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Sommario del 05/02/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • In visita "ad Limina" dal Papa i presuli della Nigeria. Mons. Onaiyekan: si rafforza il dialogo con l'islam
  • Nomine
  • Pubblicato il calendario delle prossime celebrazioni presiedute dal Papa
  • L'intervento del cardinale Bertone a Madrid sui diritti umani
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Eluana. Don Aldo Bonaiuto: vogliono far tacere chi difende la vita
  • La Conferenza episcopale Usa lancia una campagna senza precedenti contro il finanziamento federale dell’aborto
  • Venezuela: nuovo attacco contro la nunziatura a Caracas
  • Liberati in Congo 85 bambini soldato
  • La Chiesa ricorda don Andrea Santoro a tre anni dall'uccisione
  • Guatemala: un libro racconta la storia degli accordi di pace con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio
  • Chiesa e SocietÓ

  • Appello della Caritas per la fine delle violenze in Sri Lanka
  • India: fondamentalisti indù assaltano una scuola cattolica
  • I giovani pregano per la pace in Terra Santa
  • A rischio siti archeologici della Striscia di Gaza per i danni provocati dalla guerra
  • Le sfide di Università e facoltà ecclesiastiche al centro della plenaria della Cerao
  • Fondazione ebraica Pave the Way: il caso Williamson non intacca il dialogo ebraico-cattolico
  • Il governo australiano stanzia 2,7 miliardi di dollari per le scuole cattoliche
  • Bartolomeo I: l’elezione di Kirill serva al comune cammino delle Chiese ortodosse
  • Kenya: la Conferenza episcopale lancia un progetto quinquennale contro la carestia
  • Uganda: crisi alimentare in Karamoja
  • L’Oms chiede nuove misure per contrastare l’epidemia di colera in Zimbabwe
  • Febbre di dengue fuori controllo in Bolivia
  • Romania: Chiesa greco-cattolica contraria al progetto di legge sulla proprietà
  • I vescovi irlandesi chiedono un piano antipovertà
  • Documento dei vescovi francesi sulle sfide in materia di bioetica
  • Angola: nasce l'Associazione cristiana dei dirigenti e dei quadri d'impresa
  • Domenica prossima in Spagna la Giornata nazionale di “Manos Unidas”
  • Conferita a mons. Bolen la Croce di Sant’Agostino
  • India: corrispondente di AsiaNews insignita del Premio Staines per l’armonia religiosa
  • Si apre oggi il Festival di Berlino con la proiezione del film “The international"
  • 24 Ore nel Mondo

  • Italia: i medici potranno denunciare gli immigrati irregolari alle autorità
  • Il Papa e la Santa Sede



    In visita "ad Limina" dal Papa i presuli della Nigeria. Mons. Onaiyekan: si rafforza il dialogo con l'islam

    ◊   Circa 150 milioni di abitanti, molti dei quali musulmani o fedeli alle religioni tradizionali: è questa la realtà attuale della Nigeria, Paese che tuttavia vanta anche il più alto numero di vescovi dell’Africa e una Chiesa in grande rigoglio. Da questa mattina, la situazione dei cattolici locali è al vaglio del Papa e della Curia Romana con l’inizio della visita ad Limina dei presuli nigeriani, che durerà per tutto il mese. Tra i primi ad essere ricevuti oggi da Benedetto XVI c’è anche l’arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan, che parla delle sfide ecclesiali più importanti per la sua Chiesa al microfono di Abdul Festus Tarawalie, collega del programma Inglese-Africa della nostra emittente:

    R. - Secondo me, una sfida molto positiva è quella che viene dalla crescita della Chiesa nigeriana, che stiamo cercando in tutti i modi di amministrare bene. Il numero dei cattolici continua ad aumentare, così come le vocazioni sacerdotali e religiose. Ci sono diocesi dove il numero dei sacerdoti non basta, proprio perché il numero dei cattolici è grande: se un sacerdote deve celebrare la Messa per 5 mila persone ogni domenica, viene da chiedersi che tempo gli resti per la cura pastorale a livello personale. Fortunatamente, ci sono altri modi di servire la gente, attraverso i gruppi laicali, i responsabili pastorali e così via. Un’altra sfida, analoga, è costituita dal grande numero di ragazzi e ragazze che vogliono dedicare la propria vita al servizio della Chiesa, come sacerdoti o religiose: abbiamo il problema di come discernere le loro domande, per verificare se siano davvero idonei. Inoltre, una volta che li abbiamo accettati in seminario o nelle case di formazione, dobbiamo anche formarli bene e quando un seminario ha più di 400, 500 alunni, questo diventa una grande sfida. E c’è poi anche la sfida che riguarda il rapporto tra la Chiesa e la società nigeriana in genere, fra lo Stato e la Chiesa. La società nigeriana è molto complessa, con più di 250 gruppi etnici diversi. E ancora, esiste la questione del pluralismo religioso.

     
    D. - Qual è, in proposito, l’impegno della Chiesa nella promozione del dialogo e della convivenza pacifica?

     
    R. - Si dice che in Nigeria abbiamo cristiani e musulmani, ma non si deve dimenticare che come cristiani apparteniamo a diversi gruppi e che, anche fra noi, non sempre abbiamo lo stesso modo di vedere le cose. Infatti, molto spesso, quando scoppiano i conflitti fra cristiani e musulmani generalmente sono causati da gruppi estremisti di ambedue le parti: sia fanatici musulmani, che fanatici di matrice cristiana. Va detto, comunque, che nella Chiesa cattolica tutto è sano: anche i musulmani riconoscono che - grazie al fatto che la nostra Chiesa possiede delle direttive molto precise sul dialogo con i musulmani, che seguiamo con grande attenzione - abbiamo un modo di rapportarci con i musulmani che sul serio promuove delle buone relazioni di rispetto reciproco.

     
    D. - In che modo avviene questo confronto?

     
    R. - Abbiamo nel nostro Paese il Consiglio interreligioso nigeriano, che è composto da leader cristiani e islamici. Io, come presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria, sono il responsabile dei gruppi cristiani. Con il sultano di Sokoto - riconosciuto come il capo dei musulmani - abbiamo delle riunioni regolari, durante le quali cerchiamo di individuare le sfide comuni: buon governo, povertà, malattia, lotta all’Aids. Poi cerchiamo le risorse spirituali, i valori morali che cristiani e musulmani condividono e sulla base di ciò cerchiamo di affrontare tali sfide. Speriamo che, continuando così, si riesca a cambiare la brutta reputazione che la Nigeria purtroppo possiede: quella di un Paese dove i musulmani e i cristiani non vivono mai insieme in pace, il che non è vero. E speriamo anche, alla fine di questa visita ad Limina, di poter tornare con rinnovato slancio apostolico alle responsabilità che abbiamo in Nigeria. Siamo 60 vescovi e siamo a Roma in due gruppi: ma i due gruppi vivranno una giornata comune, il 14 febbraio, quando avremo l’udienza con il Santo Padre, che ci parlerà come ad un corpo unito. E noi aspettiamo quel momento con grande gioia.

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    Nomine

    ◊   Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Puebla de los Ángeles (Messico), presentata da mons. Rosendo Huesca Pacheco, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato arcivescovo metropolita di Puebla de los Ángeles mons. Victor Sánchez Espinosa, finora vescovo ausiliare di México e segretario generale del Celam. Mons. Victor Sánchez Espinosa è nato a Santa Cruz, arcidiocesi di Puebla il 21 maggio 1950. È stato ordinato sacerdote il 6 giugno 1976. Nel 1979 ha ottenuto la licenza in Liturgia presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo a Roma. Il 2 marzo 2004 è stato nominato vescovo titolare di Ambia ed ausiliare di México ed è stato consacrato vescovo il 26 marzo successivo.
     
    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Tlalnepantla (Messico), presentata da mons. Ricardo Guízar Díaz, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato arcivescovo metropolita di Tlalnepantla mons. Carlos Aguiar Retes, finora vescovo di Texcoco. Mons. Carlos Aguiar Retes è nato il 9 gennaio 1950 a Tepic. Ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma e il Dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana. È stato ordinato sacerdote il 22 aprile 1973. Il 28 maggio 1997 è stato nominato vescovo di Texcoco e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 29 giugno successivo. È stato segretario della Conferenza Episcopale del Messico e ha collaborato anche in diversi incarichi nel seno del Celam. Attualmente è Presidente della Cem.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Gaborone (Botswana), presentata da mons. Boniface Tshosa Setlalekgosi, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato vescovo di Gaborone il rev.do Valentine Tsamma Seane, parroco della Cattedrale di Gaborone. Il rev.do Valentine Tsamma Seane è nato il 2 novembre 1966 a Lobaste (diocesi di Gaborone). Entrato nella Congregazione degli Stimmatini è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1994.
     
    Il Santo Padre ha nominato vescovo di Gallup (U.S.A.) il rev.do James S. Wall, del clero di Phoenix, vicario episcopale per il clero della medesima diocesi. Il rev.do James S. Wall è nato l’11 ottobre 1964 a Ganado, Arizona, nella diocesi di Gallup. È stato ordinato sacerdote per la diocesi di Phoenix il 6 giugno 1998.

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    Pubblicato il calendario delle prossime celebrazioni presiedute dal Papa

    ◊   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato oggi il calendario delle celebrazioni liturgiche che Benedetto XVI presiederà fino al mese di aprile. Il 25 febbraio il Papa celebrerà il Mercoledì delle Ceneri: alle 16.30 dalla Basilica di Sant’Anselmo partirà la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina, dove alle 17 inizierà la Messa.

    Dal primo al 7 marzo il Santo Padre prenderà parte agli esercizi spirituali per la Curia Romana che si svolgeranno nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico. Martedì 17 marzo Benedetto XVI inizierà il suo viaggio apostolico in Africa; si recherà in Camerun ed Angola e farà ritorno in Vaticano il 23 marzo.

