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Sommario del 16/04/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • L’amicizia con Cristo segno distintivo della vita di Benedetto XVI: oggi l’82.mo compleanno del Papa
  • Il cardinale Sandri: Benedetto XVI, maestro di verità e padre della carità. Magister: risponde all'indebolimento della fede dentro e fuori la Chiesa
  • Il Papa nomina i nuovi arcivescovi di Toledo e Lecce
  • Plenaria della Pontificia Commissione Biblica sul tema "Ispirazione e verità della Bibbia"
  • Il cardinale Bertone: urgente sostenere i cristiani di Terra Santa
  • Radio Veritas festeggia i 40 anni di attività: intervista con mons. Celli
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • Violenza sulle elezioni in India
  • Abruzzo: primo giorno di scuola in tenda
  • Padre Cantalamessa al Capitolo delle Stuoie: portare le masse alla Chiesa attraverso Cristo
  • Il Colosseo s'illumina per l'abolizione della pena capitale in New Mexico
  • Chiesa e SocietÓ

  • La Chiesa boliviana condanna l'attentato alla residenza del cardinale Terrazas
  • Soddisfazione dei vescovi per l'allentamento dell'embargo Usa contro Cuba
  • Inaugurata la prima università cattolica del sud Sudan
  • India: i vescovi del Tamil Nadu auspicano una migliore rappresentanza politica dei cristiani
  • Pakistan: preoccupazione dei cristiani per la sharia nello Swat
  • Vietnam: vietata la Pasqua per i cattolici di Son La
  • Filippine: speranze per la liberazione di due operatori della Croce Rossa
  • Sud Corea: per i vescovi è insufficiente il passo del governo per limitare gli aborti
  • Italia: nel 2008 i Centri di aiuto alla vita hanno salvato 14 mila bambini
  • Terra Santa: per mons. Twal la visita del Papa sosterrà la testimonianza dei cristiani
  • Mons. Paglia: ad ebrei e cattolici è affidato il compito della testimonianza
  • Colombia: in aumento il numero dei civili in fuga dal conflitto
  • Isole Salomone: a Pasqua preghiera e festa dei giovani ricordando la Gmg
  • Cina: i presbiteri di Shanghai pronti per l’Anno Sacerdotale
  • New York: ingresso solenne in cattedrale del nuovo arcivescovo Timothy Dolan
  • La Reunion: per il vescovo di Saint-Denis la crisi economica può far riscoprire i veri valori
  • Inaugurato a Cotonou un nuovo monastero di monache clarisse cappuccine
  • In Svezia l’incontro del Gruppo di coordinamento della sezione Università del Ccee
  • A Loreto concerto "Saluto a Maria"
  • 24 Ore nel Mondo

  • Afghanistan: sassi contro le donne che protestano per la legge sugli "stupri coniugali"
  • Il Papa e la Santa Sede



    L’amicizia con Cristo segno distintivo della vita di Benedetto XVI: oggi l’82.mo compleanno del Papa

    ◊   Benedetto XVI compie oggi 82 anni, avvenimento che il Papa festeggia in forma familiare insieme al fratello Georg nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Tanti gli auguri e i doni pervenuti al Pontefice da tutto il mondo. Tra questi, in particolare, quelli del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano che in una lettera sottolinea la “personale partecipazione” di Benedetto XVI “al dolore delle famiglie colpite” dal terremoto in Abruzzo. Una partecipazione, scrive Napolitano, che “ha confortato l’intera comunità nazionale e ci ha incoraggiato ad accogliere con profondità il messaggio di speranza” pasquale. Il medesimo sentimento, si legge ancora, “deve ispirarci anche nel più ampio contesto della crisi che attraversa l’economia mondiale”. In occasione della felice ricorrenza del genetliaco del Papa, riproponiamo alcune riflessioni autobiografiche di Benedetto XVI, nel servizio di Alessandro Gisotti:

    (musica)

     
    Un uomo innamorato di Dio e della sua Chiesa, un pastore al servizio della Verità: fin dall’infanzia, è stata l’amicizia con Gesù a contraddistinguere la vita di Joseph Ratzinger. E’ il Papa stesso a ricordarlo con gratitudine in occasione del suo 80.mo compleanno:

     
    “L’amicizia di Gesù Cristo è amicizia di Colui che fa di noi persone che perdonano, di Colui che perdona anche a noi, ci risolleva di continuo dalla nostra debolezza e proprio così ci educa, infonde in noi la consapevolezza del dovere interiore dell’amore, del dovere di corrispondere alla sua fiducia con la nostra fedeltà (Omelia 15 aprile 2007, Piazza San Pietro)”.

     
    Il piccolo Joseph nasce il 16 aprile del 1927, Sabato Santo. Il futuro Pontefice viene battezzato il giorno stesso e così, sottolinea, la sua nascita è “nel segno dell’inizio della Pasqua”, in uno stesso giorno diviene membro della propria famiglia e della grande famiglia di Dio:

     
    “Ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza di che cosa significa 'famiglia'; ho potuto fare l’esperienza di che cosa vuol dire paternità, cosicché la parola su Dio come Padre mi si è resa comprensibile dal di dentro; sulla base dell’esperienza umana mi si è schiuso l’accesso al grande e benevolo Padre che è nel cielo. (Omelia 15 aprile 2007, Piazza San Pietro)”.

     
    Sempre in occasione del suo 80.mo genetliaco, Benedetto XVI rammenta la “chiamata al ministero sacerdotale”. Un dono “nuovo ed esigente”, nelle parole del Papa:
     
    “Nella festa dei santi Pietro e Paolo del 1951, quando noi – c’erano oltre quaranta compagni – ci trovammo nella cattedrale di Frisinga prostrati sul pavimento e su di noi furono invocati tutti i santi, la consapevolezza della povertà della mia esistenza di fronte a questo compito mi pesava. Sì, era una consolazione il fatto che la protezione dei santi di Dio, dei vivi e dei morti, venisse invocata su di noi. Sapevo che non sarei rimasto solo”.

     
    E della sua vocazione, il Santo Padre parla ampiamente nell’incontro con i giovani della diocesi romana, il 6 aprile del 2006. Benedetto XVI ricorda il difficile contesto in cui è cresciuto nella Germania nazista che voleva sbarazzarsi dei sacerdoti. Ma, è il suo ricordo, proprio in contrasto alla brutalità di quel regime, si rese conto che c’era bisogno di sacerdoti, di voci forti che annunciassero il Vangelo:

     
    “In questa situazione, la vocazione al sacerdozio è cresciuta quasi naturalmente insieme con me e senza grandi avvenimenti di conversione. Inoltre due cose mi hanno aiutato in questo cammino: già da ragazzo, aiutato dai miei genitori e dal parroco, ho scoperto la bellezza della Liturgia e l’ho sempre più amata, perché sentivo che in essa ci  appare la bellezza divina e ci si apre dinanzi il cielo”.

     
    L’amore per la liturgia, dunque, ma anche per la teologia, “la grande avventura del dialogo con Dio”. Tuttavia, confida il Papa ai giovani, nei primi anni del sacerdozio non mancarono le difficoltà, sempre però superate nel totale affidamento a Cristo:

     
    “Sapevo anche che non basta amare la Teologia per essere un buon sacerdote, ma vi è la necessità di essere disponibile sempre verso i giovani, gli anziani, gli ammalati, i poveri; la necessità di essere semplice con i semplici!"

     (musica)

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    Il cardinale Sandri: Benedetto XVI, maestro di verità e padre della carità. Magister: risponde all'indebolimento della fede dentro e fuori la Chiesa

    ◊   “Dal primo giorno della sua elezione, il Papa ha dimostrato non solo di essere un maestro della verità ma anche un padre della carità e dell’amore”. E’ quanto sottolinea il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali: ascoltiamolo al microfono di Amedeo Lomonaco:

    R. – Il Papa, in ogni suo gesto, in ogni suo atto durante questi quattro anni di Pontificato, non soltanto ha illuminato il mondo con la sua dottrina, con le sue parole, con le sue omelie, ma soprattutto con il suo amore: tutto quello che il Papa ha insegnato e tutto quello che ha fatto è per far capire il senso dell’amore di Dio che si è manifestato in Cristo Gesù. Quindi, per tutta la Chiesa questi avvenimenti del quarto anniversario dell’elezione del Papa e del suo genetliaco sono avvenimenti di gioia, di serenità, di fede in Gesù. Tutti gli avvenimenti, anche gli ultimi, dimostrano un grande amore paterno del Papa verso la Chiesa. Questo amore è ripagato con l’affetto che si vede anche in tutti gli atti pubblici: tutti hanno sete di quello che dice il Papa, tutti hanno sete di amore.

     
    D. – Il Papa si è sempre espresso a difesa della vita, della famiglia, della libertà, del bene comune. Ma su questi valori fondamentali sono anche state sollevate delle polemiche. Perché?

     
    R. – Perché purtroppo la forza degli anti-valori è molto forte: viene promossa questa forza degli anti-valori anche dai mezzi di comunicazione. Il Papa con la ‘spada della verità’ va facendo vedere proprio che se non c’è amore per la vita, se non c’è la costruzione della famiglia cristiana, il mondo va perdendo poco a poco il senso della vera felicità, il senso di Dio. Manca Dio e nel mondo viene fuori questa specie di angoscia, di nichilismo, di non-senso. Dobbiamo predicare sapendo che siamo stati salvati da Cristo con la Sua morte, la Sua risurrezione. Auguriamo al Papa un lungo Pontificato, perché abbiamo bisogno di avere testimonianza della verità e di essere tutti noi cooperatori della verità.

     
    Ma in quale contesto avviene questo 82.mo compleanno di Benedetto XVI? Fabio Colagrande lo ha chiesto al vaticanista Sandro Magister, curatore del sito www.chiesa:

    R. – Man mano che passa il tempo dalla sua elezione, mostra sempre di più a mio parere quello che è il senso generale del suo Pontificato, che è un senso generale non slegato dalla storia in cui si vive. Il suo compito è quello, come ha detto - e mi riferisco sostanzialmente a quello che ha detto lui - di rispondere ad un indebolimento della fede, che egli vede percepibile in tutto il mondo, dentro e fuori la Chiesa. E la sua riposta è quanto di più essenziale si può fare: portare, accompagnare l’uomo di oggi a Dio e non ad un Dio qualsiasi, ma al Dio di Gesù Cristo. E’ tutto qui questo Papa, e lo si riconosce sempre di più in questa sua essenzialità, anche in mezzo alle turbolenze che talvolta punteggiano il suo Pontificato.

     
    D. – Nonostante le critiche che arrivano a volte alle parole e ai gesti del Papa, i suoi viaggi e la partecipazione agli Angelus e alle udienze generali in qualche modo confermano la popolarità di Benedetto XVI...

     
    R. – I suoi viaggi riscuotono un successo, un’attenzione del pubblico più generale, superiore sistematicamente alle attese, ed è un’attenzione non di carattere tipico di chi cerca la curiosità, il grande gesto, ma l’attenzione di chi si rende conto di essere di fronte ad una persona che dice delle cose forti e importanti. La ragione a mio parere della popolarità di questo Papa è esattamente in quello che dice e in quello che fa: egli va a toccare quei temi che l’ascoltatore comune percepisce come quelli essenziali, come quelli che toccano la vita di ciascuno nel senso profondo della parola, di quelli che toccano il destino dell’uomo e del mondo. Egli viene rispettato e ammirato. E’ un elemento a mio parere caratteristico di questo Pontificato. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

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    Il Papa nomina i nuovi arcivescovi di Toledo e Lecce

    ◊   Il Papa ha nominato nuovo arcivescovo di Toledo e primate della Spagna mons. Braulio Rodríguez Plaza, finora arcivescovo di Valladolid. Il presule è nato 65 anni fa ad Aldea del Fresno, nella provincia di Madrid e attualmente diocesi di Getafe. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università di Comillas e il diploma di Sacra Scrittura presso la Scuola Biblica di Gerusalemme. Già vescovo, ha ottenuto il dottorato in Teologia Biblica nella Facoltà di Burgos. E’ stato ordinato sacerdote il 3 aprile 1972 e consacrato vescovo il 20 dicembre 1987 per la diocesi di Osma-Soria. Il 12 maggio 1995 è stato trasferito alla sede di Salamanca. Il 28 agosto 2002 è promosso alla sede metropolitana di Valladolid. In seno alla Conferenza episcopale spagnola è membro della Commissione permanente.

    Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Lecce presentata da mons. Cosmo Francesco Ruppi per raggiunti limiti di età. Nuovo arcivescovo metropolita di Lecce è stato nominato Domenico Umberto D’Ambrosio, finora arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio è nato a Peschici, allora arcidiocesi di Manfredonia-Vieste e provincia di Foggia, il 15 settembre 1941. Ha conseguito la Licenza in teologia presso la Facoltà Teologica di Posillipo a Napoli. È stato ordinato sacerdote il 19 luglio 1965, con incardinazione a Manfredonia-Vieste. Eletto vescovo di Termoli-Larino il 14 dicembre 1989, è stato consacrato il 6 gennaio 1990. È stato segretario della Commissione episcopale della CEI per la Dottrina della fede e la catechesi, segretario della Conferenza episcopale abruzzese-molisana, delegato dell’organismo “Giustizia e Pace” e di quello per la pastorale giovanile per la Regione ecclesiastica del Molise. Il 27 maggio 1999 è stato promosso alla sede metropolitana di Foggia-Bovino. Il 3 marzo 2006 è stato nominato arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e delegato della Santa Sede per le Opere di San Pio da Pietrelcina.

    Il Santo Padre ha dato il Suo assenso all'elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Cattolica-Ucraina del padre Yosyf Milan, parroco della Cattedrale della Risurrezione del Signore, a vescovo ausiliare dell'Arcieparchia di Kyiv (Ucraina), assegnandogli la sede titolare di Drusiliana. Padre Yosyf Milan è nato il 6 luglio 1957 nel villaggio di Dobryany, provincia di Lviv. Nel 1979 è entrato clandestinamente nella Lavra della Dormizione (Svyatouspyenskaya Lavra) dei Monaci Studiti e successivamente ha studiato nel seminario clandestino (1979-1984), sino all'ordinazione sacerdotale il 30 dicembre 1984. Negli anni '90 ha proseguito gli studi di specializzazione presso l'Università Cattolica di Lublino (Polonia) ottenendo il grado di Magister in Teologia e la Licenza in Liturgia. Ha svolto il ministero pastorale in clandestinità nelle città di Yavorischyn, Peremyschlyansk e Zolocivschyn, successivamente è stato parroco presso il monastero del Santo Profeta Elia a Dora-Yaremce e capo della Commissione giovanile del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina; dal 2008 è parroco della Cattedrale della Risurrezione del Signore nell'Arcieparchia di Kyiv.

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    Plenaria della Pontificia Commissione Biblica sul tema "Ispirazione e verità della Bibbia"

    ◊   La Pontificia Commissione Biblica terrà la sua Sessione plenaria annuale dal 20 al 24 aprile 2009 presso la Domus Sanctae Marthae, in Vaticano, sotto la presidenza del cardinale Levada. Il padre gesuita Klemens Stock, pro-segretario generale, dirigerà i lavori dell’assemblea. Si tratta della prima riunione della Pontificia Commissione Biblica dopo il rinnovo parziale dei suoi membri, secondo quanto prevede la normativa vigente. Nel corso della riunione verrà affrontato un nuovo studio avente come tema "Ispirazione e verità della Bibbia". Al riguardo, una sottocommissione, presieduta da padre Stock ha predisposto una bozza di lavoro che è stata inviata ai membri e che servirà come base per la discussione assembleare.

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    Il cardinale Bertone: urgente sostenere i cristiani di Terra Santa

    ◊   Il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, è stato insignito ieri del titolo di Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel ringraziare per il riconoscimento il cardinale Bertone – riferisce l’Osservatore Romano - ha avuto parole di apprezzamento per l'opera svolta dall'ordine soprattutto nel nostro tempo, segnato dalle grandi difficoltà che incontrano i cristiani che vivono nei luoghi della Terra Santa, spesso costretti anzi ad abbandonarli. Proprio in considerazione di ciò il cardinale, nel discorso pronunciato durante la cerimonia della consegna, svoltasi nel Palazzo della Rovere, ha voluto ribadire proprio la necessità urgente di "sostenere quanti ancora sono rimasti a testimoniare le gloriose radici della vita cristiana" in Terra Santa. In questo senso è tanto più degno di lode l'impegno dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro nel venire incontro alle necessità emergenti "nella cura della Terra Santa". Concludendo il suo discorso il cardinale Bertone ha voluto trasmettere a tutti "il saluto e la benedizione di Sua Santità Benedetto XVI, al quale va il nostro affettuoso e deferente omaggio". Egli ha poi voluto ricordare che il Papa, come è noto, si appresta a compiere, tra pochi giorni, un viaggio "storico" in Terra Santa. "Lo accompagniamo con la nostra preghiera - ha assicurato - perché sia fruttuoso per la Chiesa e per quelle terre martoriate dalla divisione e dalla violenza”. Alla cerimonia di conferimento oltre al cardinale Gran Maestro John Patrick Foley, hanno partecipato al completo le autorità del Gran Magistero dell'Ordine, numerosi cardinali, arcivescovi e vescovi; diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, sacerdoti e religiosi. All'inizio della cerimonia il cardinale Foley nel suo discorso di apertura ha ripercorso la storia dell'ordine, che oggi conta nel mondo circa ventiquattromila tra cavalieri e dame. Provvede al mantenimento dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose di sessantotto parrocchie, alla copertura del deficit del seminario di Beit Jala e delle trentotto scuole direttamente dipendenti dal Patriarcato (ventitré in Giordania, dodici nei territori palestinesi e tre in Israele). Infine ha spiegato che il conferimento del Collare dell'ordine al cardinale Bertone sottolinea ancora di più "il particolarissimo vincolo che lo lega al Sommo Pontefice, sotto la cui diretta protezione ancora oggi opera".

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    Radio Veritas festeggia i 40 anni di attività: intervista con mons. Celli

    ◊   "Radio Veritas", voce del Vangelo in Asia, festeggia i suoi 40 anni: oggi a Manila, nelle Filippine, dove l’emittente cattolica ha la sua sede, ha celebrato una Messa solenne l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Il rito è stato seguito da una sessione commemorativa. "Radio Veritas” è una delle più grandi stazioni radio a onde corte del mondo e offre un contributo insostituibile alla evangelizzazione del continente asiatico, trasmettendo in 17 lingue, portando luce e speranza anche laddove le comunità cristiane sono emarginate o perseguitate. Per un bilancio di questi 40 anni Philippa Hitchen ha sentito mons. Claudio Maria Celli:

    R. – Io ritengo che questi 40 anni siano stati positivi. Certo, come ogni altra istituzione, anche Radio Veritas Asia ha dei limiti, ma credo che in questo momento vada visto con attenzione, ma anche con gratitudine al Signore, tutto il bene che Radio Veritas Asia ha fatto in questo tempo. Come lei sa, Radio Veritas – che lavora anche in stretta connessione con la Radio Vaticana – è capace oggi di potere diffondere programmi in 17 lingue. E’ una possibilità per offrire specialmente alla Cina, a certi Paesi, come anche al Vietnam, ore di trasmissione e quindi ore di programmi. Ancora una volta, qui è la grande sfida che Radio Veritas Asia deve affrontare, perché la Chiesa in molti di questi Paesi è una piccola minoranza.

     
    D. - I programmi di Radio Veritas oltre ad avere una connotazione cristiana verso chi altri si dovrebbero rivolgere?

     
    R. - I suoi programmi non possono essere rivolti solamente a coloro che già condividono la fede cristiana, ma devono avere anche delle profonde dimensioni di dialogo interreligioso e devono aiutare l’uomo, la persona che cammina nelle difficoltà del mondo di oggi; deve dialogare – Radio Veritas – con le grandi culture dell’Asia. E qui credo che ci sia una profonda tensione tra gli effetti di una globalizzazione che si fa sempre più sentire. E anche oggi io dico sorridendo: un giovane indiano o un giovane cinese mangiano hamburger e bevono Coca-Cola, ma quella non è la loro cultura. E una radio, come una radio "nostra", cattolica, deve essere coinvolta in un profondo dialogo anche culturale.

     
    D. – In che senso dovrebbe essere coinvolta in un dialogo culturale?

    R. - Perché l’incarico di una radio "nostra" è quello di far risuonare il Vangelo e i valori del Vangelo, anche in queste culture. Ma poi, soprattutto, dev’essere accanto all’uomo che cammina, a qualsiasi uomo e a qualsiasi donna. Ma con questa vicinanza, che sa annunciare, che sa essere presente, che in certi momenti sa consolare, che sa dire una parola di speranza, che sa consolare, in certi momenti … A me ha sempre colpito quella frase di Gesù: “Voi, che siete stanchi e affaticati, venite a me e in me troverete riposo”. L’uomo di oggi, a qualsiasi latitudine – e pensiamo alle grandi problematiche economiche di questi Paesi – l’uomo che cammina lungo la strada, molte volte è stanco, ha bisogno di essere avvicinato, capito e di trovare una parola di verità, una parola che dia dignità al suo cammino di uomo; una parola che aiuti a sperare. Ecco: io penso che questa sia una grande sfida anche per Radio Veritas.

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    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   In prima pagina, tra i numerosissimi messaggi di auguri al Papa, la lettera del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e i voti dei presidenti delle due Camere, Schifani e Fini
    Nell’informazione internazionale, in primo piano il disarmo: tra Stati Uniti e Russia è l’ora del dialogo

    “La povertà e non il burqa è il male peggiore per le donne afgane”: Elisabetta Galeffi a colloquio con la principessa India di Afghanistan sulla condizione delle donne nel Paese asiatico

    L’inaugurazione dell’altare Piccolomini appena restaurato nel Duomo di Siena: stralci dall’intervento di presentazione di Gabriele Borghini, soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto, e di Mario Lorenzoni, rettore dell’opera della metropolitana di Siena

    Un articolo di Sandro Barbagallo sulla storia del “CoBra”, il celebre movimento europeo d’avanguardia artistica

    “Una verità che fa essere schiavi”: Rino La Delfa sull’analisi di don Primo Mazzolari della parabola del Samaritano

    “Le onde corte del Vangelo in Asia”: l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontifico Consiglio delle Comunicazioni Sociali, celebra a Manila il quarantesimo anniversario di Radio Veritas

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    Oggi in Primo Piano



    Violenza sulle elezioni in India

    ◊   Ha preso il via questa mattina la prima fase delle elezioni legislative in India, che porterà al rinnovo della Camera bassa e alla formazione di un nuovo governo. La tornata elettorale, che vede oggi protagonisti gli Stati settentrionali e orientali, è stata purtroppo già funestata dalle violenze. I ribelli maoisti dell’est hanno, infatti, ucciso 16 persone. Da New Delhi, ci riferisce Maria Grazia Coggiola:

    Oltre 140 milioni di elettori in 17 Stati sono chiamati alle urne, in questa prima di cinque tornate delle elezioni, che termineranno il prossimo 13 maggio. Per la seconda volta il voto è interamente elettronico. Questa prima fase elettorale interessa in particolare gli Stati nord e centro orientali, il meridionale Kerala e parte dello Stato di Jammu e Kashmir. Al voto anche il distretto di Kandamali, in Orissa, teatro l’anno scorso delle violenze contro i cristiani. Per proteggere gli elettori dalle minacce dei maoisti, che hanno chiesto il boicottaggio del voto, davanti ai seggi è stato dispiegato l’esercito, ma in alcune zone del Chhattisgarh e Jharkhand, che sorgono sul corridoio rosso, controllato dalla guerriglia maoista, in differenti episodi di violenza sono morte diverse persone. Lo scrutinio finale è previsto per il 16 maggio e la sfida è tra l’attuale maggioranza di centro-sinistra, guidata dal Congresso di Sonia Gandhi, e l’opposizione indu nazionalista del Bjp. Ma sempre più a determinare i destini del governo di New Delhi saranno i partiti regionali, tra cui quello di Mayawati, la leader dell’Uttar Pradesh, che ha saputo raccogliere i consensi dei Dalit, degli ex intoccabili, e dei ceti sociali più emarginati.

