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Sommario del 08/02/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Benedetto XVI all'Angelus: prego per tutti i malati, specie per coloro che non possono provvedere a se stessi. Appello del Papa per il Madagascar
  • Telefonata tra il Papa e il cancelliere tedesco, Merkel: "Comune e profonda adesione al monito sempre valido della Shoah per l'umanità"
  • Colloquio telefonico tra il cardinale Bertone e il presidente Napolitano. In relazione al caso Englaro, apprezzamento vaticano per l'accelerazione impressa al ddl
  • Il cardinale Cordes racconta il suo recente viaggio nelle Filippine, all'insegna del magistero della carità
  • Oggi in Primo Piano

  • ll lavoro della Chiesa a Gaza per sconfiggere la paura dei residenti, tentati dalla fuga: la testimonianza di suor Mariam
  • Economie "deboli" e suicidi: il dramma di migliaia di contadini in India che si tolgono la vita a causa dei debiti. Intervista con Gianna Ricoveri
  • Chiesa e SocietÓ

  • Il cardinale Vallini al Santuario del Divino Amore per la quinta Festa della Famiglia
  • A novembre 2009 nelle Filippine la “GMG asiatica” su Parola di Dio ed Eucarestia
  • Eucarestia e pastorale della salute: al via la Campagna dell’infermo 2009 in Spagna
  • L'arcidiocesi belga di Malines-Bruxelles celebra i 450 anni di fondazione
  • Vietnam: l’opera dei Salesiani al servizio dei giovani
  • Giovani thailandesi in festa nel primo anniversario della Casa Camilliana per disabili
  • Germania: presentata la 51.ma Via crucis ecumenica dei giovani
  • A marzo, al via in Messico la prima Settimana internazionale di canto gregoriano
  • Si è spento ieri, in Spagna, padre Ibáñez, responsabile della Sezione di lingua spagnola della Radio Vaticana
  • Si terrà in marzo a Madrid la decima edizione dell’evento “Notte e arte nella preghiera”
  • 24 Ore nel Mondo

  • Caldo e incendi fanno oltre 80 morti in Australia
  • Il Papa e la Santa Sede



    Benedetto XVI all'Angelus: prego per tutti i malati, specie per coloro che non possono provvedere a se stessi. Appello del Papa per il Madagascar

    ◊   Nonostante faccia parte dell’esperienza umana, noi facciamo fatica ad abituarci alla malattia perché “essenzialmente” siamo “fatti per la vita”. Lo ha affermato Benedetto XVI all’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro, dedicando la riflessione al Vangelo di questa domenica che vede Gesù impegnato nella sua missione di guarire i malati. Il Papa ha concluso l’Angelus pregando per gli ammalati - specialmente per quelli, ha detto, “che non possono provvedere a se stessi” - e invocando il ritorno alla “convivenza civile” per il Madagascar, agitato da incertezze politiche e disordini sociali. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Cristo medico dei corpi oltre che delle anime: è l’istantanea del Vangelo di questa domenica. Una città intera si accalca alla soglia della casa di Simon Pietro, dove Gesù ne ha appena guarito la suocera. “L’esperienza della guarigione dei malati ha occupato buona parte della missione pubblica di Cristo - ha osservato Benedetto XVI - e ci invita ancora una volta a riflettere sul senso e sul valore della malattia in ogni situazione in cui l’essere umano possa trovarsi”. E questo perché, ha soggiunto:
     
    “Nonostante che la malattia faccia parte dell’esperienza umana, ad essa non riusciamo ad abituarci, non solo perché a volte diventa veramente pesante e grave, ma essenzialmente perché siamo fatti per la vita, la vita completa”.

     
    Giustamente, ha proseguito il Papa, “il nostro ‘istinto interiore’ ci fa pensare a Dio come pienezza di vita, anzi come Vita eterna e perfetta”. Di conseguenza, ha detto, “quando siamo provati dal male e le nostre preghiere sembrano risultare vane, sorge allora in noi il dubbio ed angosciati ci domandiamo: qual è la volontà di Dio?” A questo interrogativo, ha affermato il Pontefice, “troviamo risposta nel Vangelo”:

     
    “Gesù non lascia dubbi: Dio - del quale Lui stesso ci ha rivelato il volto - è il Dio della vita, che ci libera da ogni male. I segni di questa sua potenza d’amore sono le guarigioni che compie (...) Dico che queste guarigioni sono segni: non stanno in sé ma guidano verso il messaggio di Cristo, ci guidano verso Dio e ci fanno capire che la vera e più profonda malattia dell’uomo è l’assenza di Dio, della fonte di verità e di amore. E solo la riconciliazione con Dio può donarci la vera guarigione, la vera vita, perché una vita senza a more e senza verità non sarebbe vita (...) Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza".
     
    Benedetto XVI ha ricordato la Giornata mondiale del malato di mercoledì prossimo e il suo incontro che avrà nel pomeriggio con gli ammalati nella Basilica di San Pietro, al termine della Messa presieduta dal cardinale Javier Lozano Barragan. E come nel suo Messaggio per la Giornata del malato reso noto ieri, il Papa ha ringraziato di nuovo i testimoni della “carità fraterna”, in particolare le comunità cristiane che si occupano di curare i malati:

     
    “È vero: quanti cristiani - sacerdoti, religiosi e laici - hanno prestato e continuano a prestare in ogni parte del mondo le loro mani, i loro occhi e i loro cuori a Cristo, vero medico dei corpi e delle anime! Preghiamo per tutti i malati, specialmente per quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui: possa ciascuno di loro sperimentare, nella sollecitudine di chi gli è accanto, la potenza dell’amore di Dio e la ricchezza della sua grazia che salva".

     
    Questa preghiera del Papa è stata seguita, dopo la recita dell’Angelus, da un’altra che Benedetto XVI ha detto di voler condividere con i vescovi del Madagascar e la loro Giornata di preghiera in favore della “riconciliazione nazionale e della giustizia sociale”. Una preghiera scioltasi in un appello:

     
    “Vivamente preoccupato per il periodo particolarmente critico che il Paese sta attraversando, vi invito ad unirvi ai cattolici malgasci per affidare al Signore i morti nelle manifestazioni e per invocare da Lui, per intercessione di Maria Santissima, il ritorno alla concordia degli animi, alla tranquillità sociale e alla convivenza civile”.

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    Telefonata tra il Papa e il cancelliere tedesco, Merkel: "Comune e profonda adesione al monito sempre valido della Shoah per l'umanità"

    ◊   “Un colloquio cordiale e costruttivo, segnato dalla comune e profonda adesione al monito sempre valido della Shoah per l’umanità”. Il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, e il portavoce del governo federale della Germania, Wilhelm, commentano così, in un comunicato, l’esito del colloquio telefonico intercorso tra Benedetto XVI e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Nel corso del colloquio, “richiesto - precisa il comunicato - dalla stessa signora cancelliere, hanno avuto modo di scambiarsi reciprocamente il proprio punto di vista in un clima di grande rispetto. Al riguardo - termina la nota - entrambi hanno fatto riferimento ancora una volta alle dichiarazioni fatte rispettivamente dal Santo Padre all’udienza generale di mercoledì 28 gennaio e dalla signora cancelliere giovedì scorso”.

