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Sommario del 05/01/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa presiederà domani nella Basilica di San Pietro la Messa per la Solennità dell'Epifania: "la Chiesa faccia risplendere la luce di Cristo testimoniando l'amore!"
  • Nomine
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Continua l'avanzata israeliana a Gaza. Situazione umanitaria drammatica
  • Le Chiese d’Oriente che seguono il calendario giuliano si preparano al Natale. Intervista con il padre ortodosso Vladimir Zelinskij
  • Il dramma del gioco d'azzardo in Italia
  • Al via le celebrazioni del bicentenario della nascita di Louis Braille inventore del metodo di lettura e scrittura per non vedenti
  • Domani all'Angelus lo storico corteo "Viva la Befana" nato per sottolineare il significato spirituale dell'Epifania
  • Chiesa e SocietÓ

  • Città del Messico: tutto è pronto per l'Incontro mondiale delle Famiglie
  • Il re del Bahrein dona un terreno per la costruzione di una chiesa cattolica
  • L'82% dei cittadini Usa contrari all'aborto o favorevoli ad una drastica limitazione
  • I salesiani si uniscono alle parole del Papa per la pace a Gaza
  • Mons. Castellani: essere profeti di fiducia per rilanciare le vocazioni
  • 24 Ore nel Mondo

  • Nuovi attentati a Baghdad
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa presiederà domani nella Basilica di San Pietro la Messa per la Solennità dell'Epifania: "la Chiesa faccia risplendere la luce di Cristo testimoniando l'amore!"

    ◊   Domani mattina, alle 10.00, il Papa presiederà nella Basilica Vaticana la Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore, seguita dalla tradizionale recita dell’Angelus con i fedeli radunati in Piazza San Pietro. Entrambi gli eventi saranno seguiti in diretta dalla nostra emittente. Benedetto XVI, nelle due precedenti celebrazioni di questa solennità, nel 2006 e nel 2007, ha affermato che l’Epifania invita la Chiesa a far risplendere la luce di Cristo nel mondo mediante la testimonianza dell’amore e della verità. Il servizio di Sergio Centofanti.


    Nella Solennità dell’Epifania si celebra la “manifestazione di Cristo alle genti”, rappresentate dai Magi venuti dall’Oriente. Ma la manifestazione del Dio fatto uomo – sottolinea il Papa - mette in crisi i nostri criteri:

     
    “Nel Bambino di Betlemme Dio si è rivelato nell’umiltà della ‘forma umana’, nella ‘condizione di servo’, anzi di crocifisso. E’ il paradosso cristiano. Proprio questo nascondimento costituisce la più eloquente ‘manifestazione’ di Dio: l’umiltà, la povertà, la stessa ignominia della Passione ci fanno conoscere come Dio è veramente” (6 gennaio 2006).

     
    Gran parte dell’umanità ancora non conosce il mistero del Bambino di Betlemme. La missione è ancora agli inizi. La Chiesa – afferma il Papa – “è chiamata a far risplendere nel mondo la luce di Cristo, riflettendola in se stessa come la luna riflette la luce del sole”:

     
    “Questo dovranno realizzare i discepoli di Cristo: ammaestrati da Lui a vivere nello stile delle Beatitudini, dovranno attrarre, mediante la testimonianza dell’amore, tutti gli uomini a Dio: ‘Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli’ (Mt 5,16). Ascoltando queste parole di Gesù, noi, membri della Chiesa, non possiamo non avvertire tutta l’insufficienza della nostra condizione umana, segnata dal peccato. La Chiesa è santa, ma formata da uomini e donne con i loro limiti e i loro errori. E’ Cristo, Lui solo, che donandoci lo Spirito Santo può trasformare la nostra miseria e rinnovarci costantemente” (6 gennaio 2006).

    Il Papa invita tutti ad accogliere la salvezza che viene da Cristo:

     
    “Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio!...La sua luce è lo splendore della verità. Lasciatevi illuminare da Lui, popoli tutti della terra; lasciatevi avvolgere dal suo amore e troverete la via della pace” (6 gennaio 2007).

     
    (canto)

     
    Sull'Epifania ascoltiamo ora la riflessione del vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato Francesco Moraglia, al microfono di Tiziana Campisi:


    R. – L’Epifania è la prima manifestazione di Dio all’umanità. Ci aiuta proprio a riscoprire la grazia nella nostra vita come la presenza di Dio, Dio che si manifesta in un uomo per salvare l’umanità attraverso la sua grazia. Gesù, quel Bambino posto su un po’ di paglia, è il dono di Dio all’umanità; questo uomo concreto diventa l’interlocutore di ogni uomo, un uomo come noi che ha una sua genealogia, una sua stirpe, un suo popolo, una sua cultura, ma che essendo il dono di Dio, parla ad ogni uomo, incontra ogni uomo.

     
    D. – Come leggere oggi, le pagine del Vangelo di Matteo che raccontano dei Magi giunti a Betlemme per adorare Gesù?

     
    R. – Come Parola di Dio, quindi Parola capace di far chiarezza qui ed ora nella mia vita perché, essendo una Parola che è accaduta, che si è realizzata, ha quindi la forza di cambiare ogni vita umana. E’ un richiamo a lasciarci porre quelle domande che questi saggi e questi sapienti d’Oriente si sono posti; sono dei ricercatori del senso della vita, dell’assoluto e quindi sono persone che dicono molto la nostra epoca e direi anche, la rimproverano perché la nostra epoca ha bisogno soprattutto di riscoprire le domande sul senso. Siamo in un’epoca, in una società legata soprattutto alla tecnoscienza: "sappiamo tutto" e riusciamo a comprendere sempre meno le cose fondamentali del senso della vita per noi, per i nostri amici, i nostri conoscenti, le persone a cui noi vogliamo bene. Noi abbiamo bisogno soprattutto, come uomini di tutti i giorni, di riscoprire il senso della fede come realtà che cambia il nostro quotidiano.