     
    Le elezioni coinvolgeranno oltre 714 milioni di persone distribuite in più di 800mila seggi elettorali. A caratterizzare il voto non sarà tuttavia la presenza di grandi movimenti di massa, anche perché il panorama politico appare estremamente frammentato e diversificato in base alle caratteristiche dei singoli distretti e delle regioni. Stefano Leszczynski ha intervistato Michelguglielmo Torri, presidente dell’Osservatorio Asia Maior.

    R. – Sono elezioni molto importanti, perché va al voto un Paese che non solo è il secondo Paese più popoloso del mondo, ma è anche un Paese che bene o male continua ad avere un’economia che cresce. Il problema qui è che è abbastanza difficile fare delle previsioni certe su quanto succederà durante queste elezioni. Una cosa chiara è che in India in questo momento non c’è un movimento massiccio dell’opinione pubblica in un senso o in un altro. Non solo, c’è una situazione in cui i due maggiori partiti, il Congresso che è attualmente al potere, a capo di un’ampia coalizione, e il Bjp, che è stato al potere in passato, anch’esso a capo di un’ampia coalizione, sembrano entrambi in difficoltà. C’è un movimento in corso di formazione di un cosiddetto terzo fronte. Per adesso non è ancora chiaro se questo terzo fronte effettivamente prenderà corpo, ma c’è una linea di tendenza.

     
    D. - Un panorama politico estremamente frammentato. Quanto entrano ad esempio i problemi confessionali?

     
    R. - I problemi confessionali sono problemi forti, nel senso che, in particolare, c’è un partito, il Bjp, che è il secondo partito indiano e che era il partito leader dell’opposizione e che è espressione del fondamentalismo indù, che sta puntando molto sull’estremizzazione della contrapposizione fra indù e musulmani.

     
    D. - In questo contesto appare del tutto defilata la comunità cristiana. Questo è dovuto, secondo lei, alle recenti violenze che ci sono state o è una precisa scelta della comunità cristiana, che non ha uno spazio politico, non ha un punto di riferimento politico?

     
    R. – Il problema è il sistema elettorale indiano. Si tratta di un sistema maggioritario puro e questo svantaggia le minoranze. Cosa succede in questa situazione? Succede che sia i musulmani che i cristiani non possono avere un loro partito, perché sarebbe inevitabilmente destinato a perdere in questo tipo di sistema elettorale. Questo però non significa che siano impotenti, ma significa semplicemente che gli elettori musulmani e cristiani, come del resto tutti gli elettori indiani, hanno imparato che in certi casi non possono votare per il partito per cui farebbe piacere votare e che bisogna dare un voto strategico, bisogna votare contro il partito che rappresenta una minaccia nei confronti della comunità o nei confronti di una determinata classe sociale.

     
    E la Conferenza episcopale indiana ha invitato la comunità cattolica del Paese a partecipare ad una ‘campagna di preghiera’ che si svolgerà fino al termine delle elezioni legislative e all’insediamento del nuovo governo. In un comunicato i vescovi indiani rammentano alla comunità cristiana la responsabilità di prendere parte attivamente alla vita politica del Paese per sostenere i principi di democrazia e pluralismo garantiti dalla Costituzione. Sulle priorità che gli elettori indiani ritengono debbano essere affrontate dal prossimo governo sentiamo il segretario generale della Conferenza episcopale indiana, arcivescovo Stanislaus Fernandes, raggiunto telefonicamente da Kelsea Brennan-Wessels.

    R. – Indian voters are...
    Gli elettori indiani sono innanzitutto preoccupati del benessere sociale, loro e delle proprie comunità. Quindi c’è una questione economica a caratterizzare le elezioni. Gli altri problemi riguardano certamente la questione della povertà diffusa. Gli scontri che periodicamente si verificano nel nord est del Paese hanno la loro causa proprio nella diffusa povertà, aggravata dal fenomeno dell’immigrazione illegale. Certo, ci sono anche delle divisioni etniche, ma la causa dei disordini non va ricercata in problemi di tipo religioso.

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    Abruzzo: primo giorno di scuola in tenda

    ◊   Dalle macerie del terremoto riemerge la voglia di ricostruire anche la speranza nel futuro: importanti segnali di ripresa si intravedono oggi, a dieci giorni dal sisma, sui banchi della scuola da campo inaugurata a Poggio Picenze, a pochi chilometri dall’Aquila. Da lunedì si tornerà gradualmente alla normalità in tutte le scuole ritenute agibili. Sul primo giorno di scuola in tenda dopo il terremoto si sofferma l’insegnante Liberata Marchi, nella cui classe mancano all’appello due bambini rimasti uccisi in seguito al terremoto. L’ha intervistata a Poggio Picenze Alessandra De Gaetano:

    R. - Questa prima giornata si è svolta in modo positivo, ci siamo riabbracciati, ognuno ha scritto e ha disegnato sul terremoto. Hanno scritto delle lettere ai compagni che non ci sono più. I bambini sono contenti di stare qui.

     
    D. - Quanti sono i bambini che oggi sono tornati a scuola a Poggio Picenze?

     
    R. – In tutto siamo 33 solo nella scuola primaria e poi 40 nella scuola materna. Una buona parte è tornata. Alcuni sono andati sulla costa, altri sono tornati in Macedonia. Nella comunità scolastica abbiamo una buona percentuale di macedoni.

     
    D. – La giornata di oggi è un richiamo alla normalità …

     
    R. – E’ un inizio, perché forse inconsapevolmente ci stiamo adattando a questa situazione di disagio.

     
    D. – Cosa è emerso da questi disegni che hanno fatto i bambini?

     
    R. – Tutti quanti vorrebbero non aver litigato o fatto dei dispetti ai compagni che ora non ci sono più. Li vorrebbero ancora vicini. Un bambino ha disegnato due angioletti con le ali e ha detto: adesso sono in paradiso.

     
    R. – Un ricordo di Loris e Alena…

     
    D. – E’ dura per me ricominciare senza due bambini. Loris era un ometto, cresciuto molto bene, un tipo divertente e tranquillo, sarebbe stato il protagonista nella recita di fine anno: stiamo portando avanti un progetto di teatro e a lui era stata assegnata la parte di don Chisciotte. Alena era una bambina gioiosa. Una bambina molto dolce, molto simpatica, sempre col sorriso sulle labbra.

     
    Questa mattina, intanto, si è registrata una nuova scossa di magnitudo 3.2 della scala Richter che fortunatamente non ha provocato danni. Sul territorio continuano poi le verifiche di stabilità sugli edifici delle aree colpite dal terremoto dello scorso 6 aprile. Il 54% delle costruzioni controllate sono agibili. La riapertura delle scuole, in particolare, è un segnale incoraggiante, ma in molti è ancora forte il timore di nuove scosse, come spiega al microfono di Luca Collodi il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente:

    Noi abbiamo fortunatamente diverse scuole agibili, però è chiaro che nessun genitore, cominciando da me, manderebbe il figlio a scuola in questo momento, per questo ripetersi delle scosse sismiche. Nessun genitore se la sente. D’altra parte nessuno di noi ha il coraggio di entrare nelle classi, anche per prendere oggetti necessari. Per cui ritengo che un grande sforzo, adesso, per realizzare delle strutture per 20 giorni di scuola forse non sia necessario. Piuttosto, dobbiamo preoccuparci dei ragazzi che devono sostenere l’esame di maturità e anche dei più piccoli che devono sostenere l’esame di terza media. Dobbiamo concentrare su di loro gli sforzi. Ho proposto un recupero estivo, riaprendo – se riusciamo ad essere in condizioni – le scuole già il 15 settembre, con un calendario più concentrato.

     
    Domenica prossima si terrà in tutte le chiese d’Italia la colletta straordinaria indetta dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Le offerte raccolte dovranno essere inviate a Caritas italiana, via Aurelia 796, 00165 Roma. Segni di speranza risplendono poi in oggetti sacri e paramenti, sia in quelli salvati dopo le scosse sia in quelli donati ai sacerdoti della provincia aquilana sconvolta dal terremoto. E’ quanto sottolinea il parroco della chiesa di San Gregorio, don Domenico Marcocci, che ricorda con commozione, sempre al microfono di Luca Collodi, la Messa di Pasqua:

    Abbiamo fatto la prima celebrazione, senza aver potuto celebrare i riti della Settimana Santa, che comunque abbiamo vissuto nella nostra carne. Abbiamo cercato di trasmettere il messaggio della Pasqua, di rialzarci da questa distruzione come Gesù si è rialzato dal Sepolcro, dalla morte che ci ha sfiorati. Riusciremo. Ho ringraziato il Santo Padre a nome di tutti, per avere avuto il dono dei paramenti che indossavo. Gli ho detto che non pensavo di celebrare una Pasqua con questi paramenti che non abbiamo mai posseduto. Eppure vedete, ero senza niente e adesso mi trovo a celebrare con voi, con queste belle cose.

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    Padre Cantalamessa al Capitolo delle Stuoie: portare le masse alla Chiesa attraverso Cristo

    ◊   La testimonianza, la penitenza e il digiuno, la gratitudine: sono i temi che stanno animando il dibattito del Capitolo internazionale delle Stuoie, aperto ieri pomeriggio ad Assisi, nell’ottavo centenario delle Origini della famiglia francescana, a partire dall’approvazione della Regola di San Francesco da parte del Papa Innocenzo III, nel 1209. Il servizio di Roberta Gisotti.

    Sono arrivati da 65 Paesi di ogni continente i 2000 frati in rappresentanza dei 35 mila francescani delle quattro famiglie, convocati ad Assisi per questo storico raduno mondiale, presenti anche francescani di altre confessioni religiose. “Come dalla Porziuncola Francesco inviò i primi frati per andare a due a due per il mondo – ha osservato ministro generale dei Frati Minori, il padre José Rodriguez Carballo, nel suo saluto inaugurale – così anche noi idealmente vogliamo ripartire da qui per portare il messaggio evangelico della pace e della riconciliazione ad ogni cuore affranto”, non dimenticando - ha detto padre Carballo - di esprimere la sua vicinanza a tutti i terremotati dell’Abruzzo. Ad aprire i lavori del Capitolo è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, al nostro microfono:

     
    D. - Padre Cantalamessa lei ha osservato che Francesco si assunse il compito che la Chiesa gerarchica di allora non poteva assolvere, neppure mediante il suo clero, quello di raggiungere direttamente le masse popolari. In che modo questo agire di Francesco interpella oggi i suoi seguaci?