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    Colloquio telefonico tra il cardinale Bertone e il presidente Napolitano. In relazione al caso Englaro, apprezzamento vaticano per l'accelerazione impressa al ddl

    ◊   E un secondo e “cortese” colloquio telefonico è quello che ha avuto luogo ieri tra il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Durante la conversazione, afferma un comunicato della Sala Stampa Vaticana, oltre ad “argomenti di reciproco interesse”, “si è parlato della vicenda di Eluana Englaro”, in merito alla quale è stato manifestato un “vivo apprezzamento per l’accelerazione data dal Parlamento all’approvazione del disegno di legge”. Intanto - mentre sul caso Englaro continua serrato il confronto istituzionale e politico - il ministro del Welfare, Sacconi, ha parlato di situazione irregolare per quanto concerne la Casa di cura "La Quiete", nella quale da due giorni Eluana Englaro è sottoposta alla progressiva riduzione di alimentazione e idratazione. E proseguono cortei e manifestazioni nella città di Udine. Il punto sulla cronaca nel servizio di Claudia Di Lorenzi:

    "Se non avessimo deciso di intervenire per impedire l'uccisione di un essere umano, che è ancora vivo e respira in modo autonomo, avrei sentito di commettere un’omissione di soccorso''. Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha motivato oggi il disegno di legge, da domani all’esame del Senato, che intende bloccare il protocollo che in queste ore porta verso la morte la giovane Eluana Englaro. La sospensione di alimentazione e idratazione artificiali, effettiva da ieri, ha sollevato nelle ultime ore polemiche per una presunta accelerazione del protocollo, stamane smentita dall'avvocato Campeis, legale della famiglia Englaro.

     
    Per verificare il rispetto delle procedure, come pure l’idoneità della casa di riposo “La Quiete” al ricovero di Eluana, trasferita nella struttura di Udine dall’azienda sanitaria friulana il 4 febbraio, sono in corso da ieri controlli dei Nas che oggi individuano "anomalie amministrative" nel cambio di destinazione della struttura udinese, da centro assistenziale a luogo di “accompagnamento alla morte”. Un cambio - rilevano - non autorizzato dalla Regione o dalla asl competente. “Una situazione irregolare”, secondo il ministro del Welfare Sacconi, il quale fa notare l’incongruenza con la sentenza della Corte di appello di Milano che dispone il ricovero presso un hospice o una struttura sanitaria. “Tutta la procedura di ricovero e tutte le operazioni relative sono state seguite nella più assoluta regolarità e correttezza”, è stata la replica del presidente della Casa di risposo, Ines Domenicali, che sottolinea come la struttura sia "autorizzata ad accogliere persone non autosufficienti e malati gravi dopo le dimissioni dalle strutture ospedaliere, svolgendo così funzioni di Residenza sanitaria assistita”.

     
    E mentre Eluana percorre i pochi passi che la separano dalla morte, l’opinione pubblica si divide sul padre, Beppino Englaro. Scritte ingiuriose sono state tracciate vicino alla casa di riposo 'La Quiete”, mentre altrove all’uomo giungono testimonianze di solidarietà. Un appello alla vita viene infine dalle associazioni cattoliche che davanti alla Casa di riposo chiedono a Beppino Englaro di "non uccidere la figlia". Oggi, intanto, il Friuli si mobilita con cortei di diverso indirizzo: centinaia di persone, credenti e non, che sotto le finestre di Eluana lasceranno testimonianza di “fede e di amore per la vita”. E c'è fermento infine nella Procura di Udine, raggiunta in questi giorni da numerosi esposti di amici e parenti di Eluana, ma anche di medici e avvocati che sollevano dubbi circa le ultime volontà della donna. Totale riserbo vige sui risultati delle indagini svolte dalla Polizia giudiziaria.

    Tra i numerosi esposti al vaglio dei giudici di Udine che chiedono la sospensione del protocollo e il rapido ripristino della nutrizione per Eluana, prima dell'insorgere di danni irreveribili, Alessandro Guarasci ha sentito il prof. Gianluigi Gigli:

    R. - Al di là di un ragionevole tempo di attesa - che nessuno sa quanto sia esattamente, ma certamente non va oltre pochi giorni - il processo di disidratazione e di denutrizione che è in atto, e che sappiamo essere stato addirittura accelerato rispetto a quanto previsto, potrebbe portare il cervello di Eluana a subire un ulteriore oltraggio.

     
    D. - Voi avete presentato un esposto in merito al protocollo che si sta applicando nella clinica La Quiete di Udine. Su che cosa è basato?

     
    R. - Un esposto tendente a dimostrare la non corrispondenza tra il protocollo seguito per la morte di Eluana nella clinica La Quiete e quanto previsto dalla Corte di Cassazione, prima, e dalla Corte di Appello di Milano. Esse avevano, sì, parlato di sospendere la nutrizione e l’idratazione cosiddette artificiali, ma non di togliere tout court ogni possibilità di alimentazione e di idratazione alla paziente, altrimenti, se questo fosse stato vero, voleva dire che la Corte di Cassazione avrebbe per sua natura imposto una legislazione eutanasica in Italia.

     
    D. - Professore, non ritiene che alcuni mezzi di comunicazione abbiano voluto far passare l’impressione, sbagliata, che su Eluana si stia facendo accanimento terapeutico?

     
    R. - Che non si tratti di accanimento terapeutico lo ha stabilito una volta per tutte proprio questa sentenza della Cassazione, la quale nell’ottobre 2007 ha scritto nero su bianco che nel caso di specie non siamo in presenza di accanimento terapeutico e che si tratta piuttosto di cure proporzionate.

     
    D. - Bisognerà cominciare a parlare in Italia, secondo lei, di un’adeguata legge sul fine vita che escluda la sospensione di idratazione ed alimentazione?

     
    R. - Questo è lo sforzo che stanno cercando di fare alcuni volenterosi parlamentari. Ci auguriamo che esso arrivi presto, arrivi in tempo. Ora, dobbiamo correre perché ci sia una sospensiva a quanto sta accadendo: una sospensiva prima che si verifichino ulteriori e irreparabili danni. Bisogna evitare che Eluana diventi l’unica disabile italiana messa a morte per una sentenza.

     
    La vicenda di Eluana Englaro riporta alla memoria quella di Luca De Nigris, il ragazzo sedicenne che - undici anni fa - si è spento dopo 8 mesi di coma e stato vegetativo, in seguito a un  intervento chirurgico. Grazie a lui è nata l’associazione Amici di Luca ed è stata costruita la Casa dei Risvegli, un centro pubblico innovativo di assistenza e ricerca per giovani e adulti che si trovano nelle stesse condizioni. Nella struttura, la famiglia viene accompagnata nel lungo percorso della riabilitazione e del reinserimento sociale. Per non lasciare sole le persone in coma e chi, insieme con loro, vive questa dolorosa esperienza. Eliana Astorri ha raccolto la testimonianza di Fulvio De Nigris, direttore del Centro Studi per la ricerca sul coma “Gli amici di Luca” e padre del giovane:

    R. - Quando tutto sembrava che stesse andando per il meglio, purtroppo Luca una mattina non si sveglia più, e quindi al dolore comprensibile dei genitori - e quindi un dolore privato - si unì il desiderio di continuare quello che Luca ci aveva fatto capire: cioè, che si poteva essere vicini a queste persone, di creare in Italia una struttura che allora non esisteva e che oggi è questo centro-pilota, la "Casa dei Risvegli Luca De Nigris". Si tratta di un centro pubblico, che è diventato un po’ un simbolo di quello che è possibile fare per le persone che convivono con la malattia - alle quali sembra che sia tutto negato e che invece hanno grandi possibilità di recupero - compreso l'essere accompagnati poi nella vita e quindi a domicilio o in altre strutture. Dal 2005, in questa struttura hanno ricoverato una sessantina di persone e l’80% di queste persone sono tornate a casa con un buon - a volte ottimo - grado di autosufficienza. Ciò che ci conforta è il fatto che tale percorso - legato non solo agli aspetti sanitari, ma anche al volontariato, alla famiglia, a quanti vogliono accompagnare queste persone e dedicare il loro tempo nel loro tragitto - sia un progetto estremamente positivo, che dà valore anche alle storie di queste persone: storie molto spesso difficili, molto spesso dolorose.

