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Sommario del 21/02/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI agli scienziati: no all'eugenetica che seleziona la perfezione fisica e scarta la vita debole o malata. L'uomo è più del suo patrimonio genetico
  • Padre Lombardi: pronunciamenti attribuibili alla Santa Sede se usati mezzi propri e consoni
  • Concistoro in Vaticano per la Canonizzazione di dieci Beati
  • Nel servizio si realizza la vera libertà: così il Papa in visita al Seminario Romano Maggiore
  • Altre udienze e nomine
  • Il cardinale Martino in Spagna: combattere la povertà ridando dignità ai poveri
  • Gli 80 anni del Vaticano: editoriale di padre Lombardi
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Sri Lanka: aerei Tamil attaccano la capitale. Intervista col nunzio
  • Oggi in italia si celebra la Giornata nazionale del Braille
  • Nelle librerie il nuovo volume di mons. Lorenzo Leuzzi “La Parola nelle parole”
  • Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica
  • Chiesa e SocietÓ

  • Conferenza dell'Aspen: "un nuovo governo mondiale per affrontare la crisi"
  • I vescovi indiani ricordano "l'eroismo" dei cristiani in Orissa
  • Myanmar: amnistia per 6 mila detenuti ma non per Aung San Suu Kyi
  • Nuovi documenti testimoniano gli interventi di Pio XII in difesa degli ebrei
  • Usa: 40 giorni di preghiera per la vita
  • Haiti. Il presidente dei vescovi: siamo nel tunnel
  • Siberia: centri pro-vita per aiutare le donne e arginare il calo delle nascite
  • Sudafrica: messaggio dei vescovi per la Quaresima
  • Costa d'Avorio: campagna dei giovani cattolici contro la corruzione
  • Solidarietà dei vescovi Usa ai profughi della Georgia
  • Migrazioni e tratta delle persone al centro del "Salesian Youth Summit"
  • I vertici della Caritas italiana ricevuti dal presidente Napolitano
  • Onorificenza a mons. Ravasi dal governo cileno
  • "Anno Vincenziano" per ricordare l'opera di Vincenzo de' Paoli e Luisa de Marillac
  • A Loreto i 50 anni di sacerdozio di padre De Fiores
  • 24 Ore nel Mondo

  • Hillary Clinton a Pechino: si rafforza la collaborazione tra Usa e Cina
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI agli scienziati: no all'eugenetica che seleziona la perfezione fisica e scarta la vita debole o malata. L'uomo è più del suo patrimonio genetico

    ◊   Per il fatto di essere venuto alla vita, ogni essere umano possiede pari dignità. Una dignità che supera la singola somma dei suoi fattori genetici. Dunque, commette un "attentato contro l'umanità" una scienza che discrimini le persone sulla base della loro efficienza fisica o bellezza, o che arrivi a sopprimere l’inizio di una vita perché debole o malata. Con un incisivo intervento, Benedetto XVI si è rivolto questa mattina ai genetisti e agli scienziati che hanno partecipato, ieri e oggi, alla 15.ma Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, dedicata in particolare ai rischi dell’eugenetica. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    “La generazione di un uomo non potrà mai essere ridotta a una mera riproduzione di un nuovo individuo della specie umana, così come avviene con un qualunque animale. Ogni apparire nel mondo di una persona è sempre una nuova creazione”. Benedetto XVI ha ricordato con queste parole un confine che talvolta l’esuberanza dell’ingegneria genetica fatica a rispettare, pur riconoscendo che il progresso delle scienze biologiche ha prodotto conoscenze tali da consentire non solo “una più efficace e precoce diagnosi delle malattie genetiche”, ma anche l’individuazione di “terapie destinate ad alleviare le sofferenze dei malati e, in alcuni casi, perfino a restituire loro la speranza di riacquistare la salute”. Tuttavia, il lato in ombra della medaglia è rappresentato, ha detto il Pontefice, dai “rischi dell’eugenetica”, ovvero della selezione della razza, una pratica - ha stigmatizzato - che ha già visto “nel passato porre in essere forme inaudite di autentica discriminazione e violenza”:

     
    “Nonostante questo, appaiono ancora ai giorni nostri manifestazioni preoccupanti di questa pratica odiosa, che si presenta con tratti diversi. Certo, non vengono riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato l'uomo e provocato sofferenze immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale”.

     
    In altre parole, ha proseguito Benedetto XVI:

     
    “Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative, l'efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a detrimento di altre dimensioni dell'esistenza non ritenute degne. Viene così indebolito il rispetto che è dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata come non degna di essere vissuta”.
     
    Al contrario, ha affermato Benedetto XVI, ogni essere umano “è molto di più di una singolare combinazione di informazioni genetiche che gli vengono trasmesse dai genitori”. E, dunque, ogni “discriminazione esercitata da qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o etnie sulla base di differenze riconducibili a reali o presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità”.

     
    “Ciò che si deve ribadire con forza è l'uguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita. Lo sviluppo biologico, psichico, culturale o lo stato di salute non possono mai diventare un elemento discriminante. È necessario, al contrario, consolidare la cultura dell'accoglienza e dell'amore che testimoniano concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo le barriere che spesso la società erige discriminando chi è disabile e affetto da patologie, o peggio giungendo alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un ideale astratto di salute e di perfezione fisica”.

     
    In questo quadro, ha incalzato il Papa, non c’è spazio per quel, ha rilevato, “diffuso riduzionismo genetico”, che è “incline a identificare la persona esclusivamente con il riferimento all'informazione genetica e alle sue interazioni con l'ambiente” e che si ha soprattutto quando le varie scienze, invece di collaborare, si isolano “pretendendo di avere l’ultima parola sull’uomo”. Il quale, ha concluso, “sarà sempre più grande di tutto ciò che forma il suo corpo”, perché porta con sé la forza del pensiero, che è sempre tesa alla verità su di sé e sul mondo”:

     
    “Ritornano, cariche di significato, le parole di un grande pensatore che fu anche valente scienziato, Blaise Pascal: “L'uomo non è che un giunco, il più debole nella natura, ma è un giunco pensante. Non occorre che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand'anche l'universo intero lo schiacciasse, l'uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, perché egli sa di morire e conosce la superiorità che l'universo ha su di lui; l'universo invece non ne sa nulla”.

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    Padre Lombardi: pronunciamenti attribuibili alla Santa Sede se usati mezzi propri e consoni

    ◊   In una dichiarazione rilasciata stamane ai giornalisti, il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi – riferendosi agli ultimi fatti riportati dai mass media – ha detto che “non di rado i mezzi di informazione attribuiscono al ‘Vaticano’, intendendo con ciò la Santa Sede, commenti e punti di vista che non possono esserle automaticamente attribuiti. La Santa Sede, infatti – ha precisato padre Lombardi – quando intende esprimersi autorevolmente usa mezzi propri e modi consoni (comunicati, note, dichiarazioni). Ogni altro pronunciamento non ha lo stesso valore. Anche di recente – ha aggiunto il direttore della Sala Stampa - si sono verificate attribuzioni non opportune. La Santa Sede, nei suoi organi rappresentativi – ha concluso padre Lombardi - manifesta rispetto verso le autorità civili, che nella loro legittima autonomia hanno il diritto e il dovere di provvedere al bene comune”.

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    Concistoro in Vaticano per la Canonizzazione di dieci Beati

    ◊   Alla presenza di Benedetto XVI si è svolto questa mattina, presso la Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Concistoro ordinario pubblico per la Canonizzazione, nei prossimi mesi, di 10 Beati. Tra le figure dei nuovi Santi, eroici testimoni del Vangelo, gli italiani Arcangelo Tadini, sacerdote e fondatore della Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, suor Gertrude Comensoli, fondatrice dell’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento, e Caterina Volpicelli, fondatrice dell’Istituto Ancelle del Sacro Cuore. Insieme ai Beati Bernardo Tolomei, eremita del XIII secolo, e al portoghese Nuno de Santa Maria Alvares Pereira, saranno proclamati Santi il prossimo 26 aprile. Per l’11 di ottobre è invece prevista la Canonizzazione dei Beati Zygmunt Szczęsny Feliński, vescovo e fondatore della Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, lo spagnolo Rafael Arnaiz Baròn, trappista, riconosciuto fra i più grandi mistici del XX secolo, Francisco Coll y Guitart, fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria, la francese Marie de la Croix, che istituì la Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri, ed infine padre Jozef Damian de Veuster, sacerdote belga, che nelle Isole Hawaii, sul finire dell’800, dedicò la propria vita all’assistenza dei malati di Lebbra. Della figura del beato Damian de Veuster ci parla Claudia Di Lorenzi:

    Apostolo dei lebbrosi e risoluto testimone del Signore, padre Josef Damian de Veuster, fu eroico esempio di carità cristiana. Nato nelle Fiandre nel 1840, fu sacerdote missionario della Congregazione dei “Sacri Cuori di Gesù e Maria”, e nelle Isole Hawaii scelse di vivere al fianco dei reietti e di condividere la Croce di migliaia di malati di lebbra, emarginati e abbandonati nella piccola isola-lazzaretto di Molokai. Instancabile e coraggioso, forte solo della fede in Cristo, egli dedicò la propria vita all’assistenza dei lebbrosi, dando cure e medicine e creando opportunità di lavoro ma soprattutto alimentando in loro la fede e la speranza. Fino all’estremo sacrificio della vita, che lo vide vittima del morbo, nell’aprile del 1889. Furono gli stessi malati che egli aveva accudito a seppellirlo ai piedi di un albero e, in 33 mila, a chiederne la beatificazione. Sull’attualità del messaggio offerto al mondo dalla figura di padre Damian de Veuster ascoltiamo Padre Alfred Bell, postulatore della causa di Canonizzazione del sacerdote belga:

     
    “Il padre Damiano ha dato tutto, per gli ultimi; oggi, per esempio, ci sono donne, bambine, persone che non hanno da mangiare, i poveri, gli esclusi, gli emarginati. E’ andato lì sapendo che non poteva ritornare; ha sofferto molto, ma è rimasto.”

