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Sommario del 26/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Bioetica e crisi economica mondiale tra i temi del discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede
  • In visita "ad Limina" da Benedetto XVI i vescovi della Russia. Intervista con mons. Paolo Pezzi
  • Reso noto il programma del viaggio del Papa in Camerun e Angola, dal 17 al 23 marzo prossimi
  • Il Pontefice ai Vespri in San Paolo: l'Apostolo delle genti modello e via per la piena unità tra i cristiani
  • Messaggio del Papa per le celebrazioni conclusive, in Spagna, del 1750.mo anniversario del martirio dei Santi Fructuoso, Augurio ed Eulogio
  • Le necessità della Chiesa in India e in Ucraina al centro dell'annuale riunione della Roaco. Intervista con padre Leon Lemmens
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • La Shoah, chiave per capire il '900, non va dimenticata: intervista con il prof. Andrea Riccardi
  • Al via domani a Belem, in Brasile, il nono Forum sociale mondiale
  • Chiesa e Societā

  • Trent'anni fa il primo viaggio apostolico internazionale di Giovanni Paolo II in America Latina
  • A Madrid il vertice Onu sulla malnutrizione che causa la morte di 10 mila bambini al giorno
  • Zimbabwe: oltre 50 mila i casi di contagio del colera
  • I cristiani di Gaza tornano alla normalità ma con paura
  • Russia: domani il voto per eleggere il nuovo Patriarca di Mosca
  • Il cardinale francese Ricard e i presuli del Belgio sulla revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani
  • Al via a Gerusalemme la 13.ma plenaria del Congresso ebraico mondiale
  • La Conferenza vescovi-ulama adotta un piano per favorire la pace a Mindanao
  • Hong Kong: la comunità cattolica è impegnata a vivere il Capodanno cinese nella solidarietà
  • Missione di alcuni vescovi statunitensi in Vietnam per portare solidarietà
  • Appello ai politici dell’arcivescovo di San Salvador, Sáenz Lacalle, perché lavorino per il bene comune
  • Polonia: pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Czestochowa per l’Anno Paolino
  • Ecumenismo: intervento del cardinale O'Connor al prossimo Sinodo della Chiesa d'Inghilterra
  • "Il rapporto con Dio, base della pace, che è dono". Così l’arcivescovo di Belo Horizonte, Oliveira de Azevedo
  • Si apre in Irlanda la prima Settimana della Scuola cattolica
  • La Famiglia Salesiana si arricchisce di nuovi tre gruppi
  • "Interviste su Lourdes": un invito a scoprire il messaggio, la forza e l'attualità del Santuario mariano
  • 24 Ore nel Mondo

  • 58 milioni dall’Unione Europea per la ricostruzione a Gaza. Da domani, misione UE e USA nella regione mediorientale
  • Il Papa e la Santa Sede



    Bioetica e crisi economica mondiale tra i temi del discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede

    ◊   Il viaggio apostolico in Francia del 2008, il dibattito sulla bioetica e l’attuale crisi finanziaria sono stati gli argomenti principali al centro del discorso rivolto stamani da Benedetto XVI al nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede, Lefebvre de Laboulaye, ricevuto in udienza per la presentazione delle Lettere credenziali. “La comunità cattolica - ha detto il Papa - è tra le forze vive del Paese”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


    Benedetto XVI rivolge innanzitutto i propri auguri al presidente transalpino, Nicolas Sarkozy, per la sua azione a servizio del Paese e del popolo francese”. Il Papa ricorda anche con gioia il viaggio apostolico in Francia, tenutosi lo scorso anno in occasione del 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes. E ribadisce la propria gratitudine a quanti hanno reso possibile il susseguirsi degli incontri, “testimoniando la capacità della fede di mantenere aperto lo spazio dell’interiorità”. I fedeli - aggiunge il Papa - hanno accolto con interesse e soddisfazione le parole del presidente francese, che ha sottolineato come il contributo delle grandi famiglie spirituali sia stato per la vita della nazione “una grande ricchezza”, di cui sarebbe “folle” fare a meno.

     
    Dopo aver ribadito la disponibilità della Chiesa “ad operare in vista del bene comune”, Benedetto XVI fa riferimento al dibattito sulla bioetica, in corso in Francia. Esprime soddisfazione per il fatto che la missione parlamentare sulle questioni relative alla fine della vita, “abbia portato a conclusioni sagge e piene di umanità, proponendo di rafforzare gli sforzi al fine di accompagnare meglio i malati”. Il Pontefice si augura che questa stessa saggezza, che riconosce il carattere inviolabile della vita umana, “possa essere tenuta in considerazione nell’opera di revisione della legge sulla bioetica”. Il progresso scientifico - osserva - deve essere guidato dal “perseguimento del bene e della dignità inalienabile dell'uomo”. Soffermandosi sul dialogo tra governo francese e la Chiesa, il Papa ricorda, in particolare, l’accordo appena firmato “sul riconoscimento dei diplomi rilasciati dalle Università pontificie e dagli Istituti cattolici”.

     
    Nel discorso all’ambasciatore francese non mancano inoltre riferimenti all’attuale scenario internazionale. Come in altre parti del mondo, anche il governo transalpino deve infatti affrontare gli effetti della crisi economica mondiale. L’auspicio del Papa è che le misure previste favoriscano la coesione sociale e la tutela dei cittadini più vulnerabili. Queste difficoltà - aggiunge - sono “fonte di inquietudine e sofferenza per molti”, ma sono anche “un'opportunità per migliorare i meccanismi finanziari” e ridurre forme vecchie e nuove di povertà. “La Santa Sede - afferma poi il Papa - segue con costante preoccupazione le situazioni di conflitti e di violazioni dei diritti umani”. “Non vi è dubbio - spiega - che la comunità internazionale, in cui la Francia gioca un ruolo importante, possa dare un contributo giusto ed efficace nel promuovere la pace e la concordia fra le nazioni e per lo sviluppo di ogni Paese”. Se rispettate nella loro libertà - afferma infine Benedetto XVI - le religioni “favoriscono la conversione del cuore che conduce all'impegno contro la violenza, il terrorismo o la guerra, e alla promozione della giustizia e della pace”.

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    In visita "ad Limina" da Benedetto XVI i vescovi della Russia. Intervista con mons. Paolo Pezzi

    ◊   Tra le udienze che hanno impegnato q uesta mattina Benedetto XVI, anche quelle con i vescovi della Russia, che da oggi a giovedì prossimo vivranno la loro visita ad Limina. L'arcicvescovo della Madre di Dio a Mosca, Paolo Pezzi - tra i presuli ricevuti oggi dal Papa - parla, al microfono di Davide Dionisi, della situazione attuale della Chiesa cattolica in Russia a partire dalla rinascita avvenuta con la fine dell'ex regime sovietico:


    R. - La ricostituzione, anche formale, delle comunità cattoliche attorno ai vescovi e ai sacerdoti nelle parrocchie: questo mi pare sia stato il fenomeno più significativo e anche più commovente. Il vedere riemergere queste comunità, dopo anni di vero e proprio martirio e persecuzione, con una passione per il cristianesimo, per Cristo e perciò per l’uomo e la fedeltà a vescovi in fondo sconosciuti. Un’altra tappa che ritengo importante è stata la riapertura del seminario a San Pietroburgo, l’unico seminario che prepara i sacerdoti per tutta la Russia. (...)

     
    D. - Nel 1997, è stata introdotta una legge sui culti che all’epoca fu contestata, tra gli altri, anche dalla Chiesa cattolica in quanto troppo restrittiva. Come è la situazione della libertà religiosa nel Paese oggi e quali i rapporti con lo Stato?

     
    R. - Vi sono le stesse difficoltà che si possono trovare in diversi Paesi occidentali. Il cristianesimo trova sempre in questo mondo un contrasto. Direi invece che - anche se non manca qualche difficoltà con alcune autorità locali - i rapporti con lo Stato sono per lo più buoni e siamo stati anche aiutati quando sono sorte difficoltà soprattutto per i nostri sacerdoti stranieri chiamati a svolgere il loro ministero in Russia.

     
    D. - C’è poi il capitolo dei rapporti con la Chiesa ortodossa: in questi ultimi tempi si avverte un clima di maggiore distensione. Cosa ci può dire in proposito?

     
    R. - Posso dire, innanzitutto, che c’è una crescente preoccupazione comune perché il cristianesimo non si allontani dalla società civile, ma tenda a permeare sempre di più il tessuto sociale. La preoccupazione perché i valori evangelici siano fortemente ancorati all’annuncio Cristo ci vede attenti l’uno verso l’altro, perché questa testimonianza - soprattutto nell’ambito culturale e sociale - possa dare anche frutti comuni. Non dimentichiamo che la Russia è un Paese nel quale, nonostante tanti anni di ateismo e di aperto contrasto alla Chiesa, il cristianesimo è comunque molto radicato nel popolo. Certo, è un cristianesimo che deve essere rivissuto coscientemente come esperienza di fede. Inoltre, ritengo che l’intensificarsi dei colloqui e degli incontri tra esponenti e personalità della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa (…) sia anche questo un dato significativo.

