Logo 50 Radiogiornale Radio Vaticana
Redazione +390669883674 | +390669883998 | e-mail: sicsegre@vatiradio.va

Sommario del 01/04/2009

Il Papa e la Santa Sede

  • Il Papa all’udienza generale: la Chiesa al fianco dei popoli africani per un futuro di pace. Il Papa prega per la Beatificazione di Giovanni Paolo II
  • Intervista al prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, mons. Amato, sulla Causa di beatificazione di Papa Wojtyla
  • Scambio di lettere fra Benedetto XVI e il premier britannico, Brown, alla vigilia del G20. Il Papa: non dimenticate i poveri
  • Nei prossimi mesi, inviati del Papa effettueranno una Visita apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo
  • Messaggio del cardinale Tarcisio Bertone al ministro italiano del Lavoro, Sacconi, in occasione del vertice sociale G8
  • Mons. Volante alla Fao in Asia: no alle speculazioni che lucrano sugli alimenti base delle popolazioni povere
  • Il primo aprile di 75 anni fa, Pio XI proclamava Santo Giovanni Bosco. Intervista con suor Enrica Rosanna
  • Oggi su "L'Osservatore Romano"
  • Oggi in Primo Piano

  • La ricostruzione dell'Afghanistan discussa all'Aja: intervista con Stefano Polli e Simona Lanzoni
  • Chiesa e SocietÓ

  • A Bruxelles, appello ai cittadini da parte dI "Iniziativa cristiana per l’Europa" e degli ex presidenti dell’Europarlamento
  • Terra Santa: solidarietà interreligiosa verso la popolazione di Gaza
  • Nello Stato indiano di Orissa, ucciso un giovane cristiano. Per la polizia è un “incidente”
  • La comunità cristiana irachena sempre più colpita dal dramma dell’insicurezza
  • Il cordoglio di ONU, Comunità di Sant’Egidio e Centro Astalli per la tragedia al largo delle coste libiche
  • Uganda: l'arcivescovo di Gulu invoca la liberazione dei bambini soldato reclutati dai ribelli
  • Human Rights Watch denuncia abusi e violenze sui rifugiati somali in Kenya
  • Vittime e disagi nell’Africa australe per le alluvioni
  • Patriarcato di Mosca: il vescovo Hilarion Alfeyev, presidente delle Relazioni esterne
  • Svizzera: per la prima volta un vescovo locale nel consiglio della Jerusalem Foundation
  • La Chiesa dello Sri Lanka impegnata a promuovere la riconciliazione
  • Venezuela: la Chiesa ribadisce il no alla concentrazione del potere nelle mani di una sola persona
  • Brasile: a San Paolo terza manifestazione pubblica in difesa della vita
  • In Nicaragua prese misure governative per chiudere i dispensari gestiti dalla Chiesa
  • Stati Uniti: numerosi battesimi di adulti nella prossima Pasqua in tutto il Paese
  • India: incontro della Commissione per le comunicazioni sociali del Madhya Pradesh
  • Regno Unito: al via sabato il pellegrinaggio pasquale al Santuario mariano di Walsingham
  • Italia: il cardinale Re chiede più rispetto per le chiese sconsacrate messe in vendita
  • Aiutare i giovani a progettare la vita attraverso la fede: ne parla il nuovo libro di mons. Leuzzi e Ferdinando Montuschi
  • Famiglia: iniziative del Centro per la Vita di Ostia
  • 24 Ore nel Mondo

  • Divisioni sulla bozza del documento finale del G20 che si apre domani a Londra
  • Il Papa e la Santa Sede



    Il Papa all’udienza generale: la Chiesa al fianco dei popoli africani per un futuro di pace. Il Papa prega per la Beatificazione di Giovanni Paolo II

    ◊   Per costruire realmente “un futuro di riconciliazione e di stabile pacificazione per tutti”, i popoli africani, devono fondare la loro speranza nella Parola di Dio: è l’esortazione di Benedetto XVI all’udienza generale di stamani in Piazza San Pietro, gremita da almeno 20 mila fedeli, nonostante la pioggia. Il Papa ha ripercorso i momenti salienti del suo recente viaggio apostolico in Camerun e Angola. Salutando i pellegrini polacchi, Benedetto XVI ha ricordato l’eredità spirituale di Papa Wojtyla alla vigilia del quarto anniversario della morte. A margine dell’udienza, il commovente incontro con le suore missionarie italiane, rapite in Kenya e liberate dopo oltre tre mesi di prigionia. Il servizio di Alessandro Gisotti:

    Una visita per abbracciare idealmente tutti i popoli africani: così Benedetto XVI ha tratteggiato il suo 11.mo viaggio apostolico internazionale. Ritornando con la memoria alla tappa camerunense della visita pastorale, il Papa ha messo l’accento sull’importanza dell’Instrumentum Laboris del secondo Sinodo per l’Africa. Un documento consegnato alla Chiesa africana al termine della grande Messa di Yaoundé, nella Festa di San Giuseppe:

     
    “L’Assemblea sinodale si svolgerà a Roma, ma essa è in un certo senso già iniziata nel cuore del continente africano, nel cuore della famiglia cristiana che là vive, soffre e spera. Per questo mi è parsa felice la coincidenza della pubblicazione dello 'Strumento di lavoro' con la festa di San Giuseppe, modello di fede e di speranza come il primo Patriarca Abramo”.

     
    La fede in Dio, ha proseguito, “è la garanzia di una speranza affidabile, per l’Africa e per il mondo intero, garanzia di un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace”. Ed ha aggiunto: “Nella stagione attuale, che vede l’Africa impegnata a consolidare l’indipendenza politica e la costruzione delle identità nazionali in un contesto ormai globalizzato, la Chiesa accompagna gli africani, richiamando il grande messaggio del Concilio Vaticano II”:

     
    “In mezzo ai conflitti purtroppo numerosi e drammatici che ancora affliggono diverse regioni di quel continente, la Chiesa sa di dover essere segno e strumento di unità e di riconciliazione, perché tutta l’Africa possa costruire insieme un avvenire di giustizia, di solidarietà e di pace, attuando gli insegnamenti del Vangelo”.

     
    Il Papa non ha mancato di ricordare i suoi incontri con i vescovi del Camerun. L’urgenza dell’evangelizzazione, la formazione dei seminaristi, la promozione della pastorale familiare, la difesa dei poveri e il contrasto delle sette religiose sono stati i temi forti affrontati dal Papa con i presuli camerunensi. Nella nunziatura di Yaoundé, ha rammentato, si è svolto l’incontro con i rappresentanti della comunità musulmana. Incontro nel quale è stata ribadita “l’importanza del dialogo interreligioso e della collaborazione tra cristiani e musulmani per aiutare il mondo ad aprirsi a Dio”. Quindi, ha rivolto il pensiero alla sua toccante visita al Centro Cardinal Léger di Yaoundé per disabili e malati. Qui, ha affermato, vediamo “un segno forte dell’azione umanizzante del messaggio di Cristo” e si condivide con i sofferenti “la speranza che proviene dalla fede”. Benedetto XVI ha quindi svolto la sua riflessione sulla visita in Angola. Un Paese, ha rilevato, uscito da una lunga guerra interna ed impegnato ora in un’opera di riconciliazione e ricostruzione che, è stato il suo monito, non può avvenire a scapito dei più poveri:

     
    “In Angola, si tocca veramente con mano quanto più volte i miei venerati Predecessori hanno ripetuto: tutto è perduto con la guerra, tutto può rinascere con la pace. Ma per ricostruire una nazione ci vogliono grandi energie morali. E qui, ancora una volta, risulta importante il ruolo della Chiesa, chiamata a svolgere una funzione educativa, lavorando in profondità per rinnovare e formare le coscienze”.
     
    Ha così ricordato la grande Messa del 21 marzo a Luanda, il cui Patrono è San Paolo. Ancora una volta, ha detto, l’esperienza dell’Apostolo delle Genti ci ha parlato dell’incontro con il Risorto che trasforma le persone e le società:

     
    “Cambiano i contesti storici - e bisogna tenerne conto - ma Cristo resta la vera forza di rinnovamento radicale dell’uomo e delle comunità umane. Perciò ritornare a Dio, convertirsi a Cristo significa andare avanti, verso la pienezza della vita”.

     
    Per esprimere la vicinanza della Chiesa agli sforzi di ricostruzione dell’Angola, ha proseguito, si sono tenuti due incontri speciali con i giovani e con le donne. Il primo evento purtroppo rattristato dalla morte di due ragazze rimaste schiacciate nella calca all’ingresso dello stadio:

     
    “L’Africa è un continente molto giovane, ma troppi suoi figli, bambini e adolescenti hanno già subito gravi ferite che solo Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto può sanare infondendo in loro, con il suo Spirito, la forza di amare e di impegnarsi per la giustizia e la pace”.

     
    Alle donne, ha spiegato il Papa, ho ribadito “il loro pieno diritto ad impegnarsi nella vita pubblica”, senza che venga però mortificata la loro missione fondamentale nella famiglia. Benedetto XVI ha dunque ringraziato quanti si sono prodigati per la riuscita della visita pastorale. Né ha mancato di ricordare l’azione generosa dei missionari, dei religiosi e dei volontari ed ha esortato tutti i fedeli a pregare per le popolazioni africane, affinché “possano affrontare con coraggio le grandi sfide sociali, economiche e spirituali del momento presente”.
     
    Al momento dei saluti, rivolgendosi ai pellegrini polacchi, il Papa ha ricordato Giovanni Paolo II, nel quarto anniversario della morte. “Che l’eredità spirituale del vostro Grande Connazionale - è stato il suo auspicio - ispiri la vostra vita personale, familiare, sociale e nazionale. Insieme con voi chiedo nella preghiera il dono della sua Beatificazione”.
    Momento particolarmente emozionante, a margine dell’udienza, l’incontro del Papa con suor Maria Teresa Olivero e suor Caterina Giraudo, le missionarie prigioniere in Somalia per 102 giorni. Le religiose del Movimento contemplativo missionario Padre Charles de Foucauld di Cuneo sono state presentate al Santo Padre dal cardinale arcivescovo di Torino, Severino Poletto. Significativo anche il saluto ad una delegazione della Campagna italiana contro le mine antiuomo, che ha voluto ringraziare il Papa per il suo impegno contro le cluster bomb.
    Sempre in italiano, il Pontefice ha rivolto un cordiale saluto, tra gli altri, ai fedeli di Genova guidati dal loro arcivescovo, il cardinale Angelo Bagnasco, venuti a ricambiare la visita alla loro diocesi. Un saluto anche alle Suore Calasanziane in occasione della chiusura dell’anno dedicato alla fondatrice, la Beata Celestina Donati.
    Benedetto XVI ha infine ricordato la figura di don Primo Mazzolari in occasione del suo 50.mo anniversario della morte. Il Papa ha auspicato che venga riscoperta “l’eredità spirituale” e promossa “la riflessione sull’attualità del pensiero di un così significativo protagonista del
    cattolicesimo italiano del Novecento”:

     
    “Auspico che il suo profilo sacerdotale limpido di alta umanità e di filiale fedeltà al messaggio cristiano e alla Chiesa, possa contribuire a una fervorosa celebrazione dell’Anno Sacerdotale, che avrà inizio il 19 giugno prossimo”.