     
    D. - Cosa differenzia lo stato di coma da quello vegetativo?

     
    R. – Il coma dura poche settimane. Poi, quando si aprono gli occhi, si parla di stato vegetativo, che è uno stato che può essere molto vario, può essere di minima coscienza.

     
    D. - Quindi c’è un’attenzione all’esterno, comunque?

     
    R. - Sì. Non in tutti i casi, però sicuramente c’è, molto spesso, un contatto con l’esterno e una possibilità, poi, di ripresa. Oggi, tutti quanti i medici tendono a dire che non esiste più lo stato vegetativo permanente, ma si dice "persistente", perché si è visto che nel corso degli anni - anche di lunghi anni - la persona che ne è colpita comunque modifica il suo rapporto con l’ambiente, e lo modifica in maniera positiva. Certamente, i risultati a volte sono molto piccoli: ma credetemi, per le famiglie sono dei grandi passi avanti rispetto a come la persona era partita.

     
    D. - Quali sono le difficoltà pratiche di una famiglia che per lungo tempo si prende cura di una persona in stato vegetativo?

     
    R. - Innanzitutto, ci vuole un grande sostegno psicologico, perché i primi tempi sono molto duri e la famiglia rischia di disgregarsi. Il secondo aspetto è cercare di essere sempre dentro alla vita quotidiana del problema, cercando di non fare gli infermieri, ma di essere familiari via via più esperti che accompagnano il malato in questo lungo cammino. E poi ci sono anche gli aspetti economici: noi non dobbiamo lasciar sole le famiglie, bisogna che loro sentano che c’è un percorso, che c’è un sistema, che c’è una strategia d’intervento e che ciò che loro fanno è comunque condiviso da altri.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il cardinale Cordes racconta il suo recente viaggio nelle Filippine, all'insegna del magistero della carità

    ◊   E’ rientrato in Vaticano, dopo una visita di sei giorni nelle Filippine, il cardinale Paul Joseph Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, il dicastero della Santa Sede che coordina le iniziative caritative e sociali che fioriscono all’interno della Chiesa universale e che promuove una “catechesi della carità”. Il cardinale Cordes è stato invitato dalla Conferenza episcopale filippina per riaffermare, in campo caritativo, le linee portanti dell’enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est. A Manila, il porporato ha incontrato i direttori ed i volontari della Caritas ed ha tenuto una conferenza sulla “paternità” all’Università San Tommaso che, con i suoi 40 mila studenti, è il più grande ateneo cattolico del mondo e che ha conferito al cardinale Cordes la laurea honoris causa in teologia. Momento centrale della sua visita, il colloquio con la presidente delle Filippine, Gloria Macapagal Arroyo. In proposito, Roberto Piermarini ha chiesto al porportato quale è stato il contenuto del suo incontro con la signora Arroyo:

    R. - Prima dell’incontro presidenziale, ho incontrato i responsabili della Caritas di Manila i quali mi hanno accompagnato in una baraccopoli che mi ha molto impressionante. Ho visto la miseria di tanti bambini, donne, uomini… sono entrato nelle loro case, costruite in mezzo al fango. E’ un quartiere di 800 famiglie e così ho potuto affrontare con la presidente la questione della povertà delle Filippine. C’è sempre il rischio che ci si abitui a questa realtà, a questa gente povera: perciò ho voluto sollecitare la presidente a interessarsi ancora di più alla povertà nel suo Paese. Devo dire che lei ha risposto molto bene e mi ha illustrato tutto quello che sta facendo il suo governo. Naturalmente, ho dovuto accettare anche il fatto che questa povertà non si può superare dall’oggi al domani, ma ho voluto sottolineare che la Chiesa ha il dovere di combattere la povertà: la Chiesa vuole anche mostrare con le sue azioni la bontà di Dio, soprattutto di fronte ai poveri. La presidente ha accolto molto bene queste osservazioni. Inoltre, ho fatto anche i complimenti alla signora Arroyo, perché il governo delle Filippine e uno dei pochi che, a livello internazionale, protegge la vita dal concepimento e fino alla fine naturale. Spesso, nelle conferenze delle Nazioni Unite il governo delle Filippine contribuisce molto ad appoggiare la posizione della Santa Sede e quella dei cristiani. Naturalmente, la presidente è stata contenta che io abbia sostenuto questa posizione delle Filippine, spesso attaccata da altri Paesi. Ci sono stati anche dei rappresentanti europei, ad esempio, che hanno attaccato la signora Arroyo e non erano nel loro diritto di farlo, in quanto non erano delegati. Credo fosse importante, quindi, dire alla signora Arroyo e al suo governo che non sono soli, ma che stanno facendo una cosa oggi molto necessaria.

     
    D. - Come è stata accolta dai vescovi Filippini la sua presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est?

     
    R. - E’ stato un incontro veramente fraterno. Ho visto un grande sensibilità e apertura. Certamente, queste Conferenze episcopali, così lontane da Roma, sono molto contente di vedere un rappresentante del Santo Padre nel loro Paese, perciò il clima è stato molto aperto ed anche il dialogo è stato fraterno. Le mie risposte sono state essenziali e mi sono trovato molto bene con loro. Ho sottolineato, soprattutto, che il responsabile dell’azione caritativa deve essere il vescovo, come sottolinea il Papa nella sua Enciclica. Il vescovo porta avanti la missione della Chiesa, deve essere attento agli aspetti attinenti alla liturgia, anche alle cose inerenti alla proclamazione della Parola, ma la quarta colonna del messaggio del vescovo e della sua responsabilità è la “diaconia”, che vuol dire l’opera caritativa. Naturalmente, il vescovo ha bisogno di aiuto ma non può delegare totalmente ai propri collaboratori questa responsabilità. Deve essere informato, deve dirigere, deve soprattutto unire l’opera buona all’evangelizzazione. Su questo aspetto abbiamo parlato molto, perché si dice nella Bibbia che Cristo stesso lo ha fatto. L’opera buona vuole sempre mostrare la bontà di Dio agli uomini e così io non posso separare la carità dalla proclamazione della Parola. La carità è quasi la conferma che questa Parola proclamata nel nome di Gesù ha i suoi effetti. Questo messaggio è stato accolto molto, molto bene. E penso che ciò sia stato utilissimo perché, nel pragmatismo che spesso pervade l’opera caritativa, è necessario sottolineare di nuovo il senso della fede.

     
    D. - Lei ha incontrato anche i direttori e i volontari della Caritas: come ha trovato questo organismo caritativo filippino?