     
    D. - A proposito invece della vita della Chiesa in Russia, quali sono attualmente le principali sfide pastorali?

     
    R. - Penso che la prima grande sfida con cui dobbiamo fare i conti sia quella della presenza cristiana nei vari ambienti. L’uomo qui in Russia, come in ogni altra parte del mondo, ha bisogno di incontrare Cristo e di trovare perciò nell’incontro con Cristo una risposta alla sete di significato per la propria vita. In questo, possiamo dare certamente un contributo, come Chiesa cattolica, alla comune testimonianza con la Chiesa ortodossa. Una seconda sfida che io considero essenziale è quella di una cura capillare della famiglia: abbiamo bisogno come del pane di un luogo in cui un uomo possa nascere, crescere, essere educato alla bellezza della vita, al gusto della responsabilità e questo è la famiglia. (…) Una terza sfida è quella di incarnare sempre più l’annuncio cristiano nella realtà in cui ci troviamo. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Reso noto il programma del viaggio del Papa in Camerun e Angola, dal 17 al 23 marzo prossimi

    ◊   Tra poco meno di due mesi, Benedetto XVI partirà per l’atteso viaggio apostolico in Africa, prima volta della sua presenza nel Continente nell’arco del Pontificato. Le tappe che scandiranno i suoi impegni nei due Paesi che visiterà dal 17 al 23 marzo - il Camerun e l’Angola - sono state rese note questa mattina dalla Sala Stampa della Santa Sede. Le descrive nel dettaglio Alessandro De Carolis:


    Sei ore di volo, dal Vaticano all’Equatore, per portare la sua presenza e la sua parola in un continente finora mai toccato. L’attenzione di Benedetto XVI verso l’Africa, dichiarata sin dai primi istanti del suo Pontificato, assumerà una nuova concretezza alle 16 del prossimo 17 marzo: per quel momento, ora del Camerun, è previsto lo sbarco del Papa all’aeroporto della capitale di Yaoundé e il suo primo discorso. Il giorno successivo sarà dedicato agli incontri istituzionali con il presidente dello Stato africano e a quelli fraterni con l’episcopato locale e quindi con tutti i livelli della gerarchia ecclesiale, poi conclusi da una celebrazione dei Vespri – anche a carattere ecumenico - nella Basilica dedicata a Maria Regina degli Apostoli. Il 19 marzo, Benedetto XVI si intratterrà con i rappresentanti della comunità musulmana del Camerun, quindi alle 10 celebrerà, nello stadio di Yaoundé, la Messa solenne durante la quale consegnerà idealmente ai vescovi di tutta l’Africa l’Instrumentum laboris del loro prossimo Sinodo.

     
    Il 20 marzo, il Pontefice decollerà alle 10.30 per l’Angola dove giungerà circa due ore più tardi. Dopo la consueta cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale della capitale Luanda, Benedetto XVI incontrerà nel pomeriggio il presidente angolano, le autorità civili e diplomatiche del Paese e quindi i vescovi del Paese e di São Tomé che fanno parte della medesima Conferenza episcopale. Alle 10 del 21 marzo, il Papa celebrerà la Messa nella Chiesa di San Paolo a Luanda quindi, nel pomeriggio, incontrerà i giovani angolani dello stadio cittadino. Domenica 22 marzo, sarà la volta di una nuova Messa presieduta dal Pontefice alla presenza dei vescovi appartenenti all’Imbisa, che raduna i presuli del Meeting interregionale del Sudafrica. Lo stesso pomeriggio, Benedetto XVI incontrerà i Movimenti cattolici per la promozione della donna. Il giorno dopo, alle 10.30, il Papa lascerà l’Africa per fare ritorno in Vaticano.

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    Il Pontefice ai Vespri in San Paolo: l'Apostolo delle genti modello e via per la piena unità tra i cristiani

    ◊   “La conversione di San Paolo ci offre il modello e ci indica la via per andare verso la piena unità. L’unità infatti richiede sempre una conversione che è dono di Cristo Risorto.” Lo ha affermato Benedetto XVI nell’omelia pronunciata ieri durante la celebrazione dei secondi Vespri della Festa della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si è svolta sul tema: “Che formino una cosa sola nella tua mano”. Presenti al rito molti rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali di Roma. Il servizio di Cecilia Seppia:

    (musica)

     
    Un invito forte a seguire Cristo in modo audace e consapevole, a continuare con perseveranza sulla strada della piena unità, ricercando costantemente - sulle orme di colui che fu Apostolo tra le genti - la conversione del cuore, che esige il nostro si davanti a Dio. Lo ha rivolto ieri sera Benedetto XVI alle centinaia di fedeli riuniti nella Basilica di San Paolo fuori le mura, incoraggiandoli a farsi conquistare da Cristo, a correre verso di lui, per iniziare un nuovo cammino:

     
    “In realtà, la conversione di San Paolo non fu un passaggio dall’immoralità alla moralità, da una fede sbagliata ad una fede corretta: fu l’essere conquistato dall’amore di Cristo, la rinuncia alla propria perfezione, fu umiltà di chi si mette senza riserva al servizio di Cristo per i fratelli. E solo in questa rinuncia a noi stessi, in questa conformità con Cristo, possiamo essere uniti anche tra di noi, divenire uno in Cristo. E’ la comunione con il Cristo risorto che ci dona l’unità”.

     
    In un mondo segnato da ogni genere di divisioni e alienazioni, dove - ha ribadito il Papa - spesso prevale il tragico rumore della violenza e delle armi, la forza profetica della parola di Dio, grazie anche all’esempio di San Paolo, non viene meno e ci ripete che la pace, l’unità, la comunione sono possibili, così come il profeta Ezechiele annuncia la riunificazione delle tribù di giuda e di Israele, usando l’immagine simbolica di due legni riuniti in uno nella mano del profeta. La posizione della Chiesa, sull’esempio di San Paolo che sotto l’azione dello Spirito Santo diventa uno strumento eletto della predicazione dell’unità, rimane perciò quella della speranza, radicata - ha affermato Benedetto XVI - nella volontà di Dio di trasformare la frattura e la frammentazione in unità ed integrità, l’odio che procura morte in amore che dà vita:

     
    “Che deve essere segno e strumento di riconciliazione e di pace anche sul piano storico per tutte le nazioni, l’unità che Dio dona alla sua Chiesa e per la quale noi preghiamo, e naturalmente la comunione in senso spirituale nella fede e nella carità. Ma noi sappiamo che questa unità in Cristo è fermento di fraternità anche sul piano sociale, nei rapporti tra le nazioni e per l’intera famiglia umana. Perciò, la nostra preghiera per l’unità e per la pace chiede sempre di essere comprovata da gesti coraggiosi di riconciliazione tra noi cristiani".

    Poi, il Papa si è soffermato sulla necessità che i cristiani che vivono in Terra Santa offrano per primi testimonianza di unità nella diversità, che deve essere considerata non un ostacolo bensì una ricchezza:

    "Penso ancora alla Terra Santa, quanto è importante che i fedeli che vivono là, come pure i pellegrini che vi si recano, offrano a tutti la testimonianza che la diversità dei riti e delle tradizioni non dovrebbe costituire un ostacolo al mutuo rispetto e alla carità fraterna nelle diversità legittime di tradizione diverse. Dobbiamo cercare l’unità nella fede”.

     
    Esprimendo la necessità di un impegno futuro per trovare nuove vie per la continuazione delle relazioni tra le Chiese e le comunità ecclesiali, il Santo Padre, citando le parole contenute nel Decreto Unitatis Redintegrazio, ha ribadito con forza che un ecumenismo vero è possibile solo attraverso una conversione interiore. Solo il connubio tra conversione, rinnovamento spirituale, carità verso gli altri cristiani può dar vita ad una nuova situazione nelle relazioni ecumeniche:

     
    “Rimane aperto davanti a noi l’orizzonte della piena unità. Si tratta di un compito arduo, ma entusiasmante per i cristiani, che vogliono vivere in sintonia con la preghiera del Signore, che tutti siano uno, affinché il mondo creda. Il Concilio Vaticano II ci ha prospettato che il santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell’unità della Chiesa di Cristo, unica, supera le forze e le doti umane”.

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    Messaggio del Papa per le celebrazioni conclusive, in Spagna, del 1750.mo anniversario del martirio dei Santi Fructuoso, Augurio ed Eulogio

    ◊   Con una solenne eucarestia nella cattedrale di Tarragona, in Spagna, si sono concluse ieri pomeriggio le celebrazioni dell’anno giubilare nel 1750 anniversario del martirio del vescovo San Fruttuoso e dei diaconi Augurio ed Eulogio. Questo fatto, perfettamente documentato, ha avuto un importante valore storico, poichè i tre martiri sono i primi Santi della Storia del cristianesimo in Spagna, e gli atti del loro martirio sono i piú antichi della storia della Chiesa spagnola. L’anno giubilare è iniziato il 21 gennaio del 2008, e da allora sono stati oltre 150 mila i pellegrini che hanno potuto ricevere l’indulgenza plenaria prevista per il giubileo. Sono state numerose le manifestazioni di ogni tipo, tra le quali un Congresso internazionale nel mese di giugno scorso. La cronaca di padre Ignacio Arregui:


    La cerimonia di chiusura è stata presieduta dal cardinale Julian Herranz, come inviato speciale del Santo Padre. In un messaggio, letto dal cardinale Herranz, Benedetto XVI, dopo aver messo in risalto l’evento storico del martirio di S. Fruttuoso e dei due diaconi, si è augurato che anche oggi “risplenda nei credenti la stessa fede dei martiri nella vita cristiana degli individui, le famiglie, e in tutta la società”. Il cardinale Herranz ha ricordato una tradizione secondo la quale l’apostolo Paolo avrebbe iniziato proprio a Tarragona la sua evangelizzazione in Spagna, alla quale fa riferimento l’Apostolo nella sua lettera ai Romani. Il martirio, accaduto l’anno 259 d.C. dimostra - ha detto il cardinale Herranz - quanto sono profonde le radici della fede cristiana nella cultura, la storia e le strutture sociali di Catalogna, Spagna ed Europa. Infine, si è augurato che questa commemorazione comporti un nuovo impegno in tutti i fedeli per l’annuncio - con nuovo ardore - della Buona Novella di Cristo nell’ambito familiare e sociale.

