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Sommario del 22/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • L'appello dei vescovi iracheni in Vaticano per la visita ad Limina: il mondo non dimentichi i cristiani dell'Iraq
  • Altre udienze e nomine
  • Settimana dell'unità. La Comunità di Bose auspica un martirologio comune di tutti i testimoni cristiani
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Primi passi di Obama per la pace in Medio Oriente
  • Lettera dei vescovi Usa a Obama sulla difesa della vita
  • Diplomazia al lavoro per Gaza. Intervista con mons. Franco
  • Caso Englaro. Il cardinale Poletto invita i medici cattolici all'obiezione di coscienza
  • Al via a Roma le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana
  • Chiesa e SocietÓ

  • Iniziativa comune di vescovi statunitensi e messicani a sostegno degli immigrati
  • Allarme della Bce: la recessione sarà grave e durerà a lungo
  • Il cardinale Scola: la vera laicità dello Stato promuove la libertà religiosa
  • Le celebrazioni ecumeniche nella Basilica di San Paolo nella Settimana di preghiera per l'unità
  • Iran: dieci impiccagioni in un solo giorno
  • Congo: le violenze del Lra causano nuove vittime e profughi
  • Vescovi di 17 Paesi del continente americano a scuola di amministrazione
  • Filippine: movimento per il dialogo e la pace a Mindanao
  • Le iniziative della comunità cattolica in occasione del Capodanno cinese
  • Forum africano sulla diversità linguistica come ricchezza
  • Chiude in Camerun l’ultimo cinema. Mancano i fondi
  • Vita e famiglia al centro di un convegno a Salerno
  • Inizia domani a Roma il 17. mo Congresso nazionale dell’Ucsi
  • 24 Ore nel Mondo

  • Epidemia di colera fuori controllo nello Zimbabwe: si aggrava il bilancio delle vittime
  • Il Papa e la Santa Sede



    L'appello dei vescovi iracheni in Vaticano per la visita ad Limina: il mondo non dimentichi i cristiani dell'Iraq

    ◊   I vescovi iracheni hanno iniziato oggi in Vaticano la loro visita ad Limina. Alcuni presuli sono stati ricevuti in mattinata dal Papa. Portano al Successore di Pietro le speranze e le sofferenze di una piccola comunità ecclesiale duramente provata dalle conseguenze della guerra. Prima del 2003, anno dell’invasione anglo-americana, i cristiani erano 800 mila su una popolazione di 25 milioni di abitanti, per il 95% musulmani: l’emigrazione, dovuta alle difficili condizioni di vita e alle violenze anticristiane, con uccisioni, rapimenti, intimidazioni e attacchi alle chiese, ne hanno dimezzato il numero. Il servizio di Giancarlo La Vella:


    Quello dei cristiani in Iraq è un dramma nel dramma. Oltre agli attentati e alle violenze che colpiscono quotidianamente tutta la popolazione, c’è la vicenda di una comunità cacciata con la forza e l’intimidazione dalle proprie case e costretta ad abbandonare tutto e a fuggire, soprattutto in Siria e Giordania, vivendo nell’indigenza e solo grazie agli aiuti delle organizzazioni umanitarie, con il miraggio sempre più lontano di ritornare forse un giorno in patria o di crearsi una nuova vita negli Stati Uniti, in Australia o in Europa. Una situazione tragica in un Paese che vive nella tragedia da sempre: prima la dittatura, poi le guerre e l’occupazione, il terrorismo e le faide tra le varie fazioni per il controllo delle risorse e del territorio di uno Stato che sembra ancora tutto da inventare. La paura dei cristiani è che il mondo dimentichi l’Iraq, come sottolinea mons. Luis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk:

     
    R. – Ci sentiamo un po’ isolati, dimenticati, purtroppo. I cristiani che hanno lasciato il Paese e gli altri, che sono rimasti, aspettano, senza molta speranza nell’avvenire. Vivono nella preoccupazione per i loro bambini, per il loro futuro, per le loro case, per il loro lavoro. Penso che tocchi anche all’Occidente, alle Chiese, aiutarci. Siamo una piccola Chiesa, siamo lì da duemila anni, e abbiamo avuto problemi più gravi di questo. Adesso, dunque, non si può andare via e lasciare l’Iraq. La metà dei cristiani ha lasciato il Paese e adesso bisogna aiutare questi cristiani a ritornare.

     
    D. – Barack Obama è una speranza in più?

     
    R. – Non si sa. La politica non dipende da una persona. Se lui decide di ritirare i soldati, allora sarà un guaio. Forse ci sarà una guerra civile. Non abbiamo abbastanza soldati e poliziotti per controllare un Paese di 25 milioni di persone.

     
    E la stessa Chiesa irachena porta su di sé le ferite per i sacerdoti uccisi dall'estremismo e dalla ferocia di gruppi fondamentalisti locali. Tra tutti ricordiamo mons. Paulos Rahho, arcivescovo caldeo di Mosul, rapito il 29 febbraio 2008 e ritrovato senza vita il 12 marzo. Un “atto di violenza disumana che offende la dignità dell'essere umano” disse il Papa in occasione dei funerali del presule. Ma la speranza in chi è fuggito e in chi è rimasto, nonostante le immani difficoltà, non è svanita. Lo riferisce mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare caldeo di Baghdad:

     
    R. – Vogliamo che ci siano la pace e la sicurezza, perché senza, i cristiani o gli iracheni che hanno lasciato il Paese non avranno nessuna garanzia. Noi speriamo che la pace e la sicurezza siano un motivo per farli rientrare, perché lì non vivono bene.

     
    D. – Il fatto che la Chiesa sia stata anche colpita duramente nei suoi rappresentanti, che cosa lascia oggi?

     
    R. – Certamente, è una cosa impressionante e molto dolorosa. Il popolo, quando un prete o un vescovo vengono uccisi si sente demoralizzato.

     
    Mons. Warduni ha poi anche detto che all’Iraq “la democrazia non può essere imposta: ci vuole un'educazione alla democrazia”. Un compito, questo, a carico di chi oggi controlla il Paese del Golfo. I due presuli hanno partecipato ieri, insieme con mons. Matti Matoka, arcivescovo siro-cattolico di Baghdad, e mons. Georges Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mosul, alla presentazione, nella sede della Radio Vaticana, del documentario “Iraq – SOS rifugiati”, realizzato da Elisabetta Valgiusti: immagini e testimonianze emblematiche di una situazione per ora senza via d’uscita. Nel dibattito, alla presenza di un’attenta platea, mons. Matoka ha esortato la comunità internazionale a contribuire affinché ci sia “una popolazione irachena che viva in pace”. “Prendeteci il petrolio ma lasciateci il nostro Paese”, ha ribadito mons. Warduni. Nel corso del dibattito è stato poi espresso l’auspicio che presto possa tenersi un Sinodo Speciale sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente, per sensibilizzare l'intera Chiesa Cattolica al dramma delle comunità cristiane dei luoghi dell'Antico e del Nuovo Testamento che rischiano l'estinzione.

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina il signor Horst Seehofer, ministro presidente della Baviera, con la consorte e seguito.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Bergamo presentata da mons. Roberto Amadei, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Francesco Beschi, finora vescovo ausiliare di Brescia. Mons. Francesco Beschi è nato a Brescia il 6 agosto 1951 ed è stato ordinato presbitero il 7 giugno 1975. Il 25 marzo 2003 è stato eletto alla Chiesa titolare di Vinda e nominato ausiliare di Brescia. E’stato ordinato vescovo il 18 maggio dello stesso anno. Nella Conferenza Episcopale Italiana è membro della Commissione Episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese.

    Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di ausiliare della diocesi di Bergamo presentata da mons. Lino Bortolo Belotti, per raggiunti limiti di età.