    Per ricordare Giovanni Paolo II nel IV anniversario della morte, il 2 aprile il Pontefice presiederà alle 18, nella Basilica Vaticana, una Messa cui prenderanno parte giovani di Roma. Il 5 aprile alle 9.30 in Piazza San Pietro la solenne celebrazione della Domenica delle Palme; il 9 aprile, alle 9.30, nella Basilica Vaticana la Santa Messa del Crisma e alle 17.30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano la celebrazione della Cena del Signore. Il 10 aprile, Venerdì Santo, Benedetto XVI presiederà alle 17, sempre nella Basilica Vaticana, la celebrazione della Passione del Signore, e alle 21.15, al Colosseo, la Via Crucis. Sabato 11 aprile è in programma alle 21, nella Basilica Vaticana, la Veglia Pasquale e il giorno di Pasqua, il 12 aprile, il Santo Padre celebrerà in Piazza San Pietro, alle 10.30, la Messa, cui seguirà, a mezzogiorno, la benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana.

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    L'intervento del cardinale Bertone a Madrid sui diritti umani

    ◊   Il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ha tenuto oggi a Madrid, presso la sede della Conferenza episcopale spagnola, una conferenza su “I diritti umani nel magistero di Benedetto XVI” nel 60.mo anniversario della “Dichiarazione Universale” approvata dall’Onu il 10 dicembre del 1948. Il porporato, da martedì sera in Spagna su invito dei vescovi iberici, ha incontrato ieri Re Juan Carlos, il premier José Luis Rodríguez Zapatero e il presidente del Partido Popular e leader dell’opposizione Mariano Rajoy. Oggi la conclusione del viaggio. Sull’intervento odierno del cardinale Bertone ascoltiamo il servizio di Sergio Centofanti:

    Il cardinale Bertone ha sottolineato che “i diritti umani nascono dalla cultura europea occidentale, di indubbia matrice cristiana”. “Non si tratta di una casualità”, ha aggiunto. Questi diritti si fondano infatti sulla convinzione, ereditata dall’ebraismo, che “l’essere umano è immagine di Dio”. Tuttavia oggi, a 60 anni dalla Dichiarazione Universale, si assiste ad una ridefinizione radicale dei diritti umani individuali che, attaccati da concezioni relativistiche, si stanno trasformando in diritti sempre più fragili e sempre meno universali e inviolabili. Ma - come afferma Benedetto XVI - i diritti umani, primo fra tutti quello alla vita, sono iscritti nell’uomo in quanto tale e appartengono dunque a tutti gli esseri umani dal concepimento alla morte naturale, e non possono dipendere né dalle decisioni di maggioranze, di volta in volta variabili, né dalle culture, né dalle condizioni di salute della persona. Sul rispetto dei diritti di tutti – ribadisce il cardinale Bertone - si fonda la libertà, la pace e la giustizia nel mondo. E laddove uno Stato fallisce nel garantire il rispetto di tali diritti per la propria popolazione, è necessario che questa responsabilità venga assunta dalla comunità internazionale. Il porporato ha ricordato poi i diritti della famiglia, cellula fondamentale della società, i diritti della donna, che ancora oggi è discriminata per motivi religiosi, culturali o sociali, e ancora i diritti dei genitori a scegliere liberamente l’educazione dei figli. Il cardinale, sempre citando Benedetto XVI, ha affermato anche che l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche è in sintonia col principio di laicità, in quanto facoltativo e non supponendo alcuna adesione dello Stato con le verità di fede. C’è poi la questione del riconoscimento della dimensione pubblica della religione che una certa concezione laicista vorrebbe confinare nella sfera privata e intimista. Non è espressione di laicità – questo il pensiero del Papa - l’ostilità contro qualsiasi forma di rilevanza politica e culturale della religione o anche contro la presenza dei simboli religiosi nelle istituzioni pubbliche. Né è sana laicità definire ingerenza indebita qualsiasi presa di posizione della Chiesa di fronte a questioni, morali e sociali che riguardano la persona e la sua dignità, cercando così di emarginare la presenza cristiana nella vita civile di un Paese. La Chiesa – si ribadisce - non vuole privilegi, chiede solo il rispetto della libertà religiosa. Infine il cardinale Bertone lancia un appello a un’azione solidale nei confronti di tutti quegli uomini, donne e bambini, che si vedono negati i diritti fondamentali perché manca un’equa distribuzione dei beni della terra.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, un articolo di Luca M. Possati dal titolo "Obama e la rivolta delle banche".

    La pericolosa facilità del sospetto: in cultura, Lucetta Scaraffia recensisce il film "Il dubbio" di John Patrick Shanley.

    Il ricordo della Shoah tra storia e memoria: Gaetano Vallini sul libro dello storico David Bidussa "Dopo l'ultimo testimone".

    Il fastidioso ronzio del prete di Barbiana sulla "precisione di Dio": Carlo Carletti presenta una raccolta di saggi critici su don Lorenzo Milani, a cura di Michele Gesualdi.

    Papa Callisto e la banca fallita; economia del III secolo: Silvia Guidi presenta l'articolo del gesuita Francesco Paolo Rizzo in uscita su "La Civiltà Cattolica".

    Un articolo di Fabrizio Bisconti da titolo "Lo sguardo di Paolo": dalle catacombe di San Callisto un frammento di sarcofago con i volti del Cristo e dell'apostolo.

    I diritti umani nel magistero di Benedetto XVI: nell'informazione religiosa, la conferenza del cardinale Tarcisio Bertone a conclusione della visita in Spagna.

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    Oggi in Primo Piano



    Eluana. Don Aldo Bonaiuto: vogliono far tacere chi difende la vita

    ◊   Si fa strada la possibilità che il governo italiano approvi un decreto legge che blocchi il “protocollo di fine vita” di Eluana Englaro, in attesa dell’approvazione di una legge sul cosiddetto testamento biologico. Dal canto suo, il neurologo che ha in cura la donna, in stato vegetativo da 17 anni, ha annunciato che da domani inizierà la riduzione del 50 per cento dell’alimentazione somministrata ad Eluana, attualmente ricoverata presso la clinica “La Quiete” di Udine. Chi non vuole arrendersi alla morte di Eluana è il vasto e variegato movimento per la vita che, con il passare delle ore, moltiplica le sue iniziative di preghiera e solidarietà. Ecco la testimonianza del portavoce dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, don Aldo Bonaiuto, raccolta da Luca Collodi:

    R. – Noi non possiamo tacere. Questi falsi silenzi, anche di alcune realtà del mondo della stampa, ci lasciano veramente rattristati, perché si parla e si dicono tante sciocchezze. Tante questioni che non hanno per nulla rilevanza, vengono ingigantite, e per questa che invece è una tragedia, si invoca il silenzio. Per noi è invece un’ingiustizia insopportabile: chi tace diventa complice di un abominio che è quello, ancora una volta, di far diventare i deboli sempre più deboli, fabbricando queste croci insopportabili sulle persone che invece hanno bisogno di essere supportate, difese, aiutate in tutti i modi. Per questo noi gridiamo, ma è il grido dell’amore. Dobbiamo metterci dalla parte degli ultimi. Eluana rappresenta tantissime persone che non sono solo nelle nostre realtà della “Papa Giovanni XXIII”, ma che sono in tutto il mondo e che vanno difese in tutti i modi. Quindi, il nostro appello continua. Per tutti i ministri: se vogliono, loro possono veramente fermare questa sentenza.

     
    Intanto, in tarda mattinata, fonti di agenzia hanno reso noto che la procura di Udine intende verificare le testimonianze di amici e parenti sula volontà espressa da Eluana Englaro e riferita dal padre Beppino. D’altro canto, nello stesso mondo scientifico si dibatte sulle reali condizioni di Eluana. Ecco l’opinione di Adelia Lucattini, psichiatra e bioeticista, intervistata da Luca Collodi:

    R. - Il sentimento è quello di dire non ce la posso fare, rinuncio. Questo, secondo me, è un altro aspetto che sposta un po’ il problema, cioè una spinta ad identificarsi tutti con il padre e non con la ragazza, dando per scontato che questa ragazza non veda, non senta, non interagisca, non sappia quello che gli accade. Quando ci sono degli studi scientifici accreditati, come quello di Owen, che è uscito su “Science” nel 2006, in cui si è visto che una paziente nello stato di Eluana Englaro era in grado di rispondere ai comandi esattamente come un gruppo di persone normali, con una tecnica particolare in cui si potevano rilevare, attraverso la risonanza magnetica funzionale, le risposte cerebrali, in assenza di movimento fisico o di voce o di movimento oculare. E c’è stata una sovrapposizione tra la risposta che ha dato a livello cerebrale questa paziente e il gruppo di persone normali. Di questo non se ne fa parola. E l’altro elemento è questa erronea convinzione, che viene comunque lasciata credere, che i pazienti in stato vegetativo siano legati alle macchine: non è così, sono pazienti che hanno conservato tutte le funzioni biologiche, ma sono totalmente paralizzati; in modo particolare, e questa è una cosa che colpisce, possono aprire e chiudere gli occhi, seguendo il ritmo del sonno e della veglia.

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    La Conferenza episcopale Usa lancia una campagna senza precedenti contro il finanziamento federale dell’aborto

    ◊   L’episcopato degli Stati Uniti esorta i componenti del Congresso a non stravolgere la legislazione in favore della vita. Con una campagna mediatica senza precedenti, i cattolici americani si apprestano a “inondare” il parlamento di Washington con cartoline per la vita. I presuli esortano, in particolare, deputati e senatori ad opporsi al finanziamento federale dell’aborto. Il servizio di Alessandro Gisotti:
     
    “E’ tempo di far sentire la nostra voce in difesa della vita. Ora più che mai”: è lo slogan di una grande campagna contro l’aborto, lanciata in questi giorni dalla conferenza episcopale degli Stati Uniti. Cuore dell’iniziativa è l’invio al Congresso di cartoline per esortare i parlamentari americani a mantenere la legislazione in vigore che impedisce il finanziamento federale per la promozione dell’aborto. Milioni di cartoline sono già state distribuite nelle parrocchie e alle organizzazioni cattoliche in ogni angolo degli Stati Uniti. L’auspicio dei promotori è che i due rami del Parlamento statunitense vengano “inondati” da queste cartoline pro vita. L’iniziativa senza precedenti viene spiegata dai vescovi con la nuova realtà del Congresso, dopo le elezioni dello scorso novembre. Da oltre 15 anni, infatti, non si registrava un così alto numero di parlamentari, deputati e senatori, favorevoli all’aborto.