     
    Alla cerimonia - celebrata nella Cattedrale di Tarragona ieri pomeriggio - erano presenti anche il nunzio, l’arcivescovo Manuel Monteiro de Castro, il cardinale arcivescovo di Barcellona, Louis Martinez Sistach, l’arcivescovo di Tarragona Jaime Pujol, il presidente del governo della Catalogna, Jose Montilla, con altre personalità civili ed ecclesiastiche ed oltre 2.000 fedeli.

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    Le necessità della Chiesa in India e in Ucraina al centro dell'annuale riunione della Roaco. Intervista con padre Leon Lemmens

    ◊   Si apre oggi a Roma, e durerà fino al 30 gennaio prossimo, l'Assemblea della Roaco, la Riunione delle opere di aiuto per le Chiese orientali. tra i temi di discussione quest'anno, la situazione delle comunità ecclesiali in India e le necessità di quelle in Ucraina. Ne parla, al microfono di Romilda Ferrauto, responsabile della redazione francese della nostra emittente, padre Leon Lemmens, segretario generale della Roaco:


    R. - Da una parte, si tratta di fare una riflessione sui bisogni degli aiuti finanziari alle Chiese cattoliche orientali in India: la Chiesa malabarese e la Chiesa malankarese. Ambedue stanno conoscendo una grande crescita e tantissime sono le occasioni che le vedono protagoniste, il numero dei fedeli sta crescendo, vengono create nuove diocesi in varie parti dell’India, il cui territorio è vastissimo. E tante anche sono le iniziative di carità per tutto il popolo indiano. Però, a tutti questi progetti, a questo sviluppo, corrisponde anche una grande domanda di aiuto finanziario, che viene rivolto poi a queste opere, a queste agenzie della Roaco. Le agenzie, in sostanza, vogliono presentare l’una all’altra cosa si stia facendo concretamente in India. Si vuole fare una riflessione comune su quello che si sta facendo per vedere più chiaramente quali siano le questioni sulle quali discutere e parlare poi in un secondo momento insieme ai vescovi indiani.

     
    D. - Parlerete dell’India, ma c’è un altro argomento all’ordine del giorno...

     
    R. - Il secondo tema riguarda l’Ucraina. Lì, come sappiamo, quasi 20 anni fa, la Chiesa greco-cattolico ucraina è riemersa dopo un lungo periodo di oppressione e di persecuzione da parte del regime comunista sovietico. Venti anni fa, questa Chiesa era sprovvista non soltanto di sacerdoti, di religiosi, ma di ogni forma di struttura di formazione, e proprio di questo vogliamo parlare. Ora, dopo 20 anni, a che punto stiamo per quanto riguarda la formazione e l’educazione ecclesiastica in Ucraina? Certo, in 20 anni si è fatto molto.

     
    D. - Le agenzie coordinate dalla Roaco hanno per obiettivo quello di offrire un aiuto materiale generalmente alle Chiese d'oriente. La volta scorsa, avevate parlato dell’Iraq, in cui si sa come i cristiani soffrono, e questa volta si parlerà dell’India. C’è, dunque, un’attenzione alle situazioni più difficili e un bisogno di scambiare conoscenze...

     
    R. - Nessuna Chiesa orientale cattolica è esclusa dall’attenzione delle agenzie, ma poi ci sono Chiese che sono più in difficoltà. Lei parla dell’Iraq e alla Roaco abbiamo parlato diverse volte ultimamente della situazione dei cristiani iracheni, tanto di quelli che sono dentro al Paese, quanto dei tantissimi che sono fuggiti in altri Paesi e vivono situazioni difficili. L’ultima volta siamo arrivati a vedere veramente un panorama molto soddisfacente della situazione, ma anche dei bisogni. Questi bisogni, per il momento, vengono indirizzati dalle agenzie con i loro progetti concreti di aiuto.

     
    D. - E in questi ultimi 22, 23 giorni abbiamo seguito tutti gli avvenimenti che si sono svolti in Terra Santa. Pensa che la questione sarà evocata anche durante i vostri lavori?

     
    R. - Io penso che sarà difficile evitare la questione, perché Gaza trova nella Terra Santa ed è il cuore della Roaco. E’ un posto privilegiato, perché è una terra che ci interessa maggiormente: è la terra di Gesù, dove la presenza cristiana è molto preziosa. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   L’unità dei cristiani ha bisogno di gesti coraggiosi di riconciliazione: in prima pagina, il richiamo dell’omelia di Benedetto XVI durante la celebrazione a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. A cinquant’anni dal suo annuncio il Papa ricorda il fondamentale contributo del concilio Vaticano II all’ecumenismo

    Sulla revoca della scomunica ai vescovi della Fraternità San Pio X, un articolo, in prima pagina, del vice direttore

    I progressi della scienza siano al servizio della dignità inalienabile dell’uomo: il discorso del Papa al nuovo Ambasciatore di Francia

    L’antisemitismo unico movente dei negazionisti: in cultura, un articolo di Anna Foa; al Giorno della memoria sono interamente dedicate due pagine della cultura con contributi di Gaetano Vallini, Marcello Filotei, Silvia Guidi, Giulia Galeotti e Orazio Loparco

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    Oggi in Primo Piano



    La Shoah, chiave per capire il '900, non va dimenticata: intervista con il prof. Andrea Riccardi

    ◊   Si celebrerà domani la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Innumerevoli le iniziative in tutto il mondo in memoria dei milioni di ebrei innocenti perseguitati in Europa negli anni del nazismo, deportati nei lager e in gran parte sterminati con lucida follia. Il servizio di Roberta Gisotti:


    Convegni, mostre, spettacoli, cerimonie pubbliche, treni della memoria diretti nei campi di concentramento per ricordare una pagina "nera" nella storia recente. Ancora sono in vita migliaia di superstiti dell’Olocausto che portano nel corpo e nell’anima i segni di quel folle piano di sterminio progettato da pochi uomini, piano che molti sottovalutarono prima e tacquero poi. Con noi è lo storico Andrea Riccardi.

     
    D. - Professore, passato oltre mezzo secolo da quegli eventi tragici, quanto è ancora importante fare memoria, memoria sul piano emotivo e sul piano storico?

     
    R. - Si potrebbe dire che sono passati 60 anni e più, e ormai l’evento è a un punto che si perde all’orizzonte, ma io non credo. Io credo che la Shoah sia una chiave del Novecento e dell’eredità che il Novecento ci lascia. La Shoah ha significato la scesa all’abisso, in cui gli uomini non erano più uomini. L’abisso che non è solo - lei ha detto giustamente - “un progetto di pochi uomini”, ma purtroppo un progetto che ha avuto tanti collaboratori, consenso, testimoni muti, silenziosi, traditori. Non è solo un fatto tedesco, ma nella Shoah c’è una responsabilità europea, anche italiana, con la collaborazione dei fascisti, con tanti collaboratori che. anche per guadagnarci. vendettero gli ebrei ai tedeschi.

     
    D. - Professore, sul piano storico ci sono ancora pagine da indagare?

     
    R. - Non c’è tanto da dibattere con i negazionisiti, perché io penso che il negazionismo sia uno di quei fatti aberranti che non si fondano su nulla e che non meritano di entrare in dibattito con loro. Io credo che ci sia ancora da studiare, da scoprire nuovi documenti, da dare alla luce nuove testimonianze. Una storia responsabile si deve assumere il compito di trasmettere, riproporre: insomma, deve avere la capacità di spiegare alle giovani generazioni che non si può dimenticare. Per esempio, quando si dibatteva la Costituzione europea al di là delle radici cristiane, io pensavo che bisognasse ripartire da Auschwitz. Come si fa a parlare dell’Europa e dell’Unione Europea senza dire che essa nasce proprio dal “no” ad Auschwitz e dall’esperienza dell’abisso di orrore di Auschwitz?

     
    D. - Professore, ricordare la Shoah significa lavorare oggi per la pace...

     
    R. - Io credo che l’Europa, che noi europei che abbiamo vissuto quel grande dolore, davanti a quel grande dolore dobbiamo scegliere per il rispetto dell’uomo, per la ricerca della pace. E del resto è quello che l’Europa poi ha fatto. Perchè mai più una guerra in Europa? Perché le guerre sono propizie a questi eventi genocidari. Ho in mente quello che avvenne nella Prima guerra mondiale, con la strage degli armeni e dei cristiani nell’Impero Ottomano o nell’isolamento della Cambogia comunista.

     
    D. - Professore, possiamo dire che la storia non finisce mai di darci insegnamenti?

     
    R. - Ma certo, giusto. Leggere la storia, riflettere sulla storia, ricordare, studiare: questo ci rende più sapienti e più avvertiti e fa sì che noi non siamo miopi, ma vediamo meglio la profondità degli eventi di oggi.