    Sempre in Italia, il Santo Padre ha nominato vescovo di Nicosia mons. Salvatore Muratore, del clero dell’arcidiocesi di Agrigento, finora vicario generale della medesima arcidiocesi. Mons. Salvatore Muratore è nato a Campobello di Licata (arcidiocesi e provincia di Agrigento), il 28 dicembre 1946. È stato ordinato Sacerdote il 17 maggio 1970 a Roma dal Servo di Dio Paolo VI. È stato insegnante di pedagogia, storia e geografia nel Seminario diocesano di Agrigento. È autore di diverse pubblicazioni di carattere catechetico.

    Infine, il Papa ha nominato vescovo di Noto, in Sicilia, mons. Antonio Staglianò, del clero dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, finora direttore dell’Istituto Teologico Calabro. Mons. Antonio Staglianò è nato a Isola Capo Rizzuto (arcidiocesi di Crotone-Santa Severina) il 14 giugno 1959. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 20 ottobre 1984, nella sua arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. È stato nominato dal Santo Padre "auditor secretarii specialis" all’assemblea generale del Sinodo dei Vescovi dal 2 al 23 ottobre 2005. Dal 1997 è teologo consulente della CEI per il Progetto Culturale. È autore di diverse pubblicazioni di carattere teologico.

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    Settimana dell'unità. La Comunità di Bose auspica un martirologio comune di tutti i testimoni cristiani

    ◊   Oggi si celebra la quinta giornata della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: al centro delle riflessioni odierne è il tema delle discriminazioni anti-cristiane. Proprio la questione delle persecuzioni e del martirio in nome di Cristo è una strada che si cerca di percorrere nel cammino verso l’unità. Se ne è parlato in un convegno promosso dalla Comunità ecumenica di Bose. Fabio Colagrande ha intervistato in proposito Guido Dotti, monaco della Comunità di Bose:


    R. – Oggi, in un periodo in cui conosciamo qua e là delle difficoltà o delle stanchezze nel cammino ecumenico, è stato importante aver potuto riprendere un cammino sotterraneo che era stato avviato nelle Chiese, sia dalla Chiesa cattolica - e in particolare rilanciato dal Vaticano II che invitava a far tesoro delle ricchezze delle altre Chiese, ma poi più particolarmente dalla Tertio Millennio Adveniente e dall’Ut Unum Sint di Giovanni Paolo II, che parlavano di questo martirologio comune che già esiste - sia dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, che suggeriva appunto di andare verso una sorta di libro condiviso di testimoni: un libro che riunisse i cristiani nella testimonianza di quegli uomini e donne che dando tutta la loro vita, spesso fino alla morte violenta, hanno narrato di fatto un brano del Vangelo.

     
    D. – Quindi, testimoni della fede come eredità comune delle Chiese?

     
    R. – Sì, è qualcosa che singole Chiese locali hanno sperimentato in questi ultimi anni di grandi sofferenze, di grande martirio. E’ un patrimonio comune, perché colui che spende la vita per il Vangelo, di fatto narra un Vangelo che non è confessionale, narra la potenza di Gesù Cristo, che gli dà la forza per questa testimonianza. E quindi è un appello a riconoscere questi tratti di Cristo, che questi fratelli e sorelle nella fede ci hanno dato versando il loro sangue.

     
    D. – Voi, in questo incontro, avete in qualche modo fatto anche un “mea culpa” comune ecumenico, perché nel documento conclusivo si legge: “Nel discernimento dei testimoni di Cristo, noi riconosciamo che alcuni hanno sofferto senza sostegno della loro comunità cristiana o dei loro pastori; inoltre, ci sono coloro, che hanno subìto tormento e morte per mano di altre comunità cristiane, compresa la nostra”…

     
    R. – Credo che sia anche uno degli snodi fondamentali dell’ecumenismo. E non vogliamo che l’ecumenismo si riduca ad un farci un po’ di complimenti. Va fatto quello che già Papa Giovanni Paolo II chiamava la purificazione della memoria. Va quindi ripercorso insieme il cammino, a volte anche tragico, in cui questa testimonianza, fino alla morte, data in nome di Gesù Cristo, era stata inferta o subìta da altri, che a loro volta erano convinti di operare secondo la volontà di Dio. Quindi, un rileggere insieme la storia, un riconoscersi colpevoli dei peccati di omissione, cioè di non aver saputo riconoscere la testimonianza data da un martire e l’averlo lasciato solo nel momento del martirio.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Nell'informazione internazionale, un articolo di Gabriele Nicolò sulla situazione in Afghanistan dal titolo "Il Governo di Kabul e la coalizione internazionale cercano nuovi equilibri".

    Una rupe Tarpea anche per i vecchi? In cultura, Oddone Camerana sul business dell'eutanasia dalla letteratura alla realtà.

    Anna Gaspari illustra un insolito manoscritto bizantino su san Francesco d'Assisi.

    L'introduzione di Silvano M. Maggiani a "Storia della Mariologia", volume che - sulla base di un ampio materiale - spazia dal Medio Oriente ai Paesi di più antica cristianità orientale e occidentale, dalle origini al XV secolo.

    Il discorso del cardinale Giovanni Lajolo in occasione della riapertura, alla Pinacoteca Vaticana, della sala dedicata all'arte figurativa orientale.

    Sandro Barbagallo recensisce la mostra, al Grand Palais di Parigi, "Picasso e i suoi maestri".
     Educare con speranza: nell'informazione religiosa, la lettera del cardinale vicario Agostino Vallini al mondo della scuola.

    Intervista di Mario Ponzi all'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali.

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    Oggi in Primo Piano



    Primi passi di Obama per la pace in Medio Oriente

    ◊   Barack Obama già al lavoro da ieri, nel suo primo giorno da presidente. Medio Oriente in cima alla sua agenda, con quattro telefonate a leader della regione, tra cui il premier israeliano Olmert ed il presidente palestinese Abu Mazen. Ma il nuovo inquilino della Casa Bianca ha voluto affrontare anche il nodo Guantanamo. Dagli Stati Uniti ci riferisce Elena Molinari:


    Il primo atto di Barack Obama sono state quattro telefonate ad altrettanti leader del Medio Oriente per ribadire la sua determinazione a lavorare perché il cessate-il-fuoco a Gaza sia duraturo. E da oggi stesso il compito di gestire direttamente la crisi in Terra Santa passa ad Hillary Clinton che ieri è stata ufficialmente confermata dal Senato alla Segreteria di Stato. Ma il primo ordine in assoluto del presidente era arrivato già nella serata di martedì, quando aveva chiesto ai giudici militari di sospendere, per quattro mesi, i processi dei prigionieri di Guantanamo, di fronte ai tribunali militari. In risposta, al Pentagono, ha annunciato che riesaminerà le procedure per la detenzione di prigionieri accusati di terrorismo. Obama potrebbe inoltre firmare, oggi stesso, l’ordine esecutivo che prevede l’avvio dei complicati passi necessari a chiudere la prigione sulla base americana di Cuba. Ieri Obama ha poi avuto una lunga riunione con i suoi capi militari a cui ha chiesto di mettere a punto un piano per un ritiro responsabile dall’Iraq. Infine, ha avuto un meeting con il suo team economico per analizzare le misure per risollevare il Paese dalla crisi. Intanto, si terrà oggi a Washington anche la tradizionale marcia per la vita; dopo aver dato il benvenuto al loro nuovo presidente, centinaia di migliaia di americani ricorderanno l’importanza di rispettare i diritti dei bambini non nati.


    Il presidente statunitense Barack Obama, dunque, potrebbe già oggi firmare un ordine esecutivo per la chiusura entro un anno del carcere di Guantanamo. Stefano Leszczynski ha chiesto a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, quale sia l’importanza di questa misura:


    R. – Ha un significato molto importante, perché le procedure delle commissioni militari sono state al centro di una battaglia tra la Corte Suprema Federale e le organizzazioni dei diritti umani da un lato, e l’amministrazione Bush dall’altro. Sono procedure assolutamente inique; tra l’altro le prove presentate alle commissioni militari - estorte sotto maltrattamenti e torture – non reggerebbero in un processo civile. Nessuno ha mai detto “chiudere Guantanamo e liberare tutti i prigionieri”; quello che è stato detto, da più parti, è "processi equi". Chi è colpevole, al termine di una procedura regolare, viene condannato; chi, al termine di una procedura regolare risulta innocente, viene liberato.