     
    R. - Sono rimasto impressionato dalla loro attività, ma anche da come l’hanno presentata: con il "Power point", con i video, con la musica, con tante testimonianze. E’ un’informazione non solo di grande impegno, ma anche molto interessante. Noi della nostra generazione pratichiamo ancora il sistema delle conferenze, invece loro mostrano le cose, spiegano le tesi con questi nuovi strumenti della comunicazione. Perciò è stato molto bello l’incontro e anche simpatico, leggero. E mi è piaciuto molto come hanno presentato il loro lavoro, che è anche molto diversificato: dai più giovani fino agli anziani fanno tante iniziative per lottare contro la povertà. Perciò capisco perché nelle Filippine la Chiesa, proprio anche attraverso le opere caritative, goda di una grande stima.

     
    D. - Eminenza, lei si è recato anche all’Università cattolica San Tommaso di Manila, dove ha tenuto una conferenza sulla “paternità”. Perché ha scelto questo tema?

     
    R. – Forse, è stata un reazione ad una mancanza che esiste nella riflessione sia della società che della pastorale ecclesiale. Abbiamo parlato molto - grazie a Dio - della identità della donna. Papa Giovanni Paolo II ha dato un contributo grandissimo al tema dell’identità della madre, della donna, soprattutto nella sua Enciclica Mulieris dignitatem. Ma avevamo dimenticato un po’ le figure dell’uomo e del padre, che hanno subito un cambiamento. Così, ho portato in questa Università una riflessione su tale tematica, cercando di tirare fuori un’antropologia equilibrata tra uomo e donna. Abbiamo tanti elementi empirici sull’identità dell’uomo, la psicologia ci dice molte cose. Abbiamo tanti elementi anche dalla filosofia. Giovanni Paolo II ha fatto una meditazione bellissima sul ruolo del padre e abbiamo anche degli elementi fantastici nella Storia della salvezza per identificare l’identità del padre e per dare rilievo al suo ruolo. Ho parlato anche di San Francesco d’Assisi, che aveva una relazione difficilissima con suo padre, Pietro Bernardone. Ho parlato anche di Abramo che ha raccolto l’appello di Dio per sacrificare il figlio. Bernardone non ha accolto la chiamata di Dio per il figlio, mentre Abramo ha accolto questo appello tanto da renderlo disposto a sacrificare suo figlio. Tutto questo mi sembra molto importante anche per la nostra relazione con il Padre della terra e soprattutto con il Padre in cielo. Gesù Cristo ha tanto, tanto sottolineato che Dio in cielo è nostro Padre ed è molto difficile avere una relazione personale con questo Padre in cielo se non abbiamo mai fatto l’esperienza di un padre buono sulla terra. Tutta l’argomentazione antropologica per me è una base per proclamare la paternità di Dio nel cielo: questo era lo scopo più profondo. E’ interessante notare che la statistica delle parole nei quattro Vangeli ci dice che Gesù indica “Dio creatore del cielo e della terra” 160 volte come Padre. E noi abbiamo un po’ dimenticato che Dio è Padre e mi sembra che questa Conferenza abbia contribuito a riprendere questa fiducia per poter dire come San Paolo: “Abbà Padre”.

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    Oggi in Primo Piano



    ll lavoro della Chiesa a Gaza per sconfiggere la paura dei residenti, tentati dalla fuga: la testimonianza di suor Mariam

    ◊   L’ultimo conflitto israelo-palestinese consumatosi nella Striscia di Gaza ha lasciato nei sopravvissuti, oltre a lutti e distruzione, una grande inquietudine per il futuro. Forte è in molti, anche fra i cristiani, il desiderio di emigrare. La Chiesa locale è impegnata nel non facile compito di sostenere persone e famiglie residenti in questa zona martoriata. Lo testimonia suor Mariam, una delle sette religiose della Piccola Famiglia dell’Annunciazione a servizio ad Ain Arik, vicino Ramallah, dove sorge la più piccola parrocchia latina della Terra Santa. La collega della redazione inglese, Philippa Hitchen, l’ha intervistata:

    R. - E’ molto difficile. Infatti, il motivo per cui il patriarca ci chiese di venire qui era proprio perché fossimo un punto di riferimento, ma anche una consolazione nella loro fede ed anche un aggancio perché rimanessero anziché andarsene, perché è la tentazione. Quasi tutti i cristiani, qui, se potessero, se ne andrebbero, lo dicono chiaramente.

     
    D. - Ma non hanno le possibilità economiche, per farlo?

     
    R. - Sì, anche perché non è facile dire “adesso vado in America”. Magari chi ha dei parenti radicati là, già inseriti, può anche pensarci, anche se ciò vuol dire affrontare un avvenire con molte incognite. Questo per dire che sono stanchi di vivere - pure se nessuno muore di fame qui - senza poter pensare ad un futuro tranquillo. Stanchi di non poter provvedere ad una spesa straordinaria: un’operazione, una malattia grave, gli studi dei figli. I ragazzi non si sposano perché non possono costruirsi la casa e quindi vivono in quest’incertezza, nel non sapere cosa accadrà il giorno dopo. Poi, pesa anche la difficoltà nei movimenti, l’abbiamo visto in tante situazioni: persone ammalate che con difficoltà hanno potuto accedere alle cure, perché magari si trovano a Gerusalemme mentre a Ramallah non sono così qualificate. Si tratta di condizionamenti reali, anche pesanti, mentre i ragazzi, i bambini hanno voglia di uscire, di vivere, di vedere.

     
    D. - Anche dal punto di vista della fede ci sono difficoltà: per esempio, non possono andare a Gerusalemme a visitare i luoghi sacri…

     
    R. - Devono chiedere il permesso, anche i cristiani. Questi permessi, negli ultimi anni, vengono concessi: anni fa era impossibile riuscirci. Adesso, ogni tanto, per le ricorrenze - Natale e Pasqua – vengono dati questi permessi. Ma gli ultimi permessi concessi la gente qui non li ha usati, perché aveva un po’ timore di uscire, data la situazione. Alcuni sono partiti ma gli hanno strappato il permesso. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Economie "deboli" e suicidi: il dramma di migliaia di contadini in India che si tolgono la vita a causa dei debiti. Intervista con Gianna Ricoveri

    ◊   In India, ogni anno migliaia di contadini si tolgono la vita a causa del forte indebitamento. Secondo la Caritas locale, sono più di 4 mila in 4 anni, ma fonti indipendenti parlano di 250 mila vittime della povertà in oltre 10 anni. Tra le cause - è la denuncia il Cocis, il Coordinamento Ong per la cooperazione internazionale allo sviluppo - figurano i cambiamenti agroalimentari indotti dalle multinazionali del cibo e le politiche dei brevetti sul materiale vivente, come le sementi. Al Microfono di Massimiliano Menichetti, Giovanna Ricoveri membro del comitato scientifico della Campagna internazionale sui Diritti di proprietà intellettuale, intitolata “Knowledge, Health and Food for All: Sviluppo senza brevetti”:

    R. - I Paesi forti come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e ora anche l’Europa, sono ancora i “granai” del mondo, nonostante le loro economie siano rivolte ai servizi, e vogliono esportare le produzioni in surplus su altri mercati, nel sud del mondo. Quando arrivano su un mercato del sud grosse derrate di qualsiasi tipo di prodotto - come olio o grano diverso da quello prodotto in quel determinato territorio, a prezzo zero o molto basso - si determina la morte delle produzioni locali. Dopo due o tre anni, questo ha creato una dipendenza agroalimentare sia sul lato della produzione, che sul lato del consumo.