     
    Un esempio di coerenza nell’amore e nella dedizione al prossimo – continua padre Bell – che interpella in particolare i giovani:

     
    “Per i giovani di oggi è un esempio per dire dei sì definitivi; padre Damiano ha sempre preso delle decisioni rapidamente ed è rimasto su queste decisioni. L'esempio di padre Damiano ci aiuta a non dimenticare quelli che sono dimenticati, nel mondo. Padre Damiano è un esempio per tutti.”

     
    Una figura, quella di Padre Damiano, che è stata luce e modello per molti, e che la Chiesa ha riconosciuto fonte di numerose conversioni e di guarigioni miracolose:

    “Ad una signora, che era ammalata, il medico disse: ‘io non posso fare più niente per lei, e la cosa migliore è che se ne vada e si prepari alla morte’; lei è andata via e ha pregato per padre Damiano, e così è stata guarita dal cancro che aveva. Eppure per lei non c’era speranza. Suor Emmanuelle, che è morta pochi mesi fa, ha detto: ‘è stato padre Damiano a far cambiare la mia vita’, e si è dedicata ai più poveri, a coloro che sono dimenticati nel mondo.

     
    All’indomani della Giornata internazionale per la giustizia sociale, celebrata ieri per la prima volta in tutto il mondo, dall’esperienza del sacerdote belga giunge forte infine il richiamo alla necessità di porre maggiore attenzione alla condizione delle tante persone che ancora oggi, nel mondo, sono affette dal morbo di Hansen.

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    Nel servizio si realizza la vera libertà: così il Papa in visita al Seminario Romano Maggiore

    ◊   La libertà è porsi al servizio dell’altro: così il Papa, ieri pomeriggio, in visita al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Benedetto XVI si è recato presso l’Istituto alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, Patrona del Seminario. Nella Cappella Maggiore dell’Istituto, il Papa ha quindi tenuto una lectio divina per i seminaristi sulla Lettera di San Paolo ai Galati. Il servizio di Isabella Piro:

    (musica)

     
    “Siete stati chiamati alla libertà”, ricorda il Papa ai seminaristi, quella libertà che è stata “il grande sogno dell’umanità”, soprattutto in epoca moderna. Ma la libertà, continua il Pontefice, non significa vivere secondo il proprio io assoluto:

     
    "L’io assoluto dipendente da nessuno e da niente sembra essere realmente, finalmente, la libertà: se io non dipendo da nessuno, posso fare quanto voglio. Ma proprio questa assolutizzazione dell’io è carne, cioè è degradazione dell’uomo e non arriva alla libertà: il libertinismo non è libertà, ma è il fallimento della libertà".

     
    Ma allora che cos’è la libertà? Come possiamo essere liberi? La risposta, afferma il Papa, si trova proprio negli scritti di San Paolo:

     
    "Paolo osa un paradosso forte: 'mediante la carità, siete al servizio'; cioè la libertà si realizza paradossalmente nel servire, diventiamo liberi se diventiamo servi gli uni degli altri. E così Paolo mette tutto il problema della libertà alla luce della verità dell’uomo. (…) La nostra verità è che, innanzitutto, siamo creature, creature di Dio e viviamo nella relazione con il Creatore. Siamo esseri relazionali. E solo accettando questa nostra relazionalità, entriamo nella verità, altrimenti cadiamo nella menzogna e nella menzogna, alla fine, ci distruggiamo".

     
    In quanto creature di Dio, continua Benedetto XVI, dipendiamo da Lui, ma in una dipendenza che non è tirannia, bensì amore. Dipendenza “è libertà, perché così siamo nella carità del Creatore”. Poi, Benedetto XVI sottolinea che questa “relazionalità creaturale” implica anche “un secondo tipo di relazione”, ovvero quella della famiglia umana, del rapporto dell’uno con l’altro:

     
    "Libertà umana è, da una parte, essere nella gioia e nello spazio ampio dell’amore di Dio, ma implica anche essere uno con l’altro e uno per l’altro. Non c’è libertà contro l’altro. Se io mi assolutizzo, divento nemico dell’altro, non possiamo più convivere e tutta la vita diventa crudeltà, diventa fallimento. Solo libertà condivisa è libertà umana, nell’essere insieme possiamo entrare nella sinfonia della libertà".

     
    Come trovare, allora, la misura della condivisione della libertà? Basta guardare all’ordine del Creatore nella nostra natura, afferma Benedetto XVI, “l’ordine della verità che dà ad ognuno il suo posto”, così che “ordine e diritto possono essere strumenti di libertà contro la schiavitù dell’egoismo”. In quest’ottica, le parole di Sant’Agostino “Ama e fa’ ciò che vuoi” diventano vere se si è davvero in comunione con Cristo, se identifichiamo la nostra volontà con quella divina. Solo così possiamo fare realmente ciò che vogliamo, dice Benedetto XVI, perché vogliamo con Cristo, nella verità e con la verità. Poi, il Pontefice ritorna su un punto della Lettera ai Galati, in cui Paolo fa riferimento alla situazione disgregata di quella comunità cristiana, che “non era più sulla strada della comunione con Cristo, ma delle legge esteriore della carne”. In essa sorgevano, allora, delle polemiche, quelle che nascono là “dove la fede degenera in intellettualismo e l’umiltà viene sostituita dall’arroganza dell’essere migliori dell’altro”. Una realtà riscontrabile anche oggi:

     
    "Vediamo bene che anche oggi ci sono cose simili, dove - invece di inserirci nella comunione con Cristo, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa – ognuno vuol essere superiore all’altro e con arroganza intellettuale fa pensare che lui sarebbe il migliore. E così nascono le polemiche che sono distruttive: è una caricatura della Chiesa che dovrebbe essere un’anima sola ed un cuore solo".

     
    Fondamentale, allora, conclude il Papa, trarre insegnamento dagli scritti paolini:

     
    "In questo avvertimento di San Paolo dobbiamo anche oggi fare un esame di coscienza: non pensare di essere superiori all’altro, ma trovarci nell’umiltà di Cristo, trovarci nell’umiltà della Madonna, entrare nell’obbedienza della fede. E proprio così si apre realmente il grande spazio della verità e della libertà nell’amore".

     
    Al termine della lectio divina, il Santo Padre Benedetto XVI si è fermato a cena con la comunità del Seminario Romano Maggiore. A tutti i presenti, il Papa ha espresso la propria gratitudine e la propria gioia per la visita. Quindi ha aggiunto:

    Nel colloquio adesso a tavola, ho imparato di più della storia del Laterano, cominciando da Costantino, Sisto V, Benedetto XIV, Papa Lambertini. Così ho visto tutti i problemi della storia e la sempre nuova rinascita della Chiesa a Roma E ho capito che nella discontinuità degli eventi esteriori c’è la grande continuità dell’unità della Chiesa in tutti i tempi. E anche sulla composizione del Seminario ho capito che è espressione della cattolicità della nostra Chiesa. Da tutti i continenti siamo una Chiesa e abbiamo in comune il futuro. Speriamo soltanto che crescano ancora le vocazioni perché abbiamo bisogno, di lavoratori nella vigna del Signore.
     

     
    (musica)

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    Altre udienze e nomine

    ◊   Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Szczecin-Kamień (Polonia), presentata da mons. Zygmunt Kamiński, per raggiunti limiti di età. Gli succede mons. Andrzej Dzięga, finora vescovo di Sandomierz. Mons. Andrzej Dzięga è nato il 14 dicembre 1952 a Radzyń Podlaski (diocesi di Siedlce) ed è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1977. Il 7 ottobre 2002 è stato nominato vescovo di Sandomierz e consacrato il 24 novembre dello stesso anno.

    Il Santo Padre ha nominato vescovo di Ban Mê Thuôt (Viêt Nam) il rev.do Vincent Nguyên Van Ban, responsabile della formazione dei seminaristi della diocesi di Quy Nhon e professore nel Seminario Maggiore di Nha Trang. Il rev.do Vincent Nguyên Van Ban è nato il 25 novembre 1956 nella parrocchia di Tuy Hoà, Phu Yên, diocesi di Qui Nhon. È stato ordinato sacerdote il 16 settembre 1993, incardinato nella diocesi di Qui Nhon.

    Il Papa ha nominato nunzio apostolico in Sri Lanka mons. Joseph Spiteri, finora consigliere di nunziatura presso la sezione per i Rapporti con gli Stati, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Serta, con dignità di arcivescovo. Mons. Joseph Spiteri è nato a Sliema (Malta) il 20 maggio 1959 ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1984.

    Il Santo Padre ha nominato il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del IX centenario della morte di Sant’Anselmo, che si terranno ad Aosta dal 19 al 26 aprile 2009.

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    Il cardinale Martino in Spagna: combattere la povertà ridando dignità ai poveri

    ◊   Il contributo della dottrina sociale della Chiesa alla lotta contro la povertà è il tema del discorso rivolto ieri sera dal presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, cardinale Renato Raffaele Martino, ai partecipanti alla Campagna annuale contro la fame nel mondo, organizzata a Guadalajara in Spagna dalla ONG cattolica locale “Manos Unidas” e giunta quest’anno alla 50.ma edizione. Il servizio di Paolo Scappucci.
     
    Per la ricorrenza giubilare della Campagna i promotori hanno inteso approfondire la cause della povertà, vedendola con gli occhi della giustizia e della carità, e considerando i poveri come i prediletti di Dio e la propria missione come un servizio ad essi per aiutarli a divenire protagonisti della loro liberazione. Preceduto negli anni scorsi da altri porporati, come il cardinale honduregno Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga e quello spagnolo Carlos Amigo Vallejo, il cardinale Martino ha sottolineato anzitutto l’oggetto della dottrina sociale cristiana, cioè la dignità sacra dell’uomo, immagine di Dio, e la tutela dei suoi inalienabili diritti, nonché la finalità di tale dottrina, cioè la realizzazione della giustizia intesa come promozione e liberazione integrale della persona umana nella sua dimensione terrena e trascendente. Si è poi riferito al Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace di quest’anno, che contiene importanti indicazioni per la lotta alla povertà sulla base dell’insegnamento sociale della Chiesa. Così il presidente di Giustizia e Pace ha nuovamente stigmatizzato la perversa strategia di lotta alla povertà consistente nella limitazione artificiale delle nascite, che significa combattere la povertà eliminando i poveri. Bisogna invece cominciare a mettere a disposizione anche dei poveri – ha detto - medicine e cure necessarie, riconsiderando il sistema dei brevetti e apprestando campagne di educazione sessuale rispondente alla dignità della persona.