     
    Nell'imminenza della Settimana Santa “in cui ripercorreremo i momenti della passione, morte e risurrezione di Cristo”, ha concluso il Papa, “desidero invitarvi a compiere una pausa di intimo raccoglimento, per contemplare questo sommo Mistero, da cui scaturisce la nostra salvezza”.

    inizio pagina

    Intervista al prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, mons. Amato, sulla Causa di beatificazione di Papa Wojtyla

    ◊   La preghiera di Benedetto XVI per la Beatificazione di Giovanni Paolo II, levata oggi all'udienza generale, riflette i sentimenti che nutrono moltissimi fedeli in ogni parte del mondo. Testimonianza di questo affetto nei confronti di Papa Wojtyla sono le numerose celebrazioni che in questi giorni si moltiplicano, specie nella città di Roma, dove oggi pomeriggio, alle 17, nella chiesa di Santa Maria del Popolo, si terrà una commemorazione con la partecipazione del cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, che ieri aveva già ricordato Giovanni Paolo II in un convegno a Lucca. Domani, alle 18, sarà lo stesso Benedetto XVI ha presiedere la celebrazione eucaristica in San Pietro, nel quarto anniversario della morte del suo predecessore. Sull'andamento della Causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, Roberto Piermarini ne ha parlato con il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, l'arcivescovo Angelo Amato:

    R. - Faccio subito una precisazione. La Causa del grande Servo di Dio ricevette una grande accelerazione quando il 9 maggio del 2005 il Santo Padre Benedetto XVI dispensò dai cinque anni previsti per la sua introduzione. Ciò ha messo la Causa su una corsia preferenziale, che la farà procedere speditamente. Questo significa che non ci sarà il suo inserimento nella speciale graduatoria delle Cause - più di un migliaio - in attesa di giudizio.

     
    D. - Siamo quindi prossimi a una Beatificazione?

     
    R. - Trattandosi di una Causa di un Papa così conosciuto e amato, la speditezza obbliga a una grande accuratezza metodologica e contenutistica, nel rispetto delle procedure previste. Speditezza non significa fretta o superficialità, ma, al contrario, essa implica sollecitudine e professionalità.
     
    D. - Ci può dire allora eccellenza, a che punto è questa Causa di beatificazione?

     
    R. - Come voi sapete, il processo diocesano si è concluso felicemente nel maggio del 2007. Si è così potuta approntare e consegnare alla Congregazione delle Cause dei Santi, alla fine di novembre del 2008, la cosiddetta Positio, per il primo esame dei Consultori teologi. Superato questo esame - e non possiamo prevedere i tempi precisi - la Causa passerà al giudizio della Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi, per giungere infine alla decisione del Santo Padre per il decreto di Venerabilità. Anche il presunto miracolo viene sottoposto a una accurata procedura, che prevede i seguenti passaggi: parere di due periti medici, esame collegiale della Consulta medica, esame dei Teologi e sessione ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi. Il risultato viene riferito al Santo Padre per la sua decisione finale. Concluso questo procedimento - che, ripeto, proprio per rispetto alla grandiosa figura del Servo di Dio deve essere fatto in modo particolarmente accurato - si potrà prospettare un'eventuale data per la Beatificazione

    D. - Mons. Amato, c’è grande interesse da parte non solo della Polonia ma di tutta la Chiesa per la figura di Giovanni Paolo 11. Cosa ci può dire al riguardo?

     
    R. - L’interesse non solo della nobile nazione polacca, ma di tutta la Chiesa per il sollecito avanzamento della Causa è condiviso anche dal Santo Padre Benedetto XVI e dalla nostra Congregazione. Per questo procediamo con comprensibile sollecitudine. Giovanni Paolo II con la sua esistenza e con il magistero di Sommo Pontefice continua a illuminare la Chiesa con la sua grandezza. Ma soprattutto continua a ispirare in tutti i fedeli, soprattutto nei giovani, propositi di santità e di apostolato. L’attesa per la sua Beatificazione è quindi un momento propizio per promuovere la conversione di tutti i fedeli alla buona novella del Vangelo di Gesù. Il suo famoso motto mariano “Totus tuus” continui a suscitare nei nostri cuori una sequela Christi, guidati dalla mano materna di Maria, la madre della Chiesa e la madre dei Santi. Questo tempo di attesa sia quindi un tempo di fervore spirituale, di preghiera e anche di apostolato missionario.

    inizio pagina

    Scambio di lettere fra Benedetto XVI e il premier britannico, Brown, alla vigilia del G20. Il Papa: non dimenticate i poveri

    ◊   Lettera di Benedetto XVI al primo ministro britannico, Gordon Brown, alla vigilia del Vertice del G20 a Londra. Il Papa sollecita l’impegno dei leader per arginare la crisi economica globale, senza dimenticare i più poveri, che non hanno responsabilità nei fallimenti della finanza. Sollecita è giunta la risposta di Brown nell’accogliere l’appello. Il servizio di Roberta Gisotti.

     
    Evitare “soluzioni improntate all’egoismo nazionalistico e al protezionismo”. Lo chiede Benedetto XVI ai governi e agli organismi internazionali convenuti a Londra con lo scopo - ricorda nella Lettera - "di coordinare con urgenza le misure” “per stabilizzare i mercati finanziari” e “superare il presente periodo di grave recessione”, ma anche "per rilanciare una crescita sostenibile dell’economia” e riformare “i sistemi di governabilità globale”, perché “tale crisi non si ripeta nel futuro”.

     
    Se a Londra sono rappresentate le 20 economie più grandi del mondo, pari al 90 per cento del Pil mondiale e all’80 per cento del commercio globale, il Papa nota che in questo consesso è assente tutta l’Africa subsaharania, ad eccezione di un solo Paese. Ma quanti oggi non hanno voce nello scenario politico - scrive - “sono quelli che soffrono di più i danni di una crisi di cui non portano la responsabilità”. Da qui la raccomandazione che le decisioni prese dai G20 siano condivise da tutti, e che non siano intaccati l’aiuto allo sviluppo, e la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, che “non è stata certo la causa della crisi - sottolinea Benedetto XVI - e per un motivo di giustizia non deve esserne vittima.”

     
    Se “un elemento centrale della crisi attuale - spiega il Santo Padre - è da riscontrare in un deficit di etica nelle strutture economiche, questa stessa crisi ci insegna che l’etica non è ‘fuori’ dall’economia, ma ‘dentro’ e che l’economia non funziona se non porta in sé l’elemento etico”. In ultimo, l’appello non dimenticare nell’agenda internazionale l’obiettivo - che era stato fissato Vertice ONU del Millennio - di eliminare l’estrema povertà entro il 2015.

     
    Pronta la risposta di Gordon Brown che si dice pronto ad accogliere le istanze messe in luce da Benedetto XVI. “Questo un momento decisivo per il mondo economico - scrive il primo ministro britannico - Noi abbiamo una scelta da fare. Possiamo o lasciare che la recessione faccia il suo corso o possiamo risolvere come comunità mondiale unendoci, per stare con milioni di persone che lottano in questi tempi duri, per combattere contro questa recessione globale che sta danneggiando così tanta gente in ogni continente. Io spero - conclude la sua lettera il premier - che i leader del mondo possano arrivare insieme a superare questa sfida”.

    inizio pagina

    Nei prossimi mesi, inviati del Papa effettueranno una Visita apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo

    ◊   “Profonda gratitudine al Santo Padre” esprime padre Álvaro Corcuera, direttore generale dei Legionari di Cristo, annunciando quanto reso noto a tutti i confratelli, in una lettera del 29 marzo: la prossima Visita apostolica di un’équipe di prelati, per conto del Papa, alle istituzioni della Congregazione, così come era stato anticipato in una missiva del 10 marzo, a lui indirizzata dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Il servizio di Roberta Gisotti.

    La notizia con allegato il testo delle due epistole è apparsa ieri sul sito Internet della Congregazione, con l’invito - esteso oltre che ai membri del movimento Regnum Christi e a tutti i fratelli e amici in Cristo, anche ai lettori - di pregare e collaborare “perché questo aiuto speciale del Santo Padre abbondi in frutti di autentica devozione a Dio e di fecondità apostolica a servizio della Chiesa”.

     
    Sottolinea a tale proposito il cardinale Bertone, nella sua missiva, l’importanza “fondamentale” dell’opera svolta dai Legionari di Cristo in varie parti del mondo, “mossi dal desiderio di far crescere, secondo le esigenze della giustizia e della carità, il Regno di Cristo tra gli intellettuali, i professionisti e le persone impegnate nel campo sociale e dell’educazione”. Per questo - riferisce il porporato - il Papa “rinnova ai Legionari di Cristo”, “la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati”, incoraggiandoli “a continuare la ricerca del bene per la Chiesa”, attraverso le loro iniziative ed istituzioni, potendo “contare sempre sull’aiuto della Santa Sede affinché, attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo,” possano superare “le difficoltà esistenti”.

     
    Da qui la riconoscenza di padre Corcuera verso la “sollecitudine paterna” offerta da Benedetto XVI “per affrontare le attuali vicende legate ai gravi fatti” emersi nella vita di padre Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, sottoposto ad un’indagine dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, conclusasi nel maggio del 2006, con l’invito ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico; gravi fatti che sono poi tornati alla luce più di recente. “Siamo profondamente dispiaciuti - ribadisce nella sua lettera padre Corcuera - e chiediamo sincero perdono a Dio e a quanti sono stati feriti per questo motivo”.