     
    D. - Quindi, così facendo si orienta il consumo e i contadini sono costretti a comprare dei semi che non si trovano sul territorio. Ma ci sono anche altre spese da sostenere?

     
    R. - Certo, fertilizzanti e diserbanti. E tutti questi prodotti vanno acquistati sul mercato internazionale ai prezzi che fissano le multinazionali, quindi a prezzi che i contadini del Sud del mondo non riescono a sostenere. In breve tempo, questi contadini escono fuori dal mercato e perdono la terra.

     
    D. - A questo punto, due sembrano essere le strade: o i contadini si trasferiscono in città, alimentando le nuove povertà, o addirittura si tolgono la vita, come afferma Caritas indiana che parla di 4 mila morti, in quattro anni...

     
    R. - Si arriva a un numero di suicidi così alto perché l’India, Paese emergente dal punto di vista informatico, è caratterizzato sul piano agricolo dalla piccola proprietà. Il fenomeno di cui stiamo parlando, in India assume proporzioni più macroscopiche che in altri Paesi, dove esiste ancora la proprietà concentrata, il latifondo. Lo stesso processo avviene comunque anche in altri Paesi tropicali e ha evidentemente proporzioni diverse, ma non meno drammatiche.

     
    D. - Voi denunciate anche una percezione sbagliata per quanto riguarda la produzione alimentare: in che senso?

     
    R. - L’opinione pubblica continua a pensare che sei miliardi e mezzo di persone mangino grazie all’agricoltura industriale. Ma essa copre soltanto il 30% dell’alimentazione globale. Circa l’80% è coperto invece dall’agricoltura contadina e quindi dalle agricolture di sussistenza.

     
    D. - Questo in pratica significa che se si esporta senza tener conto dei mercati locali, non solo si distruggono le economie, ma si affamano le popolazioni...

     
    R. - Sì. La gente dice: “Non è vero. Come è possibile che l’agricoltura di sussistenza, l’agricoltura familiare, quella dei contadini, possa sfamare sei miliardi e mezzo di persone?”. Ma si trascura però il fatto che questo tipo di agricoltura familiare già sfama forse 4 miliardi persone: se si tratta dell’80%, i conti sono presto fatti.

     
    D. - Accanto a questo c’è un altro problema, quello dei brevetti: si vuole brevettare la pianta e il seme in modo tale da averne la proprietà ed un uso esclusivo...

     
    R. - Il 95% della biodiversità è concentrata sopratutto nei Paesi tropicali. Gli Stati Uniti brevettano la biodiversità e vorrebbero che tutti i Paesi del Sud del mondo - sono 180 quelli aderenti al Wto, il Trattato di commercio internazionale - approvassero delle leggi di brevettazione per arrivare ad una normativa su scala globale, multilaterale.

     
    D. - A livello internazionale, però gli accordi multilaterali non hanno avuto seguito...

     
    R. - Infatti gli Stati Uniti e altri Paesi cosiddetti “forti”, quando hanno visto la difficoltà di implementare un accordo multilaterale, come sarebbe il Wto, sono passati agli accordi bilaterali, i “Trips Plus”, che sono ancora peggiori, perché in questi accordi passano regole per cui i mercati del Sud del mondo vengono deregolamentati, aperti: si azzerano le tariffe protezionistiche, mentre i mercati del nord rimangono inaccessibili.

     
    D. - A questo punto cosa si può fare?

     
    R. - Cominciare a capire questi meccanismi che non sono affatto noti. Bisogna bloccare le politiche dei brevetti sulla biodiversità negli accordi internazionali e incentivare l’agricoltura ecologica, sostenendo nei mercati locali il ruolo dei contadini. Perché senza un presidio sul territorio, non si protegge la biodiversità.

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    Chiesa e SocietÓ



    Il cardinale Vallini al Santuario del Divino Amore per la quinta Festa della Famiglia

    ◊   La Festa della Famiglia è un’occasione d’incontro e di condivisione, nella quale si esprime tutta la vicinanza e il sostegno della Chiesa di Roma alle famiglie, alle loro problematiche ma anche alla ricchezza del loro cammino. L’appuntamento di oggi al Santuario mariano del Divino Amore vede la presenza del cardinale vicario, Agostino Vallini, e l'intenzione di preghiera per la promozione di una cultura della vita e il suo rispetto in tutte le circostanze, alla luce del dibattito sul caso Englaro. Alle 11 il momento centrale della giornata: la concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Vallini, nel nuovo santuario. Dopo, è stata la volta dell’intrattenimento per grandi e piccini: musica, spettacolo delle bandiere e giochi organizzati nel piazzale dal Centro sportivo italiano e dall’Associazione sportiva guida sicura. Nel pomeriggio, alle 15.30, nell’Auditorium, il gruppo teatrale Maddalena Aulina della parrocchia Gesù Divin Maestro presenterà lo spettacolo “Il sogno di Marie”, liberamente tratto da “Lo Schiaccianoci” di Tchaikovsky. Nell’Auditorium avverrà anche l’estrazione dei biglietti della sottoscrizione a premi - in palio un viaggio a Lourdes per due persone offerto dall’Opera romana pellegrinaggi - il cui ricavato sarà devoluto al Segretariato sociale per la vita Onlus: un servizio di consulenza e aiuto alle coppie e alle donne alle prese con gravidanze difficili o indesiderate. Allestiti inoltre gli stand delle associazioni che nella diocesi di Roma si occupano di famiglia, tra cui il Movimento per la vita romano, e i pannelli con i lavori dei bambini e dei ragazzi che hanno partecipato al concorso sul tema “La famiglia e la felicità”. “In occasione della Festa - spiegano al Centro diocesano - è stato bandito come ogni anno un concorso nelle parrocchie e nelle scuole. Il tema era: ‘In famiglia sono felice quando …’. A questa domanda hanno risposto più di mille bambini, con disegni e temi, raccontando la gioia che viene loro dallo stare tutti insieme in famiglia. Nei momenti straordinari ma anche e soprattutto nelle occasioni di intimità della vita di tutti i giorni”. (L.Z.)

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    A novembre 2009 nelle Filippine la “GMG asiatica” su Parola di Dio ed Eucarestia

    ◊   Molti ricordano ancora la Giornata mondiale della gioventù che si celebrò a Manila nel 1995: con quello stesso spirito le Filippine si preparano ad ospitare, dal 20 al 27 novembre 2009, la V “Giornata della Gioventù Asiatica” (Asian Youth Day) che riunisce i giovani del continente. Nei giovani asiatici risuona pure l’eco della Gmg di Sydney 2008. Come notano i delegati di Pastorale giovanile di vari Paesi dell’area del Sudest, sono però altrettanti coloro che non hanno potuto prendere parte al grande raduno australiano e che invece potranno respirarne lo spirito all’Asian Youth Day. A organizzare la Giornata, si legge in una nota dell’agenzia Fides, è il coordinamento di Pastorale giovanile in seno alla Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia. Sulla scia del Sinodo dei vescovi, tenutosi in Vaticano nell’ottobre scorso, i presuli dell’Asia hanno inteso continuare la tradizione di un appuntamento giunto ormai alla sua V edizione con questi obiettivi: “Rinnovare la fede dei giovani asiatici, nell’amore alla Parola di Dio e all’Eucarestia; celebrare con modalità specificamente giovanili la Parola e l’Eucarestia nei diversi contesti e culture asiatiche; rendere i giovani agenti di trasformazione nelle diverse Chiese locali in Asia”. La Gmg asiatica, che durerà una settimana, sarà infatti centrata sul tema della Parola di Dio e dell’Eucarestia. Si prevede che parteciperanno alla Giornata delegazioni di 22 Nazioni. I giovani provenienti dai diversi Paesi saranno ospitati in famiglie e parrocchie. Seguiranno catechesi, seminari di gruppo, celebrazioni eucarestiche e della Riconciliazione. Incontri preparatori fra i delegati di Pastorale giovanile delle diverse Conferenze episcopali dell’Asia si svolgeranno a partire da marzo nelle Filippine. (V.V.)

