Logo 50 Radiogiornale Radio Vaticana
Redazione +390669883674 | +390669883998 | e-mail: sicsegre@vatiradio.va

Sommario del 09/02/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il bene della persona e il bene della nazione, punto di convergenza tra Chiesa e Stato. Così Benedetto XVI al nuovo ambasciatore del Brasile
  • Altre udienze e nomine
  • Il Papa ricorda in un telegramma mons. Cipriano Calderón Polo, "servitore altruista della Santa Sede". Ieri, le esequie in Spagna
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Eluana: la Chiesa non impone i suoi valori, ma dà testimonianza della verità. Le riflessioni di mons. Negri e del prof. D’Agostino
  • Il ministro italiano Maroni: nessun obbligo per i medici italiani di denunciare i clandestini. Intervista col prof. Morrone: tradirebbe fiducia medico-paziente
  • Gli aggiornamenti esegetici contenuti nella nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme. Intervista con il biblista, padre Alfio Filippi
  • Chiesa e SocietÓ

  • Sri Lanka: i cristiani del sud pregano per i civili tamil vittime della guerra
  • Vescovi e ulema lanciano nelle Filippine un "progetto storico" per la pace a Mindanao
  • Australia: messaggio dei vescovi per le vittime di incendi ed alluvioni
  • Lotta dei vescovi africani contro la corruzione e la povertà
  • Appello alla pace al termine della plenaria dei vescovi dell'Africa dell'Ovest, in Costa d'Avorio
  • Perù: la Chiesa contro la legalizzazione della vendita controllata di droga
  • Colombia: oggi si aprono i lavori dell’assemblea episcopale
  • Venezuela: il cardinale Urosa condanna l’attacco incendiario contro una chiesa della capitale
  • Usa: Obama rafforza l’Ufficio che si occupa della cooperazione con le associazioni religiose
  • All’Università Cattolica di Milano, mons. Crociata affronta il rapporto tra fede e mondo
  • Telefono Arcobaleno: migliaia di minori vittime del mercato della pedofilia on line
  • I giovani cattolici nepalesi chiedono la creazione di un forum interreligioso
  • La diocesi di Han Dan ha vissuto il Capodanno cinese all’insegna del rilancio dell’evangelizzazione
  • Suore rapite in Kenya: per il movimento P. De Foucauld serve molta pazienza
  • Celebrata ieri in Francia la Domenica della salute
  • A Londra si apre il Sinodo della Chiesa d'Inghilterra
  • Al via la Conferenza mondiale battista per la pace
  • Consiglio mondiale delle Chiese: al via la raccolta di candidature per il segretariato
  • Monastero a rischio in Turchia: le terre dove sorge sono state spartite tra i villaggi circostanti
  • Continua la 59.ma edizione del Festival di Berlino tra sorprese e mezze delusioni
  • 24 Ore nel Mondo

  • Raid israeliano su Gaza dopo il lancio di razzi alla vigilia delle elezioni in Israele
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il bene della persona e il bene della nazione, punto di convergenza tra Chiesa e Stato. Così Benedetto XVI al nuovo ambasciatore del Brasile

    ◊   “Sincero affetto e ampia stima per la nobile nazione” brasiliana il Papa ha espresso oggi ricevendo le Lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Brasile, Luiz Felipe de Seixas Correa, al quale ha raccomandato l’impegno del suo Paese per la pace mondiale e la difesa dei principi fondamentali, specie della sacralità della vita umana. Sposato con quattro figli, laureato in Diritto, de Siexas Correa è stato ambasciatore in Messico, Spagna, Argentina, Germania, oltre che rappresentante a Ginevra, e presso diverse istituzioni dell'ONU. Il servizio di Roberta Gisotti:

    “Obiettivo, e della Chiesa, nella sua missione di natura religiosa e spirituale, e dello Stato, sebbene distinti, è quello di confluire in un punto di convergenza: il bene della persona umana e il bene comune della Nazione”. Lo ha ribadito Benedetto XVI, citando pure il recente Accordo che definisce lo statuto giuridico civile della Chiesa cattolica brasiliana segno di “sincera collaborazione” con il governo. Il Papa ha ricordato che “il Brasile è un Paese che conserva nella sua grande maggioranza una fede cristiana, che attiene alle origini del suo popolo evangelizzato da oltre cinque secoli”.

     
    Ha lodato, il Papa, la convergenza di principi tra la Sede apostolica e il governo brasiliano riguardo “le minacce alla Pace mondiale”, quando questa manchi di “una visione rispettosa del prossimo nella sua dignità umana”. Ha citato Benedetto XVI il recente conflitto in Medio Oriente, che “prova la necessità di sostenere - ha detto - tutte le iniziative rivolte a risolvere pacificamente le divergenze”. Da qui, l’auspicio che il governo brasiliano “prosegua in questa direzione”.

     
    Per altro verso, il Papa ha detto di sperare che “in conformità con i principi che tutelano la dignità umana, dei quali il Brasile è sempre stato paladino, si continui a promuovere e divulgare quei valori umani fondamentali”, riconoscendo “in modo esplicito la sacralità della vita familiare e la salvaguardia del nascituro dal concepimento al suo termine naturale”. Riguardo ancora le sperimentazioni biologiche, Benedetto XVI ha raccomandato “la difesa di un’etica che non deturpi e protegga l’esistenza dell’embrione e il suo diritto a nascere”.

     
    Si è complimentato poi, il Papa, per il ritorno in Brasile di “un clima di accentuata prosperità, fattore di stimolo per lo sviluppo di aree limitrofe e per vari Paesi africani” e per l’impegno di solidarietà del governo nel lottare contro la povertà e l’arretratezza tecnologica.

     
    Benedetto XVI ha infine messo in guardia dai “rischi del consumismo e dell’edonismo associati alla mancanza di solidi principi morali”, che rendono vulnerabili la struttura della società e della famiglia brasiliana. Da qui l’urgenza di “una solida formazione morale a tutti i livelli, incluso l’ambito politico”, di fronte alle minacce generate dalle dominanti ideologie materialiste, e la tentazione della corruzione nella gestione del denaro pubblico e privato.

    inizio pagina

    Altre udienze e nomine

    ◊   Benedetto XVi ha ricevuto nel corso della mattinata, in successivge udienze, cinque presuli della Conferenza episcopale della Nigeria, in Visita ad Limina.

    In Nigeria, Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Enugu, presentata per raggiunti limiti di età dal vescovo Anthony Okonkwo Gbuji. Al suo posto, il Papa ha nominato il sacerdote Callistus Valentine Onaga, finora amministratore della Cattedrale e vicario generale della medesima diocesi. Il neo presule, 50 anni, è originario dello Stato di Enugu. Ha studiato Filosofia nel Seminario maggiore di Ikot Ekpene e Teologia presso il Bigard Memorial Seminary. Ordinato sacerdote ha svolto, tra gli altri, gli incarichi di rector ecclesiae, Bad Honnef e lecturer, a Bad Honnef in Germania, e di parroco. La Diocesi di Enugu ha una superficie di 2.738 kmq e una popolazione di oltre 2 milioni di abitanti, dei quali un milione 300 mila sono cattolici, suddivisi in 122 parrocchie, con 268 sacerdoti, 317 fratelli religiosi, 359 suore e 268 seminaristi maggiori.

    Il Pontefice ha nominato direttore dei Servizi generali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano il dott. Giovanni Amici, finora vicedirettore degli stessi Servizi generali, e come vicedirettore delle Telecomunicazioni del medesimo Governatorato il dott. Ing. Luigi Salimbeni, finora aiutante di studio nella Sezione ordinaria dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    Ieri, Benedetto XVI aveva ricevuto il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn.

    inizio pagina

    Il Papa ricorda in un telegramma mons. Cipriano Calderón Polo, "servitore altruista della Santa Sede". Ieri, le esequie in Spagna

    ◊   Un servitore altruista della Santa Sede, caratterizzato da una devozione fedele e generosa: così, in sintesi, Benedetto XVI ha ricordato mons. Cipriano Calderón Polo, scomparso il 4 febbraio all’età di 81 anni, dopo lunga malattia. A firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa ha inviato due telegrammi di cordoglio: il primo alla famiglia del presule, il secondo al direttore generale dei Sacerdoti operai diocesani del Sacro Cuore di Gesù, fraternità cui apparteneva mons. Calderón. Il servizio di Isabella Piro:

    Il Papa ricorda con tristezza la morte di mons. Calderón vescovo titolare di Tagora e vicepresidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina. Per questo, il Pontefice “desidera far giungere il suo più sentito cordoglio” ai familiari del presule scomparso. “In questo momento di particolare afflizione - si legge nel primo telegramma - il Santo Padre offre “ferventi preghiere di suffragio” per l’eterno riposo dell’anima di mons. Calderón, invoca su di lui la materna protezione di Maria Santissima ed imparte ai familiari del presule la Benedizione apostolica, “come segno di fede e di speranza nel Signore Risorto”. Poi, nel telegramma indirizzato alla Fraternità dei Sacerdoti operai diocesani, Benedetto XVI ricorda “la fedele e generosa devozione di questo altruista servitore della Santa Sede”, prima come responsabile dell’edizione settimanale in lingua spagnola de L’Osservatore Romano e poi, dal 1988, come vicepresidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, incarichi che mons. Calderón - continua il telegramma - portò a compimento “come espressione del suo profondo amore a Gesù Cristo e alla missione evangelizzatrice della Chiesa”. Quindi, ancora una volta il Santo Padre benedice “con affetto tutti coloro che piangono una perdita così sentita”.