     
    Per questo, “ricolmi di fiducia” nella Provvidenza divina e nella Chiesa, “che vigila per l’autentico bene dei suoi figli”, ci prepariamo già da ora - assicura il direttore generale della Congregazione - ad accogliere i Visitatori apostolici, che durante i prossimi mesi verranno “a conoscere da vicino la vita e l’apostolato della Legione di Cristo” , per poi riferirne alla Santa Sede.

    inizio pagina

    Messaggio del cardinale Tarcisio Bertone al ministro italiano del Lavoro, Sacconi, in occasione del vertice sociale G8

    ◊   “Dalle numerose discussioni multilaterali sulla crisi, e in particolare del futuro G8 Italiano, il mondo si attende proposte concrete ed efficaci, capaci di garantire a tutti, compresi quelli che hanno perduto il lavoro o sono a rischio di perderlo, un livello di reddito e di sicurezza essenziale”. E’ quanto scrive il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in un messaggio rivolto al ministro del Lavoro italiano Maurizio Sacconi, in occasione del vertice sociale del G8, conclusosi ieri a Roma. “Si attende pure - prosegue il cardinale - che siano sempre rispettati e potenziati i diritti fondamentali dei lavoratori e che il coordinamento tra i governi includa il dialogo con le parti sociali e con la società civile, anche per riuscire a stimolare le economie nazionali, senza però pregiudicare la cooperazione internazionale allo sviluppo, ma piuttosto cercando di potenziarla”.

    “L’iniziativa di mettere il lavoro al centro del dibattito internazionale - si legge nel messaggio - è quanto mai opportuna perché non ci sono ormai dubbi sulla dimensione etica della crisi, causata da una gestione globalizzata delle finanze che ha mirato solo al profitto e non al bene comune e alla dignità della persona”. “Perciò al di là delle misure congiunturali necessarie per bloccare le turbolenze finanziarie e per uscire dalla recessione generalizzata, occorre fare ogni sforzo per ridare una dimensione umana all’economia”. Nella Dottrina sociale della Chiesa, ricorda il porporato, “c’è il principio della dignità della persona umana, centro e vertice di tutto ciò che esiste sulla terra è il fine di tutte le istituzioni sociali e di tutto l’agire economico”. Pertanto, “il servizio alle necessità più fondamentali di tutti gli uomini, specialmente dei più poveri, si pone come pilastro fondamentale e pietra di paragone di ogni misura indirizzata a risolvere la crisi economica che ormai affetta tutte le nazioni”. (A cura di Amedeo Lomonaco)

    inizio pagina

    Mons. Volante alla Fao in Asia: no alle speculazioni che lucrano sugli alimenti base delle popolazioni povere

    ◊   “Qualunque strategia o normativa rivolta al mondo rurale deve tenere presente la centralità della persona e i suoi concreti bisogni”, senza che le risorse della terra siano sfruttate a vantaggio di pochi. Con queste parole, l’arcivescovo Renato Volante, osservatore della Santa Sede presso gli organismi dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione, si è rivolto ai partecipanti alla Conferenza regionale della Fao per l’Asia e il Pacifico, svoltasi nei giorni scorsi a Bangkok. I particolari nel servizio di Alessandro De Carolis:

    Da una parte, milioni di persone sulla soglia della fame, o sotto di essa, che cercano di strappare di che sopravvivere a terre spesso poco fertili, o coltivate in modo improduttivo. Dall’altra parte, il gioco della speculazione, con prodotti come il riso sfruttati per riempire le borse di pochi piuttosto che le bocche di moltissimi. Mons. Volante ha denunciato davanti ai delegati internazionali della Fao per la zona dell’Asia e del Pacifico le opposte facce di questa situazione. Da tempo, nei consessi internazionali, ha rilevato il presule, si discute per individuare le migliori “strategie per garantire la sicurezza alimentare”, nello “sforzo di liberare dalla fame e dalla malnutrizione i più vulnerabili e svantaggiati”. Ma senza un “diretto e responsabile impegno dei governi”, ha affermato con realismo, anche l’efficacia di organismi come la Fao risulta condizionata.

     
    Di fronte, c’è uno scenario difficile: milioni di persone da sostenere in aree rurali dove il “principale ostacolo”, ha constatato l’osservatore vaticano, resta “l’inadeguato processo di sviluppo” che finisce per incidere sulle “aspettative di vita” dei più poveri. Si tratta - ha precisato - di “situazioni evidenti” che “per essere affrontate necessitano decisioni di politica interna ed internazionale ad iniziare da linee-guida per l'attività agricola e per la produzione alimentare rispondenti alla realtà attuale”. Il livello dei prossimi raccolti offre qualche speranza per l’immediato futuro e tuttavia, ha insistito mons. Volante, “nonostante i segnali positivi per raggiungere un livello minimo di sicurezza alimentare, la crisi che tocca i mercati, le attività finanziarie, il livello dei prezzi degli alimenti richiede una revisione delle politiche agricole facendo emergere la necessità di operare con tutti gli strumenti e gli accorgimenti possibili”. Sì dunque alle nuove metodologie “per aumentare la produzione in modo stabile”, purché non si stravolgano le tradizioni locali, ma - ha invocato il rappresentante pontificio - si ponga attenzione non solo ai consumi, “ma anche un livello nutrizionale sano e sicuro” e si diano “migliori condizioni nel lavoro agricolo, specie in quelle aree strutturalmente a rischio o rese tali da fattori ambientali o dall'azione dell'uomo”.

     
    Confermando la collaborazione della Chiesa cattolica con le istituzioni civili per combattere il problema dell’insicurezza alimentare, mons. Volante ha ribadito che “pur consapevole delle difficoltà”, la delegazione della Santa Sede è “fiduciosa nelle capacità di quanti sono impegnati quotidianamente nelle differenti funzioni e responsabilità nella Regione, dove ci sono tanti segni positivi di un miglioramento della situazione. Questi segni - ha concluso - possono essere rafforzati da un ulteriore sviluppo della vita culturale e sociale della regione ed approfonditi così che l'antico valore della solidarietà realmente permei le vite quotidiane delle persone, delle comunità e degli Stati, e nessuno si senta solo o abbandonato”.

    inizio pagina

    Il primo aprile di 75 anni fa, Pio XI proclamava Santo Giovanni Bosco. Intervista con suor Enrica Rosanna

    ◊   Era il giorno di Pasqua il primo aprile 1934 quando Pio XI proclamava Santo don Giovanni Bosco. Per i Salesiani in Italia e nel mondo, e per migliaia e migliaia di persone, quella cerimonia rappresentava il coronamento di quanto costruito nei suoi 73 anni di vita dal sacerdote piemontese, dai suoi religiosi e dalle sue suore, nel campo della pedagogia e della formazione cristiana dei bambini e dei giovani. Gudrun Sailer, della redazione tedesca della nostra emittente, ha ricordato il 75.mo della canonizzazione di don Bosco con suor Enrica Rosanna, sottosegretario alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata:

    R. - I giovani di don Bosco erano i giovani di Torino, della prima industrializzazione, che emigravano dalla campagna verso la città in cerca di lavoro e di pane, e lì vivevano abbandonati, sfruttati dai datori di lavoro e dimenticati dalle autorità civili. Don Bosco fu per loro padre, maestro, amico. E fondò il cosiddetto "oratorio", una casa in cui i giovani imparavano a pregare, imparavano a lavorare, imparavano a giocare, imparavano a volersi bene. Imparavano - in poche parole - a farsi santi in modo semplice e adatto alla loro età. Pensiamo a San Domenico Savio e alla sua famosa frase: “Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”.

     
    D. - Don Bosco aveva anche un gran talento comunicativo che usava per relazionarsi al meglio con le persone del suo tempo…

     
    R. - Don Bosco comunicava con i giovani, amava i giovani, ma anche si faceva amare dai giovani. Ecco, come è importante ancora oggi la sua frase “amare i giovani, ma anche far sì che i giovani si sentano amati”. Don Bosco comunicava con i giovani, con il clero, con il Papa, con i politici, con la gente del popolo, con i benefattori, tutti con una sola finalità: quella del bene dei suoi ragazzi, che voleva che diventassero buoni cristiani e onesti cittadini. Io credo che, purtroppo, nell’era della comunicazione noi dobbiamo stare attenti a far sì che anche in ambito educativo la comunicazione non sia solo virtuale. La comunicazione virtuale ci vuole, ma non deve spegnere la comunicazione vis-à-vis, la familiarità e il dialogo interpersonale. Un buon educatore, che non sappia dialogare, non può essere chiamato educatore.

     
    D. - Come si presenta la situazione della Famiglia salesiana oggi, a 75 anni dalla canonizzazione di don Bosco?

     
    R. - La Famiglia salesiana è un grande albero con radici solide. Queste radici, però, vanno riscoperte, rafforzate, inculturate continuamente, perché è solo da queste radici che scaturisce la linfa che da vita ai rami. La famiglia di don Bosco, questo albero, è piantato in tutti i continenti, in metropoli, in Paesi, in luoghi di frontiera, in territori missionari, in Paesi non ancora evangelizzati: soprattutto là, dove ci sono i giovani e dove i giovani patiscono la violenza, il dissesto della famiglia, la povertà in tutti i sensi, l’abbandono ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione dove la crisi educativa è sempre più emergente. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

    inizio pagina

    Oggi su "L'Osservatore Romano"

    ◊   Per l’Africa un futuro di riconciliazione e di pacificazione stabile: all’udienza generale il Papa parla del suo recente viaggio nel continente.

    Fiducia nell’uomo per uscire dalla crisi: scambio di lettere fra Benedetto XVI e il primo ministro britannico Gordon Brown alla vigilia del G20.

    Il cammino mistico della Chiesa di Roma: il gesuita Andrzej Koprowski ricorda l’anniversario della morte di Giovanni Paolo II.

    Viaggio al centro della crisi: nell’informazione internazionale, Ettore Gotti Tedeschi su una nuova teoria di sviluppo economico.

    Un articolo di Gabriele Nicolò dal titolo “Stati Uniti e Iran, così lontani ma mai così vicini”: aria di disgelo alla conferenza sull’Afghanistan. 

    Uno sguardo sul Novecento da un piccolo paesino toscano: in cultura, Eliana Versace sul racconto storico di Amintore Fanfani “Una Pieve in Italia”.

    Un articolo di Antonio Paolucci dal titolo “E dal museo ripartì l’identità italiana”: su incarico di Pio VII, fu Antonio Canova a riportare a Roma il patrimonio artistico trafugato da Napoleone.

    Un sogno di rinnovameto diventato un incubo: Marco Testi su Rosmini e le degenerazioni totalitarie.