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    Eucarestia e pastorale della salute: al via la Campagna dell’infermo 2009 in Spagna

    ◊   “Riscoprire il dono dell’Eucarestia come luce e forza per vivere cristianamente la salute, la malattia, il dolore, la morte; aiutare gli infermi a comprendere, celebrare e vivere il mistero dell’Eucarestia come fonte di salute e vita; impegnarsi affinché la comunità cristiana ponga la massima attenzione agli infermi e a coloro che soffrono e che li riconoscano quali soggetti a pieno titolo attivi nella società e ne facilitino la presenza alla messa domenicale e la partecipazione all’Eucarestia”. Sono questi alcuni degli obiettivi che si prefigge la Campagna dell’infermo 2009, proposta dal Dipartimento della pastorale della salute della Conferenza episcopale spagnola sul tema generale della “Eucarestia e pastorale della salute”. Il motto scelto quest’anno è “Credere, celebrare e vivere l’eucarestia”. La Conferenza dei vescovi, nel rivolgersi ai malati e ai loro familiari, agli operatori sanitari, alle Congregazioni religiose sanitarie, ai volontari, ricorda il messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata del malato dello scorso anno, l’11 febbraio 2008, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes: “Unito misteriosamente a Cristo, l’uomo che soffre con amore e docile abbandono alla volontà divina diventa offerta vivente per la salvezza del mondo”. Nella stessa linea tematica, concludono i presuli spagnoli, la campagna del malato 2009 è un’occasione per “lasciarsi prendere e guidare per mano da Maria e per pronunciare a propria volta il fiat alla volontà di Dio”. (V.V.)

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    L'arcidiocesi belga di Malines-Bruxelles celebra i 450 anni di fondazione

    ◊   Era il 12 maggio 1559 quando venne eretta l'arcidiocesi di Malines-Bruxelles. Per celebrare i 450 anni di fondazione, sono state avviate, domenica scorsa, le celebrazioni giubilari che proseguiranno fino al prossimo 21 giugno, festa di San Rombault. Il calendario degli eventi prevede, tra l’altro, un “week end del patrimonio religioso”, fissato per il 21 e 22 marzo, durante il quale tutte le Chiese della diocesi potranno mettere in luce i propri tesori artistici e spirituali. Centrale anche la celebrazione eucaristica in più lingue che sarà celebrata il 12 maggio, alle ore 15, nella Cattedrale di San Rombault e alla quale parteciperanno tutti i collaboratori diocesani, i diaconi e gli animatori pastorali dei diversi vicariati. Sabato 30 maggio, invece, giorno precedente alla Solennità di Pentecoste, si terrà una veglia di preghiera intitolata “Una notte per Dio”. In tutte le celebrazioni, comunque, non mancherà la recita della “Preghiera del Giubileo”, composta per l’occasione dal cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale del Belgio: “Signore - si legge nel testo dell’orazione - in questo Anno Giubilare invia a noi il tuo Spirito Santo (…) Radunaci intorno a Maria nella cerchia dei tuoi Apostoli, rinnova nei nostri cuori il miracolo della Pentecoste. Suscita in noi un entusiasmo nuovo, così che le nostre lingue proclamino in completa libertà la tua Onnipotenza e che procediamo con passo fermo e deciso sulla strada che ci conduce al Padre”. (I.P.)

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    Vietnam: l’opera dei Salesiani al servizio dei giovani

    ◊   Scuole, centri di accoglienza per ragazzi di strada, opere per gli immigrati e per le minoranze delle zone rurali povere. È l’attività dei Salesiani in Vietnam presenti nel Paese da più di cinquant’anni. Fedeli al carisma del fondatore, anche in Vietnam i Salesiani sono impegnati soprattutto con i più giovani. Alle attività pastorali nelle parrocchie - riferisce l’agenzia Asianews - si aggiungono le scuole presenti in diverse città del Paese e i centri per gli studenti e gli operatori salesiani. Nelle città di Ba Thon, Tan Ha, Phuoc Loc, Xuan Hiep, Hoc Mon e K’long sono attivi da diverso tempo corsi di orientamento e avviamento professionale “per aiutare la crescita dei più giovani - spiega uno degli operatori - e mostrare loro un’esperienza di vita cristiana nella società”. L’inizio della presenza dei Salesiani in Vietnam risale al 1952, quando lo sloveno, padre Andrej Majcen, e il brasiliano, padre Giacomo, aprirono una comunità della Congregazione ad Ha Noi. Due anni dopo, i sacerdoti si trasferirono nel sud del Paese sviluppando numerose attività sociali. Oggi, i Salesiani lavorano con nove diocesi ad Ha Noi, Saigon, Xuan Loc, Da lat, Vinh Long, lang Son, Thai Binh e Thanh Hoa. A queste va aggiunta la diocesi di Bui Chu dove il vescovo e l’ausiliare appartengono alla Congregazione. In tutto il Paese, vi sono oltre 100 sacerdoti e più di 200 fratelli Salesiani. A completare i numeri della famiglia di don Bosco in Vietnam, ci sono 450 cooperatori e migliaia di ex studenti delle scuole nella provincia di Da Lat, nel distretto di Thu Duc e ad Ho Chi Minh City. (L.Z.)

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    Giovani thailandesi in festa nel primo anniversario della Casa Camilliana per disabili

    ◊   Festeggiamenti per il primo anniversario della Casa camilliana per disabili, nata nel 2008 a Bangkok. In un anno, i Camilliani hanno accolto diversi ragazzi con disabilità, ammesso nuovi educatori, allargato le attività della casa. Il Centro ospita in questo periodo 10 bambini disabili, dei quali il personale residente si prende cura. Ai ragazzi si forniscono cure fisiche, fisioterapia ma anche istruzione in materie come lingua Thai, inglese e matematica. Per i ragazzi non vedenti vi sono speciali corsi di Braille e computer. “Siamo molto felici dell’andamento della Casa”, hanno detto i Camilliani della Thailandia all’agenzia Fides. “La nostra missione è accogliere un numero sempre maggiore di bambini e dare loro un futuro migliore, restituendo speranza ai ragazzi e alle loro famiglie”. I Camilliani sono in Thailandia dal 1952. Gestiscono diversi istituti ospedalieri e centri di accoglienza, una scuola per infermieri, centri per malati di Aids e di lebbra, case per l'assistenza a bambini orfani e abbandonati. A Bangkok, il “Camillian Hospital” è oggi uno degli Istituti sanitari più attrezzati della capitale, frutto dell'impegno della Chiesa nella sanità e segno di evangelizzazione attraverso la carità, in un Paese quasi totalmente buddista. Per i malati di Aids/Hiv, i Camilliani promuovono la terapia del lavoro, il reinserimento dei pazienti nella società, una campagna di prevenzione e la programmazione d’incontri in ambienti pubblici per sensibilizzare al problema dell'Aids. (V.V.)