     
    Ieri, intanto, in Spagna, si sono svolti i funerali del presule. Le esequie hanno avuto luogo nella Cattedrale di Plasencia, dove mons. Calderón era nato nel 1927, e sono state presiedute dal cardinale Antonio Cañizares, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. L’omelia è stata pronunciata, invece, dal vescovo di Plasencia, Amadeo Rodríguez Magro, il quale ha ribadito che “tutta la vita di questo nostro fratello nella fede è rimasta orientata verso il mare infinito di bontà, rappresentato da Gesù Cristo, nel quale si raggiunge la salvezza e la gioia”. Il vescovo di Plasencia ha poi rammentato lo stretto legame tra il presule scomparso ed alcuni Pontefici, come Paolo VI - del quale mons. Calderón fu cronista ufficiale - e come Giovanni Paolo II, con cui condivise la predilezione per “gli amati popoli” latinoamericani e l’ardore missionario, che amava definire “Nuova Evangelizzazione”. Le spoglie di mons. Calderón riposano ora nella Parrocchia di Plasencia dedicata a Cristo Salvatore, dove fu battezzato.

    inizio pagina

    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un editoriale del direttore in memoria di Pio XI dal titolo “Un Papa forte e grande”

    All’Angelus di domenica 8 febbraio Benedetto XVI propone una riflessione sul senso e sul valore della malattia ricordando la prossima Giornata mondiale del malato nella memoria della Vergine di Lourdes

    Le credenziali del nuovo Ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede

    Nell’informazione internazionale, in rilievo l’Australia: oltre centotrenta morti a causa degli incendi

    In cultura, Giampolo Romanato sui settant’anni dalla morte di Pio XI: le difficoltà e le scelte del suo pontificato

    Viene riproposto il testo integrale della lettera di Papa Giovanni XXIII all’episcopato italiano con il discorso che Pio XI avrebbe pronunciato per il decennale dei Patti Lateranensi. Sul tema, inoltre, sono pubblicati documenti inediti relativi alle ultime udienze concesse da Papa Ratti al cardinale Eugenio Pacelli e a monsignor Domenico Tardini

    Nell’informazione religiosa, un articolo dal titolo “Per Eluana la preghiera dei cattolici italiani”

    inizio pagina

    Oggi in Primo Piano



    Eluana: la Chiesa non impone i suoi valori, ma dà testimonianza della verità. Le riflessioni di mons. Negri e del prof. D’Agostino

    ◊   Corsa contro il tempo per salvare Eluana Englaro. Prenderà il via oggi al Senato l’esame del disegno di legge per interrompere la sospensione della nutrizione e idratazione della donna in stato vegetativo da 17 anni, ricoverata da martedì scorso alla clinica “La Quiete” di Udine. Intanto, le condizioni di Eluana sono stazionarie: da tre giorni le sono state sospese idratazione e alimentazione ed è sedata. Sempre oggi la Regione e la Procura procederanno con gli accertamenti sulle anomalie rilevate dai Nas nella struttura. Dal canto suo, il vicedirettore de “La Quiete” sostiene che stanze e apparecchiature della clinica sono in regola. Per una riflessione sugli aspetti etico-giuridici della vicenda, Alessandro Gisotti ha intervistato il prof. Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani:

    R. - In assenza di soluzioni di mediazione che si sono tentate, ma sono fallite, ritengo corretto arrivare ad una soluzione che il governo - con la sua responsabilità politica - propone al parlamento, e che il parlamento sarà chiamato a ratificare o a non ratificare.

     
    D. - Il protocollo che sta conducendo Eluana Englaro alla morte ha avuto il via libera attraverso una sentenza. In presenza di questo vuoto legislativo, quali rischi si corrono?

     
    R. - Intanto, come giurista, ritengo che non esistesse in Italia un vuoto legislativo. Il fatto che il nostro ordinamento non prevedesse il testamento biologico non significa che nel nostro ordinamento ci fosse un vuoto. Significa piuttosto che il testamento biologico non aveva riconoscimento legale. Quello che ha fatto la Cassazione è stato - attraverso dei veri e propri equilibrismi argomentativi ed interpretativi - introdurre, nel nostro ordinamento, un testamento biologico orale, perché di questo essenzialmente si tratta. In questa situazione, di totale lacerazione, soltanto la legge - a questo punto - può portare chiarezza e mettere dei punti fermi.

     
    D. - Questo l’aspetto giuridico. Poi c’è l’aspetto, se vogliamo, culturale: in questi giorni leggiamo che si moltiplicano gli appelli su You Tube di chi rifiuta eventuali cure mediche. Lo spirito dei tempi sembra quasi portare ad un testamento biologico “fai da te”…

     
    R. - Dal punto di vista culturale, è chiarissimo che c’è una forte pressione per banalizzare l’eutanasia e per legalizzarla. Molti di coloro che chiedono che vengano riconosciute le loro volontà di sospensione dell’alimentazione, lo fanno partendo da atteggiamenti propriamente ideologici e - in generale - nella più totale mancanza di consapevolezza di quanto intricate, dolorose siano queste situazioni di fine vita. Bisognerebbe prima, con molta umiltà, entrare nello specifico delle situazioni di fine vita. E si capirebbe che sono tutte situazioni l’una diversa dall’altra, e che nessuna di esse trova giovamento ad essere affrontata attraverso slogan.

     
    D. - In questa vicenda, peraltro - come sempre più spesso accade quando si tratta di valori – da più parti si è criticata la Chiesa d’interferenza. Cosa ne pensa?

     
    R. - La battaglia contro l’eutanasia è sicuramente patrimonio dell’insegnamento della Chiesa, ma è altrettanto - sicuramente - patrimonio dell’intera umanità. Lo dimostra il fatto che, ordinariamente, tranne poche eccezioni, nessun Paese al mondo - cristiano, islamico, buddista, scintoista, comunista, laico - ha mai, fino ad oggi, formalmente riconosciuto l’eutanasia. Il no all’eutanasia è un no che ha profonde motivazioni laiche, di carattere antropologico. A queste motivazioni si aggiungono, con tutto il loro peso, le motivazioni dottrinali e spirituali della Chiesa.

    Intanto, il padre di Terri Schiavo, la donna americana la cui vicenda ricorda quella di Eluana, ha scritto una lettera a Beppino Englaro. “I sostenitori dell’eutanasia - afferma Bob Schindler - le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso”. E conclude: sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana”. In questi giorni, in cui è particolarmente accesso il dibattito nella società italiana sulla vicenda, da alcuni ambienti si è accusata la Chiesa di voler imporre i suoi valori e la si è invitata a tacere. Una richiesta irricevibile come sottolinea, al microfono di Alessandro Gisotti, il vescovo di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri:

    R. - La Chiesa, se rinunciasse alla Parola, alla responsabilità di dire la verità - come diceva Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte: “Il primo modo di amare gli uomini è dire la verità” - vorrebbe dire che più profondamente ha rinunciato, o meglio ha tradito, la sua identità. Questo è un diritto fondamentale, ma è anche la strada per un contributo significativo alla vita sociale. Nel nostro Paese si sta compiendo un omicidio freddo su una persona certamente viva, su una persona che non ha nessuna possibilità di difesa, a cui si toglie l’acqua e l’alimentazione ma, nel contempo, la si seda perché non soffra dopo aver detto impunemente, fino all’altro giorno, che da 17 anni non soffre più. Togliere alla Chiesa il diritto di intervenire vuol dire affermare l’egemonia assoluta ed indiscutibile di chi, al momento, è alla guida della società.

     
    D. - Non sarà anche che, in un tempo segnato dal relativismo, la Chiesa ancora parla di valori non negoziabili, di verità e quindi, per questo, viene mal sopportata?

     
    R. - Viene mal sopportata perché ribadisce il valore della verità come esigenza fondamentale del cuore umano e, quindi, come libertà per ciascuno di percorrere il proprio itinerario verso la verità. E arrivata a questa verità, qualunque essa sia, l’inderogabile responsabilità di esserne portatore nella società. Nel 1983, nella Dives in misericordia, Giovanni Paolo II disse che il pericolo che incombeva sull’umanità non era quello dell’olocausto nucleare, ma della perdita della libertà di coscienza dei singoli, dei popoli, delle nazioni, ottenuta attraverso l’uso spregiudicato dei mezzi della comunicazione sociale.

     
    D. - In che modo, in un clima come quello che stiamo vivendo, la Chiesa può rendere ragione della propria speranza, vincendo chiusure e pregiudizi?

     
    R. - Affermando che la verità corrisponde in profondità all’esigenza del cuore dell’uomo e, quindi, è offerta alla libertà di ogni uomo: non è imposta, ma non può essere neanche negata. Noi questa verità che proclamiamo, la testimoniamo nella vita di fede, di carità. Si pensi a tutte quelle enormi testimonianze di carità di cui abbiamo potuto prendere coscienza in questa vicenda terribile di Eluana Englaro. La nostra è una verità che si fa nella carità. Io credo che, nel mondo di oggi, debba essere testimoniata la verità nella tranquilla e quotidiana esperienza della carità. Poi, sono la verità e la carità che trovano l’accesso nel cuore dell’uomo, rientrano e diventano una proposta di vita nuova ed alternativa.

    inizio pagina

    Il ministro italiano Maroni: nessun obbligo per i medici italiani di denunciare i clandestini. Intervista col prof. Morrone: tradirebbe fiducia medico-paziente

    ◊   Il ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, ha affermato oggi che è falso sostenere che il disegno di legge sulla sicurezza, in discussione in parlamento, obblighi i medici a denunciare gli immigrati irregolari In un'intervista, il numero uno del Viminale ha spiegato che nel testo di legge si è voluta eliminare una norma del '98 che - vietando ai medici di denunciare un immigrato irregolare - impediva loro di segnalarne alle autorità uno chi si fosse eventualmente reso colpevole di un crimine. Sull'interpretazione di questa norma, che sta suscitando molte perplessità nel settore medico, Luca Collodi ha chiesto l'opinione del prof. Aldo Morrone, direttore generale dell'Istituto nazionale per la Salute, i migranti e la povertà dell'Ospedale San Gallicano di Roma:

    R. - Io credo sia impossibile chiedere ai medici di spezzare quel legame di fiducia, di intimità ed anche di vincolo profondo, oserei chiamarlo "sacro", tra colui che si affida alle cure del medico - rivelando tutta la sua fragilità, le sue malattie, la sua vulnerabilità, la sua precarietà - e il medico che poi dovesse, dopo averlo visitato e curato, denunciarlo alle autorità, perché la sua condizione di immigrato irregolare lo dovesse imporre.