     
    Un gran numero di componenti dei Congresso vorrebbe trasformare l’aborto in un “diritto” che il governo dovrebbe sovvenzionare con la tassazione dei cittadini. Torna dunque in auge il “Freedom of Choice Act”, ovvero un progetto di legge abortista che nel 1993 fu bloccato grazie anche ad una campagna della Chiesa cattolica americana. I difensori di questa legislazione, avvertono i vescovi, vogliono ora riproporla e il presidente Obama ha già promesso che firmerà questa legge qualora il Congresso la approvasse.

     
    Secondo i presuli, una tale legislazione cancellerebbe ogni regola e limite all’aborto e lo consentirebbe fino agli ultimi mesi di gravidanza senza restrizioni. D’altro canto, sottolineano che già oggi negli Stati Uniti ogni anno si registra il drammatico bilancio di oltre un milione di aborti. La campagna in corso, spiega una nota dell’episcopato, vuole inviare un forte messaggio in favore della vita al Congresso e chiede ai parlamentari di non dividere la nazione con politiche che “offendono i valori per la vita della maggioranza degli Americani”.

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    Venezuela: nuovo attacco contro la nunziatura a Caracas

    ◊   Nuovo attacco contro la nunziatura apostolica a Caracas, in Venezuela. Tre bombe lacrimogene dal contenuto fortemente tossico sono state lanciate nei giardini della rappresentanza diplomatica provocando malori al nunzio, mons. Giacinto Berloco, e ai suoi collaboratori. Il servizio di Luis Badilla.

    Si tratta del settimo attacco in due anni contro la sede vaticana nella capitale venezuelana. Lo scorso 18 gennaio una analoga aggressione era stata rivendicata dal gruppo radicale filogovernativo “La Piedrecita” che in un volantino, con un linguaggio delirante, attaccava la gerarchia cattolica chiamando alla “resistenza” contro il magistero cattolico. Questa volta gli attentatori, “due, a bordo di una motocicletta” secondo mons. Berloco, non sono stati identificati. Il rappresentante del Papa ha definito questo settimo attacco “un gesto vandalico e irresponsabile” e ancora una volta ha chiesto alle autorità del Venezuela “che venga garantita la sicurezza e l’incolumità della sede diplomatica come previsto dalle leggi internazionali e dalla Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961”. Sui frammenti degli ordigni è chiaramente leggibile la dicitura “Compagnia anonima venezuelana di industria militare”. La Polizia, che finora non è riuscita a identificare gli autori degli attentati, ha annunciato l’apertura di una nuova indagine. Da sottolineare che questo nuovo atto d’intimidazione si registra pochi giorni dopo che la “Sinagoga Principal de Maripérez”, la più importante del Venezuela, è stata fatta oggetto di azioni vandaliche simili. Proprio ieri durante una conferenza stampa, il presidente della Conferenza episcopale, mons. Ubaldo Ramón Santana Sequera, arcivescovo di Maracaibo, ha condannato duramente l’attentato contro la sinagoga affermando che si “tratta di una gravissima violazione della libertà religiosa”. “Nessuna persona o gruppo religioso - ha detto il presule - può essere minacciato o impedito ad agire nell’ambito religioso contro la sua coscienza, ma neanche a vedere ostacolato l’insegnamento o professione pubblica della sua fede”. Mons. Santana, come hanno già fatto a più riprese i vescovi soprattutto negli ultimi mesi, ha chiamato l’intera nazione a non lasciarsi trascinare dall’odio e dalla violenza e ha ribadito l’urgenza di “cedere il passo alla concordia fra tutti i settori del Paese”. Da ricordare che presso alcuni locali della nunziatura da quasi 18 mesi è ospite un dirigente studentesco, Nixon Moreno, a cui è stata data protezione dopo essere stato accusato di presunta sedizione e altri reati comuni, per i quali aveva subito un ordine di arresto. Moreno è in attesa che un governo straniero gli conceda asilo politico. Intanto, a giudicare della stampa locale on-line di oggi, i venezuelani sono fortemente scossi dagli attacchi contro i luoghi religiosi.

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    Liberati in Congo 85 bambini soldato

    ◊   Il triste fenomeno dei bambini soldato è ancora presente in molti Paesi in conflitto in Africa e in Asia. Proprio in questi giorni al Tribunale Penale dell’Aja è in corso il processo contro il miliziano congolese, Thomas Lubanga, accusato di genocidio, crimini guerra e contro l'umanità e anche di aver reclutato minori. Nelle udienze preliminari hanno testimoniato diversi di loro, costretti ad imbracciare le armi e ad uccidere. E proprio dalla Repubblica Democratica del Congo la buona notizia, diffusa dall’Unicef, della liberazione di 85 bambini soldato, che venivano utilizzati nel conflitto in Nord Kivu. Sul fenomeno Giancarlo La Vella ha intervistato Luciano Bertozzi, giornalista autori di libri e pubblicazioni sull’argomento:

    R. – Io penso che il problema dei bambini soldato sia la punta dell’iceberg del problema più generale dello sfruttamento dell’infanzia, nella fase più eclatante delle guerre combattute dagli adulti solo per il controllo delle risorse. Quindi, sicuramente, i bambini sono poi più facilmente indottrinabili, si possono rapire ed è facile, per i "signori della guerra" locali, disporre senza scrupoli di forze umane a buon mercato. Il problema è che a noi sembra che il mondo più sviluppato sia lontano da questa emergenza. Invece, ci siamo dentro fino al collo, perché siamo in gran parte noi che forniamo le armi con cui si combattono i conflitti, che sosteniamo i loro regimi, quando garantiscono l’accesso alle materie prime di cui noi abbiamo bisogno e a prezzi molto convenienti. Quindi, questo problema ci deve coinvolgere in prima persona.

     
    D. – Essere bambino soldato è qualcosa che lascia il segno per tutta la vita…

     
    R. – E’ chiaro che questi bambini sono molto difficili da recuperare; essi sono segnati duramente dall'esperienza della guerra e della morte. Consideriamo pure che le stesse comunità di origine, soprattutto per le bambine, hanno difficoltà di accettarli quando riescono a liberarsi da questa schiavitù. E’ chiaro che il loro recupero deve rientrare in un progetto che comporta una particolare formazione professionale, il ritorno del ragazzi a scuola, l'aspetto psicologico e il reinserimento sociale, ma purtroppo, laddove non esistono sistemi sanitari, soprattutto al di fuori delle città, questi bambini rischiano di essere abbandonati a loro stessi. Quindi, è importante un sostegno anche economico e di personale specializzato, da parte dell’occidente, che abbia la possibilità di aiutarli.

     
    D. – E’ ancora piccola la percentuale dei minori che riescono ad uscire da questa drammatica esperienza: che cosa raccontano?

     
    R. – I racconti sono spesso simili; cioè vengono magari catturati all’uscita di scuola, oppure nei mercati, minacciati con le armi; hanno un rito di iniziazione: devono uccidere spesso dei prigionieri, bambini come loro che hanno provato a scappare e sono stati ripresi. Uccidere, quindi, per non essere uccisi. Poi, spesso, vengono drogati, sottoposti a crudeltà e prove incredibili. Per questo si trasformano presto in macchine per uccidere, capaci di quello che gli adulti non riuscirebbero mai a fare. Inoltre, diventa molto difficile, quando sono diventati grandi, recuperarli ad una vita normale. A volte se i conflitti non terminano, una volta usciti, vengono ripresi magari nel campo avverso. In Uganda, ad esempio, i bambini soldato liberati dalla guerriglia, sono andati a finire nelle file dell’esercito governativo. Questo anche perché la guerriglia o l’esercito, è l’unico modo per mangiare qualcosa. Ricordiamoci che si tratta di Paesi dove non c’è niente per nessuno, quindi avere un fucile vuol dire comunque garantirsi la sopravvivenza e, anche una volta finiti i conflitti, la strada più facile per questi ragazzi, ormai adulti, è proprio il banditismo o la delinquenza.

     
    D. – Come iniziare, in modo efficace e definitivo, la lotta all’utilizzo dei minori nei conflitti?

     
    R. – Sicuramente vanno poste delle sanzioni, ma per il momento non c’è la volontà politica di farlo, nonostante ci sia un’attività di monitoraggio continua da parte dell’ONU e delle organizzazioni non governative internazionali sul fenomeno. Bisognerebbe passare dalle parole ai fatti: chi si macchia di crimini di questo genere dovrebbe essere portato davanti alla giustizia e, comunque, essere messo ai margini della comunità internazionale. Invece, il Consiglio di sicurezza, anche l’anno scorso, non ha adottato quelle sanzioni che, per esempio, il segretario generale dell’Onu aveva proposto.

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    La Chiesa ricorda don Andrea Santoro a tre anni dall'uccisione

    ◊   Tre anni fa veniva assassinato a Trebisonda, in Turchia, don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, ucciso a colpi di pistola mentre era raccolto in preghiera nella chiesa di Santa Maria, di cui era parroco. Qui nel luogo del suo martirio è stata celebrata stamane una Messa di suffragio, mentre questo pomeriggio a Roma saranno celebrate altre due Messe nelle chiese “Gesù di Nazareth" e dei “Santi Fabiano e Venanzio”, dove don Santoro è stato parroco. In particolare alla Messa nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio parteciperanno i presuli della Chiesa turca, in questi giorni a Roma per la visita ad Limina. A guidarli, mons. Luigi Padovese, presidente della Conferenza episcopale turca, che spiega il senso ultimo di questa ricorrenza al microfono di Roberta Gisotti:

     
    R. – Il significato è quello di ricordarci che non si è cristiani se non si è disposti a sacrificare la vita. Don Andrea l’ha fatto con totale dedizione, con coraggio e credo che questo sia l’invito che rivolge a noi cristiani di Turchia e che continua a ricordare con la sua morte.

