della conta di morti e feriti ci si chiede come sopravvivano le popolazioni civili coinvolte in questa guerra senza fine. Roberta Gisotti ha intervistato Marilena Viviani, dell’Ufficio regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa:


    D. – Dott.ssa Viviani, come state operando per aiutare le persone a Gaza dopo il cessate il fuoco? Quali sono le urgenze sul campo?

     
    R. – Proprio negli ultimi due, tre giorni abbiamo un’equipe che è proprio a Gaza per fare un’analisi dei bisogni, per capire le necessità di base. C’è stato immediatamente un supporto in termini di materiale sanitario, materiale per l’igiene e anche materiale educativo ed un intervento fatto con le comunità locali per aiutare i bambini direttamente anche nei loro bisogni di tipo psico-sociale.

     
    D. – Oltre all’Unicef sono presenti altre organizzazioni umanitarie. Come vi state coordinando per aiutare nel concreto le persone a riprendere i ritmi quotidiani di vita?

     
    R. – Nella Striscia di Gaza il 70 per cento della popolazione è ancora nello statuto di rifugiato. Per questo è stata sempre operativa l’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati palestinesi) che è una delle agenzie più grandi dell’ONU, ed è l’agenzia che ha la maggiore capacità di intervenire ed anche quella che è stata più colpita dal conflitto. Noi lavoriamo con loro per gli aiuti di emergenza nel settore dell’assistenza sanitaria, della nutrizione, dell’acqua, e anche negli interventi educativi e psico-sociali. Lavoriamo poi anche molto con le organizzazioni non-governative.

     
    D. – A questo proposito ci sono ferite del corpo e ferite della mente da curare, specie tra i bambini e i ragazzi. Ci sono programmi specifici di sostegno psicologico?

     
    R. – Sì, ci sono le ferite che noi diciamo visibili, che hanno colpito molto tutti noi negli ultimi giorni e poi ci sono le ferite invisibili, quelle molto difficili da curare, perché a volte si vedono non nell’immediato, ma più tardi, nei giorni, nei mesi, negli anni a seguire. Questo è stato fin dall’inizio per l’Unicef un intervento prioritario: poter guardare i bambini nel loro insieme, potersene occupare sia dal lato della sopravvivenza fisica, ma anche della protezione e dell’aspetto psico-sociale. L’assistenza migliore è aiutare le loro famiglie, le loro comunità, le scuole anche, che a Gaza hanno riaperto tre giorni fa e per le prime due settimane non fanno lezione, fanno solo attività di animazione per poter dare di nuovo il senso a questi bambini di una vita da bambini. E noi li sosteniamo con materiale educativo, materiale pedagogico e altri interventi ad esempio per evitare che ci siano altri feriti, ripulendo le scuole da ordigni che sono rimasti inesplosi.

     
    D. – Dott.ssa Viviani, lei ha vissuto diversi anni in Medio Oriente, anche a Gaza, a Gerusalemme. Come operatrice umanitaria le chiedo cosa manca per arrivare alla pace?

     
    R. – Quello che manca è forse un impegno un po’ più grande e soprattutto di saper ascoltare le voci dei bambini. I bambini, in tutti i conflitti, sono le vittime più innocenti e vogliono sempre la pace. La pace non è un obiettivo impossibile. Noi non ci occupiamo di politica, ci occupiamo di creare la pace nelle menti dei bambini e credo che questo sarà la strategia che ci aiuterà a continuare a costruire una pace duratura.

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    La prolusione del cardinale Bagnasco alla riunione della Cei

    ◊   “Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, è il diritto alla vita che infatti è indisponibile”. Nella sua prolusione di ieri ai lavori del Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Angelo Bagnasco, è tornato a parlare di una legge sul fine vita. Sui rapporti con gli ebrei, il presidente della Cei ha espresso "dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro Vescovi della Fraternità di San Pio X circa la Shoah" e definito “ingiuste” le parole pronunciate verso l’azione di Benedetto XVI da alcuni esponenti dell’assemblea rabbinica d’Italia. Il servizio di Alessandro Guarasci:


    Il tema di una possibile legge sul fine vita è reso attualissimo dalla sentenze della giurisprudenza. Per il cardinale Bagnasco sembra quasi che “l’Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un’altrui discutibile modernità. Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell’articolo 32 della Costituzione”. Una volta assicurati i trattamenti vitali bisogna avere la massima cautela, secondo il presidente dei vescovi:

     
    "Può avere senso la possibilità per l’ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico, da ponderare nell’ambito del rapporto con il medico e fatta salva la responsabilità di quest’ultimo di decidere in scienza e coscienza".

     
    Sulla pillola abortiva RU 486, il cardinale chiede a medici e scienziati: “Siete sicuri di aver fatto tutti gli approfondimenti necessari?”.

     
    Ma l’attualità è anche la revoca della scomunica alla Fraternità di San Pio X. Positivo “l’atto di misericordia del Santo Padre”, “dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah, dichiarazioni rese note alcuni mesi fa e solo adesso riprese con intento strumentale, dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità”. Sulla crisi economica, “non bastano piccoli aggiustamenti, né basta riaffidarsi a qualche buona stella”, serve una “riforma profonda degli organismi di coordinamento internazionale”, e “anche in questo senso la crisi può disvelare le sue virtualità educative”.

     
    Un pensiero, poi, dal cardinale, a tutti coloro che non hanno ammortizzatori sociali e un invito a far partire finalmente il quoziente familiare. Sulla ‘social card’ e sul bonus familiare, l’opinione del presidente dei vescovi italiani è positiva ma serve far presto:

     
    "In questo genere di iniziative si sperimenta purtroppo una macchinosità eccessiva, senza dire che, sul fronte del bonus, le famiglie con figli a carico rischiano ancora una volta di essere le più penalizzate".

     
    Altro settore che merita la massima attenzione è la scuola. Quelle cattoliche sono “allo stremo”. Il cardinale dice che “la società e la politica sono chiamate responsabilmente a corrispondere per quanto loro possibile”: “noi vescovi non abbiamo un interesse partigiano su queste scuole”.