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    Al via domani a Belem, in Brasile, il nono Forum sociale mondiale

    ◊   Un mondo diverso è possibile. È questo il messaggio che sarà lanciato dal IX Forum sociale mondiale che si terrà da domani al 1 febbraio prossimi nella città amazzonica di Belem, in Brasile. Un appuntamento durante il quale si susseguiranno idee e proposte concrete provenienti da oltre 4000 tra movimenti mondiali e ONG e dagli stessi popoli indigeni, per far fronte a emergenze sociali e ambientali e trovare risposte nuove alla crisi economica globale. Linda Giannattasio:


    Una risposta dal basso: è questa la soluzione proposta dai milioni di uomini e donne che lavorano per combattere la guerra, il colonialismo ma anche il capitalismo sfrenato, la distruzione della natura, che si incontreranno in questo Forum sociale in Amazzonia. Primo, tra i temi di questa edizione, il problema ambientale che vede questo territorio protagonista. Giuseppe De Marzo, presidente dell’Associazione “A Sud”, Onlus per l’ecologia e la cooperazione:

     
    “Nel 2001, iniziammo con l’idea che un altro mondo è possibile. Nel 2009, siamo costretti a dire che un altro mondo è necessario ed urgente e questo ce lo determina l’agenda della crisi economica ambientale e sociale che viviamo, scatenata proprio da modelli di sviluppo sbagliati. Per questo, noi abbiamo scelto l’Amazzonia come luogo del Forum: una scelta non casuale, che testimonia l’importanza - dal nostro punto di vista - che le questioni ambientali devono avere, per coniugare un modello di sviluppo che sappia tutelare la pace, i diritti umani e soprattutto l’ambiente. Le sfide saranno soprattutto legate ai cambiamenti climatici, alla difesa dei beni comuni, alla biodiversità. Oggi, la prima causa di morte nel pianeta, sono la povertà e la fame, così come la sete: dati preoccupanti, secondo la Fao, perché continuano a crescere quindi i progetti del G8 e del G20 hanno fallito. Noi proveremo a coniugare altre idee di sviluppo".
     
    Secondo nodo centrale della manifestazione sarà, dunque, la messa in discussione di quei modelli ritenuti responsabili della crisi globale. Protagonisti saranno i movimenti indigeni che propongono il proprio modello di sviluppo ed offrono la loro risposta alla crisi. Luis Evelis Casama, presidente del fondo indigeno latinoamericano:

     
    “Sicuramente, le risposte ci sono e vanno cercate nel nostro stesso stile di vita. E’ uno stile di vita che è in relazione, in armonia, con la natura. E' uno stile di vita che chiamiamo bon vivre, che non presuppone uno sviluppo senza misure come quello a cui siamo abituati, che rispetti l’ambiente e i diritti di tutti. Senz’altro, si tratta di una novità molto importante. Ma una cosa fondamentale è che, per conservare l’ambiente, è necessario anche proteggere quei popoli che hanno permesso agli ecosistemi di giungere fino a noi: dunque, che li hanno protetti in tutti questi secoli”.
     
    Oltre 80 mila le persone iscritte, provenienti da oltre quattromila organizzazioni da 150 Paesi di tutti il mondo. Più di tremila i delegati dei popoli indigeni che daranno vita, in occasione del Forum, alla Giornata Pan-Amazzonica. E poi, ancora, tra le iniziative, incontri transfrontalieri, iniziative di solidarietà con Gaza, una marcia nelle favelas ed una Fiera del commercio equo e delle economie solidali. Risposte globali che non coinvolgeranno solo chi è a Belem: uno spazio virtuale - chiamato "Belem expanded” - ospiterà le iniziative decentrate e le connessioni con il territorio amazzonico, attraverso Internet, chat audio e videoconferenze, oltre alle trasmissioni tv e radio.

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    Chiesa e Societā



    Trent'anni fa il primo viaggio apostolico internazionale di Giovanni Paolo II in America Latina

    ◊   “Il Papa va ad inginocchiarsi dinanzi alla prodigiosa immagine della Madonna di Guadalupe, in Messico, per invocare sul proprio servizio pontificale la sua materna assistenza e la sua protezione”. Così Giovanni Paolo II, il 25 gennaio di 30 anni fa all’aeroporto di Fiumicino, prima di partire per il suo primo viaggio internazionale che terminò il primo febbraio. “Per ridirle con una forza accresciuta dai nuovi immensi impegni: 'Totus tuus sum ego!' e per mettere nelle sue mani - aggiunse Papa Wojtyla - l’avvenire dell’evangelizzazione nell’America Latina” . Erano passati tre mesi dalla sua elezione e quel primo viaggio resterà nella memoria dei 104 realizzati come uno dei momenti più "forti" del suo pontificato. Si trattava di inaugurare la Terza Conferenza generale degli episcopati dell'America Latina e dei Caraibi che si tenne nella città di Puebla de Los Angeles, in Messico. Il Papa fece prima una breve sosta nella Repubblica Dominicana, poi soggiornò in Messico e al rientro si fermò alcune ore nelle Bahamas. Il suo, aveva detto Giovanni Paolo II, era un viaggio di “un missionario, pellegrino del Vangelo” e in riferimento alla Terza Conferenza in programma, annunciò che in quella sede, sarebbero stati affrontati “i problemi concernenti l’azione pastorale del Popolo di Dio, che alla luce del Concilio Vaticano II deve tener presenti le complesse situazioni socio-politiche locali per calare in esse i fecondi fermenti dell’annuncio evangelico”. Il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II è rimasto fino ad oggi nella memoria dei latinoamericani e, in particolare dei messicani, anche perché Puebla ha segnato l’inizio di un grande slancio della “nuova evangelizzazione” che cominciò a preparare le celebrazioni del quinto centenario della “prima evangelizzazione” e dell’incontro tra l’Europa e il Nuovo mondo (1492–1992). “È questa la fede che ha formato la vostra storia – disse il Papa inaugurando la conferenza di Puebla, il 28 gennaio - e ha plasmato i valori migliori dei vostri popoli e dovrà seguire ad animare, con tutte le energie, il dinamismo del suo futuro”. “È questa la fede - continuò - che rivela la vocazione alla concordia e all’unità e che deve allontanare i pericoli di guerre in questo continente della speranza, nel quale la Chiesa e stata così potente elemento di integrazione”. “È questa la fede – aggiunse - che con tanta vitalità e in modi così vari esprimono i fedeli dell’America Latina attraverso la religiosità o pietà popolare. Qualunque silenzio, dimenticanza, mutilazione o inadeguata accentuazione dell’integrità del mistero di Gesù Cristo che si allontani dalla fede della Chiesa, – concluse - non può costituire valido contenuto dell’evangelizzazione”. (A cura di Luis Badilla)

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    A Madrid il vertice Onu sulla malnutrizione che causa la morte di 10 mila bambini al giorno

    ◊   Per concretizzare le promesse fatte nel vertice Fao del giugno scorso a Roma, oggi e domani a Madrid si riuniscono i rappresentanti di 95 Paesi per decidere nuove strategie in materia di sicurezza alimentare. Ogni giorno la malnutrizione uccide quasi 10mila bambini a causa della mancanza di alimenti ricchi di elementi nutritivi, pertanto sono necessari nuovi provvedimenti che fronteggino l’emergenza e un maggior coordinamento delle politiche di lotta contro la fame. Secondo un appello – riportato dall’Osservatore Romano - lanciato da Medici senza frontiere (Msf) e Action contre la faim (Acf), almeno 55 milioni di bambini sotto i cinque anni continueranno a essere a rischio malnutrizione se non verranno battute nuove strade. Sono necessari 3 miliardi di dollari; dei 12,3 promessi dai leader mondiali al vertice Fao di Roma è stato donato ad oggi solo un miliardo. Serve un piano specifico che valuti le necessità e individui i finanziamenti concreti ai quali possano accedere i Paesi in via di sviluppo che includa una migliore distribuzione degli alimenti, l’aumento della quantità di cibo disponibile per ogni bambino e il lavoro in raccordo con le reti sociali. Anche Caritas Spagna ha lanciato un appello – riportato dall’agenzia Zenit – perché i governi riconoscano “l’incoerenza e l’inefficacia delle politiche degli ultimi decenni e a impegnarsi per affrontare seriamente la crisi alimentare, ecologica ed energetica provocata dall’attuale modello di sviluppo”. “Nessuno osa dire – afferma la Caritas in una nota – che la fame del XXI secolo affonda le sue radici nella discriminazione e nell’emarginazione in cui vivono milioni di persone e nella supremazia degli interessi commerciali ed economici sui diritti umani”. Per questo si chiede che la riunione di Madrid orienti la lotta alla fame dal punto di vista della realizzazione del diritto umano all’alimentazione. (B.C)

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    Zimbabwe: oltre 50 mila i casi di contagio del colera

    ◊   Sono 2872 le vittime causate dall’epidemia di colera iniziata in agosto: a indicarlo è un rapporto dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (Oms) pubblicato oggi secondo il quale i casi di contagio registrati sono 53.306. Il documento dell’Oms - ripreso dall'agenzia Misna - conferma il carattere nazionale della diffusione della malattia, con casi e decessi in tutte e 10 le province e in 55 dei 62 distretti dello Zimbabwe. Il colera sembra aver colpito in modo particolarmente duro le province di Harare e del Mashonaland occidentale, soprattutto se si tiene conto del numero complessivo delle vittime. La settimana scorsa, un portavoce dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità aveva sottolineato che l’epidemia di colera nello Zimbabwe non era ancora “sotto controllo”. Secondo l’Oms, la situazione è aggravata dall’inadeguatezza delle strutture mediche, con circa la metà dei decessi che non si verificano nei centri di assistenza specializzati. (R.P.)

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    I cristiani di Gaza tornano alla normalità ma con paura

    ◊   Giorni terribili e scioccanti. Così padre Manawel Musallam, parrocco della Sacra Famiglia a Gaza City, ad Asianews ha ricordato quanto accaduto nella Striscia di Gaza durante l’offensiva israeliana “Piombo fuso”. “Stiamo cercando di ricominciare a vivere, ma è davvero difficile” ha detto il religioso che ha raccontato della riapertura delle tre scuole del Patriarcato ma anche delle mancanze alle quali è necessario provvedere. “Qui non abbiamo bisogno solo di cibo. La distruzione delle strutture è minimale in confronto a quella che la nostra gente ha patito nel cuore. Ogni aiuto serve – ha continuato - ma per ridare la gioia ci vuole ben altro che l’assistenza umanitaria”. Padre Musallam sottolinea che c’è ancora la paura che da “un momento all’altro Israele possa ricominciare i bombardamenti e la frustrazione di finire ad essere trattati per sempre come degli schiavi”. Anche la comunità ortodossa, composta da tremila persone, sta cercando di tornare alla normalità. I bombardamenti di Israele hanno impedito alla comunità di festeggiare il Natale che cadeva il 7 gennaio e adesso si cerca in qualche modo di recuperare. Anche gli ortodossi hanno riaperto le scuole e le strutture legate alla Chiesa. (B.C.)