     
    R. – Per motivi diversi, anche oggi, vediamo che le masse, specialmente in alcuni Paesi, tra cui in Europa, si sono alienati dalla Chiesa istituzionale e che, anche a causa di malintesi, non riescono più a trovare Gesù attraverso la Chiesa. Io credo che sia vera l’intuizione di Innocenzo III, cioè che la Chiesa deve utilizzare questi suoi fedeli, questi figli, tra l’altro, fedelissimi, perché Francesco era davvero tutto cattolico e apostolico, per far accettare la Chiesa avendo accettato Gesù. Il compito dei francescani, ma non solo il loro, è quello di portare la gente ad un primo incontro col Vangelo, con Gesù Cristo, perché una volta che uno ha trovato Cristo poi non è difficile trovare la Chiesa. Si capisce che la Chiesa è il luogo dove si vive il Vangelo, occorre questo. Ho detto nella mia relazione che ci sono masse che non riescono più a trovare Gesù nella Chiesa e bisogna che riscoprano la Chiesa riscoprendo Gesù.
     D. – Padre Cantalamessa, un ruolo importante, dentro le famiglie francescane, ha il laicato…

     
    R. - Sì, il movimento francescano nella sua prima fase, che è quella che commemoriamo quest’anno, era un movimento di tutti laici ed era un movimento laicale che poi ben presto, naturalmente, si è espanso e, quindi, ha assunto, per ragioni anche giuridiche, una forma sempre più clericale, ma oggi nell’Ordine francescano si sta riscoprendo fortemente questa dimensione iniziale laicale, non esclusivamente laicale, ma dove il laicato ha una grande funzione proprio perché Francesco voleva che tutti fossero fratelli e non voleva distinzione. Infatti, anche noi francescani non ci chiamiamo padre, reverendo, o con altri titoli, ci chiamiamo 'fra', cioè fratelli, dal ministro generale fino all’ultimo siamo dei fratelli. Il distacco tra il clero e i laici non dovrebbe essere così forte. Francesco ha voluto gettare un ponte a suo tempo tra il clero e il popolo e credo che questo sia un compito ancora attuale.

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    Il Colosseo s'illumina per l'abolizione della pena capitale in New Mexico

    ◊   Accensione straordinaria del Colosseo, ieri sera, per celebrare l’abolizione della pena di morte, il 18 marzo scorso, nel New Mexico. E’ il 15.mo Stato americano ad abolire la pena capitale, preceduto poco meno di due anni fa dal New Jersey, altri ora stanno prendendo in esame leggi analoghe, soprattutto a causa dell’alto numero di errori giudiziari. Su invito della comunità di Sant’Egidio sono in questi giorni a Roma il governatore del New Mexico, Bill Richardson, e il vescovo di Santa Fe, Michael Sheehan, che hanno salutato ieri mattina il Papa al termine dell'udienza generale. Il servizio di Francesca Sabatinelli:

    Ci sono stati 12 anni di lavoro degli attivisti contro la pena di morte dietro a quella che lo stesso governatore Richardson ha definito una delle scelte più difficili della sua vita politica: firmare la legge che abolisce la pena capitale in New Mexico:

     
    “I changed my position, because I supported the death penalty…
    Ero a favore della pena capitale. Sono diversi i motivi che mi hanno fatto cambiare idea. Gli Stati Uniti sono ormai sempre più isolati, mentre il resto del mondo va in un’altra direzione, nei bracci della morte ci sono principalmente minoranze etniche. Ci sono poi altri due aspetti: la fallibilità del test del dna e il fatto che negli ultimi 10 anni 130 detenuti in attesa di esecuzione siano stati riconosciuti innocenti. E’ stata una scelta difficile ma giusta”.

     
    Il New Mexico è il 15.mo Stato americano ad abolire la pena capitale sostituita ora dall’ergastolo senza possibilità di sconti di pena. Ci sono modi migliori di proteggere i cittadini che uccidere i colpevoli, ha dichiarato mons. Sheehan, arcivescovo di Santa Fe. La Chiesa cattolica del New Mexico ha lavorato molto per arrivare a questo risultato, e non sono mancate le accuse di ingerenza negli affari politici dello Stato. Mons. Sheehan:

     
    “E’ importante che la Chiesa partecipi alla discussione, nel momento in cui si affrontano aspetti etici e morali. Abbiamo rispetto della separazione tra Stato e Chiesa ma questo non significa che non dobbiamo parlare di cose importanti. Ci sono alcuni che dicono: la Chiesa non deve stare con i governatori. Ogni persona, in un Paese democratico, ha voce e noi intendiamo usare questa voce”.

     
    L’iniziativa del New Mexico potrebbe aprire la strada a scelte analoghe da parte di altri Stati come Nebraska, Maryland, Kansas, New Hampshire, Colorado e Montana. Ci si augura, quindi, al più presto di assistere ad altre accensioni straordinarie del Colosseo, simbolo della campagna “Città per la vita, città contro la pena di morte” lanciata nel 2002 da Sant’Egidio. Mario Marazziti, portavoce della comunità:

     
    “Solo due anni fa più di metà dell’opinione pubblica ancora combatteva per la pena di morte. Il sondaggio, nel momento della decisione del governatore, invece ha presentato un Paese diverso: il 64 per cento anche in New Mexico non voleva più la pena di morte. Il governatore non voleva che gli Stati Uniti rimanessero isolati dal resto del mondo, come d’altra parte il presidente Obama. Quando la Comunità di Sant’Egidio gli ha fatto presente alcune ragioni forti per rinunciare alla pena capitale, il governatore, assieme ai ragionamenti che faceva, da tempo, con l’arcivescovo Sheehan, ha superato le sue esitazioni ed è oggi orgoglioso di aver firmato questo ricongiungimento del New Mexico a una diversa soglia di giustizia".

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    Chiesa e SocietÓ



    La Chiesa boliviana condanna l'attentato alla residenza del cardinale Terrazas

    ◊   Alle 10.30 circa di mercoledì scorso la residenza dell'arcivescovo di Santa Cruz, cardinale Julio Terrazas, presidente della Conferenza episcopale boliviana, è stata oggetto di un grave attentato dinamitardo che per fortuna non ha provocato vittime ma ingenti danni materiali. Il viceministro degli Interni, Marcos Farfán, che ha definito il gesto “un'azione terroristica”, si è rallegrato per il fatto che nel momento dell’attacco il porporato non si trovasse nella sua casa. L’arcivescovo, convalescente dopo un intervento al cuore, riposava in un'altra sede. La violenta deflagrazione ha provocato numerosi danni alle abitazioni vicine. Va ricordato che nella città di Santa Cruz, alla guida dei settori politici di opposizione al governo del presidente Evo Morales, in passato si sono già registrati altri attentati quasi identici contro le residenze di autorità governative, appesantendo un clima politico già carico di tensione da molti mesi a causa della nuova Carta Costituzionale: un documento, che - a giudizio di molti settori della società civile ed ecclesiale - aumenta pericolosamente l'ingerenza dello Stato nei campi dell'economia, dell'educazione, della famiglia e della cultura. In queste settimane la tensione si è ulteriormente aggravata in merito alle discussioni parlamentari che devono tradurre in leggi i principi generali della Costituzione. Mons. Tito Solari Capellari, arcivescovo di Cochabamba, ha definito la notizia dell'attentato “dolorosa e molto triste poiché può acuire le divisioni tra i boliviani. Un gesto che offende Dio e noi stessi. In quest’ora – ha aggiunto - trasmettiamo al caro cardinale Terrazas tutto il nostro affetto e la nostra solidarietà”. Da parte sua, l’arcidiocesi di Santa Cruz ha diffuso un comunicato con il quale condanna in modo "totale e fermo" questo gesto così come ogni "tipo di violenza che viene compiuta contro la dignità della persona. Chiediamo alle autorità competenti - prosegue la nota - un’indagine adeguata per identificare i responsabili e chiarire i motivi dell'attentato". Nel comunicato si rinnovano al porporato solidarietà e affetto: “ Ribadiamo la nostra profonda comunione e fiducia al cardinale Julio Terrazas” e sosteniamo il suo impegno “profetico e coraggioso in favore della giustizia, della libertà, della verità, nonché la sua fedeltà al Vangelo”. (A cura di Luis Badilla)

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    Soddisfazione dei vescovi per l'allentamento dell'embargo Usa contro Cuba

    ◊   Una decisione “attesa da molto tempo”: così mons. Howard J. Hubbard, vescovo di Albany e presidente della Commissione Giustizia e pace internazionale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), commenta la decisione del Capo della Casa Bianca, Barack Obama, di allentare l’embargo verso Cuba. In particolare, lo ricordiamo, il presidente degli Stati Uniti ha revocato le restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno ancora parenti a Cuba, oltre ad annunciare la liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni tra i due Paesi. Obama ha anche chiesto di studiare l'ipotesi di collegamenti aerei diretti tra i due Paesi. In una lettera inviata ieri a Daniel Restrepo, direttore generale degli Affari per l’emisfero occidentale del Consiglio di Sicurezza Nazionale, mons. Hubbard dà “il benvenuto” alla decisione che – scrive – “rappresenta un importante cambiamento della politica statunitense nei confronti di Cuba”. “La Usccb – si legge nella missiva – ha lanciato per molti anni un appello affinché le sanzioni contro Cuba venissero allentate. Queste politiche hanno in gran parte bloccato la promozione di una maggiore libertà, di una maggiore democrazia e di un maggior rispetto per i diritti umani a Cuba”. “Allo stesso tempo – afferma ancora mons. Hubbard – le nostre controproducenti politiche nazionali hanno allontanato molti nell’emisfero occidentale”. Per questo, ribadisce il presule, “il miglioramento della vita dei cubani e l’incoraggiamento dei diritti umani sull’isola saranno portati avanti nel modo migliore attraverso un maggiore, e non un minore, contatto tra le popolazioni americane e cubane”. Spetta ora al Congresso, aggiunge mons. Hubbard, “portare avanti la recente decisione del presidente e revocare le restrizioni dei viaggi verso Cuba per tutti gli americani”. A questo proposito, il presidente della Commissione Giustizia e pace internazionale della USCCB esprime apprezzamento per l’introduzione del “Freedoom to Travel to Cuba Act”, datato 4 febbraio 2009, che di fatto permette ai cittadini statunitensi ed ai residenti nel Paese di muoversi da e verso Cuba. “Chiedo all’amministrazione – conclude mons. Hubbard – di lavorare con il Congresso per approvare questa normativa e chiedo al presidente di firmarla, trasformandola così in legge”. La lettera si conclude, quindi, con i ringraziamenti del presule al governo per l’impegno dimostrato nei confronti di Cuba. (I.P.)