    Un rapporto personale con i capolavori: Maria Antonietta Crippa sull’insegnamento della storia dell’arte secondo Maria Luisa Gatti Perer, professore emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

    Un articolo di Stefano Maria Malaspina dal titolo “Trovare la propria biografia in quella dei Padri”: tradotto in italiano “Benedetto, Crisostomo, Teodoreto. Profili storici” di John Henry Newman.

    inizio pagina

    Oggi in Primo Piano



    La ricostruzione dell'Afghanistan discussa all'Aja: intervista con Stefano Polli e Simona Lanzoni

    ◊   Ondata di violenza in Afghanistan. Diverse esplosioni si sono registrate oggi nei pressi del consiglio provinciale a Kandahar, roccaforte dei talebani nel sud del Paese. Almeno 10 le vittime e 16 i feriti. Un’escalation che segue la Conferenza Onu sull’Afghanistan all’Aja, che ha riunito oltre 80 tra Stati e organizzazioni internazionali per dare un segno tangibile del rilancio degli sforzi militari, civili e diplomatici per la rinascita del Paese. Il summit ha visto pure gettare le basi per un possibile riavvicinamento tra Washington e Teheran del quale ha parlato il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, presente alla Conferenza. Dall’Aja, Giovanni Del Re:

    L’Iran è pienamente disposto a collaborare con la comunità internazionale sulla ricostruzione e la lotta al traffico di droga. E’ stata davvero importante l’apertura di Teheran, oltretutto pronunciata dal viceministro degli Esteri, Mohammed Mehdi Akhundzadeh. Unica piccola stoccata da parte iraniana è stata la critica al rafforzamento delle truppe Usa in Afghanistan. Parole che non hanno fatto alcuna impressione, tanto che dal lato americano ci sono state risposte molto concilianti. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha definito incoraggiante la posizione iraniana. “Non basta - ha anche rilevato in un incontro a quattr'occhi, sempre all’Aja, tra l’inviato del presidente Barack Obama per l’Afghanistan e il Pakistan, Richard Holbrooke, e lo stesso viceministro di Teheran - un incontro ufficialmente non programmato”, ha specificato Clinton. “E’ bastato però perché Washington e Teheran concordassero - ha detto ancora il segretario di Stato - di restare in contatto”. Infine, la Clinton è tornata a ribadire il sostegno Usa per la riconciliazione afghana, soprattutto con quelli - ha detto - che si sono uniti ai talebani, solo per disperazione.

     
    Alla Conferenza internazionale Onu sull’Afghanistan, che si è svolta ieri all’Aja, in Olanda, Stati Uniti ed Iran hanno dichiarato di voler cooperare nella ricostruzione del Paese. Il piano Obama propone l’apertura di un dialogo con i talebani moderati e il coinvolgimento dei Paesi vicini per sostenere progetti di sviluppo e combattere terrorismo e traffico di droga. Ma quali sono le speranze della comunità internazionale emerse alla Conferenza Onu? Tiziana Campisi lo ha chiesto a Stefano Polli, responsabile dell’area internazionale dell’Ansa:

    R. - La politica portata avanti finora in Afghanistan non ha dato frutti, mentre quella irachena degli ultimi mesi, col tentativo di coinvolgere le parti più moderate, ha dato qualche successo. Quindi, l’idea di Obama e della comunità internazionale è quella di provare a riprodurre in Afghanistan quello che è stato fatto negli ultimi mesi in Iraq. D’altra parte, la situazione in Afghanistan è fuori controllo ed è necessario coinvolgere sempre di più le parti più moderate che ci sono, perché non è vero che tutti quelli che fanno parte dell’insorgenza afghana, come viene definita, siano di Al-Qaeda o siano talebani. C’è anche gente che non ha scelta: combattenti che sono disperati e che probabilmente accetterebbero volentieri il dialogo così come l’hanno accettato alcune componenti sunnite in Iraq.

    D. - Quali possibilità di successo ha il piano Obama?

     
    R. - E’ difficile dire quanto tempo ci vorrà e se potrà andare a buon fine. Però, si può dire sicuramente che è necessario cambiare qualcosa in Afghanistan, non si può soltanto avere un approccio militare. E’ necessario avere anche un forte approccio politico, avere un dialogo con le componenti più moderate, impegnarsi di più nella ricostruzione civile, economica, motivare di più le autorità afghane e, soprattutto, avere un approccio regionale - cosa che non è stata fatta fino ad oggi con il coinvolgimento dei Paesi vicini. Guardare sicuramente al Pakistan che è una pedina fondamentale negli equilibri regionali e anche all’Iran, altra potenza regionale, e sottolineare gli obiettivi comuni alla comunità internazionale come la lotta al traffico della droga, al terrorismo, cercare di arrivare a un’area pacificata.

    D. - Che risposte potrebbero arrivare adesso, da Tokyo, alla prossima Conferenza dei Paesi donatori, sulla base di quanto è stato detto in Olanda?

     
    R. - E’ necessario che arrivi una risposta convincente perché finora si è pensato all’aspetto militare, a cambiare l’approccio strategico passando a un approccio che abbia più politica più dialogo più ricostruzione. E adesso servono anche le risorse, che sono arrivate soltanto in parte. E’ importante che i passi avanti concreti compiuti all’Aja siano seguiti da un percorso parallelo dal punto di vista degli investimenti.

     
    A dominare la Conferenza sull’Afghanistan, ieri all’Aja, oltre ovviamente alla ricostruzione nel Paese asiatico, sono stati pure i dibattiti sulla condizione della donna, proprio quando a Kabul è pronto un provvedimento per gli sciiti che - secondo l'interpretazione di fonti delle Nazioni Unite e ong indipendenti - legalizzerebbe lo stupro all’interno del matrimonio. I diritti delle donne in Afghanistan sono un motivo di “assoluta preoccupazione”, ha detto all’Aja il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. Per un commento sul nuovo codice afghano - al momento non ancora pubblicato - Giada Aquilino ha intervistato Simona Lanzoni, direttrice progetti di Fondazione Pangea Onlus, che da anni opera accanto alle donne in Afghanistan:

    R. - La fondazione Pangea pensa che questo provvedimento sia assolutamente assurdo. E’, tra l’altro, un provvedimento anticostituzionale perché all’interno della Costituzione c’è una legge specifica che garantisce pari diritti a uomini e donne. Dunaue, si creerebbe un precedente. La Costituzione dà per diritto alla minoranza sciita la possibilità di legiferare sul diritto alla famiglia su base sciita, ma questa eventualità fa sì che i diritti umani non siano rispettati per tutte le donne dell’Afghanistan. Noi di Fondazione Pangea lavoriamo anche insegnando i diritti umani alle donne, proprio perché loro diventino coscienti di quali siano le loro opportunità davanti alla legge.

    D. - In base all’esperienza che avete maturato sul campo, secondo voi come si è potuti arrivare a questo provvedimento?

    R. - Il problema è che il provvedimento si basa in realtà su tradizioni locali e abitudini e consuetudini assolutamente comuni alla popolazione afghana: il legalizzarlo, però, diventa un ostacolo al processo di evoluzione del diritto in questo Paese. Le donne, adesso, molto difficilmente riescono a far valere i propri diritti.

    D. - Il testo vieterebbe alle donne anche di uscire di casa senza il permesso del coniuge. E’ un passo indietro nella strada verso la democratizzazione?

    R. - Decisamente sì. Non solo riconosce questo ma, addirittura, riconosce e tollera il matrimonio tra bambini, o comunque tra una bambina e un adulto. E’ una legge veramente pesante.

     
    D. - Le donne afghane hanno coscienza di ciò che sta avvenendo?

     
    R. - Sì, soprattutto le attiviste che stanno lottando dal 2001 per far valere i diritti delle donne. Non ci dimentichiamo che, comunque, attraverso la radio le informazioni circolano anche tra le donne semplici, quelle che non hanno un’educazione particolare, e si rendono conto perfettamente che questa è una grandissima e gravissima lesione ai propri diritti. L’appello di Fondazione Pangea è di non lasciare assolutamente queste donne a loro stesse e di continuare a sostenere tutte le organizzazioni come Fondazione Pangea che lavorano per i diritti delle donne e per l’espansione e la concreta applicazione dei diritti sul territorio.

    inizio pagina

    Chiesa e SocietÓ



    A Bruxelles, appello ai cittadini da parte dI "Iniziativa cristiana per l’Europa" e degli ex presidenti dell’Europarlamento

    ◊   Affrontare la crisi economica con un’Europa più umana e rispettosa del benessere di tutti: è l’obiettivo indicato dal gruppo "Iniziativa cristiana per l’Europa", che raccoglie dal 2006 esponenti di realtà a sfondo sociale di 13 Paesi, tra le quali le Settimane sociali francesi, le Acli italiane, l’Ufficio europeo dei Gesuiti e poi un osservatore della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea. Si chiede di applicare prima possibile il Trattato di Lisbona che - si dice nell’appello - sebbene non contempli il riferimento alle radici cristiane, protegge lo statuto delle Chiese secondo il diritto nazionale, riconosce il loro contributo specifico e invita l’Unione a mantenere un dialogo aperto e regolare con le Chiese. In generale, l’"Iniziativa cristiana per l’Europa", di fronte alla mondializzazione dell’economia, chiede un’Europa più solidale, e, di fronte al cambiamento climatico, un’Europa più rispettosa delle future generazioni. Ma c’è da riferire anche dell’appello che, sempre oggi e sempre da Bruxelles, lanciano dieci ex presidenti del Parlamento europeo, sempre in vista delle prossime elezioni di giugno. Chiedono ai 380 milioni di cittadini europei, aventi diritto al voto, di considerare il contributo che l’Europarlamento può dare alla vita dei 500 milioni di persone dell’Unione Europea. Ricordano che attualmente il parlamento, espressione diretta della volontà dei cittadini, ha il potere di co-decisione con il Consiglio dei ministri per il 75 per cento della legislazione, ma che con il Trattato di Lisbona - che deve apportare le riforme istituzionali necessarie per un’Europa ormai allargata a 27 - raggiungerà il cento per cento di co-decisione. Inoltre, ricordano le sfide da affrontare, crisi economiche e cambiamenti climatici, con l’obiettivo di sempre: pace, democrazia e libertà in Europa e nel mondo. (A cura di Fausta Speranza)

    inizio pagina

    Terra Santa: solidarietà interreligiosa verso la popolazione di Gaza

    ◊   Portare parole di conforto, manifestare solidarietà, rendersi conto delle necessità esistenti per potenziare l’assistenza umanitaria: con questo spirito una delegazione interreligiosa composta da un gruppo di rabbini ebrei, preti cattolici e imam musulmani, si è recata nei giorni scorsi nella striscia di Gaza percorrendola in lungo e in largo e lanciando alla popolazione un messaggio di pace e di speranza. L’iniziativa è stata battezzata “Convoglio per la pace” ed è stata salutata con gioia e commozione dalla popolazione locale, martoriata dal recente conflitto che, nel gennaio scorso, ha portato guerra, dolore e distruzione nella Striscia. A organizzare il viaggio è stato il movimento interreligioso “Hommes De Parole”, con sede a Ginevra e diffuso in molti Stati del mondo. All’iniziativa - riferisce l'agenzia Fides - ha partecipato in modo proficuo anche la Caritas di Gerusalemme, già impegnata nell’assistenza umanitaria a Gaza, che ha colto l’occasione per compiere un ulteriore monitoraggio della situazione a Gaza e per consegnare a oltre 2.100 famiglie un “kit igienico” contenente saponi, detergenti, biancheria e oggetti vari per l’igiene personale e dei luoghi. La delegazione dei leader religiosi ha portato dovunque parole di speranza, incoraggiando la popolazione e affermando che i cittadini di Gaza “non saranno lasciati soli”. Molti bambini e ragazzi hanno accolto festosamente il convoglio, quando esso entrava nelle città e nei villaggi della Striscia. La delegazione ha comunque preso coscienza delle difficili condizioni di vita di migliaia di famiglie nella Striscia, tuttora costrette a vivere in tenda (gli sfollati interni a Gaza sono circa 16mila), assicurando interventi per migliorare le condizioni materiali e psicologiche delle persone malate o colpite dal conflitto. La presenza di rappresentanti delle tre religioni ha dato inoltre una testimonianza di “solidarietà senza barriere”, cercando di disinnescare dalle coscienze odio e diffidenza e sradicando la convinzione che quello israelo-palestinese sia un conflitto fra religioni. Inoltre, fra le numerose iniziative di solidarietà esistenti, la vicinanza della Santa Sede e della Chiesa universale alla popolazione di Gaza è testimoniata anche dal fatto che le offerte raccolte durante la Santa Messa “in Coena Domini”, che sarà celebrata da Papa Benedetto XVI il Giovedì Santo (il 9 aprile prossimo), saranno devolute interamente alla popolazione della Striscia. (R.P.)