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    Nomine

    ◊   Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Detroit (U.S.A.), presentata dal cardinale Adam Joseph Maida, per raggiunti limiti di età. Il Santo Padre ha nominato arcivescovo metropolita di Detroit mons. Allen Henry Vigneron, finora Vescovo di Oakland. Mons. Allen H. Vigneron è nato il 21 ottobre 1948 a Mount Clemens nell’arcidiocesi di Detroit (Michigan). A Roma ha frequentato i corsi di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi la Licenza in Teologia Fondamentale nel 1977. Nel 1987 si è laureato in filosofia presso l'Università Cattolica di America. È stato ordinato sacerdote il 26 luglio 1975 per l’arcidiocesi di Detroit. È stato officiale presso la prima sezione della Segreteria di Stato (1991-1994). Nominato vescovo titolare di Sault Sainte Marie in Michigan ed ausiliare di Detroit il 12 giugno 1996, ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 9 luglio successivo. Il 10 gennaio 2003 è stato nominato vescovo coadiutore di Oakland (California) ed è diventato ordinario di quella sede il 1° ottobre successivo. Il suo motto episcopale è "Aspicientes in Iesum".

    Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Edmundston (Canada) presentata da mons. François Thibodeau, C.I.M., in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico. Il Santo Padre ha nominato nuovo vescovo di Edmundston mons. Claude Champagne, degli Oblati di Maria Immacolata, finora vescovo ausiliare di Halifax. Mons. Claude Champagne è nato il 22 luglio 1947 a Lachine, Québec. Ha frequentato l’Università di Ottawa, dove ha ottenuto un Baccalaureato in Lettere nel 1968 e uno in Teologia nel 1971. Ha concluso i suoi studi alla Pontificia Università Gregoriana ottenendo la Licenza in Missionologia nel 1975 e, poi, il Dottorato nel 1984. Ha pronunciato i voti perpetui presso i Padri Oblati nel 1975 ed è stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1975 nel suo paese natale. Il 25 marzo 2003 è stato nominato vescovo titolare di Sufasar ed ausiliare di Halifax e consacrato il successivo 11 giugno.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Owensboro (U.S.A.), presentata da mons. John Jeremiah McRaith, in conformità al canone 401 §2 del Codice di Diritto Canonico.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo della diocesi di Mbanza Congo (Angola), il padre cappuccino Vicente Carlos Kiaziku, definitore generale del suo Ordine. Padre Vicente Carlos Kiaziku è nato il 28 agosto 1957 a Kimacaka-Bamba, nella diocesi di Uíje (Angola). Dopo aver concluso gli studi superiori e terminato quelli filosofici in Angola, è stato inviato a Venezia alla Scuola Teologica dei Frati cappuccini. Veste per la prima volta l'abito cappuccino il 22 settembre 1974 ed ha emesso la sua prima professione il 28 settembre 1975, mentre quella perpetua il 10 giugno 1984. E’ stato ordinato sacerdote il 2 giugno 1985. Dopo l’ordinazione ha proseguito gli studi, conseguendo la licenza in Scienze dell’Educazione presso l’Università Salesiana di Roma. Ritornato in Patria, si è dedicato alla formazione dei frati della vice-provincia di Angola ed è divenuto professore nel Seminario Maggiore di Uíje. Il 17 luglio 2000 è stato eletto consigliere generale dell’Ordine, incarico che ricopre tuttora.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo ausiliare di Orange in California (U.S.A.) il rev. Cirilo Flores, del clero della diocesi di Orange, finora parroco di Saint Anne Parish a Santa Ana, assegnandogli la sede titolare vescovile di Quiza. Il rev. Cirilo Flores è nato il 20 giugno 1948 in Corona, California. Dopo quattro anni alla "Loyola Marymount University", conseguito il Baccalaureato, si è iscritto alla "Stanford University Law School" conseguendo il dottorato in giurisprudenza. Ha praticato la professione nell’ambito legale per 10 anni. E’ entrato quindi nel seminario di "Saint John" a Camarillo, dove ha ottenuto il "Master of Divinity". E’ stato ordinato sacerdote per la diocesi di Orange l’8 giugno 1991. Dopo la sua ordinazione, ha svolto il ministero in parrocchia, dapprima come vicario e successivamente come parroco. Dall’anno 2000 è parroco di "Saint Anne Parish" a Santa Ana. Attualmente è anche membro del consiglio economico della diocesi, della commissione per le comunicazioni sociali, di quella per la carità, del consiglio pastorale e di quello presbiterale.

    Il Santo Padre ha nominato nunzio apostolico in Perù mons. Bruno Musarò, arcivescovo titolare di Abari, finora nunzio apostolico in Guatemala.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   La guerra e l’odio non risolvono i problemi: in prima pagina, l’appello del Papa, all’Angelus, per un’azione immediata nel Vicino Oriente così da porre fine al conflitto e alle sofferenze delle popolazioni. Nell’informazione internazionale, gli sviluppi della situazione sul piano militare e diplomatico.

    In prima pagina, sull’Epifania nella tradizione bizantina un articolo di Manuel Nin dal titolo “Nato senza padre dalla Madre e senza madre dal Padre”.    

    “Più luce alle stelle, più sapore al vino”: in cultura, Inos Biffi sull’inno per le epifanie di sant’Ambrogio.

    Un articolo di Carlo Carletti dal titolo “Anche le catacombe, a volte, hanno bisogno di riposo”: il 6 gennaio 1852, per volontà di Papa Pio IX, nasceva la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

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    Oggi in Primo Piano



    Continua l'avanzata israeliana a Gaza. Situazione umanitaria drammatica

    ◊   Negli scontri nella notte e stamane, secondo fonti palestinesi almeno 12 civili sono rimasti uccisi: tra questi almeno tre bambini e una famiglia intera di sette persone. Finora, dunque, sarebbero almeno 524 i palestinesi uccisi dall'inizio dell'intervento israeliano a Gaza, 10 giorni fa. Continuano intanto i lanci di razzi da Gaza, caduti anche dentro la città israeliana di Sderot, causando panico e il ferimento non grave di 9 persone. Israele ha respinto oggi la proposta dell'Ue di inviare osservatori nella Striscia a fine combattimenti. Il servizio di Fausta Speranza:


    Attaccati 30 obiettivi, mentre le forze terrestri avanzano nella Striscia di Gaza appoggiate dall'artiglieria navale. Un soldato israeliano è rimasto ucciso ieri. L'Unione Europea continua a operare per un cessate il fuoco. La trojka di Repubblica Ceca, presidente di turno UE, Francia e Svezia, ha incontrato stamane il presidente egiziano, Mubarak, per poi puntare a Gerusalemme. Da parte sua il presidente francese Sarkozy, pur esprimendo un certo scetticismo, comincia nel pomeriggio la sua missione in Medio Oriente con incontri ai vertici con l'Autorità nazionale palestinese, Israele, Egitto, Siria e Libano. Resta da dire del primo intervento televisivo di Hamas dall'inizio dell'offensiva israeliana: un importante dirigente ha promesso ai suoi la “vittoria”. Parlando di media, Human Rights Watch chiede a Israele l'accesso a Gaza per giornalisti e osservatori. Già a fine novembre i principali media internazionali con una lettera al premier Olmert avevano lamentato il rifiuto “prolungato e senza precedenti” di far accedere i giornalisti nella Striscia di Gaza. E c’è poi quanto sostiene il quotidiano britannico Times: Israele sta usando proiettili al fosforo bianco, che causa ustioni mortali, per coprire con schermi fumogeni l'avanzata delle proprie truppe nella Striscia di Gaza. Secondo il Trattato di Ginevra del 1980, le armi al fosforo bianco non possono essere usate in aree abitate da civili. Le forze israeliane smentiscono.

     
    Sempre più grave la situazione umanitaria per la popolazione civile di Gaza. A parte la scarsità sempre più evidente di beni di prima necessità, per i feriti è sempre più difficile raggiungere gli ambulatori e le cliniche da campo messe in piedi dalle organizzazioni umanitarie. In particolare, Medici Senza Frontiere sta operando senza sosta nella Striscia, adeguando la propria attività alle esigenze della popolazione civile, drammaticamente mutate dopo l’attacco israeliano. Giancarlo la Vella ne ha parlato con Sergio Cecchini di Medici Senza Frontiere:


    R. – La situazione è drammatica, sia per i bisogni umanitari ma soprattutto per il fatto che è tagliata in due la Striscia di Gaza e spostarsi in questo momento all’interno è praticamente impossibile a rischio della propria vita. Questo impedisce anche alle persone, ai feriti, di raggiungere le strutture ospedaliere e impedisce quella che è la distribuzione degli aiuti di prima necessità, come il cibo e la possibilità di erogare acqua potabile.

     
    D. – In particolare, quali sono le fasce di popolazione più a rischio?

     
    R. – Quelle normalmente più vulnerabili, vale a dire gli anziani – affetti normalmente da malattie croniche – e ovviamente i bambini entro i 5 anni; sono le categorie di persone più esposte a un deterioramento della situazione, come quella che sta avvenendo in questo momento a Gaza, ma che sta avvenendo da diversi anni. Non dimentichiamo che dal 2006 Gaza è sotto un embargo ferreo che ha messo in ginocchio quelle che sono le attuali strutture sanitarie, impedendo un appropriato rifornimento di medicinali e di attrezzature mediche.

     
    D. - In previsione dell’attacco di terra, alcuni giorni fa Israele aveva impedito l’accesso nella striscia a operatori umanitari, giornalisti; voi avete avuto difficoltà, in tal senso?

     
    R. – Siamo potuti accedere alla Striscia di Gaza e mandare del personale aggiuntivo; nonostante ciò, è molto difficile far arrivare aiuti umanitari, e soprattutto far arrivare personale internazionale. Da tre giorni stiamo cercando di far arrivare un altro team chirurgico a Gaza per supportare un ospedale, ma da tre giorni non riusciamo ad avere i permessi per poterlo far entrare. Per cui c’è una possibilità di accesso per gli operatori umanitari, ma è estremamente lenta, burocratica e difficile, non adeguata a rispondere alle esigenze in questo momento della popolazione civile.

     
    D. – Quanto è difficile, in questa situazione, operare?

     
    R. – Noi abbiamo dovuto rivedere tutto il nostro approccio. Se prima ci focalizzavamo in cliniche nelle tre zone principali di Gaza per garantire cure post-operatorie, adesso abbiamo praticamente dovuto trasformare tutti i nostri operatori sanitari sul posto in delle piccole cliniche mobili, vale a dire abbiamo fornito di medicinali e di piccoli kit medici ciascuno dei nostri operatori sul posto e gli abbiamo detto di fare un lavoro veramente porta a porta all’interno del proprio quartiere. Vista l’impossibilità dei civili a raggiungere le strutture ospedaliere, siamo noi, con i nostri operatori, a cercare di andare a casa delle persone, proprio per garantire quel minimo di assistenza medica necessaria per i più vulnerabili. Teniamo anche conto che diversi operatori sanitari palestinesi hanno pagato con la vita il prezzo di fare il proprio lavoro, cioè soccorrere la popolazione.

     D. – Proprio su questo aspetto, quali sono i rischi per voi?

     R. – I rischi sono dati dal fatto che, nonostante i bombardamenti siano presentati come bombardamenti chirurgici, avvengono in una delle zone più densamente popolate al mondo. Quindi ci vuol poco a capire a quali rischi sono esposti gli abitanti di Gaza.E sono state colpite unità sanitarie! Il rischio di operare, in questo momento, a Gaza è semplicemente quello di fare un lavoro utile, cioè muoversi e trasportare i feriti: è un lavoro ad altissimo rischio.

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    Le Chiese d’Oriente che seguono il calendario giuliano si preparano al Natale. Intervista con il padre ortodosso Vladimir Zelinskij

    ◊   Le Chiese orientali che seguono il calendario giuliano festeggeranno dopodomani la solennità del Natale. La Chiesa ortodossa russa, in particolare, si appresta a farlo in un clima reso più commosso da celebrazioni che, per la prima volta dopo molti anni, non saranno presiedute dal Patriarca Alessio II, scomparso un mese fa. Sulla spiritualità del Natale delle Chiese orientali - e sulle diversità e le comunanze rispetto alla tradizione d'occidente - Alessandro De Carolis ha intervistato il padre ortodosso, Vladìmir Zelinskij, docente di Letteratura russa all’Università statale di Brescia:


    R. - Non c’è differenza con la tradizione cattolica, perché il senso del Natale sta nell’Incarnazione del Verbo. Nella tradizione ortodossa, in particolare, c’è una grande ammirazione per questo mistero e, nello stesso tempo, la tradizione ortodossa del Natale porta in sé il ricordo del Crocifisso e sulle icone natalizie possiamo vedere anche una piccola immagine della Croce.