     
    Più in generale, il cardinale Bagnasco chiede a tutte le componenti del Paese “di parlarsi anziché contrapporsi sistematicamente, nell’illusione di riservarsi la mossa più intelligente. Così è più vantaggioso riconoscere i meriti altrui anziché denigrarli per apparire più capaci. Il Paese ha un diritto in più per conoscere la verità dei fatti senza distorsioni mediatiche”. Sul fronte internazionale, attenzione alla crisi di Gaza, dove “l’opzione militare, che ad un certo punto il governo israeliano ha finito per privilegiare, non poteva non suscitare un crescente generale allarme. La larga disapprovazione che questa scelta strategica ha suscitato sarebbe stata tuttavia più efficace se, in precedenza, si fossero condannate anche le incursioni missilistiche contro postazioni civili israeliane da parte di Hamas”. Preoccupazione poi per le minacce ai cristiani in Iraq e in India.

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    Apre a Belém, in Amazzonia, il Forum sociale mondiale

    ◊   Si apre oggi a Belém, nello Stato brasiliano amazzonico di Pará, la IX edizione del Forum sociale mondiale: l’evento è dedicato alla crisi globale in atto, con ricadute di sofferenza per le popolazioni più deboli. All’appuntamento sono attese oltre 80mila persone, in rappresentanza di 4.000 organizzazioni di 150 Paesi. Particolarmente consistente è la partecipazione indigena, con circa 3.000 indios della regione amazzonica, ai quali sarà dedicata la giornata di domani. Sulle sfide del Forum Linda Giannattasio ha sentito il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, che per tanti anni ha condiviso la vita di chi abita le baraccopoli alla periferia di Nairobi, in Kenya:


    R. – Io parlo soprattutto come missionario, come credente. Penso che proprio coloro che credono hanno la possibilità di pensare che ci può essere qualcosa d’altro; dovrebbero essere capaci non solo di sognare, ma di lottare per un mondo altro da quello che abbiamo. Noi non possiamo accettare un sistema economico-finanziario che ammazza 50 milioni di persone all’anno, che porta 962 milioni di persone che sono attanagliate dalla fame; questo è immorale, perché se siamo per la vita non possiamo accettare cose del genere, e non possiamo nemmeno accettare che l’11% della popolazione mondiale, i ricchi di questo mondo, devono spendere tanti di quei soldi in armi, morte invece che vita. E tutto questo sta pesando sull’ecosistema, che ci sta assaltando questo pianeta; Dio ci ha impiegato 4 miliardi e 600 milioni di anni per portare la vita dove l’ha portata.

     
    D. – Come si può fare, cosa deve fare il mondo?

     
    R. – Penso che un’esperienza come questa dei forum è importante per mettere insieme le realtà di base. Penso che la speranza rinasce dal basso, però se il basso è capace di mettersi insieme, di diventare soggetto politico, cioè che pensa in chiave politica, che preme per dei cambiamenti politici. Vorrei ricordare la parole di Paolo VI, fra l’altro, che il più alto atto di carità per un cristiano è la politica. Ed è questo lo sforzo che dobbiamo fare dal basso, unitariamente.

     
    D. – Lei è stato tanti anni in Africa; qual è oggi la crisi che vive tutto il mondo africano e quanto è importante parlare di Africa, anche in questo momento?

     
    R. – La crisi fondamentale, secondo me, è proprio che il continente più ricco al mondo, l’Africa - per sottosuolo è il continente che ha le ricchezze più straordinarie al mondo, ma non conta nulla a livello commerciale, finanziario, conta solo l’1%, e quindi una nullità totale - è che quest’Africa si stia sempre più impoverendo, e sempre più gente scappa. Gli immigrati che sono in mezzo a noi è gente che scappa, che non ne può più; basterebbe vedere la statistica data dalla Banca Mondiale – che non è un istituto missionario – che dice che 280 milioni di africani vivono con meno di 75 centesimi di euro al giorno. Basterebbe dire questo per dire dove l’Africa sta andando; penso che dovrebbe essere nell’attenzione di tutti, quest’Africa, perché avere un’Africa, in un mondo globalizzato, che sta affondando, è un pericolo per tutti noi. Per cui noi – come credenti – dobbiamo essere in prima fila per un cambiamento che non solo è possibile, ma è necessario, se vogliamo permettere a tutti gli uomini di vivere davvero da figli di Dio. Io chiamo questo – da missionario – la missione globale.

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    Chiesa e SocietÓ



    Spagna: mobilitazione di Chiesa e associazioni contro la legge sull’aborto

    ◊   Continua a far discutere in Spagna il progetto governativo teso ad ampliare l’attuale normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza. La Chiesa ha fatto ripetutamente sapere al governo che sarà sempre impegnata in difesa della vita, dal concepimento alla sua fine naturale. “Fa rabbrividire il numero di quanti sono sacrificati dall’impressionante crudeltà dell’aborto”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale spagnola, cardinale María Rouco Varela. “Le vittime – ha aggiunto il porporato – sono ‘i nuovi santi innocenti’ dell’epoca contemporanea”. Oltre alla Chiesa cattolica, sono diverse le associazioni che si battono in difesa della vita. Con la legge in preparazione – sottolinea la fondazione Tommaso Moro – “i medici non potranno esercitare il loro diritto all’obiezione di coscienza”. L’associazione “Uniti per la vita” chiede poi al partito Popolare “coerenza” sull’aborto ricordando come il suo leader, Mariano Rajoy Brey, ha più volte definito incostituzionale l’eventuale approvazione della legge. Un’altra iniziativa viene dalla piattaforma “Diritto di vivere”, lanciata dall’associazione “HazteOir.org” che si batte per dare alle donne un’alternativa all’interruzione di gravidanza. Nella legge in preparazione, non solo si nega il diritto alla vita del bambino che deve nascere, ma si obbliga “il medico, che non vuole praticare l’intervento, ad indicare un altro centro dove poterlo effettuare”. Il testo dovrebbe anche riconoscere l’aborto come “un diritto” e garantire la prestazione gratuita da parte del Servizio sanitario nazionale. Se approvata, la normativa liberalizzerebbe del tutto l’aborto affidando la decisione solo alla donna incinta. In Spagna, l’aborto è attualmente consentito soltanto in tre casi: durante le prime dodici settimane di gravidanza se la donna è rimasta vittima di uno stupro; nelle prime 22 settimane se il feto è malformato; durante tutta la gravidanza se esiste pericolo per la salute fisica o psichica della madre. Appellandosi proprio alla salute psichica materna – ricorda L’Osservatore Romano - sono stati effettuati molti aborti per ragioni economiche, per il fallimento del rapporto di coppia o per la mancanza di assunzione di responsabilità da parte del padre. In Spagna, il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Secondo dati, diffusi a dicembre dal ministero della Sanità, nel 2008 gli aborti sono stati 112.138. Nel 1998 sono stati 54 mila. La pratica dell’interruzione di gravidanza riguarda molte minorenni: nel 2008 sono state 15 mila, ovvero il 14% del totale. (A cura di Amedeo Lomonaco)