     
    D. - Prof. Morrone, tra l’altro la nostra Costituzione sancisce proprio il diritto alla salute…

     
    R. - La nostra Costituzione, all’articolo 32, è molto chiara su questo: dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. E’ interessante notare che questo articolo 32 è l’unico della Costituzione dove non si cita la parola “cittadino” e si utilizza il termine “individuo” per affermare che il diritto alla salute è prioritario rispetto al diritto alla cittadinanza.

     
    D. - Comunque, c’è poi il dovere del medico di assistere e curare la salute degli individui...

     
    R. - Non solo resta il diritto, ma da parte del medico resta il dovere di assistere le persone e di accoglierle. Il problema per cui la classe medica, ma anche tutti gli operatori della sanità, hanno espresso forte perplessità e forte preoccupazione è il rischio che gli immigrati, spinti dalla paura di essere segnalati agli organi di polizia, disertino i nostri ambulatori pubblici o si rivolgano magari ad ambulatori non del privato sociale ma clandestini, di organizzazioni criminali che vogliano lucrare - come purtroppo ancora avviene - sulla loro pelle, fingendo di dare garanzia dell’anonimato.

     
    D. - Voi siete presenti anche a Lampedusa, dove lei si reca spesso, con una task force. Quale è la situazione nell’isola?

     
    R. - A Lampedusa, c’è una situazione sicuramente difficile, nella quale l’Italia è stata posta in maniera un po’ isolata dal resto d’Europa. Deve affrontare un grande tema drammatico, che è la fuga di centinaia di migliaia di persone dall’Africa. E’ chiaro che, dinanzi a questa situazione - che necessiterebbe di un grande impegno europeo e internazionale, e il coinvolgimento dei Paesi africani che non possono lasciar partire tutte queste persone, molte delle quali purtroppo annegheranno in questo mare - c’è la necessità di una grande conferenza internazionale, per investire direttamente nei Paesi da cui provengono queste persone. Comunque, dal punto di vista della salute, il Ministero ha investito proprio in questa task-force, coordinata da noi, che ha l'impegno immediato di accogliere, di assistere, di fare delle diagnosi precise, proprio per l’interesse del centro, dove queste persone alloggeranno, ma anche degli operatori che vi lavorano e ovviamente gli interessi del nostro Paese. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

    inizio pagina

    Gli aggiornamenti esegetici contenuti nella nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme. Intervista con il biblista, padre Alfio Filippi

    ◊   E’ da gennaio nelle librerie la nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme delle Edizioni Dehoniane, frutto come sempre del lavoro degli studiosi dell’École Biblique, la Scuola biblica e archeologica che ha sede a Gerusalemme. La nuova pubblicazione della Bibbia forse più diffusa a livello mondiale, oltre a contenere il testo nella nuova traduzione approvata dai vescovi italiani, presenta un apparato di commenti aggiornato agli studi biblici più recenti e note tematiche elaborate secondo nuovi criteri di coerenza testuale e contestuale. Le caratteristiche della nuova edizione sono descritte da padre Alfio Filippi, biblista, direttore editoriale delle Edizioni Dehoniane. L’intervista è di Fabio Colagrande:

    R. - L’edizione francese degli Anni '50-'60 è stata aggiornata e modificata dai Padri domenicani per tenere conto dell’approfondimento che gli studi biblici hanno conosciuto negli ultimi 50, anni soprattutto dopo le grandi scoperte sia archeologiche che testuali fatte in terra di Israele. Basti ricordare, per l’archeologia, gli scavi di Qumran e, per il testo e la Bibbia, il fatto che a Qumran e altrove, come a Masada, è stato trovato un testo di libri della Bibbia che ha permesso di fare dei riscontri per capire meglio e con più accuratezza il testo biblico. Poi nuova perché, essendo stata pubblicata la traduzione della Conferenza episcopale italiana, noi dovevamo aggiornare ed applicare i commenti della Bibbia di Gerusalemme al testo della Conferenza episcopale. Di conseguenza, la nuova edizione è anche un approfondimento e una spiegazione del testo della Cei: c’è una specie di sinossi, di sguardo contemporaneo sul testo della Conferenza episcopale - con il testo greco, il testo ebraico - e quindi il lettore si rende conto e capisce perché la Bibbia sia stata interpretata nei vari modi lungo la storia dell'esegesi.

     
    D. - Quindi, padre Filippi, abbiamo una nuova Bibbia di Gerusalemme che continua però la tradizione tipica dell’École Biblique, di una Bibbia cioè che è tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano…

     
    R. - La continua, in particolare, con la completa spiegazione che viene fatta della Bibbia attraverso le introduzioni a tutti quanti singoli libri della Bibbia. Ogni libro è introdotto, spiegato, e poi lo è anche attraverso le note che a piè di pagina costituiscono una specie di spiegazione dell’ordito tematico che costituisce il testo biblico. Molte di queste note vengono chiamate "note chiave" perché approfondiscono i temi teologici o spirituali o storici che il passo della Bibbia mette in gioco e chiama in campo. In tal modo, allora, la Bibbia diventa anche una specie di "vocabolario" della Bibbia a sfondo teologico e spirituale, che permette di essere introdotti nel senso che la Bibbia ha per chi, da credente, la legge.

    inizio pagina

    Chiesa e SocietÓ



    Sri Lanka: i cristiani del sud pregano per i civili tamil vittime della guerra

    ◊   I cristiani del sud dello Sri Lanka pregano per la popolazione del nord vittima delle guerra. Diverse comunità di fedeli si sono date appuntamento sabato pomeriggio nella chiesa dedicata alla Madonna di Fatima, nel centro di Colombo, per invocare la benedizione di Dio e la protezione delle centinaia di persone che vivono nelle zone teatro dello scontro tra le Tigri tamil e l’esercito. Sacerdoti, religiosi e laici hanno partecipato al momento di preghiera organizzato dal Christian Solidarity movement (Csm), intitolato “Speranza per il popolo sofferente”, che è stato aperto dalla lettura di brani della Bibbia in tamil e singalese. Rivolgendosi ai presenti padre Sarath Iddamalgoda, uno dei coordinatori del Csm, ha ricordato che ”durante il mese di gennaio circa 422 civili sono rimasti uccisi”. Citando il rapporto fornito dalla Commissione giustizia e pace della diocesi cattolica di Jaffna, - riferisce l'agenzia AsuaNews - padre Iddamalgoda ha raccontato che le persone che vivono nell’area del conflitto “hanno avuto 48 ore per abbandonare le loro case, i loro villaggi e raggiungere la zona di sicurezza, controllata dalle forze governative, in cui però 80 persone sono morte e 230 sono rimaste ferite durante quelle stesse 48 ore”. Solidarietà verso le popolazioni del nord è stata espressa anche dal nunzio apostolico mons. Mario Zenari che ha visitato la diocesi di Jaffna e i campi profughi della zona. Nella città del nord Sri Lanka, presso la cattedrale di St. Mary, il rappresentante pontificio ha celebrato ieri la messa domenicale con la speciale intenzione per la sicurezza dei tamil nel Vanni e per una pace duratura nello Sri Lanka. (R.P.)

    inizio pagina

    Vescovi e ulema lanciano nelle Filippine un "progetto storico" per la pace a Mindanao

    ◊   La Conferenza dei vescovi e degli Ulema (Buc) annuncia una iniziativa di ampia portata per risolvere il decennale conflitto a Mindanao, nel sud delle Filippine. Circa 300 gruppi di discussione si riuniranno tra aprile e maggio per ripristinare “il processo di pace” nell’isola e dare un nuovo impulso “ai colloqui fra il governo filippino e il Fronte islamico Moro (Milf)”. Le trattative fra Manila e i ribelli islamici sono bloccate da mesi per la mancata firma del memorandum of agreement, un documento all’interno del quale venivano stabiliti i territori della regione autonoma musulmana del Mindanao. “Ai gruppi di discussione – spiega su AsiaNews padre Alberto Alejo, direttore del progetto Konsult Mindanaw – parteciperanno più di 6mila persone”. Durante gli incontri verranno prese in esame quattro domande, quali linee guida per il dibattito: “Qual è la vostra visione della pace? Quali raccomandazioni fate in merito ai colloqui di pace tra il governo e il Milf? Cosa consigliate per ampliare il processo di pace? Quale potrebbe essere il vostro contributo personale – o a cosa rinuncereste – per la pace a Mindanao?”. Domani si terrà una prima serie di convegni nel North Cotabato, a Bukindon e Marawi City: essi costituiscono l’esperimento pilota in vista degli incontri di aprile e maggio, che interesseranno anche Manila e Cebu, per “garantire la rappresentatività ai musulmani che non vivono a Mindanao”. Mons. Fernando Capalla, arcivescovo di Davao e co-presidente della Conferenza vescovi-ulema, definisce la serie di incontri un evento “senza precedenti” e sottolinea che “a beneficiarne di questo progetto storico sarà tutto il Paese”. L’iniziativa è apprezzata anche dagli esponenti del Milf, a condizione che non vi sia un ruolo attivo del governo. (R.P.)