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    Inaugurata la prima università cattolica del sud Sudan

    ◊   È stata inaugurata ieri la prima università cattolica del sud Sudan: la St.Mary's University di Juba, la capitale dello Stato. La cerimonia è avvenuta alla presenza del Ministro della previdenza sociale e degli Affari Religiosi, Maria Kiden Kimbo, del governo del Sudan meridionale. La St.Mary's University è la seconda università privata nella capitale del sud Sudan. Il Ministro Kimbo, ha lodato l'apertura dell'Ateneo che ha tra i suoi principali compiti quello di formare operatori sociali, una figura professionale estremamente importante in un Paese che ha circa 50mila persone disabili. Mons. Paulino Lukudu Loro, arcivescovo di Juba, - riporta l'agenzia Fides - diventa automaticamente il vice rettore dell'Università degli Studi. L'arcivescovo ha ricordato che secondo i canoni della Chiesa, i sacerdoti dovrebbero ricevere un'educazione di livello universitario, perché devono servire i diversi popoli del mondo. Mons. Lukudu Loro ha ringraziato coloro che hanno finanziato l'Università e si è rallegrato per la costituzione del secondo istituto privato di istruzione superiore a Juba. Egli ha fatto appello ai donatori a non abbandonare l'arcidiocesi all'inizio dell'università, esortando i cittadini del sud Sudan a contribuire a far sì che la St.Mary's University diventi il migliore istituto del suo genere. Già dal 2 marzo, 14 studenti hanno iniziato a seguire i corsi di Scienze della riabilitazione. I corsi sono tenuti in collaborazione con l'associazione “La Nostra Famiglia”, l’opera principale dell’Istituto secolare “Piccole Apostole della Carità”, fondato dal beato don Luigi Monza. La Chiesa cattolica in Sudan, ha svolto un ruolo essenziale nella istruzione sia nel nord che nel sud del Paese, educando anche diverse personalità politiche. (R.P.)

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    India: i vescovi del Tamil Nadu auspicano una migliore rappresentanza politica dei cristiani

    ◊   Dalle elezioni generali in India, la Chiesa del Tamil Nadu si aspetta una migliore rappresentanza politica dei cristiani. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale locale, padre Vincent Chinnadurai, i vescovi dello Stato vorrebbero vedere una maggiore presenza di candidati cristiani nelle liste elettorali dei partiti laici, per tutelare meglio i diritti delle minoranze minacciati dal settarismo religioso. I cristiani infatti costituiscono il 7% della popolazione dello Stato, una percentuale significativa se raffrontata agli altri Stati della Federazione indiana, cui però – denuncia padre Maturai Anand, direttore del settimanale cattolico “Nam Vazhou ("La nostra vita" in lingua tamil) - non corrisponde un adeguato numero di rappresentanti in Parlamento: attualmente su 234 deputati solo 9 sono cristiani. In questo Stato dell’India meridionale un alto numero di cristiani è di origine dalit e i conflitti di casta alimentano il settarismo religioso: non sono infatti rare le tensioni tra dalit cristiani e quelli di altre religioni. Padre Chinnadurai, che dirige anche la Commissione statale per le minoranze, riferisce all’agenzia cattolica Églises d’Asie come, pur essendo meno rappresentate, le minoranze siano sempre state usate come “serbatoi di voti”, senza avere però granché in cambio. “Ora - afferma - vogliamo cambiare questo sistema e ottenere dai partiti laici una rappresenta adeguata, come contropartita al sostegno dato dalla nostra comunità”. Le elezioni nel Tamil Nadu si terranno il 13 maggio, nella fase finale della grande tornata elettorale in cui, a partire da oggi, oltre 700 milioni di cittadini indiani saranno chiamati a rinnovare il Parlamento e il Governo federale. La Chiesa indiana sta seguendo con particolare attenzione questo importante appuntamento politico: l’esito del voto potrebbe infatti essere determinante per la comunità cristiana, vittima delle persecuzioni di questi mesi in diversi stati governati dal Partito ultra-nazionalista Bharatiya Janata (Bjp), oggi all’opposizione nel governo centrale. (L.Z.)

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    Pakistan: preoccupazione dei cristiani per la sharia nello Swat

    ◊   Una resa del governo agli integralisti islamici: così i cristiani in Pakistan definiscono l’introduzione della sharia nella valle di Swat, avvenuta ufficialmente dopo la firma del decreto da parte del Presidente pakistano, Asif Ali Zardari, giunto dopo un voto favorevole del Parlamento nazionale. I gruppi talebani-pakistani presenti nella valle di Swat (Provincia di frontiera di nord-ovest, al confine con l'Afghanistan) hanno esultato per l’accordo che prevede l'introduzione della legge islamica nell'area, in cambio della fine delle ostilità che da circa due anni attraversavano il territorio. Le Chiese cristiane in Pakistan che rappresentano il 2,5% della popolazione - riferisce l'agenzia Fides - hanno espresso disappunto e amarezza per la decisione del Presidente, che porterà a un ulteriore rafforzamento dell’estremismo islamico nella valle di Swat, e a una penalizzazione delle minoranze religiose: molte famiglie cristiane, che già vivevano in un clima di intimidazioni e terrore, saranno costrette a trasferirsi. Anche alcuni gruppi musulmani moderati hanno manifestato perplessità e preoccupazioni e temono un progressiva “talebanizzazione” del paese”. Il territorio è sotto l’autorità del Mullah Fazlullah, leader dei talebani locali, che hanno ormai un controllo capillare del territorio, degli uffici pubblici, delle vie di comunicazione e di trasporto, degli esercizi commerciali, dei mezzi di comunicazione. Gli effetti della nuova legge hanno già penalizzato fortemente le associazioni degli avvocati, le organizzazioni non governative, i presìdi sociali, le scuole non musulmane. Il bilancio sull’istruzione non islamica è già piuttosto pesante: oltre 170 scuole attaccate e distrutte in due anni; più di 400 fra scuole e collegi femminili costretti a chiudere i battenti per minacce e intimidazioni. Fra questi vi sono numerose scuole cattoliche e di altre confessioni cristiane, frequentate perlopiù da ragazze musulmane. La campagna di restrizioni sul sistema educativo, mirata specialmente sulle scuole private femminili, è stata condotta con successo dai “talebani pakistani” all’interno della Provincia. Atti intimidatori, minacce, aggressioni fisiche e verbali contro le minoranze cristiane si susseguono, mentre i talebani continuano a terrorizzare la popolazione non musulmana, imponendo conversioni all’Islam o costringendo le minoranze alla fuga. (R.P.)

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    Vietnam: vietata la Pasqua per i cattolici di Son La

    ◊   A Son La, città della regione degli altipiani, la polizia ha impedito con la forza domenica scorsa, lo svolgimento della messa di Pasqua. Mons. Anthony Vu Huy Chuong, vescovo di Hung Hoá, aveva inviato padre Nguyen Trung Thoai per celebrare la messa. I fedeli di Son La, parte dei 6mila cattolici che vivono nella provincia, attendevano il sacerdote in un luogo prestabilito dove avevano allestito una chiesa clandestina provvisoria. Fonti locali riprese dall'agenzia AsiaNews, raccontano che quando padre Nguyen è arrivato a destinazione, ad accoglierlo c’erano una decina di persone, vestite con abiti della polizia: hanno fermato il sacerdote intimandogli di tornare indietro. A nulla è servito l’intervento di alcuni fedeli che hanno cercato di difendere padre Nguyen e scortarlo sino al luogo della celebrazione. Per evitare che la polizia passasse dalle minacce ai fatti e risparmiare i fedeli da ulteriori problemi, il sacerdote non ha potuto far altro che desistere e così la messa di Pasqua non ha avuto luogo. Già a Natale si era verificata a Son La una situazione simile. Allora le autorità locali avevano imposto il coprifuoco per evitare ai cattolici di ritrovarsi. I due sacerdoti che avevano cercato di raggiungere la città, a 300 chilometri da Hanoi, erano stati minacciati ed invitati a desistere dall’intento di raggiungere i fedeli della zona per le festività natalizie. Il divieto ufficiale di svolgere celebrazioni pubbliche a Son La risale al 2006, ma già dal 2004 i fedeli sono costretti a ritrovarsi di nascosto in abitazioni private e scantinati. Le autorità affermano che nella città non ci sono cattolici e che quindi la presenza di sacerdoti non è motivata. In realtà la diocesi di Hung Hoá, sotto la cui giurisdizione rientra Son La, è stata eretta nel 1895. La Chiesa ha inoltre documenti che provano la presenza di almeno 3mila cristiani appartenenti a 40 diverse etnie. (R.P.)

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    Filippine: speranze per la liberazione di due operatori della Croce Rossa

    ◊   La situazione appare ancora “critica”, ma vi sono buone possibilità che l’italiano Eugenio Vagni e lo svizzero Andrea Notter “vengano liberati presto”. È quanto riferisce ad AsiaNews padre Angelo Calvo, missionario clarettiano e presidente di Peace Advocates Zamboanga (Paz), in prima linea sulla questione degli ostaggi. Il sacerdote conferma il cauto ottimismo manifestato ieri da Ronaldo Puno, ministro filippino degli Interni, il quale parlava di una risoluzione positiva “in tempi brevi” della vicenda. Per la liberazione dei due ostaggi sono intervenuti anche cinque ulema – i dottori della legge islamica – che hanno cercato di stabilire un contatto con il gruppo di rapitori affiliato all’organizzazione fondamentalista islamica di Abu Sayyaf, i quali chiedono “il ritiro dell’esercito di Manila dall’isola” di Jolo come condizione per il rilascio. “Gli ulema hanno dato il loro contributo – continua padre Calvo – nel lavoro di coordinamento per ottenere la liberazione dei due operatori della Croce rossa internazionale: è una soluzione alternativa che speriamo possa dare i suoi frutti. Anche perché l’intervento dei militari, finora, non ha funzionato”. Dal 15 gennaio scorso Andrea Notter ed Eugenio Vagni sono nelle mani dei loro sequestratori. Il 2 aprile scorso è stata invece liberata la filippina Mary Jean Lacaba, in buone condizioni anche se appariva provata dall’esperienza. Desta preoccupazione la salute di Eugenio Vagni che, secondo il Ministro degli interni, necessita di un intervento medico. “Nelle ultime settimane – afferma padre Calvo – anche i governi stranieri hanno esercitato pressioni perché siano liberati gli ostaggi. È difficile fare previsioni, ma vi sono segnali in base ai quali il rilascio potrebbe avvenire molto presto”. A favore degli ostaggi si sono mobilitate anche le comunità cristiane e musulmane delle Filippine. In questi giorni si sono tenuti numerosi incontri di preghiera che hanno riunito i fedeli delle due religioni. (R.P.)

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    Sud Corea: per i vescovi è insufficiente il passo del governo per limitare gli aborti

    ◊   Un piccolo, anche se insufficiente, passo avanti verso la cultura della vita. Così la Chiesa sud-coreana giudica la recente decisione del governo di ridurre da 28 a 24 settimane di gestazione il limite legale entro cui potere interrompere la gravidanza. La decisione è stata annunciata la settimana scorsa dal Ministero della Salute, del Welfare e della Famiglia, che ha proposto anche di escludere l’emofilia e l’epilessia dalla lista delle malattie genetiche per le quali l’aborto è consentito. “Nonostante sia ancora lontana dall’idea della Chiesa sul rispetto della vita del feto, questa iniziativa può essere vista come uno sforzo da parte del governo per affermare la cultura della vita”, ha dichiarato all’agenzia Ucan padre Casimir Song Yul-sup, Segretario della Commissione per le attività pro-vita della Conferenza episcopale sud-coreana (CBCK). Anche per padre Hugo Park Jung-woo, segretario della Commissione per la vita dell’arcidiocesi di Seoul, l’iniziativa è comunque insufficiente: “La posizione della Chiesa sull’aborto è chiara e la mossa del governo di per sé non significa granché finché la legge permette gli aborti”, ha detto il sacerdote. L’aborto è legale in Corea del sud dal 1973 ed è attualmente consentito entro la 28ª settimana in casi di incesto, violenza, di alcune malformazioni o malattie congenite del feto o in caso di pericolo per la vita della madre. Secondo i dati a disposizione della Chiesa locale sarebbero almeno 1,5 milioni gli aborti praticati ogni anno nella Corea del Sud. Una piaga contro cui i vescovi coreani si sono sempre battuti strenuamente, come hanno fatto contro la pena di morte e le manipolazioni genetiche che comportino la distruzione di embrioni umani. (L.Z.)