     
    D. – Eccellenza, lei, proprio nei giorni scorsi, ha lanciato un appello, un auspicio alla Chiesa in Turchia: prendere coraggio e coscienza di essere una presenza minoritaria ma che deve svolgere il suo ruolo senza paura…

     
    R. – Sì, devo dire che per molto tempo, un po’ per situazioni che si erano create, che hanno delle ragioni storiche, si è vissuti un po’ appartati, tenendo presente che siamo una realtà veramente minoritaria. Io credo che il sacrificio di don Andrea debba ridare coraggio ai cristiani e debba rendere sempre più coscienti della loro identità. La fede cristiana non è la fede in Dio, ma la fede nel Dio Crocifisso e quindi non si può passare se non attraverso questa dimensione della Croce.

     
    D. – La celebrazione di questa sera sarà in una delle due parrocchie dove don Santoro è stato parroco. Questo sarà un motivo ulteriore di commozione per ricordarlo tra tanti fedeli che lo hanno conosciuto?

     
    R. – Sì, sarà anche l’occasione di rinforzare il vincolo tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Turchia. Don Andrea appartiene ad entrambe. Ora, la nostra presenza qui, per altro legata alla visita ad Limina, ha comunque un significato molto positivo perché vuole esprimere, anche attraverso il suo sacrificio, il legame che la Chiesa di Roma da sempre ha avuto con le Chiese della Turchia. Noi stasera confermeremo proprio questo.

     
    D. – Eccellenza, è allo studio un eventuale processo di Beatificazione di don Santoro?

     
    R. – Il processo dovrebbe essere iniziato in Turchia, là dove lui ha offerto il sacrificio della sua vita. Aspettiamo i tempi previsti, proprio per portare avanti questa richiesta che è già avvenuta da parte di molti. Io posso assicurare, per quanto mi riguarda, che la documentazione di coloro che sono vissuti insieme a don Andrea, l’ho raccolta e quindi, quando ci muoveremo, ci muoveremo sulla base di testimonianze che esistono e su una memoria che è ancora molto viva.

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    Guatemala: un libro racconta la storia degli accordi di pace con la mediazione della Comunità di Sant'Egidio

    ◊   Una storia segreta di pace. Questo il contenuto del libro di Roberto Bonini “Pace in Guatemala. I colloqui segreti tra il governo e la guerriglia e gli storici accordi di Pace”, presentato ieri all’istituto Italo latino americano di Roma. Un testo in cui l’autore ripercorre il lungo processo diplomatico ma anche lo sforzo umano che permise nel 1996 di porre fine a uno dei conflitti più sanguinari dell’America Latina, costato la vita a oltre 200 mila persone. Linda Giannattasio:

    ‘Pace in Guatemala’ racconta la storia di come gli incontri cambino le persone. Il libro infatti non vuole essere soltanto una dettagliata ricostruzione storica di un momento poco conosciuto dei negoziati di pace, ma anche il racconto di un incontro tra quelle persone: da una parte, i due presidenti del Guatemala, Ramiro de León Carpio prima e poi Alvaro Arzù, dall'altra, la Comandancia general della guerriglia. Roberto Bonini, autore del libro:

     
    “Questi colloqui, realizzati tra il ‘95 e il ’96, sono serviti, per la prima volta, a creare un clima di fiducia fra il governo e la guerriglia del Guatemala. Non era mai successo che un presidente del Guatemala ed i comandanti della guerriglia si incontrassero. Questi cinque colloqui diretti sono serviti per un riconoscimento della controparte come interlocutore politico e questo ha permesso, nell’ultima fase del processo di pace in Guatemala, di essere molto più rapida. Il processo di pace in Guatemala è durato sei anni ma nell’ultimo anno, tra il ’95 e il ’96, è stato possibile firmare un numero di accordi superiore a quello dei cinque anni precedenti”.

    Una pace resa possibile, quindi, dalla ristabilita fiducia tra due mondi, quello dei ladinos e degli indios, che combattevano da troppo tempo per potersi conoscere davvero, in una guerra durata 30 anni, costata oltre mezzo milione di profughi e 200 mila morti. Un accordo che giunse nel ‘96, sotto l’egida dell’Onu, ma per il quale, come racconta il libro, fu determinante il ruolo della comunità di Sant’Egidio. Un lavoro basato sulla fiducia e sul dialogo. Don Matteo Zuppi, sacerdote della comunità di Sant’Egidio e mediatore nel negoziato in Guatemala:

    “Già le conversazioni duravano da diversi anni ma non si era stabilita questa fiducia, questo capirsi tra una parte e l’altra. Questo è stato possibile, appunto, per questi incontri segreti che la comunità ha organizzato senza sostituirsi all’esercizio in corso che era quello delle Nazioni Unite. Credo che, anche questa, sia stata la capacità della comunità, cioè quella di fare “un pezzo”. Abbiamo scelto di fare questo e poi di continuare ad accompagnare il processo che poi, invece, era presieduto dalle Nazioni Unite e ha portato alla firma dell’accordo di pace nel Guatemala”.

    Una pace importante, carica di aspettative, forse troppo spesso disattesa. Cosa è cambiato, quindi, dalla firma degli accordi e qual è la situazione del Guatemala oggi. Ancora don Zuppi:

    “Le speranze sull’accordo di pace erano tantissime e bisogna dire che c’è molta delusione. In realtà è stata raggiunta la pace ma non sono stati raggiunti gli obiettivi che l’accordo prevedeva. Il primo problema è stato il fatto che il Parlamento stesso, per certi versi, non ha mai recepito una buona parte degli accordi che erano stati firmati dal governo. Credo che comunque rimanga un paradigma al quale, in ogni caso, non si può non fare riferimento, in un Paese che è segnato ancora oggi da moltissime contraddizioni e che richiede ancora un impegno molto forte per la giustizia e per lo sviluppo, soprattutto per quanto riguarda gli indigeni".

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    Chiesa e SocietÓ



    Appello della Caritas per la fine delle violenze in Sri Lanka

    ◊   Il conflitto in Sri Lanka deve cessare immediatamente e si devono proteggere i civili. E’ l’appello lanciato da Caritas internationalis. L'organizzazione umanitaria chiede, in particolare, che sia consentito alle agenzie umanitarie l’accesso nell’area teatro di violenti combattimenti tra esercito governativo e ribelli tamil. Attualmente, sono almeno 250 mila i civili rimasti nella regione. Nella città di Vanni è anche stato bombardato e distrutto anche l’ufficio della Caritas. "Si deve concordare la fine immediata dei combattimenti. Entrambe le parti in conflitto - spiega il direttore della Caritas Sri Lanka, padre Fernando Damian - devono cercare una soluzione negoziata”. “Le agenzie umanitarie – ha aggiunto - devono essere in grado di raggiungere i civili innocenti”. Si stima che più di 5000 civili siano stati uccisi dall'inizio del 2006. Il governo, intanto, ha fatto sapere di voler proseguire l'offensiva militare. Il primo ministro ha anche offerto l'amnistia ai ribelli che consegneranno le armi. Fonti locali hanno riferito inoltre che i ribelli, in diversi casi, hanno impedito ai civili di fuggire. C'è da segnalare, infine, che la maggioranza della popolazione di etnia tamil rimasta nell'area non intende trasferirsi nelle zone governative temendo ritorsioni. (A.L.)

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    India: fondamentalisti indù assaltano una scuola cattolica

    ◊   Un gruppo di giovani fondamentalisti indù ha assaltato una scuola cattolica a Bhopal, capitale del Madhya Pradesh, distruggendo aule e attrezzature. Gli eventi che hanno portato all’assalto - rende noto AsiaNews - risalgono al 26 gennaio, festa della Repubblica in India: un gruppo di insegnanti e studenti ha denunciato padre Thomas Malancheruvil perchè avrebbe impedito loro di cantare l’inno nazionale. Successivamente, almeno 30 attivisti appartenenti ad una formazione legata al partito Bharatiya Janata Party, hanno assaltato la scuola e distrutto computer, mobili e pannelli di vetro. La polizia ha arrestato i giovani e lo stesso padre Thomas. Il religioso e 15 responsabili dell’attacco alla scuola cattolica sono poi stati rilasciati su cauzione. In India, intanto, la diocesi di Kandwa ha inaugurato una rete di solidarietà per contrastare le violenze anticristiane. Don Matteo, portavoce della diocesi, ha spiegato che questa rete di solidarietà coinvolge prevalentemente quattro distretti tribali nello Stato di Madhya Pradesh. All India Christian Council ha lanciato infine un appello in difesa delle minoranze religiose: in un comunicato, l'organismo ecumenico chiede a tutte le parti politiche di porre la sicurezza e la tutela delle minoranze religiose al primo posto nell'agenda delle prossime elezioni generali, fissate per maggio. (A.L.)

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    I giovani pregano per la pace in Terra Santa

    ◊   Oltre 500 città coinvolte in tutto il mondo e oltre 1,5 milioni di giovani in preghiera: sono questi i risultati della “Giornata Internazionale per la pace in Terra Santa”, celebrata il 31 gennaio scorso, che ha ricevuto messaggi di commosso incoraggiamento da Padre Benedetto XVI. Si è pregato nelle grandi capitali mondiali, da Roma a Gerusalemme, da New York a Mosca, e in nazioni di Asia, America e Africa. La preghiera – ricorda l’agenzia Fides - è iniziata simbolicamente a Gerusalemme con una Santa Messa all’altare del Calvario. Benedetto XVI ha inviato tramite la Segreteria di Stato un messaggio esprimendo “assieme al compiacimento per l’adesione ai suoi molteplici inviti alla preghiera, anche apprezzamento per gli intenti che hanno ispirato l’iniziativa tesa a implorare luce per le coscienze e la conversione dei cuori e per la riconciliazione e la fraterna convivenza tra le popolazioni della Terra Santa”. Il Santo Padre ha auspicato che “l’incontro possa rinsaldare in tutti il desiderio profondo di essere testimoni della pace e di sostenere il cammino e gli sforzi di quanti operano per il suo avvento”. Anche il Patriarca Latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, ha indirizzato un messaggio alle Associazioni che hanno coordinato l’appuntamento a livello internazionale. “Sono grato ai numerosi giovani che hanno accolto questo invito senza esitazioni – ha scritto il Patriarca – e che si sono riuniti in silenziosa preghiera adorante, davanti a Gesù Eucaristia, davanti al Principe della Pace, per far sentire la propria richiesta, coscienti che la Pace è tale quando duratura”. A nome della Comunità dei cristiani in Terra Santa, il Patriarca ha ringraziato infine “coloro che hanno promosso questo evento, le varie Congregazioni e chi singolarmente o in gruppo hanno voluto offrire il proprio tempo e la propria preghiera per questa intenzione”. (A.L.)