    D. – Dopo le ammissioni sull’utilizzo della tortura a Guantanamo, è diventato un po’ un peso sulla coscienza di tutti gli Stati Uniti…

     
    R. – Non c’è dubbio. E non c’è dubbio che il presidente Obama voglia porre fine a tutto questo, ed ha – io credo – un compito fondamentale, ancora più ampio: è quello di ripristinare la fiducia del mondo verso gli Stati Uniti come un Paese-campione dei diritti umani.

     
    D. – Ci potrebbe essere una sorta di procedimento giudiziario interno agli Stati Uniti, nei confronti dei responsabili della precedente amministrazione?

     
    R. – Questa è una delle cose più difficili, ma è una delle tre che Amnesty International ha chiesto al presidente Obama di fare, cioè attivare un meccanismo d’inchiesta che stabilisca le responsabilità ai più alti livelli per quelle politiche e per quelle prassi che hanno violato i diritti umani. E’ un compito molto arduo, però se così sarà, sarà un segnale veramente importante.

     
    D. – E’ possibile combattere il terrorismo esclusivamente con l’arma del rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali?

     
    R. – La risposta è sì, ci sono – e c’erano anche nel 2001 – strumenti nel diritto internazionale che sarebbero stati assolutamente idonei ed efficaci per ricercare i colpevoli di crimini contro l’umanità, come gli attentati contro le Torri Gemelle, e via via per tutto quello che è successo dopo. E’ stato scelto di non farlo.

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    Lettera dei vescovi Usa a Obama sulla difesa della vita

    ◊   Questioni fondamentali dal punto di vista etico sono al centro della lettera che il presidente della Conferenza episcopale statunitense, cardinale Francis George, arcivescovo di Chicago, ha inviato al nuovo presidente Obama pochi giorni prima dell’inizio del suo mandato, avvenuto il 20 gennaio. L’episcopato Usa ribadisce le priorità della Chiesa cattolica assicurando preghiere al nuovo presidente e collaborazione da parte dei vescovi “per lavorare con la nuova amministrazione e il nuovo Congresso per il bene comune”. Il servizio di Fausta Speranza:


    Aborto, cellule staminali, reale difesa della famiglia: questi i temi sui quali i vescovi chiamano a riflettere il nuovo presidente, ricordando che “sfide serie”, che richiedono unità, si presentano di fronte al popolo statunitense. Qualcuno si aspetta dal nuovo presidente Obama che faccia marcia indietro su politiche attualmente in vigore in grado di contrastare azioni di distruzione della vita umana. “Sarebbe un grave errore”, scrivono i vescovi. Durante la campagna elettorale, Barack Obama ha ammesso di non avere una risposta definitiva sul momento dal quale un essere umano acquisisce i diritti di ogni persona, ma ha anche spesso ribadito il bisogno di ridurre il numero di aborti. La Chiesa cattolica insegna che ogni essere umano ha diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale. Non solo, dunque, ridurre gli aborti ma rendere impensabile l’aborto come risposta ad una gravidanza indesiderata. In ogni caso - sottolinea il porporato – se l’obiettivo è ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza, non può essere raggiunto coinvolgendo il governo in azioni di promozione dell’aborto. Si parla, poi, della normativa emessa il mese scorso dall’amministrazione Bush che protegge il diritto a comportamenti secondo coscienza in ambito sanitario. Non è vero che aumenta il margine di azione di professionisti che siano pro vita ma rende applicabili tre statuti votati dal Congresso Usa negli ultimi 35 anni. Altra norma erroneamente commentata è quella che passa con il nome di Mexico City Policy, introdotta la prima volta nel 1984: non è una restrizione agli aiuti alle famiglie ma evita che fondi stanziati per le famiglie vadano ad organizzazioni che promuovono l’aborto. E’ fondamentale la distinzione tra pianificazione familiare e aborto, se cade tale distinzione passa l’idea che l’aborto possa essere considerato uno dei metodi di controllo delle nascite. Promuovere questo nelle nazioni in via di sviluppo non solo è moralmente sbagliato – si sottolinea – ma aumenterebbe la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti da parte di queste nazioni la cui cultura spesso rifiuta l’aborto. Accadrebbe – si legge nella lettera – in una fase storica in cui gli Stati Uniti “hanno bisogno di fiducia e rispetto”. C’è un altro punto importante: l’uso delle cellule staminali. La politica avviata dall’amministrazione Bush – ricorda il cardinale George – non mette al bando la ricerca in proposito ma cerca di evitare che gli americani siano obbligati a vedere usate le loro tasse per incoraggiare la distruzione di embrioni umani. La stessa scienza tra l’altro dimostra che tali scelte non sono rilevanti per lo sviluppo della medicina e che un grande contributo può venire invece dalle cellule adulte e da quelle del cordone ombelicale.

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    Diplomazia al lavoro per Gaza. Intervista con mons. Franco

    ◊   La crisi di Gaza tiene banco tra le cancellerie internazionali. Per una soluzione diplomatica prosegue in particolare lo sforzo della mediazione egiziana, finalizzata ad un prolungamento del cessate il fuoco nella Striscia. Intanto sul terreno cresce l’emergenza umanitaria. Il servizio di Marco Guerra:


    All’indomani del completo ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza, tutti gli sforzi per il raggiungimento di una tregua definitiva si spostano sul tavolo negoziale portato avanti dall’Egitto. Stamani è arrivato al Cairo il mediatore israeliano per la proposta egiziana sul cessate il fuoco. Sul tappeto la riapertura dei varchi di confine con Gaza, sollecitata ieri dall'Ue e oggi, di nuovo, da funzionari dell'Onu attivi nella Striscia. Questione sulla quale si è già registrata la tiepida risposta del ministro degli Esteri israeliano Livni, che ha insistito sulla necessità di porre garanzie ferree sui punti di passaggio per evitare il contrabbando di armi, riservando inoltre ad Israele il diritto ad attaccare i tunnel sotterranei utilizzati da Hamas. In agenda anche l’annosa questione della liberazione del soldato israeliano Shalit, prigioniero di Hamas da due anni e mezzo, riguardo alla quale fonti del governo israeliano hanno ipotizzato nelle ultime ore la possibilità di concessioni. Oggi al Cairo era prevista anche la presenza di diverse fazioni palestinesi per colloqui sulla riconciliazione interpalestinese. Ma l’incontro è stato rinviato dalle stesse per tenere ulteriori consultazioni. Ad ogni modo i mediatori egiziani continuano a lavorare per un prolungamento del cessate il fuoco annunciato da Hamas per una sola settimana. Intanto nella Striscia di Gaza si aggrava l’emergenza umanitaria. Secondo la Croce Rossa, al momento, 400 mila persone sono senz'acqua. Mentre i profughi, provocati dall'offensiva israeliana, sono stimati tra i 70 -100 mila. Fonti mediche palestinesi hanno poi aggiornato il bilancio delle vittime di tre settimane di bombardamenti, portandolo a 1330 morti ed oltre 5400 feriti.

     
    Il nunzio in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, mons. Antonio Franco, si è recato ieri a Gaza per incontrare la piccola comunità cattolica locale. Gabriella Ceraso lo ha intervistato:


    R. – Ho incontrato il parroco, il padre Manuel Musallam e le Suore della Carità di Madre Teresa, e abbiamo celebrato la Messa con la comunità: la chiesa era gremita c’erano- credo – perlomeno i due terzi dei cattolici di questa piccola comunità. Ho portato il saluto e la solidarietà del Santo Padre, la sua preghiera, ho ricordato le parole che lui ha spesso ripetuto in questo periodo di prova e ho anche consegnato al parroco un’espressione concreta della solidarietà del Papa.