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    Germania: presentata la 51.ma Via crucis ecumenica dei giovani

    ◊   Sono stati presentati nei giorni scorsi i materiali che verranno utilizzati per la 51.ma edizione della Via Crucis ecumenica dei giovani. I testi, le immagini e la musica saranno disponibili per la prima volta anche su Internet, ha comunicato alla stampa la Federazione dei giovani cattolici tedeschi (Bdkj). Slogan di questa edizione della Via Crucis è "Mi vedi?". Per la prima volta, le stazioni non sono rappresentate singolarmente ma in un'unica grande opera, realizzata dall'artista olandese, Cynthia Tokaya. "La Via Crucis è rappresentata come un caleidoscopio di colori, che esprimono un po' l'intangibilità della storia cristiana della redenzione", ha dichiarato Andreas Mauritz, responsabile della Bdkj. "Allo stesso tempo, la Via Crucis intende continuare ad aiutare i giovani a trovare risposte alle attuali situazioni di crisi nel mondo, con l'aiuto di una fede forte". La Via Crucis ecumenica dei giovani si svolge tradizionalmente il venerdì che precede la Domenica delle Palme: quest'anno, verrà celebrata il 3 aprile. Gli organizzatori prevedono la presenza di circa 50 mila giovani. Secondo il Gruppo di lavoro dei giovani evangelici tedeschi, l'Ufficio per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale tedesca e la Bdkj, i fedeli evangelici e cattolici daranno un segno di comunità ecumenica viva. Nata nel lontano 1958, l'iniziativa costituì un "ponte di preghiera" tra i giovani cattolici dell'ex Germania est ed ovest. Dal 1972, è diventata un appuntamento ecumenico e rappresenta oggi uno dei più grandi eventi ecumenici, che attrae un numero sempre crescente di giovani provenienti da Paesi Bassi, Austria e dalle aree germanofone di Lussemburgo, Belgio e Svizzera. (V.V.)

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    A marzo, al via in Messico la prima Settimana internazionale di canto gregoriano

    ◊   Diffondere “la musica sacra per eccellenza”: con questo obiettivo la Società gregoriana del Messico (Sgm) organizza, dal 23 al 28 marzo prossimo, nella sede arcivescovile di Guadalajara, la prima Settimana internazionale di canto gregoriano. “Si tratta di un’opportunità unica nel nostro Paese”, ha detto l’arcivescovo locale, il cardinale Juan Sandoval Íñiguez, in una nota inviata ai parroci, ai rettori e ai superiori degli Istituti religiosi di zona. “Bisogna incoraggiare i responsabili della musica sacra a sostenere questo corso - ha aggiunto il porporato - così che il culto con cui onoriamo il Signore e con il quale nutriamo la nostra vita spirituale sia sempre più degno della Maestà Divina”. “Il nostro auspicio - ha ribadito la Sgm - è che, al termine della Settimana, i musicisti sentano il desiderio di reintegrare il canto gregoriano nella liturgia quotidiana delle proprie comunità, perché i fedeli comincino a comprendere a poco a poco quello che hanno perso”. Ad aprire i lavori, sarà una celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso cardinale Íñiguez. (I.P.)

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    Si è spento ieri, in Spagna, padre Ibáñez, responsabile della Sezione di lingua spagnola della Radio Vaticana

    ◊   E’ mancato sabato pomeriggio, a Valladolid, padre Juan José Fernández Ibáñez, a 64 anni di età. Dal 2005 era il responsabile della Sezione di lingua spagnola della Radio Vaticana, che realizza i programmi trasmessi sia per l’Europa, sia per l’America latina. Nato nel 1944 a Palenzuela, in Spagna, da una famiglia profondamente cristiana, era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1963. Bella figura di sacerdote ed educatore, aveva esercitato il suo ministero soprattutto a Madrid e a Valladolid, dedicandosi anche allo studio e all’insegnamento delle comunicazioni sociali. Perciò nel 2005 era stato destinato dai suoi superiori alla Radio Vaticana per dirigerne la Sezione di lingua spagnola, completando il cammino di integrazione delle due Sezioni, precedentemente distinte, per l’Europa e per l’America latina. Si dispose a questo nuovo compito con dedizione totale, con metodo e precisione, guadagnandosi presto la stima e l’affetto dei suoi collaboratori, realizzando personalmente ogni giorno in particolare i commenti del Vangelo e diversi altri programmi di formazione cristiana. Purtroppo, già nel corso del 2007 si manifestò una grave malattia di natura cancerosa, contro cui lottò a lungo con serenità e coraggio. Da diversi mesi era rientrato in Spagna per sottoporsi alle necessarie terapie in un ambiente a lui familiare, come la comunità di Valladolid dove aveva vissuto per molti anni, ma continuava a seguire e a dirigere assiduamente il lavoro della sua Sezione della Radio Vaticana, inviando quotidianamente per posta elettronica indicazioni operative e suoi contributi personali, tanto che non si era abbandonata la speranza che potesse ritornare a Roma e riprendere il suo posto. Il fisico tuttavia era ormai gravemente debilitato, e quindi vulnerabile di fronte ad ogni ulteriore indisposizione. Nel mese di gennaio la situazione era peggiorata costringendo al ricovero, fino alla dipartita, vissuta con la sua abituale serenità e cristiana disponibilità alla volontà di Dio.

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    Si terrà in marzo a Madrid la decima edizione dell’evento “Notte e arte nella preghiera”

    ◊   Si avvicina la decima edizione della "Noche y arte en oracion" (Notte e arte nella preghiera), che si svolgerà a Madrid dal 6 all’8 marzo prossimi e avrà per tema “Io faccio tutto nuovo”. Lo rende noto il Sir. Ad organizzare la manifestazione, i “Brotes de Olivo y Pueblo de Dios”, in collaborazione con gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali. La veglia vera e propria si terrà nel Collegio della Sacra Famiglia, la notte del 7 marzo, ma i giorni precedenti si svolgeranno, presso la parrocchia di Santa Teresa e San Giuseppe (Suore carmelitane di Madrid), delle giornate di riflessione, preghiera e silenzio meditando sulla Parola di Dio. Sono previsti anche spazi espositivi con fotografie, poesie, quadri, disegni, sculture, libri e stand di associazioni, gruppi, Movimenti ecclesiali, Congregazioni religiose, comunità, Istituti secolari, progetti parrocchiali e diocesani. (V.V.)

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    24 Ore nel Mondo



    Caldo e incendi fanno oltre 80 morti in Australia

    ◊   Continua a salire il bilancio delle vittime in Australia per gli incendi seguiti all’ondata di caldo eccezionale: 84 al momento le morti accertate nei roghi che da giorni devastano il sud-est del Paese, per il bilancio più alto mai registrato. L’ondata di caldo eccezionale, nella stagione estiva australe, ha fatto registrare punte di 48 gradi, alimentando gli incendi nelle zone rurali e sub-urbane. Colpito in particolare lo Stato del Victoria, dove decine di persone sono state sorprese dalle fiamme nelle proprie abitazioni o rimaste intrappolate nelle auto in fuga a nord di Melbourne.