     
    Privilegiare i bambini, le vittime più vulnerabili delle odierne povertà, e destinare le risorse impiegate nell’accrescimento degli arsenali militari allo sviluppo e alla cooperazione internazionale sono altre preziose segnalazioni del messaggio papale, insieme alla riaffermata esigenza di una governance mondiale nel segno della solidarietà. Ingiuste e anacronistiche il cardinale Martino ha poi definito le misure protezionistiche dei Paesi industrializzati, sottolineando la necessità di aprire i mercati in condizioni di equità e l’esigenza di un forte radicamento etico di tutta l’attività finanziaria nella prospettiva del bene comune. Il porporato ha concluso con un incoraggiamento a “Manos Unidas” perché prosegua con entusiasmo il suo impegno contro la fame nel mondo. Quel che si fa, a volte può sembrare una piccola goccia nell’oceano, ma - come diceva Madre Teresa – senza quella goccia, l’oceano mancherebbe di qualcosa. “Continuate – ha esortato il cardinale - ad apportare la vostra goccia, che farà crescere l’oceano della carità, capace di cambiare i deserti della povertà in fioriture di vita.

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    Gli 80 anni del Vaticano: editoriale di padre Lombardi

    ◊   Nei giorni scorsi Italia e Santa Sede hanno celebrato gli 80 anni dei Patti Lateranensi. Ascoltiamo in proposito l’editoriale di padre Federico Lombardi per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano in onda oggi su Telepace alle 15.30 e su Sat2000 alle 18.10:

    Con un importante Trattato nasceva lo Stato della Città del Vaticano, che riconosceva al Papa la piena sovranità su un piccolissimo Stato, da dove, in piena libertà, avrebbe potuto governare la Chiesa cattolica universale, senza alcun condizionamento da parte del Governo italiano. Terminava così un periodo di grave tensione fra il Papato e l’Italia, dopo la fine degli Stati pontifici e l’unificazione italiana nel 1870. Importanti manifestazioni culturali hanno messo in luce il ruolo fondamentale del Papa Pio XI nella Conciliazione fra Santa Sede e Italia e nell’edificazione delle strutture necessarie al funzionamento del nuovo Stato. Ancora una volta si è giustamente insistito sul fatto che il riconoscimento e lo status internazionale della Santa Sede, come centro e guida della Chiesa, non dipende dalla esistenza del piccolo Stato, ma, al contrario, questo esiste e deve esistere perché il Papato è un’autorità spirituale e morale di importanza mondiale e deve poter esercitare le sue funzioni senza alcuna ambizione di potere terreno, ma in piena indipendenza e autonomia.

     
    Ma c’è ancora un aspetto su cui vogliamo insistere. Perché è giusto che il Papa risieda in Vaticano, che il suo piccolo Stato sia qui e non altrove? Per un motivo molto semplice: qui Pietro ha subito il martirio, qui è morto, e qui si trova la sua tomba a cui vengono in pellegrinaggio i fedeli del mondo intero. “Petros eni”, “Pietro è qui”, sta inciso su un antichissimo muro che si trova esattamente sotto l’altare centrale della Basilica, sotto la grande cupola. Perciò il Successore di Pietro sta qui e di qui guida la Chiesa: dalla Città del Vaticano.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Il discorso di Benedetto XVI ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita

    La visita del Papa al Pontificio Seminario Romano Maggiore

    In prima pagina, un articolo di Ettore Gotti Tedeschi dal titolo “Lezione d’inglese: a proposito dell’intervento di Gordon Brown sulla crisi economica”

    Nell’informazione internazionale, in rilievo l’economia: i timori di possibili nazionalizzazioni delle banche fanno crollare le Borse

    “Il nazismo non fu una conseguenza necessaria”: in cultura, Gaetano Vallini sulla storia della Repubblica di Weimar

    Anna Foa recensisce il romanzo della disegnatrice Cinzia Leone “Liberabile. Storia di un uomo qualunque”

    L’antica tentazione dei festival: Giulia Galeotti sulla competizione tra Eschilo e Sofocle nell’anno 468 avanti l’era cristiana

    “Non chiediamo alla scienza di spiegare il senso della vita”: il testo della relazione di Didier Sicard al termine del convegno “Le nuove frontiere della genetica e il rischio dell’eugenetica” organizzato a Roma dalla Pontificia Accademia per la Vita.

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    Oggi in Primo Piano



    Sri Lanka: aerei Tamil attaccano la capitale. Intervista col nunzio

    ◊   Ennesima fiammata di violenza nello Sri Lanka. Due aerei ultraleggeri dei ribelli dell’Ltte, il movimento guerrigliero delle Tigri Tamil, hanno attaccato la notte scorsa la capitale Colombo, bombardando alcune sedi del ministero del Tesoro e altri uffici del governo. Almeno due i morti e 44 i feriti causati dalle esplosioni. L’azione dei Tamil avviene in risposta all’avanzata inarrestabile dell’esercito srilankese nel nord dell’Isola contro le basi dei ribelli, ormai vicini alle resa finale. La guerra civile nel Paese asiatico – ricordiamo – si protrae dal 1983 e ha causato oltre 70 mila vittime. Ma quale significato dare a quest’ultimo preoccupante episodio? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a mons. Mario Zenari, da poco nominato nunzio apostolico in Siria, ma ancora reggente della nunziatura nello Sri Lanka:

    R. – Qualcuno lo interpreta come uno degli ultimi atti, visto che ormai, da un punto di vista militare, i ribelli si trovano confinati in un piccolo lembo di terra – 85-90 chilometri quadrati -, quindi sembrerebbe la disfatta per loro. Certamente, più che altro, fa impressione la situazione della popolazione civile, ancora intrappolata in questo piccolo lembo di terra al nord-est.

     
    D. – Proprio su questo, che prezzo si sta pagando, a livello umanitario?

     
    R. – La Comunità internazionale è molto preoccupata per le sorti di questa popolazione civile, che adesso ha la possibilità di andare in una striscia di terra lunga dodici chilometri e larga due, verso il mare, definita dalle autorità di Colombo “zona di non combattimento”, però sono capitati degli incidenti, con 200 morti e più di 200 feriti. Naturalmente, le parti belligeranti si accusano l’un l’altra; la gente è ormai stanca, la situazione dei feriti è molto drammatica, ed abbiamo – in questa zona – i nostri preti, circa 25, assieme alle loro comunità, ed ancora in questa zona, una trentina di religiose. Ma la descrizione che fanno, è molto drammatica: un sacerdote, qualche giorno fa, riferiva la mancanza soprattutto di medicine e di attrezzature per poter venire in soccorso di questi feriti. Naturalmente – come dice uno di questi preti – neanche a parlarne, ai ribelli, di lasciar evacuare la popolazione civile, che purtroppo è tenuta come scudo umano; naturalmente, ecco, un invito a tutte e due le parti ad osservare il diritto internazionale, a non sparare nelle zone dove c’è la popolazione civile.

     
    D. – L’opzione delle armi, purtroppo, ha preso il sopravvento sul negoziato; c’è il rischio che quello tra l’esercito srilankese e i ribelli Tamil diventi un conflitto senza fine?

     
    R. – L’opinione comune è che non bisogna pensare che, con la fine della guerra, sia finito anche il conflitto, perché al termine del conflitto ci occorrono soprattutto soluzioni, programmi; si deve lavorare alle cause di questo conflitto per avere poi una soluzione pacifica. Si tratta di sanare 25 anni di guerra, si tratta di sanare delle ingiustizie, e quindi la strada è ancora tutta in salita, e l’opera della Chiesa è molto importante, perché può dare questa tonalità di riconciliazione, di attenzione alle legittime aspirazioni dei vari gruppi etnici, perché c’è questa possibilità di avere le due principali etnie nel proprio seno.

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    Oggi in italia si celebra la Giornata nazionale del Braille

    ◊   Si celebra oggi in Italia la "Giornata nazionale del Braille" istituita per sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti. L’evento coincide quest’anno con il bicentenario della nascita del francese Louis Braille, inventore del metodo di lettura e scrittura per ciechi. Ce ne parla il prof. Tommaso Daniele, presidente nazionale dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, al microfono di Eliana Astorri:
     
    R. – Nel 1829, nasce questo sistema di lettura e scrittura per i ciechi, che rivoluziona la loro vita, perché prima che potessero avere un proprio alfabeto, che quindi potessero alfabetizzarsi, accedere perciò alla cultura, i ciechi erano emarginati. Da allora, la vita dei ciechi è cambiata profondamente; c’è stato l’accesso all’istruzione, alla cultura, al lavoro e oggi i ciechi hanno l’orgoglio di poter andare a testa alta nella società, possono esibire le loro lauree, i loro diplomi, la loro professionalità. Questo non significa che i ciechi non hanno più problemi, perché ci sono cambiamenti continui della società, ci sono sempre nuove tecnologie, e allora noi dobbiamo lottare quotidianamente per garantire che queste tecnologie siano accessibili anche ai ciechi. Faccio qualche esempio: l’accesso alla rete Internet ha costituito una fonte immensa d’informazioni, però non tutti i siti web – cioè, neanche i siti pubblici – sono accessibili ai ciechi, soltanto il 5-6% sono accessibili. L’accesso ai giornali: esiste il giornale elettronico, però non tutti i giornali mettono a disposizione il formato accessibile ai ciechi, anche i percorsi tattili non sono presenti, quindi l’autonomia è molto ridotta, molto limitata.

     
    D. – Quali sono le principali patologie che possono portare alla cecità o all’ipovedenza?

     
    R. – Sono la retinopatia, il glaucoma, il diabete; queste sono le principali malattie che portano alla cecità. Poi c’è il problema della maculopatia, che interviene soprattutto in età avanzata, con la terza età.

     
    D. – Si può fare un’opera di prevenzione?

     
    R. – La prevenzione è fondamentale; c’è una statistica, di livello europeo, che dice che un ipovedente su tre perde la vista per mancanza di prevenzione della cecità. Quindi, se la prevenzione fosse fatta a tutti i livelli, noi avremmo sicuramente un terzo di ciechi in meno.