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    Italia: nel 2008 i Centri di aiuto alla vita hanno salvato 14 mila bambini

    ◊   “Grazie di cuore per averci fatto il regalo più grande, la vita”. E' quanto ha scritto una mamma che voleva abortire in una lettera rivolta alle operatrici del Centro di aiuto alla vita “Eur-Sant’Eugenio”, che da anni lavorano per offrire un’alternativa alle donne in difficoltà per una gravidanza difficile o non desiderata. Il bilancio di questo prezioso impegno in favore della vita è confortante: nel 2008 i volontari che operano nei Centri dislocati su tutto il territorio italiano hanno sottratto all’aborto almeno 14 mila bambini. Complessivamente i nati grazie all’azione del volontariato, a partire dal 1975, sono stati oltre 100 mila. Gli aiuti vanno dall’ascolto all’accoglienza, dalla consulenza sanitaria all’assistenza psicologica e religiosa. I Centri di aiuto alla Vita, promossi dal Movimento per la Vita Italiano, sono molto apprezzati: “Di tutte le donne che abbiamo convinto a far nascere il loro bambino - spiega la dottoressa Miranda Lucchini - mai nessuna si è pentita della maternità. Mentre non si può dire il contrario, perché quasi sempre le donne che interrompono la gravidanza portano dentro di loro una grande ferita”. A segnalare alle donne l’esistenza dei Centri sono soprattutto le parrocchie e il servizio “Sos Vita”. Fatta la scelta di non abortire, comincia la seconda fase dell’intervento. Si offre sostegno psicologico e medico e le operatrici iscrivono le donne ai corsi pre-parto. Il rapporto non si interrompe con la nascita del bambini: qualche volta le operatrici riescono anche a trovare alle mamme un lavoro o la casa. Tra le varie attività che svolgono all’esterno delle loro strutture, i volontari del Cav organizzano incontri di sensibilizzazione nelle parrocchie e nelle scuole. Per avere ulteriori informazioni si può consultare il sito del Movimento per la Vita www.mpv.org (A.L.)

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    Terra Santa: per mons. Twal la visita del Papa sosterrà la testimonianza dei cristiani

    ◊   “Il fatto che il Santo Padre venga in un periodo difficile, in una regione difficile, all’incontro di popoli estremamente sensibili, ci ha fatto riflettere”: è quanto ha dichiarato il patriarca latino di Gerusalemme mons. Fouad Twal in una intervista sulla prossima visita pastorale di Benedetto XVI in Terra Santa, pubblicata sul sito della Custodia. Per il patriarca i cristiani devono sforzarsi di avere “una visione più globale di questa visita, e considerarla sotto tutte le sue dimensioni: politica, sociale, umana e religiosa”. “In questi tempi difficili – dice mons. Twal – desidero che il Santo Padre ci aiuti a ‘superare’, a sorpassare, a guardare più lontano. Il Papa viene a rendere visita a tutte le Chiese, a tutti i popoli che vivono in Terra Santa, per incoraggiarci e restare fedeli alla nostra missione, alla nostra fede e alla nostra coscienza di appartenere a questa terra”. Responsabilità della Chiesa locale, sostiene il patriarca, è quella di fare in modo che i cristiani “abbiano la possibilità di vedere il Santo Padre, di pregare con lui e di recepire il suo messaggio di pace e di giustizia per tutti”. Mons. Twal ha aggiunto che il Papa è costantemente informato della situazione dei cristiani in Terra Santa, “dei suoi aspetti positivi come dei suoi aspetti negativi”. “Conosce le nostre paure, le nostre angosce – ha specificato il patriarca – come anche le nostre speranze, la nostra gioia di riceverlo, in stretta collaborazione con tutte le autorità civili”. Quanto agli accordi che mirano a regolare le relazioni tra Santa Sede e Israele, infine, mons. Fouad Twal ha affermato che, secondo gli esperti, ci saranno dei progressi. (T.C.)

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    Mons. Paglia: ad ebrei e cattolici è affidato il compito della testimonianza

    ◊   “Nell’ebraismo e nel cattolicesimo c’è un fuoco che ci impedisce di fermarci e pensare solo a noi stessi. Ad ebrei e cattolici è stato affidato un compito universale: quello della testimonianza e del dialogo nella verità”. Lo ha detto ieri sera a Roma mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione ecumenismo e dialogo della Cei, intervenuto alla presentazione del volume dei vaticanisti Aldo Maria Valli e Rodolfo Lorenzoni: “La tradizione tradita. La Chiesa, gli ebrei e il negazionismo” (edizioni Paoline), che si propone di spiegare le ragioni che hanno condotto Benedetto XVI a revocare la scomunica ai seguaci di mons. Lefebvre. “Un gesto di misericordia verso le persone – spiegano gli autori – ispirato a quell’obiettivo dell’unità che il Papa in quanto pastore non può mai dimenticare”. Richiamando al riguardo la lettera inviata lo scorso 10 marzo dal Pontefice ai vescovi della Chiesa cattolica, mons. Paglia ha osservato che questo documento “rivela la passione affinché nessuno vada perduto. In questo consiste il ministero di un Papa, del quale questi dovrà rendere conto a Dio”. Tuttavia - ha aggiunto il presule - “la chiarificazione del gigantesco equivoco” seguito al gesto del Pontefice “fa ancora una volta riemergere la questione del rapporto ebrei-cristiani”. “Nella Chiesa – ha poi osservato mons. Paglia, rammentando l’eliminazione dalla liturgia della formula “pro perfidis Judaeis” nel 1959 – esiste la consapevolezza della crescita della propria fede: il Vangelo è sempre lo stesso, ma siamo noi che impariamo a meglio comprenderlo”. Anche oggi - ha spiegato - “occorre non fermarsi in superficie poiché l’acquisizione della fede non è un monolite ma richiede un continuo approfondimento”. “Il Papa – ha aggiunto - andrà presto in Israele e tornerà in sinagoga per dimostrare che il cammino compiuto è irreversibile”. Tuttavia “le recenti turbolenze devono farci comprendere che l’amicizia non è galateo, bensì ciò che, solo, ci consente di rimanere saldi nella fede e nel rispetto reciproco, pur nelle differenze che occorre sottolineare con chiarezza. Accompagnata dall’onestà intellettuale, l’amicizia è canale privilegiato per il superamento dei pregiudizi e per l’autentico dialogo nella verità”. Nell’invito di Benedetto XVI a ebrei e cattolici “a ripercorrere insieme le Scritture - ha concluso mons. Paglia le cui parole sono state riprese dal Sir - vi è la dimostrazione degli inarrestabili progressi del dialogo teologico: non è un caso che nello scorso ottobre per la prima volta un rabbino abbia preso la parola ad un sinodo dei vescovi”. (A.L.)

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    Colombia: in aumento il numero dei civili in fuga dal conflitto

    ◊   Il conflitto interno colombiano continua a mietere “uno spaventoso” numero di vittime civili che subiscono spostamenti forzati, minacce di morte, omicidi selettivi e stragi, soprattutto a causa della comparsa di nuovi gruppi armati di estrema destra dediti al narcotraffico che si uniscono a quelli già presenti sul territorio. Lo denuncia il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) constatando che nel 2008 sono stati documentati oltre 1600 casi di violazioni dei diritti umani, tra cui 300 esecuzioni sommarie, 200 attacchi diretti contro la popolazione e 289 ‘desaparecidos’. Il fenomeno più preoccupante - riferisce l'agenzia Misna - resta quello dei ‘desplazados’ (sfollati a causa della violenza) che lo scorso anno ha interessato quasi 74.000 persone, il 10% in più rispetto al 2007, principalmente ‘campesinos’ costretti a lasciare le loro comunità diventate teatro di scontri tra bande di paramilitari per il controllo del territorio; oltre la metà dei nuovi ‘desplazados’ – che in totale sono stimati fra i tre e i quattro milioni – sono minori e anche le popolazioni indigene sono sempre più bersaglio di violenze, in particolare nel sud-ovest del paese. “Questi dati dimostrano chiaramente che non viene garantita un’adeguata protezione dei civili e delle persone che non partecipano direttamente alle ostilità” afferma il Cicr. (R.P.)

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    Isole Salomone: a Pasqua preghiera e festa dei giovani ricordando la Gmg

    ◊   La celebrazione del Triduo e della Pasqua è stata per i giovani delle Isole Salomone un’occasione per rivivere lo spirito di intensa preghiera e di gioia festosa sperimentato durante la scorsa Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney. I giovani delle diverse parrocchie della capitale Honiara - riferisce l'agenzia Fides - si sono impegnati nel preparare e animare le solenni celebrazioni del Giovedì e del Venerdì Santo, che hanno visto la partecipazione di centinaia di giovani, i quali si sono rivelati i veri trascinatori delle comunità locali, coinvolgendo bambini e ragazzi, altri giovani e intere famiglie. I giovani hanno organizzato una drammatizzazione teatrale della Via Crucis che si è poi snodata sull’isola e si è conclusa nella cattedrale di Honiara. La popolazione della città ha partecipato con viva commozione all’evento e oltre 2.000 persone hanno seguito il corteo che, in un clima di intensa preghiera e silenzio, ha rivissuto la Passione di Gesù Cristo. Le celebrazioni sono culminate con la solenne Veglia Pasquale, che, in un’atmosfera suggestiva, è stata celebrata all’aperto ed è stata seguita da un momento di festa, con canti e danze che hanno ricordato a tutti i giorni vissuti durante la GMG di Sydney. La giornata della Pasqua è stata infine un’occasione di incontro per i movimenti e gruppi giovanili delle Salomone, che hanno condiviso una giornata all’insegna della condivisione della Parola di Dio, della preghiera e dello stare insieme in un clima di festa. (R.P.)

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    Cina: i presbiteri di Shanghai pronti per l’Anno Sacerdotale

    ◊   “La comunità dei sacerdoti di Shanghai è pronta a rispondere all’appello del Papa per l’Anno Sacerdotale impegnandosi in un rinnovamento spirituale”: così mons. Ignazio Jing Lu Xian, 94enne ordinario della diocesi di Shanghai, e mons. Giuseppe Xing, il suo ausiliare, hanno mobilitato i sacerdoti della diocesi durante la Messa Crismale dello scorso Giovedì Santo. Tutti i sacerdoti diocesani - riferisce l'agenzia Fides - hanno concelebrato l’Eucaristia e hanno rinnovato le promesse sacerdotali davanti all’assemblea diocesana, composta da seminaristi, religiose e fedeli, radunati nella cattedrale di Xu Hui. All’omelia, mons. Giuseppe Xing ha presentato la storia di San Jean-Marie Vianney, conosciuto come “il Santo Curato d'Ars”, che Benedetto XVI ha voluto commemorare nel suo 150° anniversario dalla morte, indicendo questo speciale Anno Sacerdotale. “Quest’anno stiamo ricordando i duemila anni della nascita di San Paolo, ora il Papa ci ha indicato l’Anno Sacerdotale, dal 19 giugno 2009 al 19 giugno 2010 – ha detto ancora mons. Giuseppe Xing -. Il Papa ha così voluto richiamare la formazione permanente dei sacerdoti, il rapporto tra i sacerdoti e i vescovi, tra i sacerdoti stessi e con i fedeli, la comunione con la Chiesa. Accogliamo l’appello del Pontefice perché la nostra comunità di sacerdoti sia unita al servizio dei fedeli, sia in comunione con il nostro vescovo e con la Chiesa universale”. La comunità presbiterale di Shanghai si è detta pronta a rispondere all’appello del Papa nell’Anno Sacerdotale, impegnandosi nel rinnovamento spirituale, dando di sè una nuova immagine". (R.P.)