    inizio pagina

    Australia: messaggio dei vescovi per le vittime di incendi ed alluvioni

    ◊   Sui tragici incendi che si sono sviluppati nello Stato australiano del Victoria, l’arcivescovo Philip Wilson, presidente della Conferenza episcopale australiana ha inviato un messaggio di cordoglio e solidarietà ai familiari delle vittime - ripreso dall'agenzia Sir - in cui si afferma che “le parrocchie di tutta l’Australia stanno pregando per le persone morte negli incendi. Le maggiori associazioni cattoliche, come la san Vincenzo de’ Paoli e Centacare, stanno lavorando per assistere le persone in difficoltà all’interno delle loro comunità. Il sostegno proseguirà anche nei mesi e negli anni a seguire e cammineremo con queste famiglie fino a quando ne avranno bisogno”. Parole di conforto dei vescovi anche per gli abitanti del Queensland, Stato australiano colpito invece dalle alluvioni dove si sono registrati diversi morti e numerosi danni a case e infrastrutture. “Prego – scrive mons. Wilson - per tutti quelli che stanno soffrendo ed estendo la mia gratitudine con cuore a tutti quei volontari che hanno combattuto il fuoco e gli allagamenti con coraggio durante questa emergenza”. (R.P.)

    inizio pagina

    Lotta dei vescovi africani contro la corruzione e la povertà

    ◊   I vescovi di 6 Paesi dell’Africa Centrale mettono sotto accusa la corruzione. È quanto si legge in un rapporto stilato dai presuli che rappresentano le Nazioni che fanno parte dell’Associazione delle conferenze episcopali della regione dell’Africa Centrale (Acerac): Gabon, Congo, Camerun, Ciad, Repubblica Centrafricana, Guinea equatoriale. I vescovi osservano che lo sfruttamento delle risorse naturali di una Nazione deve avvenire nell’osservanza delle norme ambientali e sociali, affinché siano rispettati i diritti dell’uomo e il benessere delle popolazioni. “Se le risorse del suolo e del sottosuolo – spiegano – contrastano con la miseria delle popolazioni, ciò si verifica a causa della corruzione che fa inceppare il funzionamento della nostra amministrazione ed economia, dei nostri investimenti, del nostro sistema educativo e sanitario”. I presuli peraltro mettono in risalto che i loro appelli nel passato, hanno contribuito ad esempio, a rimuovere il tabù sul petrolio, e a richiamare più volte l’attenzione sull’opportunità del cambiamento in materia di scoperta e gestione delle risorse naturali. Infine esortano le comunità nazionali a portare avanti l’impegno contro la povertà e a sviluppare un meccanismo di resistenza contro la corruzione. Più volte l’Acerac è intervenuta per denunciare la corruzione, che incide fortemente sulla povertà dei popoli africani, già provati da frequenti siccità che provocano carestie. I vescovi del Kenya, proprio per contrastare la fame, hanno lanciato un piano strategico quinquennale. Il cardinale John Njue, arcivescovo si Nairobi e presidente della conferenza episcopale locale ha affermato che si tratta di un programma “che guiderà a un apostolato efficace e a servizio di un sostegno avanzato a tutte le diocesi del Paese”. (V.V.)

    inizio pagina

    Appello alla pace al termine della plenaria dei vescovi dell'Africa dell'Ovest, in Costa d'Avorio

    ◊   I vescovi di 11 Paesi dell’Africa dell’Ovest francofona e lusofona, riuniti ad Abidjan in Costa d’Avorio dal 3 febbraio scorso, hanno concluso ieri i loro lavori con un accorato appello all’unità, alla pace e al rispetto dei processi elettorali. Ai dirigenti e a tutti i cittadini dei loro Paesi, i vescovi lanciano l'invito a lavorare per la promozione dell’integrazione, dell’unità e della pace con un impegno collettivo continuo, ma anche in favore della giustizia sociale, del rispetto del bene comune, della spartizione equa e armoniosa delle risorse. Invitano anche a difendere con fermezza il rispetto della vita umana, il cui carattere è sacro dal concepimento fino al suo termine naturale, ricordando che la persona umana è stata creata a immagine e somiglianza di Dio e, dunque, la vita umana rimane inviolabile. I vescovi incoraggiano tutti ad essere cittadini responsabili e al ricorso dei diritti civili per favorire l’organizzazione di elezioni libere e trasparenti, per il loro svolgimento pacifico, e con l’accettazione e il rispetto dei risultati. In un’Africa dove le elezioni sono occasione di contestazione e violenze - che paralizzano la vita politica, economica e sociale, come nello Zimbabwe - si capisce l’insistenza dei vescovi sul processo elettorale, che in molti Paesi della regione, come nella stessa Costa d’Avorio, avrano luogo quest’anno. Infine, i vescovi invitano tutti ad un impegno radicale. “Dobbiamo essere esigenti verso noi stessi - affermano i vescovi dell’Africa dell’Ovest - essere esigenti nel chiedere ai nostri dirigenti e a tutti coloro che si impegnano nella gestione della cosa pubblica, un vero spirito di servizio e il buon governo in favore di uno sviluppo reale e solidale nei nostri Paesi”. Questa plenaria è stata l’ultima della zona francofona, perché la prossima, che avrà luogo nel 2010, sarà quella della nuova Associazione che raggrupperà le Conferenze episcopali dei Paesi francofoni, anglofoni e lusofoni dell’Africa dell’Ovest, cioè un’area che conta più di 240 milioni di abitanti. (Da Abidjan, Joseph Ballong)

    inizio pagina

    Perù: la Chiesa contro la legalizzazione della vendita controllata di droga

    ◊   L’arcivescovo peruviano di Trujillo, mons. Héctor Miguel Cabrejos, recentemente rieletto presidente della Conferenza episcopale del Perù, ha ribadito l’altro ieri il rifiuto della Chiesa locale alla proposta del sindaco Surquillo, Gustavo Sierra, che ha sostenuto la necessità di legalizzare la vendita controllata di stupefacenti per le persone tossicodipendenti. “A mio avviso e della Chiesa tutta, si tratta di un grave errore”, ha precisato il presule che poi ha aggiunto: “Facilitare il consumo della droga usando mille pretesti non è una cosa semplice che lascia indifferenti. Una facilitazione seppure limitata non fa altro che aprire alle droghe tutte le porte. Questa proposta certamente non rappresenta un bene per i giovani, per i loro genitori, per il Paese”. Il presule tra l’altro ha trasmesso queste preoccupazioni al Presidente della Repubblica Alàn Garcìa con il quale ha avuto, venerdì scorso, un incontro per parlare anche delle conseguenze della crisi economica e finanziaria sulla popolazione peruviana, in particolare quella più debole. “La Chiesa sta da tempo portando avanti una riflessione su questa realtà e ciò che ci spinge di più è la ricerca di modi per dare sostegno e solidarietà a coloro che hanno meno risorse e che già patiscono le conseguenze negative e ne soffriranno nei prossimi mesi”, ha sottolineato l’arcivescovo di Trujillo che poi ha voluto precisare: “la questione di fondo di questa crisi è di carattere etico poiché queste sono sempre le conseguenze quando si pensa solo a guadagnare, senza tener in minimo conto della persona umana”. Proprio perché la “Chiesa ha fiducia nella persona umana e ritiene che sarà possibile superare il momento e che tutti devono dare il proprio contributo”, ha ricordato il presidente dell’episcopato peruviano che al termine della sua riunione con il Presidente della Repubblica ha lanciato un appello alla cittadinanza, specialmente alle forze produttive più vive, affinché dallo studio e dalla riflessione siano capaci di trovare le vie migliori per superare l’emergenza e soprattutto costruire un modo diverso di produrre e consumare. “Tutti - ha concluso - siamo chiamati da rendere conto di grandi responsabilità e perciò è nostro dovere lavorare insieme, in un’alleanza, per condurre il Perú fuori dalla crisi”. (L.B.)

    inizio pagina

    Colombia: oggi si aprono i lavori dell’assemblea episcopale

    ◊   Si aprono oggi in Colombia i lavori dell’80.ma Assemblea plenaria dell’episcopato sotto la presidenza di mons. Rubén Salazar, vescovo di Barranquilla che, illustrando alla stampa l’agenda che impegnerà i presuli fino al 13 febbraio prossimo, ha precisato che in sostanza i temi centrali sono due: da un lato il punto sulla situazione ecclesiale con particolare riferimento all’andamento dei piani pastorali, tra cui la Missione continentale e, dall’altro, la complessa e sempre delicata situazione del Paese alla luce degli sforzi per raggiungere la pacificazione nonché quelli per fare fronte alla crisi economica, finanziaria e sociale. Interpellato sulle recenti liberazioni da parte delle Farc di alcuni ostaggi, il presule ha ricordato che la Chiesa come sempre continua a lavorare “in silenzio e con la massima discrezione” e ha salutato come positivo questo gesto augurandosi che non sia isolato. Per quanto riguarda le ricorrenti voci secondo le quali l’episcopato potrebbe fungere da mediatore tra il governo e la guerriglia, mons. Rubén Salazar ha ribadito che la posizione dei vescovi è chiara, conosciuta e non cambia: nessun ruolo di mediazione bensì disponibilità totale a facilitare il dialogo, gli incontri e i negoziati se possibili. “Siamo dell’idea - ha aggiunto - che la soluzione del conflitto deve essere negoziata e non ottenuta tramite la via militare. “Ciò che più preoccupa oggi i vescovi è la conquista di una società pacificata, giusta e solidale affinché ogni bambino possa integrarsi in una società vera”. “Il nostro compito principale e permanente - ha poi rilevato il presidente dei vescovi della Colombia - è quello di evangelizzare, e ovviamente non siamo una forza politica, economica o sociale. Noi siamo il popolo di Dio, il popolo delle persone che crede in Gesù e che desidera vivere coerentemente con il suo insegnamento e messaggio”. Spiegando che proprio la coerenza con questo messaggio porta i pastori a estendere con sollecitudine il proprio sguardo, in quanto compito pastorale, sulla promozione umana e sulla vita quotidiana dei colombiani ha detto: “In quest’ottica ci preoccupa la situazione complessiva del Paese. Esiste molta instabilità e anche confusione. Riteniamo che il Paese ha bisogno di molte risposte e tutti dobbiamo fare la parte che ci spetta. Durante questa Plenaria noi rifletteremo proprio su questo e per quella parte che ci spetta come pastori di una Nazione cattolica”. D’altra parte, ha concluso mons. Rubén Salazar, “per noi la sfida principale è il rinnovo e il rafforzamento della comunione ecclesiale, della comunione fra i pastori, della comunione di tutti i figli di questa Nazione”. (A cura di Luis Badilla)

    inizio pagina

    Venezuela: il cardinale Urosa condanna l’attacco incendiario contro una chiesa della capitale