     
    D. – Quindi, con una visita di controllo annuale si può evitare il rischio di cecità...

     
    R. – Con una visita di controllo... e, soprattutto, anche con la riabilitazione visiva, perché quando c’è un piccolo residuo, se il residuo viene curato in tempo, la persona viene riabilitata, intanto riesce – anche col piccolo residuo – a svolgere le operazioni di autonomia quotidiana, ma, soprattutto, riesce a conservarlo questo residuo. Se invece non c’è la riabilitazione, rischia di perderlo. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Nelle librerie il nuovo volume di mons. Lorenzo Leuzzi “La Parola nelle parole”

    ◊   “Solo il realismo della fede permette all’uomo di scoprire, nelle parole, la Parola, non come testo del passato, ma come luogo dove l’uomo incontra il Risorto”. Così il cardinale vicario Agostino Vallini introduce il nuovo libro di mons. Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, intitolato “La Parola nelle parole”, ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Il testo è stato presentato in questi giorni presso la nostra emittente, alla presenza di numerose autorità accademiche ed ecclesiali. Il servizio di Marina Tomarro.

    In che modo la Parola può continuare a parlare nella vita della Chiesa e dell’ umanità evitando di essere un testo antico e non più attualizzabile? A questo interrogativo, posto dallo stesso Benedetto XVI durante la scorsa XII Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, mons. Lorenzo Leuzzi risponde nel suo nuovo libro "La Parola nelle parole". Ecco la sua riflessione:

    “La mia riflessione è un tentativo di dimostrare come sia possibile che nelle parole della Scrittura ci sia la Parola, perché la Parola ha creato tutte le cose. Questo significa che la parola crea, nel senso che quando una parola interviene, o quando già è intervenuta, ha posto in essere una nuova creazione. Per cui il battezzato è la persona che nella sua esistenza storica è messo nella condizione di poter ascoltare la Parola. All’uomo contemporaneo non serve tanto un Dio che ha scritto, ha bisogno di un Dio che parla attraverso la Scrittura”.

    E nel testo si affronta anche il problema di come poter vivere concretamente la Parola di Dio nella vita quotidiana e soprattutto in che modo aiutare i giovani a capirla e a metterla in pratica. Ancora mons. Leuzzi:
     
    “Credo che bisogna aiutare i giovani e la società contemporanea a porre le premesse perché si possa maturare la consapevolezza che la Parola può parlare, e questo comporta anche un rinnovamento culturale e anche intellettuale. Bisogna partire dalla grande consapevolezza che il desiderio dell’uomo contemporaneo è quello di essere protagonista e questo può avvenire, soprattutto nella società moderna, se c’è una parola che lo ricrea e lo mette nella condizione di garantire la propria identità, senza disperdersi nella dinamicità della storia contemporanea”.
     
    All’ incontro era presente anche mons. Nicola Eterovich, segretario generale del Sinodo dei Vescovi. Ecco il suo commento:
     
    “La Parola è Gesù Cristo ed è essenziale ieri, oggi e domani. E’ la Parola di vita eterna per tutti gli uomini e per tutti i tempi. La Parola ha senso analogico, come è stato detto durante l’ultimo Sinodo, però, in modo particolare, nella Sacra Scrittura si trova per mezzo delle parole scritte una particolare rivelazione di Dio, fatta dallo Spirito Santo per mezzo di uomini ispirati. La Chiesa, tutti i credenti, sono invitati a riscoprire continuamente, per mezzo delle parole dell’Antico e del Nuovo Testamento, la Parola, cioè Gesù Cristo, che è vivo ed efficace in mezzo a noi, per offrire salvezza a tutti”.

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    Il commento di don Massimo Serretti al Vangelo della Domenica

    ◊   In questa settima Domenica del Tempo ordinario la Liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesù perdona i peccati ad un paralitico, tra lo scandalo dei presenti. Ma il Signore risponde:

    «Perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua».

    Su questo brano evangelico ascoltiamo il commento del teologo, don Massimo Serretti, docente di Cristologia all'Università Lateranense:

    (musica)

    Gesù vede le realtà invisibili presenti nell'uomo. Egli le vede in quanto realtà veramente presenti e consistenti nell'uomo. Scrive San Marco che Egli vide la loro fede, ma Egli vide anche i peccati del paralitico, tanto che gli disse: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati», senza che quegli ne avesse confessato alcuno. Gesù vede quel che l'occhio e lo spirito offuscato dell'uomo non vede più: la realtà della fede e la realtà del peccato.

     
    Un uomo che fosse così in chiaro da vedere ancora la realtà dei suoi peccati, altro non cercherebbe che l'Unico che possa rimetterglieli. Mentre l'uomo non più sano, non attende e non ricerca la remissione dei peccati e così rimane fuori della chiarezza su di sé, rimane o infermo o malato.

     
    C'è un detto nell'Oriente cristiano che suona così: "La conoscenza del proprio peccato è grazia più grande del potere di risuscitare i morti".

     
    Coloro che hanno esperienza di questa azione di Dio in loro, la possono paragonare, possono provare a verificare se c'è o non c'è qualcosa di simile in tutta la propria vita. «Non abbiamo mai visto nulla di simile!» esclamarono coloro che assistettero a Cafarnao alla scena del paralitico guarito. Cristo infatti introduce ordinariamente l'incomparabile nella vita del credente, cioè, quel che è proprio solo di Dio: la remissione dei peccati.

     
    Noi abbiamo conoscenza, esperienza della salvezza, nella remissione dei nostri peccati (cf. Lc 1, 77), come canta Zaccaria.

     
    (musica)

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    Chiesa e SocietÓ



    Conferenza dell'Aspen: "un nuovo governo mondiale per affrontare la crisi"

    ◊   Trovare soluzioni innovative per poter affrontare le sfide poste dall’attuale crisi globale. Con questo obiettivo, e in vista del prossimo vertice del G8 in luglio, si è svolta, presso la sede del Programma Alimentare Mondiale a Roma, la Conferenza Internazionale organizzata dall’Aspen Institute. E’ la sorte dei popoli più poveri, travolti dalla crisi economica globale, a preoccupare maggiormente i leader mondiali, che si troveranno in luglio al vertice del G8 alla Maddalena. Per molti africani, ha spiegato l’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, presente alla conferenza, le conseguenze della crisi non si limitano a tradursi in bancarotta e disoccupazione, ma rischiano di essere addirittura mortali. Da qui l’appello ai Paesi industrializzati ad agire, perché anche solo l’1% delle somme investite a sostenere le economie nazionali potrebbe fare la differenza per il continente africano. Enti finanziari e organizzazioni internazionali sembrano dunque concordi sulla necessità di definire un nuovo governo mondiale per affrontare la crisi, come sottolineato dal ministro degli esteri italiano Franco Frattini, un governo che sappia anche guardare oltre l’aspetto finanziario. A tenere banco alla Conferenza dell’Aspen, infatti, sono proprio i temi della sicurezza energetica, della non proliferazione nucleare, della lotta al terrorismo e dei conflitti regionali, a partire da quello afghano. Come per il rilancio dell’economia, però, anche per il rilancio di uno sviluppo umano e sostenibile servono ingenti investimenti. I fondi per la cooperazione allo sviluppo e le emergenze umanitarie sono stati drasticamente ridotti e quelli dell’Italia per il 2009 sono arrivati ad essere addirittura lo 0,09% del suo prodotto interno lordo. Non è migliore la situazione finanziaria degli organismi internazionali: il World Food Programme, il Programma Alimentare Mondiale, stima di aver bisogno di 5,6 miliardi di dollari nel 2009 per sfamare ben 100 milioni di persone e sottolinea il pericolo che fame e povertà rappresentano per la stabilità sociale e la sicurezza. (Dalla sede del PAM a Roma, Stefano Leszczynski)

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    I vescovi indiani ricordano "l'eroismo" dei cristiani in Orissa

    ◊   “Eroi della fede e del patriottismo”. L’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale indiana, conclusasi a Mysore, ha così definito i cristiani perseguitati in Orissa e in altre zone del Paese e, ad essi, ha rivolto un tributo in conclusione dei lavori. Sul tema, affrontato in una riunione dal titolo “La Parola di Dio”, è intervenuto il nunzio apostolico monsignor Pedro López Quintana, indicando nel dialogo interreligioso la strada principale per “favorire l'armonia e la giustizia”. La situazione in Orissa è ancora lontana da una risoluzione: giovedì un altro cristiano è rimasto vittima della violenza degli estremisti indù nel distretto del Kandhamal e, riferisce Zenit, migliaia sono le persone che ancora non hanno potuto far ritorno alle proprie case. Tema centrale dell’Assemblea plenaria, che ha riunito 120 vescovi e portato alla rielezione del cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, a presidente della Conferenza episcopale indiana, è stato l’importanza dell’evangelizzazione a favore della vita. I partecipanti, infatti, hanno concordato sulla necessità di intensificare gli sforzi su questo fronte, coinvolgendo maggiormente i fedeli nelle battaglie a difesa della vita. In particolare si è deciso di rispondere con raduni di preghiera alla decisione della Corte Suprema di Delhi di accogliere una petizione che mira a introdurre la possibilità dell'eutanasia per i malati terminali. La Conferenza episcopale ha inoltre deciso di rieleggere monsignor Vincent Michael Concessao, arcivescovo di Delhi, alla vicepresidenza. Monsignor Prakash Mallavarapu, vescovo di Vijayawada, è stato confermato come segretario generale. (S.G.)

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    Myanmar: amnistia per 6 mila detenuti ma non per Aung San Suu Kyi

    ◊   Le autorità del Myanmar hanno iniziato a rilasciare i detenuti del carcere Insein di Yangon, tra i quali numerosi prigionieri politici, nel quadro dell'amnistia per 6.313 persone decisa dalla giunta militare che governa l’ex Birmania. Tra i rilasciati, secondo testimoni oculari, ci sono Thet Wai, esponente della Lega nazionale per la Democrazia (Nld), e altri cinque membri dell'opposizione. Esclusi dall'amnistia - riferisce L'AdnKronos - la leader del partito Nld e premio nobel, Aung San Suu Kyi e il suo vice, Tin Oo, agli arresti domiciliari dal 2003. La detenzione di Tin Oo è stata prolungata di un anno proprio alla vigilia dell'arrivo in Myanmar, il 14 febbraio scorso, del relatore speciale dell'Onu per i diritti umani in Birmania Tomas Ojea Quintana. La sua missione di sei giorni era volta a persuadere la giunta militare a rilasciare circa 2.100 prigionieri politici, inclusa Aung San Suu Kyi, prima delle elezioni previste l'anno prossimo. Al termine della visita, giovedì scorso, Quintana aveva sottolineato che “la situazione dei diritti umani in Myanmar è ancora una sfida”. (S.G.)