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    Caritas Internationalis: non dimenticare i poveri

    ◊   Si aprirà domani a Davos, in Svizzera il Forum Economico Mondiale, a cui prenderanno parte i leader mondiali per discutere su come far fronte alla crisi in corso. Tra i partecipanti ci sarà anche il segretario generale di Caritas Internationalis, Lesley-Anne Knight, che intende diffondere un messaggio fondamentale: non dimenticare i poveri anche in un momento difficile come quello che stiamo attraversando. La responsabile di Caritas Internationalis, confederazione mondiale che riunisce 162 organizzazioni caritative cattoliche di aiuto, sviluppo e servizio sociale, presente in più di 200 Paesi e territori, si è detta preoccupata per la possibile scomparsa dall’agenda dell’incontro di questioni come la povertà e l'enorme crisi umanitaria, per far posto alla grave crisi economica in corso nel mondo intero. Ha poi sottolineato come “i cambiamenti climatici siano un'altra questione importante da discutere a Davos, dando la priorità agli interessi dei poveri, che sono i più colpiti da questi cambiamenti”. Lesley-Anne Knight ha poi concluso, come riporta l'Agenzia Zenit, affermando che “è terribile che nel 2009 ci sia ancora tanta sofferenza nel mondo a causa della povertà. La comunità internazionale deve compiere uno sforzo maggiore per affrontare questo scandalo, la fine della povertà globale non è un lusso, ma un dovere”. (F.C.)

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    Massacro di civili in Sri Lanka. Il vescovo di Jaffna chiede l'ampliamento della zona di sicurezza

    ◊   Massacri di centinaia di civili nello Sri Lanka, mentre proseguono violenti gli scontri tra esercito e ribelli delle Tigri Tamil Eelam (Ltte) che continuano a cedere terreno. Mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffna, ha lanciato un accorato appello al presidente perché sia ampliata la “zona di sicurezza” e protetti i civili. Due giorni fa l’esercito è entrato nel porto di Mullaittivu, ultima grande città controllata dal Ltte, e gli scontri continuano violenti. Il governo parla di almeno 170 civili morti e oltre 720 ricoverati in ospedale, ma oggi fonti locali dicono che ci sono almeno 300 morti, con “corpi abbandonati e feriti incapaci di muoversi che giacciono ovunque”. Per questi morti, le due parti in guerra si scambiano accuse. Nella zona di battaglia ci sono almeno 250mila civili, stretti tra i due eserciti e la giungla. Ma molti morti ci sono anche nella zona di sicurezza. Di fronte al massacro, - riferisce l'agenzia AsiaNews - mons. Savundaranayagam ha lanciato oggi un appello ai due eserciti, ammonendoli “a rispettare con attenzione la zona di sicurezza”, se vogliono evitare “sempre più morti”. Peraltro già due giorni fa il prelato, in una lettera al presidente, ha appunto ammonito che non è sufficiente la “zona di sicurezza” dichiarata in una parte occidentale di Mulaithiyu, perché “è una zona piccola e non abitabile dal grande numero di gente che la sta raggiungendo”. “Sacerdoti e suore che sono con gli sfollati – prosegue – mi hanno informato che la gente cerca riparo nelle chiese nella zona orientale di Mullaittivu”, al di fuori della zona di sicurezza. Occorre allargarla “al più presto – conclude – per salvare quante più vite possibile”. (R.P.)

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    Nigeria: rapito un sacerdote nel Delta del Niger

    ◊   Un sacerdote è stato sequestrato da ignoti nel Delta del Niger, ricca regione petrolifera nel sud della Nigeria. E’ quanto rende noto l’agenzia missionaria Misna aggiungendo che il sacerdote, padre Pius Kii, è stato rapito da ignoti domenica scorsa mentre stava lasciando la sua parrocchia di ‘Christ the King’ a Port Harcourt, capitale dello Stato di Rivers. La polizia, che attraverso un suo portavoce ha confermato il sequestro, ha riferito che le dinamiche dei fatti sono ancora confuse e che padre Kii è il primo sacerdote ad essere rapito nel Delta del Niger. Al momento, nessun gruppo avrebbe rivendicato il sequestro. Nel Paese, il rapimento di dipendenti stranieri delle società internazionali del greggio e di familiari di esponenti locali di spicco viene usato come fonte di introiti da parte di gruppi criminali. Nella regione sono attivi numerosi gruppi che chiedono un maggior sviluppo delle zone meridionali del Paese. (A.L.)

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    Formazione interreligiosa alla non violenza per cristiani e musulmani della Nigeria

    ◊   Il Consiglio interreligioso della Nigeria (NIREC) ha preparato uno speciale programma di formazione alla non violenza rivolto a giovani cristiani e musulmani. Il programma, ha dichiarato il coordinatore del NIREC ripreso dal quotidiano nigeriano “Daily Trust”, coinvolgerà un gruppo composto per metà da cristiani e per metà da musulmani. L’obiettivo è di promuovere tra i giovani nigeriani il dialogo quale strumento per la risoluzione pacifica dei conflitti. Dal 2001 - riferisce l'Apic - più di diecimila persone sono rimaste uccise e numerosi luoghi di culto sono stati distrutti nelle violenze interreligiose scoppiate dopo l’introduzione della Sharia negli Stati settentrionali della Federazione a maggioranza musulmana. All’origine di queste tensioni spesso ci sono in realtà motivazioni politiche e sociali, come evidenziato dallo stesso Consiglio interreligioso della Nigeria dopo i nuovi incidenti verificatisi lo scorso dicembre nella città di Jos, capoluogo dello Stato nigeriano di Plateau. La nuova iniziativa del NIREC - ha spiegato il presidente dell’Associazione delle Chiese cristiane della Nigeria, il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja - è rivolta ai giovani, perché le nuove generazioni sono “le più vulnerabili a questi incidenti e crisi interreligiose”. Il Sultano di Sokoto e presidente del Consiglio superiore islamico, Sa’ad Abubakar, che co-presiede il Consiglio interreligioso insieme al card. Onaiyekan , ha evidenziato, da parte sua, che “senza la pace lo sviluppo non è possibile in Nigeria”. (L.Z.)