    ◊   “È urgente e necessario che si metta fine alla violenza politica, ideologica, religiosa e personale che ha sta mettendo in gravi difficoltà il popolo del Venezuela che vive questa situazione con seria apprensione”. Così, ieri l’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Sabino dopo aver fatto visita alla parrocchia San José de Cacao della capitale, che durante la notte aveva subito un attentato incendiario che aveva provocato la distruzione delle porte della chiesa. Il porporato ha inoltre detto che secondo il parroco p. José Luis González, “alle quattro di notte è scattato l’allarme”, ma quando il sacerdote è arrivato all’ingresso del tempio, le porte già erano in fiamme. “Mi rivolgo ancora una volta alle autorità per chiedere che siano individuati i colpevoli di questa aggressione ad un luogo sacro”, ha precisato il cardinale Urosa che poi ha aggiunto: “Non sappiamo chi sia l’autore di questo gesto. Non conosciamo neanche le motivazioni. Dico che noi cattolici abbiamo il dovere di fare rispettare i nostri templi e la nostra fede. Dobbiamo farlo usando tutti i metodi del dialogo e della convivenza pacifica, ma con fermezza, al servizio della pace di tutti”. Questo nuovo atto vandalico contro una chiesa della capitale venezuelana arriva a pochi giorni dal settimo attentato contro la sede della Nunziatura apostolica e contro la principale sinagoga di Caracas. Secondo la stampa locale questi eventi aumentano la pericolosità della violenza che in Venezuela è in crescita da diversi mesi e che non risparmia nulla. Infatti, da tempo la delinquenza comune e gruppi politici non meglio identificati, hanno preso di mira gli imprenditori stranieri, i turisti e ora anche i luoghi religiosi. (L.B.)

    inizio pagina

    Usa: Obama rafforza l’Ufficio che si occupa della cooperazione con le associazioni religiose

    ◊   Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha annunciato la creazione dell’Office of Faith-Based and Neighborhood Partnership. Si tratta di un ufficio per gli affari religiosi, già esistente poiché avviato da George W. Bush, ma ora rinominato ed esteso nelle sue competenze. Nelle intenzioni del neo presidente, infatti, i compiti di questo organismo andranno al di là del finanziamento di programmi sociali, per lavorare alle politiche miranti alla tutela della vita familiare e alla riduzione degli aborti. Con la creazione dell’organismo vengono lasciate in vigore le norme che consentono ai gruppi confessionali di base di ricevere finanziamenti federali anche se assumono solo persone della stessa fede. Tuttavia la Casa Bianca ha precisato che tali norme dovrebbero essere riviste nel caso si verifichino contrasti. È infatti ancora in piedi la questione legata alle accuse di discriminazione e di illegittima attività di proselitismo dei gruppi religiosi impegnati in attività sociali. Parlando in occasione del National Prayer Breakfast, Obama ha specificato che l’obiettivo dell’iniziativa: “non è quello di favorire un gruppo religioso rispetto a un altro o un gruppo religioso rispetto a uno non religioso. L’obiettivo è solamente quello di lavorare a nome di quelle organizzazioni che a loro volta lavorano per le nostre comunità”. Il presidente ha creato un consiglio consultivo composto da 25 membri, tra questi diverse personalità evangeliche e rappresentanti delle organizzazioni laiche no-profit. A guidare l’organismo il giovane Josha Du Bois, 26 anni, pentecostale, già nello staff di Obama nella campagna presidenziale, durante la quale si è occupato di questioni religiose. (V.V.)

    inizio pagina

    All’Università Cattolica di Milano, mons. Crociata affronta il rapporto tra fede e mondo

    ◊   Il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Mariano Crociata ha inaugurato questa mattina all’università Cattolica di Milano il percorso culturale-formativo destinato ai dottorandi di ricerca. L’itinerario si ispira alla prospettiva della “Christliche Weltanschauung” elaborata nel secolo scorso da Romano Guardini. In questa prospettiva, non si tratta di aggiungere nozioni, ma di acquisire un nuovo sguardo sul rapporto fra fede e mondo. Come ha rilevato mons. Crociata nel suo intervento su “Fede, cultura, culture”, sintesi di questo rapporto è il modello cristologico. Il Verbo che si incarna assume le condizioni storiche e culturali proprie del suo tempo. Una condizione che rende l’ebraismo, per il cristiano, un valore insuperabile. "La fede non esiste mai senza cultura - ha quindi affermato mons. Crociata - e pure in presenza di una società complessa e di un contesto assai differenziato come quello che stiamo vivendo, la Chiesa ripropone il modello della sua storia, sintesi vivente di fede e cultura universale, entro cui convivono armonicamente molteplici sfide di fede e cultura etnicamente e antropologicamente caratterizzate". Prossimi appuntamenti del percorso formativo sono il convegno internazionale dal titolo “John Henry Newman oggi: logos e dialogo”, che si terrà il 26 e 27 marzo prossimi; mentre dal 28 al 30 aprile, sempre l’Università Cattolica di Milano ospiterà il convegno per il cinquantesimo anniversario della morte di padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica. (Da Milano, Fabio Brenna)

    inizio pagina

    Telefono Arcobaleno: migliaia di minori vittime del mercato della pedofilia on line

    ◊   Oltre 36.000 bambini sono stati scambiati in internet 20 miliardi di volte per alimentare il turpe mercato della pedofilia on line. Il 42% ha meno di 7 anni e il 77% meno di 9 anni. Lo denuncia alla vigilia della Giornata europea per la sicurezza in rete il 13.mo Rapporto dell’Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno. Un mercato che non conosce crisi: la pedofilia on line, formalmente illegale è di fatto libera. I clienti restano spesso, per la lentezza dei processi, impuniti e le giovani vittime - il 42% ha meno di 7 anni - restano stritolate tra i meccanismi farraginosi di una giustizia che fatica a dare risposte. Tra i paesi maggiormente coinvolti: la Germania, l’Olanda, gli Stati Uniti, Cipro, federazione Russa, Canada, Portogallo. Sul fronte della domanda di materiali pedopornografici, i Paesi del G8 risultano i principali fruitori e clienti di questo ignobile mercato. Penoso primato per il Vecchio continente, che si riconferma punto di origine di questo crimine contro l’umanità: i due terzi della domanda mondiale di pedofilia è europea, così come i tre quarti dell’offerta. In 13 anni di attività, Telefono Arcobaleno ha effettuato oltre 228 mila segnalazioni, con punte negli ultimi 12 mesi di oltre 300 in un solo giorno. Nell’80% dei casi i portali dell’orrore sono stati chiusi in 48 ore. Ma cosa accade dopo una segnalazione? Le strategie europee di contrasto del fenomeno non sempre centrano l’obiettivo. (A cura di Paolo Ondarza)

    inizio pagina

    I giovani cattolici nepalesi chiedono la creazione di un forum interreligioso

    ◊   I giovani cattolici nepalesi chiedono di avere voce in capitolo nella stesura della nuova costituzione e invitano le istituzioni a creare un forum interreligioso. Le proposte al governo di Kathmandu - riferisce l'agenzia AsiaNews - sono firmate dal ramo nepalese dell’International Movement of Catholic Student (Imcs) e indirizzate al ministero per l’educazione, i giovani e lo sport. Prakash Khadka, responsabile del Imcs per il Nepal, spiega: “Chiediamo un’adeguata riflessione che riguardi tutti i giovani ed i loro bisogni”. Degli oltre 26milioni di abitanti del Paese, il 40% circa sono adolescenti, oltre 4milioni hanno tra i 15 e i 30 anni e le proiezioni per l’immediato futuro mostrano un incremento della fascia più giovane della popolazione. I giovani cattolici del Imcs affermano: “Poiché ora il Paese è divenuto uno Stato laico la costituzione deve prevedere in modo chiaro un istituto interreligioso per i giovani che possa occuparsi delle problematiche in materia”. Con la fine della monarchia, il Nepal ha iniziato il processo per la stesura della sua prima costituzione in modo democratico. I principi fondamentali dello Stato, fino al 2008 dettati dall’elite indù e dai membri della famiglia regnante, sono ora oggetto di una revisione che cerca di includere anche la popolazione. Il processo dovrebbe concludersi entro il 2010, data fissata dal nuovo governo maoista al potere dall’aprile del 2008. (R.P.)

    inizio pagina

    La diocesi di Han Dan ha vissuto il Capodanno cinese all’insegna del rilancio dell’evangelizzazione