     
    D. - Quale importanza hanno le icone nella celebrazione del Natale ortodosso?

     
    R. - Le icone hanno l’importanza che sostanzialmente hanno in qualsiasi celebrazione. C’è un’icona classica del Natale, con l’immagine di Maria e la culla: in questa culla vediamo il piccolo Gesù e intorno i pastori, i Magi ecc. C'è da dire che il presepe, adesso, sta penetrando anche nel mondo ortodosso.

     
    D. - Gli ortodossi che festeggiano il Natale, osservano, in precedenza, un lungo periodo di astinenza da carne, alcolici, dolci. Da dove nasce questa usanza?

     
    R. - Queste sono tradizioni comuni dell’Oriente e dell’Occidente, anche se forse l’Occidente sta un po’ dimenticando questa tradizione, che è comunque apostolica. Noi ortodossi osserviamo quattro digiuni durante l’anno: il digiuno prima del Natale che dura cinque settimane, il digiuno prima della Pasqua, la Grande Quaresima, che dura due mesi; il digiuno prima della Dormizione della Madre di Dio, due settimane in agosto, e infine quello prima della festa dei Santi Pietro e Paolo.

     
    D. - Quali sono i suoi sentimenti in questo momento particolare?

     
    R. - La festa del Natale, come anche la festa della Resurrezione di Cristo, è anche, direi, la promessa dell’unità alla quale dobbiamo tornare. Dunque, il mio sentimento personale è che io credo nell’unità della Chiesa, credo che le parole di Cristo non sono vane: ci ha chiamato all’unità, un'unità perduta che deve essere ritrovata di nuovo. Il mio pensiero è che il giorno di Natale, il miracolo del Natale, è la chiamata al ritrovamento della nostra unità.

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    Il dramma del gioco d'azzardo in Italia

    ◊   Il vizio del gioco d’azzardo interessa circa il 27% degli italiani, che arrivano a giocare più di tre volte alla settimana spendendo oltre 500 euro. Scommesse on-line le più ambìte, poi slot-machine, lotto e superenalotto. Sono i dati emersi da una ricerca pubblicata dal Conagga, Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo, che denunciano: “il gioco d’azzardo dà dipendenza”. Al microfono di Alessandra De Gaetano il presidente del Conagga, Matteo Iori, ne traccia un identikit:


    R. – Un giocatore d’azzardo che ha problemi di patologia più rilevanti, risulta essere una persona sui 40-50 anni, comunque con un lavoro, integrato, con una rete sociale, e costoro sono appunto le persone che dichiarano di spendere di più e con maggior frequenza. Quello che però ci preoccupa di più sono anche coloro che non spendono tantissimo, però sono molto frequenti al gioco e passano molte delle proprie ore davanti a qualche tipologia di gioco, soprattutto quando non hanno risorse economiche.

     
    D. – Quali sono le situazioni che inducono al gioco d’azzardo?

     
    R. – Più è grave il periodo di recessione economica più proprio coloro che hanno meno risorse cercano di trovare una via attraverso il gioco d’azzardo.

     
    D. – Il giocatore d’azzardo, giovane o adulto, può mettere in atto comportamenti deviati?

     
    R. – I comportamenti deviati si vedono solo negli adulti, nel senso che sono gli adulti che, a un certo punto, quando restano imbrigliati all’interno della spirale del gioco, per trovare denaro devono fare anche cose legate a qualche forma di eventuale delinquenza, come possono esser truffe o possono essere raggiri per trovare i soldi; perché generalmente, un giocatore prima di tutto prova a trovare i soldi in famiglia.

     
    D. – Quali sono le conseguenze del comportamento deviato del giocatore sulla famiglia?

     
    R. – Il giocatore si ritrova a distruggere i rapporti familiari, i rapporti col contesto lavorativo.

     
    D. – Come uscire dalla dipendenza indotta dal gioco?

     
    R. – La prima cosa è la consapevolezza del fatto che sia un problema: questo permette di chiedere aiuto.

     
    D. – Lo Stato, spesso responsabile dell’induzione al comportamento, come potrebbe intervenire per diminuire il problema?

     
    R. – Lo Stato interviene sempre pro gioco d’azzardo; su 49 miliardi spesi nel gioco d’azzardo nel 2008, sono 7 quelli che vanno allo Stato. Potrebbe, prima di tutto, riconoscere il gioco d’azzardo come una dipendenza, secondo mettere in campo delle azioni informative vere, di prevenzione per i più giovani, e inoltre permettere che i propri servizi, le Usl, i Ser – che sono i servizi che seguono le dipendenze – possano avere anche dei fondi per trattare questo, nel senso che è assurdo che se una persona utilizza alcol o utilizza droghe possa fare un percorso anche in comunità, ma se un giocatore non ha risorse, non ha nessuno che gli dà una mano, sempre che non abbia la fortuna d’incrociare sul territorio qualche volontario o qualcuno esperto su questo.

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    Al via le celebrazioni del bicentenario della nascita di Louis Braille inventore del metodo di lettura e scrittura per non vedenti

    ◊   L’uomo che più di tutti “vinse il buio indicando le vie della cultura”: il francese Louis Braille, cieco per un incidente dall’età di 4 anni, è il geniale inventore del metodo di lettura e scrittura per non vedenti. Ieri a Parigi si sono aperte le celebrazioni del Bicentenario della sua nascita a Calgary, il 4 gennaio 1809. Innumerevoli le iniziative previste per rendere omaggio alla figura di questo attivo e rivoluzionario esponente della comunità non vedente, che seppe offrire una preziosa opportunità di emancipazione sociale e culturale a tutte le persone colpite da cecità. Ma a che a punto siamo nella diffusione del metodo Braille? Se ne parla in questi giorni nella sede dell’Unesco a Parigi, dove è in corso un Congresso internazionale dedicato a Louis Braille. Roberta Gisotti ha intervistato il dott. Nicola Stilla, presidente del Club Italiano del Braille:


    R. – Io credo che siamo ad un buon punto, nel senso che è un metodo diffuso in tutto il mondo e lo dimostrano anche il fatto che oggi a questo Convegno sono presenti 46 Paesi di tutti e cinque i continenti. In ogni caso, va fatto ancora di più perché c’è il rischio, in questo momento, che altri ausili prendano un po’ il sopravvento – l’informatica o le voci sonore – che a nostro avviso devono essere invece complementari e non sostitutive al metodo di lettura e scrittura Braille.