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    Russia: domani il voto per eleggere il nuovo Patriarca di Mosca

    ◊   Il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad; Kliment di Kaluga e Borovsk; e Filarete di Minsk e Slutsk sono i tre candidati al patriarcato di Mosca scelti ieri dal Concilio della Chiesa russa-ortodossa. Domani, - riferiscono le agenzie AsiaNews ed Ansa - il consiglio episcopale allargato sceglierà fra questi tre il nuovo patriarca, che succederà ad Alessio II, morto il mese scorso. Kirill nelle votazioni di ieri ha presto 97 preferenze; Kliment, 59 anni, ha ottenuto 32 voti; Filarete,  73 anni, che è anche capo della Chiesa bielorussa, ha preso 16 voti. Kirill, che ha per primo lasciato le stanze del sinodo, ha spiegato ai giornalisti che le circa due ore di ritardo sulla comunicazione dei tre candidati sono state dovute in parte alla lunghezza del conteggio (quattro ore per 198 votanti su 202 aventi diritto, ha detto il metropolita Isidor responsabile dello scrutinio) e alla ricerca di timbri e sigilli non usati da molto tempo. Ogni scheda riportava i nomi di 145 possibili candidati, ed era composta di dieci pagine. Il Consiglio episcopale è costituito da oltre 200 membri, fra patriarchi e metropoliti. Domani il gruppo elettivo sarà arricchito da sacerdoti, religiosi, religiose e laici eletti come rappresentanti provenienti da molte regioni nel mondo dove è presente la Chiesa ortodossa russa. (R.P.)

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    Il cardinale francese Ricard e i presuli del Belgio sulla revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani

    ◊   “La remissione della scomunica non è mai un fine ma l’inizio di un processo di dialogo”. Così il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e membro della Commissione pontificia “Ecclesia Dei” scrive in una dichiarazione pubblicata ieri dalla Conferenza episcopale francese a proposito della revoca della scomunica a 4 vescovi della Fraternità di San Pio X decisa per decreto da papa Benedetto XVI e comunicata sabato scorso. “Papa Benedetto XVI – scrive il cardinale – ha voluto andare fino in fondo a ciò che poteva fare come mano tesa, come invito alla riconciliazione. Il Papa, teologo e storico della teologia, conosce il dramma che rappresenta uno scisma nella Chiesa”. “Lui stesso si è sentito investito della missione di ricucire i fili sfilacciati dell’unità ecclesiale”. Il porporato francese invita a questo proposito a ricordare che questo papa “conosce molto bene il dossier” relativo a mons. Lefebvre in quanto se ne interessò su richiesta di papa Giovanni Paolo II come allora cardinale Ratzinger, costatando alla fine “il fallimento della sua missione”. La revoca della scomunica – prosegue Ricard – “apre un cammino da percorrere insieme. Questo cammino sarà sicuramente lungo. E richiederà una migliore conoscenza e stima reciproche”. "Con questo gesto di riconciliazione, non è messo in discussione il Concilio Vaticano II e i suoi insegnamenti”. Ad affermarlo è padre Eric de Beukelaer, portavoce della Conferenza episcopale belga, alla revoca della scomunica. Il portavoce dei vescovi del Belgio mette in guardia dal rischio di “confondere questa questione con eventuali dichiarazioni di un vescovo tradizionalista che nega la realtà della Shoah” ed aggiunge: “non si può che deplorare tutto questo. La Shoah resta il simbolo della follia omicida di un regime disumano ossessionato dall’idea di annientare il popolo ebraico. Qualsiasi persona che ne minimizza la portata, si comporta da ideologo più che da storico. Ferisce, facendo così, il nostro dovere di memoria. E’ evidentemente inaccettabile”. (B.C.)

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    Al via a Gerusalemme la 13.ma plenaria del Congresso ebraico mondiale

    ◊   Si è aperta oggi a Gerusalemme la 13.ma assemblea plenaria del Congresso Ebraico Mondiale, con il motto “Siamo dalla parte di Israele”. L’appuntamento, che ha cadenza quadriennale, riunisce oltre 400 rappresentanti delle comunità ebraiche di tutti i continenti, organizzazioni internazionali dell’ebraismo e personalità invitate, che dovranno procedere al rinnovo del presidente del Congresso e di altri responsabili. Nella circostanza, i partecipanti discuteranno anche del conflitto militare a Gaza e di altre minacce contro Israele, tra cui l’attacco al Centro ebraico di Mumbai. Si parlerà anche della recrudescenza generalizzata dell’antisemitismo, dei rapporti tra ebrei e musulmani, della Conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo in programma a Ginevra in aprile 2009. Domani, i delegati osserveranno la Giornata internazionale dell’Olocausto con una cerimonia al Museo di Yad Vashem, alla presenza di autorità politiche israeliane, tra cui il premier Ehud Olmert e i ministri degli Esteri, Tzipi Livni e per la Diaspora, Yitzhak Herzog. (M.V.)

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    La Conferenza vescovi-ulama adotta un piano per favorire la pace a Mindanao

    ◊   “Un sistema di consultazioni destinato a divenire un esempio di applicazione sul campo di nuovi metodi per conseguire una pace effettiva”. Così all’Osservatore Romano monsignor Fernando Capalla, arcivescovo di Davao City, ha spiegato il piano messo a punto dalla conferenza vescovi-ulama per sostenere la ripresa dei negoziati tra rappresentanti del governo delle Filippine e i leader del Fronte islamico di liberazione Moro. “Un articolato piano – ha aggiunto il presule - per l’avvio di ampie consultazioni e per favorire il dialogo tra le diverse componenti di questa regione”. Il progetto è stato elaborato con l’aiuto di accademici delle università di Mindanao nell’intento di “assicurare la pace a tutti senza violare il rispetto dei diritti di ciascuno”. Il piano sostituisce un precedente memorandum di accordo sui domini ancestrali che non è mai stato applicato per la mancanza di consultazioni e per “una semplificazione irrealistica – ha detto mons. Capalla – della rappresentanza delle varie componenti che ha scontentato la popolazione”. Il 4 agosto 2008, alla vigilia della firma del memorandum, le trattative si erano bloccate a causa di un provvedimento emesso dalla Corte suprema di Manila e gli scontri erano ripresi. Per questo il presidente delle Filippine Arroyo aveva chiesto aiuto ai leader religiosi per far ripartire il negoziato. (B.C.)

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    Hong Kong: la comunità cattolica è impegnata a vivere il Capodanno cinese nella solidarietà

    ◊   I leader cristiani di Hong Kong hanno sottolineato ed esortato tutti i cittadini, in occasione del Capodanno cinese, a considerare la solidarietà, la condivisione, il senso del ringraziamento e l’importanza di essere uniti, come gli elementi più importanti della celebrazione festiva, che si svolge in piena crisi finanziaria globale. I leader della comunità cristiana avevano già esortato i fedeli, nel loro messaggio natalizio, a non considerare la felicità come unica derivazione del consumismo. Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese ripreso dall'agenzia Fides), diverse comunità cristiane sono attivamente impegnate a diffondere il vero senso della festa del Capodanno, soprattutto quella cattolica. Padre Giuseppe Ha, parroco della parrocchia “Regina degli Angeli”, ha spiegato la loro iniziativa: “abbiamo la tradizione di invitare e visitare gli anziani e gli ammalati che vivono soli durante il Capodanno. Quest’anno abbiamo fatto un semplice tè invece del consueto banchetto, ma tutti sono rimasti contenti lo stesso. Perché il senso della festa del Capodanno cinese è riunirsi tutti insieme e ringraziare il Signore, non è necessariamente spendere un sacco di soldi”. Inoltre “abbiamo distribuito tanti volantini in giro, sollecitando tutti ad essere attenti nei riguardi delle persone vicine, a dare una mano a quelli che si trovano in difficoltà, ad andare in chiesa per ringraziare il Signore per un altro anno che ci ha concesso. La gente deve capire che cosa è necessario e quello che serve solo per soddisfare un piacere”. Secondo il segretario esecutivo del Centro per lo Studio della Fede, “ritornare alla semplicità non è solo una cosa giusta, ma è anche un modo per combattere la crisi attuale”. Anche la “Mensa popolare” della comunità anglicana, che offre i pasti ai bisognosi, ha distribuito un pacco di generi alimentari a 4.500 famiglie disagiate. (R.P.)

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    Missione di alcuni vescovi statunitensi in Vietnam per portare solidarietà

    ◊   Una missione per portare sostegno e solidarietà è quella compiuta da alcuni vescovi statunitensi ad Hanoi, in Vietnam. I presuli sono stati i primi visitatori stranieri – riferisce Asianews – ad incontrare mons. Joseph Ngo Quang Kiet, arcivescovo di Hanoi, dopo i contrasti con le autorità locali per i terreni della ex delegazione apostolica. La visita dei vescovi statunitensi rientra nell'ambito di alcune iniziative che prevedono anche il gemellaggio tra alcune diocesi americane e altre vietnamite. In questo contesto di fratellanza, la diocesi di Orange si è assunta la formazione di quattro seminaristi vietnamiti e vuole anche mandare ad Hanoi alcuni sacerdoti per insegnare l’inglese ai futuri religiosi. Nel corso della loro permanenza i vescovi americani hanno concelebrato una messa nella cattedrale di San Giuseppe; mons. Tod David Brown ricordando la figura di Sant’Agnese ha lanciato un messaggio di condivisione e incoraggiamento ai presenti.(B.C.)