     
    D. – Mons. Franco, ha raccolto delle richieste specifiche, ha potuto capire quali sono le necessità…

     
    R. – C’è una certa pressione affinché i cristiani lascino questa terra, ma invece loro dicono che è necessario restare, però bisognerebbe aiutare a creare delle possibilità di sopravvivenza. Adesso per l’emergenza immediata si tratta di cercare di aiutare le famiglie, quelle che hanno avuto danni materiali, a ricostruire le case e a fare un po’ fronte all’emergenza della sussistenza.

     
    D. – La solidarietà internazionale è importante. L’Unione Europea promette aiuti umanitari…

     
    R. – Credo che gli aiuti ci saranno. La mia preoccupazione è piuttosto come questi aiuti verranno distribuiti e verranno usati.

     
    D. – Che eco ha avuto l’elezione di Obama in questa realtà. Quali sono anche le sue speranze?

     
    R. – Speriamo che la comunità internazionale cominci a guardare in una maniera più concreta i problemi e a cercare di aiutare le parti a risolverli.

     
    D. – Speranza tra la gente l’ha colta?

     
    R. – Sì, la speranza c’è. Vogliono averla … specialmente i cristiani hanno speranza: prima di tutto in Dio e poi attraverso il suo aiuto anche negli uomini.

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    Caso Englaro. Il cardinale Poletto invita i medici cattolici all'obiezione di coscienza

    ◊   La clinica 'Quiete' di Udine è disposta ad accogliere Eluana Englaro. Lo ha detto oggi la presidente della struttura Ines Domenicali. Sulla vicenda, stamattina, era intervenuto il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, convinto che “la legge di Dio prevale su quella dell'uomo'” e per questo motivo “i medici cattolici che si trovassero a lavorare nell'ospedale dove si intende interrompere l'alimentazione di una persona, dovrebbero obiettare e rifiutarsi di farlo”. Il porporato ha ribadito come la Chiesa sia “contraria all’accanimento terapeutico, ma qui non siamo di fronte ad accanimento - ha detto - qui dobbiamo decidere se continuare ad alimentare una persona o lasciarla morire”. Alessandro Guarasci ha sentito il parere del presidente dell’Associazione Medici Cattolici, Vincenzo Saraceni:


    R. – Io ho avuto già modo di dire che l’autonomia professionale dei medici comincia proprio con la libertà di coscienza, e quindi con la possibilità di esercitare quest’obiezione nei confronti di tutto ciò che è contrario alla coscienza. Quindi, io non ho alcun dubbio che, in casi come questo, in cui è in gioco la vita del paziente, il medico possa esercitare l’obiezione di coscienza.

     
    D. – Dunque, la legge di Dio – come dice il cardinale – prevale sulla legge umana, quando questa è cattiva...

     
    R. – Sì, ma ritengo che, in questo caso, legge divina e legge umana – perlomeno così come è presente nella nostra Costituzione – dicano la stessa cosa: la vita umana non è disponibile, quindi nessuno ne può disporre a piacimento. Quindi credo che, in questo caso, ci sia una perfetta coincidenza su quella che è la legge di Dio e quello che è il punto di approdo di una cultura bimillenaria che è sempre stata a difesa dalla vita.

     
    D. – Quest’appello può, in qualche modo, fare breccia anche nei cuori dei medici che però non sono credenti?

     
    R. – Ecco, proprio questo dicevo: siccome ritengo che questa cultura di difesa della vita sia scritta nel cuore degli uomini – e quindi anche nel cuore della professione sanitaria - io ritengo che possa essere accolta da tutti.

     
    D. – Come risponde a chi dice che bisogna rispettare la volontà del padre di Eluana?

     
    R. – Bisogna rispettare la volontà del paziente; questo è un valore – diciamo così – che sta emergendo nella nostra cultura. In questo caso, però – quello di Eluana Englaro – è in gioco un sostegno vitale, non una cura, e quindi probabilmente su questa non c’è un’autodeterminazione da rispettare.

     
    D. – Questo comunque, secondo Lei, vuol dire che bisognerà arrivare, prima o poi, ad una legge sul fine-vita?

     
    R. – Io ritengo di sì. Ecco, credo che sarebbe preoccupante e sarebbe peggio se su queste cose decidessero i giudici; è bene che si metta mano con una legge: anche se non sarà facile, bisognerà trovare un punto di sintesi equilibrato. Ritengo che sia necessario.

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    Al via a Roma le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana

    ◊   Si svolgono, da oggi fino a domenica, a Roma, le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana. Quattro giorni di lavori, per permettere ai discepoli di Don Bosco di riflettere sugli obiettivi raggiunti dalla Congregazione Salesiana durante lo scorso anno e per pianificare le attività del 2009. Circa 360 i partecipanti provenienti da da oltre 20 Paesi. Al microfono di Isabella Piro, ascoltiamo in proposito don Adriano Bregolin, vicario del rettor maggiore dei Salesiani:


    R. – Questa è la XXVI edizione di queste giornate che noi facciamo come Famiglia Salesiana, cioè come insieme di gruppi – congregazioni, istituti secolari e anche associazioni di fedeli laici – che si ritrovano sotto il segno del carisma di don Bosco, questo grande santo apostolo dei giovani. E’ un appuntamento durante il quale noi riflettiamo soprattutto sulla “Strenna” del rettor maggiore, cioè su quel messaggio particolare che viene dato all’inizio del nuovo anno e che diventa ispiratore di un punto di attenzione, di comunione e di apostolato.

     
    D. – Il tema della “Strenna” di quest’anno è “Impegniamoci a fare della Famiglia Salesiana un vasto movimento di persone per la salvezza dei giovani”: perché questa scelta?

     
    R. – Le “Strenne” degli scorsi anni hanno puntato su temi molto vitali, come l’aspetto della famiglia, la scelta della vita, la scelta dell’educazione. Quets’anno torniamo a riflettere un po’ sulla nostra identità e sulla nostra missione, proprio per prendere coscienza che abbiamo una grande potenzialità nel nostro essere insieme. Le sfide delle "Strenne" degli anni precedenti possono trovare così una soluzione nel segno di una maggiore sinergia. Oggi, infatti, la grande sfida dell’educazione, l’emergenza educativa – come dice Benedetto XVI – e la sfida dell’evangelizzazione sono talmente grandi che nessuno può operare da solo, dobbiamo cercare il più possibile modi di lavorare insieme proprio per essere più efficaci.

     
    D. – Le Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana quest’anno coincidono, in parte, con la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema dell’ecumenismo sarà al centro delle vostre riflessioni?

     
    R. – Non sarà direttamente al centro però sarà certamente un tema presente perché la Famiglia Salesiana lavora anche in contesti dove ci sono altre Chiese cristiane e anche in contesti dove praticamente la religione cristiana è una minoranza e deve dialogare con le altre religioni. Penso soprattutto al subcontinente dell’India … Abbiamo presenze forti nel Medio Oriente e nell’Est europeo. E certamente questa grande ansia della Chiesa universale di essere una realtà sola è anche un motivo ispiratore che ci riconduce così alla nostra scelta dell’essere insieme. L’unità è anche una grande unità di intenti per realizzare il Regno di Dio.

     
    D. – Nel 2009, la Congregazione salesiana festeggia il 150.mo anniversario di fondazione: come vi state preparando a questo evento?

     
    R. – Avremo durante l’anno soprattutto delle azioni di approfondimento, soprattutto all’interno della nostra congregazione, riflettendo sul grande dono che don Bosco rappresenta per la Chiesa tutta e per la nostra stessa vita. Questo 150.mo per noi è anche l’occasione per rinnovare la nostra consacrazione religiosa, voler rendere presente don Bosco proprio nella Chiesa e nella società di oggi. Oltre a questo, vi sarà anche il pellegrinaggio delle reliquie di don Bosco, che continuerà per diversi anni fino al 2015, anno che rappresenterà il secondo centenario della nascita del nostro fondatore.