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    Nuovi documenti testimoniano gli interventi di Pio XII in difesa degli ebrei

    ◊   Continua l’opera di ricerca della Fondazione ebraica Pave the Way (Pwtf), dedita alla promozione del dialogo interreligioso, sul pontificato di Pio XII e sui suoi interventi a favore del popolo ebraico. Il presidente della Fondazione Gary Krupp, ebreo americano, diffidente nei confronti della Chiesa di Pacelli fino alla lettura del libro di Dan Kurzman “Una missione speciale: il piano segreto di Hitler per impossessarsi del Vaticano e rapire Papa Pio XII”, aveva già presentato significativi documenti sull’argomento lo scorso settembre. L’occasione, ricorda Fides, fu offerta dal congresso celebrato a Roma su Pio XII e le scoperte di Krupp vennero presentate in oltre 300 pagine di documenti originali, scaricabili dalla pagina web di Pwtf. Tra questi rientrano, il manoscritto di una suora, datato 1943, che spiega dettagliatamente le istruzioni avute dal Papa sull’atteggiamento da tenere, insieme a una lista di ebrei protetti e il rapporto dello US Foreign Service, datato 1939, in cui il console americano a Colonia informa sorpreso i suoi superiori circa l'“estrema avversione” di papa Pacelli nei confronti di Hitler e del regime nazista, e sul suo sostegno ai vescovi tedeschi nella loro opposizione al nazionalsocialismo, anche a costo della soppressione delle Gioventù Cattoliche tedesche. Le scoperte odierne si devono, invece, allo storico tedesco Michael Hesemann, autore dell'opera “Il Papa che sfidò Hitler. La verità su Pio XII”. Tra i documenti che Hesemann rivela di aver trovato nell'Archivio Segreto Vaticano, l’intervento dell’allora arcivescovo Pacelli, nunzio apostolico in Baviera nel 1917, attraverso il Governo tedesco, per chiedere che gli ebrei della Palestina fossero protetti davanti all'Impero Ottomano della Turchia. Lo studioso spiega anche che, nel 1926, monsignor Pacelli esortò i cattolici tedeschi a sostenere il Comitato Pro Palestina, che appoggiava gli insediamenti ebraici in Terra Santa. “E' il momento di riconoscere Pio XII per ciò che ha fatto, non per ciò che non ha detto”, ha ribadito Krupp, a seguito di queste nuove scoperte. (S.G.)

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    Usa: 40 giorni di preghiera per la vita

    ◊   Quaranta giorni di preghiera per la vita. L'iniziativa, nata cinque anni fa negli Stati Uniti, nello Stato del Texas, per iniziativa di un locale gruppo pro life con l'intento di ridurre il numero degli aborti, si è via via estesa in molte altre realtà, non solo del continente americano. Adesso — dal 13 febbraio e fino al 24 marzo — è la volta della prima iniziativa ibero-americana, “40 giorni di Preghiera per la Vita”, che coinvolge cattolici della Spagna e di vari Paesi dell'America Latina. L'impegno dei partecipanti prevede la recita quotidiana del rosario e della preghiera per la vita composta da Giovanni Paolo II. Una volta alla settimana, inoltre, preferibilmente il venerdì, viene richiesto il digiuno da offrire perché la vita umana venga rispettata in ogni sua fase. Le date dell'iniziativa — spiegano gli organizzatori — sono state scelte per consentire un'adeguata e motivata partecipazione alla Giornata del bambino che deve nascere, la cui celebrazione è prevista per il 25 marzo. In Texas, all'esordio di questa iniziativa, parteciparono alla preghiera circa mille persone, con una diminuzione, poi rilevata, del tasso di aborti del 28%. Un risultato che ha incoraggiato promotori e partecipanti, tanto da arrivare a coinvolgere, secondo i calcoli, oltre 200 mila persone. L'ultima campagna svoltasi negli Usa e in Canada alla quale hanno aderito cattolici di 170 città ha avuto luogo dal 24 settembre al 2 novembre scorsi. Anche allora con effetti rilevanti: una cinquantina di vite salvate e una diminuzione sia del personale in servizio nelle strutture abortive sia — in una misura che va dal 30 al 50% — delle consultazioni in vista dell'aborto. Quest'anno, in America Latina, un gruppo di organizzazioni pro life del Perú guidate dal Centro di promozione familiare “Ceprofarena”, ha confermato la partecipazione alla prima campagna ibero-americana. Lo scorso anno, sempre in Perú, dal 14 febbraio al 24 marzo, venne celebrata la prima “40 Giorni per la Vita”. A seguito della grande accoglienza ricevuta e dei frutti ottenuti, è stata organizzata una seconda campagna, dal 19 agosto al 27 settembre 2008, a cui è stata affiancata una preghiera ecumenica, perché la difesa della vita è normalmente condivisa anche dai fedeli delle altre confessioni cristiane. (I.P.)

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    Haiti. Il presidente dei vescovi: siamo nel tunnel

    ◊   "Non è un momento facile per Haiti: dall'inizio del 2004, infatti, il Paese è al centro di una rivolta popolare che ha causato disordini e violenze ed ha portato al rovesciamento del regime del presidente Jean Bertrand Aristide, attualmente in esilio in Sudafrica. Fino al 7 febbraio 2006, il Paese è stato retto da un governo ad interim. Poi, le consultazioni presidenziali che, tra molte proteste ed accuse di brogli, hanno visto la vittoria di Réné Préval. Attualmente, ad Haiti è presente anche una missione ONU per la riconciliazione nazionale, ma la popolazione è allo stremo, con l’80% degli abitanti che vive con meno di due dollari al giorno". Di questa drammatica situazione parla mons. Louis Kébreau, arcivescovo metropolita di Cap-Haïtien e presidente dei vescovi locali. In un’intervista rilasciata all’agenzia Apic, il presule afferma: “Siamo ancora nel tunnel, mentre i politici fanno solo belle promesse. Sono tanti quelli che fuggono clandestinamente a bordo di barconi, pagando grosse somme a scafisti senza scrupoli”. Il presule ricorda poi le tante catastrofi naturali che hanno colpito Haiti, come gli uragani Fay, Gustav, Hanna e Ike, che hanno causato “una grande perdita di vite umane, distruggendo le culture locali”. Oggi, sarebbe necessario il rimboschimento, continua mons. Kébreau, poiché “per ottenere la legna, la gente taglia gli alberi, ma poi non ci sono soldi per reimpiantarli e quando arrivano le piogge, niente riesce a fermare le acque”. La situazione si rivela ancora più difficile nelle zone rurali dove, afferma il presule, “mancano le strade, l’acqua potabile, l’elettricità, i presidi sanitari”. Tuttavia, ribadisce il presidente dei vescovi haitiani, “Haiti non è in guerra. Questo Paese ha solo bisogno di soluzioni stabili per il suo sviluppo”. Fondamentale, allora, in questo contesto, l’aiuto della Chiesa che “spesso è l’unica ad intervenire – sottolinea mons. Kébreau - L’8 dicembre 2007 abbiamo lanciato il movimento “La Chiesa di Haiti in missione” e lavoriamo nelle scuole, nelle parrocchie, organizzando progetti di sviluppo, di educazione e di sanità nelle campagne e nei quartieri popolari del Paese”. L’appello finale, allora, è “di mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo, evitando ogni forma di individualismo. Perché è nel cuore della miseria che bisogna cercare la speranza”. (I.P.)

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    Siberia: centri pro-vita per aiutare le donne e arginare il calo delle nascite

    ◊   “Aprire centri pro-vita per aiutare le donne in stato di gravidanza che si trovano in difficoltà”. L’iniziativa è promossa, nella città siberiana di Magadan, da padre Michael Shields, con il sostegno dell’Associazione caritativa cattolica “Aiuto alla Chiesa che soffre” ed è stata accolta con favore anche tra i medici statali. Questi, infatti, come si legge in un comunicato diffuso da ASC e ripreso da Zenit, sono preoccupati per l'allarmante calo della popolazione “provocato dall'attuale legislazione a favore dell'aborto delle autorità russe”. Il progetto sarà avviato a partire da giugno a Magadan e nei dintorni, una zona di triste fama per essere stata sede dei gulag staliniani. Padre Shields, autore del libro “Martyrs of Magadan”, ha sottolineato che l'idea è partita da uno dei medici governativi che lavorano al Centro per l'Informazione alle Donne. “E' meraviglioso – ha commentato – perché la Russia sta davvero compiendo una svolta e vuole più nascite. Il Governo russo sa che la demografia del Paese non va bene, e questa è la ragione per cui i medici ci hanno chiesto di lavorare a favore delle donne in stato di gravidanza”. Già l'anno scorso, padre Shields ha aperto una casa per ospitare genitori e neonati con problemi, soprattutto madri che studiano, espulse dalle residenze universitarie perché in stato di gravidanza. (S.G.)