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    Donne in marcia a sostegno delle vittime dei ribelli ugandesi

    ◊   Ieri mattina, un corteo di circa 1500 donne ha sfilato per le strade della città di Isiro, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, in segno di solidarietà con la popolazione della Provincia orientale, che dallo scorso settembre sta subendo una serie di attacchi attribuiti ai ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra). La marcia si è svolta pacificamente, le dimostranti, membri della “Associazione di donne di differenti confessioni religiose del distretto di Haut-Uélé”, portavano in mano dei rametti e intonavano canti in memoria delle vittime dei villaggi attaccati. Come riporta l’Agenzia Misna, l’ultima ondata di attacchi - cominciata il 24 dicembre – avrebbe causato alcune centinaia di vittime tra la popolazione della Provincia orientale e diverse migliaia di sfollati. La Caritas della diocesi di Dungu-Doruma ha stimato un migliaio di persone uccise. Le manifestanti chiedono al governo di fare di più per proteggere la popolazione. (F.C.)

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    Suor Nirmala insignita della seconda più alta onorificenza civile indiana

    ◊   Per la sua opera sociale in India, suor Nirmala Joshi, Superiora generale delle Missionarie della Carità, è stata insignita del “Padma Vibhushan” (Loto Decorato), la seconda più alta onorificenza civile indiana. Il governo di New Delhi ha annunciato l’assegnazione del prestigioso riconoscimento il 25 gennaio, Festa della Repubblica. Insieme alla religiosa, succeduta alla Beata Teresa di Calcutta nel 1997, per il “Loto Decorato” sono state selezionate altre nove persone. Complessivamente il governo federale indiano ha insignito 133 personalità per tre categorie di onorificenze civili, tutte recanti il nome “loto”, il fiore nazionale dell’India. Nessuna di queste ha ricevuto il “Bharat Rtana” (Gioiello dell’India), la massima onorificenza civile del Paese, conquistata nel 1980 da Madre Teresa. La notizia dell’assegnazione del riconoscimento a suor Nirmala è stata accolta con grande emozione nella Congregazione delle Missionarie della Carità. , Da parte sua, la 74enne religiosa di origine nepalese si è detta sorpresa e onorata, sottolineando però che il merito è “di tutte le Missionarie della Carità che hanno aiutato a servire i più poveri tra i poveri”. “Esso – ha detto all’agenzia Ucan – va a tutte le sorelle, i fratelli i padri e a quelle persone che lavorano con noi e per Dio che opera attraverso di noi per la Sua gloria”. (L.Z.)

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    Myanmar: bambini sfruttati per meno di 30 centesimi al giorno

    ◊   In Myanmar, molti bambini lavorano come pescatori, camerieri, manovali edili e agricoltori. I “compensi” variano da 0,25 a 0,85 dollari al giorno. Tra i più colpiti vi sono i minori nell’area del delta dell’Irrawaddy, devastata nel maggio scorso dal passaggio del ciclone Nargis. L’allarme arriva da un’organizzazione non governativa che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza. Molti lavorano in condizioni di schiavitù: “Sono stanco, ma felice di essere sopravvissuto” - racconta al giornale The Irrawaddy - Myo Min, 10 anni, che ha perso la madre nel maggio scorso a causa del ciclone. Oggi vive con il fratello e lavora a tempo pieno a bordo di un peschereccio. Anche Po Po, 11 anni, ha perso il padre e il fratello nel maggio scorso: ha abbandonato gli studi e lavora come cameriere in un ristorante a Labutta. Guadagna poco più di 4 dollari al mese lavando i piatti e dice di piangere “tutte le notti” perché gli manca la madre. Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children – ricorda AsiaNews - oltre 400 mila bambini non sono rientrati a scuola dopo il passaggio di Nargis. Tra gli oltre 140 mila morti e dispersi a causa del ciclone, il 40% erano bambini. Per i sopravvissuti resta il trauma di essere rimasti orfani o di essere stati allontanati dai genitori. (A.L.)

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    I vescovi filippini chiedono di combattere la corruzione e aiutare i contadini

    ◊   “Dobbiamo incoraggiare i nostri fedeli ad intensificare la loro battaglia contro la concussione e la corruzione, e accompagnare i pubblici ufficiali onesti nel loro impegno a servire il popolo in modo trasparente e nella verità”. Con queste parole mons. Angel N. Lagdameo, vescovo di Jaro e presidente dei presuli filippini, ha espresso una delle principali preoccupazioni della Chiesa del Paese. Al termine dei due giorni di assemblea plenaria della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), i vescovi, come riferisce l'Agenzia AsiaNews, hanno indicato l’onestà e l’applicazione di “provvedimenti di giustizia sociale” a favore dei poveri come le urgenze maggiori per il bene della società. La Cbcp ha anche reso noto un documento pastorale specifico sul tema, in cui i vescovi ribadiscono l’intenzione di intensificare l’impegno della comunità cattolica a favore dei poveri delle zone rurali, creando appositi uffici dedicati agli abitanti delle campagne. I presuli chiedono inoltre alle istituzioni e alle organizzazioni della società civile di seguire il loro esempio “ed aumentare l’impegno nelle opere di solidarietà, giustizia e carità” verso gli abitanti delle campagne e creare loro maggiori opportunità di impiego. Proprio facendo riferimento alla corruzione, i vescovi filippini hanno condannato il tentativo di riaprire la centrale nucleare di Bataan, presso Manila. "È il caso di recuperare ora questo folle esempio di corruzione? Non potrebbe il denaro essere usato per le necessità urgenti dei poveri, come scuole e ospedali?". Così si è espresso nei giorni scorsi mons. Socrates Villegas, vescovo della diocesi di Balangas sul cui territorio si trova l'impianto. La proposta di legge per la riapertura ha già raccolto, rende noto l'Agenzia Sir, l'adesione di 190 deputati su 238. “Noi vogliamo il progresso ma non a costo della sicurezza e di vite umane", ha sottolineato ancora mons. Villegas. (F.C.)