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    Chiesa e SocietÓ



    Iniziativa comune di vescovi statunitensi e messicani a sostegno degli immigrati

    ◊   Dieci vescovi del Messico e degli Stati Uniti delle zone confinanti si riuniranno il 24 gennaio presso San Juan (Texas) per parlare d’immigrazione e, in particolare, dell’assistenza pastorale alle migliaia di persone e famiglie coinvolte in questo fenomeno. Il 25 del mese, nella cittadina di Renosa (Messico) i presuli presiederanno invece una giornata di preghiera nella Casa del migrante. Padre Hilario del Pozo Noyola, direttore della struttura, ha informato che i vescovi lasceranno un omaggio floreale presso la Croce del migrante, una statua di quasi tre metri che, collocata nelle vicinanze del fiume Bravo, vuole ricordare le molte persone, specialmente di nazionalità messicana, morte nel tentativo di entrare negli Stati Uniti. Padre del Pozo ha spiegato che le preghiere saranno fatte per i bisogni dei migranti e dei rifugiati e per loro famiglie e che particolare attenzione sarà dedicata ai bambini e agli anziani, che più degli altri soffrono per le divisioni imposte alle famiglie dalle misure di deportazione degli “illegali”,in vigore da almeno due anni negli Stati Uniti. Durante l’Eucaristia, che sarà celebrata nella Casa del migrante, dove in questo momento sono ospitate quasi 90 persone, sarà letto il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata la scorsa domenica. Padre Hilario del Pozo Noyola ha ricordato anche quanto sia importante accogliere nel cuore l’invito del Santo Padre - nell’Angelus del 18 gennaio - ad imitare San Paolo: “Vorrei assicurare che la comunità cristiana guarda ad ogni persona e ad ogni famiglia con attenzione, e chiede a San Paolo la forza di un rinnovato slancio per favorire, in ogni parte del mondo, la pacifica convivenza tra uomini e donne di etnie, culture e religioni diverse. L’Apostolo ci dice quale fu il segreto della sua nuova vita: 'Anch’io – egli scrive – sono stato conquistato da Cristo Gesù'; e aggiunge: 'Fatevi miei imitatori'. Sì, ognuno di noi, secondo la propria vocazione e là dove vive e lavora, è chiamato a testimoniare il Vangelo, con una cura più grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando così il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civiltà. Preghiamo ed agiamo perché questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione”. L’iniziativa congiunta dei vescovi statunitensi e messicani è l’ultima di numerose altre realizzate in questi ultimi mesi, anche alla luce dell’impegno verso una “riforma del sistema migratorio” anticipato dal neopresidente degli Stati Uniti Barack Obama. (A cura di Luis Badilla)

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    Allarme della Bce: la recessione sarà grave e durerà a lungo

    ◊   Allarme della Banca Centrale Europea sulla crisi economica internazionale. Durerà a lungo, ha detto il presidente della Bce Trichet, presentando il bollettino mensile. “L’economia mondiale sta attraversando una fase di recessione grave e sincronizzata”, mentre “l’acuirsi e il diffondersi delle turbolenze dei mercati finanziari freneranno probabilmente la domanda su scala mondiale e nell’area dell’euro per un periodo prolungato”, fino al 2010. Trichet ha anche invitato la comunità internazionale a muoversi con cautela dato il pericolo del ristagno della domanda interna e delle tensioni finanziarie. Nonostante il quadro, oggi le borse europee hanno aperto in positivo, anche se sono stati riscontrati bruschi crolli nell’economia asiatica. La Corea del Sud è ufficialmente entrata in recessione mentre il Giappone ha previsto misure severe fino al 2010. Il governo di Singapore attingerà per la prima volta alle proprie riserve per finanziare i piani di spesa previsti a sostegno dell’economia, che si aggirano sui 13 miliardi di dollari americani. Sul fronte libico, Gheddafi ha dichiarato che Tripoli e altri Paesi stanno valutando il ricorso alla nazionalizzazione delle società petrolifiche straniere per fronteggiare la difficile situazione dovuta al calo del prezzo del barile. Tinte fosche anche per gli ordinativi dell’industria dell'Eurozona che, nello scorso novembre 2008, ha diminuito il fatturato di oltre il 26% rispetto allo stesso mese del 2007. Si tratta dei dati peggiori registrati dal 1991.(A cura di Alessandra De Gaetano)

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    Il cardinale Scola: la vera laicità dello Stato promuove la libertà religiosa

    ◊   La vera laicità dello Stato riconosce alla religioni il diritto di partecipare al dibattito pubblico nel rispetto della pluralità degli apporti e delle prospettive. Così il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, nel suo intervento, ieri, al secondo incontro del ciclo "Cattedrale aperta", promosso dall'arcidiocesi di Genova e dedicato al rapporto tra laicità e libertà religiosa. Nell’odierna società globalizzata, dove i continui flussi migratori favoriscono l’incontro fra civiltà e culture è necessario ripensare il rapporto fra laicità dello Stato e libertà religiosa, ha continuato il cardinale Scola. A partire dalla constatazione che, oggi, temi “a fondamento dell’esistenza umana” quali, la vita, la morte e la sessualità, sono affidati, sotto la voce “bioetica”, al potere decisionale di Stato, politica e pubbliche istituzioni, e che il “mescolamento delle genti” pone a confronto culture, tradizioni e religioni differenti, il porporato afferma la necessità “che tutti i soggetti personali e comunitari contribuiscano” al bene comune mediante la “reciproca testimonianza pubblica dei beni di cui sono portatori”. Un diritto di cittadinanza nella sfera pubblica che implica una revisione del concetto di laicità dello Stato. Secondo il cardinale Scola il concetto di Stato laico oggi diffuso si fonda su “un’idea equivoca di neutralità”, che contrappone il pubblico al privato limitando l’espressione del credo religioso e delle diverse concezioni del mondo alla dimensione individuale. Un concetto che affonda le sue radici nella riflessione filosofica di matrice illuminista e che trascura l’intimo legame fra la persona e la comunità a cui appartiene, quale luogo in cui la stessa trova espressione e possibilità di piena realizzazione. Come ciascun figlio, padre o madre trova “compimento” nel nucleo familiare. In questo contesto – dice il porporato - una libertà religiosa rettamente intesa vede le religioni partecipare al dibattito pubblico “non in forza di privilegi” ma attraverso quei “corpi intermedi”, come la famiglia, la scuola, le associazioni, che sono naturalmente deputati ad ospitare il loro apporto alla società plurale. In questo particolare momento storico – continua il porporato - sono soprattutto due le sfere in cui la libertà religiosa deve essere pienamente attuata: l'educazione e l'economia. Se da un lato va superato il "mito della scuola di Stato unica” per consentire a tutti i soggetti che ne sono capaci di contribuire all'impresa educativa, dall’altro le religioni possono offrire una via alternativa tanto al liberismo quanto allo statalismo, per ridare centralità all’uomo e rispettare le dimensioni che ne costituiscono l'esperienza elementare: affetti, lavoro, riposo. In una società che rispetta l'espressione pubblica delle esperienze religiose – aggiunge il patriarca di Venezia - il cristiano deve farsi “testimone” per proporre, e non imporre, ai fratelli di altre religioni la Verità del Vangelo, nella certezza che – conclude il porporato citando l’apostolo Paolo – “Cristo è tutto in tutti". (A cura di Claudia Di Lorenzi)

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    Le celebrazioni ecumeniche nella Basilica di San Paolo nella Settimana di preghiera per l'unità