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    Sudafrica: messaggio dei vescovi per la Quaresima

    ◊   Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, il prossimo 25 febbraio si entra nel tempo di Quaresima. In vista di questo momento forte del calendario della Chiesa, la Conferenza episcopale del Sudafrica (SACBC) ha indirizzato un messaggio ai fedeli. La Quaresima, si legge nel testo, “è un momento di riflessione sulla bellezza di Dio e sulla nostra risposta a questa bellezza”. “Noi esseri umani – continuano i vescovi sudafricani – siamo una creazione speciale di Dio. Quindi, quando riflettiamo sulle meraviglie della creazione di Dio e sui doni che Egli ci ha dato, dobbiamo domandarci: Come possiamo usare questi doni? Ci prendiamo cura della terra? Ci prendiamo cura di noi stessi, della nostra vita spirituale, del nostro rapporto con Dio? Avvertiamo un senso di responsabilità nei confronti del prossimo?” La SACBC ricorda che “Dio ci ha benedetti con un mondo bellissimo ed ha benedetto ciascuno di noi con doni e talenti speciali. Ci ha resi membri non solo della sua famiglia umana, ma anche della sua Chiesa. Come cristiani, noi viviamo e compiamo il nostro pellegrinaggio terreno verso il Paradiso come popolo santo di Dio. In questo percorso, siamo aiutati dai nostri fratelli pellegrini e, a nostra volta, dobbiamo aiutare gli altri”. Per questo, i presuli invitano a non aspettare che sia la Chiesa a chiedere aiuto, ma a porgere la mano per primi: “In famiglia – spiegano – nessuno vi chiede espressamente aiuto. Voi offrite il vostro aiuto perché si tratta della vostra famiglia. Lo stesso principio vale per la Chiesa: essa è la nostra famiglia e noi facciamo quello che dobbiamo fare semplicemente perché si tratta della nostra famiglia”. Ma in che modo mettere in pratica questi insegnamenti? La Conferenza episcopale sudafricana indica tre metodi: “donare il proprio tempo, mettere al servizio della Chiesa i nostri talenti individuali e donare un po’ delle nostre ricchezze, restituendo a Dio una parte di quello che Egli ci ha donato”. Riguardo al primo punto, i vescovi invitano i fedeli a riflettere sul tempo dedicato a Dio nella Messa domenicale, nella Via Crucis del venerdì e negli incontri parrocchiali. Quanto all’uso del proprio talento, il messaggio esorta i cattolici a collaborare alle iniziative parrocchiali, come, ad esempio, le scuole domenicali o il coro. Infine, riguardo alle donazioni e alle collette, la SACBC ricorda che “il dono comprende il sacrificio, ma un sacrificio fatto con amore riempie di gioia colui che lo compie”. (I.P.)

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    Costa d'Avorio: campagna dei giovani cattolici contro la corruzione

    ◊   “La corruzione nell’ambiente scolastico ed universitario”: su questo tema la Gioventù studentesca cattolica (Jec) della Costa d’Avorio promuoverà quest’anno le sue attività a livello nazionale. Diverse le iniziative che partiranno da Bouaké, città scelta per il 2009 per lanciare iniziative di sensibilizzazione. Bouaké è stata scelta dalla Jec con l’obiettivo di esprimere solidarietà ai giovani che stanno vivendo le conseguenze della crisi politico-militare del 2002. Giovani di tutto il Paese si sono incontrati il 14 e 15 febbraio al centro culturale Jacques Aka per manifestare la loro vicinanza ai loro coetanei e per promuovere una campagna volta alla moralizzazione della vita pubblica cominciando dagli ambienti scolastici ed universitari. La campagna sarà sostenuta soprattutto durante il periodo degli esami scolastici, mentre un appello è stato lanciato ai giovani cattolici perché possano far conoscere l’ideologia della Jec. Scopo dell’iniziativa è far comprendere sia ai giovani che a quanti sono impegnati nel campo dell’educazione le conseguenze negative della corruzione nel Paese. (T.C.)

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    Solidarietà dei vescovi Usa ai profughi della Georgia

    ◊   Una grande fede e una forte speranza di tornare presto alla normalità. Sono i sentimenti che il cardinale Theodore Edgar McCarrik, arcivescovo emerito di Washington e membro della direzione del Catholic Relief Service della Conferenza episcopale USA, ha riscontrato tra i profughi georgiani. Il porporato si è recato in visita nel Paese caucasico, colpito lo scorso agosto dalla guerra nelle province dell’Ossezia e dell’Abkhazia, per esprimere i suoi sentimenti di solidarietà ai familiari delle vittime e per recarsi nei due campi profughi approntati con gli aiuti del Catholic Relief Service. Ha riferito, poi, di quest’esperienza lo scorso 15 febbraio a Beirut, in occasione di un incontro con i rappresentanti dell’informazione. “La guerra non è mai la soluzione – ha affermato il cardinale Theodore Edgar McCarrik, ripreso dall’Osservatore Romano – descrivendo la situazione in cui versano gli uomini e le donne costretti a lasciare le proprie dimore e oggi profondamente grati per la nostra opera di soccorso”. (S.G.)

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    Migrazioni e tratta delle persone al centro del "Salesian Youth Summit"

    ◊   Circa cento giovani hanno preso parte alle quattro giornate del “Salesian Youth Summit 2009”, conclusosi lo scorso 16 febbraio nel “Camp St. Francis” di Aptos, in California. Si tratta, spiega l’agenzia Fides, di un importante evento di approfondimento e formazione che verte su tematiche ed orientamenti di attualità legate soprattutto ai fenomeni migratori, come la tratta delle persone e il diritto all’asilo. L’incontro è stato coordinato dall’Ispettoria salesiana degli Stati Uniti Ovest, ed animato dal coadiutore salesiano Al Vu, Delegato ispettoriale per la Pastorale Giovanile; tra i presenti anche don Timothy Ploch, nuovo superiore dei Salesiani degli Stati Uniti Ovest. Dall’incontro sono emersi importanti aspetti di educazione civica e morale, secondo lo stile di Don Bosco e, al termine dei lavori è stata emessa una dichiarazione finale che impegna i partecipanti ad una serie di iniziative concrete a livello personale, familiare, ecclesiale, della Famiglia Salesiana e della comunità sociale, tra le quali sollecitare i politici perché presentino al governo Federale una petizione per una nuova legge per gli immigranti privi di documenti. (S.G.)

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    I vertici della Caritas italiana ricevuti dal presidente Napolitano

    ◊   Povertà, crisi economica e sociale, solidarietà e bene comune. Sono stati alcuni dei grandi temi toccati ieri nell’incontro dei vertici di Caritas Italiana con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Durante il colloquio, svoltosi al Quirinale, si è parlato anche del ruolo sempre più centrale dell’Europa, del fenomeno migratorio e dei problemi del mondo carcerario. “Occorre – ha sottolineato mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, presidente della Commissione episcopale Carità e Salute e presidente di Caritas Italiana - che ogni realtà del Paese, per la sfera di sua competenza, si impegni e si coinvolga in iniziative nei confronti delle famiglie colpite dalla crisi, in un’ottica di solidarietà e con un’attenzione alle antiche e alle nuove povertà”. Sulla scia del recente anniversario dei Patti Lateranensi, il presule ha poi ribadito l’importanza del dialogo e dell’ascolto vicendevole tra Stato e Chiesa, anche su temi riguardo ai quali, nella società civile, esistono diverse valutazioni, come, ad esempio, i principi del diritto naturale. Inoltre, la Caritas Italiana ha presentato al presidente Napolitano i contenuti di “Ripartire dai poveri”, l’ottavo rapporto) curato da Caritas Italiana e Fondazione Emanuela Zancan su povertà ed esclusione sociale, e di “Nell’occhio del ciclone”, terza ricerca sui conflitti dimenticati, curata da Caritas Italiana, in collaborazione con il settimanale "Famiglia Cristiana" e il quindicinale "Il Regno". “La preoccupazione emersa – informa una nota - è che l’attuale crisi non penalizzi doppiamente i paesi del Sud del mondo, specialmente nel continente africano. Si tratta dunque di mantenere un’attenzione globale al tema povertà, portando i poveri da “ultimi della fila”, ai quali riservare solo attenzione e risorse residuali, ai primi posti nell’attenzione e nelle agende politiche e sociali, per realizzare così il “bene comune”. Quel bene comune che la dottrina sociale della Chiesa definisce così: “Bene di tutti e di ciascuno, giacché tutti siamo responsabili di tutti". (I.P.)

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    Onorificenza a mons. Ravasi dal governo cileno

    ◊   Il Governo cileno ha conferito all'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura e della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e dell'Archeologia Sacra, l'onorificenza “Generale Bernardo O'Higgins Riquelme, nel suo grado massimo di Gran Croce. Il riconoscimento, ha detto l'ambasciatore del Cile presso la Santa Sede, Pablo Cabrera, durante la cerimonia di consegna, “riveste un enorme significato per il fatto che il Governo del Cile lo assegna a personalità che si sono distinte per qualche atteggiamento o avvicinamento di amicizia nei confronti del nostro Paese”. Il fatto che alle qualità personali e professionali si aggiunga la condizione di alto dignitario in un'area nevralgica della Chiesa — ha continuato — “ci riempie di soddisfazione e di aspettative nella misura in cui si unisce a noi un amico che, in virtù della sua comunione e vicinanza con il Santo Padre, potrà intercedere affinché si rafforzino i canali di comunicazione e perché il dialogo bilaterale sia sempre più fecondo e profondo e, nel suo prodursi, tenga conto delle realtà e delle aspirazioni di ognuna delle parti”. Il diplomatico ha definito “notevole, solida e attuale” l'opera letteraria di Ravasi. Le tematiche affrontate, ha continuato Pablo Cabrera, coprono campi molto diversi, anche se le preferenze cadono sull'ambito religioso e su quello scientifico. “Nell'attribuire alla Parola tutta la centralità, la grandezza e lo splendore che meritano, gli scritti e i commentari sono portatori di un valore poetico originale e anche seduttivo. La plasticità dei testi e la duttilità delle sue conferenze rivelano l'autore, al tempo stesso, come osservatore sensibile e interprete equilibrato che, attraverso una penna agile e un linguaggio raffinato, è in grado di intrattenere anche la persona più scettica o incredula”, sottolinea ancora l'ambasciatore. Inoltre, continua, “ogni opera di monsignor Ravasi ha il merito di andare a collocarsi in un contesto preciso, conquistando l'attenzione partecipata del lettore o dell'occasionale interlocutore”. (I.P.)