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    Appello ai politici dell’arcivescovo di San Salvador, Sáenz Lacalle, perché lavorino per il bene comune

    ◊   “È auspicabile che i nuovi parlamentari lavorino sempre nella prospettiva del bene comune evitando ogni scontro polemico e artificioso”. Così ieri l’arcivescovo uscente mons. Fernando Sáenz Lacalle, dopo la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Salvador. Il presule ha presentato la sua rinuncia per raggiunti limiti di età e sarà sostituito il 14 febbraio prossimo, per decisione di Benedetto XVI, da mons. José Luis Escobar Alas, vescovo di San Vicente. L’arcivescovo Sáenz Lacalle ha sottolineato l’importanza, per i rieletti e per coloro che arrivano all’Assemblea nazionale per la prima volta, di contribuire “ad abbassare le tensioni favorendo un clima di dialogo e ricerca del consenso”, dato che “lo richiedono i tanti problemi del Paese”. A suo giudizio le recenti elezioni politiche dello scorso 18 gennaio “sono state un successo perché si sono svolte in un modo pacifico e sereno” e questo clima, ha auspicato, dovrebbe mantenersi nelle prossime settimane fino al 15 marzo, giorno in cui si chiude il lungo processo elettorale con l’elezione del presidente e vice presidente della Repubblica. Solo pochi giorni fa i salvadoregni hanno eletto 262 sindaci, 84 membri dell’Assemblea nazionale unicamerale e i 20 rappresentanti al Parlamento Centroamericano (Parlacen). Mons. Sáenz Lacalle era accompagnato, nell’incontro domenicale con i giornalisti, dal nunzio del Santo Padre mons. Luigi Pezzato, che si è complimentato con il popolo salvadoregno per come si è comportato durante la giornata elettorale. Al tempo stesso, riflettendo sulla dottrina sociale della Chiesa ha rilevato l’importanza e il significato del bene comune. Intanto, sono stati pubblicati i risultati definitivi di queste consultazioni confermando che la sinistra del “Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN) ha conquistato 35 seggi nell’Assemblea nazionale mentre il partito di destra al governo, “Alianza Republicana Nacionalista (ARENA), ne ha ottenuti 32. Il partito della Conciliazione nazionale ha avuto voti sufficienti per eleggere 11 deputati, la Democrazia Cristiana 5 e il Centro democratico 1. Ora tutte le forze politiche sono proiettate verso le presidenziali del 15 marzo e pertanto dopo qualche giorno di pausa è ripresa intensa la campagna elettorale. (L.B.)

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    Polonia: pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Czestochowa per l’Anno Paolino

    ◊   “La conversione e la missione evangelizzatrice di San Paolo” è stato il tema principale che ha guidato il pellegrinaggio promosso dall’arcidiocesi di Czestochowa alla cattedrale della Sacra Famiglia di Nazaret a Czestochowa, dove ieri, a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani e nella memoria della Conversione di San Paolo, si sono riuniti i fedeli di tutte le parrocchie dell’arcidiocesi, i vescovi ausiliari (mons. Antoni Długosz e mons. Jan Wątroba), i seminaristi del seminario maggiore dell’arcidiocesi, i membri dei movimenti ecclesiali, religiosi, religiose e sacerdoti. La Santa Messa - riferisce l'agenzia Fides - è stata presieduta da mons Stanislaw Nowak, arcivescovo metropolita di Czestochowa. Prima della Messa si è svolta la lettura pubblica di alcuni brani delle Lettere di San Paolo. “La conversione e la missione evangelizzatrice sono i due aspetti principali della vita di San Paolo. Sulla via di Damasco San Paolo ha cambiato la sua vita profondamente, ed è diventato il testimone di Cristo - ha detto nell’omelia mons. Nowak -. San Paolo insegna a tutti a cambiare la nostra vita, a cambiare la nostra mentalità. La nostra fede deve essere autentica. Dobbiamo testimoniare Cristo, il Vangelo. Non dobbiamo avere paura della grande grazia di Dio. Dobbiamo ogni giorno vivere nella luce di Cristo, nella luce che fa cambiare la nostra vita”. Al termine della Messa, prima di impartire la benedizione, l’arcivescovo ha consegnato ai rappresentanti delle famiglie e dei fedeli dell’arcidiocesi di Czestochowa, il libro delle “Lettere di San Paolo”, stampate e preparate per l’Anno Paolino dal settimanale cattolico “Niedziela”. (R.P.)

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    Ecumenismo: intervento del cardinale O'Connor al prossimo Sinodo della Chiesa d'Inghilterra

    ◊   Il cardinale Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, prenderà la parola al Sinodo generale della Chiesa (anglicana) di Inghilterra (9-13 febbraio). Il suo intervento è previsto il primo giorno della assemblea sinodale. C’è molta attesa per questo appuntamento della Chiesa inglese guidata dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, perché durante i lavori sinodali sarà presentato un pacchetto di proposte volte a spianare la strada alla ordinazione episcopale delle donne. Le proposte sono state elaborate da una apposita commissione di vescovi. Secondo il settimanale cattolico inglese “Tablet” ripreso dall'agenzia Sir, il cardinale Murphy-O’Connor parlerà dell’impatto dell’ordinazione delle donne due giorni prima che il Sinodo voti a questo riguardo. Sempre il settimanale, ricorda che i rapporti tra le due Chiese sono ottimi. “Gli accordi che abbiamo raggiunto a fatica sono stati importantissimi per il futuro della Chiesa e quindi il dialogo deve continuare”, ha detto Murphy-O’Connor definendo la Commissione di dialogo tra le due Chiese “Arcic” “una somma di denaro sicura in banca”. (R.P.)

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    "Il rapporto con Dio, base della pace, che è dono". Così l’arcivescovo di Belo Horizonte, Oliveira de Azevedo

    ◊   Alla base della costruzione della pace c’è il rapporto di ogni essere umano con Dio. E’ quanto assicura all’agenzia Zenit mons. Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte, in Brasile. “Una pace – aggiunge – che è un dono più che un progetto umano”, “un attributo essenziale di Dio”, frutto anche dell’amore. “Giustizia e amore, trasformati in impegno caritativo, - prosegue l’arcivescovo - sono pilastri insostituibili nella costruzione della pace”. Ricordano il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2009, mons. Oliveira de Azevedo sottolinea alcuni impegni particolari di fronte alla piaga della povertà per raggiungere la pace. Per l'arcivescovo, la situazione dei bambini è un "impegno morale", importante anche il rapporto esistente tra il disarmo e il progresso. "La corsa agli armamenti - aggiunge - ha portato instabilità, tensione, conflitto, oltre al mantenimento del sottosviluppo e della disperazione. E' urgente un impegno per prendere misure in vista della riduzione delle spese per gli armamenti". Non meno importante, sottolinea, "è affrontare e risolvere l'attuale crisi alimentare" in cui "il problema non è solo la mancanza di cibo, ma anche la difficoltà ad accedervi". "La costruzione della pace ha come compito quello di diminuire il vergognoso divario tra ricchi e poveri, cresciuto in modo spaventoso negli ultimi decenni, a scapito della crescita economica e dei progressi tecnologici". (B.C.)

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    Si apre in Irlanda la prima Settimana della Scuola cattolica

    ◊   La Chiesa in Irlanda promuove da oggi al 1° febbraio, la prima “Settimana delle Scuole Cattoliche”, un’iniziativa destinata ad assumere cadenza annuale, che nell’edizione inaugurale ha scelto come tema “Le scuole cattoliche: una visione per la vita”. Durante la Settimana, parrocchie e comunità organizzano incontri di riflessione sulla Lettera Pastorale dedicata dall’episcopato nel maggio 2008, al tema dell’educazione cattolica; sono anche in programma speciali seminari di approfondimento, che si svolgeranno a Dublino e a Belfast. A livello scolastico e con l’aiuto di sussidi predisposti per l’occasione, alunni, insegnanti, genitori e dirigenti discuteranno sull’identità della scuola cattolica e sul suo apporto alla vita familiare, nazionale ed ecclesiale. Un aspetto saliente del progetto è il suo legame con il pensiero e l’opera educativa del card. John Henry Newman, chiamato in Irlanda dal cardinale Cullen per fondarvi un’Università Cattolica, di cui fu rettore dal 1851 al 1858; il 150.mo anniversario della sua partenza dall’Irlanda, al termine della sua missione, è stato ricordato nel 2008 dai vescovi irlandesi con particolari occasioni di commemorazione e riflessione su alcuni punti cardine del suo legato spirituale, quale, l’unità di fede e ragione e l’importanza di trasmettere ai giovani la “capacità di ragionare” e l’habitus di “coltivare la mente” in qualsiasi ramo dei loro studi. Nel lanciare l’iniziativa, i vescovi sottolineano il ruolo preminente che l’educazione cattolica ha sempre attribuito alla ragione e, mentre riconoscono il valore delle scienze e della tecnologia ai fini del progresso umano, ritengono fondamentale perseguire un equilibrio tra formazione umanistica e studi scientifici, considerando fede e ragione componenti inscindibili della ricerca della verità e della piena realizzazione della persona. (M.V.)