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    A rischio siti archeologici della Striscia di Gaza per i danni provocati dalla guerra

    ◊   Siti archeologici a rischio a Gaza. La denuncia è del giornale The Art Newspaper che ha reso noto che l’unico museo di Gaza è stato danneggiato e anche altri siti ed edifici storici sono in pericolo. Il museo delle antichità di Gaza, finanziato privatamente e diretto dall’imprenditore e collezionista di Gaza, Jawdat Khoudary, è stato danneggiato durante i 22 giorni di scontri. Sono stati distrutti – rende noto il Sir - le ceramiche romane e bizantine, gli oggetti islamici di bronzo e varie anfore. Secondo l’archeologo palestinese Moain Sadeq è l’intera Striscia di Gaza, che costituisce zona archeologica, a preoccupare. I siti più importanti dove si prevedono danni a causa dei pesanti combattimenti nelle aree vicine, comprendono Tell es-Sakan, insediamento dell’Età del Bronzo e Tel el-Ajull, città del periodo medio e tardo bizantino. Secondo il giornale, gli archeologi stanno aspettando i risultati di un sopralluogo di tutti i siti storici di Gaza in ritardo per la priorità data agli aiuti umanitari. Yigal Yisrael, dell’Israel Antiquities Authority, spera che israeliani e palestinesi lavorino insieme per recuperare i siti. Sono necessari competenze e tecniche per la tutela del patrimonio archeologico. (A.L.)

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    Le sfide di Università e facoltà ecclesiastiche al centro della plenaria della Cerao

    ◊   I lavori della 17.ma Assemblea plenaria della Conferenza episcopale regionale dell’Africa dell’ovest, Cerao, in corso ad Abidjan in Costa d’Avorio, sono stati dedicati oggi alle Università e alle facoltà ecclesiastiche, soprattutto quelle dell’Africa dell’ovest. La seduta si è aperta con una relazione del segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, mons. Jean-Louis Bruguès, il quale ha ricordato la triplice missione di Università e facoltà ecclesiastiche: coltivare e promuovere, grazie alla ricerca nelle discipline o materie scelte; formare per poter, sistematicamente, scoprire le verità contenute in queste materie; formare gli studenti e prepararli ad assumere i loro compiti nella Chiesa e nella società e promuovere anche la formazione continua, dando un contributo generoso alle Chiese particolari e alla Chiesa universale. Mons. Bruguès ha anche sottolineato le condizioni di vita di queste istituzioni e ha soprattutto evocato alcuni problemi specifici dell’Università cattolica regionale dell’Africa dell’ovest. Questa Università è composta di sette unità universitarie dislocate in sei Paesi. Questa struttura deve essere più efficace nella formazione dei futuri sacerdoti e anche nella formazione dei laici perché possano dare le risposte adeguate al problema della società dell’Africa di oggi. Ieri pomeriggio, i vescovi hanno incontrato il presidente della Repubblica, Laurent Gbagbo. Il presidente della Costa D’Avorio ha espresso la sua gioia di incontrare i presuli. Ha ricordato, in particolare, la crisi che sta attraversando il suo Paese ormai da molti anni. Secondo Gbagbo, comunque, la situazione è nettamente migliorata, nel senso che il conflitto armato è oggi finito. Ne rimangono solo le conseguenze. (Da Abidjan, Joseph Ballong)

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    Fondazione ebraica Pave the Way: il caso Williamson non intacca il dialogo ebraico-cattolico

    ◊   Il Papa “non ha dato il benvenuto” alle opinioni antiebraiche del vescovo lefebvriano Williamson, come hanno voluto dare a intendere i mezzi di comunicazione “omettendo dettagli importanti”, e quindi “questo caso non dovrebbe danneggiare il dialogo tra ebrei e cattolici”, che “sta avendo tanta importanza in questo pontificato”. Lo ha dichiarato il presidente della Fondazione ebraica Pave the Way, Gray S. Krupp, in un comunicato emesso recentemente da questa organizzazione in cui spiega che la remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani non ha presupposto “affatto” un benvenuto nel seno della Chiesa cattolica. "La remissione della scomunica - ha affermato Krupp in una dichiarazione ripresa dall'agenzia Zenit - non significa assolutamente che questi vescovi siano stati ammessi nella Chiesa a braccia aperte. Nulla di più falso. Resta una lunga serie di obblighi da rispettare, e devono rispondere a molteplici violazioni in base al diritto canonico”. Per Krupp, i mezzi di comunicazione di tutto il mondo “hanno diffuso una versione sensazionalista e incompleta” del caso, un'omissione che “ha fornito titoli, ha rifornito di combustibile la controversia e ha promosso la reazione negativa”. “Dovremmo permettere che le dichiarazioni e le convinzioni di una sola persona, e le omissioni dei mezzi di comunicazione, danneggino il dialogo tra ebrei e cattolici, che è stato definito giustamente un aspetto di fondamentale interesse per la Chiesa cattolica e per questo pontificato? Sicuramente no!”, conclude Krupp. La Fondazione Pave The Way, con sede a New York e una delegazione a Roma, si dedica a promuovere la tolleranza e la comprensione tra le religioni attraverso lo scambio culturale e intellettuale e la realizzazione di gesti di buona volontà. In particolare, negli ultimi anni ha promosso gesti di avvicinamento tra la Chiesa e il mondo ebraico, tra cui la celebrazione di un congresso sulla figura di Pio XII nel settembre scorso. (R.P.)

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    Il governo australiano stanzia 2,7 miliardi di dollari per le scuole cattoliche

    ◊   Il governo laburista del premier australiano Kevin Rudd, riconoscendone l’importanza e la qualità dell’istruzione, ha stanziato un pacchetto di finanziamenti per le scuole cattoliche del paese. Lo rende noto oggi l’agenzia internazionale Fides che parla di un finanziamento complessivo di 14 miliardi di dollari australiani, di questi circa 9,6 miliardi di dollari andranno a istituti pubblici e circa 2,7 miliardi alle scuole cattoliche che potranno ampliare edifici, capienza e attività. L’approvazione del provvedimento sarebbe imminente. L’annuncio ha suscitato “grande apprezzamento” della Chiesa cattolica del Paese. Secondo il direttore esecutivo del settore scuola della diocesi di Parramatta, Greg Whitby, questi contributi rappresentano una boccata di ossigeno e un valido aiuto per continuare nell’offerta didattica senza ulteriori aggravi per le famiglie già in difficoltà a causa della crisi economica. Dello stesso avviso anche il direttore dell’Istruzione cattolica a Melbourne, Stephen Elder: “le scuole cattoliche nello stato Vittoria, educano un bambino su cinque. Molti di loro vengono da famiglie poco abbienti: sono loro i veri vincitori”. Attualmente gli istituti di istruzione cattolici esistenti nel paese sono circa 1.700, con oltre 640mila iscritti e 40.000 professori. (R.P.)

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    Bartolomeo I: l’elezione di Kirill serva al comune cammino delle Chiese ortodosse

    ◊   È centrato sul comune cammino delle Chiese ortodosse per affrontare le sfide del mondo di oggi il messaggio del Patriarca ecumenico Bartolomeo I inviato al nuovo Patriarca di Mosca, Kirill, in occasione della sua intronizzazione. Nel messaggio, ripreso dall’agenzia AsiaNews, il patriarcato ecumenico di Costantinopoli si è rallegrato per l’elezione di Kirill. Le aspettative della sede di Costantinopoli sono molte e sono focalizzate sopratutto sull’unità, la concordia e il comune cammino per la convocazione, da lungo tempo annunciata, del grande Sinodo panortodosso, la cui preparazione deve essere accelerata, allo scopo di preservare la credibilità della Chiesa ortodossa. La collaborazione tra gli ortodossi va promossa anche perché è utile sia al dialogo con le altre confessioni cristiane, sia alla pacifica soluzione di divergenze bilaterali e  altre questioni sorte nel tempo. Ma anche perché soltanto così si potrà rispondere ai problemi di natura socioeconomica che colpiscono il mondo contemporaneo ed anche le questioni di bioetica. Non è passato inosservato, infine, che la cerimonia di insediamento di Kirill è stata caratterizzata da due fatti simbolici: l’esclamazione in greco della parola Axios (degno), secondo l’antico rituale bizantino, e la consegna del bastone pastorale, donato nel XIV secolo, dal Patriarca ecumenico Athanasios all’allora vescovo di Mosca, Pietro. Mosca è stata elevata a Patriarcato nel 1589, dall’allora patriarca ecumenico Geremia. (A.L.)