    inizio pagina

    Nello Stato indiano di Orissa, ucciso un giovane cristiano. Per la polizia è un “incidente”

    ◊   Gunjan Digal, giovane cristiano di 23 anni, è morto dopo essere stato investito da un trattore in un villaggio nel distretto di Kandhamal. La polizia ha archiviato l’episodio come “incidente”. Si tratta in realtà dell’ennesimo caso di “omicidio mirato” ai danni della comunità cristiana in Orissa. “Non crediamo nella maniera più assoluta che la morte del giovane Gunjan – riferisce Sajan K Gorge, presidente del Global Council of Indian Christians – possa essere definita puramente casuale”. La fede del ragazzo – ricorda AsiaNews - era nota nel villaggio, nel quale vi sono solamente 21 famiglie cristiane. Testimoni oculari presenti sulla scena al momento dell’incidente confermano che si è trattato di un “omicidio premeditato”: Gunjan Digal camminava al margine della strada e vi era un ampio spazio per il passaggio del trattore. L’autista, la cui identità è sconosciuta, ha invece diretto il mezzo nel punto in cui sopraggiungeva il giovane, uccidendolo sul colpo. Il cadavere è ora a disposizione della polizia che ne ha disposto l’autopsia. “I cristiani sono obiettivo di sequestri e omicidi – accusa Sajan K George – come nel caso di Hrudananda Nayak, ucciso dai fondamentalisti indù nel febbraio scorso. Nella maggior parte dei casi gli assassini non vengono nemmeno puniti”. (A.L.)

    inizio pagina

    La comunità cristiana irachena sempre più colpita dal dramma dell’insicurezza

    ◊   La situazione dei cristiani in Iraq è tragica: sono oltre 200.000 quelli che hanno abbandonato il Paese. La guerra è costata la vita a 750 cristiani, tra cui l’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Paulos Farai Rahho. Molte famiglie vivono nel nord dove è difficile trovare lavoro. Una grande sfida per la Chiesa è anche l’emigrazione di molti cristiani, soprattutto in Siria, Giordania, Libano e Turchia. E’ questo il drammatico scenario sulla situazione della comunità cristiana irachena illustrato dall’arcivescovo caldeo di Kirkuk, mons. Louis Sako, durante una conferenza stampa tenutasi a Vienna. Nonostante le difficoltà – ha aggiunto il presule - i cristiani non demordono: “Abbiamo molti problemi, ma anche molte speranze. Non abbiamo paura, vogliamo convivere in pace con i musulmani iracheni”. La situazione attuale, rispetto al passato, presenta profondi mutamenti ma le condizioni di vita per la popolazione restano drammatiche: “Durante il regime di Saddam - ha detto mons. Sako le cui parole sono state riprese dall’agenzia Zenit – avevamo la sicurezza ma non la libertà. Oggi - ha concluso – abbiamo la libertà, ma anche il problema della sicurezza”. (A.L.)

    inizio pagina

    Il cordoglio di ONU, Comunità di Sant’Egidio e Centro Astalli per la tragedia al largo delle coste libiche

    ◊   L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati esprime il proprio cordoglio per le centinaia di persone scomparse al largo delle coste libiche in seguito all’ennesima tragedia del mare. “E’ un tragico esempio - sottolinea l’Onu - di un fenomeno globale nel quale persone disperate ricorrono a misure disperate per scappare da conflitti, persecuzioni e povertà in cerca di una vita migliore”. Anche Sant’Egidio esprime il proprio cordoglio: “La vita dei tanti migranti inghiottita dalle acque - si legge nel comunicato della Comunità - interpella la coscienza di ognuno”. “Li si chiama ‘clandestini’ in maniera semplicistica e spesso non si conosce il loro visetto di dolore e sofferenza e gli si nega la dignità, il rispetto e l’accoglienza”. La comunità di Sant’Egidio chiede quindi a tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali e a tutte le persone di buona volontà di rendere possibili “politiche di solidarietà, accoglienza e di rispetto verso i richiedenti asilo e i migranti”. Dolore e sconcerto viene espresso, infine, anche dal Centro Astalli dei gesuiti: è una ennesima tragedia – si legge in una nota – che si consuma ai danni di chi, in cerca di una vita dignitosa, è costretto ad affidarsi a trafficanti senza scrupoli per raggiungere l’Europa”. “C’è un’umanità che chiede all’Europa aiuto e protezione da guerre e sanguinose dittature alla quale non si può restare indifferenti”. Al momento, il bilancio dell’ennesima tragedia sulla rotta tra la Libia e la Sicilia è pesantissimo: i dispersi sono almeno 300, le vittime 21 e solo 20 le persone tratte in salvo. Sembra che tre imbarcazioni, sovraccariche e prive di salvagenti, siano affondate per il forte vento. (A.L.)

    inizio pagina

    Uganda: l'arcivescovo di Gulu invoca la liberazione dei bambini soldato reclutati dai ribelli

    ◊   L’Iniziativa di pace dei leader religiosi Acholi (Acholi Religious Leader's Peace Iniziative - ARLPI) ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per la liberazione dei bambini-soldato ancora detenuti dall’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army - LRA) di Joseph Kony. L’appello - riferisce l’agenzia Cisa - è stato lanciato dal presidente del movimento interreligioso da anni impegnato per la pacificazione della martoriata regione del Nord Uganda, mons. John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu. Lo ha fatto intervenendo a una cerimonia di preghiera per la pace promossa dall’organizzazione non governativa “Invisibile Children” in ricordo delle vittime della strage compiuta dallo LRA nel 2004 nel campo profughi di Lukodi. Durante la cerimonia, presenziata anche dagli ambasciatori di Francia e della Repubblica Democratica del Congo e da un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, il vescovo anglicano Nelson Onono-Onweng ha rivolto, da parte sua, un nuovo appello al leader ribelle a deporre le armi per riportare finalmente la pace nella regione. La guerra che ha insanguinato l’Uganda settentrionale dal 1986 ha causato circa 300 mila morti e un milione e mezzo di sfollati. Il processo di pace avviato a Juba nel 2006 con la mediazione dell’ONU, del Sudan e il sostegno dell’Unione Africana ha subito una battuta di arresto dopo il mandato di cattura emesso dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aia (TPI) contro Kony che di conseguenza rifiutato di firmare l’Accordo finale di pace già pronto un anno fa. Intanto nelle mani delle sue milizie continuano a restare migliaia di ragazzi e ragazze rapiti e trasformati in macchine di morte o schiave sessuali. (L.Z.)

    inizio pagina

    Human Rights Watch denuncia abusi e violenze sui rifugiati somali in Kenya

    ◊   Un rapporto dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch denuncia abusi e violenze da parte di funzionari di polizia nei confronti dei rifugiati somali che vivono in Kenya. Sono più di 250 mila i somali che si trovano in tre campi sovraffollati nei pressi del confine somalo in una zona arida e impoverita nel nord-est del Kenya. “La gente che sfugge alla violenza in Somalia ha bisogno di protezione e aiuto, ma invece si trova ad affrontare ulteriori situazioni di pericolo, di abuso e di privazione” afferma il rapporto intitolato: “Dall'orrore alla disperazione: la crisi dimenticata dei rifugiati somali del Kenya”. Nel 2009 le agenzie umanitarie prevedono l'arrivo in Kenya di 100 mila nuovi rifugiati dalla Somalia, dove più di 17 mila civili sono stati uccisi in due anni di guerra civile. Più di un milione di persone ha lasciato le proprie case e più di un terzo della popolazione, circa 3 milioni di persone, dipendono da aiuti alimentari d'urgenza. Nel rapporto – ricorda l’agenzia Fides - vengono documentati decine di casi di funzionari di polizia che estorcono tangenti dai rifugiati somali che arrivano o lasciano i campi profughi per recarsi in altre zone del Kenya. Il governo del Kenya ha chiuso le frontiere con la Somalia nel gennaio 2007, ma questo non ha impedito a organizzazioni criminali di continuare a far entrare illegalmente in Kenya cittadini somali. Human Rights Watch accusa le autorità del Kenya di aver respinto a forza centinaia, forse migliaia, di richiedenti asilo e rifugiati, in palese violazione del diritto internazionale. Un portavoce della polizia del Kenya ha respinto quanto contenuto nel rapporto, affermando che il suo Paese accoglie 500 mila somali, che “vengono trattati con dignità”. Secondo il funzionario dal 1991, anno della caduta del dittatore somalo Siad Barre, il 95% dei rifugiati somali sono passati per il Kenya. (A.L.)

    inizio pagina

    Vittime e disagi nell’Africa australe per le alluvioni

    ◊   In Angola, Mozambico, Zambia e Namibia più di 550.000 persone hanno subito gravi disagi a causa delle alluvioni delle ultime settimane: lo ha detto oggi la portavoce dell’Ufficio dell’Onu per gli Affari umanitari, Elisabeth Byrs. Secondo la responsabile, la perturbazione è la peggiore a colpire l’Africa australe dal 1963. “A causare le piogge intense di questo mese – ha sostenuto la Byrs le cui parole sono state riprese dall’agenzia Misna - sono state temperature dell’Oceano Indiano superiori alla norma sia nel settore centrale che sud-occidentale”. Secondo le Nazioni Unite, le alluvioni hanno causato almeno 116 vittime, la gran parte delle quali in Namibia. Gravi anche i danni ai raccolti che, sulla base delle stime dell’Onu, potrebbero portare ad un calo della produzione regionale di oltre il 60% rispetto allo scorso anno. A destare ulteriore preoccupazione sono poi le previsioni meteorologiche: nel sud del continente ad aprile le precipitazioni dovrebbero essere “normali o superiori alla media stagionale”. (A.L.)