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    Pakistan: un cattolico dirige un centro interconfessionale per la lotta contro la droga

    ◊   In Pakistan un cattolico della parrocchia di Warispura, Yousaf Masih Batti, ha fondato una casa di cura no profit che apre le porte a cristiani e musulmani. Oggi ospita 20 pazienti, tra cui quattro musulmani. L’obiettivo è di curare i tossicodipendenti senza distinzione di sesso o credo religioso. Il centro aiuta i pazienti a uscire dal circolo della droga e le famiglie ad accogliere di nuovo il malato, evitando discriminazioni ed emarginazione. Bhatti ha rivelato ad Asianews di aver pensato a lungo ad un centro di riabilitazione per i tossicodipendenti. La decisione è stata presa dopo aver perso “entrambi i cognati a causa dell’eroina”. “Ho pregato Dio di darmi il coraggio e la forza – ha spiegato – per fare qualcosa per i tossicodipendenti e salvare le loro vite. Le mie preghiere sono state esaudite”. Secondo gli ultimi rapporti pubblicati dai media nazionali, in Pakistan vi sono oltre 684mila tossicodipendenti. Il problema più grave riguarda proprio la dipendenza da eroina, a causa delle immense coltivazioni di papavero in Afghanistan dalle quali si ricava la droga. Il sogno di Bhatti è adesso quello di aprire un vero e proprio ospedale. Ma al momento mancano i fondi: “Spero che Gesù mi aiuti – ha detto Batti - e che i miei sogni possano diventare realtà”. Il suo lavoro ha ricevuto apprezzamenti e attestati di stima da leader religiosi cattolici, protestanti e musulmani. (A.L.)

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    Educazione dei giovani e crisi economica preoccupano i leader religiosi di Hong Kong

    ◊   L’educazione dei giovani e la corrente crisi finanziaria sono le preoccupazioni più urgenti per i leader delle 6 comunità religiose di Hong Kong. Nel loro Messaggio comune in occasione del Capodanno cinese sottolineano che i giovani rischiano di essere “drogati” dall’uso di internet e dal volume di “informazione corrotta”, che macchia il loro spirito. Il problema – si legge nel documento ripreso da Asianews - è acuito anche dalla “mancanza di educazione morale” che giunge fino al rifiuto dell’autorità dei genitori. I leader religiosi sottolineano che ciò rappresenta un tradimento della cultura cinese tradizionale. Nel Messaggio si parla anche della crisi economica globale che ad Hong Kong sta spingendo molte persone al suicidio. I capi religiosi “addolorati” da questa situazione, esortano tutte le organizzazioni caritative del territorio ad “aprire le porte” e “rispondere a questa emergenza”. Confidano nel “calore” delle persone di Hong Kong e affermano che “anche una sola goccia per saziare la sete sarà gustata come una dolcissima rugiada”. Il Messaggio si conclude con l’assicurazione della preghiera per “il ritorno della prosperità e della pace sulla terra”. (A.L.)

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    Costa d’Avorio: i vescovi preoccupati per il rinvio delle elezioni

    ◊   “I vescovi della Costa d’Avorio continuano ad interrogarsi sulla data delle elezioni”, perché il Paese esca dalla guerra che perdura da troppo tempo: è quanto si legge nel comunicato finale della 87.ma assemblea della Conferenza episcopale della Costa d’Avorio, conclusasi nei giorni scorsi a Yamoussoukro. “A forza di rinvii si rischia di far perdurare inutilmente questa situazione di né pace né guerra e la sofferenza degli ivoriani” affermano i vescovi. Nella sua omelia, durante la messa che ha concluso l’assemblea, mons. Marie Danile-Dadiet, vescovo di Korhogo, ha invitato i fedeli a pregare perché i politici, che hanno il compito di governare il Paese, possano essere animati dalla saggezza. “Che il cuore di tutti coloro che vivono in Costa d’Avorio sia impregnato di pace e che Dio conceda un cuore ed uno spirito nuovo ai cristiani” ha concluso il presule. Tra gli argomenti affrontati dalla Conferenza episcopale, l’insegnamento cattolico e il problema dei salari dei docenti che difficilmente vengono pagati, la formazione pastorale, la liturgia e il canto sacro, l’apostolato dei laici, la futura Università Cattolica e l’ospedale cattolico che dovranno essere costruiti nella capitale del Paese. Nella diocesi ivoriana di Gagnoa intanto, nel corso di una liturgia eucaristica - che si è svolta nella cattedrale di Sant’Anna, alla quale hanno preso parte il nunzio apostolico mons. Ambroise Madtha e il presidente della repubblica Gbagbo - si è insediato il nuovo arcivescovo mons. Joseph Aké Yapo. All'omelia, citando l'apostolo Paolo, mons. Yapo, attuale presidente della Conferenza episcopale ivoriana, ha ricordato che l’annuncio del Vangelo è una necessità per il cristiano ed ha assicurato ai fedeli dell’arcidiocesi la propria vicinanza. (T.C.)