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    "Anno Vincenziano" per ricordare l'opera di Vincenzo de' Paoli e Luisa de Marillac

    ◊   Sono trascorsi 350 anni della morte di San Vincenzo de Paoli e di Santa Luisa de Marillac, entrambi scomparsi a Parigi, a distanza di pochi mesi nel 1660. La ricorrenza verrà celebrata nel 2010 con la proclamazione di un “Anno Vincenziano” in tutto il mondo e, a questo fine, riferisce Fides, è già stato attivato un comitato internazionale. Promotori dell’iniziativa, naturalmente, i figli e le figlie spirituali di San Vincenzo, che in numerose aree disagiate del pianeta, continuano l’opera di evangelizzazione e solidarietà verso il prossimo avviata dal loro fondatore. San Vincenzo de Paoli, nato il 25 aprile 1581 a Pouy, nel sud-ovest della Francia, diede infatti vita alle Dame della Carità (poi Volontariato Vincenziano), alla Congregazione della Missione, alle Figlie della Carità, impegnate negli ospedali e nelle scuole. Fondamentale alla realizzazione della sua opera, il contributo di Santa Luisa de Marillac, nata a Parigi nel 1591 e appartenente a una delle più celebri famiglie alla corte del Re di Francia. Moglie e madre, Luisa iniziò a dedicarsi intensamente alle opere di solidarietà dopo la scomparsa del marito e, in particolare, fu attiva nella Compagnia delle Dame della Carità sotto la guida di San Vincenzo. La sua canonizzazione risale al 1934; quella di San Vincenzo al 1737. Oggi, “tutte le iniziative previste per l’Anno Vincenziano - scrive suor Maria Ida Cislaghi, sul periodico Informazione Vincenziana - hanno l’unico scopo di riattingere al carisma della carità e della missione ricevuto dai nostri Santi per farlo vibrare ancora oggi nella Chiesa e nel mondo”. (S.G.)

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    A Loreto i 50 anni di sacerdozio di padre De Fiores

    ◊   Questa mattina, nel santuario della Santa Casa di Loreto, dove era stato ordinato presbitero, padre Stefano De Fiores, monfortano, noto mariologo a livello mondiale, ha ricordato con una celebrazione eucaristica i suoi 50 anni di sacerdozio. Ha voluto così rendere grazie a Dio, in comunione con Maria, per il bene compiuto in questo mezzo secolo soprattutto attraverso l’insegnamento della teologia, la predicazione e i numerosi libri e innumerevoli articoli da lui pubblicati sulla mariologia. Stefano De Fiores nasce a San Luca di Reggio Calabria nel 1933. Compie gli studi umanistici, filosofici e teologici presso i Missionari Monfortani, tra i quali entra con la professione religiosa nel 1953. Ordinato presbitero nella Basilica lauretana nel 1959, consegue la Licenza in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e il Dottorato in teologia spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana. Copre vari incarichi nella sua Congregazione, come professore nello Scolasticato monfortano di Roma, superiore e direttore del Centro mariano monfortano, superiore provinciale della Provincia italiana. Insegna varie discipline mariologiche presso la Pontificia Facoltà teologica Marianum ed è Ordinario emerito di mariologia sistematica alla Pontificia Università Gregoriana. Direttore del Collegamento mariano nazionale, organizza nove convegni nazionali dei Rettori dei Santuari d’Italia e nove Settimane mariane nazionali. Nel 1979 fonda l’associazione ‘Centro mariano monfortano’ e nel 1990, con altri 24 soci, l’Associazione mariologica interdisciplinare italiana, di cui è attualmente presidente, e la rivista ‘Theotokos’ per ricerche interdisciplinari di mariologia. Organizza 24 Colloqui internazionali di mariologia in varie località dal 1995 al 2008. In riconoscimento dei suoi studi di mariologia, nel 1983, in occasione del Congresso mariologico internazionale di Malta, gli viene assegnata la Medaglia della Marian Library of Dayton (Ohio); e nel 1990, durante l’VIII Simposio internazionale mariologico, gli viene conferito il Premio Laurentin “Pro Ancilla Domini” da parte della Pontificia Facoltà teologica Marianum, e numerosi altri riconoscimenti. E’ autore di ben 29 volumi di mariologia. (A cura di Giovanni Peduto)

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    24 Ore nel Mondo



    Hillary Clinton a Pechino: si rafforza la collaborazione tra Usa e Cina

    ◊   Cina e Stati Uniti insieme contro la crisi. Il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, da ieri in visita a Pechino nell’ambito del suo tour diplomatico in Asia, ha rilanciato i rapporti economici tra i due Paesi per avviare la ripresa dell'economia internazionale. Ce ne parla Marco Guerra:

    Gli Usa aspirano a relazioni ''positive e di collaborazione'' con la Cina. Nel secondo giorno della visita a Pachino, il segretario di Stato, Clinton, insiste sulla necessita di un una sinergia tra le due superpotenze per far fronte alla crisi economica mondiale. Lavorando insieme - ha aggiunto il capo della diplomazia statunitense in conferenza stampa, al termine del suo incontro col ministero degli Esteri cinese - Usa e Cina possono “portare il mondo fuori dalla crisi”. Pechino, dal canto suo, ha ricambiato queste aperture confermando la fiducia nei buoni del Tesoro americani, nei quali ha già investito 700 miliardi di dollari. Il ministro degli Esteri cinese ha poi annunciato che il presidente cinese, Hu Jintao, ed il presidente americano, Barack Obama, avranno il loro primo incontro bilaterale il prossimo aprile a Londra, dove entrambi parteciperanno al vertice del G20, considerato un momento di importanza cruciale per innescare una ripresa dell'economia internazionale. Intanto, è ancora polemica per le parole di ieri della Clinton sui diritti umani, secondo cui la questione al momento ''non deve interferire'' nella cooperazione tra Washington e Pechino. Diverse le reazioni tra le organizzazioni umanitarie, fra le quali Amnesty International, che si è detta ''scioccata'' ed ''estremamente delusa'' dalle posizioni assunte dal segretario Usa.

     
    Usa - Guantanamo
    Un rapporto del Pentagono commissionato dal presidente Obama ha concluso che le condizioni nella base-prigione di Guantanamo per sospetti terroristi a Cuba rispettano i dettami umanitari della Commissione di Ginevra. Il dossier - del quale il New York Times pubblica il contenuto prima della visita nella base, lunedì prossimo, del ministro della Giustizia, Holder - riporta però molte raccomandazioni per aumentare i contatti umani tra prigionieri. Obama aveva chiesto il rapporto nel suo secondo giorno di presidenza, in vista della chiusura della base-prigione di qui a un anno. Riceverà, nel corso del fine settimana, il dossier nel quale sono discussi alcuni degli aspetti più controversi del trattamento dei detenuti, come l'alimentazione forzata con sonde. Per anni, molte critiche rivolte a Guantanamo si erano appuntate sul fatto che i detenuti passano fino a 23 ore al giorno in isolamento in celle di cemento e sono autorizzati a un'ora d'aria, ma da soli.

    Italia - attesa per l'elezione del nuovo segretario del Pd
    Dopo le dimissioni di Walter Veltroni, l’Assemblea nazionale del Partito democratico ha votato per eleggere oggi un segretario, bocciando dunque l’idea di primarie subito. Sono due le candidature pervenute: quella di Dario Franceschini e quella di Arturo Parisi. Il servizio di Fausta Speranza.

    Al momento è dibattito, in attesa del voto che inizierà alle 15.30. Fra i due candidati, Parisi aveva richiesto l'indizione delle primarie. In ogni caso, ha sottolineato, “bisogna ricominciare dalla politica non solo dai personalismi, ma ricominciare dalla democrazia perchè in questo momento serve una forza e un'autorevolezza che solo una guida legittima possono assicurare”. Da parte sua, Dario Franceschini ha promesso nessun ritorno al passato sulle alleanze, ha dichiarato di interpretare il ruolo di segretario reggente come un compito terribile al quale - ha detto - non si è sottratto per spirito di servizio. Ha ribadito dunque che il lavoro finisce ad ottobre con il congresso e le primarie”. Ma ha anche sottolineato che gli errori di Veltroni sono stati anche i suoi errori. E si è anche parlato di laicità dello Stato: “Ho sempre sostenuto - ha detto - il diritto della Chiesa di far sentire la sua voce, ma non bisogna mai dimenticare che è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”. Sui 1.229 delegati, 1.006 hanno votato per eleggere oggi il segretario. È stata dunque forte la bocciatura per l'opzione di chi voleva andare entro un mese alle primarie per eleggere un nuovo leader, dopo le dimissioni di Veltroni. Platea attenta e silenziosa, quella di oggi a Roma, un applauso tiepido a Veltroni e solo un momento di slogan urlati in difesa delle primarie. I vari esponenti si sono alternati per sostenere la tesi del segretario subito o quella, appunto, delle primarie. Pier Luigi Bersani, che caldeggiava l'elezione di Dario Franceschini, ha confermato la sua candidatura per quando ci sarà il Congresso. Rosy Bindi ha detto del segretario di garanzia che deve "assumersi la responsabilità di quanto successo fino ad ora e deve azzerare la gestione maggioritaria”. Da parte sua, il presidente dei senatori del Partito democratico, Anna Finocchiaro, ha sottolineato: “Noi non torniamo indietro, non è l'8 settembre che ci attende”, aggiungendoc che il Pd non è "un gregge che si disperde alla prima sassata”. Ha riconosciuto però che quello di oggi è un evento straordinario e inaspettato, il passaggio più difficile che un giovane partito può trovarsi ad affrontare.

     
    Previsioni economiche della Banca d’Italia
    "Le ripercussioni sull'occupazione non si sono ancora pienamente manifestate; gli indicatori disponibili per i mesi più recenti prefigureranno un netto deterioramento”. Ancora previsione negative per l’economia italiana dal parte del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel suo discorso ai banchieri e agli operatori finanziari riuniti a Milano per il Forex. “Il 2009 e il 2010 saranno anni difficili - ha aggiunto Draghi - e le banche devono attivarsi per affrontarli, facendo pulizia nei bilanci e rafforzando i loro patrimoni per continuare a fornire credito alle imprese. Il governatore ha anche invocato l’intervento del governo a tutela delle fasce più deboli, chiedendo una riforma organica del lavoro con l'estensione degli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, a tutti i lavoratori.
     
    Italia - il Quirinale annuncia taglia di spese per 6 milioni nel 2009
    Il bilancio di previsione del Quirinale prevede per il 2009 minori spese per oltre sei milioni di euro. Lo annuncia una nota del segretario generale, Donato Marra, che quantifica in 6.133.000 euro la minore dotazione richiesta a carico del bilancio dello Stato per l'anno in corso. Analoga riduzione sarà applicata nel prossimo biennio con una ulteriore riduzione di spese di oltre 10 milioni di euro.