    inizio pagina

    Patriarcato di Mosca: il vescovo Hilarion Alfeyev, presidente delle Relazioni esterne

    ◊   Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa ha nominato ieri l’arcivescovo Hilarion Alfeyev presidente del Dipartimento delle Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca e in virtù di questa carica, membro permanente del Santo Sinodo. L’arcivescovo Hilarion è stato finora ordinario delle diocesi ortodosse russe in Austria e Ungheria e rappresentante del Patriarcato di Mosca presso le istituzioni europee a Bruxelles. Il vescovo Hilarion – rende noto il Sir - prende la carica che durante il patriarcato di Alessio II era ricoperta dall’attuale Patriarca Kirill. La seduta primaverile del Santo Sinodo – che si è tenuta nel Monastero di San Daniele a Mosca - è stata la prima assemblea sinodale presieduta dal Patriarca Kirill. E’ stata convocata soprattutto per decidere la composizione dello staff che aiuterà il nuovo Patriarca nella gestione del Patriarcato. L'amministrazione della diocesi ortodossa in Austria e in Ungheria è stato data, su base provvisoria, al vescovo Marc Egorievsk, nominato nella stessa riunione del Santo Sinodo segretario della cancelleria patriarcale per le scuole all'estero. La direzione della rappresentanza del Patriarcato di Mosca presso le istituzioni europee è stata affidata all’arciprete Antoine Ilin. Padre Nicolas Balachova e padre Riabykh Georges sono stati nominati vice presidenti del Dipartimento delle relazioni esterne. (A.L.)

    inizio pagina

    Svizzera: per la prima volta un vescovo locale nel consiglio della Jerusalem Foundation

    ◊   Mons. Kurt Koch, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, è stato eletto nel consiglio di fondazione della sezione svizzera della Fondazione Gerusalemme (JFS). Per la Svizzera è la prima volta che un vescovo cattolico entra a far parte della fondazione, la cui sede centrale si trova a Gerusalemme. Un altro vescovo fà parte della sezione austriaca della fondazione. E’ l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn. Il fine dell’ente, come ha spiegato il suo segretario, Walter Blum, è quello di varare e di sostenere progetti di coesistenza a Gerusalemme tra ebrei, cristiani e musulmani. Tra i progetti in atto della fondazione Blum cita quello denominato “La mano nella mano”. Si tratta - spiegano le agenzie Kipa e Apic - di una scuola mista bilingue, dove studiano e insegnano ebrei ed arabi. Il titolo per esteso dell’ente è “Fondazione di Gerusalemme per lo sviluppo, la promozione e la valorizzazione di una società moderna, libera, aperta e pluralista a Gerusalemme, capitale d’Israele”. Essa venne fondata, nel 1966, dall’allora sindaco di Gerusalemme, Teddy Kollek (1911-2007). Diretta da Ruth Cheshin, la Fondazione Gerusalemme oggi è un’organizzazione mondiale. Con l’entrata di mons. Koch nel consiglio di fondazione, i vescovi svizzeri, come dice una loro nota, hanno voluto onorare la memoria proprio di Teddy Kollek, riconosciuto ambasciatore degli ebrei in Europa durante il secondo conflitto mondiale. (A.M.)

    inizio pagina

    La Chiesa dello Sri Lanka impegnata a promuovere la riconciliazione

    ◊   Nello Sri Lanka la pace è ancora possibile e la Chiesa può aiutare a superare le divisioni esacerbate dalla guerra civile, iniziata nel 1983, tra forze governative e ribelli del Fronte di Liberazione delle Tigri Tamil. E’ quanto ha dichiarato in un’intervista, rilasciata all’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’arcivescovo di Colombo, mons. Oswald Thomas Colman Gomis. “Nessuno - ha detto l’arcivescovo - vuole che questo conflitto continui”. La popolazione srilankese - ha aggiunto mons. Gomis - “ha bisogno di essere curata da molti traumi”. “La comunità cristiana ha un forte dovere in questo campo”. “Dobbiamo assicurare - ha spiegato l’arcivescovo di Colombo - che stiamo svolgendo il nostro compito unendo le comunità” cingalese e tamil. Sul terreno, intanto, la situazione resta drammatica: in seguito ad una nuova offensiva, condotta domenica scorsa dalle forze governative, molti ribelli si sono spostati a Mullaitivu, una zona remota del nord est dello Sri Lanka. Quest’area - ricorda l'agenzia Zenit - include una fascia di sicurezza in cui si sono rifugiate centinaia di migliaia di persone. Si stima che attualmente siano più di 200 mila i civili rimasti nell'area teatro del conflitto. (A.L.)

    inizio pagina

    Venezuela: la Chiesa ribadisce il no alla concentrazione del potere nelle mani di una sola persona

    ◊   Dialogo con le opposizioni e con le parti sociali. Chiudere le porte al confronto equivale a negare uno dei principi fondamentali della democrazia. In un'intervista rilasciata a Terra Magazine, l’arcivescovo di Merida e numero due dei vescovi venezuelani, mons. Baltasar Porras, torna sulle questioni più spinose che riguardano il paese all’indomani del referendum che ha dato il via libera alla possibilità per Hugo Chavez di essere rieletto senza limiti temporali. “Nessun governo è in grado di preoccuparsi del bene comune se non tiene conto delle esigenze di tutti i settori sociali, a partire da quelli che sono parte integrante dell’esecutivo, sia a livello centrale che periferico” ha sottolineato il presule. “Né tantomeno è possibile imporre un’unica volontà, perché una democrazia non può essere concepita come un centro di potere verticistico dal quale partono gli ordini” ha continuato mons. Porras. “Il disordine esistente e la mancanza di relazioni tra un settore e l’altro non fa che aumentare la violenza. In Venezuela non si deve ricercare il bene della rivoluzione, ma il bene di ciascun cittadino, perché la soddisfazione delle esigenze di tutti è la ragione di esistere di un esecutivo”. Il vice presidente della Conferenza episcopale venezuelana si poi è soffermato a parlare dell’impegno dei presuli locali e, più in generale, della Chiesa in America Latina attraverso la Grande Missione Continentale. Critico, il vescovo di Merida, nei confronti della reintroduzione a livello politico di un controllo rigido e di una nuova fase di forte centralizzazione. “Il decentramento non è un’utopia, - ha detto - con tutti i suoi difetti ha comunque consentito in due decenni un certo sviluppo che, da sola, Caracas non avrebbe potuto realizzare tenuto conto delle tante cose di cui si deve occupare. Tutti i provvedimenti che tendono a concentrare il potere nelle mani di una persona, non sono buoni” ha aggiunto il presule. “E’ sufficiente vedere ciò che la storia ci dice in merito: quando i settori intermedi hanno responsabilità e facoltà di portare a termine progetti, ne beneficia lo stesso governo. Quando, invece, la creatività e l’iniziativa vengono mortificate, la popolazione assume un atteggiamento passivo e improduttivo”. (D.D.)

    inizio pagina

    Brasile: a San Paolo terza manifestazione pubblica in difesa della vita

    ◊   Sabato scorso, circa 5.000 persone hanno partecipato nella Piazza della Sede (Praça dà So), di fronte alla Cattedrale di San Paolo, al terzo atto pubblico in difesa della vita, organizzato dalla Commissione per la difesa della vita di Sao Paulo e dal “Movimento nazionale per la difesa della vita - Brasile senza aborto”. L’iniziativa - riferisce l'agenzia Fides - è stata voluta per celebrare la vittoria contro la legalizzazione dell’aborto il cui iter era in corso alla Camera dei deputati, interrotto grazie alla Commissione di Previdenza sociale e familiare per 33 voti a 0. L’arcivescovo della città, il cardinale Odilo Pedro Scherer, ha affermato davanti ai manifestanti che “l’aborto è la sconfitta della medicina”. Dopo aver precisato che “la salute della donna che ha subito violenza può essere riscattata grazie alla medicina", il porporato ha ribadito che “l’aborto rappresenta un’aggressione radicale contro la vita. La Chiesa è a favore di tutto ciò che viene fatto per salvare la vita. L’aborto è la sconfitta della medicina”. Allo stesso tempo, l’arcivescovo di San Paolo ha precisato che lo Stato deve elaborare leggi che difendano la vita a partire dal suo concepimento, segnalando quindi che “non possiamo dare allo Stato il diritto di cestinare in maniera legale la vita degli indifesi. E non si tratta di una questione di religione”. Il “Movimento nazionale per la difesa della vita - Brasile senza aborto” si è costituito nel 2006 con l’obiettivo di difendere la vita. Riunisce giuristi, scienziati, professori e cittadini in rappresentanza della società civile. Il Movimento conta su 15 comitati per la diffusione delle sue attività. Organizza marce ed eventi dal nord al sud del Paese per richiamare l’attenzione della popolazione sulle implicazioni e le conseguenze della legislazione vigente. (R.P.)

    inizio pagina

    In Nicaragua prese misure governative per chiudere i dispensari gestiti dalla Chiesa