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    Russia: iniziato il Consiglio della Chiesa ortodossa per l'elezione del Patriarca

    ◊   E’ iniziata questa mattina con una divina liturgia nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, il Consiglio locale della Chiesa ortodossa russa chiamata ad eleggere il successore del defunto Alessio II, il nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Il Consiglio locale - riferisce l'agenzia Sir - è composto da oltre 700 delegati provenienti da 64 paesi del mondo. Preceduto nei giorni scorsi dal Consiglio degli arcivescovi, il Consiglio locale dovrà esprimersi sui tre candidati scelti in quel contesto. Sono il patriarca Kirill di Smolensk e Kaliningrad (scelto dal Santo Sinodo in questo periodo di interim come locum tenens, in testa con 97 voti), il vescovo Klement di Kaluga e Borovsk (32 voti) e il metropolita Filaret di Minsk (16 voti). Anche il Consiglio locale potrà votare un suo candidato da aggiungere ai primi tre. Solo la prima riunione plenaria di oggi pomeriggio sarà aperta al pubblico. Dopodiché si procederà sempre a porte chiuse. Il programma prevede che il nuovo Patriarca sarà intronizzato domenica primo febbraio con una Divina Liturgia nella cattedrale. Lunedì 2, i vescovi saranno ricevuti al Cremlino. (R.P.)

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    Venerdì prossimo la prima Assemblea pubblica di Unicef Italia

    ◊   A quasi 20 anni dalla firma della Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia, l’Unicef Italia “apre” le porte della sua organizzazione. Venerdì prossimo, a Roma, alle ore 11, presso l’Auditorium Conciliazione, il presidente dell’Unicef Italia Vincenzo Spadafora aprirà la prima Assemblea pubblica della storia dell’Unicef. Sul palco interverranno personalità del mondo politico-istituzionale, della cultura e dello sport, tra i quali il Ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni e l’attore-scrittore Moni Ovadia. In sala, davanti a 600 ragazzi delle scuole del Lazio, si alterneranno sindaci e volontari dei Comitati Unicef provenienti da tutta Italia. Spazio anche ai dati sulle emergenze più gravi del momento. E’ previsto un video-collegamento con l vicedirettore Unicef per il Medio Oriente sulla situazione a Gaza. L’evento sarà condotto dall’ambasciatrice Unicef Paola Saluzzi. Per maggiori informazioni si può consultare il sito www.unicef.it (A.L.)

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    Convegno a Roma sul ruolo dell’assistente di Azione Cattolica

    ◊   Quando i cambiamenti sono rapidi, i padri hanno difficoltà a trasmettere l'educazione alle nuove generazioni. Sono proprio gli educatori i primi ad essere in crisi. Il tema dell'educazione e il ruolo dell'assistente di Azione Cattolica al centro di un convegno apertosi ieri alla Domus Mariae di Roma. Così se la psicologa Anna Oliverio Ferraris della Sapienza, sottolinea che i giovani hanno bisogno di scontrarsi con chi ha una maggiore esperienza e maturità, si aspettano di essere spronati e difesi dai loro stessi impulsi, per Luciano Caimi della Cattolica di Brescia, l'adolescente va aiutato ad accettarsi e a fare i conti con modelli socio culturali che vengono proposti. Emergenza educativa, dunque, tema rilevante per tutta la Chiesa e per l'azione cattolica, dice mons. Domenico Sigalini assistente nazionale dell'associazione e vescovo di Palestrina. Per mons. Sigalini è argomento particolarmente attuale l'educazione soprattutto per una associazione di laici come l'Azione Cattolica, chiamata da Benedetto XVI ad essere annunciatrice instancabile e formatrice di educatori preparati e generosi. Una sfida essenziale, ha scritto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, al presidente dell'associazione Franco Miano. Sfida di fronte alla quale l'associazione può contare su una solida e proficua tradizione formativa. La virtù principe per l'educatore - ha affermato ancora Luciano Caimi - è la pazienza, l'attesa fiduciosa. Di fronte a un panorama complesso, dove i giovani sono spesso protagonisti di episodi di violenza e bullismo, occorre interrogarsi per trovare strategie adeguate ai linguaggi e alle provocazioni delle nuove generazioni. E un contributo notevole può venire proprio dall'esperienza cristiana. (A cura di Fabio Zavattaro)

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    Internet: in aumento virus e pagine web infette

    ◊   Era il 2 novembre 1988 quando uno studente americano, Robert Morris, lanciò su Internet un programma in grado di sfruttare le vulnerabilità del sistema operativo Unix. Infettò il 10% del traffico della rete. Ricordando quell'episodio, il rapporto annuale di Sophos, società attiva nel campo della sicurezza, sottolinea che oggi si è molto aggravato il problema di virus e malware, ovvero di software creati con il solo scopo di causare danni al computer. La leva che spinge a diffondere questi programmi è soprattutto finanziaria: spesso, infatti, vengono inviati messaggi pubblicitari non richiesti o carpiti dati sensibili. Il canale principale è Internet ed il fenomeno nella rete è molto diffuso: Sophos scopre una nuova pagina Web infetta ogni 4,5 secondi. Gli Stati Uniti conservano il poco lusinghiero primato per numero di malware. Seguono in questa classifica Cina e Russia. Dall’Asia parte poi il numero maggiore di spam, pratica che consiste nell’invio di grandi quantità di messaggi indesiderati. Anche gli allegati di posta con oggetti infetti sono in costante aumento. Si tratta di una vera e propria “guerra informatica”. Alcuni hacker, ovvero coloro che cercano di aggirare e superare limitazioni informatiche, hanno addirittura sviluppato degli strumenti automatici che utilizzano motori di ricerca come Google per identificare siti web potenzialmente vulnerabili. Lo scopo è di inserire codici per infettare i server. Secondo il rapporto di Sophos, la varietà degli attacchi e il loro numero continueranno ad aumentare. La fuga di dati diventerà un problema sempre più grande, specialmente con l’aumento dell’utilizzo delle tecnologie mobili. Il quadro è dunque allarmante ma non mancano buone notizie. Tra queste, si deve sottolineare che gli antivirus ed il software di protezione migliorano in continuazione, grazie soprattutto alla maggiore capacità di rilevamento delle potenziali minacce. (A.L.)