     
    D. – Il metodo Braille è esteso anche ad un metodo musicale?

     
    R. – Con il Braille si può fare tutto: dalla letteratura, alla matematica, alla musica, alle lingue, senza nessun tipo di problema. Cioè, con questa segnografia è possibile studiare qualsiasi materia, in quanto è proprio indicato come metodo di lettura e scrittura universale.

     
    D. – Nella diffusione del metodo Braille, ci sono – come in altri settori della vita sociale – discrepanze tra il Nord e il Sud del mondo?

     
    R. – Sì, sono discrepanze legate spesso alla povertà di alcuni Paesi dove, ovviamente, il non vedente, la persona che non vede, viene un po’ escluso dalla vita sociale. Noi quest’anno cercheremo di promuovere maggiormente, come Unione italiana dei Ciechi e Club italiano del Braille, questo metodo anche nei Paesi in via di sviluppo. Abbiamo avviato a questo proposito una sottoscrizione pubblica per l’acquisto di almeno 10 mila tavolette per la scrittura in Braille.

     
    D. – Ieri si sono aperte, a Parigi, le celebrazioni internazionali del Bicentenario. Quali altre iniziative, più importanti, segneranno quest’anno 2009?

     
    R. – Ci saranno diversi momenti celebrativi. Cito semplicemente la Giornata nazionale del Braille, che in Italia celebreremo il 21 febbraio con un Convegno aperto prevalentemente al mondo della scuola e alle istituzioni pubbliche. Poi avremo, a giugno, un altro Convegno internazionale di confronto, sempre a Parigi, e vi sarà poi una conclusione con un Concorso sul Braille che vedrà premiati i vincitori a fine anno, quindi a dicembre del 2009. E ovviamente in questo anno ci saranno diverse iniziative un po’ dovunque, in tutte le parti del mondo. Tutti gli Stati hanno assunto impegni nei confronti delle istituzioni pubbliche, delle persone non vedenti e, soprattutto, della scuola, a promuovere questo straordinario e geniale metodo che permette a tutti i non vedenti di avvicinarsi molto alla cultura.

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    Domani all'Angelus lo storico corteo "Viva la Befana" nato per sottolineare il significato spirituale dell'Epifania

    ◊   Si svolgerà domani a Roma la storica manifestazione “Viva la Befana”, nata per sottolineare il significato spirituale dell’Epifania quando la festività era stata cancellata dal calendario civile; ad organizzare l’evento è l’associazione Europae Familia. Per raccontare la rivelazione del Bambino di Betlemme ai Popoli della terra, un corteo di circa 1.500 figuranti, con bande musicali e gruppi folcloristici, scorterà i Re Magi fino al Presepe di Piazza San Pietro, dove si unirà alla preghiera dell’Angelus di Benedetto XVI. Come è tradizione della manifestazione, i Re Magi provengono ogni anno da una località diversa del territorio italiano; quest’anno giungono da Assisi. Ascoltiamo in proposito Sergio Balestrini, presidente dell’associazione Europae Familia, al microfono di Emanuela Campanile:


    R. – Noi abbiamo immaginato che Gesù ogni anno nasca in un luogo diverso, e quest’anno è come se fosse nato ad Assisi; quindi rappresenteremo i Re Magi che arrivano dall’Umbria, seguiti da tutta una serie di famiglie della città che rappresentano tutte le tradizioni del territorio. Perché? Perché noi vogliamo che il dono abbia un significato più pregnante; allora, il dono più bello che possono fare le famiglie di Assisi alle famiglie del mondo, è donare la propria storia, la propria cultura e le proprie tradizioni, perché tramandare le proprie tradizioni significa tramandare anche le tradizioni religiose. Noi parliamo di un territorio dov’è nato San Francesco, il quale ha dato una svolta nella cultura, nelle tradizioni.

     
    D. – Vorrei un attimo sottolineare e mettere a fuoco l’aspetto dell’Epifania come festa del dono...

     
    R. – Come festa del dono, noi riteniamo che sia molto importante, al di là di quello che può essere il dono materiale, dire che il dono – quello spirituale, quello morale – è quello che vale di più.

     
    D. – Il corteo, quest’anno, seguirà un percorso ideale; quale?

     
    R. – Quest’anno noi faremo un percorso francescano. Per esempio, quando arriveremo a Roma, la prima cosa che faremo - come atto di solidarietà, di dono – andremo a trovare il cappellano del carcere di Regina Coeli, che è un francescano, e consegneremo quattro biciclette, proprio all’insegna della prossimità e della fratellanza, da destinare a quelle persone che maggiormente necessitano di un segno di solidarietà, di presenza delle famiglie, nei confronti delle famiglie meno fortunate.

     
    D. – Il vescovo di Assisi, mons. Sorrentino, sappiamo che questa sera benedirà i doni che verranno offerti al Papa; quali sono allora questi doni?

     
    R. - Quest’anno noi porteremo una tovaglia in puro lino, ricamata in punto Assisi, proprio a misura dell’altare sul quale lui celebra l’Eucarestia, proprio perché vogliamo che lui ci senta vicini nel momento in cui celebra la Santa Messa. Quindi, questa è una simbologia. Un’altra simbologia sta nel leggio: noi regaleremo un leggio reclinabile, da altare, e su questo leggio è stato rappresentato il monogramma di San Bernardino da Siena, che fa proprio diretto riferimento al mistero eucaristico, e richiama l’origine francescana della città serafica. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Chiesa e SocietÓ