    ◊   La Chiesa in Nicaragua teme per il futuro dei dispensari che gestisce in diverse regioni del Paese, in particolare nelle zone più lontane dai centri urbani e poco accessibili. Si tratta di strutture di grande utilità per i più poveri che spesso salvano la vita a bambini, anziani e donne incinta. Il ministro per la Sanità, Guillermo González, ha definito “misure di routine” i provvedimenti governativi presi a Juigalpa, regione centrale del Paese. Mons. Juan Abelardo Mata Guevara, vescovo di Estelí e vice presidente dell'episcopato del Nicaragua, ha affermato invece che “rappresentano un danno per il popolo”. La questione, secondo i media locali, è ampia e complessa: sono state attuate diverse misure di apparente controllo amministrativo e burocratico dei dispensari, ovviamente accettati dalla Chiesa. A preoccupare sono invece le operazioni statali per l’acquisto, come nel caso della farmaceutica “Laboratorios Ramos”, con il denaro pubblico dell’Istituto nicaraguense per la sicurezza sociale (Inss). Non vi è dubbio - precisa il vice presidente dell’episcopato - che esiste una relazione tra l’acquisto di industrie farmaceutiche e controllo dei dispensari della chiesa cattolica. “Ritengo - ha aggiunto il presule - che sia un modo per creare un meccanismo di dominio sul popolo già affamato e impoverito paventando da parte dello Stato, un capacità imprenditoriale che conosciamo”. I farmaci in Nicaragua rappresentano complessivamente un giro d’affare pari a 120 milioni di dollari. Da sempre la politica ha guardato con interesse al settore. Il ministro Guillermo González risponde dicendo che il governo “in nessun momento ha avuto l'intenzione di controllare le realtà farmaceutiche della Chiesa: vogliamo solo stabilire un coordinamento affinché siano applicate le medesime norme e programmi”. Juan Bautista Hernández, direttore dell’organismo statale di Juigalpa “Silais”, firmatario del provvedimento che dà tre mesi ai dispensari per chiudere oppure stabilirsi come vere e proprie farmacie, non risponde alle critiche. Per il segretario dell'Episcopato, mons. René Sándigo, vescovo di Chontales, tale misura “rivela che vengono esercitate le pressioni per far fallire questo grande servizio al popolo”. Esponenti delle opposizioni, ma anche delle forze sandiniste al governo, hanno criticato la misura riconoscendo la grande importanza e utilità dei dispensari gestiti dalla Chiesa locale. Douglas Alemán, parlamentare sandinista, ha chiesto “un dialogo per trovare una soluzione al problema”. La decisione di chiudere i dispensari perché “non hanno un reggente” (un farmacista) contrasta con la legge che regola il settore. L’articolo 59 afferma espressamente che “per i dispensari di carattere sociale non è necessaria la figura del reggente”. Da segnalare, infine, che la legge finanziaria, che oggi entra nella sua fase finale, toglie i contributi alle cattedrali di Granada, Managua, Estelí y San Pedro. (A cura di Luis Badilla)

    inizio pagina

    Stati Uniti: numerosi battesimi di adulti nella prossima Pasqua in tutto il Paese

    ◊   Secondo i dati forniti dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America, durante il 2009 saranno circa 150.000 le persone che entreranno nella Chiesa cattolica, tra convertiti che riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia) e cristiani che entreranno in piena comunione con la Chiesa cattolica. La maggioranza di loro lo faranno durante la Veglia Pasquale, l’11 aprile, in numerose parrocchie, di diocesi piccole e grandi, rurali ed urbane, di tutto il Paese. Le varie comunità stanno dunque preparando le liturgie della Pasqua che, cariche di simbolismo, segneranno l’ingresso dei neofiti, “neo battezzati”, e di quanti verranno amessi alla piena comunione, nella loro nuova comunità di fede e nella Chiesa universale. In alcuni casi, - riferisce l'agenzia Fides - i numeri mostrano la crescita e la vitalità della Chiesa cattolica in posti dove questa è stata tradizionalmente una minoranza. Ad esempio, l’arcidiocesi di Atlanta stima che 513 catecumeni e 2.195 candidati entreranno nella Chiesa cattolica nel 2009. “L'arcidiocesi - ha spiegato Padre Theodore Book, direttore dell’Ufficio per il Culto Divino - si trova in una parte del Paese con una grande popolazione non cattolica ed è stata benedetta in anni recenti da un autentico dinamismo, il quale forse si vede meglio rispecchiato nel nostro Congresso eucaristico annuale, che riunisce circa 30.000 partecipanti. Una delle grandi benedizioni che abbiamo ricevuto dal Signore è il gran numero di persone che sta facendo ingresso nella Chiesa cattolica”. Al lato opposto del Paese, l’arcidiocesi di Seattle darà il benvenuto a 736 catecumeni e a 506 candidati, con un totale di 1.242 nuovi membri. La Diocesi di San Diego battezzerà invece 305 persone e darà il benvenuto ad altri 920 cristiani battezzati, aggiungendo così un totale di 1.225 adulti alle sue fila. Cincinnati accoglierà un totale di 1.130 nuovi membri. Nella Diocesi di Birmingham (Alabama), il cui territorio è in prevalenza rurale, sarà accolto un totale di 445 membri. Secondo l’Official Catholic Directory del 2008, nel 2007 ci sono stati 49.415 battesimi di adulti mentre 87.363 cristiani adulti hanno completato la loro iniziazione e sono entrati in comunione piena con la Chiesa cattolica. (R.P.)

    inizio pagina

    India: incontro della Commissione per le comunicazioni sociali del Madhya Pradesh

    ◊   Puntare su strategie più efficaci per ampliare la rete di contatti ed il coordinamento della pastorale della comunicazione: queste le conclusioni dell’incontro della Commissione regionale per le comunicazioni sociali del Madhya Pradesh, svoltosi a Indore, in India, il 27 e 28 marzo scorsi. Al convegno, presieduto da mons. Chacko Thottumarickal, a capo della citata Commissione, hanno partecipato 15 rappresentanti delle nove diocesi componenti la regione del Madhya Pradesh. Inaugurando i lavori, mons. Thottumarickal ha sottolineato come oggi la comunicazione abbia conseguenze rilevanti ed ha ribadito la necessità, per il personale ecclesiastico addetto alla comunicazione, di essere più creativo ed impegnato. “Una comunicazione efficace – ha aggiunto il presule – è essenziale in ogni aspetto della vita. Dobbiamo quindi cercare di rendere la nostra pastorale mediatica più concreta e pratica”. Inoltre, mons. Thottumarickal ha insistito sul bisogno di migliorare la capacità dei cattolici di “fare rete”, ossia di condividere le esperienze del settore. Dal canto suo, l’arcivescovo di Bhopal, mons. Leo Cornelio, ha sottolineato l’importanza che la Chiesa dà alla comunicazione. “In un tempo in cui i mass media si vanno commercializzando – ha detto – ed in cui dilaga una cultura di morte, la Chiesa vede nei media una nuova opportunità di evangelizzazione e promozione della cultura della vita”. “La Chiesa - ha aggiunto mons. Cornelio – deve anche aiutare ad evangelizzare”. L’accento, quindi, va posto sulla formazione: “Preti, religiosi e laici devono apprendere metodi efficaci per comunicare”, ha concluso il presule. È stata poi la volta di padre George Plathottam, Segretario esecutivo della Commissione per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale cattolica indiana, che ha insistito sul bisogno di rafforzare la formazione e le potenzialità degli operatori diocesani della comunicazione, così da renderli davvero al servizio della chiesa locale. Infine, padre Clarence Srambickal, rettore del ‘Krist Premalaya Theologate’, ha presentato una relazione sulla missione evangelizzatrice di San Paolo, mettendo in risalto come l’Apostolo delle Genti sapesse ‘lavorare in squadra’, diffondendo il Vangelo in contesti culturali diversi. (I.P.)

    inizio pagina

    Regno Unito: al via sabato il pellegrinaggio pasquale al Santuario mariano di Walsingham

    ◊   Più di 250 pellegrini da tutto il Regno Unito sono attesi allo “Student Cross”, l’ormai tradizionale pellegrinaggio pasquale allo storico Santuario mariano di Walsingham, giunto quest’anno alla sua 61ª edizione. Divisi in dieci gruppi (chiamati “Legs”) i pellegrini partiranno il 4 aprile da altrettante località e percorreranno circa a 120 miglia per raggiungere Walsingham il Venerdì Santo e celebrare lì il Triduo Pasquale. “Un modo unico di celebrare la Pasqua e vivere l’esperienza comunitaria del pellegrinaggio”, così ha sintetizzato il senso dell’evento Felicity Cairns, direttrice nazionale dello “Student Cross”. Lanciato per la prima volta nel 1948 da un gruppo di 30 studenti cattolici, il pellegrinaggio è oggi aperto a persone di ogni età e anche a credenti di altre religioni e non credenti. Dopo un periodo di declino, negli ultimi anni è tornato ad attirare un numero crescente di adesioni. Il 13 settembre dell’anno scorso lo “Student Cross” ha festeggiato il suo 60° anniversario a Sheffield, con la partecipazione, tra gli altri di padre Timothy Radcliffe, ex Superiore generale dei Domenicani. Distrutto nel XVI secolo dopo lo Scisma di Enrico VIII e ricostruito nella seconda metà del XIX secolo, il santuario di Nostra Signora Walsingham, situato nella contea settentrionale del Norfolk, fu riaperto ai pellegrinaggi da Papa Leone XIII nel 1897. Nel 1934 la Cappella fu elevata dai vescovi dell’Inghilterra e del Galles a santuario nazionale. Il 15 agosto vi si celebrò la prima Santa Messa, dopo 400 anni. (L.Z.)

    inizio pagina

    Italia: il cardinale Re chiede più rispetto per le chiese sconsacrate messe in vendita

    ◊   Possono essere già ristrutturate o immerse in contesti bucolici. Sono piccole, solitarie o panoramiche e nel centro storico. Alcune sono barocche, altre sfarzose. Si tratta di chiese sconsacrate acquistate da privati e adesso messe in vendita per essere trasformate in case e uffici. In Italia è un fenomeno in crescita, censito per la prima volta dal portale immobiliare.it Il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa” ha dichiarato che “una chiesa sconsacrata è cosa ben diversa da un capannone dove magari si è celebrata messa per un periodo”. Bisogna stare attenti – ha detto il porporato - a “trasformazioni improprie” e agli “adattamenti inopportuni” degli ex luoghi di culto. Il prefetto della Congregazione per i Vescovi richiama tutti a “rispettare tracce di religiosità e simboli di storia del cristianesimo tramandati di generazione in generazione”. Deve restare una sensibilità culturale, oltre che religiosa, “verso quegli edifici che nella memoria collettiva sono identificati ancora come luoghi di fede”. “Alcune chiese sconsacrate - ha ricordato il cardinale Giovanni Battista Re – sono diventate di proprietà comunale e negli anni hanno subito varie mutazioni in sedie espositive o spazi per eventi culturali e modani”. “Cancellare o stravolgere luoghi che sono segni di antica fede – ha concluso - equivale a strappare pagine da preziosi manoscritti. Servirebbe maggior rispetto verso questi edifici”. (A.L.)

    inizio pagina

    Aiutare i giovani a progettare la vita attraverso la fede: ne parla il nuovo libro di mons. Leuzzi e Ferdinando Montuschi