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    24 Ore nel Mondo



    Gaza: attacco palestinese e rappresaglia israeliana mettono a rischio la tregua

    ◊   La fragile tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza è stata rotta oggi da un attacco palestinese contro una pattuglia di soldati, che ha causato l'uccisione di un militare e il ferimento di altri tre, uno dei quali è grave. Israele ha reagito con un'incursione all'interno della Striscia - durante la quale un palestinese è stato ucciso - e con la chiusura di nuovo dei valichi con Gaza tramite i quali passano gli urgenti aiuti umanitari alla popolazione della Striscia. Il ministro della Difesa israeliano, Barak, che ha definito “intollerabile" l'attacco, ha assicurato che Israele reagirà nei modi che riterrà opportuni. L'attacco segna negativamente la giornata di arrivo nella regione dell'inviato Usa in Medio Oriente, George Mitchell, e di quello dell'Ue, Javier Solana. Sia Hamas che la Jihad Islamica si sono dichiarati estranei all'attacco, ma al tempo stesso hanno accusato di Israele di aver ripetutamente violato il cessate-il-fuoco di fatto in vigore nell'area dalla conclusione dell'offensiva militare di Israele contro Hamas a Gaza.

    Iran
    Dodici agenti delle forze di sicurezza iraniane sono stati uccisi in un'imboscata nel sudest del Paese, vicino al confine con il Pakistan. Il furgone sul quale viaggiavano gli agenti è stato attaccato da banditi vicino al valico di confine di Mirjaveh mentre portava rifornimenti a postazioni delle forze iraniane. I responsabili dell'imboscata sono riusciti a fuggire verso il confine pakistano. L’agguato, avvenuto domenica, è stato reso noto solo oggi.

    Iraq
    Domenica prossima, quando circa 15 milioni di iracheni saranno chiamati alle urne, in Iraq sarà festa nazionale, e anche lunedì. Dalle 22 di sabato alle 5 di domenica prossima, sarà imposto il coprifuoco e nei due giorni saranno molto rigide le misure di sicurezza: chiusura dei valichi di frontiera del Paese, degli aeroporti e dei passaggi tra le varie province, sospensione del porto d'armi per i privati, limitati i movimenti dei veicoli privati. Gli elettori saranno chiamati a scegliere tra oltre 14.400 candidati per 440 seggi dei Consigli provinciali di 14 delle 18 province irachene. Rimangono fuori dalla consultazione le tre province autonome curde e quella della contesa città di Kirkuk.

    Yemen
    C'è stata una sparatoria lunedì sera vicino all'ambasciata americana a Sanaa, poche ore dopo che l'ambasciata stessa aveva fatto sapere che si temevano attacchi terroristici: lo fa sapere oggi un portavoce del Pentagono, confermando che nessuno è rimasto ferito e che tre persone sono state arrestate. “Ai cittadini americani che si trovano in Yemen - si legge in una nota d'ambasciata - si raccomanda di stare attenti, di osservare misure di massima prudenza in tutte le zone frequentate da occidentali e di evitare luoghi affollati e dimostrazioni pubbliche”. L'ambasciata americana, comunque, resta aperta.

    Brasile e Italia sul caso Battisti
    L'Italia ha deciso di richiamare per consultazioni l'ambasciatore in Brasile. La decisione è stata presa in seguito alla decisione del procuratore generale della Repubblica brasiliana, Antonio Fernando de Souza, di archiviare il processo di estradizione in Italia di Cesare Battisti. Il procuratore De Souza ha dichiarato che Battisti non è più estradabile perchè ha ottenuto dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, lo status di rifugiato politico. L'anno scorso lo stesso procuratore De Souza aveva dato parere positivo riguardo all'estradizione di Battisti.

    Grande raduno di iraniani a Bruxelles
    Per festeggiare la decisione dei ministri degli Esteri della Ue, che ieri hanno cancellato la loro organizzazione dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche, i Mujaheddin del popolo (Ompi) hanno promosso per oggi a Bruxelles una manifestazione europea. Attese almeno tremila persone davanti alla sede del Consiglio Ue. Il governo iraniano è insorto oggi contro la decisione sostenendo che “incoraggia il terrorismo". La decisione dei ministri Ue ha fatto seguito a diversi pronunciamenti della Corte del Lussemburgo. L'Ompi - fondata nel 1965 con l'obiettivo di rovesciare il regime dello Scià rifacendosi ad un Islam moderato - figura tuttora nella lista nera degli Usa.

    In Italia continua la battaglia legale sul doloroso caso Englaro
    “Una visione restrittiva e singolare del concetto di eutanasia”. Così l’Associazione Scienza e vita commenta la sentenza di ieri del Tar della regione Lombardia di accogliere il ricorso presentato dal padre di Eluana Englaro, e di annullare il provvedimento con cui la regione, il 3 settembre scorso, ha negato alle strutture sanitarie la possibilità di sospendere alimentazione e idratazione alla donna in stato vegetativo persistente da 17 anni. ”La sentenza del Tar non inficia il mio atto di orientamento al Servizio sanitario nazionale”, afferma il ministro del Welfare, Sacconi, mentre il presidente della regione Lombardia, Formigoni, fa sapere che sta valutando il ricorso al Consiglio di Stato. Sentiamo al microfono di Gabriella Ceraso, Gianluigi Gigli consigliere nazionale di Scienza e vita:


    R. - Ciò che colpisce, nella sentenza del Tribunale amministrativo (Tar), è che esso, appunto, non si occupa degli aspetti amministrativi del ricorso a suo tempo presentato dal papà di Eluana Englaro: non entra, in altre parole, nel merito di eventuali irregolarità amministrative.

     
    D. - E su cosa si sofferma invece?

     
    R. - Su quelli che sono i diritti della persona, e addirittura su quelle che sono le definizioni dell’eutanasia. E lo fa, appunto, sposando completamente le tesi dell’autodeterminazione come diritto di libertà assoluto e dell’eutanasia solo come eutanasia attiva.

     
    D. - Sembra che comunque tutto ruoti sul concetto che acqua e cibo siano terapia…

     
    R. - Il Tribunale amministrativo della regione lombarda va addirittura oltre: secondo il nostro ordinamento - dice il Tar della Lombardia - se la morte la si causa con una fiala, è eutanasia; se invece la morte la si causa sospendendo l’acqua e il cibo, non si sta commettendo eutanasia. E’ una visione abbastanza restrittiva e singolare del concetto di eutanasia, che i giudici del Tar hanno ritenuto opportuno coniare, dando sfogo alla loro creatività.