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    La Famiglia Salesiana si arricchisce di nuovi tre gruppi

    ◊   Il Rettor Maggiore dei salesiani, don Pascual Chávez, e il suo Consiglio hanno approvato l’appartenenza alla Famiglia Salesiana di tre nuovi gruppi: Canção Nova, The Disciples e la Congregazione delle Suore di San Michele Arcangelo. Canção Nova è un movimento di laici internazionale impegnato nella evangelizzazione, in modo particolare attraverso i mezzi di comunicazione, nato nel 1978 da 12 giovani guidati da un sacerdote salesiano, don Jonas Abib. Il movimento trae ispirazione da un passo della “Evangelii Nuntiandi” (n. 45) di Paolo VI. L’esortazione apostolica auspica, come è noto, l’uso dei mezzi di comunicazione sociale nell’opera di evangelizzazione. Il secondo gruppo “The Disciples”, o Istituto secolare Don Bosco, è una associazione pubblica ecclesiale maschile e femminile nata in India nel 1973 da una ispirazione del salesiano don Joseph D’Souza. Alle sorelle si aggiunsero, nel 1983, i fratelli. Il 21 aprile del 2000 la diocesi di Ambikapur riconosce l’istituto secolare. "I Discepoli", traendo ispirazione dal brano evangelico della missione che Gesù affida ai 72 discepoli, sono dediti alla proclamazione del Vangelo, all’insegnamento del catechismo, alla cura degli ammalati e al servizio dei poveri. Oggi sono poco più di 400, presenti in 44 diocesi dell’India e 6 dell’Italia. La Congregazione delle Suore di San Michele Arcangelo, conosciute anche come “suore michelite”, è stata fondata, sul finire del XIX secolo, dal beato don Bronislao Markiewicz e dalla Serva di Dio Madre Anna Kaworek. Nel 1956 l’ordine nascente ottiene dal presidente della Conferenza episcopale polacca il Decreto di lode, confermato dalla Congregazione dei Religiosi che lo riconosce come Istituto religioso di diritto pontificio. Le suore michelite uniscono l’atteggiamento contemplativo all’operosa carità apostolica nel servizio pedagogico, catechetico, caritativo e sociale, nella pastorale parrocchiale e nelle missioni. Il fondamento della vita delle sorelle viene espresso nelle due parole d’ordine: “Chi come Dio?” e “Lavoro e temperanza”. La congregazione, guidata oggi da suor Natanaela Bednarczk, conta circa 300 suore presenti in Polonia, Bielorussia, Ucraina, Germania, Francia, Camerun e Italia. (A.M.)

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    "Interviste su Lourdes": un invito a scoprire il messaggio, la forza e l'attualità del Santuario mariano

    ◊   Non sempre è facile parlare di Lourdes. Sul famoso santuario mariano che ha ricordato da poco il 150° anniversario delle apparizioni, si sono spesi fiumi di inchiostro, romanzieri di fama vi hanno dedicato libri per cercare - senza successo - di screditarla e di ridurre a semplice diceria quanto vissuto da Bernadette. Ma ancora oggi Lourdes, la sua storia, il suo messaggio affascina indistintamente credenti e non credenti. E' quanto emerge dall'opera da poco uscita per i tipi di San Paolo intitolata "Interviste su Lourdes" e realizzata da Edoardo Caprino e Paolo Scarpa. Filo conduttore di questi dialoghi la riflessione sui temi proposti nel corso degli ultimi anni dal santuario di Lourdes, una riattualizzazione e un ripensamento sui segni che caratterizzano quei luoghi di fede: la roccia, l'acqua, il fuoco. Lungo l'elenco degli intervistati: tra gli altri il Segretario di Stato vaticano il cardinale Tarcisio Bertone il quale ha illustrato l'attualità e il significato del dogma dell'Immacolata Concezione; il professor Massimo Cacciari per il quale il pellegrinaggio " è uno dei grandi fattori che hanno fatto l'Europa, che hanno tenuto insieme l'Europa per secoli"; il cardinale Angelo Comastri secondo il quale "Maria l'Immacolata è una lampada da riprendere in mano per ritrovare la strada giusta". Per l'arcivescovo di Vienna Christoph Schonborn - anch'egli intervistato - "andare a Lourdes è qualcosa come un trapianto di cellule fresche (di fede). Si sente la vicinanza del Signore e di sua madre". Non manca la voce a suo tempo raccolta di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolarini per la quale "Maria, dopo Gesù, è colei che meglio e più perfettamente ha saputo dire di sì a Dio". Tanti i protagonisti intervistati, tra i quali l'arcivescovo di Milano il cardinale Dionigi Tettamanzi, il rabbino Giuseppe Laras e il critico d'arte Philippe Daverio. (E.C.)

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    24 Ore nel Mondo



    58 milioni dall’Unione Europea per la ricostruzione a Gaza. Da domani, misione UE e USA nella regione mediorientale

    ◊   La Commissione Europea ha stanziato 58 milioni di euro in aiuti umanitari per la popolazione palestinese. Lo ha annunciato il commissario agli aiuti umanitari, Louis Michel, durante la sua visita in Medio Oriente. Michel, nel corso della visita a Jabalya, nel nord della Striscia di Gaza, ha detto che “la responsabilità schiacciante” del conflitto a Gaza è da attribuire ad Hamas, che ha definito “un movimento terrorista che va denunciato come tale”. Intanto, continuano gli sforzi sul piano diplomatico per un cessate-il-fuoco duraturo. L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Javier Solana, partirà domani per una missione in Medio Oriente che lo porterà in Egitto, Israele, Giordania e nei Territori palestinesi. E la missione di Solana si intreccia con quella del nuovo inviato speciale americano per il Medio Oriente, George Mitchell, che inizierà anche lui domani la sua missione nella regione. Incaricato giovedì scorso dal nuovo presidente Usa, Barack Obama, di occuparsi del conflitto israelo-arabo, Mitchell si recherà in Israele, Cisgiordania, Egitto, Arabia Saudita e, probabilmente, ma non è confermato, anche Siria e Libano.

    Iraq
    Tre soldati iracheni sono stati uccisi e cinque civili sono stati feriti dall'esplosione di un ordigno e di una bicicletta-bomba in due luoghi diversi della provincia occidentale di Diyala. Per un incidente aereo, invece, sono morti a nord di Baghdad quattro militari americani. Intanto, Iraq, Turchia, e Stati Uniti hanno concordato di istituire un centro di comando congiunto nell'Iraq settentrionale nel quale raccogliere informazioni ed elementi di intelligence da utilizzare nella lotta contro il separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), che da anni si batte contro il governo di Ankara per la realizzazione di uno stato curdo in Turchia.

    UE - Iran
    I Mujaheddin del Popolo sono stati tolti dalla lista nera delle Ue delle organizzazioni terroristiche: i ministri degli Esteri europei, riuniti oggi a Bruxelles, hanno accolto infatti l'intesa preliminare raggiunta tra i rappresentanti dei 27 la settimana scorsa. La decisione dei ministri degli Esteri della Ue di cancellare la principale organizzazione di opposizione iraniana dalla lista delle organizzazioni terroristiche fa seguito a diversi pronunciamenti della Corte del Lussemburgo. Il 4 dicembre 2008, la Corte, per la terza volta consecutiva, ha disposto l'annullamento della decisione del Consiglio dei ministri europeo di includere l'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano (Ompi) nella "black list" perchè “non ci sono serie e credibili giustificazioni”. La sua iscrizione era stata chiesta dalla Gran Bretagna nel 2002, dopo gli attentati in Usa dell'11 settembre. L'Ompi - fondata nel 1965 con l'obiettivo di rovesciare il regime dello Scià rifacendosi ad un Islam moderato - figura tuttora nella lista nera degli Usa. L'organizzazione dei Mujaheddin ha annunciato per domani a Bruxelles una manifestazione europea.

    Libano
    Torna la calma nel carcere di al-Qubba, nel porto settentrionale libanese di Tripoli, dove da ieri pomeriggio una ventina di detenuti protestavano chiedendo l’amnistia o la riduzione delle loro pene. I rivoltosi, in carcere per “reati comuni”, si erano impadroniti di armi e avevano preso in ostaggio due agenti di custodia. In segno di protesta avevano anche appiccato un incendio in un’ala del penitenziario. Il carcere di al-Qubba, in cui sono ospitati circa 600 detenuti, sorge nell’omonimo quartiere, roccaforte dell'integralismo islamico.

    Pakistan
    Cinque persone sono rimaste uccise da una forte esplosione provocata da una bicicletta bomba a Dera Ismail Khan, nel sud-ovest del Pakistan. Decine sono i feriti. Nel nord del Waziristan, poi, i talebani hanno ucciso un uomo perché ritenuto una spia americana. E sempre militanti talebani hanno distrutto una scuola nella regione dello Swat, facendola crollare con dell’esplosivo. Una donna ne è rimasta vittima. Fino ad oggi, nella sola valle dello Swat, i militanti taleban hanno distrutto 185 scuole pubbliche.
     
    Crisi politica in Zimbabwe, l’UE inasprisce le sanzioni ad Harare
    Vertice in Sudafrica oggi tra i leader regionali per discutere dello stallo politico in Zimbabwe. Il presidente Mugabe, poco prima della sua partenza per Pretoria, ha minacciato di voler formare un governo anche senza la presenza dell’opposizione. Intanto, dall’Unione Europea arriva un inasprimento delle sanzioni contro il regime di Harare. Sull’utilità di tale provvedimento adottato da Bruxelles, Stefano Leszczynski ha intervistato Enrico Casale, africanista della rivista dei gesuiti Popoli:


    R. - Le sanzioni dell’Unione Europea non hanno una grande efficacia per la soluzione della crisi dello Zimbabwe, perché il Paese ha subìto una fortissima crisi economica. Di questa crisi economica chi si è avvantaggiato? I gerarchi, le persone più vicine al governo, che avevano i mezzi per riuscire a controllare il mercato nero. Quindi, questa crisi è andata a vantaggio di quella classe dirigente legata al presidente Mugabe, che governa lo Zimbabwe da ormai trent’anni.