    ◊   L’arcivescovo Gennadios metropolita per l’Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, il vescovo Siluan della diocesi d’Italia del Patriarcato romeno ortodosso, il rev. David Richardson della Chiesa anglicana, rappresentanti del Patriarcato russo ortodosso, luterani ed evangelici, sono alcune delle personalità che converranno domenica prossima nella Basilica di San Paolo fuori le Mura alla celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo presieduti dal Santo Padre Benedetto XVI, a chiusura della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. Settimana che in questo Anno Paolino è caratterizzata nella Basilica da un particolare coinvolgimento dei pellegrini a tutte le celebrazioni liturgiche pomeridiane, Messe e Vespri, curate dai Monaci benedettini della contigua Abbazia. Viene intensificata, ha detto il loro Abate padre Edmund Power, la preghiera “di adesione alla richiesta di Gesù, ut unum sint ". Domenica 18 gennaio a presiedere la Messa e i Vespri è stato l’arcivescovo Renato Boccardo, segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano. Mercoledì 21, sono stati coinvolti nelle celebrazioni sacerdoti e seminaristi del Collegio Beda di Roma; oggi concelebra don Cesare Cotemme, padre maestro dei Giuseppini del Murialdo di Roma; domani è assicurata la presenza della comunità luterana svedese di Roma. Sabato 24, i premi Vespri e la Messa prefestiva della solennità della Conversione di San Paolo saranno presieduti dall’abate padre Edmund Power con sacerdoti, seminaristi e religiose del Santuario della Madonna del Divino Amore, dei Missionari Comboniani e della Famiglia Paolina di Roma. Domenica 25 la celebrazione della Messa solenne per l’unità dei cristiani, in programma alle 10,30, sarà presieduta dall’arciprete della Basilica, cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. Nel pomeriggio, alle 17,30, i Vespri solenni presieduti da Papa Benedetto XVI. Fra i pellegrinaggi più significativi degli ultimi giorni nella Basilica quello di un gruppo di fedeli di Malta, chiesa orgogliosa delle sue origini paoline, guidato dall’arcivescovo Paul Cremona. Dopo la celebrazione dell’Eucaristia, ha presieduto una speciale preghiera accanto al Sepolcro dell’Apostolo ed è stato salutato dal cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo che gli ha espresso compiacimento per le molteplici celebrazioni dell’Anno Paolino avvenute e per le numerose altre in programma nei prossimi mesi di cui è stato informato; alcune vedranno il coinvolgimento di migliaia di giovani. (A cura di Graziano Motta)

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    Iran: dieci impiccagioni in un solo giorno

    ◊   Non si fermano le esecuzioni in Iran. Ieri dieci persone, tra questi anche un cittadino afgano, sono state impiccate nel carcere di Evin, a Teheran. Tutti erano stati accusati di omicidio. Stando a fonti giornalistiche iraniane anche martedì altre tre persone erano state uccise; un numero non condiviso dalle organizzazioni umanitarie che parlano di nove esecuzioni. Secondo la France Press, nel solo 2008 sono stati almeno 246 i condannati che hanno trovato la morte mentre dall’inizio dell’anno sono già più di 25 le esecuzioni avvenute. E’ stata invece annullata dalla magistratura iraniana la condanna alla lapidazione di due sorelle accusate di adulterio e tenute due anni in carcere. La pena è stata commutata in cento frustate: stessa cosa era avvenuta alcuni giorni fa ad un’altra donna. (B.C.)

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    Congo: le violenze del Lra causano nuove vittime e profughi

    ◊   Resta alto il clima di violenze nella Repubblica Democratica del Congo. A tre settimane dagli attacchi contro alcune città della regione nord-orientale di Haut-Uèlè, Faradje e Doruma in particolare, il Lord Resistance Army (Lra) continua i suoi attacchi mortali contro la popolazione civile. Secondo un comunicato dell’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, dopo l'attacco alla città di Tora, sabato 17 gennaio, “sono state prese di mira le località di Sambia, Subani, Akwa, e Tomati” e ieri sono state viste “arrivare a piedi le prime persone in fuga da quelle zone”, mentre “diverse decine di migliaia di persone sarebbero ancora in cammino, sulle piste di terra a sud del parco di Garamba, alla ricerca di un posto sicuro”. In questi territori – spiega Msf - dove i  villaggi e le città sono particolarmente sparpagliati, è particolarmente difficile conoscere il numero esatto dei profughi e delle vittime. Un’inchiesta condotta sul posto dall’organizzazione Human Rights Watch riferisce di “oltre 600 uomini, donne e bambini assassinati e più di 500 giovani rapiti” nel periodo delle festività natalizie. Ad ostacolare il lavoro degli operatori umanitari è soprattutto lo stato costante di insicurezza: “La situazione è davvero allarmante – riferisce Charles Gaudry, capo missione di Msf sul posto – E’ sempre più difficile per il nostro team recarsi in queste città per valutare i bisogni dei profughi, allestire cliniche mobili ed eventualmente trasportare i feriti nell’ospedale di Dungu”. Nella regione di Haut-Uèlè – si legge nel comunicato di Msf – “la situazione umanitaria è drammatica (…) ed è molto difficile intervenire. La popolazione non ha solo un grande bisogno di assistenza, ma soprattutto di protezione”. (C.D.L.)

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    Vescovi di 17 Paesi del continente americano a scuola di amministrazione

    ◊   Sono cominciati martedì scorso a San Juan di Porto Rico, e termineranno il 31 gennaio, i lavori di un importante incontro, il primo, di vescovi di almeno 17 Paesi del continente americano che studieranno metodi e tecniche per l’amministrazione delle proprie diocesi. Si tratta di un’iniziativa non solo inedita, ma abbastanza originale seppure da tempo, in diversi incontri episcopali, si era espresso da più parti il bisogno di fornire ai vescovi conoscenze per ottimizzare l’amministrazione del proprio territorio canonico. Ora l’idea ha preso corpo grazie alle sinergie tra l’Istituto Teologico internazionale di Porto Rico (Itipri) e il Celam attraverso il suo dipartimento per la comunione ecclesiale e il dialogo. I partecipanti, oltre 20 presuli dagli Stati Uniti al Cile, dopo la Messa celebrata dall’arcivescovo di San Juan mons. Roberto González Nieves, per primi hanno potuto incontrare diversi docenti in tecniche di amministrazione e impiego delle risorse presso l’Università del Sacro Cuore della capitale portoricana. Successivamente mons. Ramón Benito de la Rosa y Carpio, arcivescovo di Santiago de los Caballeros (Repubblica Dominicana) ha illustrato ampiamente le sfide della Missione continentale alla luce del documento di Aparecida, ma si è anche fermato a riflettere sulle questioni pratiche, metodi e risorse, che questo compito pastorale comporta per le Chiese particolari. Nei prossimi giorni i presuli dovranno cimentarsi anche con altri temi, fra cui l’importanza delle relazioni pubbliche, l’utilizzo più efficace dei mezzi di comunicazione per divulgare e spiegare le iniziative pastorali e il contributo dei laici specializzati in questioni amministrative. I vescovi partecipanti (Argentina, Panamá, Paraguay, Stati Uniti, Colombia, Venezuela, Bolivia, Cile, Ecuador, Messico, Uruguay, Brasile, Giamaica, Nicaragua, Costa Rica, Honduras e Puerto Rico) prima di congedarsi prenderanno parte alle celebrazioni del quinto centenario della diocesi di San Juan. (L.B.)

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    Filippine: movimento per il dialogo e la pace a Mindanao

    ◊   Proporre in tutto il mondo il modello della “vita in dialogo”, finalizzato alla condivisione esperienziale tra persone di differenti culture, religioni e tradizioni; un paradigma da diffondere nelle Filippine meridionali e nelle aree di conflitto mondiali. È questo il fine del progetto globale promosso dal movimento per il dialogo “Silsilah” (“catena”), operante nelle Filippine del Sud, in una zona in cui – come riferisce l’agenzia Fides - vivono a stretto contatto cristiani e musulmani. L’impegno per “la vita in dialogo” è stato riaffermato dalla nuova presidente del Movimento, Aminda Sano, durante l’illustrazione delle diverse iniziative e dei corsi di formazione proposti da “Silsilah” presso il “Villaggio dell’Armonia”, nella città di Zamboanga, e in altre località sull’isola di Mindanao, la seconda in ordine di grandezza delle Filippine. “L’amore verso il prossimo, mostrato nello slancio di accoglienza e carità verso l’altro, è un’importante caratteristica e una mirabile sintesi dello stile di vita in dialogo”, ha sottolineato la presidente di “Silsilah”, che continuerà a svolgere la sua opera di sensibilizzazione delle coscienze, di formazione nelle scuole e negli istituti cristiani e musulmani, nel dialogo con le autorità civili. Mentre Mindanao è attraversata da un conflitto fra gruppi autonomisti islamici ed esercito regolare – riacutizzatosi nei mesi scorsi – un recente incontro organizzato da “Silsilah”, svoltosi a Davao, capitale dell’isola di Mindanao, ha riaffermato l’impegno per la “vita in dialogo”. Vi hanno partecipato leader cristiani e musulmani, imam, sacerdoti e religiosi, laici cattolici, insegnanti e catechisti, rappresentanti di associazioni della società civile. In un unico coro, tutti si sono trovati d’accordo sul fatto che la pace a Mindanao debba partire dal basso, dalla spinta della popolazione alla sensibilizzazione dei responsabili civili, religiosi e politici. L’incontro è stato un importante momento di confronto e di condivisione, in cui i partecipanti hanno esposto le loro motivazioni, convinzioni e speranze, condividendo le impressioni con persone di altre culture e religioni, all’insegna del reciproco rispetto e della comune volontà di costruire riconciliazione e pace nella variegata società delle Filippine del Sud. (ADG)