    ◊   I fedeli della diocesi di Han Dan hanno vissuto il Capodanno cinese all’insegna del rilancio dell’evangelizzazione nell’Anno Paolino. Due parrocchie, quella di Gua Jing e la parrocchia di Wang Bai, sono state consacrate ed aperte solennemente al culto durante la festa del Capodanno. La parrocchia di Long Quan e la parrocchia di Zhu Zhuang hanno invece celebrato i 10 anni dall’apertura. La presenza di tanti lavoratori immigrati è una delle caratteristiche della diocesi di Han Dan. Essendo una realtà complessa, approfittando del rientro a casa di tanti giovani che lavorano altrove per la festa del Capodanno, la diocesi ha organizzato degli incontri con loro per consolidare la loro fede aiutandoli anche ad inserirsi nell’ambiente di lavoro, della città, della comunità cattolica locale. Durante gli incontri i giovani hanno approfondito con i sacerdoti e le religiose, come intensificare il rapporto con il Signore, come vivere una vita di preghiera. Nell’Anno Paolino la cattedrale ha organizzato il concorso di catechismo per i bambini. Secondo un sacerdote della diocesi di Han Dan, che ha riferito all’Agenzia Fides queste informazioni sulla vita della Chiesa locale, “tutto dimostra che siamo una comunità attiva e ben accolta dalla societа”. Solo durante la Veglia Pasquale 2008 ci sono stati 752 battezzati. La diocesi di Han Dan, che include 19 distretti civili, si trova nel Sud della provincia dell’He Bei e conta oltre 130.000 cattolici, su una popolazione di 8,3 milioni di persone. L’evangelizzazione della diocesi risale al grande missionario gesuita padre Matteo Ricci nel ‘500. Attualmente vi sono in diocesi centinaia fra chiese e cappelle, 58 sacerdoti, 40 seminaristi, e 200 religiose appartenenti a due congregazioni diocesane. Inoltre la diocesi gestisce diversi dispensari, ambulatori e strutture impegnate nell’assistenza sociale. (R.P.)

    inizio pagina

    Suore rapite in Kenya: per il movimento P. De Foucauld serve molta pazienza

    ◊   “Pazienza, pazienza, pazienza”. Queste “tre virtù sono necessarie per la nostra attesa della liberazione” di suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Olivero, rapite in Kenya, nella notte tra il 9 e il 10 novembre. “E sono tanto più indispensabili per loro, dopo tre mesi di prigionia”. È quanto scrivono i fratelli e le sorelle del Movimento contemplativo missionario “P. De Foucauld” in un messaggio pubblicato sul proprio sito (www.centromissionario.org). “Dalla Farnesina – informa il Movimento – ci assicurano che sono in salute (non ci piace usare l'espressione “stanno bene”, che stride con la realtà di prigionia in cui si trovano) e che le trattative procedono. Questo ci fa sperare, ma quanta pazienza ci è richiesta!”. Il messaggio è stato pubblicato ieri dopo la “marcia annuale di preghiera”. “La marcia – spiegano i fratelli e le sorelle al Sir – non era unicamente per le due sorelle, ma certamente le abbiamo ricordate, chiedendo che per l'11 febbraio, giorno di memoria e gratitudine per tutti, ci sia qualche passo decisivo nelle trattative (l'11 febbraio 1959 ha inizio l'adorazione eucaristica continua: un momento importante per la storia del Movimento). (V.V.)

    inizio pagina

    Celebrata ieri in Francia la Domenica della salute

    ◊   Ieri è stata celebrata la Domenica della salute, che rappresenta da tempo per la Chiesa cattolica in Francia l’occasione per sensibilizzare la gente alle problematiche del mondo della sanità. È stata un momento collegato alla Giornata mondiale del malato del prossimo 11 febbraio, e un ideale prolungamento della riflessione affrontata nel novembre scorso a Lourdes per le prime Assise nazionali dalla pastorale della salute. L’edizione di quest’anno ha avuto come tema: "Prendersi cura di se stessi, dell’altro, ma anche lasciarsi curare all’altro". Dopo il Giubileo del 2000, i delegati alla pastorale della salute di Lille proposero di celebrare una Domenica della salute nella data più vicina alla Giornata mondiale del malato. In quell’occasione pubblicarono un libretto per favorire l’animazione, con proposte per la celebrazione della liturgia del giorno ma anche testimonianze di protagonisti del mondo della sanità. Quest’anno la Domenica della salute è stata celebrata in novantacinque diocesi. In quella di Evry-Corbeil-Essonnes si è svolta una conferenza sulla bioetica ed è stata impartita l’unzione degli infermi; una parrocchia di Quimper ha organizzato il trasporto speciale per i sofferenti e le loro famiglie; e nella diocesi di Grenoble-Vienne una parrocchia ha messo a disposizione, un quaderno, poi portato all’offertorio, per raccogliere le intenzioni di preghiera di coloro che non hanno la possibilità di muoversi. (V.V.)

    inizio pagina

    A Londra si apre il Sinodo della Chiesa d'Inghilterra

    ◊   Si apre oggi questo pomeriggio a “Church House” di Londra, il quartiere generale della “Chiesa di Inghilterra”, il Sinodo generale della Chiesa anglicana inglese che durerà fino a venerdì 13 febbraio. I principali temi in agenda riguardano il ministero della Chiesa anglicana e i rapporti con le altre Chiese, la crisi finanziaria e l’impegno della Chiesa in ogni ambito sociale; il Sinodo discuterà inoltre diverse proposte di normative future, tra cui quella concernente l’ordinazione delle donne all’episcopato. E’ stato invitato a prendere la parola all’assemblea sinodale il cardinale Cormac Murphy O’ Connor, arcivescovo di Westminster, che interverrà nel corso della prima giornata dei lavori; la sua relazione sarà preceduta da un’introduzione dell’arcivescovo di Canterbury, Dr. Rowan Williams, e darà modo al Sinodo di riflettere sui rapporti tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa Cattolica. Seguirà un dibattito, a richiesta del Sinodo, sul rapporto dal titolo “La Chiesa come comunione” elaborato dalla Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana. (M.V.)

    inizio pagina

    Al via la Conferenza mondiale battista per la pace

    ◊   Si apre oggi a Roma la IV Conferenza mondiale battista per la pace. Un incontro sulla giustizia, la non violenza e il rafforzamento delle attività di pace nei vari contesti globali. Oltre 350 convegnisti, provenienti da più di 70 Paesi (secondo le stime degli organizzatori) danno vita a un evento che inaugura le celebrazioni per i quattrocento anni del riconoscimento del retaggio battista in varie parti del mondo. Ma soprattutto l’incontro – al quale parteciperanno non solo battisti, ma anche operatori di pace appartenenti ad altre confessioni cristiane e ad altre religioni – è pensato come contributo al “Decennio contro la violenza”, che si concluderà nel 2011, promosso del Consiglio ecumenico delle Chiese. Questa è la prima volta che la conferenza approda in Italia, dopo gli analoghi incontri internazionali tenutisi in Svezia, Nicaragua e Australia. Tra i promotori dell’evento anche l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi). (V.V.)

    inizio pagina

    Consiglio mondiale delle Chiese: al via la raccolta di candidature per il segretariato

    ◊   Il Consiglio Mondiale delle Chiese (Cmc)si prepara a scegliere il nuovo segretario. Sono in corso le procedure per la raccolta delle domande dei candidati che parteciperanno alla selezione in vista dell’elezione del nuovo segretario generale dell’organismo ecumenico, che succederà al pastore Samuel Kobia. Anche se diverse Chiese hanno già nominato i candidati, si ricorda che il termine per la presentazione scade il 28 febbraio e le domande dovranno pervenire al comitato centrale. Agnes Abuom, rappresentante del comitato ha spiegato: “la rete di ricerca è vasta, in quanto sono coinvolte tutte le Chiese e tutte le regioni, e sia uomini che donne”. L’invito a candidarsi era stato fatto lo scorso dicembre, dopo che l’attuale segretario aveva annunciato che non avrebbe aspirato a un secondo mandato. Il segretario generale è il responsabile esecutivo dell’organismo, e ha anche funzione di portavoce: ha il compito di interpretare e concretizzare la visione strategia del Cmc. Il nuovo segretario sarà eletto durante l’incontro del Consiglio del comitato centrale che si svolgerà dal 26 agosto al 2 settembre a Ginevra, in Svizzera, dove si trova la sede centrale dell’organismo. Il pastore metodista Samule Kobia, nato in Kenia, venne eletto nel 2003, subentrando al pastore luterano tedesco Konrad Raiser, che era in carica del 1994. (V.V.)

    inizio pagina

    Monastero a rischio in Turchia: le terre dove sorge sono state spartite tra i villaggi circostanti

    ◊   Sono lì da 1600 anni e adesso hanno paura di doversene andare. Succede nell’estremo est della Turchia, a maggioranza curda, dove una comunità di monaci appartenente alla Chiesa ortodosso-siriaca vede minacciata la sua possibilità di sopravvivenza. A decidere sarà il tribunale il prossimo 11 febbraio. Tutto è partito in gennaio, quando il governo turco ha dato ordine di ridisegnare i confini fra le varie amministrazioni comunali per aggiornare i registri nazionali. Sembra che le terre appartenenti ai monaci da 16 secoli e dove sorge l’antico e celebre monastero di Mor Gabriel, siano state cancellate, spartite fra i villaggi che circondano la zona. E adesso la comunità ortodosso siriana ha paura che sarà costretta a lasciare quei luoghi dove vive da secoli. “Questa è la nostra terra – ha detto Kuryalos Ergun, presidente della Fondazione Mor Gabriel – abbiamo le nostre mappe e tutta la documentazione per attestare che queste terre ci appartengono”. Mor Gabriel è un centro di spiritualità dove 35 monaci vivono dividendosi fra preghiere e uno stile di vita spartano, recentemente restaurato grazie a fondi messi a disposizione dall’Unione europea, dal governo di Damasco e da uomini d’affari siriani. Ogni anno viene visitato da circa 100mila fedeli, provenienti soprattutto dalla diaspora siriaca in Germania e Svezia. Rappresenta una delle comunità religiose più antiche presenti sul suolo turco. I rapporti con la cittadinanza sono sempre stati pacifici e i monaci hanno sempre condotto la loro vita serenamente. Questa pace è stata interrotta l’agosto dello scorso anno, quando la magistratura ha aperto un altro processo. Tre sindaci della zona infatti avevano accusato i monaci di attività antiturche, dicendo che stavano tentando di convertire illegalmente alcuni ragazzi alla fede cristiana. Alcuni abitanti del villaggio di Candarli, vicino al monastero, hanno accusato la comunità di portare via loro terre preziose per il pascolo del bestiame. I responsabili delle amministrazioni di Mardin e Midyat, vicino a dove si trova Mor Gabriel, non commentano e attendono le decisioni dei giudici. (V.V.)