    Città del Messico: tutto è pronto per l'Incontro mondiale delle Famiglie

    ◊   Nell'approssimarsi del VI Incontro Mondiale delle Famiglie, lo scorso 28 dicembre all’Angelus, Benedetto XVI ha chiesto di pregare “per questo importante evento ecclesiale” affidando poi “al Signore ogni famiglia, specialmente quelle più provate dalle difficoltà della vita e dalle piaghe dell’incomprensione e della divisione. Il Redentore, nato a Betlemme, doni a tutte le famiglie la serenità e la forza di camminare unite nella via del bene”. Intanto, a Città del Messico, sede dell’evento, come nelle edizioni passate furono Roma (due volte), Rio de Janeiro, Manila e Valencia, tutto è pronto per accogliere i diversi momenti dell’Incontro che si svolgerà dal 13 al 18 gennaio alla presenza del Legato del Santo Padre, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone che presiederà domenica 18 nella Basilica “Nuestra Señora de Guadalupe” la Santa Messa. Il giorno prima presso lo Stadio Azteca si svolgerà la grande festa delle famiglie e il momento toccante delle testimonianze. Gli organizzatori prevedono per questi due momenti oltre 100mila partecipanti provenienti da tutto il tutto mondo. Dal 14 al 16 gennaio si svolgerà invece il Congresso Teologico Pastorale. È tradizione che all’interno dell’Incontro si svolga un importante congresso con la partecipazione di pastori, esperti, scienziati e genitori per riflettere, da un punto di vista teologico e pastorale, sulla famiglia, la sua odierna situazione, le sue prospettive, la sua identità, natura e missione. Presso la sede dell’Expo Bancomer di Santa Fe, nella zona ovest della capitale messicana, si terranno 11 conferenze e tra i relatori ci sono tra altri i cardinali Angelo Scola, Antonio María Rouco Varela, Marc Ouellet, Antonio Cañizares, Christian Wiygham Tumi e Juan Luis Cipriani Thorne. Inoltre, in occasione delle 4 tavole rotonde e delle 3 Comunicazioni previste nel programma del Congresso, potranno parlare decine di laici, in particolare coppie, che oltre ad offrire una testimonianza si addentreranno, in quanto esperti, nelle diverse dimensioni della sfida familiare all’inizio del terzo millennio. Al centro delle riflessioni –“la famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani” – saranno collocate questioni come sessualità e procreazione, le virtù sociali e civiche, le leggi e le istituzioni, la solidarietà e la condivisione. Va ricordato che dal momento in cui Benedetto XVI, che prese parte in Spagna al V Incontro mondiale (Valencia, 2006), fece conoscere la sua decisione di assegnare all’arcidiocesi di Città del Messico il compito di organizzare il VI Incontro con il Pontificio Consiglio per la Famiglia, responsabile di questi eventi per volere di Giovanni Paolo II, è cominciata una catechesi preparatoria che avrà il suo culmine nella celebrazione eucaristica conclusiva. Il primo ottobre 2007, Benedetto XVI in una Lettera indirizzata all’allora presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, cardinale Alfonso López Trujillo, deceduto a Roma il 19 aprile 2008, parlando dell’importanza del prossimo Incontro scrive: "Prima scuola di vita e di fede, chiesa domestica la famiglia è chiamata ad educare le nuove generazioni ai valori umani e cristiani, perché, orientando la vita secondo il modello di Cristo, forgino in esse una personalità armonica. In tale decisiva missione si deve anche contare sull'appoggio della scuola, della parrocchia e di diversi gruppi ecclesiali che promuovano l'educazione integrale dell'essere umano". Concludendo il Santo Padre aggiunge: "In momenti nei quali si avverte una frequente discrepanza tra ciò che si afferma di credere ed il modo concreto di vivere e di comportarsi, il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie si propone di incoraggiare le famiglie cristiane nella formazione di una retta coscienza morale". "Chiedo al Signore che il processo di preparazione e la celebrazione di tale avvenimento sia per le famiglie un'occasione speciale per vivere con gioia la propria vocazione e missione". (A cura di Luis Badilla)

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    Il re del Bahrein dona un terreno per la costruzione di una chiesa cattolica

    ◊   Il Bahrein avrà una nuova chiesa cattolica. Il luogo di culto sorgerà su un terreno che sarà donato dal re del Paese del Golfo. L’annuncio – di cui riferisce AsiaNews - è stato dato ieri dallo stesso sovrano in risposta all’invito che Benedetto XVI aveva rivolto al Paese arabo alla presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, il 18 dicembre scorso. Durante l’udienza a Naser Muhamed Youssef Al Belooshi, primo rappresentante del regno arabo in Vaticano, il Papa aveva affermato: “Tutti sono coscienti che oggi, con lo sviluppo del numero dei cattolici, sarebbe auspicabile che potessero disporre di ulteriori luoghi di culto”. Dei circa 800mila abitanti l’80% sono di religione musulmana (60% sciiti e 20% sunniti). I cattolici rappresentano il 10% della popolazione e sono per lo più lavoratori stranieri provenienti da Paesi asiatici. Il Bahrein è il primo Stato del Golfo ad aver permesso la costruzione di un luogo di culto cattolico. Quest’anno cadrà il 70.mo anniversario dell’apertura della chiesa del Sacro Cuore, inaugurata la notte di Natale del 1939. La decisione del re del Bahrein arriva dopo un 2008 che ha visto progressi significativi nei rapporti tra la Santa Sede ed il regno arabo. Oltre all’arrivo del primo ambasciatore in Vaticano, lo scorso anno ha registrato anche l’incontro tra Benedetto XVI e il sovrano del Bahrein. Alla notizia della prossima realizzazione del luogo di culto per la comunità cattolica, il pastore protestante Hani Aziz, della Chiesa nazionale evangelica, ha auspicato che “il sovrano possa generosamente donare un terreno anche per la costruzione di una nuova chiesa evangelica”. (M.G.)