     
    D. - In sostanza, possiamo dire che la grave crisi economica, politica ed anche umanitaria del Paese non indebolisce, in realtà, la posizione di Robert Mugabe, il quale continua a tenere sotto controllo l’intero Paese?

     
    R. - Per il momento, non ha nessun interesse a firmare un accordo di coalizione con l’opposizione, perché è ancora saldo il gruppo di potere che ha alle spalle - gruppo di potere che affonda le radici nell’etnia maggioritaria dello Zimbabwe, la Shona. Solamente qualora Mugabe sentisse vacillare questo potere alle sue spalle, allora potrebbe venire a più miti consigli.

     
    D. - In questo contesto, che significato assume un vertice regionale - l’ennesimo, in realtà - sulla crisi dello Zimbabwe?

     
    R. - Mugabe ha avuto, in passato, un forte sostegno dalla dirigenza sudafricana dell’African National Congress. Può ancora avere un grosso influsso la pressione dei Paesi africani: Mugabe sente che essi sono più legati a lui di quanto lo siano i Paesi europei e gli Stati Uniti in particolare, perché non sarebbero mossi da interessi economici, come sono mossi gli Stati europei e gli americani.

     
    Somalia
    Il Governo federale di transizione somalo ha ufficialmente confermato il ritiro totale delle truppe etiopiche dal territorio della Somalia, iniziato ai primi di gennaio. Una notizia che ha suscitato qualche sorpresa da parte di alcuni osservatori, poichè si riteneva che almeno un contingente restasse a Baidoa, a ovest di Mogadiscio, dove ha sede il parlamento. Le truppe etiopiche erano entrate in Somalia alla fine del 2006, scacciandone le corti coraniche che la controllavano quasi per intero. Ma due sanguinosi anni di guerriglia non hanno sradicato la rivolta islamica, che anzi si è rafforzata, scivolando poi via via su posizioni integraliste. Pesantissimo il bilancio: almeno 12 mila civili uccisi dall'inizio del 2007 e - tra distruzioni e repressioni tragiche - un milione e mezzo di profughi. Questi ultimi, aggiunti ai due milioni preesistenti, fanno quasi la metà della popolazione somala, che sopravvive in condizioni che l'Onu definisce disperate. Intanto, si apre a Gibuti una riunione a cui dovrebbero partecipare tutti i deputati somali per varare una nuova compagine governativa.

    Corte internazionale penale dell'Aja
    È iniziato questa mattina, presso la Corte internazionale penale dell’Aja, con una dichiarazione di non colpevolezza, il processo di Thomas Lubanga, il miliziano congolese accusato di aver reclutato ed armato bambini-guerrieri per utilizzarli negli scontri interetnici tra le varie milizie del Congo per il controllo delle miniere d'oro. Lubanga, 48 anni, presidente dell'Unione dei patrioti congolesi (Upc), è il primo ad essere processato per tali crimini e rischia fino ad un massimo di 30 anni. I giudici hanno ascoltato decine di vittime, tra cui anche molti kadogo, i ragazzi soldato reclutati a forza dai miliziani dell’Upc e costretti a violentare e seviziare, oltre che ad impugnare kalashnikov e a sparare. Arrestato a Kinshasa nel 2005, Lubanga è nelle mani del Tribunale penale internazionale dal marzo 2006.

    Nato-Russia
    Riprendono i contatti formali tra Nato e Russia: oggi il Consiglio Nato-Russia si riunirà a livello di ambasciatori per la prima volta dopo la guerra Russia-Georgia nell'agosto scorso, in seguito alla quale l'Alleanza atlantica aveva "congelato" le relazioni con Mosca. La riunione di oggi è stata preceduta, lo scorso dicembre, da un incontro informale tra il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, e l'ambasciatore russo presso la Nato, Dmitri Rogozin.

    Caucaso
    È imminente ad Istanbul una riunione di rappresentanti dei ministeri degli Esteri di Turchia, Azerbaigian, Armenia, Russia e Georgia. E' la seconda del suo genere dallo scorso dicembre, nell'ambito della cosiddetta “Piattaforma per la stabilità e la cooperazione nel Caucaso”, che il governo di Ankara ambisce a realizzare. Il primo incontro di rappresentanti dei cinque Paesi si è tenuto il 4 dicembre scorso, ad Helsinki, in seno a una riunione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Il meeting era stato convocato sulla scia del processo trilaterale di colloqui avviato a New York nel settembre 2008 da Turchia, Azerbaigian e Armenia nel tentativo di trovare una soluzione alla controversia tra Baku e Ierevan sul Nagorno-Karabakh, l'enclave armeno-cristiana che, con la propria secessione dall'Azerbaigian musulmano, provocò nel 1993 la rottura delle relazioni turco-armene e indusse Ankara a chiudere le frontiere con l'Armenia per solidarietà con Baku.

    Sri Lanka
    Dopo 25 anni, lo Sri Lanka assiste alle probabili battute finali del conflitto tra governo e ribelli delle Tigri Tamil. I militari di Colombo hanno conquistato la città nordorientale di Mullaittivu, ultima roccaforte della guerriglia separatista, ormai circoscritta dall’offensiva dell’esercito regolare ad un territorio di appena 300 chilometri quadrati. Ma come mai si giunge così improvvisamente all’epilogo di un conflitto costato almeno 70 mila vittime? Giancarlo La Vella ne ha parlato con Stefano Vecchia, esperto di Estremo Oriente:


    R. - C’è stato un precipitare degli eventi nelle ultime settimane, ma quest’offensiva dell’esercito governativo - che era stata preventivata da lungo tempo, non a caso un anno fa - il governo aveva cancellato l’accordo di cessate-il-fuoco con le Tigri.
     
    D. - Alla parte Tamil sono venuti a mancare aiuti importanti, in quest’ultima fase?

     
    R. - E’ venuta a mancare intanto la simpatia internazionale, che fino ad un certo punto aveva anche garantito sostegni economici notevoli, che dovevano essere destinati soprattutto alle popolazioni civili, ma che venivano spesso dirottati per l’acquisto di armi. E’ venuto a chiudersi in una morsa il passaggio, il varco marittimo - da dove le Tigri ottenevano abitualmente rifornimenti - e indubbiamente ha giocato poi una maggiore preparazione dell’esercito e una disponibilità di denaro che l’esercito srilankese non aveva mai avuto prima e quindi un budget eccezionale.

     
    D. - Da parte governativa si parla ormai di annientamento delle Tigri: tutto questo cosa potrà provocare, nell’imminente futuro?

     
    R. - Nell’imminente futuro, il problema maggiore è della popolazione civile, ancora una volta, di fatto in ostaggio del conflitto. Sarebbero circa 230 mila i civili rifugiati interni, nella regione - oggi sotto attacco - che non possono lasciare questa terra. Vengono tenuti in ostaggio dalle Tigri e, nello stesso tempo, i soldati governativi non concedono la fuga, perché temono che siano infiltrati nei guerriglieri Tamil.

     
    D. - E’ auspicabile un intervento della comunità internazionale, a questo punto?

     
    R. - E’ certamente auspicabile, soprattutto per salvaguardare la sicurezza dei civili, che sono quelli che in questo momento sono maggiormente in difficoltà, ed è evidentemente auspicabile un intervento per risolvere - dal punto di vista formale - il dissidio storico tra Tamil e cingalesi. Evidentemente, un futuro di pace dovrà essere un futuro di pace condivisa e di giustizia per tutti.

     
    Bolivia
    Evo Morales ha vinto la sua scommessa: sulla base delle prime proiezioni relative all'80% dei voti, la nuova Costituzione di taglio '"ndigenista", voluta con determinazione dal presidente della Bolivia, ha ottenuto il 54,6% dei voti al referendum consultivo svoltosi ieri nel Paese. Il progetto costituzionale promosso dal capo dello Stato si è imposto, sempre secondo risultati non ufficiali, grazie al "sì" al nuovo testo delle regioni andine, dove erano stati chiamati a votare 2,4 milioni di persone, su un totale di quasi 3,9 milioni. Come era previsto, si è invece orientata per il "no" la cosidetta zona della "mezza luna" (Santa Cruz, Beni, Tarija, Pando), regioni autonomiste e anti-Morales. Quest'ultimo dato, ritenuto fondamentale per il futuro del Paese, conferma la polarizzazione della Bolivia in due grandi blocchi territoriali. Per quel che riguarda il secondo quesito sul quale i boliviani si sono espressi ieri - e cioè quello chiave della riforma agraria - la maggioranza (tra il 62% e il 70%, secondo gli exit poll) si è pronunciata affinchè le proprietà delle terre abbiano una superficie non superiore ai cinquemila ettari. I votanti potevano infatti scegliere tra due opzioni: la prima relativa ad un massimo di cinquemila ettari, mentre nella seconda il massimo previsto della superficie era pari a diecimila ettari. La Costituzione è orientata tra l'altro alla costruzione di uno Stato “unitario sociale di diritto plurinazionale, libero, indipendente”, che dia ascolto “alle richieste di tutti i movimenti sociali sull'educazione, la salute e la casa”. Le operazioni di voto si sono svolte senza incidenti, secondo quanto hanno confermato numerosi osservatori internazionali dell'Ue, dell'Organizzazione degli stati americani e di altri organismi. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Francesca Ciacci)
     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 26

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