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    Le iniziative della comunità cattolica in occasione del Capodanno cinese

    ◊   In occasione del Capodanno cinese, che quest’anno cade il 26 gennaio, la comunità cattolica si sta organizzando per trasformare l’appuntamento in un momento di evangelizzazione. Secondo l’agenzia Fides, sono in programma celebrazioni eucaristiche, processioni, benedizione della Croce di una nuova chiesa, corsi di formazione, incontri di preghiera aperti a tutti, bancarelle e spettacoli sul tema dell’evangelizzazione, visita agli anziani, agli ammalati, alle persone disagiate. Tre giorni di formazioni per i laici attivi nella vita comunitaria si sono tenuti nella diocesi di Baoding. La parrocchia di Xingping, nella provincia dello Shaanxi, ha organizzato incontri di Catechismo per una trentina di ragazzi, dal 14 al 18 gennaio. La Cattedrale della diocesi di Taiyuan ha organizzato l’adorazione eucaristica e la preghiera comunitaria per rendere grazie al Signore per l’anno passato. Oltre 2.000 fedeli hanno partecipato alla solenne celebrazione durante la quale sono state erette tre Croci sulla nuova chiesa dedicata a Cristo Re di Long Qu Si, nella diocesi di Zhouzhi della provincia dello Shaanxi.(B.C.)

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    Forum africano sulla diversità linguistica come ricchezza

    ◊   La diversità linguistica può essere una ricchezza, secondo quanto è emerso durante il Forum internazionale sul multilinguismo, svoltosi a Bamako, capitale del Mali, nell’ Africa occidentale e promosso dal Centro di ricerca sulla diversità linguistica “Maaya” e dall’Accademia africana delle lingue (Acalan) dell’Unione Africana (UA). “Una società sana è una società sicura di sé, capace di fondere le diversità linguistiche e culturali in un’omogeneità di valori universali”. È una delle conclusioni emerse all’interno del meeting, che – come ha riferito l’agenzia Fides – ha ospitato più di 100 tra docenti universitari, insegnanti e rappresentanti di numerosi istituti culturali di tutto il mondo, che hanno affrontato questioni legate alla coesistenza di diverse comunità linguistiche, alla preservazione della pluralità degli idiomi e al diritto all’insegnamento della lingua madre. Negli interventi del seminario dedicato alla “didattica delle lingue”, è stato messo in evidenza il fatto che le radici di ogni gruppo, sociale o etnico, e i suoi valori culturali, lungi dal costituire una fonte di divisione, contribuiscono piuttosto a irrobustire le forze sociali positive. Il Forum ha inoltre posto le basi per un ulteriore approfondimento sul tema del rapporto tra le lingue dei popoli africani e dei paesi europei, che sarà oggetto di un vertice internazionale che si terrà a Parigi nei prossimi mesi. (ADG)

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    Chiude in Camerun l’ultimo cinema. Mancano i fondi

    ◊   Fra i suoi maggiori nemici la mancanza di investimenti nel settore e la concorrenza di tv e dvd contraffatti: il cinema in Camerun non ce l’ha fatta e l’ultima sala ha chiuso i battenti lo scorso 19 gennaio. Per mancanza di fondi. Ne ha dato notizia il quotidiano “Cameroon Tribune” secondo cui il cinema “Le Wouri”, nel distretto centrale di Akwa, avrebbe chiuso le porte al pubblico per l’impossibilità di pagare gli arretrati dell’affitto, nonostante il costo dei biglietti elevato - fin troppo per gli abitanti del posto - e già una decina di giorni fa aveva interrotto pubblicamente la programmazione dei film. Intervistato dal quotidiano nazionale – ripreso dall’Asca - il direttore si dice fiducioso nelle possibilità di una prossima riapertura ma, a ben vedere, la crisi del settore nel Paese non lascia spazio ad entusiasmi. Solo lo scorso 10 gennaio chiudeva infatti un secondo cinema nella città di Yaoundé, capitale del Paese, di proprietà della “Cine News Distribution”, la stessa società proprietaria del cinema “Le Wouri”. (C.D.L.)

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    Vita e famiglia al centro di un convegno a Salerno

    ◊   Vita e famiglia, due tematiche di notevole importanza, sono state affrontate attraverso una dimensione antropologica all’interno di una conferenza tenutasi lo scorso 16 gennaio a Salerno e promossa dall’Associazione Culturale “Veritatis Splendor”.“Quale ordine mondiale? Le politiche degli organismi internazionali su vita e famiglia”: è il titolo dell’incontro, che si è tenuto presso l’Aula Magna del Convento dell’Immacolata ed ha inaugurato il nuovo anno sociale dell’associazione culturale salernitana. Il tema centrale del dibattito – come riportato dall’agenzia Zenit - ha riguardato i condizionamenti che alcune prospettive ideologiche ancora dominanti riescono a esercitare sulle politiche degli organismi internazionali, in particolare Onu e Unione Europea. All’interno della conferenza, sono stati anche messi in evidenza dati statistici importanti che affrontano la crisi economica generale, anche alla luce di quella di natura spirituale e morale, che rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione affettiva delle famiglie. Infatti, a questo proposito, sempre più frequenti sono gli aborti (se ne conta 1 ogni 28 secondi) e i divorzi (1 ogni 30 secondi). Sempre più diffuse, secondo il parere di Antonio Gaspari, Direttore del Dipartimento Uomo e Ambiente del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo) sono le campagne antinatalistiche, figlie della convinzione egoistica che lo sviluppo demografico provocherebbe una progressiva riduzione delle risorse disponibili e quindi l’impoverimento del pianeta. Secondo Gaspari, invece di imporre politiche di limitazione delle nascite, bisognerebbe trasferire conoscenze e bisognerebbe pensare a sviluppare forme di cooperazione tra persone e gruppi sociali. Queste le conclusioni del dibattito: riscoprire una centralità della dimensione antropologica protesa all’altro, da concepire non come rivale, ma come risorsa necessaria per costruire un nuovo umanesimo cristiano. (ADG)

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    Inizia domani a Roma il 17. mo Congresso nazionale dell’Ucsi