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    Kenya: la Conferenza episcopale lancia un progetto quinquennale contro la carestia

    ◊   La Conferenza episcopale del Kenya ha lanciato un piano strategico quinquennale per sconfiggere la carestia, una piaga che ha colpito ormai 10 milioni di persone nel Paese e provocata dalla siccità e dal rincaro dei prezzi degli alimenti. Si tratta di un progetto, ha spiegato il presidente dei vescovi del Kenya, il cardinale John Njue, che “guiderà ad un apostolato efficace e ad un servizio di sostegno avanzato di tutte le diocesi del Paese”. “Voglio sottolineare – ha aggiunto il porporato in una dichiarazione ripresa dall'agenzia Cisanews – che questo piano strategico non riguarda solo attività e obiettivi pratici, ma fa riferimento anche all’incontro tra la Chiesa e i fedeli, perché si sentano amati, seguiti e rispettati come persone create ad immagine e somiglianza di Dio, che condividono la libertà, la gioia e la pace dei figli di Dio”. Il cardinale Njue ha poi garantito l’impegno della Chiesa nel rinnovamento sociale del Kenya, un rinnovamento basato sui principi evangelici e capace di riunire il Paese, ancora sconvolto dalle violenze post-elettorali dello scorso anno: “ In una società – ha detto il porporato – incline alla violenza, alla corruzione, alla disuguaglianza, alle ingiustizie di ogni genere, la Chiesa Cattolica, attraverso la sua Commissione Giustizia e Pace, continuerà a formare le coscienze, a stare al fianco della verità, della giustizia e della riconciliazione”. Infine, il porporato ha chiamato in causa la mancanza di una politica efficace contro la povertà e la carestia: “Sappiamo che in molte parti del Paese ha piovuto poco – ha concluso il presidente dei vescovi kenioti, – ma siamo anche consapevoli del fatto che, se avessimo preso misure adeguate, programmate in anticipo, vincendo l’avidità e l’egoismo, e se i politici avessero eliminato la cultura della corruzione, nessuno sarebbe stato in pericolo di vita o sarebbe morto di fame”. Nel frattempo, la Caritas del Kenya ha lanciato una raccolta fondi – pari a 4 milioni di dollari - per portare aiuto alla popolazione africana. “Ho visitato molte zone rurali del Paese – ha detto Stephen Kituku, coordinatore delle emergenze nazionali di Caritas Kenya – ed ho visto bambini con lo stomaco prominente e adulti sfiniti a causa della fame. Gli animali giacciono morti sui bordi delle strade e molte famiglie possono contare su un solo pasto al giorno”. I fondi raccolti dalla Caritas saranno investiti in un progetto semestrale destinato a raggiungere 37mila persone in 14 diocesi ed a donare sementi resistenti alla siccità a 4.400 famiglie di agricoltori. “Al momento – ha aggiunto Kituku – è importante rispondere al bisogno immediato di cibo della popolazione, – ma poi dovremo concentrarci su altri problemi, come quello dello sviluppo di progetti idrici, per incrementare la sicurezza alimentare a lungo termine dei kenioti”. Infine, anche l’agenzia umanitaria internazionale Church World Service (CWS) ha lanciato una raccolta fondi, destinata ai bambini e agli adulti malati di AIDS delle province di Makueni e Mwingi, cui verranno donati alimenti speciali. (I.P.)

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    Uganda: crisi alimentare in Karamoja

    ◊   "Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza in Karamoja. Occorre agire subito per distribuire cibo agli abitanti”: lo ha detto Aston Kajara, ministro incaricato della regione, confermando le preoccupazioni per un’emergenza alimentare nell’arida zona nord orientale dell’Uganda. Il governo – rende noto l’agenzia missionaria Misna - collaborerà con il Programma Alimentare Mondiale (PAM) dell’ONU, per sostenere i 970.000 abitanti della regione del nord-est del Paese. “In verità non si può ancora parlare di fame – dice padre Martin Devenish, missionario comboniano parroco di Moroto – ma è chiaro che ci sono delle sacche di malnutrizione. I più colpiti sono i giovanissimi e i vecchi”. Il vero problema in Karamoja sembra essere l’insicurezza. Nel passato erano soprattutto i karimojong a colpire le popolazioni vicine con frequenti razzie, villaggi e mandrie. Adesso la situazione si è aggravata: “I clan - sottolinea padre Martin Devenish - sono divisi. Ogni notte ci sono attacchi. Anche ieri una razzia ha causato due morti vicino a Moroto”. L’insicurezza impedisce il normale svolgimento della vita nella regione e influirà anche sulla coltivazione dei campi. L’obiettivo del PAM è quello di prevenire il deterioramento della situazione e di aiutare la popolazione nel periodo di transizione sino al prossimo raccolto. La scarsità di piogge ha colpito grandi aree dell’Africa orientale e sta mettendo a rischio la vita di oltre venti milioni di persone. (A.L.)

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    L’Oms chiede nuove misure per contrastare l’epidemia di colera in Zimbabwe

    ◊   Distribuzione di medicine a base di cloro e sali per la reidratazione ma, soprattutto, raccolta di risorse che assicurino una maggiore efficienza di ospedali e centri specializzati: è la strategia indicata dall’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) per far fronte all’epidemia di colera in Zimbabwe. Secondo un rapporto diffuso ieri dall’organismo internazionale, la malattia ha causato a partire da agosto 3323 vittime. I casi di contagio registrati sono 65.753. “Siamo alle prese – ha detto un dirigente dell’Oms, citato dal quotidiano di Harare ‘The Herald’ – con una crisi sanitaria eccezionale che richiede una risposta eccezionale: bisogna intervenire prima che la malattia provochi altre morti e sofferenze”. Secondo l’Oms, l’epidemia colpisce soprattutto nelle campagne. Nei centri urbani – ricorda la Misna - sembra essersi “stabilizzata”. Per contrastare la diffusione della malattia è necessario un intervento capillare: la maggior parte dei decessi avviene nelle case e non nelle strutture attrezzate, spesso lontane dai villaggi. (A.L.)

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    Febbre di dengue fuori controllo in Bolivia

    ◊   In Bolivia “l’epidemia di ‘dengue’ risulta fuori controllo”: lo ha detto il ministro della Sanità, Ramiro Tapia, aggiungendo che in base a un computo aggiornato sono saliti a sette i morti. Sono poi oltre 8000 i casi sospetti, segnalati ormai in tutti e nove i dipartimenti del Paese. La situazione più grave – rende noto la Misna - resta quella della regione orientale di Santa Cruz, dove anche nelle caserme sono stati allestiti ospedali d’emergenza per il sovraffollamento dei centri sanitari. Anche nei dipartimenti di Oruro e Potosí, finora risparmiati dai contagi del virus trasmesso dalla zanzara ‘aedes aegypti’, sono stati registrati alcuni casi: secondo Tapia, si tratterebbe di persone che hanno contratto la febbre di passaggio a Santa Cruz. L’accelerata diffusione sarebbe stata favorita dall’anticipo della stagione delle piogge che contribuisce alla proliferazione delle zanzare vettori del virus. Rispetto allo stesso periodo del 2008, i casi sono aumentati dell’88%. (A.L.)

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    Romania: Chiesa greco-cattolica contraria al progetto di legge sulla proprietà

    ◊   Un “atto chiaramente vessatorio” e “odiosamente discriminatorio” verso la Chiesa romena greco-cattolica. Così, in un comunicato, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa greco-cattolica romena presente in Italia definiscono il disegno di legge presentato alla Commissione giuridica della Camera dei deputati del Parlamento romeno. Il progetto dispone che nelle località rurali dove ci sono le confessioni greco-cattolica e ortodossa, il luogo di culto, la casa parrocchiale, il cimitero ed i terreni siano di proprietà del culto maggioritario. “Tale disegno di legge – si legge nel comunicato – costituisce in merito ai diritti di proprietà, una definitiva del Decreto n. 358 del 1° dicembre 1948, con cui il regime comunista privò la nostra Chiesa unita con Roma del diritto di esistere, incamerandone tutti i beni mobili e immobili”. L’arcivescovo maggiore di Făgăraş şi Alba Iulia, Lucian Mureşan, ha indirizzato una lettera al presidente della Romania e al primo ministro del governo romeno esprimendo “costernazione”. L’arcivescovo ha anche definito il disegno di legge “infondato e ingiusto in uno Stato di diritto”. “Chiediamo – scrive l’arcivescovo – soltanto ciò che di diritto ci appartiene in conformità alle previsioni della Costituzione della Romania e alle leggi internazionali”. (A.L.)

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    I vescovi irlandesi chiedono un piano antipovertà

    ◊   I presuli irlandesi chiedono un piano strategico nazionale per far fronte alla crisi. Un piano – spiegano – che comprenda anche riduzioni volontarie degli stipendi più alti e una revisione della soglia minima di reddito per l’accesso all’assistenza sanitaria. Da leader europeo negli anni del boom economico, l’Irlanda ha raggiunto il penultimo posto nella zona dell’euro per la sua performance nell’economia. Alcuni dati – sottolinea l’Osservatore Romano – sono utili per comprendere meglio le dimensioni dell’emergenza povertà nel Paese. Nel 2007 la Società di san Vincenzo, la più importante associazione caritativa irlandese, ha destinato oltre 43 milioni di euro in favore dei poveri. Nel 2008 la cifra ha raggiunto i 55 milioni. Durante gli anni del rapido sviluppo economico, molti hanno tratto vantaggio dalla ricchezza senza che venisse ridistribuita. “Il settore industriale e finanziario – ha detto il vescovo Raymond Field, ausiliare di Dublino – si è avvantaggiato enormemente così come è aumentato il consumismo e quindi anche gli sprechi”. “Ci rendiamo conto oggi – ha concluso il presule – che di molte cose avremmo potuto fare a meno e paghiamo il prezzo di questa voglia di beni non necessari”. (A.L.)