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    New York: ingresso solenne in cattedrale del nuovo arcivescovo Timothy Dolan

    ◊   “La responsabilità più sacra di un vescovo è trasmettere una fede che non cambia da duemila anni”. E’ quanto ha affermato mons. Timothy Dolan, nuovo arcivescovo dell’arcidiocesi. Fra le principali sfide, il presule ha indicato la necessità di riavvicinare alla Chiesa chi non sente più il bisogno di appartenere a una comunità di fede: “Vogliono credere - ha detto - senza appartenere, vogliono essere il figlio unico della famiglia”. La Chiesa – ha aggiunto mons. Dolan – deve insegnare in modo chiaro la verità, senza aver paura della sua forza: “I giovani – ha spiegato il presule – vogliono insegnamenti convincenti, anche se non li condividono pienamente come pure i fedeli che si sono allontanati dalla fede cattolica per avvicinarsi ai gruppi carismatici dove la Parola di Dio è praticata con particolare vigore”. La chiarezza dei principi – ha sottolineato l’arcivescovo le cui parole sono state riprese dal quotidiano Avvenire – vale in particolare per i temi più controversi come il matrimonio di coppie omosessuali che si sta facendo strada negli stati Uniti. Prima dell’ingresso solenne ieri in una stracolma cattedrale di Saint Patrick, mons. Dolan si è fermato sul sagrato ad accogliere i fedeli. A dare il benvenuto al nuovo arcivescovo c’era il nunzio Pietro Sambi, che ha ricordato come un anno fa la stessa Chiesa ha accolto Benedetto XVI. In conferenza stampa, rispondendo ad una domanda sugli abusi sessuali commessi da sacerdoti, il nuovo arcivescovo ha affermato che il compito è quello di “riconquistare la fiducia della gente”. (A.L.)

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    La Reunion: per il vescovo di Saint-Denis la crisi economica può far riscoprire i veri valori

    ◊   “È risorto perché nessun essere umano sia più prigioniero del male e della morte, la risurrezione di Cristo ci apre un cammino verso Dio e verso i nostri fratelli, nella preghiera e con i nostri sforzi per umanizzare la nostra società”. E’ il cuore del messaggio che il vescovo della diocesi di Saint-Denis della Reunion, mons. Gilbert Aubry, ha rivolto ai fedeli in occasione della Pasqua. Il presule ha voluto incoraggiare i cristiani di fronte alle sfide di questo tempo affermando che se il mondo sta vivendo una crisi finanziaria ed economica, in realtà essa è “anzitutto una crisi morale, perché è una crisi del senso della vita e delle relazioni umane”. “Essa ci induce a riflettere – scrive mons. Aubry – e a fare scelte sull’essenziale. Scuote l’umanità, destabilizza le mentalità ed esige la fine di un mondo in cui il denaro si è fatto re, in cui il potere fa che i potenti eliminino i più deboli, in cui l’esaltazione della sessualità sfrenata finisce per distruggere l’amore ed annientare le famiglie”. Per il vescovo di Saint-Denis i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà non possono lasciarsi forgiare da questo tempo, occorre invece riflettere, dialogare, reagire attraverso comportamenti responsabili per cercare “nuovi modelli di consumo” e per “costruire una società in cui gli uomini e le donne progrediscano in dignità grazie alla loro creatività, alle loro attività e al loro lavoro”. “L’avvenire è a questo prezzo – conclude il presule - si tratta di una sorte di morte per rinascere in altro modo”. (T.C.)

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    Inaugurato a Cotonou un nuovo monastero di monache clarisse cappuccine

    ◊   Costrette dalla furia dell’Oceano, che stava minacciando di travolgere il loro monastero insieme alle case di un gruppo di pescatori, le monache clarisse cappuccine italiane, che si trovavano da 16 anni nel quartiere di Dontaen, a Cotonou, capitale economica del Bénin, hanno deciso di trasferirsi nel comune di Zivié, a 45 Km dalla città. Dopo due anni di lavoro, il monastero è stato solennemente inaugurato e benedetto ieri, da mons. Agboton Marcel Honorat Léon, arcivescovo della città, che ha presieduto una concelebrazione con 29 sacerdoti. Il presule ha sottolineato l’importanza e la preziosità del nuovo luogo di contemplazione per la chiesa locale e in un Paese in cui il cristianesimo deve affrontare le sfide della religione tradizionale, che trova nel vodou la sua massima espressione, e l’inarrestabile proliferazione delle sètte. “La Chiesa - ha egli detto rivolgendosi direttamente alle contemplative - aspetta molto da voi, scelte da Dio per essere prezioso riferimento alla gente del nostro tempo, distratta da mille occupazioni. L’Eucaristia, a cui é dedicato il monastero, e la Parola di Dio che voi meditate giorno e notte, sono i cardini su cui la Chiesa deve reggersi per far fronte alle diffcoltà che premono da ogni parte”. Un momento di particolare commozione é stato vissuto quando una monaca locale ha eseguito un canto da lei stessa composto per l’occasione, e cantato da tutta l’assemblea che l’ha accompagnato con i caratteristici movimenti ritmici, proprii della musica africana. Nel monastero vivono 14 monache: sei italiane, sei beninesi, una del Burkina Faso e una del Rwanda, scampata miracolosamente al genocidio di qualche anno fa. Le monache italiane provengono tutte dal monastero di Mercatello sul Metauro (Pesaro-Urbino), patria di Santa Veronica Giuliani, la cui abitazione, secondo una sua profezia, è stata trasformata in monastero. All’inaugurazione hanno partecipato le autorità locali; un bel gruppo di religiosi e religiose provenienti da Cotonou, e una piccola delegazione proveniente dall’Italia, guidata dalla Superiora del monastero del piccolo comune marchigiano. (Da Cotonou, padre Egidio Picucci)

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    In Svezia l’incontro del Gruppo di coordinamento della sezione Università del Ccee

    ◊   Si terrà a partire da domani e fino al 19 aprile 2009 ad Uppsala, in Svezia, l’incontro del Gruppo di Coordinamento della Sezione università della Commissione Catechesi-Scuola-Università del Ccee, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. I lavori, cui parteciperanno anche mons. Marek Jędraszewski, vice-presidente della Commissione, e Ferenc Janka, vice-segretario generale del Ccee, saranno aperti da mons. Lorenzo Leuzzi, segretario della Sezione Università della Commissione, da padre Philip Geister, delegato nazionale per la Pastorale universitaria in Svezia, e da don Emilio Bettini dell’Ufficio per la Pastorale universitaria del Vicariato di Roma. Durante i lavori, i partecipanti saranno informati sui prossimi incontri europei degli studenti universitari (luglio 2009) e dei delegati nazionali (settembre 2009). Il 19 aprile - rende noto il Sir - è prevista la relazione di don Agustin Del Agua, delegato nazionale di Pastorale universitaria della Conferenza episcopale spagnola, su “La formazione dei cappellani universitari: verso il Seminario europeo in collaborazione con la Congregazione per l'Educazione Cattolica”. Chiuderà il programma di lavoro la Messa presieduta dall’arcivescovo Emil Paul Tscherrig, nunzio apostolico in Svezia. (A.L.)

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    A Loreto concerto "Saluto a Maria"

    ◊   Otto corali, 300 cantori, le note solenni dei compositori europei e quelle etniche della Russia e dell’Asia. Loreto come tutti gli anni diventa in questa settimana dopo Pasqua la capitale europea della Musica sacra. Con il tradizionale concerto «Saluto a Maria» ha preso infatti il via ieri sera, la Rassegna «Virgo Lauretana», che quest’anno taglia il traguardo delle 49 edizioni. I cori presenti provengono da Russia, Polonia, Ungheria, Taiwan oltre che da diverse regioni italiane e si esibiranno oltre che nella Basilica della Santa Casa anche in alcune città marchigiane e in concerti per le scuole. L’allargamento sul territorio è infatti la vera novità di quest’anno, fortemente voluta dal nuovo presidente della manifestazione, don Lamberto Pigini. “Vogliamo sempre più dare alla Rassegna – ha detto ieri sera – il volto di una vera festa internazionale della musica sacra”. E la grande musica sarà protagonista anche oggi. Alle 21,00 nella Basilica l’Orchestra Filarmonica Marchigiana eseguirà brani di Corelli, Scarlatti ed Haendel. (Da Loreto, Mimmo Muolo)

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    24 Ore nel Mondo



    Afghanistan: sassi contro le donne che protestano per la legge sugli "stupri coniugali"

    ◊   L’ennesima uccisione di un’attivista per i diritti umani, in particolare delle donne, è tornata a scuotere domenica scorsa l’Afghanistan: Sitara Achkzai, membro del Consiglio provinciale, è stata uccisa dai talebani a Kandahar. Ieri, centinaia di donne afghane che hanno protestato contro la legge che autorizza gli stupri nell'ambito matrimoniale per la minoranza sciita, sono state prese a sassate da una contromanifestazione di integralisti. Uno dei più importanti leader religiosi sciiti, Mohammad Asif Mohseni, difende la legge bollando come “un’invasione culturale” le critiche al testo da parte di Paesi occidentali, che hanno chiesto al presidente Karzai una revisione della norma. Debora Donnini ha intervistato Simona Lanzoni, che ha vissuto due anni nel Paese ed è responsabile dei progetti della Fondazione Pangea, che si occupa dello sviluppo economico e sociale delle donne.

    R. – L’87 per cento delle donne sono analfabete, il trenta per cento solamente delle bambine adesso ha accesso all’educazione in Afghanistan, ricordiamoci che l’area di Kandahar è proprio una tra le più battute dai talebani che ultimamente hanno "acidificato" tantissime bambine per non permettere loro di andare a scuola.

    D. – Prima del 2001 le donne non potevano neanche leggere un libro, le pene erano molto severe…

     
    R. – Assolutamente sì, durante il periodo dei talebani tutto era vietato alle donne.

     
    D. - Oggi, una donna in Afghanistan, che vive in un’area in cui i talebani in qualche modo sono ancora presenti, come vive?

     
    R. - Vive assolutamente repressa, vive come viveva nel periodo dei talebani. Vive dentro casa, non ha l’autorizzazione ad uscire a meno che non sia accompagnata dal marito o comunque da una figura maschile all’interno della famiglia. Non può lavorare, non può essere istruita.

     
    D. – Nella zona di Kabul, invece, ci sono miglioramenti?

     
    R. - Dal 2001 ci sono stati dei miglioramenti ma in realtà i miglioramenti più grandi sono stati in città come Kabul o in quelle maggiori dove la presenza internazionale ha potuto aiutare donne come la Achakzai ma moltissime altre attiviste donne che continuano comunque a portare avanti la richiesta di diritti umani delle donne. Il periodo migliore è stato proprio prima del 2005, il momento in cui siamo arrivate alle elezioni presidenziali e le elezioni parlamentari e poi c’è stato proprio uno scemare della speranza.

     
    D. - Dal 2005 che cosa è successo?

     
    R. - L’Iraq ha attirato troppi fondi internazionali. In Afghanistan, il fatto che mancassero soldi per pagare gli stipendi degli insegnanti, degli impiegati ha fatto sì che sì sviluppasse in maniera strutturale la corruzione.

     
    D. - Perché questo ha influito sulle donne?

     
    R. – Perché "le donne" purtroppo sono sempre state una merce di scambio tra politici e nel momento in cui anche le donne attiviste si sono fatte sentire non hanno avuto abbastanza peso affinché diventassero un vero problema da trattare per lo sviluppo del Paese. Non si può costruire un Paese solo con metà delle persone e soprattutto di un unico sesso.