     
    Islanda
    Il presidente della Repubblica islandese, Olafur Ragnar Grimsson, ha affidato questa mattina l’incarico di formare un nuovo governo alla leader socialdemocratica, Ingibjorg Gisladottir, dopo che ieri il primo ministro, Geir Haarde, aveva annunciato le dimissioni del proprio governo. Il premier dimissionario ha fatto sapere che la coalizione di maggioranza si è sciolta sotto la pressione della crisi finanziaria. A tre mesi dall'inizio della gravissima crisi che ha investito il Paese, e con il crescere delle proteste popolari, la coalizione di governo al potere è andata in frantumi. La leader Gisladottir, accogliendo il mandato, ha espresso la volontà di arrivare al più presto ad una rapida conclusione.

    Grecia
    Gli agricoltori greci mantengono oggi, per il nono giorno consecutivo, i blocchi sulle principali vie di comunicazione terrestri e ai confini con Bulgaria, Macedonia e Turchia, dopo che ieri avevano respinto definitivamente il pacchetto di aiuti del governo per 500 milioni di euro. I lavoratori in lotta terranno oggi nuove assemblee per coordinare le azioni. Il premier Costas Karamanlis ha avvertito ieri i lavoratori che è “imperativo" riaprire tutte le strade bloccate da sud a nord e i valichi di frontiera. E il ministro dell'Agricoltura, Sotiris Hatzigakis, dopo l'infruttuoso incontro di ieri ad Atene, ha affermato che se gli agricoltori non accettano il pacchetto allora la questione “passerà ad un altro ministero", con riferimento a possibili azioni della giustizia o delle forze dell'ordine.

    Montenegro
    Le elezioni anticipate in Montenegro si terranno il 29 marzo prossimo. L’annuncio oggi della data per il voto anticipato fa seguito allo scioglimento del parlamento di Podgorica deciso ieri sera dai deputati. Sembra si tratti di una mossa politica voluta dal governo: al primo punto del suo programma, pone l'ingresso del Paese nell'Ue e vorrebbe avere a disposizione un mandato intero di quattro anni. L'opposizione accusa invece il governo di affrettare i tempi delle elezioni per evitare che le conseguenze della crisi economica internazionale, facendosi sempre più evidenti, provochino un calo della sua popolarità.

    Kenya
    Arrestato questa mattina il presunto secondo responsabile dell’omicidio di padre Giuseppe Bertaina, il missionario italiano ucciso il 16 gennaio nell'Istituto di Filosofia dei missionari della Consolata nella capitale del Kenya. La polizia è arrivata all’uomo grazie alle rivelazioni del principale indiziato arrestato ieri sera a Nairobi. I due avrebbero confessato che il movente dell'omicidio era il furto del denaro custodito presso l'istituto. Subito dopo l'omicidio, la polizia aveva arrestato una donna, complice dei tre uomini, che aveva con sé i libretti degli assegni del religioso.

    L'amministrazione Obama punta su ambiente ed energia per uscire dalla recessione
    Il presidente statunitense, Barack Obama, lancia la nuova politica ambientale degli Stati Uniti: riduzione delle emissioni e indipendenza energetica i punti fondamentali per il rilancio economico degli USA. Mentre sul fronte della diplomazia internazionale, è il Medio oriente la priorità individuata dal neo segretario di Stato, Hillary Clinton. Il servizio di Stefano Leszczynski:


    Barack Obama l’aveva annunciato in campagna elettorale: l’uscita dalla recessione economica passa anche attraverso nuove politiche ambientali ed energetiche. Il nuovo "strappo" rispetto alla precedente amministrazione americana è stato formalizzato dal presidente che ha annunciato i punti di quello che viene definito ormai il new deal "verde". Indipendenza dal petrolio straniero e alti standard di efficienza energetica per le auto in vigore dal 2011. “Il nostro obiettivo non è di porre nuovi ostacoli ad una industria già in pesanti difficoltà - ha sottolineato Obama parlando del settore automobilistico - bensì quello di aiutare i costruttori americani a prepararsi per il futuro”. Obama ha lasciato chiaramente intendere che il cambiamento di linea sull’ambiente non sarà solo interno agli USA, ma riguarderà anche la politica internazionale. E proprio ieri è arrivata la nomina da parte del segretario di Stato, Hillary Clinton, di Todd Stern, protagonista dei negoziati sul Protocollo di Kyoto, ad inviato speciale per i mutamenti climatici. La giornata di ieri ha segnato anche il debutto mediorientale della nuova amministrazione con l'inizio della missione dell’inviato speciale Mitchell in Israele, Cisgiordania, Egitto, Giordania, Arabia Saudita. Nella sua prima intervista rilasciata ad una televisione araba, il canale satellitare al-Arabiya, il presidente Obama ha assicurato che s’impegnerà "energicamente e consistentemente" nel raggiungere risultati concreti per la pace ed ha invitato israeliani e palestinesi a tornare al tavolo dei negoziati.

     
    Filippine
    I tre operatori della Croce rossa internazionale, rapiti nel sud delle Filippine il 15 gennaio scorso, hanno telefonato ad alcuni colleghi assicurando di stare bene e in buona salute. Secondo le forze dell’ordine, sarebbero stati sequestrati da un gruppo di militanti guidati da un'ex guardia penitenziaria, che li ha poi consegnati ai terroristi di Abu Sayyaf, legati ad Al Qaeda. Sembra certo che i tre ostaggi - l’italiano Eugenio Vagni, lo svizzero Andreas Notter e la filippina Mary Jean Lacaba-Aeschlimann - vengano spostati in continuazione.

    Sri Lanka
    Almeno 145 civili sono rimasti uccisi nel mese di gennaio nel nord dello Sri Lanka, nel corso di combattimenti fra l'esercito e i ribelli separatisti Tamil. Lo ha riferito la Bbc citando una fonte ospedaliera. Intanto, proseguono i combattimenti al nord, con i militari governativi che stringono il cerchio intorno ai ribelli delle Tigri di liberazione dell'Eelam tamil. Domenica scorsa, è caduta l'ultima città controllata dai separatisti, il porto di Mullaittivu. I ribelli controllano ormai solo un'area di 300 chilometri quadrati di foreste e villaggi, dove vivono 230 mila abitanti, presi in mezzo dai combattimenti. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Francesca Ciacci)

     

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 27

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