    Gaza
    Resta alta la tensione al confine fra Israele e la striscia di Gaza. Questa mattina, un razzo partito dal territorio palestinese ha colpito un kibbutz vicino alla città di Sderot, senza causare vittime. La tregua, ripetutamente violata, è stata al centro delle consultazioni, ieri, fra il premier israeliano, Ehud Olmert, e i ministri Tzipi Livni e Ehud Barak: all’esame le proposte egiziane per raggiungere un accordo sul cessate-il-fuoco e la possibilità di uno scambio di prigionieri che garantisca il ritorno in Israele del soldato Ghilad Shalit, sequestrato nel 2006. “Siamo prossimi al momento della decisione - ha detto Barak - Stiamo compiendo uno sforzo supremo per accelerare il processo”. Attesa per domani la risposta di Hamas sull’ipotesi di una tregua prolungata, della durata di almeno un anno, sulla quale l'Egitto media dalla fine della guerra.

    Iraq
    I comandanti militari Usa in Iraq hanno prospettato tre opzioni per il ritiro dall'Iraq, preferendo quella più a lunga scadenza “per non mettere in pericolo le conquiste sul fronte della sicurezza”. Gli scenari, riferiscono fonti del Pentagono, prevedono un ritiro in 16, 19 e 23 mesi. Si trovano in Iraq circa 144 mila soldati. Intanto, sul territorio continuano le violenze. Una bomba è esplosa stamattina a Baghdad uccidendo due pellegrini e ferendone altri undici. La polizia ha spiegato che le vittime sono state travolte dall'esplosione mentre si incamminavano insieme ad altri pellegrini verso la città santa di Kerbala, a circa cento chilometri a sudovest della capitale.

    Madagascar
    “La lotta continua fino alla vittoria”, ha annunciato oggi il sindaco deposto di Antananrivo e leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, dopo gli scontri - ricordati anche oggi da Benedetto XVi all'Angelus - seguiti alla protesta antigovernativa che, ieri, nella capitale del Madagascar, ha causato almeno 25 vittime. Gli agenti in tenuta anti sommossa hanno aperto il fuoco su una manifestazione a favore dell’ex sindaco della capitale coinvolto in un braccio di ferro con il presidente Marc Ravalomanana.

    Somalia
    Tensioni in Somalia ad una settimana dall’elezione del neopresidente, Sheik Sharif Ahmed, leader islamico moderato. I ribelli somali hanno sparato ieri alcuni colpi di mortaio contro il palazzo presidenziale di Mogadiscio, alcune ore dopo l'arrivo del neo capo di Stato. Ahmed, a capo dell'Alleanza per una nuova liberazione della Somalia, ha promesso di ristabilire la sicurezza nel Paese africano martoriato da 18 anni di guerra civile.

    Nucleare
    In generale si segnala un miglioramento nel contesto diplomatico-negoziale sul problema del nucleare civile e della possibile proliferazione militare, soprattutto dopo l’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Restano, però, numerose questioni da risolvere. Questo, in sintesi, il contenuto di un rapporto di “Archivio Disarmo”, pubblicato nei giorni scorsi. Salvatore Sabatino ne ha parlato con Maurizio Simoncelli, direttore dell’Istituto di Ricerche Internazionali:

    R. - Certamente. l’intervento di Obama di tendere la mano al mondo islamico, di tendere la mano alla Russia sul progetto di rivedere a ribasso il nuovo trattato sul disarmo nucleare, evidentemente ci fa sperare bene. Rimangono ovviamente da vedere se poi tutte queste speranze si concretizzeranno in atti che potranno dare un risultato positivo. Ad esempio, c’è una proposta statunitense nei confronti della Russia, alla quale Mosca ha risposto positivamente, che è quella della riduzione - si parlava dell’80% delle testate. Per ciò che riguarda invece l’Iran, ci troviamo di fronte ad una situazione ancora molto fluttuante, ancora da definire. Sicuramente, l’Iran - ad oggi - non ha le capacità per poter avere immediatamente un’arma nucleare. Ci sono, però, anche dei problemi, perché se non riuscisse ad andare in porto quest’accordo con Teheran, inevitabilmente ci sarebbe una certa tendenza da parte di tanti Paesi arabi, che hanno detto che vorrebbero dotarsi anche loro di centrali nucleari. E da lì al nucleare militare, il passo è breve.

     
    D. - Continua ad essere insoddisfacente il progresso verso la soluzione del problema della proliferazione, anche in Corea del Nord: qual è la situazione su questo fronte?

     
    R. - Da un punto di vista reale, la Corea del Nord non ha un arsenale - si parla di poche testate - non ha ancora capacità missilistiche adeguate, non ha una grande autonomia, anche nel campo della produzione di materiale fissile, è oggettivamente più debole rispetto all’Iran. Però rimane il fatto che, nel momento in cui questo accordo di Pechino non andasse in porto così com’era stato definito, certamente si va a sollecitare una tensione con la Corea del Sud e - ancor di più - con il Giappone. Tensione che può stimolare una nuova corsa agli armamenti su un teatro locale che, oggettivamente, sarebbe meglio invece evitare.

     
    Germania
    Si chiude oggi, a Monaco, con una giornata dedicata all’Afghanistan, la 45.ma Conferenza internazionale sulla politica estera e la sicurezza. Il presidente afgano, Hamid Karzai ha auspicato l’avvio di un “processo di riconciliazione” con parte dei talebani, ed ha ribadito che un tale processo ha bisogno del sostegno della comunità internazionale. Karzai ha anche lanciato un appello ai talebani, non legati ad Al Qaida o “alla rete terroristica” a rientrare nel Paese. Alla conferenza l'inviato Usa per l'Afghanistan e il Pakistan, Richard Holbrooke, ha detto che il conflitto in Afghanistan sarà “molto più duro” di quello in Iraq. Presente a Monaco anche il vice primo ministro russo, Serghiei Ivanov, secondo il quale i nuovi leader in Russia e negli Stati Uniti rendono possibile un nuovo approccio ai problemi bilaterali.

    Marocco
    Emergenza maltempo in Marocco, flagellato nell’ultima settimana da piogge torrenziali: almeno 24 persone sono morte nel centro nel nord del Paese, a causa dello straripamento dei fiumi o nel crollo di edifici e abitazioni. Oltre 2000 gli sfollati ospitati in rifugi temporanei mentre si contano ingenti danni materiali.

    Svizzera
    La Svizzera dice si al rinnovo e l'estensione degli accordi con l'Ue sulla libera circolazione dei lavoratori. L’accordo avrebbe ottenuto il consenso del 55% degli elvetici. Un voto a cui si è giunti in un clima di grande tensione, con aspre polemiche soprattutto sull'opportunità di consentire l’ingresso a cittadini romeni e bulgari. Salvo l'impianto degli accordi bilaterali faticosamente raggiunti tra Berna e Bruxelles.

    Bolivia
    Il presidente boliviano, Evo Morales, ha promulgato la nuova “Costituzione del socialismo comunitario”, approvata il 25 gennaio in un referendum dal 61% degli elettori. Il documento concede diritti maggiori alle comunità indigene e dà più spazio alla giustizia sociale e al ruolo dello Stato. Inoltre, consente al presidente Morales di concorrere ad un secondo mandato. Il nuovo ordinamento sancisce inoltre la spaccatura tra le regioni di montagna, più povere, e quelle dell'est e del sud, che si oppongono al governo.

    Crisi economica
    Persi 130 mila posti di lavoro in Europa negli ultimi quattro mesi. Sono gli effetti della crisi economica registrati dall’Unione Europea. (Panoramica internazionale a cura di Claudia Di Lorenzi)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 39

     E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

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