    inizio pagina

    Continua la 59.ma edizione del Festival di Berlino tra sorprese e mezze delusioni

    ◊   Due sorprese e tre mezze delusioni segnano il percorso del Festival di Berlino: le prime vengono dal sud e dall’est del mondo, le seconde dai modelli più strutturati della produzione euro-americana. Sono apparsi al di sotto delle attese "Rage" di Sally Potter, "Storm" di Hans-Christian Schmid e "In the electric mist" di Bertrand Tavernier. Hanno invece incuriosito, stupito e divertito "About Elly" di Asghar Farhadi e "Gigante" di Adrian Biniez. Veniamo alle note dolenti. "Rage" osserva con uno sguardo a volte divertito, a volte severo l’ambiente della «haute couture» tutto articolato sui valori della bellezza e del successo. La regista inglese segue i drammatici sviluppi di un omicidio, giocando molto sul fascino attoriale dei suoi protagonisti e su raffinate scenografie. Ma tutto si ferma lì e non ci sembra cogliere neanche per un istante il mistero di quelle vite perdute nell’effimero. "Storm" racconta invece un’inchiesta giudiziaria che dovrebbe inchiodare alle sue responsabilità un criminale di guerra serbo. Indeciso fra l’osservazione delle dinamiche della legge e l’analisi delle complesse personalità dei suoi protagonisti, il regista si lascia andare ai meccanismi consolidati della fiction televisiva e finisce per confezionare un dramma onesto ma convenzionale. "In the electric mist" vuole infine essere una classica detection poliziesca, in cui si mescolano le immagini di una Louisiana da ricostruire, le memorie mai sopite della guerra civile e l’ostinazione di un poliziotto. Gli ingredienti per un buon film di genere ci sarebbero tutti, dal ruolo di protagonista, affidato a Tommy Lee Jones, all’ambientazione palustre ed esotica. Ma la direzione di Tavernier è incerta come non mai e gli attori sembrano sempre privi di motivazioni, presenti sulla scena quasi per caso. Fortunatamente i film di due registi semi sconosciuti hanno ravvivato l’atmosfera del festival. Racconto di una gita e di una cospirazione amorosa finita in tragedia, "About Elly" ci trasporta in uno spazio raramente filmato dal cinema iraniano quello delle case di villeggiatura sul Mar Caspio e ci mostra, attraverso un virtuosismo collettivo di dialoghi e di attori, il comportamento contraddittorio di una classe sociale che ha raggiunto il benessere materiale, ma non ha ancora fatto i conti con le sue inquietudini interiori. Ritratto di un’anima semplice in un corpo sproporzionato, "Gigante" attraversa l’Uruguay contemporaneo con serietà e leggerezza, non nascondendone i problemi sociali ma lasciandosi anche andare al piacere di seguire, con humor e commozione, l’educazione sentimentale del suo protagonista. Per la prima volta in sala si è sentito quel magico afflato che talvolta si instaura quando regista e pubblico si trovano uniti nella speranza di un mondo migliore. (Da Berlino, Luciano Barisone)

    inizio pagina

    24 Ore nel Mondo



    Raid israeliano su Gaza dopo il lancio di razzi alla vigilia delle elezioni in Israele

    ◊   Israele ha lanciato raid aerei contro due postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi contro lo Stato israeliano, che hanno causato danni ma non vittime. Intanto un palestinese di 22 anni, Khaled al-Kafarna, è stato ucciso da un’esplosione all'estremità Nord della Striscia di Gaza. Fonti locali parlano di una cannonata israeliana. Sul fronte interno palestinese, bisogna riferire delle accese polemiche in Cisgiordania per la morte, ieri in un carcere di Jenin, di Abd a-Jamil al-Haj, 30 anni, attivista di Hamas. Fonti della sicurezza preventiva dell'Anp parlano di suicidio mentre un dirigente di Hamas accusa i servizi segreti dell'Anp di averlo seviziato. E, intanto, il Centro per i diritti umani a Gaza (Pchr-Gaza) ha pubblicato un dettagliato rapporto su gravi violazioni dei diritti umani perpetrati - afferma - dai servizi di sicurezza di Hamas durante l’operazione "Piombo Fuso" a Gaza. Secondo Pchr-Gaza, 32 palestinesi sono stati uccisi in forma apparentemente arbitraria dai servizi di sicurezza di Hamas. Di questi, 17 reclusi che erano evasi da un penitenziario.

    Vigilia di elezioni in Israele
    I raid aerei israeliani di stamane giungono alla vigilia delle elezioni in Israele, centrate soprattutto sulla sicurezza. E il premier Ehud Olmert rompe la cortina di riserbo e per la prima volta si augura in pubblico la vittoria della candidata di Kadima, Livni. I rapporti fra i due si sono compromessi nei mesi scorsi quando la Livni lo ha sollecitato a farsi da parte, a causa del moltiplicarsi delle inchieste della polizia sui suoi confronti. Gli aventi diritto al voto appaiono quanto mai indecisi sui tre principali candidati: al centro Tzipi Livni di Kadima; a destra Benyamin Netanyahu del Likud e a sinistra Ehud Barak dei laburisti. In forte ascesa, sarebbe l'esponente dell'ultradestra Avigdor Lieberman, leader del partito Yisrael Beitenou, che accusa gli arabo israeliani di mancata lealtà verso lo Stato. Salvatore Sabatino ha intervistato Marcella Emiliani, docente di Sviluppo Politico del Medio Oriente presso l’Università di Bologna – Forlì:

     
    R. – Parte degli osservatori non si aspetta dei risultati eclatanti. Si teme che non esca un partito con una maggioranza sufficiente a fare un governo, per cui si dovrà andare ad una coalizione. Tutto dipenderà da quel 15 per cento di indecisi che, ancora oggi, pesano sulla bilancia. Resta comunque che il candidato più favorito, allo stato delle cose, è Netanyahu del Likud.

     
    D. – Come valutare, invece, la mossa a sorpresa del premier uscente Olmert che ieri, dopo mesi di silenzio, ha deciso di sostenere il ministro degli esteri Tzipi Livni, leader del Kadima, oltre che sua rivale all’interno del partito e del governo?

     
    R. – Olmert, negli ultimi tempi, ha mantenuto un atteggiamento, chiamiamolo ambivalente. Poco prima della guerra a Gaza, aveva pubblicato, su una grossa rivista internazionale, un saggio in cui diceva apertamente che Israele aveva sbagliato completamente la politica nei confronti dei palestinesi, poi ha fatto la guerra a Gaza. È evidente comunque che Olmert sia convinto, nonostante tutto, che bisogna andare al negoziato e al dialogo con i palestinesi. Nello schieramento attuale israeliano, certamente, la Livni, se pur con mille riserve e mantenendosi sul vago, è l’unica che ha fatto delle aperture nei confronti dei palestinesi.

     
    D. – L’esecutivo che andrà ad insediarsi dovrà dialogare con la nuova amministrazione americana di Barack Obama. Quali conseguenze si possono prevedere sul futuro del processo di pace?

     
    R. – Bisogna vedere come sarà composto il governo. Se il governo fosse guidato dalla Livni e si andasse ad una coalizione con il labour di Barack, ci sono più possibilità che tra Washington e Gerusalemme si istauri un dialogo non troppo accidentato. Se invece dovesse vincere Netanyahu, appoggiato per di più da un falco di ultra destra come Lieberman, allora il dialogo tra gli Stati Uniti ed Israele comincerebbe ad essere molto difficile.

    Pakistan
    La commissaria Ue alle Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner, si è dichiarata profondamente scioccata dall'esecuzione di Piotr Stancza, l'ingegnere polacco rapito in settembre in Pakistan dai talebani che ieri hanno diffuso un video con la sua decapitazione. “La Ue resta impegnata a sostenere il rafforzamento delle istituzioni dello Stato pachistano e siamo pronti a sostenere tutti gli sforzi per rafforzare la stabilità del Paese”, ha concluso la commissaria che chiede che sia fatta giustizia.

    Afghanistan
    Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno rinnovato il loro appello agli alleati impegnati in Afghanistan, per un maggior impegno in un conflitto che l'inviato Usa per l'Afghanistan e il Pakistan, Richard Holbrooke, ha giudicato “molto più duro” di quello in Iraq. Mentre Karzai si è rivolto ai talebani non legati ad Al Qaeda o a “reti terroristiche” proponendo loro di rientrare in Afghanistan per partecipare a “un processo di riconciliazione”.

    Iraq
    Il Ministero dell'interno iracheno ha emesso una direttiva affinchè vengano arrestati tutti gli stranieri che entrino in Iraq attraverso i valichi di frontiera della regione del Kurdistan senza avere un regolare visto di entrata, rilasciato dal governo federale di Baghdad. Un freelance italiano è stato fermato nei giorni scorsi nella città di Falluja dopo essere entrato in Iraq dal Kurdistan con un visto turistico e poi espulso dall’Iraq.