    ◊   “Aiutare i giovani a progettare la vita. La sfida educativa oggi”. E’ il titolo del libro delle edizioni Ocd, scritto da monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell’ufficio per la Pastorale Universitaria del vicariato di Roma e da Ferdinando Montuschi, docente di Pedagogia presso l’università Roma Tre. Il volume, presentato ieri pomeriggio a Roma nella sede della Libera Università Maria Santissima Assunta, affronta il problema di educare i ragazzi alla fede come sfida pedagogica del nostro tempo. Aiutare i giovani a costruire un progetto concreto di vita, a non perdersi o scoraggiarsi di fronte ai disagi e alle difficoltà che la società attuale pone loro davanti. Questo il messaggio del libro “Aiutare i giovani a progettare la vita. La sfida educativa oggi”. Per formare questi giovani - ha spiegato Ferdinando Montuschi, autore insieme a monsignor Lorenzo Leuzzi del volume - è necessario che gli educatori diano loro fiducia e diventino un vero punto di riferimento cui affidarsi.” E tra le difficoltà maggiori che questi ragazzi incontrano nel loro cammino di crescita c’è molto spesso una base familiare fragile, come ha spiegato Mario Pollo, docente di pedagogia alla libera università Maria SS. Assunta, che avrebbe bisogno di essere supportata in questo compito educativo dalla comunità cristiana, ma non sempre ciò diventa possibile, per la chiusura della stessa famiglia verso la realtà esterna. “Proprio per questo - ha concluso monsignor Leuzzi – è necessario far scoprire ai giovani la Chiesa, come luogo di eccellenza in grado di orientare e trasformare l’esistenza giovanile, in un progetto di costruzione della nuova civiltà dell’amore”. (A cura di Marina Tomarro)

    inizio pagina

    Famiglia: iniziative del Centro per la Vita di Ostia

    ◊   Il Centro per la Vita di Ostia, per rispondere all’esigenza, espressa da più parti, di trovare momenti di confronto e riflessione su tematiche riguardanti la splendida avventura dell’essere genitori e educatori oggi, propone due incontri nei locali della Parrocchia ostiense di Santa Monica. Entrambi gli incontri saranno condotti da don Carlino Panzeri, direttore dell’Ufficio Famiglia della Commissione Famiglia della Conferenza episcopale laziale e membro della Consulta nazionale della Cei per la Pastorale della Famiglia. Il primo appuntamento avrà luogo domani, 2 aprile, a partire dalle ore 18.45 sul tema “Figli di un solo genitore? Da padre e madre a coppia genitoriale”. Il secondo, in programma il 28 aprile, sempre a partire dalle ore 18.45, sarà incentrato sul tema “Fare figli o accoglierli? Nessun figlio è mio, ogni figlio è nostro”. (Per informazioni: Centro Per la Vita di Ostia Tel./Fax 06.56.33.76.56 - Martedì ore 16.30 -18.30). L’invito, sottolinea il Centro per la Vita di Ostia, è rivolto a quanti sono interessati alle problematiche genitoriali e educative e la partecipazione è gratuita. (A.G.)

    inizio pagina

    24 Ore nel Mondo



    Divisioni sulla bozza del documento finale del G20 che si apre domani a Londra

    ◊   Preoccupazione e appelli ad agire di concerto si alternano nelle dichiarazioni dei leader mondiali alla vigilia dell’apertura dei lavori del G20 di Londra. Francia e Germania non sono soddisfatte della bozza di documento fatta circolare in occasione del summit. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha infatti spiegato che la Francia ha chiesto regole più severe per la regolamentazione della finanza globale e, in particolare, contro i paradisi fiscali. Il presidente statunitense, Barack Obama, al termine dell'incontro con il premier britannico Gordon Brown ha sottolineato la gravità della crisi e la necessità di soluzioni radicali e concordate tra tutti i Paesi. Sull’effettiva possibilità che al vertice di Londra vengano adottate misure concrete per contrastare la crisi economica Stefano Leszczynski ha intervistato Mario Deaglio, docente di economia internazionale all’università di Torino:

    R. – Se il vertice avrà successo, lo sapremo poco per volta nel corso dei prossimi mesi. Non si può pensare che rappresentanti di 20 Paesi che si trovano per tre giorni in una riunione preparata in maniera relativamente affrettata, cioè nell’arco di un paio di mesi, possano veramente arrivare a provvedimenti concreti. Quello che possono fare è dare il via a procedimenti e meccanismi perché a questi provvedimenti si arrivi in seguito.

    D. – Molti governi hanno identificato come elemento negativo della crisi il forte pessimismo che dicono alimentato anche dai dati non positivi delle varie analisi economiche fatte dalle organizzazioni internazionali …

     
    R. – Le organizzazioni internazionali usano dei modelli economici per descrivere la realtà. Questi modelli economici hanno una serie di ipotesi di stabilità su certi fattori che rimangono invariati o cambiano poco nel tempo. Invece noi ci troviamo in una fase in cui molti di questi fattori cambiano con estrema rapidità. Quindi i modelli danno un risultato molto diverso anche solo a quindici giorni di distanza. Non abbiamo strumenti per misurare quello che succederà.
     
    D. – Quindi a questo punto è possibile aspettarsi anche un forte dibattito politico su una riforma degli organismi internazionali economici?

     
    R. – Per quanto riguarda il Fondo monetario e la Banca mondiale, che distribuiscono aiuti mondiali, il dibattito politico può essere molto forte anche perché gli attuali statuti, nella sostanza, risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. Quindi c’è un potere molto forte degli Stati Uniti che sono in grado di bloccare qualunque decisione importante. Dietro gli Stati Uniti ci sono poi anche gli europei e il Giappone. Gli altri Paesi del mondo o contano poco o non ci sono per niente.

    Usa-Russia
    Nel loro incontro a Londra, il presidente degli Stati Uniti Obama e quello russo Medvedev hanno siglato un'intesa per giungere ad un nuovo accordo per la riduzione degli armamenti strategici Start. I due capi di Stato, riferisce un comunicato congiunto, hanno chiesto ai negoziatori di riferire i primi risultati entro il prossimo luglio. L'accordo Start scadrà in dicembre.

    Israele-governo
    Passaggio di consegne ufficiale oggi in Israele tra Olmert e Nethanyahu. Nell’occasione, il presidente Peres ha chiesto al nuovo governo di “fare uno sforzo supremo per portare avanti la pace”. Olmert, pur dicendosi soddisfatto del suo mandato, ha espresso rammarico per non essere riuscito a concludere un accordo con i palestinesi. Ieri la Knesset ha dato fiducia all’esecutivo di Netanyahu che, nel suo discorso, si è detto pronto a negoziare la pace. Non c'è stato però alcun riferimento ad uno Stato palestinese. Riguardo alle sue parole, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha espresso scetticismo e ha chiesto alla comunità internazionale di vigilare.

    Russia-giornalista
    E’ giallo sulla morte di Serghiei Protazanov, un tipografo impaginatore di un giornale locale di opposizione di Khimki, alle porte di Mosca. L’uomo, che stava lavorando su un dossier riguardante le irregolarità sul voto nella sua cittadina, sarebbe stato aggredito. La polizia ritiene però che sia morto per intossicazione dopo aver ingerito una dose eccessiva di pasticche non meglio precisate. In ogni caso è stata disposta l'autopsia. A Mosca, inoltre, è stato aggredito Lev Ponomariov, responsabile dell'ufficio locale dell'organizzazione Human Rights Watch, collaboratore dell’avvocato delle cause cecene Markelov ucciso nella capitale russa insieme con la giornalista Anastasia Baburova.

    Ucraina-elezioni
    Il prossimo 25 ottobre si svolgeranno le elezioni presidenziali in Ucraina. La decisione è stata presa dalla Rada, il parlamento nazionale, con 401 voti a favore. Precedentemente, era stata scelta la data del 17 gennaio 2010. Tra i probabili candidati ci sono il capo dello Stato attuale, Viktor Iushenko, la sua ex alleata della rivoluzione arancione, la premier Iulia Timoshenko, e l'ex premier filo russo Viktor Ianukovich.

    Filippine-rapiti
    Sono ancora ore di ansia per la sorte dei tre operatori della Croce Rossa internazionale rapiti lo scorso febbraio nelle Filippine. Ieri è scaduto l’ultimatum lanciato dai sequestratori appartenenti al gruppo di Abu Sayyaf che avevano minacciato di uccidere uno degli ostaggi. La Croce Rossa ha chiesto una prova che i tre siano ancora in vita e ha rinnovato l’appello per il loro rilascio. Secondo alcune fonti anche alcuni leader religiosi filippini starebbero tentando una mediazione.

    Francia-Caterpillar
    Si è conclusa la vicenda dei quattro manager della Caterpillar di Grenoble, in Francia, tenuti in ostaggio 24 ore dai loro dipendenti. A sbloccare la situazione è stata la promessa del presidente Sarkozy di incontrare i lavoratori e di salvare lo stabilimento nel quale sono impiegate oltre 2.800 persone. Il sequestro dei manager della Caterpillar è stato il terzo del genere nelle ultime settimane, dopo quelli dei dirigenti di Sony France e dell'azienda farmaceutica 3M.

    Corea Del Nord
    Il lancio del missile-satellite da parte della Corea Del Nord comporterà inevitabilmente il ricorso al consiglio di sicurezza dell’Onu. Questo è quanto è emerso dall'incontro tra il premier giapponese, Taro Aso, e quello sudcoreano, Lee Myung-Bak, a Londra a margine del vertice del G20. Il lancio, atteso tra il 4 e l’8 aprile, rappresenta per Tokyo e Seul una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Uniti che vietano, tra l’altro, sperimentazioni a fini militari.

    Grecia
    Non si placa l’ondata di violenza ad Atene. Secondo la polizia, citata dai media, ordigni di fabbricazione artigianale sono esplosi nelle prime ore di oggi davanti agli uffici di due istituti di credito facendo danni ma nessuna vittima. Si tratta degli ultimi episodi di un'ondata di attacchi, rivendicati da movimenti anarchici, contro banche, uomini politici, partiti ed esercizi commerciali che coincide col vertice del G20 e con lo sciopero generale che si terrà domani.
     
    Pakistan-violenza
    Hanno provocato 12 vittime i due missili, probabilmente lanciati da un drone americano, che hanno colpito un centro di addestramento di Al-Qaeda nel nord-ovest del Pakistan. Intanto nella valle di Swat, un commando armato di talebani ha attaccato la residenza dell'ex ministro federale Ameer Muqam che fortunatamente non era in casa.

    Argentina-Alfonsin
    Sono tre i giorni di lutto decretati per la morte dell’ex presidente Raul Alfonsin, scomparso ieri a Buenos Aires all’età di 82 anni per una malattia. Alfonsin, dal 1983, guidò il delicato periodo di transizione del Paese dalla dittatura militare alla democrazia. A lui si deve la nascita di una Commissione nazionale sui desaparecidos. In politica estera fu tra i promotori della nascita del Mercosur, il mercato comune sudamericano. (Panoramica internazionale a cura di Benedetta Capelli e Antonio D'Agata)

     
    Bollettino del Radiogiornale della Radio Vaticana Anno LIII no. 91

     
    E' possibile ricevere gratuitamente, via posta elettronica, l'edizione quotidiana del Bollettino del Radiogiornale. La richiesta può essere effettuata sulla home page del sito www.radiovaticana.va/italiano.

    inizio pagina