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    L'82% dei cittadini Usa contrari all'aborto o favorevoli ad una drastica limitazione

    ◊   Negli Stati Uniti quattro cittadini su cinque (ossia l’82% della popolazione) ritengono che l’aborto debba essere considerato illegale in qualsiasi caso o quantomeno che si debba limitare la sua legalizzazione a casi specifici. È quanto emerge da un recente sondaggio on-line commissionato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb). Secondo l’indagine, realizzata lo scorso dicembre dall’istituto “QuickQery SM” su un campione rappresentativo di 2.341 adulti, l’11% degli americani è totalmente contrario all’aborto; il 38% lo permetterebbe nei casi di stupro, incesto o di pericolo per la vita della madre; mentre il 33% limiterebbe l’interruzione volontaria della gravidanza ai primi tre o sei mesi gestazione. “Questi risultati sono straordinari”, ha commentato Deidre McQuade, vice-direttice dell’ufficio stampa del Segretariato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale. “Meno del 2% degli americani sono favorevoli alla legalizzazione totale dell’aborto per qualsiasi motivo e senza limiti di tempo. Ma questo è proprio quanto accade oggi grazie alla “Roe contro Wade” e alla “Doe contro Bolton”, le due sentenze con cui nel 1973 la Corte Suprema ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti fino al nono mese e praticamente per qualsiasi ragione”. Il sondaggio ha inoltre evidenziato che il 95% degli intervistati, siano essi “pro-life” o “pro-choice”, sono favorevoli a leggi che limitino o regolamentino l’aborto. “Questa ricerca – ha osservato la McQuade - indica quanto i gruppi pro-aborto abbiano perso il contatto con gli orientamenti oggi prevalenti in America. Misure costituzionalmente valide e che si sono mostrate efficaci nella riduzione dei tassi di aborto sono oggi minacciati dagli abortisti e dai loro alleati al Congresso. Essi hanno già inviato un’agenda di 55 pagine con le loro richieste alla nuova Amministrazione, che però non incontrerà il favore dell’opinione pubblica”, ha detto la portavoce dei vescovi. “La maggior parte della gente vuole iniziative per ridurre gli aborti, ma non puoi ridurli se per altro verso li promuovi e elimini tutte quelle politiche che si sono dimostrate efficaci in questo senso”, ha concluso la McQuade, ribadendo che: “La Conferenza episcopale si opporrà a tutte queste minacce alla vita umana, quale che sia la forma in cui vengono presentate”. (A cura di Lisa Zengarini)

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    I salesiani si uniscono alle parole del Papa per la pace a Gaza

    ◊   “Questi primi giorni dell’anno sono purtroppo segnati dalla violenza che ancora una volta si è scatenata nella terra dove è nato Gesù”. Il pensiero dei partecipanti al congresso internazionale “Sistema Preventivo e Diritti Umani”, promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile salesiana e organizzato dal Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, in corso a Roma dal 2 al 6 gennaio, va alla Terra Santa e all’appello che ieri il Sommo Pontefice ha rivolto per la fine delle violenze a Gaza. In un comunicato diffuso alla Stampa il congresso ha espresso la sua vicinanza ai “patriarchi e ai capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme che hanno invitato oggi i fedeli a pregare per la fine del conflitto nella Striscia di Gaza, implorando giustizia e pace per la loro terra”. “Ci uniamo alle parole del Papa che all’Angelus di ieri ha implorato israeliani e palestinesi a porre immediata fine al tragico conflitto e ha chiesto giustizia e pace per la Terra Santa e per le popolazioni civili innocenti ancora una volta vittime dell'odio e della guerra, che non sono la soluzione dei problemi” si legge ancora sulla nota della Congregazione Salesiana. Dopo l’appello a fermare subito le violenze viene auspicato l’intervento della comunità internazionale affinché ogni individuo abbia “diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” (art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). La “Famiglia Salesiana” rinnova infine il suo impegno educativo ad operare per la promozione e la difesa dei diritti umani di tutti, per la formazione integrale dei giovani specialmente i più poveri, per la costruzione di una società più giusta e pacifica: “Ci impegniamo ad essere sempre e dovunque operatori di pace, attraverso il nostro impegno quotidiano insieme ai tanti ragazzi e giovani con cui camminiamo ogni giorno. Invochiamo da Dio il grande dono della pace, perché sostenga e accompagni gli sforzi di tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. (M.G.)

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    Mons. Castellani: essere profeti di fiducia per rilanciare le vocazioni

    ◊   Vocazione fa necessariamente rima con fede. Dalla qualità di quest’ultima dipende in sostanza il risveglio delle risposte alla chiamata di Dio. E perciò mons. Mariano Crociata sottolinea: “Ben vengano tutti i cammini vocazionali, ma a condizione che sia nutrita e sostanziata la fede, cioè la relazione di figliolanza con Dio per Cristo nello Spirito”. Il segretario generale della Cei è intervenuto ieri al Convegno del Centro nazionale vocazioni, che si è concluso oggi con il bilancio finale da parte di mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca e presidente della Commissione episcopale che cura il settore vocazionale. Una tre giorni quella del primo simposio del 2009 che come di consueto ha fatto il punto della situazione e aperto nuovi scenari a questo tipo di pastorale. Da un lato, come ha ricordato il direttore del Cnv, don Nico Dal Molin, le paure di tanti giovani (paura del futuro, di scelte definitive, di impegni seri), dall’altro l’offerta di speranza della Chiesa. “Dobbiamo essere profeti di fiducia – ha detto mons. Castellani – cioè costanti nella preghiera, credenti nell’iniziativa di Dio, innamorati della Chiesa e annunciatori dell’Amore del Risorto. Così le ferite dell’uomo contemporaneo, diventeranno feritoie - ha concluso l’arcivescovo - attraverso cui far passare la Grazia”. (A cura di Mimmo Muolo)

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    24 Ore nel Mondo



    Nuovi attentati a Baghdad

    ◊   Due morti e 22 feriti è il bilancio di un attentato dinamitardo a Baghdad, dove un ordigno è esploso al passaggio di una pattuglia della polizia irachena nei pressi dello stadio Shaab. Lo hanno riferito fonti del ministero dell'Interno, precisando che le due vittime sono un agente e un civile. In un altro attentato, all'esterno di una tipografia nei pressi della piazza Uqba Bin Nafie del quartiere Karrada, in pieno centro della capitale, sono rimasti feriti 12 dipendenti dell'impianto di proprietà della Banca centrale irachena. Altre 4 persone, infine, sono state ferite per l'esplosione di un ordigno nella zona orientale di Baghdad. Ieri un attentato kamikaze in una moschea sciita aveva provocato 38 morti.