     
    D. - Alcuni parlano della necessità di rispettare la cultura di un luogo, ma questo a volte sembra cozzare con il rispetto dei diritti umani fondamentali.

     
    R. – Ogni mezz’ora muore una donna afgana per parto. Questo significa che quella donna non ha possibilità di uscire di casa e andarsi a curare, andarsi a fare dei controlli. Quindi, i diritti basilari che dovrebbero essere ritenuti naturali per ogni donna come per ogni uomo e per ogni bambino ed anziano, devono essere riconosciuti da tutte le culture. Il problema della cultura molto spesso viene utilizzato proprio per poter manipolare, rispetto ad una questione di patriarcato, quello che si vuole ottenere.

     
    Israele
    Per domani la polizia israeliana ha limitato l'accesso alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme per timore delle manifestazioni di arabi contro il possibile arrivo di eventuali estremisti ebrei. L'accesso alla Spianata delle Moschee, nel settore orientale occupato della Città santa, è stato limitato ai musulmani di più di 50 anni di età muniti di carte d'identità israeliane, hanno reso noto fonti di polizia. Tale misura, che si applica solamente agli uomini, riguarda i palestinesi di Gerusalemme est o gli arabi israeliani. La polizia schiererà anche rinforzi intorno alla Spianata, nella Città vecchia di Gerusalemme. La Spianata delle Moschee è il terzo luogo sacro dell'Islam. Essa sormonta il Muro del Pianto, ultimo resto del Tempio distrutto dai romani nell'anno 70 dopo Cristo e luogo più sacro dell'ebraismo.

    Corea del Nord: gli ispettori dell’Agenzia internazionale hanno lasciato il Paese
    Dopo la decisione di Pyongyang di concludere i colloqui a sei sul processo di denuclearizzazione della penisola, gli ispettori dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) hanno lasciato la Corea del Nord. Due giorni fa il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha condannato all'unanimità la Corea del Nord per il lancio del missile-satellite del 5 aprile. In risposta, il regime comunista ha annunciato la volontà di riaprire il complesso nucleare di Yongbyon, compreso l'impianto che produce plutonio per armi nucleari. Intanto gli Stati Uniti hanno inviato a Teheran e Pyongyang, le due capitali al centro della questione nucleare, segnali diametralmente opposti. Nei confronti dell'Iran l'amministrazione Obama moltiplica le aperture, commentando positivamente l’annuncio ieri del presidente iraniano Ahmadinejad di un nuovo pacchetto di proposte per risolvere non solo il braccio di ferro sul nucleare ma anche “i problemi globali” del mondo. Gli Stati Uniti hanno espresso disponibilità a “dare un'occhiata” alle nuove proposte. Washington resta ferma nella sua richiesta di smantellare i programmi di armamento nucleare, ma agevola ogni possibilità di rafforzare la via diplomatica per una soluzione sul tema dello sviluppo dell'energia nucleare civile.

    Il Consiglio d’Europa sulla "criminalizzazione dell'immigrazione irregolare in Italia”
    Il Consiglio d’Europa esprime preoccupazione per quella che definisce la “criminalizzazione dell’immigrazione irregolare in Italia” e per le nuove misure legislative già adottate o ancora in discussione” che definisce “draconiane”. Nel suo rapporto, pubblicato oggi, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammerberg, si dice “molto preoccupato” soprattutto per due norme: quella che prevede il ricorso da parte dell'Italia, in vista di ritorni forzati, ad accordi bilaterali e multilaterali con Paesi che “è accertato ricorrono alla tortura”, e quella sulla possibilità per i medici di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al sistema sanitario. Nella sua risposta al Consiglio d'Europa, pubblicata insieme al rapporto, il governo italiano afferma di “non condividere i punti di vista del commissario”, sia per quanto concerne la criminalizzazione degli immigrati irregolari sia per quanto riguarda gli accordi con Paesi terzi: queste due misure, secondo le autorità italiane, sono le uniche che possano garantire una vera ed efficace gestione del fenomeno migratorio. Per quanto riguarda poi la possibilità di denuncia degli irregolari da parte dei medici, il governo ribadisce che non si tratta di un obbligo: si è solo eliminata la proibizione a sporgere denuncia.

    In poche ore, sbarcati a Lampedusa oltre 230 migranti
    Circa cento immigrati sono appena approdati a Lampedusa, mentre in banchina sono ancora in corso le operazioni di identificazione dei 239 migranti intercettati a 13 miglia dalla costa. Non è stato ancora deciso se le persone sbarcate saranno accompagnate nel centro dell'isola o se imbarcate sul traghetto per Porto Empedocle.

    Eritrea
    Il governo eritreo ha tramutato lo Stato in una gigantesca prigione, con ricorso esteso all'arresto non motivato ed alla tortura dei cittadini, e l'obbligo ad una coscrizione di fatto illimitata che spinge un numero sempre più alto di persone a tentare di fuggire, con grandissimi rischi. Questo è quanto sostenuto da un rapporto di Human Rights Watch, uno dei principali gruppi di difesa dei diritti dell’uomo, che sarà presentato nella giornata di oggi. Dalla ricerca, basata su oltre 50 testimonianze, emerge che il governo eritreo usa il suo vasto apparato di luoghi detentivi ufficiali e segreti per incarcerare migliaia di persone senza formalizzare alcuna accusa, nè giungere a processi. Nel rapporto, inoltre, si ricorda il parere dell'Alto Commissariato Onu per i profughi in cui si raccomanda a tutti i Paesi di non rinviare in patria gli eritrei che hanno cercato rifugio all'estero poichè andrebbero incontro a gravi rischi.

    Cecenia
    Dopo 10 anni è arrivata la fine del regime di antiterrorismo in Cecenia. Ad annunciarlo è stato il capo del comitato, direttore dell’Fsb (i servizi segreti russi), Aleksandr Bortnikov. “Questa decisione - si legge nel comunicato del comitato nazionale antiterrorismo - è destinata a garantire le condizioni dell'ulteriore normalizzazione della situazione nella Repubblica cecena, del ripristino e dello sviluppo della sfera socio-economico”. Dunque, a partire dalla mezzanotte del 16 aprile, tutte le misure legate alla lotta contro il terrorismo in Cecenia si svolgeranno secondo modalità standard comuni esistenti nelle altre regioni della Russia. Mosca aveva lanciato la sua “operazione antiterrorismo” in Cecenia nel 1999 - di fatto una seconda guerra dopo quella del 1994-1996 - in seguito ad un attacco degli indipendentisti contro la repubblica caucasica del Daghestan e numerosi attentati in Russia. Non ci sono dichiarazioni da parte cecena.

    Georgia
    La rappresentanza permanente russa presso la Nato ha invitato i dirigenti dell'Alleanza Atlantica a rinviare o a cancellare le esercitazioni militari previste in Georgia tra maggio e giugno. Lo ha annunciato Dmitri Rogozin, capo della stessa rappresentanza, ricordando di aver inviato già ieri un appello ufficiale in questo senso al segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, e fornendo tre motivazioni: la cooperazione Russia-Nato non è ancora stata scongelata; Mosca aveva preannunciato l'intenzione di usare le sanzioni contro i Paesi che continuano a favorire la militarizzazione della Georgia; l'iniziativa può essere interpretata come un sostegno di fatto della Nato al presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, in coincidenza con le manifestazione ad oltranza dell'opposizione per le sue dimissioni.

    Turkmenistan-Russia
    Un'esplosione sul gasdotto, che lega il Turkmenistan alla Russia, ora interrotto, sta creando una crisi nei rapporti tra i due Paesi, con reciproche accuse di avere provocato dolosamente l'esplosione stessa. La vertenza si è negli ultimi giorni politicizzata ai massimi livelli, tanto che il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov ha ufficialmente chiesto un'inchiesta internazionale sull'esplosione e la ricostruzione del gasdotto a spese della Russia, mentre quest'ultima, che aveva promesso una rapida riparazione nel giro di una settimana, finora non lo ha fatto. Una crisi che - secondo vari osservatori - potrebbe spingere Ashkabad verso un dirottamento delle sue ingenti riserve di gas su vie alternative (transcaspiche) verso l'Europa, senza passare per la Russia. Sull'esplosione, avvenuta il 9 aprile scorso sul gasdotto Davletbat-Daryalik (detto anche Cac-4), il governo turkmeno ha ufficialmente chiamato in causa la società russa Gazprom, accusandola di avere improvvisamente e drasticamente ridotto l'assorbimento del gas, senza il necessario preavviso di una settimana, provocando ad arte un'impennata della pressione nei tubi e l'esplosione.

    Kirghizistan
    Sedici persone morte, in gran parte bambini, è il bilancio della frana che si è abbattuta nelle prime ore di oggi in Kirghizistan su tre case ancora abitate di un villaggio evacuato alcuni anni fa perché dichiarato a rischio. La decisione di restare in casa è risultata fatale per le tre famiglie, tra cui una madre con undici figli.

    Thailandia
    L'ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra ha sollecitato il re Bumibol Adulyadej a contribuire a porre termine al caos politico del Paese, sfociato in violenti scontri con vittime. “Ho chiesto a sua maestà di intervenire - ha detto Thaksin in una intervista alla Tv francese France 24 -. È la sola persona che può intervenire in questo scontro, altrimenti la violenza si allargherà e anche il conflitto sarà sempre più grande”. Intanto il Nicaragua fa sapere che l Thaksin Shinawatra è un “ambasciatore speciale” del Nicaragua e ha un passaporto diplomatico emesso dal Paese centroamericano. Thaksin ha ricevuto il passaporto dopo un incontro in febbraio con il presidente del Nicaragua Daniel Ortega. Il governo della Thailandia ha privato l'ex premier del suo passaporto questa settimana, accusandolo di aver istigato violente proteste che hanno provocato la cancellazione di un summit asiatico.

    Sri Lanka
    I ribelli separatisti “utilizzano civili come scudi umani “. È questa la triste denuncia del ministro degli Affari esteri britannico, David Miliband, e di quello francese, Bernard Kouchner, in un comunicato congiunto reso noto ieri a Londra. Nel frattempo l'esercito dello Sri Lanka ha ripreso ieri la sua offensiva contro i ribelli tamil, dopo due giorni di tregua concessa in occasione del Capodanno buddhista. Costrette in un quadrato di giungla nel nord-est dell'isola, le Tigri tamil si sono dette pronte a deporre le armi e a rilanciare il processo di pace, offerta però respinta dalle autorità del Paese.

    Mauritania
    Il generale Mohamed Ould Abdel Aziz ha annunciato nella notte fra mercoledì e giovedì di aver dato le dimissioni per candidarsi alle elezioni presidenziali anticipate al 6 giugno prossimo. Secondo la legge locale, il generale, per potersi presentare alle elezioni, deve lasciare la guida della giunta militare e delle forze armate almeno 45 giorni prima dello scrutinio. Nello stesso tempo i partiti dell’opposizione hanno annunciato che boicotteranno l’elezione, che a loro giudizio non farà che ratificare il colpo di Stato.

    Mumbai
    Dopo la ricusazione di ieri alla prima udienza dell’avvocato difensore dell’unico terrorista sopravissuto all’attentato di Mumbai, Mohammed Ajmal Amir Kasab, il capo del tribunale speciale Tahiliyani, accogliendo in parte la richiesta di Kasab che voleva essere difeso da un avvocato pakistano, ha nominato Abbas Kazmi. Il legale, molto famoso, musulmano e che non fa parte dell’elenco degli avvocati d’ufficio, ha chiesto tempo per studiare le carte e il tribunale ha aggiornato la seduta. (Panoramica internazionale a cura di Fausta Speranza e Antonio D'Agata)
     

     Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 106

     
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