    Medio Oriente
    L'esercito israeliano ha confermato di aver sparato con l'artiglieria verso il sud del Libano, in risposta al lancio di un razzo sul nord di Israele che ha causato il ferimento di due persone, tra cui una donna. La tv al-Manar del movimento sciita libanese Hezbollah ha confermato stamani il lancio dal sud del Libano di tre razzi verso Israele, senza però' attribuire l'atto allo stesso Partito di Dio, nè precisando l'identità degli autori dei lanci.

    L’Unione europea condanna gli insediamenti illegali di Israele a Gerusalemme
    L'Unione europea condanna le attività di Israele per la realizzazione di nuovi insediamenti presso Gerusalemme. In una nota, la presidenza ceca dell'Unione richiama con urgenza Israele a “riconsiderare” il piano di insediamento, che costituirebbe una violazione alla legge internazionale ed è contrario agli accordi raggiunti tra israeliani e palestinesi con la comunità internazionale lo scorso anno ad Annapolis. La realizzazione di insediamenti, sottolinea l'Ue, è il “maggiore ostacolo” per la pace in Medio Oriente e per gli sforzi della comunità internazionale a far avanzare il processo di pace. L'Unione europea, rileva ancora la presidenza ceca, ha sempre sostenuto chiaramente che non ci può essere pace duratura in Medio Oriente senza la creazione di uno Stato palestinese e la realizzazione di insediamenti danneggia questa prospettiva.

    Il Dipartimento di Stato USA conferma la lettera di Hamas
    Il senatore del Massachusetts, John Kerry, presidente della Commissione esteri statunitense, ha ricevuto una lettera di Hamas destinata al presidente degli Stati Uniti, Obama. La notizia, che circolava da alcuni giorni, è stata confermato da una fonte del Dipartimento di Stato a Washington. La fonte che ha chiesto di non essere identificata, ha detto che la lettera era di Hamas e che era destinata al presidente Obama. È stata consegnata al senatore Kerry, che a sua volta l'ha consegnata al consolato statunitense” a Gerusalemme, dove Kerry si trovava.

    Iraq
    Un capitano della polizia irachena è stato ucciso in un agguato stamani nel centro di Diwaniya, città a maggioranza sciita 180 km a sud di Baghdad. Intanto, più di ottanta terroristi legati ad al-Qaeda sono stati arrestati dalle forze della sicurezza irachene nelle due province irachene di Mossul e Diyala in due operazioni militari distinte.

    Afghanistan
    In Afghanistan, non si fermano gli attacchi della guerriglia talebana. Tre soldati della coalizione a comando statunitense sono morti a causa dell'esplosione di una bomba nel sud del Paese. Lo ha reso noto il comando Usa, senza specificare la nazionalità delle vittime. La bomba è esplosa durante un pattugliamento di ricognizione nella provincia dell'Oruzgan, dove al momento operano militari olandesi, australiani e americani. Salgono così a 39 i soldati stranieri morti in Afghanistan dall'inizio dell'anno.

    Pakistan
    Ancora un attentato in Pakistan contro i convogli di rifornimento per le truppe della Nato di stanza nel vicino Afghanistan. Una bomba è stata fatta detonare a distanza al passaggio di un'autocisterna carica di carburante, lungo la strada principale che collega Peshawar al valico di confine di Torkham. L’esplosione ha provocato la morte di un passante e il ferimento di altri due civili, illeso il conducente del mezzo. Le truppe di stanza in Afghanistan dipendono dai rifornimenti dal Pakistan per l'80 per cento del proprio fabbisogno. Negli ultimi mesi si sono intensificati gli attacchi dei talebani contro i convogli o i depositi.

    Iran
    Nuova ondata di esecuzioni capitali in Iran, dove in un solo giorno cinque uomini sono stati impiccati nel carcere di Isfahan. Due dei giustiziati erano stati condannati a morte per omicidio e altri tre per traffico di stupefacenti. Sale così ad almeno 50 il numero delle esecuzioni capitali avvenute dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, compresa l'impiccagione di un uomo di 50 anni che era stato condannato a morte per adulterio.

    Slovacchia: incidente treno-pullman
    È di almeno dieci morti e 20 feriti il bilancio della violenta collisione tra un treno e un pullman turistico, avvenuta oggi a un passaggio a livello nei pressi di Polomka Bucnik, cittadina della Slovacchia centrale. Secondo fonti mediche, le vittime sono tutte slovacche. Ancora da accertare invece l'esatta dinamica del disastro: sembra comunque che il convoglio sia piombato a piena velocità sul veicolo, a bordo del quale si trovavano in tutto 36 persone.

    Energia
    Il colosso elettrico italiano Enel ha acquistato il 25% di Endesa, controllata dalla spagnola Acciona e leader nella penisola iberica e in Sudamerica. Con questa acquisizione, si è dato vita al secondo gruppo europeo nel settore energia, dopo la francese Edf.

    Nigeria
    Chiese e moschee date alle fiamme oggi a Bauchi, nell'est della Nigeria, in scontri tra gruppi rivali nei quali, secondo fonti di stampa, sarebbero coinvolti cristiani e dei musulmani. Almeno 3 i morti e 7 i feriti, riferisce un funzionario della Croce rossa nigeriana. La città di Bauchi si trova a poca distanza da quella di Jos, capitale dello Stato di Plateau, teatro nel novembre scorso di scontri che hanno causato almeno 200 morti, o quasi 500 secondo altre fonti. Le violenze - esplose dopo le elezioni locali che avevano visto prevalere il partito di ispirazione cristiana (Pdp) su quello musulmano (Anpp) - sono rientrate solo dopo il massiccio intervento delle forze dell'ordine e dell'esercito.

    Madagascar
    Il presidente del Madagascar, Marc Ravalomanana, ed il leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, si sono incontrati oggi per tentare di risolvere la crisi nel Paese che ha causato almeno 125 morti il mese scorso. Il colloquio tra i due si è svolto sotto l'egida dei leader religiosi della Chiesa malgascia, che stanno cercando una mediazione per uscire dalla crisi. Lo scorso 7 febbraio, 40 persone erano state uccise e più di 350 ferite dalla guardia presidenziale che aveva sparato ad altezza d'uomo contro i dimostranti pro-Rajoelina, ex sindaco della capitale proclamatosi leader del Paese, che si erano radunati per un corteo di protesta. Il giorno dopo, Benedetto XVI, nel corso dell'Angelus, aveva espresso viva preoccupazione per la situazione in Madagascar e aveva chiesto il ritorno alla convivenza civile. La crisi si protrae da mesi ma in gennaio è degenerata. A dare il via all'esplosione di violenza era stata la chiusura, il 13 dicembre 2008, della tv di proprietà di Rajoelina, che aveva trasmesso un'intervista all'ex presidente, Didier Ratsiraka, capo dello Stato per 26 anni ed ora in esilio in Francia dopo la sconfitta nelle contestate elezioni presidenziali del 2001.

    Kosovo
    Il governo del Kosovo ha ieri rifiutato l'ingresso sul suo territorio al ministro serbo, Goran Bodanovic, accusandolo di “istigazione alla violenza”. Lo ha detto ieri sera alla Tv del Kosovo il ministro dell'Interno, Zenun Pajaziti, spiegando che tra le ragioni che hanno indotto il governo di Pristina ad adottare questo provvedimento vi era appunto quella di impedire a Bogdanovic, titolare del dicastero serbo per il Kosovo, di rendersi responsabile di “istigazione alla violenza”. Pajaziti ha spiegato che Belgrado aveva presentato una richiesta attraverso la mediazione di una missione dell'Onu. Da quando il Kosovo, un'ex provincia serba, ha proclamato unilateralmente l'indipendenza da Belgrado il 18 febbraio 2008 è la prima volta che si rifiuta di accogliere sul suo territorio un rappresentante del governo serbo.

    Questione nucleare
    Gli Stati Uniti e i loro alleati devono affrontare “senza indugi” il “problema urgente” costituito dal programma nucleare iraniano. In questi termini, si è espresso oggi a Washington il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, rispondendo a una domanda dei giornalisti circa l'ultimo rapporto dell'Aiea, che stima che l'Iran abbia ormai prodotto uranio arricchito a sufficienza da armare una bomba nucleare. Precisando di non aver letto il rapporto, Gibbs ha detto che esso “rappresenta un'altra occasione persa per l'Iran, che continua a rifiutare i suoi obblighi internazionali”. Il portavoce della Casa Bianca ha anche aggiunto che, per quanto riguarda il programma nucleare iraniano, “lavorare con gli alleati è una questione che non può essere rimandata”. L'amministrazione Obama aveva nei giorni scorsi espresso l'auspicio che con Teheran possa essere avviata una nuova fase nei rapporti diplomatici, improntata alla ricerca del dialogo.

    Chiuse due banche del gruppo Stanford
    Acquista contorni sempre più allargati la vicenda del banchiere texano, Allen Stanford, accusato di truffa dalla SEC (la Consob americana) per un ammontare complessivo superiore ai 9 miliardi di dollari. L'autorità bancaria di Antigua e Barbuda ha annunciato oggi di aver chiuso due banche del gruppo Stanford, accusandolo di aver truffato decine di migliaia di investitori in America Latina e nei Caraibi. L'autorità caraibica ha comunicato di aver dato mandato ai suoi ispettori di congelare i conti e i beni delle banche del gruppo che hanno sede nell'isola. La decisione, ha precisato, è volta “a proteggere gli interessi degli investitori e dei depositi”. Allen Stanford - che ha doppia nazionalità americana e di Antigua, e che pare gestisse proprio da Antigua i suoi affari - è stato nel frattempo localizzato in Virginia dalle autorità americane, che lo hanno formalmente informato di aver avviato un procedimento nei suoi confronti con l'accusa di frode.

    Nuove notizie di un imminente test missilistico in Corea del Nord
    La Corea del Nord alla fine del mese potrebbe effettuare un test con un missile balistico di media gittata, stando alla rivista britannica specializzata in questioni militari, "Janès". Immagini satellitari rilevate mercoledì scorso, stando agli esperti della pubblicazione, indicherebbero che Pyongyang sta preparandosi al lancio di un missile o di tipo "Taepodong-2" o di tipo "Paektusan-2". Secondo l'analista Joseph Bermudez, il test potrebbe essere effettuato dal sito di Musudan-ni, dove sarebbero stati attivati o installati radar e apparecchiature telemetriche. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Marco Guerra)

     

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 52


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