    ◊   “La crisi del sistema dei media in Italia. Informazione senza etica?” E’ questo il tema del 17.esimo Congresso nazionale dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana (Ucsi) che aprirà i battenti domani pomeriggio a Roma, presso l’Auditorium del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. “Sarà l’occasione per invitare alla riflessione il giornalismo italiano sulla inderogabile esigenza di un’autoriforma che ponga la qualità al centro del prodotto informazione” spiega il presidente nazionale Massimo Milone. “L’obiettivo è duplice” continua il numero uno dell’Ucsi. “Tutelare i soggetti più deboli dell’opinione pubblica e dar vita, al tempo stesso, ad un comitato che, sotto l’egida del Capo dello Stato, con alte rappresentanze delle professioni, contribuisca a definire regole nuove e certe per un’informazione che rischia di essere travolta da tecnologie, mercati, superficialità d’analisi e crisi d’identità profonda”. Con un occhio attento alle giovani generazioni di giornalisti “per i quali” secondo Milone “il solo bagaglio tecnicistico non può bastare per costruire una presenza professionale che ha forti responsabilità civili e sociali nel paese”. Nell’occasione l’Ucsi, che celebra quest’anno i 50 anni di attività, ricorderà, con un intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, la figura di Emilio Rossi, già numero uno dell’associazione laicale, presidente del Centro Televisivo Vaticano, dirigente Rai, e presidente del Comitato Minori, recentemente scomparso. A Rossi è stato intitolato un premio che verrà consegnato a “5 testimoni che onorano il giornalismo italiano e che da sempre sono cristianamente ispirati nella professione”. Si tratta del direttore del quotidiano "Avvenire", Dino Boffo, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, il direttore della TGR Angela Buttiglione, il dirigente Rai, già più volte direttore del Tg1 Albino Longhi, e Angelo Paoluzi, coordinatore del laboratorio della scuola di giornalismo dell’Università LUMSA. Al centro dei lavori congressuali, la riforma del sistema radiotelevisivo e la proposta di un servizio pubblico ispirato a criteri di qualità, pluralismo e rispetto dell’utente. “L’Ucsi” rileva Milone “è consapevole che le nuove frontiere della comunicazione sono di certo nuovi sistemi di garanzia, con tutti gli attori che devono rivedere le proprie rigidità e posizioni, ma sono anche contemporaneamente sistemi di responsabilità degli operatori nei confronti del cittadino”. Alla due giorni prenderanno parte, tra gli altri, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Scelzo, sottosegretario del Pontificio delle Consiglio Comunicazioni Sociali e padre Pasquale Borgomeo consulente ecclesiastico dell’Ucsi. (A cura di Davide Dionisi)

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    24 Ore nel Mondo



    Epidemia di colera fuori controllo nello Zimbabwe: si aggrava il bilancio delle vittime

    ◊   È ormai fuori controllo l’epidemia di colera che dallo scorso agosto si propaga in Zimbabwe. Il bilancio dei decessi ha raggiunto i 2.755 morti, mentre le persone che hanno contratto la malattia sono oltre 48 mila. L’aggravarsi della situazione è stato riconosciuto anche dal presidente Mugabe che fino a dicembre aveva negato l’esistenza dell’epidemia. Una risposta adeguata all’emergenza è infatti mancata proprio da parte delle istituzioni dello Zimbabwe, alle prese con una profonda crisi politica che sarà al centro di un vertice che si terrà lunedì a Pretoria, in Sud Africa. La riunione è stata convocata dalla Comunità di Sviluppo dell'Africa Australe per mettere fine all’empasse nel quale versa il Paese nonostante l’accordo di massima per un governo di coalizione tra il presidente Mugabe e il leader dell’opposizione Tsvangirai.

    Congo: offensiva contro i ribelli hutu
    Imponente operazione militare nella Repubblica Democratica del Congo: circa 4 mila soldati ruandesi, con l’appoggio delle truppe congolesi, sono entrati ieri nella regione del nord Kivu per scovare i ribelli hutu del Ruanda, riuniti nelle Forze democratiche di liberazione. L’annuncio è stato dato ieri sera dal portavoce militare della missione dell'Onu nel Paese (Monuc) che coordina l’offensiva. Al momento una colonna di circa 1500 uomini è in marcia verso la località di Masisi, una delle roccaforti dei ribelli dell'Fdlr, obiettivo dell'operazione congiunta senza precedenti.

    Russia–Ucraina: crisi del gas
    Sembra giunta alla fine la crisi del gas tra Russia e Ucraina. Le forniture si stanno normalizzando e segnali di distensione giungono dai Paesi che nei giorni scorsi avevano subito pesanti conseguenze, non solo sulle riserve energetiche ma anche sull’economia. Sentiamo Giuseppe D’Amato:


    Il gas russo è finalmente arrivato nei Balcani e nell’Europa centrale; le conferme giungono dalle compagnie energetiche nazionali. Non ci sono stati i tanto temuti guasti, il sistema delle condotte è rimasto per dodici giorni quasi senza pressione. Numerosi tecnici russi ed ucraini avevano lanciato l’allarme: ci vorranno ancora 24-48 ore per tornare alla completa normalità. In numerosi Paesi, l’energia è stata razionata ed il riscaldamento funzionava per un numero limitato di ore; in Slovacchia, ad esempio, decine di fabbriche sono state costrette a fermare la produzione. Quanto l’Ucraina pagherà per le forniture di metano russo non è per niente chiaro; “siamo vincitori, abbiamo ottenuto ottime condizioni” ha sottolineato il premier ucraino Tymoshenko. Mosca e Kiev si sono ufficialmente accordate per il prezzo di mercato, meno uno sconto del 20%; in pratica, 380 dollari per mille metri cubi. La Tymoshenko ha invece affermato che il gas costerà 228 dollari; il presidente Iushenko si definisce deluso, i russi non commentano. La Repubblica Ceca – presidente di turno dell’Ue – teme nuove prossime crisi.

     
    Kosovo-Serbia
    Si riaccende la tensione tra il Kosovo e la Serbia a quasi un anno di distanza dalla proclamazione unilaterale d'indipendenza di Pristina da Belgrado. Ieri si è ufficialmente insediata la nuova Forza di sicurezza in Kosovo sostenuta dalla Nato. Si tratta di un primo nucleo di un esercito composto da 2.500 uomini e 800 riservisti. Per le autorità serbe la forza è da considerarsi “illegale e contraria alle delibere delle Nazioni Unite”.

    Iraq
    Ancora violenze in Iraq. un civile iracheno è stato ucciso e altri due sono stati feriti stamani da un'autobomba a Baghdad, esplosa al passaggio di una pattuglia militare statunitense. Oggi nel Paese del Golfo sono poi stati resi noti dati dall’amnistia generale, approvata dal parlamento iracheno lo scorso febbraio. A beneficiarne sono stati oltre 127 mila i detenuti. L’amnistia, considerata come un ulteriore passo par la pacificazione nazionale, non includeva reati connessi al terrorismo, alla corruzione finanziaria e al genocidio.

    Pakistan
    E’ stato arrestato a Peshawar, nel nord ovest del Pakistan, Zabi ul-Taifi, un esponente di Al Qaida ricercato nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati di Londra del 7 luglio 2005. Nella stessa operazione sono stati catturati altri sei estremisti islamici.

    Algeria
    Algeria alle prese con un’ondata eccezionale di maltempo che nelle ultime 48 ore ha causato 15 morti e più di 40 feriti. Secondo la stampa algerina, 500 abitazioni sono state distrutte o danneggiate dalle forti piogge che si sono abbattute su tutto il Paese. Da ottobre sono più di 120 le persone uccise in Algeria per le frane, gli incidenti stradali e per il crollo di abitazioni causati dal maltempo.

    Cina
    In Cina due persone sono state condannate a morte per lo scandalo del latte alla melamina, una sostanza tossica che fa aumentare artificialmente il valore proteico del latte. La contraffazione aveva provocato la morte di almeno sei bambini e ne aveva fatti ammalare circa 300mila. E’ stata emessa anche la condanna all’ergastolo per l’ex-presidente della Sanlu, una delle ditte produttrici del latte in polvere. Agli altri 18 imputati sono state inflitte pene minori.
     Lampedusa
    Una cinquantina di migranti sono fuggiti dal centro di prima accoglienza (Cpa) di Lampedusa. I fuggitivi sono riusciti a scavalcare la recinzione dalla zona posteriore del Cpa, mentre davanti all'ingresso principale gli abitanti dell'isola inscenavano una manifestazione contro la decisione del ministro dell'Interno Roberto Maroni che prevede di trattenere a Lampedusa tutti i migranti sbarcati in queste settimane in attesa del loro rimpatrio. La polizia ha già rintracciato circa 40 immigrati. (Panoramica internazionale a cura di Marco Guerra)
      
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 22

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