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    Documento dei vescovi francesi sulle sfide in materia di bioetica

    ◊   “Il grande ‘sì’ alla vita umana affianca un’attenzione del tutto particolare della Chiesa cattolica verso coloro che soffrono, come testimoniano da secoli le sue numerose e diverse opere di carità”. E’ quanto si legge nel vademecum intitolato ‘Bioetica’ e presentato dalla Conferenza episcopale francese. Sul ricorso ad embrioni nei laboratori di ricerca, i presuli ricordano in particolare che “ogni persona onora la sua umanità quando rifiuta la strumentalizzazione della vita umana e incoraggia, con l’obiettivo di alleviare la sofferenza dei propri simili, altre vie di ricerca che si possono sperare feconde”. Nel documento, ripreso da Avvenire, si affronta anche il tema della maternità surrogata, noto anche come “utero in affitto”. I vescovi sottolineano che “il prezzo da pagare per la legalizzazione di questa pratica è troppo elevato innanzitutto per il nascituro, ma anche per la coppia e per la società intera alla luce della trasformazione delle leggi sulla filiazione che ne conseguirebbero”. Un vibrante appello è lanciato anche a proposito delle crescenti derive legate alla tecnica della diagnosi pre-impianto. “E urgente – si legge nel testo – che il legislatore prenda la misura di queste derive etiche e incoraggi la ricerca sulle malattie in questione al posto di sradicare i malati attraverso la selezione prenatale di massa”. Precise raccomandazioni riguardano infine la procreazione assistita, il prelievo e il dono di organi, tessuti o cellule. I vescovi ricordano la portata di una frase del filosofo Hans Jonas, per il quale “l’avventura della tecnologia, coi suoi rischi estremi, esige questo rischio della riflessione estrema”. Proprio per questo, “gli Stati generali rappresentano un’opportunità se permetteranno un autentico dialogo”. (A.L.)

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    Angola: nasce l'Associazione cristiana dei dirigenti e dei quadri d'impresa

    ◊   In Angola un gruppo di dirigenti e di quadri di impresa cristiani ha dato vita ad una nuova associazione. L’ACGD, questo il suo acronimo, ha visto la luce a Luanda alla presenza dell’arcivescovo della capitale, mons. Antonio Franklin Damião, presidente della Conferenza episcopale dell’Angola e di Sao-Tomé (CEAST). L’associazione - riferisce l’agenzia di stampa angolana Angop ripresa dalle agenzie Apic e Allafrica.Com - lavorerà in stretta collaborazione con la Conferenza episcopale, che ha approvato i suoi statuti, e con la sua omologa portoghese l’ACEGE, una delegazione della quale ha partecipato ai lavori dell’assemblea costitutiva. L’intento dei fondatori è quello di fare dell’ACGD un’istituzione di utilità pubblica. In particolare, il suo obiettivo è di approfondire, diffondere e applicare la dottrina cristiana e gli insegnamenti sociali della Chiesa nell’attività d’impresa, di promuovere la pace e la giustizia sociale e un modello di sviluppo che favorisca il benessere sociale e individuale. Molto positivo il giudizio di mons. Damião, per il quale si tratta di un’iniziativa “opportuna e attuale” che dovrebbe spronare tutti i fedeli laici angolani ad uscire da quella che ha definito il loro “letargo” e a smettere di essere un “gigante addormentato”. (L.Z.)

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    Domenica prossima in Spagna la Giornata nazionale di “Manos Unidas”

    ◊   Si celebrerà domenica la Giornata nazionale di “Manos Unidas”, Ong cattolica spagnola, impegnata da cinquant’anni nel contrastare la fame e la povertà. La Giornata nazionale avrà come momento centrale la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Madrid, cardinale Antonio María Rouco Varela. Domani si celebrerà inoltre in tutta la Spagna la “Giornata del digiuno volontario”, come simbolo di solidarietà con le tante persone che, nel mondo, digiunano forzatamente durante tutto l’anno. Le campane di tutte le Chiese delle diocesi lo ricorderanno con i loro rintocchi alle ore 12. La campagna di “Manos Unidas” riguarda tutte le diocesi spagnole. Sono previsti diversi eventi per far conoscere le attività e sensibilizzare la società sulle necessità e le condizioni dei più svantaggiati. In vista della Giornata nazionale di “Manos Unidas”, è stata presentata in questi giorni a Madrid la 50ª campagna dell’Ong cattolica. Durante il lancio della campagna, intitolata “combattere la fame, un progetto di tutti”, sono stati ricordati alcuni passaggi del manifesto che l'Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche pubblicò nel 1955. La campagna 2009 punterà sul conseguimento del primo degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, “Sradicare la povertà estrema e la fame”, in un mondo in cui quasi un miliardo di persone soffre fame cronica. “La difficoltà più grande per superare la fame nel mondo è il credere di non poterci riuscire”, ha detto Begoña de Burgos, presidente di “Manos Unidas”. De Burgos ha evidenziato il progresso dei risultati economici provvisori raggiunti nell’anno 2008. Nella sua guerra da cinquant’anni contro la fame e la povertà, “Manos Unidas” ha finanziato oltre 28 mila progetti di cui hanno usufruito almeno 600 mila persone. (A.L.)

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    Conferita a mons. Bolen la Croce di Sant’Agostino

    ◊   L'arcivescovo anglicano di Canterbury, Rowan Williams, ha assegnato la “Croce di Sant'Agostino” a mons. Donald Bolen per l’impegno speso a servizio delle relazioni tra la Chiesa cattolica romana e la Comunione anglicana. Nell’attribuire questa onorificenza – si legge in un comunicato diffuso da Londra - l'arcivescovo Williams ha voluto rendere “omaggio all’acume teologico e al discernimento spirituale che mons. Bolen ha messo senza riserve al servizio delle relazioni anglicano-cattoliche durante il suo incarico di sette anni presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani a Roma”. L’arcivescovo - rende noto il Sir - ha anche espresso “gratitudine” per “la sua amicizia e dedizione”. Sacerdote della arcidiocesi di Regina (Saskatchewan, Canada), dal 2001 al 2008 mons. Bolen ha lavorato al Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani come incaricato del Vaticano per le relazioni con la Comunione anglicana e il Consiglio Mondiale Metodista. In questa veste ha servito la Commissione internazionale “Arcic” e la Commissione per l'Unità e la Missione (Iarccum). La Croce di Sant'Agostino è stata fondata da mons. Michael Ramsey ed attribuita per la prima volta nel 1965. (A.L.)

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    India: corrispondente di AsiaNews insignita del Premio Staines per l’armonia religiosa

    ◊   Nirmala Carvalho, corrispondente dell’agenzia AsiaNews in India, è stata insignita dello “Staines International Award for Religious Harmony”, premio intitolato al missionario cristiano australiano bruciato vivo insieme ai suoi due figli nell’Orissa nel 1999. La giornalista indiana è stata premiata per aver contribuito con i suoi coraggiosi articoli e reportage, a fare conoscere le violazioni dei diritti umani perpetrate contro le donne e le minoranze in India e in tutto il mondo. I promotori del Premio sottolineano in particolare che nei suoi servizi la Carvalho “ha messo in luce le risposte carenti del governo dell’Orissa e delle autorità di polizia e ha raccontato di sacerdoti, religiosi e fedeli, compresi donne e bambini, brutalmente assassinati, stuprati o bruciati vivi, riuscendo a rendere l’idea dell’intensità degli attacchi contro i cristiani innocenti in Orissa, ma trasmettendo al tempo stesso “un messaggio di perdono, amore e speranza”. Oltre a Nirmala Carvalho, il Premio è andato anche a Kavitha Karkare, moglie del capo della squadra anti-terrorismo del Maharashtra ucciso durante gli attacchi terroristici dello scorso novembre a Mumbai. Gli organizzatori hanno premiato la vedova di Hemant Karkare per il messaggio di perdono verso gli assassini del marito e la sua testimonianza di rifiuto di ogni forma di violenza. Istituito nel 2000 dall’International Council of Evangelical Churches, in collaborazione con Global Council of Indian Christians, nelle passate edizioni il Premio Staines per l’armonia religiosa è stato assegnato, tra gli altri, all’allora arcivescovo di New Delhi, mons. Allen de Lastic, al presidente della Conferenza episcopale indiana, card. Varkey Vithayathil, e a John Dayal, giornalista e rappresentante per l’India dello United Christians Forum for Human Rights. (L.Z.)

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    Si apre oggi il Festival di Berlino con la proiezione del film “The international"

    ◊   Dopo essere passato indenne attraverso le critiche che solitamente accompagnano la presentazione di un nuovo programma (non ultime le pretestuose polemiche, che hanno accolto l’assenza dalla competizione del cinema italiano), il Festival di Berlino apre oggi i battenti, forte di un programma che rispetta quelli che da sempre sono i parametri della selezione: l’impegno sociale e civile, la presenza delle grandi produzioni mondiali e l’attenzione alle espressioni cinematografiche che vengono dal Sud e dall’Est del mondo. I film nelle varie sezioni sono, come al solito, moltissimi. Sta allo spettatore, anche quello critico, cercare il suo percorso. Fra i film più attesi possiamo citare “Cherí” di Stephen Frears, “In the electric mist” di Bertrand Tavernier, “Little soldier” di Annette K. Olesen, “London river” di Rachid Bouchareb, “Storm” di Hans-Christan Schmid, “Tatarak” di Andrzej Wajda e, fuori concorso, “Eden is west” di Costa Gavras, “La polvere del tempo” di Theo Angelopoulos e “The reader” di Stephen Daldry. Il festival prende il via con “The international" di Tom Tykwer, fuori concorso, e “Human zoo” di Rie Rasmussen nella sezione Panorama.  Il regista tedesco è un cineasta che ama strutture narrative di genere, elaborate con uno stile iperrealistico ai limiti del virtuosismo spettacolare. Non si smentisce neanche con questo film, un thriller politico che occhieggia al cinema hollywoodiano degli anni 70, raccontando le peripezie di un agente dell’Interpool e di una procuratrice distrettuale, impegnati in una rischiosa indagine sui traffici di una banca mondiale, sospettata di finanziare attentati terroristici per incrementare i propri interessi. Non ci risparmia gli orrori della contemporaneità neanche “Human zoo”, storia di una profuga alle prese prima con la guerra civile del Kosovo e poi con l’emigrazione clandestina in Francia; ma qui il registro non è spettacolare, piuttosto un realismo cupo che lascia accesa la fiammella di una possibile coscienza e l’idea che la vita non è pura materialità. (Da Berlino, Luciano Barisone)

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    24 Ore nel Mondo



    Italia: i medici potranno denunciare gli immigrati irregolari alle autorità

    ◊   I medici potranno denunciare alle autorità gli stranieri irregolari. L'Aula del Senato ha approvato, infatti, l'emendamento presentato dalla Lega, primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo, che cancella la norma secondo la quale il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. Il servizio di Fausta Speranza:

     
    L'opposizione parla di norma che “riduce il medico a fare il delatore”, costringendo i clandestini a “non farsi curare per paura”. Parla di violazione dei più elementari diritti umani che vengono prima di quelli della cittadinanza. Si denunciano il concreto rischio di incentivare una medicina parallela - che gli illegali utilizzeranno per non trovarsi ad essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico - e il rischio che “clandestini con malattie che portano dal loro Paese non si faranno curare”, con conseguenze per la stessa sanità pubblica. Da parte sua, l’Organizzazione Medici senza frontiere Italia si dice sconcertata ed esprime profonda preoccupazione, stigmatizzando il pericolo di una marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera. Inoltre, sottolinea che si sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario, volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione.