    Donna kamikaze nel nord dello Sri Lanka uccide 28 persone
    È salito a 28 morti e 90 feriti il bilancio delle vittime dell'attentato di stamani in un campo profughi nel nord dello Sri Lanka, dove una donna kamikaze delle Tigri tamil si è fatta saltare in aria ad un posto di controllo dei civili che fuggono dalla zona dove sono in corso duri scontri tra esercito di Colombo e ribelli Tamil. Tra i morti, due ufficiali e altri 18 militari dell'esercito e otto civili, di cui in maggioranza donne e bambini. Sull'attentato dei combattenti Tamil, Giada Aquilino ha intervistato Francesca Marino, esperta di Asia della rivista di geopolitica Limes:

     
    R. - L’esercito li ha ormai chiusi in una fascia di terra non più larga di 200 km. Militarmente, almeno in senso convenzionale, sembra stia prendendo il sopravvento, però, appunto, è un modo per ricordare che le Tigri hanno inventato in pratica gli attentati suicidi e non hanno alcuna intenzione di cedere.

     
    D. – Questa guerra in Sri Lanka sembra arrivata alle battute finali, eppure le armi non tacciono. Quali sono le ragioni?

     
    R. – Nonostante che sia la Comunità Europea che gli Stati Uniti, che il Giappone e la Norvegia, implicati nel cosiddetto processo di pace in prima persona, chiedano che si negozi una tregua e la resa, l’esercito di Colombo, a questo punto, ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di negoziare, che le Tigri dovrebbero arrendersi senza condizioni. Cosa che probabilmente non faranno mai.

     
    D. – Qual è l’emergenza più grande oggi in Sri Lanka?

     
    R. – La cosa peggiore è la condizione dei civili: ci sono 20 mila profughi, ci sono i civili che stanno in mezzo ai combattimenti, usati, secondo l’esercito, come scudi umani dai Tamil, usati, secondo i Tamil, come bersagli dall’esercito.

     
    Madagascar
    Il ministro della Difesa del Madagascar, Cecile Manorohanta, ha annunciato le sue dimissioni dopo gli scontri degli ultimi giorni, in cui sono morte 40 persone, tra le guardie presidenziali e i manifestanti antigovernativi guidati dal capo dell’opposizione Andry Rajoelina. “In qualità di madre non posso accettare questa violenza - ha detto il ministro - dopo quanto accaduto, ho deciso di non far più parte di questo governo”. Sugli incidenti di sabato si è pronunciato anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che ha chiesto alle autorità del Paese di individuare e processare i responsabili della carneficina.

    La Crisi e l’Ue
    Allarme Ue sull'occupazione: in quattro mesi si sono persi 130.000 posti di lavoro nei settori dell'industria e dell'edilizia. Settori che hanno fatto registrare in termini di produzione perdite pari a 150 miliardi di euro nell'ultimo anno. Questo mentre la crisi molto probabilmente non ha ancora raggiunto il suo apice. Particolarmente “drammatica” appare la situazione del settore automobilistico, che più di altri soffre le persistenti condizioni di stretta del credito. Intanto, il portavoce della Commissione Ue Laitenberger, ha detto che proprio per la forte crisi serve l'applicazione piena e completa del Patto di stabilità di Maastricht. La presidenza di turno ceca dell'Ue sta prendendo positivamente in considerazione l'idea di tenere un consiglio informale dei 27, prima del Consiglio europeo previsto per metà marzo.

    Turchia
    Allo scopo di contrastare il diffuso fenomeno dell'economia sommersa, che in Turchia è chiamata “economia non ufficiale”, il governo di Ankara ha deciso di applicare un piano di azione. Secondo recenti dati dell'Ocse, la Turchia è al primo posto fra i Paesi membri come grandezza del fenomeno: il Pil turco è di circa 800 miliardi di dollari e l'economia “sommersa” ne nasconderebbe almeno un altro 32%. Ma, secondo gli esperti locali, si tratta del 40%. Il governo di Ankara - stretto dalla morsa della crisi economica globale - per evitare un ulteriore incremento delle imposte dirette e della fiscalità deve tentare di sconfiggere quello che è stato definito un “male storico ed endemico”. Il piano del governo dovrebbe rendere finalmente operativo il sistema di “incrocio dei dati” fra le istituzioni interessate al fenomeno. Tra le misure più importanti, obbligatorietà del pagamento di stipendi e salari tramite banca; registrazione obbligatoria dei dipendenti nel registro nazionale; aumento delle multe a carico delle imprese che assumono personale senza metterlo in regola, oltre all'apertura di giudizi di natura penale a carico dei titolari delle imprese; controllo minuzioso dell'Iva per scovare le ampie sacche di evasione.

    Ucraina
    Un incendio è divampato in deposito di prodotti chimici tossici nell'Ucraina orientale, nella regione di Kharkiv, nel villaggio Iekaterikovka: lo riferiscono le agenzie citando l'ufficio stampa dell'amministrazione cittadina. Secondo la fonte, un focolaio d'incendio è stato scoperto nel deposito di una società privata dove sono depositate circa 15 mila tonnellate di prodotti chimici acidi non identificati. Le fiamme hanno cominciato a propagarsi verso le 10:00 ora locale (le 09:00 in Italia) e dopo oltre quattro ore non sono ancora state domate. I soccorritori hanno evacuato scuole e asili nido nelle vicinanze, per un totale di circa 400 studenti.

    Dalai Lama in Italia
    Il Dalai Lama è giunto in Italia per ricevere la cittadinanza onoraria della città di Roma. Il leader spirituale è apparso sorridente e in buono stato fisico dopo il recente ricovero. Oggi incontrando l'Intergruppo parlamentare per il Tibet, il Dalai Lama ha rivolto un appello ai governi del mondo libero affinchè aiutino il popolo tibetano che ha definito “condannato a morte dalla Cina”.

    Almeno 136 morti in Australia per l’ondata di incendi senza precedenti
    È salito a 136 morti il bilancio dell'ondata di incendi più gravi della storia australiana che sta infuriando in aree rurali dello stato di Victoria, ai quali cui si aggiungono centinaia di ustionati, alcuni in gravi condizioni, e migliaia di evacuati. Il servizio di Francesca Ciacci:

    Gli incendi non sono una novità nelle estati australiane, ma questa volta, il caldo eccezionale, con temperature che sfiorano i 50 gradi, la siccità e i forti venti hanno ingigantito il fenomeno, fino a trasformarlo in un disastro. Le fiamme hanno devastato 30.000 ettari di territorio a nord di Melbourne, nello Stato di Victoria, e distrutto oltre 750 case. Intere cittadine sono state rase al suolo. Più di 30 grandi incendi continuano a divampare fuori controllo, mettendo a serio rischio altri villaggi. Il vento che soffia intenso sta rendendo sempre più difficile l'opera di spegnimento. Migliaia di pompieri e volontari sono impegnati sul campo, con l'appoggio dal cielo di aerei ed elicotteri anti-incendio. Il governo di Victoria ha accettato l'offerta dello Stato federale di far intervenire l'esercito. Il premier Kevin Rudd, che sta visitando le aree colpite, rivolgendosi ai piromani, responsabili di aver appiccato alcuni dei più violenti incendi, li accusa di “omicidio di massa”. La polizia federale intanto ha già annunciato l’arresto di due uomini.

     
    Filippine
    Scontro a fuoco nel sud delle Filippine tra i rapitori dei tre operatori della Croce Rossa e l'esercito. I sequestratori nel tentativo di respingere la pressione dei militari, che da ieri si trovano molto vicini al luogo in cui sono tenuti gli ostaggi, hanno cominciato a sparare sui soldati, ferendone cinque. Intanto ieri due religiosi musulmani erano entrati nel campo nel tentativo di negoziare la liberazione degli operatori nelle mani dei sequestratori da quasi un mese.

    Coree e questione nucleare
    Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha invitato i propri concittadini a "non preoccuparsi troppo" delle recenti minacce partite da Pyongyang alla volta di Seul, assicurando inoltre che il governo mantiene in ogni momento la porta aperta al dialogo con il regime nordcoreano. “Vi assicuro che non c'è da preoccuparsi troppo - ha dichiarato Lee in un messaggio radiofonico rivolto alla nazione - Il governo è pronto in qualsiasi momento a sedersi a un tavolo per dialogare con la Corea del Nord”. Il riferimento del presidente sudcoreano va alla serie di anatemi lanciati dal Nord a partire dal mese scorso, in cui il regime di Pyongyang criticava violentemente la “politica di confronto” con il Nord dell'amministrazione Lee, oltre a minacciare di rendere nulli tutti gli accordi di pace e collaborazione siglati tra le due Coree negli ultimi anni. L'intervento di Lee ha inteso tranquillizzare la nazione, mentre si rincorrono le voci di possibili nuovi lanci di missili in preparazione da parte di Pyongyang. Secondo fonti di intelligence citate dai media, nei giorni scorsi sarebbe stato individuato un treno con a bordo un lungo oggetto cilindrico - ritenuto un missile intercontinentale Taepodong-2 - viaggiare dall'area di Pyongyang verso la base di Musudanri, nel nord-est del Paese, da dove nel 1998 era già partito un missile balistico che aveva sorvolato il Giappone prima di finire nell'oceano Pacifico.

    Cina
    Nessun commento ufficiale fino ad oggi in Cina sulla seduta della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite che a Ginevra esamina il rapporto periodico sulla situazione dei diritti umani nel Paese. Ma la notte scorsa l'agenzia "Nuova Cina" ha diffuso un lungo articolo su un esperimento-pilota di ispezioni indipendenti nelle prigioni, affermando che il sistema potrebbe essere istituzionalizzato. Nel rapporto presentato dalla Cina alla Commissione, Pechino ha messo l'accento sui miglioramenti della situazione materiale della popolazione senza però fare cenno alle accuse che le vengono rivolte dalle organizzazioni umanitarie internazionali. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Francesca Ciacci)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 40

     
    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    inizio pagina