    Pakistan
    Sette persone sono rimaste uccise in un attentato avvenuto nella città di Dera Ismail Khan, nel Pakistan nord-occidentale, nei pressi del confine con l’Afghanistan. Un giovane kamikaze, tra i 15 e i 18 anni, si è fatto esplodere in una zona molto frequentata della città, provocando oltre alle sette vittime, di cui cinque poliziotti e due civili, anche 25 feriti. L’obiettivo dell’attentatore erano proprio gli agenti, riferisce la stessa polizia. La città di Dera Ismail Khan, proprio per la sua vicinanza al confine afghano è divenuta un rifugio per gruppi di talebani afghani e pakistani, e per gruppi di al–Qaeda.

    Grecia
    Colpi di kalashnikov sono stati sparati contro la polizia greca ad Atene. Un poliziotto 21.enne è stato colpito al petto e ad una gamba ed è in pericolo di vita. L’attacco ad opera di sconosciuti è avvenuto davanti ad un edificio del Ministero della cultura nel quartiere di Exarchia, nel centro della capitale. Dopo l’uccisione da parte della polizia di un 15.enne, Andreas Grigoropoulos, avvenuta il 6 dicembre scorso nello stesso quartiere di Exarchia, la tensione in Grecia è molto alta e le proteste violente contro le forze dell’ordine sono numerose. Il 23 dicembre scorso, un attentato simile si è verificato all'Università di Atene contro un pulmino di poliziotti dei reparti antisommossa. Il ministro degli Interni, Pavlopoulos, definisce gli avvenimenti “un attacco alla democrazia”.

     
    Crisi del gas Russia- Ucraina
    “Per ora la situazione è abbastanza tranquilla e non ci sono particolari problemi per le forniture di gas verso l'Ue”. Ma la Commissione europea vigila sulla "guerra del gas" tra Russia e Ucraina, anche perché si va “incontro ad una settimana molto fredda che potrebbe portare ad un notevole aumento dei consumi”, ha affermato il portavoce del commissario Ue all'energia, Andris Piebalgs, che ha confermato come a Kiev sia in corso una missione dell'Ue. Il portavoce ha inoltre spiegato che domani, “in una capitale europea” non precisata, si svolgerà anche un incontro con i rappresentanti dela russa Gazprom.

    India
    Il governo indiano ha presentato le prove secondo le quali “elementi pakistani” sarebbero coinvolti negli attentati di Mumbai dello scorso mese di novembre, nei quali trovarono la morte più di 170 persone. “Abbiamo trasmesso oggi al Pakistan alcune prove sui legami tra elementi pakistani e i terroristi che hanno attaccato Mumbai il 26 novembre 2008”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Mukherjee. “Ci aspettiamo che il governo del Pakistan intraprenda ulteriori indagini: ciò che è accaduto a Mumbai è un crimine imperdonabile”, ha proseguito il ministro Mukherjee. Stati Uniti, Gran Bretagna e India accusano degli attacchi un gruppo terroristico islamico Lashkae-e-Taiba, che secondo le prove raccolte dal governo indiano sarebbe armato e godrebbe dell’appoggio di “elementi” del regime pakistano.

    Somalia
    Liberati i due giornalisti rapiti il 26 novembre nella provincia semi-autonoma del Puntland, nella Somalia settentrionale. Il governo di Madrid e quello francese hanno confermato la liberazione del fotografo spagnolo Josè Cendon e del giornalista britannico Colin Freeman, e hanno fatto sapere che stanno bene. Restano invece ancora nelle mani dei rapitori le due suore italiane, suor Maria Teresa Olivero e suor Caterina Girando, missionarie del Movimento missionario contemplativo “Charles de Foucauld”, rapite in Kenya e trasportate in Somalia. E intanto le violenze continuano a sconvolgere la Somalia: nei giorni scorsi, almeno sette persone sono rimaste uccise in combattimenti tra gruppi islamici rivali. I soldati etiopici, impegnati in una difficile opera di pace, stanno ritirandori dal Paese, mentre restano i soldati burundesi ed ugandesi. Kelsea Brennan - Wessels, del programma inglese, ha raccolto il commento di mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico a Mogadiscio:


    R. - La situazione, nella Somalia del centro sud, sta cambiando rapidamente. Le forze etiopiche stanno uscendo, stanno abbandonando il Paese e, al momento, a rappresentare la forza di mantenimento della pace sono presenti soltanto, a mio parere, circa tremila uomini: tremila soldati, in gran parte dall’Uganda e in parte minore dal Burundi. E’ chiaro che tali forze in questo momento, in questi anni, si sono soprattutto difese: per agire, per poter anche essere più attive, avrebbero bisogno di rinforzi più importanti, che provengano dall’Africa, ma devono avere anche soprattutto il sostegno della comunità internazionale. E direi sarebbe cruciale anche, eventualmente, la presenza di militari che vengano dal mondo arabo-islamico, perché i cosiddetti ribelli - che spesso sbandierano la bandiera dell’islam – avrebbero un facile gioco nel presentare le truppe attualmente presenti come truppe o cristiane o di occupazione.

     
    Algeria
    Entra nel vivo in Algeria il dibattito politico in vista delle elezioni presidenziali che si terranno in primavera. Il governo chiede alle organizzazioni internazionali l'invio di osservatori per garantire “l'imparzialita” dello scrutinio. Il presidente Bouteflika, ha annunciato il premier Ahmed Ouyahia, citato dall'agenzia algerina Aps, “ha ordinato al governo di sollecitare responsabili dell'Onu, della Lega araba, dell'Organizzazione della Conferenza islamica e dell'Unione Africana per l'invio di osservatori in occasione delle presidenziali”. Il governo tenta così di dare credibilità al prossimo appuntamento elettorale e rassicurare l'opposizione guidata da Said Saadi, del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd), che ha posto come condizione per una sua possibile candidatura la presenza di osservatori stranieri. Nonostante la recente riforma della Costituzione abbia eliminato il limite dei due mandati per la rielezione, il presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, in carica ormai da dieci anni, non ha ancora fatto nessun annuncio ufficiale e, secondo la stampa algerina, potrebbe aspettare almeno fino a febbraio. Nessun altro candidato di rilievo ha annunciato la sua partecipazione alla consultazione elettorale.

    Immigrazione
    Dieci immigrati sono stati sorpresi, all'alba, dai carabinieri a Linosa. Gli stranieri erano appena sbarcati. Nonostante le ricerche lungo la costa, gli uomini dell'Arma non hanno trovato nessuna imbarcazione. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza)
     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 5

     
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