    Cisgiordania
    Un attivista palestinese è stato ucciso all'alba di oggi dall'esercito israeliano vicino Jenin, in Cisgiordania. L'uomo era accusato di diversi attacchi contro cittadini israeliani. Intanto, il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha detto che la Marina militare ha fermato una nave libanese con a bordo aiuti diretti alla Striscia di Gaza, per poi condurla nel porto di Ashdod, nel sud di Israele. Sul piano diplomatico, si parla di passi in avanti nella mediazione verso la conclusione di un accordo per la tregua tra Hamas e Israele. Secondo fonti egiziane, la delegazione del movimento palestinese è ripartita ancora una volta stamane per Damasco per consultazioni dalle quali dovrebbe scaturire una risposta che i delegati riporteranno al Cairo sabato prossimo. Ieri, in giornata, era stato annunciato che era stato raggiunto un accordo di principio, ma vi erano ancora “alcuni ostacoli” a quello finale, che il mediatore egiziano, Omar Suleiman, era impegnato a rimuovere.

    Almeno 16 morti in Iraq
    Due attentati in Iraq hanno fatto una quindicina di morti e altrettanti feriti in un attacco suicida compiuto a Khanaqin, 180 km a est di Baghdad. A sud della capitale, invece, un ragazzo, Tariq Adhab, seguace del movimento del leader radicale sciita iracheno, Moqtada Sadr, è stato ucciso da una pattuglia mista di soldati iracheni e americani. I militari parlano di incidente.

    Siria
    Alaa Hussein al-Jawadi, primo ambasciatore dell’Iraq in Siria dopo 30 anni, ha presentato le sue lettere credenziali al ministro siriano degli Esteri Walid Muallem. Il ministro siriano e il nuovo ambasciatore hanno evocato nell’occasione la possibilità di “sviluppare le relazioni tra i due Paesi in tutti i campi”. I rapporti diplomatici tra Damasco e Baghdad si erano interrotti nel 1980, e sono ripresi dopo la fine del regime di Saddam Hussein nel 2003.

    Pakistan
    Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha informato il Consiglio di sicurezza dell'intenzione di nominare una task force di tre esperti per indagare sull’omicidio della ex premier pakistana, Benazir Bhutto, uccisa in un attentato alla fine del 2007. Lo ha annunciato oggi Marie Obake, portavoce del segretario generale, che è in visita proprio in Pakistan. Intanto, oggi un quotidiano pakistano, anticipando un dossier realizzato dalla Federal investigation agency la più importante agenzia di sicurezza pakistana, ha affermato che dietro gli attentati di Mumbai non ci sarebbe il gruppo Lashkar-e-Taiba che ha in Pakistan i suoi campi di addestramento, ma quello bengalese, Harkat-ul-Jihad-al Islami.

    Inghilterra - Iran
    Il British Council, l'istituto di cultura nazionale britannico, ha dichiarato di aver sospeso tutte le sue attività in Iran dopo che i suoi addetti, tutti iraniani, hanno ricevuto intimidazioni dalle autorità di Teheran. Il British Council (Bc), che si occupa di diffondere la lingua e la cultura britannica nel mondo, già due anni fa, aveva tolto il personale britannico in Iran al quale era stato negato i visti. Ma ora i 16 dipendenti locali, gli unici rimasti in attività, hanno deciso di gettare la spugna dopo una convocazione lo scorso dicembre nell'ufficio del presidente, Mahmud Ahmadinejad, dove è stato intimato loro di dimettersi. Poco prima, a due dipendenti iraniani del British Council erano stati sequestrati i passaporti per impedire loro di lasciare il Paese per partecipare a una riunione.
     
    Risolta la disputa sugli operari stranieri in Gran Bretagna
    Si è risolta in Gran Bretagna la disputa che aveva spinto i lavoratori britannici a scendere in sciopero contro la Total, accusata di avere escluso gli operai inglesi dal lavoro nella raffineria Lindsey, preferendo manodopera italiana e portoghese. L’accordo tra sindacato ed azienda comporta la creazione di 102 ulteriori posti di lavoro per gli operai inglesi. In merito alle proteste per l’assunzione di lavoratori migranti in Inghilterra, Antonella Palermo ha intervistato Antonio Panzeri, presidente della Commissione occupazione e affari sociali del parlamento europeo:

    R. - Sono il sintomo di qualcosa di molto più esteso, dovuto al fatto che la crisi economica finanziaria sta "mordendo" parecchio ed è chiaro che di fronte a questa crisi, al rischio di una caduta occupazionale, vi sia una reazione. Sono paure che io chiamo "paure della globalizzazione" - le paure delle immigrazioni, le paure della delocalizzazione produttiva - che in tanti Paesi stanno spingendo molte persone a rinchiudersi in una logica nazionalistica e protezionistica e a non ritenere utile il fatto che, invece, l’Europa debba, per così dire, allargarsi.

     
    D. - Dietro queste tensioni, lei vede delle spinte xenofobe?

     
    R. - Il rischio c’è sempre, per tante ragioni: questioni di lotta fra i poveri, per cui si guarda poco in faccia all’altro. Siamo in una sorta di conflitto permanente come quallo che c’è, ad esempio, tra stanzialità e nomadismo e ovviamente, quando la crisi è così profonda, la stanzialità cerca di far prevalere la propria logica sul nomadismo e quindi avvengono casi di questa natura.
     Somalia
    I pirati somali hanno rilasciato la nave ucraina Faina sequestrata a settembre. L’imbarcazione, con 20 uomini di equipaggio, 33 carri armati T-72 ed altre armi come carico, secondo indiscrezioni sarebbe stata rilasciata dietro il pagamento di un riscatto. Le autorità ucraine che hanno reso noto il rilascio della nave fanno sapere che tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi.

    Usa - copertura sanitaria ai bambini senza assicurazione
    Il presidente americano, Obama, ha garantito una copertura sanitaria per milioni di bambini finora non assicurati: lo prevede la legge firmata ieri dal capo della Casa Bianca. Alle importanti novità introdotte per le retribuzioni di alcuni manager, si aggiunge dunque il provvedimento destinato ai minori che - nelle parole del capo di Obama - rappresenta un “primo passo” verso il traguardo che punta a “estendere la copertura sanitaria a tutti gli americani”. Il servizio di Elena Molinari:

    La legge stanzia 32 miliardi di dollari che verranno controbilanciati con un aumento delle imposte sul tabacco e garantiranno l’assistenza sanitaria gratuita ad 11 milioni di minori. Un atto in più in direzione anti Bush - che aveva invece posto il veto alla legge - e anche una mossa per far dimenticare l’errore, come lo stesso presidente l’ha chiamato, di nominare nel suo staff tre persone non in regola con il fisco. Ieri, Obama ha anche fatto ulteriori pressioni sul Congresso, perché approvi alla svelta il suo piano di stimolo all’economia, ammonendo che - se così non sarà - il Paese rischia la catastrofe. Come promessa il presidente ha poi messo un tetto di 500 mila dollari agli stipendi dei dirigenti di quelle aziende che chiederanno aiuti al governo. "Per ridare fiducia al Paese e al sistema economico - ha detto - non possiamo permetterci che i contribuenti finanzino compensi scandalosi in tempi di crisi".

     
    Russia
    Gilani Shepiev, 36 anni, ex vicesindaco di Grozny, la capitale della Cecenia, è stato ucciso nelle prime ore di oggi a Mosca. Shepiev è stato freddato da un sicario con tre colpi alla testa vicino alla sua abitazione, alla periferia nordoccidentale della capitale, dove viveva da circa due anni. L’uomo si era trasferito a Mosca nel 2006 dopo aver subito un altro attentato in cui rimase gravemente ferito. Il movente dell’omicidio rimane sconosciuto. Shepiev è il terzo esponente di spicco della diaspora cecena a essere ucciso da settembre.

    Kirghistan
    Il parlamento del Kirghizistan si riunirà la prossima settimana per decidere se procedere o meno alla chiusura della base aerea aperta nel 2001 dagli Stati Uniti nel Paese, come punto d'appoggio per le operazioni militari in Afghanistan. In cambio dell'eventuale chiusura, la Russia ha proposto all'ex Repubblica sovietica un sostanzioso aiuto finanziario, secondo quanto riferito da fonti ufficiali kirghise.

    Sri Lanka
    Il governo dello Sri Lanka ha fatto sapere che non accetterà altro che la resa incondizionata delle Tigri Tamil, stanziate nel nord del Paese, rigettando ogni ipotesi di negoziato come invece avevano auspicato Stati Uniti ed Unione Europea. Qualche giorno fa, il quartetto cosiddetto "Co-chairs", formato da Usa, Unione Europea, Giappone e Norvegia, avevano esortato le Tigri Tamil a discutere con il governo dello Sri Lanka le modalità per mettere fine alle ostilità, con la deposizione delle armi e la rinuncia ad ogni violenza e avevano chiesto al governo di scongiurare altri spargimenti di sangue. Ieri, inoltre, anche il Papa aveva levato un forte appello alla pace. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Francesca Ciacci)
     

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 36

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